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The Olympians – Gli dei dell’Olimpo

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COMPLOTTO: DISTRUGGERE L’ITALIA

Rivelazioni di un complotto per distruggere l’Italia. I grandi poteri finanziari mondiali hanno deciso di ridurci drasticamente il comparto industriale e trasformarci in un Paese arretrato di tipo feudale. The Committee of 300 di Cinzia Palmacci

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RIVELAZIONI DI UN COMPLOTTO PER DISTRUGGERE L’ITALIA

di Cinzia Palmacci

Forse non tutti sanno che l’Italia è da tempo nel mirino di un grande complotto internazionale per varie ragioni strategiche. L’Italia è sotto il tiro di grandi poteri finanziari mondiali, che hanno deciso di ridurne drasticamente il comparto industriale per trasformarla in un Paese arretrato di tipo feudale. A rivelare questa congiura, che casualmente coincide con l’attuale recessione e crisi politica, è il libro “The Conspirator’s Hierarchy: The Committee of 300” del dottor John Coleman (“La gerarchia del cospiratore: Il Comitato dei 300”), pubblicato in inglese dalla World Int. Review di Las Vegas, negli Stati Uniti. Questo libro, giunto ormai alla quarta edizione mondiale, non è mai stato tradotto in italiano.

E, se lo si legge, se ne capisce anche il perché. Infatti, in questo volume di 465 pagine viene spiegata la strategia che sarebbe stata adottata dal club dei potenti più forte al mondo, appunto il Comitato dei 300 fondato dall’aristocrazia inglese nel 1727, per ridurre drasticamente il numero di quelli che vengono definiti “useless eaters” (letteralmente “mangiatori inutili”), riportando le economie nazionali a un livello pre-industriale.

In altre parole, secondo loro, sarebbe necessario riportare la popolazione mondiale a livelli precedenti il Novecento. Il potere, sempre secondo questi signori, deve essere concentrato nelle mani di pochi, ricchissimi e potentissimi finanzieri (si fanno chiamare The Olympians, considerandosi simili ai mitici dei greci dell’Olimpo), i quali decideranno che cosa sia meglio per tutti, Paese per Paese. I primi tre a essere presi di mira, cioè quelli dove dovrebbe essere adottata questa strategia di impoverimento della popolazione, sarebbero Italia, Argentina e Pakistan.

Ma prima di entrare nel merito della questione, vediamo di conoscere un po’ meglio l’autore. John Coleman, Ph.D. (cioè titolare di quello che in Italia chiamiamo un dottorato di ricerca), classe 1935, è un ex agente del servizio di spionaggio britannico M16, successivamente trasferitosi negli Stati Uniti. Qui, dopo aver acquisito la residenza, ha scelto di diventare cittadino americano. Studioso di fama mondiale, considerato uno scienziato della politica ed un economista, autore di decine di libri pubblicati in otto diverse lingue, Coleman è arrivato alla conclusione che la finanza e la politica dell’intero globo siano realmente nelle mani di un Comitato di 300 notabili che decidono le sorti del pianeta.

Non si tratta di una scoperta del tutto nuova. Già nel 1909 era uscito un articolo in tedesco (“Geschàftlicher Nachwucs” di Walter Rathenau), nel quale veniva spiegato per la prima volta che ciò che accadeva nel mondo era opera di un gruppo ristretto di individui che agiva secondo una precisa e meditata strategia.

La Rivoluzione Russa, la Prima Guerra Mondiale, l’ascesa di Hitler e la Seconda Guerra Mondiale, non sarebbero affatto casuali. Tutto sarebbe stato ordito e organizzato da potenti finanzieri che agivano secondo uno schema preordinato. Coleman ci avrebbe messo 35 anni per verificare questo assunto. E dopo una miriade di interviste ad ammiragli, capi dei Servizi Segreti, ufficiali di alto rango, politici, banchieri ed economisti, è giunto alla conclusione che quel Comitato dei 300 esiste davvero. E in fondo al suo libro riporta i nomi dei passati e dei presenti membri di quel sodalizio.

Compresi quelli degli italiani che ne facevano, e ne fanno, parte. E’ curioso notare che tra gli antichi fondatori del Comitato dei 300, ispirato alla The East India Company britannica, si trovassero diversi rappresentanti della nobiltà nera veneziana e genovese. Aristocratici, questi ultimi, che avrebbero ancora oggi “scranni” tra le fila dei 300. Dalle rivelazioni di Coleman,  l’attuale Comitato dei 300 sarebbe presieduto da Etienne Davignon, diplomatico, politico e dirigente d’azienda belga, più volte Commissario europeo, proveniente da una delle più blasonate famiglie dell’aristocrazia del vecchio mondo.

Davignon, infatti, è anche visconte, nonché presidente del Gruppo Bilderberg, l’altro sodalizio esclusivo degli industriali e dei magnati della finanza internazionale. Il Bilderberg sarebbe una delle organizzazioni controllate direttamente dal Comitato dei 300. Per la cronaca, ne fa parte anche l’attuale Presidente del Consiglio, professor Mario Monti (“Il Club Bilderberg” di Daniel Estulin, Arianna Editrice, pag. 273).

Secondo Coleman, Davignon sarebbe uno strenuo difensore della teoria della deindustrializzazione, con crescita zero. Una prova sarebbe il Piano Davignon del 1981 che promosse la riduzione della produzione siderurgica, la fine dei sussidi pubblici al settore e un drastico ridimensionamento del numero degli addetti. Una strategia, questa, che venne poi sposata anche dal presidente Reagan, con disastrose conseguenze per l’industria americana, a tutti i livelli e fino ai giorni nostri. Ebbene, ad un certo punto il Comitato dei 300 avrebbe deciso di mettere in pratica la propria politica di contenimento industriale per ridurre la “surplus population” (cioè la “popolazione in eccesso”) in Italia, Argentina e Pakistan.  

“Attualmente l’Italia è di fatto sotto il controllo di segreti governanti designati dalla loggia P2 della Massoneria, scrive Coleman. Le corporazioni dirigono l’Italia. I partiti dell’opposizione italiana definiscono lo status quo corporativismo fascista”.

La cosa più singolare riguarda il metodo adottato dai 300. Coleman sostiene che la loro politica sia quella di sostenere in tutto il globo una diffusione della sinistra politica, sull’esempio dei Socialisti Fabiani. Una volta imposto il modello socialista, i 300 lo controllerebbero dall’alto, impedendo che vi siano contestazioni o rivolte. Dunque, una sinistra che verrebbe controllata da una dittatura occulta e potentissima a livello planetario. Ovviamente, nessuno dei sudditi dei regimi socialisti potrebbe mai immaginare che quei governi siano stati voluti da una ristrettissima cerchia di super miliardari che, di fatto, avrebbero costituito un Nuovo Ordine Mondiale. 

Non a caso, in Italia, i leaders non eletti dal popolo come Monti fino a Gentiloni sono tutti appartenenti o al Bilderberg o alla sinistra italiana o a entrambi, passando per varie affiliazioni massoniche. Come anche i presidenti della Repubblica, vedi i più recenti quali Mattarella e Napolitano. L’aspetto più inquietante di questo interesse della finanza mondiale verso l’Italia, resta quello della copertura che sarebbe stata esercitata da non meglio precisati ricchi italiani, nei confronti dei brigatisti e della Massoneria deviata.

“Sin dal 1968, quando venne istituito il Club di Roma, scrive Coleman,numerosi gruppi si sono associati sotto l’ombrello del Socialismo allo scopo di far cadere diversi governi italiani, per destabilizzare il Paese. Tra questi, la nobiltà nera di Venezia e Genova, la Loggia P2 e le Brigate Rosse, tutti quanti operavano con lo stesso obiettivo”.

Investigatori della polizia che lavoravano al caso Brigate Rosse-Moro, sono venuti a conoscenza dei nomi di diverse importanti famiglie italiane che controllavano da vicino i leader di questi gruppi terroristici. La polizia scoprì inoltre le prove che, in almeno una dozzina di casi, queste potenti e importanti famiglie avevano messo a disposizione le loro case e proprietà per essere utilizzate come basi sicure per le cellule delle Brigate Rosse.

