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Siamo entrati in un periodo di transizione

Sei progetti contraddittori per l’ordine mondiale 

di Thierry Meyssan

Le sei maggiori potenze mondiali affrontano la riorganizzazione delle relazioni internazionali in maniera funzionale ai propri esperimenti e sogni. Con prudenza si adoperano per difendere i propri interessi prima di portare avanti la loro visione del mondo. Thierry Meyssan descrive le rispettive posizioni prima dello scontro.

Il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria, benché immediatamente rettificato, indica che Washington vuole certamente smettere di essere il gendarme del mondo, l’impero da cui nessun Paese può prescindere. Senza esitazione ha sovvertito ogni principio che regola le relazioni internazionali. Siamo entrati in un periodo di transizione in cui ogni grande potenza persegue un nuovo programma. Ecco i principali.

 

I tre grandi


Gli Stati Uniti d’America

Il crollo dell’Unione Sovietica avrebbe potuto causare anche quello degli Stati Uniti, giacché i due imperi si sorreggevano a vicenda. Non è accaduto.

Con l’operazione “Tempesta del deserto” George Bush senior si assicurò che Washington diventasse leader mondiale incontrastato, indi smobilitò un milione di soldati e proclamò che il fine americano sarebbe stato la ricerca della prosperità.

Le società transnazionali suggellarono perciò un patto con Deng Xiaoping al fine di far produrre le merci agli operai cinesi, retribuiti un ventesimo di quelli statunitensi. Ne conseguirono un notevole sviluppo del trasporto internazionale delle merci e la progressiva scomparsa di posti di lavoro nonché delle classi medie statunitensi.

Il capitalismo industriale fu soppiantato dal capitalismo finanziario.Alla fine degli anni Novanta Igor Panarin, professore all’Accademia diplomatica russa, analizza il crollo economico e psicologico della società statunitense.

Prevede la disintegrazione degli USA, sul modello di quanto avvenuto con l’insorgenza dei nuovi Stati in Unione Sovietica.Per evitare il collasso, Bill Clinton svincolò il Paese dal diritto internazionale, facendo aggredire la Jugoslavia dalla NATO.

Lo sforzo si rivelò insufficiente, sicché personalità statunitensi pensarono di adattare il Paese al capitalismo finanziario e organizzare con la forza gli scambi internazionali in modo tale che gli anni a venire fossero “un nuovo secolo americano”.

Con George Bush figlio, gli Stati Uniti abbandonarono la posizione di nazione leader per tentare di trasformarsi in potere unipolare assoluto. Lanciarono la “guerra senza fine”, o “guerra al terrorismo”, per distruggere, una a una, ogni struttura statale del Medio Oriente Allargato.Barack Obama proseguì l’opera, associandovi una frotta di alleati.

Una politica che portò frutti, di cui però beneficiarono in pochissimi: i “super-ricchi”.

Gli statunitensi reagirono eleggendo Donald Trump alla presidenza dello Stato federale. Trump ruppe con i predecessori e, come Michail Gorbaciov in Unione Sovietica, tentò di salvare gli USA sgravandoli degli impegni più onerosi. Rilanciò l’economia, incoraggiando le industrie nazionali a discapito di quelle che avevano delocalizzato posti di lavoro. Sovvenzionò l’estrazione del petrolio di scisto e acquisì il controllo del mercato mondiale degli idrocarburi, nonostante il cartello di OPEP e Russia. Consapevole che le forze armate USA sono innanzitutto un’enorme burocrazia che sperpera un budget colossale per risultati risibili, smise di sovvenzionare Daesh e PKK, negoziando con la Russia un percorso per far cessare la “guerra senza fine” riportando il minor danno possibile.

Negli anni a venire gli Stati Uniti saranno prioritariamente sospinti dalla necessità di economizzare sugli interventi all’estero, persino di abbandonarli, se necessario. La fine dell’imperialismo non è una scelta, bensì una questione esistenziale, un riflesso di sopravvivenza.

La Repubblica Popolare di Cina

Dopo il tentativo di colpo di Stato di Zhao Ziyang e il sollevamento di Tienanmen, Deng Xiaoping intraprese il “viaggio verso sud”. Annunciò che la Cina avrebbe continuato sulla strada della liberalizzazione economica, stipulando contratti con le multinazionali USA.

Jiang Zemin proseguì l’opera. La costa si trasformò in “officina del mondo”, dando inizio a un gigantesco sviluppo economico. Ripulì progressivamente il Partito comunista dei suoi maggiorenti e fu attento a che i posti di lavoro ben retribuiti si propagassero all’interno del Paese.

Hu Jintao, mosso dall’intenzione di realizzare una “società armoniosa”, abrogò le tasse che gravavano i contadini delle regioni interne, non ancora toccate dallo sviluppo economico. Non riuscì però a sottomettere i poteri regionali e affondò in una vicenda di corruzione.

Xi Jinping si propose di aprire nuovi mercati attraverso il titanico progetto di vie commerciali internazionali, le “vie della seta”. Un progetto maturato però troppo tardi giacché, a differenza dell’antichità, la Cina non ha prodotti originali da offrire, bensì gli stessi delle società transnazionali, venduti però a prezzo inferiore. Il progetto, accolto come una manna dai Paesi poveri, è invece temuto da quelli ricchi, che si apprestano a sabotarlo.

Xi Jinping sta rioccupando tutti gli isolotti del Mar della Cina, abbandonati con il crollo dell’Impero Qing e l’occupazione degli otto eserciti stranieri. Consapevole della potenzialità distruttiva degli Occidentali, la Cina si allea con la Russia e si preclude ogni iniziativa politica internazionale.

Negli anni a venire la Cina dovrebbe consolidare la propria posizione nelle istituzioni internazionali, tenendo però presente quanto nel XIX secolo le inflissero gl’imperi coloniali. Dovrebbe vietarsi d’intervenire militarmente e rimanere una potenza rigorosamente economica.

