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Akhenaton, il faraone alieno

Akhenaton: L’ultimo faraone alieno dell’antico Egitto

I testi antichi descrivono l’antica storia dEgitto come l’epoca predinastica, dove gli ‘Dei’ hanno governato l’Egitto per oltre centinaia di anni e, Akhenaton è senza dubbio un antico faraone egiziano che apparteneva a quel periodo storico, se non fosse per l’anomalia di essere sia fuori luogo che di tempo. Alcuni teorici # AncientAlien  interpretano il cranio allungato di Akhenaton come un segno di un patrimonio extraterrestre.

L’Antico Egitto e la sua storia, restano senza dubbio una delle storie più incredibili sulla superficie del pianeta. Non solo per le maestose realizzazioni architettoniche degne di nota, ma anche per la loro incredibile conoscenza nelle diverse scienze, questo è un dettaglio impressionante condiviso da poche altre antiche civiltà in tutto il mondo.

Tuttavia, le Piramidi di Giza e la grande maestosa Sfinge non sono solo gli unici misteri che circondano la civiltà egizia, ma anche la sua lista enigmatica e dettagliata dei loro governanti, in questa lista, uno dei più enigmatici faraoni che si distingue dal resto è Akhenaton.

Akhenaton, nei primi cinque anni del suo regno, era noto come Amenofi IV, fu un faraone della diciottesima dinastia dell’Egitto che ha governato per 17 anni. Era il padre di Tutankhamon, uno dei più famosi faraoni dell’Antico Egitto. Molti considerano Akhenaton come uno dei più grandi e più influenti innovatori religiosi del mondo. Molti lo considerano come il primo monoteista di tutta la storia, un precursore di Abramo, Isacco, Giacobbe e Muhammad noti come come profeti che adoravano un solo Dio.

Tuttavia, molto prima di Akhenaton, altri strani Faraoni hanno governato l’Egitto.

Uno dei più importanti testi antichi che possono dirci di più su questo momento della storia è il Papiro di Torino, che elenca tutti i faraoni che governarono su l’Egitto.

Non solo questa lista include tutti i Faraoni “ufficiali” storici dell’antico Egitto, ma includono anche le divinità o “Dei” che venivano dall’alto e regnarono sulle terre d’Egitto prima del primo faraone mortale, con un periodo che si estende su 13.000 anni. Si tratta di un grande enigma il motivo per cui gli studiosi tradizionali considerano questo antico testo come puro mito, perché la maggior parte dei dettagli dell’antico testo sono stati trascurati e omessi dai libri di storia.

“Essi sembrano non avere antenati o periodi di sviluppo; sembra che siano apparsi durante la notte. “- l’inglese egittologo Toby Wilkinson (fonte)

La Stele di Palermo è un altro antico testo misterioso che cita i governanti pre-dinastici egiziani.

Antichi faraoni alieni? 

Questa antica Stele fa anche riferimento al Dio egiziano Horus, suggerendo che fosse stato fisicamente in carne e ossa un sovrano dell’antico Egitto vissuto migliaia di anni fa. Un altro Dio egiziano, Thot si dice che abbia regnato sulle terre dell’antico Egitto dal 8670-7100 a.C. È anche interessante notare che, nell‘alta storia egiziana Pries Manetone, che ha avuto accesso a un numero illimitato di testi antichi nell’antica Biblioteca di Alessandria, e che ha scritto in 30 volumi la storia dei faraoni dell’Antico Egitto, fa riferimento agli esseri divini che hanno governato durante il periodo pre-faraonico. (Fonte)

Secondo la mitologia egiziana Akhenaton discendeva degli dèi che sono arrivati ​​sulla Terra nel momento dello Zep Tepi e, fino ad oggi, la gente crede ancora che questo faraone, provenga infatti dalle stelle. Secondo i “Testi delle Piramidi”, c’è stato un periodo in cui la Terra è emersa dal caos primordiale e sono apparsi gli dèi. Questo primo tempo si chiama “Zep Tepi”.

Molti ricercatori ritengono che l’antica civiltà egizia sia nata nell’anno 36.900 a.C., quando gli ‘Dei’, che sono venuti dal cielo hanno governato sulla terra dei Faraoni. Si crede che Akhenaton sia uno di loro.

Akhenaton, considerato da molti come un faraone eretico, ha regnato e dominato l’antico Egitto e lo ha portato verso uno stile di vita religioso completamente diverso, cercando di ricostruire la prima e antica religione della  tradizione egiziana: il politeismo.

“C’è un solo Dio, mio padre. Posso avvicinarmi di giorno, di notte.”– Akhenaton

Akhenaton, una volta divenuto faraone ha ordinato e rimosso tutta l’iconografia degli dèi precedenti. Ha permesso solo un unico simbolo, questo simbolo raffigurava il sole, letteralmente il disco solare con curiose braccia o raggi che si dirigevano verso il basso.

L’Aten, o comunemente indicato e illustrato nei testi antichi come una divinità raffigurante il ‘Disco  Solare‘, così come nella storia di Sinuhe dalla 12° dinastia, il re defunto è descritto come un Dio che ascende al cielo e si unisce con il disco solare, il corpo divino si fonde con il suo creatore.

Per analogia, il termine “silver Aten” è talvolta usato per riferirsi alla luna. L’Aten solare è stato ampiamente venerato come un dio durante il regno di Amenhotep III, raffigurato come un uomo dalla testa di falco molto simile a Ra

Tuttavia, Akhenaton era molto più misterioso, il suo strano corpo ha alimentato e suggerito teorie che non possa essere stato un faraone ordinario, ma in realtà un leader misterioso che è arrivato dal cielo.

 L’ultimo faraone Alieno

Anche se Akhenaton è ben noto a causa della forma della sua misteriosa testa,  l’elenco delle caratteristiche che lo contraddistinguono è molto più lunga: un cranio allungato, collo lungo, gli occhi infossati, cosce spesse, lunghe dita, articolazioni del ginocchio tornite all’indietro, una pancia prominente che suggerisce la gravidanza e un evidente seno femminile.

La prima cosa che risulta strana è il cranio allungato, in tutte le statue che lo raffigurano, vediamo questo cranio allungato. In generale, il suo corpo era un misto tra fattezze femminili e quelle maschili. In effetti questo strano fatto non si rileva negli altri faraoni che venivano descritti e raffigurati come forti figure imponenti. Akhenaton tuttavia, non è stato raffigurato in quel modo, ma con un corpo esile, con una strana testa estremamente allungata.

