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Anunnaki in Amazzonia

 

Credito: Yuri B / Pixabay, か ね の り 三浦 Pixabay, Rafael Narchi / Pexels, Kelly Tatiana Paloma Wikimedia Commons. Edizione: Erick Sumoza

 

Bep Koroti un Anunnaki in Amazzonia che ha insegnato e salvato i nativi   

 

por Erick Sumoza del Sitio Web CodigoOculto

 

Bep Kororoti,

un Anunnaki presente in antiche civiltà dell’Amazzonia nel passato remoto e chi istruì gli indigeni in varie conoscenze …

Durante la ricerca della verità sulle nostre origini, sono stati studiati tutti i tipi di teorie, dal creatore Dio agli antichi astronauti e agli Anunnaki.

Questa indagine ci ha portato in Amazzonia, per conoscere la storia di Bep Kororoti. Con il passare degli anni, sono i risultati che ogni volta ci hanno dato ragioni per mettere in discussione ciò che è stabilito per quanto riguarda le nostre origini dettate dalla storia convenzionale.

Le leggende delle antiche civiltà hanno tutte qualcosa in comune:

la presenza di dei che venivano dai cieli, alcuni su “dischi volanti”, come Zep Tepi, in Egitto, o i Dropa Records in Cina.

Tuttavia, poche persone sanno che nelle profondità dell’Amazzonia ci sono anche prove di ciò.

Una tribù che ha abitato la giungla per secoli, conosciuta come Kayapó e che si trova attualmente nello stato di Pará.

Questa tribù sembra conservare un antico ricordo di un personaggio di nome Bep Kororoti, o “Guerriero dell’Universo” in lingua Kayapó.

Lo studio di Bep Kororoti

 

 

Misterioso costume ispirato a Bet Kororoti (Dominio pubblico)

 

La ricerca condotta sulla mitologia brasiliana ci ha mostrato l’esistenza di esseri con “poteri” che trascendono l’umano nelle loro leggende.

 

Dei che venivano dal cielo quando l’umanità stava appena iniziando a muovere i suoi primi passi, insegnandogli ciò che era necessario per creare la civiltà. 

 

Bep Kororoti sembra avere una grande responsabilità in quest’ultimo. 

 

La leggenda narra che questo personaggio avesse una sorta di “macchina volante”, con la quale poteva distruggere qualsiasi cosa, quindi spaventò gli indigeni. 

 

Tuttavia, quando si tolse la “tuta”, si resero conto che non era pericoloso, di carnagione chiara, amichevole e gli mostrarono che la sua “magia” non era dannosa. 

 

Una delle persone che ha studiato maggiormente Bep Kororoti era Erich von Däniken, che ha dettagliato la sua leggenda e la sua importanza in rituali e celebrazioni, nel libro “Gods from Outer Space” e dove ha assicurato che questo essere era un “visitatore dallo spazio”, creando un’analogia quasi identica con gli Anunnaki di Sumer.

 

L’influenza sul Kayapó


 

 Sacerdote Kayapó indossa un vestito simile quello degli astronauti. (Dominio pubblico) 

 

25.000 anni fa, questo dio venne dal cielo per vivere con i Kayapó, dandogli conoscenza prima di tornare in paradiso in un “mare di fiamme”. 

 

Secondo i membri della tribù, Bep Kororoti indossava uno strano vestito lucido che lo copriva completamente e aveva un bastone da cui uscivano le frecce con cui cacciava. Inoltre, poteva bruciare tutto ciò che voleva incenerire. 

 

La tribù celebra ogni anno l’arrivo degli dei e il sacerdote è colui che assume il ruolo di Bep Kororoti, indossando un abito di paglia che lo copre completamente, imitando quello indossato dal dio al suo arrivo. 

 

La tuta, a prima vista, è molto simile a quella degli attuali astronauti, che ha generato alcune controversie, in particolare tra i critici della teoria degli antichi astronauti. 

 

Ed è che i Kayapó hanno avuto contatti con la civiltà moderna per molti anni, per quello che suggeriscono, avrebbero potuto avere l’influenza della società per l’elaborazione quasi identica a una tuta spaziale. 

 

Tuttavia, la simbologia di Kayapó confuta totalmente questo argomento, poiché il rito è stato documentato dal 1884, quasi 80 anni prima che venisse svelata la prima tuta spaziale. 

 

Nel 1952 furono anche pubblicate immagini dell’abbigliamento rituale degli indigeni, 8 anni prima dell’inizio delle missioni spaziali sovietiche e americane.

 

La leggenda di Bep Kororoti

 

 

Abito da cerimonia Bep Kororoti presa nel 1884 da Karl von den Steinen. (Dominio pubblico) 

 

La storia di Bep Kororoti e Kayapó non è iniziata nel luogo in cui vivono attualmente, ma in una grande savana, vicino alle montagne del Pukato Ti. 

 

È in quel luogo in cui un protettore discese dal cielo che avrebbe trattenuto il popolo per sempre, era Bep Kororoti, che aveva come abito una specie di vestito luminoso e che portava con sé anche una sorta di “arma del tuono” con cui poteva far sparire pietre e alberi. 

 

Chiamò quest’arma “Kop”. 

 

Il suo arrivo causò terrore negli abitanti della città, cercarono di combatterlo perché non lo conoscevano, tuttavia era impossibile poiché le loro armi non erano abbastanza potenti e tutti coloro che lo toccarono si trasformarono in polvere, causando un massiccio esilio della tribù verso le montagne. 

 

Dopo diversi conflitti, capirono che non era sua intenzione danneggiarli, il suo atteggiamento e il bagliore della sua pelle convinsero le persone e iniziò una grande convivenza. 

 

Le armi e le tecniche di caccia della città erano estremamente semplici per Bep Kororoti che in breve tempo assimilò tutto, superando per abilità e valore tutte quelle della città. 

 

Ha sposato una giovane fanciulla della tribù e hanno avuto figli tra cui Nio Pouti, una figlia molto significativa in questa storia. 

 

La sua intelligenza era superiore, insegnava in questioni sconosciute come la costruzione di rifugi, le sue armi e la raccolta di cibo.

 

Ha anche aiutato lo sviluppo sociale, creando la “grande camera” una sorta di tavolo da riunione in cui sono state decise e discusse le cose importanti della tribù, semplificando così la vita degli abitanti.

 

Si diceva che la sua nobiltà non avesse limiti, in tempi di difficoltà di caccia, uccideva i suoi animali senza fargli soffrire, prendendo solo ciò che era necessario per nutrire i suoi.

