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Antonino Pio Imperatore: Una rarità nella vecchia Roma

 

Osama Shukir Muhammed Amin FRCP(Glasg) [CC BY-SA 4.0  (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

Premessa – ndr – corsivo della premessa mio:

Mi viene sempre detto: “mai una gioia”, ebbene oggi dopo aver pubblicato l’articolo precedente “La Mantide” che divora qualsiasi cosa compreso il suo partner, non certo legato all’insetto ma al suo agire, agire che sembra sia molto in auge nella politica nostrana. 
 

Ebbene, oggi vi voglio parlare di un nostro antenato e più precisamente di un Imperatore Romano del I° secolo d.C. “Antonino Pio”. Ho fatto una ricerca per trovare qualcosa di positivo nella nostra millenaria Storia.

Buona Lettura

Antonino Pio: il più grande imperatore romano di cui non hai mai sentito parlare  

Antonino Pio: il più grande imperatore romano di cui non hai mai sentito parlare

Antonino Pio, sebbene imperfetto, governò per lo più con prudenza, contenzione e moderazione.  

Nel libro della Genesi, Dio accettò di non distruggere Sodoma se Abramo avesse trovato lì 10 persone giuste. Abramo fallì e Dio cancellò la città dalla faccia della terra.

Più recentemente (e molto meno importante), il mio amico ed ex presidente della Fondazione per l’Educazione Economica Larry Reed ha lanciato una sfida simile: mi ha chiesto di identificare un buon imperatore romano, oltre a Marco Aurelio. Mi sono subito sentito un po’ come Abramo, che cercava freneticamente un ago in un pagliaio. Per fortuna, Larry non ha minacciato di distruggere Roma se la mia ricerca fosse fallita.

Imperatori romani

Ma è stato comunque uno sforzo difficile perché la maggior parte degli imperatori romani, almeno in certi punti della loro vita, erano poco più che megalomani omicidi troppo disposti a scatenare guerre a proprio vantaggio e ad eliminare le libertà dei romani. Questo vale anche per gli imperatori più venerati, tra cui Augusto, Adriano e Costantino.

Dopo aver accettato la sfida di Larry e aver riflettuto su di essa, alla fine venne in mente un imperatore: Antonino Pio. Mentre imperfetto, per la maggior parte, Antonino governava con prudenza, contenzione e moderazione. È conosciuto come uno dei cosiddetti “cinque buoni imperatori”, ma il suo nome è sopravvissuto nella relativa oscurità perché la storia è spesso più gentile con conquistatori ambiziosi e grandi costruttori rispetto a quelli che rispettano la libertà e governano con il cuore di un servo. 

“Antonino capì che se avesse governato giustamente per l’imperatore sarebbe stato un grande sacrificio, non una manna.”  

Nato nell’86 d.C., Antonino proveniva da una famiglia influente e ricca. All’inizio della sua vita, ha goduto di una carriera di successo come amministratore pubblico. Ma quando la salute dell’Imperatore Adriano iniziò a vacillare, chiamò Antonino suo erede anche se Antonino non avrebbe voluto l’onore. In effetti, Adriano presumibilmente riconobbe che Antonino era “lungi dal desiderare tale potere”, ma tuttavia credeva che avrebbe “accettato l’ufficio anche contro la sua volontà”.

Non molto tempo dopo, Adriano morì e Antonino divenne imperatore. Quando Antonino assunse l’incarico, disse a sua moglie: “Ora che abbiamo guadagnato un impero, abbiamo perso anche quello che avevamo prima.” Queste parole mostrano che Antonino capì che se avesse governato giustamente per l’imperatore sarebbe stato un grande sacrificio, non un manna.

Regola di Antonino

Antonino si dimostrò un sovrano indulgente e scrupoloso. Uno dei suoi primi atti da imperatore fu l’annullamento di alcuni decreti finali di Adriano. Il malato romano aveva condannato un numero imprecisato di senatori, ma Antonino optò per la misericordia e liberò gli uomini. Secondo alcuni storici, questo è il motivo per cui il Senato ha conferito la denominazione di “Pio” ad Antonino. Ma il nuovo imperatore non risparmiò semplicemente i nemici degli altri. Quando si formò una cospirazione contro di lui, il Senato, non Antonino, perseguì il tentato usurpatore, ma Antonino proibì di indagare sui cospiratori ribelli. Oltre a questi atti di misericordia, Antonino abolì anche l’impiego di informatori e annunciò che nessun senatore sarebbe stato giustiziato durante il suo regno.

Mentre accettava alcuni onori, incluso il cognomen di Pio, ne respingeva altri. Ad esempio, il Senato e il popolo romano adorarono così tanto Antonino che si offrirono di rinominare il mese di settembre dopo di lui, ma rifiutò categoricamente l’onore. Anzi, Antonino sembrava spesso evitare la grandezza del suo ufficio. Vendette terre imperiali, ridusse o eliminò i salari superflui e visse nelle sue ville piuttosto che nelle proprietà imperiali. Non ha mai nemmeno viaggiato oltre la Campania durante il suo regno perché credeva semplicemente di non poter giustificare il drenaggio del tesoro pubblico per i viaggi.

“Mentre molti conflitti sono scoppiati durante il suo lungo regno, molti erano di natura difensiva.”  