La Federazione di Russia

Con il crollo dell’URSS i russi credettero che si sarebbero salvati aderendo al modello occidentale. In realtà l’équipe di Boris Eltsin, formata dalla CIA, organizzò il saccheggio dei beni collettivi da parte di pochi. In due anni un centinaio di persone, al 97% provenienti dalla minoranza ebrea, si accaparrarono quanto poterono e divennero miliardari. Questi nuovi oligarchi si combatterono in una battaglia spietata, condotta a colpi di mitra e attentati nel cuore di Mosca, mentre il presidente Eltsin faceva bombardare il parlamento.
Senza un vero governo, la Russia era un relitto. Capibanda e jihadisti armati dalla CIA organizzarono la secessione della Cecenia. Il livello e la speranza di vita crollarono.  Nel 1999 il direttore dell’FSB, Vladimir Putin, salvò il presidente Eltsin da un’inchiesta per corruzione, ottenendo in cambio la nomina a presidente del Consiglio dei ministri; una posizione che Putin utilizzò per costringere il presidente a dimettersi e per farsi eleggere al suo posto.
Putin mise in atto una vasta politica di ricostruzione dello Stato: mise fine alla guerra in Cecenia e abbatté sistematicamente tutti gli oligarchi che si rifiutarono di piegarsi allo Stato. Il ritorno dell’ordine significò altresì la fine del sogno occidentale dei russi. Livello e speranza di vita si risollevarono.  Ripristinato lo stato di diritto, dopo due mandati consecutivi Vladimir Putin non poté ricandidarsi. Per la sua successione sostenne uno scialbo professore di diritto, adulato dagli Stati Uniti,
Dimitri Medvedev. Non aveva però intenzione di lasciare il potere in mani deboli, sicché si fece nominare primo ministro fino alla successiva rielezione come presidente, nel 2012. Persuasa, a torto, che la Russia stesse nuovamente affondando, la Georgia attaccò l’Ossezia del Sud, trovando però immediatamente la strada sbarrata dal primo ministro Putin, che ebbe così l’opportunità di toccare con mano lo stato pietoso dell’armata rossa. Grazie all’effetto sorpresa Putin riuscì comunque a vincere. Rieletto presidente si dedicò immediatamente a riformare la Difesa. Mandò in pensione centinaia di migliaia di ufficiali, spesso disillusi, nonché in alcuni casi alcolizzati, e mise a capo della Difesa il generale tuvano (turcofono di Siberia), Sergei Shoigu.
Adottando un modo di gestione tradizionale russo, Vladimir Putin separò il budget civile da quello militare: il primo votato dalla Duma, il secondo segreto. Ripristinò la ricerca militare, proprio mentre gli Stati Uniti decisero di non aver più bisogno d’investirvi. Prima di dispiegare la nuova armata rossa in soccorso della Siria testò grandi quantità di nuove armi. Le collaudò in situazione di combattimento e decise quali produrre e quali abbandonare. Organizzò una rotazione trimestrale delle truppe affinché tutte, una dopo l’altra, fossero addestrate.
La Federazione Russa, che nel 1991 era ridotta a niente, in diciotto anni è diventata la prima potenza militare mondiale.  Contemporaneamente Putin utilizzò il colpo di Stato in Ucraina per riprendersi la Crimea, territorio russo che Nikita Krusciov aveva amministrativamente legato all’Ucraina.
Di conseguenza dovette fronteggiare una campagna di sanzioni agricole dell’Unione Europea, ma seppe cogliere l’occasione per organizzare una produzione interna autosufficiente.  Putin strinse un’alleanza con la Cina imponendole di modificare il progetto delle vie della seta per integrarvi le esigenze di comunicazione del territorio russo, al fine di fondare un “Partenariato dell’Eurasia Allargata”.

Negli anni a venire la Russia tenterà di riorganizzare le relazioni internazionali su due basi:
- separare i poteri politici e religiosi;
- riformare il diritto internazionale sui principi formulati dallo zar Nicola II.

Gli europei dell’occidente

Regno Unito di Gran Bretagna e d’Irlanda del Nord  

Dopo la caduta dell’URSS il Regno Unito sottoscrisse con riserva il trattato di Maastricht: il primo ministro conservatore, John Major, voleva profittare dello Stato sovranazionale in costruzione tenendone però al di fuori la sterlina.
Sicché fu per lui una buona notizia che George Soros avesse attaccato la valuta inglese, costringendola a uscire dallo SME (“serpente monetario” [accordo stipulato nel 1972 dagli Stati della CEE per mantenere un margine di fluttuazione predeterminato e ridotto tra le valute comunitarie e tra queste e il dollaro]). Il successore di Major, il laburista Tony Blair, restituì piena indipendenza alla Banca d’Inghilterra e pensò di abbandonare l’Unione Europea per aderire al NAFTA [Accordo Nordamericano per il Libero Scambio, North American Free Trade Agreement].
Trasformò la tutela degli interessi del proprio Paese sostituendo al rispetto del Diritto Internazionale il riferimento ai Diritti Umani. Si fece promotore delle politiche USA di Bill Clinton, poi di George Bush junior, incoraggiando e giustificando l’allargamento dell’Unione Europea, la “guerra umanitaria” contro il Kosovo, nonché il rovesciamento del presidente iracheno Saddam Hussein. Nel 2006 elaborò il piano delle “primavere arabe”, che sottopose agli USA.
Gordon Brown esitò a perseverare in questa politica e tentò di recuperare un margine di manovra, ma fu investito dalla crisi finanziaria del 2008, che riuscì comunque a superare.  David Cameron, insieme a Barack Obama, mise in atto il piano Blair-Bush delle “primavere arabe”, segnatamente la guerra contro la Libia, ma alla fine riuscì solo in parte a portare al potere i Fratelli Mussulmani nel Medio Oriente Allargato. Diede le dimissioni dopo il voto a favore della Brexit, quando però non era più all’ordine del giorno l’adesione al NAFTA.
Theresa May avrebbe voluto che la Brexit riguardasse l’uscita dallo Stato sovranazionale, istituito dal Trattato di Maastricht, ma non l’uscita dal mercato a esso anteriore.  Fallì e fu sostituita dal biografo di Winston Churchill, Boris Johnson, che decise di uscire totalmente dall’Unione Europea e di riattivare la tradizionale politica estera del regno: lottare contro ogni Stato concorrente del continente europeo.

 

Se Boris Johnson resterà al potere, negli anni a venire il Regno Unito dovrebbe tentare di aizzare, l’una contro l’altra, Unione Europea e Federazione di Russia.

La Repubblica francese 

François Mitterrand non capì lo smembramento dell’URSS, spingendosi fino a sostenere il putsch dei generali contro il presidente russo Mikhail Gorbaciov. Vi scorse in ogni caso l’opportunità di costruire uno Stato sovranazionale europeo, sufficientemente vasto da misurarsi con Stati Uniti e Cina, ponendosi così in continuità con il tentativo napoleonico. 

Insieme al cancelliere Helmut Kohl promosse la riunificazione della Germania, nonché il Trattato di Maastricht. 

Preoccupato per il progetto di fondazione degli Stati Uniti d’Europa, il presidente Bush senior – fautore della “dottrina Wolfowitz” per prevenire l’insorgenza di un nuovo sfidante della leadership degli Stati Uniti – costrinse Mitterrand ad accettare che l’UE fosse protetta dalla NATO e venisse allargata agli Stati ex membri del Patto di Varsavia. 

Mitterrand sfruttò la coabitazione e il ministro gollista dell’Interno Charles Pasqua per combattere i Fratelli Mussulmani, che la CIA aveva imposto in Francia e che l’MI6 utilizzava per allontanare la Francia dall’Algeria. Jacques Chirac ebbe cura di implementare la potenza dissuasiva francese, portando a termine gli esperimenti nucleari nel Pacifico prima di passare alle simulazioni e di firmare il Trattato sulla messa al bando degli esperimenti nucleari (Comprehensive Test Ban Treaty – CTBT). 

Contemporaneamente adattò le forze armate francesi alle necessità della NATO, abolendo il servizio militare obbligatorio ed entrando nel Comitato militare (di pianificazione) dell’Alleanza. 

Sostenne l’iniziativa della NATO contro la Jugoslavia (guerra del Kosovo), ma – dopo aver letto e studiato L’incredibile menzogna [1] – si mise a capo dell’opposizione mondiale all’aggressione dell’Iraq. Una vicenda che consentì a Chirac di legarsi al cancelliere Schröder e far progredire lo Stato sovranazionale europeo, da lui sempre concepito come strumento d’indipendenza, aggregato attorno alla coppia franco-tedesca. Scosso dall’assassinio del partner in affari Rafic Hariri, il presidente francese si rivoltò contro la Siria, indicata dagli Stati Uniti come mandante dell’uccisione. 

