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La tortura di esseri innocenti, senzienti, empatici

Fattoria partner della Coca-Cola esposta con filmati orribili sugli abusi di animalii (attenzione!: VIDEO non adatto a bambini e persone sensibili)

Di Arjun Walia

I fatti:

Un’altra azienda agricola, che fornisce latte a una delle aziende della Coca Cola, è stata esposta sotto forma di riprese video grafiche per estreme crudeltà sugli animal.

Riflettere su:

Come siamo diventati così desensibilizzati da dove proviene il nostro cibo? I prodotti animali sono effettivamente sani o sono stati semplicemente commercializzati in massa da grandi aziende alimentari? Come possiamo stare insensibili e lasciare che esseri innocenti, senzienti, empatici siano torturati?

Quasi il 100 percento di tutti i prodotti animali proviene da allevamenti industriali o da altre fonti estremamente non etiche. Direi che non esiste una fonte etica per produrre o mangiare qualcosa che provenga da un animale, soprattutto ai giorni nostri, quando è diventato chiaro che l’uso di animali per beni e servizi e il consumo di cibo non è assolutamente necessario e rappresenta uno dei più grandi, se non il più grande, contribuente alla distruzione ambientale. Ci sono miliardi di animali allevati per il macello ogni anno e così tanti di loro attraversano un’esistenza tortuosa, deprimente e straziante. Come abbiamo permesso che ciò accadesse? Il nostro rapporto con gli animali dovrebbe essere sacro, speciale. Come siamo diventati insensibili al dolore e al dolore che causiamo a questi esseri innocenti, vulnerabili, empatici, intelligenti ed emotive?

L’ultimo esempio di crudeltà sugli animali emerso proviene da attivisti per i diritti degli animali che hanno pubblicato orribili filmati da una fattoria della Coca-Cola. Questo filmato può sembrare scioccante per molti, ma non è scioccante per la maggior parte degli attivisti di animali, dato che questo è molto noto e una realtà che sta accadendo ogni giorno nella maggior parte degli allevamenti.

Come risultato del filmato, la Coca-Cola Corporation ha tagliato i ponti con la fattoria, che forniva il latte per l’azienda. Ma poi di nuovo, se bevi latte e / o mangi o usi prodotti animali, questo è ciò che stai sostenendo.

La missione di recupero degli animali ha inviato lavoratori sotto copertura in Fair Oaks Farms nell’Indiana, una delle più grandi fattorie del paese che fornisce latte per il marchio Fairlife della Coca-Cola.

Il filmato è stato pubblicato mercoledì, e mostra gli operai che prendono pugni,  a calci e lanciano vitelli e picchiano gli animali con barre d’acciaio e bottiglie di plastica “quasi quotidianamente”. I vitelli appena nati sono crudamente marchiati e ricevono cibo e sostanze nutritive inadeguate. Gli animali morti e morenti vengono lasciati al sole e i vitelli maschi vengono venduti alle fattorie, nonostante le fattorie sostengano il contrario.

Mentre siamo sul tema delle fattorie da latte, è importante sapere che le mucche sono imprigionate con forza in modo che possano produrre latte e che i loro piccoli vitelli siano strappati via da loro, il che è straziante per gli animali perché è l’unico pezzo d’amore che sperimenteranno mai più. I vitellini vengono poi cresciuti per essere massacrati o uccisi dopo essere stati strappati alle loro madri non molto tempo dopo la nascita.

Inoltre, perché gli umani bevono il latte di una mucca quando non è necessario? In effetti, non è affatto buono per noi. Il latte delle mucche è stato propagandato per rendere le nostre ossa più forti e prevenire condizioni come l’osteoporosi. Si scopre che è l’esatto contrario, che il latte provoca la degenerazione ossea sanguinando il calcio dall’osso. Puoi leggere di più su questo qui. Inoltre, il dottor Colin Campbell, autore del “China Study”, ha scoperto che le proteine ​​animali (caseina trovata nel latte di una mucca) possono accelerare e “accendere” il cancro, mentre le proteine ​​vegetali hanno l’effetto opposto. Puoi leggere di più su questo qui.

Fare spazio agli animali che saranno utilizzati per il consumo umano è anche una delle principali cause di deforestazione.

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ATTENZIONE: il video non’è adatto a bambini e persone sensibili 

Perché trattiamo gli animali come facciamo noi? Alla fine della giornata, noi siamo quelli che acquistano questi prodotti e sostengono questo settore, quindi abbiamo il potere di fermarlo. Tuttavia, la consapevolezza sta aumentando e il “mercato” vegano è esploso, mentre i prodotti lattiero-caseari stanno avendo un momento più difficile con le vendite. Solo le vendite di latte in America sono diminuite di oltre un miliardo di dollari.

