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Tutti in corsa sulla supremazia dell’AI – Intelligenza Artificiale

 

Elon Musk: La concorrenza per la superiorità dell’AI (Intelligenza Artificiale) a livello nazionale sarà la “causa più probabile della III Guerra Mondiale”

In breve

Elon Musk ha usato Twitter per rispondere ai commenti di Putin sull’AI e la guerra mondiale, ribadendo di nuovo che crede sia più probabile che si verifichi una guerra mondiale in quanto gli Stati Uniti, la Russia e la Cina competono per la supremazia dell’AI più di qualsiasi qualsiasi altra causa.

L’AI va in guerra

Lunedì mattina, in risposta ad un articolo di The Verge che discute le osservazioni di Vladimir Putin sull’intelligenza artificiale (AI), Elon Musk ha usato Twitter per condividere le proprie opinioni.

Cina, Russia e presto tutti i paesi con una forte scienza informatica. La concorrenza per la supremazia dell’AI a livello nazionale sarà probabilmente la causa di una guerra mondiale.

– Elon Musk (@elonmusk) 4settembre 2017

Musk ha chiarito e crede che la guerra non sarà avviata da un leader mondiale, ma da una AI come una incursione preventiva:

La guerra potrà essere avviata non da un leader di paese, ma da una delle AI, se decide che un attacco preventivo è la via più probabile per la vittoria

– Elon Musk (@elonmusk) 4settembre 2017

Musk ha inoltre risposto a diversi utenti di Twitter nella discussione che ha seguito, concentrandosi principalmente sulla fitta relazione che c’è tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti

Se la Kerea del Nord (KN) lanciasse un missile nucleare sarebbe un suicidio per la loro leadership, in quanto la Sud Korea (SK), Stati Uniti e Cina invaderebbero e terminerebbero immediatamente il regime

– Elon Musk (@elonmusk) 4settembre 2017

La lista delle alleanze della NK sono molto basse e non destano preoccupazioni di alcun rischio esistenziale per la civiltà. La NK non ha legami di alleanze polarizzate che possano portare il mondo in guerra.

– Elon Musk (@elonmusk) 4settembre 2017

I governanti non hanno bisogno di seguire le normali leggi. Otterranno lo sviluppo dell’AI da parte delle aziende e se necessario anche con la forza delle armi.

– Elon Musk (@elonmusk) 4settembre 2017

I dominatori del mondo

Sappiamo già che gli Stati Uniti sono generalmente considerati leader mondiali nell’AI e nell’automatico apprendimento. Questa posizione è tuttavia debole, in particolare alla luce della forte concorrenza di altri paesi, nonché della crescente debolezza del sistema educativo, con conseguente diminuzione del numero di adulti con le competenze tecniche necessarie per sostenere e sviluppare le industrie STEM.

Goldman Sachs ha recentemente pubblicato un rapporto che cita la Cina come un potere dell’AI in arrivo e, prevedendo che la nazione continuerà a crescere nello sviluppo dell’AI, probabilmente raggiungerà l’obiettivo del 2030 per diventare un centro globale per l’innovazione dell’AI. A quel tempo, Goldman prevede che le industrie AI della Cina raggiungano un valore totale di produzione di 1 trilione di yuan (147,80 miliardi di dollari).

Anche la Russia sta mettendo un grande valore sullo sviluppo dell’AI. Come la Cina e gli Stati Uniti, il paese sta esplorando l’AI militarizzata sotto forma di velivoli veloci e di missili a lungo raggio. Venerdì Vladimir Putin ha commentato il paese che conduce lo sviluppo dell’AI “sarà il sovrano del mondo”, ma ha aggiunto che in termini di dominio l’AI da parte di una nazione, “sarebbe fortemente indesiderabile se qualcuno avrà una posizione sovrana e monopolista.”

Non è la prima volta che Musk sottolinea che l’AI rappresenta un rischio di guerra molto più grande della Corea del Nord. Infatti, Musk non è il solo nella sua idea che l’AI ​​provocherà la prossima guerra mondiale: Jack Ma, capo della Alibaba cinese, condivide questa credenza – e Alibaba è uno degli sviluppatori principali dell’AI in Cina, secondo la relazione di Goldman Sachs.

