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La prospettiva femminile sull’amore nell’antica Mesopotamia

 

Il “Piacere di Burney”, che si crede rappresenti o Ishtar, la dea mesopotamica dell’amore e della guerra, o sua sorella maggiore Ereshkigal, regina degli Inferi (aprox. Sec. 19 o 18 AC) BabelStone

Nell’antica Mesopotamia il sesso tra gli dèi scosse il Cielo e la terra

di Louise Pryke 

22 Aprile 2018 

dal Sito Web TheConversation 

traduzione di Nicoletta Marino 

Versione originale in inglese  

La sessualità era fondamentale nella vita dell’antica Mesopotamia, un’area delll’antico Vicino Oriente che si descrive come la culla della civiltà occidentale e che oggi caorrisponde aprrimativamente a:  

  • Irak 
  • Kuwait 
  • Parti della Siria 
  • Iran 
  • Turchia  

Non era solo così per gli uomini normali ma anche per i re e le divinità.  

Le divinità mesopotamiche hanno molte esperienze come gli esseri umani: si sposano con loro, procreano e condividono le case e i doveri famigliari.

Eppure quando l’unione d’amore non continuava, le conseguenze erano terribili sia in cielo che n terra.

Gli studiosi hanno osservato le similitudini tra il “sistema di matrimonio” divino che si trova nelle antiche opere letterarie e il corteggiamento storico degli esseri mortali anche se è difficile distinguere i due più famosi nei cosiddetti “matrimoni sacri” che videro i re mesopotamici sposarsi con divinità

IL Sesso divino 

Gli dei, essendo immortali e in genere appartenenti a uno status superiore a quello umano, non avevano relazioni sessuali in senso stretto, eppure gli aspetti pratici del tema sembrano aver frenato poco il loro entusiasmo.

Le relazioni sessuali tra le divinità mesopotamiche furono di ispirazione per una ricca varietà di narrativa. 

Esse comprendono miti sumeri come Enlil e Ninlil e Enki e Ninhursag, dove essi vedeva che le complicate interazioni sessuali tra divinità sono intrise di astuzia, inganni e travestimenti.

La dea Ishtar come raffigurata nei Miti e nelle leggende di Babilonia e Assiria, 1916, di Lewis Spence. Wikimedia

In tutti i miti, una divinità maschile adotta un travestimento e poi cerca un approccio sessuale verso la divinità femminile o di evitare la ricerca del suo amante.

Nel primo caso, la dea Ninlil segue il suo amante Enlil fino negli Inferi e cerca dei favori sessuali per ottenere informazioni sul luogo di Enlil.

Usare una falsa identità in questi miti si usa per lasciare intendere le aspettative sociali per il sesso e la fedeltà.

Il tradimento sessuale potrebbe significare la fatalità non solo per gli amanti errantima per tutta la società. Quando la Regina degli Inferi, Ereshkigal, è abbandonata dal suo amante Nergal, lei minaccia di far resuscitare i morti a meno che non gli sia restituito, allusione al suo diritto alla sazietà sessuale.

La divinità Ishtar fa la stessa minaccia visto il rifiuto romantico del re di Uruk nell’Epopea di Gilgamesh.

E’ interessante osservare che sia Ishtar sia Ereshkigal, che sono sorelle, utilizzano una delle minacce più potenti a loro disposizione per affrontare i temi del cuore.

Le trame di questi miti mettono in risalto il potenziale che ha l’inganno per creare l’alienazione tra gli amanti durante il corteggiamento.

L’andamento poco soave del corso dell’amore in questi miti e il loro complicato uso di immagini letterarie, ha fatto sì che si realizzino paragoni accademici con le opere di Shakespeare.

Amore per la poesia

Gli antichi autori della poesia d’amore sumeri, che rappresentano le gesta delle coppie divine, mostrano una grande quantità di conoscenze pratiche sulle fasi dell’eccitamento sessuale femminile.

Alcuni eruditi pensano che questo tipo di poesia può aver avuto storicamente un proposito educativo: 

insegnare il coito a giovani amanti senza esperienza dell’antica Mesopotamia. 

Si è anche pensato che i testi avevano intenti religiosi o possibilmente di potenza magica.

Vari testi scrivono sul corteggiamento di una coppia divina Inanna (l’equivalente semita di Ishtar) e del suo amante, la divinità pastore Dumuzi.

La vicinanza degli amanti si vede attraverso una sofisticata combinazione di immagini di poesia e sensualità…

La riproduzione di un antico sigillo a cilindro sumero mostra Dumuzid mentre è torturato negli Inferi dai demoni  Museo Britannico

In uno dei poemi, gli elementi dell’eccitazione dell’amante femmina sono catalogati, dall’aumento della lubrificazione della sua vulva fino al “tremito” del suo climax.

Il compagno maschio si vede mentre si diletta della forma fisica della sua compagna e le parla amabilmente. La prospettiva femminile sull’amore si enfatizza nei testi con la descrizione delle fantasie erotiche della dea.

Queste fantasie sono parte dei preparativi della dea per la sua unione e forse contribuiranno alla sua soddisfazione sessuale.

I genitali femminili e maschili si potrebbero celebrare in poesia, la presenza del vello pubico scuro nella vulva dela dea è descritto poeticamente con un simbolismo dato da uno stormo di uccelli su un campo ben irrigato” o una porta stretta circondata da lapislazzuli dal nero lucente.

La rappresentazione dei genitali può anche aver avuto una funzione religiosa: 

Gli inventari dei templi hanno rivelato modelli votivi di triangoli pubici, alcuni in argilla altri in bronzo. 

Sono state trovate delle offerte votive con la forma di una vulva nella città di Assur di prima del 1000 a.C. 

Una Dea felice, un regno felice

Il sesso divino non era il dominio esclusivo degli dei ma poteva comprendere il re umano.

Pochi temi della Mesopotamia hanno catturato tanto l’immaginazione come il concetto del matrimonio sacro. In questa tradizione, lo storico re mesopotamico si sarebbe sposato con la dea dell’amore Ishtar.

Esiste una prova letteraria di tali matrimoni nella Mesopotamia molto antica, prima del 2300 a.C. e il concetto continuò in periodi molto più tardivi.

La relazione tra i re storici e le divinità mesopotamiche fu considerata cruciale per la continuazione positiva dell’ordine terrestre e cosmico.

Per il monarca mesopotamico, quindi, per realizzare la relazione sessuale con la dea dell’amore probabilmente ci volle una certa quantità di vigore.

 

 Nell’antica Mesopotamia, la vulva di una dea poteva paragonarsi con uno stormo di uccelli. Shutterstock.com

Alcuni eruditi hanno detto che questi matrimoni implicano una espressione fisica tra il re e un’altra persona (come una sacerdotessa) che incarna la dea.

L’opinione generale adesso è che se ci fosse stata una forma fisica per un rituale sacro per il matrimonio, sarebbe stato a livello simbolico invece che carnale, con il re che condivideva forse il suo letto con una statua della dea. 

Le immagini agricole si usavano per descrivere l’unione della dea con il re. Il miele, per esempio è descritto come dolce come la bocca e la vulva della dea.

Una canzone d’amore della città di Ur del 2100-2000 a.C è dedicata a Shu-Sin, al re e Ishtar:  

Nell’alcova inzuppata di miele, lasciaci godere più volte del tuo incanto, o dolce. Signore permettimi di farti le cose più dolci. Mio prezioso dolce lascia che ti porti del miele.

Il sesso in questa poesia d’amore è descritta come un’attività piacevole che migliora i sentimenti amorosi intimi.

Si considerava che questa sensazione di maggior vicinanza avrebbe portato allegria al cuore della dea, il che portava buona fortuna e abbondanza a tutta la comunità, forse dimostrando una versione mesopotamica antica del proverbio “sposa felice, vita felice“.

La presentazione diversa del sesso divino crea qualcosa di misterioso sulle cause dell’enfasi culturale della copulazione cosmica.

Sebbene la presentazione del sesso e del matrimonio divino nell’antica Mesopotamia probabilmente servì a molti propositi, alcuni elementi delle relazioni intime tra gli dei mostrano una certa vicinanza alle unioni umane.

Sebbene la disonestà tra gli amanti potrebbe portare all’alienazione, le interazioni sessuali positive portarono numerosi benefici inclusa una maggiore intimità e una felicità duratura.

Mettere in discussione la storia come la conosciamo

 

The Sumerian King List 

Impossibile Cronologia. E perché la storia è sbagliata 

da Ivan  

Cronologia impossibile

Gli archeologi hanno reso possibile volentieri o nolenti, di mettere in discussione la storia come la conosciamo grazie alle numerose scoperte che sono state fatte in passato.

Stranamente, ci sono parecchi testi antichi che parlano di tempi in cui Giganti, eroi, dei e semidei governavano sulla Terra. Questi esseri misteriosi, considerati dai ricercatori come miti, dominarono sul pianeta Terra per centinaia e persino migliaia di anni, e la loro eredità fu scritta in antichi testi come la lista dei re sumeri, il Papiro di Torino, la pietra di Palermo e numerosi pensatori e ricercatori come Eusebio di Casarea e George Syncellus hanno studiato questi cosiddetti “miti” arrivando a conclusioni interessanti che sfidano la storia mainstream.

Secondo Eusebio di Cesarea, che era uno storico romano, esegeta, e polemitizio cristiano di origine greca, una dinastia di dei governò l’Egitto per 13,9 mila anni: il primo fu il dio Vulcano, il dio che scoprì il fuoco, dopo di lui Sosis del Sole, Iis e Osiride di Saturno, fratello di Osiride, e Horus figlio di Iasi e Osiride. furono seguiti da una dinastia di eroi e semidei che governarono per 11.025 anni. Questo lo rende un totale di 24.925 anni di regno. Circa il 3000 a.C., il primo faraone “umano” avrebbe preso il dominio come faraone egiziano.