Ecco come l’analista John Coleman ha ricostruito e documentato l’eliminazione di Moro ed il coinvolgimento di Henry Kissinger, nel libro, mai tradotto in Italia per ovvi motivi, THE STORY OF THE COMMITTEE OF 300:

“Aldo Moro fu un leader che si oppose alla “crescita zero” e alla riduzione della popolazione pianificata dal NWO per l’Italia, per questo incorrendo nelle ire del Club di Roma, un’entità creata dagli Olympians della Commissione dei 300 per portare a compimento le sue politiche. In un tribunale di Roma, un amico intimo di Aldo Moro, il 10 di Novembre del 1982, testimoniò che l’ex Presidente del Consiglio fu minacciato da un agente della RIIA (Istituto Reale per gli Affari Internazionali), che era anche membro della Commissione dei 300, mentre era il Segretario di Stato USA in carica. Quest’uomo era Henry Kissinger.

Moro fu rapito dalle Brigate Rosse nel 1978 ed in seguito assassinato brutalmente. Fu al processo alle Brigate Rosse che diversi di loro testimoniarono che erano a conoscenza di un coinvolgimento degli USA ai massimi livelli nel complotto per uccidere Aldo Moro. Mentre minacciava Moro, Kissinger stava agendo non in qualità di rappresentante della politica estera degli Stati Uniti, ma piuttosto secondo le istruzioni ricevute dal Club di Roma, il braccio che si occupava della politica estera della Commissione dei 300″.

La morte di Moro, si legge nel libro, rimosse i posti di blocco al progetto di destabilizzare l’Italia, e, sulla base di quanto sappiamo adesso, ha permesso i piani della cospirazione per il Medio Oriente, portati a termine nella Guerra del Golfo, 14 anni più tardi.

L’Italia venne scelta come bersaglio tipo dal Comitato dei 300 a causa della sua importanza per i cospiratori. Un’importanza dovuta al fatto che fosse il Paese europeo più vicino al Medio Oriente e con più stretti rapporti alla politica e all’economia del Medio Oriente. Inoltre è anche sede della Chiesa cattolica, che Rothschilds aveva ordinato a Weishaupt di distruggere. Il riferimento sarebbe ad un antico progetto dei banchieri Rothschilds, potenti membri del Comitato, di affidare ad un loro addetto, Adam Weishaupt, il piano per distruggere la cristianità.

“La “nobiltà” americana (di cui Kissinger era membro), continua Coleman, ha fatto la sua parte per distruggere la Repubblica Italiana. Un notevole contributo in questo senso è venuto da Richard Gardner, allora Ambasciatore a Roma per conto del presidente Carter. A quel tempo, Gardner operava sotto il diretto controllo di Bettino Craxi, un membro importante del Club di Roma e uomo chiave della NATO”. 

Secondo Coleman, Craxi sarebbe stato il primo referente dei cospiratori per distruggere la Repubblica Italiana. E, a supporto di questa dichiarazione, gli addebita anche la responsabilità di aver introdotto nella legislazione italiana divorzio e aborto, creando una ferita non rimarginabile nella società italiana.

Alcuni nomi illustri tra i 300

La lista dei nomi appartenenti a questo sedicente comitato è lunga, e nel libro di Coleman parte da pag. 417. Ne cito alcuni, solo per ricordare i più noti, tra i quali alcuni non piu’ in vita, specificando però che Coleman non sempre spiega quali siano state le sue fonti. Si parte dal già nominato Giovanni Agnelli, di cui si conosceva da sempre anche l’appartenenza al Bildelberg Group (lasciata in eredità ai successori), per proseguire con Beatrice di Savoia, l’ex presidente USA George W. Bush, il conte Vittorio Cini, l’industriale-editore Carlo De Benedetti (il nome viene riportato come Carlo De Benneditti), la regina Elisabetta II, la regina Giuliana d’Olanda, la regina Sofia di Spagna, la regina Margrete di Danimarca, l’economista John Maynard Keynes, l’onnipresente Henry Kissinger, l’ex presidente francese Francois Mitterand, il faccendiere Umberto Ortolani (P2), l’ex leader svedese assassinato Olaf Palme, Aurelio Peccei, il cardinale Michele Pellegrino, il Principe Filippo di Edimburgo, il banchiere David Rockefeller, Sir Bertrand Russel, il diplomatico ed ex Segretario di Stato Cyrus Vance.

A buon diritto, dopo aver scritto e pubblicato questo libro (l’ultima ristampa risale al 2010), il dottor Coleman ha preso alcune precauzioni per la sicurezza della sua persona.

di Cinzia Palmacci http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10408:complotto-per-distruggere-litalia&catid=131:mistero-a-trascendenza&Itemid=162 

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Sardegna: alla sbarra otto ex comandanti
che hanno guidato il Poligono di Quirra
Veleni Quirra, dopo 2 anni di stop riprende il processo: Comuni non saranno chiamati a risarcire  

di Monia Melis

Alla sbarra otto ex comandanti (generali e colonnelli) che hanno guidato il Poligono tra il 2001 e il 2012 con l’accusa di “omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri”. Emesso il decreto di citazione come responsabile civile per il ministero della Difesa. Ora in tanti chiedono indennizzi, ma soprattutto verità e responsabilità  

Fermi un lungo giro durato quasi due anni. Riprende il processo sui “veleni di Quirra”: al centro c’è il presunto inquinamento causato dalle esercitazioni militari e civili all’interno del Poligono interforze sperimentale del salto di Quirra, nella Sardegna sud-orientale. Qui, dagli anni cinquanta, gli eserciti europei e Nato hanno sperimentato armi, proiettili e missili da guerra sotto la regia della Difesa. Alla sbarra, ed è il primo caso nazionale, ci sono otto ex comandanti (generali e colonnelli) che hanno guidato il Poligono tra il 2001 e il 2012 con l’accusa di “omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri”. In sostanza non avrebbero fatto nulla per evitare “un persistente e grave disastro ambientale con enorme pericolo chimico e radioattivo per la salute”. A rischio allevamenti, pastori, abitanti e dipendenti militari e civili: chi viveva attorno alle aree ad “alta intensità militare” contaminate da sostanze tossiche tra cui il torio. I pascoli erano non solo confinanti ma all’interno del perimetro della base militare.  

Responsabilità civile:
solo della Difesa non dei Comuni 

Oggi la prima decisione del giudice monocratico del tribunale di Lanusei, Nicole Serra: i Comuni non compariranno come responsabili civili, pur avendo autorizzato il pascolo all’interno del poligono militare. Emesso, invece, il decreto di citazione come responsabile civile per il ministero della Difesa, già citato nella fase preliminare dell’inchiesta. Ora in tanti – allevatori soprattutto – chiedono indennizzi, ma soprattutto verità e responsabilità. Sullo sfondo la dismissione progressiva delle servitù militari in Sardegna – con un dibattito continuo tra Regione e governo – resta ancora un’incompiuta. Mentre a La Maddalena, nell’area tutelata da un Parco nazionale, si programma la modifica di un pontile per consentire l’attracco delle portaerei della Marina.  

Danno di immagine sì, risarcimento no  

Lo stop che ha sospeso di fatto il procedimento era arrivato a fine 2014 quando la Regione Sardegna aveva chiesto di essere ammessa come parte civile. Un passaggio che aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale sulla richiesta di risarcimento per danno ambientale riservato, secondo il Testo unico ambientale, allo Stato. Da lì il rinvio alla Consulta che solo lo scorso giugno ha sciolto il dilemma e rigettato la questione: il risarcimento eventuale spetta solo al ministero dell’Ambiente e quindi allo Stato. Un risultato quasi scontato per molti legali che seguono la vicenda giudiziaria. Si riprende dunque dopo la sospensione – che ha congelato tutto, termini di prescrizione inclusi – in un clima e una tensione dell’opinione pubblica differente. L’inchiesta e il processo nel tempo avevano infatti scatenato reazioni opposte in Sardegna e diviso soprattutto i due paesi su cui cade la servitù: Perdasdefogu, all’interno, e Villaputzu, nella costa orientale. Tra chi denuncia le morti sospette di tumore e leucemia e chi difende la presenza dei militari in nome dell’economia del territorio e delle buste paga. In mezzo ci sono 12mila e 700 ettari di servitù oltre al tratto di mare in cui si sono sperimentati negli anni razzi terra aria e anticarro – anche i Milan francesi.  

