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Magaldi – Nascerà il Pdp, Partito Democratico Progressista

Magaldi: smascheriamo insieme i bari della politica italiana

Smascherare i bari della politica? Facilissimo: basta vedere chi votò per Mario Monti, il devastatore dell’Italia inviato a Roma nel 2011, tramite Napolitano. Una missione speciale, la sua, per conto dei super-poteri oligarchici che hanno fatto dell’Ue una fabbrica di diktat, trasformando i Parlamenti in “bivacchi di manipoli” dormienti, ancora impegnati a recitare la liturgia di una democrazia che ormai non esiste più, non conta, non decide più niente.
 
Se ne vergognano, gli ex sostenitori di Monti? «Certamente se ne vergogna Bersani, che infatti nella sua nuova formazione politica ha inserito un riferimento all’articolo 1 della Costituzione “fondata sul lavoro”, ben sapendo di aver votato a favore della riforma Fornero, massimo attentato politico nella storia recente contro il mondo del lavoro e dei lavoratori».
 

Parola di Gioele Magaldi, autore del bestseller “Massoni” e presidente del Movimento Roosevelt, che ora annuncia un conto alla rovescia: quello della nascita di un nuovo soggetto politico destinato, spera, a sconvolgere la “palude” italiana, intasata di replicanti finto-progressisti e finto-ribellisti, per fornire agli elettori una vera chance di cambiamento in senso sovranistico e democratico, lontano dalla “dittatura” di Bruxelles e dei suoi corifei nazionali.

Berlusconi? Ancora una volta incerto e ambiguo, nell’elogiare – forse in funzione anti-Salvini – la Pax Europea di cui avremmo beneficiato. Niente di più falso, sostiene Magaldi, in collegamento con David Gramiccioli ai microfoni di “Colors Radio”: questa Ue, che doveva unire il continente – accusa il leader del Grande Oriente Democratico – ha letteralmente frantumato l’Europa, provocano una feroce crisi economica e pericolose rivalità tra Stati. Il Pd renziano? Minestra riscaldata: lo stesso Renzi ha commesso errori madornali come quello sul referendum, e il suo destino è comunque segnato.

In ogni caso, aggiunge Magaldi, anche una quota rilevante di elettorato Pd è delusa e disorientata, nonostante l’overdose di camomilla somministrata dal Gentiloni di turno, vero e proprio clone del dimenticabile Enrico Letta.
 
«In Italia – sostiene Magaldi – esistono praterie sconfinate, sul piano politico, per chi voglia provare a cambiare davvero il corso delle cose: manca solo uno strumento chiaro e preciso, finalmente a disposizione degli elettori». Proprio per questo, aggiunge, nascerà il Pdp, Partito Democratico Progressista: un programma netto, destinato a smascherare l’ipocrisia generale e la reticenza dei partiti di oggi, incluso il Movimento 5 Stelle.

«A Roma il movimento di Grillo non ha dato buona prova di sé, e c’è da temere che sarebbe così anche su scala nazionale, se dovesse governare l’Italia». Per un motivo semplice, dice Magaldi: «I 5 Stelle non avevano un vero programma per la capitale, così come non hanno un vero programma per il paese».

 
Per “vero programma”, spiega Magaldi, si intende qualcosa di esplicito e inequivocabile: aprire una vertenza storica con l’Ue, minacciando di sbattere la porta. Obiettivo: ripristinare la democrazia in modo sostanziale, quella dei diritti del lavoro, svuotata dalla tecnocrazia euro-tedesca, che Magaldi definisce “paramassonica”, dettata dalle strutture di potere apolidi che hanno fabbricato l’attuale globalizzione asimmetrica, che concentra i poteri e fa sparire i diritti, spingendo i cittadini verso una precarietà universale, senza speranza.
 
Un esito inaccettabile, da rovesciare a partire dalle fondamenta, riscrivendo le regole: l’economista Nino Galloni è uno dei cervelli del movimento fondato da Magaldi per sollecitare il risveglio della politica italiana, di cui però ancora non si vede traccia. E dunque, se i partiti continuano a dormire, non resta che scendere in campo direttamente: è questo il ragionamento alla base del varo (imminente, pare) del Pdp, aperto a «chiunque ami sinceramente la democrazia, cioè la legittima quota di sovranità assegnata ad ogni cittadino».
 

Schiaffi in faccia per tutti

NON CONOSCONO VERGOGNA !

Mattarella e il PD daranno al MES le chiavi dello Stato. Impariamo cos’è. 

Gentiloni premier e commissariamento del MES. Ecco come i figli della Troika stringono il cappio attorno all’Italia

NO al quarto governo NON eletto dal popolo

Il Patto Cazzaroni

Ecco cosa succede a chiedere aiuto all’ESM: come ricattano la Grecia oggi.

Magaldi: solo teatro, nessuno vuol fare guerra a Bruxelles 

Renzi va a casa per dar posto a Gentiloni, un Renziano, europeista, che segue la linea Monti-Napolitano 

Paolo Gentiloni? Un’ombra agli ordini di Renzi 

Ma Gentiloni non è colui che il 21 marzo 2015 inopinatamente firmò per cedere tratti di mare italiani alla Francia?

«Nel mezzo del cammin di nostra vita “ci ritrovam” per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita.»

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 Negli anni 90 l’Italia era la quinta potenza mondiale. Eppure la costituzione era la stessa di adesso…Meditate…

di jedanews.it

Dell’Italia nel dopoguerra non era rimasto quasi più nulla, una nazione che aveva il PIL del Bangladesh, e che doveva decidere in che direzione andare per risollevarsi.

Da quando i padri fondatori, seduti sulle macerie hanno stilato la Costituzione più bella del mondo che garantisce i diritti umani fondamentali, e i nostri nonni e padri si sono sacrificati spaccandosi la schiena per una nazione migliore, l’Italia in 35 anni è risorta dai cumuli di macerie diventando la quinta potenza mondiale e il primo Paese al mondo per risparmio privato e per ricchezza privata pro-capite. Fino ad arrivare al 1994, quando le agenzie di rating ci definivano “Economia leader d’Europa”, quando “stracciavamo” la Germania sia in produzione che export. Un paese sovrano di se stesso ricco, ricchissimo, diritti garantiti, Stato sovrano, Parlamento sovrano, Costituzione sovrana. Una legislazione del lavoro che era invidiata da tutto il Pianeta.

Eppure la Costituzione era quella di adesso, la stessa che ora viene considerata un problema dai nuovi pseudo padri costituenti che (sotto pressione delle élite finanziarie mondiali) vorrebbero renderla carta straccia a colpi di referendum.
Vogliono farci credere che basta una riforma costituzionale per risollevare l’ Italia, che la seconda parte della nostra bella Costituzione vada rivista, superando sistemi che hanno perso il loro significato storico (vedi Bicameralismo). È però un dato di fatto che il Bicameralismo perfetto, abbinato ad un sistema elettorale di tipo proporzionale, non ha impedito all’Italia di diventare quinta potenza economica al mondo, e di avere tra i migliori sistemi di tutela sociale e civile per i lavoratori e le famiglie.

