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La questione dell’età media è quello che la società moderna si vanta di offrire rispetto al passato

La longevità nell’uomo Paleolitico e Moderno. Quanto viviamo meglio rispetto al passato?

 

Nell’antichità gli essere umani erano forti, magri e non soffrivano delle patologie croniche più frequenti dell’era moderna: tumori, diabete, obesità, malattie cardiovascolari, demenza senile.  

Ma avevano una vita più breve? Cercheremo di fare chiarezza su questa opinione diffusa per comprendere i dati storici, alimentari e i vari fattori che contribuiscono alla mortalità e al calcolo statistico.

Sicuramente la modernità ha offerto il benessere diffuso attraverso un migliore igiene, farmaci salvavita e terapie di pronto soccorso, ma allo stesso tempo ha riempito le nostre tavole di alimenti industriali zeppi di sostanze che danneggiano.

Potremmo infatti scoprire che, facendo riferimento alla nostra storia remota, abbiamo l’opportunità di apprendere molto dal nostro passato per alimentarci in modo diverso, facendo più esercizio fisico, dormendo di più in accordo col ciclo circadiano, stressandoci di meno e dedicando più tempo alle relazioni sociali autentiche. In questo modo possiamo cambiare in meglio la nostra esistenza sotto tutti i punti di vista, fisico, mentale e spirituale.

L’età media nell’antichità. La confusione tra longevità e aspettativa di vita

I dati statistici fanno una media matematica. Negli anni in cui dici che l’aspettativa di vita era 40 si fa una media tra la vita effettiva e la mortalità infantile. È abbastanza evidente che se 50 persone muoiono ad 80 anni, ogni 50 neonati che muoiono (a causa di parti difficili e condizioni igieniche non corrette) la media si dimezza e va a 40 anni. Ma questo è un mero calcolo matematico che oltre a non rappresentare l‘aspetto qualitativo della vita non risalta il fatto che con l’alta mortalità infantile (parti dove spesso morivano anche le madri)e le guerre (dove soldati giovani morivano) è necessario di un gran numero di anziani longevi (80-100 anni) per ottenere quella media.

L’aspettativa di vita nel Paleolitico era maggiore che tra i Romani

Gli uomini delle caverne non sono morti così giovani. Si afferma che la durata media della vita era tra i 25 e i 40 anni nel Paleolitico. Questo è altamente fuorviante, perché l’età media era piuttosto bassa a causa di un tasso di mortalità infantile molto alto.

Durante il Paleolitico superiore, l’aspettativa di vita alla nascita era di 32 anni (Kaplan, 2000). Ma un quindicenne – che è sopravvissuto all’infanzia e fino all’adolescenza – potrebbe aspettarsi di vivere altri 39 anni, fino all’età di 54 anni.  

Nel periodo romano classico in cui l’aspettativa di vita era 20-30 e all’età di 10 anni ci si poteva aspettare di vivere 35 anni in più, a 45 anni (Frier 2001). Confrontando questo dato con quello del Paleolitico diventa chiaro come l’uomo delle caverne vivesse più del civilizzato uomo romano in media.

L’uomo Paleolitico longevo come l’uomo moderno del 1800

La mortalità infantile ha sempre distorto l’aspettativa di vita verso il basso fino agli inizi del XX secolo. Non molto tempo dopo ci siamo infatti resi conto che probabilmente era una buona idea lavarsi le mani prima di dare alla luce un bambino!

Nell’Inghilterra medievale un neonato che nasceva nel periodo tra il 1276 e il 1300 aveva una aspettativa di vita di 31,3 anni, quindi praticamente lo stesso dell’uomo paleolitico! (BBC, A Millennium of Health Improvement)

Nel 1841 l’aspettativa di vita alla nascita era ancora solo 40 anni! (Decennial Life Tables, ONS) Solo 8 anni in più rispetto al Paleolitico superiore! Quindi, anche per questa rozza misura, è ingiusto scegliere il Paleolitico come un periodo di vita particolarmente breve, mentre in realtà l’aspettativa di vita è sempre stata così bassa fino al secolo scorso.

Anche usando le medie di base per la durata della vita, i nostri antenati Paleo stavano effettivamente facendo altrettanto bene, meglio degli antichi romani e come gli inglesi medioevali.

I Paleolitici davvero morivano a 30 anni?

Se già affidandoci solo ai dati storici statistici diventa chiaro che l’uomo paleolitico non viveva meno rispetto all’uomo di qualche secolo fa, rimane da chiedersi quale fosse la sua longevità. I raccoglitori e cacciatori sono davvero morti a 40 anni durante una caccia ai mammut o ne hanno vissuti molti di più?

