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Almanacco di marzo 2016

Uniamo i puntini [VIDEO]

Scritto da MMJ
Video originale: https://youtu.be/GfYIX_-TJRg?t=2m23s

Che cosa hanno in comune l’innalzamento del livello del mare in Bangladesh, l’interruzione dei servizi pubblici in Ghana e l’austerità nel Regno Unito?
Sono tutti parte della stessa storia globale. La storia di una economia globale che collega varie crisi economiche, politiche, ambientali e sociali affrontate dalle comunità di tutto il mondo.


Facendo domande su questa storia – come è collegato il tutto? Chi c’è dietro e quali sono i motivi? – Cominciamo a scoprire le verità evidenti di quello che rappresenta l’economia globale; l’unico insieme di regole che governano il mondo intero (regole come ‘la crescita a tutti i costi’); il piccolo gruppo di élite di persone che detengono il potere intenzionalmente a livello globale; e il fatto che le persone con più energia nel sistema globale sono quelli che lo proteggono e lo reiterano per promuovere i loro interessi. LINK

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cattura

TTIP e agricoltura. Come l’UE nega il disastro 

Istruttiva, la risposta della Commissione Europea alla nostra interrogazione sul disastro che il TTIP causerà all’agricoltura europea. Mostra come l’UE nega l’evidenza quando difende il trattato.

Abbiamo domandato alla Commissione Europea se non sarebbe meglio abbandonare il negoziato TTIP, quanto meno nel settore dell’agricoltura, alla luce di uno studio d’impatto pubblicato dal Dipartimento per l’Agricoltura USA. Tratteggia gli esiti del TTIP sul settore agricolo legati a due diversi gradi di deregulation del commercio. Dice che in tutti i due casi l’aumento delle esportazioni di prodotti agricoli USA verso l’UE sarà superiore all’aumento delle esportazioni di prodotti agricoli UE verso gli USA. Allo scenario legato alla deregulation più alta (eliminazione sia delle barriere tariffarie sia delle barriere non tariffarie che ora impediscono l’ingresso nell’UE di OGM e carne agli ormoni) corrispondono sia il rovesciamento della bilancia commerciale fra le due sponde dell’Atlantico, che ora pende decisamente a favore della UE, sia la diminuzione nell’UE (ma non negli USA) della produzione agricola e dei prezzi dei prodotti agricoli, dai quali dipende il reddito degli agricoltori.

La Commissione Europea, nella risposta all’interrogazione, riassume lo studio statunitense a suo modo. Secondo lei, gli USA otterrebbero “maggiori vantaggi” dal TTIP solo in quest’ultimo scenario, che però non si verificherà perché … Continua a leggere QUI 

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Preso il terrorista. A 300 metri da dove abitava.

 Preso il terrorista. A 300 metri da dove abitava. 

 Maurizio Blondet

Chissà perché nell’arresto di Salah Abdeslam qualcosa suona falso. Ricercatissimo, doveva essere in Siria nei ranghi di Daesh, invece era nel quartiere dov’è nato e vissuto, Molenbeek, Bruxelles. Ma non aveva amici nel Califfato? Del resto anche il 14 novembre 2015, dopo che lui e la banda jihadista avevano fatto le stragi del Bataclan e del Caffè Voltaire,  più quella mancata allo Stade De France, se n’era scappato con i complici a Molenbeek, da Parigi; tre ore di auto, la macchina viene fermata dalla polizia a Cambrai, e lasciata ripartire verso il Belgio, perché a quell’ora – dice la versione ufficiale – non erano ancora ricercati. E Salah dà all’agente persino il suo indirizzo di Molenbeek. Decisamente è affezionato al suo quartiere. E perché riparare in Siria, dove non conosci nessuno?

E la notte del 15-16 novembre 2015? La polizia belga localizza Abdeslam in un strada  – di Molenbeek, naturalmente –  e  ormai gli agenti sono pienamente allertati della strage avvenuta a Parigi, pronti dunque a catturarlo….ma no, cosa andate a pensare. A Bruxelles non si possono far irruzioni poliziesche tra le 23 e le 5 del mattino, si disturba il vicinato. Così il mattino dopo, fatta irruzione in vari appartamenti, il tremendo terrorista non si trova più.

Caccia spietata, comunque. Mesi e mesi. Due polizie, la belga e la francese, ventre a terra sulle sue tracce. Inutile, l’assassino ormai è in Siria, a combattere. Continua a leggere QUI 

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 Geoingegneria: ecco come hanno ridotto la Terra

Edoardo Capuano 

Geoingegneria

 

 

 

Il pianeta Terra è diventato una bolla gigantesca, composta da sostanze volatili molto pericolose, diciamola tutta…una sorta di camera a gas.

La Nasa ha recentemente diffuso le ultime immagini della Terra e sorpresa qualcosa è cambiato rispetto all’immagine della Terra registrata dalla ISS nell’anno 2000.

Oggi non abbiamo più quel cielo limpido e azzurro come una volta, tutto quello che c’era un tempo ora è soltanto un lontano ricordo di quando non eravamo contaminati da chi sa quale schifezza irrorata.

Infatti nel 2015, quel colore “blu” si è trasformato in un pallido e mortifero colore grigio-celestino, come del resto le nuvole, che vengono sistematicamente “divorate” dalle sostanze chimiche rilasciate da aerei cisterna 24 ore al giorno e tutto davanti ai nostri occhi. Continua a leggere QUI

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Geoingegneria ufficiale e geoingegneria clandestina:
una sinossi essenziale

Quali sono le principali differenze che intercorrono tra geoingegneria ufficiale (o accademica) e geoingegneria clandestina (o illegale o bellica)? Vediamole in modo essenziale. Le abbrevieremo rispettivamente con G.u. e G.c.

