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ben altro di un semplice like

Premessa: 

Dedicato ai miei nipotini italoalemanni che questa mattina insieme alla mamma (mia nuora) in conferenza Skype mi hanno fatto vedere l’ultima diavoleria trovata su Facebook: “Alla ricerca del Pokémon (e del nostro tempo) perduto”.

Qui un breve riassunto del link sopra postato: La madeleine dell’estate 2016 si chiama Pikachu, e non si mangia, ma si cattura con lo smartphone camminando per strada. Quindi, se vi ritroverete a schivare qualcuno con gli occhi fissi sull’iPhone intento ad armeggiare come per farvi una foto, quel qualcuno probabilmente sta cercando di catturare il Pokémon che gli appare sullo schermo. Non c’è davvero, ma lui lo vede accanto alla vostra auto, dentro le borse della spesa, su una panchina, sul trespolo del bagnino, in acqua o sulle strisce pedonali.

7 cose che accadranno quando smetterei
di essere controllato da facebook

I social media possono essere un ottimo strumento per tenersi in contatto con la gente, fare nuove amicizie, socializzare in modo efficace e informare ed essere d’aiuto divulgando notizie, articoli, video che possono in qualche modo aprire ad una visuale più ampia.

Purtroppo non tutti lo usano in questo modo. Per molti, il controllo di Facebook è diventato quasi come un lavoro. Essi per hobby, vanno a vedere cosa fanno gli altri ed alcuni diventano così ossessionati da sapere esattamente quello che sta succedendo nella vita di molte persone. Essi svolgono tutti i giochi e seguono tutte le novità proposte dal social. Questa persona potresti essere tu o qualcuno che conosci. Se fosse così, allora forse è il momento di smettere.

Qui ci sono 10 cose che accadranno una volta che smetterai di controllare costantemente Facebook.

1. Riacquisterai il controllo del tuo cervello.
Quando sei ipnotizzato davanti ad una schermata di controllo come Facebook, non stai prestando attenzione al mondo intorno a te. I tuoi animali possono avere bisogno di essere alimentati o di essere portati a fare la loro passeggiata. Lo farai, ma solo dopo che avrai finito il gioco su Facebook. Esci ma sei continuamente davanti a quello schermo, anche con il telefonino. Quando ti staccherai da facebook, inizierai a guardare quello che sta succedendo intorno a te e sarai più consapevole di tutto quello che ti circonda. Per i tuoi animali domestici che soffrono la fame o per i tuoi amici che volevano uscire con te, questa sarà una cosa buona. 

2. Avrai più tempo per te.
I pochi minuti che ti eri ripromesso per collegarti diventano ore e neanche te ne accorgi. Così il tuo tempo prezioso si consuma a fare qualcosa che è del tutto inutile per te, per i tuoi obiettivi e per le persone che hai vicino. Forse non te rendi ancora conto ma l’ossessione da social sta diventando una vera e propria dipendenza. Quando riuscirai finalmente a disintossicarti, scoprirai che la vita si vive fuori, non dentro ad uno schermo.

3. Puoi scoprire chi sono i tuoi veri amici.
Avere una buona amicizia su internet è facile. Messaggiare con le persone e commentare le loro foto richiede pochi istanti. Ci sono persone che commentano tutte le tue foto e mettono il like a tutti i tuoi aggiornamenti di stato. Sappi che hanno speso 45 secondi per farlo, ma appaiono come se fossero veramente tuoi amici. Una volta spento Facebook, queste persone scompaiono. Le uniche persone che ti vogliono bene, sono le persone che si prendono cura di te e che hai intorno.

4. Scoprirai il valore di te stesso
Sei felice quando qualcuno dei tuoi contatti mette un like ad un tuo post o ad una tua foto. A volte controlli costantemente il telefonino per vedere se si sono aggiunti commenti. Questa è quasi un’azione obbligatoria per dimostrare che le persone hanno visto il tuo post e riconoscono la tua esistenza. Rifletti su questo. Non sono certo i like o i commenti su Facebook che fanno vedere le tue doti o capacità. Molte persone sono troppo vicino al problema per poterlo vedere direttamente, dimenticandosi che noi siamo ben altro di un semplice like o commento fatto da qualche sconosciuto.