La legge sul divorzio, quella sull’aborto, lo Statuto dei lavoratori, la riforma del diritto di famiglia, il Sistema sanitario nazionale, furono tutte leggi approvate con l’attuale sistema costituzionale.

Ma allora se Costituzione non è il problema dell’ Italia, qual’ è il VERO problema? Perché negli ultimi anni siamo scesi così in basso pur avendo la Costituzione più bella del mondo?

Nel 1993 dei tecnocrati europei che nessun italiano ha mai eletto avevano creato il Trattato di Maastricht, poi nel 2007 quello di Lisbona, fino ad arrivare all’Unione Europea (che una volta erra Comunità Europea) con la conseguente creazione della moneta unica, tutti fattori che  lentamente negli anni hanno esautorato il Parlamento del tutto, hanno tolto all’Italia la sovranità monetaria, e hanno persino violato già in parte la nostra Costituzione.

Cari politici, ma se la costituzione è la stessa dei “tempi d’oro”, i sistemi politici lo stesso, forse il problema non sarà rappresentato dalle cose che oggi abbiamo di diverso da quei tempi, ovvero l’austerity e l’Euro ?

Fonte diretta: http://www.jedanews.it/blog/storia-2/italia-potenza-mondiale-costituzione/

Lo dicono Loro:

Carpeoro: Renzi è finito. E’ solo, nessuno si fida più di lui

napolitano1Napolitano è stato il garante di Renzi nei confronti del sistema economico-finanziario europeo e degli altri capi di Stato: nessuna sorpresa, quindi, che oggi si schieri con Renzi. Ma il problema è che il referendum è solo lo strumento per far fuori Renzi. E un sostituto di Renzi già pronto in realtà non c’è, neanche il leader grillino Di Maio. Quindi passerebbe un altro annetto: prima di eliminarlo vogliono che Renzi rantoli, per un bel po’ di tempo. E Napolitano, che è stato il suo garante nazionale e internazionale, non ci sta. Ma questo cosa cambia? Il voto del 4 dicembre non cambia niente, gli italiani sono destinati a subire le stesse cose che subivano prima del referendum.

Le cose cambieranno solo per Renzi. Perché anche il potere, nel senso più deteriore del termine, richiede una rete di complicità. E Renzi ha commesso un errore: al di là del sostegno che gli ha dato Napolitano, in questo momento è politicamente solo. Non ha più nessuna complicità: i possibili complici li ha “solàti” tutti. Berlusconi, Letta, D’Alema, Bersani: non ha mantenuto nessuno degli impegni che, con loro, aveva preso verbalmente. E quindi adesso è drammaticamente solo, sta precipitando in un dirupo e non trova nessun appiglio per fermare la caduta. Continua QUI

Dietro questa riforma c’è il golpe di Napolitano

di Paolo Becchi – 30/11/2016

0-16283“La revisione della Costituzione ha un obiettivo politico ben preciso: è il tentativo di portare a compimento in modo legale quel colpo di Stato architettato nell’estate del 2011 dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il sostegno della Banca centrale europea (BCE). Non bisogna infatti dimenticare che la mente della riforma in corso non è certo Renzi, che è un mero esecutore, ma Napolitano, che sino alla sua peraltro meramente formale uscita di scena è stato il vero Capo del Governo, rispetto al quale prima Monti, poi Letta e infine Renzi sono stati solo dei docili strumenti. […] La riforma costituzionale e la legge elettorale, il cosiddetto Italicum, sono strettamente legate, e hanno un unico obiettivo: realizzare ciò che Napolitano si è prefissato già dal 2011, vale a dire l’instaurazione di un regime postdemocratico, in cui il potere sarà affidato a un Primo ministro dotato, all’interno, di poteri pressoché assoluti e, all’esterno, completamente sottoposto ai diktat dell’Unione europea e della finanza globale. […] Al posto di un governo democratico si vuole dunque un governo oligarchico che sappia applicare con rapidità le direttive di Bruxelles, come JP Morgan, nel documento che di seguito citiamo, invitava a fare: le costituzioni del dopoguerra come la nostra avevano una connotazione troppo pericolosamente socialdemocratica, per questo devono essere cambiate. Ricordate? Era stata proprio la società finanziaria americana, nel 2013, a dare le indicazioni fondamentali all’Italia: le costituzioni mostrano una forte influenza socialista, aveva scritto, «che riflette la forza politica che i partiti di sinistra hanno guadagnato con la sconfitta del fascismo». E ancora: Continua QUI

Il “no” supererà qualsiasi sondaggio

 Scritto il 29 novembre 2016 by Federico Dezzani

renzi-genova-2-220x150Il voto sulla riforma Boschi si avvicina ed il mondo politico, premier in testa, è totalmente assorbito dalla campagna referendaria. Non spenderemo neppure una parola nel tentativo di influenzare o mobilitare gli italiani: abituati a giocare d’anticipo, diremo soltanto che il “no” alla riforma Boschi vincerà, e lo farà con un margine superiore a quello previsto da qualsiasi sondaggio: 60% contro il 40% per il “sì”. Alla base del nostro ragionamento c’è il referendum abrogativo dell’aprile 2016, che portò alle urne 16 milioni di persone, espressesi all’85% contro il governo: per Matteo Renzi, “il fuoriclasse” della politica (De Benedetti dixit) che ha trasformato il referendum in un plebiscito sulla sua persona, è impossibile anche solo pareggiare quella cifra.

Il “no”? Vincerà col 60%

Vaga, il premier Renzi, inquieto e spaesato, aspettando il fatidico 4 dicembre: l’errore di aver trasformato il referendum sulla riforma Boschi in un plebiscito, un sì o un no sull’azione di governo, gli ha tolto ormai da mesi il sonno. La sconfitta di Hillary Clinton, la candidata per cui il presidente del Consiglio (unico in Europa) si era speso pubblicamente, gli sottrae poi qualsiasi appiglio cui aggrapparsi il giorno dopo il referendum, quel fatidico 5 dicembre che segnerà, se non la fine, perlomeno una durissima battuta d’arresto alla carriera del premier. Continua QUI

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Qualche riflessione sul referendum di Pietro De Sarlo

Comunque vadano a finire le cose questa campagna elettorale sarà ricordata come la più spregevole della storia della Repubblica. Come altro si può definire una campagna elettorale che ha sdoganato una volta per tutte il clientelismo? Il Devoto – Oli lo definisce un “sistema di rapporti tra persone basato su favoritismo (soprattutto in campo politico), in nome di un reciproco interesse”.

