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Il declino di una civiltà

Il Declino di un Impero (prima parte

Come alcuni di voi sanno, io sono un appassionato di storia antica. (non solo l’autore di questo articolo è un “appassionato di storia antica, ma anch’io lo sono – corsivo mio)

Ho pensato che potrebbe essere utile per discutere di ciò che è accaduto a Roma e sulla base di questo, ciò che è probabile accada agli Stati Uniti

Va detto che:

Ci sono alcune somiglianze tra gli Stati Uniti e Roma.

Ma prima di continuare a leggere, vi preghiamo di stare seduti comodamente.

In questo articolo vengono necessariamente esplicitate quelle cose nascoste che non si è mai supposto di parlarne prima d’ora come – religione e politica – e cose che non si avrebbero dovuto mai fare, cioè, il male fatto dai militari.

Ci sono buone ragioni per guardare a Roma piuttosto che a qualsiasi altra civiltà quando si cerca di vedere dove sono diretti negli Stati Uniti.

Tutti sanno e hanno conosciuto il declino della Roma Imperiale, ma poche persone ne conoscono le cause. E, credo, ancora meno si rendono conto che gli Stati Uniti sono ormai sullo stesso percorso per più o meno delle stesse ragioni, che a breve io e voi esploreremo insieme.

Roma ha raggiunto il suo picco di potenza militare intorno all’anno 107, quando Traiano ha completato la conquista della Dacia (territorio dell’attuale Romania moderna).

Con la conquista della Dacia, l’Impero Romano ha raggiunto il massimo del suo picco in termini di dimensioni, ma direi che il suo picco maggiore era già passato oltre misura.

Per certi versi, gli Stati Uniti hanno raggiunto il massimo assoluto del suo picco rispetto al mondo, già nel 1950. Nel 1950 questo paese ha prodotto il 50% del PIL mondiale e l’80% dei suoi veicoli. Ora si tratta di circa il 21% del PIL mondiale e il 5% dei suoi veicoli.

Era proprietario dei due terzi delle riserve auree del mondo; ora ne detiene un quarto.

E’ stato, con un enorme margine, il più grande creditore del mondo, mentre ora è il più grande debitore con un margine enorme.

Il reddito di un americano medio era di gran lunga il più alto del mondo; oggi si colloca sull’ottavo, e sta scivolando sempre più verso il basso.

Ma non sono solo gli Stati Uniti – è la stessa civiltà occidentale che è in declino.

Nel 1910 l’Europa controllava quasi tutto il mondo – politicamente, economicamente e militarmente. Ora sta diventando una Disneyland con edifici reali e uno zoo per i cinesi. E’ ancora più in declino e sta scivolando giù per un pendio rispetto agli Stati Uniti

Come l’America, Roma fu fondata dai profughi – da Troia, almeno come è raccontata nel mito.

Roma, come l’America, è stata governata nella sua storia remota da re. Più tardi, i romani si sono dati un auto-governo, con diverse assemblee e un Senato. Più tardi ancora, il potere è stato devoluto all’esecutivo, che probabilmente senza dubbio non è stato un incidente.

I Fondatori degli Stati Uniti hanno modellato il paese sui fondamenti dell’antica Roma, dalle strade fino all’architettura degli edifici governativi, hanno adottato l’uso dell’aquila, come l’uccello nazionale, l’uso di motti latini, e lo sfortunato uso di fasci – la scure circondata da fascine di legna – come il simbolo del potere statale.

Publio, lo pseudonimo dell’autore di The Federalist Papers, ha preso il suo nome da uno dei primi consoli di Roma. Come è stato per Roma, il valore militare è al centro dell’identità nazionale degli Stati Uniti

Quando si adotta seriamente un modello, si cresce fino ad assomigliargli.

Un notevole e capillare lavoro si è sviluppato confrontando tempi antichi e tempi moderni da parte di Edward Gibbon nella pubblicazione del il declino e la caduta dell’Impero Romano nel 1776 – nello stesso anno sono stati scritti da s ‘Adam Smith, La ricchezza delle nazioni e la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati.

Io sono un grande fan di tutti e tre, ma D & F non è solo una grande storia, è una letteratura molto elegante e leggibile. In realtà fa sorridere; comunque Gibbon aveva una sottile ingegno.

Ci sono stati enormi progressi nella nostra comprensione di Roma dal tempo di Gibbon, guidati da scoperte archeologiche. C’erano molte cose che non sapeva, perché era molto più filologo che come storico, e ha basato la sua scrittura su quello che dicevano gli antichi su se stessi.

Non c’era vera scienza dell’archeologia quando Gibbon ha scritto; poco era stato fatto anche per correlare i testi antichi sopravvissuti con quello che era sui monumenti superstiti – anche i monumenti noti – e sulle monete. Per non parlare di scienziati che scavano intorno nelle province di ciò che era rimasto di ville romane, luoghi di battaglia, e questo genere di cose.

Così Gibbon, come la maggior parte degli storici, si possono paragonare a collezionisti del sentito dire.

E come poteva sapere a chi credere tra le antiche fonti?

È come se William F. Buckley, Gore Vidal, HL Mencken, Norman Mailer, e George Carlin abbiano scritto la stessa cosa sullo stesso evento, facendovi intendere che la storia fosse vera.

Oggi è quasi difficile e impossibile dire cosa è realmente accaduto a pochi anni fa … quando in realtà è stata dimentica la storia antica. Ecco perché lo studio della storia è così tendenziosa; così come lo è gran parte di essa, del tipo, “hanno detto/è stato detto.”

In ogni caso, non vogliamo qui fare una lezione sulla storia antica. Ci vogliamo intrattenere un po’ su ipotesi interessanti su ciò che è probabile che accada negli Stati Uniti.

Vorrei iniziare dicendo che io non sono sicuro che il crollo dell’Impero Romano non sia stata una buona cosa.

Ci sono stati molti aspetti positivi a Roma – come ci sono per la maggior parte delle civiltà. Ma a Roma non c’era molto altro, ad esempio io disapprovo, il suo anti-mercantilismo, il suo militarismo e, dopo Cesare, il suo governo centralizzato e sempre più totalitario.

In questa luce, vale la pena considerare se il crollo degli Stati Uniti potrebbe non essere una buona cosa.

Allora perché Roma è caduta?

Nel 1985, un tedesco di nome Demandt ha assemblato 210 motivi. Trovo stupidi alcuni di loro – come la degenerazione razziale, l’omosessualità, e la libertà eccessiva. La maggior parte sono ridondanti. Alcuni di questi motivi sono solo di buon senso – come il fallimento della perdita di fibra morale, e la corruzione.

La Lista di Gibbon è molto più breve. Anche se è piuttosto difficile riassumere i suoi sei grossi volumi in una sola frase, Gibbon, ha attribuito la caduta di Roma a sole due cause, una interna e una esterna:

Rispettivamente, Cristianesimo e invasioni barbariche.

Credo che Gibbon avesse essenzialmente ragione su entrambi.

Tuttavia, a causa della sensibilità della sua epoca, ha sondato il cristianesimo primitivo (cioè, dalla sua fondazione a metà del 4° secolo) molto delicatamente; Ho deciso di farlo meno delicatamente.

Spero che né la mia analisi della religione, né quella delle invasioni barbariche (allora come oggi) disturberà troppo molti lettori.

In ogni caso, pur accettando le idee di base del Gibbon sui cristiani e i barbari, ho deciso ulteriormente di abbattere le ragioni del declino di Roma, in 10 categorie:

  • politico
  • legale
  • sociale
  • demografico
  • ecologico
  • militare
  • psicologico
  • intellettuale
  • religioso
  • economico,

… Ognuno dei quali mi ha toccato.

E, come bonus, verso la fine di questo articolo, vi darò un altro motivo, completamente indipendente, ed estremamente importante per il crollo di Roma e il crollo degli Stati Uniti

Non è necessario essere d’accordo con la mia interpretazione, ma vediamo quali lezioni ci vengono offerte dalla storia di Roma, dalla sua fondazione semi-mitica da Romolo e Remo nel 753 a.C. (una storia che è in conflitto con il racconto di Virgilio di Enea e dei rifugiati troiani) a ciò che è convenzionalmente indicato come la fine dell’impero occidentale nel 476 d.C., quando il bambino-imperatore Romolo Augustolo fu deposto da Odoacre (un generale germanico che era responsabile di quello che passava per l’esercito romano – che per quel tempo era in carenza di personale militare quasi interamente formato da mercenari germanici che non avevano la fedeltà all’idea di Roma).

Sembra un po’ come l’esperienza americana nel corso degli ultimi due secoli:

prima conquista ed espansione

poi dominanza globale

poi slittamento e declino

Politico

Però, è un po’ fuorviante, parlare di una semplice caduta di Roma, e molto più esplicito parlare di una sua graduale trasformazione, con episodi come quelli che i paleontologi descrivono “squilibri punteggiati.”

Ci sono state molte cadute.

Roma repubblicana è caduto nel 31 a.C. con l’adesione di Augusto e l’inizio di quello che è stato chiamato il Principato. Si è quasi disintegrato nei 50 anni della metà del 3° secolo, un periodo di guerra civile costante, l’inizio di gravi incursioni barbariche, e la distruzione della moneta d’argento di Roma, il denaro.

Roma come qualcosa di simile ad una società libera è caduta nel 290 e poi è cambiata di nuovo radicalmente, con Diocleziano e il periodo Dominate (a breve  sarò più preciso su questo). Forse la fine è venuta nel 378, quando i Goti hanno distrutto l’esercito romano ad Adrianopoli e le grosse invasioni sono  iniziate. Forse dovremmo parlare della fine del 410, quando Alarico – un gotico che in realtà era un generale romano – ha condotto il primo sacco di Roma.

Si potrebbe dire che la civiltà non sia davvero crollata fino alla fine degli anni 600, quando l’Islam ha conquistato il Medio Oriente e il Nord Africa tagliando il commercio mediterraneo.

Meglio ancora, è più opportuno parlare del 1453, quando Costantinopoli e l’Impero d’Oriente è caduto.

Forse l’Impero è ancora vivo oggi, sotto forma di Chiesa cattolica – il Papa è il Pontifex Maximus che indossa pantofole rosse, così come quando Giulio Cesare ha ricoperto quella posizione.

Possiamo vedere un lontano riflesso nello specchio a partire nel periodo del Principato, Roma ha subito un trend di accelerazione verso:

assolutismo

centralizzazione

totalitarismo

burocrazia

Credo che si possa discutere che l’America sia entrato nel suo Principato con l’elezione di Roosevelt nel 1933; Da allora, il presidente ha regnato sovrano sul Congresso, come Augusto fece nel Senato Romano.

Nel corso del tempo Roma è caduta sempre più in basso, proprio come hanno fatto gli Stati Uniti

Dopo il terzo secolo, con la costante guerra civile e la distruzione della moneta, il Principato (quando l’imperatore, almeno in teoria, era solo il primo tra gli uguali) ha dato modo al periodo di Dominazione (dalla parola “dominus”, o Signore, riferendosi a un padrone di schiavi), quando l’imperatore divenne un monarca assoluto.

Questo è accaduto con l’ascensione di Diocleziano nel 284 e poi, dopo un’altra guerra civile, Costantino nel 306. Da quel punto in avanti, l’imperatore non ha fatto nemmeno più finta di essere il primo tra uguali ed è stato trattato come un sovrano orientale.

La stessa tendenza è ora in atto negli Stati Uniti, ma siamo ancora lontani dal raggiungimento del suo obiettivo – anche se va notato che il presidente è ora protetto da centinaia e/o addirittura migliaia di guardie del corpo.

Harry Truman fu l’ultimo presidente che in realtà ha avuto il coraggio di uscire dall’ufficio in forma informale a passeggiare per W-DC, come un comune cittadino.

In ogni caso, proprio come il Senato, i consoli, i tribuni e con i loro veti sono diventati anacronismi impotenti, così come lo sono le istituzioni degli Stati Uniti. Nella fase iniziale, a partire dal quarto imperatore, Claudio, nel 41 d.C., i pretoriani (che sono stati istituiti da Augusto) hanno avuto la possibilità di indicare e nominare l’imperatore.

Così probabilmente è vero che oggi gli Stati Uniti, ha i suoi pretoriani:

la NSA, CIA, FBI e, tra gli altri – naturalmente, i militari.

Vedremo in seguito come la controversia elezione presidenziale verrà risolta.

La mia ipotesi è che la massa delle genti (i romani la chiamavano censi capite, o il conteggio delle teste) richiederà un leader forte che possa risolvere la Grande Depressione, la distruzione del dollaro, e la seria guerra in corso.

Bisogna ricordare che la guerra è sempre stata la salute dello stato. Così come sono sempre stati in guerra gli imperatori romani, non da ultimi i loro soldati, da sempre impegnati in guerra. E non è un caso che i cosiddetti grandi presidenti degli Stati Uniti sono stati presidenti di guerra – Lincoln, Wilson e Roosevelt.

Umoristicamente Possiamo aggiungere il presidente di guerra autoproclamato il bambino Bush.

Eroi militari – come Washington, Andrew Jackson, Ulysses Grant, Teddy Roosevelt e Eisenhower – sono sempre facili da eleggere.

La mia ipotesi è che un generale verrà assegnato per l’ufficio alle prossime elezioni, quando saremo in una vera e propria crisi. Il pubblico vuole un generale, in parte perché i militari sono oggi di gran lunga l’istituzione più rinomata della società statunitense.

La sua probabile elezione sarà un errore per diversi motivi, non ultimo che i militari in realtà sono solo una pesante variante armata del servizio postale.

E’ saggio tenere a mente le parole di Gibbon circa i militari:

“Ogni ordine di uomini abituati alla violenza e alla schiavitù saranno dei custodi deboli della costituzione civile.”

Un parallelo politico supplementare con gli Stati Uniti:

fino a Traiano nel 100 d.C., tutti gli imperatori erano culturalmente romani provenienti da vecchie famiglie nobili. Dopo di loro, pochi lo erano.

Gli Stati Uniti ora hanno il suo primo presidente del Kenya – stiamo solo scherzando, naturalmente …

Seconda Parte

Come i romani, siano stati presumibilmente governati da leggi, non dagli uomini.

A Roma, la legge è iniziata con le 12 tavole incise nel 451 a.C., con pochi dettami e abbastanza semplici da essere inscritte sul bronzo dove tutti potevano vederle. Un corpo separato di diritto comune sviluppato da prove, che si teneva a volte al Forum, a volte in Senato.

Quando la legge è stata breve e semplice, il detto “ignorantia legis non excusat” (l’ignoranza della legge non è una scusa) aveva un senso.

Ma, quando il governo e la sua legislazione è diventata più pesante, il detto è diventato sempre più ridicolo. Alla fine, sotto Diocleziano, il diritto è diventato del tutto arbitrario, fatto tutto da decreti dell’imperatore – oggi noi li chiamiamo ordini esecutivi.

Ho citato Diocleziano già più volte. E’ vero che le sue misure draconiane hanno tenuto insieme l’Impero, ma era una questione distruggere Roma per salvarla.

Come negli Stati Uniti, a Roma lo statuto e il diritto comune a poco a poco si trasformò in un labirinto di regole burocratiche.

La tendenza ha avuto una accelerazione sotto Costantino, il primo imperatore cristiano, perché il cristianesimo è una religione trasmessa dall’alto verso il basso, che riflette una gerarchia in cui i governanti sono stati visti come concessioni date loro da Dio.

La vecchia religione romana non ha mai cercato di catturare la mente degli uomini in questo modo. Prima del cristianesimo, chi violava le leggi dell’imperatore non veniva visto come una persona che violava anche le leggi di Dio.

La devolution è simile negli Stati Uniti Vi ricorderete che solo tre delitti sono menzionati nella Costituzione degli Stati Uniti – il tradimento, la contraffazione, e la pirateria.

Ora è possibile leggere nel libro di Harvey Silverglate s ‘, I Tre Crimini del giorno, in cui si sostiene che nella media dei tempi moderni americani, per lo più inconsapevolmente, è in funzione una propria ondata di criminalità personale – perché la legge federale ha criminalizzato oltre 5.000 atti diversi.

Roma divenne sempre più corrotta col passare del tempo, così come gli Stati Uniti

Tacito (56-117 d.C.) ecco cosa dice:

“Più numerose sono le leggi, più corrotta è la nazione”.

Sociale

Insieme ai problemi politici e legali ci sono i problemi sociali.

Il governo romano ha iniziato ad offrire a bocche inutili pane gratuito e più tardi i circhi, verso la fine del Repubblica, dopo le tre guerre puniche (264-146 a.C.). Panem et circenses erano per lo più limitate alla capitale stessa.

Naturalmente erano estremamente distruttive, ma sono state fornite esclusivamente per una ragione pratica: per mantenere la folla sotto controllo.

Roma al suo massimo apice contava di una grande folla di gente intorno ad un milione di abitanti, e almeno il 30% viveva con il sussidio di disoccupazione. Vale la pena notare che il sussidio di disoccupazione è durato più di 500 anni ed è diventato parte del tessuto della vita romana – termina solo quando le spedizioni di grano provenienti dall’Egitto e dal Nord Africa sono state tagliate fuori dai Vandali all’inizio del 5° secolo.

Negli Stati Uniti, ci sono ora più destinatari di benefici statali che di quelli che lavorano.

Programmi come:

Sicurezza sociale

Medicine

aiuto medico

buoni pasto,

… e numerosi altri programmi di welfare assorbono oltre il 50% del bilancio degli Stati Uniti, e che a lungo termine cresceranno rapidamente ancora di più, anche se prevedo che arriveranno al termine o di essere riformati radicalmente entro i prossimi 20 anni.

Riconosco che è una previsione audace, data la longevità del sussidio di Roma.

demografia

L’Impero sembra aver subito un crollo demografico in ritardo nel 2° secolo, durante il regno di Marco Aurelio, almeno in parte, a causa di una piaga che ha ucciso nell’ordine il 10% della popolazione.

Le piaghe antiche sono poco documentate, forse perché erano viste come eventi normali. Ma ci possono essere altre ragioni, più sottili per il calo della popolazione.

Forse la gente non stava solo morendo, inoltre non si stavano riproducendo, che è molto più grave.

La religione cristiana nascente era puritana e ha incoraggiato il celibato. Soprattutto tra i ceppi gnostici del primo cristianesimo, il celibato era parte della formula per la perfezione e la conoscenza di Dio.

Ma, naturalmente, se il cristianesimo fosse stato efficace nel favorire il celibato, ci sarebbero stati più morti. La stessa cosa sta accadendo ora in tutto il mondo sviluppato – in particolare in Europa e in Giappone, ma anche negli Stati Uniti e in Cina.

Dopo la seconda guerra mondiale, le donne americane avevano in media 3,7 figli. Ora è l’1,8; in alcune parti d’Europa, è l’1.3. Parte di questo è dovuto alla urbanizzazione e partecipare ad una comprensione del controllo delle nascite, ma la verità è che una parte crescente semplicemente non può permetterselo; Oggi, è molto costoso avere un bambino.

Credo che un altro elemento importante sia un nuovo movimento religioso, il Greenism, che per molti modi è analogo al primo cristianesimo. E’ ormai considerata antisociale la riproduzione, dal momento che avere figli aumenta le emissioni di anidride carbonica.

Intellettualità

L’essenzialità anti-razionalista del primitivo e avvelenato cristianesimo l’atmosfera intellettuale del mondo classico.

Questo è vero non solo per le religioni in generale, ma per le religioni desertiche del giudaismo, il cristianesimo e l’Islam in particolare – ogni religione è più estrema rispetto al suo predecessore. In tarda antichità, ci fu una battaglia tra la fede dei Padri della Chiesa e la ragione dei filosofi.

