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Il Sacrificio

Alcuni testi dell’antico Egitto rivelano molti tipi di sacrifici e torture, destinate poi a diffondersi. Gli Egizi sacrificavano uomini dai capelli rossi sulla tomba di Osiride perché il rosso era il colore associato a Set, la versione Egizia di Satana.

Alcuni rituali rievocati oggi da persona che li hanno dolorosamente sperimentati sulla propria pelle, rispecchiano quelli descritti dettagliatamente nel Libro egizio dei morti e includevano la pratica di conservare i cuori in un vaso. In Egitto i cuori venivano posti su una bilancia per essere pesati e giudicati dalla dea Maat.

Ecco il vero significato della donna con il sole a mo’ di corona che tiene in mano la Bilancia della Giustizia, visibile su molti edifici forensi. Nel mondo antico i fachiri bramini dell’India e di altre scuole misteriche erano a conoscenza di droghe, torture e “magie” che creavano allucinazioni.

L’ipnosi veniva largamente usata nei templi. Gli adoratori del demonio di Bel/Baal/Nimrud a Canaan, in Babilonia e in Fenicia erano dediti a sacrifici umani, cannibalismo,  e infanticidi in nome di Moloch o Molech, una delle tante facce di Nimrud/Baal, e tale sacrifici costituivano una parte fondamentale dei loro rituali religiosi.

Si diceva che Baal (signore o governatore), la più alta divinità dei cananei e dei Fenici, fosse il dispensatore della vita, mentre Moloch ne era il distruttore. Entrambi volevano essere placati attraverso i sacrifici. Baal o Moloch furono identificati con il dio romano Saturno.

In onore di Baal, dio del Sole e del fuoco, i Cartaginesi, seguendo i rituali dei Fenici e dei Cananei, gettavano i bambini dentro un pozzo infuocato, scavato secondo una forma che ricordava Baal/Moloch. In un luogo vicino all’attuale Tunisi sono state ritrovate seimila urne contenenti i resti carbonizzati di alcuni bambini.

Va ricordato che questi rituali e questi culti sono gli stessi che i satanisti e la Confraternita praticano oggi. Ecco perché il 19 aprile 199, i bambini di Waco furono arsi vivi durante quell’inferno causato interamente dall’FBI, controllata dai satanisti, e dall’ATF, l’Ufficio dell’alcol, del tabacco e delle armi da fuoco.

Si tratta delle stesse persone profondamente malate che fecero saltare in aria il palazzo di James P. Murrah in Oklaoma, il 19 aprile 1995, in cui morironi tantissimi bambini. Il 19 aprile è una data satanica rituale legata al fuoco – il dio fuoco, Baal o Moloch.

E cosa esige Moloch? Il sacrificio di bambini. Waco e Oklaoma furono sacrifici di bambini in onore di Baal/Moloch, proprio come previsto dai culti osservati dagli antichi. Allo stesso modo, la guerra è per queste persone un bagno di sangue rituale in cui immaginabili di persone vengono uccise e menomate e il pianeta è sommerso da energia emozionale negativa.  

E’ di questa energia che si nutrono molti rettiliani di livello inferiore della quarta dimensione o, comunque, la usano per manifestarsi in questa dimensione. Se volete prove inconfutabili del fatto che i Seguaci di David  e i loro figli sono stati sacrificati a Waco, vi consiglio caldamente il video Waco: The Rules Of Engagement. Non crederete mai più a una dichiarazione ufficiale.

I nomi rituali dei “demoni” continuano ancora ad essere uguali a quelli usati nel mondo antico e da gruppi più tardi come i Templari. Una conferma di ciò arriva da una marea di testimonianze rilasciate oggi da vittime del satanismo. La terapeuta britannica Vera Diamond, lavora da circa 20 anni con persone che hanno subito abusi legati alle pratiche sataniche e al controllo mentale. Ecco cosa dice: 

“I bambini dicono che la parola Satana è quella più usata, ma tra gli altri demoni figurano il Bafometto e Behemoth, Molech (Moloch) e un altro demone di nome Choronzon sembrano, in particolare, legati al consumo di bambini. Costoro sembrano particolarmente coinvolti nei sacrifici di bambini”.

Choronzon è imparentato con Crono, la versione Greca di Nimrod.Secondo la leggenda greca, crono ingoiava i suoi figli appena nascevano per paura che potessero spodestarlo.