 

È stato davvero un ex astronauta Anunnaki?  Credito: Yuri B  Pixabay (dominio pubblico)

 

Tuttavia, c’è stato uno stadio negativo nella vita di Bep Kororoti: 

 

il suo comportamento è stato trasformato e molte volte si è isolato nella sua cabina o si è ritirato sulle montagne del Pukato Ti per la meditazione … 

 

Molti sostengono che fosse “nostalgia di casa per il suo pianeta”. 

 

Si dice che un giorno prese tutta la sua famiglia e scomparve per molti giorni, lasciò sua figlia Nio Pouti solo perché non era presente nel villaggio, quando tornò non era più lo stesso; Era furioso, senza che nessuno fosse in grado di calmarlo. 

 

Non ha mai attaccato nessuno, anche se hanno cercato di fermarlo, anche quando ha cercato di andarsene è stato inseguito dai guerrieri. Fu in quel momento che usò il suo “kop” e distrusse tutto ciò che lo circondava. 

 

L’intera regione ha sentito il grande ruggito che suonava quando Bep Kororoti scomparve tra fuoco, cenere e fumo. 

 

Nio Pouti, che si era unito a un guerriero, diede alla luce un figlio e gli disse che, nonostante la carestia che la regione aveva vissuto dopo la distruzione lasciata dalla partenza di suo padre, sapeva dove trovare cibo e ha dovuto seguirla sui monti Pukato Ti. 

 

Quando arrivarono, Nio Pouti sedette sotto il Baba Mem Kent Kre, un “albero speciale”, con suo figlio e chiese a suo marito di piegare i rami fino a quando le punte arrivarono a terra. 

 

Suo marito le obbedì, assistendo ad un’esplosione quando i rami toccarono terra, osservando sua moglie scomparire come Bep Kororoti. 

 

L’uomo ha aspettato giorni, soffrendo la fame e vedendo la sua fede e il suo coraggio diminuire ogni giorno che passava. Quando fu al limite, sentì un colpo e notò che sua moglie era tornata, accompagnata da Bep Kororoti, portando cesti pieni di cibo. 

 

Il dio chiese all’uomo di ripiegare i rami a terra e avvenne una nuova esplosione, scomparendo. 

 

Nio Pouti ha continuato a spiegare ciò che suo padre gli aveva detto; tutti dovevano migrare e portare con sé i semi che dovevano piantare nelle stagioni delle piogge in modo che non mancassero mai del cibo. 

 

È così che la tribù ha imparato l’agricoltura e si è trasferita dove sono oggi. 

 

Bep Kororoti è un’ulteriore prova del fatto che i nostri antenati hanno assistito al contatto con esseri che non appartenevano al nostro mondo e che ci sono prove Anunnaki sparse in tutto il mondo.

 

Riferimenti  

Fonte: https://www.bibliotecapleyades.net/

 

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Correlati:

 

“Zep Tepi”

 

OLMECHI

 

3114 a.C.

 

Dei che hanno lasciato la Terra, promettendo un giorno di tornare

 

“un’incredibile storia”

 

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L’oscura materia del DNA fantasma

 

Gli scienziati stanno apprendendo l’antica conoscenza di come cambiare il DNA?

da Corbin Nero

Uno dei motivi principali dell’antica teoria degli astronauti è che gli esseri antichi potrebbero aver manipolato il DNA degli esseri umani e di altre forme di vita. Numerose incisioni antiche sembrano mostrare il motivo a doppia elica del DNA, spingendo i teoristi a speculare: E se gli esseri extraterrestri diedero agli esseri umani un kickstart evolutivo? Forse hanno anche creato ibridi con il proprio DNA?

Un’altra idea è che le culture antiche sapevano di un Terzo Occhio situato nella ghiandola pituitaria del cervello. I simboli della ghiandola a forma di cono appaiono collegati a strani esseri che sembrano condurre qualche alterazione dell’Albero della Vita. Per alcuni, l’albero appare simbolo del DNA e delle vertebre umane.

  

La ghiandola pineale e il terzo occhio

Sorgono domande più inconoscibili. Come sono collegati il Terzo Occhio e il DNA? Questi antichi esseri avevano una conoscenza avanzata di come cambiare la struttura del DNA attraverso una coscienza superiore?

Certo, sembra davvero assurdo. Tuttavia, alcuni scienziati oggi sembrano arrivare a conclusioni simili.

Prima di guardare a queste scoperte relativamente nuove, considerare che molto poco è noto per certo circa la stragrande maggioranza del DNA. Solo di recente, nel 2018, hanno scoperto una strana forma aggrovigliata di DNA, un nodo a quattro filamenti di codice genetico soprannominato i-motif. 

 

 Illustrazione: Chris Hammang  

DNA scuro?

Più o meno nello stesso periodo, gli scienziati hanno pubblicato le loro scoperte sul DNA della “materia oscura”, sequenze misteriose quasi identiche in tutti i vertebrati, dagli esseri umani, dai topi ai polli. Il DNA oscuro è pensato vitale per la vita, eppure non sappiamo ancora come. In realtà, non sappiamo cosa fa il 98% del nostro DNA, ma stiamo scoprendo che non è ‘spazzatura’ dopo tutto.

Seeker ha discusso l’Oscuro DNA qui sotto:

Come potete vedere, gli scienziati ancora non sanno molto sui nostri genomi genetici, tanto meno ciò che crea coscienza.

Correlazione: Nuova Teoria della Coscienza: Gli Antichi e gli Hippies avevano ragione tutto insieme a ‘Vibes’

Allo stesso tempo, alcuni studi sembrano dimostrare che le influenze intracellulari, ambientali ed energetiche possono cambiare il DNA. Il campo dell’epigenetica esamina come fattori diversi dal nostro codice genetico non cambiano solo chi e cosa siamo. 

Screenshot tramite YouTube

Alcuni ricercatori suggeriscono che possiamo cambiare il nostro DNA attraverso l’intenzione, i pensieri e le emozioni. Mantenere pensieri positivi e superare efficacemente lo stress può aiutare a mantenere il benessere emotivo, e può anche mantenere il nostro stesso DNA.

D’altra parte, uno studio su 11.500 donne ad alto rischio di depressione nel Regno Unito ha determinato che il DNA mitocondriale e la lunghezza dei telomeri sono stati cambiati.

