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L’alcool uccide più degli oppioidi, perché non se ne parla?

 

L’alcol sta uccidendo più persone dell’epidemia di oppioidi. Allora perché non ne stiamo parlando?

I fatti:

I decessi correlati all’alcol sono la terza causa principale di decessi prevenibili negli Stati Uniti.

Riflettere su:

Dovremmo rendere affascinante il consumo di alcol nei media e nelle pubblicità? È tempo di prendere coscienza dei rischi potenzialmente letali di questo farmaco?

Negli ultimi anni, abbiamo sentito molto parlare dell’epidemia di oppioidi che sta investendo la nazione. Il Center for Disease Control ha riferito che oltre 47.000 persone sono morte negli Stati Uniti da solo per overdose di oppiacei nel 2017, che è quasi 5 volte la quantità di decessi causati da oppiacei nel 1999. Questo è importante, e sì, è bello che sta ottenendo l’attenzione che merita. Tuttavia, nello stesso anno, circa 88.000 persone sono morte per cause legate all’alcol – Qualcuno ne ha sentito parlare?

L’alcol è la terza causa principale di morte prevenibile negli Stati Uniti, il primo è il tabacco e il secondo è una dieta povera e un’attività fisica minima. Detto questo, perché non ne stiamo parlando? E perché non vediamo le etichette di avvertimento sulle bevande alcoliche? Perché stiamo promuovendo una sostanza così dannosa? Certamente non vediamo enormi cartelloni pubblicitari con persone in bikini che saltellano oxycontin o iniettano eroina, perché siamo ben consapevoli che queste sostanze creano dipendenza e possono causare danni, quindi di nuovo, perché promuoviamo apertamente l’alcol? Soprattutto ai giovani?

È perché è legale?

È possibile che i decessi correlati all’alcol non suscitino tanto preoccupazione perché è legale, facilmente disponibile e socialmente accettabile? Più probabilmente. Le vendite di alcolici hanno raggiunto $ 253,8 miliardi negli Stati Uniti nel 2018 – questo potrebbe anche avere qualcosa a che fare con esso.

Non sto suggerendo che la criminalizzazione dell’alcol sia una soluzione a questo problema o altro, allo stesso modo in cui non vedo come sia ancora contro la legge utilizzare qualsiasi droga, indipendentemente da quanto siano dannosi per te. Credo che dovremmo dire la nostra su come trattiamo noi stessi e ciò che mettiamo nei nostri corpi, non il governo o un sistema legale. Ma invece di essere raffigurato come una sostanza nociva, come gli oppiacei, i cristalli e il crack sono – l’alcol è reso glamour dai media; spesso interpretato come sofisticato, divertente, sexy e generalmente solo la cosa più bella da fare.
L’alcol è sostanzialmente incoraggiato nella nostra società

Non vi è alcun dubbio, l’uso di alcol è profondamente radicato nella nostra cultura. Tanto che scegliere di non bere è spesso la cosa più strana da fare. La gente chiederà sempre, oh, come mai non stai bevendo? A differenza di altre droghe, le persone in genere non chiedono, oh perché non stai fumando met stasera? O qualunque cosa possa essere.

Il binge drinking è praticamente previsto nei fine settimana e per molte persone è un modo per rilassarsi, lasciarsi andare e divertirsi dopo una lunga settimana di lavoro. Molte persone giustificano il loro consumo in questo modo insistendo sul fatto che va bene, perché non bevo tutti i giorni. La cosa sull’abuso di alcol è che non deve essere ogni giorno per essere considerato un problema o per essere considerato un alcolizzato.

Ci sono molti modi in cui tendiamo a giustificare il nostro uso, perché il pensiero di rinunciarci completamente o ammettere che abbiamo persino un problema può essere estremamente travolgente, specialmente se i nostri mezzi di sussistenza sono centrati su di esso. 

Quanto è troppo?

Il National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism (NIAAA) ha creato un sito web chiamato “Rethinking Drinking” per evidenziare la quantità di idee sbagliate su ciò che è considerato il consumo di alcol “a basso rischio” e “ad alto rischio”. Si scopre che più di tre drink al giorno o più di sette drink alla settimana per le donne e quattro drink al giorno o 14 drink alla settimana per gli uomini sono considerati “ad alto rischio” e questi schemi possono essere dannosi sia nel breve e a lungo termine.

Alcune persone potrebbero avere un atteggiamento di, non bevo affatto durante la settimana, quindi ho tutte le mie bevande alcoliche assegnate nel fine settimana – tuttavia, per gli uomini che consumano 5 o più bevande e per le donne che consumano 4 o più bevande in circa un periodo di 2 ore è considerato un abbuffata.

È tempo di “Ripensare quella bevanda”?

Dovremmo avere più campagne volte a sensibilizzare sui potenziali danni causati dall’alcol? Perché è legale sembra avere anche questa visione della sicurezza, perché i nostri funzionari e legislatori del governo hanno sempre a cuore il nostro interesse, giusto? 😉 Ma se non stiamo istruendo i giovani in modo efficace sui potenziali rischi associati al consumo di alcol, allora forse ci dovrebbe essere uno sforzo maggiore per far conoscere i rischi sulla confezione e persino eliminare gli annunci pubblicitari. Secondo me, semplicemente non ha senso essere legalmente autorizzato a pubblicizzare qualcosa di così dannoso, specialmente in modo così glamour.

Non so cosa significhi ora per gli adolescenti e se è ancora considerato “cool” da bere e se c’è una tonnellata di pressione tra pari intorno a tutto. La mia speranza è che questo punto di vista cambi, i giovani saranno resi più consapevoli dei rischi e più persone troveranno il coraggio di allontanarsi da ciò che non li serve più o che non è nel loro interesse.

Molti sostenitori della salute e persone che sono molto caute riguardo a ciò che stanno mettendo nel loro corpo continuano a trascurare completamente l’alcol come sostanza dannosa. Ora, non c’è alcun giudizio per chiunque scelga di bere, ma penso che sia tempo di dare una buona occhiata a queste cose e almeno avere dietro la consapevolezza.

Sicuramente, di tanto in tanto può essere divertente rilassarsi, sciogliersi, essere sciocchi, ma quando facciamo affidamento su di esso per sfuggire alla nostra infelicità dalla nostra situazione attuale, beh allora forse è il momento di affrontare queste situazioni a testa alta, piuttosto che sfuggirli e cambiare tutto ciò che ci sta incoraggiando a raggiungere quel bicchiere di vino, whisky o birra in primo luogo. 

Come possiamo sostenere gli altri?

Resta il fatto che molte persone che bevono possono farlo con parsimonia, non in eccesso e non molto spesso. Hanno una maniglia su di esso e non interferisce con le loro vite in modo negativo. Tuttavia, per coloro che hanno lottato – bevendo troppo, troppo frequentemente, con black out, può essere difficile persino sapere se è un problema a causa di quanto sia accettabile nella nostra società.

Se qualcuno dice, no grazie non sto bevendo, non chiedermi perché, e invece provaci, subito! E nessuna pressione tra pari. Ho avuto problemi con il bere, ho smesso e ricaduto due volte, al momento sono sobrio. Prima che smettessi di bere questa volta mi sarei aperto ad alcune persone a riguardo, mettendo in dubbio il mio uso e se fosse dannoso o meno, molte persone mi dicevano, ahh non essere così duro con te stesso! Ci è permesso di goderci la vita o di spegnerci di tanto in tanto se ne abbiamo bisogno. Se qualcuno ti sta dicendo che sono preoccupati che potrebbero avere un problema con l’alcol, non farli indovinare da soli, se si stanno aprendo al riguardo, prova a supportarli. Non sappiamo sempre cosa stanno passando gli altri, a quanto pare anche se ci dicono chiaramente. Questo può anche sfidare il nostro rapporto con l’alcol, ma se puoi tenerlo separato. 

Hai un problema?