Annunciando una politica radicalmente diversa, Nicolas Sarkozy mise le forze armate francesi al comando degli Stati Uniti, attraverso il Comando integrato della NATO. 

Tentò di allargare la zona d’influenza francese organizzando l’Unione per il Mediterraneo; progetto che però non funzionò. 

Fece esperimenti rovesciando Laurent Gbagbo in Costa d’Avorio e, benché fosse stato surclassato dalle primavere arabe di Tunisia ed Egitto, mettendosi a capo dell’operazione NATO contro Libia e Siria. Tuttavia, con senso realistico prese atto della resistenza siriana e si ritirò dalle operazioni. 

Portò avanti il progetto di costruzione degli Stati Uniti d’Europa facendo adottare il Trattato di Lisbona dal parlamento, nonostante gli elettori avessero respinto lo stesso testo sotto il nome di “Costituzione europea”. Il Trattato di Lisbona, col pretesto di modificare le istituzioni di un’Unione Europea di 27 Stati per renderle più efficienti, ha trasformato in realtà profondamente lo Stato sovranazionale, autorizzandolo a imporre la propria volontà agli Stati membri. 

Arrivato al potere senza preparazione, François Hollande si collocò, con una certa rigidità, nella scia di Nicolas Sarkozy e ne adottò l’ideologia. Firmò tutti i trattati negoziati dal predecessore – incluso il Patto di stabilità europeo che permetterà di sanzionare la Grecia – aggiungendovi ogni volta, quasi a scusarsi del voltafaccia, dichiarazioni per esprimere il proprio punto di vista, ma senza carattere vincolante.

Autorizzò così l’installazione di basi militari NATO sul territorio francese, mettendo fine in modo definitivo alla dottrina gollista d’indipendenza nazionale. Ancora, proseguì la politica di aggressione contro la Siria, lanciandosi in un rilancio verbale, salvo poi non far nulla che non fosse su ordine della Casa Bianca. Affidò una missione in Sahel all’esercito francese, rendendola di fatto forza suppletiva di terra dell’AfriCom. Infine giustificò la Borsa di scambio dei diritti d’emissione di CO2 con l’Accordo di Parigi sul clima. 

Eletto grazie al fondo d’investimento statunitensi KKR, Emmanuel Macron è innanzitutto un difensore della globalizzazione secondo Bill Clinton, George Bush junior e Barack Obama. Ciononostante ha rapidamente adottato il punto di vista di François Mitterrand e di Jacques Chirac, secondo cui uno Stato sovranazionale europeo permetterà alla Francia di continuare a svolgere un ruolo internazionale conseguente, come però adattato da Sarkozy-Hollande: l’unione deve consentire l’assoggettamento. 

Due linee di condotta che talvolta portano Macron a contraddirsi, soprattutto di fronte alla Russia, ma che si ricongiungono nella condanna del nazionalismo degli Stati membri dell’Unione Europea, di una Brexit breve, nonché della volontà di ripristinare gli scambi commerciali con l’Iran.

Negli anni a venire la Francia dovrebbe misurare le proprie decisioni in base al loro impatto sull’edificazione dell’Unione Europea. Cercherà prioritariamente di fare blocco con ogni potenza che lavori in questo senso.

La Repubblica federale tedesca 

Il cancelliere Helmut Khol scorse nello smembramento dell’impero sovietico l’opportunità di riunire le due Germanie. Ottenne il via libera dalla Francia, in cambio del sostegno tedesco al progetto di moneta unica dell’Unione Europea, l’euro. Ottenne anche il consenso degli Stati Uniti, che vi videro un mezzo indiretto per far entrare l’esercito della Germania dell’Est nella NATO, nonostante fosse stato promesso alla Russia che la Repubblica Democratica tedesca non vi avrebbe aderito. 

Realizzata l’unificazione della Germania, il cancelliere Gerhard Schröder pose la questione del ruolo internazionale del Paese, ancora non ripresosi dalla disfatta della seconda guerra mondiale. Sebbene la Germania non fosse più militarmente occupata dalle quattro grandi potenze, cionondimeno ospitava enormi contingenti USA, la sede dell’EUCom nonché, in seguito, quella dell’AfriCom.

Schröder utilizzò la guerra “umanitaria” contro il Kosovo per impiegare legalmente, per la prima volta dal 1945, le truppe tedesche fuori del Paese. Rifiutò però di riconoscere questo territorio conquistato dalla NATO come Stato. A fianco del presidente francese Chirac, s’impegnò altresì fermamente contro la guerra statunitense-britannica in Iraq, ribadendo che non esistevano prove dell’implicazione del presidente Saddam Hussein negli attentati dell’11 Settembre. 

Tentò d’influire sulla costruzione di un’Unione Europea su basi pacifiche. Rafforzò anche i rapporti energetici con la Russia e propose un’Europa federale sul modello tedesco, che includesse a termine anche la Russia, scontrandosi però con la Francia, molto attaccata a un progetto di Stato sovranazionale. 

La cancelliera Angela Merkel è ritornata invece alla politica del suo mentore, Helmut Khol, che nell’arco di una notte, da responsabile della Gioventù comunista della Germania Democratica, l’issò a capo del governo della Germania federale. Sotto stretta sorveglianza della CIA, che non sapeva bene come inquadrarla,

Merkel ha consolidato i legami della Germania con Israele e Brasile. Nel 2013, su proposta di Hillary Clinton, ha chiesto a Volker Perthes di studiare la possibilità di rafforzare le forze armate tedesche per far loro svolgere un ruolo centrale nel CentCom, qualora gli Stati Uniti avessero spostato le proprie truppe verso l’Estremo Oriente. Ha ordinato che venisse studiato il modo per gli ufficiali tedeschi d’inquadrare le forze armate dell’Europa centrale e orientale e ha chiesto a Volker Perthes di predisporre un piano per la capitolazione della Siria.

Molto attaccata alle strutture atlantiste ed europee, ha preso le distanze dalla Russia e sostenuto il colpo di Stato nazista in Ucraina. 

Ha preteso, in nome dell’efficienza, che l’Unione Europea potesse imporsi agli Stati membri più piccoli (Trattato di Lisbona). Durante la crisi finanziaria greca Merkel ha assunto un atteggiamento molto duro e ha mosso con pazienza le proprie pedine nella burocrazia europea per far eleggere Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea. 

Quando gli Stati Uniti si sono ritirati dalla Siria, ha immediatamente reagito proponendo alla NATO che le truppe statunitensi fossero sostituite da quelle tedesche, conformemente al piano del 2013.

Negli anni a venire la Germania dovrebbe favorire i possibili interventi militari nella cornice della NATO, in particolare in Medio Oriente, e diffidare del progetto di uno Stato sovranazionale europeo centralizzato.

Fattibilità 

È molto strano sentir parlare oggi di “multilateralismo” e “isolazionismo”, di “universalismo” e “nazionalismo”. Sono problemi che non si pongono dato che, sin dalla conferenza dell’Aia del 1899, si è consapevoli che il progresso delle tecniche rende tutte le nazioni solidali. Questa verbosità male nasconde la nostra incapacità a prendere atto dei nuovi rapporti di forza e a immaginare un ordine del mondo il meno ingiusto possibile. 

