Archivi tag: Controinformazione deviata

una “pace educata” banalizzata e strumentalizzata

PEACEDU VS PSYOPS : quando la pace si fa con le parole 

Come fare formazione alla disinformazione…

Vorrei continuare il discorso iniziato nel mio precedente articolo (https://ermeteferraro.wordpress.com/2012/02/04/psy-ops-quando-la-guerra-si-fa-con-le-parole/ ), cercando da un lato di approfondire un aspetto della guerra da cui siamo bersagliati un po’ tutti e, dall’altro, di chiarire quali risposte costruttive e nonviolente può e deve opporre chi, invece, ha come obiettivo la pace.

Devo dire che questa storia delle PsyOps mi ha incuriosito parecchio, ragion per cui ho cercato di capirne qualcosa di più, utilizzando quella ‘rete’ che è uno dei principali strumenti non solo di persuasione occulta di tipo commerciale, ma anche di subdola guerra psicologica.

Da insegnante e da ricercatore/educatore per la pace, ad esempio, m’intriga non poco l’idea stessa di una “Scuola della NATO” (https://www.natoschool.nato.int/index.asp ), nella quale militari di ogni nazionalità possono usufruire di una “offerta formativa” per tutti i gusti… Come spiega la guida di questa nobile istituzione ‘alleata’ – la cui sede si trova ad Oberammergau – la NATO School “…fornisce corsi d’istruzione residenziali in cinque principali discipline: 1) Intelligence; 2) Sorveglianza, Acquisizione e Riconoscimento del Bersaglio (ISTAR); 3) Operazioni Congiunte; 4) Armi di distruzione di Massa (WMD); 5) Politica e Programmi NCO.”

Con una spesa piuttosto modica, è possibile essere ospiti per qualche settimana della discreta ed accogliente struttura della N.S.O., collocata in un ridente villaggio nelle Alpi bavaresi, per approfondire e specializzare le proprie conoscenze, mediante “educazione ed addestramento individuale a sostegno delle operazioni correnti ed in via di sviluppo, della strategia, della politica, dottrina e procedure della NATO”. Devo ammetterlo. La sola idea di un giovane ufficiale turco, inglese o italiano che – da solo o magari anche in compagnia di moglie e figli – se ne vada in trasferta in questa graziosa cittadina della Baviera per svolgervi qualcosa tra un “ritiro spirituale” ed un “training” aziendale, alternando passeggiate nei boschi con dotti seminari sulle armi di distruzione di massa, mi provoca una certa nausea … Innegabilmente, la NATO School ha un piglio molto professionale. 

Facciamo conto che a voi o ai vostri superiori interessi approfondire, metti caso, proprio le PsyOps. Basta consultare la “guida dello studente” sul suo sito per avere tutte le informazioni in proposito. Si viene a sapere, infatti, che per due volte all’anno si tiene il corso denominato “P3-08: Nato Operations Planners’ PsyOps”, la cui durata è di 2 settimane e che è rivolto ad un minimo di 25 ed un massimo di 60 persone, selezionate fra ufficiali e civili ‘equivalenti’.

Ovviamente ai potenziali corsisti sono richiesti precisi “pre-requisiti’ (conoscenza di ottimo livello della lingua inglese, formazione di base sulle tecniche di psy-ops, conoscenza delle direttive NATO, etc.), ma si garantisce il conseguimento di qualificati obiettivi formativi. Fra questi, il “possesso di una sufficiente comprensione della psicologia e della sociologia di base, per essere capaci di adottare questa conoscenza nella pianificazione a livello operativo allo scopo di cambiare atteggiamento o comportamento di un determinato pubblico”. 

Si persegue anche la finalità di: “possedere una migliore conoscenza della misurazione e valutazione del successo…delle attività psicologiche volte ad influenzare atteggiamento o comportamento di un determinato pubblico”. Fra gli altri obiettivi del Corso in questione c’è anche quello di “comprendere organizzazione, integrazione, mancanze, opportunità e requisiti delle PsyOps, a partire da operazioni reali selezionate.” Insomma, bastano due settimane di “full immersion” nello studio dei tanti casi precedenti di guerra psicologica per conseguire una competenza non solo nella loro realizzazione, ma anche nella valutazione del loro impatto e nella correzione degli eventuali ‘punti deboli’.

L’esperienza di uno “psico-guerriero”

Il linguaggio utilizzato è volutamente anodino e lascia intendere che si tratta d’un insegnamento come gli altri, sebbene non riguardi affatto di tecniche e metodologie valutative per l’insegnamento oppure per un trattamento psicologico, bensì quelle utilizzate dai militari per manipolare conoscenze, idee e comportamenti di migliaia di persone. 