Le cose stanno cambiando e noi dobbiamo continuare a creare consapevolezza e parlare per coloro che stanno attraversando il più grande genocidio della storia che non sono in grado di parlare da soli.

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IL 5G DARA’ IL COLPO DI GRAZIA ?

 

CELLULARI E WIFI STANNO DANNEGGIANDO GLI UCCELLI, API E INSETTI; IL 5G DARA’ IL COLPO DI GRAZIA ? 

L’estinzione di molte specie, 200 specie di piante, uccelli, animali, pesci, anfibi, insetti e rettili che vengono portati all’estinzione ogni giorno, non è una novità, vista la profusione con cui usiamo i veleni in agricoltura e non solo. Ma se l’ecatombe si verifica ai tropici, in mezzo a una foresta sufficientemente lontana dagli effluvi di Bayer-Monsanto e inquinamento, allora c’è di che preoccuparsi. Lo riporta un nuovo studio. La causa del crollo di presenze di insetti nella foresta pluviale portoricana o nelle riserve naturali tedesche, quindi in luoghi non interessati dall’uso di pesticidi o altra contaminazione, non può che essere il riscaldamento del pianeta? E’ davvero una spiegazione plausibile e sufficiente? E in che modo dovrebbe avvenire lo sterminio?

Non sono mai presi in considerazione gli effetti di radiazioni elettromagnetiche presenti.

A Porto Rico, per tornare a questa ultima scoperta, è in funzione dal 1959 il riscaldatore ionosferico Arecibo. Nella foresta ‘incontaminata’ troviamo torri di comunicazione assai imponenti. Non c’entrano niente con la scomparsa degli insetti?

Mai e poi mai si tiene conto delle condizioni atmosferiche modificate da agenti chimici e microonde. Mai si parla delle possibili conseguenze del danneggiamento dell’ ozonosfera.

Come mai?

LE RADIAZIONI ELETTROMAGNETICHE EMESSE DA TELEFONI CELLULARI E WIFI STANNO DANNEGGIANDO GLI UCCELLI E LE API;

LA TECNOLOGIA 5G PUO’ PEGGIORARE LA SITUAZIONE

La tecnologia sta letteralmente distruggendo la natura, con un nuovo rapporto che conferma ulteriormente che le radiazioni elettromagnetiche delle linee elettriche e delle reti cellulari possono disorientare uccelli e insetti e distruggere la salute delle piante. Il documento avverte che mentre le nazioni passano alla tecnologia 5G questa minaccia potrebbe aumentare.

Nella nuova analisi, EKLIPSE, un ente di revisione finanziato dall’UE e dedicato alla politica che potrebbe avere un impatto sulla biodiversità e sull’ecosistema, ha esaminato oltre 97 studi su come le radiazioni elettromagnetiche possono influenzare l’ambiente. Ha concluso che questa radiazione potrebbe rappresentare un potenziale rischio per l’orientamento degli uccelli e degli insetti e per la salute delle piante, secondo il giornale The Telegraph.

Questa non è una novità, poiché studi risalenti da anni sono giunti alla stessa conclusione. Infatti, uno studio del 2010ha persino suggerito che questa radiazione elettromagnetica potrebbe giocare un ruolo nel declino di alcune popolazioni di animali e insetti. Le onde radio possono disturbare la “bussola” magnetica usata da molti uccelli e insetti migratori. Le creature potrebbero disorientarsi, ha riferito AFP.

Le radiazioni elettromagnetiche interferiscono anche con l’orientamento di insetti, ragni e mammiferi e potrebbe persino disturbare il metabolismo delle piante, secondo il The Telegraph.

Come risultato di questa recente scoperta, l’ente caritatevole britannico Buglife ha ammonito che i piani per installare trasmettitori 5G potrebbero avere “gravi conseguenze” sull’ambiente, secondo il The Telegraph. Per questo motivo, raccomanda che questi trasmettitori non siano posizionati su lampioni a LED, che attirerebbero gli insetti e aumenterebbero la loro esposizione.

5G è una tecnologia wireless di quinta generazione che trasmette dati ad alta velocità. Verrà utilizzato su impianti dei gestori di telefonia mobile per telefonia mobile e traffico dati.

Inoltre, l’organizzazione caritatevole ha richiesto ulteriori studi su questa minaccia.

“Applichiamo limiti a tutti i tipi di inquinamento per proteggere l’abitabilità del nostro ambiente, ma ancora, anche in Europa, i limiti di sicurezza delle radiazioni elettromagnetiche non sono stati determinati, per non dire applicati”, ha dichiarato Matt Shardlow, CEO di Buglife, segnala il The Telegraph.

Negli Stati Uniti, AT & T prevede di essere il primo ad avere la tecnologia 5G disponibile e avvierà la rete in 12 città entro la fine dell’anno, secondo quanto riportato da PC Mag.