Se sei preoccupato che potresti avere un problema con l’alcol, probabilmente lo fai. Tieni presente che avere un problema con l’alcol non ti rende necessariamente un alcolista. Potresti avere un problema con l’alcol se riesci a identificarti con uno dei seguenti scenari:

    Trascorrere molto tempo a ottenere, utilizzare e recuperare dagli effetti dell’alcol.
Voglie, o un forte desiderio di usare l’alcool.
Non essere in grado di ridurre il consumo di alcol nonostante il desiderio di farlo.
Continuare ad abusare di alcol nonostante i problemi interpersonali o sociali negativi che sono probabilmente dovuti al consumo di alcol.
Uso di alcol in situazioni fisicamente pericolose (come guidare veicoli o usare macchinari).
Bere più o più a lungo di quanto inizialmente previsto.
Continuare ad abusare di alcol nonostante la presenza di un problema psicologico o fisico probabilmente dovuto al consumo di alcol.
Non essere in grado di adempiere ai principali obblighi a casa, al lavoro o a scuola a causa del consumo di alcol.
Rinunciare ad attività sociali, professionali o ricreative precedentemente godute a causa del consumo di alcol.
Avere una tolleranza (vale a dire la necessità di bere quantità di alcol sempre più grandi o più frequenti per ottenere l’effetto desiderato).
Sviluppare sintomi di astinenza quando si fanno sforzi per smettere di usare alcol.

Un ottimo modo per controllare le cose è impegnarsi in un periodo di tempo senza consumo di alcol e monitorare come ti senti, cosa fai e se ti senti sollevato. Potrebbe essere necessario chiedere ai tuoi amici di supportarti durante questo periodo e preparare alcune attività sobrie! Giochi da tavolo, carte, film, sport, escursioni: tutte queste cose possono essere molto divertenti e sobrie!

Se il tuo problema è più grave di questo, o se hai bisogno di aiuto in qualche modo, contatta un amico o un familiare di fiducia o potresti trarre vantaggio dalle riunioni locali di alcolisti anonimi per un’intera serie di supporto e risorse. Se questo non è un problema, consulta Hello Sunday Morning per assistenza

Fonte: https://www.collective-evolution.com/

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Persi per sempre per la follia umana

4 siti biblici distrutti e saccheggiati dall’ISIS

Negli ultimi anni, quando l’ISIS ha distrutto e saccheggiato vari siti nella loro roccaforte di Siria e Iraq; importante per quasi ogni religione e cultura – e poi ha iniziato a vendere oggetti su Facebook – ha rattristato molti storici, archeologi e leader religiosi in tutto il mondo. Molti di questi siti sono siti del patrimonio mondiale dell’UNESCO e importanti per il loro significato storico e culturale.

L’idea di saccheggiare è più antica di quanto sappiamo, con gli incisivi che saccheggiano le cose sepolte come i defunti che nel tempo hanno avuto una storia, e con alcuni resoconti che risalgono ad almeno 1.700 a.C., se non prima. La culla della civiltà – quella che era conosciuta come Mesopotamia – fu dilagantemente saccheggiata, e continua ancora oggi da persone colpite dalle guerre regionali e dallo stress economico.

Dura-Europos

Fondata nel 303 a.C. e sede di una chiesa paleocristiana risalente al 230 CE, il primo ad essere conosciuto, Dura-Europos, che si traduce in Fort Europos, fu costruito in cima a una scogliera sulle sponde del fiume Eufrate. All’interno della chiesa c’è un battistero, un cortile e una sala riunioni, mentre si mostrano una varietà di scene cristiane nei dipinti. Un dipinto veramente importante è quello del miracolo di Gesù che camminava sull’acqua.

Un altro sito che l’ISIS ha catturato nel 2014, è stato l’obiettivo di “saccheggi estremamente pesanti”. Un’altra vittima della guerra siriana, l’esercito siriano è stato in grado di riconquistare il sito nel 2017, anche se i ricercatori non sono sicuri di quanto sia danneggiato, e quanta parte della chiesa attuale si trova ancora oggi. Fortunatamente, più di 12.000 reliquie sono state conservate dopo che l’Accademia francese delle iscrizioni e lettere e le squadre di Yale le hanno scavate tra il 1920 e il 1940 e sono ospitate presso la Galleria d’Arte dell’Università di Yale.

Nimrud

Nimrud è un’antica città assira situata nell’attuale Iraq. Alla fine divenne la capitale dell’impero assiro, dopo che Ashurnasirpal II trasferì il governo lì da Ashur. Evidenziato nel Libro della Genesi, Nimrud (chiamato anche Kalah o, nella Bibbia ebraica, Calah) era uno dei centri commerciali più importanti dell’Impero. Oltre ad essere intitolato a Nimrod, il pronipote di Noè – sì, lo stesso Noè che ha costruito l’Arca – si ritiene che Nimrud sia stata “una delle prime città costruite dopo il Diluvio Universale”.

Intorno al 630 aEV, Nimrud si fratturò, si spezzò, fu invaso dai Babilonesi, dai Medi, dai Persiani e dagli Sciti nel 625 aEV, e poi bruciata nel 612 aEV, quando fu abbandonato per più di 2.000 anni. Gli archeologi hanno scoperto Nimrud e iniziato a scavare la città nel 1845, ma inizialmente credevano che fosse Ninive.

Andando avanti velocemente al 2003, quando gli Stati Uniti invasero l’Iraq e tutti i tipi di persone, locali e non, saccheggiarono la città. Secondo alcuni reperti è stato saccheggiato anche il Museo Nazionale iracheno. Più tardi nel 2014, l’ISIS invase e conquistò la città, distruggendola e saccheggiandola nel processo fino al 2016, quando le forze irachene la riconquistarono.

Ninive

Ninive è un’altra città assira in quello che è l’odierna Mosul, in Iraq, esistendo almeno dal 6000 a.C. Perché Ninive si trova su una linea di faglia, spesso soccombe ai terremoti – e la fa ancora – danneggiando molti degli edifici antichi. Ninive subì lo stesso destino di Nimrud nel 625 e nel 612 aEV, quello che fu invaso dalle stesse forze efacendo terra bruciata.

Ninive è biblicamente importante per una serie di motivi. La Bibbia menziona la città in una profezia del Libro di Nahum che presumibilmente prevedeva la distruzione della città. Nahum disse della città che era:

“… La città del sangue, piena di bugie, piena di saccheggi, mai senza vittime.”

Anche la tomba di Giona si trova a Ninive, e il Libro di Giona descrive come la città fu “risparmiata dall’ira di Dio”. Anche Ninive compare nei libri di Sofonia e Tobia, così come i Vangeli di Matteo e Luca.

L’ISIS invase e occupò Ninive nello stesso momento in cui Nimrud cadde da parte del gruppo terroristico. Ma il gruppo mantenne la città fino al 2017, un anno dopo che le truppe irachene riprendevano il controllo di Nimrud. I terroristi hanno saccheggiato e distrutto la tomba durante la loro occupazione. Ma questa potrebbe essere stata una benedizione sotto mentite spoglie, mentre i saccheggiatori scavavano tunnel hanno scoperto un palazzo e antiche iscrizioni.

Raqqa

La prima città conquistata dall’ISIS nel 2013, una coalizione guidata dagli Stati Uniti è stata in grado di riconquistare Raqqa, la città che è stata la loro capitale fino al 2017. Pur non essendo tecnicamente un sito biblico – almeno non per i cristiani – Raqqa è un sito religioso importante all’Islam. In particolare, la moschea Ammar bin Yasir e tre dei suoi santuari ed importanti figure religiose sono stati distrutti. Questa moschea è “un sito di pellegrinaggio sciita”. Sono state danneggiate anche parti della città vecchia, importanti per la cultura perché serviva come capitale abbaside durante il 796 e l’809 CE, così come il museo di Raqqa.

Ospitato in un sito storico costruito nel 1861, il museo stesso è stato fondato nel 1981 e ospitava oltre 7.000 reperti antichi provenienti dalla Siria e dalle aree circostanti. L’ISIS non era gentile con il museo. Secondo i rapporti, il gruppo ha saccheggiato “praticamente ogni artefatto e prezioso … (sic)” il museo ha tenuto e li ha venduti per aiutare a finanziare le loro operazioni.