Soltanto le tre grandi potenze possono sperare di aver i mezzi per realizzare la propria politica. Esse possono raggiungere i propri fini senza fare la guerra, ma soltanto seguendo la linea russa che si fonda sul Diritto Internazionale. Tuttavia, il pericolo di un’instabilità politica interna negli Stati Uniti ora più che mai fa serpeggiare la minaccia di uno scontro generalizzato. 

Lasciando l’Unione, i britannici si sono messi nella condizione di dover ricongiungersi agli Stati Uniti (cosa che Donald Trump rifiuta), pena la sparizione politica. Germania e Francia, nazioni in declino, non hanno altra scelta che costruire l’Unione Europea. Per il momento valutano in modo diverso il tempo a disposizione e la immaginano in modi fra loro incompatibili; il che potrebbe indurle a smembrare l’Unione Europea.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

Fonte articolo: https://www.voltairenet.org/

®wld 

Una nuova religione globale: Il governo globale come uno stato babysitter

I globalisti stanno apertamente ammettendo la loro agenda per il controllo della popolazione – E questo è un brutto segno …


Di Brandon Smith

L’eugenetica e il controllo della popolazione sono hobby di lunga data delle élite finanziarie. All’inizio del 1900, la Rockefeller Foundation e il Carnegie Institute furono profondamente coinvolti nella promozione delle leggi eugenetiche negli Stati Uniti. Queste leggi hanno portato alla sterilizzazione forzata di oltre 60.000 cittadini americani in stati come la California e migliaia di licenze matrimoniali respinte. I programmi eugenetici negli Stati Uniti erano solo un beta test, dato che i Rockefeller trasferirono i loro programmi in Germania sotto Hitler e il Terzo Reich negli anni ’30, quando fu introdotto un vero programma diffuso di controllo della popolazione basato sull’eugenetica.

Gli obiettivi della riduzione della popolazione erano basati sull’origine etnica, ma anche sull’intelligenza mentale e sullo stato economico. Il Carnegie Institute ha persino istituito un “Eugenics Records Office” chiamato Cold Springs Harbor Laboratory nel 1904, che ha raccolto dati genetici su milioni di americani e le loro famiglie con l’intento di controllare il loro numero e cancellare alcuni tratti dalla popolazione degli Stati Uniti. Il Cold Springs Harbor Laboratory esiste ancora oggi e si presenta come una sorta di sforzo filantropico per aiutare l’umanità.

La conoscenza pubblica dei globalisti e il loro programma di controllo della popolazione sono stati accuratamente spazzati sotto il tappeto negli Stati Uniti dopo l’esposizione dei programmi nazisti post-Seconda Guerra Mondiale. La parola “eugenetica” divenne molto brutta e tutti gli sforzi compiuti dalle élite per promuoverla come una scienza legittima furono rovinati. Tuttavia, non avrebbero rinunciato alla loro preziosa ideologia.

Tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70 c’è stata una rinascita della retorica sul controllo della popolazione proveniente dai circoli globalisti. Sotto la supervisione delle Nazioni Unite e di alcuni gruppi scientifici collegati, fu formato il Club Of Rome. Una parte importante dell’agenda del Club di Roma era la riduzione della popolazione. Nel 1972 il gruppo di “scienziati” sotto la direzione delle Nazioni Unite pubblicò un documento chiamato “I limiti della crescita”, che chiedeva una riduzione della popolazione umana in nome del “salvare l’ambiente”. Questo sforzo era direttamente collegato a un’altra agenda: l’istituzione di un governo globale in grado di gestire e applicare i controlli della popolazione su larga scala.

Le élite avevano trovato un nuovo fronte scientifico per la loro ossessione eugenetica: la scienza del clima. All’inizio degli anni ’90 il Club Of Rome pubblicò un libro intitolato “La prima rivoluzione globale”. In esso dichiarano:

“Alla ricerca di un nemico comune contro il quale possiamo unirci, abbiamo avuto l’idea che l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità d’acqua, la carestia e simili, sarebbero stati adeguati. Nella loro totalità e interazione questi fenomeni costituiscono una minaccia comune che deve essere affrontata da tutti insieme. Ma nel designare questi pericoli come nemici, cadiamo nella trappola, di cui abbiamo già avvertito i lettori, in particolare scambiando i sintomi per cause. Tutti questi pericoli sono causati dall’intervento umano nei processi naturali. ed è solo attraverso atteggiamenti e comportamenti modificati che possono essere superati. Il vero nemico è quindi l’umanità stessa.”

La dichiarazione viene dal capitolo 5 – Il vuoto, che copre la loro posizione sulla necessità di un governo globale. La citazione è relativamente chiara; un nemico comune deve essere evocato per indurre l’umanità a unirsi sotto un unico stendardo e le élite vedono la catastrofe ambientale, causata dall’umanità stessa, come il miglior motivatore possibile. Descrive anche la logica perfetta per il controllo della popolazione: il genere umano è il nemico, pertanto il genere umano in quanto specie deve essere tenuto sotto stretto controllo e la sua proliferazione deve essere limitata.

Il Club di Roma e l’agenda delle Nazioni Unite sono sempre stati intimamente collegati. Negli anni ’90, contemporaneamente alla pubblicazione di “The First Global Revolution”, il vice segretario generale delle Nazioni Unite Robert Muller stava pubblicando il suo manifesto che ora è raccolto su un sito web chiamato “Good Morning World”. Muller sostiene che la governance globale deve essere raggiunta usando l’idea di “proteggere la Terra” e di ambientalismo come componenti chiave. Attraverso la paura dell’Apocalisse ambientale, il pubblico potrebbe essere convinto ad accettare il governo globale come uno stato di babysitter necessario per impedire alla società di distruggere se stessa.

In un documento intitolato “Il governo della Terra corretto: un quadro e modi per crearlo” Robert Muller delinea come il cambiamento climatico potrebbe essere utilizzato per convincere le masse della necessità di un governo globale. Parte integrante del suo piano erano l’introduzione di una nuova “religione globale” e il controllo della popolazione.

Non dovrebbe sorprendere il fatto che le Nazioni Unite abbiano istituito il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) e che questo gruppo di esperti e i suoi derivati ​​siano ora in prima linea nella discussione sulla riduzione della popolazione. Mentre ci avviciniamo alla data di fine dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che richiede uno spostamento radicale della produzione umana dal petrolio e da altre fonti energetiche su larga scala in “energie rinnovabili” su piccola scala, mancano solo 10 anni ai globalisti per raggiungere i loro obiettivi se sperano di rispettare la scadenza annunciata. Ciò richiederebbe un cambiamento violento nella società umana e soprattutto nelle nazioni industrializzate.

La popolazione umana dovrebbe essere ridotta drasticamente per sopravvivere con la scarsa produzione di energia delle sole energie rinnovabili. Un disastro di proporzioni epiche dovrebbe aver luogo presto, in modo che i globalisti possano quindi passare il prossimo decennio usando la paura che ne risulta per convincere la popolazione sopravvissuta che è necessaria la governance globale. Senza crisi aggressive e cambiamenti la maggior parte delle persone non sarebbe mai d’accordo con l’agenda delle Nazioni Unite, per semplice desiderio di autoconservazione. Anche molti di sinistra, una volta esposti alla vera natura dei controlli del carbonio e alla riduzione della popolazione, potrebbero ripensarci quando si rendono conto che potrebbero essere colpiti.