• G..u. Che cos’è. E’ il complesso dei progetti volti ad arginare il cosiddetto (inesistente) riscaldamento globale ed a governare i fenomeni meteo-climatici, attraverso il dispiegamento di varie metodologie e strumenti tecnologici: diffusione di composti dello zolfo in atmosfera, dispersione di ferro negli oceani per favorire la proliferazione di fitoplancton utile a catturare il biossido di carbonio, l’installazione di specchi nello spazio per riflettere una quota della radiazione solare, uso di mongolfiere etc.

• G.c. Che cos’è. E’ l’insieme delle operazioni chimiche e biologiche compiute nella biosfera con i seguenti obiettivi: ottimizzare le trasmissioni radar nonché controllare i processi economici e demografici, dal dominio del clima in settori strategici e produttivi allo sfoltimento della popolazione. Si veda la criminale Agenda 21.Continua a leggere QUI

Nin.Gish.Zid.Da

NIENTE di BUONO

Famiglia, tradizioni e cristianità contro  il capitalismo e lo sfruttamento.  Scritto da MMJ

 

Tra poco arriva la Pasqua. È importante dirlo perché le feste come questa, o ad esempio il Natale, ci ricordano l’importanza della famiglia, delle tradizioni, della cristianità che difendono i veri valori e soprattutto sono un baluardo contro il capitalismo e lo sfruttamento.

Ricordatevelo e siatene fieri mentre regalate ovetti di cioccolata Nestlé, fatti con olio di palma e il regalino dentro (per cui NON si è disboscato, NON si ha contribuito all’estinzione di molte specie e alla diminuzione degli spazi degli aborigeni, il giochino dentro NON è stato prodotto in qualche fabbrica del terzo mondo, di certo NON da un lavoratore sfruttato e con materiali sostenibili).

…Mentre affettate l’agnellino (che è solo un animale, NON una vita, quindi va benone etichettarlo, trasportarlo, farlo a pezzi e usarlo a nostro piacere, e così fare per tutte le altre specie non umane, pagando altri perché lo facciano, in altri luoghi nascosti alla nostra vista).

…Mentre ringraziate Gesù, Dio e felici di avere la fortuna di essere tutti cristiani e quindi di condividere certi valori (perché è evidente che essere cristiani oggi NON permette che ci siano discrepanze di valori e anzi, è garanzia che siamo tutti d’accordo su tematiche importanti, d’altronde è una delle religioni più diffuse al mondo NON perché ha usato violenza e si è imposta con la politica e sterminando le altre religioni, ma perché è l’unica vera e, il suo credo, seppur implichi una sudditanza a un entità con cui bisogna per forza essere d’accordo qualsiasi cosa faccia e dica, senza mai metterla in dubbio, NON crea una base psicologica di adesione e sottomissione all’autorità e quindi ci mantiene liberi nel corpo e nell’anima).

…Il tutto mentre vi godete le poche ore libere con i vostri cari sperando che non diano di matto (perché il resto delle ore è portato via dal sistema di sfruttamento del lavoro che ovviamente NON è sostenuto e difeso dalla visione classista della società che dà l’istituzione della famiglia stessa, anzi, questa NON è per niente la base legale per la protezione del patrimonio di padre in figlio e NON replica al suo interno i crismi autoritaristici del sistema.) LINK 

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Sospeso da Goldman Sachs: ha fatto donazione a Trump 

di Maurizio Blondet 

Si chiama Luke Thorburn, ed è l’unico addetto del colosso bancario d’affari ad aver dato un contributo alla campagna del candidato: per 534,58 dollari. Si tenga conto che gli altri dipendenti di Goldman Sachs hanno fatto donazioni per oltre 199 mila dollari a Marco Rubio, 99 mila per Hillary Clinton (le contribuzioni alle campagne dei candidati devono essere pubblicamente dichiarate) . Siccome era l’unico, di lui ha parlato il New York Times: così la banca se n’è accorta, ed ha preso le misure.

Formalmente, la banca non l’ha punito per aver scelto Trump, ma per un altro motivo. Ha scoperto che Luke Thorburn ha con altri un sito, che si chiama “Make Christianity Great Again”, e si propone come un’organizzazione di cittadini che intende “portare Dio al centro delle nostre vite”. Il motto – che evoca quello di Trump, Make America Great Again, appare sui cappellini che l’organizzazione vende per 14.99 http://makechristianitygreatagain.com/ 

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Investimento milionario per la pubblicità dell’olio di palma su tv e giornali per frenare l’emorragia di consumatori che dicono no ai prodotti con l’olio tropicale.

Gli spot dell’olio di palma sulle reti televisive Rai e Mediaset sono iniziati il 28 febbraio 2016 e proseguiranno per tre settimane. Il budget rimane una notizia riservata ma deve ammontare a qualche milione di euro, visto che il programma prevede anche due settimane di inserzioni a tutta pagina sui giornali e altre tre settimane di banner in rete (vedi video sotto). Rispetto alla campagna realizzata nei mesi di settembre/ottobre 2015, promossa solo da Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta Italiane che raggruppa le maggiori aziende italiane di prodotti da forno, gelati, snack, merendine), questa volta il promotore è la nuova associazione “Unione italiana (http://www.oliodipalmasostenibile.it/) per l’olio di palma sostenibile“.

