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Metalli Divini

Sud Africa, trovata una metropoli di 200.000 anni realizzata dagli Anunnaki?

METALLURGIA

L’uso dei metalli da parte dell’uomo è iniziato con l’oro ed è continuato con argento e rame – metalli che si trovano allo stato puro in natura. Reperti archeologici indicano che l’uso di “pietre tenere” (ossia i metalli), martellandole e dando loro forme utili, cominciò nel vicino Oriente nel IV millennio a.C.; l’uso di metalli puri si trasformò in metallurgia nel IV millennio a.C. con l’introduzione della lega di rame e stagno chiamata bronzo; i progressi tecnologici nella lavorazione dei minerali metallici introdussero l’Età del Ferro nel II millennio a.C. 

A differenza dell’archeologia, le antiche credenze in tutto il mondo, che trattano la successione delle età dei metalli (a partire dall’Età dell’Oro), assegnavano invariabilmente a queste tre ère una ben maggiore antichità.

Anche le narrazioni sumere degli Anunnaki, che descrivono il loro arrivo sulla terra alla ricerca di oro e la creazione di Bad-Tibira come centro metallurgico nell’Edin, fanno risalire questi eventi a un periodo precedente il Diluvio.

Anche nella Bibbia si trovano riferimenti all’uso del metallo prima del Diluvio: osservando ad esempio che uno dei fiumi dell’Eden scorreva da dove <<giungeva il buon oro>> e notando che Tubalkain (della stirpe esiliata di Caino) era <<il fabbro, padre di quanti lavorano l’oro, il rame e il ferro>>. (Genesi 4,22). 

Secondo le iscrizioni sulle mura del tempio a Edfu, in Egitto, il dio Horus donò ai suoi sostenitori umani armi di “ferro divino” forgiate in una fonderia che lui aveva creato in quel luogo.

Attività estrattiva delle miniere

Pur se in linea di massima viene considerata parte integrante dell’argomento metalli e metallurgia, l’estrazione mineraria svolse un ruolo importante negli affari degli Anunnaki, come è descritto chiaramente nell’Epica di Atra-Hasis e in altri testi citati da ZS.

Essendo stati costretti a lavorare nelle miniere per estrarre l’oro di cui avevano bisogno, gli Anunnaki assegnati a tale lavoro si ribellarono, l’ammutinamento sfociò nella creazione di un “Lavoratore Primitivo” – l’Homo Sapiens – affinché lavorasse al posto loro.

Oro (Gush.kin, Ku.gi).

“L’Oro Lucente estratto dalla Terra”; anche Zu.ab. “Ciò che brilla proviene dalle profondità primordiali”, da cui deriva probabilmente (H) Zahab, “oro”): minerale prezioso e lucente che si trova sia sotto forma di filoni nelle viscere della Terra, sia come pepite nei letti dei fiumi o come granelli mescolati all’acqua di mare.

E’ il metallo più malleabile e duttile conosciuto: può essere allungato, ridotto in fili sottilissimi, in lamine, in fogli, in grani o polvere (oggi persino essere ridotto ai suoi atomi). Si può fondere, colare, forgiare, martellare e si può legare ad altri metalli; non è corrosivo ed è un perfetto conduttore elettrico.

Primo metallo noto al genere umano, sin dall’inizio venne considerato proprietà degli dèi che lo usavano per comunicare con l’umanità (il bastone d’oro che Viracocha consegnò in Perù; i Cherubini d’oro sull’Arca dell’alleanza per ascoltare Yhaweh). 

Sia nel Vecchio sia nel Nuovo Mondo, le dimore divine e i Sancta Sanctorum erano interamente rivestiti del prezioso metallo a formare recinti d’oro, decorati con emblemi d’oro, oggetti rituali in oro e perfino utensili in oro.

Secondo i testi sumeri, gli Anunnaki estraevano l’oro dall’Africa sud-orientale (Arali, “luogo dei filoni lucenti”), dalle miniere dell’Ab.zu (“Profonda sorgente primordiale”). I testi attribuivano la decisione degli dèi di creare l’uomo alla necessità di avere dei lavoratori primitivi in grado di sostituire gli Anunnaki nelle miniere, dopo l’ammutinamento di questi ultimi, stufi delle condizioni proibitive in cui erano costretti a lavorare.