La chiave per comprendere le persone che esultano per il controllo o la riduzione della popolazione è che queste persone presumono sempre che LORO saranno i sopravvissuti e gli eredi della Terra dopo l’abbattimento. Non presumono mai che saranno quelli messi sul tagliere.

Nel 2019, l’agenda della popolazione si sta espandendo e il pubblico viene attentamente condizionato nel tempo per accettare l’idea che il cambiamento climatico causato dall’uomo sia reale e che la popolazione sia la fonte del problema. Recentemente, un gruppo di scienziati parzialmente finanziato da qualcosa chiamato “Worthy Garden Club” ha rivendicato 11.000 firme in una dichiarazione sulla necessità di una riduzione della popolazione in nome del salvataggio della Terra dal riscaldamento globale.

La dichiarazione cita la stessa propaganda dell’IPCC e delle Nazioni Unite sfuggita ai cambiamenti climatici come le ragioni per cui la Terra è sull’orlo della distruzione. Il fatto è che gli scienziati del clima sono stati costantemente colti in flagrante manipolando i propri dati per mostrare il risultato previsto del riscaldamento globale. Sono stati anche sorpresi nel tentativo di adattare i propri dati da 20 anni fa al fine di abbinarli più da vicino ai dati truccati che pubblicano oggi.

Il Worthy Garden Club è un gruppo stranamente sterile e non sembra esserci alcun elenco dei loro clienti e di chi li finanzia. Tuttavia, i media mainstream sono stati rapidi nel raccogliere la dichiarazione degli “11000 scienziati” e legarla alle dichiarazioni rese dall’IPCC delle Nazioni Unite.

Anche il controllo della popolazione è stato sollevato costantemente come un problema nella corsa alle elezioni presidenziali del 2020. Bernie Sanders ha sostenuto misure di controllo delle nascite nei paesi poveri. Elizabeth Warren ha promosso l’aborto dicendo che era sicuro come “rimuovere le tonsille”. Ha costantemente promosso l’agenda del controllo del carbonio delle Nazioni Unite ed è stato, interessante notare, un membro del Centro di ricerca sulla popolazione dell’Università del Texas negli anni ’80. E i politici del New New Deal stanno sostenendo le dichiarazioni del Worthy Garden Club sulla riduzione della popolazione.

Questa è la prima volta che vedo l’argomento per la riduzione della popolazione usato in modo così palese e diffuso nei media mainstream, e mi suggerisce che si sta formando una tendenza. Per anni ho avvertito i miei lettori che sapranno quando i globalisti stanno per staccare la spina dal sistema attuale quando inizieranno a parlare apertamente della loro criminalità. Quando ammettono la loro agenda in modo gratuito, ciò significa che sono vicini a un ripristino globale e non si preoccupano più di chi lo sappia. L’apertura del piano per ridurre la popolazione mondiale sta diventando evidente.

Stranamente, si è parlato poco del fatto che la popolazione mondiale, soprattutto nell’ovest, è in realtà in declino. Lungi dall’esplosione oltre la capacità della Terra, le persone hanno a malapena abbastanza bambini per mantenere stabile l’attuale popolazione. Sembrerebbe che l’agenda globalista sia già in atto. Attraverso la disintegrazione economica progettata, la popolazione viene lentamente ridotta. Tuttavia, questo lento declino potrebbe non essere sufficiente per soddisfare i globalisti.

Quante persone vorrebbero i globalisti uccidere per realizzare le loro aspirazioni utopiche? Bene, il globalista Ted Turner in un momento di onestà ha dichiarato di fronte a We Are Change che la popolazione dovrebbe essere ridotta a 2 miliardi dai 7 miliardi.

Il problema principale qui oltre lo spettacolo horror morale dell’eugenetica è: chi viene tagliato? Inoltre, chi può decidere chi viene tagliato? Chi può decidere se puoi avere figli o no? Chi può decidere se ti è permesso accedere alle risorse per produrre e guadagnarti da vivere o no? Chi può decidere se l’economia globale sosterrà la popolazione o no? Chi preme il grilletto sull’abbattimento della popolazione?

Come la storia ci ha mostrato, sono sempre le élite che finiscono per decidere le sorti di milioni o miliardi. Dai programmi di sterilizzazione della Rockefeller Foundation negli Stati Uniti nei primi anni del 1900 alle Nazioni Unite di oggi, i globalisti, un vero e proprio culto della morte, sono disperati nel tentativo di evocare una razionalizzazione sul perché dovrebbero essere loro a consentire o negare la vita umana basata su bugie come cambiamenti climatici causati dall’uomo. Non credono nella minaccia del cambiamento climatico, LORO erano le persone che l’hanno fabbricata. Quindi, qual è la ragione principale dietro tutto questo?

Una popolazione ridotta completamente dipendente da fonti energetiche limitate potrebbe essere più facile da dominare. Ma ho un’altra teoria: sono psicopatici che cercano un modo socialmente giustificabile per uccidere quante più persone possibile. Perché? perché a loro piace.

Fonte: http://www.alt-market.com/

®wld

Quello che all’estero pensano di noi italiani

Wikimedia Commons, di Saffron Blaze  

Il Populismo si lega naturalmente alla tecnocrazia in Italia  

Postato da: Carlo Accetti,

Il movimento populista italiano continua ad abbracciare la tecnocrazia per formare un’alleanza naturale chiamata “tecnopopulismo”. I primi articoli di TN sono apparsi a metà 2018, e ora il globalista Financial Times l’ha notato. 

Il tecnopopulismo è la tendenza più pericolosa nella società moderna perché i populisti generalmente rifiutano la globalizzazione ma poi si rivolgono alla tecnocrazia per gestire le loro società distrutte, non rendendosi conto che la tecnocrazia è la massima espressione della globalizzazione. 

Guarda anche:  

Il tecnopopulismo nasce in Italia fondendo tecnocrazia e populismo  

Instabilità globale e ascesa del tecnopopulismo  

L’argomento del tecnopolimismo come soluzione ai problemi economici 

⁃ Editor TN

Il nuovo governo di coalizione italiano, composto dal Movimento a cinque stelle e dal Partito democratico, è stato elogiato a livello internazionale in una pletora di improbabili complimenti da Jean-Claude Juncker, presidente uscente della Commissione europea e presidente degli Stati Uniti Donald Trump in Vaticano.

Questa alleanza di ex nemici giurati non può essere spiegata semplicemente come uno sforzo per mantenere la Lega nazionalista di estrema destra di Matteo Salvini fuori dal potere. Piuttosto, il nuovo esperimento politico italiano rappresenta anche una sintesi delle due forze principali che hanno definito la politica europea negli ultimi dieci anni: populismo e tecnocrazia.

Il movimento a cinque stelle è un partito populista per antonomasia. È cresciuto per la prima volta alla ribalta attraverso le veemente denunce del suo fondatore e leader carismatico Beppe Grillo sulle élite politiche (la casta) e rimane impegnato in una forma dal basso verso l’alto di democrazia diretta, che mette da parte il ruolo del Parlamento e delle istituzioni intermedie.

Tuttavia, il partito chiede ora un “governo responsabile” per evitare uno scontro con l’UE sul prossimo bilancio. Grillo ha anche suggerito che la squadra di governo dovrebbe essere composta da “tecnici” indipendenti, sebbene alla fine solo alcuni ministeri chiave non siano stati assegnati a funzionari esplicitamente partigiani.