Per quale motivo Akhenaton avrebbe ordinato i cambiamenti che ha fatto fare  nell’iconografia reale per mostrarsi come un Faraone “esile“? Misteriosamente, anche Nefertiti la moglie di Akhenaton è stata raffigurata con un cranio allungato. Avevano qualche anomalia genetica che ha causato l’allungamento della testa e le anomalie sproporzionate e deformi del corpo? Inoltre, che cosa sappiamo di più di questo strano Faraone e le sue origini? E’ possibile che egli sia stato un essere umano ibrido? Con i geni e il DNA di Extraterrestri?

FONTE

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Hyksos Israèliti Faraoni (seconda parte) 

“Zep Tepi”

Gli Akhu-Shemsu-Hor (I seguaci di Horus)

Traduzione e adattamento Ni.Gish.Zid.Da

‘mezzo milione di anni fa’

Disco alato

Un solo codice genetico per tutte le forme di vita terrestri Il ruolo chiave del ‘molibdeno’

I Nefilim sulla Terra, potevano essersi evoluti su un altro pianeta, esseri che, verosimilmente, non dovevano essere molto diversi da noi?

E potevano avere, mezzo milione di anni fa, le capacità per compiere viaggi interplanetari? La prima domanda ne implica un’altra, più generale: c’è vita, come noi la conosciamo, da qualche parte nell’universo, al di fuori del pianeta Terra? Gli scienziati oggi sanno che esistono innumerevoli galassie come la nostra, che contengono innumerevoli stelle come il nostro Sole e una serie infinita di pianeti con milioni di possibili combinazioni di temperatura, atmosfera ed elementi chimici: esistono quindi innumerevoli possibilità di vita nell’universo.

Si è scoperto, inoltre, che lo spazio interplanetario non è vuoto. Esso contiene, per esempio, molecole d’acqua, retaggio di quelle che si presume siano state nuvole di cristalli di ghiaccio che dovevano avvolgere le stelle nei primi stadi del loro sviluppo. Tale scoperta sembra confermare i riferimenti dei testi mesopotamici alle acque del Sole che si mescolavano con le acque di Tiamat.

Sono state anche trovate molecole di base della materia vivente “fluttuanti” nello spazio interplanetario ed è stata sfatata la convinzione che possa esservi vita solo a certe particolari condizioni di temperatura e atmosfera. Si credeva, inoltre, che l’unica fonte di energia e di calore disponibile per gli organismi viventi fosse il Sole, ma anche questa teoria cadde quando la navetta spaziale Pioneer 10 scoprì che Giove, molto più lontano dal Sole rispetto alla Terra, era un pianeta talmente caldo che doveva per forza avere delle fonti proprie di energia e di calore.

Un pianeta che contiene molti elementi radioattivi non soltanto genera da sé il proprio calore, ma manifesta anche un’intensa attività vulcanica; e questa attività vulcanica produce un’atmosfera. Se il pianeta è grande abbastanza da esercitare una forte attrazione gravitazionale, conserverà la sua atmosfera praticamente per sempre.

A sua volta, l’atmosfera crea una sorta di “effetto serra”: protegge il pianeta dal freddo dello spazio esterno e impedisce la dispersione del calore interno al pianeta; si tratta di un effetto simile a quello dei vestiti che indossiamo, che ci riparano dal freddo perché non lasciano disperdere il calore del corpo. Era proprio questo che avevano in mente gli antichi autori dei testi che descrivevano il Dodicesimo Pianeta come «avvolto da un alone», un’espressione che dunque non ha più soltanto un valore puramente poetico.

Il Dodicesimo Pianeta era sempre definito un pianeta “radiante”, “il più luminoso degli dèi”, e nelle raffigurazioni appariva appunto come un corpo che emanava raggi. Esso era dunque in grado di produrre da sé il proprio calore e lo tratteneva grazie al suo mantello atmosferico. Gli scienziati sono giunti all’inaspettata conclusione che non solo è possibile che la vita si sia evoluta sui pianeti più esterni (Giove, Saturno, Urano, Nettuno), ma che anzi è più che probabile che sia cominciata proprio là. Quei pianeti, infatti, sono formati dagli elementi più leggeri del sistema solare, hanno una composizione più simile a quella dell’universo in generale e contengono nella loro atmosfera grandi quantità di idrogeno, elio, metano, ammoniaca, e probabilmente neon e vapore acqueo – tutti elementi necessari per la produzione di molecole organiche.

Per la vita, quale noi la conosciamo, l’acqua è essenziale. I testi mesopotamici non lasciano dubbi sul fatto che il Dodicesimo Pianeta fosse un pianeta ricco d’acqua. Nell’Epica della Creazione l’elenco dei 50 nomi del pianeta ne comprendeva un buon gruppo che esaltava proprio il suo carattere “acquatico”. Sulla base dell’epiteto A.SAR (“re d’acqua”), “che stabilì livelli d’acqua”, il pianeta era chiamato A.SAR.u (“maestoso, luminoso re d’acqua”), A.SAR. U.LU.DU (“maestoso, luminoso re d’acqua la cui profondità è abbondante”), ecc.

I Sumeri erano certi che il Dodicesimo Pianeta fosse un pianeta lussureggiante di vita, tanto che uno dei suoi epiteti era NAM.TIL.LA.KU, “il dio che mantiene la vita”. Era anche il “dispensatore di vegetazione”, «creatore di cereali ed erbe che fa germogliare la vegetazione … che aprì i pozzi, distribuendo le acque dell’abbondanza», l'”irrigatore di Cielo e Terra”.

La vita, dunque, sostengono gli scienziati, non si formò sui pianeti terrestri, con i loro pesanti componenti chimici, ma nelle regioni più esterne del sistema solare. Da qui il Dodicesimo Pianeta venne poi in mezzo a noi, presentandosi come un pianeta rossastro, luminoso, che generava e irradiava calore proprio, che traeva dalla sua stessa atmosfera gli ingredienti necessari per la chimica della vita.