L’inchiesta e il presidio  

L’inchiesta giudiziaria era stata aperta nel dicembre 2010 dall’allora procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, ora trasferito a Tempio Pausania. Tutto è partito dalle morti sospette per tumori e leucemie tra gli abitanti della minuscola frazione di Quirra, a ridosso del distaccamento a mare. L’incidenza più alta era tra i pastori come rivelò un’indagine sul campo dei veterinari della Asl. Ma le prime denunce non formali risalivano ad anni addietro, raccolte dai comitati popolari che censivano malformazioni e malattie della cosiddetta “sindrome di Quirra”. Tra i venti indagati della prima fase anche docenti universitari e tecnici accusati di omissioni, falso ideologico e altro, il rinvio a giudizio – invece – è arrivato solo per le alte sfere militari che hanno guidato il poligono nell’arco di dieci anni: Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi, Paolo Ricci, Gianfranco Fois e Fulvio Ragazz. Decine le parti civili: 40 quelle ammesse, tra loro Comuni, parenti di civili e militari morti di leucemia o tumori, comitati e anche gli allevatori in protesta della Coldiretti. FONTE

Mariella Cao:
“Salto di Quirra, il poligono della morte”

FONTE: http://www.nogeoingegneria.com/news/sardegna-alla-sbarra-otto-ex-comandanti-che-hanno-guidato-il-poligono-di-quirra/

Questo per quello che riguarda la Sardegna, in Sicilia c’è il Mous:

“Numerosi esperti internazionali hanno documentato che i fasci emessi dalle parabole del MUOS costituiranno un serio pericolo per la salute delle popolazioni che vivono nei pressi delle infrastrutture militari e per la sicurezza del traffico aereo, civile e militare.” Continua a leggere QUI

QUANTE SONO LE BASI USA IN ITALIA?

“Solo per fare qualche esempio, nelle basi NATO di Aviano nel Friuli e Ghedi in Lombardia, sono presenti novanta testate atomiche e noi sappiamo che un referendum ha stabilito – nel nostro paese – la messa al bando dell’energia atomica per usi civili, figuriamoci per usi militari. Va precisato che le armi nucleari e i vettori custoditi in alcune basi sono nelle condizioni di portare distruzione anche oltre i confini italiani, in altre parole ben al di là di quei limiti che la Costituzione considera come “riferimento” per il concetto di difesa. Sono così violati gli articoli 11 (primo e secondo comma), l’articolo 78 e l’articolo 87 (nono comma), e ci troviamo di fronte ad una deroga al principio del ripudio della guerra ed alle prerogative del Parlamento ed alle procedure costituzionali previste per lo stato di guerra. Va detto in ogni caso, per onestà, che dopo la partecipazione diretta dell’Italia, intesa quest’ultima non come somma indistinta d’individui, bensì come espressione delle congreghe governative rappresentative dei poteri forti (talmente forti da essere totalmente “asserviti agli interessi” dei Padroni d’Oltre Oceano!), alla cosiddetta “Guerra del Kosovo”, essa, da un punto di vista istituzionale è già completamente compromessa, sporcata, infangata dal lordume guerrafondaio tipico d’ogni capitalismo che si rispetti.”  Leggi QUI il corposo articolo

Almanacco di novembre 2016

 

 DALLA PADELLA ALLA BRACE

di Cinzia Palmacci 

Se c’è qualcuno che sta aspettando come l’avvoltoio sulla carcassa che il “no” al referendum porti anche Renzi alla disfatta, questo è il Movimento 5 stelle. I grillini si sono spesi fino all’ultima energia tra tour turistici su e giù per l’Italia, slogan e striscioni, ed ora il movimento di Beppe Grillo spera che un esito negativo al referendum sia l’occasione imperdibile per occupare gli scranni di Palazzo Chigi. Questa prospettiva ci rammenta un po’ troppo le recenti elezioni presidenziali americane tra Clinton e Trump, la padella e la brace. In Italia tra PD e M5stelle ci sentiamo particolarmente empatici con gli americani (mal comune mezzo gaudio). Continua a leggere QUI

PIECZENIK: “Mai più 11 Settembre, mai più false flag”.
E invece Obama..

di Maurizio Blondet

Steve Pieczenik  ha postato un altro dei suoi video. Si rallegra della vittoria di Trump, che attribuisce alla mobilitazione dei “16 servizi di intelligence”, ed elenca “ciò che il popolo americano non vuole più”: “Non più false flag,  non più 11 Settembre, non più Sandy Hook, Sparatorie di Orlando, o altri imbrogli, propaganda e stronzate! Quel che vogliamo oggi è la verità”. Abbiamo già spiegato che Pieczenik è un esponente dello “Stato profondo”, l’uomo che al tempo del rapimento Moro fu mandato in Italia dal Dipartimento di Stato per assicurarsi che Moro non tornasse a casa; a modo suo un servitore dello Stato – e di quegli apparati nazionali  che i neocon hanno sbattuto fuori l’11 Settembre, prendendo a forza il comando della politica estera Usa nella “lotta al  terrorismo islamico”, per il bene di Israele. Se evoca oggi “Mai più 11 Settembre”, sta avvertendo: sappiamo che siete stati voi,  possiamo riaprire l’inchiesta.  Continua QUI

Cosa accadrà adesso con Trump allo Studio Ovale?
(se ci arriverà..)

1° Quanto ci è costata la disfatta della Clinton- 2° Riuscirà Trump a sedersi sulla poltrona dello studio ovale?- 3° I futuri uomini del presidente- 4° Ombre e strategie- 5° Una primavera colorata anche in USA? -6° Trump o Campi FEMA

1° QUANTO CI E’ COSTATA LA DISFATTA DALLA CLINTON 

Nei giorni scorsi abbiamo lodato la scelta di milioni di elettori americani; proprio quegli americani che sono ridotti allo stremo da politiche globaliste che hanno messo in ginocchio le fasce più deboli della popolazione americana e indebolendo considerevolmente la classe media americana. Festeggiare le facce avvilite di Renzi, Junker, Hollande e tutta la macchina del fango che per mesi hanno imbrattato la figura del tycoon dipingendolo come rozzo, razzista, omofobo, sessista ecc è una soddisfazione impareggiabile, anche perché i televisionari di tutto il mondo cominciano a chiedersi che lavoro svolgano i contapalle a pagamento di TV e giornali. La vittoria di Trump sembra aver shockato anche Mario Monti, ospite di Omnibus su La7 che paventa imminenti crisi per l’Europa e per la globalizzazione (…) Continua QUI

 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
E i robot?

di Dario Tamburano

Nei prossimi vent’anni un lavoratore su due rischia di essere sostituito da un robot. Se i robot lavoreranno per noi, e non é detto, dovremo reinventarci la vita che oggi ha il lavoro scolpito nel DNA culturale della razza umana.

Elon Musk, il futurista icona della Silicon Valley fondatore e CEO di SolarCity, Tesla e SpaceX (e cofondatore di Paypal), afferma che più i robot occuperanno i posti di lavoro, più le persone dovranno essere mantenute da un “Universal Basic Income“, un reddito universale di cittadinanza. Ovvero detto in altre parole i cittadini saranno, in tutto o in parte mantenuti grazie al plusvalore e quindi alla ricchezza prodotta dai robot. Talvolta addirittura Musk nella sua telefonata sembra un pò spaventato nel tratteggiare il futuro, ma sulla robotica è ottimista.

Tralasciamo per ora di esaminare il rischio che i robot invece, non solo rendano inutili le nostre braccia ed i nostri cervelli, ma che facciano sì che nell’opinione di qualche entità… i miliardi di umani appaiano solo come inutili bocche da sfamare che consumano risorse. Continua QUI

Due terzi dei lavoratori stanno per essere sostituiti
dai Robots in via di sviluppo:
Rapporto

di Jake Anderson

Un nuovo rapporto allarmante delle Nazioni Unite è l’ultimo di una litania di studi che suggeriscono che la venuta dell’età d’automazione e la forza lavoro dominata dai robot ci coinvolgerà velocemente molto più di quanto si possa pensare. Ora, l’ONU sostiene che i due terzi della forza lavoro umano nei paesi in via di sviluppo saranno sostituiti dall’automazione.

Secondo l’Onu, sarà necessario una base di reddito universale per tappare il buco del 75% degli esseri umani lasciati senza lavoro.

Precedentemente, l’Anti-Media ha riportato previsioni che la metà della forza lavoro americana entro i prossimi due decenni potrebbe essere sostituita dall’automazione. Le statistiche di un altro rapporto, ha suggerito che un software automatizzato potrebbe sostituire 1,7 milioni di camionisti dei loro posti di lavoro entro un decennio. L’articolo continua QUI in lingua inglese.

Cosa penserebbe Pasolini di Facebook,
dove tutti credono di avere ragione

Che qualche cosa stesse succedendo nella lingua italiana negli anni del grande sviluppo economico del Dopoguerra, fu avvertito assai bene da uno scrittore sensibile come Pasolini, a cui si deve l’ultimo clamoroso intervento nella ‘questione della lingua’». 

Così inizia il capitolo di un celebre manuale di storia della lingua italiana, di Claudio Marazzini, che dedica uno spazio apposito all’emergere del cosiddetto italiano tecnologico, e agli sforzi con cui il poeta di Casarsa cercò di comprendere il mutamento in atto. 

