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La scomparsa della civiltà sumera

Dall’antropologia e dall’archeologia apprendiamo che …

Nel mondo accademico internazionale è ampiamente consolidata la convinzione che i Sumeri erano un popolo dotato di conoscenze straordinarie in ogni ambito dello scibile: scrittura, letteratura, agronomia con relativi sistemi di irrigazione, geometria, metallurgia,astronomia e calendario, unità di misura, legislazione civile e penale, governo pubblico e amministrazione, fiscalità, contabilità, sistemi di trasporto, musica e danza, educazione istruzione scolastica …

Avevano decine di termini con cui identificavano il petrolio e i suoi derivati.

Nell’ambito dell’edilizia hanno dato prova di una perizia straordinaria di cui troviamo conferma anche nella Bibbia (Gen 11, 1-4) la scienza moderna ha testato con prove di laboratorio che i mattoni di argilla cotta sono cinque volte più resistenti di quelli essiccati al sole e le loro costruzioni tenevano conto di questo aspetto: i mattoni essiccati venivano usati per costruire la struttura di base mentre i mattoni cotti in forno servivano per le parti degli edifici che erano sottoposti a particolari oscillazioni, come le scalinate, gli elementi architettonici sporgenti, strutture particolarmente esposti agli agenti atmosferici; il tutto era poi tenuto insieme dal bitume che fungeva da cemento.

E’ stato scoperto di recente (Università di Berlino) che la cultura mesopotamica utilizzava la geometria trapezoidale per calcolarle orbite dei pianti e prevederne quindi le posizioni. La trigonometria  era conosciuta in Mesopotamia almeno mille anni prima dei greci.

Come si comprende facilmente, questo popolo non poteva passare inosservato, eppure i lettori più attenti della Bibbia hanno sicuramente notato ciò che già il sumerologo S.N.Kramer ha evidenziato e cioè che l’Antico Testamento cita solo incidentalmente la terra di Sinàr (Gen 10, 10; Zc 5, 11) che viene identificata come Sumer, ma non nomina mai espressamente i Sumeri.

Nella cosiddetta Tavola delle Nazioni (Gen 10) sono elencati tutti i popoli che abitavano nei territori del Medio Oriente e non solo (Assiri, Babilonesi, Cananei, Filistei, Urriti, Hittiti, Moabiti, Etiopi, Amorrei, Evei, Accadi, quelli di Cipro, Rodi, Tarsi, Ofir …) ma non ci sono i Sumeri.

Non possiamo non porci la seguente domanda: com’è stato possibile dimenticare proprio il popolo da cui l’Antico Testamento ha addirittura tratto gran parte dei suoi contenuti originali!?

Il sumerologo Kramer ci riconduce agli studi del suo mastro Poebel raccolti in un articolo in cui in sostanza si afferma che gli ebrei sono in realtà i diretti discendenti dei Sumeri.

La Bibbia non li cita quindi espressamente perché quando parla degli Ebrei parla con ogni probità di un gruppo etnico diretto discendente di quel popolo.

I Sumeri erano quindi semiti!?

Proviamo a rispondere con l’aiuto della Bibbia stessa.

Sappiamo (Gen 10,21 e segg.) che Shem (Sem), figlio di Noè, ha avuto vari figli da cui sono derivate popolazioni che la storia conosce molto bene: Ashur, Elam, Aram …

Da uno di questi figli discenderà Ebèr (Evèr) capostipite degli Ebrei.

Gli studiosi citati rivelano alcuni aspetti decisamente interessanti e degni di un’attenta considerazione

Lam dicitura corretta presente negli scritti cuneiformi originali riporta Shumer e non Sumer;

  • nel nome Sem la Bibbia usa la consonante שֵׁ (scin) per cui la lettera esatta è Shem;
  • il vocabolo ebraico che indica “nome” è shem e corrisponde all’accadico shumu perché la “e” dell’ebraico equivale alla vocale “u” della scrittura cuneiforme;
  • La parola Shumer era pronunciata Shumi o Shum.

A queste note degli accademici noi aggiungiamo che:

  • I Sumeri avevano il loro territorio si lezione in Mesopotamia (a oriente della Palestina);
  • in Mesopotamia si pone la patria di origine del patriarca Avràm (gen. 15,7 e 24,10), che sappiamo essere discendente di Evèr, e dal cui figlio Isacco prosegue la discendenza genericamente pura;
  • gli usi matrimoniali seguiti da Abramo, Isacco e Gacobbe per garantire la discendenza corrispondevano esattamente a quelli dei governanti Sumeri e, ancora prima, dagli Anunnaki che garantivano la discendenza dinastica attraverso il matrimonio con una donna appartenente alla stessa famiglia finalizzato al mantenimento del patrimonio genetico; in genere si trattava di una sorellastra nel pieno rispetto degli usi dinastici, in Genesi20, 12 Avràm dce espressamente: <<Sara è figlia di mio padre ma non figlia di mia madre ed è divenuta mia moglie>>. E’ un caso che gli usi matrimoniali seguiti da Abramo e dalla sua famiglia corrispondessero a quelli dei governanti sumeri e, ancora prima, a quelli degli Anunnaki?
  • Il nome Isacco pare derivare dall’accadico (cultura che è succeduta a quella sumera) “Ishakku”: un titolo che indicava la più alta autorità della città. Questo ci fa pensare che la famiglia di Abramo occupasse una posizione di potere all’interno della società da cui poi si è mosso per andare a insediarsi nel territorio che il suo Elohim aveva avuto in dotazione per se stesso e per lui.E’ un caso che il nome di uno dei patriarchi fondatori del popolo, Isacco, derivi da un termine accadico che indicava un’altra carica amministrativa?