Il numero di aziende sostenitrici e di gruppi industriali è aumentato a dismisura rispetto all’iniziativa dell’autunno. Nella lista troviamo: Ferrero, Unilever, Nestlé e Unigrà, Aidepi, Assitol (Associazione italiana dell’industria olearia che raggruppa le principali aziende del settore che producono olio extravergine di oliva, olio di semi e margarine), Associazioni Prodotti e Preparazioni alimentari aderenti ad Aiipa (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari). Si tratta di una santa alleanza che riunisce buona parte delle aziende alimentari che usano olio di palma. Questo elemento deve fare riflettere perché dimostra che gli alimenti contenenti l’olio tropicale sono migliaia e che l’invasione si è estesa a tutti i livelli. La stima di 12 grammi di palma al giorno presenti nel piatto degli italiani (dato fornito dalle stesse aziende) è inquietante. Per un ragazzo arrivare al limite non è difficile, bastano mangiare a colazione 5 biscotti tipo Molinetti Mulino Bianco Barilla (ognuno contiene circa 2.5 g di palma e 0,4 g di burro).
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IL FIGLIO DEL CAPITANO MERYLL, AL SECOLO PAOLO MIELI, CONTINUA LA SUA SOLITARIA BATTAGLIA CONTRO L’AVANZARE DEL “COMPLOTTISMO”

A pagina 42 del Corriere della Sera di oggi è pubblicato un lungo articolo di Paolo Mieli che, prendendo a pretesto l’uscita di un saggio di Vladimiro Satta, cerca maldestramente di “smontare” alcune ricostruzioni storiche proditoriamente definite “dietrologiche” proprio dal figlio del “capitano Meryll”.

La sortita di Mieli ha tutta l’aria di essere una “excusatio non petita”, essendo il nostro un noto tessitore di trame lavorate quasi sempre al riparo di occhi indiscreti. Quelli come Mieli, abituati da anni a manovrare masse rese idiote da una disinformazione scientifica, tremano all’idea che una nuova ondata di consapevolezza possa far crollare il vergognoso castello di menzogne costruito nel tempo da uomini “cerniera” fra mondo dei servizi e sistema mediatico. Fortunatamente, però, grazie all’esplosione di internet, molti cittadini hanno ora strumenti utili per demistificare e denunciare le manipolazioni interessate che il modello “mainstream”, per conto di una oligarchia finanziaria feroce, continuamente promuove. Continua a leggere QUI

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Ma i poveri sono bestie, come suggerisce Eugenio Scalfari? 

I tempi attuali hanno questo di particolare: dovremo viverli sino in fondo e berne la coppa sino alla feccia. Uno dei maestri residui del pensiero italiano (un altro, celebratissimo, è crepato recentemente), il nababbo Eugenio Scalfari, nei giorni scorsi se ne è uscito con tale argomentazione: i poveri soddisfano esclusivamente i loro istinti e voglie primari; non ne hanno di secondari: la ricerca di Dio, ad esempio; collezionare ceramiche Ming; leggere trattati di socialisti tedeschi dell’Ottocento; scrivere per il teatro; occuparsi di lirica et cetera. Il loro mondo (il mondo dei poveri) è chiuso, basico, animale. I poveri, ne consegue, dei bruti. Ovviamente Scalfari ha ragione. Tutta la mia famiglia, ad esempio, in particolar modo i miei ascendenti diretti (nonni materni e paterni), son lì a confermare le sue tesi. Aggiungo di più. I poveri, quelli veri, quelli che ben presto popoleranno la nazione, sono pure brutti, sporchi e cattivi.

Brutti poiché le privazioni imbruttiscono; e un lavoro non intellettuale (lavoro intellettuale: scrivere articoli da quattro soldi con l’aria condizionata, i piedi sul tavolo e le sfogliatelle alla propria destra, ad esempio) non regala tempo per curarsi la barba Villaggio in Fantozzi come un orticello (altro esempio). In quanto brutti i poveri attirano altri brutti: ne nascono, a meno di un terno secco cromosomico, figli brutti. I poveri sono sporchi, poi, perché quando si è brutti, con un lavoro di merda, e la mattina ci si sveglia con una donna laida, grassa e sboccata al fianco (è un esempio pure questo) si va in depressione, e, in depressione, come tutti sanno, non si ha mica voglia di farsi la doccia, profumarsi con essenze che nemmeno si è in grado di comprare o tagliarsi i baffi in maniera cool. Va da sè che un tizio che è brutto, con una moglie brutta, e figli brutti, senza una lira, con un lavoro merdoso e le ascelle che gli puzzano, si incattivisca ogni giorno che passa. Continua a leggere QUI

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A BRUXELLES E A FRANCOFORTE HANNO VOLUTO LA DISTRUZIONE DELL’ITALIA. CON LA COMPLICITÀ DEI NOSTRI POLITICI (di Giuseppe PALMA) 

Volete sapere la verità su cosa è accaduto esattamente in questi anni? Bene, allora Vi presento la mia prima opera narrativa, un racconto.