Secondo George Syncellus, sei dinastie di dei regnarono per 11.985 anni. Il dio del fuoco Efhaestus, Helios o Sol, Agatodemon, Cronus o Saturno, Osiride e Iasi e il fratello di Osiride Typhon. I primi 9 semidei sono Horus figlio di Iasi (Iside, corsivo mio) e Osiride), Ares, Anubis, Eracle, Apollo, Amon Titoes, SOSUS e zeo, e questi 9 semidei coprirono un periodo di circa 2645 anni di regno nell’antico Egitto. Le successive dinastie di semidei, spiriti ed eroi coprirono migliaia di anni di dominio egiziano. tutto questo, secondo Syncellus, molto prima che il primo faraone ufficiale governasse l’antico Egitto come ci dice la storia tradizionale.

Perché la storia e i ricercatori hanno ignorato il Papiro di Torino e la sua cronologia? Proprio come la Lista dei Re Sumeri, che si ritiene impossibile.

“1-39 Dopo che la regalità scese dal cielo, la regalità era a Eridug. A Eridug, Alulim divenne re; ha governato per 28800 anni. Alaljar regnò per 36000 anni. 2 re; hanno governato per 64800 anni. Poi Eridug cadde e la regalità fu portata a Bad-Tibira. In Bad-tibira, En-men-lu-ana regnò per 43200 anni. En-men-gal-ana regnò per 28800 anni. Dumuzid, il pastore, regnò per 36000 anni. 3 re; hanno governato per 108000 anni. Poi Bad-tibira cadde (?) e la regalità fu portata a Larag. A Larag, En-sipad-zid-ana regnò per 28800 anni. 1 re; ha governato per 28800 anni. Poi Larag cadde (?) e la regalità fu portata a . En-men-dur-ana divenne re; ha governato per 21000 anni. 1 re; ha governato per 21000 anni. Poi cadde (?) e la regalità fu portata a Curuppag. A Curuppag, Ubara-Tutu divenne re; ha governato per 18600 anni. 1 re; ha governato per 18600 anni. In 5 città 8 re; hanno governato per 241200 anni. Poi il diluvio spazzato sopra.

Dai restanti pezzi della lista inestimabile chiamata papiro torinese, è possibile stabilire nove dinastie appartenenti ai faraoni predinastici, tra cui: i Venerabili di Memphis’, ‘i Venerabili del Nord’ e, infine, gli Shemsu Hor (i Compagni, o Seguaci, di Horus) che governarono fino al tempo di Menes.

 

Il Papiro di Torino: Venerables Shemsu-Hor, 13.420 anni; Regna prima dello Shemsu-Hor, 23.200 anni; Totale 36.620 anni’.

Le ultime due righe della colonna, che sembrano rappresentare un curriculum dell’intero documento sono estremamente interessanti e ci ricordano alla Lista dei re sumeri. Hanno letto:

‘… Venerabili Shemsu-Hor, 13.420 anni; Regnano prima degli Shemsu-Hor, 23.200 anni; Totale 36.620 anni’.

La lista dei re sumera ha un’altra storia incredibile da raccontare, e proprio come il Papiro di Torino, è stata etichettata come impossibile dalla comunità archeologica e storica. L’esemplare meglio conservato della Lista dei Re Sumeri è chiamato Prisma weld-Blundell, che è un prisma verticale inciso in argilla e cuneiforme ospitato nel Museo Ashmoleano. Il Prisma Weld-Blundell fu scritto in cuneiforme intorno al 2170 a.C. da uno scriba che firmò come Nur-Ninsubur dalla fine della dinastia Isin. Questo incredibile documento fornisce un elenco completo dei re sumeri fin dall’inizio, prima del grande diluvio, e dei 10 re che hanno vissuto prima del Diluvio che hanno vissuto per migliaia di anni. Il prisma di argilla è stato trovato a Larsa, casa del quarto re antediluviano Kichunna, a pochi chilometri a nord.

“In 5 città 8 re; hanno governato per 241200 anni. Poi il diluvio spazzato via tutto.
“Dopo che il diluvio ha travolto tutto, e la regalità era discesa dal cielo, la regalità era a Kic. A Kic, Jucur divenne re; ha governato per 1200 anni…”

Cosa ci manca e perché gli archeologi e gli studiosi tradizionali hanno deciso di ignorare questi preziosi testi antichi che registrano la vera storia e il suo inizio?

Fonte: https://www.ancient-code.com/

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Il marchio di Caino

 

Dèi e altri antenati 

Prima Parte

Non sapremo mai il nome, ammesso che ne abbia avuto uno, dell’ominide di cui Ti.it fu usato da Ninmah nella miscela genetica per creare il lavoratore degli dèi: a causa dei vari tentativi fu infatti utilizzato più di un ominide.

Ma, grazie a ulteriori scoperte su tavolette cuneiformi, sappiamo di chi era l’essenza divina o la lingua di sangue usata in quel processo.

Ha importanza? Forse non molta, tenuto conto dei vari altri antenati genealogici e genetici che l’uomo terrestre ha avuto nel corso del tempo.

Ma se certi geni non muoiono mai, allora la questione è interessante, almeno dal punto di vista dal cosa sarebbe successo se, dato che la storia del genere umano, fin dagli inizi biblici, non è una odissea a lieto fine.

E’ un racconto più straziante di quelli di che Shakespeare od Omero abbiano mai potuto concepire: una creatura mirabile, “l’Adamo”, viene realmente creata per essere uno schiavo; messo in un rigoglioso Eden, il suo soggiorno viene interrotto per aver disobbedito a dio.

Reso in grado di procreare, Adamo è condannato a sbarcare il lunario lavorando la terra arrida, mentre Eva è destinata a partorire nel dolore. Mettono al mondo due figli, e sulla terra ci sono così quattro esseri umani; poi caino (un raccoglitore), geloso di Abele (un pastore), uccide suo fratello, riducendo il genere umano a tre individui…

Schiavitù, disobbedienza, fratricidio: fanno parte del nostro corredo genetico perché abbiamo ereditato in massima parte il DNA del regno animale terrestre o perché la linea di sangue selezionata dagli Anunnaki, i “geni alieni”, era quella di un giovane ribelle che aveva incitato i suoi compagni a uccidere Enlil?

Mentre in alcuni testi, compresi i riferienti alla creazione dell’uomo nell’Epica della Creazione, il dio il cui sangue fu usato venne giustiziato per essere stato il capo dei ribelli, altre versioni dell’Atra –Hasis spiegano che la scelta fu dovuta al fatto che il dio aveva il Te’ema giusto, tradotto con “essenza vitale” o “personalità” 8dal punto di vista genetico).

Dove non sono andati perduti del tutto, i segni cuneiformi che indicano il suo nome venivano letti Wéila (in accadico); nuove scoperte di tavolette effettuate a Sippar negli anni ’90 da archeologi iracheni lo chiamavano Alla in accadico e Nagar in sumero, un nome-epiteto che significa “artigiano del metallo”, specificatamente del rame.

Questo potrebbe suggerire una scelta deliberata (piuttosto che una semplice punizione), in considerazione del fatto anche il Nachash serpente/conoscitore di segreti nel racconto bibblico del giardino dell’eden deriva dalla stessa radice verbale in cui deriva Nechoshet, che in ebraico significa rame.

Il fatto che Nagar (e la sua sposa Allatum) siano elencati tra le divinità di Enki nelle varie liste di dèi rafforza il suo ruolo di capo nella insurrezione contro Enil.

Gli studiosi biblici concordano che l’episodio di Caino e Abele rientri nel conflitto interminabile e universale fra agricoltori e pastori per il controllo di terra e acqua.

Tali conflitti sono descritti nei testi sumeri come parte della storia dei primordi dell’umanità, un tema trattato in un testo chiamato dagli studiosi il mito del bestiame e del grano, in cui Enlil, è la divinità dell’Anshan (grano e agricoltura) ed Enki il dio del Lahar (gregge e pastorizia), ruoli portati avanti dal figlio di Enlil Ninurta, che (come raffigurato sul sigillo cilindrico VA-243, vedi figura) diede l’aratro agli uomini, e dal figlio di Enki Dumuzi, che era un pastore.

Come in altri esempi, la Bibbia ha fuso le due divinità (Enlil ed Enki) in un solo “Jahwe”  che accetta gli agnelli offertigli dal pastore (Abele), ma ignora le offerte dei “frutti della terra” fattegli dall’agricoltore (Caino).

Proseguendo il racconto di caino e Abele, la Bibbia dedica il resto del capitolo 4 della Genesi a caino e ai suoi discendenti. Timoroso di essere ucciso per il suo peccato, Caino riceve da Dio un “segno” protettivo visibile (il “marchio di Caino tanto amato dai predicatori della domenica) che durerà per “sette” generazioni.

(Se era trasmissibile di generazione in generazione, dev’essere stato un marcatore genetico).

Come nel racconto del Diluvio lo stesso “Jahweh”, che ce l’aveva con il genere umano ha cercato di eliminarlo ha poi fatto in modo di salvarlo attraverso Noè, anche qui “Jahweh”, dopo aver ignorato, condannato e punito Caino gli concede protezione e salvezza.

Ancora una volta vediamo che la Bibbia  unisce le azioni di Enki a quelle di Enlil attribuendole a un’unica divinità chiamata Jahweh.

Come viene risposto alla domanda di Mosè (Esodo 3,14), il nome significa “io sono colui che sono, un Dio universale che un volta agisce attraverso/come Enlil e un’altra attraverso/come Enki, o a volte mediante altre entità (dèi) che fungono da suoi emissari.

Continua nella “seconda parte” QUI – la “prima parte” che avete già letto) è solo riportata.