“Antonino non cercò di aumentare in modo massiccio il dominio di Roma.”  

Antonino era frugale anche in altri modi. Ha sorvegliato coscienziosamente il tesoro pubblico riducendo contemporaneamente le confische e il carico fiscale dei suoi sudditi. In più di un’occasione, ha scelto di spendere risorse personali per sostenere l’impero. Ad esempio, ha contribuito con denaro per riparare i progetti di costruzione di Adriano e, durante una carestia, ha fornito gratuitamente vino, olio e grano ai romani a proprie spese. Gestì con tanta prudenza le finanze dello stato che, quando morì, lasciò il tesoro pubblico con un enorme surplus: una rarità nella vecchia Roma.

Parte di questo surplus sembra essere correlato all’avversione di Antonino nei confronti dei progetti di vanità e di guerre inutili. Come molti imperatori, era un costruttore, sebbene non quasi al livello degli altri, e i suoi progetti di costruzione non sembrano essere stati progettati per glorificarsi, almeno non apertamente. E mentre sono scoppiati diversi conflitti durante il suo lungo regno, molti erano di natura difensiva. Inoltre, Antonino non ha cercato di aumentare notevolmente il dominio di Roma. Durante il suo mandato si verificarono solo due piccoli avanzamenti, in Britannia e Germania, ma sembra che la sua logica potesse essere stata, almeno in parte, quella di adeguare i confini in modo che i romani potessero difendere più economicamente la frontiera.

Un imperatore virtuoso

A differenza di molti dei suoi predecessori e successori, Antonino sembrava prendersi cura legittimamente dei suoi sudditi e dello stato. Ha istituito una dotazione per sostenere le ragazze orfane e colpite dalla povertà; prestava denaro personale a un tasso di interesse del quattro per cento (un tasso basso al momento) a chi era nel bisogno; non ha avviato alcuna persecuzione cristiana e ha cercato di restituire prestigio e rispetto al Senato. In effetti, il suo unico grande errore è stato il fatto di aver degradato il denario romano d’argento di circa il cinque percento per finanziare una grande celebrazione.

A parte questo passo falso, si potrebbero scrivere volumi sulle virtù di Antonino. La sua vita è forse meglio riassunta dal suo successore, Marco Aurelio, che descrisse Antonino come un uomo radicato, introspettivo e umile, rispettoso delle libertà altrui. Aurelio scrisse: “Sebbene tutte le sue azioni fossero guidate dal rispetto del precedente costituzionale, non avrebbe mai fatto di tutto per corteggiare il riconoscimento pubblico di questo”.

Il biografo di Antonius, Giulio Capitolino, allo stesso modo ha brillantemente registrato:

“Quasi solo di tutti gli imperatori [Antonino] visse del tutto privo di macchia non essendosi mai macchiato del sangue di un cittadino o di un nemico per quanto era in suo potere.“

di Marc Hyden

Marc Hyden è un attivista politico conservatore e uno storico romano dilettante.

Fonte: https://fee.org/

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Articolo 11 della costituzione italiana

 

FARE DEL 2019 UN ANNO MIGLIORE – COME?

Primo: conoscere e verificare. Secondo: allargare la consapevolezza. Terzo: attivarsi e costruire una strategia. Quarto: condividere il proprio piano con un gruppo di persone fidate. Quinto: generare empowerment e non collaborare con il potere quando mette in atto azioni ingiuste. 

Le linee guida sono chiare: nel 2019 non delegare, agisci in prima persona. Esercita la cittadinanza attiva dal basso.

Promuovere: 

conoscenza 

consapevolezza 

partecipazione 

cittadinanza attiva 

empowerment

azioni di cambiamento, anche attraverso il consumo critico

Ispirato da https://www.peacelink.it/editoriale/a/46005.html

COMUNICAZIONE DEL COORDINATORE DEL GRUPPO NO NATO

Cari tutti,

non so esprimere sinceramente lo stato d’animo con cui mi appresto a formulare a tutti voi i soliti auguri di buon anno nuovo; una cosa è certa: le cose non sono migliorate nel corrente anno; molti fatti si sono succeduti ma quello che per noi è il pericolo centrale, prioritario rispetto a tutti gli altri in quanto portatore di distruzioni inimmaginabili, è il rischio, sempre più prossimo e sempre più tenacemente da qualcuno volutamente ricercato, di un conflitto nucleare.

Nonostante la storica risoluzione dell’Onu del luglio 2018 la Nato ha continuato a rafforzare la sua presenza ostile e aggressiva e nucleare in territorio europeo in funzione dichiarata antirussa, che combinata con le sanzioni economiche imposte illegittimamente ed illegalmente dagli Stati Uniti tramite la stessa Nato appaiono anche al più sprovveduto degli esseri come una evidente dichiarazione di guerra.

