Archivi categoria: Antropologia

I Sumeri, il popolo attraverso il quale tale alta forma di civiltà ha potuto realizzarsi

DIVINITÀ DEL CIELO E DELLA TERRA

Come avvenne che dopo centinaia di migliaia e persino milioni di anni di lento e faticoso sviluppo umano, le cose cambiarono d’un tratto così completamente da trasformare dei nomadi primitivi, dediti alla caccia e alla raccolta di semi e frutti, in agricoltori stanziali e fabbricanti di terraglie, e poi in costruttori di case, ingegneri, matematici, astronomi, fabbricanti di metalli, musicisti, giudici, medici, scrittori, bibliotecari, sacerdoti? E potremmo andare ancora più avanti e domandarci, come ha fatto il professor Robert J. Braidwood (Prehistoric Men, «Gli uomini preistorici»): «Perché tutto questo è accaduto? Perché gli esseri umani non vivono ancora come nell’età della pietra?».

I Sumeri, il popolo attraverso il quale tale alta forma di civiltà ha potuto realizzarsi, avevano una risposta a questa domanda. Essa si trova incisa su una delle innumerevoli iscrizioni dell’antica Mesopotamia portate alla luce dagli scavi archeologici: «Tutto ciò che appare bello lo abbiamo fatto per grazia degli dèi». Gli dèi di Sumer, dunque. Ma chi erano? Erano forse simili agli dèi greci, che vivevano nella grande e maestosa casa di Zeus nei cieli: l’Olimpo, che corrispondeva, sulla Terra, al monte più alto della Grecia, il Monte Olimpo, appunto? I Greci descrivevano i loro dèi come essere antropomorfi, simili ai mortali nel fisico come nel carattere: sapevano essere arrabbiati e gelosi; si innamoravano, litigavano, combattevano;e, come gli esseri umani, procreavano, generavano figli attraverso rapporti sessuali tra loro o con i mortali.

Erano irraggiungibili, eppure costantemente presenti nelle faccende dell’uomo. Potevano coprire distanze enormi viaggiando a grande velocità, apparire e scomparire a loro piacimento; disponevano di armi dotate di un immenso e strano potere. Ognuno di loro aveva una funzione specifica e, di conseguenza, ogni specifica attività umana poteva essere influenzata, nel bene o nel male, dall’atteggiamento del dio preposto a quella particolare attività; i rituali di culto e le offerte agli dèi miravano quindi a ottenerne il favore.

La principale divinità dei Greci era Zeus, “Padre degli dèi edegli uomini”, “Signore del fuoco celeste”. Il suo simbolo e arma principale era il fulmine. Egli era il re dei cieli, ma “regnava” anche sulla Terra, prendeva decisioni e dispensava bene e male tra i mortali, eppure il suo dominio originario era nei cieli. Quello di Zeus non era il primo caso di commistione tra cielo e Terra. Nella mitologia greca – che altro non è che una mescolanza tra teologia e cosmologia – al principio di tutto vi era il Caos; poi apparvero Gea (la Terra) e il suo consorte Urano (il cielo), i quali generarono i dodici Titani, sei maschi esei femmine.

Questi compirono le loro imprese sulla Terra, sebbene si attribuisse loro anche una corrispondenza astrale. Crono, il maschio più giovane dei Titani, divenne la figura principale dell’Olimpo mitologico. Ottenne con la forza una posizione di supremazia sugli altri Titani, dopo aver evirato suo padre Urano; quindi, timoroso della reazione dei suoi fratelli, li imprigionò e poi li scacciò. Per questo fu maledetto da sua madre, che gli predisse che anch’egli avrebbe subito lo stesso destino di suo padre e sarebbe stato detronizzato dai suoi stessi figli. Crono si unì con sua sorella Rea e generò tre figli maschi e tre femmine: Ade, Poseidone e Zeus; Estia, Demetra ed Era. Ancora una volta, era destino che fosse il figlio più giovane a rovesciare suo padre e la maledizione di Gea si avverò quando Zeus detronizzò Crono, suo padre.

Il colpo di mano non fu, però, né facile né rapido: perparecchi anni, infatti, si susseguirono battaglie tra gli dèi e altri esseri soprannaturali, che culminarono con la lotta tra Zeus e Tifone, una divinità dalle sembianze di serpente. Fu una battaglia senza esclusione di colpi, che si svolse tanto sulla Terra quanto in cielo e che si concluse presso il Monte Casio,vicino al confine tra Egitto e Arabia – a quanto pare in qualche punto della penisola del Sinai. (vedi foto sotto)

 

Zeus, che aveva vinto la battaglia, fu riconosciuto come la divinità suprema, ma doveva dividere il potere con i suoi fratelli. Che sia stato dunque per scelta o, come dicono alcuni, affidandosi a un lancio di dadi, i tre giunsero a un accordo: Zeus avrebbe avuto il controllo dei cieli, il fratello maggiore Ade quello degli Inferi, mentre Poseidone avrebbe avuto il dominio dei mari. Anche se col tempo Ade e il suo territorio divennero sinonimo di Inferno, originariamente il suo dominio era collocato in una imprecisata zona “molto in basso”, che comprendeva terre deserte e paludose e zone bagnate da fiumi impetuosi.

Ade era considerato “l’invisibile”, colui che incute timore, rigoroso e austero. Poseidone, invece, era spesso rappresentato con in mano il suo simbolo, il tridente. Oltre a dominare i mari, egli era anche signore dell’arte, della sculturae della lavorazione dei metalli, e anche un mago particolarmente astuto. Se Zeus veniva visto, nella tradizione greca, come un dio severo con il genere umano, tanto da volerne, ad un certo punto, addirittura l’annientamento, Poseidone era invece considerato amico della stirpe umana, e anzi faceva di tutto per ottenere le lodi dei mortali.

I tre fratelli e le loro tre sorelle, tutti figli di Crono e Rea, costituivano la parte più antica della cerchia dell’Olimpo, il gruppo dei dodici Grandi Dèi. Gli altri sei erano tutti figli di Zeus e la mitologia greca tratta con molta precisione della loro genealogia e dei reciproci rapporti. Tutti gli dèi e le dee che si considerano figli di Zeus avevano madri diverse. Unitosi inizialmente con una dea di nome Meti, Zeus ebbe da lei una figlia, Atena, che divenne la dea della sapienza.

Ma poiché era stata anche l’unica a rimanere al fianco di Zeus durante il suo combattimento con Tifone, mentre tutti gli altri dèi erano scappati, Atena si vide attribuire anche doti marziali e divenne anche la dea della guerra. Essa era la “vergine perfetta” e non sposò nessuno; ma talvolta nei racconti mitologici viene associata a suo zio Poseidone, il quale, pur avendo come moglie ufficiale la dea che era anche la Signora del Labirinto sull’isola di Creta, non disdegnava sua nipote Atena come amante.

Zeus si unì poi ad altre dee, ma i figli che ebbe da loro non entrarono a far parte della cerchia dell’Olimpo. Quando ritenne che fosse giunto il momento di assicurarsi un erede maschio, Zeus si rivolse a una delle sue sorelle. La maggiore, Estia, era una specie di eremita – forse troppo vecchia o troppo malata per essere oggetto di attenzioni matrimoniali – e così Zeus non ebbe bisogno di molte scuse per scegliere Demetra, la sorella mediana, la dea della fertilità.

Ma, invece di un figlio maschio, essa gli generò una femmina, Persefone, che divenne moglie di suo zio Ade e con lui divise il dominio sul mondo degli Inferi. Deluso per non essere riuscito ad avere figli maschi, Zeus cercò amore e conforto in altre dee. Armonia gli diede nove figlie. Poi fu la volta di Leto, che gli diede una figlia femmina e un maschio, Artemide e Apollo, i quali vennero finalmente ammessi nel gruppo delle divinità maggiori.

Apollo, come primo figlio maschio di Zeus, fu una delle figure più importanti del pantheon ellenico, temuto dagli uomini come dagli dèi. Egli era colui che interpretava per imortali il volere di suo padre Zeus e perciò era la massima autorità in fatto di culto e di legge religiosa. In quanto rappresentante delle leggi morali e divine, era l’emblema della purificazione e della perfezione, tanto spirituale quanto fisica. Il secondo figlio di Zeus era Ermes, figlio della dea Maia. Protettore dei pastori, guardiano delle greggi e delle mandrie, egli meno importante di suo fratello Apollo, ma più vicino alle faccende umane; qualunque voltafaccia della fortuna veniva attribuito a lui.