Chi è abituato a leggermi sa benissimo che scrivo saggi (e ne ho scritti davvero tantissimi), ma questa volta la verità Ve la racconterò con un’opera narrativa, in modo tale che tutti – ma proprio tutti – possano capire cosa è accaduto…

Le donne e gli uomini nati dalla fine degli anni Settanta in avanti sono stati lasciati soli: lo Stato italiano, tradendo la Costituzione e le intenzioni dei Padri Costituenti, ha sottoscritto – da Maastricht a Lisbona – Trattati capestro che hanno ridotto alla disperazione e alla fame almeno una generazione. E in tutto questo la fa da padrone uno strumento di morte e schiavitù, l’€uro, una moneta completamente sbagliata che impone la svalutazione del lavoro a vantaggio esclusivo del capitale internazionale e dei mercati finanziari. Continua a leggere QUI

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Italiani in libia

Non dobbiamo invadere la Libia

di stefano.dandrea

Non dobbiamo aggredire la Libia, sia con il “consenso” del governo di unità nazionale fantoccio, sia senza il consenso del fantomatico fantoccio.
Il terrorismo mediatico che paventa attacchi dell’IS è pura propaganda atlantista e guerrafondaia: vuole spingerci a compiere un atto che oltre ad essere contrario alla Costituzione è folle sotto il profilo della razionalità.

L’IS ha compiuto l’attentato contro la Francia perché quest’ultima lo aveva già bombardato e ha fatto saltare un aereo russo, perché la Russia aveva già bombardato l’IS. L’IS non ha nessun interesse a procurarsi da solo altri nemici, visto che già combatte, su vari fronti, numerose guerre da posizione isolata.

Se aggrediremo la Libia, l’IS diverrà uno dei paladini del “patriottismo libico” (sia pure nella cornice della ideologia “internazionalista” dell’IS), sentimento che si diffonderà nei cittadini libici e nelle tribù contro i membri del governo fantoccio che eventualmente darà il consenso all’aggressione o comunque contro le forze politiche che accetteranno di allearsi con gli invasori per tentare di ottenere il potere o briciole di potere.

Ovviamente, dopo che avremo invaso la Libia, l’IS compirà attentati in Italia. LINK 

Nin.Gish.Zid.Da

fanciulli italiani dormite, eccovi il ciucciotto

La Depressione? E’ una “deliberata politica” UE, dice King

Maurizio Blondet 2 marzo 2016

Non vi capisco, voi che criticate Matteo Renzi. Fa’ al suo meglio il compito per cui è stato messo lì, terzo nella lista dei “messi lì”: cantarvi le canzoncine mentre morite. “Mezzo milione di posti di lavoro in più! Il mio Jobs Act è impressionante! E tasse giù! Deficit in calo! Successo impressionante della lotta all’evasione!”.

Come le favole che si raccontavano ai bambini, perché sprofondassero nel sonno sognando fate e folletti. Solo che quello in cui vi fanno cadere, è il sonno della morte, della grande depressione economica. La disoccupazione giovanile è sul 40%. I nuovi assunti sono i vecchi; il numero degli inattivi, ossia di quelli che hanno rinunciato a cercare, non fa’ che aumentare. Come le tasse, del resto. Ma lui deve cantarvele. Perché ce lo chiede l’Europa.

Non ascoltate, vi prego, il vocione dell’adulto che può svegliarvi. “La depressione in cui vi affondano è una scelta deliberata della UE”. Chi è che parla? E’ Lord Mervyn King, governatore della Banca centrale britannica dal 2003 al 2013, quindi che ha tenuto il timone monetario nel decennio della peggior crisi epocale. Già quando era banchiere centrale, quindi con l’obbligo di mentire, suscitò la mia personale attenzione per una certa tendenza a dire la verità: figurarsi adesso che è in pensione e scrive saggi. L’altra sera, nel presentare il suo ultimo libro alla London School of Economics, ha mostrato un grafico strano.

Che compara la depressione in corso in Grecia con quella che soffrirono gli Stati Uniti nel 1929-39. La depressione in Grecia è peggiore, più profonda e mortale di quella di allora; ancor peggio, mentre negli Usa a cinque anni dalla crisi si notò un lento risalire, a Grecia affonda e affonda. Non può salvarsi, ha spiegato King: La Grecia peggio degli Usa anni 30

La Grecia peggio degli Usa anni 30

“I paesi alla periferia dell’area euro non hanno più nulla per controbilanciare l’austerità. Gli si impone puramente e semplicemente di tagliare la spesa totale, senza alcuna forma di domanda per compensare. Non avrei mai immaginato che avremmo rivisto, in un paese europeo, una depressione più profonda di quella che gli Usa soffrirono negli anni ’30. E’ spaventoso, ed è avvenuto come un atto deliberato di scelta politica, il che lo rende ancora più grave”.

Lord King ha detto chiaro che la zona euro è condannata. Le iniezioni di liquidità della BCE non servono più a niente, ci consegnano a un destino di “salvataggi bancari senza fine, imposizione di austerità e pressioni delle elites “in Europa e Usa” di fare dell’eurozona una zona di trasferimento. Questa è la storia del “occorre più Europa per sanare i difetti dell’UE”: voi vi affidate al governo di Bruxelles rinunciate alle ultime briciole di sovranità, e i paesi favoriti dall’ euro “trasferiranno” i loro surplus ai paesi in deficit, come succede per esempio nella federazione americana col dollaro. Secondo questo sogno, il popolo tedesco dovrebbe cacciare 280 miliardi per appianare i deficit di greci, italiani, spagnoli, irlandesi, portoghesi. E’ un’altra di quelle favolette che vi raccontano mentre vi fanno morire: non solo i tedeschi non lo faranno mai – non essendo la UE una comunità di destino – ma anche questo, allo stato in cui siamo, non servirebbe più. Troppo tardi. 