Quando il Diluvio distrusse tutto, emerse una nuova fonte di oro, pronta per essere raccolta: le pepite che abbondavano sul terreno esposto proprio dalle acque del Diluvio in Sud America, dando origine agli insediamenti e alle operazioni che ebbero come centro Tiahuanacu. Ciò spiega la quantità incredibilmente vasta di oro e manufatti d’oro razziata dai conquistadores spagnoli nelle terre andine del Sud America, i cui indigeni non erano assolutamente in grado di estrarre dalle miniere.

Lo Stagno (An.na):

metallo che, a differenza dell’oro, argento o rame, si trova molto raramente allo stato puro in natura. Veniva ricavato da un minerale, la cassiterite (ossido di stagno), seguendo un processo di estrazione complesso, composto da numerosi fasi: il minerale veniva combinato con il carbonio in apposite fornaci in grado di raggiungere temperature elevate; lo stagno fuso veniva raccolto e purificato attraverso un ulteriore processo di fusione.

E’ un metallo estremamente utile perché, mescolato in piccole porzioni al rame (poco più del 10%), forma una lega – il bronzo – che acquista una resistenza straordinaria. Nonostante la complessità dei processi metallurgici che hanno consentito il passaggio alla cassiterite al bronzo, a Sumer (dove lo stagno veniva chiamato An.na, “Pietra Celeste”) “L’età del Bronzo” risale al 3600 a.C., e da lì si diffuse poi lentamente, nell’arco di parecchi secoli, in tutto il Vicino Oriente.

Questa impresa dei Sumeri è ancora più importante se si considera il fatto che, mentre il rame si poteva ricavare dalle fonti del Vicino Oriente, relativamente poco distanti (Cipro, Creta), i minerali di stagno si trovavano in terre più lontane: nel subcontinente indiano e nel Lontano Oriente, nelle Isole Britanniche (Cornovaglia) o in Sud America (nei pressi del Lago Titicaca).

Nel libro Gli Dei dalle Lacrime d’Oro di ZS, viene citato un testo sumero in cui Inanna parla della presenza di stagno nel suo dominio nella Valle dell’Indo e fornisce la prova che gli Anunnaki ricavavano lo stagno a Tihuanacu in Bolivia – ancora oggi principale fonte mondiale di stagno. ZS si è chiesto persino se il nome della città derivi dalla parola accadica per stagno – Anaku – così che Ti-anaku significava letteralmente “Città dello stagno”

Ferro: Età del ferro (An.ta):

il passaggio dal bronzo al ferro, quale metallo più robusto per armi e utensili, richiedeva importanti progressi tecnologici, che andavano dall’estrazione mineraria, alla separazione delle scorie, alla raffinazione, alla fusione, alla colatura.

Prove archeologiche indicano che il cambiamento si verificò nell’antico Vicino Oriente nel 1200 a.C. circa. Prove testuali, tuttavia, suggeriscono una precoce familiarità con il ferro: leggende egizie di Horus e Seth in battaglia – molto prima dell’era faraonica – descrivono Horus che donava ai suoi seguaci umani <<armi che vennero forgiate>> (ossia fatte di ferro).

La Bibbia, nel capitolo 4 della Genesi racconta che Tubalkain, discendente di Caino, era un “fabbro, padre di quanti lavoravano il rame e il ferro”, presumibilmente già prima del Diluvio. Nel Deuteronomio, la Terra promessa è descritta – all’epoca dell’Esodo, nel XV secolo a.C. – come un <<paese dove le pietre sono ferro e dai cui monti scaverai il rame>>. 