Nei tempi della mia gioventù questa pratica era vissuta come abietta, contraria al senso stesso della politica come aspirazione nobile a spendersi per il bene della collettività. Era una pratica gestita dai sottopancia, di nascosto, nei vicoli e chi la praticava la negava e se ne vergognava. Ora non un sottopancia ma il Presidente della Regione Campana incita una platea numericamente, e forse non solo numericamente, nutrita di sindaci ad offrire pizze, totani e frittelle e con orgoglio proclama, riferendosi ad uno dei sindaci presenti: ”Come sa fare lui la clientela lo sappiamo. Una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda. Che cosa bella!”. Ecco, che cosa bella la clientela! Altro che la tensione morale ed etica e la preoccupazione di fare una costituzione moderna e rispettosa dei principi di democrazia e dei diritti inalienabili degli esseri umani dei nostri Padri Costituenti.

Complimenti! L’esaltazione del do ut des come sistema di Governo. Anzi, che dico! Il Governo non serve più: basta il sottogoverno! Continua QUI

Per la Germania il TTIP è definitivamente “fallito”. Sarà vero?

IL CIUCHINO DI TROJA

La Germania: il TTIp è morto.
Cremaschi: merito del Brexit

La notizia è volata anche sui media mainstream, telegiornali compresi: dopo Donald Trump, anche il numero due del governo tedesco, Sigmar Gabriel, leader dell’Spd che sorregge la super-coalizione (larghe intese) guidata da Angela Merkel, “boccia” senza appello il famigerato Ttip, cioè il Trattato Transatlantico sul commercio Usa-Ue sviluppato in anni di trattative segrete, condotte a porte chiuse dai responsabili delle principali 1500 lobby statunitensi ed europee, dietro il paravento della Casa Bianca e della Commissione Europea. 

Trattato che, come trapelato, avrebbe messo fine alle storiche garanzie europee sulla salute, la qualità dell’agricoltura, la sicurezza del cibo e le tutele sul lavoro, autorizzando le multinazionali a “piegare” al loro volere – con pensanti sanzioni – qualsiasi governo si opponesse al loro business. Sarebbe stata la fine dello Stato di diritto, sotto molti aspetti. Ma ora l’incubo sembra dissolversi: «Il governo tedesco dichiara morto il Ttip, grazie alla Brexit», scrive Giorgio Cremaschi, ricordando tra l’altro che il governo Renzi «era il più servile verso il terribile trattato», da approvare a scatola chiusa. Motivo in più per «votare No alla sua controriforma costituzionale».

Il vicepremier della Germania Gabriel, socialdemocratico, ha dichiarato che il Ttip non si farà più, scaricando le responsabilità del fallimento del trattato sulle eccessive pretese degli Stati Uniti, per le loro multinazionali, scrive Cremaschi sulla sua pagina Facebook. «La verità è che dopo la Brexit i negoziati per il Ttip non sono neppure cominciati. Doveva esserci una sessione decisiva proprio alla fine di giugno e il nostro ministro Calenda si era sperticato sulla necessità di giungere ad un accordo. Il governo Renzi si era mostrato il più servile, il più colonizzato d’Europa». Francia e Germania invece «avevano già frenato sull’intesa». Ma il precedente accordo tra Canada e Ue, con molti dei contenuti del Ttip, «spingeva comunque verso il disastro». Poi, «per fortuna il popolo britannico ha votato No alla Ue ed è saltato tutto: grazie alla Brexit si sono fermati, a dimostrazione che il voto britannico è stato un grande segnale positivo per la libertà e i diritti dei popoli».

Certo non è finita, ammette Cremaschi. Ma «il liberismo sfrenato del Ttip era troppo favorevole agli interessi delle multinazionali Usa: per questo quelle tedesche e francesi alla fine hanno festeggiato il suo fallimento». Ma questo, aggiunge l’ex leader sindacale Fiom, non vuol dire che «le aggressioni al lavoro, allo stato sociale e all’ambiente in Europa finiranno». I poteri economici e finanziari della Ue (e i loro politici di complemento) «continueranno a fare danni finché i popoli europei non li fermeranno». Intanto, però – grazie alla Brexit – «una catastrofe è stata evitata», sintetizza Cremaschi. «Ora dobbiamo evitarne un’altra: la distruzione della nostra Costituzione». Il fronte del Sì al referendum «è fatto dalle stesse forze e interessi che erano favorevoli al Ttip e che avevano demonizzato la Brexit». Sconfiggerli «sarà un passo avanti per l’Italia e l’Europa», visto che «i No dei popoli fanno bene alla democrazia».

http://www.libreidee.org/2016/08/la-germania-il-ttip-e-morto-cremaschi-merito-del-brexit/

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Il trattato CETA applicato provvisoriamente a tempo indeterminato. L’UE beffa parlamenti e cittadini

E’ il contestatissimo gemello del TTIP. Per l’entrata in vigore serve il sì del Parlamento Europeo e di tutti i parlamenti nazionali e regionali, ma Bruxelles seppellisce la democrazia senza compilare il certificato di morte.

Il contestatissimo trattato di libero scambio CETA fra UE e Canada – il gemello minore del TTIP – troverà presto attuazione provvisoria a tempo indeterminato (cioè anche in perpetuo) per dribblare l’indispensabile approvazione da parte dei parlamenti nazionali e del Parlamento Europeo: questo, almeno, è il piano della Commissione Europea rivelato dalla testata giornalistica Politico. Si creerà così un precedente per l’applicazione dell’indigeribile TTIP e soprattutto (come nel caso del referendum olandese sui rapporti fra UE ed Ucraina) l’Unione Europea renderà completamente ininfluente la volontà espressa dai cittadini o dai loro rappresentanti. Ovvero, seppellire la democrazia senza compilare il certificato di morte.

Come il TTIP, il CETA antepone i profitti ai cittadini e all’ambiente, apre alla privatizzazione dei servizi pubblici, permette alle grandi società di far causa ai Governi in caso di leggi contrarie ai loro interessi.

Le trattative per il CETA sono state condotte dalla Commissione Europea. Per l’entrata in vigore è richiesta l’approvazione del Consiglio UE (formato dai ministri degli Stati membri), del Parlamento Europeo e di tutti i 38 parlamenti nazionali e regionali dell’UE, poiché durante il summit UE del luglio scorso i capi di stato e di governo hanno riconosciuto che il CETA è un trattato commerciale “misto”, ovvero tocca anche materie di competenza degli Stati membri e non solo dell’UE. La Commissione Europea avrebbe preferito definire il CETA come un trattato di esclusiva competenza UE: in questo caso l’approvazione dei parlamenti nazionali e regionali non sarebbe stata necessaria.

Per la cronaca, il ministro italiano Calenda si è adoperato per evitare che il CETA debba ricevere l’approvazione dei parlamenti nazionali e regionali. Sembra che Bruxelles abbia trovato il modo di accontentarlo.

Per applicare provvisoriamente il CETA a tempo indeterminato basterà il sì da parte della maggioranza qualificata del Consiglio UE, che potrebbe arrivare già in ottobre. In base ad un documento interno UE di cui Politico ha diffuso il leak, l’unico ostacolo è ora stabilire se escludere dall’applicazione provvisoria del CETA alcune parti del trattato, e quali: vari Stati vorrebbero lasciare da parte il capitolo relativo agli investimenti, che come il TTIP contiene il sistema ICS: si tratta della clausola ISDS (la possibilità di far causa ai Governi in caso di leggi che danneggiano i profitti) con ritocchi esclusivamente cosmetici. In base a questo stesso leak, soltanto la Germania desidera che il Parlamento Europeo approvi il CETA prima dell’applicazione provvisoria.