Il cristianesimo ha fermato il progresso della ragione, che è cresciuto nel mondo greco-romano fin dai tempi dei razionalisti Ionici,

Anassimandro

Pitagora

Eraclito,

… e altri, fino a:

Aristotele

Archimede

Plinio

La conoscenza di come funzionava il mondo è stata conciliata, anche se lentamente – poi si fermò con il trionfo della superstizione nel 4° secolo. E andò in retromarcia durante tutto il Medioevo, a partire dal 6° secolo.

Si ritiene che il Cristianesimo sia stato utilizzato su tutto ciò che sembra in contrasto con la verità rivelata o anche con le estrapolazioni della verità rivelata, un anatema è il modo di quello che oggi fa molto l’Islam.

La chiesa ha attirato generazioni di uomini da attività intellettuali e scientifiche e verso occupazioni ultraterrene – che non ha aiutato la causa romana. Si può sostenere che, se non fosse per il cristianesimo, il mondo antico avrebbe potuto fare un salto di una rivoluzione industriale (io dico un salto planetario, corsivo mio).

E’ impossibile fare progressi scientifici se il meme in carica sostiene che se non è la parola di un dio, non vale la pena conoscere.

Per quasi 1000 anni, ha sfollato e rivelato credenze, scienze della ragione. Questo ha iniziato a cambiare solo nel 13° secolo con Tommaso d’Aquino, un’anomalia in quanto egli ha abilmente integrato il pensiero razionale degli antichi filosofi – Aristotele in particolare – nel cattolicesimo.

Aquino è stato fortunato che non fu condannato come eretico, invece di essere trasformato in un santo.

Però, il suo pensiero ha avuto alcune conseguenze non volute, che ha portato al Rinascimento, la rivoluzione industriale, e al mondo d’oggi. Almeno fino ad Aquino, da secoli il cristianesimo ha rallentato l’ascesa dell’uomo e all’aumento del razionalismo e la scienza, in aggiunta alla sua complicità nella caduta di Roma.

Tuttavia l’importanza della scienza è cresciuta, la religione – o la superstizione, come descritta da Gibbon – è passata in secondo ordine.

Nel corso degli ultimi 100, anche gli ultimi 50 anni, il cristianesimo è sceso al rango di una storia caratteristica posteriore di Babbo Natale e, sia pure poetica, racconti di saggezza popolare …

Terza Parte Le guerre fatte da Roma.

Le guerre hanno ampliato i confini del paese portandolo alla ricchezza, ma ha anche seminato i semi della sua distruzione, soprattutto le tre grandi guerre contro Cartagine, 264-146 a.C.

Roma iniziò come una repubblica di agricoltori piccoli terrieri, ciascuno con il proprio appezzamento di terreno.

Si doveva essere un proprietario terriero per aderire l’esercito romano; questo era considerato un grande onore, e il non appartenere alla marmaglia. Quando la Repubblica veniva minacciata – e le guerre fin dall’inizio sono diventate una costante ininterrotta – un legionario avrebbe potuto essere impegnato per cinque, dieci o più anni.

La moglie e i successivi figli impegnati nell’azienda avrebbero potuto aver bisogno di denaro preso in prestito per mantenere le cose in corso per non andare in default, quindi, i soldati facendo ritorno a casa alle loro aziende agricole avrebbero dovuto rifondere i creditori, diversamente le aziende sarebbero diventate dei cespugli incolti. Quelli che sono sopravvissuti alle guerre, per un ex legionario potrebbe essere stato difficile ritornare alla vita della fattoria dopo anni anni di saccheggio, saccheggiare e schiavizzare il nemico.

In cima a tutto questo, ci sono state maree di schiavi che si sono resi disponibili a lavorare le proprietà appena confiscate. Così, come l’America, Roma divenne più urbana e meno agraria. Come in America, ci sono stati un numero inferiore di famiglie di agricoltori ma più latifondisti su scala industriale.

La Guerra combattuta  nel lago Mediterraneo romano.

Con le guerre puniche, la Spagna e il Nord Africa divennero province

Pompeo Magno (106-48 a.C.) ha conquistato il Vicino Oriente

Giulio Cesare (100-44 a.C.) conquistò la Gallia, 20 anni dopo

Augusto ha preso l’Egitto

La cosa interessante è che nei primi giorni, la guerra era in realtà molto redditizia.

Si conquistava un posto e si rubava tutto l’oro, bestiame e altri beni mobili e schiavizzando la gente. C’era molta ricchezza che si poteva portare a casa – e poi si poteva mungere la zona per molti anni con le tasse.

Ma le guerre hanno anche contribuito a distruggere il tessuto sociale di Roma con l’annientamento degli agrari, le radici repubblicane del paese hanno corrotto tutto con il costante afflusso del lavoro degli schiavi a basso costo e prodotti alimentari importati gratuitamente.

Le guerre hanno creato ancora più confini lontani, che poi dovevano essere difesi. E alla fine, il contatto ostile con i “barbari” effettivamente liquidati e disegnati come invasori.

Le guerre di Roma hanno cambiato radicalmente la società, proprio come sta facendo l’America. Si stima che a volte l’80-90% della popolazione della città di Roma era nata all’estero. Questo ha una similitudine in molte città degli Stati Uniti.

Però, ho sempre cercato di guardare il lato positivo: dopo ogni disavventura straniera, gli Stati Uniti hanno ottenuto un afflusso di nuove culture esotiche.

Il flusso delle ruberie delle ricchezze da parte di Roma si è conclusa con la conquista della Dacia nel 107. Anticipatamente sono stati fermati i Persiani, una potenza militare comparabile a quella di Roma. Dall’altra parte del Reno e del Danubio, i tedeschi – che vivevano nelle paludi e nelle foreste, formati da piccoli villaggi – i quali non erano degni di essere conquistati. A sud c’era solo il Sahara.

A questo punto, non c’era niente di nuovo da rubare, ma c’erano i costi continui di amministrazione e di difesa delle frontiere.

Era scomodo – e forse non solo una coincidenza – che i barbari cominciarono a diventare davvero problematici di cui solo il cristianesimo lo era iniziando a diventare sempre più popolare, nel 3° secolo.

Il Cristianesimo, nei suoi primi giorni, a differenza di oggi, ha incoraggiato il pacifismo … questa non era la cosa migliore quando si è di fronte a invasioni barbariche.

Ricordate, l’esercito ha iniziato come una milizia di cittadini soldati che hanno fornito le proprie braccia. E alla fine ha accettato di trasformarsi e diventare una forza mercenaria completamente organica e guidata in gran parte da stranieri.

Questo è più o meno come le forze armate degli Stati Uniti si sono evolute.

Ininterrottamente la propaganda ha “Sostenuto le nostre truppe”, le forze armate americane sono ora più rappresentative delle stesse Barrios, ghetti, e roulotte del paese nel suo complesso. E sono isolate da esse, una classe a se stante, come l’esercito tardo-romano.

Anche se l’esercito romano era di grandi dimensioni e avevano un enorme costo, nel periodo della Dominazione, rimane il fatto che era pur sempre una tigre di carta.

Dopo la sua sconfitta nella battaglia di Adrianopoli nel 378, l’impero occidentale si è involuto in una spirale di morte. Le forze armate degli Stati Uniti possono ora essere in una postura analoga, paragonabile alle forze sovietiche del 1980.

Anche se gli Stati Uniti hanno vinto molti impegni e alcune guerre non impegnative, non ha mai vinto una vera e propria guerra dal 1945. Il costo delle sue guerre, tuttavia, è aumentato enormemente. La mia ipotesi è che se si arriva in un’altra grande guerra, non vincerà, anche se nel suo conto sconfiggesse enormi quantità di nemici.

Ricordiamo il piano astuto di Osama Bin Laden, vincere mandando in rovina gli Stati Uniti.

La maggior parte delle attrezzature degli Stati Uniti è solo un bene per combattere un replay della seconda guerra mondiale – mezzi come i $ 2 miliardi spesi per i bombardieri B-2, i $ 350 milioni per gli F-22, e 110 milioni di $ spesi per i V-22 Osprey sono dinosauri ad alto prezzo.

L’esercito ha perso 5.000 elicotteri in Vietnam. Quanti Blackhawks si possono permettere di perdere gli Stati Uniti nella prossima guerra a $ 25 milioni ciascuno?

La seconda guerra mondiale è costato agli US nel 1940 $ 288.000.000.000, in dollari. Le avventure inutili in Iraq e in Afghanistan sono una stima approssimativa pari a $ 4 miliardi di dollari, un importo approssimativamente paragonabile in termini reali.

In futuro – a meno che non cambia completamente la sua politica estera e militare – gli Stati Uniti dovranno probabilmente affrontare decine di attori indipendenti non statali, piuttosto che altri stati-nazione.

Noi non conosciamo veramente chi sono, ma saranno molto efficaci nell’attaccare infrastrutture estremamente costose con  l’hacking computer a quasi costo zero. Essi non avranno bisogno di un B-2 quando una bomba nucleare pakistana rubata può essere caricata su di un cargo. Essi possono prendere con $ 5 milioni un serbatoio di M-1 ordigno incendiario essenzialmente improvvisato a costo zero.

Mentre gli Stati Uniti si avvalgono di bancarottieri come appaltatori della difesa le cui armi hanno un tempo di sviluppo di circa 20 anni, i nemici useranno la guerra open-source, una imprenditoria di sviluppo a basso costo, con armi non convenzionali componenti off-the-shelf.

Questo è in realtà analogo a quello che è successo a Roma di fronte all’invasione dei nomadi.

Nel 450 d.C., un aneddoto riferito da Prisco, ambasciatore Romano alla corte di Attila, dopo aver incontrato un greco che si era unito ai barbari vi darà un sapore della storia che racconta Prisco.

Dopo la guerra gli Sciti sono tornati a vivere rimanendo completamente inattivi, godendo di ciò che hanno guadagnato, molestato, depredato, anche quelli che ne hanno tratto un esiguo profitto o per niente.

I romani, d’altra parte, sono molto suscettibili sulle perdite avute in guerra, perché devono riporre le loro speranze di sicurezza sugli altri, e non sono ammessi, all’utilizzo della braccia a causa dei loro tiranni. E coloro che vengono usati sono provati dalla viltà vissuta con i loro generali, che non possono sostenere la condotta della guerra.

Ma la condizione di questi soggetti in tempo di pace è molto più grave di quanto lo siano i mali della guerra, soggetti alle cospicue  e gravose esazione delle tasse, così uomini senza scrupolo infliggono lesioni ai poveri malcapitati, perché le leggi non sono praticamente valide contro tutte le classi.

Le guerre hanno distrutto Roma, proprio come distruggeranno gli Stati Uniti ..

Ma per quanto riguarda le invasioni barbariche che Gibbon indicava correttamente è forse la causa diretta della caduta di Roma? Abbiamo oggi una analoga situazione? La risposta è un qualificato “sì.”

E’ anche vero che gli stessi Stati Uniti andranno in bancarotta combattendo la “ridicola e chimerica guerra al terrore“, per via del mantenimento di centinaia di basi militari e operazioni in tutto il mondo, sperando forse di entrare in una grande guerra. Ma da un punto di vista culturale, è possibile che il confine meridionale presenterà un problema altrettanto grave.

Il confine USA-Messico è un classico, riguardo al confine, non più stabile e altrettanto permeabile come la linea che divideva il Reno-Danubio, era per i romani.

Il problema ora è che non stanno invadendo delle orde barbariche, ma una popolazione che non ha la fedeltà culturale all’idea di America.

Un sorprendente numero di messicani che attraversano il confine degli Stati Uniti parlano seriamente di una Riconquista, in riferimento al fatto che gli americani hanno rubato il terreno in questione a persone che presumono siano i loro antenati.

In molte parti del sud-ovest, i messicani costituiscono la maggioranza decidendo di non imparare l’inglese – loro non ne hanno bisogno, questa è una cosa nuova per l’immigrazione negli Stati Uniti

La maggior parte sono “illegali”, come si potrebbe dire dei Goti, i Vandali e gli Unni negli ultimi giorni di Roma.

La mia ipotesi è che nel prossimo futuro, ci saranno un sacco di giovani maschi ispanici che riterranno attivamente di non pagare la metà di quello che è il loro reddito per la sicurezza sociale, e le tasse di Obamacare al fine di sovvenzionare vecchie donne bianche nel Nord-Est.

Non sarei sorpreso di vedere parti del sud-ovest in zone “no go” per molte agenzie governative nel corso dei prossimi decenni.

Potranno gli Stati Uniti rimediare e rompere lo schema fatto in passato dall’Impero Romano? Assolutamente; i colori sulla mappa sopra non fanno parte del firmamento cosmico. E non deve avere nulla a che fare con la conquista militare.

Nonostante la presenza di Walmarts, McDonald, e concessionarie Chevrolet in un paese le cui strade sono così impressionanti come i quasi 50.000 miglia di autostrada, così come hanno fatto i romani nel passato, ci sono prove che il paese si stia disintegrando culturalmente.

Anche se ciò che sta accadendo nella zona di confine messicano è la cosa più importante, ci sono crescenti differenze culturali e politiche tra gli stati “blu” e gli stati cosiddetti “rossi”.

Semi-gravi movimenti secessionisti sono al lavoro nel nord del Colorado, Maryland occidentale e Kansas occidentale.

Si tratta di un fenomeno nuovo, almeno da quando è stata combattuta la guerra tra gli Stati del 1861-1865 …

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

NIENTE di BUONO

Famiglia, tradizioni e cristianità contro  il capitalismo e lo sfruttamento.  Scritto da MMJ

 

Tra poco arriva la Pasqua. È importante dirlo perché le feste come questa, o ad esempio il Natale, ci ricordano l’importanza della famiglia, delle tradizioni, della cristianità che difendono i veri valori e soprattutto sono un baluardo contro il capitalismo e lo sfruttamento.

Ricordatevelo e siatene fieri mentre regalate ovetti di cioccolata Nestlé, fatti con olio di palma e il regalino dentro (per cui NON si è disboscato, NON si ha contribuito all’estinzione di molte specie e alla diminuzione degli spazi degli aborigeni, il giochino dentro NON è stato prodotto in qualche fabbrica del terzo mondo, di certo NON da un lavoratore sfruttato e con materiali sostenibili).

…Mentre affettate l’agnellino (che è solo un animale, NON una vita, quindi va benone etichettarlo, trasportarlo, farlo a pezzi e usarlo a nostro piacere, e così fare per tutte le altre specie non umane, pagando altri perché lo facciano, in altri luoghi nascosti alla nostra vista).

…Mentre ringraziate Gesù, Dio e felici di avere la fortuna di essere tutti cristiani e quindi di condividere certi valori (perché è evidente che essere cristiani oggi NON permette che ci siano discrepanze di valori e anzi, è garanzia che siamo tutti d’accordo su tematiche importanti, d’altronde è una delle religioni più diffuse al mondo NON perché ha usato violenza e si è imposta con la politica e sterminando le altre religioni, ma perché è l’unica vera e, il suo credo, seppur implichi una sudditanza a un entità con cui bisogna per forza essere d’accordo qualsiasi cosa faccia e dica, senza mai metterla in dubbio, NON crea una base psicologica di adesione e sottomissione all’autorità e quindi ci mantiene liberi nel corpo e nell’anima).

…Il tutto mentre vi godete le poche ore libere con i vostri cari sperando che non diano di matto (perché il resto delle ore è portato via dal sistema di sfruttamento del lavoro che ovviamente NON è sostenuto e difeso dalla visione classista della società che dà l’istituzione della famiglia stessa, anzi, questa NON è per niente la base legale per la protezione del patrimonio di padre in figlio e NON replica al suo interno i crismi autoritaristici del sistema.) LINK 

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Sospeso da Goldman Sachs: ha fatto donazione a Trump 

di Maurizio Blondet 

Si chiama Luke Thorburn, ed è l’unico addetto del colosso bancario d’affari ad aver dato un contributo alla campagna del candidato: per 534,58 dollari. Si tenga conto che gli altri dipendenti di Goldman Sachs hanno fatto donazioni per oltre 199 mila dollari a Marco Rubio, 99 mila per Hillary Clinton (le contribuzioni alle campagne dei candidati devono essere pubblicamente dichiarate) . Siccome era l’unico, di lui ha parlato il New York Times: così la banca se n’è accorta, ed ha preso le misure.

Formalmente, la banca non l’ha punito per aver scelto Trump, ma per un altro motivo. Ha scoperto che Luke Thorburn ha con altri un sito, che si chiama “Make Christianity Great Again”, e si propone come un’organizzazione di cittadini che intende “portare Dio al centro delle nostre vite”. Il motto – che evoca quello di Trump, Make America Great Again, appare sui cappellini che l’organizzazione vende per 14.99 http://makechristianitygreatagain.com/ 

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Investimento milionario per la pubblicità dell’olio di palma su tv e giornali per frenare l’emorragia di consumatori che dicono no ai prodotti con l’olio tropicale.

Gli spot dell’olio di palma sulle reti televisive Rai e Mediaset sono iniziati il 28 febbraio 2016 e proseguiranno per tre settimane. Il budget rimane una notizia riservata ma deve ammontare a qualche milione di euro, visto che il programma prevede anche due settimane di inserzioni a tutta pagina sui giornali e altre tre settimane di banner in rete (vedi video sotto). Rispetto alla campagna realizzata nei mesi di settembre/ottobre 2015, promossa solo da Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta Italiane che raggruppa le maggiori aziende italiane di prodotti da forno, gelati, snack, merendine), questa volta il promotore è la nuova associazione “Unione italiana (http://www.oliodipalmasostenibile.it/) per l’olio di palma sostenibile“.

Il numero di aziende sostenitrici e di gruppi industriali è aumentato a dismisura rispetto all’iniziativa dell’autunno. Nella lista troviamo: Ferrero, Unilever, Nestlé e Unigrà, Aidepi, Assitol (Associazione italiana dell’industria olearia che raggruppa le principali aziende del settore che producono olio extravergine di oliva, olio di semi e margarine), Associazioni Prodotti e Preparazioni alimentari aderenti ad Aiipa (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari). Si tratta di una santa alleanza che riunisce buona parte delle aziende alimentari che usano olio di palma. Questo elemento deve fare riflettere perché dimostra che gli alimenti contenenti l’olio tropicale sono migliaia e che l’invasione si è estesa a tutti i livelli. La stima di 12 grammi di palma al giorno presenti nel piatto degli italiani (dato fornito dalle stesse aziende) è inquietante. Per un ragazzo arrivare al limite non è difficile, bastano mangiare a colazione 5 biscotti tipo Molinetti Mulino Bianco Barilla (ognuno contiene circa 2.5 g di palma e 0,4 g di burro).
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IL FIGLIO DEL CAPITANO MERYLL, AL SECOLO PAOLO MIELI, CONTINUA LA SUA SOLITARIA BATTAGLIA CONTRO L’AVANZARE DEL “COMPLOTTISMO”

A pagina 42 del Corriere della Sera di oggi è pubblicato un lungo articolo di Paolo Mieli che, prendendo a pretesto l’uscita di un saggio di Vladimiro Satta, cerca maldestramente di “smontare” alcune ricostruzioni storiche proditoriamente definite “dietrologiche” proprio dal figlio del “capitano Meryll”.

La sortita di Mieli ha tutta l’aria di essere una “excusatio non petita”, essendo il nostro un noto tessitore di trame lavorate quasi sempre al riparo di occhi indiscreti. Quelli come Mieli, abituati da anni a manovrare masse rese idiote da una disinformazione scientifica, tremano all’idea che una nuova ondata di consapevolezza possa far crollare il vergognoso castello di menzogne costruito nel tempo da uomini “cerniera” fra mondo dei servizi e sistema mediatico. Fortunatamente, però, grazie all’esplosione di internet, molti cittadini hanno ora strumenti utili per demistificare e denunciare le manipolazioni interessate che il modello “mainstream”, per conto di una oligarchia finanziaria feroce, continuamente promuove. Continua a leggere QUI

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Ma i poveri sono bestie, come suggerisce Eugenio Scalfari? 