Come dispensatore di fortuna, era il dio preposto al commercio, protettore di mercanti e viaggiatori. Ma il suo ruolo principale, nella mitologia come nell’epica, era quello di messaggero degli dèi. Spinto dalle tradizioni dinastiche, Zeus era ancora alla ricerca di un figlio maschio da concepire con una delle sue sorelle: si rivolse dunque alla più giovane, Era. Dopo averla sposata con un rito sacro e ufficiale, la proclamò regina degli dèi, la Madre Dea. Dal loro matrimonio nacque un figlio maschio, Ares, e due femmine, ma il rapporto era interrotto dalle continue infedeltà di Zeus e da una presunta infedeltà anche da parte di Era, che getta qualche dubbio sulla reale paternità di un altro figlio, Efesto.

Ares venne anch’egli ammesso tra i Grandi dell’Olimpo e divenne anzi il braccio destro di Zeus, il dio della guerra. Era rappresentato come l’emblema stesso della combattività, eppure era tutt’altro che invincibile: mentre combatteva dalla parte dei Troiani nella guerra di Troia, si procurò una ferita che solo Zeus potè guarire. Efesto, da parte sua, dovette lottare non poco per essere ammesso nell’Olimpo.

Egli era il dio della creatività, capace dicostruire oggetti magici per gli uomini e per gli dèi; a lui si doveva il fuoco delle fornaci e l’arte di lavorare i metalli. Secondo la leggenda, egli era nato zoppo e per questo fu scacciato dalla madre Era; un’altra versione, però, senza dubbio più credibile, attribuisce a Zeus la cacciata di Efesto, forse a causa della sua paternità incerta. Efesto, comunque, usò i suoi magici poteri creativi per costringere Zeus ad ammetterlo tra i Grandi Dèi.

La leggenda dice anche che un giorno Efesto costruì una rete invisibile che avrebbe circondato il letto di sua moglie se questo fosse stato scaldato da un amante; e in effetti una tale precauzione poteva non rivelarsi inutile, visto che sua moglie era Afrodite, dea dell’amore e della bellezza. Su di lei, naturalmente, si raccontavano numerose storie d’amore, molte delle quali riguardavano Ares, fratello di Efesto (uno dei frutti di questo amore illecito fu Eros, il dio dell’amore.) Afrodite fu ammessa tra i dodici Grandi Dèi dell’Olimpo e le circostanze di questa ammissione gettano luce su ciò di cui ci stiamo occupando. Afrodite non era né sorella né figlia di Zeus, eppure non poteva essere ignorata.

Essa proveniva dalle coste asiatiche del Mediterraneo di fronte alla Grecia (secondo il poeta greco Esiodo era arrivata attraverso Cipro) e si dice che fosse nata per opera di Urano stesso. Apparteneva dunque a una generazione precedente a quella di Zeus, essendo, per così dire, sorella di suo padre e incarnazione del progenitore degli dèi, colui che era stato evirato.

 

Vedi figura sopra Afrodite, dunque, doveva essere inclusa tra gli dèi dell’Olimpo, senza tuttavia che fosse superato il numero complessivo di dodici. Come fare? Semplice: qualcuno doveva andarsene per far posto a lei, e questo qualcuno fu Ade. Poiché a lui era stato dato il dominio sugli Inferi, egli non poteva rimanere nell’Olimpo con gli altri dèi: ecco, dunque, che venivaa crearsi un posto libero, perfetto per essere occupato da Afrodite. Sembra proprio che il dodici fosse un requisito assolutamente imprescindibile per gli dèi dell’Olimpo: essi non dovevano essere di più, ma neanche meno di dodici, come dimostrano le circostanze che portarono all’ammissione di Dioniso nel circolo dell’Olimpo. Dioniso era frutto di una relazione adulterina di Zeus con la propria figlia Semele; dovendo nascondersi dal furore di Era, legittima moglie di Zeus, egli venne mandato in terre lontane – fino in India – e dovunque andò introdusse la pratica di coltivare la vite e diprodurre il vino.

Nel frattempo, nell’Olimpo si era creato un posto libero, poiché Estia, la sorella maggiore di Zeus, troppo vecchia e debole, era stata allontanata dal circolo dei dodici. Dioniso potè quindi tornare in Grecia e occupare il posto di Estia: gli dèi olimpici erano ancora una volta dodici. Sebbene la mitologia greca non sia troppo chiara riguardo all’origine del genere umano, leggende e tradizioni attribuiscono a eroi e re un’origine divina.

Questi semidèi rappresentavano il legame tra il destino umano – con le sue fatiche quotidiane, la dipendenza dagli elementi, le malattie, la morte – e un passato lontano e felice, quando sulla Terra si aggiravano soltanto gli dèi. E anche se, tra gli dèi, molti erano nati sulla Terra, il ristretto circolo dei dodici rappresentava, per così dire, l’aspetto “celestiale” del pantheon divino. Nell’Odissea si afferma che l’Olimpo si trovava nella “pura aria superiore”; i dodici dèi maggiori erano dèi del cielo che erano discesi sulla Terra e rappresentavano i dodici corpi celesti della” volta del cielo”.

I nomi latini che i Romani attribuirono agli dèi greci confermano questa sorta di associazione astrale: Gea divenne la Terra; Ermes, Mercurio; Afrodite, Venere; Ares, Marte; Crono, Saturno; e Zeus divenne Giove. Come per i Greci, anche per i Romani Giove era una divinità “tonante” armata di fulmine eassociata al toro (vedi figura sotto).

 

Quasi tutti gli studiosi concordano ormai nell’affermare chele basi della civiltà greca siano da ricercare sull’isola di Creta, dove, tra il 2700 e il 1400 a.C. circa, fiorì la civiltà minoica.Nel complesso di miti e leggende che caratterizzano la civiltà minoica, un ruolo preminente è svolto dal “minotauro”, mezzouomo e mezzo toro, frutto dell’unione tra Pasifae, moglie di Minosse, e un toro.

Numerosi reperti archeologici confermano questo esteso culto minoico del toro, che in alcune raffigurazioni si presenta come un’entità divina accompagnata da una croce, simbolo, probabilmente, di qualche stella o pianeta non ancora identificato. Si pensa, quindi, che il toro che i Minoici adoravano non fosse il comune animale terreno, ma il Toro celeste – la costellazione del Toro, appunto – in onore diqualche evento che era avvenuto quando il Sole, all’equinozio di primavera, era apparso in quella costellazione, intorno al 4000 a.C. (vedi figura sotto).

 

Secondo la tradizione greca, Zeus arrivò in Grecia via Creta,da dove era fuggito, attraverso il Mediterraneo, dopo averrapito Europa, la bellissima figlia del re di Tiro, la città fenicia. In effetti, quando Cyrus H. Gordon riuscì a decifrare il più antico scritto in lingua minoica, fu dimostrato che si trattava di «un dialetto semitico originario delle coste del Mediterraneo orientale».

I Greci, infatti, non avevano mai detto che i loro dèi olimpici fossero arrivati in Grecia direttamente dal cielo. Zeus, come abbiamo visto, era arrivato attraverso il Mediterraneo, via Creta. Poseidone (Nettuno per i Romani) arrivò a cavallo dall’Asia Minore. Atena portò “l’olivo, fertile e spontaneo” in Grecia dalle terre bibliche. Non vi è dubbio che le tradizioni e i culti religiosi elleni ci siano arrivati in Grecia dal Vicino Oriente, attraverso l’Asia Minore e le isole del Mediterraneo.

È qui, dunque, che vanno ricercate le radici del pantheon dei Greci, le origini dei loro dèi e le relazioni astrali con il numero dodici. L’induismo, l’antica religione dell’India, considera i Veda – composizioni formate da inni, formule sacrificali e altri detti riguardanti gli dèi – come scritture sacre, “non di origine umana”: gli dèi stessi le avrebbero composte in un’età precedente a quella attuale.

Con il passare del tempo, però, degli originari 100.000 e più versi tramandati oralmente di generazione in generazione, gran parte andò perduta, finché un saggio decise di scrivere i versi che ancora rimanevano, li suddivise in quattro libri e li affidò a quattro dei suoi discepoli, perché ne conservassero uno ciascuno.

