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Scegli la tua apocalisse

Cosa succede dopo il capitalismo?
– Una nuova sintesi – 

di Umair Haque

Stavo parlando con qualcuno di recente e nel bel mezzo di una conversazione perfettamente civilizzata sul nostro imminente destino hanno sbottato: “ma tu sei un socialista!”

Whoa. Non sono nessuna di queste cose, capitalista, socialista, ateo, any-ist. Credo solo in tre cose, disco, cioccolato e vero amore, e sono la stessa cosa, davvero. Il mio unico ruolo e obiettivo quando si tratta del mondo è osservare. Ed ecco quello che vedo.

Capitalismo e socialismo potrebbero essere stati, una volta, in una fiaba mitica di imperi passati, opposti – tesi e antitesi. Dico “potrebbe” perché penso che anche quella sia una storia raccontata da vecchi saggi pazzi per tenere i bambini spaventati dall’oscurità. Il vero opposto (o forse il punto di arrivo, se si vuole pensare dinamicamente, non staticamente) sia al capitalismo puro che al socialismo sono la cleptocrazia, l’oligarchia, l’autoritarismo – ciò che risulta quando le economie politiche sono gestite da e per piccole élite. Torneremo a quello.

La grande lezione del secolo scorso è molto semplice: il primo socialismo estremo è fallito e l’impero sovietico è caduto. Ora il capitalismo estremo sta fallendo e l’America sta cadendo. Due potenti regni: una sola lezione: gli estremi di ieri hanno fallito entrambi. La competizione spietata in ogni aspetto della vita diventa presto un abuso. La cooperazione forzata diventa presto insopportabile. Così quello che ora? Beh, sicuramente non scegliere le parti in questa falsa dicotomia da manuale – che purtroppo è ciò che molti ancora sperano di fare – ma trascenderlo.

Oggi capitalismo e socialismo non sono opposti. Sono complementari. L’economia globale di questo secolo deve e sarà costruita su una nuova sintesi: capitalismo e socialismo che lavorano insieme, rafforzando ciascuno la debolezza degli altri, una specie di yin e yang dell’organizzazione umana. Lo vediamo già al lavoro nelle società di maggior successo del mondo, come la Scandinavia o il Canada.

In che modo specifico? Bene, esaminiamo la realtà per un momento. Il capitalismo è molto, molto bravo a fornire alle persone cose come iPhone e blockbuster estivi e applicazioni per appuntamenti e deodoranti e pannolini da tavola e reality TV. Potresti chiamarli piaceri oziosi. Quale non potrei gradire, ma la persona media certamente fa. E va bene. Se.

Se hanno prima le basi di una vita veramente buona. Quali sono quelle basi? La destra e la sinistra americane amano fingere che ci sia una sorta di grande dibattito, mistero, su di esso. Non c’è. Aristotele, il Buddha e Gesù tutti lo hanno scritto millenni fa. Cibo, alloggio, reddito, sicurezza, opportunità. Oggi potremmo aggiornare quell’elenco con cose che non esistevano nel loro tempo, ma sono chiaramente nello stesso spirito: trasporti, sanità, istruzione, ambiente, relazioni, ecc. Se ci pensate, non importa quanti soldi avete, non puoi davvero comprare cose del genere a meno che una società per prima non abbia investito in esse.

Queste “cose” sono quelle che io chiamo “beni fondamentali”. Sono ciò che rende una vita buona alla radice. Attraverso di loro, tutti possono essere felici e crescere nel loro potenziale – senza di loro, nessuno può esserlo, qualunque sia il tuo ultimo bestseller di autoaiuto. Senza alcuni pasti al giorno, un po’ di soldi in banca e la tua salute, nessuna quantità di pensiero positivo può portarti alla felicità, né dovrebbe. Gli esseri umani non sono tutti nati per essere monaci – sono nati per osare, rischiare, sfidare, ribellarsi, immaginare, creare. E per fare tutto ciò, hanno bisogno delle basi. Senza le basi, la democrazia non può sopravvivere, la società non può coesistere, le persone non possono prosperare e le vite non possono essere pienamente vissute.

Così. I due grandi sistemi del passato, imparando a lavorare insieme. Dove lo vediamo accadere? Come ho detto, ovviamente in tutta Europa e in Canada. Lì, il capitalismo e il socialismo vengono mescolati insieme in modi sofisticati e audaci. Queste società stanno prosperando perché stanno ottenendo la formula delle possibilità umane nel modo giusto: il socialismo fornisce le basi e il capitalismo offre infiniti piaceri oziosi che contano davvero solo se si hanno le basi.