I tempi attuali hanno questo di particolare: dovremo viverli sino in fondo e berne la coppa sino alla feccia. Uno dei maestri residui del pensiero italiano (un altro, celebratissimo, è crepato recentemente), il nababbo Eugenio Scalfari, nei giorni scorsi se ne è uscito con tale argomentazione: i poveri soddisfano esclusivamente i loro istinti e voglie primari; non ne hanno di secondari: la ricerca di Dio, ad esempio; collezionare ceramiche Ming; leggere trattati di socialisti tedeschi dell’Ottocento; scrivere per il teatro; occuparsi di lirica et cetera. Il loro mondo (il mondo dei poveri) è chiuso, basico, animale. I poveri, ne consegue, dei bruti. Ovviamente Scalfari ha ragione. Tutta la mia famiglia, ad esempio, in particolar modo i miei ascendenti diretti (nonni materni e paterni), son lì a confermare le sue tesi. Aggiungo di più. I poveri, quelli veri, quelli che ben presto popoleranno la nazione, sono pure brutti, sporchi e cattivi.

Brutti poiché le privazioni imbruttiscono; e un lavoro non intellettuale (lavoro intellettuale: scrivere articoli da quattro soldi con l’aria condizionata, i piedi sul tavolo e le sfogliatelle alla propria destra, ad esempio) non regala tempo per curarsi la barba Villaggio in Fantozzi come un orticello (altro esempio). In quanto brutti i poveri attirano altri brutti: ne nascono, a meno di un terno secco cromosomico, figli brutti. I poveri sono sporchi, poi, perché quando si è brutti, con un lavoro di merda, e la mattina ci si sveglia con una donna laida, grassa e sboccata al fianco (è un esempio pure questo) si va in depressione, e, in depressione, come tutti sanno, non si ha mica voglia di farsi la doccia, profumarsi con essenze che nemmeno si è in grado di comprare o tagliarsi i baffi in maniera cool. Va da sè che un tizio che è brutto, con una moglie brutta, e figli brutti, senza una lira, con un lavoro merdoso e le ascelle che gli puzzano, si incattivisca ogni giorno che passa. Continua a leggere QUI

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A BRUXELLES E A FRANCOFORTE HANNO VOLUTO LA DISTRUZIONE DELL’ITALIA. CON LA COMPLICITÀ DEI NOSTRI POLITICI (di Giuseppe PALMA) 

Volete sapere la verità su cosa è accaduto esattamente in questi anni? Bene, allora Vi presento la mia prima opera narrativa, un racconto.

Chi è abituato a leggermi sa benissimo che scrivo saggi (e ne ho scritti davvero tantissimi), ma questa volta la verità Ve la racconterò con un’opera narrativa, in modo tale che tutti – ma proprio tutti – possano capire cosa è accaduto…

Le donne e gli uomini nati dalla fine degli anni Settanta in avanti sono stati lasciati soli: lo Stato italiano, tradendo la Costituzione e le intenzioni dei Padri Costituenti, ha sottoscritto – da Maastricht a Lisbona – Trattati capestro che hanno ridotto alla disperazione e alla fame almeno una generazione. E in tutto questo la fa da padrone uno strumento di morte e schiavitù, l’€uro, una moneta completamente sbagliata che impone la svalutazione del lavoro a vantaggio esclusivo del capitale internazionale e dei mercati finanziari. Continua a leggere QUI

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Italiani in libia

Non dobbiamo invadere la Libia

di stefano.dandrea

Non dobbiamo aggredire la Libia, sia con il “consenso” del governo di unità nazionale fantoccio, sia senza il consenso del fantomatico fantoccio.
Il terrorismo mediatico che paventa attacchi dell’IS è pura propaganda atlantista e guerrafondaia: vuole spingerci a compiere un atto che oltre ad essere contrario alla Costituzione è folle sotto il profilo della razionalità.

L’IS ha compiuto l’attentato contro la Francia perché quest’ultima lo aveva già bombardato e ha fatto saltare un aereo russo, perché la Russia aveva già bombardato l’IS. L’IS non ha nessun interesse a procurarsi da solo altri nemici, visto che già combatte, su vari fronti, numerose guerre da posizione isolata.

Se aggrediremo la Libia, l’IS diverrà uno dei paladini del “patriottismo libico” (sia pure nella cornice della ideologia “internazionalista” dell’IS), sentimento che si diffonderà nei cittadini libici e nelle tribù contro i membri del governo fantoccio che eventualmente darà il consenso all’aggressione o comunque contro le forze politiche che accetteranno di allearsi con gli invasori per tentare di ottenere il potere o briciole di potere.

Ovviamente, dopo che avremo invaso la Libia, l’IS compirà attentati in Italia. LINK 

Nin.Gish.Zid.Da

“Costantino e l’ibrido costantiniano”

Emperador-Constantino

L’epoca post-costantiniana:
il dominio della teologia
Durante i primi tre secoli della nostra era il Cristianesimo era come un tesoro incommensurabile che gli Apostoli avevano consegnato a uomini d’altissimo valore: i primi cristiani. 
Secondo lo storico americano David Bercot il Cristianesimo era protetto da quattro poderosi muri.
 
Innanzitutto vi era la forte convinzione che l’ultima rivelazione fosse stata scritta nei libri del Nuovo Testamento, il cui Canone era già in uso intorno alla fine del II secolo (Frammento muratoriano). Vi era pertanto un’idea ultra-conservatrice che equiparava ogni possibile aggiunta ai testi sacri e ogni cambio come un errore grave. 
 
Il secondo muro era la separazione della Chiesa dal mondo. Nessun cristiano era impregnato di potere e nessun cristiano viveva in modo mondano. 
Il terzo muro era la pratica di inviare le domande su possibili dispute ai membri del consiglio delle Chiese, dove gli Apostoli avevano insegnato. 
 
Il quarto muro era l’indipendenza delle varie Chiese, l’una dall’altra. (Gerusalemme, Antiochia, Alessandria d’Egitto, Costantinopoli, Efeso, Corinto, Roma). Questo fatto rendeva praticamente impossibile che un insegnamento errato si estendesse rapidamente tra i credenti. 
 
Durante il secondo e il terzo secolo le persecuzioni ai cristiani continuarono. Tuttavia intorno alla fine del terzo secolo, alcuni cristiani iniziarono ad adottare uno stile di vita più mondano, e iniziarono a vedere le loro guide spirituali più come sacerdoti cerimoniali, che come predicatori, maestri di vita e d’integrità. Inoltre il vescovo di Roma iniziò ad imporre la sua autorità sulle altre Chiese (1).
 
Durante questa situazione, il potere imperiale non era racchiuso in un solo uomo. Nel 306 d.C. Severo governava l’Italia e la costa africana corrispondente all’attuale Tunisia e Algeria, Costantino governava la Gallia e altri due uomini governavano la parte orientale dell’impero. Dopo che Severo fu sconfitto da Massenzio, Costantino si dichiarò legittimo imperatore dell’impero romano d’Occidente. 
 
Nel 312 d.C. Costantino e il suo esercito marciarono verso Roma. Prima dello scontro con Massenzio accadde un fatto strano, che indirettamente influenzò tutto il mondo occidentale. Lo storico Eusebio (265-340 d.C.), narra questo fatto, nella sua “Vita di Costantino” (2): 
 
Disse che a mezzanotte…vide con i suoi occhi il segno di una croce di luce nei cieli, sovrapposta al sole, con le parole: con questo segno sarai vincitore. (in hoc signo vinces) 
 
Inoltre Costantino disse che Gesù Cristo gli era apparso in sogno e gli aveva detto che facesse dipingere il segno della croce negli scudi utilizzati dai soldati. 
L’esito della battaglia fu favorevole a Costantino, che attribuì la vittoria al “Dio dei cristiani”. Costantino si convertì così nell’unico imperatore d’Occidente. 
 
In seguito successe un fatto molto importante per la storia del mondo occidentale. Come sappiamo la religione romana era civica, nel senso che si attribuiva il successo e la prosperità agli dei che erano stati adorati. Costantino credeva realmente che il “Dio cristiano” gli avesse propiziato la vittoria e questo stesso Dio potesse proteggere l’impero, sempre e quando gli imperatori gli rendessero culto. Pertanto Costantino decise di rendere lecita la religione cristiana. Con l’editto di Milano (313 d.C.), l’imperatore Costantino e Licinio (Augusto d’Oriente) decretarono la libertà di culto per ogni religione in tutto l’impero. 
 
«Noi, dunque, Costantino Augusto e Licinio Augusto, essendoci incontrati proficuamente a Milano e avendo discusso tutti gli argomenti relativi alla pubblica utilità e sicurezza, fra le disposizioni che vedevamo utili a molte persone o da mettere in atto fra le prime, abbiamo posto queste relative al culto della divinità affinché sia consentito ai Cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la Divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità.»
 
Con questo editto Costantino non esigeva che nessuno si convertisse al Cristianesimo, ma il fatto stesso che lui si professasse cristiano (anche se non ne aveva colto il senso profondo), diede alla religione cristiana un certo prestigio. Quindi Costantino decise che ogni proprietà confiscata ai cristiani durante le persecuzioni di Diocleziano avrebbe dovuto essere riconsegnata. Inoltre ogni casa di preghiera che era stata bruciata avrebbe dovuto essere ricostruita a spese dello Stato.
 
Presto si rese conto che la maggioranza dei vescovi cristiani stava vivendo nella povertà. Gli offrì pertanto un salario e protezione. Consentì che le Chiese potessero ricevere beni in eredità. Concesse l’istituzione di una sorta di tribunali vescovili (episcopalis audientia) ai quali i cristiani potevano accedere per dirimere le loro controversie. Inoltre, esentò dal pagamento di imposte tutti i vescovi e le loro proprietà.
 
Incredibilmente, i cristiani passarono così in pochi anni da una minoranza perseguitata, ad essere i favoriti della corte. Ecco che lentamente, lo spirito ultra -conservatore dei primi cristiani, si trovava ad essere in pericolo.
Durante il periodo dei primi cristiani, per esempio, nessuno aveva mai pensato di pagare dei salari ai vescovi, ma quando Costantino lo fece, loro accettarono. 
Nessuno aveva mai pensato che fosse giusto essere esenti da imposte, ma quando Costantino li esentò, loro accettarono. Nessuno aveva mai pensato che fosse giusto vivere in un palazzo sontuoso, ma quando Fausta, la seconda moglie di Costantino, concesse la Domus Faustae (nell’area del Palazzo Laterano) a Milziade, il vescovo di Roma, egli accettò senza riserve.
 
Cosa ottenne l’imperatore in cambio di tutti questi favori e privilegi?
Già nel 314 d.C., quando ci fu una polemica tra donatisti e cattolici, fu Costantino a dirimerla e a dare ai cattolici la priorità e il riconoscimento di essere la legittima corrente della Cristianità. L’intervento di Costantino per dirimere la polemica con i donatisti, fissò un precedente, a partire dal quale l’imperatore ottenne il diritto di convocare concili e decidere sulle controversie religiose. Inoltre Costantino non era più considerato una “divinità”, come i precedenti imperatori, ma siccome il vescovo di Roma lo riconosceva, ecco che otteneva il “diritto divino”, ossia il “diritto di regnare consacrato da Dio”. Costantino però aveva più potere temporale rispetto al vescovo di Roma, nel senso che veniva considerato come fosse una specie di vescovo al di sopra delle parti, o vescovo universale. 
 
Proprio per aver decretato che le Chiese cristiane fossero ricostruite a spese dello Stato, Costantino ottenne voce in capitolo nell’ambito della religione cristiana. Gli edifici religiosi non dovevano solo essere più grandi, dovevano essere sontuosi. Seguendo questo ragionamento materiale fece costruire le Chiese con colonne ciclopiche e le fece decorare con marmi eleganti e costosi. Credeva realmente che se lui avesse benedetto la Chiesa, Dio avrebbe benedetto l’impero. Aveva semplicemente continuato a seguire gli schemi della religione romana, propiziandosi il “Dio dei cristiani”. Ma non sembra che Costantino fosse un cristiano “nato di nuovo”.
 
Come fu possibile che i cristiani del IV secolo si allontanarono dalla credenza originale di Gesù Cristo? Loro pensarono che Dio stava inaugurando una specie di nuova era dell’oro, durante la quale le persecuzioni erano finite, e finalmente si poteva vivere abbracciati con il potere e nella mondanità. Ma nel Nuovo Testamento non vi era nessun passaggio che giustificasse questa supposta era dell’oro. Pertanto trovarono alcuni passi dell’Antico Testamento che giustificavano questa situazione rinnovata. Invece di avanzare verso l’uomo rinato, tipico del Nuovo testamento, retrocedettero ad alcuni concetti tipici dell’Antico Testamento. Ecco perché ci si riferisce al concetto di “ibrido costantiniano”. In questo ibrido, inventato da Costantino, si tentarono di adattare alcuni precetti del Nuovo Testamento alla morale e allo stile di vita dell’Antico Testamento. Metà dell’ibrido era lo Stato e l’altra metà era la Chiesa. Fu una specie di ritorno al modello del vecchio stato d’Israele. Solo che adesso era più grande, in quanto includeva l’impero romano. In molti punti l’ibrido costantiniano assomigliava all’Antico Testamento. Per esempio nel concetto di ricchezza. Siccome nell’Antico Testamento non vi sono particolari esortazioni a non accumulare ricchezze, anche nell’ibrido non vi furono, e pertanto ci si allontanò dai precetti evangelici, dove la ricchezza non poteva essere centrale nella vita di una persona. I giuramenti erano leciti nell’Antico Testamento e pertanto tornarono ad essere leciti nell’ibrido, mentre nel Nuovo Testamento non era lecito giurare, in quanto una persona doveva avere onore. 
 
La violenza era completamente avversata nel Nuovo Testamento. Addirittura bisognava amare i propri nemici. I cristiani dell’ibrido tornarono invece ad una morale tipica dell’Antico Testamento: “occhio per occhio, dente per dente”. 
Già nel quarto secolo tornò lecito rispondere con la forza alle provocazioni e affermare con la violenza le proprie idee. Naturalmente nell’ibrido ci furono anche cose positive: Costantino promulgò leggi per aiutare le famiglie povere, condannò l’immoralità sessuale e la stregoneria. Proibì i crudeli combattimenti dei gladiatori, dichiarò illegale la prostituzione, e osteggiò il concubinato. Però l’unico modo per castigare i comportamenti contrari alla morale era con la forza bruta. Pertanto decise che i castighi per comportamenti contro il costume sessuale dovessero essere attuati con metodi orribili: praticare la tortura, bruciare vive le persone, o far cadere del piombo fuso nella gola dei condannati.
Con il tempo Costantino diventò un governante crudele. Dopo aver sconfitto Licinio, utilizzando anche truppe di cristiani, gli concesse di restare in vita, ma dopo pochi mesi lo fece assassinare. Poi, vedendo nemici in ogni dove, fece assassinare suo figlio Crispo e sua moglie Fausta. Nessun vescovo gli chiese di pentirsi per questi fatti. 
 
Durante 280 anni il Cristianesimo antico non era cambiato, proprio perché era protetto dai quattro muri descritti al principio di questo articolo. Ma ora il muro esterno, lo spirito ultra-conservatore della Chiesa primitiva, era minacciato. Ecco che i cristiani iniziarono a pensare che il cambio non poteva essere sinonimo di errore, ma forse poteva portare a miglioramenti. E’ come se i cristiani si dissero a se stessi che Dio aveva cambiato le regole. Vediamo a tale proposito uno scritto di Eusebio (3): 
 
“A tutti quelli che consideravano questi fatti, gli doveva sembrare che una fresca e nuova era fosse cominciata ad apparire e una luce, prima sconosciuta, iniziava a sorgere dall’oscurità verso la razza umana. E tutti dovettero confessare que queste cose erano opere di Dio che ci aveva dato questo pio imperatore per contrarrestare la moltitudine degli empi”. 
 
La Chiesa già non equiparava il cambio all’errore, ma iniziava a pensare che il Cristianesimo avrebbe potuto cambiare per migliorare. S’iniziava a pensare che forse il Cristianesimo apostolico era solo l’inizio di nuove e più sublimi rivelazioni. A tale proposito si ricorda che i cristiani del IV secolo applicavano alla Chiesa la profezia di Aggeo (2, 9), sulla ricostruzione del tempio (4): 
 
“E la gloria di questa casa sarà più grande di quella di prima”.
 
L’altro muro che aveva difeso la Chiesa durante i primi tre secoli era la separazione dal mondo. Per la prima volta nella storia essere cristiano dava prestigio sociale e molti cristiani accedettero alle cariche pubbliche.
In passato l’essere cristiano presupponeva una fede reale, e un cambio di vita radicale. Nel IV secolo l’essere cristiano indicava che una persona approvava un credo particolare e partecipava a vari riti cristiani, come il battesimo e l’eucarestia. Ma già non significava che questa persona avesse realmente cambiato vita. 
 
La Chiesa iniziò ad adottare i metodi del mondo. Per esempio questo cambio si vide anche nel modo come i cristiani si opponevano al potere. Durante i primi tre secoli i cristiani quando erano perseguiti fuggivano, e se catturati, non opponevano resistenza. 
 
I cristiani del IV secolo invece se erano destinatari di un ingiustizia o di una persecuzione, non avevano la benché minima intenzione di non opporre resistenza e ovviamente neppure di accettare la tortura o la morte. 
Per esempio quando il figlio di Costantino inviò uno dei suoi generali a Costantinopoli nell’intento di sostituire il vescovo della Chiesa, invece di accettare quella decisione, la folla, composta da cristiani, appiccò il fuoco alla casa del generale. Quando poi il generale uscì in strada, fu ucciso (5)(6).
In generale l’attitudine dei cristiani, e specialmente di quelli che avevano posti di potere, era cambiata. In pochi anni i perseguitati, si ritrovarono ad essere persecutori. Costantino pensava che sarebbe stato meglio che non ci fossero eresie, in modo da individuare un modello da seguire. 
Vediamo il pensiero di Costantino, riportato da Eusebio di Cesarea (7): 
 
Vengano edotti pertanto, attraverso questo statuto, i Novaziani, i Pauliziani, i Montanisti e tutti quelli che appoggiano eresie attraverso le proprie assemblee private…sappiamo che le loro offese sono abominevoli e atroci e che un solo giorno non basterebbe per raccontarle tutte…come già non è possibile tollerare i loro errori terribili, li avvertiamo che nessuno di loro dovrà riunirsi da qui in avanti. Per tanto abbiamo ordinato che i loro siti di riunione li siano chiusi. Ed è pertanto proibito portare a termine i loro culti e superstizioni e le loro inutili riunioni, non solo in pubblico, ma anche in luoghi privati o in qualsiasi altro luogo. 
 
Solo una decade prima, essere cristiano era un crimine. Però adesso il crimine era essere eretico. In effetti, oltre al Cristianesimo apostolico, si erano sviluppate anche altre tendenze, che vedevano Gesù Cristo non come il Verbo incarnato, il Figlio di Dio, ma solamente come un “ponte”, per poter raggiungere Dio. Queste visioni differenti di Gesù Cristo, che non rispecchiavano la credenza originale del I secolo, erano state confutate a partire da Ireneo nel II secolo, ma mai combattute con la violenza. Per Costantino queste dispute sulla vera essenza del Cristianesimo erano una minaccia alla stabilità dell’impero. Per governare ci voleva una sola fede, non importa che fosse un ibrido tra credenze cristiane originali, un parziale ritorno all’Antico Testamento (Agostino d’Ippona nel secolo sucessivo avvallerà la guerra giusta, vedi nota 8) e sincretismo con religioni solari (culto per il Sol Invictus). I cristiani eretici, come nel caso degli ariani, dovevano essere silenziati e avversati con ogni mezzo. 
 