In Italia nessuno sta parlando di tutto questo. In Germania, dove si susseguono iniziative e dimostrazioni contro il CETA, 100.000 cittadini hanno firmato un ricorso con lo scopo di far dichiarare incostituzionale il trattato.

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Tre Motivi Per Dire NO al CETA 
(Il TTIP Uscito dalla Porta Rientra dalla Finestra) 
È di questi giorni la notizia che il governo tedesco considera “fallito” il TTIP. Ma prima di esultare bisogna fare estrema attenzione: quello che è uscito dalla porta può sempre rientrare dalla finestra, le forze che lo hanno voluto sono sempre vive e operanti. Questo post di Nick Dearden spiega perché dobbiamo temere il CETA, l’accordo tra Canada e UE, tanto quanto il fallito TTIP, e perché il secondo può di fatto rientrare in scena tramite il primo.

di Nick Dearden, 15 agosto 2016La scorsa settimana ero con gli attivisti di tutto il mondo che sono venuti in Canada per il World Social Forum. Un tema cruciale di discussione riguardava gli accordi di libero commercio in stile “TTIP” e come possiamo fare a fermarli. Per noi in Europa il più importante al momento è il CETA – l’accordo commerciale tra Canada e UE (formalmente il Comprehensive Economic & Trade Agreement), che potrebbe diventare legge già all’inizio del prossimo anno, a meno che non riusciamo a fermarlo.I nostri alleati in Europa e in Canada ci hanno fornito delle motivazioni forti per essere più attivi contro il CETA.

1. Il CETA è sostanzialmente il TTIP che, uscito dalla porta, rientra dalla finestra

Molte aziende USA oggi operano in Canada perché le due economie sono fortemente integrate a seguito della ratifica di un altro grande accordo commerciale stretto 20 anni fa, il NAFTA. L’infame sistema di un tribunale sovranazionale, che permette che aziende estere facciano causa ai governi su più o meno qualsiasi cosa non gradiscano, è incluso nel CETA tanto quanto nel TTIP. Nel CETA c’è una versione in parte riformata, ma non abbastanza riformata da impedire le cose che non accettiamo, ad esempio il fatto che le aziende possano fare causa ai paesi che fanno leggi sulla protezione ambientale, che introducono regolamentazioni sulla protezione sociale, ecc.

Quindi se il CETA entra in vigore, centinaia di aziende con sede negli Stati Uniti potranno comunque fare causa ai paesi europei tramite il Canada, con o senza il TTIP. E non facciamo finta che le stesse multinazionali canadesi non abbiano già fatto aggressivamente ricorso a questo sistema!

2. La legge canadese può minacciare i nostri sistemi di protezione

Il CETA ha meno risonanza pubblica del TTIP, forse perché il Canada non sembra così “grosso e cattivo” come l’economia USA. Ma il Canada ha certe regolamentazioni spaventose, che rappresentano una vera minaccia per le nostre leggi. Per esempio, il Canada è il terzo più grande produttore di organismi geneticamente modificati al mondo. Si sono appena inventati il salmone OGM a quanto ci dicono, che non richiederebbe alcuna specifica etichetta. Hanno anche condizioni terribili sulla tutela del benessere degli animali.

Se i produttori britannici dovessero competere con questi colossi dell’agrobusiness usando le loro tecniche andrebbero subito in rovina o dovremmo sopportare a una corsa al ribasso sugli standard di qualità.3. I nostri negoziatori hanno detto “sì” al petrolio da sabbie bituminose per avere accesso al mercato degli appalti locali canadesi

Sembra ora abbastanza chiaro che l’accordo sul CETA è stato fatto più o meno così: in primo luogo l’Europa ha messo da parte le proprie obiezioni sui combustibili fossili più inquinanti del pianeta, le sabbie bituminose, che stanno trasformando ampie zone del Canada in devastati paesaggi lunari. Questo passaggio è già avvenuto. In cambio, le grandi imprese europee potranno avere accesso al grande mercato degli appalti locali in Canada. Il Canada ha ancora forti servizi e protezioni pubbliche che permettono alle autorità locali di usare il proprio potere d’acquisto per sostenere, ad esempio, agricoltori locali o aziende locali che forniscono prodotti a scuole e ospedali. Ma tutto questo potrebbe finire con il CETA. Non è una sorpresa che decine di enti governativi locali hanno chiesto al governo canadese di essere esclusi dal trattato.

Questo si lega a un altro motivo di preoccupazione per i canadesi, che potrebbe colpire i loro piccoli agricoltori. Il Canada usa acquisti pubblici di prodotti agricoli per garantire agli agricoltori una stabilità dei prezzi. I canadesi temono che questo sistema sia messo in pericolo dal CETA, sotto il quale esso potrebbe essere considerato come una forma di protezione sleale; gli agricoltori potrebbero così finire ancora di più in balia del “libero” mercato.

Quello che vediamo nel CETA, a quanto pare, è che i governi europei e il governo canadese stanno mettendo a rischio le proprie protezioni ambientali e sociali per favorire gli interessi delle grandi imprese di entrambi i lati dell’Atlantico. È quello che abbiamo sempre pensato.

Se i nostri governi vogliono proteggere gli interessi delle loro aziende, i popoli di Europa e Canada devono sollevarsi e affermare il proprio interesse – e fare in modo che questo mostruoso trattato non diventi mai legge.

“La Ue sottrae carisma, e lo distrugge. E’ così che muoiono le democrazie.”

Euro-oligarchia: nel panico, ma incorreggibile

 
L’ultima prova di demenza (per ora) è la minaccia di Jens Stoltenberg, il segretario generale della NATO: anche attacchi di hackers nelle reti occidentali possono far scattare la clausola di difesa reciproca. Insomma tutti noi europei saremo obbligati a scendere in guerra contro la Russia, perché una rivista (Oilprice.com) ha scritto che, forse, Mosca è in possesso di tutte le email che Hillary Clinton ha memorizzato sul suo server privato, e potrebbe girarle a Wikileak: in queste mail – su cui Obama ha vietato all’FBI di procedere fino a dopo le elezioni residenziali – ci sono prove delle porcate che possono rovinare a campagna a Hillary, che è (come ha detto genialmente Donald Trump) una donna “croocked”, parola che significa “stortamente disonesta, tortuosa malandrina”.
Sono nel panico. Tanto che il partito democratico Usa ha accusato i servizi russi di aver violato i suoi server – ciò sarebbe stato appurato da una ditta specializzata, la This’ve – e questa volta il motivo del panico è: adesso i russi sono in possesso del dossier che i democratici hanno messo insieme su Donald Trump e le sue porcherie varie ed eventuali – e certamente l’hanno passato a Donald, che conoscendolo in anticipo lo può controbattere…è incredibile come la classe di potere americana veda giganteggiare Putin all’interno della campagna elettorale presidenziale: una presenza allucinatoria, un incubo-fantasma.