Fonte: 

Le Cronache Terrestri Rivelate di Zecharia Sirchin 2009

p: 104-163-186-187-230

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Il Sud Africa è conosciuto come il più grande paese produttore di oro al mondo. La più grande zona di produzione d’oro del mondo è il Witwatersrand, la stessa regione dove l’antica metropoli si trova. Infatti nelle vicinanze di Johannesburg, una delle città più note del Sud Africa, è anche un luogo chiamato “Egoli”, che significa la città d’oro. (Continua QUI l’interessante articolo) 

Nin.Gish.Zid.Da 

Caino il giovane ribelle

Dei e altri antenati

Prima parte

Non sapremo mai il nome, ammesso che ne abbia avuto uno, dell’ominide il cui Ti.it fu usato da Ninmah nella miscela genetica per creare il lavoratore degli déi: a causa dei vari tentativi fu infatti utilizzato più di un ominide. Ma grazie a ulteriori scoperte di tavolette cuneiformi, sappiamo di chi era “l’essenza” divina o linea di sangue usata in quel processo.

Ha importanza? forse non molta, tenuto conto dei vari altri antenati genealogici e genetici che l’uomo terrestre ha avuto nel corso del tempo. Ma se certi geni non muoiono mai, allora la questione è interessante, almeno dal punto di vista del cosa sarebbe successo se, dato che la storia del genere umano, fin dagli inizi biblici, non è una odissea a lieto fine. 

E’ un racconto più straziante di quelli che Shakespeare od Omero abbiano mai potuto concepire: una creatura mirabile, “l’Adamo”, viene realmente creata per essere uno schiavo, messo in un rigoglioso Eden, il suo soggiorno viene interrotto per aver disobbedito a Dio. Messo in grado di procreare, Adamo è condannato a sbarcare il lunario lavorando la terra arrida, mentre Eva è destinata a partorire nel dolore.

Mettono al mondo due figli, e sulla Terra ci sono così quattro esseri umani; poi Caino (un agricoltore), geloso di Abele (un pastore), uccide suo fratello, riducendo il genere umano a tre individui. Schiavitù, disobbedienza, fratricidio: fanno parte del nostro corredo genetico perché abbiamo ereditato in massima parte il DNA del regno animale terrestre o perché la linea di sangue selezionata dagli Anunnaki, i “geni alieni”, era quella di un giovane ribelle che aveva incitato i suoi compagni a uccidere Enlil.

Mentre in alcuni testi, compresi i riferimenti alla creazione dell’uomo nell’epica della creazione, il dio il cui sangue fu usato venne giustiziato per essere stato il capo dei ribelli, altre versioni dell’Atra-Hasis spiegano che la scelta fu dovuta al fatto che Dio aveva il Te’ema giusto, tradotto con “essenza vitale” o “personalità” (dal punto di vista genetico).

Dove non sono andati perduti del tutto, i segni cuneiformi che indicano il suo nome venivano letti Wèila (in accadico); nuove scoperte di tavolette  effettuate a Sippar negli anni 90 da archeologi iracheni lo chiamavano Alla in accadico e Nagar in sumero, un nome-epiteto che significa “artigiano del metallo”, specificatamente artigiano del rame.

Questo potrebbe suggerire una scelta deliberata (piuttosto che una pura e semplice punizione), in considerazione del fatto che anche Nachash serpente/conoscitore di segreti del racconto biblico del Giardino dell’Eden deriva dalla stessa radice verbale da cui deriva Nechoshet, che in ebraico significa rame. Il fatto che Nagar (e la sua sposa Allatum) siano elencati fra le divinità di Enki nelle varie liste di déi rafforza il suo ruolo di capo della insurrezione contro Enlil.

Gli studiosi biblici concordano che l’episodio di Caino e Abele rientri nel conflitto interminabile e universale fra agricoltori e pastori per il controllo di terra e acqua. Tali conflitti sono descritti nei testi sumeri come parte della storia dei primordi dell’umanità, un tema trattato in un testo dagli studiosi il mito del bestiame e del grano, in cui Enlil è la divinità dell’Anshan (grano e agricoltura) ed Enki il dio del Lahar (gregge e pastorizia), ruoli portati avanti dal figlio di Enil Ninurta, che come raffigurato sul sigillo cilindrico VA-243, (vedi immagine sotto) diede l’aratro agli uomini, e al figlio di Enki Dumuzi, che era pastore la pastorizia.

Come in altri esempi, la Bibbia ha fuso le due divinità (Enli ed Enki) in un solo “Jahweh” che accetta gli agnelli offertogli dal pastore (Abele), ma ignora le offerte dei “frutti della terra” fattegli dall’agricoltore (Caino). Proseguendo il concetto di Caino e Abele, la Bibbia dedica il resto del capitolo 4 della Genesi a Caino e ai suoi discendenti.

