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C’era una volta a MILANO

Nel 1995 nasceva a Milano nel cuore di Brera uno dei più bei locali di musica dal vivo della città, il “Fiori Chiari”.

Al quel tempo, oltre che socio azionario del locale, ero anche il direttore e mi occupavo di tutti gli eventi e alla gestione delle risorse sia umane che dell’impiantistica, rifornimenti ecc. ecc.

La nostra band era molto copiosa: quattro fiati di cui una tromba, un trombone, un sax alto e un sax tenore, un pianoforte, una chitarra armonica una chitarra elettrica, una chitarra basso, una batteria con una serie di tamburi tribali, e naturalmente il cantante.
Il locale “Fiori Chiari” era l’opera di un grande scenografo dell’Accademia delle belle arti di Roma e della RAI che lo ha realizzato; la scenografia rispecchia l’interno di un castello medievale, con tanto di lampadario in ferro battuto bronzato, travi di legno e catene adornavano il soffitto, vetri e stucchi anticati facevano da cornice in tutto il locale, una greca di gesso e di stucco luminosa correva tutto intorno, cambiando colore come un arcobaleno.
Due scale a chiocciola ai lati dell’entrata, con gradini illuminati da led portavano al privet soprastante; il pavimento in parquet vetrificato ricopriva tutta la superficie del locale.
La persona che sta tagliando la torta è Miki Del Prete 
ideatore e presidente del locale “Fiori Chiari”
La sera dell’inaugurazione vi erano più di mille persone, sono state fatte apposta per quell’evento dodici torte (come qui sopra raffigurata), il bar per tutti era libero, tutto offerto dalla società, si sono calcolati circa sei milioni delle vecchie lire di solo beveraggio.
Il locale era un vecchio garage degli anni 50, adiacente ad un locale che in passato (prima della legge Merlin) era una casa di tolleranza; ecco perché il biglietto di entrata era una fiches che rappresentava la vecchia marchetta di pagamento per le case chiuse di allora.
Sulle pareti ci sono degli affreschi che raffigurano paesaggi lacustri e marini con disegni di tendaggi a sipario, illuminati da oltre sei scanner che cambiavano motivo e colore, creando così delle immagini suggestive; al centro della sala incastonata in alto vi è una vetrata gotica illuminata con una scalinata sottostante dove stazionano dei piccioni, i tavoli verniciati in legno riprendevano i disegni e i colori etnici del bar, le sedie rigorosamente di legno da vecchio bar.
Prima dell’apertura del locale, io e i miei sette soci siamo stati intervistati da “Capital”, dove veniva fatta la recensione del locale (questa sopra è la copertina del locale che Capital ci ha fatto nominandola:   
“La Civiltà dei Caffè”.
La porta d’entrata del locale riprendeva i disegni e i colori etnici dell’interno del locale. 
“Allora così si diceva del “Fiori Chiari”
“Fiori Chiari” in Brera lo si può paragonare alla Montmartre Milanese, e a quella atmosfera unica che va in scena, ogni sera, nelle sue vie e ne suoi locali.
Dove la realtà ci riporta nelle folli notti magiche di un tempo, e così come in un sogno ci ritroviamo tutti insieme nel cuore della Vecchia Milano per festeggiare “Fiori Chiari” dove divertirsi è un obbligo. Al Fiori Chiari si potrà ascoltare dell’ottima musica e canzoni di ieri e di oggi arrangiate e proposte da una grande orchestra.
L’idea del locale nasce da un gruppo di amici, che erano stanchi di frequentare locali, al “Fiori Chiari” si organizzavano durante l’anno spettacoli per festeggiare artisti e attori, nuovi prodotti musicali, presentazione di nuove trasmissioni televisive e radiofoniche, sfilate di moda ma anche punto di incontro per attori e cantanti, organizzare rinfreschi e cene di grande qualità.
Un locale per quei tempi molto avanzato anche tecnologicamente, siamo stati uno dei primi locali ad adottare le ordinazioni ai tavoli, per mezzo di un rilevatore ad infrarossi che comunicava direttamente con il bar e la cassa computerizzata che teneva la conta dei tavoli e delle ordinazioni in tempo reale.
Oltre a molti artisti e cantanti passati per il nostro locale, voglio qui menzionare la Grande Mia Martini che quindici giorni prima della sua scomparsa ci ha fatto visita.
Tutto questo ora non c’è più, ora ci sono cose molto più importanti, la Milano da bere se n’è andata, anche la gente è cambiata, non esiste più la compassione, la voglia di creare, la superficialità è in ogni dove, tutto questo  è disarmante e lascia avviliti …

Domenica 4 marzo – Il capriccio che governa le genti

At enim quis reprehendet quod in parricidas res pupublicae decretum erit? Tempus dies fortuna, quoius lubido gentibus moderatur.

Mi si dirà: chi potrà biasimare quanto si sarà stabilito contro dei traditori? Le circostanze, il tempo, la sorte, il cui capriccio governa le genti. Gaio Sallustio Crispo

Per non dimenticare quella notte – questa notte …

Per Lory

Ci sarai sempre quando mi sentirò solo,
quando sarò triste, quando il dolore sarà più acuto,
quando mi cimenterò in una nuova avventura.
Tu sai quanto ti ho amato, non lascerò andare via i ricordi,
mi seguiranno ed arricchiranno la mia vita.
Porterò sempre nel mio cuore il bagliore
dei tuoi occhi verdi, il tuo sorriso il tuo dolce amore.
…mi manchi…
23 dicembre 2006

Una mia poesia, tratta dal mio vecchio blog “Windows live space” del: 31 ottobre 2008

NOSTALGIA

Il testo della canzone milanese

“Se el mar con l’onda salada, el toccass la Baia del Re, Cors San Gottard e via Meda, sarien pien de forestee. Fuss Grattasoeui on’isoletta, piena de oliv e de agrumm e ben piantada in Conchetta, fuss ‘na montagna col fumm, se tutt quest chi el fuss possibil ghe sariom minga nun.”

“Milan,bella Milan, te see la mia innamorada. Per ti,bella cittaa, hoo pestaa ona gran crappada. Stanott,chi in de per mi, settaa su ona banchetta, mi voraría vess poetta e cantà Milan.”

“Se el Paradis che prometten, el fuss bell come te see. Se in de ‘sto Regn trasportassen el Vicolin di Lavandee. Se i Sant cantassen in coro, i canzonett meneghinn, fuss angiolin e angiolette tucc Martinitt e Stellinn Se tutt quest chi el fuss possibil me faria Cappuccin.”(Nino.Rossi)

Traduzione 

Se il mare con l’onda salata, toccasse la Baia del Re, Corso San Gottardo e via Meda, sarebbero piene di forestieri. Se Grattosoglio fosse un’isoletta con una montagna con il fumo (vulcano), piena di ulivi ed agrumi e ben piantata in Via Conchetta, se tutto questo fosse possibile, noi non saremo qui.

Milano, bella Milano, tu sei la mia innamorata. Per te bella città, ho picchiato una grande testata. Questa notte tutto solo, seduto su di una panchina, vorrei essere un poeta e cantare le lodi di Milano.

Se il paradiso che promettono, fosse come sei tu. Se in questo regno trasportassero il vicolino dei lavandai. Se i santi cantassero in coro, le canzonette meneghine, Se i Martinit e le Stelline, fossero angiolini e angiolette, io mio farei Frate Capuccino. 

La Milano che non c’è più