Bene, una statistica più pertinente da guardare al posto della vita media (o “media”) è la “modalità” (“mode”). La modalità è il valore che si verifica più frequentemente in un set di dati.

Prendi questo set di punti dati: [0.3, 0.7, 1, 1, 2, 4, 7, 7, 7, 9]. La media (media) è 3.9, mentre la modalità è 7. Grande differenza.

Lo studio più noto sulla longevità tra le tribù di cacciatori-raccoglitori ha concluso che l’età della modalità tra una varietà di diverse tribù di cacciatori-raccoglitori di tutto il mondo variava da 68 a 78 anni, con una modalità complessiva calcolata in 72 anni. (Gurvan, 2007).

Ciò significa che, in generale, se non si moriva da bambino o si era vittima di un’infezione, una malattia, guerra o incidenti, allora un sano cacciatore-raccoglitore poteva aspettarsi di vivere fino ad una rispettabile età nella vecchiaia, anche secondo i moderni standard globali.

Analisi di Lawrence sul rapporto alimentazione e aspettativa di vita nell’uomo paleolitico

L’antropologo J. Lawrence Angel nel 1984 pubblicò lo studio intitolato “Health as a crucial factor in the changes from hunting to developed farming in the eastern Mediterranean” (“La salute come fattore cruciale nei cambiamenti dalla caccia all’agricoltura nel Mediterraneo orientale”) in cui presenta i risultati delle ricerche effettuate sugli scheletri di persone vissute nel Mediterraneo orientale prima (Paleolitico) e dopo l’introduzione dell’agricoltura e quindi della coltivazione dei cereali.

La tabella sottostante è adattata e condensata considerevolmente dalla tabella completa di Angel inclusa nel documento sopra citato. Angel commenta sugli indicatori riportati nella tabella sottostante che, dal punto di vista archeologico, la durata della vita è il più semplice indicatore di salute generale. Particolare rilevanza ha l’analisi della dentatura, dato che permette il calcolo dell’età al momento della morte. Lo stato di crescita e di nutrizione può essere generalmente indicato dall’altezza della base del cranio, dall’indice di profondità della pelvica e dalla statura dell’adulto – gli ultimi due dei quali sono mostrati qui oltre alla durata della vita.

Credit: Longevity & health in ancient Paleolithic vs. Neolithic peoples by Ward Nicholson; http://www.beyondveg.com

 

Nel Mesolitco inizia la transizione verso l’agricoltura. Nel Neolitico inferiore l’agricoltura si diffonde ampiamente e i cereali diventano la base dell’alimentazione. Nel Neolitico superiore la transizione all’agricoltura è completa.

Come possiamo osservare dalla tabella, nel Paleolitico l’uomo aveva una buona qualità della vita, longevo, forte, sano e in energia, alto e robusto, e l’età media era bassa per i motivi sopra descritti. Possiamo osservare che nelle epoche successive, con il cambio di alimentazione, la statura si è abbassata e anche l’età media si è abbassata.

C’è stato anche un aumento della violenza dato che con l’agricoltura nasce anche la proprietà privata, e quindi gli uomini si attaccavano per prendere il raccolto dell’altro. Questo era più difficile che accadesse nel Paleolitico quando non c’era la conservazione del cibo e la proprietà privata.

Antiche popolazioni tra le più longeve oggi al mondo

Tra le Ande è facile trovare persone che superano i 120 anni, o donne di 90 anni che fanno le sarte e riescono ancora ad infilare il filo nell’ago senza mettersi gli occhiali. E ci sono infine dei baldanzosi vecchietti che non hanno mai smesso di far sesso e che a 90 anni riescono ancora a regalare figli alle compagne giovani. “Cose straordinarie che accadono qui a Vilcabamba, a 1.500 metri, gode di una perenne primavera con temperatura costante dai 19 ai 25 gradi.” così commenta al riguardo il Corriere della Sera.

Vilcabamba incuriosisce il mondo, insieme ad altre località, ugualmente remote e sconosciute, come la valle degli Hunza, arroccata sulla catena del Caucaso, e Ogimi, nell’isola di Okinawa, in Giappone. Tutti luoghi ricchi di persone che superano abbondantemente i 100 anni.