E adesso, invece? Che direbbe dell’appiattimento surreale causato dai social media? Come indagherebbe la massima democrazia portata da Internet che coincide però anche con la massima approssimazione? Sono domande che mi pongo da anni: Pasolini avrebbe avuto un account Facebook?; si sarebbe messo in gioco scrivendo un fatidico “stato”?; avrebbe avuto voglia di riassumere un pensiero nei 140 caratteri di Twitter?  

Gli stessi quesiti li ho posti anche ad Andrea Di Consoli. Scrittore, giornalista, saggista, autore televisivo per la Rai. Persona dall’intelligenza camaleontica e in grado di adoperare più linguaggi. Proprio come Pasolini, che si destreggiava contemporaneamente fra poesie, romanzi, sceneggiature, opere critiche, articoli e libelli politici. Continua QUI

Nin.Gish.Zid.Da 

I Lupi: Trumplulì-Hillarylulà

*Trump* e gli *Stati Uniti* d’*Europa*

Trump è il nuovo presidente USA.

Premetto che tra Trump e la Clinton non c’era una vera scelta, così come non c’è mai in ogni elezione: quando si delega il potere è sempre un voto contro se stessi e contro un futuro migliore per la società. Trump ha solo quel qualcosa in più, in peggio ovviamente. Qualcosa di effimero e difficilmente inquadrabile. Un po’ come se dovessi scegliere tra due persone che manderanno qualcuno a prenderti a calci nel sedere e sai che non farà molta differenza chi sceglierai… però uno dei due lo farà cantando. E’ ovvio che non ti cambia niente però dentro… hhhhrg!
 
A parte questo devo ammettere che però la cosa mi ha sorpreso. Se fossi convinto che questo è il risultato di un voto democratico e rappresentasse davvero la scelta della maggioranza degli americani, probabilmente starei adesso criticando questo paese in cui è evidentemente così facile essere comprati da slogan di bassa lega e da un pupazzo che rappresenta il peggio che un uomo possa diventare.
 
Per carità, chi mi conosce lo sa ma meglio specificare che per quanto mi riguarda Hillary Clinton non è migliore di Trump, ma mettiamola così: se la Clinton è un lupo vestito da pecora, Trump è un lupo vestito da lupo, quindi troverei molto più comprensibile cadere nelle grinfie del primo. Insomma qui si è scelto un lupo senza nemmeno il bisogno che si travestisse. 
 
Ma questo, come dicevo, varrebbe solo nel caso in cui le elezioni fossero veramente democratiche, cosa tutt’altro che realistica anche solo considerando il mero meccanismo stesso con cui viene eletto il presidente, figuriamoci poi mettendo in conto azioni di lobbismo e manovre di potere. Del resto se ci sono magheggi per un posto di lavoro all’INPS, figuriamoci cosa smuove la presidenza degli Stati Uniti.
 
Quindi mi risparmierò quelle critiche e arriverò al punto: perché sono sorpreso?
 
Sono sorpreso perché le informazioni che avevo avuto sin qui e semplici ragionamenti sui fatti mi avevano fatto pensare che Hillary Clinton sarebbe stata eletta (http://www.masonmassyjames.it/blog/usa-la-prova-che-le-votazioni-sono-truccate/).
 
Possiamo riprendere la questione “lupo vestito da pecora” di cui sopra ad esempio: non ci si spende a camuffare un lupo se non lo si vuole far entrare nell’ovile. Ma soprattutto ha pesato la notizia di gravi e palesi manomissioni dei voti in suo favore al punto da farmi pensare di essere davanti ad un Bush 2.0: qualcuno che doveva assolutamente vincere perché predestinato a portare a termine lui stesso determinate agende così come G. W. Bush ha inaugurato l’era della cosiddetta (infinita) guerra al terrore. 
 

Evidentemente mi sbagliavo. Non mi sbagliavo sui voti manipolati perché le evidenze rimangono, quindi c’è solo da dare una lettura differente.

La domanda quindi è: dato per scontata l’importanza di mantenere alto l’interesse a livello mediatico verso la “gara politica” che evidentemente avrebbe beneficiato di un testa a testa piuttosto che di un vincitore consolidato sin dall’inizio, è possibile che si siano manipolati i voti in favore della Clinton solo perché si era già intuito un vantaggio di Trump? Impossibile dirlo ovviamente e comunque in questo caso dovrei rimangiarmi tutto il primo preambolo di questo testo…
In ogni caso attenderemo con ansia i nuovi scenari che produrrà questa nuova presidenza. Sì, è evidente che la scelta di un personaggio di rottura così forte come Trump sia l’inizio di qualcosa di diverso non solo perché alla presidenza c’è adesso un lupo senza travestimento che ha già ringraziato nel suo primo discorso i servizi segreti e la polizia (“che apprezziamo molto”, ha detto); non solo perché abbiamo la prova tangibile che un ricco razzista, sessista, guerrafondaio e sostenitore di uno stato di polizia (non che gli altri non lo siano, ma lui non lo nasconde nemmeno) possa oggi sedere sul uno dei troni in vista più importanti di questo pianeta e che quindi potrà agire come tale senza sorprese; non solo per tutte queste (e molte altre) serie di evidenze ma soprattutto per un dettaglio che mi è capitato di sentire questa mattina alla radio, proprio mentre si ufficializzava la vittoria di Trump.
Su Radio 3 durante la sezione Filo diretto di “Prima Pagina” (parte della rassegna stampa a cura dello storico, scrittore, giornalista e diplomatico Sergio Romano, in cui egli risponde a domande poste dal pubblico) qualcuno ha fatto una domanda molto interessante: la premessa era che Trump ha dichiarato in campagna elettorale di voler ammorbidire la pressione e l’egemonia della NATO sull’Europa, il ché “obbligherebbe” quindi l’Europa a cavarsela da sola dal punto di vista della difesa. 
 
La domanda quindi era: partire da questo bisogno di autodifesa senza la NATO potrebbe agevolare il processo verso la costituzione degli stati uniti d’Europa? (L’ascoltatore ha anche aggiunto che la riteneva una cosa buona).
 
Sergio Romano ha risposto dicendo che era d’accordo: venendo a mancare l’USA come l’abbiamo conosciuta dovremmo cominciare a pensare a una difesa comune. Il conduttore poi ha affermato che non c’è nessun piano per un esercito europeo comune, perché è qualcosa che è già stato tentato ed è fallito negli anni ’50 (davvero?! https://it.wikipedia.org/wiki/Comunit%C3%A0_europea_di_difesa) e la classe politica non vuole riprovare questo esperimento. 
 
C’è però un’altra proposta in ballo portata avanti da Francia, Germania, Italia e Spagna (nientepopodimeno) che prevede la creazione di un quartier generale comune in modo da avvicinarsi ad un “comandante supremo” (parole sue) di quelle forze europee che poi saranno la nostra difesa comune e che per ora non sono politicamente perseguibili. Evidentemente però si otterranno comunque con la solita prassi dei piccoli passi. 
 
Pensate da quanto tempo si cerca questa cosa… Ecco forse Trump ce la regalerà, con buona pace di alcuni sedicenti antieuropeisti e controinformatori che hanno espresso favore nei suoi confronti perché “amico di Putin” e “nemico dei banchieri”, insomma con buona pace di tutti coloro che ancora vedono in finte opposizioni dei veri ostacoli a quello che credono di combattere. 
Scritto da MMJ 

la “cospirazione” dei globalisti

L’oscura agenda dietro l’aperto confine del globalismo

Quando le persone non hanno familiarità con il movimento della libertà inciampano sul fatto innegabile della “cospirazione” del globalismo, tendono a cercare facili risposte per comprendere di cosa si tratta e perché esista. Oggi, la maggior parte delle persone sono state condizionate a percepire gli eventi da un punto di vista del frainteso “rasoio di Occam” – hanno erroneamente supposto che la spiegazione più semplice è probabilmente quella giusta.

In realtà, questo non è ciò che rasoio di Occam Unisce. Invece, per riassumere, si afferma che la spiegazione più semplice (date le prove a portata di mano) è probabilmente la spiegazione giusta.