La controversia principale iniziò tra Alessandro, il vescovo di Alessandria d’Egitto e Ario, un presbitero di Alessandria. Ario, contraddicendo le scritture, sosteneva che il Figlio di Dio non poteva avere la stessa natura del Padre. Pertanto per Ario il Figlio di Dio non poteva essere co-eterno con il Padre.
Costantino decise pertanto che un concilio dei vescovi dovesse tenersi a Nicea (attuale Turchia), in modo da decidere una volta per tutte quale fosse la credenza cristiana originale e darle lo status di dottrina. 
 
Lo stesso Costantino presidiò il Concilio, al quale parteciparono oltre 300 vescovi dell’oriente e dell’occidente. Lo stesso Costantino propose la redazione di un “Credo” dove fosse indicata la credenza cristiana e la dottrina della consustanzialità, racchiusa nella parola greca “homoousios” termine che si traduce: “della stessa sostanza”. Questa decisione di dichiarare il Padre e il Figlio della “stessa sostanza”, concordava esattamente con le scritture del Nuovo Testamento, ciononostante, il termine “homoousios” anche se non appare nelle sacre scritture, fu incluso nel “Credo Niceno”, al quale fu data un’importanza massima, quasi paragonabile alle scritture. Con il Concilio di Nicea pertanto si era creato un precedente, nel senso che si aveva “aggiunto” un qualcosa alla credenza originale, scritta nel Nuovo Testamento. E’ come se si fosse accettato che esiste una credenza essenziale, senza la quale non potemmo salvarci, che non si esprime in modo specifico nella scrittura.
 
La maggioranza dei vescovi sancì la consustanzialità del Padre con il Figlio e la pre-esistenza del Figlio (come si evince dal Vangelo di Giovanni). I più notabili furono Alessandro di Alessandria, Eustazio di Antiochia, Atanasio, Marcello di Ancira (Ankara). Cinque vescovi tra i quali Ario, si erano negati a firmare il Credo Niceno (9). Quello che interessa, è l’attitudine aggressiva dell’imperatore, che decretò: 
 
Se si trovasse alcun trattato di Ario, che sia bruciato, in modo che non solo la sua dottrina corrotta sia soppressa, ma che non rimanga alcun ricordo della stessa. Per tanto decreto che se qualcuno fosse sorpreso ad occultare un libro di Ario e non lo presenti all’autorità per bruciarlo, gli sia data la pena di morte. (10).  
 
Ecco a che punto si era arrivati: chi non la accettava il Credo Niceno, e occultava libri di Ario, doveva essere messo a morte. Un atteggiamento non proprio evangelico. 
Costantino inoltre pensò che la Chiesa doveva essere organizzata sulla falsariga dell’impero romano. In questo modo secondo Costantino, sarebbe stata più forte e si sarebbero evitati scismi futuri. Pertanto ad ogni vescovo si dava una diocesi, (dal greco: διοίκησις, unità amministrativa dell’impero romano). 
Con il tempo il potere dei vescovi metropolitani, ossia i vescovi delle città principali dell’impero, crebbe notevolmente. Nessun nuovo vescovo poteva essere nominato senza il permesso del vescovo metropolitano. 
 
Riassumendo, con il Concilio di Nicea si pose fine all’indipendenza delle congregazioni individuali. Da ora in avanti qualsiasi cambio o aggiunta alla dottrina, poteva spargersi rapidamente a tutte le Chiese. In pratica si era stabilita una gerarchia piramidale, con al suo vertice la Chiesa di Roma, mentre prima, fino al 313 d.C. vi erano varie Chiese, nessuna però soggetta alle altre. In un sol colpo caddero il terzo e quarto muro a difesa del Cristianesimo antico.
Subito dopo Nicea, si ebbe una reazione conservatrice. Ci si rese conto che qualcosa era cambiato, ma ormai la Chiesa, invece di sconvolgere il mondo (Atti degli Apostoli 17, 6), stava sprofondando nel mondo. I conservatori, che vedevano il cambio come un errore, avevano notato che nel Credo Niceno si erano utilizzate parole non presenti nelle scritture come “homoousios”. Un personaggio importante di questo periodo fu Atanasio, che fu vescovo di Alessandria d’Egitto, dal 328 al 373 d.C. 
 
Fu proprio Atanasio che contrastò il movimento conservatore, il quale basava la sua credenza più sulle scritture che sul Credo. Apparentemente Atanasio difendendo il Credo, voleva preservare la fede originale dei primi cristiani apostolici, ma in seguito, il Credo divenne importante come le scritture, essendo, secondo Atanasio, ispirato da Dio. 
In realtà, il proposito di Costantino, ovvero quello di unificare la Chiesa in una sola credenza e annullare le dispute teologiche, fallì. 
 
Fu proprio dopo Nicea, infatti, che si moltiplicarono le divisioni tra le varie correnti cristiane. In effetti la controversia ariana non finì affatto con il Concilio di Nicea. Uno dei vescovi ariani più in vista, Eusebio di Nicomedia, che fu vescovo di Costantinopoli dal 339 al 341 d.C., ottenne un grande prestigio quando battezzò Costantino sul punto di morte, nel 337 d.C. Seguirono vari concili minori e dispute teologiche sulla consustanzialità del Padre e del Figlio. Pochi anni dopo, alle dispute sulla consustanzialità del Padre con il Figlio, si aggiunsero anche quelle sulla natura dello Spirito Santo, la cui Divinità veniva negata dal vescovo Macedonio di Costantinopoli (342-360 d.C.). 
 
Nel 381 d.C. ci fu un altro Concilio dei vescovi, che questa volta si tenne a Costantinopoli. Fu l’imperatore Teodosio che lo convocò, nel 381 d.C., con lo scopo di riunificare le varie controversie dottrinali che minacciavano la Chiesa e quindi indirettamente, l’impero. 
La principale decisione del Concilio di Costantinopoli fu la proclamazione del Credo Niceno-Costantinopolitano. Al Credo Niceno si aggiunsero alcune frasi (in grassetto), tra le quali la più significativa fu: 
 
Credo nello Spirito Santo, che è Signore e da la vita e procede dal Padre e dal Figlio
 
Con questa frase, ribadendo la Divinità del Figlio e dello Spirito Santo si condannavano gli ariani e i seguaci di Macedonio. 
Inoltre al Credo Niceno si aggiunse la frase: 
 
si è incarnato nel seno della Vergine Maria
 
Con la introduzione del nome di Maria, si posero le basi per le succesive dispute teologiche sulla natura della madre di Gesù Cristo, che lentamente aprirono la strada a nuovi e ulteriori dogmi, che si sancirono poi nel Concilio di Efeso del 431 d.C. 
 
Era il dominio della teologia. Ma la teologia, pur avendo la sua importanza, se diventa centrale, svia il credente da una vita di fede, carità e speranza. In pratica molti cristiani davano approvazione ad un Credo, ma nella sostanza non erano più disposti a cambiare le loro vite per Gesù Cristo. In pratica lentamente si dava più importanza alla teologia cristiana che alla vita cristiana. Nel corso del IV secolo le discussioni di teologia erano quotidiane, ma da allora la Chiesa non ha visto un solo anno totalmente libero da questioni teologiche. Solo un secolo dopo il Concilio di Nicea non era più sufficiente conoscere la Bibbia per poter aiutare una persona ad avvicinarsi al messaggio di Gesù Cristo. Era necessario studiare gli scritti dei Padri della Chiesa e i decreti dei vari concili. In pratica non era più importante avere una profonda conoscenza della Bibbia, ma era necessario sapere quello che la Chiesa aveva sancito. Questo portò con il tempo a considerare la Bibbia un libro pericoloso. Infatti nel 1229 nel sinodo di Tolosa si proibì il possesso della Bibbia per i laici. 
 
A questo punto sarebbe stato necessario un predicatore come Pietro o Paolo di Tarso, per riportare alla freschezza propria del messaggio apostolico, ed invece arrivò un grande filosofo, che però era funzionale all’ibrido costantiniano, inserendosi perfettamente in quel tipo di architettura sociale: Agostino d’Ippona. 
 
YURI LEVERATTO
Copyright 2016
 
Bibliografia: 
Che parlino I primi cristiani, David Bercot
Il Regno che sconvolse il mondo, David Bercot
Storia ecclesiastica, Eusebio

Foto: l’imperatore Costantino.

Note: 
1-Cipriano – On the Lapsed and Commodianus Instruction on Christian discipline: “E a questo punto sono indignato per la evidente follia di Stefano che si vanta del suo vescovato e afferma che ha la successione di Pietro, sui quali furono poste le fondamenta della Chiesa.  
2-Eusebio, la vita di Costantino, 1, cap. 28
3-Eusebio, la vita di Costantino, 3, cap. 1
4-Eusebio, Storia ecclesiastica 10, 4, 36
5-Socrate scolastico, Storia della Chiesa, tomo 2, cap. 13
6-http://www.newadvent.org/fathers/26012.htm
7-Eusebio, Costantino, tomo 3, capitoli 64-65
8-Ecco una citazione di Agostino d’Ippona tratta dal suo scritto contra Faustum: “Cosa c’è da biasimare nella guerra? L’uccidere uomini che un giorno dovranno morire? Questo è un biasimo non degno di uomini religiosi…. No, male è piuttosto la volontà di fare il male, la crudeltà della vendetta, il furore e la brama di potere… talvolta è necessario che gli uomini buoni intraprendano la guerra contro gli uomini violenti per comando di dio e del governo legittimo quasi costretti dalla situazione al fine di mantenere l’ordine.”

9-Socrate scolastico, Storia, tomo1, cap. 8

10-Socrate scolastico, Storia, cap. 9

11-Gibbon, il declino e la caduta dell’impero romano, 252

Fonte: http://yurileveratto2.blogspot.com.co/2016/01/lepoca-post-costantiniana-il-dominio.html

“PURITANI”

Un salto nel passato per comprendere il presente

Puritani e la fondazione degli Stati Uniti d’America
Tratto da “Storia non romanzata degli Stati Uniti d’America”

di Kleeves

Quanti conoscono la vera storia della nascita degli Stati Uniti d’America?
Non mi riferisco alla propaganda ufficiale, in cui il galeone Myflower salpato il 6 settembre 1620 dall’Inghilterra, con a bordo 100 o 101 o 102 (a seconda delle versioni) Pilgrim Fathers, Padri Pellegrini, sarebbe giunto nel Nuovo Continente dopo due mesi di navigazione. Intendo la vera storia, sconosciuta agli stessi americani, che aiuta a comprendere il passato e il presente dell’impero coloniale americano, dedito a liberalizzare i mercati del mondo, ad arraffare e conquistare risorse di altri paesi, invadere Stati sovrani per esportare la democrazia.
E’ necessario fare un salto nel passato partendo dal Medioevo.

Il  Medioevo europeo
I romani vedevano la società in termini di collettivo; ognuno di loro si sentiva una parte del tutto. Di qui l’organizzazione statale che si diede, altamente collettivista, burocratizzata, militarizzata. Al vertice dell’organizzazione non stava un Parlamento, ma un uomo solo. Le decisioni prese dai Parlamenti sono il frutto di compromessi e mediazioni fra interessi diversi.

L’Impero Romano scoraggiò l’iniziativa privata, perché tutto era regolato dallo Stato! In particolare l’Impero annullò quasi del tutto i traffici commerciali privati, sia per terra che per mare e la figura del commerciante era sempre mal tollerata anche nella Roma repubblicana, divenne sempre più rara in tutto l’impero, sino a scomparire pressoché totalmente.
Il modo di interpretare i rapporti umani in termine di collettivo fu una delle chiavi del clamoroso successo romano: la creazione dell’unico impero mondiale della Storia.

L’altra chiave fu il loro ateismo di fondo, a dispetto della loro complicata impalcatura religiosa. Ciò non impedì ai romani di adottare la religione cristiana, anche se non in toto.

Questa religione si basa sull’intera Bibbia, che contiene due parti, il Vecchio e il Nuovo Testamento, le quali espongono una teoretica che si presta a fare da ideologia razionalizzata-giustificata rispettivamente per una visione individualistica (Vecchio Testamento) è una collettivistica (Nuovo Testamento) della vita e dei rapporti umani.

Non piacevano invece, ai romani le scritture ebraiche, fra le altre cose, la concezione di popolo eletto urtava contro la loro percezione di unità del genere umano, il loro universalismo.

Così per farsi accettare dall’Impero, la religione cristiana, pur mantenendolo nominalmente nel proprio corpo dottrinario, all’atto pratico abbandonò ogni riferimento al Vecchio Testamento e divenne la religione cattolica nella parte occidentale dell’Impero e, più tardi, la religione greco-ortodossa in quella orientale.

Caduto nel 476 l’Impero d’Occidente, iniziò per l’Europa il periodo cosiddetto del Medioevo: un periodo di totale continuità culturale con il passato. Non c’era più un’autorità politica centrale, sostituita parzialmente dalla Chiesa di Roma, ma dal punto di vista della vita di tutti i giorni le cose cambiarono ben poco.
La logica feudale del tempo si adattava abbastanza alla loro concezione: la terra era di Dio, e quindi di tutti; per esigenze pratiche la Chiesa, rappresentante di Dio, ne affidava l’amministrazione ai nobili, che sopraintendevano quindi all’attività di tutti gli altri,che erano considerati uguali, tutti – chi più chi meno – “servi della gleba”.

Emblematica è la teoria medioevale del giusto prezzo, che era il massimo prezzo cui poteva essere venduta una merce, calcolato in base ai contenuti di materie prime, lavorazione e qualità finale.
I traffici privati, così, continuavano ai soliti livelli minimi del tempo dell’Impero, mentre invece quelli interregionali e internazionali, allora gestiti dall’autorità centrale, erano cessati o divenuti sporadici.

Con le Crociate inizia la fine del Medioevo. Le Crociate furono otto, la prima nel 1096 e l’ultima nel 1270. Esse ebbero l’effetto di portare gli europei a un contatto da secoli mai così profondo con il mondo arabo, le sue merci, la sua superiore cultura e le sue superiori cognizioni scientifico-tecnologiche, iniziando così una catena di eventi che avrebbe cambiato il volto non solo dell’Europa, ma del mondo intero. Iniziarono i primi commerci privati, via mare e via terra, per portare in Europa le novità dell’Oriente. Sorsero i primi magazzini, aziende di import-export, e con queste, naturalmente, i primi commercianti e imprenditori.
Attraverso gli arabi arrivarono in Europa alcune invenzioni cinesi di grande portata: la polvere da sparo, le lenti ottiche e i caratteri da stampa mobili, usati in Cina circa dall’anno 700.

Nei due secoli successivi si svilupparono le conseguenze di quelle premesse: i commerci crebbero in modo esponenziale, soprattutto nelle zone dell’Europa settentrionale, le meno influenzate dalla mentalità romana. Aumentò di molto la circolazione del danaro, e di tutti quegli strumenti atti ad agevolarla, come lettere di credito, cambiali, transazioni bancarie. Per l’anno 1500 in Inghilterra il secolare sistema del baratto era stato completamente sostituito dall’uso del danaro; anche paghe e salari erano corrisposti in danaro. Aumentarono di conseguenza i commercianti e gli imprenditori, attorno ai quali si formò una categoria di personaggi collaterali – avvocati, ragionieri, notai, architetti, ecc. Stava nascendo la borghesia.

Lo sviluppo dei commerci creò una forte domanda di ordine, sicurezza dei trasporti, uniformità di leggi e regolamenti.
La scoperta del cannone, un’arma costosa, stava però rafforzando le monarchie. Il perfezionamento dei caratteri da stampa terminato da Gutenberg verso il 1450 permise la diffusione di molti libri in latino.

Grazie all’effetto combinato dello sviluppo dei commerci, del rafforzamento delle monarchie e dell’imporsi di lingue locali le varie ex province dell’impero cominciarono a sentirsi delle entità autonome da ogni punto di vista, economico, politico, culturale e cominciarono a originare gli Stati nazionali europei, i primi dei quali furono le monarchie di Portogallo, Spagna, Francia e Inghilterra.

La Riforma Protestante
Fece la comparsa una nuova mentalità in seno all’Occidente, una mentalità che sul piano economico si esprime col capitalismo.
Lo sviluppo del commercio privato, e delle attività a esso correlate, aveva solo creato tanti commercianti e imprenditori vari; in altre parole, tante persone dedite all’accumulo di ricchezza tramite attività private.

Non era mai stato creato un sistema capitalistico. L’avidità di per sé non crea il capitalismo crea tante persone che, quando le condizioni esterne sono adatte, accumulano potere di acquisto, cessando tale attività quando le condizioni esterne non sono più favorevoli. Un sistema capitalistico si ha invece quando tali condizioni favorevoli sono sistematicamente ricercate, e su di esse è basato il funzionamento della società. L’avidità è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per la vita di un sistema capitalistico. Per questo occorre che l’avidità sia giustificata. 

Tale giustificazione fu offerta dalla Riforma Protestante.

Viene da chiedersi se nell’Europa del tempo ci sarebbe stata la Riforma Protestante se contemporaneamente Gutenberg non avesse introdotto i suoi caratteri da stampa mobili, che permettevano di stampare libri a una velocità sino allora impensabile.
Gutenberg cominciò a stampare il primo libro nel 1450 e per l’anno 1500 si calcola che in Europa fossero già in circolazione dai 15 ai 20 milioni di libri. Erano quasi tutti bibbie, compreso il primo, la famosa edizione di Gutenberg finita nel 1455.

Il Vecchio Testamento, quello scheletro nell’armadio che la Chiesa Cattolica si era silenziosamente portato dietro per tanti secoli, era stato scoperto; la mina vagante aveva urtato l’Europa. Iniziava così la Riforma Protestante.
La Riforma Protestante nasce infatti dalla constatazione che tutta l’organizzazione gerarchica e gran parte dei dogmi, dei sacramenti, delle credenze e consuetudini che la Chiesa di Roma aveva trovato nel Nuovo Testamento, nel Vecchio Testamento non trovano riscontro alcuno, anzi in genere sono chiaramente contraddetti.

Con l’avvento della stampa tutte quelle critiche alla Chiesa di Roma ebbero grande risonanza e addirittura si moltiplicarono. Lo scisma che portò alla nascita della religione protestante iniziò con le obiezioni del tedesco Martin Luther (1483-1546), per gli italiani Martin Lutero, che nel 1517 affisse le sue 95 tesi sul portone del duomo di Wittemberg, seguito rapidamente da molti altri teorici, fra i quali particolarmente importanti l’avvocato francese Jean Chauvin (1509-1564), Giovanni Calvino per gli italiani.

La religione protestante si impose rapidamente e in modo uniforme in tutta l’Europa settentrionale a eccezione dell’Irlanda, e a macchia di leopardo nell’Europa centrale; non ebbe invece alcun successo nell’Europa meridionale, in particolare in Portogallo, Spagna e Italia. In Gran Bretagna le cose andarono un po’ diversamente.

Nominalmente entrò nel panorama protestante nel 1534, quando il re Enrico VIII, sottraendola al papa, rivendicò per sé la suprema autorità sulla Chiesa Cattolica inglese, che da allora si chiamò Chiesa Anglicana.
La Riforma protestante fu dunque uno scisma in seno alla religione cattolica dovuto al fatto che una vasta parte dei fedeli, diciamo così, di quest’ultima si accorse che il suo insegnamento non corrispondeva esattamente con la Bibbia.
Mentre il Nuovo Testamento è un corpo dottrinario che implica una visione collettivista della vita e dei rapporti umani, il Vecchio Testamento ne implica una individualista.

Come vuole il Dio del Vecchio Testamento che si comportino gli uomini per essere approvati? Egli non dice “ama il prossimo tuo come te stesso”, ma dà una serie di dettagliate prescrizioni – i comandamenti, che in totale sono 613, dei quali i primi in ordine di tempo sono i Dieci Comandamenti – osservate le quali c’è sicuramente l’approvazione. In questi comandamenti non c’è alcun accenno alla fratellanza di tutti gli uomini, alla loro uguaglianza, al rispetto cui ognuno ha diritto.

