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Ebola e dintorni (terza parte)

http://politica.ultimoranotizie.it/tag/ebola/

Ebola: epidemia costruita a tavolino 

per sostenere il businnes di Big Pharma

 A cura della Redazione Autismo e Vaccini agosto 2014

 

Tutti sanno che quando si impara ad andare in bici non lo si dimentica più; è una questione di “memoria procedurale”. Identico meccanismo si adatta benissimo per smascherare gli sporchi affari di Big Pharma: una volta imparata la tecnica di diffusione della malattia, per commercializzare il relativo prodotto, non la si dimentica più. E questo vale anche per l’attuale epidemia di Ebola.

 

Per decenni gli scienziati hanno pensato che non esistessero anticorpi efficaci contro il virus, ma nel 2012 la ricerca della US Army Medical Research Institute of Infectious Diseases ha dimostrato che una combinazione di anticorpi è in grado di fermare il virus. Così, in contemporanea, altri laboratori di tutto il mondo sono stati chiamati a testare identico cocktail di anticorpi.
Il messaggio evidenziato appare chiaro e inequivocabile sul sito web The Scripps Research Institute, una delle più grandi organizzazioni di ricerca del mondo, privata, senza scopo di lucro [dicono loro], impegnata nella scienza biomedica di base, segmento fondamentale della ricerca medica che cerca di comprendere i processi fondamentali della vita.

 

Già …. e tra i processi fondamentali della vita, così insegnano nelle Università di Medicina, c’è anche la morte ….. la morte di poveri cristi, deboli e analfabeti, sui quali si è deciso di testare farmaci contro Ebola, mai verificati sull’essere umano, a tal punto da scatenare una torrida epidemia che, qualora proseguisse ad espandersi, darebbe origine a una pandemia globale che, per questioni sanitarie internazionali, comporterebbe la soppressione delle più elementari libertà individuali. E’ questo il caso odierno della Liberia, dove la Signora Presidente della nazione ha dichiarato in diretta televisiva che “alcune libertà civili potrebbero dover essere sospese“.

 

Qui di seguito è possibile apprendere l’elenco di coloro che sono impegnati nel Consorzio guidato dalla Scripps Research Institute.

Ed ora riteniamo opportuno ricordare ai nostri lettori i passaggi essenziali che non sono diffusi dai media, i quali sono troppo impegnati ad offrire realtà precostruite alle quali bisogna credere senza pensare. Ognuno di voi tragga le proprie conclusioni.

 

1) nel 2012 la ricerca della US Army Medical Research Institute of Infectious Diseases [USAMRIID] ha dimostrato che una combinazione di anticorpi è in grado di fermare il virus;

 

2) nel mese di gennaio 2014 ha inizio la Fase 1 delle sperimentazioni cliniche della Tekmira Pharmaceuticals Corporation che dosa per la prima volta nell’essere umano un suo prodotto contro Ebola; 

 

3) la scheda OMS n. 103, aggiornata a marzo 2014, riporta al secondo capoverso della voce “Signs and symptoms“
“ [….. omissis …..] Virus Ebola è stato isolato, 61 giorni dopo l’insorgenza della malattia, dallo sperma di un uomo che è stato infettato in un laboratorio“.
In medicina legale questo punto rappresenterebbe la certezza del criterio cronologico e del criterio qualitativo di un’azione dannosa.

 

4) coincidenza vuole che, sempre a marzo 2014, il consorzio farmaceutico guidato da Scripps Research Institute ottiene un finanziamento premio di 28 milioni di dollari dal NIH [National Institutes of Health] per trovare e proporre il miglior trattamento per virus Ebola. Di questo consorzio fa parte la Mapp Biopharmaceutical, il cui ruolo nella vicenda sarà descritto a breve, impegnata da un paio d’anni nella ricerca scientifica in merito a virus Ebola.

 

5) altra Università presente direttamente sul luogo del delitto è la Tulane University che svolge attività di ricerca in Sierra Leone [epicentro dell’epidemia] sulle armi biologiche, anch’essa per conto della US Army Medical Research Institute of Infectious Diseases [USAMRIID];

 

6) la Tulane University scrive sul proprio sito:
“We’re working on vaccines and medicines for Ebola and other hemorrhagic fevers” ….. “The solutions are coming.”
Più chiara di così non può essere descritta l’attività di ricerca in essere;

 

7) anche la GlaxoSmithKline del Regno Unito è coinvolta nella ricerca sul vaccino Ebola, in Sierra Leone, attraverso la controllata società svizzera Okairos, acquistata nel 2013, giusto in tempo per l’epidemia Ebola, che collabora a sua volta con il Vaccine Research Centre dei National Institutes of Health [NIH] degli Stati Uniti;

 

8) i farmaci di sintesi vegetale, negli ultimi dieci anni, hanno generato un sacco di chiacchiere ma hanno avuto poco effetto sulla produzione commerciale, con alcuni successi isolati di farmaci della Pfizer e della Protalix Biotherapeutics approvati dalla FDA nel 2012. 

 

L’approccio è stato nuovamente portato alla ribalta proprio questa settimana, quando un farmaco prodotto dalla pianta del tabacco è stato utilizzato per il trattamento di due persone che avevano contratto virus Ebola. Kentucky Bioprocessing, una unità del gigante del tabacco Reynolds American, ha prodotto il farmaco che è stato sviluppato da Mapp Biopharmaceutical. Il processo di produzione è simile ai passaggi per altri farmaci vegetali: i laboratoristi infettano le piante di tabacco con un virus che include il codice genetico; dopo che le piante sono infettate dal virus cominciano a produrre gli anticorpi dai quali sarà estratto il principio attivo. 