5. Ti sbarazzerai degli stalker.

Praticamente tutti coloro che utilizzano Facebook hanno almeno uno stalker. Questo è particolarmente vero se sei una donna. Le persone possono guardare le tue foto, gli aggiornamenti e tutto ciò senza il tuo permesso. Ricorda che se hai il profilo pubblico tutti sapranno tutto di te, quindi se ti capita di andare da qualche parte e lo pubblichi su facebook, non ti meravigliare se ti troverai lo stalker di turno nel luogo che hai postato. Stai molto attento e cerca di evitare di condividere troppe informazioni sulla tua vita privata. E’ vero che la maggior parte di queste persone che possiamo definire ‘assillanti’, si fermano a dei commenti o ad insistenti messaggi, ma è anche vero che alcuni di essi potrebbero diventare un problema o peggio ancora, degli individui pericolosi per la tua incolumità.

6. Ti sentirai meglio
In uno studio è stato dimostrato senza ombra di dubbio che Facebook ti fa sentire male. Ci sono molte ragioni per questo. Quando registri uno stato e non piace a nessuno, ti senti stupido. Quando pubblichi le foto ed i membri del sesso opposto non commentano, ti senti brutto. Sei costantemente esposto a persone che ti possono giudicare in ogni momento. Come tutto questo non dovrebbe farti sentire inferiore o totalmente depresso?

7. Ti renderai conto che tutto ciò che rappresenta Facebook sono annunci pubblicitari.
Non abbiamo alcun dubbio che ci sono persone su Facebook che legittimamente si prendono cura di te. Tuttavia per Mark Zuckerberg è un pezzo di dati nel suo database per essere estratto e sfruttato. Il tuo lavoro su Facebook è quello di visualizzare annunci pubblicitari, spendere soldi per giochi e rendere il sito ricco. Ma puoi fare altro, puoi usare questo canale per informare e risvegliare le persone e puoi aiutarle nel loro percorso di crescita.

Fonte: LINK

LA CLOACA: un moderno Colosseo globale

vetri sporchiIl Calcio non è un gioco.  Il limitatissimo uso di questa finestra dipenderà dal provare quanto siano sporchi i suoi vetri. 

di Ibn Asad da “La Danza Final de Kali”  2011 estratto di Roberto Benítez Melga  10 Junio 2014  dal Sito Web RobertoBenítezMelgar  traduzione di Nicoletta Marino  Versione originale

Eccoci a parlare tutti ancora di calcio, un mantra a 360° non lascia fuori nessuno, tutti indistintamente, paesi, nazioni della società civile, ma non solo …

Se il calcio fosse un gioco, non metteremmo in discussione niente di quello che lo riguarda.

Sarebbe solo un intrattenimento e nessuno sarebbe tanto stupido da attaccare un’innocente distrazione ludica. Non c’è niente di malsano nel divertimento (al contrario), in uno svago o in un diversivo.

Non niente da censurare in una persona che si diverte seguendo una partita di calcio, eppure il fatto che milioni di persone scelgano la stessa partita di calcio come l’unico divertimento possibile, potrebbe far destare sospetti.

Ancora più sospettoso è che i notiziari televisivi e i giornali dedichino al calcio almeno un terzo del loro tempo e spazio.

Molto più sospetto, è che certe partite di calcio siano veri “atti ufficiali” cui assistono capi di stato, primi ministri e famiglie reali.

Ciò che, però, si presuppone sia eclatante, è comprovare la brutale orma che il calcio ha lasciato sulla società moderna, la funzione che ha su di essa e la quantità di energia che apparentemente muove un qualcosa di così innocente come un gioco.

Ecco la prima asserzione:  il calcio non è un gioco.

E quando ci riferiamo all’aspetto occulto del calcio, non alludiamo a ciò che è sporco che anche se sporco, continuerà a essere conosciuto.

È famoso e ormai insito come una cosa abituale, il costume europeo di utilizzare il calcio per riciclare denaro, sia di grandi gruppi di costruttori, sia di persone in relazione con il traffico di droga e altri affari illeciti.