Longevità e aumento di malattie croniche

Così afferma Hans Ruesch nel suo libro Imperatrice Nuda. La scienza medica attuale sotto accusa:

“Negli Stati Uniti, la durata media della vita non è aumentata nell’ultimo ventennio, nonostante l’arsenale terapeutico a disposizione; quello che invece è aumentato è il periodo di degenza medio. Quindi gli americani oggi non vivono più a lungo dei loro padri, ma soffrono di più, cioè trascorrono più giorni in ospedale prima di morire (mantenuti in vita – se così si può chiamare – con flebo, trasfusioni, farmaci, polmoni artificiali, dialisi, trapianti, ecc.). La storia insegna che c’erano molti più longevi nell’antichità, quando non si parlava di medicine, esami clinici, screening, esami diagnostici, ecc.

Pitagora nacque nel 580 a.C. e visse circa 100 anni come afferma Porfirio ne La vita di Pitagora, Sofocle per esempio giunse all’età di 91 anni (497 a.C.-406 a.C.), Platone 80 anni (427 a.C. -347 a.C.). A quei tempi chi moriva giovane, moriva quasi sempre in battaglia o perché veniva avvelenato. Oggi è molto difficile morire in guerra, ma è assai più facile morire per avvelenamento da farmaci e/o vaccini!”

Uno studio del 2012 pubblicato sulla rivista Lancet ed intitolato “Healthy life expectancy for 187 countries, 1990–2010: a systematic analysis for the Global Burden Disease Study 2010” ha misurato l’aspettativa di vita in buona salute (HALE) in 187 nazioni, che riassume la mortalità e gli esiti non fatali in una singola misura della salute media della popolazione. I risultati hanno mostrato che rispetto al 1970 si vive in media 10 anni in più, ma sono aumentati anche gli anni di malattia. Gli autori infatti affermano:

“Rispetto ai sostanziali progressi nella riduzione della mortalità negli ultimi due decenni, sono stati fatti relativamente pochi progressi nella riduzione dell’effetto complessivo delle malattie non fatali e delle lesioni sulla salute della popolazione.”

Uno studio del 2015 pubblicato su Lancet e guidato da Theo Vos, ha esaminato 301 malattie in 188 nazioni tra il 1990 (anno del primo studio globale) e il 2013. In generale, malattie infettive gravi quali AIDS e malaria hanno fatto registrare un calo significativo, specie dopo il 2005. Tuttavia sono aumentate le malattie croniche e invalidanti che hanno causato nella popolazione mondiale un aumento del 42.3% degli anni vissuti con disabilità. I principali disturbi più diffusi sono: mal di schiena, depressione, disturbi muscoloscheletrici, mentali e di uso di sostanze, disturbi neurologici e malattie respiratorie croniche

Conclusione

La questione dell’età media è quello che la società moderna si vanta di offrire rispetto al passato, tuttavia per la maggior parte della popolazione non sono aumentati gli anni di salute. Da una parte dobbiamo ringraziare per il miglioramento dei servizi sanitari, dell’igiene, delle terapie salvavita, ma dall’altra lo stile di vita è diventato più disfunzionale con sedentarietà, cibo spazzatura, inquinamento dell’aria, dell’acqua ed elettromagnetico.

La verità è che purtroppo sebbene l’età media sia anche di 80 anni, almeno 30-40 anni sono vissuti convivendo con malattie che la medicina non riesce a curare, prendendo farmaci ogni giorno, in uno stato di annebbiamento mentale e intorpidimento fisico. Eppure la news è che se l’acqua a e l’aria sono pulite, il cibo è pulito, e lo stato mentale e spirituale è sano, l’uomo può vivere 120 anni. Un esempio sono gli Hunza, gli Andini, gli abitanti di Okinawa e anche gli antichi sardi.

Fonte: https://www.dionidream.com/

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ASPETTANDO L’ONDA BLU

Perche il crollo degli USA è solo all’inizio e non alla fine

di Umair Haqu edal sito web EudaimoniaAndCo  traduzione di Claudiordali Versione originale in inglese 

SEI MEGATREND  CHE PLASMERANNO IL FUTURO 

Per molte ragioni, il resto del mondo pensa che l’America sia macabra e strana:

     armi, capitalismo, invidia, crudeltà…

Oltre a queste, ce ne è una nuova:

che questo periodo oscuro della storia americana sia         un’anomalia, per cui le cose torneranno alla normalità.

Mi spiace, ma… il crollo americano non è un’anomalia, è l’esatto opposto:

   è il culmine di una serie di tendenze decennali.

Le suddette tendenze, di cui parlerò in questo scritto, non sono finite – per cui il collasso è a malapena iniziato.