Il PD è stato storicamente il partito della proprietà e della stabilità istituzionali. Si schierò dalla parte del sistema giudiziario del paese nella sua lotta contro l’ex primo ministro Silvio Berlusconi e fu uno dei principali sostenitori del governo tecnocratico di Mario Monti dopo la crisi economica del 2011. Tuttavia, ora chiede una “svolta radicale” nel modo in cui il paese è gestito e ha proposto che il nuovo dirigente sia etichettato come “governo della novità”.

Ciò che sta prendendo forma in Italia è un incrocio paradossale di populismo e tecnocrazia – o tecno-populismo. Coniuga un appello contro l’establishment e chiede un radicale cambiamento politico con rivendicazioni di responsabilità istituzionale e competenza fiscale, volte a rassicurare i partner internazionali e gli investitori globali. Ciò che li tiene insieme è ciò a cui entrambi si oppongono.

Lungi dall’essere in contrasto tra loro, populismo e tecnocrazia sono in realtà due facce della stessa medaglia. Come ha sottolineato lo scienziato politico Jan-Werner Müller, “il populismo sostiene che esiste solo una volontà autentica del popolo”, mentre “la tecnocrazia sostiene che esiste solo una soluzione politica corretta”. Condividono quindi una tensione profondamente anti-politica: ognuno afferma di possedere una sorta di “verità” che rende superflua la politica parlamentare e li porta a vedere gli avversari come nemici.

Non è un caso che sia il sig. Grillo sia l’ex primo ministro del PD, Matteo Renzi, abbiano descritto il sig. Salvini come un “barbaro”. Eppure Five Star sta appena uscendo da una coalizione con la Lega, e il governo di Renzi una volta ha fatto affidamento sui voti del centro-destra per mantenere il “pericoloso” Movimento a cinque stelle fuori dal potere.

In un sistema in cui il populismo e la tecnocrazia sono le uniche opzioni disponibili, ogni governo è tenuto a presentarsi come un modo per evitare la catastrofe, poiché l’opposto di “una volontà autentica del popolo” o “una soluzione politica corretta “Deve essere un errore politico o una cattiveria.

Leggi la storia completa qui … 

Fonte: https://www.technocracy.news/ 

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Tutto è accelerato in una spirale di morte verso il basso

“Guardati nello specchio. Quella persona che ti sta fissando è l’unica persona che ti salverà”

La brutale realtà che si trova appena avanti

Oggi ho ricevuto un’e-mail in cui il mittente continuava a parlare della presunta “morte” del vero Paul McCartney nel 1966, e della sua successiva sostituzione con un doppio, un gemello, uno stand, qualunque cosa. Molte persone parlano di queste vecchie notizie da anni. Non mi capita di conoscere la verità della questione, in un modo o nell’altro. Potrebbe essere vero Non lo so.

I giornali, i siti web di notizie tradizionali e quelli alternativi sono pieni di scontro sulle procedure di impeachment contro Donald Trump, la traiettoria del mercato azionario, le rivolte a Hong Kong e altro ancora.

Sempre più spesso mi lascia freddo, impassibile.

Ecco perché: tutto intorno a noi il pianeta sta rapidamente morendo. Presto, molto presto, tutte queste altre questioni saranno rese per lo più o interamente discutibili, perché la biosfera di cui fa parte l’umanità sarà in gran parte morta, e così anche la maggior parte dell’umanità.

The Mother Of All Human Die-Offs si trova di fronte, e non in un futuro lontano, no signore, no signora. Al ritmo con cui vanno le cose, abbiamo al massimo 25 anni, e molto probabilmente dieci o anche cinque o meno, prima che le cose diventino davvero molto cupe. In effetti, la carenza di colture inizierà a vendicarsi con il prossimo anno in molti paesi.

Il problema alla radice è che l’ecologia sta morendo. La biosfera sta fallendo molto velocemente.

Il sito di notizie russo, Sputnik, ha presentato oggi una storia sul rapido estinzione della popolazione di insetti del mondo.

‘Unnoticed Apocalypse’: gli insetti morenti mettono a rischio l’esistenza dell’umanità
https://sputniknews.com/science/201911131077298095-unnoticed-apocalypse-dying-insects-put-humankinds-existence-at-risk /

Secondo l’articolo metà della popolazione di insetti terrestri è morta dagli anni ’70, a causa della perdita di habitat e dell’uso di sostanze chimiche. Gesso tutto questo fino all’attività umana. Perché è importante? Solo perché la maggior parte dell’approvvigionamento alimentare umano dipende direttamente o indirettamente dall’impollinazione degli insetti. Man mano che gli insetti muoiono, api, vespe, farfalle, mosche, ecc., Anche gli umani. Nessun insetto = nessuna impollinazione di insetti nelle colture = nessuna coltura = nessun cibo = fame di massa = estinzione di massa di esseri umani.

Pensi che non possa succederti, perché vivi a Memphis o Little Rock o Boise o Indianapolis o Knoxville o Spokane o Fresno o Albany o Fort Worth o Reno? E hai un iPhone, Internet in fibra ottica ad alta velocità, un’auto, carte di credito, un conto in banca o tre, azioni e obbligazioni, una carriera, una casa?

A causa della Legge matematica degli esponenti, la fine del gioco, le fasi finali del collasso ecologico, andranno molto velocemente, vertiginosamente veloci, con risultati morbosamente cupi. Può sembrare implausibile che miliardi di persone possano morire in un breve periodo di tempo, ma possono, oh, possono. I biologi della popolazione hanno osservato ripetutamente il rapido declino e l’estinzione, o quasi l’estinzione delle specie. Sta succedendo ora agli insetti, in tutto il mondo!

E agli animali e alle piante.

L’umanità ha ucciso l’83% di tutti i mammiferi selvatici e la metà di tutte le piante: studio
https://www.globalcitizen.org/en/content/humans-destroyed-83-of-wildlife-report/

In Ecuador ho notato un drastico calo delle farfalle, nel solo decennio in cui ho vissuto qui. Vedo ancora alcune api, ma spesso sembrano incapaci di volare e strisciano semplicemente in cerchio per terra o sul marciapiede. Ho visto in prima persona la distruzione della foresta amazzonica – sta andando, andando, andando – essere abbattuta per nuove abitazioni, per terreni agricoli e pascoli, per i diritti di passaggio delle linee elettriche, per i campi di pozzi petroliferi e condutture, strade e autostrade, parcheggi, campi da gioco atletici, legname e molto altro. L’Ecuador non è certo l’eccezione, ma la regola. Questo sta accadendo alle foreste di tutto il mondo, comprese le grandi foreste tropicali come l’Amazzonia.

Nelle mie lunghe passeggiate sulla spiaggia sulla costa del Pacifico dell’Ecuador ho incontrato ripetutamente delfini morti e tartarughe marine giganti. Vengono catturati nelle reti dei pescatori artigianali e dei pescherecci da traino che solcano le acque costiere e affogano. Questo è abbastanza comune, in tutto il mondo. Esistono convenzioni e regolamenti internazionali in atto per proteggere la fauna marina come i delfini e le tartarughe marine, ma la realtà è che una popolazione globale di 7,5 miliardi di persone richiede infinite migliaia di tonnellate di tonno, gamberi, merluzzo bianco, eglefino, sardine, granchi, ecc. A causa delle miglia di reti emesse dalle flotte da pesca, vi è un massacro indiscriminato della vita marina, tra cui molte balene, delfini, tartarughe marine e innumerevoli milioni di pesci non commerciali che vengono sommariamente catturati nelle reti e uccisi. Questa è la realtà

Stiamo massacrando gli oceani. Stiamo annientando le grandi foreste. L’ho visto da solo, negli ultimi anni.