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CAINO

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I FIGLI DI DIO

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dal Sito Web Mystae ricuperato a traverso il Sito Web WayBackMachine traduzione di Claudiordali Versione originale in inglese

I Vigilanti Sumeri

“… L’uomo e le prime civiltà umane avevano una mentalità profondamente diversa dalla nostra. In effetti, gli uomini e le donne non erano consapevoli come lo siamo noi e non erano responsabili delle loro azioni, quindi non possiamo dar loro alcun credito o colpa per tutto ciò che è stato fatto in tutti questi millenni di tempo. Ogni persona aveva una parte del suo sistema nervoso che era divina e dalla quale prendeva ordini come qualsiasi schiavo; una voce o più voci che, a tutti gli effetti, costituiva ciò che noi chiamiamo arbitrio o volizione e conferiva potere a ciò che veniva comandato, collegandolo alle voci allucinatorie degli altri tramite una gerarchia definita attentamente.” “…La sorprendente corrispondenza, dall’Egitto al Perù, da Ur allo Yucatan, ovunque siano sorte delle civiltà, delle pratiche di morte, delle idolatrie, del governo divino e delle voci allucinatorie, fa da testimone all’idea di una mentalità diversa dalla nostra”. “Gli dèi non erano in alcun modo il “frutto dell’immaginazione” di nessuno: erano la volontà dell’uomo: occupavano il suo sistema nervoso, probabilmente il suo emisfero destro e, attraverso le memorie delle esperienze ammonitrici e ricettive, le trasmutavano in discorsi articolati che quindi “dicevano” all’uomo cosa fare”. “In tutta la Mesopotamia, fin dai primi tempi di Sumer e Akkad, tutte le terre erano possedute dagli dèi e gli uomini erano loro schiavi. I testi cuneiformi non lasciano alcun dubbio. Ogni città stato aveva il suo dio principale, e il re veniva raffigurato nei primi documenti scritti come il ‘fittavolo del dio’.” – Julian Jaynes, Il Crollo del la Mente Bicamerale e l’Origine della Coscienza

“… Gli Accadi chiamarono i loro predecessori Sumeri e parlarono della Terra di Sumer. “Infatti, si trattava della biblica Terra di Shin’ a r : era la terra il cui nome Shumer significava letteralmente la Terra dei Vigilanti. Si trattava infatti dell’egiziana Ta Neter, La Terra dei Vigilanti, il luogo da cui gli dèi vennero in Egitto.” Zecharia Sitchin, Genesis Revisited

“Fu da quel pianeta [Nibiru], che i testi sumeri ripetutamente e insistentemente dichiararono che gli Anunnaki vennero sulla Terra. Il termine significa letteralmente” Quelli che dal Cielo Vennero sulla Terra.” Nella Bibbia si parla di loro come gli Anakim, e nel Capitolo 6 della Genesi sono chiamati anche Nefilim, che in ebraico significa la stessa cosa: Quelli Che Sono Scesi dai Cieli sulla Terra.” Zecharia Sitchin, Genesis Revisited

“Gli Anakim potrebbero essere stati i colonizzatori dei greco micenei, appartenenti alla confederazione dei Popoli del Mare, che causarono all’Egitto molti problemi nel quattordicesimo secolo a.C. I mitografi greci raccontarono del Gigante Anax (“re”), il figlio del Cielo e di Madre Terra che governava Anactoria (Mileto), in Asia Minore. Secondo Apollodoro, lo scheletro di Asterio (“stellato”), il successore di Anax, misurava dieci cubiti, mentre Akakes, il plurale di Anax, era un epiteto comune per gli dèi greci. I commentatori del Talmud di solito riportano che gli Anakim erano alti tremila cubiti.” – Robert Graves e Raphael Patai, I Miti Ebraici

Gli Ntr degli Egiziani

Esistono le prove archeologiche della forte connessione culturale tra Sumer e l’antico Egitto.

“In egiziano, Ptah e gli altri dèi venivano chiamati Ntr, ovvero ‘Guardiano, Vigilante‘.” – Zecharia Sitchin, Guerre Atomiche al Tempo degli Dèi

Durante la favolosa “Prima Volta, o Zep Tepi, quando gli dèi governarono nel loro paese, dissero che si trattava di un’epoca d’oro durante la quale le acque dell’abisso si ritirarono, l’oscurità primordiale fu bandita e all’umanità, emergendo dalla luce, furono offerti i doni della civiltà. Parlarono anche di intermediari tra le divinità e gli uomini, gli Urshu, una categoria di divinità minori il cui titolo significava “i Vigilanti“. Conservarono ricordi particolarmente vividi degli stessi dèi, esseri potenti e meravigliosi chiamati Neteru, che vissero sulla terra con il genere umano ed esercitarono la loro sovranità da Eliopoli e da altri santuari su e giù per il Nilo. Alcuni di questi Neteru erano maschi e possedevano dei poteri soprannaturali che includevano la capacità di apparire come uomini o donne, o come animali, uccelli, rettili, alberi e piante. Paradossalmente, le loro parole e le loro azioni sembravano riflettere le passioni e le preoccupazioni umane. Analogamente, in determinate circostanze potevano ammalarsi, o addirittura morire o essere uccisi.”

“Manda lo scriba Nebseni, la cui parola è verità, dai Vigilanti che portano coltelli assassini, che possiedono dita crudeli e che ucciderebbero coloro che sono al seguito di Osiride.” Che questi Vigilanti non acquisiscano mai il dominio su di me e che io non possa mai cadere sotto i loro coltelli! Chi sono questi Vigilanti? “Sono Anubi e Horus, [quest’ultimo] nella forma di Horus il cieco. Tuttavia, altri dicono che sono i Tchatcha (i principi sovrani di Osiride) che annientano le operazioni dei loro coltelli, e altri dicono che sono i capi della camera Sheniu.

“Possano i loro coltelli non acquisire mai il controllo su di me. Possa io non cadere mai sotto i coltelli con cui infliggono torture crudeli. Poiché conosco i loro nomi e conosco Matchet, che è tra loro nella Casa di Osiride. Spara fuori raggi di luce dai suoi occhi rimanendo invisibile, e va in giro per i cieli avvolto nelle fiamme che escono dalla sua bocca, comandando Hapi, ma rimanendo sempre invisibile. Possa io essere forte sulla terra davanti a Ra, possa arrivare sano e salvo alla presenza di Osiride. O voi che presiedete i vostri altari, non lasciate che mi manchino le vostre offerte, poiché io sono uno di coloro che seguono Nebertcher secondo gli scritti di Khepera. Lasciatemi volare come un falco, fatemi ridere come un’oca, lasciatemi giacere sempre come la dea serpente Neheb-ka.” Il Libro Egiziano dei Morti

“Gli Egiziani scrissero che vennero in Egitto da Ta-Ur, la “Terra Lontana e Straniera” il cui nome Ur significa “la più antica”, ma poteva anche essere il vero nome del luogo, un posto conosciuto dagli archivi mesopotamici e biblici: l’antica città di Ur nel sud della Mesopotamia. Inoltre, gli stretti del Mar Rosso che collegavano la Mesopotamia con l’Egitto, erano chiamati Ta-Neter, il “Luogo degli Dèi”, il passaggio attraverso il quale erano venuti in Egitto. Che i primi dèi vennero dalle terre bibliche di Shem, è ulteriormente confermato dal fatto sconcertante che i nomi di questi antichi dèi erano di origine “semitica” (accadica). Per cui Ptah, che non aveva alcun significato in egiziano, nelle lingue semitiche significava “colui che modellava le cose intagliandole e aprendole”. Zecharia Sitchin, The Wars of Gods and Men

“La leggenda di Votan, che costruì la prima città che fu la culla della civiltà mesoamericana, fu scritta dai cronisti spagnoli dalle tradizioni orali dei Maya. Riportava che l’emblema di Votan era il serpente;” era un discendente dei Guardiani, della razza di Can. “Guardiani” era il significato del termine egiziano Neteru (ossia “dèi”). Studi come quello di Zelia Nuttal (Papers of the Peabody Museum) suggerirono che Can fosse una variante di Canaan, che (secondo la Bibbia) era un membro dei popoli Camiti africani e una nazione alleata degli Egiziani.” – Zecharia Sitchin, When Time Began

 Bene Elohim

Da notare che il plurale Dèi elohim appare nei primi testi ebraici, anche se nei testi moderni viene tradotto come Dio (El).

“… I figli degli dèi (bene ha-elohim’) videro che le figlie degli uomini erano belle…” – Genesi 6: 2.

“I figli di Dio (o fanciulli di Dio, ‘bene elohim‘ e varianti) sono i membri divini del luogo celeste di Dio … Il titolo ‘figli / fanciulli di Dio’ proviene dalla mitologia ugaritica, in cui gli dèi sono collettivamente i ‘figli di El‘ … Il termine figli / fanciulli di Dio si trova anche nelle iscrizioni fenicie e ammonite, dove si riferisce al pantheon delle divinità subordinate, stando quindi a indicare che era diffuso nelle religioni semitiche occidentali.” – The Oxford Companion to the Bible

“I Vigilanti erano” una razza specifica di esseri divini conosciuti in ebraico come nun resh ‘ayin, ‘irin ‘(resh ‘ayin, ‘ir’ al singolare), che significa ‘quelli che guardano’ o ‘quelli che sono svegli’, e che viene tradotto in greco come Egregoroi, egregoris o grigori, che significa “vigilanti“. Questi Vigilanti sono presenti principalmente nelle pagine delle opere pseudepigrafe e apocrife di origine ebraica, come il Libro di Enoch e il Libro dei Giubilei. Secondo la tradizione ebraica, la loro progenie è chiamata nephilim, una parola ebraica che significa “coloro che sono caduti” o “i caduti”, tradotto in greco come gigantez, gigantes o “giganti” – una razza mostruosa presente nella Teogonia dello scrittore ellenico Esiodo (circa il 907 a.C.).” – Andrew Collins, From the Ashes of Angels – The Forbidden Legacy of a Fallen Race (1996) pag. 3.

“L’affermazione (Genesi 6: 1) che i “figli di Dio” sposarono le figlie degli uomini, viene spiegata della caduta degli angeli in Enoch vi-xi, e nei codici, D, E, F e A della Septuaginta, in cui “figli di Dio” viene letto frequentemente con oi aggeloi tou qeou [‘angeli di Dio’]. Sfortunatamente, i codici B e C sono imperfetti in Genesi vi, ma è probabile che anche in questo passaggio si leggano oi aggeloi, in quando rendono costantemente l’espressione “figli di Dio”; cfr. Giobbe 1, 6, ii, 1 xxxviii, 7; d’altro canto, vedere Salmi ii, 1; lxxxviii, e (la Septuaginta). Filone, nel commentare il brano del suo trattato “Quod Deus sit immutabilis“, i, seguì la Septuaginta.”

