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Supplemento almanacco giugno 2018

 

Gli avatar del potere nero

La lebbra europea: quella del vomitevole, xenofobo Macron

La brutta notizia è che c’è ancora una parte di Italia, insieme a una parte di Francia, disposta a farsi prendere per i fondelli da un sinistro teatrante come Emmanuel Macron, ultimo erede di una famiglia di serial killer politici travestiti da statisti, pronti a indossare la maschera dell’orco (Van Rompuy, Schaeuble) o quella del pagliaccio finto-buono (Juncker, Prodi).

L’Ogm Macron è una via di mezzo, un ibrido perfetto tra eleganza formale e trivialità sostanziale. Chiama i poveri “sdentati”, definisce l’attuale politica italiana “vomitevole”. E arriva a classificare “lebbra d’Europa” i movimenti democratici anti-establishment, dopo che Salvini e Di Maio hanno ridotto a carta straccia l’ultimo piano contro l’Italia approntato per i migranti insieme ad Angela Merkel, altro fossile vivente di un’Europa mascalzona, che in vent’anni non ha prodotto altro che crisi e paura, insicurezza sociale, terrorismo, diffidenza e risentimenti fra nazioni che avrebbero dovuto essere “sorelle”.

L’Italia ancora dormiente – ormai minoranza, a quanto pare, arroccata attorno al patetico mainstream cartaceo e radiotelevisivo – non ha ancora capito chi è il fantoccio Macron, chi ne muove i fili, da quale curriculum proviene l’ombra nera che si aggira per l’Eliseo, attorno al presidente che insulta e minaccia – né più né meno come un monarca, indispettito dalle sconcertanti pretese del popolo. Chi si credono di essere, questi pezzenti italiani? Continua a leggere QUI

MACRON ORA PUO’ SOLO MANDARCI LE TRUPPE AL CONFINE


Quando un capo di Stato e di governo proclama che nel paese vicino c’è un governo-lebbra, fa dire che è vomitevole, e prima ha detto che “li conosciamo”, esprimendo odio e disgusto intollerabile, non è che la domenica dopo incontra il capo di quel governo a Bruxelles a un pre-vertice UE.

No. Richiama l’ambasciatore e ammassa truppe a ridosso di Ventimiglia. Macron, con quelle parole deliranti, e irreparabili sul piano diplomatico, ha rotto l’Unione Europea e portato lo stato di guerra. Se ne rende conto? O forse ha ragione lo psichiatra forense Adriano Segatori che un anno fa – con una sicurezza diagnostica che colpiva – lo definì “psicopatico con deliri di onnipotenza, reso tale dal grave abuso sessuale che a 15 anni subì dalla sua insegnante Brigitte (di 24 anni più vecchia di lui)”, ed “altamente pericoloso”. Continua a leggere QUI

La Terra ora ci presenta il conto di un mondo senza giustizia

Guardate che non basta, raddrizzare uno sviluppo – finora ingiusto – sostituendolo con il miraggio di una crescita economica globale finalmente equa. La voce “decrescita” (del Pil) risulta sempre sgradevole, dissonante, preoccupante: ma è purtroppo coerente con tutte le previsioni sistemiche dei climatologi, che danno alla Terra altri vent’anni, al massimo, prima del collasso ecologico che già sta avanzando in modo inquietante, con le temperature balneari registrare alle Svalbard e lo scioglimento inesorabile della calotta artica.

Nel lontanissimo ‘700, il padre della fisica Isaac Newton predisse – in base a complessi calcoli – che le risorse terrestri si sarebbero esaurite entro il 2060: un pronostico, sottolinea il saggista Gianfranco Carpeoro – sinistramente coincidente con quello del governo Usa, secondo cui fra quarant’anni, di questo passo, arriveremo alla morte biologica degli oceani. Ragionamenti che possono apparire letterari e strampalati, semplici suggestioni millenaristiche calate in un mondo distratto dai mondiali di calcio o appassionato al derby Italia-Francia su Salvini, gli sbarchi selvaggi e l’opaco traffico malavitoso gestito dalle Ong.

Vero, l’Europa ladrona nega all’Italia un’espansione vitale del deficit, mentre c’è chi muore in mare per un tozzo di pane. E se si tracolla tutti, sotto la furia di un pianeta stremato dai nostri abusi suicidi? Continua a leggere QUI

Attrezzature in laboratorio chimico Douma della Siria Made in EU, N America – MoD russo 

La missione di sondare il fatto dell’uso di armi chimiche in Siria ha fortemente protratto i tempi delle indagini a favore degli interessi degli Stati Uniti e dei loro alleati, ha dichiarato il ministero della Difesa russo. Le armi chimiche in Siria sono state prodotte da militanti e le attrezzature sono state fabbricate in Europa occidentale, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.  