Per i paesi del Sud, “Se la sola alternativa è l’austerità schiacciante, la continua disoccupazione di massa e l’impossibilità di porre rimedio al problema del debito, allora lasciare la zona euro sarà l’unica strada da seguire per invertire la rotta verso la crescita economica e il pieno impiego”.

Tornare alle monete nazionali. Nessuno dice che sia facile e indolore, ovvio. Ma “ i benefici di lungo periodo superano i costi del breve”. L’alternativa è ascoltare le canzoncine Renzi e Padoan mentre vi strangolano. Sono più bravi di Monti, perché lui non cantava le favole, ci godeva a vedervi morire. In questo eseguono il loro compito molto meglio.

Perché secondo King anche il completamento dell’eurozona come zona di trasferimento non è la soluzione? Perché è tardi. “L’unione monetaria ha creato un conflitto tra le oligarchie centraliste da una parte, e le forze della democrazia a livello nazionale dall’altra”. Non vedete il crescere dei partiti populisti? Per King sono – orrore, orrore – “le forze della democrazia” che si svegliano (non riguarda voi, fanciulli italiani: dormite. Eccovi il ciucciotto, vi diamo le unioni civili, siete contenti no?). 

Lord King

Se le elites sovrannazionali provano a forzare un altro passo verso “più Europa”, ossia “i diktat di Bruxelles”, quel che otterranno rischia di essere “una rivolta pubblica”. Il continuo tentativo delle oligarchie tecnocratiche di “trasferire la sovranità, di nascosto, ad un centro non-eletto, è profondamente viziato, e incontrerà la resistenza popolare”.

Avete mai sentito un banchiere centrale ammettere che il processo europeo è profondamente viziato? Tanto di cappello a Lord King.

L’eurocrazia, con la complicità entusiasta della Germania, ha stroncato la volontà popolare in Grecia, punendola in modo disumano per la colpa di essersi lasciata indebitare troppo dalle banche tedesche e francesi. Facile, oltre che disonesto. Ma ora, dice Lord King, 

Alcuni dei nostri assassini

vedete che Irlanda e Spagna sono senza governo, dopo le fresche elezioni, in quanto i loro governi di prima, che obbedivano alla UE imponendo austerità e “compiti a casa”, non sono stati votati dagli elettori. La Commissione Europea come risponde? Che la democrazia non vale, contro i patti firmati – e i governi (quelli appunti che sono decaduti) hanno firmato le più stupide regole sull’austerità. Perché l’oligarchia si sente depositaria della sola cura, anzi della sola verità: Il “triangolo virtuoso di austerità, riforme strutturali e investimenti”.


Che l’Italia abbia bisogno di riforme strutturali è indubbio: ma sono precisamente quelle che Renzi, e prima di lui Monti, e prima ancora Berlusconi, non fanno. E forse non possono fare: dovrebbero rendere efficiente, snello e poco costoso il settore pubblico, vera palla al piede dell’economia, con la sua mentalità di potenza occupante di un popolo straniero; instaurare la legge marziale per percettori di mazzette e gli assentisti; obbligarli a ripetere “o concuorzo” con cui si sono fatti assumere; vietarne la sindacalizzazione; abolire, magari, le Regioni. E chi “riforma” la casta degli insegnanti? (1). Chi ha il coraggio di “riformare” la magistratura? Di mettere le mani nella solidissima associazione a delinquere che si chiama Comune di Roma Capitale, il cui scandalosi furti paghiamo tutti noi a piè di lista? 

Ci salverà la “destra”?

E su questo non me la prendo con Renzi ossia la cosiddetta “sinistra”. Me la prendo con la cosiddetta “destra”. Chi propone Salvini come sindaco di Roma? Irene Pivetti, una (l’ho conosciuta) che da presidente della Camera (dove si è caduta in sindrome anti-berlusconiana, facendosi manipolare da Violante e intortare da Scalfaro e contribuire a provocare la prima crisi di governo anti-Cav, e perdendo la poltrona), ha poi deciso, a quarant’anni, che la sua vocazione era di farsi strada come soubrette televisiva, con le sue gambette ahimè stortignaccole…una fallita in tutti i campi che ha provato, proposta come sindachessa del più difficile comune d’Italia, che richiederebbe le competenze di un amministratore fallimentare, di un superpoliziotto, di un santo guerriero e di un martire, tutte insieme.

Ma probabilmente Salvini ha voluto fare una cosa umoristica, mica ci crede.

E allora vogliamo parlare della Meloni? Quella che davanti a un milione di persone radunatesi per la difesa della famiglia cristiana – una folla che mai ha potuto sognare di vedere ai suoi comizietti – ha annunciato giuliva d’essere incinta di un rapporto extra-matrimoniale, aspettandosi l’applauso? Essa possiede un vero sesto senso per gli umori della folla, ne sente il polso, ecco un vero leader. C’è stato un momento in cui ha proposto come sindaco di Roma Rita Dalla Chiesa, figlia del generale omonimo, oggi presentatrice televisiva: e il bello che la Meloni ha proposto la Rita non solo senza avvertire gli alleati, ma senza nemmeno avvertire la Rita: la quale, assediata dai media, è caduta dalle nubi, s’é persino dichiarata inadatta al compito (il che le fa già onore, in confronto con la Meloncina, di tutto capace). 

