Crea sito

Il crepuscolo della politica

Nessuno affronta davvero la crisi, così gli elettori non votano

Fino a ieri, la maggioranza votava per il meno peggio. Oggi, in assenza di vere alternative ai gestori della crisi, l’elettore medio non se la sente più di rassegnarsi all’impossibilità di soluzioni: quasi un cittadino su due, infatti, preferisce restare a casa piuttosto che accordare ancora una volta – a candidati deludenti – la solita mezza fiducia, concessa con estrema riluttanza. E’ il dato forse più sostanziale che emerge dalla tornata amministrativa del 5 giugno 2016, tra l’atteso successo dei 5 Stelle a Roma, il pareggio Sala-Parisi a Milano, la riconferma di De Magistris a Napoli, l’erosione del consenso di Fassino a Torino. La partita è gigantesca e si chiama crisi. Il primo orizzonte a oscurarsi è quello nazionale, precariamente presidiato da Matteo Renzi, ma in realtà lo spettacolo va in onda in mondovisione tra l’Europa del Brexit, il martirio a rate della Grecia, la guerra in Siria, i profughi, la devastazione economica indotta dal regime di austerity varato dall’Unione Europea attraverso l’Eurozona e le sue politiche volutamente recessive, a partire dalla prescrizione suicida del pareggio di bilancio. 
 

Nessuno, tra i principali candidati italiani delle amministrative, ha declinato in modo chiaro, a livello locale, l’opprimente quadro sovranazionale, da cui dipende anche la sofferenza quotidiana dei Comuni, a prescindere dal colore politico dei suoi amministratori di turno. Si preferisce affidarsi a storie più comode da raccontare, operazioni-trasparenza contro piccole cupole di potere, l’orgoglio degli sfidanti, la freschezza dei più giovani, l’entusiasmo degli esordienti contro il cinismo dei reggenti di lungo corso. Nulla, comunque, che abbia un’attinenza diretta e frontale col nocciolo del problema: e cioè la revoca – storica – di sovranità democratica, che condanna anche gli enti locali a fare i conti col poco che resta, tagliando servizi e spremendo i contribuenti a suon di imposte. Era il tema attorno a cui il “Movimento Roosevelt” creato da Gioele Magaldi aveva provato a lanciare, per Roma, la candidatura rivoluzionaria di un economista prestigioso ed “eretico” come il keynesiano Nino Galloni. Tesi: impossibile governare una città col vincolo del 3% sulla spesa, impossibile investire sul futuro e sul benessere collettivo se prima non si respingono al mittente tutti i diktat dell’Ue che, a cascata, dal governo centrale ricadono sui Comuni.

Lo scenario post-elettorale resta dunque intermedio e transitorio, anche a prescindere dai ballottaggi: neppure dagli “spareggi”, infatti, potrà scaturire un’opzione alternativa di politica economica. In generale, si osserva un lento declino del gruppo oggi al potere – rappresentato dal Pd – che sconta le inevitabili difficoltà di un governo allineato a Bruxelles, cioè a Berlino. Nella capitale, a sparigliare le carte è ovviamente l’eredità del caso-Marino, in una città che comunque aveva vissuto una sostanziale alternanza, da Veltroni ad Alemanno – così come Milano, passata dalla Moratti a Pisapia. Torino resta un caso diverso, forse più interessante, perché dall’avvento del gruppo post-Pci, guidato da Castellani e poi Chiamparino, l’ex città Fiat era sempre rimasta compatta attorno alla sua compagine di potere, fino ad accettare un candidato come Fassino, proveniente dalla preistoria della Prima Repubblica. Anche oggi Fassino arriva primo, ma – questa la novità – dovrà affrontare i rischi del ballottaggio. Non che la sfidante grillina intavoli un’alternativa strutturale, naturalmente: ancora una volta, il sistema euro-catastrofico non è in discussione. In compenso, si sgretola il fronte dei supremi guardiani di quel sistema, la ex sinistra cooptata dai super-poteri europei per far digerire agli italiani la grande crisi in programma, la fine dei diritti sociali, la disoccupazione come nuova normalità. Quel sistema sta franando, e lo dimostra la vastissima diserzione delle urne. Ma nessuna vera alternativa è ancora in campo. 

“il ricatto della “pace” è falso come una banconota da tre euro”

I NAZISTI TECNOCRATICI PIANIFICANO
LA “SOLUZIONE FINALE”
IN DANNO DELLE CLASSI SUBALTERNE 

di Francesco Maria Toscano

Questa Europa è un lager. Perfino il Corriere della Sera ha pubblicato giorni fa uno studio dove si evidenzia come negli ultimi anni sia esploso anche in Italia il numero dei bambini poveri, dei bambini che, cioè, nel cuore dell’Occidente “opulento” e “libero”, vivono in condizioni paragonabili a quelle che scandiscono la vita delle famigerate favelas brasiliane. Il Corriere della Sera, al pari dei boss mafiosi che mandano una corona di fiori per onorare il funerale di quelli che hanno appena finito di scannare, è parte del progetto genocida in atto.