Dopo queste indicazioni manca un tassello per completare il quadro: la questione del territorio in cui vivevano i Sumeri, il sud della Mesopotamia che si trova a est della Palestina.

Ancora una volta è la Bibbia a venirci in soccorso e lo fa là dove elenca i figli di Ioktàn e ci dice (Gen 10, 29-30) che i figli di Ioktàn occuparono quindi Mesha, probabilmente il territorio dell’attuale Arabia che si spingeva lungo la penisola arabica fino a Sefàr, l’attuale catena montuosa dello Zafar che si affaccia sul mar arabico.

Non sappiamo con certezza se l’ultima parte del versetto indica che Safàr è il nome che si trova a oriente oppure se i figli di Ioctàn hanno raggiunto un’ulteriore catena montuosa non meglio definita che si trova anch’essa a oriente, ma la Bibbia ci dice comunque con chiarezza che una porzione della discendenza di Shem si è spostata a est.

Ricordiamo per inciso che Ioctàn era figlio di Evèr e dunque formalmente “ebreo”, esattamente come i figli di Abramo, discendente di Pelèg, fratello di Ioktàn.

Registriamo un ulteriore dato: la storiografia ufficiale fa terminare la civiltà Sumera intorno al 2000 a.C. e contemporaneamente attribuisce allo stesso periodo la comparsa del teatro mesopotamico prima, e palestinese poi, del patriarca Abramo.

Sappiamo che la storicità di questa figura è messa in discussione anche da molti rabbini ma quand’anche si trattasse di una finzione letteraria in cui sono state convogliate caratteristiche di varia  e vicende di varia origine, rimane un fatto inequivocabile: la consequenzialità storico-temporale che non vede interruzioni tra la scomparsa dei sumeri e la comparsa del capostipite (o dei capostipiti) del popolo che diventerà successivamente Israele, l’eredità data in assegnazione a Yahweh dal comandante Elyon (Dr 32, 8 e segg.).

Questi sono naturalmente spunti, elementi di riflessione certamente molto interessati ma il dato fondamentale non è costituito dall’ipotetica identificazione tra sumeri ed ebrei bensì dalla constatazione che la cultura sumera si è presentata sulla scena essendo nella sostanza già completamente formata (come ci dice la stereografia ufficiale).

L’antropologia e l’archeologia evidenziano la stupefacente assenza di tracce di una sua lenta evoluzione, cioè di quel processo dai tempi necessariamente lunghi che consente a un popolo barbaro e incolto di acquisire tutte quelle ricche, articolate e complesse conoscenze che abbiamo elencato in apertura della scheda e abbiamo visto essere inerenti in sostanza all’intero specchio dello scibile almeno nel modo in cui ce lo possiamo immaginare alcuni millenni fa.

Questa mancanza di tracce ci induce a pensare che la civiltà Sumera non sia il frutto di un processo secondo i  tempi e i modi della lenta evoluzione naturale ma il prodotto di una progressiva, ma sorprendentemente rapida, attività di acculturazione (ammaestramento) condotta da una civiltà superiore che ha trasmesso, almeno parzialmente, le sue conoscenze.

D’altra parte sono gli stessi sumeri ad aver registrato nelle loro memorie un dato di fatto: la loro esistenza e le loro conoscenze sono state un dono degli Anunnaki.

E’ sufficiente avere la mente scientificamente aperta e disponibile a “fare finta che” questa ammissione sia corrispondente al vero e si hanno le risposte alle domande che attualmente ne sono prive.

Mauro Biglino

Tratto dal libro “Resi Umani” di Pietro BuffaMauro Biglino. (2018 Uno Editori) (seconda ristampa Febbraio 2020)

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Corsivo mio:

ho letto questo libro almeno un paio di volte per comprenderne il messaggio; sono un amante delle antiche civiltà e tutto quello che riguarda i sumeri e ancora prima gli Anunnaki. 

Le mie ricerche sono state fatte, (oltre la Bibbia) anche sui libri dello scomparso Zecharia Sitchin e sul sumerologo S.N. Kramer. 

Seguo con veemenza tutti gli scritti e conferenze di Mauro Biglino.

Il libro “Resi Umani”, è avvincente sin dall’inizio, è una buona lettura che consiglio: “avere la mente scientificamente aperta” non è così peregrina, esce dagli schemi paradigmatici a cui siamo portati a credere e il “facciamo finta che” lascia aperti molti interrogativi sulla condizione umana.

Letture consigliate:

Sitchin & Il soggettivo business accademico

la sensibilità accademica sta facendo gridare i critici “al sacrilegio”

L’enigma Anunnaki

La storia della narrazione umana potrebbe non essere come viene raccontata

“IL DIALOGO”

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