“L’equipaggiamento, la cui fuoriuscita è uscita pochi giorni fa … vorrei dire che parte di esso è un’attrezzatura usata da militanti e terroristi, è stata scoperta nella città di Douma”, ha detto Zakharova in un briefing di il ministero degli Esteri russo e il ministero della Difesa per il corpo diplomatico per indagare sull’uso di armi chimiche in Siria.  

Il laboratorio chimico dei militanti nella Douma della Siria ha prodotto esplosivi di tetranitrato di pentaeritritolo ad alta tecnologia (TEN) e aveva anche precursori di agente di senape e cloro, ha detto il generale Igor Kirillov. 

“Con l’aiuto di questa attrezzatura, [i militanti] hanno prodotto esplosivi TEN ad alta tecnologia e alta qualità. Durante la ricerca del laboratorio, [l’esercito russo] ha anche trovato thiodiglycol e trietanolamina, che possono essere utilizzati per la produzione di zolfo e senape di azoto, così come l’esammina “, ha detto Kirillov in un briefing sull’indagine sull’uso di armi chimiche in Siria.  

Kirillov ha aggiunto che i militari avevano anche trovato una bombola di gas al cloro, simile a quella usata dai militanti nell’attacco di armi chimiche a Douma. Continua a leggere QUI (lingua inglese)

CIRCUITO DI MORTE NEL «MEDITERRANEO ALLARGATO»  

Di Manlio Dinucci 

I riflettori politico-mediatici, focalizzati sui flussi migratori Sud-Nord attraverso il Mediterraneo, lasciano in ombra altri flussi: quelli Nord-Sud di forze militari e armi attraverso il Mediterraneo. Anzi attraverso il «Mediterraneo allargato», area che, nel quadro della strategia Usa/Nato, si estende dall’Atlantico al Mar Nero e, a sud, fino al Golfo Persico e all’Oceano Indiano. 

Nell’incontro col segretario della Nato Stoltenberg a Roma, il premier Conte ha sottolineato la «centralità del Mediterraneo allargato per la sicurezza europea», minacciata dall’«arco di instabilità dal Mediterraneo al Medio Oriente». Da qui l’importanza della Nato, alleanza sotto comando Usa che Conte definisce «pilastro della sicurezza interna e internazionale».  

Completo stravolgimento della realtà. È stata fondamentalmente la strategia Usa/Nato a provocare «l’arco di instabilità» con le due guerre contro l’Iraq, le altre due guerre che hanno demolito gli Stati jugoslavo e libico, e quella per demolire lo Stato siriano.  

L’Italia, che ha partecipato a tutte queste guerre, secondo Conte svolge «un ruolo chiave per la sicurezza e stabilità del fianco sud della Alleanza». In che modo, lo si capisce da ciò che i media nascondono.  

La nave Trenton della U.S. Navy, che ha raccolto 42 profughi (autorizzati a sbarcare in Italia a differenza di quelli dell’Aquarius), non è di stanza in Sicilia per svolgere azioni umanitarie nel Mediterraneo: è una unità veloce (fino a 80 km/h), capace di sbarcare in poche ore sulle coste nord-africane un corpo di spedizione di 400 uomini e relativi mezzi.  

Forze speciali Usa operano in Libia per addestrare e guidare formazioni armate alleate, mentre droni armati Usa, decollando da Sigonella, colpiscono obiettivi in Libia. Tra poco, ha annunciato Stoltenberg, opereranno da Sigonella anche droni Nato.  

Essi integreranno l’«Hub di direzione strategica Nato per il Sud», centro di intelligence per operazioni militari in Medioriente, Nordafrica, Sahel e Africa subsahariana. Continua a leggere QUI 

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Siamo al lupo che si fa guardiano dell’ovile

Terrapiattisti e Salvamondisti  

By Massimo Lupicino

Un recente sondaggio ha rivelato che il 34% dei giovani americani tra 18 e 24 anni non è convinto che la Terra sia rotonda. Il 9%, in particolare, dichiara di aver sempre pensato che il nostro pianeta fosse piatto mentre un altro 9%, pur sapendo che la Terra è sferica, sospetta tuttavia che le cose non stiano davvero così. A questi si somma un 16% che più socraticamente ammette di non sapere quale sia la forma del Pianeta su cui vivono. 