Che si tratti di “armi di disinformazione di massa” risulta più evidente se, navigando in Internet, si finisce nel sito un po’ esaltato di un ‘veterano’ delle PsyOps , il maggiore a riposo Ed Rouse, dell’U.S. Army. Questo baffuto ufficiale – che si fa chiamare simpaticamente “Psywarrior” (Psicoguerriero) – chiarisce nelle sue note biografiche di parlare con perfetta cognizione di causa (20 anni d’onorata carriera militare, parecchi dei quali all’interno di quei reparti speciali che si occupano, appunto, di Psy-Ops) ma, con la stessa semplicità, c’informa che sua moglie Sheila è un’avida collezionista di orsacchiotti (teddy bear) e che entrambi si dilettano a fare acquisti nei “mercati delle pulci”… 
 
Questo “Rambo” della guerra psicologica, ormai in pantofole, presenta però in modo molto meno bonario e casalingo l’attività di cui si è occupato a lungo. Sulla homepage del suo sito web (www.psywarrior.com ), ci spiega infatti che nell’arte della guerra (warfare) ci sono essenzialmente due forze: quella fisica e quella morale, che richiedono due distinti approcci. Quello che il mag. Rouse chiama un po’ eufemisticamente “morale” viene considerato “indiretto” ed è sintetizzato dall’anonima citazione che apre la pagina: “Cattura le loro menti e i cuori e le anime seguiranno”
 
Ebbene, quando il nostro Psicoguerriero usa il termine “catturare” non lo fa, ovviamente, nel senso in cui potrebbe usarlo un missionario e neppure come lo farebbe un pubblicitario professionista. E’ lui stesso a darne dimostrazione, squadernando una lunga storia di ciò che è stato nel corso dei secoli la guerra psicologica, da Alessandro Magno all’operazione “Desert Storm”, da Gengis Khan alla guerra nel Vietnam. Soprattutto, il mag. Rouse ci tiene a chiarire il senso di queste operazioni, che così definisce: “…si tratta semplicemente d’imparare tutto sul vostro nemico-bersaglio, quello che credono, ciò che gli piace o non gli piace, i loro punti di forza e di debolezza e vulnerabilità. 
 

Una volta che avete conosciuto ciò che motiva il vostro bersaglio, siete pronti ad iniziare le operazioni psicologiche. […] Una campagna di guerra psicologica è una guerra della mente. Le vostre principali armi sono la vista e il suono….”. La pagina dei “links” che accompagna questa specie di storia della “Psycological Warfare” risulta ancor più istruttiva. Basta, infatti, navigare tra i tanti collegamenti informatici – dal sito del Comando Centrale ( http://www.soc.mil/ ) alle pagine dedicate all’uso dei volantini oppure del Web nella psico-guerra – per farsi un’idea di quanto avesse ragione George Orwell, il profeta dell’attuale, pervasivo, “Big Brother” nel prefigurare una civiltà narcotizzata ed omologata dal potere dominante.

Controinformar e organizzar…

Sì, è vero che oggi non le chiamano più “Psycological Operations”, preferendo ricorrere alla più inoffensiva denominazione di “Information Operations”. Si tratta però d’un caso evidente della orwelliana Neolingua, in quanto si rimuove l’insidiosità del richiamo alla “psiche” per limitarsi a parlare di generica “informazione”. 

Ma è lecito domandarsi che razza d’informazione sarebbe quella il cui proposito – secondo il Mag. Rouse – è così riassunto: “…demoralizzare il nemico, causando dissenso ed agitazione nelle sue fila, mentre allo stesso tempo si convince la popolazione locale ad appoggiare le truppe americane. 
 
Le PsyOps forniscono ai comandanti tattici sul campo anche una continua analisi degli atteggiamenti e comportamenti delle forze nemiche, cosicché possano sviluppare, produrre ed impiegare la propaganda in modo da aver successo…”. Si tratti delle immagini volutamente distorte diffuse negli anni ’60 sul Vietnam oppure dell’ultima campagna propagandistica per giustificare un intervento armato in Siria, le subdole “armi di disinformazione di massa” sono sempre le stesse, ma perfezionate e potenziate dalle moderne tecniche massmediatiche.
 
Demistificarle non è certo semplice e richiede una grande e continua attenzione da parte di chi vorrebbe fare contro-informazione, ma è ovviamente handicappato dalle scarse forze disponibili e dall’assenza di risorse finanziarie che possano minimamente contrapporsi a quelle che muovono le operazioni di guerra psicologica. Va detto però, onestamente, che nessuna propaganda o campagna mediatica potrebbe funzionare se non ci fossero moltissimi operatori dell’informazione disposti a farsi assoldare. 
 