Permettetemi di iniziare troncando le vostre speranze. Si parla molto della “Blue Wave” con discorsi entusiasti e pieni di speranza.

Purtroppo, quando guardiamo da vicino l’ondata dei politici che girano per il paese, è fin troppo facile vedere che non c’è nessuna agenda trasformativa che li unisca; la maggior parte di loro rappresenta dei cambiamenti secondari e minori, nessuno ha una New Bill of Rights.

Inoltre, come verranno eletti, faranno subito conoscenza con la realtà della politica americana:

un gruppo di lobby miliardarie che controllano un sistema bipartitico che offre una pallidissima illusione di scelta.

  • Preferiresti avere gli insegnanti armati o l’esercito dentro le scuole?
  • Preferiresti l’avidità di un capitalismo sdolcinato o quella di un capitalismo selvaggio?

E così via…

La Blue Wave ha pochissime possibilità di trasformare l’America; solo Houdini riuscirebbe veramente a trasformare l’acqua in vino.

Quindi il primo e più vecchio megatrend americano, che la democrazia è stata a lungo frantumata, può solo proseguire. (A dire il vero non si è mai trattato di un granché, se si considera l’inconveniente che è stata una nazione segregata fino al 1971, che di solito è una realtà troppo forte per la maggior parte degli americani).

I nobili idealisti della Blue Wave di oggi, saranno gli Obamacrati di domani: dovranno scendere a compromessi e seguire la linea del partito, o si troveranno rapidamente impotenti, senza voce e invisibili.

Per cui, Blue Wave si o Blue Wave no, la scelta è abbastanza irrilevante.

La realtà della politica americana è semplice: si continuerà ad avere poche possibilità di ottenere l’assistenza sanitaria sul posto di lavoro, l’istruzione superiore, dei mezzi di informazione pubblici, delle reti di sicurezza e il pensionamento, perché non ci sono le capacità per crearli, anche se questo è esattamente ciò che desidera la maggior parte degli americani.

Non solo lo vogliono, ne hanno veramente bisogno.

Le condizioni dell’americano medio sono così disperate che coloro che vivono negli altri paesi ricchi, non riescono nemmeno a comprenderle.

  • Morire per mancanza di insulina?
  • Gli anziani che lavorano da Walmart?
  • I risparmi ammontano a una sola settimana di paga?

Sembra la trama di un film distopico, non la realtà…

Tutto questo mi porta al secondo megatrend. Le entrate americane sono piatte dagli anni ’70, ma durante questo periodo di tempo, i servizi fondamentali per vivere, vale a dire tutte le cose di cui sopra, dalla pensione alla sanità, sono cresciute di prezzo.

Prima salivano piano piano, ora schizzano alle stelle. Naturalmente, questo frantuma le speranze economiche delle persone comuni, ma rende i ricchi molto più ricchi.

Quindi i due grandi megatrend economici americani…

  • faranno aumentare la disuguaglianza
  • faranno aumentare la povertà
  • e faranno crollare il ceto medio

…ma probabilmente faranno ancora più male.

Naturalmente, le persone che dovranno scegliere tra mangiare e curarsi, saranno quelle che godranno di uno standard di vita poverissimo.

Ed ecco il terzo megatrend americano:

    il declino della qualità di vita.

L’America di ieri era una nazione ottimista, magari si faceva troppe illusioni, però c’era la sensazione che alla fine la vita sarebbe migliorata per “tutti”, poiché ogni generazione superava l’ultima.

Ora quella speranza è svanita. La vita non sta migliorando, sta peggiorando di giorno in giorno.

La vita, o come preferite definirla,

  • L’aspettativa di vita? È in calo.
  • La mortalità infantile? In aumento.
  • Solitudine, disperazione e depressione? Stanno raggiungendo il picco.
  • Fiducia, impegni e relazioni? Al tracollo.

La vita in America diventerà sempre più dura, meschina, disgustosa, crudele e triste, poiché una vita decente, almeno per il resto del mondo, è diventata un lusso inavvicinabile.

    Cosa fanno le persone quando le loro vite stanno cadendo a pezzi?

Beh, di solito, la prima cosa che fanno è prendersela l’uno con l’altro. Ormai gli americani lo fanno da così tanto tempo, che è diventato uno stile di vita.

Quindi, ecco il quarto megatrend – ed è di quelli emozionali:

    rabbia, disperazione e ansia come stile di vita.