Riferimenti:

[1] Newsweek, Radiation from cell phones, wifi are hurting the birds and the bees; 5G may make it worse, 19 May 2018, Dana Dovey

[2] EKLIPSE Study

[3] The Telegraph, Electromagnetic radiation from power lines and phone masts poses ‘credible’ threat to wildlife, report finds, 18 May 2018, Sarah Knapton

[4] 2010 Report on Possible Impacts of Communication Towers on Wildlife including Birds and Bees.

[5] AFP, Radio waves affect migrating birds, 8 May 2014

[6] PC MAG, What Is 5G? 20th March 2018, Sasha Segan.

FONTE http://www.elettrosmogsicilia.org/notizie/105-2018/361-le-radiazioni-elettromagnetiche-stanno-danneggiando-gli-uccelli-e-le-api

Studio di Ulrich Warnke and others published

BEES, BIRDS AND MANKIND.

Effects of Wireless Communication Technologies.

https://www.researchgate.net/publication/241538484_BEES_BIRDS_AND_MANKIND

 

Fonte:  http://www.nogeoingegneria.com/

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Lungo la strada è cambiato qualcosa

La menzogna che viviamo, di Spencer Cathcart

In questo momento potresti essere ovunque, potresti fare qualsiasi cosa, invece sei seduto da solo di fronte a uno schermo. Ma cos’è che ci ferma dal fare quel che vogliamo fare? Dall’essere ciò che vogliamo essere?

Ogni giorno ti svegli nella stessa stanza e segui gli stessi schemi, vivi la stessa giornata del giorno prima. E’ pur vero che un tempo ogni giorno era una nuova avventura. Lungo la strada è cambiato qualcosa.

Prima i nostri giorni non avevano tempo, ora sono schematici. E’ questo che vuol dire crescere? Essere liberi? Ma siamo veramente liberi?

Cibo, acqua, terra. Le uniche cose che ci servono per sopravvivere sono possedute dalle società. Non c’è più cibo per noi sugli alberi, né acqua potabile nei fiumi, né terra dove si possa costruire una casa. Se provi a prendere quello che ha da darti la Terra sarai isolato.

Quindi seguiamo le loro regole. Abbiamo scoperto il mondo attraverso i libri di testo.

Per anni stiamo seduti e ripetiamo quello che ci viene detto. Sottoposti a prove e classificati come soggetti da laboratorio. Cresciuti per non essere mai niente di speciale in questo mondo, per non creare differenze.

Abbastanza intelligenti da fare il nostro lavoro ma non da chiederci il perché lo facciamo. Quindi lavoriamo duro e non abbiamo mai tempo di vivere la vita per cui stiamo lavorando. Finché arriva un giorno in cui siamo troppo vecchi per il nostro lavoro e siamo lasciati a morire.

Saranno i nostri figli a prendere il nostro posto. Per noi il nostro cammino è importante, ma insieme non siamo altro che carburante. Il carburante del l’élite. L’élite che c’è dietro le multinazionali.

E’ il loro mondo e la risorsa più preziosa non è nella terra: siamo noi. Noi costruiamo le loro città, noi mettiamo in moto le loro macchine, noi combattiamo le loro guerre. Dopo tutto, ciò che li guida non sono i soldi: è il potere.

I soldi sono semplicemente l’arma che usano per dominarci. Inutili pezzi di carta da cui dipendiamo per sfamarci, per spostarci, per divertirci. Ci danno i soldi e in cambio noi gli diamo il mondo.

Dove c’erano alberi che pulivano la nostra aria ora ci sono fabbriche che la inquinano. Dove c’era acqua da bere, ci sono rifiuti tossici che puzzano. Dove gli animali correvano liberi, ci sono le imprese agricole che li fanno nascere e li scuoiano per il nostro appetito. Oltre un miliardo di persone muore di fame anche se c’è abbastanza cibo per tutti. Dove va a finire?

Il 70% del grano che coltiviamo è cibo destinato a ingrassare gli animali che mangiamo per cena. Perché dovremmo aiutare chi muore di fame quando non guadagneremmo nulla con ciò? Siamo la piaga che affligge la Terra, devastiamo quello che ci permette di vivere. Vediamo tutto come qualcosa che può essere venduto, come un oggetto da possedere.

Ma cosa accadrà quando avremo inquinato l’ultimo fiume? Quando avremo avvelenato anche l’ultimo respiro d’aria? Quando non avremo più il carburante per i camion che ci portano il cibo? Quand’è che capiremo che i soldi non possono essere mangiati, che non hanno alcun valore? Non stiamo distruggendo il pianeta. Stiamo distruggendo ogni forma di vita su di esso. Ogni anno migliaia di specie si estinguono. E manca poco affinché noi saremo i prossimi.