E’ ben noto e documentato che da decenni la spinta verso il globalismo è uno sforzo deliberato e concentrato da parte di una selezionata “élite“; finanzieri internazionali, banchieri centrali, leader politici e i numerosi gruppi esclusivi componenti di esperti. Spesso ammettono apertamente i loro obiettivi per la totale globalizzazione nelle proprie pubblicazioni, forse credendo che in ogni caso la gente comune non istruita non li avrebbe mai letti. Carroll Quigley, mentore di Bill Clinton e membro del Council on Foreign Relations (CFR), è spesso citato con aperte ammissioni al regime generale:

“Lo scopo dei poteri del capitalismo finanziario di vasta portata è quello che, niente di meno che creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private in grado di dominare il sistema politico di ogni paese e l’economia del mondo nel suo complesso. Questo sistema doveva essere controllato in modo feudale dalle banche centrali del mondo che agiscono di concerto, da accordi segreti arrivati dai frequenti incontri e conferenze. L’apice dei sistemi doveva essere la Banca dei Regolamenti Internazionali a Basilea, Svizzera; una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali di tutto il mondo e da imprese private. Ogni banca centrale … cerca di dominare il suo governo con la capacità di controllare i prestiti del Tesoro, di manipolare scambi con l’estero, di influenzare il livello di attività economica nel paese, e di influenzare i politici cooperativi dai successivi benefici economici nel mondo degli affari.”- Carroll Quigley, tragedia e speranza

Le persone dietro lo sforzo di far rispettare il globalismo sono legati insieme da una particolare ideologia, forse anche una religione dello stesso culto, in cui si immagina un ordine mondiale, come descritto nella Repubblica di Platone. Essi credono di essere “scelti” o dal fato, il destino o geneticamente a governare come re o filosofi sopra tutti noi. Essi credono di essere i più saggi e i più capaci che l’umanità ha da offrire, e che attraverso mezzi evolutivi, possono creare  il caos e l’ordine dal nulla sulla volontà della società.

Questa mentalità è evidente nei sistemi che costruiscono e sfruttano. Ad esempio, le banche centrali, in generale, non sono altro che un meccanismo per guidare le nazioni in perenne debito, svalutazione della moneta, e in ultima analisi, la riduzione in schiavitù attraverso la diffusa estorsione economica. La fine del gioco per le banche centrali è, credo, l’innesco di una storica crisi finanziaria, che può quindi essere utilizzata dalle élites come leva per promuovere la completa e globale centralizzazione come l’unica soluzione praticabile.

Questo processo di economie destabilizzanti delle società non è diretta dai responsabili delle diverse banche centrali. E’ Invece diretta da parte delle istituzioni ancora più centralizzate e globalizzate come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca dei Regolamenti Internazionali, come viene indicato e rivelato nei tradizionali articoli come: governare il mondo del denaro pubblicato da Harpers Magazine.

Inoltre, le troviamo anche attraverso le parole dei globalisti sulla campagna per un “nuovo ordine mondiale” che non è destinata ad essere volontaria.

“… Quando la lotta sembra essere alla deriva, sicuramente verso una socialdemocrazia mondiale, ci possono essere ancora molto grandi ritardi e delusioni prima che diventi un sistema mondiale efficace e benefico. Innumerevoli persone … odieranno il nuovo ordine mondiale … e moriranno protestando contro di esso. Quando tentiamo di valutare la sua promessa al popolo, in forma piuttosto galante e graziosa di aspetto, dobbiamo tenere a mente il disagio di una generazione o più di malcontenti”-. HG Welles, Fabian socialista e autore di The New World Order

“In breve, la ‘casa dell’ordine mondiale’ dovrà essere costruita dal basso verso l’alto piuttosto che dalle stanze alte verso il basso. Essa sarà simile a un grande ‘fiume in piena espansione con confusione e ronzio,’ si può utilizzare la famosa descrizione di William James ‘piuttosto di una realtà, è un fine corsa intorno alla sovranità nazionale, che erode pezzo per pezzo, compirà molto di più del vecchio attacco frontale”. – Richard Gardner, membro della Commissione Trilaterale, pubblicato in numero degli affari esteri nell’aprile 1974

“Il Nuovo Ordine Mondiale non può avvenire senza la partecipazione degli Stati Uniti, e di come noi siamo l’unico componente più significativo. Sì, ci sarà un Nuovo Ordine Mondiale, e costringerà gli Stati Uniti a cambiare le sue percezioni”-. Henry Kissinger, Consiglio Azione Mondiale, 19 aprile 1994

Potrei citare i globalisti tutto il giorno, ma penso che non si otterrebbe un’idea generale. Mentre alcune persone vedono la globalizzazione come una “propaggine naturale” del libero mercato o l’inevitabile risultato del progresso economico, la realtà è che la spiegazione più semplice (date le prove a portata di mano) è che il globalismo è una vera e propria guerra condotta contro l’ideale di popoli sovrani e le nazioni. Si tratta di una guerra una guerriglia, o guerra di quarta generazione, condotta da un piccolo gruppo delle élite contro il resto di noi.

Un elemento significativo di questa guerra riguarda la natura dei confini. Confini di nazioni, stati, città e anche villaggi, non sono solo  linee su una mappa o di barriere invisibili nella sporcizia. Questo è ciò che le élite e i media mainstream vorrebbero farci credere. Invece, il confine se applicato correttamente rappresenta dei principi; o per lo meno, si suppone essere la sua funzione.

Gli esseri umani sono i costruttori di comunità naturali; siamo costantemente alla ricerca di altre comunità con menti e usi diversi, perché ci rendiamo conto che inconsciamente gruppi di individui che lavorano insieme possono (spesso, ma non sempre) fare di più. Detto questo, gli esseri umani hanno anche una naturale tendenza ad apprezzare la libertà individuale e il diritto di associazione di volontariato. Non ci piace essere costretti ad associarsi con persone o gruppi che non sono titolari di valori simili.

Le culture erigono delle frontiere perché, francamente, la gente ha il diritto di controllare coloro che desiderano aderire e partecipare ai loro sforzi. Le persone hanno anche il diritto di discriminare chiunque non condivida i loro valori fondamentali; o, in altre parole, abbiamo il diritto di rifiutare l’associazione con altri gruppi e ideologie che sono distruttive per i nostri fondamenti.

È interessante notare che, i globalisti ed i loro portavoce sosterranno che, rifiutando di associarsi con coloro che potrebbero minare i nostri valori, siamo noi che stiamo violando i loro diritti. Vedete come funziona?

I globalisti sfruttano la parola “isolazionismo” come vergogna nei campioni di sovranità agli occhi del pubblico, ma non c’è vergogna nell’isolamento in cui tali principi come la libertà di parola e di espressione o il diritto di autodifesa sono lineari. Non c’è niente di sbagliato con l’isolamento di un modello economico prospero da modelli economici senza successo. Forzare una decentrata economia di libero mercato per adottare un’amministrazione feudale attraverso le banche centrali e il governo finirà per distruggere quel modello. Forzare un’economia di libero mercato con una socialista economia fiscale interdipendente molto probabilmente potrà minare quella cultura. Proprio come l’importazione di milioni di persone che si nutre con differenti valori di una nazione dopo che ha avuto su di essa una spinta socialista, è una ricetta per il collasso.

Il punto è, che alcuni valori e strutture sociali si escludono a vicenda; non importa quanto duramente si tenta di integrare, certe culture non possono mai essere omogeneizzate con le altre culture. È possibile eliminare una sola cultura per fare spazio ad un’altra, in un mondo con meno confini. Questo è ciò che i globalisti perseguono. La religione elitaria è il più grande scopo dietro le politiche delle frontiere aperte e la globalizzazione – per annientare la concorrenza ideologica in modo che l’umanità pensi di avere un’altra scelta. Il gioco fine ultimo dei globalisti non è quello di controllare i governi (i governi non sono altro che uno strumento). Piuttosto, il loro gioco finale è di ottenere l’influenza psicologica totale e, infine, il consenso delle masse.

Varietà e scelta devono essere rimossi dal nostro ambiente in modo che il globalismo possa fare il suo lavoro, che è un bel modo per dire che molte persone dovranno morire e molti principi dovranno essere cancellati dalla coscienza pubblica. Le élite sostengono che il loro concetto di una singola cultura mondiale è il principio apice del genere umano, e che non vi è alcun bisogno di confini perché nessun altro principio è superiore al loro. Fino a quando i concetti di confini continuano ad esistere c’è sempre la possibilità di un aumento di differenti e distinti ideali e l’aumento di competizione con la filosofia globalista. Questo è inaccettabile per le élite.