“Gli angeli giunsero tardi nella teologia ebraica, generalmente dai miti non ebraici orientali. I primi libri della Bibbia parlano di alcune vaghe creature celesti chiamati malachim (al singolare, malach). Sebbene malach venga solitamente tradotto con angelo, il suo significato letterale è messaggero.” Harry Gersh, The Sacred Books of the Jews

“L’angelo del Signore trovò Agar presso una sorgente nel deserto, presso la sorgente che si trova sulla strada di Shur.” – Genesi 16: 7

“All’inizio gli angeli vengono considerati in modo piuttosto impersonale (Genesi xvi, 7). Sono i vice-reggenti di Dio e vengono spesso identificati negli Autori del messaggio (Genesi xlviii, 15-16). Anche se leggiamo degli “Angeli di Dio” che incontrano Giacobbe (Genesi xxxii, 1) altre volte leggiamo di uno che viene definito “l’Angelo di Dio” per eccellenza, come ad esempio in Genesi xxxi, 11.” – Hugh Pope, The Catholic Encyclopedia

“Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e disse: Abrahamo, Abrahamo!” – Genesi 22: 11

“È vero che, a causa dell’idioma ebraico, questo possa significare non più di “angelo di Dio”, e la Bibbia dei Settanta lo scrive, a piacimento, sia con che senza l’articolo; eppure i tre visitatori di Mambre sembrano essere stati di rango diverso, sebbene San Paolo (Ebrei xiii, 2) li considerasse equamente tutti angeli: come si sviluppa la storia in Genesi xiii, l’oratore è sempre “il Signore”. Così nel racconto dell’Angelo del Signore che fece visita a Gedeone (Giudici vi), il visitatore viene alternativamente definito sia come “l’Angelo del Signore” che come “il Signore”. Allo stesso modo, in Giudici xiii appare l’Angelo del Signore …“ – Hugh Pope, The Catholic Encyclopedia

“Così Manoah prese il capretto e l’offerta di cibo e lo sacrificò su una pietra al Signore. Allora il Signore fece una cosa straordinaria mentre Manoah e sua moglie guardavano: come la fiamma saliva dall’altare verso il cielo, l’Angelo del Signore salì nella fiamma. Al vedere questo, Manoah e sua moglie caddero con la faccia a terra. L’Angelo del Signore non si mostrò più nè a Manoah nè a sua moglie. Solo allora Manoah si rese conto che quello era l’Angelo del Signore. Manoah disse dunque a sua moglie: Moriremo certamente, perché abbiamo visto Dio.” – Giudici 13: 19-22

“Questa mancanza di chiarezza è particolarmente evidente nei vari racconti sull’Angelo dell’Esodo. In Giudici vi, che abbiamo appena menzionato, la Septuaginta è molto attenta nel trasformare la parola ebraica per “Signore” in “l’Angelo del Signore”, ma nella storia dell’Esodo è il Signore che sta davanti a loro in una colonna di nuvola (Esodo xiii 21) e la Septuaginta non effettua modifiche (cfr. anche Numeri xiv, 14 e Neemia ix, 7-20).” – Hugh Pope, The Catholic Encyclopedia

“Il Signore andava davanti a loro, di giorno in una colonna di nuvola per guidarli nella via, e di notte in una colonna di fuoco per far loro luce, in modo che potessero viaggiare di giorno e di notte.” – Esodo 13: 21

“Tuttavia in Esodo xiv 19, la guida viene chiamata ‘l’Angelo di Dio. Quando passiamo a Esodo xxxiii, dove Dio è arrabbiato con il suo popolo perché adorava il vitello d’oro, è difficile non capire che finora è stato Dio stesso a far da guida e che ora si rifiuta di accompagnarli ancora. Dio offre al suo posto un angelo, ma alla richiesta di Mosè Egli dice (14) “La mia presenza ti precederà”, che la Settanta traduce con autoV sebbene il versetto seguente mostri che questa traduzione è chiaramente impossibile, poiché Mosè obietta: “Se la tua presenza non viene con me, non farci partire da qui.” Ma cosa vuol dire Dio con “la mia presenza”? E’ possibile che voglia intendere un qualche angelo di alto rango, come in Isaia lxiii, 9 (cfr Tobia xii, 15)? Non può essere che intenda dire Angelo di Dio (cfr Numeri xx, 16)?” Hugh Pope, The Catholic Encyclopedia

“Egli [il Signore] disse: “Essi sono sicuramente il mio popolo, i figli che non agiranno falsamente”; e così divenne il loro Salvatore. In ogni loro angoscia egli fu angosciato, e l’Angelo della sua presenza li salvò. Nel suo amore e nella sua misericordia li redense; li sollevò e li portò tutti i giorni del passato. Ma essi si ribellarono e addolorarono il suo Santo Spirito; perciò egli divenne loro nemico e combatté contro di loro.” – Isaia 63: 8-10

“Sia il testo masoretico che la Vulgata, in Esodo iii, xix e xx rappresentano chiaramente l’Essere Supremo come appare a Mosè nel roveto e sul Monte Sinai, mentre la versione dei Settanta, pur essendo d’accordo che fu Dio in persona a dargli le Leggi, dice che fu “l’angelo del Signore” ad apparire nel roveto.” Hugh Pope, The Catholic Encyclopedia

“L’Angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco, in mezzo a un roveto. Mosè guardò ed ecco il roveto che bruciava col fuoco, ma il roveto non si consumava. Allora Mosè disse: “Andrò a vedere questo strano spettacolo; perché mai il roveto non si consuma.” Quando il Signore vide che era andato a guardare, Dio lo chiamò dal mezzo del roveto: “Mosè! Mosè!’” – Esodo 3: 2-4

“Ai tempi del Nuovo Testamento prevaleva il punto di vista della Septuaginta, per cui non solo fu l’angelo del Signore ad apparire nel roveto e non Dio, ma l’angelo fu anche colui che consegnò le Leggi (cfr. Galati iii 19; Ebrei ii 2; Atti vii 30).” – Hugh Pope, The Catholic Encyclopedia

“La legge fu promulgata dagli angeli tramite un mediatore.” – Galati 3: 19

“Il personaggio del “l’angelo del Signore” trova una contropartita nella personificazione della Saggezza nel libro della Sapienza e almeno in un brano (Zaccaria iii 1) sembra rappresentare quel “figlio dell’uomo” che Daniele (vii 13) vide davanti “l’Antico dei Giorni”. Disse Zaccaria: “E il Signore mi fece vedere il sommo sacerdote Gesù davanti all’angelo del Signore, e Satana che stava alla sua destra per essere il Suo avversario”. – Hugh Pope, The Catholic Encyclopedia

A differenza dei “messaggeri” che nel Libro della Genesi potrebbero essere scambiati per uomini, l’angelo di Daniele risplendeva nella sua divinità.

“Alzai lo sguardo e davanti a me c’era un uomo vestito di lino, con una cintura d’oro di Ufaz intorno alla vita. Il suo corpo era come il topazio, la sua faccia come un fulmine, gli occhi come torce fiammeggianti, le braccia e le gambe come il bronzo lucidato e il suono della sua voce era come il rumore di una moltitudine.

Soltanto io Daniele vidi la visione, gli uomini con me non la videro, ma un grande terrore piombò su di loro e fuggirono a nascondersi.” Daniele 10: 5-7

“Gli ultimi libri biblici svilupparono l’idea dei malachim [messaggeri], ma fu solo nel Libro di Daniele, scritto nel II secolo a.C., che alcune di queste creature celesti ricevettero dei nomi. Daniele menziona Gabriele (geber significa uomo, El è Dio) e Michele: i successivi libri non canonici costruirono un’intera gerarchia di angeli guidata da Metatron, il principe delle schiere celesti.” Harry Gersh, The Sacred Books of the Jews

“Negli scritti ebraici, il termine “Schiere Celesti” non solo include i consiglieri e gli emissari di Geova, ma anche i luminari celesti; le stelle, che in Oriente si immaginava fossero delle intelligenze animate che determinano la buona e cattiva sorte degli uomini, vengono identificate con i messaggeri e gli angeli personificati che eseguono i decreti divini e la cui predominanza in cielo è in misteriosa corrispondenza e relazione con i poteri e i domini della terra. In Giobbe vengono identificate le Stelle del Mattino e i Figli di Dio; si uniscono allo stesso coro dell’Onnipotente; sono entrambi suscettibili alla gioia; camminano nello splendore e sono soggette ad apparire impure e imperfette agli occhi di Dio.” Albert Pike, Morals and Dogma

“Egli [re Giosia] eliminò i sacerdoti pagani nominati dai re di Giuda per bruciare incenso sugli alti luoghi nelle città di Giuda e nei dintorni di Gerusalemme, e quelli che bruciavano incenso a Baal, al sole, alla luna, alle costellazioni dello zodiaco [Mazzaloth] e a tutti gli eserciti del cielo.” II Re 23: 5

“Puoi far apparire le costellazioni [Mazzaloth] alle loro stagioni [un riferimento ai dodici segni dello Zodiaco] o guidare l’Orsa maggiore [Arturo] con i suoi cuccioli?” Giobbe 38: 32  Arturo è l’Orsa Maggiore e le tre stelle nella sua coda sono i cuccioli.  

La Tradizione Apocrifa

Circa nel 150 a.C., l’autore di 1 Enoc scrisse del suo viaggio incantato in cielo, dove vide gli angeli e la loro gloria.