Tutti sanno che lo sport in genere – e il calcio in particolare – riciclano capitali, e se qualcuno ha dei dubbi, torniamo ai casi di Silvio Berlusconi nel 1995, Jesús Gil nel 2002 e più recentemente Kia Joorabchian, Alexandre Martins, Reinaldo Pitta, o le risapute relazioni con la mafia di Roman Abramovich.

Il volto occulto del calcio non è nemmeno il fatto già divulgato che l’organizzazione internazionale che amministra questo sport (La FIFA) è corrosa dalla corruzione, come ha denunciato il giornalista Andrew Jennings.

E non lo è nemmeno l’arci-conosciuta dipendenza del calcio dalle multinazionali tessili sportive che mani-fatturano i loro prodotti in stati-laboratori con i quali pattuiscono condizioni subumane per i loro lavoratori.

Niente di tutto questo è l’aspetto occulto del calcio, solo una parte della sua cloaca, ben fatta, ben dissimulata, ben profumata, ma che tutti conoscono.

C’è una presenza più oscura e più quotidiana del calcio e perciò più impercettibile:

  • la funzione che il calcio svolge nell’ingegneria sociale del Nuovo Ordine Mondiale
  • l’impattante influenza del calcio su tutti gli aspetti della società moderna
  • l’utilizzo del calcio come uno strumento potente con cui i mass-media fanno il loro lavoro di controllo mentale e ipnosi di massa.

Quest’importanza del calcio va aldilà della funzione del classico “circense” per il popolo o, almeno, mai prima nessuna forza imperiale aveva mai disposto di potentissimi mezzi quali quelli di cui si serve questo moderno colosseo globale.

Tutti i grandi gruppi di mass-media hanno due testate specializzate che non mancano mai come i giornali dalla tiratura regolare:

  • economica
  • sportiva

Se questo grande gruppo è europeo già sappiamo a cosa dedica più di un terzo del suo lavoro: informare sul calcio!

Niente di tutto questo è casuale, e non è frutto di un amore nobile per lo sport. L’interesse per lo sport – e per il calcio – riguarda il poter sviluppare una piattaforma per la manipolazione sociale paragonabile in Europa solo con le due trattate in questo capitolo.

Nel caso concreto del calcio, le principali funzioni che questa ingegneria sociale svolge, si possono dividere in tre punti:

  • Funzione1

Attraverso il calcio, prendono e impongono i modelli filosofici, comportamentali, estetici che aspirano a essere applicatiti a tutte le razze, le condizioni, le età della nuova società moderna.

Il calciatore d’élite si presenta come il nuovo Achille di plastica e gel, un eroe senza eroismo che si trasforma nel manichino del perfetto trionfatore globale, una divinità invertita messa nel pantheon pubblicitario della moda passeggera.

In Europa non esiste niente che abbia più valore di un calciatore d’élite: si tratta di persona conosciuta da molte persone, che guadagna molto denaro segnando molti gol e vincendo molte partite; si tratta di un autentico “campione di quantità”

L’obiettivo finale di questa figura sarebbe integrarla nella cultura pop e tutto il ventaglio pubblicitario.

Il primo esempio trionfante di questo modello completo globale è stato David Beckham; dopo questo trionfo, sono venuti molti altri come Freddie Ljungberg, Thierry Henry o Cristiano Ronaldo, tutte figure provenienti dalla  Barclays Premier League inglese.

Senza dubbio, se queste icone comportamentali sono utili all’ingegneria sociale europea, lo sono molto di più nelle società cosiddette “del terzo mondo”.

Se nei “paesi sviluppati”, i modelli imposti influenzano i comportamenti e la gioventù li imita, nei paesi più poveri il modello del calciatore diventa l’unica opportunità di “integrazione sociale” per milioni di bambini e adolescenti.

Poco importa il fatto che quest’opportunità sia un’illusione e che solo una percentuale abbia accesso a una minima professionalità come calciatore.

Questo è l’unico sogno imposto ai bambini dell’Africa rurale, alla periferia di Buenos Aires o alle favelas brasiliane. La loro disperata situazione senza via di uscita fa sì che impieghino tutte le loro energie nell’unica via di fuga concepibile.

