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Un maiale che pensa di essere più maiale degli altri

-26 Marzo 2019-

La scusante europea a difesa del Copyright non difende il Copyright, ma ammazza la libertà di parola, baluardo di ogni Libertà passata, presente e futura.

Il Re nudo si veste solo con arroganza e idiozia, dimostrando con ciò, che egli riveste un ruolo che non sa assolvere e che la Libertà prospettata in antichità per l’uomo del futuro questa non ci sarà mai, se l’uomo del futuro poi si accompagna con l’uomo senza morale, cosi come si trovato male nel passato dove la morale non ha mai avuto valore, ora si trova male nel presente dove tuttora non vuole riconoscere, che è la moralità delle cose che funge da aggregante sociale semmai ve ne fosse bisogno, la morale con la quale si permetterà di avere una vita nuova con un futuro differente dal presente e con questo poi, avere anche in futuro qualcosa di valore da dare a figli e nipoti.

Questo per qualsiasi persona coerente significa “fare la storia”, mentre per vende se stesso e gli altri per una fetta di mortadella, buona solo se la mangi subito, ma non lo sarà altrettanto se mangiata tra una settimana, quando aprendo la carta che contiene il succulento prodotto non rimetterà più il classico e amabile suo profumo, ma l’odore di acido fenico prevarrà, essendo qualsiasi insaccato un prodotto ottenuto solo con la morte dalla sua materia prima, quanto si prospetta ciò non può che accadere altrimenti!

Allo stesso modo si comportano lor Signori che compongono i ranghi in quel di Bruxelles, i quali sembrano vivere nel mondo delle fiabe, mentre fuori dal Castello tutto brucia e la gente che non ha delegato loro alcunché, arranca nel fango da questi creato e nel quale sono destinati loro stessi a finire, visto che basta loro non essere rieletti per fare la fine di noi tutti! Sembra non vogliano rendersi conto dall’alto della propria superbia, che una volta affossata la Nazione in cui sono nati non potranno riciclarsi in altre, avendo queste che compongono la Comunità, tutte chi prima e chi dopo, dopo l’iniziale fase speculativa arrivare tutte alla stessa medesima fine, perché checché se ne dica, una Comunità è tale finché c’è partecipazione, ma il fine malefico decretato dalla Germania sulla Grecia insegna che è la mancanza di pietà verso il prossimo determina, che se non c’è poi niente in comunione o se preferite in comune, la stessa Comunità decreta la fine della sua stessa esistenza, non essendo capace di saper dare ciò di cui si abbonda in casa a chi non ne ha, pur vivendo come tutti in una casa comune. Una casa povera ovviamente.

Ciò in me non apporta meraviglia alcuna, essendo a conoscenza che le società moderne sono istruite a differenza di quelle medievali, il cui potere dei signorotti dell’epoca poteva avvalersi e prevalere sulla stessa ignoranza denotata dai loro sudditi, viene da se, che nell’era dalla comunicazione ogni comunicazione omessa, nascosta o peggio ancora: censurata, questo crea un ponte mancato su di un fiume che divide i fratelli dai fratelli o fa anche peggio, dividendo i genitori dai figli.

Per questo e non per altro, oggi come oggi in cui qualsiasi opera può racchiudersi in un file, non vede l’autore derubato in caso di pubblicazione fatta da terzi del suo lavoro potendo provare che sia il suo, traendolo facilmente dai file originari sul proprio computer, in quanto il file che è presente nel suo hard disk è stato solo duplicato e non rubato l’originale, inoltre, avendo tutti i file nelle proprietà inseriti nei campi di creazione dove è visibile: l’autore del file, la data e l’ora della creazione del file stesso, il medesimo file seppur duplicato riporta questo nuove informazioni sul file del computer dell’eventuale ladro, il quale non potendo disporre delle stesse proprietà del file originario dimostra che questi non è l’originale ma la copia e trovo giusto che si rimetta all’autore parte dei proventi delle vendite all’autore originario, in quanto oggi il Copyright non ha più senso di esistere essendo stato surclassato, dimostrazione ne sia che la creazione di più e più catene di vendita, garantiscono all’autore del libro o del marchio, un ulteriore guadagno con l’«affiliazione» esterna possibilmente globalizzata, come lo è per esempio l’azienda Mc Donald, presente ormai a livello globale dopo aver dato in gestione il proprio marchio. Ciò dimostra anche ai ciechi che si guadagna molto più con le royalty che non comportano spesa per l’autore, piuttosto che sia l’autore a sobbarcarsi oltre che mettendo a disposizione l’opera d’ingegno anche le relative spese per la riproduzione.