Per una questione di controllo mondiale che gli Stati Uniti si sono arrogati all’indomani della fine della seconda guerra mondiale, forti del possesso e della dimostrata capacità di utilizzo delle armi atomiche (esclusivamente contro civili inermi), il mondo intero rischia l’olocausto e l’Europa è  nuovamente al centro, anzi è divenuta la prima linea di difesa degli interessi americani. Come voi sapete questo costa al mondo migliaia di € l’anno in armamenti, esercitazioni e veri e propri conflitti locali con decine di milioni di sfollati. Tutto ciò non garantisce in alcun modo la sicurezza individuale e collettiva (il terrorismo non lo si combatte con le armi nucleari) mentre prepara sistematicamente bilanci di genocidio di popoli interi. E’ recente la informazione per cui in una esercitazione in previsione di un attacco nemico (leggi russo) si poteva prevedere come misura di contenimento il bombardamento nucleare di UDINE!!

Il tutto sarebbe scaturito dall’evidente aggressività russa che ha inglobato manu militari la Crimea. Voi sapete meglio di me la verità storica (Crimea russa da sempre e ceduta dall’URSS alla Ucraina, uno  degli stati componenti, allora, della stessa URSS) conoscete gli avvenimenti: il referendum organizzato e realizzato per far esprimere i diretti interessati (molto diversamente la democraticissima europa ha rispettato un analogo legittimissimo referendum fatto in Grecia, o in Italia si sono rispettati referendum popolari sulla Costituzione e sulla difesa della gestione pubblica dell’acqua). La Russia, la cui legittimità democratica non è nostro compito giudicare, spende in armamenti un decimo degli Stati Uniti, anche perché non se lo può permettere e perché ha portato avanti sempre una politica difensiva e non aggressiva. Credo basti ricordare cosa abbiamo rischiato nel mondo per il tentativo di installare a Cuba dei missili sovietici paragonabili a quelli americani presenti in Turchia e neppure lontanamente paragonabili a ciò che sta facendo la Nato in Europa ai confini diretti della Russia, non in una piccolissima isola, ma in tutti gli stati confinanti . Questo in disprezzo dell’accordo che era stato sottoscritto tra Reagan e Gorbaciov per cui si chiudeva il Patto di Varsavia e si lasciavano uscire dall’Urss gli stati che lo avessero deciso (Ucraina, Baltici, Moldavia, Georgia, Armenia etc) purché la  Nato rinunciasse ad estendere la sua attività. Dichiarazioni riportate da esponenti di primo piano delle amministrazioni USA come Johnstone e Craig Roberts.

La nostra azione è quasi insignificante rispetto alla potenza di fuoco militare ed economica messe in campo dalla Nato, ma è l’unica possibilità di salvezza, non di giustizia, di uguaglianza e fraternità tra i popoli ma di semplice, concreta e feroce sopravvivenza:

FUORI L’ITALIA DALLA NATO!

FUORI LA NATO DALL’EUROPA!

OGGI INTANTO SIAMO DIVENTATI 35.000!

Per il 2019 ci accontenteremmo 1) di restituire agli Stati Uniti gli ordigni nucleari presenti attualmente e progettati per il futuro nel nostro paese (ci muoviamo perché ciò accada in tutta Europa) 2) di portare l’Italia fuori da ogni alleanza militare, di ritirare tutti i contingenti operanti all’estero in qualsiasi veste presentati 3) di convertire parte significativa delle crescenti spese militari in investimenti sociali (Sanità, pensioni, lavoro ) 4) di fare del nostro paese un protagonista mondiale di cooperazione tra i popoli non tra le multinazionali.

E’ QUESTO L’AUGURIO CHE VOGLIO FARVI COME ATTUALE RAPPRESENTANTE DEL COMITATO NO GUERRA NO NATO.

E’ QUESTO L’IMPEGNO CUI SIAMO CHIAMATI …

Portare l’Italia fuori dal sistema di guerra

Attuare l’articolo 11 della Costituzione

Giuseppe Padovani

Fonte: http://www.nogeoingegneria.com/

Articolo 11 della costituzione italiana:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

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A proposito di Copyright

  

Se le idee e le azioni avessero limiti oggi non avremmo internet e programmi gratuiti, né mai saremmo andati nello spazio

Leggendo i vari commenti in giro su giornali e blog in questi giorni, dopo l’approvazione della discussa Legge da parte della Comunità Europea sul Copyright, è altresì evidente, che i più confondono i contenuti dell’intero web con i contenuti nei vari social network e nelle chat, dove ad esempio, ogni mattina si bruciano milioni di bit elettronici per darsi un buon giorno virtuale e nel resto della giornata i stessi utenti per la maggior parte, non sprecano neanche un bit per argomentare una nuova idea o aprire una intelligente discussione.  

Eppure il web dei nostri giorni è talmente pregno di informazioni, che neanche l’enciclopedia Treccani per quanto ritenuta valente è cosi completa! Questo peraltro, si è potuto ottenere col lavoro certosino di sommi e meno sommi i quali ognuno col suo sapere ha dato un contributo utile a qualcun altro. Certo in mezzo a tanta somma sapienza vi è anche spazzatura, come vi è nella casa più pulita che per mantenerla tale bisognerà pulirla a vita.

Quello che invece più sgomenta, è che gente a cui si è dato valore come artista o come scrittore non intende capire, che l’assurdità del copyright propagata per ben 50 anni così come lo è ora, non si può pretendere che per il lavoro di un giorno si sia pagati a vita, ma dove sta scritta questa assurda equazione? Se tutti adoperassimo questa massima il mondo sarebbe un piattume fatto di tanti primi giorni e niente altro.