Dove non lo vediamo accadere? Bene, ironicamente, o forse logicamente, nei due imperi caduti del passato. L’America si aggrappa ancora al capitalismo estremo, che si è trasformato in oligarchia – proprio come in Russia. Qui, le persone hanno piaceri oziosi ma non le basi – e per il semplice motivo che non puoi mangiare il tuo iPhone, o educare i tuoi figli con il pacchetto di benefici inesistenti di Uber, le classi medie scelgono demagoghi per rovesciare le élite che non hanno funzionato contratti sociali.

È un grande mondo e un futuro senza fine. Ma è anche uno con grossi problemi. Demagogia, estremismo, disuguaglianza, instabilità, stagnazione, estinzione di massa, cambiamenti climatici, crescente minaccia di guerra. Scegli la tua apocalisse. Queste sono le poste in gioco di questa età travagliata.

Se l’umanità deve sopravvivere, dovrà crescere. Su. Dovrà superare la semplice e cruda polarità di ieri e imparare a sintetizzare la sua grande lezione. Il capitalismo e il socialismo non sono avversari, opposti. Non sono mai stati veramente – più di yin e yang. Ogni tesi e antitesi producono in definitiva solo una nuova sintesi. L’opposto del capitalismo e del socialismo è l’oligarchia. E la nuova sintesi oltre l’oligarchia è il capitalismo sociale, o socialismo capitalista. Qualunque cosa la chiamiamo, è un sistema in cui le persone sono più libere. Sì davvero. In America, ironicamente, la “libertà” è stata devoluta a “devi competere come un animale per la tua vita ogni singolo giorno della tua vita, o altrimenti muori giovane.” Nella Russia sovietica, è diventato praticamente lo stesso, a modo suo di quello che si sperava fosse l’esatto opposto: altrimenti cooperare per la tua vita. Ma il punto di sintesi dell’organizzazione umana al di là del capitalismo è che gli esseri umani non devono più sottomettersi a quelle sciocche non-scelte, richieste, piccole tirannie.

Perché ogni volta che basiamo un’intera società su un principio, valore o obiettivo – che si tratti di una brutale competizione senza cuore o di una cooperazione – non importa quanto possa sembrare nobile, è quello che abbiamo creato – una sorta di totalismo, una piccola tirannia. Fealtà a una cosa e solo a una cosa. Quel tipo di società richiede quindi coercizione, punizione, disciplina – dopotutto, che tipo di persona metterebbe un ideale astratto sopra la pancia piena dei suoi figli? Solo un estremista. Non può finire in un posto libero, prospero e salutare.

La vita umana è più ricca di quella. E così per sviluppare società veramente benestanti, stiamo imparando oggi, che non esiste un vero modo – o, se vuoi, che l’unica vera via è che ci sono molte cose di cui le vite umane hanno bisogno prima di nobili ideali astratti, che non contano nulla se la propria vita sta cadendo a pezzi. Invece di ideali puritani, ci sono molti beni fondamentali che le società devono mettere al primo posto. Quindi la democrazia sopravvive, la libertà si espande e la società stessa matura.

E questo è esattamente ciò che la crescita è .

https://eand.co/what-happens-after-capitalism-c990c111273d

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Una pressione collettiva sul pensiero – la rinuncia consensuale alla democrazia

A DIFESA DEL MANDATO IMPERATIVO. E DUNQUE DEL POPULISMO. 

di Maurizio Blondet

Il vincolo di mandato per i parlamentari è una delle  istanze del Movimento 5 Stelle: e come tutte  quelle che escono da quel movimento, accolta con strida scandalizzate e indignazione artefatta  mediatiche e partitiche: “Non è democrazia”, eccetera.  Ovviamente,  invece,  è una  pretesa per lo meno comprensibile in Italia, dove oltre  un terzo dei parlamentari  ha cambiato casacca in meno di due anni.   Ma in realtà è molto di più: è un  potente segnale di vitalità democratica.

Mi ci ha fatto pensare il saggio del filosofo politico  Alain de Benoist, “Populismo”  (Arianna Editrice), un libro capitale che consiglio a tutti i grillini pensanti (Grillo incluso), come ai salviniani (compreso Salvini).