Altrettanto onestamente, poi, va riconosciuto che, purtroppo, dagli anni ’70 ad oggi si è costruito ben poco in ambito della ricerca sulla pace e della formazione alla risoluzione nonviolenta dei conflitti. I “peace studies” e la stessa educazione alla pace sono stati troppo spesso ridotti ad ambiti di ricerca e formazione puramente accademica. 
 
Viceversa, la rete delle organizzazioni pacifiste e nonviolente si è oggettivamente indebolita ed ha perso il suo carattere internazionalista e globale, pur partendo da azioni locali e specifiche. La stessa idea di “alternativa nonviolenta” si è a poco a poco sbiadita, confinando Gandhi, Luther King – ma anche il nostro Capitini – nella soffitta un po’ polverosa degli eventi celebrativi e delle tesi di laurea. Per quanto mi riguarda, mi sono occupato sia dei rischi che corre in Italia una “peace education” banalizzata e strumentalizzata (E. Ferraro, Educazione o maleducazione alla pace?, Napoli 2008 – http://www.peacelink.it/pace/docs/2873.pdf ), sia della riscoperta della Nonviolenza (E. Ferraro, Nonviolenza qui e ora, Napoli 2010 – http://forummediterraneoforpeace.it.forumfree.it/?t=50946838, sia delle caratteristiche e delle potenzialità ancora poco valorizzato dell’ecopacifismo (E. Ferraro, Ecopacifismo: visione e missione, Napoli 2011 – http://www.vasonlus.it/per-la-stampa/gli-editoriali/968-ecopacifismo-libia
 
Ma il mio punto di partenza, all’inizio degli anni ‘80, era stato proprio quello della comunicazione nonviolenta e della formazione ad una lingua di pace. Il mio opuscolo (E. Ferraro, Grammatica di Pace – Otto Tesi per l’Educazione Linguistica Nonviolenta, Torino, Satyagraha,1984 – http://www.libreriauniversitaria.it/grammatica-pace-otto-tesi-educazione/libro/9788876900198 ) cercava, infatti, di proporre un percorso educativo che raggiungesse innanzitutto i giovani, per formarli ad un linguaggio che servisse a risolvere nonviolenta-mente i conflitti e non a coltivarli. 
 
Dopo una lunga stagione di disinteresse per la comunicazione pacifica e pacifista – fatta eccezione per alcune interessanti esperienze proprio negli USA con le opere sulla N.V.C. di Marshall Rosemberg (http://www.nonviolentcommunication.com/aboutnvc/aboutnvc.htm ), devo dire che, finalmente, qualcosa sembra muoversi anche nel nostro Paese. Proprio in questi giorni, infatti, ci si presentano almeno due occasioni di formazione in questa auspicabile direzione. 
 
La prima, organizzata dal Centro Studi Difesa Civile di Roma, è un “Corso di Comunicazione Costruttiva”, che si svolgerà alla Casa per la Pace di Impruneta (FI) dal 20 al 21 febbraio (http://www.pacedifesa.org/canale.asp?id=498 ). La seconda è un “training alla nonviolenza”, promosso dal Centro per la Nonviolenza nei Conflitti di Napoli (www.cenocon.it ), che affronterà in più incontri, da marzo a maggio, le relazioni interpersonali ed il metodo per renderle più empatiche e nonviolente. 
 

Il vero problema, allora, è quello di mettere insieme tante esperienze e percorsi e farli interagire, per organizzare una rete di controinformazione e comunicazione e per la trasformazione nonviolenta dei conflitti. E’ un obiettivo davvero ambizioso, ma proprio per questo penso che dobbiamo darci da fare, al più presto. Prima che il Grande Fratello ed i suoi accoliti del “Ministero della Verità” riescano davvero a convincerci tutti che, secondo la logica del “bispensiero”: ”WAR IS PEACE,” “FREEDOM IS SLAVERY,” “IGNORANCE IS STRENGTH”….. (“La guerra è pace”, “La libertà è schiavitù”, “L’ignoranza fa la forza”)

© 2012 Ermete Ferraro (www.ermeteferraro.wordpress.com )

Controinformazione deviata

Controinformazione deviata: un appello! 

Scritto da MMJ in febbraio 12th, 2016.

Lo scorso 10 Febbraio io, Mason Massy James, Roberto Scalisi (alias Logica convenzionalista) e Fulvio Venanzini abbiamo partecipato ad una diretta web sul canale di Salvo Mandarà.