Tutto questo sta a dimostrare che sovente chi dedito alla salvaguardia di diritti altrui, è probabilmente incapace mancando di argomenti validi tangibili per farlo, tanto da peggiorare col suo intervento la situazione e con questo dimostra di non saper salvaguardare neanche i propri di diritti, figuriamoci quelli degli altri!

L’ormai prossimo 26 marzo, la Comunità Europea si appresta a far valere il diritto di Copyright e si assisterà alla moria e conseguente scomparsa nella rete di Blog e siti, la cui unica colpa e informare dove l’informazione manca o vacilla per più motivi o forse è meglio chiamarli in questo caso “interessi privati”, peraltro c’è da scommetterci che, chi incaricato non sa neanche chi è colui a cui pretenderà di farne le parti e come sovente accade in questi frangenti, l’indifeso rimarrà tale e i buoni propositi rimarranno nel cassetto per l’incapacità di renderli tali da chi preposto a tale atto, in cui è prevedibile, esporrà tutta la propria inconsistenza nella valutazione finale, peraltro in una votazione subdola nei fini e farà si, nel caso i chiamati al voto si esprimano per restringere le “libertà” che credevamo ormai acquisite dalla Civiltà a cui apparteniamo, Civiltà di cui sovente questi Signori si riempiono bocca in discorsi inutili, ma che poi nella sostanza, quando questa c’è da metterla in pratica la Civiltà tra i valori esistenziali dell’uomo, stranamente chi poi rappresenta altri non ne da il giusto valore, in quanto probabilmente dimentica che vive in un mondo condiviso, dove peraltro non è l’unico che per sopravvivere alla giornata ha poi bisogno come tutti di nutrirsi, perché parafrasando Orwell, si può essere pure un maiale che pensa di essere più maiale degli altri, ma quando pensa di poter fare a meno di chi accudisce i maiali, per quanto tempo lo stesso soggetto pensa che possa rimanere in vita, pur ritenendosi più maiale degli altri maiali in seno a una qualsiasi fattoria? Possibile che nella sua cupidigia non sappia che egli stesso farà la stessa fine degli altri?

Domenico Proietti

Fonte: https://guardforangels.altervista.org/

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A proposito di Copyright

  

Se le idee e le azioni avessero limiti oggi non avremmo internet e programmi gratuiti, né mai saremmo andati nello spazio

Leggendo i vari commenti in giro su giornali e blog in questi giorni, dopo l’approvazione della discussa Legge da parte della Comunità Europea sul Copyright, è altresì evidente, che i più confondono i contenuti dell’intero web con i contenuti nei vari social network e nelle chat, dove ad esempio, ogni mattina si bruciano milioni di bit elettronici per darsi un buon giorno virtuale e nel resto della giornata i stessi utenti per la maggior parte, non sprecano neanche un bit per argomentare una nuova idea o aprire una intelligente discussione.  

Eppure il web dei nostri giorni è talmente pregno di informazioni, che neanche l’enciclopedia Treccani per quanto ritenuta valente è cosi completa! Questo peraltro, si è potuto ottenere col lavoro certosino di sommi e meno sommi i quali ognuno col suo sapere ha dato un contributo utile a qualcun altro. Certo in mezzo a tanta somma sapienza vi è anche spazzatura, come vi è nella casa più pulita che per mantenerla tale bisognerà pulirla a vita.