Non c’è male, per un paese di cui la Superpotenza si sforza ogni giorno di dimostrare l’insignificanza. Ma il tema è più generale. L’Impero assiste, e forse provoca, lo sgretolamento del suo principale vassallo – l’Unione Europea – e non riesce a pensare ad altro che ad aggredire il nemico che s’è creato da sé, in base a un progetto di conquista del mondo che si sta sfasciando..

In Europa, il fenomeno è ancora più accentuato, e sconfina nella patologia: gli inglesi stanno per votare la Brexit, probabilmente decretando la fine del progetto di un’Europa anti-nazionale, costruita alle spalle delle nazioni e della democrazia, da tecnocrati-congiurati; ma da Bruxelles e da Berlino non arriva una sola autocritica. Non la minima proposta di riforma, di apertura alle obiezioni, di ripensamento dell’agghiacciante inglobamento di una dozzina di paesi dell’Est, estranei alla mentalità comune. Solo il proposito di “dare all’Inghilterra una lezione durissima, facendole pagare cara l’uscita, nella speranza di dissuadere i cittadini europei dal cercare simili avventure”, secondo il corrispondente a Bruxelles di 24 Ore. E’ il bastone che hanno già usato per la Grecia, ed anche per l’Italia, dandoci governi decisi a Francoforte, Berlino e Bruxelles; sugli inglesi, quasi certamente questa minaccia che si sta decidendo in massa a “uscire”: sanno riconoscere una dittatura quando ne vedono una.

 
Parigi in insurrezione permanente  

La Francia è in stato insurrezionale, ma il Budino dell’Eliseo non si dà per inteso: esegue il programma sul lavoro da svalutare che gli è stato dettato dall’Europa, e non è in grado di capire che quel tempo è passato. Parimenti, tutti i politici europei, dopo aver demandato per cinquant’anni le scelte decisive a Bruxelles, o ancor peggio ai “mercati” –ossia all’economia predatoria – non hanno più la legittimità per dare ordini ai loro popoli.

Non hanno un piano B. Questa crisi potrebbe essere l’occasione per rifondare l’Europa, ma la Merkel con sul volto (secondo uno psichiatra tedesco) “ tutti i segni della depressione” non fa’ che ripetere le stesse minacce di una egemonia tedesca ormai messa in forse, come le impone il dettato di un impero americano in piena confusione allucinatoria. Già basterebbe, come disse Varoufakis ad Evans-Pritchard, che riconoscessero che “la UE di oggi è una casa deformata e mezzo-finita che nessuno ha voluto in questo modo”, sarebbe un segno di resipiscenza e onestà intellettuale. Niente, vogliono più Europa, più deformità.

Non ammettono di aver sbagliato 

E’ sintomatico il fatto che quando lorsignori e i loro media elencano i motivi per cui la Gran Bretagna deve restare in Europa, non sanno pensar ad altro che a motivi economici: se uscite ci perdete, crollerà il Pil, i mercati vi puniranno. Tanto si sono asserviti ai “mercati” (globali per giunta) da non aver più coscienza che la questione è politica, ed esige scelte politiche. Attenzione: non la politica ornamentale, arma di distrazione di massa, dei “diritti civili” ai gay, o la chiacchiera sulla Boschi, nei talk shows; la Politica con la P maiuscola. La cui irruzione terrorizza i tecnocrati e i loro caudatari.

Evans Pritchard, il giornalista del Telegraph che emerge ormai come la guida intellettuale del Brexit, ha già risposto alle obiezioni di tipo economico: “Chiunque creda che sarà facile alla Gran Bretagna svincolarsi dopo 43 anni di avviluppamento negli affari UE, è un ciarlatano o un sognatore”. Ma qui, gli inglesi devono scegliere “se vogliono vivere sotto un regime sovranazionale, governato da un Consiglio Europeo che noi non eleggiamo, e che il popolo britannico non può rimuovere, anche se persiste nell’errore”. Bisogna “restaurare in pieno l’autogoverno di questa nazione”; questa è una scelta “elementare”. Nessuna convenienza economica vale la libertà politica. E’ una frase che, ad un blogger italiano, ricorda quella con cui Churchill criticò il governo britannico che aveva accontentato Hitler a Monaco: “Dovevano scegliere tra la guerra o il disonore. Hanno scelto il disonore, e avranno la guerra”. 


Ambrose Evans-Pritchard

Noi possiamo a buon diritto parafrasare: abbiamo barattato la sovranità per il benessere economico; abbiamo ottenuto la servitù e la più grave recessione dagli anni ’30, milioni di disoccupati, una generazione perduta per il lavoro, la perdita di mercati internazionali che si è accaparrata Berlino, l’annullamento del 25% delle nostre industrie – proprio come in una guerra.

“Da sei anni nella crisi dell’eurozona, e non c’è ombra di unione fiscale: niente eurobonds, nessun fondo di riscatto hamiltoniano dei debiti, nessuna messa in comune del debito pubblico, e nessun trasferimento dei bilanci” dai paesi attivi ai passivi: tutte le cose normali e obbligatorie di una unione monetaria, a cui la Germania si oppone con pietrificata ostinazione. E’ questo che ha decretato la rovina dell’euro, moneta “comune” che comune non è, ma è il marco tedesco gestito come vogliono solo i tedeschi. Un colossale fallimento, anzi un crimine economico, dice Evans-Pritchard: ma “nessuno è mai stato chiamato a rispondere per gli errori di progettazione e arroganza dell’euro, o per la contrazione monetaria e fiscale che ha trasformato la recessione in depressione, e ha portato a livelli di disoccupazione giovanile in Europa, che nessuno avrebbe mai pensato possibile o tollerabile in una società civile moderna”. Non c’è stata alcuna commissione di verità e riconciliazione per il più grande crimine economico dei tempi moderni. Non sappiamo esattamente chi era responsabile perché il potere è stato esercitato attraverso un gioco oscuro delle élite a Berlino, Francoforte, Bruxelles e Parigi”.

E’ appunto qui che si vede che la mancanza di democrazia ha anche rovinato l’economia, ci ha dato “un altro decennio perduto…Il Progetto ha svuotato il sangue vitale delle istituzioni democratiche, ma non ha saputo sostituirle con nulla di legittimo o che si possa amare. La Ue sottrae carisma, e lo distrugge. E’ così che muoiono le democrazie. Sono lentamente dissanguate da ciò che le rende democratiche, da un processo graduale di degrado interno e crescente indifferenza”.