 

Così è stato prodotto ZMapp, il siero miracoloso che contrasta Ebola, iniettato ai due medici statunitensi che hanno contratto virus Ebola sul luogo dell’epidemia in Africa. Piccolo particolare: anche in questo caso gli effetti del farmaco non sono mai stati valutati sull’essere umano.

 

A tutto questo manifesto giro d’affari aggiungiamo la notizia odierna che, a nostro avviso, desta maggiore preoccupazione, perché rappresenta l’anticamera di una disposizione sanitaria globale da parte dell’OMS: i centri statunitensi per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione [CDC] hanno emesso una allerta di alto livello per virus Ebola in Africa occidentale.

 

Una pandemia rappresenterebbe una manna dal cielo per Big Pharma. Sieri miracolosi o vaccini [circa al 2015] che siano, pur non essendo ancora certificati per uso umano, saranno richiesti a gran voce dal grande pubblico. Il che “costringerà” le autorità di controllo a licenziarlo celermente, procedendo a tappe forzate ….. e sarà un bel business ….. sulla nostra pelle.

http://www.disinformazione.it/ 

 

 Scienziato britannico afferma che il virus Ebola potrebbe essere di origine Extraterrestre!

Scienziato britannico afferma che il virus Ebola 

potrebbe essere di origine Extraterrestre!

 

Molte persone hanno la convinzione che il mondo si stia preparando ad affrontare una minaccia da un altro mondo, un assalto totale contro la razza umana. Niente a che vedere con le scene mozzafiato che vediamo nei film, dove grandi navi aliene invadono la terra rendendo schiavi gli esseri umani, qua stiamo parlando di un virus alieno mortale; inarrestabile e geneticamente modificato per essere efficace solamente contro la razza umana. Fantascienza pura ed assoluta? Secondo uno scienziato britannico assolutamente no!
Michael Crichton, regista e produttore cinematografico scomparso nel 2008, ipotizzò nel suo film “ Andromeda” uno scenario di un virus alieno che raggiunge la terra. Lo schianto di un veicolo spaziale americano in Arizona darebbe il via a questo virus mortale alieno che eliminerebbe tutti gli abitanti del luogo e si spanderebbe rapidamente in tutto il mondo. Questo scenario è solamente la trama di un film ma c’è chi pensa che realmente l’Ebola possa provenire dallo spazio.

 

L’Ebola si sta diffondendo con una rapidità inusuale, tutto il contrario di quanto ci si aspettava. Il virus sta attraversando i confini: la Romania è in stato di allerta dopo un possibile caso a Bucarest, in Cina diverse persone avrebbero manifestato i classici sintomi, mentre in Germania un 28enne di Freetown della Sierra Leone è stato messo sotto osservazione con la possibilità che sia stato contagiato.

 

Questi sono solamente alcuni casi che si sono verificati al di fuori dei confini africani e molti credono che il mondo si debba preparare ad un’epidemia di Ebola dai contorni catastrofici.
Ashley Dale, un noto scienziato britannico che sta portando avanti un dottorato in ingegneria presso l’Università di Bristol, recentemente ha affermato che c’è una possibilità che il virus sia arrivato sulla terra dallo spazio.

 

Dale afferma che abbiamo meteoriti provenienti da Marte che arrivano nel nostro pianeta ogni anno e sappiamo che i batteri possono sopravvivere al viaggio. Dunque c’è la probabilità che l’Ebola provenga da un pianeta da qualche parte dello spazio. Dale ritiene che il processo possa essere simile alla panspermia, ovvero la teoria che i semi della vita siano sparsi per l’Universo. La teoria di Dale suggerisce che i meteoriti avrebbero portato la vita sulla nostra terra e nel nostro caso si sarebbe evoluto il virus Ebola, grazie anche alle particelle virali che sarebbero giunte sulla terra in buone condizioni.

 

Dale afferma inoltre che gli effetti devastanti del virus sarebbero in atto proprio in questo momento storico. Dunque la nuova e letale epidemia di Ebola non sarebbe nient’altro che un’invasione aliena silenziosa?  Sembra pazzesco ma Dale non esclude la possibilità che questo scenario sia reale. Un assassino silenzioso, veloce e soprattutto invisibile. Fantascienza?

Ci auguriamo assolutamente di si…

 

Di Stefano Sorce

Redazione Segnidalcielo

 

EBOLA E DINTORNI (prima parte

EBOLA E DINTORNI (seconda parte)

Un occulto programma spaziale

programma-spaziale-segretoIl programma spaziale segreto del gruppo Bilderberg e il Nuovo Ordine Mondiale

Lo scorso 28 e 29 giugno 2014, l’associazione Secret Space Program ha tenuto la seconda conferenza annuale a San Mateo, California, nella quale una serie di relatori, armati di fatti documentati in campo militare, spaziale e finanziario, ha presentato una serie di prove che attesterebbero l’esistenza di un programma spaziale occulto finanziato e gestito dal gruppo Bilderberg.