Crono era il più potente tra i Titani, nome greco che sta ad indicare gli incroci tra i rettiliani e le “figlie degli uomini”. Il mito greco si riferiva simbolicamente a loro come ai figli frutto dell’unione tra il Cielo (gli extraterrestri) e la Terra (gli umani).

Crono era il padre di Zeus, e quest’ultimo era sopravvissuto perché sua madre l’aveva sottratto di nascosto alla furia infanticida del marito.

Zeus in seguito condusse una guerra vittoriosa contro suo padre e altri Titani e poi governò come Re degli Dei su una dinastia che praticava abitualmente sacrifici di bambini. Confrontando le diverse popolazioni, generazione dopo generazione, troverete la stessa pratica del sacrificio di bambini.

I Cananei-Ebrei sacrificavano abitualmente esseri umani e animali, nonostante i “mezzibusti” di regime abbiano sempre cercato di negarlo. Oggi i satanisti che risiedono ai vertici della società ebraica continuano a praticare gli stessi rituali, mentre la massa del popolo ebraico, sparsa in tutto il mondo, non sospetta che ciò avvenga.

Una volta compreso il vero significato della Pasqua ebraica, si può dimostrare di come abbiano un fondamento storico le teorie di ogni epoca, compresa quella attuale, relative a sacrifici di bambini da parte di fanatici ebrei in occasione di quella festività. La Pasqua ebraica non aveva nulla a che fare con “Dio” che tralasciava le case dei bambini israeliti per uccidere solo i primogeniti egizi.

Questo è ulteriore simbolismo che solo un iniziato o un ricercatore molto documentato potrebbe comprendere. Documenti risalenti all’VIII e al VII secolo a.C. mostrano che gli israeliti bruciavano i loro figli in fuochi sacrificali nella valle di Gehinnon, appena fuori Gerusalemme.

Durante il sacrificio in onore di Moloch-Baal si diceva che i bambini fossero “passati sopra” o “passati attraverso” il fuoco. Nel Libro del Levitico troviamo il verso: “Tu non lascerai che il tuo seme passi attraverso il fuoco di Moloch”. Il profeta geremia dice che alcune persone “bruciavano i loro figli nel fuoco come fossero offerte tributate a Baal” e sempre nel Libro di Geremia ci viene detto che: “Essi hanno costruito la sommità di Tophet, cioè la valle di Hinnon, per ardere vivi i loro figli e le loro figlie….” Anche John Milton scrisse di Moloch nel suo Paradiso Perduto:

dapprima Moloch, orrendo re, sporco di sangue. Di sacrifici umani e delle lacrime dei genitori. Ma, a causa del forte rumore di tamburi e cembali. Non si udì il pianto dei figli, che attraversavano il fuoco. Verso il suo truce idolo”.

Il Vecchio testamento pullula di riferimenti a sacrifici umani e animali. Gli stessi simboli legati al sacrificio di primogeniti o bambini piccoli si possono trovare in molti antichi testi. Anche la storia di Gesù presenta questo tema, Ovviamente. Al suo livello più estremo, il dogma ebraico è profondamente radicato nella pratica del sacrificio.

I templi ebraici erano mattatoi, costantemente riforniti di animali per l’uccisione e il sacrificio rituale. Considerate il procedimento che gli ebrei seguono oggi per uccidere gli animali. La carne viene considerata “kosher” solo se l’animale è stato sgozzato e muore dissanguato. Lo stesso procedimento viene seguito per la carne “halal” dei mussulmani.

Gli antichi rituali sono stati rigidamente mantenuti attraverso le famiglie della Confraternita, e l’élite attualmente al comando sacrifica i bambini e ne beve il sangue, esattamente come avveniva nel mondo antico.

Nel prossimo capitolo parleremo della fede indù e le dottrine su cui si basano i suoi libri sacri i Veda scritti nel 1400 a.C. ed è probabile che contengano le stesse istruzioni su come tributare sacrificio agli dei. Come la dea Kali moglie di Shiva, rappresentata con una ghirlanda di teschi … Ma anche degli Aztechi che non erano secondi a nessuno nei loro riti di morte sacrificale.

Tratto da “Il Segreto più Nascosto

di David Icke – “I Figli di Satana” p. 366-367-368-369 

Articolo correlato: Il Culto della Civetta

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Mar.duk (“figlio del puro cumulo”)

Mar.duk (“figlio del puro cumulo”): meglio noto come dio nazionale di Babilonia, dove precedenti testi canonici, come l’Epica della Creazione, furono revisionati per garantirgli la supremazia celeste come Pianeta Creatore, cambiando il suo nome da Nibiru a “Marduk”. Era il primogenito di di Ea/Enki, nato su Nibiru e portato sulla Terra da sua madre, Damkina.

