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Chiesa cattolica – Alieni & Teorie Teologiche

  

Cosa succederebbe alla religione cattolica se annunciano l’esistenza della vita aliena? Credito: Narvii.com / Walkerssk / Pixabay. Edizione: Erick Nielssen.  

Cosa accadrebbe alla “religione cattolica” se annunciassero l’esistenza della vita aliena? 

di Erick Nielssen Wonder 07 aprile 2020 dal sito web CodigoOculto

Un ipotetico annuncio dell’esistenza della vita extraterrestre … Potrebbe cambiare la dottrina cattolica su Dio e sulla creazione? Il sacerdote e l’astronomo gesuita esprime la sua opinione.

Il direttore dell’Osservatorio astronomico vaticano, José Gabriel Funes, ha affermato che la fede cattolica non cambierebbe se gli scienziati venissero ad annunciare l’esistenza della vita extraterrestre.

Questo prete e astronomo crede che Yahweh, il dio giudaico-cristiano, potrebbe aver creato forme di vita aliene su esopianeti. Ciò implicherebbe che Dio potrebbe essere in relazione con loro proprio ora. Gli astronomi hanno scoperto molti esopianeti considerati probabilmente abitabili e simili alla Terra.

Un esempio recente è il pianeta GJ 1061D situato a 12 anni luce dal nostro pianeta. È simile alla Terra …

Vita extraterrestre e Chiesa cattolica: teorie teologiche

 

Civiltà extraterrestretecnologia extraterrestreCredito: tombud / Pixabay

Un altro esempio è la scoperta del 2017, quando la NASA ha annunciato la presenza di un sistema planetario extrasolare (al di fuori del Sistema Solare).  

La NASA ha affermato che tre di questi esopianeti si trovano in aree abitabili con caratteristiche di supporto vitale (come gli oceani di acqua).

Questi mondi alieni con un potenziale di sviluppo della vita hanno ispirato nella mente degli studiosi e del pubblico la questione di come la scoperta della vita su altri pianeti influenzerebbe le religioni, in particolare il cristianesimo e la Chiesa cattolica 

 

Cattedrale di San Pietro, Roma. Credito: papannon / Pixabay 

Il prete e astronomo gesuita José Gabriel Funes, ex direttore dell’Osservatorio astronomico vaticano, ritiene che la vita extraterrestre non cambierebbe ciò che la Bibbia dice riguardo al dio giudeo-cristiano. 

Il gesuita disse in una dichiarazione:  

“I cattolici non hanno bisogno di cambiare la nostra visione dell’universo (…) Dio, nella sua libertà, avrebbe potuto creare altre creature che sono anche intelligenti e potrebbero far parte della creazione”.  

“Dio” potrebbe essere in relazione con gli alieni 

Secondo il pensiero di Padre Funes, Dio potrebbe aver creato e persino messo in comunicazione o in relazione con questi ipotetici alieni intelligenti. 

Tuttavia, forse “Gesù Cristo” non avrebbe predicato dove lo hanno fatto.

 

Per gentile concessione: jasonstadlander.com

Da parte sua, il teologo Vesa Nissinen dell’Università di Helsinki in Finlandia crede,  

Secondo gli ebrei, cristiani e il Vaticano, gli esseri umani sono le scelte persone di ‘Dio’ e per questo, sono loro che avrebbero dovuto predicare su Yahweh ad altre civiltà provenienti da altri pianeti. 

L’altra opzione dice che questo dio avrebbe potuto stabilire diversi tipi di salvezza per diverse civiltà.  

Va anche notato che Papa Francesco ha affermato che se alcuni alieni dovessero sbarcare sul nostro pianeta, la Chiesa cattolica non li respingerebbe e li inviterebbe a conoscere la sua dottrina.   

Come possiamo vedere, un annuncio sulla presenza della vita extraterrestre non sembra molto problematico per una parte dei teologi cattolici.  

Tuttavia, Vesa Nissinen ritiene che, dato il fatto che questi alieni portano le loro “credenze religiose”, ciò potrebbe cambiare o “minacciare” la Chiesa cattolica 

Riferimenti 

La scienza ufficiale ha sostituito le religioni

 

LUMINOSITA’ SOLARE  E MUTAMENTI

04.04.20

Di: Dottor Roberto Slaviero collaboratore

In questi giorni, vista la scarsa o nulla circolazione di aerei, riusciamo a vedere meglio il cielo, diurno e notturno.

Già da tempo, si può verificare che la luce solare, è molto più potente, nella sua luminosità di BIANCA purezza.

Infatti il sole, appare molto più bianco, rispetto al colore arancione di qualche decennio fa, ma a causa dell’inquinamento, pochi lo potevano percepire.

Un dato interessante, è che da quasi un anno il sole è senza macchie solari;

tecnicamente si dice in gergo, periodo di bassa attività solare.

http://www.meteoweb.eu/2019/12/sole-riposo-attivita-solare-minimo-senza-macchie-1913/1362289/

Sorprendente è il fatto che ciò non accadeva dal 1913….

Pare che in questo mese di aprile, il sole raggiunga la sua minima attività, con però conseguenti emissioni di particelle ionizzanti più forti (vento solare) e potenzialmente più dannose, si dice.

Abbiamo vari strati atmosferici sopra noi, che ci riparano dalle varie radiazioni; si potrebbe però supporre che, stia accadendo qualcosa di potente, a livello del sistema Sole-Terra e che ciò, potrebbe essere anche messo in relazione alle vicende, che tutto il pianeta sta vivendo in questi giorni!

Tutti ricorderete gli incendi terribili di pochi mesi fa in Australia, con temperature altissime, ad esempio.

Ma cosa accadde di strano nel 1913…? il 21.06.1913 … per la prima volta … una donna si paracadutò da un aereo …

http://www.mondi.it/almanacco/voce/1031001

Fantastico…ah ah ah cerchiamo anche di rilassarci, visto il periodo di castigo che stiamo subendo!

Torno serio…

Poco dopo il 1913, esattamente il 28.07.1914, scoppiò la Prima guerra mondiale, una delle più grandi tragedie della storia umana.

Una lampadina mi si è accesa, tipo Archimede pitagorico, nell’insistenza del continuo “restate a casa“

Ok, oggi ho addirittura sentito che un membro dell’Oms, pare abbia detto che ….

”il virus scorre nell’aria“ e quindi di usare protezioni anche all’esterno.

L’idiozia della sparata mi sembra neanche da commento, anche se verrà presa in considerazione da molti; oggi la scienza “ufficiale” ha sostituito le religioni.

Ma questo continuo richiamo, crea sospetti di altro tipo, rispetto ad un coroncino…

Facciamo un ipotesi.