Un progetto che espleta i suoi velenosi effetti senza ricorrere a metodi formalmente cruenti. Perché uccidere quando si può indurre al suicidio? Perché depredare con la forza ciò che può essere estorto con la carta bollata? Devo ammettere che i nazisti tecnocratici che comandano il globo, appena riunitisi in Giappone per pianificare nuovi stermini e rappresaglie contro una umanità che considerano inferiore e bestiale, sono davvero scaltri. Uno dei miti più in voga che dà forza alla narrazione luciferina prevalente che tende a legittimare un modello di governo fondato sulla menzogna, sul sopruso e sull’imbroglio riguarda il tema della guerra. 

“Chi di voi ha nostalgia delle brutture del Novecento, quando le guerre lasciavano sul campo milioni di morti sacrificati sull’altare di un nazionalismo anacronistico e aggressivo? Se oggi domina la pace, anzi, se da settanta anni gli europei vivono in armonia, il merito è del processo di unificazione avviato all’indomani del secondo conflitto mondiale. Nessuno ha il diritto di buttare a mare un patrimonio così nobile nato con Spinelli sull’isola di Ventotene”.

Non è forse questo il ritornello che i servi del regime massonico-mondialista ripetono di continuo come pappagalli ammaestrati? Siete poveri, disoccupati, disperati, ammalati e non curati? Non lamentatevi, dal momento che vi abbiamo perlomeno lasciato la libertà di ammazzarvi da soli, rispondono tra le righe i padroni del vapore. Ebbene, sappiate che il ricatto della “pace” è falso come una banconota da tre euro. Intanto quelli che si gloriano di avere condotto l’umanità sulla via della tolleranza e del progresso sono gli stessi che fomentano, finanziano, pianificano e realizzano di continuo stragi in Medio Oriente. 

Basta studiare en passant il profilo di una Hillary Clinton, appoggiata discretamente pure dal clan Bush nella corsa alle presidenziali americane, per rendersene conto. In secondo luogo non è vero che la guerra è stata bandita nel “mondo libero”, avendo semmai assunto forme asimmetriche, ipocrite e dissimulate. La guerra, è vero, non si combatte più “orizzontalmente” tra eserciti regolari. La guerra moderna, che è in atto ed è altrettanto sanguinaria e spietata, la combattono trasversalmente i pochi potenti-ovunque dislocati nell’orbe terracqueo-contro i tanti poveracci che brulicano senza sosta in cerca di sicurezze che mai troveranno.

Detta in termini più chiari ed espliciti: Obama, Merkel, Hollande, Abe, Cameron e compagnia non si combattono tra di loro perché già impegnati nel combattere insieme una guerra sporca contro tutti noi; i rappresentanti politici delle élite economiche e finanziarie dei rispettivi Paesi colpiscono come un sol uomo gli esclusi e i deboli in quanto tali, senza cioè farsi condizionare da questioni di razza, sesso o religione, fattori da essi stessi marxianamente considerati poco più che “sovrastruttura”.

In questo modo le élite colpiscono nell’ombra e non rischiano quasi nulla. Immaginate come sarebbe oggi il mondo se Hitler e Stalin, anziché sfidarsi mortalmente, avessero trovato all’epoca un accordo tra di loro sulle pelle delle classi subordinate tanto russe quanto tedesche. La “pace” di cui oggi “godiamo” è frutto di uno scellerato patto che “blinda” soltanto i vertici della Piramide.

Per cui non bisogna lasciarsi impaurire dalle letture distorte e interessate veicolate da figuri come Giorgio Napolitano, pericolosissimo elemento che ha lavorato e lavora come pochi per disintegrare il benessere materiale e spirituale dell’Italia. Chi governa sulla paura è ontologicamente un farabutto. Chi propone di accettare una scelta dolorosa, non per convinzione ma per evitare guai peggiori, è certamente un delinquente da segnare con matita rossa per poi colpire (politicamente s’intende) con intensità e cinismo nel momento più opportuno.

Fretta e isteria sono sempre cattive consigliere. Per Tony Blair ad esempio, macellaio che falsificò documenti per giustificare una scellerata guerra in Iraq, il momento delle “spiegazioni” è quasi arrivato. Il 6 luglio verrà infatti pubblicato un report all’interno del quale saranno messe in evidenza le tante porcherie commesse dall’ex premier inglese.