Nonostante il tempo ci abbia impedito di illustrare in maniera esaustiva, come ci eravamo prefissati, i concetti che volevamo esporre (e speriamo ci sia una seconda occasione per approfondire e completare quanto abbiamo detto), credo che questa diretta abbia segnato un punto di svolta e di rottura nella cosiddetta controinformazione online.

Da troppo tempo quest’ultima, complice l’eccessiva leggerezza con cui si analizzano i fatti e le informazioni da parte di chi si informa, è stata presa d’assalto e infiltrata (consapevolmente o no) da argomentazioni e ideologie tutt’altro che antisistema. La controinformazione online si è trasformata piuttosto in un veicolo dell’informazione mainstream, abilmente camuffata, perciò assimilata come realtà alternativa e di opposizione al sistema.

C’era da aspettarselo. Sarebbe stato ingenuo pensare che il potere non avesse i mezzi e il movente per contaminare internet ed usare la potenza informativa intrinseca a questo mezzo, a suo vantaggio.

Così, attraverso i canali e i personaggi che erano soliti divulgare informazioni contro il sistema, oggi stanno dilagando e prendendo piede ideologie che in realtà sono le stesse con cui abbiamo permesso ad un sistema di consolidarsi, dividerci, farci odiare e continuare indisturbato il suo incessante lavoro di sottomissione e delega al potere.

La controinformazione appare oggi in mano a coloro che ritengono possibile creare gay artificialmente, persone che sostengono che l’omosessualità sia contronatura, che vada fermata o comunque limitata perché l’elite avrebbe interesse a divulgarla per diversi scopi come ad esempio sdoganare la pedofilia, ridurre la popolazione, mercificare il corpo umano. Tutto questo ovviamente in assoluta antitesi con la logica, la biologia, l’antropologia e soprattutto il buonsenso.

Senza argomentare oltre sul fatto che per depopolare la terra ci siano mezzi e tecnologie molto più efficaci e facilmente utilizzabili, l’omosessualità non lede nessuno, gli studi sociali dimostrano che l’adozione da parte di coppie omogenitoriali non dà risultati diversi dalle adozioni etero, non c’è alcuna correlazione tra pedofilia e omosessualità e infine essa è presente nel regno animale e umano da sempre, quindi non può essere certo frutto di una moderna manipolazione delle menti. Il punto infatti di queste tesi non è quello di difendere i bambini e la società da un pericolo (che non esiste). Il punto è fingere di proteggerci da quel pericolo inesistente, con il recondito scopo di alimentare quello status quo e quella divisione che esiste e resiste grazie a millenni di manipolazione sessuale che ci vuole veder scannare e reprimere l’un l’altro su questioni irrisorie.

Non è un caso che gli stessi che propinano queste tesi sono gli stessi che difendono “la famiglia tradizionale/naturale”. Un concetto che non esiste perché la famiglia non è né naturale né tradizionale, è solo un modello sociale. Un modello che è funzionale al capitalismo e all’economia industriale in quanto è la base del classismo, della divisone per sangue delle persone, della continuazione e protezione del patrimonio di generazione e generazione. E’ lo strumento primo di controllo sociale ed è per questo ora che questo modello si sta estendo alle coppie gay: non perché il potere è diventato buono, ma solo per estendere quel dominio ad una parte di popolazione ancora fuori dai giochi ma che ora sta acquisendo quell’accettabilità sociale necessaria per cadere nelle fauci di quella forma di controllo.

Altri controinformatori blasonati sostengono la tesi del piano Kalergi, il ché implicitamente ammette non solo che le migrazioni siano destabilizzanti a prescindere, ma anche che il miscuglio genetico tra razze generi automaticamente un cosiddetto “meticciato” più facilmente dominabile dal potere.

Vedere le migrazioni come fatto aprioristicamente destabilizzante è una semplificazione superficiale e criminale. Superficiale perché non contempla tutti i casi storici in cui le migrazioni non hanno causato destabilizzazione e criminale perché non si prende in considerazione il motivo per cui le migrazioni avvengono, né come i migranti vengono gestiti una volta arrivati, una deumanizzazione del problema agghiacciante oltre che paralizzante dal punto di vista della risoluzione pratica. Se venissero presi davvero in considerazione questi due elementi (il perché i migranti partano e il come vengano accolti), qualsiasi piano Kalergi sarebbe evidentemente impraticabile, perché se si smettesse di martoriare le terre del terzo mondo non ci sarebbero migrazioni di massa; se i pochi migranti che partissero comunque fossero integrati nel rispetto reciproco, non vi sarebbe alcuna tensione sociale e quindi alcuna destabilizzazione economica, culturale o di altro genere (la destabilizzazione sociale che vediamo oggi di certo non è dovuta alla presenza di stranieri, ma ad una programmata diminuzione delle risorse e anzi, questa scusa è stata usata in passato molto proficuamente da svariati totalitarismi, come collante per ottenere il consenso necessario a consolidare posizioni di potere). Sentir dire che non dobbiamo occuparci dei migranti perché non abbiamo le risorse per farlo (e quindi prima gli italiani) o perché non ne siamo responsabili, dalle stesse persone che conoscono le truffe bancarie, il sistema a moneta debito, le guerre inventate dal nulla in medio oriente attraverso false flag, neocolonialismo, lo sfruttamento dei paesi poveri da parte delle multinazionali ecc. è assolutamente inaccettabile!