Timoroso di essere ucciso per il suo peccato, Caino riceve da Dio un “segno” protettivo visibile (il “marchio di Caino” tanto amato dai predicatori della domenica) che durerà per “sette” generazioni. (Se era trasmissibile di generazione in generazione, dev’essere stato un marcatore genetico). Come nel racconto del Diluvio lo stesso Jahweh, che ce l’aveva con il genere umano e ha cercato di eliminarlo ha poi fatto in modo di salvarlo attraverso Noè, anche qui Jahweh, dopo aver ignorato, condannato e punito Caino gli concede protezione e salvezza. Ancora una volta vediamo che la Bibbia unisce le azioni di Enki e quelle di Enlil attribuendole a un’unica divinità Jahweh.

Come viene risposto alla domanda di Mosè (Esodo 3,14), il nome significa “io sono quel che sono”, un Dio universale che una volta agisce attraverso/come Enlil e un’altra attraverso/come Enki, o a volte mediante altre entità (“déi”) che fungono da suoi emissari.

Seconda parte

Protetto da una divinità ben disposta nei suoi confronti, Caino vagò fino a raggiungere “il paese di Nod, a est di Eden”. Li conobbe sua moglie ed ebbe un figlio. Enoch (=”Fondatore” o “Fondazione”), e costruì una città che chiamò “Enoch” in onore del figlio.

Poi, << a Enoch naque Irad, Irad generò Mecuiael e Mecuiaèl generò Metsuaèl e Metsuaèl generò Lamech >>. Al raggiungimento della settima generazione (Adamo, Caiono-Enoch- Irad-Mecuiaèl-Metsuaèl-Lamech) la Bibbia diventa generosa, e perfino piena di elogi, nelle informazioni sulla linea di Caino e le sue conquiste.

Lamech si prese due mogli:

una chiamata Ada e l’altra Zilla.

Ada partorì Iabal: egli fu padre

Di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame.

Il fratello di questi si chiamava Iubal: Egli fu

il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto.

Zilla a sua volta partorì Tubalkàin,

il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro.

La sorella di Tubalkàin fu Naama.

Questi risultati di sette generazioni nel lignaggio di Caino furono celebrati da Lamech con una canzone, citata dalla Bibbia, combinava le “sette volte” di caino con l’invocazione di un enigmatico “settanta volte sette” da parte di Lamech formando un triplo sette simbolico (7-7-7).

Nonostante la sua brevità, il racconto della linea di Caino nella Bibbia descrive una civiltà progredita che, partendo con un lavoratore della terra e passando attraverso una fase beduina di pastori nomadi che vivevano in tende, arrivò a gestire con successo la transazione della vita contadina a quella urbana, che vantava la presenza di musicisti e di esperti in metallurgia.

Dove sorse una simile civiltà se non nell’Edin antidiluviano o nella futura Sumeria? La Bibbia evita di dirci dove si stabilì Caino, limitandosi a dichiarare che andò << a est di Eden >>, << verso il paese di Nod >> (=”vagabondaggio”). Sta a noi indovinare di quanto si spostò Caino << a est di Eden >>: giunto fino alle terre delle montagne di Zagros che in seguito divennero Elam, Gutium e Media? Lui e la sua famiglia continuarono a vagare verso est sull’altipiano iraniano fino alla regione di Luristan dove si lavorano i metalli e alla valle dell’Indo ricca di bestiame? Quei viandanti arrivarono fino all’estremo Oriente? E magari attraversarono perfino l’Oceano Pacifico, raggiungendo le Americhe?

Non è una domanda assurda, dato che in un passato remoto l’uomo in qualche modo arrivò nelle Americhe, migliaia di anni prima del Diluvio. L’enigma consiste nel chi, come e quando. Gli studiosi in genere sono partiti dal presupposto che i Sumeri (e i loro successori in Mesopotamia) non fossero interessati a una “linea perduta” di Cainiti e pertanto non l’abbiano documentata.