Se vivi in America c’è il 41% di possibilità di contrarre un cancro.
Una patologia cardiaca uccide un americano ogni tre. Prendiamo medicine per affrontare questi problemi, ma le cure mediche sono la terza causa di morte dopo il cancro e le malattie cardiache. Ci viene detto che tutto può essere risolto dando soldi alla Scienza, così gli scienziati scopriranno un modo per eliminare il problema. Ma le industrie farmaceutiche traggono vantaggio dalle nostre sofferenze.

Pensiamo di correre ai ripari, ma il nostro corpo è il prodotto di ciò che mangiamo, e il cibo che mangiamo è studiato per ottenere profitto. Ci riempiamo di sostanze tossiche. Il corpo degli animali è infestato da medicine e malattie. Ma non vediamo tutto ciò.

Le associazioni che detengono il potere mediatico non vogliono che noi sappiamo, quindi ci inondano di fantasie che spacciano per realtà. E’ divertente pensare che gli umani pensavano che la Terra fosse il centro dell’universo.

Ma, ancora una volta, continuiamo a vederci al centro del pianeta. Indichiamo la nostra tecnologia dicendo che siamo i più intelligenti. Ma veramente computer, macchine e industrie affermano quanto siamo intelligenti? Forse mostrano quanto siamo diventati pigri.

Ci mascheriamo dietro la parola “civilizzazione”, ma quando la togliamo, di noi, cosa resta? Siamo inclini a dimenticare che solo negli ultimi cento anni abbiamo concesso il diritto di voto alle donne, il diritto di equità ai neri. Ci atteggiamo come se fossimo tutti istruiti su tutto, ma sono molte le cose che non riusciamo a vedere. Camminiamo per strada e ignoriamo tutte le cose più piccole. Gli occhi che ci guardano, le storie che vorrebbero condividere. Vediamo tutto come uno sfondo di “me”.

D’altra parte abbiamo paura di non essere soli, di essere parte di qualcosa di più grande. Ma abbiamo fallito nel creare una connessione.

Ci va bene ammazzare maiali, mucche galline, uomini di un’altra terra. Ma non i nostri vicini, non i nostri cani, i gatti, quelli che abbiamo compreso ed amato.

Definiamo le altre creature come stupide e puntiamo il dito contro loro per giustificare le nostre azioni. Ma vi sembra giusto uccidere solo perché possiamo e abbiamo sempre potuto farlo? O proprio questo ci mostra quanto poco abbiamo imparato? Continuiamo a agire attraverso l’aggressività degli uomini primitivi più che attraverso il pensiero e la compassione.

Un giorno la sensazione che chiamiamo “vita” ci lascerà. I nostri corpi marciranno, i nostri averi più preziosi passeranno ad altri. Le azioni compiute in vita saranno le uniche cose a restare di noi. La morte ci circonda sempre, eppure sembra essere lontana dalla realtà di tutti i giorni. Viviamo in un mondo sull’orlo del collasso. Le guerre di domani non avranno vincitori. La violenza non sarà mai la risposta ma ucciderà ogni possibile soluzione.

Se tutti scavassimo tra i nostri desideri più profondi scopriremmo che i nostri sogni non sono così diversi.

Abbiamo tutti lo stesso obiettivo: essere felici. Facciamo il mondo a pezzi senza cercare altro che gioia, senza mai guardare dentro di noi. La maggior parte delle persone più felici sono quelle che hanno di meno. Siamo veramente così felici con i nostri iPhones? Le nostre grosse case, le nostre macchine alla moda?

Siamo disconnessi. Idolatriamo persone che non incontreremo mai. Assistiamo a avvenimenti straordinari sugli schermi e all’ordinario da ogni altra parte.

Aspettiamo che qualcuno ci porti un cambiamento senza mai pensare a iniziare a cambiare noi stessi.

Le elezioni presidenziali possono essere assimilate al lancio di una moneta: sono due facce della stessa medaglia. Scegliamo quale faccia vogliamo e abbiamo l’illusione della scelta, del cambiamento. Ma il mondo è sempre lo stesso.

Non riusciamo a capire che i politici non servono noi; ma servono chi ha dato loro il potere. Ma in un mondo di pecore ci siamo scordati di seguire la strada che ci eravamo prefigurati.

Basta aspettare un cambiamento.
Tu sei il cambiamento che vuoi vedere.
Non siamo arrivati fin qui stando seduti comodi.

La razza umana è sopravvissuta non perché fosse la più veloce, o la più forte, ma perché ha cooperato. Abbiamo eccelso nell’arte di uccidere.

Adesso perfezioniamo l’arte di goderci la vita. Tutto ciò, non per salvare il pianeta. Il pianeta sarà qui indipendentemente dalla nostra sopravvivenza. La terra ha girato per miliardi di anni, e ognuno di noi sarà fortunato a viverne ottanta. Siamo una goccia nell’oceano, ma il nostro impatto dura per sempre.