Se un problema esiste, è quello della comparsa della vita sulla Terra. Il nostro pianeta si è formato circa 4 miliardi e mezzo di anni fa e secondo gli scienziati le prime, più semplici forme di vita si trovavano già sulla Terra dopo poche centinaia di milioni di anni dalla sua formazione. Sembra davvero troppo poco. Parecchi elementi indicano anche che le più antiche e semplici forme di vita, risalenti a più di 3 miliardi di anni fa, contenevano già molecole di origine biologica, invece che non-biologica. In altre parole ciò significa che la vita presente sulla Terra così poco tempo dopo la sua formazione discendeva da altre forme di vita precedenti e non dalla combinazione di gas e sostanze chimiche inerti.

Non resta, quindi, che prendere atto del fatto che la vita, che non poteva evolversi facilmente sulla Terra, in effetti non è qui che ebbe origine. In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica «Icarus» (settembre 1973) il Premio Nobel Francis Crick e il dr. Leslie Orgel avanzarono l’ipotesi che «la vita sulla Terra possa essere nata da minuscoli organismi provenienti da un pianeta lontano».

I due scienziati cominciarono i loro studi mossi dal comune senso di disagio nei confronti delle teorie correnti circa l’origine della vita sulla Terra. Come mai esiste un solo codice genetico per tutte le forme di vita terrestri? Se la vita ebbe inizio dal cosiddetto “brodo” primordiale, come ritengono quasi tutti i biologi, allora avrebbero dovuto svilupparsi organismi con codici genetici diversi. Inoltre, come mai l’elemento molibdeno svolge un ruolo chiave nelle reazioni enzimatiche necessarie per la vita, quando il molibdeno è in realtà un elemento molto raro? E perché elementi che sono più abbondanti sulla Terra, come il cromo e il nichel, hanno invece scarsa rilevanza nelle reazioni biochimiche?

La strana teoria proposta da Crick e Orgel non affermava solo che la vita sulla Terra poteva essersi originata da un organismo proveniente da un altro pianeta, ma anche che si sarebbe trattato di un’operazione volontaria – che, cioè, esseri intelligenti di un altro pianeta avrebbero volutamente gettato il “seme della vita” dal loro pianeta verso la Terra con una nave spaziale, con il preciso scopo di avviare la catena vitale sulla Terra.

Senza conoscere i dati forniti dal presente libro, dunque, questi due eminenti scienziati sono arrivati molto vicino alla verità. Non si trattò, tuttavia, di una premeditata opera di “inseminazione”, bensì del prodotto di una collisione celeste. Un pianeta vitale, il Dodicesimo Pianeta con i suoi satelliti, entrò in collisione con Tiamat e la divise in due, “creando” la Terra con una delle due metà.

Durante tale collisione il suolo e l’aria del Dodicesimo Pianeta, che contenevano in sé i semi della vita, “fecondarono”, per così dire, la Terra e le fornirono le prime forme di vita biologicamente complesse la cui presenza non può essere altrimenti spiegata. Ma quando cominciò la vita sul Dodicesimo Pianeta? Anche se la sua origine fosse anteriore a quella della Terra solo dell’1 %, risalirebbe comunque a 45 milioni di anni prima. Persino con un margine così modesto, esseri evoluti quanto l’uomo potevano già vivere sul Dodicesimo Pianeta quando sulla Terra cominciavano appena ad apparire i primi piccoli mammiferi.

Fatte le debite proporzioni, dunque, era certamente possibile che gli abitanti del Dodicesimo Pianeta fossero in grado di viaggiare per lo spazio mezzo milione di anni fa.

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Caino il giovane ribelle

Dei e altri antenati

Prima parte

Non sapremo mai il nome, ammesso che ne abbia avuto uno, dell’ominide il cui Ti.it fu usato da Ninmah nella miscela genetica per creare il lavoratore degli déi: a causa dei vari tentativi fu infatti utilizzato più di un ominide. Ma grazie a ulteriori scoperte di tavolette cuneiformi, sappiamo di chi era “l’essenza” divina o linea di sangue usata in quel processo.

Ha importanza? forse non molta, tenuto conto dei vari altri antenati genealogici e genetici che l’uomo terrestre ha avuto nel corso del tempo. Ma se certi geni non muoiono mai, allora la questione è interessante, almeno dal punto di vista del cosa sarebbe successo se, dato che la storia del genere umano, fin dagli inizi biblici, non è una odissea a lieto fine. 

E’ un racconto più straziante di quelli che Shakespeare od Omero abbiano mai potuto concepire: una creatura mirabile, “l’Adamo”, viene realmente creata per essere uno schiavo, messo in un rigoglioso Eden, il suo soggiorno viene interrotto per aver disobbedito a Dio. Messo in grado di procreare, Adamo è condannato a sbarcare il lunario lavorando la terra arrida, mentre Eva è destinata a partorire nel dolore.

Mettono al mondo due figli, e sulla Terra ci sono così quattro esseri umani; poi Caino (un agricoltore), geloso di Abele (un pastore), uccide suo fratello, riducendo il genere umano a tre individui. Schiavitù, disobbedienza, fratricidio: fanno parte del nostro corredo genetico perché abbiamo ereditato in massima parte il DNA del regno animale terrestre o perché la linea di sangue selezionata dagli Anunnaki, i “geni alieni”, era quella di un giovane ribelle che aveva incitato i suoi compagni a uccidere Enlil.

Mentre in alcuni testi, compresi i riferimenti alla creazione dell’uomo nell’epica della creazione, il dio il cui sangue fu usato venne giustiziato per essere stato il capo dei ribelli, altre versioni dell’Atra-Hasis spiegano che la scelta fu dovuta al fatto che Dio aveva il Te’ema giusto, tradotto con “essenza vitale” o “personalità” (dal punto di vista genetico).

Dove non sono andati perduti del tutto, i segni cuneiformi che indicano il suo nome venivano letti Wèila (in accadico); nuove scoperte di tavolette  effettuate a Sippar negli anni 90 da archeologi iracheni lo chiamavano Alla in accadico e Nagar in sumero, un nome-epiteto che significa “artigiano del metallo”, specificatamente artigiano del rame.

Questo potrebbe suggerire una scelta deliberata (piuttosto che una pura e semplice punizione), in considerazione del fatto che anche Nachash serpente/conoscitore di segreti del racconto biblico del Giardino dell’Eden deriva dalla stessa radice verbale da cui deriva Nechoshet, che in ebraico significa rame. Il fatto che Nagar (e la sua sposa Allatum) siano elencati fra le divinità di Enki nelle varie liste di déi rafforza il suo ruolo di capo della insurrezione contro Enlil.