“C’è forse stata una vera valutazione di come leader democraticamente eletti in Grecia e Italia siano stati sbattuti fuori dal governo e rimpiazzati da tecnocrati UE, magari non con un colpo di stato in senso legale ma certo con metodi furfanteschi? Con quale autorità la Banca Centrale Europea ha scritto lettere segrete ai governanti di Spagna e Italia nel 2011 ordinando loro di cambiare le loro leggi su lavoro, la previdenza sociale, e la politica fiscale, puntando loro alla tempia la pistola dell’acquisto dei titoli pubblici?”. Avete capito: Evans-Pritchard sta difendendo noi; difendendo quella nostra sovranità che noi non abbiamo difeso, ben contenti che “l’Europa” ci liberasse dal Cav. Anche a costo dello spread al 400 per cento, creato apposta da Draghi, Merkel e Sarko, e di un paese stroncato da Mario Monti..

Che vergogna.

“La UE ha superato la linea fatale – continua il nostro – quando ha contrabbandato il Trattato di Lisbona, attraverso la congrega dei funzionari, dopo che il testo era già stato rigettato dagli elettori francesi e olandesi per referendum. Una cosa è far avanzare il progetto di nascosto col metodo Monnet; un’altra indire un plebiscito e poi infischiarsi dei risultati”. Ancora una volta, è un appello allo spirito civico di inglesi, di europei liberi, offeso e violato dalla “congrega”.

Chiudono la prigione e buttano la chiave

Quanto resti di questo spirito nel Regno Unito, è più che dubbio. Contrariamente agli strilli della propaganda, i bookmakers danno per certa la vittoria del “restare”. C’è chi si consola: anche in caso di sconfitta del Brexit, esso ha mostrato che la UE è mortale, che può finire se i suoi cittadini lo decidono per referendum. E’ un ottimismo perlomeno eccessivo: come abbiamo visto, durante tutta la campagna contro il Brexit, Bruxelles, Berlino, Francoforte, Parigi (e Roma) non hanno offerto la minima autocritica, riconosciuto alcun errore, proposto un briciolo di riforma.
Se vincono loro, non sarà consentito più alcun referendum a nessuno dei popoli. La UE, prigione dei popoli, chiuderà il portone e loro butteranno via la chiave.Evans-Pritchard l’ha previsto: “la mia esperienza concreta, e cinque anni a fare il lavoro a Bruxelles, mi dicono che lorsignori si impadronirebbero in trionfo della decisione britannica di restare, giudicandola un atto di sottomissione per paura. Intascherebbero il voto; a parte che troppo è già avvenuto, che non può essere perdonato”.

E c’è anche una conseguenza peggiore, se vince la viltà contro la dignità, se l’economia sulla Politica. Alcuni titoli:

“John Kerry: la pazienza Usa verso Russia e Siria sta finendo. Assad must go. “

“La NATO intima alla Russia di ritirare le truppe dall’Ucraina”.

“Truppe tedesche sono giunte il 14 giugno nel nord della Siria, e hanno preso posizione presso la città strategica di Manbij. L’esercito francese sta allestendo una base militare presso Kobani”.

Abbiamo scelto il disonore e avremo la guerra.

 http://www.maurizioblondet.it/euro-oligarchia-nel-panico-incorreggibile/

Almanacco di marzo 2016

Uniamo i puntini [VIDEO]

Scritto da MMJ
Video originale: https://youtu.be/GfYIX_-TJRg?t=2m23s

Che cosa hanno in comune l’innalzamento del livello del mare in Bangladesh, l’interruzione dei servizi pubblici in Ghana e l’austerità nel Regno Unito?
Sono tutti parte della stessa storia globale. La storia di una economia globale che collega varie crisi economiche, politiche, ambientali e sociali affrontate dalle comunità di tutto il mondo.


Facendo domande su questa storia – come è collegato il tutto? Chi c’è dietro e quali sono i motivi? – Cominciamo a scoprire le verità evidenti di quello che rappresenta l’economia globale; l’unico insieme di regole che governano il mondo intero (regole come ‘la crescita a tutti i costi’); il piccolo gruppo di élite di persone che detengono il potere intenzionalmente a livello globale; e il fatto che le persone con più energia nel sistema globale sono quelli che lo proteggono e lo reiterano per promuovere i loro interessi. LINK

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cattura

TTIP e agricoltura. Come l’UE nega il disastro 

Istruttiva, la risposta della Commissione Europea alla nostra interrogazione sul disastro che il TTIP causerà all’agricoltura europea. Mostra come l’UE nega l’evidenza quando difende il trattato.

Abbiamo domandato alla Commissione Europea se non sarebbe meglio abbandonare il negoziato TTIP, quanto meno nel settore dell’agricoltura, alla luce di uno studio d’impatto pubblicato dal Dipartimento per l’Agricoltura USA. Tratteggia gli esiti del TTIP sul settore agricolo legati a due diversi gradi di deregulation del commercio. Dice che in tutti i due casi l’aumento delle esportazioni di prodotti agricoli USA verso l’UE sarà superiore all’aumento delle esportazioni di prodotti agricoli UE verso gli USA. Allo scenario legato alla deregulation più alta (eliminazione sia delle barriere tariffarie sia delle barriere non tariffarie che ora impediscono l’ingresso nell’UE di OGM e carne agli ormoni) corrispondono sia il rovesciamento della bilancia commerciale fra le due sponde dell’Atlantico, che ora pende decisamente a favore della UE, sia la diminuzione nell’UE (ma non negli USA) della produzione agricola e dei prezzi dei prodotti agricoli, dai quali dipende il reddito degli agricoltori.

La Commissione Europea, nella risposta all’interrogazione, riassume lo studio statunitense a suo modo. Secondo lei, gli USA otterrebbero “maggiori vantaggi” dal TTIP solo in quest’ultimo scenario, che però non si verificherà perché … Continua a leggere QUI 

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Preso il terrorista. A 300 metri da dove abitava.

 Preso il terrorista. A 300 metri da dove abitava. 

 Maurizio Blondet

Chissà perché nell’arresto di Salah Abdeslam qualcosa suona falso. Ricercatissimo, doveva essere in Siria nei ranghi di Daesh, invece era nel quartiere dov’è nato e vissuto, Molenbeek, Bruxelles. Ma non aveva amici nel Califfato? Del resto anche il 14 novembre 2015, dopo che lui e la banda jihadista avevano fatto le stragi del Bataclan e del Caffè Voltaire,  più quella mancata allo Stade De France, se n’era scappato con i complici a Molenbeek, da Parigi; tre ore di auto, la macchina viene fermata dalla polizia a Cambrai, e lasciata ripartire verso il Belgio, perché a quell’ora – dice la versione ufficiale – non erano ancora ricercati. E Salah dà all’agente persino il suo indirizzo di Molenbeek. Decisamente è affezionato al suo quartiere. E perché riparare in Siria, dove non conosci nessuno?

E la notte del 15-16 novembre 2015? La polizia belga localizza Abdeslam in un strada  – di Molenbeek, naturalmente –  e  ormai gli agenti sono pienamente allertati della strage avvenuta a Parigi, pronti dunque a catturarlo….ma no, cosa andate a pensare. A Bruxelles non si possono far irruzioni poliziesche tra le 23 e le 5 del mattino, si disturba il vicinato. Così il mattino dopo, fatta irruzione in vari appartamenti, il tremendo terrorista non si trova più.