La FIFA con il suo progetto “Goal”, lavora, in questa situazione, con commoventi campagne filantropiche dove si regalano alle popolazioni più povere palloni da calcio e maglie firmate dall’astro di turno.

Questa è la stessa filantropia che nascondono i progetti caritatevoli di organizzazioni sportive in Africa come il patrocinio di club di calcio da parte delle potenti ONG e piattaforme delle Nazioni Unite come l’UNICEF.

Tutto per un obiettivo: dare speranze illusorie con il fascino del prestigio sociale di un calciatore di lusso.

Se tratta di imporre un’unica via di sopravvivenza: una via che fa uscire dalla miseria per portare a un’altra diversa miseria, una via che permette di passare dalla denutrizione alle mansioni grottesche, alle macchine sportive di lusso e alla prostituzione d’alto bordo.

Si capisce facilmente che tutta questa rete genera solo (agli uni e agli altri, individualmente e socialmente) un unico sentimento di frustrazione.

Questa frustrazione sarà la chiave per la funzione che andiamo a esporre.

  • Funzione 2
  • Un’altra funzione che svolge il calcio, questa per gli amanti del calcio, è un bene riconoscibile:

la canalizzazione della tensione nervosa rivolta a un’attività sterile.

Con i mezzi di comunicazione tutto lo scontento, l’insoddisfazione e la ribellione che potrebbero motivare una critica da parte delle persone, è canalizzata verso l’amore per il calcio.

Così si capisce come i più ferventi affezionati del calcio sono le persone più lontane da una qualsiasi pratica sportiva. L’energia distruttiva generata nell’individuo dalla vita moderna, è condensata in “90 minuti di odio”.

In questo periodo di tempo, il pacifico cittadino può insultare, giudicare, reclamare, prendere a calci e criticare chi lo circonda sempre in un contesto ad hoc: il calcio.

L’aggressività non è in nessun caso sublimata, anzi al contrario, è concentrata e diretta verso una passione sterile e assurda.

E’ naturale che pretendendo di controllare e manipolare così l’energia nervosa della massa, molte volte il calcio sfocia in episodi di violenza.

Questa è la struttura della passione per il calcio, che a sua volta svolge una terza funzione nella ingegneria sociale del Nuovo Ordine Mondiale.

  • Funzione 3
  • L’amore per il calcio di club, appartenere a una squadra, Il “sentire i colori”, sembra essere un esercizio di devozione quanto meno curioso:

si tratta di appoggiare sentimentalmente un gruppo senza ideologia, nessuna base comune intellettuale, nessuna identità naturale, che non rappresenta nessuna razza, nessun popolo o città, non è unito da un valore comune e ha solo la finalità ben precisa: la vittoria che consiste nel superare il rivale solo con dei numeri.

Il fanatismo per una squadra di calcio prende spunto dal mondo degli affari: il fanatismo corporativo. Questo riflusso si può confondere completamente quando alcuni club sono quotati in borsa.

Un fan di una squadra qualsiasi e un perfetto lavoratore di una corporazione aspirano alla stessa cosa:

partecipare al successo (sia sotto forma di gol, sia sotto forma di un beneficio economico) di una entità che personalmente gli è estranea ma la loro appartenenza è data solo da un numero anonimo.

E questa è la terza funzione che il calcio svolge nel Nuovo Ordine Mondiale:

addestrare la popolazione al fervore senza cervello, alla devozione mistica dell’agnello, alla lealtà del gregge, cioè al fanatismo corporativo.

Queste sono le funzioni del calcio riassunte in tre punti.

Ci sarà chi si chiede perché è stato scelto il calcio e non un altro sport. Se esiste una risposta adeguata. Si trova nella struttura e nell’origine del calcio che – come tutti sanno – è inglese.

Senza ombra di dubbio, l’espansione del calcio è in stretta relazione con l’imperialismo britannico, e nessuno può negare che il calcio è lo sport più popolare, come la lingua inglese è quella più parlata o la musica pop il folclore più ballato.

Eppure nemmeno questo spiegherebbe come il calcio sia l’aspirante a uno sport globale e non per esempio l’hockey.

Perché proprio il calcio?

Ogni gioco tradizionale è tradizione, perché parte della sua struttura e delle sue regole sono collegate ai principi metafisici su cui si basa la tradizione stessa e così, per esempio, succede con gli scacchi indiani o il tlachtli azteco.