 

Esiste un vasto, e non ancora dichiarato, programma spaziale segreto che coinvolge finanza, agenzie spaziali e forze militare, finanziato e gestito dell’oscuro gruppo Bilberberg.Questa è la tesi che hanno cercato di dimostrare i relatori che hanno partecipato alla seconda conferenza annuale organizzata lo scorso 28 e 29 giugno 2014 dalla Space Secret Program a San Mateo, California. Secondo la tesi dei relatori, il programma oscuro è in corso fin dal 1947, finanziato dall’Axis Plunder, un provvedimento di finanza nascosto varato dal Presidente Truman all’indomani della fine della seconda guerra mondiale. Questo sistema ingegnoso, assumendo poi la veste di quello che oggi conosciamo come Fondo Monetario Internazionale (o Banca Mondiale), ma che alcuni chiamano “la Cabala”, ha permesso il controllo di gran parte del sistema bancario internazionale, dell’economia degli stati, dell’attività industriale e militare. Come riporta exonews.org nel suo resoconto, gli scopi di questa dominazione globale non sono chiari, ma gli indizi sulla sua esistenza hanno animato la riflessione dei media alternativi, suggerendo che l’intenzione è quella di creare un Governo Mondiale, in linea con i comandamenti riportati sulle Georgia Guidestones.

Alcuni relatori hanno presentato documenti precedentemente classificati e poi inseriti nell’ambiro del Disclosure Project che attesterebbero la disponibilità della tecnologia antigravità in grado di alimentare astronavi per viaggi interstellari.
Jeroen van Straaten, organizzatore della conferenza e fondatore della BEM (Breakthrough Energy Movement), ritiene che la soppressione di tecnologie energetiche avanzate risale ai primi giorni della scoperta dell’energia elettrica.

“Sin dai tempi di Tesla, queste tecnologie sono state nascoste”, spiega van Straaten. “La spinta a divulgare la tecnologia avanzata per il bene dell’umanità è il nostro obiettivo primario, perché ogni ambito della nostra civiltà possa migliorare, fornendo una soluzione definitiva al caos economico nel quale ci troviamo”.

Nella conferenza si è anche molto discusso di ingegneria inversa, cioè lo sviluppo di nuove apparecchiature a partire dal recupero di tecnologia aliena, o da accordi di scambio tra i vari governi e civiltà non terrestri, fatti che risalirebbero alla Germania nazista e all’amministrazione Eisenhower.
È evidente che il governo americano ha mantenuto uno strettissimo silenzio e che parte dei segreti sono stati rivelati da coloro che desiderano un futuro di pace. Laura Eisenhower, nipote del defunto presidente, ha recentemente reso la propria testimonianza nel corso di un’audizione informativa che ha confermato l’esistenza di un trattato alieno.

L’interesse per i dettagli del programma spaziale segreto è aumentato significativamente nell’ultimo periodo, con un gran numero di stimati scienziati, astronauti, fisici, dipendenti ed economisti che continuano a farsi avanti con testimonianze, libri e seminari per sensibilizzare l’opinione pubblica.
Una di questi è Carol Rosin, direttore esecutivo di Peace and Emergency Action Coalition for Earth, impegnata nel sensibilizzare i governi occidentali a sottoscrivere The Treaty on Prevention of the Placement of Weapons in Outer Space, un trattato proposto da Cina e Russia per dichiarare lo spazio zona neutrale e bene di tutti.

Secondo la Rosin, il trattato modifica radicalmente l’obsoleta e pericolosa mentalità bellica, che vede lo spazio come uno strumento strategico di dominio che impedisce l’accesso dell’umanità alla comunità galattica, aprendo così la strada ad una pacifica e vera Era Spaziale.

“Il trattato è il documento più importante del nostro tempo. Siamo in grado di trasformare l’industria bellica in un’industria spaziale cooperativa globale, con posti di lavoro e ricchezza diffusa”, spiega la Rosin. “Così saremo in grado di terminare la corsa agli armamenti, prevenire la militarizzazione dello spazio e applicare la tecnologia per la soluzione dei problemi di questo pianeta”.

http://www.ilnavigatorecurioso.it

I nuovi Robot della “I.B.M. & D.A.R.P.A”.

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 Un Team di scienziati crea un microchip 
che imita il cervello umano

Un team di  scienziati hanno cercato di imitare il modo in cui funziona il cervello umano, adoperando software chiamati “network neurali” e hardware chiamati “nuclei neurosinaptici”.