Caccia spietata, comunque. Mesi e mesi. Due polizie, la belga e la francese, ventre a terra sulle sue tracce. Inutile, l’assassino ormai è in Siria, a combattere. Continua a leggere QUI 

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 Geoingegneria: ecco come hanno ridotto la Terra

Edoardo Capuano 

Geoingegneria

 

 

 

Il pianeta Terra è diventato una bolla gigantesca, composta da sostanze volatili molto pericolose, diciamola tutta…una sorta di camera a gas.

La Nasa ha recentemente diffuso le ultime immagini della Terra e sorpresa qualcosa è cambiato rispetto all’immagine della Terra registrata dalla ISS nell’anno 2000.

Oggi non abbiamo più quel cielo limpido e azzurro come una volta, tutto quello che c’era un tempo ora è soltanto un lontano ricordo di quando non eravamo contaminati da chi sa quale schifezza irrorata.

Infatti nel 2015, quel colore “blu” si è trasformato in un pallido e mortifero colore grigio-celestino, come del resto le nuvole, che vengono sistematicamente “divorate” dalle sostanze chimiche rilasciate da aerei cisterna 24 ore al giorno e tutto davanti ai nostri occhi. Continua a leggere QUI

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Geoingegneria ufficiale e geoingegneria clandestina:
una sinossi essenziale

Quali sono le principali differenze che intercorrono tra geoingegneria ufficiale (o accademica) e geoingegneria clandestina (o illegale o bellica)? Vediamole in modo essenziale. Le abbrevieremo rispettivamente con G.u. e G.c.

• G..u. Che cos’è. E’ il complesso dei progetti volti ad arginare il cosiddetto (inesistente) riscaldamento globale ed a governare i fenomeni meteo-climatici, attraverso il dispiegamento di varie metodologie e strumenti tecnologici: diffusione di composti dello zolfo in atmosfera, dispersione di ferro negli oceani per favorire la proliferazione di fitoplancton utile a catturare il biossido di carbonio, l’installazione di specchi nello spazio per riflettere una quota della radiazione solare, uso di mongolfiere etc.

• G.c. Che cos’è. E’ l’insieme delle operazioni chimiche e biologiche compiute nella biosfera con i seguenti obiettivi: ottimizzare le trasmissioni radar nonché controllare i processi economici e demografici, dal dominio del clima in settori strategici e produttivi allo sfoltimento della popolazione. Si veda la criminale Agenda 21.Continua a leggere QUI

Nin.Gish.Zid.Da

NIENTE di BUONO

Famiglia, tradizioni e cristianità contro  il capitalismo e lo sfruttamento.  Scritto da MMJ

 

Tra poco arriva la Pasqua. È importante dirlo perché le feste come questa, o ad esempio il Natale, ci ricordano l’importanza della famiglia, delle tradizioni, della cristianità che difendono i veri valori e soprattutto sono un baluardo contro il capitalismo e lo sfruttamento.

Ricordatevelo e siatene fieri mentre regalate ovetti di cioccolata Nestlé, fatti con olio di palma e il regalino dentro (per cui NON si è disboscato, NON si ha contribuito all’estinzione di molte specie e alla diminuzione degli spazi degli aborigeni, il giochino dentro NON è stato prodotto in qualche fabbrica del terzo mondo, di certo NON da un lavoratore sfruttato e con materiali sostenibili).

…Mentre affettate l’agnellino (che è solo un animale, NON una vita, quindi va benone etichettarlo, trasportarlo, farlo a pezzi e usarlo a nostro piacere, e così fare per tutte le altre specie non umane, pagando altri perché lo facciano, in altri luoghi nascosti alla nostra vista).

…Mentre ringraziate Gesù, Dio e felici di avere la fortuna di essere tutti cristiani e quindi di condividere certi valori (perché è evidente che essere cristiani oggi NON permette che ci siano discrepanze di valori e anzi, è garanzia che siamo tutti d’accordo su tematiche importanti, d’altronde è una delle religioni più diffuse al mondo NON perché ha usato violenza e si è imposta con la politica e sterminando le altre religioni, ma perché è l’unica vera e, il suo credo, seppur implichi una sudditanza a un entità con cui bisogna per forza essere d’accordo qualsiasi cosa faccia e dica, senza mai metterla in dubbio, NON crea una base psicologica di adesione e sottomissione all’autorità e quindi ci mantiene liberi nel corpo e nell’anima).

…Il tutto mentre vi godete le poche ore libere con i vostri cari sperando che non diano di matto (perché il resto delle ore è portato via dal sistema di sfruttamento del lavoro che ovviamente NON è sostenuto e difeso dalla visione classista della società che dà l’istituzione della famiglia stessa, anzi, questa NON è per niente la base legale per la protezione del patrimonio di padre in figlio e NON replica al suo interno i crismi autoritaristici del sistema.) LINK 

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Sospeso da Goldman Sachs: ha fatto donazione a Trump 

di Maurizio Blondet 

Si chiama Luke Thorburn, ed è l’unico addetto del colosso bancario d’affari ad aver dato un contributo alla campagna del candidato: per 534,58 dollari. Si tenga conto che gli altri dipendenti di Goldman Sachs hanno fatto donazioni per oltre 199 mila dollari a Marco Rubio, 99 mila per Hillary Clinton (le contribuzioni alle campagne dei candidati devono essere pubblicamente dichiarate) . Siccome era l’unico, di lui ha parlato il New York Times: così la banca se n’è accorta, ed ha preso le misure.

Formalmente, la banca non l’ha punito per aver scelto Trump, ma per un altro motivo. Ha scoperto che Luke Thorburn ha con altri un sito, che si chiama “Make Christianity Great Again”, e si propone come un’organizzazione di cittadini che intende “portare Dio al centro delle nostre vite”. Il motto – che evoca quello di Trump, Make America Great Again, appare sui cappellini che l’organizzazione vende per 14.99 http://makechristianitygreatagain.com/ 

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Investimento milionario per la pubblicità dell’olio di palma su tv e giornali per frenare l’emorragia di consumatori che dicono no ai prodotti con l’olio tropicale.

Gli spot dell’olio di palma sulle reti televisive Rai e Mediaset sono iniziati il 28 febbraio 2016 e proseguiranno per tre settimane. Il budget rimane una notizia riservata ma deve ammontare a qualche milione di euro, visto che il programma prevede anche due settimane di inserzioni a tutta pagina sui giornali e altre tre settimane di banner in rete (vedi video sotto). Rispetto alla campagna realizzata nei mesi di settembre/ottobre 2015, promossa solo da Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta Italiane che raggruppa le maggiori aziende italiane di prodotti da forno, gelati, snack, merendine), questa volta il promotore è la nuova associazione “Unione italiana (http://www.oliodipalmasostenibile.it/) per l’olio di palma sostenibile“.