Oh diamoci una svegliata eh!

È di questi giorni peraltro, la discussione se lavorare o meno oltre la classica settimana lavorativa anche il sabato e la domenica, ma lo capite si o no dove è che sta’ la truffa? C’è chi deve lavorare tutti i giorni per mangiare e chi invece deve campare di rendita lavorando per un giorno o per un mese e essere ripagato per questo tutta la sua vita? Ognuno nel suo lavoro è un artista mettetevelo bene in testa visto che lavorando state creando quindi non fatevi condizionare da nessuno, ognuno che mette il suo lavoro a disposizione degli altri è per far si che altri diano a questo lavoro un valore, anche perché se non fossero gli altri a determinarlo questo valore, il lavoro di ognuno sarebbe pari a zero, cosi come non potrebbe esistere il luminare se poi non ci fosse per lui prezioso un altro uomo, ignorato questo da tutti, che crea per lui gli attrezzi per permettergli di farlo lavorare al meglio. Diviene cosi conseguente, che se il secondo facesse male il suo lavoro, anche il primo non sarebbe nessuno o al massimo poco più, ma mai un luminare.

Sembra che oggi tutti dimentichino la massima, che i furbi esistono perché esistono i cretini, i quali, dopo essere stati fottuti da furbi di ogni tipo, i cretini proprio perché essendo cretini, gli danno anche ragione. Il Massimo della demenza.

Il Copyright nato in Inghilterra nel secolo scorso, è niente altro che una furbata che non determina un valore, ma una replica che spesso neanche l’autore stesso è stato capace di replicare. Quanti cantanti avete visto esordire con una valente canzone e poi scomparsi per sempre, oppure scrittori che dopo un titolo di grido non sono stati capaci di replicare il successo del primo libro e allora perché dovremmo pagare loro e ai loro eredi, diritti che credono di avere ma non hanno? Per meglio farlo comprendere, è come se la città di Roma per far vedere a romani e turisti il Teatro Flavio, meglio conosciuto come il Colosseo, considerato una delle sette meraviglie del mondo, facesse pagare un biglietto per la meraviglia che ci si appresta a visitare e poi uno permettere di visitarla, lo riterreste demenziale perché effettivamente è demenziale, cosi come lo è il Copyright e chi lo sostiene. Oppure se volete, facciamone uno ancora più semplice di esempio, la “Costituzione” la Costituzione fu opera di ingegno dell’Assemblea Costituente, se questi ne avessero messo il copyright, nessun nuovo politico avrebbe potuto modificarla come poi hanno fatto per adattarla ai loro comodi, noh?  

Se non siete d’accordo, argomentando se ne può discutere nei commenti. Argomentando però, senza mettere avanti diritti che però si vuole togliere ad altri. Grazie.

Fonte:  https://guardforangels.altervista.org/

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L’Italia e la decisione di essere un paese sovrano e neutrale

Video: Italia, dietro la sfilata. Il coinvolgimento attivo dell’Italia nella guerra guidata dagli Stati Uniti e dalla NATO

ARTICOLO 11 DELLA COSTITUZIONE

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali

Di Manlio Dinucci

Ricerca globale, 8 giugno 2018

L’evento del 2 giugno (il giorno nel 1946, quando l’Italia divenne Repubblica) non fu una parata militare, nemmeno una parata, ma una “revisione”, secondo il ministero della Difesa che la diresse (atto finale del Ministro Pinotti).

La sfilata dei Fori Imperiali – di fronte al governo appena insediato – è stata simbolicamente aperta da 330 sindaci in rappresentanza della società civile, seguiti da tutti i settori delle Forze Armate, per celebrare la “Festa degli italiani – Uniti per il Paese”.

Nel suo messaggio, il Presidente della Repubblica Mattarella ha espresso la gratitudine del popolo italiano alle Forze Armate per “il prezioso lavoro che svolgono in molte regioni problematiche del mondo per aiutare le popolazioni che soffrono di conflitti armati”, un lavoro basato su “La nostra Carta costituzionale, architrave delle istituzioni e punto di riferimento fondamentale per tutti”.

Mentre le unità militari sfilavano, gli annunciatori elencavano le missioni militari in cui le forze armate italiane sono impegnate in oltre 20 paesi: dal Kosovo all’Iraq e all’Afghanistan, dal Libano alla Libia e alla Lettonia, dalla Somalia a Gibuti e il Niger. In altre parole, hanno elencato le guerre e le altre operazioni militari in cui l’Italia ha partecipato e partecipa ancora, in violazione della propria Costituzione, nel quadro della strategia aggressiva espansionistica USA / NATO.

Il numero di operazioni militari all’estero in cui è impegnata l’Italia è in costante aumento. Il 5 giugno, a nome della NATO, i caccia-bombardieri italiani Eurofighter Typhoon hanno iniziato, insieme alle unità della forza aerea greca, a “proteggere” lo spazio aereo del Montenegro, l’ultimo membro dell’Alleanza. I bombardieri da combattimento italiani già “proteggono” i cieli di Slovenia, Albania ed Estonia dalla “minaccia russa”.