Nel caso dello sport moderno (investimento profano di un gioco) non è strano trovare relazioni con il simbolismo di gruppi anti iniziatici. Si potrebbe fare uno studio sui parallelismi simbolici di molti sport britannici e i rituali massoni.

Nel calcio, che si sviluppò come lo conosciamo adesso da un regolamento del 1948 promosso da una confraternita di studenti di Cambridge, possiamo vedere come nei primi codici, le squadre non erano composte da undici contro undici, ma da dodici contro dodici oltre un tecnico o allenatore per ogni squadra.

La squadra, quindi in origine era formata da 13 (12+1) membri, e questo 13 (scomposto in 12+1) è un simbolismo molto usato dalle logge massoniche inglesi del secolo XIX.

Il simbolismo del numero 13, che troviamo nella rappresentazione cristiana dei “dodici apostoli e del Messia”, sarebbe in tutta la struttura, i rituali e i gradi del Rito Scozzese. La struttura della squadra di calcio è in relazione con le teorie moderne di organizzazione sociale che piaceva tanto alla massoneria britannica che si ispirava goffamente alla divisione delle caste della sua colonia indiana.

La squadra, quindi, sarà formata da:

  • un mister o allenatore che non interviene materialmente nel gioco e che dà la sua guida invisibile (il sommo sacerdote, il brahman)
  • degli attaccanti coraggiosi che aspiravano alla gloria del gol per la loro rapidità e il movimento (i guerrieri, gli chatria)
  • dei difensori che organizzano, proteggono e distribuiscono il gioco (I commercianti, i vaisha)
  • i portieri che con le loro mani hanno la sola funzione di contenere sopportare la furia dell’attacco nemico (i lavoratori, i sudra).

Ci sono senza dubbio più relazioni simboliche interessanti che ci forniscono dati sull’origine del calcio, ma ricaveremmo solo delle ipotesi che potrebbero essere interpretate da alcuni dei nostri lettori come vane speculazioni.

Queste implicazioni, poi, non sembrano avere una soluzione di semplice continuità visto dove è arrivato oggi il calcio:

un potente strumento di controllo mentale al servizio degli architetti globali, un pendolo per ipnotizzare le masse in mano dei mass media, una piattaforma di manipolazione sociale mai conosciuta prima.

Quanto esposto (Industria del cinema + “cultura pop” + sport) avrebbe un nucleo comune di facile identificazione: i mezzi audiovisivi.

E’ relativamente semplice valutare su un qualsiasi cittadino, l’impatto della super-struttura di controllo mentale di masse che si nasconde nei mezzi audiovisivi.

Basta domandare a un qualsiasi uomo moderno che cosa pensa su una cosa o su un’altra. Indipendentemente dalla sua opinione, le fonti della sua informazione provengono dalla piattaforma audiovisiva.

Tutto quello che l’uomo moderno pensa, vuole, ha bisogno, opina, rifiuta, segue, ammira, detesta, soffre, anela, desidera e compra, gli è imposto, come un contenuto del subconscio collettivo, dai mezzi audiovisivi della televisione, cinema, Internet…

Al di fuori di questa struttura, non c’è niente tranne la limitata percezione concreta del suo vivere giorno per giorno nella società moderna: la prima colazione, il lavoro, il trasporto, i suoi vicini… La piattaforma mediatica diventa per “l’uomo nuovo” “in una finestra sul mondo”, anzi “l’unica finestra sul mondo”.

Nei capitoli seguenti, (corsivo mio: i “capitoli seguenti, sono in lingua spagnola, un pdf di 374 pagine per chi ha voglia di leggerle, insomma un libro on-line) vedrete come quest’unica finestra sul mondo rimane ben chiusa da un fortissimo catenaccio.

Il limitatissimo uso di questa finestra dipenderà dal provare quanto siano sporchi i suoi vetri dai quali arriva una visione distorta che l’individuo confonde con il mondo intero.

Valutiamo pertanto la sporcizia.

Fonte: http://www.bibliotecapleyades.net/

Pubblicato su: http://ningizhzidda.blogspot.it/