Quando, nel XIX secolo, gli studiosi cominciarono adecifrare le lingue antiche e a individuarne le reciproche interconnessioni, si accorsero che i Veda erano scritti inun’antichissima lingua indoeuropea, antenata del sanscrito – dalla cui radice sarebbe poi nato l’indiano – del greco, del latino e delle altre lingue europee.

Quando poi furono finalmente ingrado di leggere e analizzare i Veda, rimasero molto sorpresi di vedere le indubbie analogie tra i racconti vedici sugli dèi e quelli dei Greci. Gli dèi, secondo i Veda, erano tutti membri di un unico, non necessariamente tranquillo, gruppo familiare.

In mezzo airacconti di salite al cielo e discese sulla Terra, battaglie celestia suon di armi portentose, amicizie e rivalità, matrimoni e infedeltà, sembra esservi stata anche una certa preoccupazione di indicare i principali rapporti genealogici: chi era il padre e chi il figlio, qual era il primogenito e di chi, ecc. Gli dèi sulla Terra erano originari del cielo, e i principali tra essi, anche sulla Terra, continuavano a rappresentare la corrispondenza con corpi celesti.

Continua …

 

Di ZECHARIA SITCHIN IL PIANETA DEGLI DEI
(The 12th Planet,1976) – Capitolo terzo

 

®wld

Se Dio ha creato l’uomo, l’uomo può diventare più intelligente di Dio?

Wikimedia Commons

Gli impianti cerebrali AI possono “dare alle persone un’intelligenza sovrumana”?

Postato da: Sofie Jackson tramite Daily Star

“L’intelligenza artificiale è un ossimoro che suggerisce che una creazione dell’uomo può superare l’intelligenza del suo creatore. Questo è stato anche il dibattito biblico dei secoli: se Dio ha creato l’uomo, l’uomo può diventare più intelligente di Dio?

La proposizione di fantascienza secondo cui gli impianti cerebrali possono fornire conoscenze assistite da computer in grado di raggiungere lo status di superpotenza è proprio questo: fantascienza. I sognatori di Technocrat credono di poter fare qualsiasi cosa la loro mente concepisca e quando scoprono che la realtà non è all’altezza, falsificano l’esperienza e la chiamano reale. Questo articolo rivela che la macchina dei sogni è viva e vegeta e sta ancora sviluppando la propaganda scientifica. ⁃ Editor TN “

Gli elettrodi per potenziare il cervello diventeranno presto “come la chirurgia plastica” mentre tutti corriamo per ottenere miglioramenti cibernetici.

Gli esseri umani saranno trasformati in cyborg – con gli scienziati che attaccano gli impianti AI nel loro cervello.

Gli elettrodi per lo zapping cerebrale hanno trattato i pazienti con convulsioni con risultati promettenti e gli effetti collaterali bizzarri e inattesi di calma e positività indicano che ora vengono analizzati come trattamento radicale per la depressione.

È anche teorizzato che gli impianti elettrici possano essere manipolati per rendere gli utenti al massimo del loro potere cerebrale, analogamente a come le anfetamine come Adderall vengono abusate oggi.

La coppia scientifica Kelly e Zach Weinersmith hanno esplorato gli entusiasmanti progressi nel loro nuovissimo libro “Soonish – Dieci tecnologie emergenti che miglioreranno e / o rovineranno tutto”.

La coppia ritiene che gli elettrodi per potenziare il cervello diventeranno presto “come la chirurgia plastica” – con le persone che spendono shedload per diventare più intelligenti e stare davanti al gruppo.

Uno dei quattro migliori accademici attualmente abusa delle anfetamine, secondo i Weinersmiths.

“Poiché la tecnologia dell’interfaccia cervello-computer diventa più affidabile, può avere implicazioni in molti settori”, hanno scritto.

“Un’interfaccia cervello-computer ideale può renderti più intelligente, più bravo a ricordare le cose, più concentrato e forse anche più creativo.

“Non puoi pensare alle possibilità senza le possibilità senza immaginare una sorta di diaspora del cyborg e tuttavia avere l’opportunità di avere improvvisamente un ricordo migliore, probabilmente lo prenderemmo tutti.”

Ancora più strana è la possibilità di una mente umana da alveare: saremo in grado di condividere i reciproci pensieri come un esercito di formiche che lavorano all’unisono.

I topi di laboratorio avevano il cervello collegato tramite un’interfaccia cervello-computer in una serie di esperimenti.

“I risultati sembrano essere una sorta di connessione cervello-cervello”, hanno detto i Weinersmiths.

“Non sappiamo se questi topi di laboratorio condividessero letteralmente pensieri, ma i loro cervelli collegati sembrano riunirsi e lavorare insieme in modo più efficiente.

“Ad un certo punto in futuro, potrebbe diventare possibile combinare letteralmente le menti con altre persone, sia per scopi ricreativi o commerciali.

“Per noi, questo suona come una versione da incubo del fare un progetto di gruppo, ma ognuno per il suo.”

La lettura della mente avrebbe però notevoli inconvenienti – come pensare “Voglio divorziare da mia moglie” quando sei seduto sul divano, accanto a tua moglie.

I dispositivi potrebbero anche essere hackerati, per omicidio o una versione oscura e futuristica di abusi domestici.

“Nel caso delle protesi cerebrali, l’hacking potrebbe significare molte cose.

Leggi la storia completa qui …

Fonte: https://www.technocracy.news/can-ai-brain-implants-give-people-superhuman-intelligence/

®wld

 

LA CIVILTÀ SORTA DAL NULLA

 

LA CIVILTÀ SORTA DAL NULLA

Per lungo tempo l’Occidente credette che la propria civiltà fosse un dono di Roma e della Grecia. Eppure gli stessi filosofi greci scrissero più volte di aver attinto a fonti antecedenti. Chi tornava in Europa dopo un viaggio in Egitto, poi, raccontava che in quella terra esistevano grandiose piramidi e città-tempio semi sepolte nella sabbia, a guardia delle quali stavano strani animali di pietra chiamate sfingi.

Quando, nel 1799, Napoleone arrivò in Egitto, portò con sé alcuni studiosi perché esaminassero e spiegassero questi antichi monumenti. Uno dei suoi ufficiali trovò vicino a Rosetta una lastra di pietra che recava inciso un proclama del 196 a.C. nell’antica scrittura pittografica egizia (geroglifici), oltre che in due altre forme di scrittura.

Una volta decifrata la scrittura egizia, l’Occidente comprese, anche grazie ai ritrovamenti archeologici che seguirono, che l’Egitto aveva conosciuto un alto livello di civiltà ben prima dell’avvento dei Greci. Le fonti egizie parlavano di dinastie reali – cominciate intorno al 3100 a.C. – due millenni prima che vedesse la luce la civiltà greca, che raggiunse il periodo di massimo splendore solo nel V e IV secolo a.C.

E dunque da ricercarsi in Egitto l’origine della nostra civiltà? Per quanto logica sembri tale conclusione, i fatti sembrano in realtà smentirla. Gli studiosi greci descrissero sì i loro viaggi in Egitto, ma le antiche fonti di conoscenza delle quali parlavano furono ritrovate altrove. Le culture pre-ellenistiche del Mar Egeo – la civiltà minoica sull’isola di Creta e quella micenea nella Grecia continentale – mostravano legami più con la cultura dell’area medio-orientale che con quella egizia.

La Siria e l’Anatolia, non l’Egitto, erano le arterie principali attraverso cui i Greci avevano potuto attingere a una civiltà precedente. L’invasione della Grecia da parte dei Dori e quella della terra di Canaan da parte degli Israeliti in seguito all’Esodo dall’Egitto erano avvenute più o meno nello stesso periodo (verso il XII secolo a.C). Partendo da questo presupposto, gli studiosi si sono messi alla ricerca di eventuali analogie tra la civiltà semitica e quella ellenica, e ne hanno trovate molte.

Ilprofessor Cyrus H. Gordon (Forgotten Scripts; Evidence for the Minoan Language; «Scritti dimenticati; Testimonianze della lingua minoica») inaugurò un nuovo filone di studi dimostrando che un’antica scrittura minoica, chiamata Lineare A, rappresentava in realtà una lingua semitica. Egli ne concluse che «il modello (distinto dal contenuto) delle civiltà ebraica e minoica era per molti versi lo stesso», e notò inoltre che il nome dell’isola, Creta, pronunciato alla maniera minoica Ke-re-ta, era uguale alla parola ebraica Ke-re-et (“città cinta dimura”) e si ritrovava in un racconto semitico in cui si parlava di un re di Keret.