Le navi da guerra italiane si stanno preparando a navigare verso il Pacifico, dove parteciperanno a RIMPAC 2018, il più grande esercizio navale del mondo. Le marine militari di 27 paesi parteciperanno all’esercizio, sotto il comando USA, diretto contro la Cina (accusato dagli Stati Uniti di “espansione e coercizione” nel Mar Cinese Meridionale).

Le forze speciali italiane hanno partecipato al Niger in un esercizio gestito dal Comando Africa degli Stati Uniti, sponsorizzato dall’Unione europea, nel quale sono stati formati circa 1.900 soldati provenienti da 20 paesi africani.

In Niger, dove gli Stati Uniti stanno costruendo una vasta base ad Agadez per droni armati e forze speciali, l’Italia si prepara a costruire una base che ospiterà inizialmente 470 soldati, 130 veicoli militari e 2 aerei. Lo scopo ufficiale dell’operazione, ostacolato dall’opposizione all’interno del governo nigeriano, è quello di aiutare il Niger e i suoi vicini a combattere il terrorismo. Il vero scopo è partecipare, sulla scia della Francia e degli Stati Uniti, al controllo militare di una regione ricca di materie prime – oro, diamanti, uranio, coltan, petrolio e molti altri – di cui nemmeno le briciole vanno al popolazione, che per lo più esiste in uno stato di estrema povertà. Di conseguenza, aumenta la tensione sociale e, di conseguenza, anche il flusso migratorio verso l’Europa.

Il nuovo governo intende “rivalutare la nostra presenza nelle missioni internazionali in termini di effettiva importanza per l’interesse nazionale”. Per fare ciò, tuttavia, è necessario determinare quale sia l’interesse nazionale. Cioè, se l’Italia dovrebbe rimanere all’interno del sistema bellico dominato dagli Stati Uniti e dalle maggiori potenze europee, o dovrebbe decidere di essere un paese sovrano e neutrale basato sui principi della sua Costituzione.

La politica interna e la politica estera sono due facce della stessa medaglia: non ci può essere vera libertà in casa se l’Italia, sovvertendo l’articolo 11, usa la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli.

Fonte: PandoraTV 

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Il Manifesto.

Manlio Dinucci è un ricercatore associato del Centro di ricerca sulla globalizzazione.

La fonte originale di questo articolo è Global Research

Copyright © Manlio Dinucci, Global Research, 2018

Fonte diretta: https://www.globalresearch.ca/

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Appelli disperati delle élite

 

 

GLI EUROPEISTI INVOCANO IL GOLPE- per salvare la Democrazia, ovvio. 

di Maurizio Blondet   

Da quel che ho capito io, Mattarella non vuole i ministri che gli propone l’alleanza di governo. Dicono che continua telefonare a Draghi per avere, diciamo, istruzioni o pareri: “Conte ti va?”. Draghi: Per carità, e chi lo conosce. E’ incompetente. E’ un tecnico (i media ripetono: incompetente, troppo tecnico, ha falsato il suo curriculum)  

NON ABBASTANZA competente.

NON ABBASTANZA competente. 

Mattarella: “Mi propongono Paolo Savona lo accetti? Draghi: “Di male in peggio, quello è troppo competente. E’ anche uno del sistema, quindi non possiamo attaccarlo come un barbaro invasore. Ex direttore generale di Confindustria e ministro dell’Industria del governo Ciampi, lunghi anni a fianco di Guido Carli, che da ministro del Tesoro firmò per l’Italia il trattato di Maastricht. Sperimentato. La sa troppo lunga. Riuscirebbe a pilotare l’uscita concordata dall’euro. Sa come fare. Nelle trattative metterebbe in difficoltà Merkel e Macron. No no, proprio no”.  

TROPPO competente.

TROPPO competente. 

I media strombazzano: Paolo Savona è anti-euro, non va bene. Ci vuole un ministro non critico dell’euro, altrimenti l’Europa si sente offesa. Altri spiegano: Paolo Savona è interno al Sistema, dunque in contraddizione col populismo. Bocciato.  

Mattarella mette il veto.  

Il presidente Mattarella si prende tempo. Continua a ricevere messaggi dalla cosiddetta Europa: “L’Italia rispetti gli impegni”; “Presidente, non permetta che i barbari distruggano lo splendido lavoro che abbiamo fatto a Bruxelles”.  

Centocinquanta economisti tedeschi firmano un documento di fuoco in cui esigono che l’Italia esca dall’euro. Cosa che dimostra lo stato di confusione mentale in cui li abbiamo sprofondati: prima, quando l’opzione di uscita dall’euro era comparsa nella bozza Lega-M5S, tutti a strillare che è uno scandalo! E obbligano a cancellare quella opzione. Poi la stessa opzione compare con la firma di 150 economisti germanici, e va bene.  

E Mattarella che fa? Aspetta. Aspetta che Salvini e Di Maio gli propongano i ministri giusti. Giusti secondo gli europeisti e i media. Si capisce che sarebbe contento se Salvini e Di Maio gli proponessero: come presidente del consiglio, vogliamo assolutamente Gentiloni. Come ministro dell’economia, scegliamo di nostra iniziativa, Padoan. Agli Esteri, Alfano. La Fedeli all’Istruzione… 

Quello sarebbe il governo giallo-verde ideale, per Mattarella. Il quale continua a far ripetere ai media che è sua prerogativa presidenziale scegliere i ministri.  