Poi s’è capito che la grande politica della Destra aveva sparato il suo nome a casaccio, strumentalizzandolo nelle liti interne del centro-destra. Così la Destra, che ha la maggioranza a Roma, finirà per dare il Comune ai Cinque Stelle o ai Marchini, il “palazzinaro critico”: l’uomo giusto al posto giusto. Quando il meno peggio è effettivamente quello proposto da Berlusconi, Bertolaso, metà poliziotto e metà soccorritore.

Il che è tutto dire. Che cosa suggerisce tutto ciò? Perché vi ho raccontato queste cose della “destra”, che già sapete? Perché dimostrano che non ha – non è – una classe dirigente. Che i voti potenziali della “maggioranza del Paese” siano in mano alla Meloni evoca il detto napoletano, di quella cosa “in mano ai lattanti”. Salvini mi è simpatico, ma non sa alzarsi oltre la felpa del capetto locale. Questa classe politica non ha riserve di personalità indiscusse da proporre. Non hanno che presentatrici televisive e soubrettes fallite da mettere ai posti che contano. Sono la prova vivente del fatto che gli italiani non si sanno auto-governare. Non hanno classe dirigente capace di atti coerenti e coraggiosi, di un progetto politico che non sia dettato da fuori, da Bruxelles. Da Washington, da Berlino. Il coraggio non ce lo si può dare. Ma non si può fare a meno del coraggio, nelle grandi crisi.

Volete credere che questi siano capaci dell’atto di audacia di uscire dall’euro, tornare alla moneta nazionale come suggerisce King, tenere il timone nella tempesta monetaria che seguirà, contrastando i nemici interni e le urla dei servi dei poteri esteri? Ci vedete la Meloni? Salvini? Non solo non hanno le competenze, non il coraggio; non hanno la legittimità e il polso per un simile cambio di politica.

E allora non vi lamentate di Renzi. Ascoltate le favole che vi canta mentre state distesi nella bara, sempre più freddi nella deflazione che è il gelo: ripresa, deficit cala, tasse scendono, lavoro! Impressionante il mio successo!

LINK

Note:

  1. Sulla classe insegnante, si veda il saggio di Giovanni Solimine, “Senza sapere. Il costo dell’ignoranza in Italia”. L’Italia sembra non rendersene conto: tutte le statistiche ci ricordano il basso livello di competenze degli studenti e della popolazione adulta, lo scarso numero di laureati e diplomati che il nostrono invecchiato e gracile sistema produttivo non è capace di assorbire, la debole partecipazione dei nostri concittadini alla vita culturale. Un paese povero di risorse materiali e in ritardo dovrebbe investire in formazione più degli altri paesi. Invece continua a non avere una politica della conoscenza, fondamentale per la costruzione del nostro futuro: gli investimenti in istruzione e ricerca ci costerebbero meno di quanto ci costa l’ignoranza. Questo è il paradosso di un’Italia senza sapere. http://www.ibs.it/code/9788858111857/solimine-giovanni/senza-sapere-costo.html

L’Europa di Cameron

British Prime Minister David Cameron, right, takes his seat with European Council President Donald Tusk, left, during a bilateral meeting on the sidelines of an EU summit in Brussels on Thursday, Feb. 18, 2016. European Union leaders are holding a summit in Brussels on Thursday and Friday to hammer out a deal designed to keep Britain in the 28-nation bloc.  (Olivier Hoslet, Pool Photo via AP)

Scritto da MMJ in febbraio 19th, 2016.

Due pesi e due misure!
Mentre per tutti i paesi europei la norma è adeguarsi ai diktat di Bruxelles per rimanere in europa, in questi giorni il primo ministro Cameron ha scritto una lettera a Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, elencando le richieste perché il suo paese possa continuare a far parte dell’Unione Europea.

Tra le sue belle richiestine abbiamo:

1. Applicare una legislazione differenziata (cioè più elastica) alle banche e agli organismi finanziari. Non sia mai che non si perda il dominio finanziario da parte della City.

2. Proteggere i paesi che non usano l’euro come moneta. Qui il paradosso è che la moneta unica si è scelta per essere forti e competitivi secondo le leggi assurde del mercato, ma l’Inghilterra chiede appunto che chi non aderisca all’euro sia protetto da questa maggioranza eurofila.

3. Che la competizione entri nel DNA dell’Europa. Quindi, nonostante si chieda nel punto precedente di non farsi schiacciare da una regola inerente al mercato, qui si chiede di esasperare quella regola e quindi via al mercato sempre più libero, con sempre meno vincoli.

4. Mantenere la sovranità del regno unito. Anche qui, in completa deroga a quello che accade negli altri paesi che devono accettare e sottomettersi alle decisioni del consiglio europeo (organo non eletto, ricordiamolo), si chiede che l’Inghilterra possa recedere dagli impegni quando ci sia una maggioranza compatta di parlamentari che lo richiede. La ciliegina sulla torta è che la motivazione addotta è quella di poter lavorare alla creazione di un’unione ancora più stretta con gli altri paesi dell’Unione Europea. (!?)

5. Più controllo sull’immigrazione: tra le altre cose si chiede che gli immigrati possano accedere al Welfare solo dopo essere stati residenti almeno 4 anni. Mi sembra giusto: dopo esser fuggito da una guerra o dalla povertà, dimostri di aver vissuto 4 anni senza sussidi e quindi puoi accedere ai sussidi. Non fa una piega.

Aggiunge anche che, quando un nuovo stato entra a far parte dell’unione, i suoi cittadini non abbiano immediatamente diritto alla libertà di movimento negli altri paesi finché l’economia del loro paese non si è “allineata” con quella del resto dell’UE. Perché a noi non frega se sono stranieri, mica siamo razzisti, a noi frega se sono poveri!