Altri siti culturali antichi distrutti e saccheggiati dall’ISIS


Sebbene l’ISIS sia stato cacciato da molte delle sue antiche roccaforti, la devastazione lasciata alle spalle è quasi inimmaginabile. Siti come Palmyra, uno dei più antichi e importanti siti commerciali della regione, e parte della Via della Seta, sono stati fatti saltare in aria e ora non sono altro che macerie.

Correlati: 5 siti biblici distrutti dai saccheggi negli ultimi anni.

Anche Hatra, una città con un’influenza di influenza romana e greca, faceva parte della Via della Seta. Servì come la capitale di uno stato indipendente (regno) al tempo e fu distrutto dall’ISIS con le mazze – e l’ISIS pubblicò video per dimostrare il loro lavoro.

Tra le guerre civili e l’ISIS, sembra che potremmo perdere per sempre questi importanti siti archeologici e biblici. Per ulteriori informazioni, consultare il nostro secondo articolo, 5 siti biblici distrutti dai saccheggi negli ultimi anni.

Immagine in primo piano: Screenshot tramite video di YouTube

Frida Kahlo

 

La National Music Library of Mexico ha fatto la scoperta dell’unica registrazione conosciuta finora della voce di Kahlo

Come sappiamo bene, negli ultimi anni la figura di Frida Kahlo ha acquisito rilevanza mondiale. Per ragioni che riguardano, ovviamente, le sue qualità artistiche, ma anche per altri fattori legati al mercato dell’arte o della pubblicità, sia il suo lavoro che altri aspetti della sua vita sono ora fonte di interesse e curiosità.

In questo spirito, condividiamo in questa occasione quella che potrebbe essere l’unica registrazione esistente della voce di Kahlo, trovata e recuperata negli archivi della National Music Library del Messico.

La scoperta è stata annunciata ieri in una conferenza stampa diretta da Pável Granados, direttore della National Sound Library, e da Alejandra Frausto, a capo del Ministero della Cultura del governo messicano.

Granados ha annunciato che la registrazione è stata trovata nella collezione di Álvaro Gálvez y Fuentes, soprannominato “El Bachiller”, un annunciatore dell’età d’oro della radio messicana, che era anche uno dei promotori più innovativi ed entusiasti della cultura e educazione in Messico Gálvez y Fuentes ha usato gran parte della sua esperienza nei mass media per promuovere progetti relativi all’accesso di massa all’educazione e alla cultura, così come la sua diffusione attraverso questi canali.

Così, nel 1955, “El Bachiller” presentò sulla stazione radio XEW il programma pilota di un’emissione che sarebbe stata dedicata ai grandi pittori del Messico moderno e che, in quell’episodio, fece di Diego Rivera la sua figura centrale. Gálvez y Fuentes ha pensato di creare un “profilo sonoro” del muralista, per il quale ha convocato diverse persone che lo avevano conosciuto per condividere una sorta di testimonianza sull’artista.

Questa era la voce di Frida Kahlo (una scoperta inaspettata della National Sound Library)

Nel caso di Kahlo, è una registrazione che, tutto sembra indicare, è stata realizzata con un dispositivo portatile e non necessariamente nelle condizioni di uno studio. È importante notare questo dettaglio perché Kahlo era scomparso quando è stato presentato il programma pilota.

Secondo il direttore della Fonoteca Nacional, le ragioni che ci fanno pensare che sia la voce di Frida Kahlo sono, prima di tutto, che Gálvez y Fuentes stesso dice alla fine del programma che è lei. In secondo luogo, l’audio è stato presentato a Guadalupe Rivera, figlia di Diego, una delle poche persone ancora in vita che una volta aveva sentito parlare il pittore. Secondo lei, l’oratore è davvero Kahlo.

La registrazione è stata ascoltata anche da Esteban Volkov, nipote di Leon Trotsky, che ora ha 93 anni e che ha anche conosciuto e ascoltato Kahlo. Nel suo caso, tuttavia, non poteva dire che la voce fosse quella del pittore, perché a suo parere l’intonazione che si ascolta è molto particolare specificarla.

Vale la pena ricordare che il testo letto da Kahlo è una composizione che il pittore ha scritto per celebrare i 50 anni di carriera di Diego Rivera, celebrati nel 1949.

Secondo Granados, la National Sound Library prevede di esaminare attentamente la registrazione per stabilire esattamente che la voce in questione è effettivamente quella di Kahlo.

Tuttavia, per ora questo audio è già stato di interesse mondiale, e certamente non poche persone sorprese da questa donna di “voce melodiosa e calda”, come una volta ha detto il fotografo e scrittore Gisèle Freund su Frida Kahlo, indubbiamente una delle personalità più creative nella storia dell’arte in Messico.

Anche in Pijama Surf: Trotsky, Frida Kahlo e Diego Rivera passeggiano per Coyoacán nel 1938 (VIDEO)

Fonte: https://pijamasurf.com/

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Viva la Vida

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La catastrofica pazzia dei pochi signori della guerra

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Il militarismo americano è distruttivo per il futuro dell’umanità

by Mahboob A. Khawaja 27 May 2019 from TRANSCEND Website

Il Dott. Mahboob A. Khawaja è specializzato nelle relazioni internazionali – sicurezza globale, pace e risoluzione dei conflitti con acuti interessi nelle culture e civiltà comparative islamico-occidentali e autore di numerose pubblicazioni incluso l’ultimo libro: Risoluzione globale per la pace e la sicurezza: approcci a Comprendere le problematiche attuali e future, Lambert Academic Publications, Germania, 2017.

“La cultura della pace è universale. È condiviso da persone e nazioni in tutto il mondo. La “cultura della guerra” di oggi è un progetto egemonico statunitense basato sulla creazione di conflitti e divisioni  all’interno e tra i paesi.  È questo (unilaterale) progetto di guerra globale che è intento a distruggere la civiltà “. Prof. Michel Chossudovsky  Verso una cultura della pace mondiale  

Il conflitto bellico è un impulso antiumano

La ferocia draconiana delle guerre aggressive continua mentre osserviamo gli ingiustificati eventi aggressivi che si stanno svolgendo contro l’Iran nella regione del Golfo Persico.

Si vede un contrasto tra un problema reale e un problema immaginativo.

Il fattore motivante segnala una cosa che l’élite dominante americana pensa:

“siamo la nazione più potente sulla terra” … e nessun altro dovrebbe sfidare la nostra supremazia.

La mentalità ingenua della malignità dell’attuale leadership americana

Nel XXI secolo i progressi conseguiti nella guerra tecnologica non lasceranno nulla di intatto se non le entità morte di tutti gli esseri viventi.

Che si tratti di Mr. Bolton, Pompeo o Trump, non hanno alcuna comprensione logica di come le loro azioni potrebbero minare il resto dell’umanità vivente. In tutte le probabilità, l’isteria di guerra è una distrazione dalle questioni interne che riguardano l’amministrazione Trump.

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La razionalità per la pace richiede un ragionamento oggettivo.

Potremmo, l’umanità coscienziosa ritenere questi ingenui indietro dall’iniziare un altro disastro nucleare nella regione araba del Medio Oriente?

Risoluzione dei problemi in base alla ragione e al dialogo piuttosto che alla belligeranza e all’aggressione .

La santità della vita umana si fonda sui principi della leadership morale e intellettuale ed è aperta all’ascolto e all’apprendimento delle voci di RAGIONE.

Se la leadership iraniana fosse intelligente, avrebbe dovuto agire rapidamente per cercare l’unità dei paesi vicini (Turchia, Pakistan, Arabia Saudita) e di tutti gli arabi e le nazioni musulmane per contrastare una potente forza morale della ragione per contrastare il piano statunitense.

Il mondo sta rapidamente diventando un luogo violento al crocevia. Tutte le vie della vita umana richiedono protezione e protezione da grandi mali.