Gli studiosi biblici concordano che l’episodio di Caino e Abele rientri nel conflitto interminabile e universale fra agricoltori e pastori per il controllo di terra e acqua. Tali conflitti sono descritti nei testi sumeri come parte della storia dei primordi dell’umanità, un tema trattato in un testo dagli studiosi il mito del bestiame e del grano, in cui Enlil è la divinità dell’Anshan (grano e agricoltura) ed Enki il dio del Lahar (gregge e pastorizia), ruoli portati avanti dal figlio di Enil Ninurta, che come raffigurato sul sigillo cilindrico VA-243, (vedi immagine sotto) diede l’aratro agli uomini, e al figlio di Enki Dumuzi, che era pastore la pastorizia.

Come in altri esempi, la Bibbia ha fuso le due divinità (Enli ed Enki) in un solo “Jahweh” che accetta gli agnelli offertogli dal pastore (Abele), ma ignora le offerte dei “frutti della terra” fattegli dall’agricoltore (Caino). Proseguendo il concetto di Caino e Abele, la Bibbia dedica il resto del capitolo 4 della Genesi a Caino e ai suoi discendenti.

Timoroso di essere ucciso per il suo peccato, Caino riceve da Dio un “segno” protettivo visibile (il “marchio di Caino” tanto amato dai predicatori della domenica) che durerà per “sette” generazioni. (Se era trasmissibile di generazione in generazione, dev’essere stato un marcatore genetico). Come nel racconto del Diluvio lo stesso Jahweh, che ce l’aveva con il genere umano e ha cercato di eliminarlo ha poi fatto in modo di salvarlo attraverso Noè, anche qui Jahweh, dopo aver ignorato, condannato e punito Caino gli concede protezione e salvezza. Ancora una volta vediamo che la Bibbia unisce le azioni di Enki e quelle di Enlil attribuendole a un’unica divinità Jahweh.

Come viene risposto alla domanda di Mosè (Esodo 3,14), il nome significa “io sono quel che sono”, un Dio universale che una volta agisce attraverso/come Enlil e un’altra attraverso/come Enki, o a volte mediante altre entità (“déi”) che fungono da suoi emissari.

Seconda parte

Protetto da una divinità ben disposta nei suoi confronti, Caino vagò fino a raggiungere “il paese di Nod, a est di Eden”. Li conobbe sua moglie ed ebbe un figlio. Enoch (=”Fondatore” o “Fondazione”), e costruì una città che chiamò “Enoch” in onore del figlio.

Poi, << a Enoch naque Irad, Irad generò Mecuiael e Mecuiaèl generò Metsuaèl e Metsuaèl generò Lamech >>. Al raggiungimento della settima generazione (Adamo, Caiono-Enoch- Irad-Mecuiaèl-Metsuaèl-Lamech) la Bibbia diventa generosa, e perfino piena di elogi, nelle informazioni sulla linea di Caino e le sue conquiste.

Lamech si prese due mogli:

una chiamata Ada e l’altra Zilla.

Ada partorì Iabal: egli fu padre

Di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame.

Il fratello di questi si chiamava Iubal: Egli fu

il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto.

Zilla a sua volta partorì Tubalkàin,

il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro.

La sorella di Tubalkàin fu Naama.

Questi risultati di sette generazioni nel lignaggio di Caino furono celebrati da Lamech con una canzone, citata dalla Bibbia, combinava le “sette volte” di caino con l’invocazione di un enigmatico “settanta volte sette” da parte di Lamech formando un triplo sette simbolico (7-7-7).

Nonostante la sua brevità, il racconto della linea di Caino nella Bibbia descrive una civiltà progredita che, partendo con un lavoratore della terra e passando attraverso una fase beduina di pastori nomadi che vivevano in tende, arrivò a gestire con successo la transazione della vita contadina a quella urbana, che vantava la presenza di musicisti e di esperti in metallurgia.

Dove sorse una simile civiltà se non nell’Edin antidiluviano o nella futura Sumeria? La Bibbia evita di dirci dove si stabilì Caino, limitandosi a dichiarare che andò << a est di Eden >>, << verso il paese di Nod >> (=”vagabondaggio”). Sta a noi indovinare di quanto si spostò Caino << a est di Eden >>: giunto fino alle terre delle montagne di Zagros che in seguito divennero Elam, Gutium e Media? Lui e la sua famiglia continuarono a vagare verso est sull’altipiano iraniano fino alla regione di Luristan dove si lavorano i metalli e alla valle dell’Indo ricca di bestiame? Quei viandanti arrivarono fino all’estremo Oriente? E magari attraversarono perfino l’Oceano Pacifico, raggiungendo le Americhe?

Non è una domanda assurda, dato che in un passato remoto l’uomo in qualche modo arrivò nelle Americhe, migliaia di anni prima del Diluvio. L’enigma consiste nel chi, come e quando. Gli studiosi in genere sono partiti dal presupposto che i Sumeri (e i loro successori in Mesopotamia) non fossero interessati a una “linea perduta” di Cainiti e pertanto non l’abbiano documentata.

E tuttavia è inconcepibile che la parte biblica relativa alla migrazione di Caino, ai suoi discendenti e alle loro impressionanti conquiste non si sia basata su qualche documento scritto mesopotamico. A dire il vero, una tavoletta di questo genere, attualmente nell’archivio del British Museum/catalogata BM 74329), trascritta (vedi figura sotto), tradotta e citata da A.R. Millard e W.G. Lambert sulla rivista Kadman (volume VI), parla di un gruppo di esiliati che erano “aratori” (come Caino, che era un “coltivatore della terra”).

Costoro vagarono fino a raggiungere un paese chiamato Dunnu (il “paese di Nod della Bibbia”?), dove il loro capo, di nome Ka’in (!), costruì una città il cui simbolo era costituito da due torri gemelle:

Egli costruì a Dummu

una città con due torri gemelle,

Ka’in destinò a se stesso

la signoria della città. 

L’indizio su una città famosa per le sue torri gemelle è particolarmente interessante. Un arrivo precoce di esseri umani nelle Americhe attraverso l’Oceano Pacifico non è solo la conclusione scientifica più recente, ma anche in sintonia con le tradizioni locali dei nativi sia del Sud che del Nord America.