Questo ha portato a un non così sottile meme propagandistico che le culture che valorizzano la sovranità sul globalismo sono in qualche modo in ebollizione nei potenziali calderoni del male. Oggi, con la crescente ondata di movimenti anti-globalismo, l’argomento nella corrente principale è che “populisti” (conservatori) sono di una classe inferiore e ignoranti e sono un set di elementi pericolosi atti a rovesciare la “pace e la prosperità” offerta da mani globaliste. In altre parole, siamo trattati come bambini che scarabocchiano con il dito immerso nella vernice su gioconde finemente lavorate. Ancora una volta, Carroll Quigley promuove (o prevede) che questa propaganda è in anticipo di decenni quando si discute la necessità di “lavorare all’interno del sistema” per il cambiamento invece di lottare contro di esso:

“Per esempio, ho parlato della piccola borghesia che in futuro, potrebbe rivelarsi come la spina dorsale del fascismo. Penso che questo possa accadere. I membri del partito nazista in Germania sono stati costantemente collocati nella media delle classi più basse. Credo che i movimenti di destra in questo paese siano quasi generalmente in questo gruppo “- Carroll Quigley, da Dissent:. Ne abbiamo bisogno?

Il problema è che queste persone si rifiutano di confrontarsi con i frutti della globalizzazione che si sono osservati finora. I globalisti hanno avuto libero sfogo sopra la maggior parte dei governi del mondo per almeno un secolo, se non di più. Come conseguenza delle loro influenze, abbiamo avuto due guerre mondiali, la Grande Depressione, la grande recessione, che è ancora in corso, troppi conflitti e genocidi regionali a contare e l’oppressione sistematica di agenti liberi imprenditori, inventori e le idee, al punto che ora stiamo soffrendo dalla stagnazione sociale e finanziaria.

I globalisti sono stati al potere per lungo tempo, tuttavia, l’esistenza dei confini è colpa della tempesta di crisi che abbiamo sopportato negli ultimi cento anni? Campioni della libertà sono chiamati “deplorevoli” populisti e fascisti, mentre i globalisti schivano la colpa come viscide e striscianti anguille?

Questa è la migliore carta che i globalisti hanno nella manica, ed è il motivo per cui continuo a sostenere che essi hanno intenzione di consentire i movimenti conservatori ad ottenere il potere politico nel prossimo anno, solo per staccare internazionalmente la spina della vita fiscale  che ci sostiene incolpandoci della risultante tragedia.

Non vi è alcun briciolo di prova per sostenere l’idea che la globalizzazione, interdipendente e la centralizzazione funzionino realmente. Basta solo esaminare il presente incubo economico e l’immigrazione nell’UE per capire questo. Così, i globalisti ora sostengono che in realtà il mondo non è abbastanza centralizzato. Giusto; sosterranno che abbiamo molto più bisogno di globalizzazione, non di meno, per risolvere i problemi del mondo.

Nel frattempo, i storicamente principi di sovranità dovranno essere demonizzati – il concetto di culture distinte costruite su credenze separate deve essere psicologicamente identificato con il male dalle generazioni future. In caso contrario, i globalisti non saranno mai in grado di stabilire con successo un sistema globale senza frontiere.

Immaginate, per un attimo, in un’epoca, non molto lontana, in cui il principio di sovranità sia considerato così aberrante, così razzista, così violento e velenoso che ogni individuo possa essere indotto a provare vergogna o addirittura punito dal collettivo per anelare la sovranità. Immaginate un mondo in cui la sovranità e il conservatorismo siano tacciati come i nuovi “peccati originali” fino alla generazione successiva; idee pericolose che quasi hanno determinato l’estinzione dell’uomo.

Questa prigione mentale è dove i globalisti vogliono portarci. Siamo in grado di liberarci, ma questo richiederebbe una completa inversione del modo in cui partecipiamo nella società. Abbiamo bisogno di una significativa rivolta delle associazioni di volontariato. Una spinta per il decentramento al posto della globalizzazione. Migliaia e migliaia di gruppi di volontari incentrati sulla localizzazione, l’autosufficienza e la vera produzione. Dobbiamo agire per costruire un sistema che si basa su ridondanza invece di fragile interdipendenza. Abbiamo bisogno di tornare a un’epoca con molti confini, non di meno confini, fino a quando ogni stesso individuo sia libero di partecipare a qualsiasi gruppo sociale o adoperare quello che crede sia meglio per lui, così come la connessione a difendersi contro le persone che cercano di sabotarlo; una società volontariamente tribale priva di associazioni forzate.

Naturalmente, questo sforzo avrebbe richiesto sacrifici inimmaginabili e una lotta che probabilmente potrebbe durare per una generazione. Questo vuole essere solo un suggerimento altrimenti direi una bugia. Non posso convincere nessuno di questo ipotetico modello che valga la pena di quel sacrificio in un potenziale futuro. Non ho idea se sia o non sia. Posso solo sottolineare che il dominato mondo globalista in cui viviamo oggi è chiaramente destinato a fallire. Possiamo discutere su ciò che viene dopo, dopo aver rimosso la testa dalla ghigliottina.

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L’Est di Putin contro la globalizzazione occidentale:
si fondono in un Nuovo Ordine Mondiale

Con tutti i presunti punti di conflitto – Ucraina, Siria, Cuba, Iran, e altro ancora – tra l’uomo forte russo Vladimir Putin e l’Occidente, l’idea che la Russia e i suoi alleati potrebbero un giorno “emergere” o “convergere” con gli Stati Uniti anche se questo potrebbe suonare ridicolo. Eppure, come vedremo, che è l’ultimo piano, e lo è stato per decenni, se non di più. Infatti, anche le presunte “crisi” e “tensioni” tra “Oriente” e “Occidente” – in gran parte prodotte per il consumo pubblico – stanno contribuendo a guidare questo processo. Un po’ dietro le quinte, ma difficilmente in totale segretezza, Putin e le sue presunti nemesi tra l’istituzione di un governo-occidentale per la promozione globale stanno infatti lavorando insieme verso quello che chiamano un “Nuovo Ordine Mondiale”.

A questo scopo, i globalisti stanno a lungo avanzando l’idea (che essi chiamano “convergenza”). In sostanza, il mondo deve essere governato sotto un unico regime globale, Est e Ovest, Terzo Mondo e primo mondo, dovranno tutti “convergere” – incontrandosi nel mezzo, forse. (Vedi il nostro articolo correlato Putin: ‘Nuovo Ordine Mondiale la chiave del gioco.’) Negli ultimi decenni, tuttavia, è diventato chiaro che il regime consiste nel fare più gli Stati Uniti d’Europa come la Cina e la Russia, piuttosto che il contrario, facendo leva sul pubblico da entrambi i lati per accelerare il processo. 

Leggi l’articolo in lingua inglese QUI
 
Occhio! Non è tutto oro quello che brilla 
Traduzione e adattamento Nin.Gish:Zid.Da

“un gruppetto di pretoriani di sicuro affidamento”

Obama: un presidente col vizietto
della guerra mondiale

di Michele Rallo

Tutto iniziò negli anni ’90 del secolo scorso, quando gli unici veri vincitori della Seconda guerra mondiale – quelli che comunemente chiamiamo “i poteri forti” – decisero che si poteva ormai fare a meno dell’esistenza di un avversario-schermo come l’Unione Sovietica. Ne venne decretata allora la dissoluzione, facendo ben attenzione a porre alla guida della Russia e dei Paesi ex-satelliti un gruppetto di pretoriani di sicuro affidamento; con il compito (da taluni accettato anche in buona fede) di “fare le riforme” e di gestire la svendita dell’intera economia di quei Paesi a pro delle multinazionali americane.

A Washington, al tempo, regnava il Clinton-marito (1993-2001); e a Mosca, messo da parte l’ingenuo sognatore Gorbaciov, imperava Boris Nikolaevič Eltsin, alias Corvo Bianco (1992-1999). È soltanto la mia “opinione eretica”, naturalmente, ma entrambi – consapevoli o meno – erano due modesti ingranaggi del grande progetto di un “governo mondiale” della finanza da realizzarsi sulle ceneri degli Stati nazionali, USA compresi. Il primo step di quel disegno prevedeva la fine della potenza (politica, economica, militare) della Russia, la neutralizzazione delle potenzialità europee (l’Unione cosiddetta Europea nasce nel 1992) e l’emergere degli Stati Uniti d’America come unica superpotenza dell’intero globo. Il passo successivo sarebbe stato, probabilmente, la liquidazione anche della potenza USA (ostaggio di un debito pubblico al cui confronto il nostro sembra uno scherzo) e l’ufficializzazione del governo mondiale della finanza. Fantapolitica? Non credo proprio.