Il numero di aziende sostenitrici e di gruppi industriali è aumentato a dismisura rispetto all’iniziativa dell’autunno. Nella lista troviamo: Ferrero, Unilever, Nestlé e Unigrà, Aidepi, Assitol (Associazione italiana dell’industria olearia che raggruppa le principali aziende del settore che producono olio extravergine di oliva, olio di semi e margarine), Associazioni Prodotti e Preparazioni alimentari aderenti ad Aiipa (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari). Si tratta di una santa alleanza che riunisce buona parte delle aziende alimentari che usano olio di palma. Questo elemento deve fare riflettere perché dimostra che gli alimenti contenenti l’olio tropicale sono migliaia e che l’invasione si è estesa a tutti i livelli. La stima di 12 grammi di palma al giorno presenti nel piatto degli italiani (dato fornito dalle stesse aziende) è inquietante. Per un ragazzo arrivare al limite non è difficile, bastano mangiare a colazione 5 biscotti tipo Molinetti Mulino Bianco Barilla (ognuno contiene circa 2.5 g di palma e 0,4 g di burro).
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IL FIGLIO DEL CAPITANO MERYLL, AL SECOLO PAOLO MIELI, CONTINUA LA SUA SOLITARIA BATTAGLIA CONTRO L’AVANZARE DEL “COMPLOTTISMO”

A pagina 42 del Corriere della Sera di oggi è pubblicato un lungo articolo di Paolo Mieli che, prendendo a pretesto l’uscita di un saggio di Vladimiro Satta, cerca maldestramente di “smontare” alcune ricostruzioni storiche proditoriamente definite “dietrologiche” proprio dal figlio del “capitano Meryll”.

La sortita di Mieli ha tutta l’aria di essere una “excusatio non petita”, essendo il nostro un noto tessitore di trame lavorate quasi sempre al riparo di occhi indiscreti. Quelli come Mieli, abituati da anni a manovrare masse rese idiote da una disinformazione scientifica, tremano all’idea che una nuova ondata di consapevolezza possa far crollare il vergognoso castello di menzogne costruito nel tempo da uomini “cerniera” fra mondo dei servizi e sistema mediatico. Fortunatamente, però, grazie all’esplosione di internet, molti cittadini hanno ora strumenti utili per demistificare e denunciare le manipolazioni interessate che il modello “mainstream”, per conto di una oligarchia finanziaria feroce, continuamente promuove. Continua a leggere QUI

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Ma i poveri sono bestie, come suggerisce Eugenio Scalfari? 

I tempi attuali hanno questo di particolare: dovremo viverli sino in fondo e berne la coppa sino alla feccia. Uno dei maestri residui del pensiero italiano (un altro, celebratissimo, è crepato recentemente), il nababbo Eugenio Scalfari, nei giorni scorsi se ne è uscito con tale argomentazione: i poveri soddisfano esclusivamente i loro istinti e voglie primari; non ne hanno di secondari: la ricerca di Dio, ad esempio; collezionare ceramiche Ming; leggere trattati di socialisti tedeschi dell’Ottocento; scrivere per il teatro; occuparsi di lirica et cetera. Il loro mondo (il mondo dei poveri) è chiuso, basico, animale. I poveri, ne consegue, dei bruti. Ovviamente Scalfari ha ragione. Tutta la mia famiglia, ad esempio, in particolar modo i miei ascendenti diretti (nonni materni e paterni), son lì a confermare le sue tesi. Aggiungo di più. I poveri, quelli veri, quelli che ben presto popoleranno la nazione, sono pure brutti, sporchi e cattivi.

Brutti poiché le privazioni imbruttiscono; e un lavoro non intellettuale (lavoro intellettuale: scrivere articoli da quattro soldi con l’aria condizionata, i piedi sul tavolo e le sfogliatelle alla propria destra, ad esempio) non regala tempo per curarsi la barba Villaggio in Fantozzi come un orticello (altro esempio). In quanto brutti i poveri attirano altri brutti: ne nascono, a meno di un terno secco cromosomico, figli brutti. I poveri sono sporchi, poi, perché quando si è brutti, con un lavoro di merda, e la mattina ci si sveglia con una donna laida, grassa e sboccata al fianco (è un esempio pure questo) si va in depressione, e, in depressione, come tutti sanno, non si ha mica voglia di farsi la doccia, profumarsi con essenze che nemmeno si è in grado di comprare o tagliarsi i baffi in maniera cool. Va da sè che un tizio che è brutto, con una moglie brutta, e figli brutti, senza una lira, con un lavoro merdoso e le ascelle che gli puzzano, si incattivisca ogni giorno che passa. Continua a leggere QUI

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A BRUXELLES E A FRANCOFORTE HANNO VOLUTO LA DISTRUZIONE DELL’ITALIA. CON LA COMPLICITÀ DEI NOSTRI POLITICI (di Giuseppe PALMA) 

Volete sapere la verità su cosa è accaduto esattamente in questi anni? Bene, allora Vi presento la mia prima opera narrativa, un racconto.

Chi è abituato a leggermi sa benissimo che scrivo saggi (e ne ho scritti davvero tantissimi), ma questa volta la verità Ve la racconterò con un’opera narrativa, in modo tale che tutti – ma proprio tutti – possano capire cosa è accaduto…

Le donne e gli uomini nati dalla fine degli anni Settanta in avanti sono stati lasciati soli: lo Stato italiano, tradendo la Costituzione e le intenzioni dei Padri Costituenti, ha sottoscritto – da Maastricht a Lisbona – Trattati capestro che hanno ridotto alla disperazione e alla fame almeno una generazione. E in tutto questo la fa da padrone uno strumento di morte e schiavitù, l’€uro, una moneta completamente sbagliata che impone la svalutazione del lavoro a vantaggio esclusivo del capitale internazionale e dei mercati finanziari. Continua a leggere QUI

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Italiani in libia

Non dobbiamo invadere la Libia

di stefano.dandrea

Non dobbiamo aggredire la Libia, sia con il “consenso” del governo di unità nazionale fantoccio, sia senza il consenso del fantomatico fantoccio.
Il terrorismo mediatico che paventa attacchi dell’IS è pura propaganda atlantista e guerrafondaia: vuole spingerci a compiere un atto che oltre ad essere contrario alla Costituzione è folle sotto il profilo della razionalità.

L’IS ha compiuto l’attentato contro la Francia perché quest’ultima lo aveva già bombardato e ha fatto saltare un aereo russo, perché la Russia aveva già bombardato l’IS. L’IS non ha nessun interesse a procurarsi da solo altri nemici, visto che già combatte, su vari fronti, numerose guerre da posizione isolata.

Se aggrediremo la Libia, l’IS diverrà uno dei paladini del “patriottismo libico” (sia pure nella cornice della ideologia “internazionalista” dell’IS), sentimento che si diffonderà nei cittadini libici e nelle tribù contro i membri del governo fantoccio che eventualmente darà il consenso all’aggressione o comunque contro le forze politiche che accetteranno di allearsi con gli invasori per tentare di ottenere il potere o briciole di potere.

Ovviamente, dopo che avremo invaso la Libia, l’IS compirà attentati in Italia. LINK 

Nin.Gish.Zid.Da