Ormai è diventato di dominio pubblico la notizia relativa ad un potente microchip grande quanto un francobollo, che ha la peculiarità di imitare le attività del cervello umano.
Il microchip, definito “neurosinaptico”, potrebbe aprire svariate potenzialità per il mondo dei computer ed essere applicato in macchine che si guidano da sole, in sistemi di intelligenza artificiale e negli smartphone.
Di questa scoperta ne parla la prestigiosa rivista “Science” che appunto dedica ampio spazio alla scoperta delle potenzialità di questo “chip” che sarebbe composto da un milione di neuroni elettronici e da 256 milioni di sinapsi artificiali.
Il microchip è stato prodotto dai ricercatori della IBM ma con i soldi della
DARPA – Defense Advanced Research Projects Agency, la famosa agenzia governativa del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, che insieme alla tecnologia Samsung, ha dato vita a questo progetto importante. 
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Sembra che questo nuovo microchip, sia in futuro impiantato nei Robot “terminator” che la DARPA ha finito di progettare per conto del Pentagono, che a sua volta cerca di  puntare sulla tecnologia per ridurre il personale e fare fronte ai tagli sempre più pesanti inflitti al budget della Difesa.
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Le forze armate americane stanno dunque pensando di sostituire migliaia di soldati con Robot terminator e per essere precisi, secondo quanto ha spiegato un alto ufficiale statunitense alla rivista militare «Defense News», si sta valutando di ridurre del 25% le dimensioni delle squadre di combattimento, rimpiazzando i soldati mancanti con robot e veicoli radiocomandati. 
L’organico dell’esercito potrebbe così essere alleggerito passando dalle 540 mila unità attuali a 490 mila unità entro la fine del 2014 e forse a meno di 450 mila unità entro il 2019. 
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Quindi, i nuovi robot, saranno equipaggiati con questo microchip, un piccolo cervello,  perfetto ma delicato, basato sugli studi del team della IBM, DARPA e Samsung, che hanno cercato di imitare il funzionamento del cervello umano, adoperando cosi, dei software chiamati network neurali e hardware chiamati “nuclei neurosinaptici”.
Il nuovo tipo di chip è stato progettato anche per risparmiare energia rispetto ai vecchi modelli. A confronto, il cervello umano possiede 100 miliardi di neuroni e circa un milione di miliardi di connessioni tra loro.

Di Massimo F.
Redazione Segnidalcielo

Tra finzione e realtà

CLIMATE FICTION

MA QUANTA FINZIONE E QUANTA REALTÀ?

 

 

 

 

L’ascesa della ‘cli-fi’

La narrativa scientifica post-apocalittica non è una novità. E’ visibile a tutti un incremento della produzione di libri ambientati in scenari che prefigurano una sorta di catastrofe climatica. Alcuni lo chiamano Cli Fi (climate fiction) oppure, dalle nostre parti, “Fantameteo“.


10 o 20 anni fa sarebbe stato difficile trovare anche una manciata di libri che speculasse sugli incubi ambientali climatici. Diversamente dalla maggior parte della fantascienza, questo tipo di romanzo si concentra su una minaccia ipotizzata come immediata.

 

In Italia è stato Aldo Meschiari ad aver inaugurato questo genere di fiction, divulgato da uno dei più noti siti meteo. Aldo Meschiari si definisce meteorofilo (amante della meteorologia), è laureato in lettere moderne ed insegna a Carpi.

 

Oltre a pubblicare le sue storie fantasy, scrive per i lettori di Meteogiornale anche nella categoria reality http://www.meteogiornale.it/notizie/aut-aldo+meschiari

Il ruolo di meteorologo-esperto richiederà senz’altro doti inventive.

Scrive la Voce di Carpi nel 2008:


Il libro “Climate fiction. Racconti di fantaclima”…con una prefazione di Mario Giuliacci, proprio lui, il meterologo più famoso d’Italia, volto noto del piccolo schermo, oltre che curatore delle rubriche sul tempo per autorevoli quotidiani nazionali. «Gli avevo scritto un’e-mail – dice Meschiari -, ma sinceramente non mi aspettavo che accettasse di scrivere la prefazione. Invece ha risposto subito di sì».
Il volume raccoglie diciassette racconti brevi già apparsi sul Meteogiornale.it, il sito dedicato alle previsioni del tempo e alle analisi climatologiche con cui Meschiari collabora da circa 3 anni. Storie a volte toccanti, a volte bizzarre, che aprono squarci di luce su un futuro inquietante o descrivono situazioni e personaggi alle prese con la furia degli elementi. Un uomo e un cane in fuga da un mondo senza sole e ormai inabitabile; l’impresa nottura del pastore che voleva salvare i ghiacciai; la nascita e la morte di un temporale.
Storie diverse, dove la climatologia riveste sempre un ruolo centrale e dove la fantasia gioca a mimetizzarsi dietro solide conoscenze scientifiche e filosofiche. Oltre ai racconti, il libro comprende anche alcuni saggi brevi, questi sì di carattere prettamente scientifico, e diverse illustazioni e disegni originali realizzati in parte dagli studenti di Meschiari e in parte dalla collega insegnante Simona Mezzelli. Stampato in un numero limitato di copie, “Climate fiction” sarà diffuso soprattutto tramite web e potrà essere acquistato cliccando sul link, al sito del Meteogiornale. 

http://www.voce.it/edicola/index.html?section=articolo&id=275&artid=9004

 

Nel frattempo il libro è stato pubblicato da Feltrinelli.

Ma quanta fiction e quanta reality incontriamo in questi racconti?

Il meteo-arsenale già ci parla di alcune moderne armi da guerra meteorologica: Fiammata africana– Blizzard letale – Grandine assassina – Tornado fulminante – Uragano infinito. Possiamo aggiungere alla lista : Bombe d’acque – Tempeste di sabbia – Tempesta di neve – Gelicidio – Terremoti – Tsunami – Incendio – Siccitàe altro ancora, ma non in uno scenario futuro, tutto pare possibile ed applicabile già qui ed ora.

In questi giorni, in cui la distanza fra fiction e realtà sembra terribilmente annullata, pare quasi che la natura abbia trovato un comandante che sa usarla come arma  e farla temere.

 

 

Archivio Notizie Climate Fiction

 

 

Interviste impossibili: a tu per tu con il Cammello

Intervista all’Anticiclone Subtropicale Africano, altrimenti conosciuto come Il Cammello.