Ci troviamo di fronte ad un cambio radicale della struttura planetaria e le possibilità sono:

  • – chi conosce la verità, inventa una pandemia e cerca di creare una specie di prigionia di massa, per evitare un risveglio di molti, una ionizzazione salubre a livello planetario, con conseguente rivoluzione sociale e perdita del potere dei pochissimi sui moltissimi.

  • – chi conosce la verità, ha un animo molto buono e vuole salvare gran parte dell’umanità dalla strage di un sole troppo caldo…mhhh difficile da credere, visti gli usurai incalliti che ci comandano

  • – nessuno conosce la verità, ma alla Erode…sa che sta per accadere qualcosa di strabiliante e trova un modo per imprigionare molti ed ucciderne il più possibile

  • – le fazioni opposte del pianeta, si stan facendo la guerra e vogliono nel frattempo verificare, la tenuta mentale dei terrestri e le capacità di adattamento ad un nuovo tipo di schiavismo

  • – sono solo degli psicopatici incalliti e si divertono a distruggere economie, per accaparrarsi le risorse del pianeta

  • – il sottoscritto dice un sacco di minchiate e dovrebbe dedicarsi al giardinaggio, oppure alla navigazione perenne virtuale…preferisco la prima.

 

Ma or dunque, veniamo al rapporto etereo, che esiste tra il sole e la terra.

Lasciate perdere per un attimo, le vostre conoscenze astronomiche della scienza classica. In tempi non sospetti, anni fa scrissi un articolo, sulle anomalie solari e sulla mancanza di spiegazioni ufficiali

https://olisticoaltapusteria.com/articolo.php?anomaliesolari

Il Sole, motore del nostro universo, di purezza assoluta, emette delle radiazioni che, attraverso la quintessenza, ovvero l’Etere, giungono sul nostro pianeta, permettendone lo sviluppo della vita.

La Terra, utilizza l’energia eterica e la rispedisce al Sole, poiché venga da lui nuovamente riconvertita, riattivata, purificata e rimandata alla Terra.

E’ il ritmo a spirale Sole – Terra, tanto caro al grande Ighina !!

https://www.fortunadrago.it/approfondimenti/pierluigi-ighina/

Quando l’energia, dalla Terra risale al Sole, produce sullo stesso delle Macchie, appunto le macchie solari, che poi verranno ripulite e riconvertite in energia pura e vitale.

Perché oggi ci troviamo nella stessa situazione del 1913, con un Sole senza macchie per cosi tanto tempo?

Si potrebbe immaginare che, il pianeta Terra abbia imprigionato l’energia eterica e non la liberi, per un lavoro profondo che la stessa, sta compiendo: una pulizia, o comunque un’ attività, che preveda un mutamento radicale anche di chi la abita!

L’ipotesi sopra è la migliore.

La Terra non libera l’energia poiché “qualcuno” la mantiene bloccata, per manipolarla a propri fini: chiaramente in questo caso, parliamo di persone od entità tecnologicamente molto avanzate, oppure di cicli naturali, tuttora inspiegabili, ma avvenuti più volte, con conseguenti lotte, guerre ed epidemie varie.

Dal 1645 al 1715, vi fu un periodo di una attività solare molto scarsa

https://it.wikipedia.org/wiki/Minimo_di_Maunder con mancanza di macchie solari!

Questo ha coinciso con una piccola era glaciale; vi sono raffigurazioni della Fiera del Ghiaccio sul Tamigi a Londra

nel 1683-84!

La terribile guerra dei 30 anni, che pare fece circa 12 milioni di morti in Europa, creando danni micidiali, soprattutto nell’odierna Germania, fini nel 1648 con la Pace di Westfalia

https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_dei_trent%27anni#Fine_del_conflitto:_la_pace_di_Vestfalia_(1648)

Come si vede, la fine della guerra, coincide con l’inizio della scarsa attività solare, iniziata nel 1645.

Si può quindi dedurre che, dall’attività solare, dipenda non solo il clima , ma anche gli avvenimenti delle genti e degli esseri viventi sul pianeta Terra. Probabilmente le menti umane, interagiscono con l’etere solare, come ben spiegò l’Ing Todeschini, nella sua Psicobiofisica.

 https://www.circolotodeschini.com/chi-era-marco-todeschini/

Essendo, purtroppo le menti umane, preda di predatori del profondo e basso strato eterico, o meglio basso astrale, su vibrazioni non solari, che il grande Castaneda defini Voladores,

https://it.wikipedia.org/wiki/Carlos_Castaneda

gli accadimenti terrestri, sono per lo più deviati in azioni, non di sublime purezza, ma di schiavitù, lotte fratricide ed assolutismo!

Qualcuno non permette, anzi ostacola,  alla purezza solare, di permeare ed illuminare le menti umane.

Ed è a causa di ciò, che a periodi cosmici, interviene direttamente la pura essenza solare, che si incarna nella materia!

La situazione caotica, nella quale viviamo oggi, rappresenta sicuramente la fase finale, di una lotta fratricida!

Anzi di una lotta che, gli “dei“ usurpatori del pianeta, hanno deciso di riproporre in forma moderna; ma con ben poche differenze, rispetto alle guerre ai tempi di Zeus, Yahve o Enki ed Enlil, per fare dei nomi del passato storico-leggendario.

La perfidia e le falsità di un sistema sanitario mondiale, che volendo continuare la quarantena,  parla di virus che volano nell’aria, impaurendo le persone, anzi facendo in modo che, respirando la loro CO2 ed i loro virus e batteri intestnali, si ammalino di più, la dice lunga con chi abbiamo a che fare!

In ogni caso, alla faccia di questi insani personaggi, il ciclo cosmico che è iniziato a partire dal 2012, sta accelerando e durante quest’anno subirà la massima espansione eterica, come ben dimostra l’attività solare! Starà a noi, esseri umani, decidere quale strada vogliamo percorrere: quella della paura e dello schiavismo che ci ricondurrà ad eventi tragici di più grande dimensione, o quella della rinascita etereo-solare!

Il libero arbitrio ci è stato donato

“A maggior forza e a miglior natura liberi soggiacete; e quella crea

la mente in voi, che il ciel non ha in sua cura.

Però, se il mondo presente disvia, in voi è la cagione, in voi si cheggia;
e io te ne sarò or vera spia.

OVVERO

Voi siete soggetti, liberi, a una forza maggiore e a una natura migliore (Dio); e quella crea in voi l’intelletto, che il cielo non ha in suo potere.

Perciò, se il mondo attuale pecca, la ragione è in voi e a voi deve essere attribuita; e io ora te ne darò una dimostrazione.

Purgatorio canto XVI

Aggiungo io: Il Sole è la vita La paura e l’oscurità sono la morte. Riappropriatevi della vostra fiammella DIVINA …adesso, subito, istantaneamente e senza indugi!

12

Esultate, dunque, o cieli,
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo”.

Poco tempo…poco tempo…avete capito?! Sta a voi, ad ognuno di voi. Fiducia e temperanza Mi raccomando !!