Anche l’alfabeto greco, dal quale derivano quello latino e anche i nostri moderni alfabeti, proveniva dal Medio Oriente. Gli antichi storici greci scrissero che un fenicio di nome Kadmus (“antico”) portò loro l’alfabeto, che comprendeva lo stesso numero di lettere, nel medesimo ordine, di quello ebraico; era questo l’unico alfabeto greco in uso al tempo della guerra di Troia.

Fu poi il poeta Simonide di Ceo, nel v secolo a.C, ad aumentare a 26 il numero delle lettere. Il fatto che la scrittura greca e quella latina, come del resto tutta l’ossatura della nostra cultura occidentale, fosse stata importata dal Medio Oriente risulta evidente se confrontiamo ordini, nomi e segni dell’alfabeto originario medio-orientale con quello greco antico, molto più recente, e con quello latino, ancora più recente (vedi figura a lato).

Gli studiosi sapevano bene, ovviamente, che i Grecia vevano avuto contatti con il Medio Oriente nel I millennio a.C, contatti culminati con la sconfitta dei Persiani da parte di Alessandro il Macedone nel 331 a.C. Le fonti grechecontenevano molte informazioni su questi Persiani e sulle loroterre (che corrispondono approssimativamente all’odierno Iran).

Analizzando i nomi dei loro re – Ciro, Dario, Serse – e delleloro divinità, che sembrano appartenere al ceppo linguistico indoeuropeo, gli studiosi giunsero alla conclusione che essi appartenevano a quel popolo ariano (“signore”) comparso nei pressi del Mar Caspio verso la fine del II millennio a.C. e diffusosi poi verso ovest in Asia Minore, verso est in India everso sud in quelle che l’Antico Testamento chiamava “le terredei Medi e dei Parsi”.

(1) “H”, comunemente translitterata come “H” per semplicità, è pronunciata in sumerico e nelle lingue semitiche come “CH” nello scozzese o tedesco “loch”.(2) “S”, comunemente translitterata come “S” per semplicità, è pronunciata in sumerico e nelle lingue semitiche come “TS”.Eppure le cose non erano così semplici.

Nonostante la presunta origine straniera di questi invasori, l’Antico Testamento li tratta come parte integrante degli eventi biblici. Ciro, per esempio, è considerato un “Unto di Yahweh”, il che è piuttosto strano per un non-ebreo. Secondo il Libro di Esdra, poi, Ciro accettò la missione di ricostruire il Tempio di Gerusalemme e affermò di agire in base agli ordini di Yahweh, che egli chiamava “Dio del cielo”.

Ciro e gli altri re della sua dinastia chiamavano se stessi con il nome di Achemenidi, dal titolo adottato dal fondatore della dinastia stessa, Hacham-Anish. Questo titolo non era affatto ariano, ma semitico, e significava “uomo saggio”. Tutto considerato, gli studiosi non hanno mai approfondito i molti punti che avrebbero potuto far pensare ad analogie tra il Dio ebraico Yahweh e la divinità che gli Achemenidi chiamavano “Saggio Signore”, e che nelle raffigurazioni, per esempio nel sigillo reale di Dario (figura sopra), compariva nei cieli all’interno di una sfera alata. È ormai accertato che le radici culturali, religiose e storiche di questi antichi Persiani risalgono ai precedenti imperi di Babilonia e di Assiria, di cui l’Antico Testamento documenta la diffusione e la successiva caduta.

I simboli che compaiono sui sigilli e sui monumenti degli Achemenidi furono in un primo tempo ritenuti elementi puramente decorativi. Solo nel 1686 Engelbert Kampfer, dopo aver visitato Persepoli, l’antica capitale persiana, definì quei segni “cuneati” e capì che rappresentavano vere e proprie lettere a forma di cuneo. Da allora quella forma di scritturavenne chiamata “cuneiforme”.

Via via che si procedeva a decifrare le iscrizioni degli Achemenidi, divenivano sempre più evidenti le analogie con leiscrizioni trovate su antichi oggetti artigianali e tavolette in Mesopotamia, la terra che si trovava tra i fiumi Tigri ed Eufrate. Da prima si trattò di ritrovamenti isolati, sparsi qua e là, finché l’archeologo francese Paul-Emile Botta organizzò,nel 1843, la prima grande spedizione archeologica mirata.

Per essa scelse un luogo della Mesopotamia settentrionale, chiamato oggi Khorsabad, vicino all’attuale Mosul. Ben presto Botta potè stabilire che le iscrizioni cuneiformi parlavano di un luogo chiamato Dur Sharru Kin. Erano iscrizioni semitiche, in una lingua sorella di quella ebraica, e il nome significava “la città cinta di mura del re giusto”.

Questore nei nostri testi è chiamato Sargon II. La città citata nelle iscrizioni era la capitale del regno assiro; al suo centro vi era un magnifico palazzo reale le cui mura erano ornate di bassorilievi che, messi uno vicino all’altro, si estendevano per oltre un miglio. Dominava la città e il complesso reale una piramide a gradini chiamata ziggurat, che fungeva da “scala verso il paradiso” per gli dèi (figura sopra).

L’impianto della città e le sculture facevano pensare a uno stile di vita complesso ed estremamente avanzato. Palazzi, templi, case, stalle, magazzini, mura, colonne, decorazioni, statue, opere d’arte, torri, cinte di difesa, terrazze, giardini: tutto venne completato in soli cinque anni. Secondo Georges Contenau (La vie quotidienne à Babylone et en Assyrie, «Lavita quotidiana a Babilonia e in Assiria»), «l’immaginazione vacilla di fronte alla potenziale forza di un impero che è riuscito a fare tanto in così poco tempo», circa 3.000 anni fa.

Continua …

Di ZECHARIA SITCHIN IL PIANETA DEGLI DEI

(The 12th Planet,1976) – Capitolo secondo

®wld

UN INIZIO SENZA FINE

UN INIZIO SENZA FINE

Di tutta la documentazione che ho messo insieme per supportare le conclusioni a cui sono giunto, la prova numero uno è data dall’uomo stesso. Per molti versi, infatti, l’uomo moderno – Homo sapiens – è una specie di straniero sulla Terra.Da quando Charles Darwin sbalordì gli studiosi e i teologidel tempo con la sua teoria dell’evoluzione, per la vita sulla Terra è stato tracciato un percorso storico che, culminando nell’uomo, passa attraverso i primati, i mammiferi, i vertebrati e, ancora più indietro, attraverso forme di vita progressivamente inferiori, fino al punto in cui, miliardi di anni fa, si presume che sia cominciata la vita.

Dopo essere risaliti a ritroso fino a questo punto, gli studiosi hanno cominciato a intravedere la possibilità di altre forme di vita in qualche altra parte del nostro sistema solare o addirittura al di fuori di esso, ed è qui che si sono fatti strada i primi dubbi circa la vita sulla Terra.

Sembra infatti che qualcosa non quadri: se tutto è cominciato con una serie di reazioni chimiche spontanee, come mai la vita sulla Terra ha una sola e unica fonte, e non una serie di fonti dettate dal caso? E perché tutta la materia vivente contiene così poco degli elementi chimici che abbondano sulla Terra e così tanto di quelli che invece sono rari sul nostro pianeta? Non potrebbe essere che la vita sia stata importata sulla Terra da qualche altro luogo? La posizione dell’uomo nella catena evolutiva ha ulteriormente complicato il problema.

Sulla base di reperti ossei ritrovati in luoghi diversi, gli studiosi credettero in un primo tempo che l’uomo avesse avuto origine in Asia circa 500.000 anni fa. Ma quando vennero rinvenuti fossili più antichi, risultò chiaro che il cammino dell’evoluzione aveva richiesto molto, molto più tempo. I primati antenati dell’uomo vengono ora datati approssimativamente a 25 milioni di anni fa. Da reperti ritrovati nell’Africa orientale riusciamo a collocare la transizione verso primati più simili all’uomo (ominidi) a circa 14 milioni di anni fa, mentre solo 11 milioni di anni più tardi sarebbe apparso il primo uomo-scimmia classificabile come Homo.