Non c’è alcuna condanna dell’egoismo materiale e dell’ingordigia; nessuna condanna dell’accumulazione individuale di ricchezza o di proprietà privata; dello sfruttamento di uomini da parte di altri uomini, sino al punto che la schiavitù è presa come un dato di fatto.

Si può essere malvagi di animo, ma se si riesce a rispettare la forma dei precetti, magari con astuzie e cavilli, l’approvazione non mancherà (specialisti in questo erano quei Farisei coi quali ebbe a scontrarsi Gesù).
Lo “Stato” non esiste; il “bene comune” non esiste.

Contrariamente a quanto insegnato e fatto da Gesù, la ricchezza materiale non è condannata nel Vecchio Testamento, anzi, essa è addirittura considerata come il segno tangibile del favore divino.
Tutto quanto detto sopra fu condensato da Giovanni Calvino in pochi concetti: Non si ha l’obbligo di fare bene agli altri; ognuno deve pensare a sé stesso; l’unico obbligo è quello di seguire alla lettera i Comandamenti; la salvezza avviene per via di predestinazione divina, e la ricchezza materiale è il segno terreno della medesima.

In poche parole, lo scopo della vita è di cercare di diventare ricchi!
Si chiede solo il rispetto formale dei Comandamenti. Fatta la legge trovato l’inganno, e nel rispetto formale dei Comandamenti si può compiere qualunque ingiustizia sostanziale nei riguardi del prossimo.

Infine nel Vecchio Testamento c’è il concetto di popolo eletto, che per definizione è contraddistinto dalla prosperità materiale.
Era questa la nuova interpretazione della vita cercata dai nuovi ricchi dell’Europa del Quattro-Cinquecento. L’avidità di beni materiali aveva trovato una giustificazione, l’ideologia protestante.

La contemporaneità, in pratica, della comparsa nell’Europa del primo Cinquecento del Capitalismo e del Protestantesimo, e il fatto che queste due prassi abbiano la stessa giustificazione ideologica non è certo sfuggito a storici e sociologi, il solo dubbio essendo a quale dei due fenomeni attribuire la parte della causa e a quale quella dell’effetto.

Nell’Europa del Cinquecento i Protestanti, dove arrivarono, spinsero sempre per l’eliminazione della monarchia e in subordine, se ciò non era possibile, per affiancarle almeno un Parlamento, che tramite i requisiti minimi patrimoniali sempre richiesti agli elettori era sempre espressione della borghesia molto agiata.

Il Vecchio e Nuovo Testamento riflettono due modi assolutamente antitetici di vedere la vita. In effetti sono due religioni diverse.
Martin Lutero e i suoi seguaci, dai quali derivarono principalmente la Chiesa Luterana, Battista e la Metodista, cercarono di conciliare il più possibile i due Testamenti. Giovanni Calvino e i suoi seguaci, dai quali ebbero origine una miriade di denominazioni diverse nella forma ma non nella sostanza, fra le quali le più importanti sono la Chiesa Presbiteriana e la Chiesa Riformata, trascurarono nei fatti anche se non nelle parole ogni concetto espresso da Gesù.

Vecchio e Nuovo Testamento non sono logicamente conciliabili e quindi il luteranesimo risulta un corpo dottrinario un po’ confuso, incerto, che dal punto di vista culturale lascia ancora dei disagi esistenziali; il calvinismo invece è una dottrina altamente coerente, logica. Questa differenza spiega il tipo di diffusione che ebbe il Protestantesimo nel Cinquecento. Il luteranesimo, nelle sue varie denominazioni, si diffuse a macchia d’olio su aree vaste dove ogni tanto c’erano zone o città commercialmente sviluppate: esso andava bene ai commercianti e ai ricchi in genere ma non urtava eccessivamente la massa nullatenente ex medioevale. Esso prese piede nella Germania settentrionale, nella penisola scandinava e sulle coste baltiche.

Il calvinismo invece si diffuse in modo molto selettivo, in aree piuttosto ristrette (almeno inizialmente) dove i commerci erano molto sviluppati. Esso attecchì in alcuni centri della Germania settentrionale, della Francia, della Polonia e della Svezia. Le aree di maggior successo furono invece la Svizzera, l’Olanda e la Gran Bretagna, specie in Galles e Scozia. In Inghilterra i calvinisti erano frazionati in varie denominazioni: c’erano i Presbiteriani,i Riformati, i Separatisti e i Puritani. Questi ultimi, inizialmente chiamati i Precisi (Precisians), si distinguevano per l’implacabile interpretazione letterale del Vecchio Testamento e per la sorprendente totale omissione del Nuovo. Essi, tutti commercianti e arricchiti vari, erano l’ala destra del calvinismo europeo.

Con l’arrivo dei Protestanti iniziò in Europa un periodo di sommovimenti e guerre civili che durò sin quasi al Settecento.

I Protestanti volevano o abolire le monarchie o almeno affiancare loro dei Parlamenti eletti dai ricchi. Le diatribe sui dogmi, sulla Trinità, sulla libertà di culto, sull’autorità del Papa e così via erano solo una scusa per provocare, per tirare la corda, e per prepararsi al confronto, anche armato. Le lotte del periodo vedevano sempre da una parte i Protestanti e dall’altra una monarchia, la Chiesa Cattolica.

Durante questo periodo di guerre civili alcune delle frange più estreme del Protestantesimo europeo, che erano tutte calviniste, abbandonarono a varie riprese l’Europa, un po’ perché minacciate dai vincitori del momento e un po’ perché allettate dalla fama di opulenza ormai consolidata delle nuove terre scoperte da Colombo in poi. Alcuni Puritani inglesi prima si trasferirono in Olanda, fra i Presbiteriani olandesi e quindi, avendo trovato anche là degli ostacoli insormontabili, a partire dal 1620 emigrarono nell’America settentrionale, dove furono seguiti da ben più alti numeri di Puritani partiti direttamente dall’Inghilterra.

La colonizzazione dell’America
L’impulso a intraprendere le esplorazioni che avrebbero portato alla scoperta dell’America venne dalla caduta dell’Impero Romano d’Oriente avvenuta nel 1453.

In seguito a questa si interruppero le usuali e vecchie vie di comunicazione che portavano in Europa le merci dell’Estremo Oriente, di quelle “Indie” o “Isole delle spezie” che erano principalmente la Cina, il “Catai” di Marco Polo. In particolare l’Impero Ottomano bloccò entrambe le vie di terra usate per quei traffici: la Via delle steppe dei nomadi, che tagliava l’Asia a metà seguendo più o meno sempre lo stesso parallelo e che arrivava alla penisola di Crimea, ormai nelle mani dei turchi; e la Via della seta, che correva quasi parallela alla precedente, ma più a sud, arrivando in Libano, anch’esso occupato dai turchi.

C’erano anche diverse rotte marinare, che però arrivavano tutte nel Mar Rosso, con un ultimo trasporto via terra sino ad Alessandria d’Egitto. Anche l’Egitto, come tutto il nord Africa del resto, era stato fagocitato dall’Impero Ottomano.
I mercanti di Genova e Venezia avevano così il monopolio di questo traffico di spezie e merci varie che diventava sempre più scarso. Era dunque necessario trovare delle rotte alternative per l’Estremo Oriente. La rotta doveva essere via mare.

Cominciò il Portogallo, con l’idea di raggiungere l’Oriente navigando costantemente verso oriente, circumnavigando cioè l’Africa.
Re Ferdinando di Spagna invece finanziò il tentativo della rotta verso Occidente che era venuto a proporre Cristoforo Colombo un cartografo della concorrenza.

Il 12 ottobre 1492, l’esploratore genovese sbarcò su un’isola dei Caraibi chiamata dagli autoctoni Ganahani e che lui ribattezzò San Salvador, quindi, prima di tornare indietro, toccò Cuba e Hispaniola.

Il Nuovo Continente aveva ormai una importanza commerciale strategica!
La spinta a trovarvi un passaggio che immettesse nel Pacifico, e quindi alle Indie, portò così anche Francia, Inghilterra e Olanda a familiarizzare con le Americhe.

In questi frangenti, verso l’anno 1600, i francesi che stavano esplorando il Canada orientale per cercare un passaggio verso il Pacifico fecero una scoperta di eccezionale importanza: la zona a nord-est dei Grandi Laghi era ricchissima di castori e di animali da pelliccia in genere. La scoperta era importantissima perché le pellicce erano la merce di scambio più ambita dai cinesi, le cui merci a loro volta – il tè e le stoffe – erano le più ricercate dagli europei fra le “spezie” e le “meraviglie” dell’Oriente.

Gran Bretagna, Francia e Olanda cercavano tutte e tre di procurarsi le pellicce nella zona a nord-est dei Grandi Laghi per poi scambiarle in Cina con tè e stoffe.
Iniziava la colonizzazione dell’America.

Per tutto il Cinquecento gli inglesi cercarono di inserirsi nello scacchiere americano, sempre per il passaggio a nord-ovest.

Nel periodo di regno di Elisabetta I (1558-1603) l’Inghilterra era diventata una ragguardevole potenza marinara, e voleva a tutti i costi impossessarsi almeno di una parte delle enormi ricchezze che vedeva affluire nei forzieri dell’Escoriai di Filippo II. Pirati inglesi cominciarono così ad attaccare i galeoni spagnoli che tornavano dalle Americhe. Elisabetta negò ripetutamente, e per iscritto, al re Filippo che la Corona inglese avesse a che fare con quei pirati. In realtà era proprio lei a organizzare le spedizioni!

La regina aveva infatti deciso di cercare di creare dei possedimenti in America settentrionale principalmente per due motivi: sul fronte interno era riuscita a sedare i disordini seguìti alla Riforma Protestante (i gruppi protestanti continuavano a rimanere una minaccia per la Corona) e considerato ciò che volevano probabilmente sarebbero stati i primi a inseguire la ricchezza coloniale; per la politica estera l’eventuale passaggio a nord-ovest poteva solo essere trovato con una ricerca sistematica, che necessitava di una presenza in loco.

Per fare questo, le società mercantili inglesi interessate alle merci dell’Oriente vennero divise dalla Corona in due gruppi: erano entrambi diretti alle “Indie” ma uno cercava di passare da occidente e l’altro da oriente. Il primo gruppo era capitanato dalla London Company e dalla Massachusetts Bay Company, il secondo dalla East India Company.

Il primo gruppo doveva formare colonie sulla costa nord orientale americana, tagliando la strada agli spagnoli; dall’altra parte doveva reperire le importantissime pellicce nella zona dei Grandi Laghi contrastando il più possibile francesi e olandesi. Le pellicce sarebbero state utilizzate dalla East India Company. La East India Company infatti avrebbe subito commerciato con la Cina seguendo la rotta della circumnavigazione dell’Africa e cercando di farsi largo nella numerosa concorrenza di spagnoli, portoghesi, francesi e olandesi.
Un ideale e necessario punto di appoggio per aggredire il mercato cinese era l’attuale India.

La Gran Bretagna, per la presenza dei suoi numerosi calvinisti, aveva cominciato a sentire l’influenza della nuova mentalità: l’economia cominciava a prendere la forma di una libera economia di mercato.
La Corona gradualmente cessò di cercare di dirigere tutti gli aspetti della vita dei cittadini, a cominciare da quello economico; abbandonò la tradizionale preoccupazione medioevale che ognuno avesse di che mangiare e si limitò  a presiedere all’attivismo dei singoli, e il suo ruolo nell’economia generale divenne quello di agevolare il più possibile gli affari di quei singoli che volevano farli, e che facendoli aumentavano il gettito fiscale. La Royal Navy divenne il braccio armato della sua borghesia mercantile: stava nascendo l’Impero Inglese, un impero commerciale dettato dalla volontà di far arricchire le proprie borghesie anche alle spese di altri popoli.

La colonizzazione inglese dell’America avvenne secondo questa filosofia!

Fa parte della retorica di Stato americana che i colonizzatori inglesi fossero persone in cerca di libertà religiosa o politica, o persone in disperate condizioni economiche. Ciò fu vero per una minoranza esigua, che non ebbe mai alcuna influenza nell’andamento delle cose coloniali. La caratteristica comune della maggioranza dei colonizzatori era il livello economico alto del quale godevano in patria. In effetti il costo pro capite del viaggio, che ognuno doveva sostenere di tasca propria, era molto alto.
Erano in genere commercianti, ai quali erano aggregati artigiani, mezzadri di vasti poderi, professionisti vari.

I pochi emigranti inglesi dell’epoca realmente poveri, non potevano pagare il biglietto e venivano imbarcati con la qualifica di Indentured Servant (“servo a tempo”), in base a un contratto nel quale l’individuo si impegnava a lavorare nella colonia alle dipendenze della società organizzatrice per un periodo di sette anni.

I primi colonizzatori comunque non furono troppo rappresentativi del quadro, ora esposto: erano un gruppo di 107 uomini, trasportati su tre vascelli dal capitano John Smith, sbarcati nell’attuale Virginia, dove nel 1607 fondarono la città di Jamestown, pensarono di seguire le orme degli spagnoli e cercarono l’oro, che non c’era. Essi furono aiutati da Pocahontas (1595-1617), la figlia di un capo indiano che sposò un colono garantendo la pace dopo iniziali dissapori.  Per coltivarlo essi per primi importarono schiavi neri.
Nello stesso anno giungeva dall’Inghilterra anche un carico di donne, e la colonia della Virginia (così chiamata in onore di Elisabetta I, la Virgin Queen) cominciava a nascere a tutti gli effetti.

Arrivano i Pellegrini
Nel 1620 arrivò l’avanguardia dei veri fondatori della civilizzazione americana.
Essi, e non gli inglesi di Jamestown che pure furono i primi, sono chiamati dall’iconografia ufficiale americana i Padri Fondatori (Founding Fathers). I nuovi coloni si autodefinivano i Pellegrini (Pylgrims). Destinati dalla London Company alla Virginia e imbarcati sul veliero Mayflower, a causa di una tempesta approdarono nell’attuale Massachusetts, dove la società concesse loro di restare in attesa di definire la posizione con la Corona.

Il quarto giovedì di novembre del 1621 organizzarono una cerimonia di ringraziamento a Dio, dopodiché pranzarono con carne di tacchino; tale giorno è rimasto una festa nazionale statunitense, il Thanksgiving Day (giorno del ringraziamento). In numero di 100 ο 101 ο 102 a seconda delle versioni, appartenevano tutti alla Chiesa Presbiteriana inglese come i Puritani, ma erano chiamati Separatisti.
A dispetto dell’iconografia questo gruppo non ebbe alcuna rilevanza nel fissare le caratteristiche della colonizzazione: erano già pochi, e oltretutto durante il primo inverno la metà circa di loro morì di freddo e fame prima che gli indiani potessero aiutarli.

Arrivano i Puritani
Con l’arrivo, nel 1630, di 2.000 Puritani, seguiti entro il 1640 da altri 18.000, inizia la vera colonizzazione degli Stati Uniti.
I Puritani fondarono la Massachusetts Bay Colony, utilizzando il nome della compagnia con la quale avevano stipulato il contratto di colonizzazione, ossia la Massachusetts Bay Company di Londra, società nella quale molti di loro avevano una compartecipazione azionaria.
Nessuno si era imbarcato come indentured servant. Nello stesso 1630 fondarono la città portuale di Boston. Nei seguenti decenni diedero luogo alle colonie del cosiddetto New England puritano.

La forma di governo adottata nelle colonie era simile a quella inglese di allora.
Al posto del re o della regina c’era un governatore con ampi poteri, quindi un Parlamento bicamerale in cui la Camera Alta, corrispondente alla Camera dei Lord d’Inghilterra, era eletta dal governatore e la Camera Bassa era eletta dal “popolo”.

Questo solo sulla carta; in realtà solo i ricchi potevano votare.

Per poter sia votare sia ricoprire cariche pubbliche occorreva innanzitutto essere maggiorenni, maschi e bianchi; generalmente nel New England occorreva anche essere degli anziani della Chiesa Congregazionalista, così come i Puritani chiamarono, in America, la loro confessione.

I requisiti minimi patrimoniali erano dappertutto molto alti (Massachusetts e Connecticut bisognava avere un’attività che rendesse 40 sterline all’anno, oppure beni immobili valutati almeno la stessa cifra; in Rhode Island 40 sterline e che rendesse almeno la stessa cifra ogni anno; in New Jersey almeno 40 ettari di terreno, più un’attività o dei beni immobili valutati almeno 50 sterline; in Virginia minimo 20 ettari di terreno, più una casa in città; Georgia e nella Carolina del Nord minimo 20 ettari di terreno; nella Carolina del Sud almeno 40 ettari di terreno e una casa in città, ecc.).

Da questo livello di requisiti, traspare quanto si fossero divaricate, fin da subito, le economie dei due “blocchi” coloniali: il New England si dirigeva verso il commercio e le colonie del sud verso il latifondo agricolo.

I Puritani
I Puritani del New England furono in schiacciante superiorità numerica sino alla Guerra di Indipendenza, e mantennero una maggioranza fino al 1880 circa.
Traevano ogni ispirazione dal Vecchio Testamento, o almeno erano convinti di farlo.

L’idea fondamentale era che la ricchezza materiale, e il benessere materiale, compreso quello fisiologico, rappresentava un segno di elezione divina.
Un individuo era eletto se Dio lo predestinava alla virtù di osservare i Comandamenti. Non c’era obbligo alla solidarietà reciproca né a compiere opere di bene. Il rispetto richiesto per i Comandamenti era letterale, cioè formale. La figura di Gesù era totalmente ignorata, benché certamente si definissero “cristiani”.

I Puritani, come tutti gli altri Protestanti, operarono una certa mirata selezione anche nell’ambito del Vecchio Testamento, a ulteriore dimostrazione del principio utilitaristico alla base di tutta l’operazione. Questo si può vedere nella schiavitù, proprietà privata, capitalismo, nell’obliterazione dei debiti, ecc. Accolsero dalle Sacre Scritture quello che più faceva comodo.
Un concetto molto importante per i Puritani, che si rivelò gravido di conseguenze inaspettate, fu quello di popolo eletto.
Al popolo eletto Dio destina una patria opulenta, e i Puritani certamente si diressero in America pensando che fosse la loro Terra Promessa. Gli indiani erano destinati alla distruzione per loro mano così come lo erano stati i cananei per Giosuè e i Giudici. Non solo, ma quando i Puritani scorgeranno un po’ più in là una terra ricca o in qualche modo appetibile penseranno sempre di averne diritto, un diritto che giustificherà anche i mezzi più cruenti, stermini compresi. Naturalmente il rispetto dei Comandamenti era limitato all’ambito del popolo eletto.

I Puritani e la politica
Nelle colonie i residenti avevano un’ampia possibilità di autogoverno.
I governatori badavano a che fossero salvi i principi della legislazione inglese, soprattutto nella forma, e cercavano di intervenire il meno possibile; il loro stipendio era poi fissato dai coloni.
I Puritani poterono così organizzarsi come volevano, tranne che per l’eliminazione della monarchia, che riuscirono a realizzare solo con la Guerra di Indipendenza.

In campo religioso essi non riconobbero più la gerarchia della Chiesa d’Inghilterra, e bandirono tutte le manifestazioni esteriori di culto introdotte arbitrariamente dalla Chiesa Cattolica: i vestimenti rituali, il segno della croce, particolarmente nel battesimo, la genuflessione durante la Comunione, l’uso della fede nel matrimonio, l’osservanza delle festività per i Santi, compresa la celebrazione del Natale.

L’organizzazione politica era basata su due concetti fondamentali: l’uomo singolo che doveva essere assolutamente libero di poter fare la sua fortuna materiale, vincolato solo dai Comandamenti; e la comunità che doveva solo sorvegliare a che i medesimi fossero appunto rispettati.
I Puritani non operavano nessuna distinzione fra autorità politica e religiosa; ogni congregazione era quindi una piccola teocrazia. L’autorità era esercitata da una sorta di consiglio dei saggi o degli anziani, che ricalcava il concetto del Presbiterio di Calvino.