Ben Tarnoff (“L’ intelligenza artificiale sta arrivando – Are Algorithmic Forever Wars our Future? “), Osserva la rapida belligeranza:

Le guerre dell’11 settembre continuano, senza fine in vista. Ora, il Pentagono sta investendo molto in tecnologie che le intensificheranno.

Abbracciando gli ultimi strumenti che l’industria tecnologica ha da offrire, l’esercito statunitense sta creando una forma di guerra più automatizzata, che aumenterà notevolmente la sua capacità di condurre la guerra ovunque per sempre.

L’America oi suoi alleati nel Medio Oriente arabo non affrontano nessun nemico formidabile se non contro i propri ingenui disegni di superiorità militare.

Non c’è sostanza per qualsiasi sfida percepibile o minaccia militare per l’America dall’Iran.

Allora perché l’America dovrebbe precipitarsi armata nel Golfo Persico?

Non è per la pace, e non per proteggere l’umanità da qualsiasi minaccia imminente di guerra da ogni angolo del gioco strategico nella regione.

Razionalmente parlando, la mentalità della leadership americana appare priva di ragione e responsabilità. Le guerre non portano la diversità dell’umanità al processo di pace, ma semplicemente distruggono le opportunità di dialogo e risoluzione pacifica dei problemi.

Indubbiamente, l’attuale amministrazione degli Stati Uniti ha bisogno di una potente sfida per fare un cambio di navigazione.

Immaginate se la Russia o la Cina impiegassero le loro armate attraverso l’Atlantico o le regioni del Pacifico, sarebbe una strategia razionale e pacifica per gli osservatori globali o per la leadership americana?

Oggi circa 62 organizzazioni americane hanno chiesto al Congresso degli Stati Uniti di prendere in considerazione una risoluzione per fermare le minacce di guerra contro l’Iran. L’America sta imponendo una strategia di guerra sadica sul resto dell’umanità.

L’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) ei suoi principali organi responsabili della “pace” e della sicurezza globali si sono dimostrati club di discussione cerimoniale e agenti contrari all’essenza e agli scopi della Carta.

L’umanità globale si sente tormentata e vuole prevedere un cambiamento sistematico e lo sviluppo di una nuova organizzazione globale responsabile per la comunità globale, non gli Stati astratti.

Come in passato, ancora una volta pochi leader egoistici occidentali hanno manipolato il tempo e le opportunità per dettare e minare gli interessi dell’umanità …

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L’umanità globale è l’oggetto netto di tutte le loro deliberazioni ma senza alcun ruolo significativo nel mettere in discussione i pochi signori della guerra globali.

Il presidente Trump ha un disperato bisogno di ripensare al suo ruolo di leader effettivo dell’America. Essendo un leader responsabile, non si può spingere piano intenzionale e meditato di animosità insensate e distruzione umana.

Una volta che l’America si è arricchita di previsioni intellettuali per salvaguardare il resto dell’umanità. Ma i suoi leader contemporanei e le principali istituzioni sembrano sfidare la logica di coesistere con il resto della comunità globale.

Di sicuro, i leader americani non hanno nemmeno l’essenza dello storico ” Common Sense “di Thomas Paine (o versione PDF” Common Sense – Rivolto agli abitanti dell’America, sui seguenti temi interessanti“) da cambiare, ma il cambiamento storico sostituirà quello americano immagine di leadership globale con gli altri, più comprensione e pertinenza per l’umanità.

I politici americani sono abituati a ignorare gli imperativi della coesistenza pacifica globale.  

I politici egoisti perseguono l’economia di guerra, ma i soldati statunitensi sono contrari alla cultura della guerra

L’America sembra essere alla soglia di un’inevitabile transizione morale e intellettuale del ragionamento, ma non sta seguendo il processo razionale del cambiamento e della costruzione del futuro.

La cultura di guerra con base a Washington ha reso incapaci ai responsabili politici statunitensi di pensare razionalmente e di agire responsabilmente negli affari globali.

Strano com’è, il presidente Trump e John Bolton non riescono a spiegare perché ogni giorno dai 18 ai 25 veterani di guerra statunitensi si suicidano? (“Perché i soldati commettono suicidio e Global Warlords“).

L’oscurità morale e intellettuale si rinnova sotto l’attuale guida del comandante in capo delle forze armate statunitensi.

I dirigenti si preoccupano di proteggere la preziosa vita umana …?

La maggior parte dei politici contemporanei non sono leader responsabili, ma attori teatrali che fingono di rappresentare gli interessi nazionali. Imparano ad eccitare le emozioni degli elettori per vincere le elezioni ma non riescono ad agire come leader responsabili.

Vedono l’umanità solo in numero , non un oggetto di vita e valore preziosi nel più ampio contesto universale.

Molto spesso, queste persone sono disconnesse con gli annali del normale pensiero umano e degli affari, sospettosi e paranoici e vedono il successo da raggiungere a costo di spietatezza, odio, degenerazione e malvagità – tutto parte del loro sistema di valori innato, facendo politica come un terribile gioco di mente egomane, inganni e priorità strategiche.

Ciò richiede un impegno intelligente nei confronti dei principi di pace internazionale e sicurezza per tutti, non aggressione nel funzionamento dei sistemi globali, protezione della vita e una cultura ecologica equilibrata di convivenza all’interno dell’Universo onnicomprensivo:

L’uomo e l’umanità …

L’America, un importante potere industrializzato è indifferente a questi fattori di vita pertinenti.

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Noi, il Popolo, l’umanità è in grado di sfidare la terribile calamità della guerra

L’obiettivo della felicità umana e della solidarietà non è la violenza, le guerre e l’aggressione.

Tutte le guerre perpetuano la violenza, la paura e la vendicatività contro l’umanità e mirano alla distruzione delle civiltà e alla disumanizzazione delle generazioni successive.

Bruce Gambrill Foster (“Il flagello della guerra – The Shameless Marketing of Violence“), osserva:

“La connessione tra la lotta alla violenza della criminalità organizzata, per esempio, e la guerra è facilmente superata: in entrambi, il sangue viene versato … Se anche le nostre gioie più semplici sono espresse in termini di conflitto, morte e dominio, che speranza c’è di distinguere e aborrire e alla fine porre fine alla vera malvagità del conflitto armato, il flagello della guerra?”

L’umanità globale è la vittima netta della catastrofica pazzia dei pochi signori della guerra.

Il presidente Trump ha imparato qualcosa dal passato a cambiare qualcosa a causa della conoscenza, della storia e dei fatti della vita per conoscere le sue debolezze e punti di forza e per cambiare e riformare la sua mente e il comportamento quando i fatti giustificano un cambiamento, sia nella definizione delle politiche o comportamento interattivo globale …?

Dopo tutto l’ascolto e l’apprendimento sono fattori critici per il cambiamento del ruolo della leadership politica del 21 ° secolo, così come il meccanismo di flessibilità da incorporare per una leadership efficace.

Ma non ci sono leader intelligenti e proattivi con una visione del futuro per vedere l’imperativo dell’Unica umanità, tranne un egocentrico ingenuo e pieno di sé, pieno della sensazione di potere che usa la trivialità e la malvagità per torturare e uccidere l’umanità e distruggere gli habitat ecologici.

Ma contrariamente alle brutali percezioni e azioni degli ex imperialisti europei statunitensi, la comunità internazionale è informata, matura e gode della capacità morale e intellettuale di conoscere e comprendere i fatti della vita e di sfidare l’insensibilità politicamente in pericolo a un accordo universale e Unità dell’Umanità contro la brutalità del Terrorismo delle Guerre che li unisce con un destino comune più che li divide da qualsiasi segno di avversità e identità nazionali separate.

Progressivamente in evoluzione è una nuova cultura globale plausibile dell’era dell’informazione di Thinking of One Humanity e una nuova civiltà proattiva di forti legami e affinità delle persone verso le comunicazioni culturali – partecipazione dei cittadini globali al pensiero sociale, economico e politico e alla globalizzazione – l’uomo in una parte del mondo si sente, pensa e agisce, reagisce a ciò che accade a qualsiasi uomo in altri angoli remoti del globo.