In Mesoamerica l’arrivo leggendario riguardava imbarcazioni provenienti da una terra ancestrale di Sette Grotte e Sette Santuari (vedi figura sopra, da un codice Nauarl preazteco). Mettendo in evidenza i parallelismi con il 7-7-7 nella linea di Caino/Lamech, dove sono messi ben in evidenza nei libri scritti dallo scomparso Professore Zecharia Sitchin, sia “Gli dei dalle Lacrime d’oro” che “Gli Architetti del tempo”. Il professore si chiedeva se il nome della capitale azteca Tenoch-titlan (= Città di Tenoch), oggi Città del Messico, potesse aver davvero avuto il significato di (“Città di Enoch”), una città con il suo tempio azteco con due torri gemelle all’epoca dell’arrivo degli spagnoli (vedi figura sotto).

Un’altra domanda che si fa ZS è: se il marchio di Caino, che doveva essere notato e riconosciuto a prima vista, avrebbe potuto essere l’assenza di peli sul viso degli uomini mesoamericani. 

Le Analogie  del testo con la storia biblica dei personaggi di Caino e della città che costruì sono evidenti, ma l’ipotesi è che tutto questo sia avvenuto nell’ambito geografico del Vicino Oriente. Ciononostante l’ipotesi di un salto transpacifico nelle Americhe si rifiuta di svanire, dal momento che il dettaglio di quattro fratelli che sposarono le loro sorelle e fondarono una città è il nucleo delle principali leggende degli inizi delle popolazioni native del Sudamerica.

Lì (come illustrato dettagliatamente in Gli Dei dalle Lacrime d’oro) la leggenda parlava dei quattro fratelli Ayar che sposarono le loro sorelle, continuarono a peregrinare e fondarono la grande città di Cuzco con il suo Tempio. Trovarono il luogo giusto per questo “Ombelico della Terra” con l’aiuto di una verga d’oro che avevano ricevuto dal Dio Viracocha (= “creatore di tutto”).

Pur restando confusi da queste somiglianze, c’è una cosa che può essere affermata con certezza: se le leggende (e i popoli) hanno viaggiato, l’hanno fatto dal Vicino Oriente alle Ande, e non viceversa. Se le cose sono andate così, allora siamo in presenza di un segmento di umanità che potrebbe essere sopravvissuto al Diluvio senza l’Arca di Noè, procurando un lignaggio genetico umano evitando di ricorrere ai matrimoni misti.

La Storia “mitologica” (?) ha dato poche informazioni riguardo alla discendenza di Caino, ha speso solo poche parole, dicendo che andò a est di Eden, mentre la Bibbia ha dato molta rilevanza alla stirpe di Set il terzogenito nato dopo il fratricidio di Abele. Gli dèi hanno messo un marchio su Caino e una “fatua numerica” 7-7-7 assolvendolo dal peccato mortale, diventando molto generosi nei suoi confronti.

Dalle mie letture: prosa e considerazioni del libro “Quando i Giganti abitarono la Terra” di Zercharia Sitchin p:191-192-193-194-195196-197-198 

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Anunnaki: Il segreto del Pentagono

Il Segreto del Pentagono – Gli Anunnaki stanno tornando. 

Secondo una recente intervista di un insider del pentagono, gli Anunnaki potrebbero tornare sulla Terra. Secondo Stan Dayo, intorno al Pentagono si vocifera che gli dei sumeri stiano tornando sulla Terra. 

 I legami delle Comete ISON e Encke con gli Anunnaki 

 La domanda che ci si deve chiedere è perché a questi due oggetti celesti sono stati dati due nomi così particolari come ISON e Encke. La parola “a” è associata con la parola An (pronunciato “on”), come uno dei leader più importanti degli Anunnaki Anu (On-nu), Il prefisso per ISON è Iside, cxome lo stesso personaggio folcloristico Inanna, la Dea sumera Ishtar. Quindi se scomponiamo la parola ISON, avremmo IS + ON, ottenendo il nome anunnako Ishtar.

Per quello che riguarda la Cometa Encke e per chi ha fatto ricerche e studiato gli Anunnaki, sa che la derivazione del suo nome è assimilabile a Enki (come nella Cometa Encke), il dio sumero che poi fu denominato Ea (proprio la denominazione che viene dato al nostro pianeta Terra). Enki è stato una divinità scientifica legata all’acqua, sia quella di mare che quella di fiume e/o di lago (acqua dolce), è stato l’intelligenza della creazione.

Western Ski UFO, o più precisamente il cielo occidentale si riferisce agli Anunnaki?

Molti scienziati e astronomi stanno scrutando il cielo occidentale e le sue anomalie che chiamano UFO, in quella parte di cielo non ci sono tanti pianeti o stelle. Anomalie che portano a credere la presenza di un UFO che eventualmente potrebbe essere anche una nave Pleiadiana o arturiana, ma potrebbe anche essere un eventuale ritorno degli Anunnaki.

Ci sono in tutto il mondo diversi rapporti e video di questo UFO che cambia colore e dimensione. Inoltre anche varie forme di geometria sacra sono state rilevate di questo UFO e i colori cambiano in modo intermittente.

Se questo è veramente un UFO Anunnaki, aspettiamoci da tutti i governi mondiali la loro versione di una nuova stella che si è inserita nel nostro firmamento, per coprire il fatto che non siamo soli in questo universo o galassia.

Certamente per alcune persone, questo evento sarà difficile da assimilare. Altri negheranno ciò che sta accadendo, ma per coloro che hanno la capacità di guardare fuori dagli schemi, sanno che esistono queste possibilità evitando l’oppressione e la paura.

Sistemi di controllo

I governi raramente e quasi mai ci dicono la verità, coprendo le loro tracce con la scusa della segretezza nazionale, informazioni “riservate” e/o un eventuale “rischio per la sicurezza”, quindi è molto probabile che la maggior parte dei governi mondiali sono a conoscenza del ritorno Anunnaki, ma la paura di divulgare questa informazione al popolo farebbe crollare i loro sistemi di schiavitù economica e le religioni del mondo che conosciamo. 

 Una riflessione viene dalla Bibbia cristiana Diodati. 