Solo chi insegua la “giustizia” prima o poi rischia di trovarla. Il “sistema” eretto dai massoni mondialisti e nazisti tecnocratici, che punta finalisticamente alla creazione di un mondo reso omogeneo dalla divinizzazione dei “diritti cosmetici” (a scapito di quelli sostanziali, economici e sociali), da realizzare per mezzo di endemici shock sapientemente cadenzati nel tempo, comincia a scricchiolare. In Austria hanno dovuto ricorrere all’utilizzo di pacchiani brogli elettorali per insediare al potere l’ennesimo personaggio “tegolato” e “ammaestrato”.

In Francia il premier Valls ha già dato il via a rastrellamenti in stile Petain. Insomma la resa dei conti è già iniziata e i nemici della verità, della libertà e della democrazia sono spietati e pronti a tutto. I loro effimeri troni, a breve, verranno definitivamente spazzati.
Fonte link attivo: http://www.ilmoralista.it/2016/05/27/i-nazisti-tecnocratici-pianificano-la-soluzione-finale-in-danno-delle-classi-subalterne/

Leggi anche: BROGLI IN AUSTRIA. CE LO CHIEDE L’EUROPA… di Maurizio Blondet

________________________________________________________

Il “Progetto paura” di Cameron:
vota NO alla Brexit o affronta la Terza guerra mondiale

Dal sito Zerohedge un breve, pungente commento sul discorso del 9 maggio 2016 tenuto dal primo ministro inglese David Cameron al British Museum di Londra. Così come in Italia, Tyler Durden sottolinea che anche in Uk l’argomento principale per convincere gli inglesi a votare contro la Brexit sembra essere la paura. Se in Italia si agitano gli spettri dell’inflazione, dei tassi di interesse che schizzano e del bank run, in Uk David Cameron ricorda le minacce legate alla crisi degli emigranti, all’aggressività della Russia, allo Stato islamico, fino a sollevare dubbi sulla stabilità stessa della pace in Europa. 

di Tyler Durden, 9 maggio 2016

Proprio come il governo ha già fatto nell’avvicinarsi al referendum scozzese del 2014, sembra che David Cameron stia intensificando il cosiddetto “Progetto paura”.

In una sorprendente dichiarazione volta alla pura e semplice “creazione di timore”, che chiaramente riflette il panico dell’establishment di fronte alla crescita nei sondaggi del fronte favorevole alla Brexit, il Telegraph riporta che il primo ministro del Regno Unito David Cameron ha avvertito che la Gran Bretagna pagherà un costo elevato se “volta le spalle” alla UE, invocando Sir Winston Churchill e portando le battaglie di Trafalgar, Blenheim, Waterloo e le due guerre mondiali come prova che la Gran Bretagna non può fingere di essere “immune da conseguenze.”

Come riporta il Daily Mirror, David Cameron ha chiesto che la Gran Bretagna resti nella UE, per aiutare a impedire che il continente sia lacerato da un altro conflitto.

Oggi David Cameron ha sottolineato il ruolo del Regno Unito nel mantenere la pace in Europa, confermando la strada tracciata dalla campagna referendaria – appena poche ore prima di un discorso del rivale, il deputato Tory Boris Johnson.

Parlando al British Museum di Londra, introdotto dall’ex segretario agli Esteri del Labour, David Miliband, Cameron ha detto: “Possiamo essere così sicuri che la pace e la stabilità nel nostro continente siano assicurate senza alcuna ombra di dubbio? È un rischio che vale la pena di correre? Non sarei così imprudente da darlo per scontato”.

David Cameron ha anche evocato l’immagine delle file di tombe di soldati britannici caduti nel continente.

Ha fatto inoltre riferimento al ruolo della Gran Bretagna in “momenti cruciali della storia europea: Blenheim, Trafalgar, Waterloo, l’eroismo del nostro paese nella Grande Guerra e, soprattutto, la nostra resistenza da soli nel 1940”.

Ha poi aggiunto: “Quello che accade intorno a noi è importante per la Gran Bretagna. Questo era vero nel 1914, nel 1940, nel 1989… ed è vero nel 2016”.

E ha ricordato come Winston Churchill “ha sostenuto con passione l’unità dell’Europa occidentale, per promuovere il libero scambio e creare istituzioni durature, che impedissero al nostro continente di dover rivedere mai più simili spargimenti di sangue”.

Il primo ministro ha aggiunto che restano molti rischi per la stabilità – da una “Russia recentemente aggressiva” al cosiddetto Stato islamico alla crisi degli emigranti.