Le colonie inglesi del Nuovo Mondo erano quindi delle oligarchie basate sul danaro; quelle del New England e di alcune del Sud erano anche teocratiche.
I Puritani rappresentavano l’antitesi della democrazia.
Essi non credevano affatto che gli uomini fossero tutti uguali, e tantomeno che avessero tutti gli stessi diritti. Alcuni in effetti potevano anche essere ridotti in schiavitù.

L’accesso a tale oligarchia non poteva essere negato a chi, diventato ricco, dimostrava di essere per definizione uno di loro. Di qui deriva un altro aspetto della loro apparente democraticità, oltre che del loro repubblicanesimo: l’abolizione del concetto di élite per via ereditaria e l’introduzione del concetto di elite aperta, appunto “democratica”.

In pratica, alla nobiltà per diritto divino, indimostrabile, di stampo medioevale i Puritani sostituirono la nobiltà per diritto divino dimostrabile, appunto attraverso la ricchezza materiale. Gli americani attuali accettano di buon grado che i loro dirigenti politici e alti funzionari dello Stato siano quasi tutti uomini estremamente ricchi, e la giustificazione risiede implicitamente in quel ragionamento puritano.

I Puritani e l’economia
I Puritani naturalmente diedero vita ad un sistema capitalista puro. Tale sistema è ancora il sistema, non solo economico, ma sociale in senso lato degli attuali Stati Uniti, dove tutto o quasi è privato o gestito da privati, come ad esempio molte carceri.

Per i Puritani tutto si poteva comprare col danaro, e tutto doveva essere venduto per danaro; sempre nel rispetto formale dei Comandamenti.
Così nel New England c’erano pure gli schiavi: neri comprati dai mercanti di schiavi calvinisti olandesi ma anche indiani e indiane catturati sul luogo e tenuti come domestici o stallieri. Però la schiavitù non ebbe mai nel New England una diffusione paragonabile a quella del Sud: la sua economia era basata sul commercio e la sua agricoltura era floridissima ma suddivisa in tante piccole aziende a conduzione familiare, dove la produzione era diversificata e la mano d’opera richiesta piuttosto specializzata. Nei porti di Boston e New York invece c’erano molti schiavi.

Le tasse saranno sempre la questione primaria nelle colonie: i Puritani non accettavano il principio di affidare al governo la gestione del gettito fiscale; c’erano rischi di una politica di redistribuzione dei redditi.

I Puritani e la morale
La morale dei Puritani consisteva nel rispetto formale dei Comandamenti, che permetteva loro ogni iniquità nella sostanza. In più tale legge valeva solo nell’ambito del popolo eletto dei Puritani: gli altri, in particolare i selvaggi indiani, potevano essere derubati, catturati come schiavi, anche uccisi.
Per esempio i rapporti sessuali con le donne indiane non costituivano reato, neanche da parte di Puritani sposati.

Le donne erano ritenute le “sorelle di Eva tentatrice”, il mezzo preferito dal Maligno per tentare la virtù degli uomini e distoglierli dal loro patto con Dio. Non potevano mostrare in pubblico più della faccia e delle mani, e ciò valeva anche per le bambine di ogni età.

Anche il divorzio, da sempre in uso presso gli americani, era ammesso dai Puritani, che lo praticavano con ancora maggiore frequenza vista la seria proibizione dell’adulterio. I reati sessuali erano puniti con straordinario rigore. Per l’adulterio e l’omosessualità era comminata la pena di morte. L’adulterio si verificava anche nel caso in cui la donna fosse solo fidanzata.

Ogni comunità aveva i suoi watchmen (“sorveglianti”), dipendenti comunali il cui compito era di controllare il comportamento delle persone e di riferire al pastore della chiesa. Erano dei delatori, che origliavano dietro gli angoli e spiavano dalle finestre. Scapoli e zitelle erano naturalmente i più controllati.
I Puritani collegavano la salute fisica con l’intervento divino, e i disordini mentali con quello del Diavolo.

I Puritani e la cultura
Alla scuola i Puritani dedicarono subito una attenzione che precorreva i tempi.
C’erano due necessità, i Comandamenti e gli affari: per seguire i primi occorreva conoscere la Bibbia, e quindi saper leggere, mentre per i secondi oltre a ciò occorreva saper fare i conti. Ogni township quindi aveva almeno una scuola e un maestro, pagati dalla municipalità, e ce n’erano altri nelle città. Il livello di alfabetismo fra i Puritani era senz’altro il più alto delle colonie americane.

Nel 1640 c’erano già nel New England circa 300 pastori diplomati in loco. L’Harvard College, divenuto gradualmente una università, è il più antico college degli Stati Uniti. Sempre come seminari nacquero nel 1701 l’università di Yale, nel 1764 l’università di Brown nel Rhode Island e nel 1769 l’università di Darthmouth nel New Hampshire.

Tali istituzioni garantirono ai Puritani una superiorità culturale schiacciante nell’ambito coloniale sino alla Guerra di Indipendenza.
Il poema più letto dagli americani di tutti i tempi è The Day of Doom (Il Giudizio Universale) pubblicato nel 1662 in Massachusetts dal puritano Michael Wiggleworth, nel quale la teologia calvinista è messa in versi settenari.
Le caratteristiche culturali e psicologiche dei Puritani si sono conservate negli americani: anche per loro tutto deve mirare al raggiungimento della ricchezza.
L’editoria quindi ha un carattere essenzialmente pratico, con prodotti che nei vari generi hanno raggiunto col tempo livelli di eccellenza (i manuali americani sono punti di riferimento nei vari settori). Gli autori di talento, più che indagare la realtà, cioè la verità, mirano a confezionare opere di successo presso il vasto pubblico. Così si sono specializzati nella fiction, nelle opere di evasione, dove di nuovo eccellono di gran lunga su tutti per la capacità di presentare storie e situazioni assurde in modo verosimile. Hollywood riassume tale attitudine tipicamente americana.

L’Indipendenza
Per quanto riguarda l’economia, quella del New England assunse rapidamente dimensioni gigantesche.
La pirateria era praticata in grande stile in tutte le colonie, con l’approvazione dei governatori quando aveva per oggetto mercantili non inglesi.
Ma più di ciò fu la qualità dell’immigrazione puritana a determinarne il successo economico. In varie ondate a partire dal 1630 questa portò in America non un insieme casuale di spiantati, ma una società completa, forse piccola ma organizzata in ogni sua parte. I soci della London Company selezionavano accuratamente i componenti dei viaggi.
Gli altri inglesi che si sistemarono nelle colonie del Sud non erano niente di paragonabile.

Diedero in tal modo origine a colonie ricche ma poco articolate dal punto di vista economico e sociale. La loro unica risorsa era la schiavitù: il 75% delle famiglie possedeva uno o più schiavi.

La guerra d’Indipendenza
I Puritani erano andati in America con uno scopo ben preciso: avere la possibilità di arricchirsi senza costrizione alcuna. Per questo volevano autogovernarsi Il loro obiettivo era dunque, fin dall’inizio, di liberarsi della Corona inglese e dei suoi governatori.
I Puritani del New England si rendevano conto di non potersi ribellare alla madrepatria da soli, senza la collaborazione delle altre colonie, anzi magari con la loro opposizione.

Essi quindi si dedicarono con estrema energia ai loro affari commerciali ma ogni volta, quando se ne presentava l’occasione, non dimenticavano, tramite i loro Parlamenti e la loro propaganda, di attaccare la Corona o i suoi governatori. L’obiettivo era sempre di dimostrare alle altre colonie quanto nociva fosse la presenza della Corona anche per le loro possibilità di arricchimento: avevano già molto, ma avrebbero potuto avere di più.

Tale polemica, presente sin dall’inizio del 1630, andò aumentando mano a mano che l’incremento di popolazione e l’indebolimento sul continente nordamericano di francesi e spagnoli rendevano sempre meno necessaria la protezione dell’esercito di Sua Maestà.

I principali argomenti politici dei Puritani furono gli indiani, la schiavitù negra, i territori dell’Ovest e naturalmente le tasse.

La Corona perseguiva una politica di accomodamento con gli indiani. Questi erano utili come alleati nelle guerre combattute contro i francesi per spodestarli dai Grandi Laghi.

I Puritani invece sostenevano che era meglio sterminare gli indiani, come del resto avevano subito iniziato a fare.
I Puritani si erano accorti presto che alla loro economia gli schiavi neri non servivano; anzi erano di intralcio. Sapevano che erano fondamentali per i latifondisti del Sud e assunsero questo atteggiamento: da una parte li appoggiarono concretamente nel chiedere alla Corona il permesso di tenere gli schiavi nelle colonie americane, dall’altra mantennero nel New England una fronda anti-schiavitù, dando spazio nei giornali e al Parlamento ai pochi sinceri antischiavisti che c’erano.

Dal 1689 al 1763 Francia e Gran Bretagna si combatterono pressoché ininterrottamente. Materia del contendere era il controllo del Mercato dell’Oriente.

Le tasse erano sempre troppe e sempre ingiustificate per i Puritani. Esse servivano alla Corona per coprire le spese di amministrazione delle colonie, per la loro difesa, e per finanziare le guerre.

Nelle colonie del Sud la maggioranza dei bianchi si interessava poco di politica, ma semmai non vedeva altro che svantaggi dall’indipendenza. Nel New England solo i grandi mercanti, finanzieri e imprenditori avrebbero tratto tangibili e immediati vantaggi dall’indipendenza, che avrebbe significato il loro stesso autogoverno.

La svolta avvenne al termine della Guerra dei Sette Anni, (1756-1763). Questa guerra vedeva opposti Gran Bretagna e Prussia e dall’altra Francia, Spagna, Austria e Russia. Si trattava della resa dei conti finale per stabilire il controllo di buona parte del Mercato dell’Oriente.

La Gran Bretagna vinse la guerra  e le condizioni della pace furono fissate dal Trattato di Parigi del 10 febbraio 1763, che stabiliva anche le sorti dei possedimenti nordamericani degli sconfitti.

L’esito della guerra, pur così favorevole, sarebbe però costato alla Gran Bretagna le sue 13 colonie americane. Esso forniva infatti un tremendo impulso alla causa puritana dell’indipendenza.

Nell’America settentrionale non c’era più la temuta Francia, e potenza della Spagna già da tempo era in declino, per cui la presenza dell’esercito inglese non era più necessaria.
Il fatto che ora la Gran Bretagna, dopo aver liberato il nord America dai francesi, bloccasse tuttavia l’espansione ad Ovest alle sue colonie americane (con la scusa di riservare territori agli indiani) i grandi mercanti Puritani, volve adire che la Corona intendeva lasciare il Mercato dell’Oriente alla East India Company, bloccando per sempre la strada verso il Pacifico alle colonie americane.
Fu questo in ultima analisi il vero grande motivo della Guerra di Indipendenza americana: il Mercato dell’Oriente.

Infine le tasse: la Gran Bretagna doveva recuperare le spese sostenute nella guerra in America.

Nel 1764 furono introdotti il Sugar Act e il Currency Act, nel 1765 lo Stamp Act e il Quartering Act, nel 1767 il Townshend Act.
I Parlamenti del New England furono in prima fila nell’esprimere le proteste delle colonie, e la loro abilità consisté nell’indurre il governo inglese a spostare gradualmente la tassazione verso beni di largo consumo, che colpivano la classe povera e media…
La causa dei Puritani cominciava a prendere piede anche negli strati bassi della popolazione.
I grandi mercanti del Massachusetts decisero di spingere sull’acceleratore e incaricarono i loro media (giornalisti, intellettuali, preti dal pulpito) di mantenere viva la polemica con la madrepatria. In tale clima cominciarono a crearsi degli incidenti…

Nel maggio del 1773 alcuni mercantili della East India Company che trasportavano tè furono respinti nei porti di Boston, New York e Philadelphia. Nell’ottobre un altro mercantile veniva incendiato ad Annapolis. Infine il 16 dicembre del 1773 ci fu l’episodio del Boston Tea Party, un gruppo di uomini travestiti da indiani rovesciò in acqua il carico di tè di una nave alla banchina.
Il re Giorgio III era furioso col Massachusetts e ordinò la chiusura del porto di Boston sino a che il danno non fosse stato ripagato, quindi tolse al Massachusetts molti poteri di autogoverno.
Il Massachusetts convocò allora tutti i Parlamenti coloniali per una riunione che si tenne a Philadelphia dal 5 settembre al 26 ottobre del 1774. Fu il cosiddetto Primo Congresso Continentale.
Le colonie si riunirono ancora a Philadelphia durante il Secondo Congresso Continentale. 

Dopo mesi di discussioni, la minoranza indipendentista, i cui leader erano i grossi mercanti puritani John Adams, Samuel Adams e John Hancock, e i grossi piantatori del Sud, James Madison, Alexander Hamilton, Thomas Jefferson e George Washington, riuscì a convincere l’assemblea a decidere per la separazione definitiva dall’Inghilterra.

Alla fine i Puritani erano riusciti nel loro intento: il 4 luglio 1776 veniva così enunciata la Dichiarazione di Indipendenza, anche se più di un terzo della popolazione coloniale era contraria.
Il reale motivo della ribellione era il Mercato dell’Oriente. Per quello era necessario avere a disposizione le pellicce del Canada.
La Gran Bretagna avrebbe vincere la guerra ma ciò che realmente le premeva in America era solo la zona dei Grandi Laghi e bloccare per quanto possibile l’espansione verso il Pacifico ai Puritani.
La Gran Bretagna riconosceva l’indipendenza delle 13 colonie, e inoltre metteva a loro disposizione l’Ohio Territory, però manteneva la proprietà del Canada, chiamato da allora British North America (B.N.A.), disegnandone i confini a sud in modo da comprendere la zona a nord-est dei Grandi Laghi, la zona delle pellicce.

La Dichiarazione d’Indipendenza
I firmatari della Dichiarazione offrono l’esatto quadro dell’élite rivoluzionaria americana: 10 ricchissimi mercanti del New England; 11 grandi latifondisti negrieri del Sud; 12 avvocati; 13 giudici; 4 medici; e quindi un fattore agricolo, un editore-scrittore, un pastore protestante, un politico, un militare e un fabbro.
Il loro intento era quello sempiterno dei Puritani: non importa quanto ricchi, bisognava avere la libertà di poter tentare di arricchirsi di più.

Allo scopo la monarchia inglese non andava più bene. Occorreva l’autogoverno degli imprenditori ricchi; occorreva instaurare un’oligarchia mercantile. E questo dice la Dichiarazione di Indipendenza americana. Quel “popolo” al quale essa attribuisce il diritto di autogoverno non è altro che il corpo elettorale che già eleggeva i Parlamenti coloniali, che per via dei requisiti di ricchezza minima richiesti per il voto era la parte più ricca della popolazione, il 15-25% del totale a seconda della colonia.

Il loro leader era Thomas Jefferson, che come George Mason, era un ricchissimo latifondista della Virginia che impiegava migliaia di schiavi.

La Dichiarazione di Indipendenza americana, e la retorica di Stato che l’ha sempre avvolta, ha ingannato molte persone.

Lo slogan del caso fu il Principio dell’Autodeterminazione dei Popoli. Ma era appunto uno slogan per coprire le mire al Mercato dell’Oriente. Infatti gli americani mai riconobbero quel principio a nessun altro, quando non conveniente sul piano economico.
Vincendo la guerra per l’indipendenza le 13 colonie erano diventate 13 Stati indipendenti. Lo erano sia nei riguardi dell’Inghilterra che l’una nei riguardi dell’altra.

L’economia del New England era di tipo fortemente mercantile, quella del Sud agricola in modo estensivo. Nel Nord predominavano i Puritani, nel Sud c’era un’ampia maggioranza di ex membri della Chiesa d’Inghilterra.
Con una procedura iniziata nel 1777 fra le varie legislature e conclusa nel 1781 i 13 Stati si riunivano ufficialmente in una federazione, chiamata sempre gli Stati Uniti d’America e regolata dagli Articles of Confederation and Perpetual Union.
Gli Stati, così, erano sempre in lite fra loro, generalmente per ragioni di commercio.

Così nel 1787 i 13 Stati si accordarono per modificare tale statuto e il risultato fu una solenne Costituzione redatta a Philadelphia da 55 delegati riuniti in assemblea con la presidenza di George Washington.
Ogni tanto nel tempo vennero fatte delle modifiche, delle puntualizzazioni o degli aggiornamenti, chiamate Emendamenti.

Tali Emendamenti entrano a far parte integrante della Costituzione: i primi dieci, approvati in blocco nel 1791, sono chiamati il Bill of Rights.
La Costituzione degli Stati Uniti non è la Costituzione di uno Stato, ma di una federazione di Stati, ognuno dei quali ha una sua propria Costituzione.
Anche oggi ognuno dei 50 Stati della federazione ha una sua Costituzione.
Al momento dell’adozione della Costituzione federale tali Stati erano tutti delle oligarchie basate sulla ricchezza, funzionanti con un sistema politico repubblicano e un sistema economico liberista. Tutti nelle loro Costituzioni prevedevano requisiti minimi di ricchezza per poter votare, che erano all’incirca quelli già visti.

La Costituzione federale non fa altro che cristallizzare tale sistema negli Stati, impedirgli che nel futuro possa evolvere in quel senso che oggi viene chiamato “democratico” (la parola “democrazia” non è mai citata nella Costituzione, né lo era stata nella Dichiarazione di Indipendenza). 

Molte sono le agevolazioni per la classe mercantile messe al sicuro nella Costituzione: la proibizione di porre tasse sulle merci esportate (Art. I, Sez. 9, par. c) ; la proibizione per uno Stato di diminuire il valore dei debiti contratti (Art. I, Sez. 10, par. a) ; la proibizione di porre barriere tariffarie a merci provenienti da altri Stati (Art. I, Sez. 10, par. b); il divieto di porre tasse federali sul reddito, ma solo pro capite (Art. I, Sez. 9, par. d). Benjamin Franklin, che era anche uno scrittore e inventore, approfittò per far riconoscere (Art. I, Sez. 8, par. h) i diritti d’autore e di brevetto.

La proibizione di porre tasse federali sui redditi ha resistito per 126 anni, e cioè sino al 1913, quando già da decenni si erano formati colossali monopoli posseduti da una sola persona fisica (i vari Carnegie, Colgate, Rockfeller, Vanderbilt, Schiff, Morgan ecc., per gran parte della loro vita non pagarono mai un dollaro di tassa sul reddito).
Ancora oggigiorno alcuni Stati non prevedono tasse statali sui redditi ma solo excise taxes, tasse indirette sul venduto (una specie di IVA; sono però basse, mediamente del 7%).

Gli Stati Uniti erano diventati così una spaventosa plutocrazia: l’economia era dominata da alcuni privati, titolari degli enormi monopoli formatisi negli anni a cavallo del secolo in tutti i settori (acciaio, petrolio, alimentazione, farmaceutica, ecc.) tranne che in quello delle Poste, riservato dalla Costituzione al governo federale.

Secondo Charles Austin Beard (1874-1948), il più grande storico americano di tutti i tempi: «Il movimento per la Costituzione degli Stati Uniti fu originato e realizzato principalmente da quattro gruppi di interessi corporati che erano stati danneggiati dagli Articoli della Confederazione: denaro, titoli pubblici, manifatture, commercio ed armatoria navale.
La Costituzione del 1787 – che alle multinazionali diede il via – è un documento antidemocratico prodotto da qualche decina di portatori di grandi interessi corporati e di già multinazionali.

La Guerra di Secessione
si stava già profilando in quel periodo il grande contrasto intestino che avrebbe portato alla Guerra di Secessione: quello fra il grande capitale liquido del Nord-Est puritano e il grande latifondismo negriero del Sud.
L’Emendamento più importante è il X, di grande valenza politica. Il sistema politico americano non si regge sulla Costituzione del 1787, ma sui poteri che quella silenziosamente lascia alle legislature degli Stati.
Ottenuta l’indipendenza, il Mercato dell’Oriente fu dunque subito il grande obiettivo della politica estera americana; occorreva raggiungere la costa del Pacifico.