Fonte: https://futurism.com/

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da 

Cordialissimo Paolo Barnard …

Cordialissimo Paolo Barnard, Lei ha scritto nel Suo Blog “Ma allora dove siete tutti?” Ebbene, come vede io sono qui e sto postando uno dei suoi articoli, si evince che non faccio parte di quei “tutti” e nemmeno gli scrivo per e-mail “bravo continua così”. La leggo e la seguo nel suo blog e quando appare in tv.

Non sono iscritto a nessun social network, come “Istagram, Goggle+, Twitter, e tanto meno a Facebbok”, per mia scelta, ho solo questo blog che condivido in rete da oltre otto anni.

Lei si lamentava (giustificatamente) “Ma dove siete tutti?”, siamo ancora qui, almeno io ci sono, ma penso come tanti altri; il fatto è che qualcosa è successo alla rete, le indicizzazioni relative alle visite dei blog e dei social, sono certamente manipolate da chi ci vuole tenere all’indice, questa anomalia non l’ha rilevata solo Lei o io stesso, ho fatto un’indagine (porta a porta) e, tutti mi hanno riferito la stessa cosa: il 50% delle visite a blog e social scomodi, è venuto meno per via del bavaglio che si vuol mettere alla rete.

Una di queste iniziative, è questa: “La libertà non è un bavaglio” oppure questa: Basta con quest’informazione OGM!  e questa: “L’arrocco è un’arma di attacco e di difesa” questo ha messo sull’avviso i nostri detrattori, ancora prima che l’infamante legge bavaglio venga divulgata. Non c’è bisogno che insegni a Lei, quello che senza dubbio conosce meglio di un neofita come me.

Colgo l’occasione (visto che ci son passato pure io) di segnalare i Suoi tre ottimi ultimi articoli sui medici e metodiche di cura che meritano di essere letti:

SCHEGGE DI BELLO NELLA VITA. MAI FATTA UNA COLONSCOPIA? ERNIA?

ORAGANO SALVA VITE, URGENTE. ULTIMA SU MEDICINA.

DUE COSE SUI MEDICI.

Nel mio piccolo, cerco di dare visibilità ad articoli che mi accomunano con il Suo vissuto e pensiero, come l’ottimo articolo (uno dei tanti) di Marcello Pamio: Micro calcificazioni al seno, e la creazione di malati

A rileggerla, cordialmente;

wlady 

Tra il lusco e il brusco – il crepuscolo dell’informazione

La Repubblica pubblica fake news

di Massimo Mazzucco
Pubblicato: 19 Febbraio 2017

Nella versione online di oggi La Repubblica ha publicato la seguente notizia, intitolando: “Usa, morto lo “sceicco cieco”: la mente dell’attentato alle Torri Gemelle del ’93 – È MORTO in un carcere di massima sicurezza in North Carolina lo “sceicco cieco” egiziano Omar Abdel Rahman. Era considerato la mente del primo attentato al World Trade Center, quello compiuto il 26 febbraio del 1993, quando nel parcheggio sotterraneo di una delle Torri gemelle fu fatto esplodere un pulmino imbottito con oltre 600 chili di esplosivo che provocò la morte di 6 persone.”

Omar Abdel Rahmannon fu affatto la mente dell’attentato al WTC del ’93. Come si evince chiaramente da questo video, fu la stessa FBI ad organizzare l’attentato, tramite il proprio infiltrato Emad Salem, “dimenticandosi” poi di sostituire la bomba vera con una falsa. Un “errore” che costò la vita a 6 persone.

Da oggi denunceremo sistematicamente qualunque fake news pubblicata dalle testate mainstream.

Denunciamo le fake new

https://www.luogocomune.net/ 

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Fake news: ecco a voi la censura perfetta!
Il Grande Fratello sferra l’ultimo attacco
Marcello Pamio – 19 febbraio 2017

La mannaia della censura viene ogni tanto tirata fuori e fatta oscillata nell’aria, questo da almeno 15 anni senza risultati. Oggi purtroppo sembra che le cose stiano accelerando.