Quello che invece più sgomenta, è che gente a cui si è dato valore come artista o come scrittore non intende capire, che l’assurdità del copyright propagata per ben 50 anni così come lo è ora, non si può pretendere che per il lavoro di un giorno si sia pagati a vita, ma dove sta scritta questa assurda equazione? Se tutti adoperassimo questa massima il mondo sarebbe un piattume fatto di tanti primi giorni e niente altro.

Oh diamoci una svegliata eh!

È di questi giorni peraltro, la discussione se lavorare o meno oltre la classica settimana lavorativa anche il sabato e la domenica, ma lo capite si o no dove è che sta’ la truffa? C’è chi deve lavorare tutti i giorni per mangiare e chi invece deve campare di rendita lavorando per un giorno o per un mese e essere ripagato per questo tutta la sua vita? Ognuno nel suo lavoro è un artista mettetevelo bene in testa visto che lavorando state creando quindi non fatevi condizionare da nessuno, ognuno che mette il suo lavoro a disposizione degli altri è per far si che altri diano a questo lavoro un valore, anche perché se non fossero gli altri a determinarlo questo valore, il lavoro di ognuno sarebbe pari a zero, cosi come non potrebbe esistere il luminare se poi non ci fosse per lui prezioso un altro uomo, ignorato questo da tutti, che crea per lui gli attrezzi per permettergli di farlo lavorare al meglio. Diviene cosi conseguente, che se il secondo facesse male il suo lavoro, anche il primo non sarebbe nessuno o al massimo poco più, ma mai un luminare.

Sembra che oggi tutti dimentichino la massima, che i furbi esistono perché esistono i cretini, i quali, dopo essere stati fottuti da furbi di ogni tipo, i cretini proprio perché essendo cretini, gli danno anche ragione. Il Massimo della demenza.

Il Copyright nato in Inghilterra nel secolo scorso, è niente altro che una furbata che non determina un valore, ma una replica che spesso neanche l’autore stesso è stato capace di replicare. Quanti cantanti avete visto esordire con una valente canzone e poi scomparsi per sempre, oppure scrittori che dopo un titolo di grido non sono stati capaci di replicare il successo del primo libro e allora perché dovremmo pagare loro e ai loro eredi, diritti che credono di avere ma non hanno? Per meglio farlo comprendere, è come se la città di Roma per far vedere a romani e turisti il Teatro Flavio, meglio conosciuto come il Colosseo, considerato una delle sette meraviglie del mondo, facesse pagare un biglietto per la meraviglia che ci si appresta a visitare e poi uno permettere di visitarla, lo riterreste demenziale perché effettivamente è demenziale, cosi come lo è il Copyright e chi lo sostiene. Oppure se volete, facciamone uno ancora più semplice di esempio, la “Costituzione” la Costituzione fu opera di ingegno dell’Assemblea Costituente, se questi ne avessero messo il copyright, nessun nuovo politico avrebbe potuto modificarla come poi hanno fatto per adattarla ai loro comodi, noh?  

Se non siete d’accordo, argomentando se ne può discutere nei commenti. Argomentando però, senza mettere avanti diritti che però si vuole togliere ad altri. Grazie.

Fonte:  https://guardforangels.altervista.org/

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Magaldi – Nascerà il Pdp, Partito Democratico Progressista

Magaldi: smascheriamo insieme i bari della politica italiana

Smascherare i bari della politica? Facilissimo: basta vedere chi votò per Mario Monti, il devastatore dell’Italia inviato a Roma nel 2011, tramite Napolitano. Una missione speciale, la sua, per conto dei super-poteri oligarchici che hanno fatto dell’Ue una fabbrica di diktat, trasformando i Parlamenti in “bivacchi di manipoli” dormienti, ancora impegnati a recitare la liturgia di una democrazia che ormai non esiste più, non conta, non decide più niente.
 
Se ne vergognano, gli ex sostenitori di Monti? «Certamente se ne vergogna Bersani, che infatti nella sua nuova formazione politica ha inserito un riferimento all’articolo 1 della Costituzione “fondata sul lavoro”, ben sapendo di aver votato a favore della riforma Fornero, massimo attentato politico nella storia recente contro il mondo del lavoro e dei lavoratori».
 