30 Agosto 2012

È ormai certo che l’anticiclone subtropicale africano, conosciuto anche con il nomignolo di “Cammello”, abbia vinto il premio meteo “Estate 2012″. Le motivazioni ufficiali del premio sono queste: “Grazie a un lavoro indefesso, a una dedizione assoluta, a una pertinacia senza rivali, il signor Cammello è riuscito a dominare quasi … [Leggi »

 

Le interviste impossibili: due chiacchiere con l’Artico

27 Agosto 2012

Siamo alla fine dell’estate. E come ogni anno la troupe del Meteo Giornale parte di buona mattina per realizzare un’intervista a un protagonista del nostro Pianeta: l’Artico, ovvero la banchisa polare. [Leggi »

 

Anarchia barica

15 Ottobre 2011

Il giorno in cui gli hPa entrarono in sciopero era una bellissima mattinata di marzo, il sole tiepido stava asciugando gli umidi tronchi dei platani e un leggero vento di ponente accarezzava l’erba fresca di rugiada. [Leggi »

 

Emometeo

8 Ottobre 2011

Questa è Emometeo, la città che trasforma le emozioni in eventi meteorologici. 

[Leggi »

 

Totalitarismo climatico

1 Ottobre 2011

Vi fu un tempo in cui tutti i climi vivevano in armonia e concordia. Nessuno si arrogava il diritto di pretendere di essere migliore o superiore… [Leggi »

 

Il meteo-arsenale

24 Settembre 2011

Vi invio il catalogo delle più aggiornate armi meteorologiche. Da sempre, e Voi lo sapete bene, la nostra azienda è leader nel settore. Le meteo-armi che Vi sono state presentate sono tutte di classe A, cioè quelle di massima potenza. 

[Leggi »

 

Il sogno del geopotenziale

17 Settembre 2011

Io sono forza, sono volontà di ciclonicità, sono potenza altopressoria. Vorrei poter sfuggire alle rigide leggi della termodinamica, alle inflessibili norme della dinamica dei fluidi, alle rigorose regole della fisica atmosferica. [Leggi »

 

L’estinzione degli anticicloni

10 Settembre 2011

Sono ormai dieci anni, trentasei giorni e dodici ore che piove ininterrottamente. O quasi. Qualche breve tregua tra un rovescio e l’altro c’è sempre, ma non dura mai più di un paio d’ore. Solo il tempo di intravedere il sole e già nuove nubi scure ricoprono il cielo… [Leggi »

 

Nanocristalli

3 Settembre 2011

Il sole blu continuava ad illuminare quella strana giornata arancione. Perché in fondo tutto era rimasto esattamente come prima, solo i colori erano cambiati. 

[Leggi »

 

Thunder Storm

7 Novembre 2008

Il suo respiro era affannoso. Macinava aria afosa e pesante nell’immensa pianura bruciata. No, meglio, si nutriva di quell’aria pesante, la risucchiava dentro di sé, fino a trasudarla in infinite protuberanze bianchissime stampate in un azzurro aggressivo. [Leggi]

http://www.meteogiornale.it/notizie/cat-67-climate-fiction

 

 

 

 

 

ALTRE LETTURE

 

 

Arming the nature – La natura come arma

 

by nogeoingegneria

 

L’uso passivo dell’ambiente come tattica militare per intrappolare il nemico in un terreno sfavorevole è un’antica strategia di combattimento. Ma non è di questo che parla il libro uscito recentemente con il titolo “Arming mother nature” (Armare madre natura). L’autore Jacob Darwin Hamblin espone l’evoluzione di questo concetto che vede nella strumentalizzazione di fattori ambientali l’arma principale per ottenere posizioni di supremazia. La guerra ambientale rispetto a mezzi militari convenzionali ha un immenso vantaggio, l’aggressione è mascherata, quindi non viene percepita ma riconosciuta come evento naturale. Da tempo si adoperano fattori ambientali-naturali come strumento di guerra: molto prima della scoperta dei germi si sapeva della diffusione di malattie da soggetti affetti a soggetti sani. Bastava catapultare animali morti e cadaveri sui muri dell’abitato, oppure contaminare le sorgenti di acqua, e così via. Un esempio di guerra ambientale con gravi…

 

 

Il meteo come moltiplicatore di forza: possedere il tempo nel 2025

 

Articolo di Nogeoingegneria.com “Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025″  è un importante studio del 1996 che rivela l’intento da parte delle forze armate degli USA di disporre entro il 2025 di “una capacità di modificazione del tempo globale, precisa, immediata, robusta, sistematica”. NoGeoingegneria.com l’ha tradotto in italiano per portarlo a conoscenza di un pubblico sempre più vasto.La manipolazione del tempo atmosferico e della ionosfera per le forze armate statunitensi non sono certo una novità degli ultimi anni. D’altronde chi ha una minima conoscenza dell’ambiente militare sa che non esistono remore nell’impiego di tecnologie anche al loro stadio immaturo: la possibilità di sfruttare la tecnologia per conseguire il predominio sul campo di battaglia, siano i cieli o lo spazio, porta tali ambienti a sperimentare tutto quello che lascia intravedere un qualche vantaggio, spesso eludendo trattati internazionali e quant’altro, avendo, con tutta probabilità, alle spalle il consenso del…

 

http://www.nogeoingegneria.com

Questo mondo non mi appartiene

ECOLOGISTA ELLIS SILVER AFFERMA: “GLI UMANI? NON SONO ORIGINARI DELLA TERRA”
Un ecologista statunitense, il dottor Ellis Silver, avanza un’ipotesi incredibile riguardante il genere umano. Qualche tempo fa, una teoria piuttosto estrema sosteneva la possibilità che una specie “aliena” intelligente avesse visitato il nostro pianeta migliaia di anni fa e modificato il codice genetico umano, facendo compiere al genere “homo” un salto evolutivo che altrimenti avrebbe richiesto milioni di anni. Ora, il dottor Ellis Silver, nel suo ultimo libro “Humans are not from Earth: scientific evaluation of the evidence”, avanza un’ipotesi ancora più ardita secondo la quale gli esseri umani non proverrebbero affatto dalla Terra.