Il primo essere con fattezze decisamente umane -“Australopithecus avanzato” – visse in quella stessa parte del mondo circa 2 milioni di anni fa, ma ci volle un altro milione di anni prima che comparisse l’Homo erectus. Infine, dopo altri 900.000 anni, apparve quello che si considera il primo Uomo primitivo: l’Uomo di Neanderthal, dal nome della località dove i suoi resti vennero rinvenuti per la prima volta. Sebbene siano passati più di 2 milioni di anni tra l’Australopithecus avanzato e l’Uomo di Neanderthal, gli arnesi che i due gruppi utilizzavano – pietre appuntite – erano piuttosto simili, e anche le loro fattezze, per quello che ne sappiamo, non erano poi tanto diverse (figura 1).

Poi, improvvisamente e inesplicabilmente, circa 35.000 annifa un nuovo tipo di uomo – Homo sapiens (“Uomo pensante”) – apparve come dal niente e cancellò l’Uomo di Neanderthal dalla faccia della Terra.

Questi uomini moderni – chiamati uomini di Cro-Magnon – erano talmente simili a noi che, se vestiti e pettinati secondo la nostra moda, si confonderebbero tranquillamente tra la folla di qualunque città europea o americana. Poiché erano abilissimi nel costruire caverne, furono in origine chiamati “uomini delle caverne”.

In effetti, giravano sulla Terra senza problemi, proprio perché, dovunque andassero, sapevano costruirsi case e ripari fatti di pietre e pelli di animali. Per milioni di anni, l’uomo aveva utilizzato come utensili nient’altro che pietre di varie fogge. Ora, l’Uomo di Cro-Magnon sapeva costruire arnesi diversi, a seconda dell’uso a cui erano destinati, e armi fatte di legno e ossa. Non era più una “scimmia nuda”, ma usava le pelli degli animali per coprirsi. Viveva in forme di società organizzate, una sorta diclan guidato da un patriarca. Le incisioni e le sculture trovate nelle caverne dimostrano un buon senso artistico e una certa profondità di sentimenti, nonché una qualche forma di”religione” apparentemente legata al culto di una Dea Madre, raffigurata talvolta come una Luna crescente.

L’Uomo di Cro-Magnon seppelliva i morti e deve quindi aver avuto una concezione più o meno compiuta della vita, della morte e forse addirittura di un aldilà. Il mistero della comparsa dell’Uomo di Cro-Magnon si arricchì presto di altri tasselli. Via via, infatti, che venivano alla luce altri resti di questo uomo moderno (in località come Swanscombe, Steinheim e Montmaria), diveniva sempre più evidente che l’Uomo di Cro-Magnon discendeva da un più antico Homo sapiens che era vissuto nell’Asia occidentale e in Nord Africa circa 250.000 anni prima di lui.

Ora, l’ipotesi che l’uomo moderno sia comparso 700.000 anni dopo l’Homo erectus e 200.000 anni prima dell’Uomo di Neanderthal non è assolutamente plausibile. Inoltre l’Homo sapiens sembra discostarsi nettamente dal lento processo dell’evoluzione, tanto che molte delle nostre odierne caratteristiche, come la capacità di parlare, non hanno assolutamente nulla a che fare con quelle dei precedenti primati.

Il professor Theodosius Dobzhansky, che è un’autorità indiscussa in materia, era particolarmente stupito dal fatto che questo sviluppo fosse avvenuto proprio in un periodo in cui la Terra andava incontro ad un’era glaciale, una condizione, quindi, niente affatto propizia al progresso evolutivo. Partendo dal presupposto che l’Homo sapiens manca completamente di alcuni tratti che caratterizzavano i tipi precedentemente conosciuti, e ne presenta invece altri mai apparsi prima, egli concluse: «L’uomo moderno ha senza dubbio molti parenti e affini tra i fossili rinvenuti, ma non ha progenitori; quale sia l’origine dell’Homo sapiens resta davvero un mistero». Come è possibile, allora, che gli antenati dell’uomo moderno siano comparsi circa 300.000 anni fa, e non 2 o 3 milioni dianni più avanti, come avrebbe dovuto essere se fossero stati rispettati i normali ritmi del processo evolutivo?

Siamo stati forse importati sulla Terra da qualche altro luogo, oppure, come affermano l’Antico Testamento e altre fonti antiche, siamo stati creati dagli dèi? Oggi noi sappiamo dove è cominciata la civiltà e come si è sviluppata. Resta tuttavia una domanda senza risposta: Perchè? Perché è nata la civiltà? Anche la maggior parte degli studiosi, seppure a malincuore, ormai lo ammette: secondo i dati di cui disponiamo l’uomo non dovrebbe ancora aver raggiunto uno stadio avanzato di civiltà. Non vi è alcuna ragione evidente percui noi dobbiamo essere più civilizzati delle tribù primitive che vivono nella giungla amazzonica o nelle regioni più inaccessibili della Nuova Guinea.

Se queste tribù vivono ancora come nell’età della pietra, ciò avviene, si obietta di solito, perché sono rimaste isolate. Ma isolate da che cosa? Se vivevano anche loro sulla Terra come noi, perché non hanno acquisito le nostre stesse conoscenze scientifiche e tecnologiche? Il vero problema, tuttavia, non è l’arretratezza di questi”selvaggi”, ma semmai il contrario: il nostro stesso progresso. È universalmente riconosciuto, infatti, che se l’uomo avesse seguito il corso normale dell’evoluzione, noi dovremmo essere ancora dei “selvaggi”.

Ci sono voluti 2 milioni di anni perché l’uomo non si limitasse più a usare le pietre così come le trovava, ma capisse che poteva tagliarle e modellarle a seconda dell’uso che doveva farne. Perché dunque non ci sono voluti altri 2 milioni di anni per imparare l’uso di altri materiali, e altri 10.000 anni per masticare matematica, ingegneria eastronomia? E invece eccoci qua, a meno di 50.000 anni di distanza dall’Uomo di Neanderthal, a mandare astronauti sulla Luna. Si affaccia dunque spontanea una domanda: noi e i nostri progenitori mediterranei abbiamo davvero acquisito da soli questo grado così avanzato di civiltà?

Cotinua…

Di ZECHARIA SITCHIN IL PIANETA DEGLI DEI

(The 12th Planet,1976) – Capitolo Primo

®wld

La caducità del contratto sociale

 

Abbiamo bisogno di un nuovo contratto sociale?

da Luis R. Miranda 

Il contratto sociale esistente è un accordo implicito che è stato ampiamente accettato, anche se non spesso adempiuto, per secoli e tra i membri delle società a cooperare per i benefici sociali.

Il contratto sociale prevede il sacrificio di alcune libertà individuali in cambio della protezione dello Stato. L’accordo prevede che tutti gli individui nella società siano soggetti dello Stato con la sola intenzione di far rispettare collettivamente le disposizioni sociali.

Le teorie di un contratto sociale sono diventate popolari nel XVI, XVII e XVIII secolo tra teorici come Thomas Hobbes, John Locke e Jean-Jacques Rousseau, come mezzo per spiegare l’origine del governo e gli obblighi delle materie.

Sfortunatamente, il contratto sociale, dalla sua origine, era destinato a fallire. L’enciclopedia della filosofia di Stanford spiega che:

“Tutte le teorie sul contratto sociale hanno sottolineato che la giustificazione dello stato dipende dal mostrare che tutti avrebbero, in qualche modo, acconsentito. Facendo affidamento sul consenso, la teoria del contratto sociale sembrava supporre una concezione volontarista della giustizia e dell’obbligo politici: ciò che conta come “giustizia” di “obbligo” dipende da ciò che la gente accetta – qualunque cosa possa essere.“

Ma con il passare del tempo, il cosiddetto consenso è stato trasformato dallo Stato in un dovere, un obbligo, e così sono morte le libertà fondamentali. Oggi abbiamo il dovere di concordare di agire secondo l’idea del contratto sociale e, se non ci sottomettiamo ad esso e allo Stato, siamo visti come eretici. Il volontariato divenne un dovere, un obbligo e poi una coercizione.

Ma come sarebbe un moderno contratto sociale?

Oggi, molte persone hanno difficoltà a immaginare come sarà il futuro della società e del lavoro.

Si stima che il 60% degli studenti che siedono oggi nelle aule della scuola primaria lavorerà in professioni che non esistono ancora.

I sistemi educativi sono così cattivi che ci sono minori che iniziano a dire che da adulti vogliono essere influenzatori o youtuber, anche se ci sono molte resistenze a considerarlo una professione. Non si rendono conto che per essere un influencer, una persona deve prima costruire la propria carriera e la propria vita.