Responsabile responsabile della morte del fratello minore Damuzi, Marduk venne sepolto vivo all’interno della Grande Piramide, ma venne risparmiato ed esiliato – e infine si attirò le ire degli altri leader Anunnaki, e in particolare di Enlil, quando infranse un tabù prendendo in moglie una donna terrestre (che gli dette un figlio, Nabu).

Testimone della costante, e tuttavia dell’inutile lotta di suo padre Enki con Enlil per i diritti di successione, abbracciò la lotta per la supremazia della quale suo padre, a suo avviso, era stato ingiustamente privato.

Limitato inizialmente al dominio enkita dell’Egitto (dove secondo ZS, era venerato come Ra), i suoi ripetuti tentativi di stabilirsi anche nei domini enliliti sfociarono in episodi tristemente famosi quale la “Torre di Babele”, guerre brutali, e l’uso di armi nucleari.

In competizione per la successione con Ninurta, figlio di Enlil, riuscì infine a ottenere il “Rango di Cinquanta” – ma solo dopo che la grande civiltà sumera era stata annientata dal vento nucleare. Fu allora che Babilonia divenne una città imperiale, con un importante recinto sacro, dominato da una ziggurat a sette gradoni, l’Esagil: servì come dimora del dio, come quartier generale e infine anche come sua tomba. 

Secondo storici greci e romani dell’epoca, la tomba di Marduk si trovava all’interno dello ziggurat Esagil, attaccata dal re persiano Serse nel 482 a.C.; ZS è perciò giunto alla conclusione che Marduk morì nel 484 a.C.

Nella sua brama di supremazia Marduk non introdusse il monoteismo; una volta ottenuto il Rango di Cinquanta (NB: il Rango di Cinquanta, in successione arriva subito dopo quello di Sessanta che apparteneva ad ANU), invitò gli altri dèi (inclusi gli enliliti) a dimorare nel sacro recinto di Babilonia, ordinando la costruzione di templi residenziali per loro<: infatti, per essere davvero il Supremo, aveva bisogno della presenza degli altri dèi e del loro riconoscimento.

Marduk: nell’astronomia babilonese, il pianeta di provenienza degli Anunnaki, Nibiru, che i babilonesi ribattezzarono “Marduk”. Nel primo millennio a.C., tavolette astronomiche elencate da ZS ne Il Giorno degli dèi, registravano la ricomparsa del pianeta “Marduk” nell’era zodiacale dell’Ariete.

Tratto da: “Le Cronache Terrestri Rivelate”

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ANUNNAKI: LA SAGA (parte – 23)

Anunnaki (parte 23) fine della saga

Il video parla della distruzione di Sodoma e Gomorra da parte di Ninurta (figlio di Enlil) e Nergal (figlio di Enki).

La parte finale, avviene con un dialogo tra i due fratelli (Enlil & Enki), dove fanno le loro considerazioni da quando sono venuti sulla Terra. Sotto, c’è un piccolo saggio di quello che ho scritto nel 2013, lo si può leggere per intero alla fine su: “Segue QUI”.

“Dialogo tra fratelli”

I due fratelli Enlil e Enki, dopo millenni passati sulla terra 
si interrogano sul passato:

Babili, dove Marduk aveva proclamato la propria sovranità, fu risparmiata dal Vento del Male (vedi guerre atomiche al tempo degli dèi). Il Vento del Male divorò tutte le terre a sud di Babili, colpì anche il cuore della Seconda Regione. Quando subito dopo la Grande Calamità, Enlil ed Enki si incontrarono per controllare i danni della devastazione, Enki considerò presagio divino il fatto che Babili fosse stata risparmiata!

Che Marduk fosse destinato alla supremazia, e confermato dal fatto che Babili è stata risparmiata! Così disse Enki ad Enlil. Deve essere stato il volere del Creatore di Tutte le Cose! Così Enlil replicò.