 In Genesi 1:26 viene affermato: “E Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza …” Bisognerebbe chiederci perché si dice “Facciamo l’uomo a ‘nostra’ immagine”. Se ci fosse veramente un Dio, allora dovremmo leggere, “E Dio disse, permettetemi di fare l’uomo a ‘mia’ immagine”

E’ possibile che la Bibbia sia stata scritta dagli Anunnaki e progettata per controllare l’uomo attraverso la paura? Dopo tutto la religione è uguale a sottomissione per la conformità del controllo, che altro non è che lo stesso modello adottato da tutti i governi.

Per onor di cronaca, la versione della Bibbia di Re Giacomo è stata curata da Sir Francis Bacon, che era un massone del 33° grado. A questo livello della Massoneria, c’è un motto “ordo ab chao” il cui significato è “ordine del caos”. La Bibbia nel capitolo dell’Apocalisse finisce con caos. 

 Schiavi dell’oro 

 Nel racconto sumerico, Enki ha disobbedito a suo padre Anu, perché amava le sue creazioni umane, invece di esserne distaccato, per questo motivo di disobbedienza/tradimento Enki e Anu sono stati in guerra avversi l’uno all’altro. Enki era uno “dei creatori” del genere umano che ha manipolato il nostro DNA per farci lavorare come schiavi degli Anunnaki nelle miniere d’oro sparse in tutto il nostro pianeta. Questo è probabilmente il motivo per cui la Chiesa Cattolica Romana è in possesso di tanto oro. Secondo una fonte, si stima che l’RCC possieda 60.350 tonnellate d’oro.

Se guardate attentamente sul retro del dollaro $, potreste notare al vertice della piramide raffigurata un occhio “occhio che vede tutto”. E’ possibile che l’ente (o enti) al vertice della piramide siano gli Anunnaki che ci hanno tenuti in schiavitù economiche per migliaia di anni?

Indipendentemente da tutto questo che gioca fuori, le persone si stanno risvegliando dalla tirannia e l’oppressione di tutti i governi, rendendosi conto che gli attuali modelli di vita sono insostenibili attraverso la moneta a corso forzoso compreso il nostro attuale sistema di schiavitù economica.

Concludendo, ci sono diverse migliaia di leader mondiali che ci stanno mantenendo in schiavitù economica, nel mentre, consapevolmente, stanno inquinando le nostre forniture d’acqua, aria e cibo. I media main stream continuano a giocare il più possibile la carta della paura, sponsorizzata dalla sfornata propaganda dello stato.

Non possiamo più sostenere e tollerare l’odio verso gli altri paesi, etnie o razze, perché è questo che ci impedisce di progredire come civiltà. Tutti noi possiamo svegliarci da questo torpore e risorgere elevandoci sopra questo abominevole progetto, potrebbe accadere durante la notte, ma non dobbiamo dimenticare che la base della piramide è fatta di tutti noi e dobbiamo unirci.

Gli Hopi credevano che noi saremmo stati quelli che stavano aspettando. In altre parole, abbiamo il potere di cambiare le cose e cambiarle adesso in questo momento, senza l’aiuto degli Anunnaki o di qualsiasi altra razza di extraterrestri benevoli. Ma prima, dobbiamo unirci come una globale comunità.

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Dei Oscuri tra Templari e assassini

Nota del Traduttore:

Questo materiale è la traduzione di una parte delle ricerche del Prof. von Archensbak su alcuni culti o pseudo religioni che credono di essere in collegamento con i piani dei Grandi Anziani per riassumere il loro dominio sul nostro pianeta.

In origine il professore aveva intenzione di non dare informazioni fino al completamento del suo principale lavoro sui culti di Cthulhu.

Dopo la recente morte del grande erudito bulgaro Dr. Philius Sadowsky che stava preparando anche un riassunto definitivo sul Necronomicon, von Archensbak mi aveva chiesto di preparare una scaletta dei suoi risultati per una pubblicazione immediata. 

LA VITTORIA DELLE SABBIE

Dopo l’ubicazione della mia monografia sul manoscritto di Sigsan i Sussex avevo ricevuto un certo numero di lettere di compagni ricercatori.

In molti casi si trattava di mere rarità dovute a diversi convincimenti. Tra molte stupidaggini, però, aveva attirato la mia attenzione un’informazione di qualcuno che voleva rimanere anonimo, ma la cosa più importante era che aveva tolto delle parti che erano incomplete e confuse di questa informazione.

Come avevo detto nel mio lavoro precedente, ci sono pochi dubbi che il Manoscritto Sigsand (Sigsand Manuscript) sia completamente derivato da fonti arabe o perlomeno che la sua tesi dipenda da quei lavori; quello che non mi è chiaro se quando ho scritto quelle parole conoscevo l’identità del materiale originale.

Mi permetto di affermare molto categoricamente che il documento al quale mi riferisco mi è ancora sconosciuto. Non ero però capace di indicare la probabile fonte del materiale Singsand, compresa una lista dei principali gruppi o culti tramite i quali questo insegnamento è stato portato avanti nel tempo fino ad oggi.

Secondo le frequenti considerazioni dello scrittore statunitense H.P. Lovecraft, l’epoca in cui i Grandi Antichi Anziani (Great Old Ones) sono stati sulla Terra, quasi sicuramente ha preceduto i nostri tempi di molti millenni. Ciononostante la sua conoscenza e quella dei suoi poteri insieme ai riti ripugnanti e blasfemi che ne derivavano sono continuati in gruppi isolati come una terribile piaga per l’anima ed il corpo della razza umana.

Fino ad oggi le mie ricerche mi hanno condotto ad una nuova informazione.

Una semplice credenza riporta che tali persone “perdute” come i temuti Tcho-Tcho della pianura Tsang, gli Abominevoli Uomini delle Nevi di Mi-Go e gli Abitatori del Profondo di Ponape (compitato anche Pohnpei e prima Bonabee) erano gli ultimi rimasti degli adoratori dei Grandi antichi Anziani sulla Terra.

Quanto poco ne sapevo io!

Micronesia, Ponape

GLI ASSASSINI

Nel rintracciare nella storia questo infame e terribile culto degli Hashishinos, più comunemente detti gli Assassini dobbiamo guardare i gruppi deviati della fede musulmana.