C’è addirittura qualche media che sostiene: la pretesa dei vincitori alle elezioni di volersi scegliere i ministri è contraria alla Costituzione. Corrado Augias comincia a scrivere che al punto in cui siamo, per salvare la democrazia, bisogna vietare le elezioni: è il pensiero ricorrente della cultura di sinistra. Su Il Foglio, il direttore neocon Claudio Cerasa lancia un appello disperato a Berlusconi e a Renzi: sciolgano PD e Forza Italia e li fondino in una sola “opposizione propositiva pro Occidente, pro mercato, pro Europa” contro il governo giallo-verde votato dal popolo.  

Insomma non sanno più cosa inventarsi. Hanno una gran voglia di golpe. Sperano moltissimo in un aumento dello spread. Invocano l’aiuto dei “mercati”: non vedete l’immane debito pubblico italiano? Chiedete di più di interessi! Rovinate gli italiani che hanno votato male! 

Al che un operatore finanziario domanda: se – come credono i media – c’è una correlazione fra debito grosso e spread, come mai il Giappone che ha un rapporto debito/Pil del 235 per cento, ha uno spread nullo, anzi “NEGATIVO rispetto ai bund tedeschi, e non è sotto la minaccia dei mercati?   

Il Giappone: rapporto debito/Pil è al 235%, ma i “mercati” non si allarmano. Perché ha la moneta sovrana.

Cosa volete, rispondere a questa domanda sarebbe imbarazzante: il Giappone non allarma i mercati perché non è nell’euro, ha una moneta sovrana e una banca centrale sua, che garantisce di pagare tutti li yen che servono per servire gli interessi sul debito.  

Si potrebbe dedurre che i nostri problemi di spread dipendano dalla UE e dall’euro. Un’idea malsana e barbara. Omofoba e antisemita. 

Quindi, gli sguardi si volgono di nuovo a Mattarella. Gli danno suggerimenti. Come nota Massimo D’Antoni, professore di scienza delle finanze a Siena: “I giornali continuano a scrivere che al Quirinale il problema sarebbe la proposta di un ministro [Paolo Savona] che ha dei dubbi sull’euro. Non so se sia vero. Mi rifiuto di crederci, perché se così fosse sarebbe una motivazione a dir poco sconcertante”:  

Già. Avremmo un presidente della repubblica che censura preventivamente le idee politiche di un economista assolutamente rispettato, che è stato ministro, banchiere, boiardo di Stato, persino Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica…. 

Mattarella come presidente che mette il veto – non motivandolo – su un tale nome, concordato dalle forze che rappresentano la maggioranza in parlamento, “introdurrebbe un precedente pesantissimo” (D’Antoni). Il precedente si chiama golpe. Qui, diciamolo chiaro, c’è una grande tentazione di golpe. Lo chiede il PD. Lo chiede Forza Italia. Lo chiedono i media. Ce lo chiede l’Europa. 

Forse Draghi ha trovato una via d’uscita. Telefona a Mattarella: “Dì che scelgano Di Maio. Quello è un novizio, non capisce niente di finanza monetaria, non sa le lingue, riusciamo a intimidirlo nei vertici UE …e lo facciamo su”. (non cito letteralmente: Fare su, è un mio milanesismo per imbrogliare). 

I media cominciano a scrivere: si torna a pensare a un politico come presidente del consiglio. Di Maio, perché no?  

Resta da mettere qualche puntino sulle i. Il professor Conti,che prima non andava bene perché “un perfetto sconosciuto”, poi non va bene perché ha difeso una famiglia che voleva far curare sua figlia malata con la Stamina: occorre precisar che un avvocato difende anche un omicida, senza essere necessariamente un promotore dell’assassinio? Ma la cosa più incredibile è che i media e il PD continuino a dire che”ha taroccato” il curriculum.. Che ha millantato una laurea presa a New York, come un qualunque Oscar Giannino, e che l’Università di New York dice che non è mai stato iscritto. In realtà, ecco cosa Conte ha scritto nel suo curriculum:  

Vuol dire che il professore è stato ad ascoltare lezioni all’università – ciascuno può farlo, l’ingresso è libero – per ascoltare oratorie in un bell’inglese, migliorare la propria comprensione della lingua, impratichirsi della terminologia giuridica. Io stesso l’ho fatto ormai decenni fa alla Tulane University di New Orleans. Certo, andare in una università straniera per migliorare la propria competenza linguistica, è un tipo di problematica che non ha mai interessato la Fedeli, con la sua terza elementare, messa dal PD a fare la ministra dell’Istruzione: e in quel caso, Mattarella ha trovato che le competenza della vecchia rossa bastano e avanzano. Non ha trovato nulla da ridire sulla competenza scientifica della Lorenzin, una liceale, messa alla Sanità, con potere vacinale dittatoriale. Nè ha avuto dubbi sulle competenze di Alfano, che non sa alcuna lingua, come ministro degli Esteri. Se si obbedisce all’Europa, non c’è bisogno di essere cervelli, di sapere qualcosa, di imparare: basta eseguire gli ordini.   