Fu allora che gli rivelò della visione avuta in sogno e della profezia di Galzu (Misterioso emissario divino che trasmetteva messaggi attraverso i sogni). Se sapevi tutto ciò, perché mai non hai evitato l’uso delle Armi del Terrore? (armi termonucleari) Così gli chiese Enki. Segue QUI

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L’IRA DI “ERRA”

IL CROLLO IMPROVVISO DI SUMER

La misteriosa nascita della civiltà di Sumer quasi 6000 anni or sono trova corrispondenza nell’altrettanto improvviso e misterioso suo declino. Le circostanze di questa fine non vengono di solito affrontate nei libri di storia. Ci spiegano che questa meravigliosa civiltà finì con l’avere una rivale nel vicino e altrettanto misterioso impero di Accad, e che intorno al 2000 a.C. sia i Sumeri sia gli Accadi scomparvero senza un motivo apparente.
Ci viene poi detto che due nuove civiltà, quella babilonese e quella assira, spuntarono dal nulla e assunsero il controllo della Mesopotamia. Tutti questi semplicismi sembrano servire solo ad addormentare la questione. Eppure, esistono abbondantissime documentazioni la caduta di Sumer: Come mai, allora, non compaiono nei libri di storia?
La risposta è questa: la natura del definitivo disastro che colpì i Sumeri disorientò loro quanto oggi disorienta gli studiosi. La descrizione lasciata dai Sumeri della catastrofe è talmente strana che si è scelto di sonsiderarla mitologia. Ma è una realtà archeologica il fatto che la morte di Sumer sia giunta all’improvviso.
Nel 1986 Zecharia Sitchin propose un’ipotesi plausibile relativamente all’uso di armi nucleari a ovest di Sumer, in un’epoca che coincide proprio con il misterioso crollo di quella civiltà. (“all’interno di questo blog abbiamo si è già discusso di questa ipotesi plausibile”), ma intanto proviamo a considerare l’asserzione di Sitchin, secondo il quale i Sumeri vennero decimati dalla ricaduta sulla superficie terrestre di polvere e materiale radioattivo.
Le prove sono racchiuse in diversi testi noti come “lamentazioni” per la distruzione di molte città Sumere. Le traduzioni che seguono sono state pubblicate dal massimo esperto di Sumer, il professor Samuel Kramer.
Sulla terra (Sumer) cadde una calamità,
sconosciuta era all’uomo;
una che mai prima fu vista,
una che non poté essere sopportata.
Una grande tempesta dal cielo…
Una tempesta che uccideva la terra…
Un vento maligno, come un torrente impetuoso…
Una cruenta tempesta unita a un calore divampante…
Priva di giorno la Terra di sole splendente…
la sera le stelle non rilucevano …
Le persone terrorizzate a malapena respiravano, 
le ghermiva il vento maligno
senza concedere loro un altro giorno…
Le bocche erano piene di sangue, 
le teste nel sangue sguazzavano…
Il volto era reso pallido dal vento maligno.
Provocò la desolazione nelle città,
la desolazione entrò nelle case;
le stalle divennero desolate, e vuoti gli ovili…
I fiumi di Sumer fece scorrere
con un’acqua amara;
i campi bene arati diedero gramigna,
nei campi crebbe erba appassita. 

La natura del disastro fu tale che neppure gli dèi poterono farvi fronte. Una tavoletta intitolata Il lamento di Uruk racconta: 

Così gli dèi tutti evacuarono Uruk,
lontano si tennero, 
si nascosero nella montagna,
fuggirono sulle lontane pianure.

In un altro testo, intitolato Il lamento di Eridu, Enki e sua moglie Ninki fuggirono dalla città di Eridu:

Ninki la sua grande signora, volando come un uccello lasciò la sua città…
Padre Enki rimase della città all’esterno…
Per il destino della sua città ferita pianse lacrime amare.

Negli ultimi cento anni sono state rinvenute numerose tavolette sumere contenenti lamentazioni riguardanti Uruk, Eridu, Ur e Nippur. Esse indicavano che tutte le città vennero colpite contemporaneamente dal medesimo fenomeno. Ma non c’è accenno ad azioni di guerra, un argomento assai consueto per i cronisti di Sumer.

Al contrario, il disastro viene presentato non come “distruzione” bensì come “desolazione”. Uno studioso, Thorkild Jacobsen ha tratto la conclusione che Sumer fu colpita non da degli aggressori, bensì da una catastrofe pura e semplice, di natura inspiegabile.

Come i testi spiegano, ciò che colpì le città sumere era un <<evento malvagio>> che recò morte con un invisibile fantasma, cosa <<che mai prima fu vista>>. Nessuna meraviglia che taluni abbiano interpretato questa sciagura come il risultato della ricaduta di polvere e di materiale radioattivo.