Gli insetti stanno morendo. I grandi mari e foreste vengono brutalmente uccisi. Le popolazioni animali della Terra – uccelli, anfibi, rettili, mammiferi – stanno morendo e vengono uccise.

Questi sono i fatti difficili e scomodi.

Gli anni ’50 sembrano essere stati il ​​punto di non ritorno approssimativo e negativo per l’ecologia della Terra. Da allora tutto è accelerato in una spirale di morte verso il basso: sempre più perdita di habitat naturale, sempre più uso di pesticidi ed erbicidi, sempre più caccia e pesca, sempre più urbanizzazione, sempre più contaminazione ambientale, sempre più grezza estrazione delle risorse – disboscamento, estrazione mineraria, trivellazioni petrolifere e di gas naturale, crescita sempre più rapida e massiccia della popolazione – ci piace mai lavorare * e come! Ci stiamo avvitando fino al limite dell’estinzione, mentre i nostri miliardi abbondanti invadono il pianeta.

Mettendo da parte la possibilità non banale di una guerra nucleare genocida, è del tutto possibile che la grande mole dell’umanità morirà in una serie di eventi di mortalità di massa direttamente correlati al precipitante declino della capacità di trasporto terrestre, ovvero, a causa di un eccessivo sfruttamento terminale dei sistemi naturali del pianeta, con conseguente estinzione o quasi estinzione dell’Homo sapiens sapiens a causa della mancanza di cibo.

Fame globale. Ora stiamo pattinando al limite.

Consiglio vivamente la piantagione di alberi e fiori selvatici e le attività di conservazione della fauna selvatica, per coloro che sono così inclini o che sono in grado di farlo.

Molti miliardi di alberi devono essere urgentemente piantati in questo momento, in tutto il mondo, e innumerevoli migliaia di tonnellate di semi di fiori selvatici devono essere trasmesse lungo autostrade, strade secondarie, file di recinti, lotti e campi liberi ovunque per fornire habitat e una fonte di cibo per insetti e uccelli. È necessario avviare con urgenza importanti progetti di bonifica ecologica di ogni genere a livello locale, regionale, nazionale e internazionale.

Se non riusciamo a farlo – e attualmente ** non riusciamo a farlo – allora la nostra oca viene cotta. È tutto finito. La fine non durerà molto più a lungo.

A proposito, è probabile che la soluzione non sia religiosa o politica. Con rare eccezioni, le principali figure politiche e religiose prestano scarsa attenzione all’imminente rovina dell’umanità e al continuo e rapido crollo della biosfera terrestre. Quando qualcuno ha sentito Donald Trump menzionare i problemi che ho sollevato qui? O Hillary Clinton, Vladimir Putin, Xi Jinping, Angela Merkel, Benjamin Netanyahu?

O i capitani dell’industria e della finanza come Elon Musk, Warren Buffett, Bill Gates, Sir Richard Branson, Mark Zuckerberg, ecc.? No, non menzionano questi problemi urgenti. Sono indaffarati a girare e spacciare, a guadagnare miliardi di dollari, a giocare a giochi politici, a impettirsi sul palcoscenico mondiale.

Guarda nello specchio. Quella persona che ti sta fissando è l’unica persona che ti salverà.

È tempo di crescere e mettere da parte giochi infantili di dipendenza da figure di potere, che sono, con rare eccezioni, traditori dell’umanità e della Terra.

Fonte: https://eventhorizonchronicle.blogspot.com/

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La quasi estinzione in contrapposizione alla totale estinzione

 

 

Lo studio suggerisce che (come si potrebbe pensare) le persone non sono infastidite dall’estinzione umana

Di John Vibes / Teoria della verità

Un recente studio di Oxford pubblicato sulla rivista Scientific Reports ha scoperto che le persone non sono affatto infastidite dalla possibilità dell’estinzione umana. Nello studio, 2.500 persone negli Stati Uniti e nel Regno Unito sono state intervistate sui loro sentimenti riguardo alla possibilità di un’apocalisse.

Agli intervistati è stato chiesto di classificare quanto pensavano fossero potenziali scenari per il giorno del giudizio. In un test molto semplice, sono stati dati tre scenari, uno in cui l’intera specie umana è stata spazzata via da una catastrofe globale, un’altra in cui solo l’80% delle specie è stata spazzata via, e un’altra in cui non accade nulla e la vita continua normalmente.

Come previsto, la scelta più popolare è stata quella di continuare la vita come se nulla fosse successo, ma le altre risposte hanno sorpreso i ricercatori. Le persone che hanno partecipato al sondaggio sembravano avere più paura di vivere in un mondo in cui l’80% delle specie erano state spazzate via rispetto all’idea che l’umanità si fosse completamente estinta.

I ricercatori hanno scritto che ” Quando è stato chiesto nel modo più semplice e non qualificato, i partecipanti non trovano l’estinzione umana unicamente cattiva”.

Stranamente, quando le domande sono state leggermente modificate per valutare le opinioni delle persone sull’estinzione degli animali, gli intervistati hanno concordato in modo schiacciante che una perdita totale di una specie animale era peggiore di una riduzione dell’80%.

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I ricercatori hanno avuto diverse teorie sul perché le persone si sentissero in questo modo e non hanno trovato alcuna spiegazione per i loro risultati, ma sembra che gli intervistati abbiano risposto alle domande in base a come avrebbero vissuto la situazione come umani. È molto facile per la maggior parte degli umani considerare le morti degli animali come una statistica e dare la risposta fredda e calcolata che il 20% delle zebre nel mondo che sopravvivono a un’estinzione è meglio per il pianeta e per la biodiversità che osservare l’intera specie morire.

Tuttavia, quando si considera questa stessa domanda per la nostra stessa specie, la questione diventa molto più complicata ed emotiva. Di fronte alla questione dell’estinzione umana, la maggior parte delle persone vuole che sia rapida e indolore se accadrà, vogliono una sofferenza minima. Se accadesse qualcosa in cui l’80% della popolazione umana veniva improvvisamente spazzata via, ci sono buone probabilità che comporterebbe molta sofferenza per coloro che sono morti e anche per quelli che sono rimasti indietro.

“Concludiamo che un motivo importante per cui le persone non trovano l’estinzione in modo univoco negativo è che si concentrano sulla morte e sulla sofferenza immediate che le catastrofi causano per i compagni umani, piuttosto che sulle conseguenze a lungo termine ” , afferma l’abstract dello studio.

Tuttavia, ci sono stati alcuni casi in cui gli intervistati del sondaggio hanno optato per la quasi estinzione in contrapposizione alla totale estinzione, ed è stato allora che hanno detto che le persone rimaste avrebbero creato un mondo “migliore di oggi in ogni modo immaginabile”.