Secondo Science Alert:

“La scoperta più notevole è stata che le donne che avevano depressione legata allo stress – depressione associata a una sorta di avversità durante l’infanzia come l’abuso sessuale – avevano più DNA mitocondriale (mtDNA) dei loro coetanei. I mitocondri sono gli organelli della centrale elettrica che forniscono l’energia per il resto della cellula, e un aumento del DNA mitocondriale ha portato i ricercatori a credere che il fabbisogno energetico delle loro cellule fosse cambiato in risposta allo stress.”

Questi cambiamenti alla struttura del DNA sembrano far avanzare il processo di invecchiamento.

“Dopo essere tornati indietro rispetto ai loro risultati, i ricercatori hanno anche scoperto che le donne con depressione legata allo stress avevano telomeri più corti delle donne sane. Telomeri sono i tappi alla fine dei nostri cromosomi che naturalmente accorciare con l’età, e il team ha cominciato a chiedersi se questo processo fosse stato accelerato dallo stress.”

Altri risultati suggeriscono che la meditazione e lo yoga possono aiutare a mantenere i telomeri.

Andando un grande passo avanti, alcuni ricercatori ritengono che il nostro DNA è in ultima analisi collegato al nostro sé spirituale superiore. A questo punto, cominciamo a corrispondere con il pensiero degli antichi, secondo gli antichi teoristi astronauti.

Se questo suona lontano a voi, allora si potrebbe non voler procedere perché sta per diventare più strano.

DNA fantasma?

Nel 1995, un biologo quantistico russo, Vladimir Poponin condusse uno studio strabiliante chiamato “The DNA Phantom Effect”.

Secondo Medium:

“In un articolo apparso negli Stati Uniti nel 1995, hanno descritto una serie di esperimenti che suggeriscono che il DNA umano influenza direttamente il mondo fisico attraverso quello che credevano fosse un nuovo campo di energia che collega i due.”

Lo studio ha scoperto che i fotoni di luce si disponevano in modo diverso quando in presenza di materiale vivente del DNA.

“Il DNA stava chiaramente avendo un’influenza diretta sui fotoni, come se li modellasse in schemi regolari attraverso una forza invisibile. Questo è importante, dal momento che non c’è assolutamente nulla nei principi della fisica convenzionale che consentirebbe questo effetto. Eppure, in questo ambiente controllato, il DNA – la sostanza che ci compone – è stato osservato e documentato per avere un effetto diretto sulla roba quantistica di cui è fatto il nostro mondo!”

In un altro esperimento del 1993, l’esercito ha testato come campioni di DNA avrebbero reagito alle emozioni dei donatori umani. Il DNA è stato osservato mentre i donatori guardavano i video in un’altra stanza. I sentimenti della persona influenzavano il DNA, indipendentemente da quanto la persona fosse lontana dal campione di DNA. Sembra essere un caso di entanglement quantistico.

“Quando il donatore ha sperimentato “picchi” e’emotivi’ e ‘dips’, le sue cellule e il suo DNA hanno mostrato una potente risposta elettrica nello stesso istante nel tempo. Anche se le distanze misurate in centinaia di metri separavano il donatore e i campioni, il DNA agiva come se fosse ancora fisicamente collegato al suo corpo. La domanda è ‘Perché?'”

Anche quando un soggetto era a 350 miglia di distanza, il loro campione di DNA ha reagito simultaneamente. Un campo di energia sconosciuto collegava i due.

“Quando il donatore ha avuto un’esperienza emotiva, il DNA ha reagito come se fosse ancora collegato al corpo del donatore in qualche modo. Come afferma il dr. Jeffrey Thompson, un collega di Cleve Backster, da questo punto di vista: “Non c’è posto dove il proprio corpo finisce e non c’è posto dove inizia”.

Un terzo esperimento del 1995 di HeartMath suggerisce anche che le persone possono cambiare la forma del DNA attraverso le loro emozioni. I ricercatori Glen Rein e Rollin McCraty hanno scoperto che, a seconda di quali soggetti stavano pensando, il DNA sarebbe cambiato.

“Nelle parole di uno dei ricercatori, “Questi esperimenti hanno rivelato che diverse intenzioni hanno prodotto effetti diversi sulla molecola del DNA causandone il vento o la riavvolgimento.” Chiaramente, le implicazioni sono al di là di tutto ciò che è stato permesso nella teoria scientifica tradizionale fino ad ora.”

Questi esperimenti di anni fa suggeriscono:

  • Possiamo cambiare la nostra struttura del DNA attraverso i pensieri. 
  • Siamo collegati al nostro DNA in qualche modo misterioso. 
  • Il nostro DNA cambia le vibrazioni dei fotoni di luce intorno a noi.

Queste idee senza dubbio suonano strane a molte persone, ma la realtà è spesso più strana della finzione. Allo stesso modo, gli scienziati e gli scettici tradizionali hanno a lungo creduto che le questioni degli antichi teoristi astronauti fossero assurde.

Secondo Scientific American:

“L’antica teoria degli alieni è fondata su un errore logico chiamato argumentum ad ignorantiam, o ‘argomento dall’ignoranza’. Il ragionamento illogico è questo: se non c’è una spiegazione terrestre soddisfacente per, per esempio, le linee di Nazca del Perù, le statue dell’Isola di Pasqua o le piramidi egizie, allora la teoria che sono stati costruiti da alieni dallo spazio esterno deve essere vera.”

Screenshot tramite YouTube

La verità è che non abbiamo una spiegazione soddisfacente di come gli esseri umani si sono evoluti nella nostra forma attuale oggi. Tutti noi continuiamo a cercare le risposte, ma la verità può essere più inaspettata di quanto chiunque di noi possa credere. Non lo scopriremo mai se non manteniamo una mente aperta, e forse questa è la chiave per sbloccare risposte nascoste nel profondo dell’antico codice chiamato DNA.

Sembra che i nostri pensieri abbiano un profondo effetto sul nostro corpo e sul mondo che ci circonda.

Ulteriori informazioni su Sumerian Genetic Manipulation from Ancient Aliens qui sotto:

Immagine in primo piano: Screenshot tramite YouTube con DNA tramite Pixabay 

Fonte: https://www.ancient-code.com/

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Ndr: sulla Manipolazione genetica del DNA potrebbe essere esaustivo questo VIDEO sottotitolato in lingua italiana.