Fonte: http://olisticoaltapusteria.com/

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Enormi insabbiamenti del passato

Per maggiori informazioni, clicca sull’l’immagine…

Perché il Vaticano ha nascosto la storia dell’Umanità Prima del Diluvio

dal Sito Web Think-AboutIt traduzione di Nicoletta Marino Versione originale in inglese

La chiesa cattolica romana ha lavorato duramente per impedire al grande pubblico di comprendere appieno la civiltà “prima del diluvio” nella storia umana.

Il mondo prima del diluvio è misterioso e sembra essere stato cancellato dalla storia per adattarsi alle ideologie bibliche; una strategia utilizzata per impedire alla razza umana di interagire con le razze aliene.

Quindi, il Vaticano controlla la storia?

Chiunque operi una ricerca può vedere che la storia è stata riscritta da potenti forze, le prove che arrivano sotto forma di manufatti e articoli accademici, sono state nascoste o distrutte.

Perché?

Le chiese furono costruite su siti pagani per conquistare le civiltà e coprire i resti di prima del diluvio.

La narrazione è stata propagata.

Siamo portati a credere che una volta gli esseri umani erano tutti uomini di Neanderthal, che poi si sono evoluti nella nostra attuale condizione umana.

Ma le prove suggeriscono il contrario…

Perché la chiesa cattolica dovrebbe spingersi così lontano per orchestrare una simile copertura?

Forse perché la civiltà pre-diluvio è stata creata da una specie aliena…

Rapporti da Disclose.tv:

Questi alieni hanno creato le prime popolazioni umane per portarle dove siamo oggi – sebbene il diluvio abbia spazzato via gran parte di queste prove.

Se il grande pubblico fosse a conoscenza di questa precedente civiltà, non ci sarebbe alcun controllo sulla popolazione.

Inoltre, i siti pagani su cui sono state costruite molte chiese sono serviti da portali per questi alieni che viaggiano avanti e indietro tra la Terra e le loro aree dell’universo.

Alcune prove di ciò risiedono sia nei resti dei giganti sia in quelli con altre deformità genetiche.

Perché la chiesa cattolica dovrebbe spingersi così lontano per orchestrare una simile copertura?

Queste anomalie erano dovute al mescolamento di specie non umane con l’uomo.

Per maggiori informazioni, clicca sull’l’immagine…

Il diluvio ha tentato di ripulire la lavagna da tutte queste anomalie ma non ha svolto del tutto il lavoro.

Pertanto, il Vaticano ha dovuto entrare con le ideologie della Bibbia e tentare di coprire il resto delle prove

È davvero affascinante vedere alcuni di questi enormi insabbiamenti esposti mentre curiosi ricercatori trovano sempre più prove di questa grande civiltà.

Bibliografia

Fonte: https://www.bibliotecapleyades.net/

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Uomo di vimini – Toro di bronzo

 

Pene capitali orribili e prolungate nei tempi antichi

di Micki Pistorius 

Tutti hanno familiarità con il rogo delle streghe e dei criminali – che spesso sono morti per asfissia o arresto cardiaco prima che la loro carne fosse consumata dalle fiamme – ma fin dall’antichità l’ingenua ingenuità dei torturatori ha ispirato misure sorprendentemente orribili per punire i trasgressori e prolungare le loro morti angoscianti e lancinanti, spesso per gratificare i piaceri sadici dei loro carnefici.

Raffigurazione di un uomo di vimini, rifornito di vittime da bruciare. (Archivista / Adobe Stock)  

Arrostiti vivi e piombo fatto ingerire 

Secondo la leggenda, i druidi celtici tenevano prigionieri i legionari romani in cestini di vimini, e poi li incendiavano, come sacrifici per i loro dei. Sebbene Cicerone, Tacito e Plinio il Vecchio, abbiano commentato il sacrificio umano tra i Celti, è solo Giulio Cesare nel suo Commentario delle Guerre Galliche, che attribuisce questa particolare pratica ai druidi. Esiste la possibilità che i cestini di vimini possano essere stati spinti dai romani per alimentare la paura e il disprezzo della popolazione romana nei confronti dei viziosi nemici celtici e per giustificare le invasioni delle terre celtiche. Tuttavia, potrebbe esserci della verità in quanto un commento molto più tardi si trova nel Commenta Bernensia del X secolo ((o Berna scholia conservato nella Burgerbibliothek di Berna, Svizzera) in riferimento al poema epico di Lucano De Bello Civili Pharsalia, che descrive la combustione delle genti fatta dai Celti in un’effigie di legno come sacrificio a Taranis, dio del tuono.

 La costruzione di Perillos dove è stato chiuso con l’inganno in un toro di bronzo che fece costruire per Falaride da Pierre Woeiriot (circa 1562) (dominio pubblico)

Diodoro Siculo, nella sua Bibliotheca Historica, racconta del toro siciliano, un toro di bronzo inventato da Perilli di Atene per Falaride, il tiranno di Akragas, in Sicilia. I prigionieri furono maneggiati attraverso un chiavistello aperto sul lato del toro di metallo e poi fu fatto un fuoco sotto di esso, per arrostire lentamente in vita le vittime intrappolate all’interno. Perillos disse a Falaride di aver progettato un dispositivo acustico impiantato all’interno del toro che avrebbe convertito i lamenti pietosi delle vittime nel “melodioso muggito” di un toro, per uscire, insieme all’incenso, attraverso il naso aperto del toro di bronzo. Falaride ingannò Perillos in una dimostrazione, lo chiuse a chiave all’interno del toro e accese il fuoco.

Immagine in alto: i santi Savino e Cipriano vengono torturati (circa 1100) Chiesa abbaziale di Saint-Savin-sur-Gartempe (dominio pubblico) 

Per saperne di più

Fonte:  https://www.ancient-origins.net/

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L’albero di Natale e le sue leggendarie origini storiche

 

È una casa rara che non è adornata in questo momento con un abete di Natale. In questi tempi familiari, piccoli e grandi di solito trasformiamo il nostro albero di Natale nell’asse centrale della nostra casa: ai tuoi piedi appariranno i regali il 25 dicembre e accanto a lui ci incontreremo, assaporando deliziosi piatti e dolci. Ci siamo abituati così tanto alla sua presenza magica, che non ricordiamo nemmeno – o molte volte sappiamo – i motivi per cui, anno dopo anno, diventa il protagonista del nostro Natale.

Tuttavia, sebbene la documentazione storica sull’abete natalizio appaia solo pochi secoli fa, è vero che le leggende e le tradizioni che ci raccontano risalgono a tempi molto antichi. Tradizioni e leggende frutto di culture, epoche e usanze molto diverse: alcune di origine strettamente cristiana e altre molto precedenti alla nascita del cristianesimo. 