L’Ovest costituiva un’occasione di per sé: dal punto di vista economico (enormi estensioni a disposizione degli americani) da quello politico (le nuove colonizzazioni sarebbero servite come valvola di sfogo per le masse di disoccupati e diseredati).
All’Ovest, dunque. Il primo passo fu l’apertura dell’Ohio Territory alla, colonizzazione.

La Guerra di Secessione non era stata provocata dal problema dello schiavismo che scandalizzava il Nord puritano: i motivi erano economici, seppur intrecciati con lo schiavismo.
Dal 1840 al 1860 giunsero nel New England 4 milioni di immigrati (Gran Bretagna e Irlanda), nel Sud invece la rivoluzione industriale non arrivò, non ne aveva bisogno, era il regno del latifondismo schiavista.

Il vero problema era che Nord e Sud avevano due economie completamente diverse: il capitalismo del laissez faire al Nord, ed il latifondismo agrario del Sud, per di più basato sulla schiavitù. I due tipi di economia non potevano coesistere!

Un problema non secondario era l’immigrazione, invocata dal Nord ma avversata dal Sud. Comportava costi federali che non gli competevano e il Sud temeva una immigrazione secondaria dal Nord, che avrebbe portato masse di mano d’opera non necessaria con conseguenti probabili contraccolpi sociali interni.

Il problema fra Nord e Sud era davvero lo schiavismo del Sud, alla fin fine, ma non per ragioni morali: bensì per le ragioni economiche che implicava I politici e i capitalisti del Nord non scatenarono la campagna antischiavista allo scopo preciso di provocare una guerra civile, essi semplicemente volevano esercitare una pressione sul Sud per convincerlo ad allinearsi alla loro politica economica federale.

Il Sud credette che il Nord facesse sul serio con lo schiavismo, che non fosse solo una questione di tariffe, e prese l’iniziativa di secedere dall’Unione.
Fu la guerra più sanguinosa in assoluto per gli Stati Uniti, con il suo milione di morti, metà dei quali civili (nella Seconda Guerra Mondiale i morti saranno 407.316, quasi tutti militari).

Dopo le prime vittorie sudiste, caratterizzate dalle loro cavallerie, la dovizia di uomini e mezzi del Nord ebbe alla fine la meglio.
Durante la guerra su iniziativa del Segretario al Tesoro Salmon P. Chase, poi fondatore della Chase Manhattan Bank ed eminente membro della Chiesa Episcopale, si iniziò a stampare sulla moneta la frase In God We Trust.
Il mondo del Sud fu dunque distrutto nel 1865.

L’esito della Guerra Civile del 1861-1865 accentuò la colonizzazione culturale puritana, soprattutto al Sud dove, finita la guerra, si precipitarono orde di commercianti e imprenditori provenienti dal New England.
I Puritani così cambiavano nome:  diventavano gli americani.

Indiani e neri
Ottenuta l’indipendenza, le 13 ex colonie americane avevano subito affrontato il problema indiano. Era chiaro che gli indiani dovevano scomparire.
Il Congresso scelse una tattica strisciante e attendista: non bisognava lasciare capire agli indiani le intenzioni finali; le tribù andavano messe le une contro le altre sfruttando le loro ataviche rivalità; i loro mezzi di sussistenza andavano erosi lentamente ma costantemente; le tribù dovevano essere illuse di poter contrattare la loro sorte con trattati che in realtà non si aveva alcuna intenzione di rispettare.

Gli indiani erano costantemente provocati: i coloni sterminavano la selvaggina, avvelenavano le sorgenti nascondendo sul fondo carogne di animali, assoldavano individui senza scrupoli perché uccidessero gli indiani.
Finita la Guerra Civile il generale Sherman fu nominato capo delle operazioni militari all’Ovest e la sua prima decisione fu di affamare gli indiani delle pianure sterminando i bisonti. Egli invitò «tutti i cacciatori dell’America del Nord e di Gran Bretagna» a cacciare il bisonte. I bisonti furono in effetti sterminati: ancora nel 1850 erano calcolati sugli 80 milioni e ne rimasero 541 nel 1889, ridotti a due soli esemplari dello zoo di Chicago nel 1911.
Così si estinsero gli indiani americani: nel 1630 erano almeno 5 milioni e al censimento generale dell’anno 1900 se ne calcolarono 250 mila.

Nel periodo della tratta degli schiavi, compreso fra il 1600 circa e il 1860, scomparvero dall’Africa fino a 50 milioni di persone
Il periodo di schiavitù dichiarata, durato nel Sud fino al 1865, fu tremendo: lavori forzati, punizioni con la frusta, morìe, selezioni della razza, smembramenti dei gruppi familiari, padroni che in caso di bisogno faceva strappar loro i denti, assai ricercati per le dentiere

Il fondamentalismo americano
Le Chiese protestanti americane si possono raggruppare in una cinquantina di correnti: Avventisti, Battisti, Luterani, Metodisti, Pentecostali, Presbiteriani, Riformati. Altre Chiese protestanti americane, portando così il numero delle congregazioni indipendenti a circa 140.
I membri attivi delle confessioni protestanti sono 80 milioni, dei quali 70 bianchi.
I Mormoni sono 4 milioni; i Testimoni di Geova sono 700 mila; i membri dell’Esercito della Salvezza 430 mila; gli aderenti a Worldwide Church of God alcune migliaia.

Il maggior raggruppamento protestante è rappresentato dai Battisti, 26 milioni di membri in 90 mila chiese; i Metodisti, 13 milioni e 52 mila chiese; i Luterani, 9,5 milioni di e 19 mila chiese; i Pentecostali, 3,5 milioni di membri e 25.500 chiese; i Presbiteriani, 3,4 milioni di membri con 14 mila chiese; i Riformati, 600 mila membri in 5 con 1660 chiese.

Il numero totale delle chiese protestanti è di 275 mila.
Sono detti Fundamentalists gli americani protestanti che credono nell’interpretazione letterale della Bibbia, cioè del Vecchio Testamento. Sono attualmente circa 20 milioni e sono trasversali a tutte le congregazioni.

Il sistema oligarchico
Gli Stati Uniti non sono uno Stato: sono una federazione di Stati. Tutti gli Stati membri sono oligarchie basate sulla ricchezza,
Il nocciolo duro dell’elettorato, quello che dirige le sorti del paese, è il 25-30% che vota alle elezioni locali: esso vota anche a tutte le altre elezioni e ne determina l’esito. É costituito in grande maggioranza dai cosiddetti W.A.S.P.
Esistono sulla carta una ventina di partiti negli Stati Uniti, all’atto pratico ci sono solo due partiti, il Repubblicano e il Democratico.
Il duopolio non si può rompere. Infatti i partiti repubblicano e democratico esprimono l’establishment oligarchico americano in modo necessario e sufficiente.

Questo accade dal 1787.

Il partito repubblicano è il partito del capitale statico, o soddisfatto è votato da persone abbastanza soddisfatte e sicure della propria situazione materiale. Si tratta in genere di piccoli e medi imprenditori di tutti i settori, di artigiani costruttori e riparatori, di professionisti, negozianti, agricoltori e allevatori, dipendenti fidati di vecchie e solide aziende manifatturiere di dimensioni piccole e medie, con mercato locale o al massimo nazionale. Esso raccoglie inoltre la maggioranza dei pensionati.
Il partito democratico è invece il partito del capitale dinamico, insoddisfatto, fluttuante.

Sono favorevoli al partito democratico generalmente i titolari di redditi altissimi e quelli dei più bassi. Da una parte abbiamo le grandi società per azioni americane (multinazionali) e dall’altra la moltitudine degli operai e dei salariati vari, fra i quali certamente la maggioranza dei dipendenti pubblici.
In effetti tutti i conflitti più gravi nei quali gli Stati Uniti si sono impegnati hanno avuto inizio con presidenti democratici. Il Lincoln della Guerra Civile, il Wilson della Prima Guerra Mondiale, il Roosevelt della Seconda, il Truman della Guerra di Corea e i Kennedy e Johnson della Guerra del Vietnam erano democratici.

Il politica estera
Gli Stati Uniti sono sempre stati il paese più “interventista” dello scenario internazionale.

Prima Guerra Mondiale
All’epoca era presidente Woodrow Wilson, un Presbiteriano, l’“uomo di Wall Street” e cioè del grande capitale. a Wilson faceva comodo pronunciarsi a favore della neutralità; così fece e fu rieletto nel 1916 con lo slogan “He kept us out of war” (“ci ha tenuto fuori dalla guerra”). Le cose cambiarono nel 1917 in conseguenza dell’improvvisa debolezza mostrata dalla Russia, che stava entrando nelle doglie della rivoluzione.

Gli americani amano dire che entrarono in guerra perché un sommergibile tedesco aveva affondato il piroscafo inglese Lusitania, provocando la morte di 1.198 persone. C’era una guerra e ogni nazione affondava le navi dirette verso l’avversario. Prima della partenza del Lusitania il consolato tedesco a New York aveva fatto pubblicare annunci sui giornali avvisando del rischio. Nelle stive della nave veniva trasportato materiale bellico per la Gran Bretagna: infatti il Lusitania era in realtà una nave da guerra ausiliaria della Royal Navy.

C’è invece la quasi certezza che il governo americano fosse alla ricerca di episodi del genere per giustificare un’ipotetica necessità dell’entrata in guerra nei confronti di una opinione pubblica molto intimorita dall’idea di una guerra in Europa contro gli europei. Il motivo della partecipazione americana alla Prima Guerra Mondiale fu soltanto la preoccupazione che venisse pregiudicata la Balance of Power in Europa continentale, con la conseguente fine del sogno americano per il Mercato dell’Oriente.

Seconda Guerra Mondiale
Per gli americani le cose cominciarono a mettersi male a partire dalla fine degli anni Venti. Il Giappone si era industrializzato con una velocità e un successo sorprendenti e già dalla fine dell’Ottocento aveva cominciato a reclamare per sé lo status di potenza dominante nella regione sia dal punto di vista militare sia, naturalmente, commerciale. Nel 1931 il Giappone occupò la Manciuria, regione chiave della e nel 1937 iniziò l’invasione del resto della Cina. Questa era una minaccia mortale alle secolari mire americane sul Mercato dell’Oriente.

Contemporaneamente all’attacco giapponese alla Cina, in Europa cominciava a ripresentarsi con la Germania di Hitler il solito pericolo: la formazione di un Super-Blocco europeo continentale fortissimo dal punto di vista sia commerciale sia militare. In un primo momento, visto il profondo anticomunismo dei nazionalsocialisti, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia cercarono di dirigere la Germania solo verso la Russia, uno scontro che secondo loro si sarebbe risolto con un nulla di fatto. Era questo, come tutti sanno, il senso degli Accordi di Monaco del 1938. Ma il piano non riuscì e poco dopo in Europa scoppiò la guerra.

Che fare? Intervenire subito su tutti e due i fronti, contro Germania e Italia da una parte e contro il Giappone dall’altra. Franklin Delano Roosevelt lo capì subito, e si adoperò per far entrare il paese in guerra. Non era così facile perché il presidente americano aveva due ostacoli, l’opinione pubblica e una parte del Congresso.

Il senatore Harry Truman: «Se vediamo che la Germania sta vincendo la guerra, allora dovremmo aiutare la Russia; e se la Russia sta vincendo, dovremmo aiutare la Germania, e così fare in modo che si ammazzino fra loro il più possibile»82.

Poco dopo Roosevelt scelse Truman come vicepresidente!

Gli Stati Uniti dovevano intervenire in Europa come in Asia, sperare che vincesse la parte cui si erano legati e cercare di controllare le condizioni di pace affinché in Europa permanesse la situazione precedente, e in Asia il Mercato dell’Oriente venisse lasciato loro. L’unica soluzione era l’entrata in guerra al fianco di Gran Bretagna e Francia, e purtroppo anche della Russia.

Così, mentre si dichiarava neutrale, Roosevelt si adoperava per provocare i belligeranti della parte scelta come avversa. L’11 marzo del 1941, diciotto mesi dopo l’inizio della guerra in Europa, riuscì a far approvare il Lend-Lease Act, che destinava agli avversari di Germania e Italia aiuti per 7 miliardi di dollari (per il Piano Marshall di dieci anni dopo saranno stanziati 12 miliardi di dollari, neanche il doppio e in moneta già inflazionata dalla guerra).

Nel 1940 gli Stati Uniti avevano vietato l’esportazione in Giappone di kerosene per aviazione, petrolio e rottami di ferro; fu questo ad indurre il Giappone alla firma del trattato di mutua difesa con Germania e Italia. Nel 1941, inoltre, in seguito all’occupazione giapponese dell’Indocina, gli Stati Uniti congelarono i beni giapponesi nel loro territorio e bloccarono tutto l’interscambio commerciale. I giapponesi non volevano una guerra con gli Stati Uniti perché abbisognavano delle loro merci, così il 20 novembre 1941 si dichiararono disposti a lasciare l’Indocina e altre posizioni nel Pacifico, e ad abrogare il trattato con Germania e Italia.

L’attacco di Pearl Harbor non fu affatto una sorpresa per Roosevelt. Alle ore 8 di quella domenica l’ufficio OP/20/G di Washington era già a conoscenza dell’attacco programmato a Pearl Harbor per le ore 13.
Inutilmente: il generale Marshall autorizzò l’invio di un messaggio di avvertimento alla base di Pearl Harbor solo alle ore 13 esatte, quando cominciavano a cadere le prime bombe. Furono affondate almeno una ventina di navi (fra cui otto corazzate) e morirono 2.300 uomini, mentre altri settecento circa rimasero feriti.

Gli Stati Uniti entravano finalmente in guerra.

Gli Stati Uniti sono un paese che, in poco più di duecento anni di storia ufficiale, ha compiuto un uguale numero di guerre e interventi armati all’estero, un fenomeno mai documentato prima nella Storia.
Ha provocato centinaia di milioni di morti.

Gli indiani furono sterminati (circa cinque milioni); i neri furono non solo schiavizzati, ma trattati come animali. In conseguenza dello schiavismo americano furono sterminati in Africa circa 40 milioni di individui.
Con i bombardamenti di civili durante la Seconda Guerra Mondiale uccisero tre milioni di persone, in Europa e Giappone. Provocarono poi la morte di un milione di prigionieri di guerra tedeschi, su un totale di tre milioni. Sempre con i bombardamenti sterminarono quattro milioni di persone in Corea e probabilmente sei milioni di persone in Vietnam, Laos e Cambogia.
Il totale di queste vittime, come si è detto in precedenza, è da valutare intorno ai 30 milioni.

—————————

 Ebrei e fondazione dell’economia coloniale americana

 Tratto da “Gli ebrei e la vita economica” di Werner Sombart*, vol. I, 1911

Gli ebrei hanno preso parte molto attiva alla fondazione di tutte le colonie.
Questo è normalissimo, dato che il Nuovo Mondo offriva loro maggiori prospettive di felicità che non la vecchia e tetra Europa.
Si trovano impegnati in tutti i tipi di operazioni nei possedimenti olandesi dell’Oriente. Una parte considerevole del capitale azionario della Compagnia Olandese delle Indie Orientali era in mano agli ebrei e li ritroviamo anche fra i direttori della Compagnia delle Indie Orientali.

Da un capo all’altro l’America si rivela un paese ebraico.

Risultano coinvolti in maniera straordinaria intima nella scoperta dell’America: si direbbe che il Nuovo Mondo sia stato scoperto unicamente in loro onore, con la loro assistenza, che i Colombo siano stati semplicemente gli incaricati d’affari di Israele.

Il denaro ebraico rese possibile le prime due spedizioni di Colombo. Il primo grazie alle sovvenzioni fornite dal consigliere reale Luois de Santangel, il vero protettore della spedizione di Colombo.
Molti ebrei sono imbarcati sulla nave di Colombo e il primo europeo i cui piedi toccano il suolo americano è un ebreo: Luis de Torres.
Ma lo stesso Colombo (il cui vero nome sarebbe Cristobal Colon) è stato di recente rivendicato dagli ebrei come uno di loro”.

Non appena le porte del Nuovo Mondo si dischiusero agli europei, gli ebrei vi si precipitarono in massa. Non a caso, la scoperta dell’America ebbe luogo lo stesso anno in cui gli ebrei vennero espulsi dalla Spagna!
I primi mercanti sono ebrei e i primi stabilimenti industriali nelle colonie americane sono stati fondati da loro.

Nella prima metà del XVII secolo tutte le grandi piantagioni di zucchero sono nella mani di ebrei e difficilmente possiamo avere idea dell’enorme importanza che allora assumeva l’industria e il commercio dello zucchero.

Il presidente Roosevelt parlando dei servigi resi dagli ebrei agli Stati Uniti: “Gli ebrei hanno concorso ad edificare il paese” e l’ex presidente Grover Cleveland affermava: “Tra le nazionalità di cui si compone il popolo americano poche ve ne sono – ammesso che ve ne siano – che abbiamo esercitato maggiore influenza, diretta o indiretta, sulla formazione dell’americanismo moderno”.[1]

Gli ebrei assistono allo svegliarsi dello spirito capitalistico sulle rive dell’Oceano Atlantico, nelle foreste e nelle steppe del Nuovo Continente. Il 1655 viene considerato l’anno del loro arrivo: una nave carica di ebrei provenienti dal Brasile giunge nella baia di Hudson e chiedono di essere ammessi alla Compagnia Olandese delle Indie Occidentali.

Durante il XVII e XVII secolo il “commercio ebraico era la fonte che permetteva all’economia nazionale delle colonie americane di vivere. Dato che l’Inghilterra obbligava le sue colonie ad acquistare nella madrepatria i prodotti manufatti , la bilancia commerciale delle colonie si chiudeva sempre in negativo. Se non avessero ricevuto dall’estero un afflusso continuo di metallo prezioso, vi sarebbe stato il deperimento dell’economia. Era appunto il commercio ebraico a far affluire dall’America Centra e del Sud alle colonie inglesi del Nord.

Durante l’intera fase di formazione degli Stati Uniti l’immigrazione degli ebrei è stata intensa e ininterrotta.

L’influenza dell’alta finanza giudaico-olandese supera i confini del paese, poiché durante il XVII e il XVIII secolo l’Olanda rimane il serbatoio che alimenta le casse di tutti i sovrani europei a corto di denaro.

* Werner Sombart (1863-1941) economista e sociologo tedesco, docente all’Università di Berlino che all’epoca era una delle più prestigiose del mondo

[1]The 250 anniversary of the Settlement of the Jew in the USA”, 1905, p.18

Fonte

Quello che sui libri di scuola non troverai mai! (parte prima

Quello che sui libri di scuola non troverai mai! (parte seconda)

Quello che sui libri di scuola non troverai mai! (parte terza ultima)

Quello che sui libri di scuola non troverai mai! (VIDEO)

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Il grande drago

Ironia della sorte, il Papa ci mette in guardia da una possibile “distruzione senza precedenti” del “cambiamento climatico”

di Sauberer-Himmel (Il cielo pulito)

Quale sarebbe il grande palcoscenico sulla globalizzazione del clima senza la figura del Papa? Il cosiddetto capo della Chiesa cattolica ci avverte di una distruzione “senza precedenti”, se per prima cosa non rallentiamo rapidamente i cambiamenti climatici. Senza dubbio le parole del Papa ci hanno sorpreso. Le associazioni di categoria e gruppi di pressione come i lobbisti avevano tentato di influenzare le parole del Papa, cercando di placare l’economia

Come si può credere a questo teatro?

In primo luogo, non abbiamo assolutamente nessun “cambiamento climatico provocato dalla CO2” (molto probabilmente c’è uno spostamento dei poli). Inoltre, non è possibile che si verifichi un immediato impatto sul clima globale. In secondo luogo, sentendo il Papa nel parlare di globalizzazione, ha usato ora più che mai le questioni ambientali globali per imporre e ingannare l’umanità.