Quale alternative potrebbero esserci?  E’ possibile che si sia trattato di una epidemia senza precedenti? Certo, è possibile ma non scordiamo le descrizioni lasciate dai Sumeri, che raccontano di acque diventate amare, di persone che vomitano sangue, di vittime tra gli animali oltre che tra gli uomini, tutte cose che indicano come non si sia trattato di malattie quali oggi le conosciamo.

Inoltre, diversi testi contenenti le lamentazioni, come quelle già citato, fanno riferimento a una <<tempesta>> che si accompagnava all’invisibile fantasma. Coloro che hanno esperienza con l’invisibile radioattività conseguente a una esplosione nucleare non potrebbero descriverla meglio. Vediamo quindi le prove chge si trattò di una esplosione.

SODOMA E GOMORRA 
Per la gran parte di noi è piuttosto familiare il racconto biblico della distruzione operata su Sodoma e su Gomorra dal fuoco e dello zolfo. Ma quanti di noi prendono questo racconto alla lettera? Come è accaduto a molti altri importanti eventi della storia umana, questa storia è stata relegata tra i miti e i simbolismi religiosi.
Ma il resoconto contenuto in Genesi 18-19 descrive un’azione premeditata e gestita portata avanti da un dio che non faceva distinzione tra le persone e la vegetazione della pianura. Si trattò di un evento reale, com’è indicato dalla descrizione del fumo denso che il mattino seguente si levava da quelle zone.
Se leggiamo la storia di Sodoma e gomorra come il resoconto di un testimone oculare, allora dobbiamo pensare che ci fosse stata un’esplosione  talmente potente da poter essere paragonata all’uso di ordigni nucleari, nel 1945, su Hiroshima e su Nagasaki.
La storia viene trattata come un mito per il semplice motivo che i nostri paradigmi non ammettono l’esistenza di armi nucleari migliaia di anni fa. La tentazione di considerare la storia un mito viene poi rafforzata dal riferimento alla moglie di Lot, che si volse a guardare e venne tramutata in una <<statua di sale>>.
Ma il racconto perde molto della sua apparente assurdità quando apprendiamo che diversi studi hanno segnalato che il termine “sale” è un probabile errore di traduzione. Infatti, se leggessimo una versione originale sumera del resoconto, troveremmo la parola NIMUR, che significa sia “sale” sia “vapore”.
Sono ormai stati scoperti numerosi testi antichi che raccontano ciò che la Bibbia racconta, ma che sono stati scritti assai prima. Queste cronache ci forniscono particolari che mancano nell’Antico testamento. Uno dei più antichi testi sumeri anticipa in modo evidente i contenuti della Bibbia laddove descrive la distruzione di città inique mediante il fuoco e lo zolfo.
Il Signore Portatore di Ciò che Arde
e che ha arso l’avversario;
che ha cancellato la landa disobbediente; che ha avvizzito la vita dei seguaci del Mondo del Male;
che ha fatto piovere pietre e fuoco sugli avversari.

Chi erano gli avversari disobbedienti, e qual era il Mondo del Male di cui erano seguaci? Il significato pieno dell’episodio di Sodoma e Gomorra è stato svelato nei particolari di Zacharia Sitchin nel 1985. I fatti che precedettero la distruzione di Sodoma e Gomorra sono questi: una feroce contesa riguardante il dio Marduk, di ritornare nella sua città, Babilonia, e di assumersi il comando degli dèi.

Mentre Enki il padre di Marduk, difese i diritti del suo primogenito, gli altri dèi si schierarono all’opposizione per motivi che ci risultano chiari (motivi che racconterò in un prossimo post). Uno degli dèi di nome Erra, giurò di adoperare la forza contro Marduk. Un lungo testo noto come “l’Epopea di Erra”, descrive cosa successe dopo che il furibondo Erra abbandonò il consiglio degli dèi lanciando la sfida:

La Terra distruggerò,
di loro farò un cumulo di polvere;
le città scardnerò,
le tramuterò in desolazione;
farò scomparire gli animali:
dei mari farò un tumulto
e ciò che in essi vive io decimerò:
la gente farò svanire,
le anime loro si tramuteranno in vapore;
nessuno verrà risparmiato.

Gli dèi, bloccati dalla disputa, chiesero ad Anu di trovare una soluzione al conflitto. Anu approvò l’utilizzo di sette armi potenti per attaccare Marduk, ma Gibil, fratello di Marduk, lo informò del piano di Erra:

Quei sette in una montagna stanno,
in una cavità dentro la terra risiedono.

Da quel luogo con grande fulgore si scaglieranno innanzi dalla Terra al Cielo, rivestiti di terrore.