Cosa rende un lavoro un lavoro? Come definiamo una professione e quale relazione ha con una traiettoria specifica, progressiva e definita nel tempo?

Il lavoro non è uguale per tutti, né il tempo libero o il lavoro.

In termini generali, lavorare significa trovare soluzioni ai problemi degli altri. Ciò che cambia nel tempo è il tipo di problemi da risolvere e il modo di farlo.

I lavori che svolgiamo, sia per vita che per vocazione o entrambi allo stesso tempo, occupano una parte significativa del nostro tempo, oltre a collegarci al sistema produttivo.

Se produciamo, se ci consideri parte dell’attrezzatura, abbiamo anche diritto alla disoccupazione, alle vittime e ai frutti del lavoro. Vorremmo dire che questo fa parte del contratto sociale stabilito.

La domanda è se è giunto il momento di rivedere tale accordo e alcune macro tendenze indicano che dobbiamo farlo e molto rapidamente.

Perché il contratto sociale è scaduto?

Successivamente vedremo alcuni dei sintomi che indicano che il contratto sociale che avevamo finora – noto come lavoro, lavoro in cambio di uno stipendio – è stato superato da molto tempo.

Ogni patto si basa su alcune premesse e quelle utilizzate dopo la seconda guerra mondiale sono o deboli o non esistono più.

Il mondo è cambiato e ogni volta lo fa più velocemente, tuttavia il ruolo del lavoro nella nostra vita personale e collettiva si è ristagnato. L’unica cosa costante è il cambiamento, quindi queste tendenze sono state messe in discussione.

Se prendiamo la semplice versione del progresso, ovvero che le cose migliorano ogni generazione, vediamo chiaramente come il contratto sociale esistente sia svanito.

I dati di Opportunity Insights indicano che il 90% dei nati nel 1945 si guadagnava una vita migliore rispetto ai genitori.

Più recentemente, le devastazioni della crisi del 2008 sono evidenti e i giovani che oggi hanno 30 anni vivono peggio di quelli che avevano 30 anni un decennio fa.

I dati confermano una situazione di stallo mai vista prima; uno che è anche peggio della crisi degli anni ’90.

Il modello che ha ispirato il New Deal americano degli anni ’30, e che è stato copiato praticamente ovunque, è stato costruito su una forma molto specifica di famiglia, in cui il reddito viene grazie al marito e la moglie è responsabile della famiglia.

Uomini e donne lavorano entrambi oggi, sebbene la struttura degli incentivi continui a penalizzare le donne che decidono di scommettere sulla loro carriera professionale.

Anche le disparità salariali di genere persistono, sebbene non siano deliberatamente legiferate o create politicamente nel settore privato.

Secondo Oxfam, affinché una donna possa guadagnare lo stesso stipendio annuo di un uomo che occupa la stessa posizione e che esercita le stesse responsabilità, le donne devono lavorare altri 50 giorni. Vi sono anche lacune nella leadership: l’86% delle aziende è guidato da uomini.

Non sto suggerendo che la parità dei risultati dovrebbe essere legiferata o obbligatoria o che il genere dovrebbe essere un fattore da considerare quando si promuove qualcuno. Ma forse, il merito e l’uguaglianza delle opportunità, se presi in considerazione insieme, potrebbero fornire un risultato migliore per le donne che hanno pari o migliori capacità di occupare una determinata posizione.

Con il New Deal dopo la seconda guerra mondiale, i cambiamenti nel costo della vita furono adattati alla produttività nazionale fino al 1970. Da lì, Kennedy rese popolare l’aforisma che una marea crescente solleva tutte le barche.

Mentre la capacità produttiva è aumentata in modo significativo, i salari sono rimasti in gran parte stagnanti. In effetti, dal 1973 ad oggi la distanza tra i più ricchi e i più poveri si è solo ampliata.

Sebbene la produttività sia cresciuta del 246% da allora, i salari avranno raggiunto solo il 114% entro il 2020.

Questa dissociazione è in parte spiegata perché solo il 51,4% del reddito globale è generato dall’occupazione.

Il resto, il 48,6% della ricchezza prodotta va ai proprietari del capitale, il che significa che i rendimenti provengono da investimenti, ad esempio il capitale di rischio. E soprattutto la speculazione e la manipolazione del mercato.

Queste ultime due imprese comportano il rischio più elevato, ma per le persone che hanno diversi milioni o miliardi in valuta e / o proprietà, è un rischio che sono disposte a correre e che paga quasi sempre, poiché esse stesse sono in grado di effettuare il cambiamento.

Quindi solo la metà della ricchezza proviene da stipendi e questi sono distribuiti in quello che molti considerano in modo sbilanciato.

La verità è che un miglior compenso sotto forma di stipendi, vantaggi e premi dovrebbe andare a coloro che producono il meglio e il più, nel modo più pulito possibile.

Il divario salariale tra il salario massimo e minimo è passato da un rapporto di 30 a 1 nel 1978 a 300 a 1 nel 2017. Se prendiamo tutta la ricchezza e l’eredità dei primi 10 miliardari al mondo, si sommano all’annuale PIL di molti paesi, secondo una classifica Forbes 2018.

Come hanno accumulato una tale quantità di ricchezza? Hanno prodotto così tanto? I loro prodotti sono così buoni?

A ciò dobbiamo aggiungere che la precarietà è diventata la nuova normalità, soprattutto dalla crisi del 2008.

Pertanto, nuovi fenomeni appaiono come precari, intesi come la nuova classe sociale bassa forgiata da cattive condizioni di lavoro e l’austerità, promossa dai governi, sono lasciati indietro. Le persone in questa nuova classe sociale sono membri di quella che è già stata identificata come “classe inutile”?

Lo spostamento delle persone con qualifiche inferiori o inutili è causato dal sistema educativo obsoleto e per decenni non è riuscito a preparare le persone al futuro che le stava fissando in faccia. No, l’intelligenza artificiale e l’automazione non sono responsabili di “lavoratori inutili”, lo sono i loro governi.

Esistono numerosi studi che tentano di quantificare quanti milioni di posti di lavoro andranno persi a causa di un’interruzione digitale, anche se vale la pena notare che l’adozione della tecnologia dipende da molti fattori.

Non è così semplice che la tecnologia esista: sono necessari investimenti significativi per acquisirla, talenti in grado di utilizzarla e mantenerla, oltre a necessitare dell’accettabilità sociale.

Inoltre, non è vero che i lavori vengano sostituiti in blocco, ma che le attività saranno automatizzate, prima le più meccaniche, di routine e prevedibili, con le quali i lavori più basati su questo tipo di attività saranno maggiormente interessati rispetto ai più creativi.

Fino alla generazione X, persone nate negli anni ’60, la visione dominante è una carriera professionale concreta, basata su un unico lavoro per l’azienda della vita.

I millennial, nati negli anni ’80, continuano a immaginare una certa carriera professionale, concatenando diversi lavori in diverse aziende o organizzazioni di datori di lavoro.

La generazione Z, nata nel 21 ° secolo, vede la carriera professionale come qualcosa che consiste in una somma di diversi lavori in diverse organizzazioni, con diversi legami contrattuali.

Questo passaggio verso una concezione pixelata del lavoro si basa su piattaforme che collegano i liberi professionisti alle attività da svolgere.

Viviamo anche l’ascesa di competenze e abilità, in cui il titolo o la categoria professionale a cui appartieni non è più importante, ma cosa puoi fare.

LinkedIn in Cina sta testando il genoma delle competenze, per sviluppare metriche più dinamiche e accurate, basate sulle competenze piuttosto che sulle posizioni. Alcuni esperti prevedono addirittura che nel 2050 i boss sarebbero morti, nel concetto che abbiamo oggi.

La tensione sulla loro responsabilità nei confronti dei collaboratori sulle piattaforme, indipendentemente dal fatto che collaborino attivamente su base regolare o occasionale, è che l’intero sistema di protezione sociale è offuscato, basato sulla logica produttiva del contributo al sistema attraverso contratti di lavoro.

Pertanto, viene messo in dubbio in che misura abbia senso che l’insieme di benefici associati alla produzione debba essere associato a strutture esistenti, il che ci costringe a ripensare i fondamenti dello stato sociale che conosciamo oggi.

Cosa accadrà al sistema pensionistico con una popolazione sempre più anziana?

Sulle piattaforme collaborano persone isolate, che lavorano in remoto e che hanno solo la piattaforma come punto di contatto.