Questo dovrebbe far capire chi comanda davvero in Europa e quali sono gli orizzonti che ci aspettano.

http://www.masonmassyjames.it/blog/leuropa-di-cameron/

“artigli che si uniscono”

In Europa bisogna stare con Renzi, o italioti

di Maurizio Blondet

Premessa:

Sono molte le cose che non condivido dell’attuale governo italiano, ma condivido pienamente l’articolo che qui sotto viene esposto da Maurizio Blondet.

L’intervento che ha fatto il nostro presidente del consiglio alla UE, sulla infrazione che l’Italia avrebbe fatto nei confronti dei migranti per non rilevare le impronte digitali è puerile se non addirittura offensiva nei nostri confronti, e badate bene, nei confronti di tutti noi italiani.

Con i giochetti che i vari burattinai hanno messo le mani sul nostro paese ci hanno portati non all’austerità, ma decisamente all’indigenza di milioni di persone, in tutti i settori della vita, salute, economia ecc. Sanno come prenderci per i fondelli deridendoci, lo abbiamo visto con (l’ultimo vero statista italiano), Craxi, sappiamo tutti da molto che il dividi e impera è un buon viatico per creare fazioni avverse tra la popolazione e, “loro” lo esercitano molto bene.

Nessuno si è mai domandato perché Craxi è stato fatto fuori dalla magistratura italiana, (queste sono due ipotesi: Ipotesi 1 Ipotesi 2) non certo per disonestà, in quel periodo tutti da destra e sinistra facevano i loro affari come è sempre stato in Italia, non è una novità, il motivo è molto più truculento e va ricercato nello sgarbo fatto agli yankee in quel di Sigonella (fate una ricerca e andatevelo a leggere), così “l’ultimo statista vero” è stato cacciato con disonore, (lanciandogli anche le monetine), costretto all’esilio in terra straniera.

Poi, è arrivato il Berlusca con tutti i suoi difetti e addentellati, amico di Putin, amico di Gheddafi. Gli interessi italiani (perché erano nostri interessi di tutti noi non va dimenticato) sull’energia (gas petrolio), davano molto fastidio (come ha dato a suo tempo fastidio Mattei ed eliminato fisicamente) al triunvirato Francia, Inghilterra, USA e anche alla Germania che adesso fa i suoi affari prevaricando l’embargo imposto dagli yankee. 

Tutti contenti che il Berlusca sia stato costretto a lasciare, (pena la distruzione delle sue aziende in borsa) e tutti pronti ad andare addosso all’untore di turno (noi italiani siamo fatti così, facili da strumentalizzare).

Sappiamo cosa è arrivato dopo … “il castigamatti” Dragone che a messo in difficoltà (compresi suicidi di imprenditori dignitosi) migliaia di famiglie; massimi livelli di disoccupazione, esodati destinati (ancora oggi) ad un limbo interminabile. Colpa nostra? Sì colpa nostra! Perché con la paura di fallire gli abbiamo “concesso cessioni di sovranità“.

Tre governi si sono succeduti e senza essere mai stati eletti dal popolo; ora abbiamo un governo, nella figura del suo leader M.R. anche lui non eletto, ma solo per grazia ricevuta, è stato fulminato sulla via di Damasco, parlando chiaro alla UE, buono o cattivo che sia il premier, in questa sua presa di posizione verso la Comunità Europea, va sostenuto e non demonizzato, perché sono sicuro che tra non molto le ingerenze politiche estere faranno in modo di cacciarlo come è stato fatto per gli altri e, quello che lo sostituirà, sarà ancora peggio.

Difficilmente mi cimento nella politica e non sono nemmeno uno scrittore provetto (prevalentemente copio e incollo articoli di mio gradimento raccolti nel web) ma, come me penso siano tanti altri che leggono nel web e questo articolo di Maurizio Blondet merita di essere letto, auspicando un risveglio delle menti ormai atrofizzate degli italiani da molto tempo. wlady.

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Un giornalista idiota ha goduto pubblicamente, sul suo giornale, di come la Merkel ha umiliato e deriso Matteo Renzi “il parolaio”. Mettendone in rilievo il fatto che Renzi in Europa non conta nulla, non lo invitano ai pre-vertici, ci minacciano di infrazione europea perché non abbiamo preso le impronte ai clandestini, eccetera.

Ora, lo so che sono prediche inutili. Ma se in Europa Renzi non conta nulla, è colpa di noi italioti. Non è Renzi; è l’Italia a non contare nulla, perché è divisa e proclama di avere schifo dei suoi leader, e pronta a dargli torto e sbranarli, al minimo segnale che venga da Berlino, Washington, Bruxelles.

Gli stranieri sanno che possono fare qualunque cosa, contro il nostro governo di turno, e trovare in Italia una parte, magari grossa, che applaude – per odio al governante di turno. E’ successo con Berlusconi: lo hanno addirittura mandato via e sostituito con un uomo loro, facendoci per giunta pagare miliardi perché, per cacciare Berlusconi, ci hanno fatto espandere lo spread di 500 punti.

Berlusconi è un pirla, e da pirla s’è lasciato cacciare; ma l’insulto, la diminuzione e l’umiliazione, l’abbiamo subita – e pagata – tutti noi. Metà di noi, pure scodinzolando, e prestandosi al golpe. Dovevamo difendere tutti insieme non Berlusconi, ma la violazione del diritto, della democrazia contro l’ingerenza straniera più offensiva. Non l’abbiamo fatto. 