Un dio di nome Ishum, che significa “portatore di ciò che arde, venne incaricato di unirsi a Erra nel mondo inferiore (l’Africa) per predisporre le armi e indirizzarle sugli obiettivi. Zecharia Sitchin ha individuato questo dio Ninurta. In quaro figlio di Enlil, avuto dalla di lui sorellastra Ninharsag. Ninurta era il rivale diretto di Marduk, figlio di Enki.

Quanto a Erra, sussistono pochi dubbi che questo dio fosse Nergal, un dio sovente menzionato negli antichi testi come il <<dio furioso>>, il violento e, soprattutto, <<colui che brucia>> un dio della guerra e della caccia, nonché un apportatore di pestilenze.

Fu dunque Erra/Nergal, un astioso e geloso fratello di Marduk, che si assunse il compito più aggressivo, giurando di distruggere non soltanto Marduk e i suoi sostenitori, ma anche suo figlio Nabu. Erra chiese che le armi venissero impiegate contro le città di Sodoma e Gomorra, dove si pensava stessero nascosti Marduk e suo figlio Nabu. ma anche contro la base spaziale del Sinai.

Tratto dalle mie letture:
Il Mistero della Genesi Delle Antiche Civiltà (1996)
I pro e i contro e le ritrattazioni successive 
di Alan F. Alford 

wlady

L’invenzione di un Popolo

 

2 Gennaio 2013
dal Sito Web Tlaxcala-Int
traduzione di Nicoletta Marino
Versione originale in Inglese
Versione in spagnolo

Una pioggia di insulti ha coperto in Israele Shlomo Sand quando pubblicò un libro intitolato “Come fu inventato il popolo ebreo – The Invention of the Jewish Peopleche smonta miti biblici che sono il pilastro dello Stato sionista di Israele.

Professore di Storia Contemporaneo all’Università di Tel Aviv, nega che gli Ebrei sono un popolo dall’origine comune e sostiene che fu una cultura specifica e non il discendere da una comunità arcaica unita da legami di sangue lo strumento principale della fermentazione nazionale.

Secondo lui, “lo Stato ebraico di Israele”, lontano dall’essere la concretizzazione del sogno nazionale di una comunità etnica con più di  4000 anni è stato possibile grazie ad una falsificazione della storia resa possibile nel XIX secolo da intellettuali come Theodor Herzl.

Come studiosi accademici israeliani insistono nell’affermare che gli Ebrei sono un popolo con un DNA proprio. Shlomo Sand, basandosi su una documentazione esauriente, mette in ridicolo questa tesi scientifica.

Non ci sono altri ponti biologici tra gli antichi abitanti dei regni di Giudea e di Israele e gli Ebrei del nostro tempo.

Il mito etnico ha contribuito poderosamente sull’immaginario civile.

Le loro radici rimontano alla Bibbia, fonte del monoteismo ebraico. Come nell’Iliade, l’Antico Testamento non è opera di un unico autore. Sand definisce la Bibbia come “biblioteca straordinaria” che sarà stata scritta tra i secoli VI e II prima della nostra Era. Il mito inizia con l’invenzione “del popolo sacro” alla quale fu annunciata la terra promessa di Canaan.

L’interminabile viaggio di Mosè e del suo popolo verso la Terra Santa e la posteriore conquista, manca di qualsiasi fondamento storico. E’ necessario ricordare che l’attuale territorio della Palestina era ora parte integrante dell’Egitto faraonico.

La mitologia dei successivi esili, diffusa nei secoli, finì per guadagnare l’apparenza di verità storica. Fu forgiata, però, a partire dalla Bibbia ed ampliata dai pionieri del Sionismo.

Le espulsioni di massa degli Ebrei da parte degli Assiri sono un’invenzione. Non ne esiste registrazione su fonti storiche credibili.

Il grande esilio da Babilonia è falso come quello delle grandi diaspore. Quando Nabucodonosor prese Gerusalemme, distrusse il Tempio ed espulse dalla città una parte delle élite; ma Babilonia era da molto tempo la città di residenza, per propria scelta, di una numerosa comunità ebraica.

Quella è stata il nucleo delle creatività da parte dei rabbini che parlavano aramaico e introducevano importanti riforme nella religione di Mosè. E’ importante notare che solo una piccola minoranza di quella comunità tornò in Giudea quando l’imperatore Ciro conquistò Gerusalemme nel secolo VI della nostra era. 

Quando i centri della cultura ebraica di Babilonia si disgregarono, gli Ebrei emigrarono a Bagdad e non in Terra Santa.