Ma torniamo alla Russia. In quegli anni – e questa non è un’opinione più o meno eretica ma la storia documentata – la sua economia era massacrata, derubata dagli oligarchi e dalle privatizzazioni, la macelleria sociale era al parossismo, i pensionati chiedevano materialmente l’elemosina agli angoli delle strade (li abbiamo visti tutti nei telegiornali del tempo), gli impiegati statali e i militari restavano senza stipendio, e chi poteva vendeva al mercato nero ciò che riusciva a rubare (compresi gli armamenti e la componentistica nucleare).

Poi, verso la fine del 1999, uno di quelli che una volta si chiamavano “gli accidenti della storia” aprì le porte del Cremlino a un ex funzionario del KGB, Vladimir Vladimirovič Putin, e la musica cambiò immediatamente. Per farla breve: oggi la macelleria sociale è soltanto un ricordo, i pensionati arrivano a fine mese, lo Stato paga gli stipendi e gli ufficiali non si sognano più di mettere in vendita piccole atomiche “tattiche”.

E non solo questo: la Russia ha ripreso gradualmente un ruolo dignitoso sulla scena mondiale, impedendo che gli Stati Uniti assurgessero al ruolo di unica superpotenza e bloccando così il ruolino di marcia del “nuovo ordine mondiale”.

Di fronte a un tale delitto di lesa maestà (la maestà del denaro, s’intende), alcuni settori della politica e della finanza mondialista hanno reagito nel modo peggiore: alzando il livello dello scontro e moltiplicando le provocazioni. L’obiettivo dichiarato è quello di “contenere” l’attivismo del Cremlino. L’obiettivo reale – a modesto parere del sottoscritto – è quello di provocare una reazione russa che possa giustificare la “risposta” militare di una NATO che è ormai soltanto il paravento del colonialismo americano in Europa.

I più attenti fra i miei lettori ricorderanno forse un articolo da me scritto per “La Risacca” nell’ottobre 2011. Si intitolava – tanto per non restare nel vago – “Qualcuno prepara la terza guerra mondiale”, e vi si affermava fra l’altro: «Secondo taluni analisti, l’unico mezzo che gli USA hanno per sovvertire questa situazione è quello di provocare una guerra di vaste dimensioni che possa portare ad un generale rimescolamento di carte in alcuni “teatri” di vitale interesse: il Medio Oriente, innanzitutto, al confine tra Africa ed Asia; il Mediterraneo, al confine tra Europa ed Africa; ed il Caucaso, alla periferia della sempre temibile Russia».

E continuavo: «Al centro del mirino, in questo momento, c’è la Siria. (…) Ma l’obiettivo vero è l’Iran. (…) È a quel punto che si aprirebbero gli scenari più pericolosi: Russia e Cina, infatti, non potrebbero assistere passivamente alla distruzione dell’Iran – loro importantissimo alleato e partner commerciale – e potrebbero essere spinte ad intervenire. Ecco l’evenienza che potrebbe preludere ad una terza guerra mondiale».

Certo, quell’analisi è “datata”. In questi ultimi cinque anni la mina iraniana è stata in parte disinnescata; ma, in compenso, un altro micidiale focolaio è stato acceso in Ucraina: qui gli Stati Uniti hanno finanziato una rivolta armata che ha destituito il Presidente filorusso – democraticamente eletto – e portato al potere il solito gruppetto di “democratici” filo-americani.

Poi c’è stata la Libia e, infine, il tentativo di dare il colpo di grazia alla Siria, anche a costo di favorire la creazione di un “califfato” terrorista che si ritagliasse una generosa porzione di territori siriani e iracheni. Ma l’intervento della Russia ha sparigliato le carte, costringendo gli americani a fare anche loro qualcosa per contrastare i taglia-gole. Salvo – naturalmente – a “sbagliare”, bombardando i siriani e favorendo la difesa dell’ISIS, com’è avvenuto qualche giorno fa.

In tutto ciò, il povero Barack Hussein Obama – 44° Presidente degli Stati Uniti agli sgoccioli di un modestissimo mandato nonché incredibile Premio Nobel per la Pace – vede ogni giorno di più la propria immagine appannata, sfocata, malferma. Ha chiuso la sua carriera con la sconfitta in Siria, con l’affronto della Brexit e con la bocciatura del suo progetto di imporre all’Unione Europea un trattato-capestro di cosiddetto libero scambio. L’ultimo colpo basso lo ha ricevuto dai compatrioti della rivista “Forbes”, massima autorità mondiale in materia di ricchi e famosi. Fino ad ieri, nella graduatoria degli “uomini più potenti del mondo” il Presidente degli Stati Uniti era immancabilmente al primo posto. Oggi al primo posto c’è Putin, al secondo Angela Merkel, e lui – il povero Premio Nobel – solamente al terzo. Potete controllare voi stessi, digitando su Google “più potenti forbes”.

 

È questo il clima in cui è maturata l’ultima provocazione: quella dell’annunzio di una “guerra cibernetica” contro la Russia. Mosca ha risposto che gli Stati Uniti “scherzano col fuoco”. Speriamo che ci si fermi agli scherzi, se così vogliamo chiamarli. Speriamo che Putin – come ha fatto finora – mantenga i nervi calmi e non cada nella trappola di rappresaglie e contro-rappresaglie. Perché il pericolo di una guerra mondiale è tutt’altro che remoto. Peraltro, la linea del fronte non sarebbe in America, ma qui, in Europa.

E noi, in aggiunta, siamo tanto coglioni da mandare i nostri soldati a partecipare ai giochetti provocatori della NATO ai confini della Russia.

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Wikileaks Tracked to Haifa, Trump’s Real Campaign Headquarters and more, much more 

Una versione diametralmente opposta su Wikileaks ….
Coloro che pensano che Wikileaks si stia muovendo contro Hillary naturalmente, non presta attenzione,  molti non prestano attenzione – non riescono a notare quali sono gli obiettivi di Wikileaks e a che cosa serve. Wikileaks vuole destabilizzare la Russia, hanno intenzione di usare gli Stati Uniti per farlo, il risultato sarà il caos.
 
L’articolo è ben documentato in questo link e nel video al suo interno:

http://www.veteranstoday.com/2016/10/24/wikileaks-tracked-to-haifa-trumps-real-campaign-headquarters/

L’aspetto occulto di un conflitto crescente

TOTALE PAZZIA

Cresce l’Ombra di una Possibile Guerra Nucleare

13 ottobre 2016
dal Sito Web ElRobotPescador
traduzione di Nicoletta Marino
Versione originale in inglese
 

Il politico ultra-nazionalista russo e alleato politico di Putin, Vladimir Zhirinovsky, capo del Partito Liberale Democratico di Russia ha dichiarato in un’intervista alla Reuters che se il candidato presidenziale degli Stati Uniti, Donald Trump non arriva al potere, scoppierà una guerra nucleare con la Russia.
“Gli Americani devono eleggere Donald Trump presidente il prossimo mese o prepararsi per una guerra nucleare” ha dichiarato Zhirinovsky, un politico radicale conosciuto per le sue dichiarazioni altisonanti.

Vladimir Zhirinovsky  

 Ecco le parole del politico russo noto per la sua retorica esegetica:

“il candidato repubblicano è l’unica persona capace di allentare le tensioni tra Mosca e Washington scatenatesi su diversi temi come l’attuale crisi della Siria”.

“Invece, l’ex segretaria di Stato americana e attuale rivale di Trump, la democratica Hillary Clinton, potrebbe scatenare una Terza Guerra Mondiale”, avverte Zhirinovsky, un alleato di Vladimir Putin, durante l’intervista pubblicata mercoledì.

Secondo questo legislatore russo appartenente al partito che ha guadagnato il terzo posto nelle ultime elezioni parlamentari:

“le relazioni tra Russia e Stati Uniti non potrebbero essere peggiori. L’unica maniera per farle peggiorare sarebbe l’inizio di una guerra”.

Coloro che voteranno il prossimo 8 novembre negli Stati Uniti

“devono rendersi conto che stanno votando per la pace sul pianeta Terra” se eleggono Trump. Però, se le urne daranno il responso di vittoria alla candidata democratica” è la guerra. Sarà un breve film. Sarà Hiroshimas e Nagasakis dappertutto”.
Zhirinovsky assicura che se il magnate arriva al potere, gli Stati Uniti si allontanano da quanto sta succedendo in Ucraina o in Siria e Irak. Effettivamente: 
“la Clinton è una persona pericolosa”.
Con lei gli Stati Uniti continueranno a intervenire negli affari di altri paesi.
“Lei potrebbe iniziare una guerra nucleare”.

Non è l’unico che la pensa così.