La prima e più importante breccia nell’Islam era basata sulle diverse attitudini di colui che chiamano il Profeta (cioè Maometto). Da una parte abbiamo i Sunniti che accettano il Corano (così come è presentato dal Profeta) come la fonte dell’autorità religiosa. Il principale gruppo di oppositori è rappresentato dal convincimento sciita che sostiene che ogni età ha il suo capo divinamente ispirato o Imam, che ha autorità assoluta data da Dio su tutti gli uomini.

Secondo gli Sciiti, ogni imam ha poteri positivi sovrumani – trasmessi da un’era all’altra da Adamo. Per gli sciiti, ogni imam è, letteralmente, la voce di Dio in Terra.

Mano a mano che la setta sciita si sviluppa, essendo la minoranza, si protegge ricorrendo al segreto. E quando gli stessi Sciiti iniziarono a frammentarsi si arrivò a formare tutta una serie di nuove società segrete, in particolare quella degli Ismaeliti.

Gli Ismaeliti si distinguono perché credono che Ismaele, figlio di Ja’far, fosse il settimo Imam ed erede del potere e dell’autorità di Adamo – tutti gli altri Sunniti e Sciiti credono che Ismaele fu un uomo malvagio, legalmente privato del titolo di Imam da suo padre. Anche la setta ismaelita ha dato vita ad un altro sotto gruppo. Una società segreta dentro un’altra società segreta! Mi riferisco naturalmente agli Assassini.

Per quello che gli studiosi moderni, compresa la mia fonte, sono stati capaci di individuare documentazioni su questo argomento, il culto degli Assassini fu fondato da Ibn Hassan Sabah – il vecchio delle montagne – attorno al 1090 d.C.

Il soprannome Ibn Sabah sembra sia stato dato dai Crociati e questo ci dice molto sulle due parti. Il termine “anziano” potrebbe essere derivato dalla idea di un uomo prudente saggio, visto che Ibns Sabah non era certamente “vecchio” in quegli anni. E’ possibile invece che “vecchio” fosse un riferimento alla presunta antichità dell’autorità di Ibn Sabah il che implica che perlomeno alcuni dei crociati erano disposti a riconoscere la suddetta autorità.

Le montagne a cui ci si riferisce si trovano nel nord dell’Iraq, dove Ibn Sabah aveva il suo castello, ad Alamut – il nido dell’Aquila – da dove egli ed i suoi successori diressero un regno di terrore che si propagò a tutto il mondo arabo ed oltre.

 


El Alamut

Ma quale fu il vero proposito nel voler formare questa setta?

Hassan ibn Sabah ed i posteriori Grandi Maestri della setta erano interessati al potere; di fatto ci fu un tempo in cui, prima che le sue ambizioni fossero frustrate per un periodo dall’arrivo di Genghis Khan e delle orde mongole, sembrava che gli Assassini potessero prendere il controllo di tutto il mondo musulmano.

L’influenza degli Assassini, come indicato dal loro nome, sembrava basarsi fondamentalmente sulla pratica di uccidere chiunque fosse incappato nello scontentare il Maestro o che fosse una minaccia reale o immaginaria per il culto realmente. Queste esecuzioni erano proprie di sicari estremamente allenati e totalmente dediti chiamati Fidavis.

La loro formazione è interessante visto che si tratta di tecniche di alterazione della mente.

Ho già detto che gli Assassini erano anche conosciuti come gli Hashishinos. Questo nome alternativo si riferisce alla pratica di drogare gli iniziati con hashish per introdurli poi in “un cielo in Terra” costruito appositamente – un lussuoso palazzo circondato da bei giardini ed abitato da moltitudini di belle donne che esaudivano ogni desiderio dell’iniziato durante la loro breve permanenza.

Dopo un periodo adeguato di tempo, l’iniziato era drogato un’altra volta e ritornava al Nido dell’Aquila e gli si diceva che poteva ritornare al Paradiso solo se lo voleva il Maestro, cioè se egli avesse obbedito senza vacillare a tutti i suoi ordini. I risultati di questo procedimento ebbero un notevole successo.

!La “divisa” degli Assassini, che ancor oggi sussistono, era costituita da una tunica bianca, una cintura rossa e scarpe nere o rosse, Si deve segnalare che così come sono esperti nell’uccidere con qualsiasi mezzo, sono anche ben allenati in ogni aspetto del travestimento. La loro obbedienza assoluta alla volontà del padrone non ha paragoni, nemmeno con i mortali Ninja dell’Oriente poiché non hanno paura della morte, anzi le danno il benvenuto come al cammino di ritorno ad un paradiso che hanno già sperimentato!

Nel tredicesimo secolo, quando gli invasori mongoli liberati dal luogotenente di Genghis Khan, Halaku, sembrava che avessero debellato gli Assassini, questo era parte della campagna per sterminare l’Islam.

Però, quando i Mongoli dovettero ritirarsi obbligati dal sultano d’Egitto, gli Assassini risorsero più forti di prima, non solo in Siria (dove il loro potere era rimasto quasi intatto), ma anche in Persia, Afganistan (dove si chiamavano Roshaniya – gli Illuminati) ed in India (come gli Thugs).

Gli Assassini però non stavano operando solo in Oriente e in India.

Indirettamente erano penetrati nel cuore della stessa Cristianità, fornendo già la base per tutte le posteriori società segrete di qualsiasi tipo in lungo ed in largo per l’Europa. 

I CAVALIERI TEMPLARI

La data esatta della fondazione dei Cavalieri Templari, come molti altri aspetti di questa ambigua organizzazione, è quasi impossibile da determinare con assoluta precisione.

Alcuni autori indicano 1120 d.C o 1118, mentre altri li collocano una decina di anni prima. Senza ombra di dubbio siamo sicuri che non oltre il 1120 d.C., i nove primi membri dell’Ordine si stabilirono nella parte del palazzo (Cristiana) del Re di Gerusalemme – la parte dove si trovava il luogo in cui una volta c’era il Tempio di Re Salomone.

In questa prima parte della storia dei Templari, ci troviamo con una serie di paradossi interessanti.