Sand dedica un’attenzione particolare agli “Esili” come miti fondanti dell’identità etnica.

Le due “espulsioni” degli Ebrei nel periodo romano, la prima ad opera di Tito e la seconda di Adriano, che sarebbero stati il motore della grande diaspora, sono tema di una riflessione profonda dello storico ebraico.

Nelle scuole, i giovani imparano che la “nazione ebraica” fu mandata in esilio dai Romani dopo la distruzione del  Secondo Tempio ad opera di Tito,e poi, da Adriano nel 132. Abbiamo solo il testo fantasioso di Flavio Josefo che testimonia la rivolta degli Zeloti, che toglie credibilità a questa versione, oggi ufficiale.

Secondo lui, i Romani massacrarono 1.100.000 Ebrei e ne imprigionarono 97.000. Questo in un’epoca in cui la popolazione totale della Galilea era secondo i demografi attuali era molto meno di mezzo milione.

Gli scavi archeologici degli ultimi decenni fatti in Gerusalemme e in Cisgiordania hanno creato dei problemi insormontabili agli studiosi universitari sionisti che “spiegano” la storia del popolo ebraico prendendo la Torah e la parola dei Patriarchi come riferimenti infallibili. Le smentite dell’archeologia hanno turbato gli storici.

E’ stato provato che Gerico era poco più di un agglomerato senza le poderose mura citate dalla Bibbia. Le rivelazioni sulle città di Canaan allarmarono anche i rabbini. L’archeologia moderna ha sepolto il discorso dell’antropologia sociale religiosa. 

A  Gerusalemme non sono state nemmeno trovate vestigia delle grandiose costruzioni che secondo il Libro la trasformarono nel X secolo, prima della nostra Era, l’epoca d’oro di Davide e Salomone, nella città monumentale del “popolo di Dio” che meravigliava quanti lo conoscevano: niente palazzi, niente mura, niente ceramica di qualità.

L’utilizzo della prova del carbonio 14 ha permesso una conclusione. I grandi edifici della Regione Nord non furono costruiti all’epoca di Salomone.

“Non esiste in realtà nessuna testimonianza – scrive Shlomo Sand – dell’esistenza di quel re leggendario la cui ricchezza è descritta dalla Bibbia in termini che quasi lo rendono un equivalente dei potenti regni di Babilonia e di Persia”.

Se è esistita una entità politica in Giudea nel secolo X prima della nostra Era, afferma lo storico,potrebbe essere solo una micro realtà tribale e Gerusalemme Solo una piccola città fortificata.

E’ anche significativo che nessun documento egiziano riferisce “della conquista” da parte degli Ebrei di Canaan, territorio che allora apparteneva al faraone.

IL SILENZIO SULLE CONVERSIONI

La storiografia ufficiale israeliana, nell’erigere un dogma sulla purezza della razza, attribuisce alle successive diaspore la formazione di comunità ebraiche di dozzine di paesi.

La Dichiarazione d’Indipendenza di Israele afferma che, obbligati, gli Ebrei si sforzarono nei secoli di ritornare nel paese degli avi. Si tratta di una menzogna che falsifica molto la Storia.

Shlomo Sand Foto RAZI/Télérama

La grande diaspora è finta, come le altre. Dopo la distruzione di Gerusalemme e la costruzione di Aelia Capitolina, solo una piccola maggioranza della popolazione fu espulsa. La schiacciante maggioranza rimase nel paese.

Allora, qual è l’origine degli avi di almeno 12 milioni degli Ebrei oggi esistenti fuori di Israele? 

Nel rispondere a questa domanda, il libro di Shlomo Sand distrusse simultaneamente il mito della purezza della razza, questa è l’etnicità ebraica.

Un’abbondante documentazione riunita da storici di prestigio mondiale rivela che nei primi secoli della nostra Era ci furono massicce conversioni all’ebraismo in Europa, in Asia e in Africa.

Tre di loro sono state particolarmente importanti e danno fastidio ai teologi israeliani.

Il Corano stabilisce che Maometto trovò a Medina, durante la fuga dalla Mecca, grandi tribù ebree con le quali entrò in conflitto, finendo coll’espellerle. Però non chiarifica che nell’estremo sud della Penisola Arabica, l’attuale Yemen, il regno di Hymar, adottò l’Ebraismo come religione ufficiale.