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Demoni e antichi astronauti

Gilgamesh era il Demone dell’antica Sumeria, un deceduto degli antichi astronauti? 

di Ivan 

Indubbiamente, la cultura popolare non gli rende la giustizia che merita e il suo nome diventa più inosservato di quanto dovrebbe essere. Gilgamesh è il padre di tutti gli eroi mitologici che sono stati conosciuti nella storia dell’umanità.

Era il primo

Come molte cose nella nostra cultura, anche lui ha avuto origine nell’antica Sumer, la terra considerata la culla della civiltà, nascosta nelle profondità dell’antica Mesopotamia.

 

Statua di Gilgamesh all’Università di Sydney (Samantha / Flickr / Creative Commons) 

 

Probabilmente il primo supereroe della storia, Gilgamesh ha raggiunto la fama soprattutto come il protagonista del “Poema di Gilgamesh”, chiamato anche “Epopea di Gilgamesh“.

Prove storiche suggeriscono che Gilgamesh abbia costruito le mura cittadine di Uruk per difendere il suo popolo. Gilgamesh ha combattuto contro il demone Humbaba (o Huwawa), insieme al suo ex nemico Enkidu.

Dopo aver ucciso il demone, riportarono la sua testa su Uruk su una zattera, costruita da alberi massicci. Gilgamesh ed Enkidu sconfissero anche il Toro del Paradiso inviato dalla furiosa dea Ishtar dopo che Gilgamesh si rifiutò di diventare il suo amante.

L’Epopea di Gilgamesh, (che si ritiene sia stata scritta intorno al 2150-1400 a.C.), la grande opera poetica sumera, è considerata la più antica opera di letteratura epica mondiale.

Precede gli scritti di Omero di almeno 1.500 anni.

Il primo poema epico che è conservato negli annali della storia, racconta le sue avventure e la ricerca dell’immortalità dopo la morte del suo amico Enkidu.

Si ritiene che l’epopea sia stata scritta approssimativamente nell’anno 2500 a.C., fatta in modo di sopravvivere alla storia incarnata in tavolette d’argilla.

La storia lo colloca come l’eroe principale, un re crudele e lussurioso, che dormiva con donne appena sposate prima di consumare il matrimonio con i loro mariti.

L’antica Lista dei Re Sumeri ci dice molte cose su Gilgamesh.

Secondo la lista storica, Gilgamesh era il figlio della dea Ninsun e un sacerdote di nome Lillah ed era il sovrano del distretto di Kulab e il quinto re della città di Uruk intorno al 2750 a.C. Gilgamesh era a due terzi dio da sua madre, la dea Ninsun e un terzo umano da suo padre.

Nella mitologia sumera, Ninsun è la figlia delle divinità Anu e Uras. Ninsun è stato anche collegato a divinità più antiche poiché si ritiene che sia la loro reincarnazione.

Secondo “Viaggio di Pabilsag a Nibru“, Ninsun era originariamente chiamata Nininsina. Secondo l’antico testo babilonese, Nininsina sposò Pabilsag vicino a una riva del fiume e diede alla luce Damu come risultato dell’unione.

È succeduto al re Lugalbanda e regnò per 126 anni e poi lasciò il trono al figlio Ur-Nungal, che regnò per 30 anni.

Fonte:  https://www.ancient-code.com/

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I misteriosi Figli delle Stelle

E se poi, un bel giorno, scopri che non era vero niente?

Perché l’oro è così importante? L’oro, non il ferro, l’argento, altri metalli. Forse perché si suppone che l’oro, incorruttibile, possa isolare al 100% da radiazioni pericolose, provenienti da tecnologie avanzate? Lo affermano i controversi studiosi della cosiddetta paleo-astronautica, che si interrogano sul singolare interesse manifestato, per l’oro, da tutti gli “dèi” dell’antichità, chiamati Viracochas sulle Ande nel regno Inca, Túatha Dé Dànann in Irlanda, Elohim in Palestina, Annunaki in Mesopotamia, Theòi in Grecia, mentre Vimana è il nome che in India designa le antiche, ipotetiche astronavi dei Veda. E ancora: i semi-dei “venuti dal cielo” prendono il nome di Kachinas in Arizona, Muxul nello Yucatan presso i Maya, Dogu in Giappone, Wakinyan in Nord America presso i Lakota Sioux, Nommo in Mali presso i Dogo

Una cosa è sicura: a un certo punto, nella storia, l’oro viene improvvisamente apprezzato e ricercato, estratto, lavorato, tesaurizzato, utilizzato come valore di scambio. Tutti quegli esseri appassionati all’oro, spesso chiamati Figli delle Stelle perché comparsi a bordo di formidabili mezzi volanti, raffigurati in sculture e altorilievi ancora oggi visibili in diverse parti del mondo, instaurarono dominazioni di tipo coloniale, imponendo sempre – alle popolazioni assoggettate – lo stesso “sacrificio” quotidiano: bruciare, per loro, il grasso (inizialmente dei neonati primogeniti, poi solo di agnelli) presente in prossimità di certi organi, fegato e reni. Grasso che, una volta bruciato, produce un fumo inebriante e “calmante”, come spiegano nella Bibbia i sudditi di Jahwè, uno degli Elohim dell’area palestinese, divenuto celebre attraverso il drammatico racconto biblico.

Jahwè (o anche Jeohwà o Jihwì, a seconda delle vocalizzazioni convenzionali introdotte solo nel medioevo dai biblisti ebrei della scuola masoretica) era il dispotico, temutissimo padrone della famiglia di Giacobbe-Israele, poi successivamente trasformato, dalla teologia, in “Dio unico”. Nell’antica Roma, quello stesso grasso era chiamato “omentum”. Stesse disposizioni: era la parte “sacra”, cioè riservata esclusivamente agli “dèi”, perché fosse bruciata (“sacrificata”) solo per loro, pena la morte dei trasgressori. Quel particolare grasso che sovrasta gli organi interni non è come l’adipe, provvisorio e accumulato con l’alimentazione, ma è un grasso stratificato fin dall’infanzia, addirittura dalla nascita. Se bruciato, confermano i chimici, produce un fumo che sprigiona molecole pressoché identiche a quelle delle endorfine, fortemente psicotrope, il cui odore ricorda il profumo appetitoso che si libera dal barbecue durante una grigliata.