Vi ho letto che per Carl Schmitt, “un popolo ha tanto meno bisogno di essere rappresentato  quanto più è politicamente presente a se stesso”. Se Schmitt vi sembra sospetto perché “di destra”, ecco Simone Weil (quella vera, morta battezzata):  nel 1943,   in nome della Resistenza antifascista, scrive il “Manifesto per la soppressione dei partiti politici”, proprio per salvare la democrazia.  Per lei   “L’unico fine di ogni partito è la  propria crescita illimitata”, è “un’organizzazione costruita per esercitare una pressione collettiva sul pensiero”: noi vediamo la durata illimitata dei partiti, decisi a sopravvivere in eterno alla   fine della  loro utilità politica.

Molti pensatori  rivoluzionari sono stati contrari alla delega: a cominciare da Rousseau, per cui “un popolo non può che perdere la propria sovranità sin dal momento in cui se ne priva a vantaggio di rappresentanti”, passando per Proudhon,  per arrivare al  marxista Costanzo Preve, che nota  sarcastico: “Il metodo democratico consiste proprio nella rinuncia consensuale alla democrazia come contenuto”.

Il filosofo Jacques Rancière, un allievo di Althusser,  sancisce: la democrazia “rappresentativa” non è un espediente necessariamente inventato per adattare la democrazia alla crescita delle popolazioni, ai tempi moderni; no,  “E’ a pieno titolo una forma di oligarchia.  L’evidenza che assimila  la democrazia alla forma di governo rappresentativo è recente. La “democrazia rappresentativa” oggi può sembrare un pleonasmo, ma inizialmente è  stato un ossimoro”. Ossia: all’origine, un termine (democrazia) era il contrario dell’altro (rappresentativa).

Molti di voi, lo so, faticano a capire. Questo perché le oligarchie vi hanno cambiato di soppiatto il concetto. E’ stato operato uno   di senso e de-potenziamento fatale della “democrazia”. Nel senso originario, indica il popolo che prende ed  esercita il potere – contro un  tiranno, un re, una oligarchia. 

Dunque “Essa designava la potenza  collettiva, la capacità di autogoverno”; mentre adesso invece “rinvia solo alle libertà personali-  non è più la sovranità del popolo, ma la sovranità dell’individuo”.   Una sovranità degli individui spinto fino “alla possibilità ultima di mettere in scacco, se necessario, la potenza collettiva”.

Così Marcel Gauchet, post-marxista, “uno dei più importanti studiosi del politico” direttore della rivista Le Débat.  Il  fatto è che “una versione liberista-liberale della democrazia ha soppiantato  la  sua versione classica”.  Attenzione, perché il punto è cruciale:  è l’ideologia del libero mercato che vi ha condizionato a credere  che la “libertà” sia la vostra libertà individuale,  di  attuare vostri desideri  privati.  Dato che siete  anzitutto “un calcolatore razionale  alla ricerca di massimizzare il vostro interesse privato”,  senza alcuna preoccupazione per il bene comune.  Il mercato infatti ha  bisogno di individui così, consumatori  da soddisfare.  

Vi dice:  voi come individui siete sovrani  fino al punto di imporre i vostri desideri e piaceri alla volontà collettiva.  

“Di qui a poco a poco – conclude Gauchet – la promozione del diritto democratico  provoca l’inabilitazione politica della democrazia”.  

Infatti, dice De Benoist, “l’individuo atomizzato  quale lo concepisce la teoria liberale non può essere in primo luogo un cittadino, un soggetto democratico, perché per definizione estraneo all’appartenenza   che fonda il voler-vivere-in-comune”.

E il governo? Poco male, vi dice la sirena liberal-liberista: delegatelo ai “vostri rappresentanti”, i quali sono competenti,  e si avvalgono dei “tecnici”; i quali lo delegano alla “Unione Europea”, la  quale lo delega alla banca centrale, al Fondo Monetario, a Goldman Sachs e Wall Street, a esperti più  competenti di voi –   voi godetevi le libertà individuali che la  democrazia di mercato vi  ha regalato. Perché il vostro egoismo è “naturale”, così come il “mercato” è lo stato di natura – a cui non c’è alternativa.  Non c’è alternativa al mercato, quindi cosa volete  “governare”? 

Ci abbiamo creduto. Fino ad oggi, quando “il popolo ha la sensazione che la sua situazione sociale continui a deteriorarsi, che  l’epoca  del pieno impiego sia definitivamente passata  e  che l’avvenire sarà ancora peggiore. Ha la sensazione che i valori cui aderisce siano derisi o disprezzati [legge Cirinnà, gender nelle scuole].  Ha la sensazione che  il  suo stile di vita sia minacciato dalla presenza, sul suolo nazionale, di una popolazione dai costumi differenti che percepisce come  estranea, se non ostile. Ha la sensazione che l’Unione Europea sia diventata un progetto antisociale che contribuisce ad aggravare l’insicurezza economica e culturale”.  