Si sarebbero invece sviluppati altrove e solo in un secondo tempo (decine di migliaia di anni fa), sarebbero stati trasportati sul nostro pianeta. Una teoria davvero affascinante e pregna di conseguenze.

Le prove si basano principalmente su alcune caratteristiche fisiologiche dell’uomo, che mal si adattano alle condizioni presenti sul nostro pianeta, e che inducono a pensare che gli umani non si siano nemmeno evoluti insieme alle altre forme di vita presenti sul pianeta. Come egli stesso afferma nel suo libro, esistono delle evidenze scientifiche circa alcune differenze fisiologiche tra gli esseri umani e gli altri animali. Infatti, mentre il pianeta Terra soddisfa a pieno le esigenze delle diverse specie animali, gli esseri umani, in alcuni casi, sembrano essere, per così dire, dei “disadattati”, poiché soffrono di alcuni “difetti” che rivelerebbero, secondo Ellis Silver, la nostra “non appartenenza” a questo mondo.

Come spiega un articolo comparso su Yahoo News, presumibilmente, l’umanità è la specie più evoluta del pianeta, eppure è sorprendentemente inadatta e mal equipaggiata per l’ambiente terrestre: il sole provoca delle scottature sulla sua pelle, e il fatto che soffra di mal di schiena sembra mostrare che l’uomo sia stato concepito in un ambiente a gravità più bassa. Inoltre le femmine umane riscontrano molte difficoltà a partorire. Le teste dei neonati sono tanto grandi da rendere difficoltoso e pericoloso il parto. E siamo in gran parte afflitti da disturbi e spesso anche da malattie croniche.

Secondo Silver, nessun’altra specie autoctona del pianeta Terra ha questo tipo di problemi. “La Terra è in grado di soddisfare le nostre esigenze in quanto specie, ma forse non in maniera così efficace come aveva pensato chi ci ha portato qui”, spiega l’ecologo. “Le lucertole possono rimanere al sole tutto il tempo che vogliono. Se noi ci esponiamo al sole per un’intera giornata, il giorno dopo siamo ricoperti di scottature. Inoltre, veniamo abbagliati dalla luce del sole, fenomeno che la maggior parte degli animali non sperimenta”.

Gli esseri umani sono sempre affetti da un qualche tipo di malattia. “Siamo tutti malati cronici”, spiega Silver. “Infatti, è pressoché impossibile trovare una persona che sia perfettamente sana e al 100% della sua forma fisica. Credo che molti dei nostri problemi derivino dal semplice fatto che i nostri orologi biologici interni si sono evoluti per una giornata di 25 ore (come dimostrato dai ricercatori del sonno), mentre il giorno terrestre della Terra dura solo 24 ore”. Molte persone, inoltre, avvertono nel profondo di sé stesse una strana curiosa sensazione di “non appartenenza” a questo luogo… un qualcosa che non va, e che non si è in grado di definire precisamente.

A cura di Noiegliextraterrestri – See more at: http://noiegliextraterrestri.blogspot.it/2014/07/ecologista-ellis-silver-afferma-gli.html#more

Secondo Silver, nessun’altra specie autoctona del pianeta Terra ha questo tipo di problemi. “La Terra è in grado di soddisfare le nostre esigenze in quanto specie, ma forse non in maniera così efficace come aveva pensato chi ci ha portato qui”, spiega l’ecologo. “Le lucertole possono rimanere al sole tutto il tempo che vogliono. Se noi ci esponiamo al sole per un’intera giornata, il giorno dopo siamo ricoperti di scottature. Inoltre, veniamo abbagliati dalla luce del sole, fenomeno che la maggior parte degli animali non sperimenta”.

Gli esseri umani sono sempre affetti da un qualche tipo di malattia. “Siamo tutti malati cronici”, spiega Silver. “Infatti, è pressoché impossibile trovare una persona che sia perfettamente sana e al 100% della sua forma fisica. Credo che molti dei nostri problemi derivino dal semplice fatto che i nostri orologi biologici interni si sono evoluti per una giornata di 25 ore (come dimostrato dai ricercatori del sonno), mentre il giorno terrestre della Terra dura solo 24 ore”. Molte persone, inoltre, avvertono nel profondo di sé stesse una strana curiosa sensazione di “non appartenenza” a questo luogo… un qualcosa che non va, e che non si è in grado di definire precisamente.