Gli americani continueranno a prendersela tra di loro, per tutta la rabbia e la disperazione che scaturiscono dal vivere in una società al collasso.

Dopotutto, non hanno più niente da fare: niente assistenza sanitaria psichiatrica, zero educazione universale, zero mezzi di comunicazione efficienti e sono sparite anche le norme di decenza.

Continueranno a farsi del male a vicenda in tutti i modi immaginabili, distruggendosi l’un l’altro, negandosi le proprie pensioni, diventando prepotenti al lavoro, a scuola e nel tempo libero, rifiutandosi di investire nella società, andando in giro con delle mitragliatrici, costruendo dei sistemi per i predatori di domani, sia tipo la Uber che gli hedge funds, proprio perché non hanno modo di aspirare a qualcosa di meglio, dal momento che il sistema politico è a pezzi e l’economia è irreparabile.

Poiché sembra proprio che non ci sia più speranza, anche le società governate dalla rabbia e dalla disperazione rinunciano alla democrazia.

Quindi, è probabile che assisteremo a una costante “baruffa” tra prepotenti e commedianti, che vengono fatti passare per la leadership americana (vedi Marco Rubio). Ho messo “baruffa” tra le virgolette per un motivo. I prepotenti non hanno bisogno della maggioranza e non l’hanno mai avuto; si tratta solo di un mito folle promosso dagli intellettuali americani.

È sufficiente che i fascisti e i tiranni riescano a catturare il 30-40% di una nazione, per portarsi via tutte le istituzioni, le leggi e il futuro, in quanto quel 30% è come una palla da demolizione, che può essere usata per intimidire, spaccare, minacciare e forzare (finché lo scopo è raggiunto e tutto il resto è sezionato).

Quel 30% è formato da una frangia di pazzi che controlla completamente l’America, non solo rendendo impossibile qualsiasi tipo di progresso, ma esigendo un regresso totale:

vietando i libri, togliendo la scienza dalle scuole, inserendo i fondamentalismi religiosi nella vita pubblica, e così via.

Ecco il quinto megatrend, l’autoritarismo.

Mi dispiace dovervi dire che non si fermerà a questo Presidente, ma continuerà in modo da rafforzare e plasmare l’America nell’immediato futuro.

Sono sicuro che da ora, forse troverete tutto alquanto incredibile.

Ma, ora che ci penso…

  • Non eravate voi, che solo due anni fa avevate detto che era una cosa assurda e assolutamente impossibile che l’America sarebbe arrivata al punto in cui è oggi?
  • Non avreste forse riso, se due anni fa qualcuno vi avesse letto i titoli di oggi, e magari avreste urlato: “Ah, Ah, Aha, mettiti a posto, amico. Sei tutto matto!!!!!”?

Ecco il mio sesto megatrend:

     l’ignoranza.

Non sono fallite solo l’economia, la politica, la società e la cultura dell’America: a un livello più profondo, è fallito proprio il pensiero americano.

Gli intellettuali non riescono a spiegare il declino, gli esperti non lo prevedono, i guru non lo capiscono, e i leader non lo risolvono. Questo perché le idee americane sono diventate delle ideologie – tipo il capitalismo, l’individualismo, l’aggressività, la crudeltà, il razionalismo, l’egoismo e l’avidità – che ormai sono obsolete.

Magari in futuro saranno ancora necessarie, anche se ne dubito, ma al momento sono inutili, perché questa epoca della storia umana ha bisogno di ciò che è più vero in noi, vale a dire l’empatia per la sofferenza, il rispetto per la differenza, il coraggio di stare in piedi senza niente e l’intimità fra di noi.

Ma poiché queste sono delle qualità che devono essere allevate, evocate e coltivate, e non possono essere “monetizzate”, “catturate”, imbottigliate e fabbricate, il pensiero americano non riesce a produrle, proprio come tutti gli hedge fund, gli algoritmi e i mercati azionari del mondo non riescono a produrre neppure un barlume di sanità, grazia e saggezza.

Per cui, il pensiero americano continuerà a pensare che non potrà peggiorare tutti gli anni, come è successo nell’ultimo decennio e in ogni frangente, continuerà a rendersi dolorosamente conto di sbagliarsi.

In America, il collasso è appena iniziato…

Il problema non è se il cuore, la mente e lo spirito in frantumi degli americani riusciranno a contenere il diluvio, ciò non è possibile, ma se almeno fossero finalmente in grado di imparare a vedere l’ovvio quando arriva, potrebbero evitare che li colpisca come un treno merci…

http://www.bibliotecapleyades.net/

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