L’astronauta italiana Samantha Cristoforetti, di ritorno dallo spazio, ha dichiarato che, lassù, aleggia un odore di carne bruciata. Gli scienziati spiegano che quell’odore si diffonde, anche in un’astronave, man mano che si prolunga la missione, perché le condizioni ambientali all’interno del veicolo spaziale accelerano la morte di milioni di cellule epiteliali – morte che, appunto, produce quell’odore. Di recente, poi, ricercatori hanno scoperto che il vino rosso contiene una sostanza particolarissima, il resveratrolo, protegge le ossa da svariate complicazioni, inclusa la “friabilità” che colpisce lo scheletro negli astronauti esposti a lunghi soggiorni orbitali. La Bibbia racconta che Jahwè beveva vino spesso e volentieri (fece impiantare una vigna a Noè, subito dopo lo sbarco dall’Arca), mentre i testi sumero-accadici riferiscono che gli Annunaki gradivano molto la birra. Elohim, Dogu e tutti gli altri: Figli delle Stelle, scorrazzanti a bordo dei Vimana? “Vimàn” era il nome di una compagnia aerea del Bangladesh, ricorda Mauro Biglino.

“In India voliamo da tremila anni”, era uno slogan pubblicitario dell’Air India. El-Al è invece il nome della celebre compagnia israeliana.Se la tradizione rabbinica racchiusa nel Talmud ammette con assoluta tranquillità la presenza della manipolazione genetica nella Genesi – basta vedere come vennero al mondo Adamo ed Eva, disse il professor Egael Safran, rabbino e docente universitario di etica medica in Israele, all’epoca della clonazione della pecora Dolly – è davvero impossibile trascurare gli studi più recenti dei genetisti, che mettono in crisi l’evoluzionismo darwiniano: è come se fosse intervenuto qualcosa a “correggere” l’evoluzione, accelerandola – non solo per il Sapiens, ma anche per la pecora e la mucca, la patata, il grano. Cioè gli animali e i vegetali che popolavano il Gan Eden di cui parla la Bibbia, da cui i primi ibridi – Adamo ed Eva, appunto – furono allontanati preventivamente, prima cioè che potessero approfondire “le pratiche dell’albero della vita”, acquisendo cioè le medesime conoscenze e l’estrema longevità, dunque il medesimo potere, dei loro presunti “creatori”, gli Elohim, veri specialisti in genetica sperimentale, a quanto sembra. Emerge un’altra verità, dunque, sui cosiddetti “testi sacri”, da cui discende un impianto di pensiero – e di potere – almeno bimillenario.

Non stupisce, quindi, il grande successo dei bestseller di Biglino, pubblicati anche da Mondadori, né l’entusiasmo delle centinaia di persone che affollano le sue frequentissime conferenze. Di Biglino si può apprezzare innanzitutto la correttezza, nella sua impostazione preliminare: non metto in discussione l’esistenza di Dio, ripete, perché non ho le certezze degli atei; mi limito a dimostrare che quella della Bibbia non è una divinità ma solo un Elohim, di cui la stessa Bibbia nomina almeno una decina di “colleghi”, di equivalente status, senza peraltro mai spiegare il significato della parola Elohim, che nessuno al mondo conosce. Inoltre, nella Bibbia non sono presenti, mai, i concetti-chiave del monoteismo: creazione, eternità, immortalità, divinità. Il verbo tradotto con “creare” è Baraa, che significa dividere, separare (i cieli dalle acque, le acque dalle terre – Genesi). E della parola Olàm, ancora e sempre tradotta con “eternità”, e che in realtà significa “tempo molto lungo”, i dizionari raccomandano: non tradurla mai con il termine “eternità”.

Un anno fa, lo scorso 6 marzo, Biglino è stato protagonista, a Milano, di un importante confronto con eminenti teologi: un importante sacerdote e docente di teologia dell’università cattolica, un arcivescovo ortodosso, il rabbino capo della comunità ebraica di Torino e un insigne biblista, pastore valdese, co-autore di alcuni tra i più importanti dizionari di ebraico e aramaico antico. Nessuno ha messo in discussione le sue tesi. Tutti, al contrario, hanno ammesso che la Bibbia è stata ampiamente travisata. Ma lì si fermano: non denunciano, cioè, il fatto che venga ancora oggi regolarmente travisata. Dice Biglino: nel 95% dei casi, chi professa e propaga le grandi religioni monoteiste che si pretendono originate da quel libro (e quindi: Papi, vescovi, parroci, catechisti, pastori) non conosce neppure la lingua in cui quel libro è stato scritto. Pretende di “far dire” a quelle pagine determinate verità, per di più “sacre”, ma non conosce – alla lettera – il testo, nella lingua originaria.

Senza contare, poi, che la Bibbia resta una raccolta (non uniforme) di testi di epoche diverse, tutti senza fonte: non è possibile risalire con certezza neppure a un autore; nessuno dei testi biblici ha una chiara paternità – tantomeno i libri più famosi e celebrati, come quello attribuito al profeta Isaia. Anche per questo, mezzo secolo fa, i biblisti ebraici hanno varato il “Bible Project” con il compito, entro 200 anni, di ricostruire una Bibbia più attendibile. L’unica certezza, dicono, è che la Bibbia di oggi – riveduta e corretta per l’ultima volta dai masoreti all’epoca di Carlomagno – non è l’originale. Inoltre mancano una decina di libri, pure citati qua e là: quei libri sono scomparsi. E le incongruenze sintattiche presenti nella versione masoretica dimostrano il grado di manipolazione a cui quei testi sono stati sottoposti, nel corso dei secoli. Biglino dice: mi si rimprovera di offrire una lettura letterale del testo, anziché allegorica, simbologica, esoterica, teologica.

Va bene, teniamo pure conto di tutte le interpretazioni possibili. Ma aggiunge: perché privarci della versione letterale, sia pure di un testo che sappiamo essere così pesantemente rimaneggiato? Non si sa neppure in che lingua fosse scritto, l’originale: all’epoca della prima stesura della Genesi, per esempio, la lingua ebraica non esisteva ancora. Dunque non sappiamo come fossero scritte, né tantomeno pronunciate, le parole in esso contenute. Poi intervenne la traduzione in ebraico, ma con le sole consonanti; le vocali furono introdotte solo fra il VI e l’XVIII secolo dopo Cristo, quando appunto “Yhwh” divenne finalmente “Jahwè” (ma anche “Jihwì” e “Jeohwah”).