Il lavoro per le piattaforme perde la nozione collettiva, sia in termini di capacità di negoziazione che di sensazione di appartenenza a una comunità.

È un momento interessante, pieno di sfide e opportunità sia per i sindacati tradizionali che per i neo-sindacati derivanti dalla necessità di organizzarsi.

Stiamo affrontando un ritorno alle (neo) corporazioni, nel senso di creare tribù di lavoro per aiutare, condividere e mutualizzare?

È chiaro che per ciò che verrà e ciò che verrà avremo bisogno di aggiornare la versione scaduta del contratto sociale.

Vi sono numerosi cambiamenti che influenzano non solo le forme di produzione e ridistribuzione del capitale, ma la rivoluzione digitale pone anche molte sfide nel tessuto sociale.

Non solo è necessaria quella strada per un nuovo lavoro, ma è anche il momento di chiedere come dovrebbe essere un buon lavoro in futuro. Cosa lo rende buono, per chi e in quali condizioni.

Il modo migliore per raggiungere questo nuovo contratto sociale per cambiare le regole dell’economia globale è quello di generare spazi per il dibattito che ospitano molte voci diverse, che è l’opposto di quello che è successo nel secolo scorso, quando solo poche persone si sono sedute ai tavoli.

È stato dimostrato che il consenso è più ampio e più stabile con l’aumentare della diversità nel processo.

L’obiettivo finale, ovviamente, non può avere esitazioni. Ciò che è mancato al contratto sociale di 400 anni fa è la libertà, principalmente economica, che insieme al consenso e al dibattito aperto porteranno il tipo di società che il nuovo millennio potrebbe affrontare.

Non abbiamo bisogno di leader politici o aziendali per decidere per noi.

Molte persone come te leggono e supportano il giornalismo indipendente di The Real Agenda News come mai prima d’ora. Diversamente dalle altre organizzazioni giornalistiche, manteniamo il nostro giornalismo accessibile a tutti.

La Real Agenda News è indipendente. Il nostro giornalismo è libero da pregiudizi commerciali, religiosi o politici. Nessuno modifica il nostro editore. Nessuno guida la nostra opinione. L’indipendenza editoriale è ciò che rende diverso il nostro giornalismo in un momento in cui in altri settori mancano rapporti concreti e onesti.

In cambio, ti chiediamo semplicemente di leggere, mettere mi piace e condividere tutti gli articoli. Questo supporto ci consente di continuare a lavorare come facciamo noi.

Il Vecchio Oscuro sistema Apocalittico

 

I manifesti “Green New Deal” di AOC assomigliano alla propaganda nazista e comunista in alcuni modi molto inquietanti

(Natural News)

Vuoi un mondo deformato gestito da persone deformate che vogliono che tutti chiedano al governo cibo, acqua pulita e medicine? Il “New Deal verde” è davvero un “Dark Old Scheme” gente e non è niente di carino. Non è Utopia, è “Commie-Topia” per idioti e NeverTrumpers , che sono troppo emotivamente caricati da notizie false per prendere più decisioni informate.

Non crederai alla bizzarra campagna di postura “AOC” (Alexandria Ocasio-Cortez) appena lanciata in orbita – un’orbita che sembra ironicamente comunista. Perché il politico stesso che chiama tutti i fascisti razzisti dovrebbe sostenere un “cambio di regime” che sfoggia temi comunisti? È arte! No, è comunismo e nazismo mascherato da ogni americano che ottiene tutto gratis per sempre, mentre ricostruiamo ogni macchina in nove anni, comprese le attrezzature agricole.

Proprio così gente, totale revisione economica significa Grande Fratello – Grande Governo che ha il controllo di tutto, compresi trattori, automobili, rimorchi per trattori, prezzi del gas, prezzi del petrolio, prezzi del diesel, alimenti OGM, medicine OGM, e l’elenco potrebbe continuare. La barista non sposata e senza figli da qualche parte vuole che ti innamori dei suoi manifesti di “arte” propagandistica e si inchini alla nuova “futura regina” (Delusions of Grandeur unit!).

L’apocalittico Dark Old Scheme per ri-inverdire la terra e tutti i suoi abitanti non è altro che il più grande schema Ponzi del mondo, in cui le élite possono sottrarre e riciclare tutto il giorno mentre i peoni combattono nelle strade per cibo e droghe, mentre muoiono di cancro e sovraccarico di radiazioni 5-G.

Dai un’occhiata ai poster “Green New Scam” di seguito, insieme ad altri poster comunisti e nazisti che condividono tutti temi simili

  

Fonte immagine: Daily Caller 

“Il 100% di energia rinnovabile in 10 anni” provoca la fame di massa in tutta l’America

Anche gli impianti che costruiscono automobili e trattori bruciano carburante, OAC, non lo sapevi? Quando le fabbriche si spengono per diventare “verdi” e i trattori non possono funzionare perché scappano di carburante, come mangerà esattamente l’America? La maggior parte degli americani è già malnutrita grazie al cibo trasformato e agli OGM, ora aggiunge alcuni blocchi di formaggio e burro gratuiti (finanziati dai contribuenti), come hanno fatto negli anni ’70, e li osserva morire di demenza e colpi di grasso saturo.

Aspetta che i trattori non possano arare i campi e che i semi-camion non possano consegnare mais, soia, cereali e zucchero. Ogni città in America assomiglierà a Charlottesville, in Virginia, dove George Soros paga i volgari e i Neanderthal per provocare rivolte di massa sul nulla. Questo è il “New Deal verde” per te.

Proprio come la propaganda sovietica: la medicina allopatica diventa gratuita come Medicare per tutti (pensa agli oppioidi / chemioterapia / 100 nuovi vaccini / superbatteri)

Sei attirato dai demoni per la medicina tossica gratuita? Quante decine di milioni di americani BRAG sui loro piani sanitari riescono a lavorare, solo per ritrovarsi al 100% di copertura per interventi chirurgici non necessari, mammografie false positive, antibiotici prescritti per infezioni virali, sovraccarico di tossine di metalli pesanti di massa dai vaccini, e poi andare per il trattamento del cancro che provoca letteralmente lo sviluppo di nuovi tumori.

Quando la medicina falsa è gratuita, le linee saranno in giro per la città. Preparati gente, se è quello per cui stai votando. E nessun simpatico poster d’arte “prolifico” cambierà una sola cosa. Una volta che la maggioranza della popolazione “si abbasserà” al di sotto di quella soglia di basso QI / nessun livello di buon senso (ed è già al 50 percento di tutti gli elettori), scoppierà una Guerra Civile. L’ironia fortuita è che i conservatori possiedono il maggior numero di pistole, di gran lunga.

Vaccinazione forzata in tutta la nazione per alimentare l’agenda nascosta e il piano eugenetico comunista / nazista del nazionalsocialismo

Non commettere errori, i globalisti e i tizi bianchi più ricchi del mondo sono “all in” dietro il folle movimento socialista per l’America. Si tratta di controllo della popolazione, controllo mentale e manipolazione. Le élite diventano ancora più sporche del Big Government, la classe media viene spazzata via da tasse, sequestri di affari, sequestri di terre e completa censura online di voce e affari, in particolare conservatori e indipendenti.

Vedi, insieme alla propaganda nazista della famiglia perfetta e quell’uomo bianco, dai capelli biondi e forte, arrivarono politiche di sterilizzazione, sperimentazione medica, eutanasia e espianto di organi, proprio come oggi Planned Parenthood. Ecco perché la sinistra è impazzita per il disegno di legge sull’aborto “Day-of-Birth” a New York. Questo è ciò che è desiderato da “The State”. È per il “Bene più grande”, come Hitler e “Hitlery” hanno detto entrambi Hillary con tutta la loro logica.

In America, promuoviamo i vaccini proprio accanto al “patriottismo”, quindi è meglio che voi commilitoni andiate a “guadagnare la vostra banda!”. Prendete un po ‘di stupido in voi (mercurio e alluminio). La vaccinazione forzata è in arrivo gente, basta chiedere a qualsiasi genitore che vive in California o New York carichi di bibite.

Sintonizzati su HealthFreedom.news e scopri come la medicina socializzata potrebbe essere la rovina degli Stati Uniti d’America.