L’umanità non è né cieca, né inetta, definisce il proprio scopo, significato e identità per la pace e l’armonia che le istituzioni stabilite di governance, sia in America, in Medio Oriente o in Europa o altrove miseramente, non sono riuscite a riconoscere o valutare la loro importanza nel mondo affari politici.  

Paul Craig Roberts (La prossima guerra per l’agenda di Washington), ha avuto un pensiero razionale per porre la domanda giusta:

Noi, come americani, dobbiamo chiederci,

  • Di cosa si tratta?
  • Perché il nostro governo è così provocatorio nei confronti dell’Islam, della Russia, della Cina, dell’Iran?
  • Quale scopo, a chi viene servito?

Certamente non il nostro …

Dove andiamo da qui? Se non alla distruzione nucleare, gli americani devono svegliarsi. Giochi di calcio, porno e centri commerciali sono una cosa. La sopravvivenza della vita umana è un’altra.

Washington, cioè “governo rappresentativo”, consiste solo in pochi potenti interessi acquisiti. Questi interessi privati, non il popolo americano, controllano il governo degli Stati Uniti.

Questo è il motivo per cui nulla di ciò che il governo degli Stati Uniti avvantaggia il popolo americano …

Fonte: https://www.bibliotecapleyades.net/

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La deriva antropologica

Dall’ideologia di genere trans-umanesimo e post-umano

Di Marcello Pamio

Dall’ideologia di genere al trans-umanesimo per giungere al post-umano. Ecco i passaggi cruciali – passando per l’ectogenesi – attraverso i quali si vuole la totale disgregazione dell’essere umano.

 Possiamo raccontarci tutte le favole e le barzellette del mondo, ma da sempre la vita si genera dall’incontro magico dello spermatozoo (maschile) e ovulo (femminile)!!!

Una pericolosissima deriva antropologica che vuole trasformare l’uomo in un essere amorfo, privo di valori, delle radici e di cultura, e soprattutto privo di identità…

Scopo finale: giungere al post-umano. Oltre la Natura

Fonte: https://disinformazione.it/

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il crollo indecoroso delle idee

FAHRENHEIT 2017

Librerie d’oggi: tempio “vuoto” di letture bovine e luogo di ritrovo per intellettuali politically correct che nonostante il crollo indecoroso delle idee nelle quali avevano creduto si atteggiano a persone colte e intelligenti.

di Francesco Lamendola

È una grossa libreria, la più grossa della provincia; grossa e ultramoderna. Non sorge in un quartiere cittadino, ma in mezzo alla campagna industrializzata, a lato di una strada statale. Ci si va con l’automobile, oppure non ci si va: esattamente come in uno dei tanti centri commerciali che sono sorti come funghi dopo la pioggia, in questi ultimi anni, da quando gli investitori finanziari si son trovati a “dover” impiegare in qualche modo i loro capitali, e hanno dato il colpo di grazia a quel che restava del piccolo commercio locale. Solo che lei esisteva qui già da molti anni, da prima della globalizzazione, a suo modo una pianta pioniera nell’isola vulcanica della post-modernità, emersa decenni prima della Grande recessione del 2007.

Anch’essa, naturalmente, si è modernizzata. Per molto tempo è stata una via di mezzo fra un magazzino-deposito e una moderna libreria fornitissima, che praticava lo sconto del 15% su tutti i libri. A suo modo, un ambiente affascinante, dove ci si poteva imbattere, accanto all’ultima novità editoriale, in un libro “dimenticato” da due o tre decenni e divenuto ormai introvabile, con il prezzo rimasto inalterato nel corso del tempo. Poi vi fu una ristrutturazione radicale, un trasferimento sull’altro lato della strada, in un edificio nuovo di zecca: un parallelepipedo di vetro e cemento, orientato in modo da attirare l’attenzione dell’automobilista più distratto, con il nome stampato a caratteri cubitali proprio sullo spigolo.

Si è fatta un nome, non solo perché vi si trova, o vi si può ordinare e ricevere in pochi giorni, qualsiasi pubblicazione, italiana o straniera, ma anche, e forse soprattutto, per la frequenza degli incontri con scrittori di ogni genere, romanzieri e biografi, economisti e storici, poeti e perfino il militare in mephisto, che parla tutto il tempo col passamontagna ben calato sulla testa e che mostra al pubblico solamente gli occhi. Ed è molto amata da tutte le persone, e sono molte, che si sentono un po’ intellettuali pure loro, naturalmente progressiste e politically correct; quelle che, negli anni ’70 del secolo scorso (incredibile, ma sono proprio le stesse; più raramente sono i loro degni eredi) ostentavano La Repubblica quando, studenti universitari più o meno fuori corso – tanto, il treno della storia non lo perdono mai, i progressisti: basta sedersi e aspettare quel che succederà -, tiravano fuori il giornale formato tabloid, che fa tanto lettore impegnato e moderno, sul treno o sull’autobus, mentre il lettore meno politicamente corretto si arrabattava con chilometri quadrati di carta per sfogliare difficoltosamente gli altri giornali, goffi ed enormi al confronto, per non parlare delle giornate di vento, quando l’impresa diventava pressoché impossibile, e si tingeva di sfumature tragicomiche.

Ora sono quasi tutti professori in pensione, alcuni baby-pensionati, cioè felicemente in pensione dal fiore degli anni, e, dall’alto della loro saggezza e del loro dolce far niente, nonostante il crollo indecoroso delle idee nelle quali avevano tanto creduto, insistono ad atteggiarsi a persone colte e intelligenti, che sanno tutto e hanno capito tutto, e che leggono solamente, oggi come allora, libri molto politically correct. Leggono Saviano e Gad Lerner, per intenderci, oppure Erri De Luca o, magari, le memorie di Walter Veltroni. Se amano la storia, vanno pazzi per Ernesto Che Guevara, hanno letto tutte le sue biografie e continuano a sognare la revolución, hasta la victoria, siempre; naturalmente, in nessuna di queste biografie hanno appreso, o hanno voluto capire, che il “Che” è stato l’inventore dei campi di concentramento nell’isola di Cuba, oltre che un ministro dell’industria totalmente fallimentare; e che solo la sua “bella” morte (si fa per dire) sulle montagne boliviane, mentre era ancora giovane e pieno di fascino, col suo sigaro in bocca e il sorriso sprezzante, lo ha consegnato al futuro sotto forma di santo patrono di tutte le guerriglie e le rivoluzioni. Se invece amano la filosofia, i nostri bravi intellettuali politicamente corretti leggono Cacciari e Galimberti, e, quando ricevono l’insperata grazia di vederseli davanti in carne ed ossa, si pigiano e si accalcano, sudati e felici, in un delizioso afrore di ascelle sudate, alzandosi sulle punte dei piedi per imprimersi nello sguardo almeno un debole riflesso di tanto splendore; e poi, all’uscire dalla conferenza, in verità un lancio pubblicitario del loro ultimo libro, neanche tanto mascherato, si attardano a discutere lungamente l’incredibile e immeritato evento che ha riscaldato un poco i loro cuori con la fiamma del Sapere e del Pensare.

Attenzione, non bisogna lasciare orfani della Cultura i compagni di strada più preziosi, il fiore all’occhiello del politicamente corretto: i cattolici progressisti e modernisti, vaticansecondisti e bergogliani, kasperiani e galantiniani; no di certo. E allora ecco qui per loro i libri di Enzo Bianchi, per la teologia politically correct, e quelli di Alberto Melloni, per la storia della Chiesa: saranno loro le nostre guide, le nostre Sibille cumane nel labirinto del cattolicesimo evoluto, maturo e, ben s’intende, solidale e misericordioso. Affidandosi alla loro guida sicura, il lettore bene intenzionato potrà evitare gli scogli pericolosissimi nella sua navigazione culturale, potrà riconoscere e sbugiardare i teologi conservatori, come Antonio Livi, e i cattolici retrogradi, come Roberto de Mattei. Meno male che ci sono loro! Già ci confortano e ci ammaestrano, i Bianchi ed i Melloni, e molti altri della stessa scuola, attraverso la radio e la televisione, con interviste volanti e con rubriche fisse o semi-fisse; tuttavia, per nostra maggior sicurezza ed edificazione, possiamo anche acquistare le loro opere e porle sul comodino, alla sera, per poi addormentarci con un delizioso senso di protezione, quale non si prova neppure recitando un Rosario intero.