Parola di Gioele Magaldi, autore del bestseller “Massoni” e presidente del Movimento Roosevelt, che ora annuncia un conto alla rovescia: quello della nascita di un nuovo soggetto politico destinato, spera, a sconvolgere la “palude” italiana, intasata di replicanti finto-progressisti e finto-ribellisti, per fornire agli elettori una vera chance di cambiamento in senso sovranistico e democratico, lontano dalla “dittatura” di Bruxelles e dei suoi corifei nazionali.

Berlusconi? Ancora una volta incerto e ambiguo, nell’elogiare – forse in funzione anti-Salvini – la Pax Europea di cui avremmo beneficiato. Niente di più falso, sostiene Magaldi, in collegamento con David Gramiccioli ai microfoni di “Colors Radio”: questa Ue, che doveva unire il continente – accusa il leader del Grande Oriente Democratico – ha letteralmente frantumato l’Europa, provocano una feroce crisi economica e pericolose rivalità tra Stati. Il Pd renziano? Minestra riscaldata: lo stesso Renzi ha commesso errori madornali come quello sul referendum, e il suo destino è comunque segnato.

In ogni caso, aggiunge Magaldi, anche una quota rilevante di elettorato Pd è delusa e disorientata, nonostante l’overdose di camomilla somministrata dal Gentiloni di turno, vero e proprio clone del dimenticabile Enrico Letta.
 
«In Italia – sostiene Magaldi – esistono praterie sconfinate, sul piano politico, per chi voglia provare a cambiare davvero il corso delle cose: manca solo uno strumento chiaro e preciso, finalmente a disposizione degli elettori». Proprio per questo, aggiunge, nascerà il Pdp, Partito Democratico Progressista: un programma netto, destinato a smascherare l’ipocrisia generale e la reticenza dei partiti di oggi, incluso il Movimento 5 Stelle.

«A Roma il movimento di Grillo non ha dato buona prova di sé, e c’è da temere che sarebbe così anche su scala nazionale, se dovesse governare l’Italia». Per un motivo semplice, dice Magaldi: «I 5 Stelle non avevano un vero programma per la capitale, così come non hanno un vero programma per il paese».

 
Per “vero programma”, spiega Magaldi, si intende qualcosa di esplicito e inequivocabile: aprire una vertenza storica con l’Ue, minacciando di sbattere la porta. Obiettivo: ripristinare la democrazia in modo sostanziale, quella dei diritti del lavoro, svuotata dalla tecnocrazia euro-tedesca, che Magaldi definisce “paramassonica”, dettata dalle strutture di potere apolidi che hanno fabbricato l’attuale globalizzione asimmetrica, che concentra i poteri e fa sparire i diritti, spingendo i cittadini verso una precarietà universale, senza speranza.
 
Un esito inaccettabile, da rovesciare a partire dalle fondamenta, riscrivendo le regole: l’economista Nino Galloni è uno dei cervelli del movimento fondato da Magaldi per sollecitare il risveglio della politica italiana, di cui però ancora non si vede traccia. E dunque, se i partiti continuano a dormire, non resta che scendere in campo direttamente: è questo il ragionamento alla base del varo (imminente, pare) del Pdp, aperto a «chiunque ami sinceramente la democrazia, cioè la legittima quota di sovranità assegnata ad ogni cittadino».
 

Il giorno dopo

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Cacciari: arriva la catastrofe, solo il Pd non lo capisce