Gli stranieri non dimenticano, e ce lo fanno continuamente pagare. Ci hanno fatto versare 125 miliardi al Fondo di Stabilità, la Germania se n’è servita ampiamente prendendosene 418 per salvare le sue banche, la Francia da sola se n’è accaparrata 128 – e desso a noi negano il diritto di salvare le banchette. E metà di noi godono, la maggior parte dei nostri media applaudono, perché ciò inguaia la ministra Boschi, “l’amante di Renzi” – ma vergognatevi, italioti..

Lo so che è una predica inutile. Siamo il paese che da secoli chiama lo straniero sul suo territorio, perché distrugga la fazione avversa. Però ci provo. Vi siete accorti che giornali prima favorevoli o rispettosi, cominciano a trattare Renzi come hanno trattato Berlusconi? E’ che dall’estero hanno dato l’ordine di linciaggio – perché Renzi dice cose che l’Europa non vuol sentire. Prima, Renzi piaceva alla Merkel; adeso non piace più. Ed è stata avviato il tritacarne dell’italiota.

La Nuova EuropaLa Nuova Europa

Riusciamo ad essere tutti d’accordo, anche la cosiddetta opposizione, sui punti in cui Renzi ha ragione di fonte alla oligarchia d’Europa?

Ha ragione a dire “surreale” l’apertura di una infrazione contro di noi per come non abbiamo registrato i profughi. Con queste scuse, la UE i profughi continua ad accollarceli sul gobbo, e non se ne prende che 160.

Ci obbliga a mantenerli a 30 euro al giorno, che non ci rifonde. La Merkel, che ha provocato ed aggravato l’ondata immigratoria, non ha alcuna fretta di risolvere il problema: “Ci sono problemi che noi europei abbiamo avuto bisogno di dieci anni per risolvere, e qui sono passati solo cinque mesi”.

“Ci sono un partito e un leader che controllano l’Europa in modo inaccettabile”, ha detto Renzi a preventive dei socialisti. Siete d’accordo che ha ragione? Allora sostenetelo, italioti.

La nuoa sede NATO a Bruxelles: atigli che si uniscono.

La nuova sede NATO a Bruxelles: artigli che si uniscono.

Renzi ha ragione: con la sua imposizione dell’austerità, Berlino ha trasformato la recessione in depressione profonda, in deflazione invincibile: è un comportamento per cui la Germania dovrebbe essere messa sul banco degli imputati, non lasciata alla guida.

Renzi ha più che ragione. “Le imprese tedesche fanno affari con la Russia contraddicendo le sanzioni contro Mosca per la crisi ucraina”. Ha ragione: la Germania fa’ pagare agli altri europei le sue idiozie e errori. Preferibilmente ai mediterranei. E ai piccoli (ungheresi). L’Italia è un paese grosso, che potrebbe essere temibile se dicesse qualche “No”. Bisogna deriderlo, perché se no potrebbe aggregare alleati attorno alle sue posizioni.

Ieri al pre-vertice dei socialisti europoidi, la sua posizione ha incontrato l’approvazione portoghese, belga, dell’inglese Corbyn; l’Austria si è smarcata da Berlino perché è nelle prime linee di invasione di immigrati…chi invece ha mandato a monte la giornata?

I tedeschi- naturalmente col reggicoda francese, il Moskovici. “Di sinistra”, ma quando si tratta di difendere gli interessi tedeschi, anche i più sporchi, sono indistinguibili dalla Merkel.

“Il tedesco Sigmar Gabriel, vice cancelliere, non c’era al vertice”, riferisce Huffington Post,“ E il tedesco Schulz ha parlato prima di Renzi. Il che significa che ha potuto evitarsi l’imbarazzo di commentare i toni forti usati dal premier italiano contro la Germania”. Conclusione del medium italiota: “Schulz non accoglie”.

Schulz il Kapò, è quello stesso che il giorno prima aveva commentato le elezioni in Polonia, dove ha avuto la maggioranza il partito di Kacszynski, “un golpe”.

Capito? Schulz trincia giudizi sulle elezioni altrui. Su un partito che “ha vinto le elezioni in modo legittimo e giusto, un partito che rappresenta una forte e vibrante presenza nella società polacca, che s’è sentita spinta al limite dalla precedente élite liberale e filo-europeista” (come ha scritto il giornale ceco Hospodářské noviny ). 

Ma sul governo tedesco, rispetto al quale dovrebbe essere all’opposizione, nemmeno una parola di critica. Sapete cosa vuol dire questo? Che la Germania ci sta dando di nuovo una dittatura europea. Persino senza volerlo. Una dittatura di cui stiamo già cominciando a pagare il prezzo, ed ancor più lo pagheremo, perché – lo sappiamo – quando questi ritengono di aver ragione ( o temono di non averla, o la loro coscienza di bottegai li avisa che c’è da perdere a dar ragione agli altri) vanno fino in fondo.

Allora: vogliamo provare una volta a dar ragione al governante – che ce l’ha? A non indebolirlo e deriderli preventivamente quando va’ in EU a difendere non solo i nostri legittimi interessi, ma il principio stesso dell’uguaglianza degli stati-membri, che vengono, se sono piccoli e deboli, trattati come straccioni e riempiti Magari raccontiamoci che stiamo “vigilando contro la dittatura fascista risorgente”. E’ vero, anche se non è fascismo questo. E’ peggio.

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