Le fonti per questo articolo includono:

NewRepublic.com

LegalInsurrection.com

NaturalNews.com

NaturalNews.com

DailyCaller.com

 

Fonte: https://www.naturalnews.com/

®wld

La prospettiva femminile sull’amore nell’antica Mesopotamia

 

Il “Piacere di Burney”, che si crede rappresenti o Ishtar, la dea mesopotamica dell’amore e della guerra, o sua sorella maggiore Ereshkigal, regina degli Inferi (aprox. Sec. 19 o 18 AC) BabelStone

Nell’antica Mesopotamia il sesso tra gli dèi scosse il Cielo e la terra

di Louise Pryke 

22 Aprile 2018 

dal Sito Web TheConversation 

traduzione di Nicoletta Marino 

Versione originale in inglese  

La sessualità era fondamentale nella vita dell’antica Mesopotamia, un’area delll’antico Vicino Oriente che si descrive come la culla della civiltà occidentale e che oggi caorrisponde aprrimativamente a:  

  • Irak 
  • Kuwait 
  • Parti della Siria 
  • Iran 
  • Turchia  

Non era solo così per gli uomini normali ma anche per i re e le divinità.  

Le divinità mesopotamiche hanno molte esperienze come gli esseri umani: si sposano con loro, procreano e condividono le case e i doveri famigliari.

Eppure quando l’unione d’amore non continuava, le conseguenze erano terribili sia in cielo che n terra.

Gli studiosi hanno osservato le similitudini tra il “sistema di matrimonio” divino che si trova nelle antiche opere letterarie e il corteggiamento storico degli esseri mortali anche se è difficile distinguere i due più famosi nei cosiddetti “matrimoni sacri” che videro i re mesopotamici sposarsi con divinità

IL Sesso divino 

Gli dei, essendo immortali e in genere appartenenti a uno status superiore a quello umano, non avevano relazioni sessuali in senso stretto, eppure gli aspetti pratici del tema sembrano aver frenato poco il loro entusiasmo.

Le relazioni sessuali tra le divinità mesopotamiche furono di ispirazione per una ricca varietà di narrativa. 

Esse comprendono miti sumeri come Enlil e Ninlil e Enki e Ninhursag, dove essi vedeva che le complicate interazioni sessuali tra divinità sono intrise di astuzia, inganni e travestimenti.

La dea Ishtar come raffigurata nei Miti e nelle leggende di Babilonia e Assiria, 1916, di Lewis Spence. Wikimedia

In tutti i miti, una divinità maschile adotta un travestimento e poi cerca un approccio sessuale verso la divinità femminile o di evitare la ricerca del suo amante.

Nel primo caso, la dea Ninlil segue il suo amante Enlil fino negli Inferi e cerca dei favori sessuali per ottenere informazioni sul luogo di Enlil.

Usare una falsa identità in questi miti si usa per lasciare intendere le aspettative sociali per il sesso e la fedeltà.

Il tradimento sessuale potrebbe significare la fatalità non solo per gli amanti errantima per tutta la società. Quando la Regina degli Inferi, Ereshkigal, è abbandonata dal suo amante Nergal, lei minaccia di far resuscitare i morti a meno che non gli sia restituito, allusione al suo diritto alla sazietà sessuale.

La divinità Ishtar fa la stessa minaccia visto il rifiuto romantico del re di Uruk nell’Epopea di Gilgamesh.

E’ interessante osservare che sia Ishtar sia Ereshkigal, che sono sorelle, utilizzano una delle minacce più potenti a loro disposizione per affrontare i temi del cuore.

Le trame di questi miti mettono in risalto il potenziale che ha l’inganno per creare l’alienazione tra gli amanti durante il corteggiamento.

L’andamento poco soave del corso dell’amore in questi miti e il loro complicato uso di immagini letterarie, ha fatto sì che si realizzino paragoni accademici con le opere di Shakespeare.

Amore per la poesia

Gli antichi autori della poesia d’amore sumeri, che rappresentano le gesta delle coppie divine, mostrano una grande quantità di conoscenze pratiche sulle fasi dell’eccitamento sessuale femminile.

Alcuni eruditi pensano che questo tipo di poesia può aver avuto storicamente un proposito educativo: 

insegnare il coito a giovani amanti senza esperienza dell’antica Mesopotamia. 

Si è anche pensato che i testi avevano intenti religiosi o possibilmente di potenza magica.

Vari testi scrivono sul corteggiamento di una coppia divina Inanna (l’equivalente semita di Ishtar) e del suo amante, la divinità pastore Dumuzi.

La vicinanza degli amanti si vede attraverso una sofisticata combinazione di immagini di poesia e sensualità…

La riproduzione di un antico sigillo a cilindro sumero mostra Dumuzid mentre è torturato negli Inferi dai demoni  Museo Britannico

In uno dei poemi, gli elementi dell’eccitazione dell’amante femmina sono catalogati, dall’aumento della lubrificazione della sua vulva fino al “tremito” del suo climax.

Il compagno maschio si vede mentre si diletta della forma fisica della sua compagna e le parla amabilmente. La prospettiva femminile sull’amore si enfatizza nei testi con la descrizione delle fantasie erotiche della dea.

Queste fantasie sono parte dei preparativi della dea per la sua unione e forse contribuiranno alla sua soddisfazione sessuale.

I genitali femminili e maschili si potrebbero celebrare in poesia, la presenza del vello pubico scuro nella vulva dela dea è descritto poeticamente con un simbolismo dato da uno stormo di uccelli su un campo ben irrigato” o una porta stretta circondata da lapislazzuli dal nero lucente.

La rappresentazione dei genitali può anche aver avuto una funzione religiosa: 

Gli inventari dei templi hanno rivelato modelli votivi di triangoli pubici, alcuni in argilla altri in bronzo. 

Sono state trovate delle offerte votive con la forma di una vulva nella città di Assur di prima del 1000 a.C. 

Una Dea felice, un regno felice

Il sesso divino non era il dominio esclusivo degli dei ma poteva comprendere il re umano.

Pochi temi della Mesopotamia hanno catturato tanto l’immaginazione come il concetto del matrimonio sacro. In questa tradizione, lo storico re mesopotamico si sarebbe sposato con la dea dell’amore Ishtar.

Esiste una prova letteraria di tali matrimoni nella Mesopotamia molto antica, prima del 2300 a.C. e il concetto continuò in periodi molto più tardivi.

La relazione tra i re storici e le divinità mesopotamiche fu considerata cruciale per la continuazione positiva dell’ordine terrestre e cosmico.

Per il monarca mesopotamico, quindi, per realizzare la relazione sessuale con la dea dell’amore probabilmente ci volle una certa quantità di vigore.

 

 Nell’antica Mesopotamia, la vulva di una dea poteva paragonarsi con uno stormo di uccelli. Shutterstock.com

Alcuni eruditi hanno detto che questi matrimoni implicano una espressione fisica tra il re e un’altra persona (come una sacerdotessa) che incarna la dea.

L’opinione generale adesso è che se ci fosse stata una forma fisica per un rituale sacro per il matrimonio, sarebbe stato a livello simbolico invece che carnale, con il re che condivideva forse il suo letto con una statua della dea. 

Le immagini agricole si usavano per descrivere l’unione della dea con il re. Il miele, per esempio è descritto come dolce come la bocca e la vulva della dea.

Una canzone d’amore della città di Ur del 2100-2000 a.C è dedicata a Shu-Sin, al re e Ishtar:  

Nell’alcova inzuppata di miele, lasciaci godere più volte del tuo incanto, o dolce. Signore permettimi di farti le cose più dolci. Mio prezioso dolce lascia che ti porti del miele.

Il sesso in questa poesia d’amore è descritta come un’attività piacevole che migliora i sentimenti amorosi intimi.

Si considerava che questa sensazione di maggior vicinanza avrebbe portato allegria al cuore della dea, il che portava buona fortuna e abbondanza a tutta la comunità, forse dimostrando una versione mesopotamica antica del proverbio “sposa felice, vita felice“.

La presentazione diversa del sesso divino crea qualcosa di misterioso sulle cause dell’enfasi culturale della copulazione cosmica.

Sebbene la presentazione del sesso e del matrimonio divino nell’antica Mesopotamia probabilmente servì a molti propositi, alcuni elementi delle relazioni intime tra gli dei mostrano una certa vicinanza alle unioni umane.

Sebbene la disonestà tra gli amanti potrebbe portare all’alienazione, le interazioni sessuali positive portarono numerosi benefici inclusa una maggiore intimità e una felicità duratura.