«Oggi trionfano quelli che chiamate populisti, ma domani sarà molto peggio: vincerà la destra-destra, quella vera, con conseguenze spaventose per l’Europa». Il filosofo Massimo Cacciari, in prima serata, dipinge così il day-after referendario, parlando ai (pochi) renziani moderati, ancora tramortiti dallo tsunami del 4 dicembre. «Sono anni – dice Cacciari, ospite di Lilli Gruber su La7 – che chiedo inutilmente al Pd di fare qualcosa contro la crisi che sta devastando il tessuto sociale italiano, a cominciare dalla stessa base sociale di quel partito». E invece sono arrivati il beffardo Jobs Act e provocazioni continue contro i sindacati, fino all’harakiri finale: una riforma costituzionale assurda, incomprensibile, respinta a furor di popolo da chi si è sentito essenzialmente preso in giro. E la musica non cambia nemmeno dopo la debacle di Renzi: «Ci risiamo con le polemiche di palazzo, i calcoli, le tattiche. Non una sola parola di vera autocritica, da un partito ormai al governo da quattro anni. Cosa intende fare, il Pd, per rispondere alle drammatiche urgenze degli italiani?». Perdurando l’assenza di risposte, Cacciari vede una strada a senso unico: il legittimo voto di protesta aprirà la strada al livido trionfo di una destra intollerante e reazionaria, di cui avere paura.

cacciariCacciari sa benissimo che il Pd è un fallimento, «e infatti Renzi ha potuto impadronirsene proprio perché in crisi: fosse stato in buona salute, non avrebbe avuto quello spazio». E il Pd «si è rotto fin dall’inizio, una settimana dopo la sua fondazione», a cui il filosofo (già sindaco di Venezia) collaborò, per poi distaccarsene rapidamente. Cacciari si rifiuta di aderire alla lettura dei critici più intransigenti, secondo cui il centrosinistra in Europa (quindi il Pd in Italia) non è stato “un fallimento, frutto di errori”, ma un complice organico, cooptato dalla destra economica per distruggere i diritti sociali, patrimonio storico della sinistra. Demolire il welfare sarebbe stato impossibile, per governi di centrodestra: occorrevano “collaborazionisti” in grado di mobilitare l’elettorato di sinistra per appoggiare tutte le controriforme degli ultimi anni, dai decreti sul lavoro all’agenda Monti, nel quadro di un “format” europeista modellato dalla finanza e dalle multinazionali con l’obiettivo di sterilizzare le pulsioni sociali dei governi, l’istinto democratico di protezione delle comunità nazionali, verso il tramonto storico dei diritti. «Siamo sull’orlo della catastrofe», dice Cacciari, ben sapendo che il voto del 4 dicembre è l’ultimo avvertimento prima del “diluvio” che minaccia di travolgere tutto.

Anziché liquidare il Pd come “gatekeeper”, abbaglio collettivo e specchietto per allodole “di sinistra”, in realtà completamente asservito all’élite, Cacciari insiste sul partito fondato da Veltroni, poi ereditato da Franceschini e Bersani, quindi “occupato militarmente” da Renzi. Nel mirino del filosofo veneziano restano le imbarazzanti nomenclature alla testa di un disegno fallito (o di un grande inganno, a seconda dei punti di vista), ma la prima preoccupazione è per l’elettorato, che rappresenta ancora un patrimonio sociale e culturale che il Pd ha prima congelato, poi illuso, e oggi deluso e tradito. “Smontato” anche quello, secondo Cacciari, cadrà un argine: e i dirigenti del Pd non stanno facendo nulla perché quella diga non crolli. La situazione dell’Italia, sotto il regime Ue, è ormai insostenibile: e dal partito di Renzi, D’Alema e Bersani, non un fiato. I giovani, in massa, hanno votato No al referendum. Ma l’ex Ulivo non ha nulla da dire, di serio, sull’Europa – nulla da proporre, in concreto, per riscrivere (davvero) le regole, costruendo un orizzonte sostenibile, diverso dai salari irrisori, dai lavori precari e neo-schiavistici. Il boato del No ha frastornato tutti, dimissionando Renzi, ma a quanto pare non ha sortito alcun effetto capace di trasformare il Pd in uno strumento socialmente utile.

http://www.libreidee.org/

La satira politica dal passato sulla costituzione

Satira dal Supplemento il “MALE” del 3 maggio 1994

Il Giuramento di Collodi

(pronunciato solennemente davanti all’ossario
del Gatto e della Volpe il 25 aprile del 1994)

Noi sottoscritti deputati della Tricostituente Etnica, Padrini fondatori della seconda e Ultima Repubblica, giuriamo solennemente:

DI ABOLIRE LE ODIOSE TASSE STATALISTE RIPRISTINANDO IL BALZELLO AL NORD, IL GUIDERDONE AL CENTRO, L’ELEMOSINA AL SUD;

DI DIFENDERE I VALORI DELLA SECONDA REPUBBLICA CON OGNI MEZZO (PORTE BLINDATE, METRONOTTE, DOBERMANN, CAMPI MINATI);

DI RIPRISTINARE ALLA GRANDE I FONDAMENTI DELLA TRADIZIONE (WHALALLA AL NORD, RIGATONI AL CENTRO, CUSCUS AL SUD);

DI DIFENDERE LA PATRIA, NATURALMENTE OGNUNO LA PROPRIA: NORD CENTRO SUD, EST CONTRO OVEST, CENTRO CONTRO TUTTI. CI IMPEGNIAMO AFFINCHÉ LA PROSSIMA GUERRA CIVILE SI SVOLGA NEI MODI E NELLE FORME PIÙ CIVILI, L’USO DEL SILENZIATORE E DEI DETERSIVI E’ CALDAMENTE RACCOMANDATO.

DI PROMUOVERE LA DIFFUSIONE DELLA RELIGIONE CATTOLICA,  E IN PARTICOLARE LA FEDE NELL’ALDILÀ, DOVE FINALMENTE TUTTI RICEVERANNO IL POSTO DI LAVORO PROMESSO.

Si apre un’epoca di operosa discordia, di virile particolarismo, di proficua violenza. Le regole della nuova Costituzione sono chiare: da oggi l’Italia è divisa in tre, ma ognuna delle squadre può prendersela tutta. Ora scendiamo in campo e sotto a chi tocca! Alé Azzurri!

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1  L’italietta è una Repubblichina fondata sul consumone. La sovranità appartiene alle reti televisive e si esercita negli appositi sspazi pubblicitari.

Art. 2 La Repubblichina riconosce e garantisce i diritti inviolabili della maggioranza, i diritti della minoranza sono dismessi uno dopo l’altro in base al referendum abrogativo del 2 Maggio 1994 e seguenti. (1) (2)  – (1) Chi non se la sente di scendere in campo può giocare in trasferta per tutta la vita  (2) In alternativa per i non sportivi e sedentari è contemplato il ripristino del contratto personalizzato di schiavitù a tempo indeterminato.

Art. 3 Tutti i cittadini non sono uguali davanti alla legge, ci mancherebbe altro. Tutti i cittadini sono uguali davanti al televisore.

Art. 4  La repubblichina non riconosce niente a nessuno. Sono i cittadini che hanno l’obbligo di farsi riconoscere, portando all’occhiello il distintivo etnico (della Lega al Nord, di Forza Italia al centro, del Duce al Sud). Entro la mezzanotte tutti i cittadini delle diverse etnie devono rientrare nei rispettivi confini.

Art. 5 La repubblichina è molteplice, divisibile all’infinito e in stato di secessione permanente, a seconda dell’andamento della borsa. A scanso di equivoci verrà eretto sotto Piacenza un vallo di cemento alto sessanta metri che taglierà la penisola in due, in modo distinguibile dalla Luna. Tale Vallo si chiamerà dei Patti Chiari. Per otrepassare il Vallo dal sud verso il nord, sarà necessaria la disinfezione. Per uscire da Nord a Sud, basterà una mancia.

Corsivo mio:

La satira di questi articoli si riferisce a più di ventidue anni fa quando imperversava la nascita della “Nuova Repubblica”; alcuni punti andrebbero cambiati anche perché oggi la situazione politica è cambiata, non certo in meglio ma in forma peggiorativa.

La televisione la fa sempre da padrona, sempre pronta a cogliere l’emotività belante della popolazione; anche i referendum passati e quello prossimo venturo non lascia trasparire niente di meglio, volto solo ad accontentare le élite, pertanto nella “nota due” “schiavi a tempo indeterminato” ben si adegua, così come “nessuno è uguale davanti alla legge ma solo davanti al televisore”, che ora lo pagheranno supinamente anche chi in passato mai lo avrebbe fatto.