Ma non sono affatto sensazioni, come sapete. Le  conquiste della “omogenitorialità”, i clandestini  da accogliere senza limiti, il gender nelle scuole, lo ius soli,  le “normative d’Europa”, i  “diritti delle minoranze”, la globalizzazione,  sono tutti i risultati di   una spoliticizzazione  “che è avvertita dalla maggior parte del popolo come un’insopportabile aggressione perché mira a togliergli la capacità di decidere, ossia la  sua sovranità”. 

Il risultato è “una impotenza sociale collettiva  senza precedenti storici”(Costanzo Preve). Un  totalitarismo della dissoluzione. Gestito dalla sinistra progressiva:  quei “sostenitori della trasgressione morale e culturale permanente che fanno direttamente il gioco della finanza mondiale, perché il capitalismo può estendere la sua influenza unicamente smembrando non solo le strutture di vita comunitarie tradizionali, ma anche il legame sociale, i valori condivisi,i modi di vita specifica, le culture popolari.  Il capitalismo può trasformare il pianeta in un vasto mercato, che è il suo scopo,  solo se questo pianeta è stato previamente atomizzato”: 

“Senza le nuove piste incessantemente aperte dal liberalismo culturale, il mercato non potrebbe impadronirsi continuamente di tutte le attività umane, comprese quelle più intime”:  così Jean-Claude Michéa,  pensatore socialista senza complessi, in “Perché ho rotto con la sinistra”.  

E’ in questa situazione che sono  sorti, in Europa ed Usa, movimenti populisti. Perché “la condizione di emersione di una mobilitazione populista è  una crisi  di legittimità  politica che tocca  l’insieme del sistema di rappresentanza” (P.  A. Taguieff). Quella patologia gravissima,terminale della democrazia rappresentativa  in cui “destra” e “sinistra” partitiche colludono, in cui Renzi agisce come Berlusconi e Berlusconi vuole adottare Renzi,  perché  hanno lo stesso programma, servire il Mercato Mondiale  da cui non si può uscire. “Lo Stato collusivo dominato dalla casta  oligarchico-tecnocratica verso il quale siamo avviati ormai da trent’anni” (Jacques Sapir). 

Naturalmente, quando  sorge il populismo,  le elites strillano  che non è  legale, che  è “demagogico”, dunque mette in pericolo la democrazia, che è  sovranista e le sovranità non esistono più, che vuole le frontiere ormai abolite, dunque che è passatista;  il popolo che vota i populisti viene  spiegato che è   (come gli inglesi che votarono il Brexit)  quello  poco istruito (strano,  quando gli operai votavano PCI,  nessuno diceva che lo facevano perché poco istruiti) nostalgico, etnicista, che rifiuta gli immigrati e i  diversi,  – anche  fascistoide  (sempre  per le élite s ciò che non piace loro  puzza di fascismo).

Balle, propaganda demagogica , perché nessuno supera in demagogia le oligarchie (basta vedere le loro tv):  non facciamoci condizionare da questi sbarramenti colpevolizzanti e demonizzanti.

“I movimenti populisti”, scrive  Paul Picone,”appaiono generalmente in congiunture storiche speciali, quando il processo democratico è talmente degenerato da esigere una vera reazione democratica –  Il populismo è in generale una reazione contro il deficit di democrazia ed è sempre molto  più democratico di qualunque sistema fondato sulla democrazia rappresentativa”. 

Insomma:  il populismo   sarà confuso, commetterà molti errori,  prenderà cantonate, perché vi aderisce gente che è stata disastrata e  atomizzata dalla Forma Capitale, che è  una forma “totale”  ,  nel senso che ci ha tutti antropologicamente minorati, disumanizzati, resi schiavi del  suo politicamente corretto  e delle sue “trasgressioni” e della sua propaganda seduttiva – però  è una reazione sana all’esproprio di democrazia, è un segno di vitalità,  di salute, di un sangue che riprende a scorrere nelle vene  collettive, il segno della volontà di riaffermare il primato del politico sull’economico.

E’, con tutti i suoi difetti, l’albeggiare del concetto di Libertà “politica”, contrario a quelle “libertà” del Mercato,   la libertà dell’individuo atomizzato, senza appartenenze né patria, nomade sradicato da ogni condizione storica e sociale: quasi che “l’uomo si costituisca liberamente a partire dal niente”. No, “la risposta è che la libertà come l’autonomia va concepita in termini di attaccamento e di legami, non di lacerazione e sradicamento,  di responsabilità verso l’altro piuttosto che di trasgressione a tutto ciò che unisce i membri di una società a un fondamento storico-sociale comune”. 