Il debito pubblico: “Il governo giallo-verde lo farà aumentare! Bisogna impedirglielo!”: così esclamano le sinistre che in dieci anni di governo hanno aumentato il debito pubblico così:

(Guardate come cresce dal 2011, ossia dal “competente” Mario Monti)

Stefano Fassina, nel PD uno dei più a sinistra ma oggi cane sciolto e spirito libero, approva Paolo Savona

Stefano Fassina (@StefanoFassina) ha twittato alle 10:16 AM on mar, mag 22, 2018:

Paolo #Savona come ministro economia e finanze @MEF_GOV è competente e equilibrata coerenza con voto @M5S_Camera @M5S_Senato e @LegaSalvini il 4 Marzo. Savona da tempo fa analisi fondate su mercato unico e €-zona e ne rileva insostenibili effetti di svalutazione del lavoro.

 
(https://twitter.com/StefanoFassina/status/998840059033014277?s=03) 
 

BERLINO: non sapeva come rifutare i programmi di Macron sulla messa in comune di profitti e perdite come in una vera area monetaria. Adesso ha colto la palla al balzo per stoppare tutto. “Finché l’Italia non finisce di fare le sue riforme. E siccome non le fa più…”,.  

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-05-21/governo-m5s-lega-timori-tedeschi-ora-stop-riforme-dell-area-euro–124559.shtml?uuid=AEKSmwrE&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter 

La Germania, da sempre contraria alla condivisione dei rischi in Eurozona, coglie la palla al balzo per dire che… non vuole la condivisione dei rischi” (Luciano Barra Caraccio) 

Per i più esperti, propongo l’articolo seguente: 

COSA PONE VERAMENTE IN PERICOLO L’EUROZONA. IL CONTO CHE LA GERMANIA NON PAGHERA’ MAI

https://orizzonte48.blogspot.it/2018/05/cosa-pone-veramente-in-pericolo.html 

E’ la comune spoliazione dell’Italia il vero collante della “unità” franco-tedesca, che altrimenti sarebbe divergente.

“La verità sta proprio nel fatto che l’Italia “allarma” non per la sua debolezza ma per la sua forza, la cui rivendicazione farebbe crollare la grande costruzione oligarchica del capitalismo finanziario che culmina nell’euro.”  

Fonte: https://www.maurizioblondet.it/

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Magaldi – Nascerà il Pdp, Partito Democratico Progressista

Magaldi: smascheriamo insieme i bari della politica italiana

Smascherare i bari della politica? Facilissimo: basta vedere chi votò per Mario Monti, il devastatore dell’Italia inviato a Roma nel 2011, tramite Napolitano. Una missione speciale, la sua, per conto dei super-poteri oligarchici che hanno fatto dell’Ue una fabbrica di diktat, trasformando i Parlamenti in “bivacchi di manipoli” dormienti, ancora impegnati a recitare la liturgia di una democrazia che ormai non esiste più, non conta, non decide più niente.
 
Se ne vergognano, gli ex sostenitori di Monti? «Certamente se ne vergogna Bersani, che infatti nella sua nuova formazione politica ha inserito un riferimento all’articolo 1 della Costituzione “fondata sul lavoro”, ben sapendo di aver votato a favore della riforma Fornero, massimo attentato politico nella storia recente contro il mondo del lavoro e dei lavoratori».
 

Parola di Gioele Magaldi, autore del bestseller “Massoni” e presidente del Movimento Roosevelt, che ora annuncia un conto alla rovescia: quello della nascita di un nuovo soggetto politico destinato, spera, a sconvolgere la “palude” italiana, intasata di replicanti finto-progressisti e finto-ribellisti, per fornire agli elettori una vera chance di cambiamento in senso sovranistico e democratico, lontano dalla “dittatura” di Bruxelles e dei suoi corifei nazionali.

Berlusconi? Ancora una volta incerto e ambiguo, nell’elogiare – forse in funzione anti-Salvini – la Pax Europea di cui avremmo beneficiato. Niente di più falso, sostiene Magaldi, in collegamento con David Gramiccioli ai microfoni di “Colors Radio”: questa Ue, che doveva unire il continente – accusa il leader del Grande Oriente Democratico – ha letteralmente frantumato l’Europa, provocano una feroce crisi economica e pericolose rivalità tra Stati. Il Pd renziano? Minestra riscaldata: lo stesso Renzi ha commesso errori madornali come quello sul referendum, e il suo destino è comunque segnato.

In ogni caso, aggiunge Magaldi, anche una quota rilevante di elettorato Pd è delusa e disorientata, nonostante l’overdose di camomilla somministrata dal Gentiloni di turno, vero e proprio clone del dimenticabile Enrico Letta.
 
«In Italia – sostiene Magaldi – esistono praterie sconfinate, sul piano politico, per chi voglia provare a cambiare davvero il corso delle cose: manca solo uno strumento chiaro e preciso, finalmente a disposizione degli elettori». Proprio per questo, aggiunge, nascerà il Pdp, Partito Democratico Progressista: un programma netto, destinato a smascherare l’ipocrisia generale e la reticenza dei partiti di oggi, incluso il Movimento 5 Stelle.

«A Roma il movimento di Grillo non ha dato buona prova di sé, e c’è da temere che sarebbe così anche su scala nazionale, se dovesse governare l’Italia». Per un motivo semplice, dice Magaldi: «I 5 Stelle non avevano un vero programma per la capitale, così come non hanno un vero programma per il paese».