“E questi sono i nomi dei santi angeli che vigilavano: Uriele, uno degli angeli santi, quello che sta sopra il mondo e sopra il Tartaro. Raffaele, uno degli angeli santi, quello degli spiriti degli uomini. Raguele, uno degli angeli santi vendicatore del mondo e dei luminari. Michele, uno degli angeli santi che era comandato sulla bontà dell’umanità e sul caos. Sarcaele, uno degli angeli santi che era preposto sugli spiriti degli uomini che peccano nello spirito. Gabriele, uno degli angeli santi che era preposto al Paradiso, ai serpenti e ai Cherubini. Remiele, uno degli angeli santi che Dio mise sopra coloro che resuscitano.” 1 Enoc 20: 1-8

I proseliti degli Esseni giurarono di “preservare i libri appartenenti alla loro setta e i nomi degli angeli”. (Flavio Giuseppe, Guerre Giudaiche, Libro 2, Capitolo 8, Verso 7). Il Primo libro di Enoc è stato il primo pezzo di letteratura ebraica che descrive una classe di angeli, i Vigilanti, che sono positivamente malvagi e che conducono i morti in un luogo di tormento eterno.

“E tutti gli angeli eseguiranno i loro compiti e cercheranno di nascondersi dalla presenza del Grande di Gloria, e i figli della terra tremeranno e si agiteranno, e voi peccatori sarete maledetti per sempre e non avrete pace.” – 1 Enoc 102: 3

“Ai tempi antichi, il Libro dei Giubilei era anche conosciuto come l’Apocalisse di Mosè, poiché si pensava fosse stato scritto da Mosè sul Monte Sinai dopo che un angelo gli dettò le storie dei tempi passati. (Tuttavia, gli studiosi credono che l’opera sia stata composta nel II secolo a.C.).” – Zecharia Sitchin, Le Astronavi del Sinai

“Poiché ai quei tempi gli angeli del Signore scesero sulla terra, quelli vennero chiamati i Vigilanti, che dovevano istruire i figli degli uomini e che dovevano portare giudizio e rettitudine sulla terra.” – Il Libro dei Giubilei

“Secondo il Libro dei Giubilei, i Vigilanti sono i figli di Dio (Genesi 6) inviati dal cielo per istruire i figli degli uomini. Caddero dopo essere discesi sulla terra e aver coabitato con le figlie degli uomini, atto per il quale furono condannati (così riporta la leggenda) e divennero degli angeli caduti. Tuttavia, non discesero tutti i Vigilanti: quelli che rimasero in cielo sono chiamati i Vigilanti santi e risiedono nel quinto Cielo. I Vigilanti malvagi vivono nel terzo Cielo o all’inferno.” Gustav Davidson, A Dictionary of Angels

“Diversi frammenti con dei chiari elementi Qumranici (4Q286-287, 4Q385-389, 4Q390…) comparano Belial con gli angeli di MA&+EMOWT (‘ostilità’), mentre il Libro dei Giubilei introduce Mastema/Satana nella sua storia sugli spiriti dei giganti, la progenie dei Vigilanti caduti (Giubilei 10: 8,11, vedi anche 11: 5,11; 17:16; 18: 9,12; 19:28; 48: 2,9,12,15). Notate che secondo i Giubilei, gli angeli di MA&+EMOWT sarebbero gli spiriti dei giganti, la progenie dei matrimoni degli angeli, un decimo dei quali diventeranno i servi di Mastema che condurranno fuori strada e puniranno l’umanità, mentre 4Q390 li rende i responsabili per aver ispirato i figli di Aronne a profanare il Tempio per mezzo di matrimoni illegittimi e atti di violenza.” David W. Suter, Ioudaios Review, Vol. 3.019, Luglio 1993

“Secondo il Libro dei Giubilei, Enoc… testimoniò che i Vigilanti avevano peccato con le figlie degli uomini; testimoniò contro tutti loro.” Fu per proteggerlo dalla vendetta degli angeli peccatori del Signore, che “venne preso tra i figli degli uomini e fu condotto nel Giardino dell’Eden.” Zecharia Sitchin, Le Astronavi del Sinai

“Io Enoc stavo benedicendo il Signore della maestà e il Re dei secoli, quando i Vigilanti mi chiamarono Enoc lo scriba e mi dissero:” Enoc, scriba della giustizia, vai e narra dei Vigilanti che hanno lasciato l’alto dei cieli, il luogo eterno e santo, e si sono contaminati con le donne e ha fatto come fanno i figli della terra, e hanno preso delle mogli: “Avete fatto una grande distruzione sulla terra: non avrete né pace né perdono per i vostri peccati: nella misura in cui si dilettano coi loro figli, vedranno l’omicidio dei loro cari, e lamenteranno la distruzione dei loro figli e supplicheranno per l’eternità, ma non otterranno né misericordia né pace.” – 1 Enoc 10: 3-8 Come riportato nei Rotoli del Mar Morto:

“…Ai tempi di Iared, duecento Vigilanti “discesero” su “Ardis”, la cima del monte Hermon, un luogo mitico equiparato alle tre vette di Jebel esh Sheikh (2.800 metri), posto nella regione più settentrionale dell’antica Palestina. Ai tempi dell’Antico Testamento, le sue cime innevate venivano venerate come sacre da molti popoli che abitavano la Terra Santa; si pensò anche che si trattasse del sito della Trasfigurazione di Cristo, dove i discepoli videro il loro Signore ‘trasfigurarsi davanti a loro’.

Su quella montagna i Vigilanti fecero un giuramento e si legarono l’un l’altro con “imprecazioni reciproche”, conoscendo apparentemente molto bene le conseguenze che le loro azioni avrebbero avuto sia per loro stessi che per l’umanità. Fu un patto commemorato nel nome dato al luogo della loro “caduta”, poiché in ebraico la parola Hermon, o harem, si traduce con ‘maledizione’.” – Andrew Collins, From the Ashes of Angels – The Forbidden Legacy of a Fallen Race (1996) pagg. 23-24

“Per tempo, ognuno dei 200 prese una moglie terrena. Queste unioni produssero bambini di dimensioni straordinarie, che divorarono rapidamente il cibo di tutto il mondo. Per soddisfare i loro enormi appetiti, i bambini-angelo vagarono per la terra massacrando ogni specie di uccelli, bestie, rettili e pesci. Alla fine, le creature fameliche si divorarono l’un l’altra, strappando la carne dalle ossa dei loro compagni e placando la loro sete con fiumi di sangue. Quando questa ondata di distruzione investì la terra, le angosce dell’umanità arrivarono a quattro potenti arcangeli, Uriele, Raffaele, Gabriele e Michele, che su ordine di Dio diedero vita a una rapida punizione. Prima Uriele scese sulla terra per avvertire Noè dell’imminente diluvio, consigliandogli di costruire un’arca per portare in salvo la sua famiglia e fare un serraglio per le creature. Quindi Raffaele si gettò sul capo dei Vigilanti, lo legò mani e piedi e lo spinse nelle tenebre eterne. Successivamente, Gabriele, incaricato di uccidere la progenie dei dissidenti, incoraggiò i mostruosi bambini angelo a divorarsi l’un l’altro. Alla fine, Michele rinchiuse i restanti Vigilanti, li costrinse ad assistere alla morte della loro progenie e li condannò al tormento eterno. Solo allora i cieli si aprirono e lavarono via le ultime tracce di distruzione che avevano portato gli angeli caduti.” – Cosmic Duality

“Gli altri Vigilanti furono accusati di aver rivelato a una razza mortale la conoscenza di molte arti scientifiche, come la conoscenza delle nuvole o meteorologia, i “segni della terra”, probabilmente la geodesia e la geografia, come anche l’astronomia e i “segni” o passaggi dei corpi celesti, tipo il sole e la luna. Si dice che Semeyaza [il capo dei Vigilanti] abbia insegnato agli uomini come fare “incantesimi e talee”, un riferimento alle arti magiche … Uno di loro, Penemue, insegnava “il dolce e l’amaro”, un chiaro riferimento all’uso di erbe e spezie negli alimenti, mentre istruiva gli uomini sull’uso della “carta e dell’inchiostro”, sottintendendo che i Vigilanti introdussero le prime forme di scrittura. Molto più inquietante era Kisdeja, che si dice abbia mostrato ai figli degli uomini tutte le cattive azioni degli spiriti e dei demoni, e come colpire l’embrione nel grembo materno affinché possa morire.” In altre parole, insegnò alle donne come abortire.” Andrew Collins, From the Ashes of Angels – The Forbidden Legacy of a Fallen Race (1996) pag. 26

“Ho visto i Vigilanti in una visione, in un sogno: dico che due (uomini) stavano combattendo sopra di me, … stavano ingaggiando una bella sfida su di me. Chiesi loro: “Chi siete, chi vi ha autorizzati a stare su di me?” Mi risposero: “Siamo stati autorizzati a dominare tutta l’umanità.” Mi dissero: “Chi scegli fra noi per farti governare?” Alzai gli occhi e guardai. [Uno] di loro aveva un aspetto terrificante, era come un serpente, il suo manto aveva molti colori ed era molto scuro … [Guardai di nuovo], e … il suo aspetto, il suo volto era come quello di una vipera, e vestiva eccessivamente, tutto pieno di occhi …]”

“[Gli risposi] ‘Questo [Vigilante] chi è?’ Mi rispose, ‘Questo Vigilante… e i suoi tre nomi sono Belial, Principe delle Tenebre e Re del Male.’” – “Testamento di Amram” (4Q535, Manoscritto B)

Ad uno ad uno gli angeli del cielo furono nominati da Dio per procedere contro i Vigilanti e la loro progenie, i Nephilim, descritti come “i bastardi, i reprobi e i figli della fornicazione”. Azazel venne legato mani e piedi e gettato per l’eternità nell’oscurità di un deserto chiamato Dudael. Su di lui furono poste “rocce grezze e frastagliate” e qui rimarrà per sempre fino al Giorno del giudizio, quando sarà “gettato nel fuoco” per i suoi peccati. Per aver preso parte nella corruzione dell’umanità, i Vigilanti furono costretti ad assistere al massacro dei loro stessi figli, prima di essere gettati in una specie di prigione celeste, un “abisso di fuoco”.