Nonostante tutto ciò, insiste Biglino, perché non provare a leggere il testo così com’è, dando per buona – per un attimo – l’idea che racconti fatti realmente accaduti? Si scoprirebbe, conclude, che la storia narrata – vera o falsa che sia – non è priva di coerenza. Ed è, tra l’altro, la fotocopia perfetta di molti altri libri antichi preesistenti, “sacri” e non, come la trilogia fondativa di un popolo geograficamente contiguo a quello ebraico, i sumero-babilonesi. Quei testi mesopotamici sono l’Atrahasis, l’Enuma Elish e l’Epopea di Gilgamesh. Raccontano tutti la stessa storia: e cioè l’arrivo (da cielo?) di individui potentissimi ma non onnipotenti, molto longevi ma non immortali, in possesso esclusivo di tecnologie fantascientifiche, decisi a colonizzare territori imponendo la loro legge (i comandamenti di Jahwè non sono 10, ma oltre 600) e stabilendo alleanze con singole tribù, in lotta perenne tra loro per la spartizione di piccoli territori. Il patto: voi lavorate per me (mi servite, mi nutrite, mi bruciate quel famoso grasso e mi obbedite in tutto) e io vi aiuto a conquistare “terre promesse”. Se disobbedite, vi stermino. Jahwè, è scritto nella Bibbia, arrivò a uccidere in massa 24.000 sudditi disobbedienti.

Quello che Biglino contesta è che, nonostante le evidenze e le conferme provenienti dagli ambiti di studio più disparati (dall’esegesi ebraica all’autorevole École Biblique dei domenicani di Gerusalemme) le traduzioni erronee continuino a essere presenti nelle Bibbie attualmente stampate. In sintesi, il primo “problema” è proprio Dio. Nella Bibbia, semplicemente, non c’è, dice Biglino. C’è Jahwè, che però è sempre in compagnia dei “colleghi” Milkòm, Kamòsh, e tanti altri. Viene tradotto con “Altissimo” il nome Eliòn, che invece è un individuo «chiaramente indicato come il capo degli Elohim: è scritto nel testo biblico che ne presiede un’assemblea, nientemeno». E addirittura è tradotto coi termini “eterno” e “onnipotente” il nome El Shaddai, letteralmente invece “signore della steppa”, cioè l’Elohim nel quale si imbatté Abramo. Allo stesso modo, altri termini vengono sempre tradotti in modo consapevolmente inappropriato e fuorviante: Kavod, per esempio. Il contesto biblico lo presenta come un’arma da guerra, un oggetto volante e pericoloso, dotato di armamenti micidiali. Viene tradotto: “gloria”. Così, il “Kavod di Jahwè” diventa la “gloria di Dio”.

Quando appare, il Kavod solleva un gran vento, il Ruach – che viene tradotto “spirito”. Sotto il Kavod sono fissati 4 Cherubini. Mezzi meccanici volanti, secondo i rabbini: robot, monoposto. Per l’esegesi teologica cristiana, invece, i Cherubini sono “angeli”, così come gli altri “angeli”, incorporei e alati, che la Bibbia invece chiama Malachìm, presentandoli come individui in carne e ossa, di cui gli umani hanno paura – sono soldati, ufficiali degli Elohim, portaordini pericolosi e molesti, inquietanti. Si racconta di un angelo che apparve alla vista di Gedeone, «volando con leggerezza», per poi «scomparire», mentre nell’originale, in ebraico, il testo dice semplicemente che «il Malach» si fece vedere dal testimone, e poi «se ne andò camminando». Pura invenzione, il volo, così come l’attraversamento miracoloso del Mar Rosso: «Nel testo c’è scritto che Mosè e i suoi attraversarono solo uno Yam Suf, un canneto.

Nessun mare, tanto meno Rosso». Quanto agli “angeli”, più tardi, il fondatore del cristianesimo, Paolo di Tarso, raccomanda alle giovani donne di coprirsi il capo con il velo, se partecipano ad assemblee, e di farlo «a motivo degli angeli», poiché  – come si spiega in altri passi – sono sessualmente eccitabili e poco raccomandabili, violenti. Biglino “corregge” anche l’interpretazione della comparsa dell’Arcangelo Gabriele, quello dell’Annunciazione evangelica: «Gabriele non è un nome proprio ma solo un termine comune, funzionale: deriva da Ghevèr-El, e essere “il Ghevèr di un El”, per di più “arcangelo”, significa essere un potente ufficiale di alto grado».

Dallo studio condotto da Biglino appare evidente la fabbricazione artificiale di un culto, la cui radice viene attribuita a un libro debitamente leggendario, in quanto antico, scritto in una lingua sconosciuta ai più. Lo studioso contesta chi ritiene obbligatoria una  lettura necessariamente cifrata: «Quando furono scritti, i testi biblici, a saper leggere e scrivere erano in pochissimi: perché mai avrebbero dovuto nascondere il loro racconto sotto il velo simbolico-allegorico?».

La prima versione della Bibbia divulgata nel Mediterraneo oltre la Palestina, detta “Bibbia dei Settanta”, fu tradotta in greco ad Alessandria d’Egitto, secondo Biglino ricorrendo a una massiccia interpolazione interpretativa ispirata dal pensiero platonico, che – a differenza della Bibbia – contempla le nozioni filosofiche di trascendenza, divinità, creazione, eternità. Gli ebrei considerano la “Bibbia dei Settanta”, letteralmente, «una tragedia per l’umanità». Eppure, sottolinea lo stesso Biglino, è proprio quella Bibbia in greco ad aver poi originato quella in latino, che è alla base della teologia cattolica e quindi delle Bibbie in italiano per le famiglie. Il lavoro del ricercatore torinese non mette in crisi solo la teologia ufficiale su cui si basano le istituzioni religiose, ma anche l’esegesi alternativa fornita dall’esoterismo, acutamente suggestiva, fondata sulla lettura allegorica e simbolica del testo – lettura che, come quella cattolica, non mette mai in discussione la presenza della divinità nell’Antico Testamento.

Certo è singolare la diffusione, negli ultimi anni, di una tale quantità di informazioni, ormai di pubblico dominio, che riguardano in particolare l’interpretazione della storia antica, sacra e non, ma anche una radicale rilettura dell’approccio scientifico alla conoscenza, rivalutando sia i testi sacri, fondativi delle grandi religioni, sia l’opera di esoteristi particolarmente illuminanti – filosofi, medici, artisti, alchimisti, proto-scienziati – che tendono a fornire chiavi di interpretazione delle “leggi universali”, cioè le “leggi di natura” di cui, ogni tanto, affiorano nuove tracce anche in ambito scientifico, da indagini sull’energia e sulla reale consistenza della materia.  Da qui le più recenti riflessioni sulla percezione del tempo e della vita stessa, sulla cosiddetta Energia Oscura, sulla Materia Bianca cerebrale di cui i neurologi ammettono di essere a corto di informazioni.