Il simbolismo dell’albero nel corso della storia

Gli alberi sono sempre stati considerati un simbolo di vita, specialmente per quelle culture strettamente legate alle forze della natura. Dalla preistoria gli uomini primitivi introdussero piante perenni e tutti i tipi di fiori nelle loro caverne e rifugi ai quali conferirono un significato magico e / o religioso. Mentre Greci e Romani decoravano le loro case con edera, i Vichinghi e altri popoli nordici preferivano farlo con il vischio e altre piante sempreverdi come alloro, agrifoglio e rami di varie conifere.

 I popoli nordici decoravano le loro case con agrifoglio e altre piante perenni. Illustrazione di una pianta di agrifoglio disegnata da Otto Wilhelm per il suo libro “Flora di Germania, Austria e Svizzera” (1885). (Dominio pubblico)

Gli antichi abitanti del nord Europa hanno celebrato la nascita di Frey, dio del sole e della fertilità, adornando un albero perenne vicino al solstizio d’inverno. Questo albero rappresentava il divino Yggdrasil (Albero dell’albero dell’universo supporto dei Nove mondi), nella cui corona era il cielo in cui era Asgard (la dimora degli dei), e all’interno di Asgard el Valhalla (sala di Odino nella che ha ricevuto eroi vichinghi uccisi in combattimento). Al contrario, le loro radici profonde affondarono in Helheim, il regno dei morti. La celebrazione di quel giorno era decorarla con torce che rappresentavano le stelle, la luna e il sole. Intorno a lui, danza e canta in onore di Frey. Dopo l’evangelizzazione di quella parte del vecchio continente, i nuovi cristiani hanno adottato l’idea dell’albero sacro per celebrare la nascita di Cristo.

Per i Celti l’albero era considerato un elemento sacro e venerato dai Druidi. Era un mezzo per celebrare il “culto della luce” nel giorno del solstizio d’inverno, la notte più lunga dell’anno. Dal solstizio d’inverno fino all’inizio di gennaio i Celti hanno bruciato rami di quercia (simbolo dell’anno che muore) nella convinzione che le scintille prodotte porterebbero a nuovi giorni luminosi, mentre le ceneri si spargevano attraverso i campi per favorire il Colture future

Esistono innumerevoli culture in cui l’albero rappresenta il mezzo di unione tra cielo e terra. Pertanto, specialmente nelle culture orientali, l’albero è un simbolo dell’incontro con il sacro: un punto d’incontro tra esseri umani e divinità. Per millenni gli alberi sono stati per l’uomo un simbolo di saggezza, fertilità, longevità e crescita. Quindi, ci sono così tante leggende che ruotano attorno agli alberi e al loro rapporto con gli umani.

Giovane donna che decora il suo albero di Natale nel “Natale” (1898), di Marcel Rieder (1862-1942). (Dominio pubblico) 

L’albero di Natale cristiano

L’albero di Natale simboleggia per il cristianesimo la speranza di rinascita nella notte più buia dell’anno e l’invocazione della luce attraverso la nascita di Gesù di Nazaret. Inoltre, ricorda l’albero del Paradiso di cui mangiarono i frutti Adamo ed Eva e da dove proviene il peccato originale. D’altra parte, la sua forma triangolare (perché si usa generalmente una conifera) simboleggia la Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Secondo una popolare tradizione tedesca, San Bonifacio (675-754) – vescovo inglese che viaggiò in Frisia e Germania per evangelizzare i suoi abitanti, si sentì molto ferito nel Natale del 723 quando vide che i tedeschi erano tornati alla loro vecchia idolatria e si prepararono a celebrare il solstizio d’inverno sacrificando un giovane sotto la sacra quercia di Thor. Tale era la sua delusione e rabbia che, prendendo un’ascia, andò a tagliare quell’albero. La leggenda narra che, al primo colpo dell’ascia, una forte raffica di vento abbatté immediatamente la quercia. La gente del posto, sorpresa e spaventata, riconobbe l’intervento della mano di Dio in un simile evento e implorò San Bonifacio di spiegare come avrebbero dovuto celebrare il Natale.

Quindi, il sacerdote notò un piccolo abete che, miracolosamente, rimase intatto accanto ai resti della quercia caduta. Lo vide come un simbolo dell’amore di Dio e lo adornava con mele – frutti di tentazioni peccaminose – e con candele che rappresentano la luce di Cristo che nasce per illuminare il mondo. Alla fine, poiché aveva familiarità con l’usanza pagana di decorare case con foglie e rami di piante perenni durante l’inverno, chiese a ogni famiglia di portare un abete a casa.

Statua di San Bonifacio a Fritzlar, Germania, raffigurante il santo che porta un’ascia dopo aver abbattuto la quercia di Thor. (Dominio pubblico)

A poco a poco, la tradizione si è evoluta, cambiando mele per palline colorate e candele per faretti e luci lampeggianti. Ma, nonostante questi cambiamenti, le sfere colorate simboleggiano ancora le preghiere fatte durante il periodo dell’Avvento cristiano: il tempo di preparazione fino alla nascita di Gesù.

In questo modo, le palle blu simboleggiano le preghiere di pentimento, quelle d’argento corrispondono alle preghiere per dire grazie, quelle dorate sono un simbolo delle preghiere di lode e le sfere rosse delle richieste rivolte a Dio. Allo stesso modo, la stella con cui è sormontato l’abete di Natale rappresenta la fede e la luce che dovrebbero guidare ogni buon cristiano, ricordando alla stella che, secondo il credo cristiano, ha guidato i Magi a Betlemme.

Per quanto riguarda il resto delle figurine con cui è decorato l’albero di Natale, rappresentano le buone azioni e i sacrifici che i cristiani offrono in dono a Gesù per il suo “compleanno” il 25 dicembre.

Tutti gli ornamenti natalizi in abete hanno un profondo significato simbolico. (Kris de Curtis-CC BY 2.0) 

Origini dell’albero di Natale moderno

Oggi non sappiamo quale sia stata la prima copia dell’albero di Natale nella storia, dal momento che ci sono diverse città del nord Europa che contestano questo onore. Ad esempio, a Riga, in Lettonia, c’è una targa che afferma che il primo albero fu adornato in quella città nel 1510. Tuttavia, ci sono anche testimonianze che affermano che era nella Brema tedesca, nel 1570, quando fu decorato per la prima volta un albero a base di noci, frutta secca e nastri di carta.

Nonostante quanto sopra, sono gli spettacoli medievali – che rappresentavano misteri e passaggi biblici – che, secondo gli esperti, forniscono gli indizi più importanti sulla vera origine del moderno albero di Natale. Questi spettacoli hanno adempiuto alla funzione di insegnare la religione cristiana alle persone che, per la maggior parte, erano composte da individui analfabeti. Queste opere sono diventate molto popolari e diffuse in tutta Europa. Così, alla vigilia di Natale, il 24 dicembre, era rappresentato il passaggio del peccato originale di Adamo ed Eva. Durante tutto il lavoro, l’albero biblico del bene e del male ha occupato il centro della scena. In linea di principio si pensava di usare un melo, ma non sarebbe stato adatto in inverno, quindi si decise di far adornare un abete con mele, wafer e dolci per bambini dai quali, secondo gli esperti, sarebbero derivati ​​i nostri attuali alberi di Natale.