Già in agosto l’economista, scrittore e analista politico Paul Craig Roberts, ha parlato nella stessa maniera…

“Un voto per Hillary è un voto per una guerra nucleare. Se Hillary riesce a insediarsi nello Studio Ovale, pronostico una guerra nucleare prima che termini il suo primo mandato. Un voto per Hillary è un voto per una guerra nucleare”. “Sappiamo che Hillary, come Bill, è bugiarda. Sappiamo che Hillary è una guerrafondaia.

Sappiamo che Hillary ha reso le dichiarazioni più irresponsabili mai pronunciate da un candidato presidenziale quando affermò che il presidente della Russia era il nuovo Hitler, portando così le tensioni tra gli Stati Uniti e la Russia ad un livello più alto di quello della Guerra Fredda.

Sappiamo che Hillary si allea con i neo-conservatori e che crede nell’ideologia dell’egemonia mondiale degli Stati Uniti che può portare ad una guerra contro la Russia e la Cina.”
Un’altra figura importante che ha avvertito il pericoloso divenire dei fatti è il Vice primo Ministro turco Numan Kurtulmus, che ha affermato che: 

“Il mondo è sull’orlo di una grande guerra globale”.

Numan Kurtulmus

“Il conflitto siriano è divenuto una “guerra suppletiva tra le due super potenze della Guerra Fredda, Russia e Stati Uniti. Se questa guerra suppletiva continua, gli Stati Uniti e la Russia arriveranno alla guerra.

Il mondo è sul filo di una grande guerra regionale o globale”.

Riguardo a questa possibile “guerra nucleare” di cui si parla da mesi, ci sono notizie recenti che non invitano certo alla tranquillità.
La Russia spara con successo 3 missili balistici intercontinentali nello stesso giorno. 
Le Forze Armate russe hanno realizzato tre lanci con successo di missili balistici a lunga gettata, come esempio delle prove da combattimento delle Forze Missilistiche di denominazione strategica.
I lanci sono stati effettuati da diverse parti del paese.

Ecco cosa riporta la Web Sputnik… 

Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, durante la conferenza sulla sicurezza tenutasi a Berlino, ha detto che l’Alleanza atlantica inizia una tattica per intimidire la Russia: si pianifica il rafforzamento dell’infrastruttura e il dispiegamento di un nuovo tipo di proiettili vicino alla frontiera russa.
Precedentemente, l’Amministrazione Nazionale per la Sicurezza Nucleare (NNSA) ha riportato che gli Stati Uniti avevano provato con successo le bombe con capacità nucleare moderna B61-7 y B61-11.

Gli esperti non escludono che queste armi saranno situate nelle basi NATO d’Europa per il 2020, il che aumenterebbe in maniera significante la capacità bellica dell’Alleanza.

Poi, il Capo del Pentagono, Ashton Carter, ha detto in più di un’occasione che tali misure servono da contrappeso alle presupposte “ambizioni aggressive della Russia”.
 

Lo spiegamento in Europa di un’arma di tale precisione costituisce un problema serio per Mosca.

Il direttore del Progetto di Informazione Nucleare della federazione degli Scienziati Americani, Hans Kristensen, ha detto che:

“la NNSA sta sviluppando la prima bomba controllata a caduta libera per installarla sugli aerei da combattimento polivalenti F-35”, che entreranno in servizio nella basi aeree dell’Alleanza che si trovano nei paesi baltici nel 2020.

Ha quindi aggiunto:

“è la modernizzazione nucleare più grande da parte della NATO dalla decade degli anni 80”.

Per raggiungere le basi militari russe e il suo Ministero della Difesa dalle basi della Regione baltica, i caccia americani impiegherebbero solo alcuni minuti.Il vice ministro della Difesa russo, Anatoli Antónov, ha spiegato che la bomba B61-12 è un’arma a doppio uso: può essere utilizzata come un elemento di armi strategiche lanciata da bombardieri pesanti e come una testata nucleare lanciata da aerei tattici.

L’esperto ha precisato che:

“I piani degli Stati Uniti sono di natura provocatoria e contraddicono le affermazioni di Washington sul suo impegno per il disarmo nucleare”

E’ ovvio che in queste circostanze la Russia è obbligata a preparare delle contromisure dirette ad attualizzare i sistemi di difesa aerea sui suoi confini occidentali. Però, il Ministero della Difesa del paese potrebbe considerare di impiegare le sue basi militari nei paesi dove le aveva avute in passato, Vietnam e Cuba compresi.
“I nostri cacciabombardieri a Cuba preoccuparono molto gli Stati Uniti e Washington ci chiamerà a negoziare per diminuire il livello di minaccia sia nei paesi baltici sia nei Caraibi”, queste le parole dell’esperto militare Yuri Netkáchev.
Come si può vedere, è allucinante la leggerezza con cui ultimamente si parla di “guerra nucleare”. 
 
Il problema, però, risiede nel fatto che crediamo sia impossibile una guerra nucleare perché secondo vecchi schemi basati sulla mutua distruzione dei contendenti.
 

E forse la guerra nucleare che si sta pianificando, si centra sull’uso di artefatti di valore tattico destinati a distruggere determinate infrastrutture del nemico, in ciò che non sarebbe altro che l’estensione di una guerra convenzionale.

Se così fosse, allora ci troveremmo davanti a una guerra pianificata da ambedue le parti in cui

“si rispetteranno determinate regole di scontro”.
A questo livelli, è difficile dirimere la vera minaccia da ciò che sono solo prese di posizione o sproloqui minacciosi tra i due contendenti.Comunque sia chi ne pagherà le conseguenze saremo noi…
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COMMENTO (E CONFESSIONE PERSONALE) DI ‘EL ROBOT PESCADOR’:

Generalmente, in questo blog mi sono limitato a esporre informazioni estratte dalla rete e provenienti da diversi ambiti a volte insieme a analisi appropriate.

Sono poche le volte, però, in cui espongo le sensazioni interiori che le notizie producono su di me , oltre ogni ragionamento.

Ma i n questo caso, faccio un’eccezione e commenterò ciò che provo nella speranza che alcuni lettori facciano lo stesso ed esprimano (se lo desiderano) quali sono i loro sentimenti per il conflitto che viviamo.

So che quanto dirò qui di seguito potrebbe sembrare a molti lettori una stupidaggine o una pazzia.

Ma per una ragione che non arrivo a definire con parametri razionali, ho l’intima sensazione che CI STANNO PRENDENDO IN GIRO.

Gira e rigira, però dentro di me non posso eliminare questa sensazione
 

Forse perché voglio ingannarmi, o perché non voglio accettare la possibilità che dovremo vivere una grande guerra in pochi mesi o anni.

Nella mia testa, però, c’è una vocina che non vuole zittirsi e che mi dice che tutto quanto stiamo vivendo (malgrado i milioni di morti e la distruzione che stanno avvenendo) sa molto di inganno. Da tutte e due le parti…

E’ come su tutti si fossero messi d’accordo nel voler impaurire la popolazione.

Non vi ingannerò: non ho nessuna spiegazione razionale per questa sensazione personale; tutto quello che vedo e ascolto mira proprio nella direzione opposta. Pertanto mi posso sbagliare.

Non posso però evitare di sentire che c’è un aspetto occulto in tutto questo conflitto crescente.

E’ come se tutta questa probabile guerra mondiale fosse un pretesto per la realizzazione di un altro tipo di manovra che non ci aspettiamo. Come se ci minacciassero con una grande guerra mondiale che “distruggerà tutto” però all’ultimo momento apparirà “una soluzione” forse veicolata per mezzo di un certo “tipo di fenomeno o evento” tale da farci accettare “la soluzione proposta” come “l’unica opzione per salvarci dalla catastrofe”.

So che molti penseranno “all’arrivo degli UFO e degli extraterrestri“, agli “anticristo che scendono dal cielo” e a altre “fantasie” abilmente infiltrate nella rete in questi ultimi anni.

Non so dove saranno diretti i colpi (visto che ho parlato di un possibile contatto extraterrestre orchestrato in precedenti articoli a mo’ di ipotesi).

Ultimamente, inoltre, siamo stati sottoposti a un bombardamento costante di informazioni sulla colonizzazione di Marte. Ma forse tutto potrebbe essere veicolato attraverso qualcosa di molto più mondano e meno fantasioso.

Ripeto: so che non ha senso perché tutte le prove e gli indizi puntano in altra direzione.

C’è, però, qualcun altro che abbia la sensazione che tutta questa minaccia di terza guerra mondiale non sia altro che una manovra orchestrata e che in realtà ci stanno preparando qualcos’altro?
Fonti

Fonte: 

http://www.bibliotecapleyades.net/sociopolitica/sociopol_russia94.htm 

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Navi e missili, e se questa guerra ora ci esplodesse addosso?

Articolo di libreidee.org