Spesso mi sarei augurato di vivere in un’era dove non c’erano i computer. Ma ho capito che non c’è nessuna ragione per volere ciò, perché questo è l’unico periodo della storia in cui ho sempre voluto vivere. Perché oggi abbiamo un’opportunità mai avuta prima. Internet ci ha dato il potere di condividere un messaggio e di unire milioni di persone in tutto il mondo. Finché possiamo è nostro dovere usare la tecnologia per unire, più che per combatterci.

Nel bene o nel male, la nostra generazione determinerà il futuro della vita su questo pianeta. Possiamo anche continuare a servire questo sistema di distruzione finché non rimanga di noi alcuna traccia di esistenza; oppure possiamo uscire da questo sonno ipnotico, capire che non stiamo evolvendo ma regredendo.

Questo esatto momento è l’attimo portato da ogni passo, ogni respiro, ogni morte, fino ad adesso. Puoi decidere di scegliere la tua strada, o seguire la via che hai già preso migliaia di altre volte. La vita non è un film, le battute non sono già state scritte, siamo noi gli scrittori.

Questa è la tua storia, la loro storia, la nostra storia.

Spencer Cathcart

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Popoli Naturali

I Popoli naturali rispettano gli animali e li considerano una preziosa guida

I Popoli naturali e il rapporto con gli animali
 

“Erroneamente si pensa che tutti i Popoli nativi siano carnivori e cacciatori, e questo può sembrare in contraddizione con il rispetto che questi popoli danno alle altre specie. In realtà non è così. Quei popoli che si sono mantenuti più coerenti alle tradizioni non si cibano di animali.”

Anche se il pianeta sembra pervaso da una mentalità dilagante che permette qualsiasi abominio sulle altre specie, in realtà esistono culture basate su principi di rispetto per il pianeta e per tutte le forme di vita.

Siamo abituati da molto tempo a vedere come il rapporto intimo tra l’uomo e il mistero che anima l’esistenza e che dà significato alla stessa presenza umana passi attraverso le varie forme di religioni che sono presenti da secoli sul pianeta. Tuttavia esistono altre culture che non dipendono dalle credenze religiose introdotte dai vari profeti e dalle loro specifiche rivelazioni. Ci riferiamo ai Popoli naturali, culture che si sono rapportate all’esistenza senza intermediari, lasciando che ogni individuo potesse liberamente riferirsi al mistero che dà vita e senso all’esistenza. Questi Popoli sono stati combattuti per secoli dalle grandi religioni storiche, nei loro confronti sono state compiute violenze di ogni genere e sono stati privati della loro dignità spirituale per essere forzatamente convertiti al fine di negare la loro realtà esperienziale. Oggi i Popoli naturali vengono riscoperti dalla Storia e fanno parlare di loro.

I Popoli naturali, per il loro carattere emblematico, rappresentano un caso storico. Sono spesso definiti anche popoli indigeni, popolazioni tribali o popoli nativi del pianeta. I Popoli naturali sono quelle culture che non hanno riferimento etico e spirituale nelle grandi religioni comparse nella Storia e nelle culture da esse promanate. Popoli che vivono e propongono un loro specifico modo di vivere e di rapportarsi alla vita.

In definitiva, il concetto di Popoli naturali comprende tutte quelle etnie che hanno sviluppato una cultura spirituale al di fuori del contesto delle grandi religioni storiche. Per fare un esempio, possiamo citare le culture dei Nativi americani, degli indios del Centro e del Sud America, degli Aborigeni australiani, dei nativi dell’Oceania, dei Nativi africani e asiatici, ma anche delle popolazioni celtiche del nord Europa. In pratica, sono i nativi di tutti i continenti, quelle culture esistenti su tutto il pianeta che mantengono intatto il loro rapporto con la Natura senza intermediari dogmatico-religiosi.

I Popoli naturali basano la loro socialità su un principio naturale di aggregazione pacifica degli individui, creando così una sinergia che è la risultante di un obiettivo comune dei singoli: la sopravvivenza individuale attraverso la forza del contributo collettivo.

Le forme sociali dei Popoli naturali hanno una naturale continuità e si trasmettono nel tempo per uno spontaneo utilizzo dell’aggregazione sociale, non contemplando concetti come il nazionalismo, ma al contrario aprendosi all’universalità offerta dal pianeta e dall’universo che sta al di là di esso.

L’amore che i Popoli naturali nutrono per il pianeta fa sì che essi si sentano parte dell’universo e della Terra quale dimensione ambientale in cui gli individui sono nati e cresciuti. Un’esperienza di amore e di rispetto per Madre Terra, che essa merita quale emanazione del mistero che ha dato vita al tutto.

Basando la loro esperienza di vita su tali presupposti filosofici, i Popoli naturali concepiscono di conseguenza la società come un naturale supporto per i bisogni e l’esperienza dell’individuo. Uno strumento sinergico che distribuisce le proprie potenzialità a seconda dei bisogni individuali e con il contributo collettivo al mantenimento di tale strumento.