Sebbene Semeyaza, il capo dei Vigilanti, fu gettato in questo abisso insieme ai suoi fratelli, in altre versioni della storia subisce una punizione più drammatica. Poiché fu tentato da una bella fanciulla mortale di nome Ishtahar, a rivelare il Nome esplicito di Dio in cambio di un’offerta di piacere carnale, egli venne legato e incatenato e poi fu appeso a testa in giù per l’eternità, tra il cielo e la terra, nella costellazione di Orione.” Andrew Collins, From the Ashes of Angels – The Forbidden Legacy of a Fallen Race (1996) pag. 26

“Questi spiriti furono rinchiusi nella terra, ma Mastema persuase Dio a tenerne fuori uno su dieci per tentare l’umanità fino al giudizio e per commettere ogni forma di trasgressione.

“Nel Giorno del Giudizio tutti questi spiriti saranno consegnati al tormento eterno e l’umanità verrà rinnovata nello spirito per le generazioni di Adamo: “E i giorni cominceranno a crescere e aumentare tra i figli degli uomini fino ad arrivare a migliaia di anni …E non ci sarà nessun vecchio … poiché saranno tutti giovani e bambini.”

“L’Albero della Vita, fragrante e meraviglioso da contemplare, tornerà al centro della terra, e la Nuova Gerusalemme sarà costruita da Dio, proprio come descritto nell’Apocalisse.” Chris King, “The Apocalyptic Tradition”

“La corruzione, che è rimasta nel mondo dopo l’imprigionamento dei Vigilanti e la morte della loro progenie Nephilim, deve essere spazzata via da una serie di catastrofi globali, che termineranno nel Diluvio Universale, molto familiare per le tradizioni bibliche. In un racconto drammatico sulla piaga dei Nephilim, questa distruzione di massa viene vista in termini di una conflagrazione onnicomprensiva inviata dagli angeli del paradiso sotto forma di “fuoco, nafta e zolfo”. Nessuno sopravvivrà a questi cataclismi di fuoco e acqua per il “seme” di Noè, dalla cui stirpe nascerà la futura razza umana.” Andrew Collins, From the Ashes of Angels – The Forbidden Legacy of a Fallen Race (1996) pag. 28

“E ora i giganti, che sono il prodotto dello spirito e della carne, saranno chiamati gli spiriti malvagi sulla terra, e la terra sarà la loro dimora. Gli spiriti malvagi precedevano i loro corpi, perché nacquero dagli uomini e le loro origini provengono dai Vigilanti santi: saranno gli spiriti malvagi sulla terra e saranno chiamati spiriti malvagi. [Siccome per gli spiriti del cielo, il cielo è la loro dimora, per gli spiriti della terra che sono nati sulla terra, la terra sarà la loro dimora.] E gli spiriti dei giganti affliggono, opprimono, distruggono attaccano, combattono e distruggono la terra e causano guai: non prendono cibo, ma hanno sempre fame e sete e commettono crimini. Questi spiriti si leveranno contro i figli degli uomini e contro le donne, perché da loro provengono.” 1 Enoc 8: 12

“La spiegazione di questo mito, che è stato un ostacolo per i teologi, potrebbe essere l’arrivo in Palestina di barbari e mandriani ebrei molto alti all’inizio del secondo millennio a.C., e il loro contatto, tramite il matrimonio, con la civiltà asiatica. “Figli di El” in questo senso significherebbe “mandriani adoratori del Dio Toro semita”; “Figlie di Adamo” significherebbe “donne del suolo” (adama), vale a dire, le campagnole di Canaan adoratrici della Dea, note per le loro orge e la prostituzione prematrimoniale. Se così fosse, questo evento storico venne intrecciato con il mito ugaritico di come El sedusse due donne mortali e generò dei figli divini, vale a dire Shahar (‘Alba’) e Shalem (‘Perfetto’). Shahar appare come una divinità alata in Salmi 139: 9, e suo figlio, secondo Isaia 14: 12, era l’angelo caduto Helel.

Le unioni tra dèi e mortali, cioè tra re o regine e popolani, si verificano frequentemente nel mito mediterraneo e mediorientale. Poiché il giudaismo successivo rigettò tutte le divinità tranne il proprio Dio trascendente, e poiché non si sposò mai e non si accoppiò con nessuna femmina, Rabbi Shimon ben Yohai in Genesi Rabba, si sentì obbligato a maledire tutti quelli che leggevano “Figli di Dio” in senso ugaritico. Chiaramente, un tale interpretazione era ancora attuale nel II secolo d.C. Finì solo quando Bene Elohim significò “Dio e Giudice, la teoria secondo la quale un magistrato debitamente nominato tentò una causa e lo Spirito di El lo possedette: ‘Io ho detto, voi siete dèi.’ (Salmi 82: 6)” Robert Graves e Raphael Patai, I Miti Ebraici

Le autorità religiose ebraiche, preoccupate del fatto che il crescente culto degli angeli sarebbe stato una minaccia per il credo di un unico Dio, rimossero le opere come i Libri di Enoc e il Libro dei Giubilei dalla letteratura canonica.

Questi libri ora fanno parte di quella che è nota come letteratura Apocrifa e Pseudepigrafa.

Le misteriose “eggregore” della tradizione magica successiva derivano linguisticamente dai Vigilanti e indicano la continuazione del flusso esoterico di conoscenza.

Fonte: https://www.bibliotecapleyades.net/

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L’oro monoatomico e il Dio della steppa

 

Mauro biglino risponde … Rapporti degli elohim con altre razze, l’oro atomico e il Dio della steppa  

di Mauro Biglino  

Rapporti degli elohim con altre razze e il popolo del Traci 

Qual è il Suo parere in merito alla relazione tra gli Elohim e altre entità o divinità, già esistenti in altre tradizioni, come ad esempio nell’induismo, zoroastrismo, culti sumeri e dell’antico Egitto? Potrebbe trattarsi delle stesse figure divulgate nell’ambito di tradizioni diverse, oppure si tratterebbe di differenti dinastie o stirpi celesti?

Visitando la valle bosniaca delle piramidi, è possibile riscontrare una notevole attinenza tra la Sua ricerca e quella del dottor Sam Osmanagich. Pensa che possa essere verosimile una presenza, in epoche passate, di queste entità nella penisola balcanica? Qualche riferimento al popolo dei Traci, del quale abbiamo una conoscenza piuttosto mitologica?

Per quanto riguarda i rapporti tra gli Elohim e le altre razze, dobbiamo ovviamente fare riferimenti a testi che non siano la Bibbia. Questo perché la Bibbia ci parla esclusivamente degli Elohim, anzi di un Elohim in particolare, YHWH, e della storia del popolo di Israele. 

Se invece prendiamo ad esempio le tradizioni orientali, nella fattispecie dell’India, siamo in presenza di diverse “razze” di cosiddette divinità, i Deva, che erano inoltre in contrasto tra di loro. Se è vero ciò che dicono i Veda, ovvero che l’universo è popolato da 400.000 specie di umanoidi, in molte sono giunte qui sulla Terra. La Terra in sé è un pianeta dalle caratteristiche particolari, e c’è dunque ragione di credere che sia stata visitata da diverse entità appartenenti a “razze diverse”. 

Per quanto riguarda le piramidi di Bosnia, io ritengo assolutamente possibile che possano essere legate ad alcune di queste entità… Di fatto questi umanoidi sono stati presenti in tutto il pianeta. Pensiamo ai nativi del Nord America, che parlano tranquillamente di luoghi di contatto con questi individui. La ricerca di Sam Osmanagich è assolutamente legittima; e il fatto che quelle piramidi siano state datate, se non sbaglio, intorno a 30.000 anni fa è decisamente plausibile. Se questi “signori” visitano la terra, la visitano da alcuni milioni di anni.  

Per quanto riguarda il popolo dei Traci, è interessante notare come vivessero a ridosso dei Carpazi. Io sono stato in Romania, a visitare (ovviamente solo dall’esterno, purtroppo) i Monti Bucegi, all’interno dei quali si trovano gallerie lunghissime che sono state percorse dai romani.  

Il console onorario italiano mi disse, all’epoca della mia visita, che il re dei Traci andava in quelle specifiche gallerie a prendere ordini dal suo capo. Chi poteva essere il capo del re, del sommo comandante dei traci, se non qualcuno ancora più al di sopra di lui? È una vicenda molto curiosa. Adesso lì tutto appare chiuso. Il governo rumeno aveva deciso di divulgare ciò che c’era all’interno: sono intervenuti NATO, CIA, FBI ecc. e hanno messo sotto controllo la zona, per cui nessuno può più entrarci, nessuno può più controllare e nessuno ne può più, di fatto, parlare. Lì, sicuramente, c’è un’altra parte della nostra storia che speriamo ci verrà raccontata, prima o poi.  

Il bene e il male dipendono da Yahweh 

Che interpretazione dà al versetto Isaia 45,7: “Il male dell’umanità potrebbe provenire dal fatto che discendiamo da questo ‘dio della steppa’”? 

In quel versetto, secondo me, Isaia dice chiaramente che l’origine di tutto ciò che c’è di bene e di tutto ciò che c’è di male sulla Terra sta negli Elohim, nella fattispecie YHWH. Dobbiamo tenere presente questo: quando la Bibbia parla di “bene” e di “male” intesi come concetti etici e filosofici, così come li intendiamo noi, ma in senso materiale: vivere bene, liberi dalla sofferenza, o vivere male, nell’indigenza della povertà. È un versetto molto concreto, che a mio parere non richiede interpretazione.

L’oro monoatomico e gli elohim 

È possibile avere notizie recenti sugli studi riguardanti l’oro che gli Elohim chiedevano di estrarre come elemento per prolungare la vita? 

Per quanto riguarda l’oro, gli studi più recenti sono quelli che sta conducendo la medicina circa le funzioni che l’oro monoatomico ha all’interno delle cellule umane, funzioni molto importanti. In questo momento, soprattutto, viene utilizzato come stabilizzatore di certi farmaci, o come strumento che serve a indirizzare certi farmaci in modo mirato sulle cellule malate o su quella parte delle cellule che dev’essere curata.  