Secondo gli esperti, è stato sulla riva occidentale del Reno, nella regione dell’Alsazia, dove “la moda” di decorare un albero di Natale è emersa nel 16° secolo. (Dominio pubblico)

Secondo gli esperti, è stato sulla riva occidentale del Reno, nella regione dell’Alsazia, dove “la moda” di decorare un albero di Natale è emersa nel 16° secolo. (Dominio pubblico)

Questi stessi esperti suggeriscono anche che si trovava sulla riva occidentale del Reno, nella regione dell’Alsazia, dove “la moda” dell’albero di Natale è emersa nel XVI secolo. Una delle prime prove documentali di ciò è la documentazione della città di Schlettstadt dell’anno 1521, che include l’ordine di fornire una protezione speciale alle foreste nei giorni prima di Natale, essendo i ranger responsabili della punizione Chiunque abbia tagliato un albero per decorare la propria casa. Inoltre, un altro documento informa che, a Strasburgo, capitale dell’Alsazia, gli abeti furono venduti sul mercato, per portarli a casa e decorarli. Dall’Alsazia la tradizione si diffuse nel resto della Germania, poi in tutta Europa e, infine, nel resto del mondo cristiano. 

Immagine di copertina: particolare del dipinto ad olio “L’albero di Natale” (1911), di Albert Chevallier Tayler. (Dominio pubblico)

Autore: Mariló T. A. 

riferimenti

L’albero di Natale: origini e senso cristiano. http://www.primeroscristianos.com/index.php/origenes/item/791-el-arbol-de-navidad-sus-origenes-y-sentido-cristiano/791-el-arbol-de-navidad-sus- Origenes-e-senso-cristiana

Fernandez, Tere. Natale e le sue tradizioni: l’albero di Natale. http://es.catholic.net/op/articulos/18260/la-navidad-y-sus-tradiciones-el-rbol-de-navidad.html

Castelli, Eleonora. L’abete come albero di Natale: origine, storia e leggenda. http://galakia.com/abeto-arbol-de-navidadorigenhistoria-leyenda/

Gómez Fernández, Francisco José. Breve storia del Natale. Edizioni Nowtilus.

Fonte articolo: https://www.ancient-origins.es/

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L’insaziabile fame del Wendigo

 

Wendigo: Creatura delle Foreste che divora gli esseri umani 

Il Wendigo, noto anche come Windigo e Windego, essendo il plurale della parola Wendigoag, è una creatura che si può trovare nelle leggende dei nativi americani, specialmente tra i popoli algonquiani. Questi villaggi sono tra i più diffusi e numerosi gruppi di nativi americani in Nord America, e hanno vissuto in passato lungo l’intera costa atlantica e la regione dei Grandi Laghi. Tuttavia, leggende di altre tribù di nativi americani trovano anche creature simili al Wendigo, come nelle leggende degli Irochesi, vicini degli Algonquiani. Tra questi popoli, una creatura conosciuta come Stonecoat,(‘Pelle di Pietra’) ha alcune somiglianze con il Wendigo.  

L’insaziabile fame del Wendigo 

Tradotto in generale, la parola “Wendigo” significa “spirito malvagio che divora gli esseri umani”. Un’altra traduzione, apparentemente effettuata da un esploratore tedesco intorno all’anno 1860, equipara la parola “Wendigo” a “cannibale”. Si dice dei Wendigoag che sentono una fame insaziabile di carne umana: non importa quanto mangino, rimangono affamati. 

Questa fame si riflette nel suo aspetto, che, secondo alcuni, è di estrema magrezza. Nonostante il loro fisico emaciato, gli stessi Wendigoag sono stati descritti come giganti alti circa 4,5 metri. Anche se ci sono lievi variazioni tra la descrizione fisica di questa creatura da alcuni popoli algonquiani ad un altro, generalmente concordano sul fatto che i Wendigoag hanno occhi luminosi, zanne giallastre grandi e affilate e lunghe lingue. Della maggior parte di Wendigoag si dice che abbiano pelle giallastra e ketrine, anche se altri affermano di essere coperti con i capelli aggrovigliati o hanno la pelle marcia.

 

Illustrazione di un Wendigo (creepypasta.wikia.com

La leggenda narra che il Wendigoag si fosse dichiarato in passato. Secondo la versione più popolare del mito, un Wendigo si forma nel momento in cui un essere umano ricorre al cannibalismo, anche quando lo fa per sopravvivere. Quando una persona consuma la carne di un altro essere umano, si crede di essere posseduta da spiriti maligni e si trasforma in un Wendigo.

Patti con il Diavolo e dove trovare un Wendigo 

In un’altra versione della storia, il primo Wendigo viene detto di essere un guerriero che ha fatto un patto con il diavolo. Per salvare la sua tribù, si arrese la sua anima, trasformandosi così in un Wendigo. Quando arrivò la pace, la tribù non aveva più bisogno di una creatura terrificante come il Wendigo, così il guerriero fu espulso dalla sua tribù e condannato a vivere lontano dal mondo. 

Alcuni credono che gli esseri umani continuino a risiedere all’interno del Wendigo, più specificamente dove dovrebbe essere il loro cuore. Questo essere umano è intrappolato, e l’unico modo per uccidere un Wendigo è uccidere anche l’umano dentro di lui. Alcune leggende affermano che una persona intrappolata all’interno della creatura può essere salvata con successo; tuttavia, nella maggior parte dei casi, la morte è l’unico modo per liberare un essere umano dal Wendigo che lo possedeva.

 

 Wendigo rapendo una donna(estonoestodoamigos.blogspot.com

Si ritiene che i Wendigoag vagano per le foreste in cui vivevano gli Algonquiani, e si dice anche che quegli esseri umani che abitavano l’interno della foresta e scomparvero nel corso degli anni furono divorati da queste creature. Molte testimonianze di avvistamenti di Wendigo sono state riportate storicamente, non solo dai nativi americani, ma anche dai coloni bianchi. 

Per esempio, tra la fine del XIX e il 1920, si dice che il Wendigo sia apparso vicino a una città chiamata Roseau nel nord del Minnesota. Si diceva allora che ogni volta che c’era un avvistamento di questa creatura, qualcuno moriva inaspettatamente. Gli avvistamenti, tuttavia, alla fine cessarono, e tutto tornò alla normalità.