Qualche ora dopo, è stato attaccato da Johnson, che sostiene la Brexit, e che ha detto:

“Bisognerebbe pensarci molto bene prima di lanciare questo tipo di avvertimenti. No, non credo la Gran Bretagna lasciando l’UE provocherebbe l’esplodere della Terza Guerra Mondiale nel continente europeo”.

Ma, infine, quello che ragionevolmente toglie forza alla retorica fatta per mettere paura del premier, è che il governo non ha preparato alcun piano per affrontare la Brexit – benché David Cameron sostenga che potrebbe scatenare la guerra: il portavoce di David Cameron ha ammesso che il governo non ha approntato alcun piano di emergenza nel caso che il 23 giugno al referendum vinca il voto per l’uscita – e questo nonostante mettano in guardia contro il pericolo di una guerra.
Forse è questo il motivo per cui Cameron ci è andato giù così duro…

Fonte Link attivo: http://vocidallestero.it/2016/05/17/il-progetto-paura-di-cameron-vota-no-alla-brexit-o-affronta-la-terza-guerra-mondiale/ 

Ombra, penombra e probabili fatti reali

28 Feb 2016

Forze massoniche guidate da Donald Trump lanciano il “prossimo mortale” colpo di stato all’America

Ci sono quasi 500 stupefacenti rapporti e, francamente altrettanti terrificanti pagina preparate per il Consiglio di Sicurezza (SC) da parte della principale Direzione dell’Intelligenza (GRU), Foreign Service Intelligence (SVR) e il Servizio di Sicurezza Federale (FSB), è di comune avviso oggi che gli Stati Uniti possono ora essere classificati come prossimi a subire un colpo di Stato in cui le forze massoniche (per la prima volta in 188 anni) sono guidate dal miliardario americano Donald Trump, e aiutato dall’interno da segreti elementi all’interno sia della mafia siciliana che americana, sono attualmente impegnati a sferrare una mortale “battaglia a tutto campo contro gli Stati Uniti e la Federal Reserve System supportati dal governo ombra“, attualmente al potere quella nazione, che dalla sua parte viene aiutato dalla Central intelligence Agency (CIA) e la Santa Sede ( Vaticano / Santa Sede ).
L’articolo continua QUI in lingua inglese…

24 febbraio 2016

Una audace mossa per fermare la guerra mondiale, Putin ha chiamate il re saudita che si rifiutava di parlare con Obama

Il Ministro della Difesa (MoD) ha riportato oggi che il Presidente Putin è stato costretto a chiamare re Salman bin Abdulaziz Al Saud, dopo che il leader del Regno dell’Arabia Saudita (KSA) ha rifiutato di parlare con il suo presunto e principale alleato, il presidente Barack Obama degli stati Uniti.

Secondo questo rapporto, del re saudita, ha rifiutato di accettare la chiamata del presidente Obama, ha spiegato e fatto intendere al Presidente Putin l’essenza della dichiarazione russo-statunitense congiunta sulla Siria e che il Cremlino ha riportato un successo affermando: “Il re dei L’Arabia Saudita ha accolto gli accordi raggiunti e ha espresso la disponibilità a collaborare con la Russia per la loro attuazione “.

Questo rapporto spiega di come l’accordo russo-statunitense sulla Siria, è stato completato due giorni fa e chiede un cessate il fuoco per iniziare in Siria il 27 Febbraio 2016 alle ore 00:00 (tempo di Damasco), ma non include (e continuerà) gli attacchi aerei condotti dai siriani, russi e la coalizione guidata dagli Stati Uniti contro lo Stato islamico (ISIS / ISIL / Daesh) e le forze terroristiche di al-Nusra.
L’articolo continua QUI in lingua inglese…

Piano UE per l’abolizione dell’esercito britannico, Se il Regno Unito vota per rimanere in Europa

Il piano UE è quello di fondere tutti i militari ed eserciti dell’Unione Europea in un unico gigante Euro Esercito, e se la Gran Bretagna, nel prossimo referendum di giugno votasse per rimanere nella UE, l’esercito britannico verrebbe smantellato.

Se una maggioranza di britannici dovesse votare per rimanere nell’Unione europea, allora i militari del Regno Unito saranno costretti a condividere la tecnologia delle armi sensibili con il resto d’Europa nell’ambito di un nuovo accordo.

L’Express.co.uk riferisce:

La Gran Bretagna sarebbe anche costretta a contribuire e riassumere tutti i 20.000 soldati con una spesa intorno a £ 375 millioni che sono stati saccheggiati nella sua ultima difesa per la spending review.

Le ultime critiche arrivate nella notte, ha marchiato questi piani come “scandalosi”, dicendo che solo un voto per la Brexit nel prossimo referendum è in grado di garantire il futuro del vecchio esercito britannico.
L’articolo continua QUI in lingua inglese…

Parziale traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da