E’ di questi giorni infatti una proposta in Senato che farebbe concretizzare il più grande timore per i diritti e le libertà: il Grande Fratello di stampo orwelliano.

Prima però andiamo a fare un salto nella Commissione Europea, perché lo strumento nelle mani dei potentati economici è stato il primo a incitare alla “lotta contro le fake news”, ossia la lotta contro le notizie false.

Il tutto è iniziato con la guerra contro l’incitamento all’odio su internet, sfociata nel maggio 2016 in un codice di condotta concordato fra la Commissione e le grandi società tipo Youtube e Twitter. Questo era solo l’inizio…

Il passaggio dall’odio sul web alle fake news è stato immediato.

Per le cosiddette notizie false l’establishment è preoccupato, e non è un caso infatti che esso abbia attribuito alle fake tre fatti alquanto sgraditi: la Brexit, cioè l’uscita dell’Inghilterra dall’euro la vittoria del no alla modifica costituzionale in Italia e l’inaspettata vittoria di Trump negli States.

Secondo il Sistema, almeno in questi tre casi i canali di informazione alternativi sul web avrebbero giocato un ruolo decisivo (sorvoliamo sul magistrale lavoretto fatto dagli hacker russi che hanno impedito brogli e manipolazioni dei voti alle presidenziali, cosa questa normalissima e frequente, permettendo così la vittoria di Trump)…

E’ bene ricordare che tutti i media inginocchiati al regime scrivevano all’unisono e a caratteri cubitale che la Gran Bretagna se usciva dall’euro sarebbe precipitata nel baratro economico, flagellata da cavallette e locuste; qui da noi se avesse vinto il no al referendum costituzionale saremo tornati in pieno medioevo, e negli States tutti avevano già pronti gli articoli per la vittoria scontata di Killary Clinton. Ma le cose sono andate diversamente… Continua QUI

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Le Fake News dei media contro Trump? Il Presidente USA aveva ragione sulla Svezia (Telegraph)! Sembra quasi propaganda fascista….

Il vaso è colmo, adesso basta! Queste sono le parole che disse mio nonno un giorno, nella mezzo della sua gioventù, quando decise di opporsi al nazifascismo.  Dunque, 75 anni dopo, con la redazione di Scenarieconomici.it abbiamo deciso di mettere in piedi una centrale sulle fake news, seria, documentata, fattuale, per evidenziare l’esistenza di un enorme problema. Vi faremo sapere gli sviluppi.

Quello che temo è scoprire che sono proprio i media mainstream a diffonderle, vedremo. La ragione? Mi dilungherei troppo, mi limito a dire che lo scopo facilmente è non fare comprendere alla gente che disastro hanno combinato i governi degli ultimi anni (…). Disastro che si traduce in crisi economiche a cui contribuiscono con loro miseria solo le classi media e bassa, invece le elites globali di stampo neofeudale esplodono di gioia e ricchezza.

Ho visto troppe bugie sui media in questi ultimi tempi, e lo dico senza partigianeria. Continua QUI

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Bufale giganti: per seppellire indizi sui “giganti” veri?

Scheletri di giganti alti 4 metri, scoperti in America e subito occultati: scoperta clamorosa, ma “insabbiata” da una autorevolissima istituzione scientifica come la Smithsonian Institution, un glorioso organismo scientifico finanziato dal sul web in diversi blog, avrebbe «costretto la Smithsonian Institution a rilasciare i documenti classificati risalenti agli inizi del 1900 che dimostrano che l’organizzazione è stata coinvolta in una grande, storica copertura di prove». Documenti che proverebbero «la scoperta di migliaia di scheletri di giganti umani rinvenuti in tutta l’America: fu ordinato di distruggerli dagli amministratori di alto livello per proteggere la principale cronologia corrente dell’evoluzione umana». Davvero? Niente affatto: quegli scheletri non sono mai stati distrutti. E per un semplice motivo: non sono mai esistiti. Lo ripetono in coro altre fonti, sempre su Internet, secondo cui la storia rientrerebbe tra le classiche “fake news”, sempre più in voga per gettare discredito sulle vere notizie che circolano sul web, disturbando gli omertosi silenzi del mainstream. Continua QUI  