E tuttavia è inconcepibile che la parte biblica relativa alla migrazione di Caino, ai suoi discendenti e alle loro impressionanti conquiste non si sia basata su qualche documento scritto mesopotamico. A dire il vero, una tavoletta di questo genere, attualmente nell’archivio del British Museum/catalogata BM 74329), trascritta (vedi figura sotto), tradotta e citata da A.R. Millard e W.G. Lambert sulla rivista Kadman (volume VI), parla di un gruppo di esiliati che erano “aratori” (come Caino, che era un “coltivatore della terra”).

Costoro vagarono fino a raggiungere un paese chiamato Dunnu (il “paese di Nod della Bibbia”?), dove il loro capo, di nome Ka’in (!), costruì una città il cui simbolo era costituito da due torri gemelle:

Egli costruì a Dummu

una città con due torri gemelle,

Ka’in destinò a se stesso

la signoria della città. 

L’indizio su una città famosa per le sue torri gemelle è particolarmente interessante. Un arrivo precoce di esseri umani nelle Americhe attraverso l’Oceano Pacifico non è solo la conclusione scientifica più recente, ma anche in sintonia con le tradizioni locali dei nativi sia del Sud che del Nord America.

In Mesoamerica l’arrivo leggendario riguardava imbarcazioni provenienti da una terra ancestrale di Sette Grotte e Sette Santuari (vedi figura sopra, da un codice Nauarl preazteco). Mettendo in evidenza i parallelismi con il 7-7-7 nella linea di Caino/Lamech, dove sono messi ben in evidenza nei libri scritti dallo scomparso Professore Zecharia Sitchin, sia “Gli dei dalle Lacrime d’oro” che “Gli Architetti del tempo”. Il professore si chiedeva se il nome della capitale azteca Tenoch-titlan (= Città di Tenoch), oggi Città del Messico, potesse aver davvero avuto il significato di (“Città di Enoch”), una città con il suo tempio azteco con due torri gemelle all’epoca dell’arrivo degli spagnoli (vedi figura sotto).

Un’altra domanda che si fa ZS è: se il marchio di Caino, che doveva essere notato e riconosciuto a prima vista, avrebbe potuto essere l’assenza di peli sul viso degli uomini mesoamericani. 

Le Analogie  del testo con la storia biblica dei personaggi di Caino e della città che costruì sono evidenti, ma l’ipotesi è che tutto questo sia avvenuto nell’ambito geografico del Vicino Oriente. Ciononostante l’ipotesi di un salto transpacifico nelle Americhe si rifiuta di svanire, dal momento che il dettaglio di quattro fratelli che sposarono le loro sorelle e fondarono una città è il nucleo delle principali leggende degli inizi delle popolazioni native del Sudamerica.

Lì (come illustrato dettagliatamente in Gli Dei dalle Lacrime d’oro) la leggenda parlava dei quattro fratelli Ayar che sposarono le loro sorelle, continuarono a peregrinare e fondarono la grande città di Cuzco con il suo Tempio. Trovarono il luogo giusto per questo “Ombelico della Terra” con l’aiuto di una verga d’oro che avevano ricevuto dal Dio Viracocha (= “creatore di tutto”).

Pur restando confusi da queste somiglianze, c’è una cosa che può essere affermata con certezza: se le leggende (e i popoli) hanno viaggiato, l’hanno fatto dal Vicino Oriente alle Ande, e non viceversa. Se le cose sono andate così, allora siamo in presenza di un segmento di umanità che potrebbe essere sopravvissuto al Diluvio senza l’Arca di Noè, procurando un lignaggio genetico umano evitando di ricorrere ai matrimoni misti.

La Storia “mitologica” (?) ha dato poche informazioni riguardo alla discendenza di Caino, ha speso solo poche parole, dicendo che andò a est di Eden, mentre la Bibbia ha dato molta rilevanza alla stirpe di Set il terzogenito nato dopo il fratricidio di Abele. Gli dèi hanno messo un marchio su Caino e una “fatua numerica” 7-7-7 assolvendolo dal peccato mortale, diventando molto generosi nei suoi confronti.

Dalle mie letture: prosa e considerazioni del libro “Quando i Giganti abitarono la Terra” di Zercharia Sitchin p:191-192-193-194-195196-197-198 

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