A cura di Noiegliextraterrestri

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“Il controllo dell’anima”

L’INFRASTRUTTURA PER IL CONTROLLO GLOBALE


Sappiamo che è in arrivo un governo Globale, il cui fine ultimo è il controllo sull’umanità intera e delle principali azioni di ogni singola persona.
Questo sarebbe tecnicamente impossibile, gran parte dell’umanità dovrebbe lavorare in questo governo globale per controllare ogni comunicazione di ogni altro essere umano. Implicherebbe turni a rotazione di troppe persone, no, impossibile. Ma se questo lavoro lo facesse un computer… allora la cosa cambierebbe, e non poco. Con una buona programmazione ed una unica infrastruttura globale a cui partecipino, in un modo o nell’altro, tutte le persone, sarebbe possibile.
L’infrastruttura c’è: si chiama Internet.
Come sappiamo, Internet nacque qualche decennio fa per collegare insieme i computer delle basi militari americane. Poi l’esperimento si spostò ad un certo numero di college universitari americani. Dopo i primi risultati, si è arrivati a quello che vediamo oggi.
Internet è un’ossatura, ormai globale, a cui sono connessi moltissimi computer. Ogni computer rappresenta, diciamo, una persona o poche persone.
Chi lo usa per cercare informazione, chi per giocare, chi per comunicare con altre persone, chi per lavoro… appare chiaro che su Internet viaggiano contenuti. Tanti contenuti, di tutti i tipi. Questi contenuti, raccolti assieme ed opportunamente analizzati, col tempo possono costruire quello che è il modo di pensare di una persona, le sue abitudini, quello che fa, quello che dice, quello che comunica, insomma quello che è, il suo intero essere.
Questo è possibile con programmi sufficientemente complessi ed un database di informazioni ben costruito. Chi controlla una infrastruttura del genere, nel momento in cui le persone non possono fare a meno di essa per la propria vita ed il proprio lavoro, controlla tutto.
 
Il problema? Che, giorno dopo giorno, ci avviciniamo a questa prospettiva allucinante.
Il paradosso? Che ce lo stiamo costruendo da soli, prendendolo per una cosa positiva.
Da qui consideriamo alcuni elementi che, se fossero legati, indicano una forte vicinanza con questa situazione.
Il Cloud Computing: i nostri computer sono collegati in Internet. Sono composti da un monitor, un mouse ed una tastiera, ed un corpo centrale con memoria RAM [quella dove stanno i programmi che state utilizzando a computer acceso] ed un disco fisso [dove vengono conservati tutti i dati, programmi, film, insomma tutto quello che ci mettete dentro]. Bene, quello che usate e volete usare ancora sta nel disco fisso [indicato come C:], che sta dentro al vostro Pc. Immaginate che il vostro Pc non abbia più un disco fisso. Che qualcuno vi proponga di lasciare i vostri dati su un disco fisso ‘virtuale’ di capacita illimitata e con nessuna responsabilità di gestione da parte vostra come costi, messa in ordine, antivirus eccetera. Questo vuol dire che i Pc, per funzionare, avrebbero bisogno di essere connessi SEMPRE ad internet, perché i programmi che usate sono tutti in Rete. Questo comporta che siano sul computer di qualcun altro, tutti i vostri programmi e tutti i vostri dati. Vi diranno che ci tengono alla vostra privacy. Ma tutte le vostre cose sono sul Pc di altre persone, tutti i dati di lavoro, tutti i codici, tutti i dati affettivi, film e fotografie.
Se anche fossero ligi alle regole, i gestori, esiste sempre la possibilità che qualcuno possa andare a controllare quello che ne ha voglia, senza farvelo sapere.
Non è certo fantascienza, andate a dare un’occhiata a Google Gdrive, il disco fisso on-line. Lo faranno arrivare.
Google Latitude:questo c’è già. Si tratta di un’applicazione per i telefoni cellulari, basata su Google Maps, quella che ti fornisce le mappe geografiche e stradali di tutto il globo.
Ebbene, con questa applicazione, è possibile vedere sul proprio cellulare, in tempo reale, le posizioni, ovunque siano, dei propri amici [previo che anche loro abbiano Google Latitude sul telefonino], con le loro icone o facce sulla mappa. Insomma, è possibile sapere in ogni momento dove siano.
Questo a casa mia si chiama tracciare le persone. E la cosa divertente è che non c’è nessuna invasione della privacy da parte di Google. Siamo noi stessi che le diamo il consenso di tracciarci e monitorarci, tramite il sistema di localizzazione dei cellulari. Un giorno, quando succederà un’infrazione, di qualunque genere essa sia, ogni persona sarà rintracciabile. Alla faccia del Big Brother di Orwelliana memoria. E ce la costruiremo da noi.
Ilmicrochip RFID: parliamo di quello impiantabile nell’essere umano. Parliamo di quello con il codice identificativo per ogni essere umano, paragonabile al tatuaggio imposto agli ebrei nei campi di sterminio nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Parliamo di quello che sarebbe pubblicizzato come necessario, come risoluzione ad un problema di caos, guerra o terrorismo.
In una società senza il denaro contante il microchip avrebbe le stesse funzioni che oggi ha un Bancomat, solo che funzionerebbe passando semplicemente la mano su un apposito lettore, essendo univoco per ogni persona. Tutto veramente facilitato! Ci sono anchepubblicità che ne illustrano tutti i vantaggi. Veramente favolosa! Praticamente un Telepass per la spesa, sempre a portata di mano. Uno Spesapass.
Peccato solo per una cosa. Se il denaro è solo elettronico, se la spesa fosse possibile solo con lo Spesapass… bè, lo Spesapass è controllato da un computer. E qualcuno, da quel computer, alla pressione di un tasto può decidere che qualcuno non possa più mangiare [ovvero fare spesa] a meno di comportarsi in un certo modo. E la fame… è il migliore modo per arrivare al cervello della gente. E dal cervello si passa all’anima. Il microchip si rivela uno strumento efficace per il controllo dell’anima di chi non ha una volontà sufficientemente forte per opporsi o per chi non volesse proprio opporsi.
Il microchip è prodotto dalla Verichip. Tra i suoi scopi, il microchip, ha il controllo dei parametri sanitari della persona [parametri del sangue, colesterolo ecc…].
La Verichip, negli ultimi anni, andava male finanziariamente, molto male [ora si chiama Xmark], quindi cercava un partner ‘forte’ per essere sostenuta.
Ebbene, l’ha trovato.
Si tratta di Microsoft, che ha comprato parte della Verichip per il suo programma Microsoft Healthvault. Si tratta di un gigantesco archivio informatico dei dati sanitari di tutti gli americani [ passerà presto ad esserlo per tutto il mondo]. La motivazione è che quest’archivio sia immediatamente utilizzabile dai medici per risalire alla documentazione sanitaria degli americani. Che c’entra il chip? Se tutti gli americani fossero chippati, non ci sarebbe nessun problema di riconoscimento del paziente se questo arrivasse in coma o in stato di incoscienza in ospedale e senza documenti. Sono partite le sperimentazioni di microchip negli ospedali americani, sui pazienti diabetici. Presto si passerà al poter entrare in certi posti di lavoro, come banche, laboratori od importanti uffici, solo se in possesso del chip. un giorno non troppo lontano sarà possibile ottenere un lavoro solo se chippati.
Tutto questo con le scuse della ‘sicurezza’ delle persone “perbene” e dei loro bambini.
Tutto questo per il controllo capillare, tramite mezzi informatici, della vita della gente.
L’amministrazione di Barack Obama. Obama stesso ha affermato di essere favorevole alla mappatura dei dati sanitari degli americani ed all’inserimento in un unico archivio informatico entro 5 anni. Da notare, nello stesso articolo, quanto voglia premere per la diffusione capillare di Internet sul suolo americano.
Joe Biden è il vice-presidente di Obama. Ha promesso un decreto alla Corte Suprema USA riguardante l’innesto obbligatorio del chip alla popolazione americana. Non c’è molto da aggiungere.
Se volete conoscere altri motivi per cui non c’è da aspettarsi nulla di buono dall’amministrazione Obama,qui ne trovate altri. Che ciascuno pensi quello che vuole.