Forse, però, amano sia la narrativa che la filosofia; in tal caso, che c’è di meglio, per loro, che uno degli innumerevoli romanzi di Umberto Eco? Invece, se sono affascinati dal teatro, Dario Fo è senza dubbio il loro nume protettore: sono pronti a giurare sui suoi lazzi e sui suoi frizzi, sentendosi tanto più intelligenti e spiritosi quanto più s’immedesimano nella derisione sapida e spietata di quegli “altri”, i filistei, i borghesi, i credenti, i “fascisti”, i reazionari, che il grande Premio Nobel riserva a tutta quell’immonda plebaglia destrorsa e sanfedista. Se poi i nostri bravi lettori amano la scienza, cosa di meglio che un saggio di Piero o Alberto Angelo, o magari del padre e del figlio insieme (con la lettera minuscola, per ora; in futuro, chissà…), o della defunta Margherita Hack, o dell’impareggiabile Genio, il matematico Piergiorgio Odifreddi, che si crede impertinente solo perché spara ad alzo zero là dove sa di poterlo fare, ma si guarda bene dal tirare anche solo con la cerbottana là dove non si può. Infine – bisogna pur essere pluralisti e tolleranti – potrebbe darsi che il nostro lettore intellettuale sia in qualche modo affascinato dal mistero, e allora niente di meglio che i saggi di Massimo Polidoro per smontare, a colpi di C.I.C.A.P., qualunque bizzarria sul soprannaturale, per ridicolizzare fin l’ultima leggenda metropolitana, per demolire e spargere il sale sopra il concetto di “miracolo”, di “guarigione straordinaria”; e, già che ci siamo, per fare un bel minestrone con i cerchi nel grano, con gli atterraggi dei dischi volanti, con i tavolini parlanti, le sedute spiritiche, gli esorcismi, la telepatia e la chiaroveggenza, ovviamente gettando tutto nel cestino della carta straccia, in nome dei meravigliosi lumi della Dea Ragione. La quale, dai tempi di D’Holbach e La Mettrie, ne ha fatta di strada, e ha perso anche un po’ del suo smalto iniziale, eppure loro, i nostri anici, non se ne sono per nulla accorti, vanno avanti sicuri e tranquilli verso le magnifiche sorti e progressive della razionalità, brandendo il vangelo di Bertrand Russell, certi e convinti che la storia finirà per premiare la loro fede, per dar loro ragion. Anche se, in tutto il resto, non si può proprio dire che lo abbia fatto – ma questo è il segreto di Pulcinella, lo sanno tutti ma non bisogna dirlo, zitti, per carità, facciamo finta di niente, ci resterebbero troppo male.

Ecco: un amico ci trascina nel parallelepipedo di vetro e di cemento, e la prima sorpresa è un bellissimo bar al piano terra, un bar coi fiocchi, da non invidiar nessuno, con un barman in grande uniforme che incute quasi soggezione per l’evidente professionalità che sprizza da tutti i pori; peccato solo che non ci sia neppure l’ombra di un avventore. Eh, ma cosa c’è di strano? In questo tempio della Lettura, la gente viene per cercare libri, non per tracannare vino o azzannar panini. E allora, su, su, verso i piani alti,  verso il cuore del gioiello architettonico, per la delizia degli occhi, anche se non dell’olfatto: poiché i libri sono tutti rigorosamente cellofanati, inodori, insapori e sterilizzati, senza l’ombra di un virus o di un batterio, senza neppure un granellino di polvere. Ed ecco l’immensa sala, il sancta sanctorum del Lettore Politicamente Corretto: chilometri di scaffali dietro scaffali, tutti stracolmi di libri, tutti in bella mostra, una pila sopra l’altra, in religiosa offerta per il loro fervente adoratore. La cosa decisamente incoraggiante sono le fascette che li avvolgono: vi si possono leggere slogan come questi: Il più venduto negli Stati Uniti; oppure:Due milioni di copie vendute; oppure, ancora: Una scrittrice da 500.000 copie. Si va a peso, si va a quantità: tante vendite, tanto merito. Rassicurati, perciò, lettore dubbioso e di poca fede: se compri questa merce, non potrai sbagliare: sarai il due milionesimo e uno stronzo che avrà dedicato il proprio tempo a riempirsi il cervello di codesta immondizia.

Stiamo parlando, naturalmente, di romanzi. Già dai loro titoli brilla, in tutto il suo fulgore, la loro perfetta, furbesca, perfino scanzonata idiozia: sono talmente idioti che ci si vergogna anche solo a pronunciarli a voce alta, non si sa come faccia un cliente a domandare alla commessa: Scusi, avete il romanzo tal dei tali?, senza avvampare e morire sull’istante di vergogna. A chi possieda anche solo un briciolo di pudore e di rispetto di sé, buttar fuori quel nome dalla bocca costerebbe atroci sofferenze; tuttavia, è noto, cosa non si farebbe per amore della Cultura e del Sapere? Ecco, senza dubbio qualcuno, a questo punto, dirà: la solita ipercritica esagerata, preconcetta. Al contrario: ci sembra di esser stati molto al di sotto di una vera critica. Dell’immondizia non si fa la critica: si girano i tacchi e si portano lontani gli occhi e il naso. Quel che colpisce, semmai, è la poca distanza che separa la letteratura “alta”, o considerata tale, quella di Eco e Fo, tanto per capirci, da quella apertamente commerciale, e che  non nega di esserlo: quella di Moccia o di Volo. Ammesso che una distanza ci sia. Il vecchio problema della cultura italiana, la distanza siderale, anacronistica, fra cultura alta e bassa, è stato risolto una volta per tutte alla radice, democraticamente, quasi d’imperio: è diventata tutta bassa; ma talmente bassa, che più bassa non si può.

Dunque, abbiamo mestamente bighellonato fra gli scaffali ripieni di mercanzia libraria, scorrendo nel sole che abbaglia,  con triste meraviglia, da un titolo all’altro, da una fascetta all’altra. Infine, sconsolati, ci siamo spinti nel reparto saggistica: e anche lì, con infallibile precisione, ci siamo imbattuti nei soliti nomi, nei soliti volti, nei soliti titoli: tutto l’establishment del politicamente corretto, del progressismo in formato terzo millennio; tutti i cascami del femminismo, del liberismo, dell’edonismo, dell’immigrazionismo, del buonismo, del multiculturalismo, dell’omosessualismo, e anche qualcuno di nuovo conio, ma sempre con il copyright del Nuovo Ordine Mondiale. Ancora Cacciari, ancora Galimberti; ancora Del Boca per sapere tutto sull’Africa coloniale, ancora Paolo Crepet per i problemi dell’adolescenza. E poi, ci son sempre i vecchi guru che aleggiano, ispirano e benedicono, standosene affabilmente dietro i nuovi: Marx, Freud (padre e figlia), Reich, Marcuse; e, per i cattoprogressisti, don Milani e don Ciotti, padre Turoldo e i comboniani di Nigrizia. E avanti di questo passo, con tetra uniformità, con implacabile ripetizione, con inesorabile fatalità, come nella hegeliana marcia dello Spirito della Storia. Uno scaffale dopo l’altro, una pila dopo l’altra, tutti belli e cellofanati, tutti schierati a battaglia come soldati di un esercito impeccabile, di un’armata irresistibile, pronti per essere consumati, pardon, acquistati, dall’onnivoro e diligente lettore politicamente corretto. Antirazzista, antifascista, antimaschilista, antiomofobo, anti… non importa cosa, importa che sia sempre, rigorosamente antiqualche cosa: perché se non c’è un orrendo Nemico da combattere e da abbattere, che razza di vita sarebbe?