 

Madreperma-americano che combatte con un Wendigo. (Frank Victoria/cupick.com) 

Tra i Cree c’è una danza tradizionale chiamata ‘Wihtikokansimoowin’, o ‘danza di Wendigo’. In esso, il temibile Wendigo è satiricamente rappresentato dai ballerini. Oltre a satirizzare il Wendigo, alcuni nativi americani diventano addirittura “cacciatori di Wendigo”. 

All’inizio del XX secolo, un anziano Cree di 87 anni conosciuto come Jack Fiddler fu processato per l’omicidio di una donna Cree. Anche se si dichiarò colpevole del crimine, si difese dicendo che la donna stava per trasformarsi in una Wendigo, poiché era stata posseduta da uno spirito malvagio. Per questo motivo, fu costretto ad ucciderla prima che lei uccidesse altri membri della tribù. Oltre a questa donna, Fiddler affermò di aver ucciso almeno altri 13 Wendigoag per tutta la vita. 

Di seguito è riportato un video che mostra il presunto avvistamento di un Wendigo (chiamato nel video ‘Rake’). Avviso: questo video può danneggiare la sensibilità dello spettatore:

VIDEO 

mmagine di copertina: rappresentazione artistica di un Wendigo. Fonte: creepypasta.wikia.com

Autore: Ḏḥwty

Traduzione: Rafa Garcia

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su www.ancient-origins.net ed è stato tradotto con il permesso.  

Fonti: 

Dove, L. L., 2016. Come funziona Wendigoes. [Online]
Disponibile in: http://science.howstuffworks.com/science-vs-myth/strange-creatures/wendigoes.htm 

Pararicercatori dell’Ontario, 2016. Il Wendigo. [Online]
Disponibile in: http://www.pararesearchers.org/index.php?/20080731306/Folklore-Mythology/The-Wendigo.html 

Royal Mint Publishing, 2015. La leggenda di Wendigo. [Online]
Disponibile in: http://www.gods-and-monsters.com/wendigo-legend.html 

Sasketchewan Indian, 1976. La Danza Maschera. [Online]
Disponibile in: http://www.sicc.sk.ca/archive/saskindian/a76feb45.htm 

Taylor, T., 2002. Il Wendigo. [Online]
Disponibile in: http://www.prairieghosts.com/wendigo.html  

www.native-languages.org2015. Figure leggendarie native americane: Windigo (Wendigo, Windego). [Online]
Disponibile in: http://www.native-languages.org/windigo.htm  

www.u-s-history.com2016. Gli Algonquiani. [Online]
Disponibile in: http://www.u-s-history.com/pages/h560.html 

Pubblicato sul blog: https://www.ancient-origins.es/

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I Sumeri, il popolo attraverso il quale tale alta forma di civiltà ha potuto realizzarsi

DIVINITÀ DEL CIELO E DELLA TERRA

Come avvenne che dopo centinaia di migliaia e persino milioni di anni di lento e faticoso sviluppo umano, le cose cambiarono d’un tratto così completamente da trasformare dei nomadi primitivi, dediti alla caccia e alla raccolta di semi e frutti, in agricoltori stanziali e fabbricanti di terraglie, e poi in costruttori di case, ingegneri, matematici, astronomi, fabbricanti di metalli, musicisti, giudici, medici, scrittori, bibliotecari, sacerdoti? E potremmo andare ancora più avanti e domandarci, come ha fatto il professor Robert J. Braidwood (Prehistoric Men, «Gli uomini preistorici»): «Perché tutto questo è accaduto? Perché gli esseri umani non vivono ancora come nell’età della pietra?».

I Sumeri, il popolo attraverso il quale tale alta forma di civiltà ha potuto realizzarsi, avevano una risposta a questa domanda. Essa si trova incisa su una delle innumerevoli iscrizioni dell’antica Mesopotamia portate alla luce dagli scavi archeologici: «Tutto ciò che appare bello lo abbiamo fatto per grazia degli dèi». Gli dèi di Sumer, dunque. Ma chi erano? Erano forse simili agli dèi greci, che vivevano nella grande e maestosa casa di Zeus nei cieli: l’Olimpo, che corrispondeva, sulla Terra, al monte più alto della Grecia, il Monte Olimpo, appunto? I Greci descrivevano i loro dèi come essere antropomorfi, simili ai mortali nel fisico come nel carattere: sapevano essere arrabbiati e gelosi; si innamoravano, litigavano, combattevano;e, come gli esseri umani, procreavano, generavano figli attraverso rapporti sessuali tra loro o con i mortali.

Erano irraggiungibili, eppure costantemente presenti nelle faccende dell’uomo. Potevano coprire distanze enormi viaggiando a grande velocità, apparire e scomparire a loro piacimento; disponevano di armi dotate di un immenso e strano potere. Ognuno di loro aveva una funzione specifica e, di conseguenza, ogni specifica attività umana poteva essere influenzata, nel bene o nel male, dall’atteggiamento del dio preposto a quella particolare attività; i rituali di culto e le offerte agli dèi miravano quindi a ottenerne il favore.

La principale divinità dei Greci era Zeus, “Padre degli dèi edegli uomini”, “Signore del fuoco celeste”. Il suo simbolo e arma principale era il fulmine. Egli era il re dei cieli, ma “regnava” anche sulla Terra, prendeva decisioni e dispensava bene e male tra i mortali, eppure il suo dominio originario era nei cieli. Quello di Zeus non era il primo caso di commistione tra cielo e Terra. Nella mitologia greca – che altro non è che una mescolanza tra teologia e cosmologia – al principio di tutto vi era il Caos; poi apparvero Gea (la Terra) e il suo consorte Urano (il cielo), i quali generarono i dodici Titani, sei maschi esei femmine.

Questi compirono le loro imprese sulla Terra, sebbene si attribuisse loro anche una corrispondenza astrale. Crono, il maschio più giovane dei Titani, divenne la figura principale dell’Olimpo mitologico. Ottenne con la forza una posizione di supremazia sugli altri Titani, dopo aver evirato suo padre Urano; quindi, timoroso della reazione dei suoi fratelli, li imprigionò e poi li scacciò. Per questo fu maledetto da sua madre, che gli predisse che anch’egli avrebbe subito lo stesso destino di suo padre e sarebbe stato detronizzato dai suoi stessi figli. Crono si unì con sua sorella Rea e generò tre figli maschi e tre femmine: Ade, Poseidone e Zeus; Estia, Demetra ed Era. Ancora una volta, era destino che fosse il figlio più giovane a rovesciare suo padre e la maledizione di Gea si avverò quando Zeus detronizzò Crono, suo padre.