La cosa interessante dell’oro monoatomico è appunto questa capacità di funzionare all’interno della biologia in maniera importante, il che potrebbe spiegare il collegamento tra il bisogno – il desiderio – che questi signori avevano di cercare l’oro, ovviamente per utilizzarlo, e la loro lunga vita. Può darsi che l’oro monoatomico influisca sui telomeri, le code dei cromosomi, che con l’andare degli anni si spezzano, innescando l’invecchiamento delle cellule. 

Una seconda funzione dell’oro monoatomico pare essere relativa all’antigravità: l’oro non solo perde peso in se stesso, ma pare che faccia perdere parte del peso anche al contenitore che lo racchiude. Questo spiega, tra l’altro, l’esistenza di un tempio dedicato alla dea Hathor nel Sinai, dove si lavorava l’oro, e dove è stata trovata una grande quantità di polvere bianca – ma niente oro. Questa polvere bianca era anche detta “pane bianco”, ed era utilizzata come alimento per gli dei e per i faraoni. 

In un prossimo futuro, le ragioni che questi signori avevano per cercare l’oro potrebbero diventare molto importanti anche per noi.

Mauro Biglino 

Fonte: https://unoeditori.com/ 

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Graham Hancock – tra il 10.800 e il 9.600 a.C.

  

A Roma lo scrittore Hancock, tra divinità, archeo-ingegneria e mito-storia: “la Terra è sempre stata caratterizzata da eventi cataclismatici ciclici di enorme portata”. Può riaccadere?

di Stefania Abazia

Sala gremita. Siamo tutti in attesa di ascoltare Hancock che torna a Roma 10 anni dopo in un’evento organizzato dalla casa editrice capitolina ‘Spazio Interiore’. Graham Hancock è conosciuto in tutto il mondo. È nato in Scozia, a Edimburgo, ma ha vissuto a lungo in India, dove il padre lavorava come chirurgo. Tornato in patria, si è laureato in sociologia presso la Durham University, ed ha iniziato una splendida carriera arrivando a firmare articoli per Guardian, Times e Independent. Dal 1980 inizia a scrivere libri che diventano best-seller internazionali. Ne ricordiamo alcuni: “Il Segno ed il Sigillo”, “Impronte degli Dei”, “Il messaggio della Sfinge”, “Civiltà sommerse”, “Sciamani”. 

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La conferenza a cui abbiamo assistito s’intitola “Il Ritorno degli Dei” e si apre con una domanda: “È possibile che sia esistita una civiltà molto evoluta prima dell’era glaciale di cui poi si è persa traccia?” E prosegue sollevando un’altra domanda: “Che connessione c’è tra le opere dei Maya, degli Atzechi, degli Incas e le monumentali costruzioni egiziane?” Hancock rivela un messaggio universale celato nelle grandi opere e riportato nei miti e nelle leggende di tutte le popolazioni. Partendo da Nazca fino ad arrivare in Egitto, passando da Perù, Bolivia e Messico, l’autore va alla ricerca di una connessione, un legame, tra mappe, miti e opere architettoniche, lasciateci da popolazioni geograficamente lontane le une dalle altre e con una preparazione culturale, tecnologica e ingegneristica apparentemente non così avanzata da poter realizzare tali opere.

Secondo Hancock, vi sono prove sufficienti che suggeriscono che tra il 10.800 e il 9.600 a.C., uno tsunami di proporzioni epiche spazzò via interi continenti, a causa dell’impatto di una cometa. Nel tempio di Horus, nell’antica città egiziana di Edfu, celebri iscrizioni descrivono come Dèi gli esseri che vi si erano rifugiati, “provenienti da un’isola sacra, distrutta da inondazioni e incendi”. L’autore sostiene che un evento di estinzione antica “spazzò via Atlantide e le società avanzate di 12.000 anni fa”.

Gli egittologi affermano che il nome Atlantide non compaia in nessun testo. In effetti ce n’è solo uno risalente al 230 a.C. presente nel tempio di Horus (costruito su un tempio precedente). È Platone che parla chiaramente di Atlantide dicendo che è stata distrutta in una sola notte poiché dopo tanta evoluzione ricchezza ed elevazione materiale e spirituale, la popolazione era arrivata ai massimi livelli di materialismo e corruzione e al bisogno di potere e controllo sul mondo. Platone afferma di aver ricevuto questa storia da Solone che aveva visitato l’Egitto un secolo e mezzo a.C. ed aveva incontrato i sacerdoti Egizi. Era lui l’eredità di Atlantide e parla di quest’isola come la “Casa degli Esseri Primordiali”. Era una sorta di modello cosmico usato per costruire tutti i templi futuri, compreso le Piramidi.

La teoria di Hancock è che la storia del nostro pianeta è sempre stata caratterizzata da eventi cataclismatici ciclici di enorme portata. E, nonostante si affermi il contrario, sono elevatissimi i rischi che ciò accada ancora. Più di 60 scienziati di varie discipline confermano con prove sempre più schiaccianti che la Terra 12.500 anni fa fu bombardata da una serie di comete. Normalmente le comete tendono a disintegrarsi. Una gigante di esse deve essere entrata nel nostro sistema solare e deve aver iniziato a disintegrarsi in diversi frammenti fino ad entrare in collisionecon la Terra. Il più grande di questi frammenti aveva il diametro di un chilometro, e dai dati emergerebbe che l’epicentro di queste impatto c’è stato nel Nord America che all’epoca era ancora sotto i ghiacci, provocando un’enorme inondazione di acqua dolce nell’ Oceano Atlantico e fermando quindi la Corrente del Golfo causando un’altra Era Glaciale per ulteriori 1200 anni. Questa civiltà molto evoluta che si è estinta quasi del tutto ed ha lasciato degli eredi che secondo la teoria di Hancock ci sono stabiliti in varie parti del mondo per tramandare insegnamenti importanti a tribù indigene meno evolute.

Di questi passaggi Hanckoc ci rivela in anteprima tracce che lui stesso è andato a verificare e studiare nei siti archeologici. Ci ha parlato di iscrizioni rupestri e incisioni sui muri megalitici identici sia nel nord che nel sud America. Queste iscrizioni riguardano tutte il tema della morte. Importantissima scoperta sconcertante di Hancock è che le stesse identiche tradizioni degli egizi sul viaggio che compie l’anima dopo la morte nel regno del Dual, sono ripetute in maniera identica in questi monumenti del Nord America, così come nelle giungle dell’Amazzonia. Quindi questa è la prova per lui assolutamente schiacciante che un’antica civiltà perduta dimenticata sia esistita ben prima di quanto ci tramandi la nostra storia ufficiale.

Nel “Ritorno degli dèi” Hancock identifica e documenta le tracce che dimostrano l’esistenza di questa civiltà evoluta preesistente all’era glaciale e si pone in una prospettiva nuova riguardo all’eredità del passato. Per ricominciare con le varie arti (artigianato, agricoltura, caccia) siamo stati aiutati e guidati dagli “Déi Costruttori”, i Sapienti sopravvissuti all’epoca antidiluviana che tramandando alle generazioni future tradizioni e sapienza derivanti da un’epoca precedente riuscirono a rinnovarsi, come la mitica fenice. La loro missione non fu però soltanto quella di consegnarci il patrimonio di conoscenze con cui ricominciare, ma anche di lasciarci un messaggio: sarebbe successo ancora! Un nuovo cataclisma incomberà sulla Terra e il “ritorno della fenice”, a cui sono da sempre associati distruzione e rinnovamento, avverrà proprio nei nostri tempi, un possibile futuro che dobbiamo prepararci ad affrontare.

Attualmente i popoli che potrebbero sopravvivere ad un cataclisma così grave sono i meno evoluti, quelli meno dipendenti dalla tecnologia. Quella tecnologia che invece di usarla nelle armi dovremmo usarla per prevenire i cataclismi. Questo è il vero messaggio di Hancock. Perché se non lo facciamo, se come fu per il popolo di Atlantide, faremo prendere il sopravvento all’arroganza e alla smania di potere, allora potremmo essere proprio noi un giorno ad estinguerci, e quel giorno, a quanto pare, non è affatto così lontano. E non è affatto escluso che la Terra possa impattare con un meteorite anche di 30 km! Perciò assicuriamoci di non essere la prossima Civiltà perduta. Siamo in un momento cruciale e ancora troppe poche persone si stanno Risvegliando

Fonte: https://oasisana.com/

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L’Astra Brahmashirsha il gigantesco messaggero di morte

Antiche e potenti armi nucleari?
Descritte in antichi testi millenari

I testi antichi descrivono le armi potenti che gli dèi usavano sulla Terra migliaia, persino forse decine di migliaia di anni fa. “… Una colonna incandescente di fumo e di fiamma, luminosa più di dieci mila soli, si alzò in tutto il suo splendore. Era un’arma sconosciuta e un fulmine di ferro, un gigantesco messaggero di morte, che ridusse in cenere l’intera razza … “

E se le civiltà antiche avessero interpretato erroneamente i visitatori alieni come “dei”?

Quando diamo un’occhiata alla storia e leggiamo attraverso gli innumerevoli testi antichi lasciati da civiltà diverse in tutto il pianeta, notiamo una grande quantità di informazioni, che menzionano gli dei – che discendevano dal cielo – portando armi potenti sulla Terra, cose che gli antichi non avevano mai visto prima.

Ma queste “antiche armi” sono solo forse parte del folklore e dei miti? Che cosa accadrebbe se questi testi antichi non le descrivessero come mito e leggende, ma le armi reali, portate da civiltà straniere avanzate che furono interpretati come dèi?

Curiosamente, un recente studio – intitolato “Specie Indigene Tecnologiche” presentato da Jason Wright, assistente di astrofisica e astronomia della Pennsylvania State University, suggerisce che il nostro pianeta e altri corpi celesti nel nostro sistema solare siano stati abitati, nel lontano Passato da stranieri antichi. Il professor Wright suggerisce che le descrizioni tecniche extraterrestri potrebbero essere estremamente vecchie, limitando i luoghi che potrebbero ancora essere trovati sotto le superfici di Marte e la Luna, o nel sistema solare esterno.