E’ bene dire che arrivò per rimanerci. Nel secolo VII, l’Islam si stabilì nella regione però, trascorsi tredici secoli, quando si formò lo Stato di Israele, decine di migliaia di yemeniti, parlavano l’arabo, ma continuavano a professare la religione ebraica. La maggioranza emigrò in Israele dove, tra l’altro, è discriminata. 

Anche durante l’Impero romano, l’ebraismo creò radici. Il tema ha meritato l’attenzione dello storico Dione Cassius e del poeta Giovenale.

In Cirenaica, la rivolta degli Ebrei della città di Cirene costrinse alla mobilitazione di varie legioni per combatterla.

Fu soprattutto, però, nella parte estrema occidentale dell’Africa dove ci furono conversioni di massa alla religione ebraica. Una parte considerevole delle popolazioni berbere aderì all’ebraismo e a loro si deve l’entrata in Andalusia.

Furono questi magrebini che diffusero l’Ebraismo nella penisola, i pionieri dei Sefarditi che dopo l’espulsione da Spagna e Portogallo andarono esuli in diversi paesi europei, nell’Africa musulmana e in Turchia.

Più importante per le sue conseguenze, fu la conversione all’Ebraismo dei Giazari, un popolo nomade turcofono, imparentato con gli Unni, che provenendo dall’Altai, si stabilì nel secolo IV nelle steppe del basso Volga. I Giazari, che tolleravano bene il Cristianesimo, costruirono un potente stato ebraico, alleato di Bisanzio nelle lotte dell’Impero Romano d’Oriente contro i Persiani Sassanidi.

Questo impero medievale dimenticato occupava un’area enorme, dal Volga alla Crimea e dal Don all’attuale Uzbekistan. Scomparve dalla Storia nel secolo XIII quando i Mongoli invasero l’Europa distruggendo tutto al loro passaggio.Migliaia di Giazari, fuggendo dalle orde di Batu Khan, si dispersero nell’Europa Orientale.La loro eredità culturale fu insperata.Grandi storici medievalisti come Renan e Marc Bloch e lo scrittore ungherese inglese Arthur Koestler identificano negli Giazari gli avi degli Schenaziti le cui comunità in Polonia, in Russia e in Romania avranno un ruolo cruciale nella colonizzazione ebraica della Palestina. 

UNO STATO NEOFASCISTA 

Secondo Nathan Birbaum, l’intellettuale ebreo che inventò nel 1981 il concetto di sionismo, è la biologia e non la lingua o la cultura che spiegano la formazione delle nazioni.

Secondo lui la razza è tutto. E il popolo ebreo sarebbe stato quasi l’unico a preservare la purezza del sangue nei millenni.

Morì senza capire che  quella tesi era una tesi razzista, prevalendo appagherebbe il mito del popolo sacro “eletto da Dio”.

Perché gli Ebrei sono un popolo figlio di una catena di incroci. Ciò che conferisce loro una identità propria e una cultura e la fedeltà ad una tradizione religiosa radicata è un falso storico.

Sui passaporti dello stato di Israele non è accettata la nazionalità israeliana. I cittadini che hanno pieno diritto scrivono “ebreo”. I Palestinesi devono scrivere “arabo”, nazionalità inesistente.

Essere cristiano, buddista, mazdeista i indù, risulta da una scelta religiosa, non è una nazionalità.

In Israele non c’è un matrimonio civile. Per gli Ebrei è obbligatorio il matrimonio religioso anche se si è atei.

Questa aberrazione è inseparabile da molte altre  in uno stato confessionale, etnocratico liberale costruito su miti, uno Stato che cambiò l’yiddish parlato dia pionieri del “ritorno in Terra Santa” con il sacro ebraico dei rabbini, sconosciuto al popolo di Giudea che si esprimeva in aramaico, la lingua in cui fu redatta la Bibbia in babilonia e non in Gerusalemme. 

Lo “Stato del Popolo ebraico” si ritiene democratico.

La realtà però nega la legge fondamentale approvata dal Knesset. Uno Stato che tratta come paria di nuovo tipo il 20% della popolazione del paese, uno stato nato dal mostruoso genocidio in terra straniera, uno Stato le cui pratiche presentano sfumature neofasciste, non può essere democratico.

Il libro di Shalom Sand sull’invenzione del Popolo Ebraico è oltre che una chiara prova storica, un atto di coraggio.

Consiglio la sua lettura a tutti coloro secondo cui la linea di frontiera dell’opzione di sinistra oggi passa per la solidarietà col popolo martire della Palestina e che condanna il Sionismo.

http://www.bibliotecapleyades.net/

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