La democrazia in senso forte, dove il “demos” rigetta le oligarchie e  la loro governance che svolgono  per conto di poteri “che uccidono i popoli”,  e prova a governare in proprio. Da cui il mandato imperativo,  il guinzaglio corto ai politici.  E’ un inizio.

Fonte:  http://www.maurizioblondet.it/

La demagogia e il marketing della politica attuale

Come Platone predisse l’avvento di Trump

Platone nella “Repubblica”
descrive come la democrazia
degenera in tirannia,
è molto simile
a quanto è successo con Trump

Alfred North Whitehead aveva scritto che tutta la storia della filosofia è solo una nota a piè di pagina dei dialoghi di Platone, tale è il potere del filosofo ateniese, e nella sua opera risiede l’anima della civiltà occidentale.

Nel libro La Repubblica si trovano alcuni passaggi che potrebbero servirci da monito per quanto può arrivare da Trump o che avrebbero dovuto esserci utili per impedirlo al momento giusto.

Platone dice che la tirannia è un pericolo latente nella democrazia. 

Nel video della BBC che segue, il blogger Andrew Sullivan spiega un passaggio della Repubblica in cui si discute sull’evoluzione nel tempo dei diversi sistemi politici e su come si trasformano l’uno nell’altro.

Socrate dice:

“la tirannia arriva probabilmente solo a partire da un regime democratico”.

Socrate dice che la democrazia porta la libertà e l’uguaglianza al massimo, ma quando la libertà diventa troppa si può produrre una degenerazione e una perdita di identità.

Si odia ogni diseguaglianza e i ricchi e le élite s sono odiate e guardate con sospetto poiché rappresentano l’ingiustizia. Quando la democrazia arriva a questo punto, un tiranno può approfittare del momento esaltarsi.

Generalmente, il tiranno fa parte del l’élite ma è in una sintonia particolare con il momento, eccedendo con il cibo, il sesso e con i piaceri volubili e capricciosi.

Raggiunge il potere prendendo il controllo di una moltitudine obbediente, attaccando i suoi colleghi ricchi dichiarandoli corrotti. E’ un traditore della sua classe…

E’ solo offrendo ai cittadini auto-indulgenti una specie di sollievo dalle interminabili elezioni della democrazia e dalle insicurezze…

“troppa libertà sembra produrre solo molta schiavitù”.

Si offre come la risposta personalizzata a tutti i problemi, per rimpiazzare le élites e governare solo in favore delle masse.

Tutto molto simile all’avvento di Trump nella presunta ‘grande democrazia’ degli Stati Uniti, che ha consentito, per l’ignoranza delle masse e la corruzione del sistema, il suo trionfo, è inquietante.

Nella Repubblica, Platone parla anche del suo sistema prediletto che si basa sui re filosofi, governanti che hanno una capacità superiore e siano atti a manovrare la barca dello Stato.

Tutto questo si può illustrare in questo modo:

Abbiamo un capitano di una nave che per disabilità, non può comandare la sua nave.

Allora i marinai si perdono in discussioni e risse per decidere chi dovrebbe diventare capitano. Il problema è che i marinai non si intendono di navigazione e utilizzano le abilità che hanno, per la maggior parte insignificanti per il compito in questione, per fare in modo che il padrone della barca li scelga come capitano.

Realizzando ogni tipo di pantomima, di dimostrazioni di forza bruta e altre sofisticherie come la demagogia e il marketing della politica attuale, i marinai fanno pensare al padrone che alcuni hanno quello che ci vuole per guidare la nave.

Così, in questo regno delle apparenze, dice Socrate, l’uomo che conosce veramente la navigazione è chiamato semplicemente “osservatore delle stelle”.

Questo accadeva ai filosofi di Atene.

Il padrone della nave sarebbe il popolo che si lascia facilmente portare dalle apparenze e non è capace di vedere il vero carattere e la capacità “di guidare” di un candidato perché non ha seguito i dettami di una vita filosofica.

Paradossalmente oggi la visione platonica non gode di stima perché contiene il pericolo di arrivare alla tirannia e al dispotismo.

La chiave, però, è che il re filosofo, essendo cresciuto nella vita filosofica, è un uomo che necessariamente conosce il bene, è un uomo buono.

Questo è un qualcosa che, senza dubbio, è molto difficile da trovare nella politica dei giorni nostri…

Fonte: http://www.bibliotecapleyades.net/