Fisici come Vittorio Marchi e Giuliana Conforto sostengono che la realtà sensibile non sia altro che rappresentazione, e che il nostro cervello non percepisca che il 2% di quanto ci circonda, sulla Terra – per non parlare dell’universo, di cui non sappiamo molto, al di là del nostro piccolo sistema solare. Un numero sempre maggiore di storici e antropologi sospetta che la storia sia interamente da riscrivere: a quanto pare non furono gli egizi a erigere le piramidi; quelle scoperte in Bosnia sono più antiche e più grandi di quelle dell’Egitto. Né tanto meno conosciamo la storia misteriosa dei Sumeri, che sorsero all’improvviso come civiltà già formata, in possesso di conoscenze evolute (architettura, agricoltura, scrittura). Forse, ipotizza Biglino sempre prendendo la Bibbia alla lettera, i Sumeri erano la discendenza di Caino, che – essendo cresciuto nel Gan Eden – era stato formato e istruito dagli Elohim.

L’esegesi ebraica ormai sospetta che Abramo, storicamente, non sia mai esistito. Quantomeno, ipotizza Biglino, il personaggio biblico rispondente a quel nome era evidentemente un sumero, spinto dagli Elohim a vagare “lungi dalla casa di padre mio”, viaggiando fino in Palestina. Poi, i Sumeri scomparvero di colpo, in coincidenza con la distruzione delle città ribelli di Sodoma e Gomorra, operata dagli Elohim che impiegarono “l’arma dei terrore”, che sprigionò nell’atmosfera una nube letale – i venti dovettero sospingerla fino alla regione di Babilonia, dove è documentata la strage della popolazione (con sintomi da contaminazione nucleare) e la fuga precipitosa degli “dèi” locali, gli Annunaki, che presero il largo a bordo dei loro “carri celesti”, in tutto simili al Kavod di Jahwè. A morire, sul posto, restarono gli umani – o meglio gli Adàm, per dirla con Biglino: creazioni di laboratorio, “fabbricate” non si sa dove e poi “poste in Gan Eden”; riprodotte in serie per lavorare, come docili schiavi, per conto dei misteriosi Figli delle Stelle.

Fonte attiva: http://www.libreidee.org/ 

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Baalbek: la prova finale

Baalbek: La prova finale di una perduta antica tecnologia

Se una antica perduta e a lungo avanzata tecnologia è esistita sulla Terra, allora le pietre megalitiche di Baalbek sono sicuramente la prova di essa. L’antico sito megalitico di Baalbek vanta pietre perfettamente ben intagliate pesanti fino a 2.000 tonnellate, allineate insieme formano uno dei più grandi misteri antichi di costruzione del pianeta. In realtà, erano forse quelle pietre super-massicce di Baalbek il risultato della loro messa in opera con “bastoni” e “pietre”, come alcuni studiosi suggeriscono? 

Il sito archeologico di Baalbek, situato nella moderna Libano è una delle più misteriose e antiche strutture mai realizzate sul pianeta Terra. Inoltre, esso contiene alcuni delle più grandi e più pesanti pietre del pianeta.

Si trova ad est del Libano, a 86 chilometri nord-est della città di Beirut, nella valle di Beqaa, vicino al confine con la Siria.

Questo affascinante sito – come molti altri in tutto il Pianeta ha sconcertato gli studiosi che non sono stati in grado di capire come e perché questo massiccio ‘santuario’ sia stato eretto.

Come una umanità primitiva migliaia di anni fa, ha trasportato, tagliato, e collocato in posizione pietre enormi, sembra difficile da credere utilizzando solo i primi strumenti del Bronzo.

Secondo gli esperti, la storia di questo antico sito può essere fatta risalire quasi 10.000 anni. Era un’antica città che ha preso il nome dal dio Ba.al. Leggende fenicie suggeriscono che Baalbek sia stato il primo iniziale avamposto in cui Ba.al è arrivato sulla Terra in tempi antichi.

Tuttavia, la verità è che nessuno può dire con certezza quanti anni abbia questo antico sito. Molti credono che Baalbek risalga a decine di migliaia di anni, forse anche circa 20.000 anni, rendendolo uno dei più antichi siti del pianeta.

È interessante notare che sia l’età del sito che la storia non sono in grado di dare una risposta causando così confusione, rimane il fatto che i megalitici blocchi di pietra presso il sito sono semplicemente da capogiro.

L’antico tempio costruito in onore di Giove si trova su una piattaforma che non dovrebbe esistere, almeno non con la tecnologia ‘primitiva‘ utilizzata dai suoi costruttori circa 9.000 – 10.000 anni fa.

In realtà, il Trilithon a Baalbek frantuma tutte le spiegazioni logiche. Esso è composto da tre blocchi super-massicci che misurano 22 metri di lunghezza e 5 metri di altezza aventi una larghezza di 3,5 metri.

La giusta domanda che ci si pone è perché sono così grandi? Bene, il peso di queste pietre massicce è compresa tra le 1000 e 2000 tonnellate.

Quindi, come possono questi antichi costruttori aver raggiunto questo obiettivo? Li hanno davvero tagliati, trasportati e riposti nella giusta posizione queste pietre dal peso di 2000 tonnellate con bastoni e pietre?

La spiegazione ufficiale che gli archeologi suggeriscono è che migliaia di uomini, con una tecnologia semplice come bastoni e pietre, hanno partecipato nella sua costruzione e al trasporto di questi enormi blocchi di pietra. Alcuni altri ricercatori suggeriscono che questo è qualcosa di matematicamente improbabile e quasi impossibile, spostare e sollevare pietre enormi con gruppi di uomini e con strumenti rudimentali. Quindi, se non possedevano la tecnologia come la nostra di oggi, come l’hanno fatto?

I tre blocchi sono posizionati su una fila di sei blocchi di granito, che misurano 10 metri di lunghezza e 4 metri di altezza, il loro peso è stimato a più di 300 tonnellate.

Sembra altamente improbabile che Baalbek sia il risultato dei metodi di costruzione antiche, tra cui bastoni, pietre e migliaia di uomini trascinavano pietre massicce intorno al luogo. Molti suggeriscono che la mancanza di riferimenti per la costruzione del sito, lo rende ancora più discutibile. Perché non ci sono informazioni che ci dicono qualcosa circa i costruttori?