Se diamo un’occhiata alla mitologia antica greca e indù, le armi degli dei sono degli attrezzi profondamente mortali capaci di incenerire dei nemici e di sottomettere intere civiltà.

L’attrezzo creato dall’antico Dio Hindu Vishnu era il Narayanastra – l’arma personale del Signore Vishnu.

Questa Astra (“arma” in sanscrito) a sua volta spara una potente quantità di missili mortali contemporaneamente. L’intensità della portata aumenta con un aumento della resistenza. L’unico modo di difendersi verso questo missile è quello di mostrarsi totalmente remissivi prima che i missili colpiscano. Questo a sua volta, farà sì che questa arma si arresti risparmiando l’obiettivo.

È interessante notare che se questa arma venisse utilizzata SOLO due volte invece di una, potrebbe allora distruggere entrambi gli eserciti.

Forgiata dal Signore Brahma era il Brahmastra. Questa arma feroce è descritta in un certo numero di purana – un vasto genere di letteratura indiana su una vasta gamma di argomenti – come arma molto distruttiva. Si dice che quando il Brahmastra veniva usato, non c’era né un contrattacco né una difesa che potesse fermarlo.

Il Brahmastra non ha mai perso la sua efficacia e veniva utilizzato con un intento molto specifico contro un nemico o un esercito individuale, in quanto il bersaglio era sottoposto a una distruzione completa.

Tuttavia, forse il dettaglio più importante del Brahmastra era il suo danno collaterale. Secondo i testi antichi, la terra in cui l’arma fu usata, tutta la vita dentro e intorno a essa esistita, diventava BARRATA. Gli uomini e la donna esposti ad essa sono diventati infertili. Dopo l’uso dell’arma, le piogge diminuirono e sulla terra crebbero fessure.

Infatti, il Brahmastra è menzionato negli epici e nei Veda come arma di ultima istanza e non è mai stata usata per combattere.

Nell’antico Mahabharata, si dice che questa arma sia un singolo proiettile carico di tutto il potere dell’universo.

L’evoluzione di questa arma terrificante è l’Astra Brahmashirsha. Si dice che l’astra di Brahmashirsha sia quattro volte più forte del Brahmastra. Nel Mahabharata, si spiega che quando questa arma fu evocata e usata ci sarebbero state fiamme, tuoni e la caduta di mille meteoriti, accompagnati da un gran frastuono e tremolio della terra.

Un’altra arma terribile – che ha lasciato scenari apocalittici – era il Pashupatastra. Pashupatastra è l’arma più distruttiva, potente e irresistibile di tutte le armi menzionate nella mitologia indù. Si dice che questa terribile arma antica sia in grado di distruggere ogni forma di vita.

Una narrazione dalla traduzione di Kisari Mohan Ganguli di Mahabharata riguardo al potere di Pashupatastra:

O tu delle braccia potenti, quell’arma (Pashupatastra) è superiore al Brahma, alla Narayana, all’Indra, all’Agneya e alle armi Varuna. In verità, è in grado di neutralizzare ogni altra arma dell’universo. Fu con quell’arma in tempi antichi che l’illustre Mahadeva aveva bruciato e consumato in un momento la tripla città delle Asura. Con la massima facilità, Mahadeva, usando quella singola freccia, ha raggiunto tale obiettivo. Quell’arma, sparata dalle braccia di Mahadeva, può, senza dubbio, consumare in metà del tempo, con l’innesco di uno scintillio degli occhi, tutto l’universo con tutte le sue creature mobili e immobili. Nell’universo non esiste nessuno che non possa essere ucciso da quell’arma compreso anche le divinità, incapaci di salvarsi.

Guardando la versione tradotta del Mahabharata, molti sono d’accordo che evidentemente descrive di come gli ‘Dei’ usavano armi avanzate sulla Terra decine di migliaia di anni fa. Gli eventi catastrofici che hanno scosso i continenti sono descritti nel modo seguente:

Gurkha, battendo un rapido e potente Vimana, ha lanciato un singolo proiettile carico di tutto il potere dell’Universo. Una colonna incandescente di fumo e di fiamma, luminosa di diecimila soli, si alzò in tutto il suo splendore. Era un’arma sconosciuta e un fulmine di ferro, un messaggero gigantesco di morte, che ridusse in cenere l’intera razza dei Vrishnis e degli Andhakas.

I cadaveri erano così bruciati da essere irriconoscibili. I capelli e le unghie caddero. La ceramica si è rotta senza alcuna causa apparente e gli uccelli sono diventati bianchi. Dopo poche ore, tutte le fonti alimentari sono state infettate …, per sfuggire a questo fuoco; I soldati si gettarono in torrenti per lavare se stessi e tutte le loro attrezzature.

Dopo aver letto quanto sopra, non si nota una somiglianza con le armi che abbiamo oggi? È come se la storia si ripetesse. Questi antichi testi indù descrivono ciò che oggi può essere interpretato come la bomba nucleare.

Le terribili conseguenze descritte dall’uso di armi antiche quali Brahmashirsha Astra, Pashupatastra e Brahmastra sono estremamente simili a quelle dopo la detonazione di una bomba nucleare. Ci sono scienziati che stimano che se ci fosse una guerra nucleare che causi 100 esplosioni nucleari come quelle di Hiroshima sulle città, potrebbero significativamente causare una  perdita di vite in decine di milioni dai soli effetti climatici a lungo termine. L’ipotesi climatologica è che se ogni città avesse un fuoco causato da una esplosione, un’enorme quantità di fuliggine potrebbe essere gettata nell’atmosfera che potrebbe ricoprire la terra, tagliando la luce solare per anni e provocando la rottura delle catene alimentari, in quello che si chiama un inverno nucleare.

Cosa succederebbe se … gli antichi non avessero descritto leggende e miti quando parlavano della Brahmashirsha Astra, del Pashupatastra e del Brahmastra, ma di armi reali portate sulla Terra dagli Dei, che avrebbero potuto essere carne e sangue alieno?

Manoscritto illustrazione della battaglia di Kurukshetra
Credito immagine: WikimediaCommons. 

Chiediti, quali sono le definizioni di “Dio” e quelle di un alieno? Nessuno può dire che questi due termini non possono essere combinati o che un significato simile non li definisca.

Fermiamo l’immagine per un secondo, come se fossimo dei viaggiatori di oggi nell’antico Egitto di 2000-3000 anni fa, arrivando in aerei jet, elicotteri, e con le nostre tavolette, smartphone e armi potenti.

Come interpreterebbero quelle antiche persone in Egitto? Ci considererebbero come uomini comuni?

Credo che ci farà distinguere dal resto, dandoci una nozione di potere, semplicemente perché gli antichi umani allora non avrebbero riconosciuto la nostra tecnologia, non lo avrebbero capito, quindi è molto probabile che gli antichi popoli ci avrebbero categorizzato Come “Dei” che venivano a visitarli dal cielo, in un volare di uccelli con ali scintillanti, producendo fumo, fuoco e rumore estremo durante l’atterraggio … Molto come le descrizioni degli dèi antichi in Mesoamerica e in Asia, quando i serpenti o i Dragoni piumati arrivarono dalle stelle, Creando caos e danni nell’atterraggio.

Curiosamente, il ricercatore scientifico del progetto di Manhattan, il Dott. J. Robert Oppenheimer, che apparentemente aveva familiarità con gli scritti antichi sanscriti sapeva che avevano avuto esplosioni atomiche nel passato lontano sulla Terra.

In un’intervista condotta dopo aver visto il primo test atomico, ha citato la Bhagavad Gita:

“Ora sono diventata la morte, il distruttore dei mondi. Suppongo che tutti ci siamo sentiti così.”

Inoltre, quando uno studente ha chiesto al dottor Oppenheimer se il primo dispositivo nucleare è stato fatto in quel di Alamogordo. Durante il Progetto Manhattan, ha risposto … beh … sì. In tempi moderni, sì, naturalmente.

Ma dove sono le prove se tali armi esistevano nel lontano passato?

Nel Pakistan moderno, nelle vicinanze delle rive del fiume Indus, possiamo trovare uno dei siti archeologici più enigmatici della superficie del pianeta, che una volta apparteneva ad una delle più antiche civiltà del pianeta, la Valle dell’Indo Civiltà- Mohenjo-Daro.

Insieme a Harappa si trovano circa settanta chilometri più a nord-est, Mohenjo-Daro e Harappa sono due delle più antiche città appartenenti alla civiltà della Valle dell’Indo.

È interessante notare che, proprio come l’antica civiltà sumera, la Valle dell’Indo sembrava essere emersa improvvisamente, senza alcuna traccia di una precedente evoluzione prima dell’apparizione di Harappa e Mohenjo-Daro.

Ma se l’apparenza di una tale civiltà sorprendente rimane un mistero, la loro scomparsa è ancora più affascinante fu inizialmente attribuita all’arrivo di persone invasive di origine indoeuropea.

Curiosamente, gli esperti hanno trovato diversi resti scheletrici a Mohenjo Daro. Secondo gli esperti, la morte è arrivata molto rapidamente.

È interessante notare che esiste un cosiddetto epicentro di circa 45 metri di diametro al centro della città in cui il terreno e gli edifici sembrano essere cristallizzati come se fossero esposti ad una fonte di calore massiccia.

Negli edifici situati vicino al centro della città, i ricercatori hanno scoperto che i mattoni delle pareti che si affacciano verso l’esterno e che guardano lontano dall’epicentro sono anch’esse fuse.

Tuttavia, secondo i ricercatori, questo potrebbe essere stato raggiunto solo  esponendo gli edifici ad una temperatura di oltre 1500° C.

Che tipo di armi avrebbe potuto causare tali effetti devastanti sia alle persone che agli edifici circostanti?

È possibile e che, come alcune persone sostengano, Mohenjo-Daro sia stata davvero distrutta da un’esplosione nucleare.

http://www.ancient-code.com/

Traduzione e adattamento: https://ningizhzidda.blogspot.it/

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