Che la Repubblica “non riconosca niente a nessuno” è un dato di fatto, solo distrazioni di massa; i “distintivi etnici” sono ormai superati, così come i “rispettivi confini”, (visto che ormai entra di tutto) che non sono più italici ma presto diventeranno proprietà delle élite che se li sono comperati relegando le nazioni del mediterraneo ad un basso profilo sia politico che economico/industriale.

La Brexit della “perfida Albione” non sarà l’ultima nazione che uscirà, pertanto la menzione “divisibile all’infinito” ben si adatta “all’andamento della borsa”, anche il “muro (ipotetico) di sessanta metri” paventato nella satira è realistico se si pensa alla sospensione del Trattato Schengen sulla libera circolazione, (peccato che lasciano girare liberamente solo persone pericolose) solo che la così detta “mancia” non potrà bastare se non con lacrime e sangue a colpi di Spread e/o banche da salvare. 

Anche “Il Giuramento di Collodi” (scritto in maiuscolo all’inizio) non è una ipotesi così peregrina; satira certamente sì, ma con fondamenti di verità.

Nin.Gish.Zid.Da

Il crepuscolo della politica

Nessuno affronta davvero la crisi, così gli elettori non votano

Fino a ieri, la maggioranza votava per il meno peggio. Oggi, in assenza di vere alternative ai gestori della crisi, l’elettore medio non se la sente più di rassegnarsi all’impossibilità di soluzioni: quasi un cittadino su due, infatti, preferisce restare a casa piuttosto che accordare ancora una volta – a candidati deludenti – la solita mezza fiducia, concessa con estrema riluttanza. E’ il dato forse più sostanziale che emerge dalla tornata amministrativa del 5 giugno 2016, tra l’atteso successo dei 5 Stelle a Roma, il pareggio Sala-Parisi a Milano, la riconferma di De Magistris a Napoli, l’erosione del consenso di Fassino a Torino. La partita è gigantesca e si chiama crisi. Il primo orizzonte a oscurarsi è quello nazionale, precariamente presidiato da Matteo Renzi, ma in realtà lo spettacolo va in onda in mondovisione tra l’Europa del Brexit, il martirio a rate della Grecia, la guerra in Siria, i profughi, la devastazione economica indotta dal regime di austerity varato dall’Unione Europea attraverso l’Eurozona e le sue politiche volutamente recessive, a partire dalla prescrizione suicida del pareggio di bilancio. 
 

Nessuno, tra i principali candidati italiani delle amministrative, ha declinato in modo chiaro, a livello locale, l’opprimente quadro sovranazionale, da cui dipende anche la sofferenza quotidiana dei Comuni, a prescindere dal colore politico dei suoi amministratori di turno. Si preferisce affidarsi a storie più comode da raccontare, operazioni-trasparenza contro piccole cupole di potere, l’orgoglio degli sfidanti, la freschezza dei più giovani, l’entusiasmo degli esordienti contro il cinismo dei reggenti di lungo corso. Nulla, comunque, che abbia un’attinenza diretta e frontale col nocciolo del problema: e cioè la revoca – storica – di sovranità democratica, che condanna anche gli enti locali a fare i conti col poco che resta, tagliando servizi e spremendo i contribuenti a suon di imposte. Era il tema attorno a cui il “Movimento Roosevelt” creato da Gioele Magaldi aveva provato a lanciare, per Roma, la candidatura rivoluzionaria di un economista prestigioso ed “eretico” come il keynesiano Nino Galloni. Tesi: impossibile governare una città col vincolo del 3% sulla spesa, impossibile investire sul futuro e sul benessere collettivo se prima non si respingono al mittente tutti i diktat dell’Ue che, a cascata, dal governo centrale ricadono sui Comuni.