CREDITO IMMAGINE: Razvan Ionut Dragomirescu

Fonte: https://truththeory.com/

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LA MONETA A CORSO LEGALE

DOVE STA SCRITTO CHE DOBBIAMO PER FORZA AVERE UN CONTO IN BANCA?

Ricevo da Anna Dossena e pubblico

Sei un lavoratore dipendente? Sei un pensionato?  Hai una piccola impresa individuale? Per poter lavorare, e quindi vivere, devi per forza avere un conto in banca, altrimenti è impossibile avere lo stipendio. Lo Stato ha infatti abolito da anni il contante per l’accredito dello stipendio. Il problema è che tutto ciò è ILLEGALE.

Art. 1277 Codice Civile
«I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale»

Art 693 Codice Penale
«Chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a trenta euro»

Le leggi dello Stato italiano sono chiare: i pagamenti si effettuano con la MONETA A CORSO LEGALE e nessuno può rifiutarsi di ricevere la MONETA A CORSO LEGALE.

Ma cos’è la MONETA A CORSO LEGALE?
Ce lo dice la Banca d’Italia: «L’unica forma di moneta legale è la moneta CONTANTE emessa da una banca centrale – per l’euro la Banca Centrale Europea (BCE)»

Quindi la questione è molto chiara: l’unica moneta a corso legale è il CONTANTE e nessuno può rifiutarsi di ricevere denaro CONTANTE per i pagamenti.

Cos’è quindi la MONETA ELETTRONICA che lo Stato ci obbliga ad utilizzare? Leggiamo sempre dalla Banca d’Italia: «La moneta scritturale bancaria [ovvero la moneta elettronica] è una forma di MONETA PRIVATA». La moneta elettronica non è moneta a corso legale, è una moneta privata che porta LUCRO alle banche.

Come fa lo Stato ad abolire o limitare l’utilizzo del CONTANTE che è l’unica MONETA A CORSO LEGALE e costringere il cittadino ad utilizzare una moneta privata che per definizione porta lucro alle banche attraverso interessi e commissioni?

🔴 Come ci siamo ridotti così? La decennale propaganda mistificatoria contro il CONTANTE è stata portata avanti con grande forza dal circuito bancario e dai suoi camerieri (giornalisti, politici, boiardi di stato etc). Quella dell’evasione fiscale è soltanto una scusa (la vera evasione la abbiamo proprio con la moneta elettronica), l’obbiettivo è quello di renderci ancora più schiavi controllando il nostro portafoglio, tracciando ogni spesa che facciamo e prelevando direttamente i soldi quando lo Stato ritiene di farlo. Le banche brindano e banchettano grazie ad una classe politica collusa e incapace.

Ma le leggi rimangono, e sfido i politicanti a modificare la definizione di MONETA A CORSO LEGALE. Il vero problema che abbiamo è quello dell’informazione: facciamo sapere a tutti come stanno realmente le cose, le persone devono capire come ci stanno togliendo ogni libertà.

Come disse Henry Ford: “È un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perché se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina.” È nostro dovere informare

https://it-it.facebook.com/francescofilini.pagina/posts/870067430036407

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Transumanesimo: Il Disboscamento Umano e la Manipolazione dei Geni

 Transumanesimo: il disboscamento degli umani

-Enrica Perucchietti-

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Gli Stati Uniti creeranno un “Esercito di Spersoldati

di Comunidad Biológica dal Sito Web Comunidad-Biologica traduzione di Nicoletta Marino Versione originale in spagnolo

Il Dipartimento della Difesa con l’Agenzia per i Progetti di Ricerca Aavanzati della Difesa (DARPA – sigla in inglese) sta studiando la modifica di geni, con la finalità di proteggere il personale dell’esercito statunitense da attacchi chimici e biologici.

Al momento DARPA ha investito nella ricerca 65 milioni di dollari.

Può suonare come qualcosa estrapolato da una pagina di un romanzo di fantascienza, ma il direttore dell’ l’Agenzia per i Progetti di Ricerca Aavanzati della Difesa, Steven Walker, la modifica dei geni ha il potenziale per essere uno degli progressi tecnologici più importanti dell’esercito statunitense.

“Perché DARPA lo sta facendo?

Per proteggere un soldato sul campo di battaglia dalle armi chimiche e batteriologiche attraverso il controllo del suo genoma, in modo che il genoma produca proteine che lo proteggano automaticamente, sia dentro che fuori”.  

Queste le parole di Walker durante un gruppo di lavoro al Centro di Studi Sstrategici e Internazionali.  Storicamente, l’esercito ha cercato di proteggere le truppe dalle armi chimiche e biologiche con mezzi di protezione e vaccini ma i progressi della terapia dei geni che permette agli scienziati di manipolare il DNA, crea un’opportunità per iniziare sul corpo umano.

La manipolazione dei geni potrebbe essere una soluzione migliore alla minaccia che rappresentano le armi chimiche e biologiche quando i vaccini sono difficili da ottenere, così lo ha spiegato Walker.

“Ancora non siamo capaci, però è proprio per questo che il vostro corpo sia la fabbrica di anticorpi, se è possibile”.

Oltre ad imparare a modificare geni, DARPA vuole anche imparare a invertire il processo nel caso in cui qualcosa vada male.

“I Geni Sicuri” del programma dell’agenzia è fatto per proteggere le truppe “da un cattivo utilizzo accidentale o intenzionale delle tecnologiedi modifica del genoma”.

Walker asserisce che DARPA vede il programma come una parte delle sua  

“missione per evitare sorprese tecnologiche”.

La prevenzione per queste sorprese risale alla fondazione di DARPA nel 1957 in risposta all’Unione Sovietica del lancio dello Sputnik, il primo satellite artificiale.

Oggi l’Agenzia sta lavorando per evitare simili sorprese da competitori globali come la Cina.

“Credo che la maniera migliore per competere con i nostri avversari è ottenere una vittoria su queste strade tecnologiche del XXI secolo”, dice Walker al Washington Examiner.

Per far questo, Walker ha detto che l’Agenzia ha bisogno di mantenere canali aperti con la comunità accademica, di lavorare con imprese di tutte le dimensioni e di continuare ad attraarre i migliori talenti.  

Darius Shahtahmasebi, analista legale e politico della Nuova Zelanda, ha affermato in un articolo per RT che teme che nuovo progresso scientifico posso essere una minaccia se qualcosa va male o se si utilizza con altri propositi.

Shahtahmasebi aggiunge che una delle cause principali dell’attuale esperimento è il proposito di Washington di superare i suoi attuali rivali, sempre questa da un’affermazione fatta da Walker.

“Credo che la maniera migliore per competere con i nostri avversari è vincere su queste strade tecnologiche del XXI secolo”, aveva affermato il direttore di DARPA.

“La mia preoccupazione immediata sta di fatto che l’esercito degli USA possa avere molto presto un esercito di supersoldati la cui struttura genetica permette loro di resistere a ogi tipo di guerra biologica e chimica, per non parlare di robot assassini e di un enorme potenziale di armi nucleari avanzate combinate a una dottrina nucleare di ‘sparare prima e domandare dopo’,” disse Shahtahmasebi.

 L’analista conclude: 

“si deve avere un punto sul quale focalizziamo la nostra energia e i nostri mezzi e non su come prepararci a una guerra importante, ma su come evitarla ad ogi costo”.

Fonte: https://www.bibliotecapleyades.net/

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