C’è solo un piccolo particolare da aggiungere… che la libreria, la grande, maestosa libreria, il Tempio del Sapere politically correct, nonostante le ferie natalizie, nonostante le strenne ed i regali, nonostante la bella giornate di sole, senza nubi (un po’ freddina, questo è vero, ma comunque limpida e invitante), era praticamente deserta. Clienti, zero o quasi. Lettori, zero o quasi. Una desolazione, una tristezza, un autentico gelo nel cuore. Vuoi vedere che perfino il pubblico di bocca buona del terzo millennio, a forza di vedersi proporre sempre e solo la solita immondizia, ha deciso di far lo sciopero della fame? Vuoi vedere che i Signori del Politicamente Corretto, a cominciare dai proprietari e dai direttori delle case editrici, hanno tirato la corda un tantino troppo, finché l’hanno spezzata? Vuoi vedere che perfino gli schiavi più docili si sono stancati di essere trattati con così palese disprezzo, con così sfacciata cialtroneria, con una boria così insopportabile, che preferiscono fare qualcos’altro – una partita al bar con gli amici, o una pizza con la moglie e i figli – piuttosto di sottoporsi al noiosissimo, frustrante supplizio di tutte queste letture bovine, ma politically correct?

Fonte:  http://www.ilcorrieredelleregioni.it/

in un mondo di servi volontari

LA “TERRA DI NESSUNO” CULTURALE 

Cultura del Caos e Vangelo secondo me: i distruttori della nostra civiltà stanno sfruttando un salto generazionale c’è una generazione che manca all’appello della storia che non hanno fatto in tempo a conoscere il mondo di ieri

I distruttori della nostra civiltà stanno sfruttando un salto generazionale. di Francesco Lamendola 

ALL’AMICO ANDREA.

C’è una generazione che manca all’appello della storia, o forse due: quelle dei nati fra il 1970 e oggi; quelle degli uomini e delle donne, dei ragazzi e dei bambini, che non hanno fatto in tempo a conoscere il mondo di ieri, cioè prima dell’avvento della globalizzazione, né a ricevere delle solide basi educative dai loro genitori, dai loro insegnanti, dai loro sacerdoti, perché ormai molti genitori, molti insegnanti e molti sacerdoti erano già stati infettati dal virus del modernismo, avevano già abdicato al loro personale senso critico e si erano intruppati volonterosamente nel gregge dei pecoroni, dove la massa fa la giustizia, e il numero crea il diritto; dove quello che conta è seguire la corrente, e inseguire i folli miti del consumismo; e dove non si amano più le persone, ma le cose, i telefonini, i computer, le automobili, i vestiti firmati, gli orologi di marca; dove conta l’apparire e non l’essere, l’abbronzatura e non la bellezza interiore, i soldi e non l’onestà.