Il colpo di mano non fu, però, né facile né rapido: perparecchi anni, infatti, si susseguirono battaglie tra gli dèi e altri esseri soprannaturali, che culminarono con la lotta tra Zeus e Tifone, una divinità dalle sembianze di serpente. Fu una battaglia senza esclusione di colpi, che si svolse tanto sulla Terra quanto in cielo e che si concluse presso il Monte Casio,vicino al confine tra Egitto e Arabia – a quanto pare in qualche punto della penisola del Sinai. (vedi foto sotto)

 

Zeus, che aveva vinto la battaglia, fu riconosciuto come la divinità suprema, ma doveva dividere il potere con i suoi fratelli. Che sia stato dunque per scelta o, come dicono alcuni, affidandosi a un lancio di dadi, i tre giunsero a un accordo: Zeus avrebbe avuto il controllo dei cieli, il fratello maggiore Ade quello degli Inferi, mentre Poseidone avrebbe avuto il dominio dei mari. Anche se col tempo Ade e il suo territorio divennero sinonimo di Inferno, originariamente il suo dominio era collocato in una imprecisata zona “molto in basso”, che comprendeva terre deserte e paludose e zone bagnate da fiumi impetuosi.

Ade era considerato “l’invisibile”, colui che incute timore, rigoroso e austero. Poseidone, invece, era spesso rappresentato con in mano il suo simbolo, il tridente. Oltre a dominare i mari, egli era anche signore dell’arte, della sculturae della lavorazione dei metalli, e anche un mago particolarmente astuto. Se Zeus veniva visto, nella tradizione greca, come un dio severo con il genere umano, tanto da volerne, ad un certo punto, addirittura l’annientamento, Poseidone era invece considerato amico della stirpe umana, e anzi faceva di tutto per ottenere le lodi dei mortali.

I tre fratelli e le loro tre sorelle, tutti figli di Crono e Rea, costituivano la parte più antica della cerchia dell’Olimpo, il gruppo dei dodici Grandi Dèi. Gli altri sei erano tutti figli di Zeus e la mitologia greca tratta con molta precisione della loro genealogia e dei reciproci rapporti. Tutti gli dèi e le dee che si considerano figli di Zeus avevano madri diverse. Unitosi inizialmente con una dea di nome Meti, Zeus ebbe da lei una figlia, Atena, che divenne la dea della sapienza.

Ma poiché era stata anche l’unica a rimanere al fianco di Zeus durante il suo combattimento con Tifone, mentre tutti gli altri dèi erano scappati, Atena si vide attribuire anche doti marziali e divenne anche la dea della guerra. Essa era la “vergine perfetta” e non sposò nessuno; ma talvolta nei racconti mitologici viene associata a suo zio Poseidone, il quale, pur avendo come moglie ufficiale la dea che era anche la Signora del Labirinto sull’isola di Creta, non disdegnava sua nipote Atena come amante.

Zeus si unì poi ad altre dee, ma i figli che ebbe da loro non entrarono a far parte della cerchia dell’Olimpo. Quando ritenne che fosse giunto il momento di assicurarsi un erede maschio, Zeus si rivolse a una delle sue sorelle. La maggiore, Estia, era una specie di eremita – forse troppo vecchia o troppo malata per essere oggetto di attenzioni matrimoniali – e così Zeus non ebbe bisogno di molte scuse per scegliere Demetra, la sorella mediana, la dea della fertilità.

Ma, invece di un figlio maschio, essa gli generò una femmina, Persefone, che divenne moglie di suo zio Ade e con lui divise il dominio sul mondo degli Inferi. Deluso per non essere riuscito ad avere figli maschi, Zeus cercò amore e conforto in altre dee. Armonia gli diede nove figlie. Poi fu la volta di Leto, che gli diede una figlia femmina e un maschio, Artemide e Apollo, i quali vennero finalmente ammessi nel gruppo delle divinità maggiori.

Apollo, come primo figlio maschio di Zeus, fu una delle figure più importanti del pantheon ellenico, temuto dagli uomini come dagli dèi. Egli era colui che interpretava per imortali il volere di suo padre Zeus e perciò era la massima autorità in fatto di culto e di legge religiosa. In quanto rappresentante delle leggi morali e divine, era l’emblema della purificazione e della perfezione, tanto spirituale quanto fisica. Il secondo figlio di Zeus era Ermes, figlio della dea Maia. Protettore dei pastori, guardiano delle greggi e delle mandrie, egli meno importante di suo fratello Apollo, ma più vicino alle faccende umane; qualunque voltafaccia della fortuna veniva attribuito a lui.

Come dispensatore di fortuna, era il dio preposto al commercio, protettore di mercanti e viaggiatori. Ma il suo ruolo principale, nella mitologia come nell’epica, era quello di messaggero degli dèi. Spinto dalle tradizioni dinastiche, Zeus era ancora alla ricerca di un figlio maschio da concepire con una delle sue sorelle: si rivolse dunque alla più giovane, Era. Dopo averla sposata con un rito sacro e ufficiale, la proclamò regina degli dèi, la Madre Dea. Dal loro matrimonio nacque un figlio maschio, Ares, e due femmine, ma il rapporto era interrotto dalle continue infedeltà di Zeus e da una presunta infedeltà anche da parte di Era, che getta qualche dubbio sulla reale paternità di un altro figlio, Efesto.

Ares venne anch’egli ammesso tra i Grandi dell’Olimpo e divenne anzi il braccio destro di Zeus, il dio della guerra. Era rappresentato come l’emblema stesso della combattività, eppure era tutt’altro che invincibile: mentre combatteva dalla parte dei Troiani nella guerra di Troia, si procurò una ferita che solo Zeus potè guarire. Efesto, da parte sua, dovette lottare non poco per essere ammesso nell’Olimpo.

Egli era il dio della creatività, capace dicostruire oggetti magici per gli uomini e per gli dèi; a lui si doveva il fuoco delle fornaci e l’arte di lavorare i metalli. Secondo la leggenda, egli era nato zoppo e per questo fu scacciato dalla madre Era; un’altra versione, però, senza dubbio più credibile, attribuisce a Zeus la cacciata di Efesto, forse a causa della sua paternità incerta. Efesto, comunque, usò i suoi magici poteri creativi per costringere Zeus ad ammetterlo tra i Grandi Dèi.

La leggenda dice anche che un giorno Efesto costruì una rete invisibile che avrebbe circondato il letto di sua moglie se questo fosse stato scaldato da un amante; e in effetti una tale precauzione poteva non rivelarsi inutile, visto che sua moglie era Afrodite, dea dell’amore e della bellezza. Su di lei, naturalmente, si raccontavano numerose storie d’amore, molte delle quali riguardavano Ares, fratello di Efesto (uno dei frutti di questo amore illecito fu Eros, il dio dell’amore.) Afrodite fu ammessa tra i dodici Grandi Dèi dell’Olimpo e le circostanze di questa ammissione gettano luce su ciò di cui ci stiamo occupando. Afrodite non era né sorella né figlia di Zeus, eppure non poteva essere ignorata.