Ad aumentare lo sconforto c’è la constatazione che il terrapiattismo ha più seguaci tra i giovani in età immediatamente post-scolare, piuttosto che tra quelli che la scuola non la frequentano da molti anni: la percentuale dei terrapiattisti tra i trentenni scende infatti al 24%, fino a raggiungere un misero 6% tra gli over-55. 

Questione di fiducia  

La buona notizia, per i padroni del vapore, è che se in tanti credono nel terrapiattismo allora altrettanti possono legittimamente credere che la CO2 sia un veleno, che le ciminiere e le flatulenze bovine siano l’unica forzante climatica del pianeta Terra, o che la guerra in Siria sia scoppiata perché è piovuto poco. 

La cattiva notizia, per gli stessi padroni, è che altrettanto liberamente la gente può credere in tesi diametralmente opposte. Per esempio che la CO2 sia il mattone elementare della vita sulla Terra, che le forzanti climatiche siano innumerevoli o che la Terra se la passi ottimamente dal punto di vista climatico. Oppure, perché no, che si vada verso una glaciazione dalle proporzioni catastrofiche, giusto per rimanere in ambito strettamente climatico.

Detta in altri termini, la gente oggi tende a credere a tutto e al contrario di tutto per il semplice fatto che si è rotto irrimediabilmente il rapporto di fiducia tra i mezzi di informazione “ufficiali” e i fruitori degli stessi. Rottura causata dal diluvio di fake news promosse negli anni proprio dalla stampa mainstream, unitamente alla serie infinita di previsioni mai avveratesi nei termini in cui erano state annunciate.  

Nessuna traccia, oggi, delle armi chimiche di Saddam con cui i media di tutto il mondo hanno giustificato la guerra in Iraq. E nessuna traccia, oggi, di quell’olocausto climatico annunciato da almeno 20 anni dagli stessi media. Solo per fare un paio di esempi.

La soluzione

Nel silenzio compiacente dei media (e con le solite benedette eccezioni), gli spiriti più illuminati di Bruxelles stanno lavorando per salvare dalla perdizione i loro cittadini così evidentemente disorientati. Ché ne va della nostra sicurezza. 

È infatti il Commissario UE alla Sicurezza in persona, a presentare l’imminente stretta sull’informazione che i Salvamondo di Bruxelles stanno cucinando per noi. Con una serie di affermazioni del tipo:

  • La Russia disinforma i cittadini europei per minare la stabilità e la coesione della nostra società.
  • Pertanto si identificheranno i “bots che diffondono disinformazione” e si chiuderanno i loro profili sui social network (fatevi due risate su chi si celava veramente dietro i “bots russi” denunciati dall’autorevolissimo Guardian).
  • Grazie a Facebook e Twitter si selezionerà l’informazione “di qualità” per combattere le fake news (siamo al lupo che si fa guardiano dell’ovile).
  • Una rete di “fact-checkers indipendenti” qualificati con marchio UE vigilerà sulla buona informazione (!)

Ma la frase più bella è questa: L’esecutivo comunitario invita quindi gli stati membri a “prendere in considerazione schemi di aiuti” pubblici “orizzontali per rispondere ai fallimenti di mercato che danneggiano la sostenibilità del giornalismo di qualità”. Che tradotto in altri termini può suonare come: “gli Stati UE sono invitati a finanziare con soldi pubblici i media che non si sostengono commercialmente ma che raccontano la storia giusta”. 

Ovvero, mentre si chiude il becco a chi racconta storie che “minano la stabilità della nostra società“, dall’altra parte si intende sostenere con i soldi dei contribuenti i cantastorie che piacciono agli euro-burocrati: storie che non vendono più, perché nessuno è più disposto a comprarle, ovvero a bersele. In fondo, si tratta semplicemente dell’ultimo passo verso l’agognata trasformazione dei media in organi di propaganda al servizio di un partito unico, globalista e sovranazionale. Una Euro-Pravda declinata in tutte le lingue dell’Unione.

Non hanno studiato.

…O non hanno ancora capito. Al di là dei contenuti francamente grotteschi, propagandistici e illiberali, quello che stupisce in certe proposte è l’evidente inutilità delle iniziative in questione. Eppure la storia dovrebbe aver insegnato qualcosa.

Non risulta, per esempio, che l’Unione Sovietica sia implosa per una eccessiva libertà di informazione o per un scarso controllo della propaganda da parte delle autorità. E allo stesso tempo, vi immaginereste il PCUS nell’atto di diffondere una lista di giornali da non leggere perché “fake news”? Quegli stessi giornali, qualora accessibili, sarebbero diventati immediatamente best-sellers in tutte le province dell’Impero. Ché un censore screditato diventa automaticamente il miglior promoter possibile

http://www.climatemonitor.it/?p=48291  

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