 
Per “vero programma”, spiega Magaldi, si intende qualcosa di esplicito e inequivocabile: aprire una vertenza storica con l’Ue, minacciando di sbattere la porta. Obiettivo: ripristinare la democrazia in modo sostanziale, quella dei diritti del lavoro, svuotata dalla tecnocrazia euro-tedesca, che Magaldi definisce “paramassonica”, dettata dalle strutture di potere apolidi che hanno fabbricato l’attuale globalizzione asimmetrica, che concentra i poteri e fa sparire i diritti, spingendo i cittadini verso una precarietà universale, senza speranza.
 
Un esito inaccettabile, da rovesciare a partire dalle fondamenta, riscrivendo le regole: l’economista Nino Galloni è uno dei cervelli del movimento fondato da Magaldi per sollecitare il risveglio della politica italiana, di cui però ancora non si vede traccia. E dunque, se i partiti continuano a dormire, non resta che scendere in campo direttamente: è questo il ragionamento alla base del varo (imminente, pare) del Pdp, aperto a «chiunque ami sinceramente la democrazia, cioè la legittima quota di sovranità assegnata ad ogni cittadino».
 

«L’Italia politica di questo tipo è finita….»

Serve una rivoluzione: non pagare le tasse, non votare più

Renzi è spacciato, perché ormai è solo. E’ completamente isolato, perché nessuno si fida più di lui: «Persino tra gangster, lo sgarro è un’infrazione grave. E Renzi non ha mai mantenuto la parola data. Lo stesso Napolitano, suo garante internazionale, non se l’è sentita di fargli da garante massonico: in massoneria, Renzi non lo fanno entrare. E il suo isolamento è ormai percepito da tutti». Questo, politicamente, fa di lui un “morto che cammina”, comunque vada il referendum: «Anche se dovesse vincere, cosa improbabile, resterà solo. E se sei isolato, dove vai?».

Così l’avvocato Gianfranco Carpeoro, autore del saggio “Dalla massoneria al terrorismo”, in diretta streaming con Fabio Frabetti di “Border Nights” a una settimana dal voto che rischia di rivelarsi un referendum su Renzi, anziché sul futuro dell’Italia, in ogni caso vincolata ai diktat di Bruxelles. Per Carpeoro, non cambierà niente: «L’unico modo per non accettare cosa dice l’Europa è prendere una posizione eversiva e rivoluzionaria». Ovvero: «Non pagare più le tasse per un anno, non andare più a votare in massa, mettendo questi politici nudi di fronte alle loro responsabilità».

Carpeoro esprime un giudizio nettissimo: il referendum è solo «lo strumento per fare fuori Renzi, anche se questo non è nemmeno onestamente dichiarato». Ma un sostituto già pronto «ancora non c’è, nemmeno il grillino Di Maio». E che c’entra, tutto questo, con l’avvenire del paese? «Nulla. Gli italiani si riempiono la bocca della Costituzione, della democrazia.

Ma, se vai a vedere la sostanza, in Italia già da anni non c’è democrazia». Si dice che se vincesse il Sì saremmo costretti a subire la “dittatura” dell’Ue? «Ma perché, negli ultimi dieci anni cosa è successo, col vecchio sistema?». L’Italia bicamerale ha sottoscritto al 100% tutte le volontà dell’Unione Europea. Per questo, Carpeoro scommette che il voto del 4 dicembre non cambierà assolutamente niente: al limite, accelererà la fine politica di Renzi – irrilevante, per la comunità nazionale, vista l’assenza di vere alternative politiche.
L’unico piano-B davvero democratico? Una scelta «eversiva e rivoluzionaria», di ribellione sistemica. «E le posizioni eversive e rivoluzionarie non c’entrano nulla con le leggi. Quando uno deve fare eversione e rivoluzione, non si può preoccupare di che legge elettorale ha, o di com’è fatta la Costituzione – tanto, comunque, uno Stato che fa una rivoluzione, la Costituzione poi se la cambia».
Certo, «le rivoluzioni possono essere violente o meno, delicate o dalle tinte forti – e io sono contro la violenza», sottolinea Carpeoro. Ma, aggiunge, «penso che gli italiani possano dare uno scossone forte a questo sistema solo con atti realmente rivoluzionari», come appunto il boicottaggio fiscale dimostrativo e l’astensionismo di massa dichiarato. «Io sono su questa posizione, una posizione che metta gravemente in discussione l’equilibrio, il futuro e le capacità dell’Italia. Evitiamo i pannicelli caldi, il dire “resta la vecchia Costituzione, o arriva quella nuova”: cosa vuoi che cambi?».
Non è stata certo la Costituzione vigente a mettere l’Italia al riparo dal massacro sociale dell’austerity indotta dall’Ue e dall’Eurozona. Dunque, perché insistere su temi come «il bicameralismo perfetto o imperfetto, la nomina dei senatori?». Una presa di posizione estremamente esplicita: «Basta, non voglio essere coinvolto in questa pantomima che serve solo per capire chi si siede sulla sedia più bella», conclude Carpeoro. «L’Italia politica di questo tipo è finita. Poi magari la gente ne prenderà atto tra dieci anni, ma è già finita adesso».
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