Perché creare qualcosa di così tremendamente imponente senza lasciare spiegazioni? O, un punto di riferimento?

Manca un enorme anello mancante quando si cercano spiegazioni attendibili  su Baalbek.

Questo antico sito vanta pietre perfettamente intagliate pesanti fino a 2.000 tonnellate allineate insieme formano uno dei più grandi antichi misteri di costruzione del pianeta.

E se le domande che cerchiamo su questo antico sito fossero che è stato costruito da una antica civiltà che ha avuto in suo possesso una tecnologia avanzata? Una tecnologia che oggi è andata perduta? Una tecnologia che forse ha anche aiutato a creare molti altri siti megalitici in tutto il pianeta?
Ecco, forse queste sono le domande che dobbiamo porci.
 

‘Il Papiro Tulli’

L’arrivo degli déi del cielo:
Dettagli dell’antico papiro egiziano
sull’avvistamento UFO di massa.

Questo enigmatico antico testo offre la prova conclusiva di un avvistamento UFO di massa che ha avuto luogo in Egitto intorno al 1480 a.C., durante il regno di Thutmose III. “… Erano più numerosi di ogni altra cosa. Essi brillavano nel cielo più del sole ai limiti dei quattro angoli del cielo […] potente era la posizione degli ardenti dischi …”

La civiltà egizia da innumerevole tempo, è risultata incredibilmente collegata a misteriose divinità. Considerata come una delle più avanzate civiltà antiche, gli antichi egizi hanno raggiunto (nella loro lunga storia) livelli incredibili, sono stati dei sofisticati astronomi, architetti, ingegneri e scienziati. Tuttavia, la domanda d’obbligo è: da dove viene e deriva tutta la loro conoscenza? Inoltre, chi erano gli enigmatici ‘dèi’ e ‘semidei’ descritti negli antichi testi egizi? 

Mentre la maggior parte di noi hanno sentito parlare del Telo di Torino e la Pietra di Palermo, solo pochi sanno dell’esistenza di un antico documento egiziano chiamato ‘Il Papiro Tulli’. Il Papiro di Tulli, non è solo un semplice papiro ma nei infatti, è una moderna trascrizione tradotta di un antico documento egiziano che registra quello che viene interpretato come un UFO di fuoco. 

Il Papiro Tulli viene citato da molti come uno dei più importanti antichi testi egizi che documentano la visita in Egitto (migliaia di anni fa) degli antichi astronauti.

I testi antichi descrivono con grande precisione, un massiccio avvistamento UFO che si è verificato in Egitto durante il regno di Thutmosis III.

Il Papiro Tulli apparteneva alla ex direttore del Museo Egizio in Vaticano, il professor Alberto Tulli. Il documento è considerato come “la prima testimonianza conosciuta di una flotta di dischi volanti, scritti millenni fa su un lungo papiro, in Egitto.”

Il papiro è stato tradotto dal principe Boris de Rachewiltz, dichiarando che il papiro “faceva parte degli Annali di Thutmose III.” Tuttavia, nulla nell’antico testo fa riferimento al nome del Faraone, questo è un vero peccato, per un documento che non ha precedenti nella storia degli antichi astronauti.

La parte più misteriosa dei documenti antichi sono gli enigmatici “cerchi di fuoco” che hanno volato nel cielo dell’Antico Egitto in due occasioni distinte, separate da un paio di giorni.

Molti hanno screditato le credenziali del principe Boris de Rachewiltz, la verità è che lui era un noto studioso, e ci sono ancora alcune delle sue opere disponibili e citate oggi. Diversi studiosi concordano sul fatto che la sua traduzione del Papiro Tulli sia accettabile. Inoltre, la cosa veramente importante ribadita (più volte), è che il documento e la traduzione sono considerati autentici e non una bufala.

Ci sono due traduzioni indipendenti dell’antico testo egiziano, uno dal principe Boris de Rachewiltz, e l’altra dall’antropologo R. Cedric Leonard.

Questa è la traduzione di R. Cedric Leonard:

Nell’anno 22, del terzo mese dell’inverno, nella sesta ora del giorno […] Tra gli scribi della Casa della Vita si è constatato che uno strano disco di fuoco stava volando in cielo. Non aveva la testa. Il soffio della sua bocca emetteva un cattivo odore. Il suo corpo era lungo una canna e una canna di larghezza. E non aveva voce. E’ venuto verso la casa di Sua Maestà. Il loro cuore è diventato confuso, e si prostrarono con la pancia. Essi andavano dal re a segnalarlo. Sua Maestà ordinò che i rotoli situati nella Casa della Vita venissero consultati. Sua Maestà meditava su tutti questi eventi che erano ancora in corso.

Dopo diversi giorni passati, i cerchi di fuoco sono diventati più numerosi nel cielo che mai. Essi splendevano nel cielo più che la estesa luminosità del sole ed estesa ai limiti dei quattro angoli del cielo […] Potente era la posizione dei dischi fiammeggiati.

L’esercito del Re guardava, con sua maestà in mezzo a loro. E’ stato dopo il pasto serale che si sono visti i dischi salire a sud ancora più in alto nel cielo. Pesci e altri volatili piovevano dal cielo: una meraviglia mai prima conosciuta dalla fondazione del paese. Inoltre, Sua Maestà ha ordinato di portare l’incenso per placare il cuore di Amon-Ra, il dio delle Due Terre. Inoltre, è stato ordinato da Sua Maestà che l’evento venisse registrato negli Annali della Casa della Vita e venisse ricordato per sempre.”

Secondo questo antico testo, il faraone che governò l’Egitto era Thutmose III, e questa massa di avvistamenti UFO è avvenuta intorno al 1480 a.C. E’ stato registrato nella storia come un giorno di grande importanza, un giorno in cui si è verificato qualcosa di inspiegabile.

E’ importante ricordare che è molto improbabile che gli antichi egizi abbiano misconosciuto questi “dischi di fuoco” con una sorta di fenomeni astronomici o meteorologici. Gli antichi Egizi erano esperti e astronomi dotti, e dal 1500 a.C., erano già esperti del settore, il che significa che avrebbero descritto i fenomeni astronomici in un modo molto diverso. Inoltre, in questi antichi documenti, i “dischi di fuoco” sono descritti come entità fisiche che cambiavano direzione nel cielo, così sappiamo che questi oggetti non sono caduti e/o atterrati, ma sono rimasti sopra il cielo egiziano.

FONTE 

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da