  1. In primo luogo si afferma che Hugues de Payen, il primo Maestro dell’Ordine e tutti i suoi colleghi erano cavalieri “poveri”. Però, in un ridotto lasso di tempo dalla fonazione dell’Ordine, i cavalieri iniziarono ad inviare grandi somme di denaro in Francia, in particolare all’Abate del monastero cistercense di Chiaravalle – San Bernardo. Questa fu una fortuna per il monaco visto che lo elevò dal bordo del fallimento ad una posizione di massima influenza dell’ordine nel mondo occidentale. 
  2. In secondo luogo, troviamo la questione dell’accettazione apparentemente immediata dei cavalieri fondatori da parte del re Baldovino I. Con quali mezzi i nove furono capaci di ottenere tali immensi ed estesi mezzi? 
  3. In terzo luogo, dobbiamo esaminare l’obiettivo dichiarato dai Templari – rendere sicure le vie della Palestina per i pellegrini e gli altri viaggiatori. Come speravano di avere successo in questo immenso compito? Il loro sigillo enfatizzava la loro dichiarata povertà con due cavalieri su un solo cavallo. Anche con un cavallo per uno come avrebbero potuto nove uomini controllare un compito così grande solo con le loro mani? E infine contro chi stavano sorvegliando le strade?

Nel 1127 la maggior parte dei templari compreso Hugues de Payens ritornarono in Francia dove furono ricevuti come l’incarnazione e l’apoteosi dei valori cristiani!

De Payens fu ufficialmente conclamato Gran Maestro (!) dei Cavalieri dell’Ordine del Tempio, un ordine semi religioso di monaci soldati. Fu nello stesso periodo che venne concesso loro il permesso esclusivo di usare mantelli bianchi sull’armatura adornata da una croce rossa sul lato sinistro.

Centottanta anni dopo i Templari erano così ricchi che erano diventati i banchieri di Europa, così potenti da non riconoscere lealtà a nessuno, nemmeno al Papa, però erano accusati dappertutto di essere dispotici, degenerati adoratori del diavolo.

Non posso quasi pensare che devo inculcare nei miei lettori le mille similitudini tra gli Assassini e i Templari. In effetti molti tra coloro che entrarono in contatto con i Templari appresero rapidamente che la setta aveva adottato molte delle idee e dei metodi degli Assassini.

[Nota del traduttore: In questo punto les note del professor Archensbak diventano totalmente frammentarie. Essenzialmente egli delinea le strutture del conflitto che nacque tra Filippo IV – Filippo il Bello – ed i Templari che Archensbak attribuisce principalmente all’arroganza in crescita dei Templari, dal Papa in giù e cosa più importante al fatto che Filippo era fortemente indebitato con loro, con poca o nessuna speranza di poter pagare il debito che aveva con loro.]

Quando due Papi di seguito non vollero aiutare Filippo con il suo piano di eliminare i Templari, ambedue morirono in circostanze sospette.

Filippo così riuscì ad avere il suo candidato ed in meno di due anni una lista di blasfemie furono elaborate e le fortezze dei Templari erano state distrutte.
Tra le accuse formulate contro i Templari, due in particolare sono degne di essere menzionate.

  • Nella prima fu accampato il fatto che tutti i Templari all’entrare nell’ordine furono obbligati a rifiutare Gesù Cristo come falso profeta e a sputare e calpestare un crocifisso messo sul pavimento a questo fine.
  • La seconda accusa si riferiva a qualcosa, probabilmente ad una scultura di una testa barbuta che era chiamata Bafometto, che si diceva fosse ritenuta in alta considerazione.

Per quanto riguarda la rinuncia a Cristo da parte dei membri di quello che appariva un ordine cristiano parlerò più avanti. Al momento permettetemi semplicemente di suggerire un parallelismo tra questa pratica ed il rifiuto effettivo di Maometto da parte degli Assassini.

La questione del Bafometto potrebbe essere discussa subito visto che possono esserci pochi dubbi sul suo vero significato.

Molti studiosi si sono preoccupati del nome Bafometto, non solo per l’incertezza su ciò che era, ma anche perché questa parola dalla fonetica araba non si trova in quella lingua in quella esatta forma. Però quasi non abbiamo bisogno di andare lontano per un spiegazione in quanto abbiamo una parola molto simile in arabo, abufuhamet – che si divide in abu che significa “padre di” o “fonte di” e fuhamet dalla parola radice fehm) che significa “saggezza” o “comprensione”.

Se allora prendiamo Bafomet come “padre della saggezza” e lo riconduciamo inesorabilmente agli Assassini, una volta ancora nel loro credo nell’Imam anziano – il loro Grande Maestro – come la fonte unica vera di tutta la conoscenza.

Del resto, nonostante gli elogi su di loro in quanto difensori della Terra Santa, i Templari lottarono in realtà solo quando conveniva loro e non fu sempre e solo in nome dei loro compagni Crociati.

Allora abbiamo visto gli Assassini come un culto dedito alla ricerca del potere, e non contrari ad accumulare ricchezze, con omicidi, sequestri e ricatti – quando se ne presentava l’opportunità. I Templari d’altra parte sembra che non avessero interesse al potere in sé, ma come mezzo per proteggere i propri interessi. La loro dedizione per la ricerca della ricchezza sotto ogni forma, era leggendaria, quasi ossessiva.

Che successe quindi dei Templari e delle loro ricchezze?

Come organizzazione furono distrutti dalle incursioni organizzate da Filippo V nel 1307. Nel 1312 l’Ordine fu sciolto ufficialmente con decreto papale e nel 1314, l’ultimo Gran Maestro, Jacques de Molay fu bruciato sul rogo per ordine di Filippo.

Comunque questa non fu la fine dei Templari. Primo perché il loro tesoro non fu mai trovato né è stato scoperto fino al momento in cui scrivo. In quanto ai membri, molto pochi furono catturati e ancora meno messi a morte. I sopravvissuti trovarono senza dubbio nuove “alleanze” in altri posti.

Alcuni cavalieri si trasferirono dalla Francia in Prussia dove furono senza dubbio alcuno accolti bene dai Cavalieri dell’Ordine Teutonico.

Altri, approfittando del vantaggio della guerra che era in corso tra Scozia e Inghilterra, intrapresero il cammino verso le Terre Alte, dove il decreto papale era stato totalmente ignorato. Nei due cassi l’esilio non si limitò a riposare trai i ricordi del passato, ma cominciarono a costruire le basi per nuovi ordini.

Una società creata per gli esiliati in Scozia, si trasformò in quella che oggi conosciamo come la Massoneria. In Germania, più portati per il segreto, presero in prestito il loro nuovo nome dagli afgani. Si trasformarono negli llluminati!

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