Essa proveniva dalle coste asiatiche del Mediterraneo di fronte alla Grecia (secondo il poeta greco Esiodo era arrivata attraverso Cipro) e si dice che fosse nata per opera di Urano stesso. Apparteneva dunque a una generazione precedente a quella di Zeus, essendo, per così dire, sorella di suo padre e incarnazione del progenitore degli dèi, colui che era stato evirato.

 

Vedi figura sopra Afrodite, dunque, doveva essere inclusa tra gli dèi dell’Olimpo, senza tuttavia che fosse superato il numero complessivo di dodici. Come fare? Semplice: qualcuno doveva andarsene per far posto a lei, e questo qualcuno fu Ade. Poiché a lui era stato dato il dominio sugli Inferi, egli non poteva rimanere nell’Olimpo con gli altri dèi: ecco, dunque, che venivaa crearsi un posto libero, perfetto per essere occupato da Afrodite. Sembra proprio che il dodici fosse un requisito assolutamente imprescindibile per gli dèi dell’Olimpo: essi non dovevano essere di più, ma neanche meno di dodici, come dimostrano le circostanze che portarono all’ammissione di Dioniso nel circolo dell’Olimpo. Dioniso era frutto di una relazione adulterina di Zeus con la propria figlia Semele; dovendo nascondersi dal furore di Era, legittima moglie di Zeus, egli venne mandato in terre lontane – fino in India – e dovunque andò introdusse la pratica di coltivare la vite e diprodurre il vino.

Nel frattempo, nell’Olimpo si era creato un posto libero, poiché Estia, la sorella maggiore di Zeus, troppo vecchia e debole, era stata allontanata dal circolo dei dodici. Dioniso potè quindi tornare in Grecia e occupare il posto di Estia: gli dèi olimpici erano ancora una volta dodici. Sebbene la mitologia greca non sia troppo chiara riguardo all’origine del genere umano, leggende e tradizioni attribuiscono a eroi e re un’origine divina.

Questi semidèi rappresentavano il legame tra il destino umano – con le sue fatiche quotidiane, la dipendenza dagli elementi, le malattie, la morte – e un passato lontano e felice, quando sulla Terra si aggiravano soltanto gli dèi. E anche se, tra gli dèi, molti erano nati sulla Terra, il ristretto circolo dei dodici rappresentava, per così dire, l’aspetto “celestiale” del pantheon divino. Nell’Odissea si afferma che l’Olimpo si trovava nella “pura aria superiore”; i dodici dèi maggiori erano dèi del cielo che erano discesi sulla Terra e rappresentavano i dodici corpi celesti della” volta del cielo”.

I nomi latini che i Romani attribuirono agli dèi greci confermano questa sorta di associazione astrale: Gea divenne la Terra; Ermes, Mercurio; Afrodite, Venere; Ares, Marte; Crono, Saturno; e Zeus divenne Giove. Come per i Greci, anche per i Romani Giove era una divinità “tonante” armata di fulmine eassociata al toro (vedi figura sotto).

 

Quasi tutti gli studiosi concordano ormai nell’affermare chele basi della civiltà greca siano da ricercare sull’isola di Creta, dove, tra il 2700 e il 1400 a.C. circa, fiorì la civiltà minoica.Nel complesso di miti e leggende che caratterizzano la civiltà minoica, un ruolo preminente è svolto dal “minotauro”, mezzouomo e mezzo toro, frutto dell’unione tra Pasifae, moglie di Minosse, e un toro.

Numerosi reperti archeologici confermano questo esteso culto minoico del toro, che in alcune raffigurazioni si presenta come un’entità divina accompagnata da una croce, simbolo, probabilmente, di qualche stella o pianeta non ancora identificato. Si pensa, quindi, che il toro che i Minoici adoravano non fosse il comune animale terreno, ma il Toro celeste – la costellazione del Toro, appunto – in onore diqualche evento che era avvenuto quando il Sole, all’equinozio di primavera, era apparso in quella costellazione, intorno al 4000 a.C. (vedi figura sotto).

 

Secondo la tradizione greca, Zeus arrivò in Grecia via Creta,da dove era fuggito, attraverso il Mediterraneo, dopo averrapito Europa, la bellissima figlia del re di Tiro, la città fenicia. In effetti, quando Cyrus H. Gordon riuscì a decifrare il più antico scritto in lingua minoica, fu dimostrato che si trattava di «un dialetto semitico originario delle coste del Mediterraneo orientale».

I Greci, infatti, non avevano mai detto che i loro dèi olimpici fossero arrivati in Grecia direttamente dal cielo. Zeus, come abbiamo visto, era arrivato attraverso il Mediterraneo, via Creta. Poseidone (Nettuno per i Romani) arrivò a cavallo dall’Asia Minore. Atena portò “l’olivo, fertile e spontaneo” in Grecia dalle terre bibliche. Non vi è dubbio che le tradizioni e i culti religiosi elleni ci siano arrivati in Grecia dal Vicino Oriente, attraverso l’Asia Minore e le isole del Mediterraneo.

È qui, dunque, che vanno ricercate le radici del pantheon dei Greci, le origini dei loro dèi e le relazioni astrali con il numero dodici. L’induismo, l’antica religione dell’India, considera i Veda – composizioni formate da inni, formule sacrificali e altri detti riguardanti gli dèi – come scritture sacre, “non di origine umana”: gli dèi stessi le avrebbero composte in un’età precedente a quella attuale.

Con il passare del tempo, però, degli originari 100.000 e più versi tramandati oralmente di generazione in generazione, gran parte andò perduta, finché un saggio decise di scrivere i versi che ancora rimanevano, li suddivise in quattro libri e li affidò a quattro dei suoi discepoli, perché ne conservassero uno ciascuno.

Quando, nel XIX secolo, gli studiosi cominciarono adecifrare le lingue antiche e a individuarne le reciproche interconnessioni, si accorsero che i Veda erano scritti inun’antichissima lingua indoeuropea, antenata del sanscrito – dalla cui radice sarebbe poi nato l’indiano – del greco, del latino e delle altre lingue europee.

Quando poi furono finalmente ingrado di leggere e analizzare i Veda, rimasero molto sorpresi di vedere le indubbie analogie tra i racconti vedici sugli dèi e quelli dei Greci. Gli dèi, secondo i Veda, erano tutti membri di un unico, non necessariamente tranquillo, gruppo familiare.

In mezzo airacconti di salite al cielo e discese sulla Terra, battaglie celestia suon di armi portentose, amicizie e rivalità, matrimoni e infedeltà, sembra esservi stata anche una certa preoccupazione di indicare i principali rapporti genealogici: chi era il padre e chi il figlio, qual era il primogenito e di chi, ecc. Gli dèi sulla Terra erano originari del cielo, e i principali tra essi, anche sulla Terra, continuavano a rappresentare la corrispondenza con corpi celesti.

Continua …

 

Di ZECHARIA SITCHIN IL PIANETA DEGLI DEI
(The 12th Planet,1976) – Capitolo terzo

 

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