Il concetto del miscuglio di razze che genera una razza più dominabile svela la natura di chi divulga e vuole che si parli di questi temi piuttosto che delle loro vere soluzioni. La razza è un marker genetico che determina un aspetto estetico non diverso dal gene che fa avere i capelli neri ad una persona e i capelli biondi ad un’altra. Quindi è come se stessimo dicendo che le persone meticce (castani) che vengono fuori dal miscuglio dei biondi con i mori sia più facilmente dominabile. Queste sarebbero dunque le ridicole basi logiche e biologiche del Kalergi e dei controinformatori che lo divulgano, non dissimili alla pseudoscienza della frenologia con cui si pensava di poter capire la psiche criminale di una persona semplicemente osservando l’aspetto del cranio.

Quindi anche qui si può vedere la vera natura della divulgazione di queste tematiche che non è quella di comprendere e infine risolvere il problema per migliorare il mondo in cui viviamo (per tutti!), ma è solo ed esclusivamente quello di identificare un nuovo nemico nello straniero, creando quello strappo sociale che serve al potere per poterci manipolare. Paradossalmente credere a ciò che il piano Kalergi implica, è fare in modo che un piano Kalergi avvenga.

Ancora una volta la razza è usata per dividerci e darci un alibi per non occuparci del vero problema: il senso critico delle persone, come queste vedono se stesse e vedono la società, la responsabilità verso il prossimo e verso se stessi. Tutto questo ci viene precluso in una visione razziale di separazione in cui ce la prendiamo con le pedine piuttosto che con chi le manovra dall’alto. Un perfetto sistema del potere per continuare ad agire indisturbato.

Non esagero se, parlando della diretta a cui abbiamo partecipato, la indico come uno strappo e svolta nella controinformazione. Ne sono esempio le aspre critiche che ci hanno sommersi, nel numero e nella qualità.
Infatti queste critiche sono state portate avanti da pochi individui, ma in maniera determinata, sistematica, all’unisono. Queste critiche si sono basate su etichette politiche, accuse di varia natura; siamo stati chiamati massoni, sinistroidi, tecnocrati, sionisti, adoranti del cornuto ecc. ma ben poche argomentazioni.

Questo è evidentemente frutto di una ideologizzazione delle argomentazioni anche nella controinformazione: le persone non si confrontano più sul merito delle questioni (base imprescindibile di una corretta crescita e comprensione del mondo) ma vogliono dare etichette per permettersi e permettere di non confrontarsi sui temi. Lo stesso meccanismo che usano i convenzionalisti per continuare a credere nelle menzogne del sistema e che lo proteggono da una visione critica delle cose che lo distruggerebbe con uno schiocco di dita.

Alla luce di tutto questo, la nostra apparizione in quella diretta e il presente articolo sono un appello a tutte le persone che hanno a cuore la controinformazione e vogliono davvero cambiare le cose e vedere realizzato un mondo migliore per tutti, in cui i miti che ci hanno separati, imbruttiti, resi vittime e carnefici allo stesso tempo, vengano scacciati via come brutti incubi.
So che siete in molti lì fuori e che in molti avete abbandonato l’attivismo e la controinformazione perché l’avete vista cadere nelle mani sbagliate, nelle mani di coloro che in realtà perpetrano gli stessi meccanismi del potere. Siete molti più di quanti crediate. Il problema è che siete più silenziosi e il vostro silenzio sta lasciando spazio alle urla violente di chi, infiltrando la controinformazione, la sta rendendo strumento del potere. Siamo noi la maggioranza e vi assicuro che è una maggioranza schiacciante, ma sarà tale solo quando tutti inizieremo a parlare insieme.

Visione & Coraggio.

Ecco la diretta integrale:

Ecco alcuni esempi di commenti ricevuti:

1-400x177-4 2-400x118-4 3-768x298-5 4-400x139-6 5-3 6-400x201-2 7-400x71-1

 

 

Fonte: Mason Massy James