Il papato rappresenta la più antica monarchia del mondo e, naturalmente, non è un “Santo Padre”, ma l’eccellenza dell’anticristo. Il papato è il – progetto Gesuitico oggi chiamato Massoneria, che ha usurpato e organizzato militarmente il mondo. Così, il papato non è l’evidente autore dell’anticristiana massoneria, la massoneria è stata posta sotto gli auspici protestanti, questo deve essere un cardinale cattolico che serve i Massoni al fine di poter raggiungere questo ufficio e, in Vaticano ci sono diverse logge massoniche. 

Pertanto, l’Anticristo è seduto sul papato di Roma, che – come già detto – è la più antica monarchia del mondo. Il Vaticano viene servito anche dalle altre monarchie che sono subordinate come quelle dell’Inghilterra, Paesi Bassi, Spagna, Francia, ecc., e sindacati potenti come i Cavalieri di Malta, (Cavalieri di Malta), di cui fan parte, per esempio, la CIA, l’FBI, così come numerosi altri noti e meno noti organizzazioni, associazioni, think tank, fondazioni, ecc., e – si dovrebbe quasi pensare – che sono emersi anche molti movimenti protestanti.

Il papato quindi, non  governa solo il cattolicesimo, e i suoi studenti gesuiti ma anche il Protestantesimo. Ma non solo: la biografia di un cosiddetto “grande iniziato”, vale a dire il signor Charles W. Leadbeater (massone del 33° grado), ha promosso la fusione del cristianesimo con il buddismo, fondendo di fatto tutte le religioni del mondo ad uno degli “iniziati” guidato dal cuore:

“Non mi sembra presuntuoso affermare che questo processo sembra avvenire nello spirito del maestro. Ci sono in tutte le tradizioni all’interno del nucleo religioso, una essenza spirituale la cui realizzazione è costituita da grandi illuminanti iniziati che vegliano sulla terra.”

(Peter Michel, “Charles W. Leadbeater – Con gli occhi della mente – la biografia di un Grande Iniziato” Aquamarine Verlag, 1a edizione, p 158)

E questi “addetti ai lavori”, che di solito sono soprannominati cavalieri, servono la monarchia più antica del mondo, il papato. Ecco perché ci sono anche immagini in cui la Regina inglese può essere vista con il mantello di un cavaliere. E i Cavalieri non sono fini a se stessi. Sono …

Per saperne di più sul papato, le corone e ordini cavallereschi come i Cavalieri di Malta, si può vedere ad esempio questa lezione del Prof. Dr. Walter Veith:

Il Prof. Dr. Walter Veith può dimostrare in questa rappresentazione sulla base della Genealogia Mormonica che quasi tutti i presidenti degli Stati Uniti sono in realtà i principi dei reali europei. E chi sono queste famiglie reali? Il papato, il cosiddetto “grande drago”, che utilizza il drago come simbolo per il suo stemma.

http://www.sauberer-himmel.de/

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La Croce Alata

Image credit: Museo Wiltshire

La Radiante Croce del Sole

Uno splendido manufatto d’oro rinvenuto nel 1947 a circa 20 miglia da Stonehnge dal compianto Guy Underwood, è stato esposto per la prima volta a Devizes Wiltshire. Questo manufatto è stato tenuto segreto per ben sei anni, il disco è stato conservato dal Dottor Denis Witehead, che dalla sua scoperta è stato visto solo dagli archeologi del museo della città nel 2013. E’ uno dei sei soli dischi-d’oro rinvenuti in Gran Bretagna, risalenti all’età del bronzo.

“Il disco d’oro del Sole, è stato forgiato circa 4500 anni fa, più o meno quando fu eretto il cerchio di pietre di Stonehenge, è stato scoperto in un tumolo sepolcrale di un capo locale dell’età del bronzo. Il manufatto rappresenta il Sole, un sottile foglio d’oro in rilievo rappresenta al suo centro una croce, circondata da un cerchio. Ogni comparto è corredato con puntini che luccicano alla luce del Sole. Il misterioso disco solare, è stato scoperto accanto ad uno scheletro di un maschio adulto in un tumulo a Monkton Farleigth nel 1947, è ora esposto al pubblico per la prima volta al Museo Wiltshire a Devizes, in occasione del solstizio destate che si verifica a Wiltshire.”

Anche se questa curiosa croce solare del 2400 a.C., sono rimasto colpito dalla sua somiglianza con i primi artefatti Cristiani Chi-Rho, in particolare quelli incorporati nei mosaici greco-romani, così dicasi per gli elementi presenti nei gioielli in stile etrusco e micro-mosaici. Il manufatto qui sotto illustrato è particolarmente somigliante al disco solare Monkton Farleigh.

Ora, questo manufatto eccezionalmente somigliante è stato probabilmente realizzato nel tardo 19° secolo dalla Famiglia Castellani in stile revivalista etrusco. Così, le notevoli somiglianze tra questi due elementi sono una semplice coincidenza. A meno che e, cioè, questi esempi di simbolo iconico trovi la sua origine nella notte dei tempi.

Si potrebbe facilmente obiettare che questi sono esempi di simboli solari. Così come si può dire di altri esempi di presunti simboli solari alati dell’antichità. C’è anche una forte somiglianza con la croce di Malta. Ho discusso molto su di un simbolismo simile per quanto riguarda l’antica Croce di Winged, stranamente in una pagina web molto popolare circa il tatuaggio di un famoso calciatore! Il simbolo della croce alata ha origini molto antiche e, forse non è sorprendente che costituisca la base per tale moderna arte del tatuaggio.

Molte di questa cultura dei simboli e forme d’arte tra loro le abbiamo prese in prestito. Se confrontiamo la mesopotamica stele qui sotto con un sarcofago di Costantinopoli del 400 d.C mostra il simbolo cristiano XI (che probabilmente, a sua volta, è un tardo adattamento degli inizi del Cri-Rho Crittogramma).

Sarcofago in mostra al Le Grand Palais, Parigi

 Questi possono essere angeli che trasportano il simbolo del disco, ma complessivamente l’effetto è molto simile al disco alato egiziano. 

The Banquet Stele from Nimrud

Uno dei migliori esempi di questa forma di simbolismo la possiamo trovare nel disco alato mesopotamico rinvenuto nel 1951 a nord-ovest del palazzo di Nimrud nell’odierno Iraq – “La Stele del banchetto” creato durante il regno di Assurnasirpal II (883-859 a.C.). Può veramente esserci un collegamento tra il simbolismo in questa stele mesopotamica e, l’antico reperto d’oro di 4500 anni scavato nella campagna inglese? Alla luce di fatti questo potrebbe essere solo una coincidenza.

Nibiru il pianeta alato

Ma cosa accadrebbe se ci fosse un fattore che li accomuna di un fenomeno celeste registrato nella storia e, pre-storica, che costituisse la base di un importante simbolo religioso sparso in epoche e culture? Ancora una volta, questo tipo di simbologia scorre attraverso tutte queste culture, indipendentemente da qualsiasi ovvia connessione possano avere.

LINK 

Articoli correlati: 

L’adozione del segno della croce 

Il Ritorno di un Enigmatico Astro nel Sistema Solare

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La Stella Rossa

nwo188_01_smallIl nuovo Ordine Mondiale è “Comunismo”

di Henry Makow, Ph. D  15 Marzo 2013  dal Sito Web HenryMakow traduzione di Nicoletta Marino  Versione in spagnolo  Versione in inglese

Il comunismo è un monopolio su tutte le cose, incluso il pensiero, imposto dallo “Stato”. Lo “stato” è un insieme di banchieri centrali ebrei Illuminati, che sono i padroni del suo debito. Tutto ciò che incrementa il potere dello “stato” è comunista. Il governo mondiale porterà tutto questo al livello seguente. “La guerra non ha già una funzione rivoluzionaria? La guerra? La Comune (1870). Da allora tutte  le guerre sono state un passo gigantesco verso il comunismo.”

La maggioranza delle persone crede che il comunismo è un’ideologia che si dedica a difendere i lavoratori e i poveri. Questa è stata solo una gran trovata con cui sono state manipolate milioni di persone.

Nascosto dietro quest’artificio, il “comunismo” ha come obiettivo concentrare tutta la ricchezza e il potere nelle mani del cartello bancario centrale (i Rothschild e i loro alleati) mascherandolo come potere statale.

Il ‘cartello’ (organizzazione criminale) bancario centrale è il monopolio ultimo.

Ha un monopolio quasi globale sul credito dei governi. Il suo obiettivo è trasformarlo in un monopolio su tutto quanto è politico, culturale, economico e spirituale.

Governo mondiale = monopolio Rothschild = comunismo.

Una qualsiasi ideologia che permette di concentrare ancora di più la ricchezza e il potere nelle mani dello “stato” è comunismo camuffato.

Queste ideologie – socialismo, liberalismo, fascismo, neo-conservatorismo, sionismo e femminismo- sono fronti del comunismo organizzato e sono dotati di fondi dal cartello bancario centrale.

Tutti i fatti attuali sono stati diretti dai banchieri centrali con il fine di incrementare il potere dei governi.

(da sinistra: Rakowski e Trotsky)

 La Sinfonia Rossa

Dopo i Protocolli dei Saggi di Sion, ‘La Sinfonia Rossa‘ costituisce la più grande rivelazione della vera situazione in cui si trova il mondo.

La Sinfonia Rossa è una domanda che la polizia segreta stalinista ((NKVD)) fece a Christian Rakovsky. Christian Rakovsky era una persona che aveva informazioni privilegiate e legata all’ebreo e agente dei Rothschild, Leon Trotsky.

Il testo si trova disponibili quì o nel Fourth Reich of the Rich, di Des Griffin. Io ho presentato ai miei lettori questo documento esplosivo di cinquanta pagine nel 2003.

Questo documento rivela e spiega il vero significato della Rivoluzione del comunismo, della framassoneria e della guerra. L’intenzione era di tenerlo nascosto al pubblico, ma il suo traduttore, il dottor J. Landowsky, fece una copia senza il loro consenso.

L’esperimento umano è minacciato dagli interessi privati che hanno usurpato dappertutto la funzione della creazione del denaro.

La storia moderna riflette il processo graduale mediante il quale trasferiscono a loro stessi tutta la ricchezza e il potere distruggendo la civiltà occidentale, creando uno stato di polizia a livello mondiale.

Nel 1938, Rakowsky disse che tutto il mondo si trovava sotto il controllo dei banchieri ebrei sabatei (Illuminati, massoni) e dei suoi alleati.

Nella sua autobiografia, My Life, León Trotsky scrisse:

“Christian G. Rakovsky… ha svolto un ruolo attivo nei lavori interni di quattro partiti socialisti, quello bulgaro, russo, francese e rumeno, fino ad arrivare a essere finalmente uno dei capi della federazione Sovietica, fondatore della Internazionale Comunista, Presidente del Soviet Ucraino dei Commissari del Popolo e rappresentate diplomatico sovietico in Inghilterra e Francia…

Rakovsky, il cui vero nome era Chaim Rakover, fu condannato a morte quando ci fu la purga della fazione trotskista del partito.

Cercò di salvarsi dando a Stalin un messaggio degli Illuminati.

“Durante il processo, Rakovsky raccontò a chi lo interrogava che i banchieri avevano creato uno stato comunista come fosse ‘una macchina di potere totale’ senza precedenti nella storia.

In passato c’era sempre stato, per molti fattori, spazio per la libertà individuale si rende conto lei che coloro che già dirigono in parte le nazioni e i governi del mondo hanno la pretesa di dominarle in assoluto?

Pensi che questa è l’unica cosa che ancora non hanno raggiunto”.

Una forza nociva paralizza la nostra vita nazionale.

Rakovsky la identifica:

“Immaginate se può un piccolo numero di persone con un potere illimitato basato sul possesso della vera ricchezza e si renderà conto che sono i dittatori assoluti del mercato dei valori e dell’economia…

Se avete sufficiente immaginazione… vi renderete conto della loro influenza anarchica, morale e sociale, cioè della loro influenza rivoluzionaria… Capito?”

“…Hanno creato il credito economico con l’idea de farlo diventare quasi infinito… E’ un’astrazione, un modo di pensare, una cifra, un credito, una fede…”
(245-246)

Naturalmente hanno bisogno di proteggere il loro monopolio sul credito mediante la creazione di un “governo mondiale”.

E’ quindi impossibile che i paesi possano emettere il proprio credito monetario o rifiutare i loro debiti.

MARXISMO

Il movimento rivoluzionario che definisce la storia moderna, fu un mezzo per rendere istituzionale il potere dei banchieri distruggendo il vecchio ordine. Il marxismo,

“invece di essere un sistema filosofico, economico e politico è una cospirazione per la rivoluzione.”

Rakovsky si burla del “marxismo elementare, popolare e demagogico” che si usa per blandire gli intellettuali e le masse. (238) I Rothschild si misero d’accordo con Marx affinché ingannasse le masse.

Rakovsky dice che Marx,

“ride in faccia all’umanità.” (Griffin, 240).

Naturalmente Marx non ha mai menzionato i Rothschild.

Per quanto riguarda la Massoneria:

“Tutte le organizzazioni massoni cercano di creare tutti i requisiti necessari per  il trionfo della rivoluzione comunista; questo è il fine ovvio della Massoneria” così dice Rakovsky, massone lui stesso di grado elevato.”

Il fine delle rivoluzioni è solo definire di nuovo la realtà secondo gli interessi dei banchieri. Questo implica la promozione della verità soggettiva di fronte alla verità oggettiva.

Se Lenin “sente che qualcosa è reale” allora è reale.

“Secondo lui, ogni realtà, ogni verità era relativa alla luce dell’unica e assoluta realtà: la rivoluzione.

Questo è cabalistico.

Gli Ebrei creano la realtà perché credono che sono i veicoli della volontà di Dio. (In altre parole, l’umanità ha ceduto a una frode massiccia). Detto con altre parole: il bianco è nero e alto è basso.

In Unione Sovietica le cose funzionavano così e adesso in Occidente la verità e la giustizia stanno per essere sostituite dal dettato politico.

“La correzione politica”, termine bolscevico, è adesso di uso comune.

Per esempio, adesso, l’omosessualità che gli psichiatri hanno sempre trattato come un disordine dello sviluppo, si trasformò in una “scelta del modo di vivere” nel 1973 per dettato politico. Adesso le scuole pubbliche incitano i bambini eterosessuali a “sperimentare la loro sessualità”.

Questo non è sano e anti-naturale, si stratta in verità di “satanismo” e la rivoluzione cerca di invertire l’ordine salutare inerente.

Rakovsky si meraviglia che,

le banche su cui contavano i grassi usurai per commerciare con il loro denaro si siano trasformati adesso in templi che si mantengono magnificamente ad ogni angolo delle grandi città contemporanee con le loro arcate pagane, dove vanno le masse… per depositare sistematicamente tutto ciò che posseggono davanti al dio denaro…

Dice che la stella a cinque punte sovietica rappresenta i cinque fratelli Rothschild con le loro banche che possiedono cumuli colossali di ricchezze, le più grandi e impossibili da immaginare.”

Non è strano che Marx non menzioni mai questo fatto?, domanda Rakovsky.

Non è strano che durante le rivoluzioni, le masse non attaccano mai i banchieri, le loro mansioni e le loro banche?

La guerra è il mezzo con cui i banchieri centrali portano avanti il loro piano. Rakovsky dice che Trotsky stava dietro l’assassinio dell’Arciduca Fernando (che innescò la IGM).

Ci ricorda la frase che usò la madre dei cinque fratelli Rothschild:

“Se i miei figli lo vogliono, non ci sarà guerra.”

Questo significa che erano loro gli arbitri, i padroni della pace e della guerra, non lo erano certo gli imperatori.

Siete capaci di visualizzare questo fatto di importanza cosmica? La guerra non ha dunque una funzione rivoluzionaria? La Guerra? La Comune. Da quel momento tutte le guerre sono state un passo gigantesco verso il Comunismo.

Dopo l’assassinio di Walter Rathenau (membro degli Illuminati e Ministro degli Esteri di Weimar), gli Illuminati concedono solo posizioni politiche o finanziarie a intermediari, dice Rakovsky.

“Ovviamente a persone che sono di fiducia e leali, quelli che possono garantire su se stessi in mille modi: di conseguenza si può affermare che questi banchieri e politici sono solo uomini di paglia… anche se occupano posti molto importanti e si fanno apparire come autori dei piani che portano avanti”.

Vedi Barack Obama

Nel 1938 Rakovsky ha sottolineato tre ragioni per l’apparire della Seconda Guerra Mondiale. La prima è che Hitler iniziò a stampare denaro proprio.

“questa è una cosa molto seria, molto più di tutti gli altri fattori esterni e crudeli del Nazionalsocialismo.”

In secondo luogo:

“il nazionalismo sviluppato appieno in Europa Occidentale è un ostacolo per il marxismo… la necessità stessa della distruzione del nazionalismo val bene una guerra in Europa.” 

Finalmente, il comunismo non può trionfare se non si sopprime “il cristianesimo ancora vivo”.

Egli si riferisce alla “rivoluzione permanente” che nasce con l’arrivo di Cristo e alla Riforma come “sua prima vittoria parziale” perché separò la cristianità. Questo ci suggerisce chela “cospirazione” contiene anche un fattore razziale o religioso.

In realtà il cristianesimo è l’unico nostro autentico nemico, più di tutti i fenomeni politici ed economici degli stati borghesi. Il cristianesimo che controlla l’individuo, è capace di annullare la proiezione rivoluzionaria dello stato neutrale sovietico o ateo.

Attualmente i banchieri centrali stanno promuovendo la Terza Guerra Mondiale come nel libro “Lo shock delle Civiltà”.

Sostituite islam con cristianesimo, e avrete i cristiani contro di loro.

 CONCLUSIONE

Il Nuovo Ordine Mondiale crea una falsa realtà che rappresenta la nostra schiavitù mentale.

Legioni di commentatori, professori e politici hanno l’incarico di sono incaricati di far sì che i loro precetti siano adempiuti. Questi sono gli argentur (agenti) riportati con grande orgoglio nei Protocolli dei Saggi di Sion.

La società è totalmente invertita. Il governo, l’educazione, l’intrattenimento e i notiziari sono in mano al cartello bancario centrale. Il settore privato si esprime dallo stesso libro di partiture di materie come la “diversità”.

Lo stesso si applica ai think tanks, alle fondazioni, alle ONGs, alle associazioni professionali e agli organismi di carità. Le agenzie di intelligence sono al servizio dei banchieri centrali (l’articolo ‘How the Fed Bought the Economics Profession‘ è il modello di tutte le professioni).

Il risultato è che la società si trova senza difesa per controllare il suo vero problema:

la concentrazione del potere nelle mani dei banchieri centrali che credono nella Cabala.

Ce lo impediscono scusa “dell’antisemitismo” quando la maggior parte degli Ebrei sono estranei all’ambito di cui parliamo.

Non mancano i lacchè, frequentemente massoni e ebrei massoni, ansiosi di condividere le spoglie della frode dei banchieri. Questo è quel che si definisce oggi “successo”.

L’umanità è condannata fino a che questi banchieri controllano la società.

Il rimedio qual è?

  • Nazionalizzare le banche centrali
  • Ripudiare i debiti creati dal nulla
  • Disfarsi dei manifesti, specialmente di Hollywood e dei media
  • Istituire una campagna finanziaria rigorosamente pubblica

Abbiamo inoltre bisogno di una rinascita spirituale, di un ritorno alla religione ‘vera‘ o perlomeno di una affermazione di Dio e di un ordine morale.

Mentre la gente, però, pensi ai propri interessi in termini dello status quo, i nostri problemi continueranno ad essere sistematici e non scompariranno.

Dal Sito: http://henrymakow.com/

Visto su: http://www.bibliotecapleyades.net/ 

 

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