Sulla base di questa visione filosofica, i Popoli naturali non concepiscono la loro società come un fattore elitario dell’uomo, una identità chiusa su se stessa, ma bensì come uno strumento che apre il suo utilizzo, secondo possibilità specifiche, verso una partecipazione all’ambiente insieme con tutte le altre forme di vita del pianeta.
 

Un pow wow, incontro intertribale dei Nativi americani. Spesso le loro danze sono ispirate all’impersonificazione di animali totemici

I Popoli naturali integrano l’ambiente in cui si sviluppa la loro società assecondando i propri bisogni, ma mantenendo il rispetto per la natura in tutte le sue manifestazioni, senza alterare i ritmi specifici del luogo di insediamento, ma adattandosi ad essi per trarre maggiore benessere dalle risorse offerte naturalmente e senza rovinare alcun ecosistema che in definitiva produca disordine ambientale e si ritorca contro la loro stessa società.


Il rapporto con l’ambiente nel suo significato globale

I Popoli naturali esprimono il rispetto per la vita e per la natura vivendo nella prospettiva della realtà del Mistero che anima l’universo e che accomuna tutti nella stessa esperienza e nella medesima sostanza esistenziale.

Questi popoli vivono nella concezione di un universo di cui l’uomo è parte integrante, una qualità esperienziale in transito, impegnato in un processo di trasmutazione che non esclude necessariamente le altre forme di vita. Un processo che riguarda tutta l’esistenza e che si è manifestato anche in questo angolo di universo.

Per i Popoli naturali, la Terra è vista come un ecosistema in cui è comparso l’uomo a fianco di altre specie, e da cui l’uomo stesso trae l’esperienza della sua evoluzione verso il Mistero, quel grande Mistero da cui è stato tratto nel momento della sua nascita. La Terra è vista poeticamente come una entità, madre di tutte le forme di vita del pianeta, nella concezione di appartenenza ad una unica famiglia planetaria che comprende tutte le creature viventi.

Da questa concezione nasce la necessità di un rapporto armonico, solidale e di reciprocità con l’ambiente. Ogni individuo si trova così ad interagire con l’ambiente e dalle esigenze individuali nascono atteggiamenti partecipativi all’interno dell’ecosistema.

La visione universalistica dei Popoli naturali porta alla nascita del rispetto e dell’amore per la vita in ogni sua forma, porta a dare pari dignità ad ogni razza e ogni specie, al riconoscimento della coscienza e dei sentimenti agli animali, alla solidarietà e alla pariteticità tra tutte le forme viventi della Terra e, eventualmente, del cosmo.

Nasce il rispetto per l’ambiente quale parte integrante di un ecosistema a cui appartiene anche l’uomo, il quale non può trarre risorse a suo beneficio e a scapito delle altre forme viventi e degli equilibri ambientali, con il rischio di esserne rigettato o di finire per trovarsi in un ambiente depauperato e ostile.

Scaturisce l’esigenza di non sprecare le risorse e danneggiare l’ambiente in nome delle generazioni a venire, in quanto appartengono anch’esse ad una globalità che supera il concetto di spazio e tempo. Si evidenzia il rispetto per l’ambiente visto come l’esistenza vissuta nel suo aspetto più sacro, quale manifestazione dell’immanenza del Mistero.

Ritroviamo qui il concetto e il simbolismo di Madre Terra, caro ai Popoli naturali di tutto il pianeta, come riferimento metafisico: il Mistero che si concretizza in uno stato di esistenza manifesto e in una fonte di benessere e di risorse energetiche e terapeutiche.

La Natura, intesa come stato di esistenza e tramite con il Mistero, diventa addirittura un riferimento mistico interiore. Per comprendere questo concetto occorre rifarci alla simbologia della caverna buia: una caverna con una unica fonte di luce rappresentata dai raggi solari che ne illuminano una porzione e indicano l’uscita, dove tutti gli uomini e le altre specie vivono e in cui tutti sono eguali e con le stesse potenzialità, resi diversi solamente dalla percezione del Mistero che li salda alla natura della realtà illuminata dal sole verso cui andare.

Questo è ciò che, secondo i Popoli naturali, può unire gli uomini e gli animali in una comune spiritualità, perfettamente condivisibile, che li affratella e li rende partecipi dell’armonia e forse del significato dell’esistenza.

La questione animale

I Popoli naturali considerano le altre forme di vita come coabitanti di un medesimo ambiente, non disgiunte dagli umani per via della differenza delle forme, e con facoltà pressoché equiparabili a quelle umane.

Non avviene la stessa cosa nella società maggioritaria dove, per specifici motivi di origine religiosa, le altre forme viventi sono declassate a semplici funzionalità presenti nella natura e a completa disposizione dell’uomo per ogni suo capriccio o utilizzo.