Le persone nate fin verso gli anni Sessanta del secolo scorso, bene o male, in maggioranza hanno ricevuto quella educazione: hanno visto i loro genitori lavorare duramente e non fare mai debiti, non vivere mai al di sopra delle loro possibilità, condurre una vita sobria, coltivare il lavoro, l’amicizia, la fedeltà alla parola data; hanno visto i loro maestri e professori insegnare con passione, con competenza, con il senso di una vera e propria missione da compiere, per mezzo della cultura, dei valori etici, dell’esperienza da trasmettere ai giovani; e hanno visto i loro sacerdoti calarsi con fervore nel sacramento dell’Ordine, insegnare il Vangelo con le parole e con l’esempio, prendere con serietà le cose di Dio, vivere la fede con generosità ed entusiasmo, ma anche con timore e tremore, come si addice a chi si confronta con l’abisso insondabile dell’Assoluto. Non sempre, beninteso, gli adulti erano all’altezza di quei valori e di quei modelli; però, onestamente parlando, lo erano più spesso di quel che non si pensi.
Facevano del loro meglio, quasi sempre; e quasi sempre almeno alcuni di loro riuscivano a trasmettere ai bambini e ai ragazzi qualcosa della loro serietà, della loro vocazione, del loro sentimento maturo e responsabile della vita, che non era, per essi, una scampagnata in cerca di divertimenti, ma una pagina bianca sulla quale si scriveva una riga, ogni giorno, con l’aiuto di Dio e con il conforto dell’esempio ricevuto dalle generazioni precedenti.
Ora questo legame generazionale si è interrotto; c’è stato un salto, un vuoto, una frattura, si è creata una terra di nessuno, sulla quale son piombati, come falchi, come avvoltoi, come sciacalli, i signori della distruzione: gl’intellettuali nichilisti, gli amministratori raccomandati, i politici cinici e disonesti, gl’imprenditori fasulli e senza scrupoli, i finanzieri d’assalto, uno stuolo d’insegnanti senza solide basi culturali e senza il senso della loro missione, un esercito di preti e vescovi senza vocazione’, ma, in compenso, resi sempre più audaci, sempre più presuntuosi, sempre più arroganti da un altro esercito di cattivi teologi, nel gridare dai tetti il loro nuovo vangelo: il vangelo secondo me, e non più il Vangelo secondo Gesù Cristo. E i signori della distruzione, in questo vuoto, hanno messo i contenuti che hanno voluto, senza timore di smentita o di contraddittorio: approfittando dell’ignoranza sempre più diffusa, della rimozione del passato, dell’azzeramento delle radici e dell’auto-disprezzo della propria civiltà, hanno raccontato ai giovani – attraverso i mass-media, la scuola, la classe politica e la stessa cultura, o sedicente tale (vi sono programmi “culturali”, alla televisione, che fanno semplicemente rabbrividire), quel che hanno voluto: riscrivendo a modo loro la storia, il passato, la tradizione, l’identità, la famiglia, la patria e la religione.
Il risultato è che moltissime persone nate dopo il 1970, anche se diplomate e laureate a pieni voti, anche se attente ai fatti culturali, anche se se si tengono costantemente informate sui problemi di attualità, non sanno proprio un bel nulla di quel che sta accadendo nel mondo, né di quel che è accaduto; credono a tutta una serie di favole preconfezionate, che tramandano alla rovescia le vicende dell’Italia, dell’Europa e del mondo, fin dall’antichità, ma soprattutto da quando è sorto il cristianesimo e si è poi stabilità la civiltà cristiana medievale, su, su, fino alle due guerre mondiali, alla guerra fredda, alle ultime tensioni internazionali fra Stati Uniti, Russia, Turchia, Iran, Cina, Unione europea.
Di ogni cosa è stata fornita la versione politicamente corretta, cioè ampiamente rivista e rimaneggiata, ad uso dei poteri forti oggi imperanti, e che già si stavano profilando all’inizio della modernità: la Massoneria, le grandi banche, una parte del giudaismo, divenuto poi sionismo, e trasformatosi, così, da potere esclusivamente finanziario, anche in potere politico-strategico, fino ad assorbire e manipolare ai suoi fini egemonici gli stessi governi degli Stati Uniti d’America, sia democratici che repubblicani: si vedano George Soros, la famiglia Rotschild, le banche Lehman Brothers e Goldman Sachs, il potentissimo Henry Kissinger.
In Italia, è stata accreditata una versione della nostra storia nazionale che serve, sostanzialmente, a giustificare i compromessi, le piroette, le furberie, e gli autentici atti di banditismo politico, che hanno contrassegnato la nascita della Repubblica e la sua evoluzione, rigorosamente democratica e antifascista, come no, e rigorosamente pluralista e buonista, pacifica e tollerante, accogliente e garantista: la Repubblica di Pulcinella, dove la legge serve a tutelare più i delinquenti che i galantuomini, più gli immigrati/invasori clandestini che i cittadini, più gli amministratori che gli amministrati, più i governanti che i governati, più i parassiti che i lavoratori, più gli evasori fiscali che quanti pagano le tasse, e più i cialtroni, i fanfaroni, i disonesti, i raccomandati, gl’incompetenti e gl’incapaci, che i meritevoli, gli onesti, i competenti, i responsabili, i laboriosi. E tutto questo per negare due evidenze che non sono ammissibili per la cultura politicamente corretta: che in Italia, nel 1943-1945, vi è stata una feroce guerra civile, prolungatasi con i massacri indiscriminati, gli assassinii, gli stupri, le torture, gli infoibamenti (il correttore automatico non riconosce quest’ultima parola, il che è rivelatore) dei mesi successivi alla fine delle ostilità, quel glorioso 25 aprile del 1945; e che l’Italia, come nazione, è uscita sconfitta, umiliata e calpestata dall’esito della Seconda guerra mondiale, e cancellata dal novero delle grandi potenze: sconfitta e umiliazione sancite dal Trattato di pace di Parigi del 1947, nel quale, per supremo oltraggio, il governo italiano s’impegnava a non perseguire i traditori che, fin dal 10 giugno 1940 (e non solo dall’8 settembre 1943, data ufficiale dell’armistizio con gli Alleati) si erano adoperati per la sconfitta della Patria e per la vittoria del nemico, pardon, dei baldi e disinteressati liberatori anglo-americani.
Anche la storia della cultura è stata manipolata, rielaborata, riscritta, secondo la versione politically correct: si è fatto credere ai giovani che la cultura è sempre e solo, per definizione, una cosa di sinistra, progressista e antifascista; che una cultura di destra non esiste, non è mai esistita e non può esistere; che Ezra Pound era un pazzo, Giovanni Gentile era un irresponsabile, Knut Hamsun era un venduto, Céline era uno squilibrato, Mircea Eliade era un bieco reazionario e Giovanni Papini, un vecchio rimbambito. Motivo: tutti costoro, e parecchi altri, che non vengono mai ricordati (anche se alcuni di loro hanno scritto opere di valore immensamente superiore a quelle dei vari Balestrini, Eco o… Dario Fo), si erano schierati dalla pare sbagliata, avevano rinnegato i sacri valori della libertà e della democrazia e avevano preso partito per i carnefici nazisti: tesi che ha, più o meno, la stessa consistenza di quella secondo cui i vari araldi della sinistra, da Sartre a Éluard, da Aragon a Neruda, da Moravia a Pasolini, altro non sono stati che i fiancheggiatori dello stalinismo e i complici morali dei crimini di quel regime. Gli esponenti dell’area culturale cattolica, poi, sono stati fatti sparire addirittura, quasi con un gioco di prestigio: e gli studenti italiani continuano a ignorare perfino i nomi di Nicola Lisi, di Bonaventura Tecchi, di Riccardo Bacchelli, di Eugenio Corti.
E quel che è accaduto per la storia, vale anche per tutti gli altri ambiti della cultura e dello studio, nonché per la musica leggera, il cinema, lo spettacolo, la televisione, lo sport, perfino la scienza e l’arte, specialmente l’architettura e l’urbanistica, ma anche la pittura e la scultura. Anche qui si sono rifatte le liste di proscrizione e quelle di approvazione, si sono distribuite le pagelle dei buoni e dei cattivi; ma quelli veramente scomodi, li si è condannati al silenzio e all’oblio, che è sempre l’arma migliore per annientare qualunque avversario, reale o potenziale. L’avversario da annientare è sempre lo stesso: colui che invita a riflettere, colui che esercita la libertà del pensiero, che non si lascia condizionare, né ricattare, intellettualmente o moralmente, o entrambe le cose; che respinge gli schemi e le pappe precotte, le minestrine riscaldate e scipite, fatte passare per capolavori dell’alta cucina, che tutti devono applaudire e complimentare.
Qualcuno penserà che stiamo esagerando; ebbene, faccia caso a quali volti sono spariti dai telegiornali e dalle tavole rotonde televisive, quali firme sono scomparse dai giornali e dalle riviste in questi ultimi anni: a meno che costui sia affetto da una forma incurabile di distrazione cronica, si renderà conto che sono scomparsi precisamente i migliori, i più liberi, quelli che pensano con la loro testa, quelli che non stanno sul libro paga dei poteri forti, quelli che hanno il coraggio di dire la verità. Son rimasti i peggiori, i più mediocri, i più vili, i più conformisti, i più servi, i più banali.
Un fenomeno molto italiano, certo; ma, purtroppo, un fenomeno anche europeo, e, ormai, mondiale. Le teste pensanti vengono ridotte al silenzio, perché nessuna voce dissonante deve turbare la pacifica ruminazione del gregge dei pecoroni. Il Pensiero Unico avanza, dilaga, s’impone ovunque, diventa legge. Chi contravviene al Pensiero Unico, rischia ormai una querela: e, sotto la minaccia, molti giornali devono tacere, molte reti televisive devono adeguarsi, molte voci potenzialmente critiche sono messe a tacere.
I nostri studenti apprendono, sui banchi di scuola, che il fascismo aveva tolto la libertà di stampa, si era impadronito dei giornali, monopolizzava i programmi radio: il che è vero. Non viene loro detto, però, che, nell’attuale regime democratico e repubblicano, avviene la stessa cosa, se non peggio, però senza che ciò sia esplicito e dichiarato: avviene de facto, semplicemente perché non si trovano più un solo giornale o rivista, una sola rete radio o televisiva, che abbiano voglia o interesse a far risuonare una voce libera; in un mondo di servi volontari, le forme della libertà sono rispettate, ma solamente quelle.
La sostanza è una dittatura; anzi, un vero e proprio totalitarismo. Gli storici discutono ancora se il fascismo fu un totalitarismo o no; il sistema politico-sociale odierno, imposto dall’alta finanza e dai poteri forti internazionali, dei quali i politici europei sono solo i valletti e i camerieri, è sicuramente un totalitarismo, perché non si limita a controllare l’informazione, ma sta lentamente modellando i modi di pensare, di sentire, di vivere, di centinaia di milioni di persone; le sta letteralmente “rifacendo” di sana pianta, come passandole attraverso un duplicatore, dal quale escono simili a prima, ma intimamente cambiate: senza ricordi del passato, senza cognizione del presente, senz’ombra di  domande sul futuro.
Già, il futuro. Come dire a 500 milioni di europei che entro poco più di una generazione saranno spariti, e che l’Europa sarà diventata un continente islamico o islamizzato? No, meglio non dirglielo; anzi, bisogna non dirglielo. Le élites globali hanno deciso che l’islamizzazione deve procedere, e così sta avvenendo. Non si parla di questo problema come del problema numero uno dell’Europa; nessuno dei partiti maggiori, né in Italia, né in Francia, Germania, eccetera, ne parla come del problema numero uno. Eppure lo è; eccome se lo è. Il tasso d’incremento demografico non è una opinione: è matematica. Non stiamo facendo delle ipotesi, non stiamo almanaccando sulle probabilità: stiamo dicendo esattamente quel che è destinato ad accadere, a meno che si corra immediatamente ai ripari.
Ma come correre ai ripari, se nessuno lancia l’allarme, anzi, se chi lo fa viene subito bollato e zittito quale xenofobo, razzista, populista ed estremista di destra? Se, davanti alla rivolta del Cara di Cona, nel veneziano, con gli operatori presi in ostaggio dai “profughi” ivoriani e nigeriani (ma in Nigeria e in Costa d’Avorio c’è la guerra?), tutto quel che il prefetto sa fare è balbettare che, poverini, si può capire che si siano agitati perché una dei loro è morta (di malattia!), anche se i cattivelli non dovrebbero poi diventar violenti. Ma come reagire, se nessuno si ricorda più del Cara di Mineo, ove due anziani coniugi furono massacrati (lei anche violentata) da un “profugo” ivoriano, nell’agosto 2015? Memoria corta, oblio, silenzio: le armi del totalitarismo democratico, globalista e progressista, al quale si è associato anche il vertice della Chiesa cattolica. Cancellata la buona teologia tomista, e sostituita dagli sproloqui della “svolta antropologica” dei Rahner e dei Kasper; silenzio sul peccato, il giudizio e l’aldilà; Gesù Cristo ridotto a un amicone, e Dio a una variante dell’intelligenza umana. Sì: qualcosa s’ è perduto, nelle ultime due generazioni…