Lo scenario post-elettorale resta dunque intermedio e transitorio, anche a prescindere dai ballottaggi: neppure dagli “spareggi”, infatti, potrà scaturire un’opzione alternativa di politica economica. In generale, si osserva un lento declino del gruppo oggi al potere – rappresentato dal Pd – che sconta le inevitabili difficoltà di un governo allineato a Bruxelles, cioè a Berlino. Nella capitale, a sparigliare le carte è ovviamente l’eredità del caso-Marino, in una città che comunque aveva vissuto una sostanziale alternanza, da Veltroni ad Alemanno – così come Milano, passata dalla Moratti a Pisapia. Torino resta un caso diverso, forse più interessante, perché dall’avvento del gruppo post-Pci, guidato da Castellani e poi Chiamparino, l’ex città Fiat era sempre rimasta compatta attorno alla sua compagine di potere, fino ad accettare un candidato come Fassino, proveniente dalla preistoria della Prima Repubblica. Anche oggi Fassino arriva primo, ma – questa la novità – dovrà affrontare i rischi del ballottaggio. Non che la sfidante grillina intavoli un’alternativa strutturale, naturalmente: ancora una volta, il sistema euro-catastrofico non è in discussione. In compenso, si sgretola il fronte dei supremi guardiani di quel sistema, la ex sinistra cooptata dai super-poteri europei per far digerire agli italiani la grande crisi in programma, la fine dei diritti sociali, la disoccupazione come nuova normalità. Quel sistema sta franando, e lo dimostra la vastissima diserzione delle urne. Ma nessuna vera alternativa è ancora in campo. 

L’avvertimento di Gheddafi

Nel 2011, Gheddafi ha avvertito il mondo
che l’ISIS avrebbe invaso l’Europa

Gheddafi ha detto – “Ci sono molti terroristi tra di loro (i rifugiati), tra il 10 e il 50 per mille”

Nel 2011 Gheddafi, suo figlio, e suo cugino hanno messo in guardia il mondo circa i problemi che avrebbe dovuto affrontare l’Europa negli anni a venire – ma nessuno li avrebbe ascoltati.

Gheddafi ci ha messo in guardia sulla crisi dei migranti e il problema che avrebbe portato l’ISIS in Occidente.

Qui di seguito sono selezionate delle citazioni (prese da varie fonti di notizie principali) di Gheddafi e la sua famiglia:

Gheddafi:

“Loro i [jihadisti] vogliono controllare il Mediterraneo per poi attaccare l’Europa.”

“Il Mediterraneo diventerà un mare caotico”.

“Sono scioccato per l’atteggiamento dei miei amici europei. Essi hanno messo in pericolo e danneggiato una serie di grandi trattati per la sicurezza dei loro interessi”.

Cugino di Gheddafi (Ahmed Gheddafi al dam):

“Ci sono molti terroristi tra di loro (i profughi), tra il 10 e il 50 per mille”.

“Stanno andando tutti in tutta Europa. Entro uno o due anni, ci sarà un altro 11 settembre”

“Ora, l’Occidente raccoglierà quello che ha seminato, ‘in grado di difendersi da migliaia di persone senza armi’ e sperimenteranno una rinascita della militanza nazionalista”.

“Nei paesi europei, lo spirito estremista sarà rafforzato, ancora una volta con il proliferare di partiti fascisti”

Il figlio di Gheddafi (Saif):

“Basta dare loro un paio di mesi o al massimo un anno e ci si trova fuori dalla realtà, ma per favore (il giorno che sarò stato fatto prigioniero) non negate tutto questo che vi ho detto.”

“La Libia può diventare la Somalia del Nord Africa, del Mediterraneo. Vedrete i pirati in Sicilia, a Creta e a Lampedusa. Vedrete milioni di immigrati illegali. Il terrore vi camminerà accanto”

Mentre l’Ovest è impegnato attivamente e responsabilmente nel far accettare le religioni secolari, i diritti e le libertà delle donne, è strabico nell’identificare i veri dittatori che sostengono il terrorismo in Arabia Saudita, Turchia e Qatar.

Oggi in Siria, stanno facendo esattamente la stessa cosa.

Link
Fonte: Godlikeproductions.com

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Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da