Il pianeta è ricco di manifestazioni di altra vita oltre a quella dell’uomo. Vita che popola l’aria, i mari e le stesse terre su cui vive l’umanità. L’interazione della società maggioritaria con le altre forme di vita avviene soprattutto con quelli che vengono comunemente identificati come animali.

Il tamburo per i Nativi americani è lo strumento per mettersi in contatto con gli animali totemici, i loro spiriti guida

Ad essi è tolto ogni possibile attributo di intelligenza e di sentimento. Tanto che gli uomini della società maggioritaria li utilizzano come alimentazione ordinaria, fonte di proteine per il proprio sostentamento, favoriti da poche élite commerciali che prosperano sulle spalle di questi ignari esseri viventi. In questa prospettiva vengono aperti campi di allevamento e campi di macellazione strutturati in maniera efficiente e produttiva.

La società maggioritaria non si limita solamente alla sistematica macellazione degli animali preposti, ma li usa anche come schiavi nelle aree dove le fonti di energia sono limitate e in mano a specifici ed esclusivi centri di potere. In questo caso si assiste a quanto già accadeva tra gli stessi umani nelle società produttive del passato dove, al posto di un possibile sviluppo tecnologico, venivano utilizzati schiavi umani per l’esecuzione del lavoro. Così come, successivamente, incominciò l’utilizzo delle classi sociali deboli da parte di altre classi minoritarie in grado di esercitare il loro potere sugli altri.

In altri casi l’uccisione degli animali avviene anche per i vari orientamenti che sono propri della società maggioritaria e produttiva, come nel caso dell’uccisione rituale praticata dalle religioni o dell’uccisione elevata a sport per i bisogni psicologici della classe dei cacciatori.

La società maggioritaria tuttavia paga questa sua violenza con i risultati disastrosi della dieta carnivora sugli individui e con la conflittualità che si manifesta all’interno della società stessa.

L’affermazione della superiorità degli uomini sugli animali ha portato alla creazione delle categorie, dando origine ad un principio pericoloso e deleterio che ha avuto come conseguenza l’allontanamento dell’uomo dall’armonia con la natura. Principio che si è esteso alla stessa umanità creando supremazie razziali e sessiste. Da questa deviazione si sono generate inutili conflittualità e sofferenze e si è rallentato il progresso di tutta l’umanità, portandola a privarsi dell’esperienza di altre porzioni di cielo.

Ma questa visione degli animali non nasce per caso, né rappresenta una situazione di fatto. Il problema nasce da una precisa visione delle cose che condiziona l’atteggiamento degli uomini nel loro rapporto con la vita e induce ad accettare verità acquisite e non sperimentate

Una visione che condiziona l’uomo nelle sue scelte quotidiane e ipoteca persino la scienza, che da parte sua non basa le sue tesi partendo da una posizione di equidistanza verso il problema degli animali, bensì da posizioni religiose che inducono a studiare le altre specie per comprendere se siano o meno in grado di esprimere una loro intelligenza.

Questa visione giustifica che gli animali siano visti come automi, che possano essere schiavizzati e uccisi per essere mangiati oppure sacrificati ritualmente, e che questa barbarie sia addirittura considerata la normalità.

Erroneamente si pensa che tutti i Popoli nativi siano carnivori e cacciatori, e questo può sembrare in contraddizione con il rispetto che questi popoli danno alle altre specie. In realtà non è così. Quei popoli che si sono mantenuti più coerenti alle tradizioni non si cibano di animali. Ne abbiamo molti esempi: l’antichissimo popolo degli Hunza dell’Himalaya, una popolazione conosciuta per la sua longevità, tra i quali vi è una notevole presenza di ultracentenari con una prospettiva di vita che si aggirerebbe intorno ai 130 anni. Oppure il popolo dei Vilcabamba dell’Ecuador, anch’essi con un’aspettativa di vita di circa 130 anni. La loro dieta si basa su cereali e frutta coltivata da loro stessi senza l’utilizzo di sostanze chimiche. O ancora, i Guaranì dell’America del Sud, essenzialmente frugivori, gli indigeni del Monte Hagen nella Nuova Guinea i quali si alimentano con cibi vegetali crudi, gli Abcasi della Georgia e molti altri.

Per quanto riguarda i Nativi americani esiste lo stereotipo dell’indiano cacciatore di bufali, vestito con pelli decorate, elaborati copricapi di piume e mocassini di pelle, alloggiato in una tenda di pelle, padrone di cani e cavalli e disinteressato ai vegetali. Ma questo stile di vita si diffuse solo qualche secolo fa e non corrisponde alla maggior parte dei nativi americani di oggi o di ieri. In realtà, lo stile di vita legato ai bisonti è un risultato diretto dell’influenza europea. Nell’alimentazione degli Indiani Choctaw del Mississippi e dell’Oklahoma, i piatti principali erano vegetariani. Un manoscritto francese del diciottesimo secolo descrive le propensioni vegetariane dei Choctaw nell’edilizia e nell’alimentazione. Le abitazioni erano costruite non con delle pelli, ma con legno, fango, corteccia e canne. L’alimento principale, consumato quotidianamente in ciotole di terracotta, era una zuppa vegetariana a base di mais, zucca e fagioli. Il pane veniva fatto con mais e ghiande.