Il brevetto di Microsoft sul corpo umano è una realtà: si tratta dello studio sulla conducibilità elettrica del corpo umano, utilizzato come antenna ricevente e trasmittente per onde elettromagnetiche. In sostanza, gli esseri umani funzionerebbero come antenne. In pratica, come per il circuito elettronico all’interno delle chiavi dell’auto o come gli RFID installati già nei prodotti per i magazzini, con il microchip od un opportuno dispositivo portato sempre addosso, si è in grado di spedire, in automatico ed in base alla conducibilità del corpo umano, un segnale di risposta a quello inviatoci da lettori posti per strada, per segnalare a tali lettori la nostra posizione e il nostro stato di salute. Il nostro stesso corpo fornirebbe, di rimbalzo, la trasmissione necessaria per la nostra localizzazione.
E questi non sono che pochi esempi. I segni del passaggio, lento ma continuo, verso una società del monitoraggio completo degli esseri umani, ci sono. I computer ne sono i mezzi, facendo il lavoro di controllo di molti uomini e senza mai stancarsi. Internet è l’infrastruttura necessaria per tutto questo. Provate a immaginarvi l’impero romano con un sistema comunicativo tipo Internet… chissà cosa avrebbero pagato per averlo!
Facciamo caso anche ad alcune cose. Nessuna tecnologia, davvero nessuna, ha conosciuto uno sviluppo veloce e globale come Internet. E la stanno portando ovunque. Persino in quei luoghi d’Africa che avrebbero bisogno più di cibo che di Internet. Troppo veloce, troppo globale come sviluppo. Tutto solo per il bisogno di comunicazione? Insomma… il bisogno di comunicazione c’è, ma lo si soddisfa anche con gli amici del paese. Tutti bisogni indotti da chi sta al potere, che ci fa credere di non poterne fare a meno. La cosa più ironica, ripeto, è che questo sistema lo costruiamo prevalentemente noi, accettando, e di buon grado, tutto quello che ci viene proposto. Al punto di non ritorno… allora ci sarà da ridere.
Qui vengono indicate due realtà collegate al sistema del numero 666, cioè nei codici a barre e nella stessa parola ‘computer’.
Si sa che è in arrivo un “Digital Tsunami” che è il flusso enorme di dati digitali che si può raccogliere analizzando ogni transazione o ogni oggetto elettronico usato dalle persone: la Ue sta studiando questa Internet 3.0 ovvero l’Internet delle Cose ( Internet of Things) e si prospetta un’allarmante impennata della Surveillance Society, la società del controllo in pieno stile Grande Fratello preconizzato da George Orwell. 
 
Internet, nella sua definizione, World Wide Web [Rete Estesa Globale], è abbreviato notoriamente in WWW. La lettera W sia nell’alfabeto greco che in quello ebraico ha valore di 6. WWW – 666.
Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, computi il numero della bestia, perché è un numero d’uomo; e il suo numero è seicentosessantasei. (Apocalisse 13:18)

Articolo di Iafet

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