Altri piatti tipici erano mais tostato ed un porridge di mais. Gli antichi Choctaw erano, innanzi tutto, agricoltori. Anche i vestiti erano realizzati con vegetali, abiti con ricami artistici per le donne e pantaloni di cotone per gli uomini. Anche per quanto riguarda gli aborigeni australiani, le testimonianze delle tribù oggi ancora esistenti raccontano che i loro anziani vivevano di una dieta basata su cibi vegetali, come noci, semi, frutti e vegetali, e che ancora oggi essi trovano nel bush australiano tutti i nutrienti e le proteine necessarie al loro sostentamento.

Il nuovo libro di Rosalba Nattero e Giancarlo Barbadoro “Tutti Figli di Madre Terra” che tratta dell’ecospiritualità nel rapporto con le altre specie

 La spiritualità animale 
I Popoli naturali di qualsiasi continente, nonostante la lontananza geografica e le differenze culturali e di linguaggio, hanno in comune un principio fondamentale: la spiritualità basata sul contatto con la Natura. Una Natura vista non solo nel suo aspetto ecologico ma soprattutto come depositaria di un grande mistero cosmico. Questo concetto li porta a vedere la spiritualità in ogni manifestazione dell’universo e in ogni forma di vita. Pertanto il rispetto per la vita è di massima importanza per queste culture.


Secondo le antiche tradizioni dei Nativi di tutti i continenti, gli animali non sono ciò che sembrano. Al di là delle loro sembianze custodiscono dei segreti riferiti al rapporto con la dimensione invisibile del trascendente. Ogni animale può essere uno spirito-guida per chi vi si accosta, in grado di condurlo oltre la porta del visibile. Queste creature sono gli animali totemici che le antiche tradizioni dei Nativi di tutti i continenti, dai Nativi americani ai Celti, dagli Aborigeni australiani ai Nativi africani risalendo fino all’antico sciamanesimo druidico, hanno identificato come simboli archetipali che possono aprire i nostri orizzonti e suscitare intuizioni metafisiche. Esseri saggissimi da cui possiamo ricevere insegnamenti profondi, perché hanno un rapporto naturale e diretto con Madre Terra, e dai quali possiamo imparare a vivere in armonia con la Natura e con noi stessi. 

Secondo le antiche tradizioni sciamaniche, ognuno di noi ha un proprio animale totemico, o anche più di uno, a seconda dei periodi della propria vita o delle situazioni. Non necessariamente sono entità fisiche. Possono manifestarsi in sogno, o in una visione, oppure possiamo incontrarli in un bosco o in una situazione quotidiana in maniera apparentemente occasionale. A volte sono più vicini a noi di quanto pensiamo. Compagni discreti e silenziosi che accompagnano la nostra vita come dei protettori che all’occorrenza, anche se non ce ne accorgiamo, ci sono sempre.

Questa concezione degli animali, visti come custodi di una porta sull’Invisibile, fa riflettere anche sul senso della loro spiritualità.

Se l’esistenza manifesta la proprietà di una trasmutazione della sua qualità esperienziale, perché attribuire questa proprietà esclusivamente agli uomini?

Il preconcetto relega gli animali al rango di automi privi di sentimenti, e questo ci autorizza ad usarli come oggetti. Ma l’osservazione senza preconcetti mette in relazione l’uomo con gli animali e consente di scoprire un’esperienza che accomuna tutte le forme di vita.

Al di là dei pregiudizi sull’argomento si fanno scoperte interessanti e sconvolgenti: si può scoprire che gli animali hanno sentimenti, che al pari dell’uomo provano un valore di sofferenza consapevole. Si può scoprire che i cosiddetti “animali” sono esseri dotati di una autocoscienza e gestiscono consapevolmente la loro vita in relazione agli stessi interrogativi esistenziali che si pongono gli esseri umani.

Questo discorso porta lontano, perché induce a rendersi conto che non si può escludere a priori la possibilità che, così come accade tra gli umani, anche tra gli animali possano esistere individui in grado di sviluppare una loro spiritualità.

È inevitabile interrogarsi sul senso della spiritualità, allargata anche alle altre specie. È inevitabile provare un senso di fratellanza che si estende anche agli animali e che ci può unire all’intera esistenza.

FONTE

www.rosalbanattero.net
www.giancarlobarbadoro.net

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