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La libertà è cosa per pochi  

Didi Bozzini

In un Paese nel quale si vendono oltre centomila copie di È tutta vita di Fabio Volo o La dieta dei gruppi sanguigni (non un ricettario per vampiri, ma l’ennesima guida all’alimentazione sana) del dott. Mozzi, bisognerebbe costituire un comitato di pubblica igiene mentale che si incaricasse della diffusione dei libri di Aldo Busi. È chiaro che in un tale clima di sentimentalismo adolescenziale e isteria salutista, che altro non sono se non i baffi finti della gerontocrazia più cinica e dell’economia più cancerogena, questo resterà un auspicio vano. Quindi, mentre le folle continuano a ruminare idiozie languide e paraecologiche, noi ci accontentiamo di attirare l’attenzione di pochi lettori su una sola pagina dell’autobiografia non autorizzata che lo scrittore ha intitolato Vacche amiche. Una pagina, la numero 104 del volume, nella quale è racchiuso il nucleo dell’etica di Busi. 

La libertà non è un diritto, è un sapere costante nel tempo, una capacità di resistenza alla tentazione di asservirsi, una curiosità per le lande più inesplorate del cervello umano a contatto con il mondo ma innanzitutto a contatto con se stesso, a cui ritorna e a cui deve dare conto di quanto ha fatto fuori il suo portatore. Continua QUI

La fregatura del leviatano

La realtà supera la fantasia

Il Grande Fratello ci Guarda
Libro di Giuseppe Balena

Introduzione

Quando nel lontano 2006 ho deciso di iscrivermi a Facebook non immaginavo che un semplice gesto avrebbe potuto cambiare e influenzare la mia vita e quella di qualche miliardo di persone nel mondo. In quel periodo avevo appena riletto il romanzo 1984 di George Orwell. Una frase di quel libro mi era rimasta conficcata nel cervello e mi aveva sconvolto:

«Fino a che non diventeranno coscienti del loro potere,
non saranno mai capaci di ribellarsi
e fino a che non si saranno liberati,
non diventeranno mai coscienti del loro potere».

Le grandi abilità linguistiche e narrative di Orwell, d’improvviso, avevano proiettato un fascio luminoso e accecante.

Quando decisi di iscrivermi a Facebook, lo feci quasi per scherzo perché in quel periodo se ne parlava tantissimo, ma l’idea di dover condividere pensieri, foto e contatti su una piattaforma mondiale mi aveva fatto riflettere: l’immagine della prima home page del Social proiettata sullo schermo del computer mi fece pensare proprio a quello del Grande Fratello che “comandava” le vite dei personaggi del romanzo.

Ci veniva offerta una grande opportunità e per giunta gratuitamente: rintracciare i nostri amici, chattare, scambiare foto e video e soprattutto divulgare i nostri pensieri in una piazza virtuale di proporzioni imprecisate; in altre parole, il mondo virtuale sulla punta del nostro mouse. Tutto completamente a disposizione… ma cosa c’era da dare in cambio?

Quando un venditore di enciclopedie ci ferma per strada non dice che vuole vendere qualcosa, saluta e mette all’avventore in mano un piccolo regalo in modo tale che si senta obbligato e quindi non possa rifiutare l’offerta che successivamente gli verrà fatta. Piccoli stratagemmi di marketing spicciolo.

Facebook ci metteva in mano uno strumento straordinario e pochi hanno pensato all’inizio cosa in realtà chiedeva in cambio. La “fregatura” non era immediata né evidente, ma c’era: si trattava di barattare la nostra privacy per l’atavica e narcisistica voglia di notorietà e di apparire. Era il sogno di poter allungare all’infinito i famosi quindici minuti di notorietà di cui parlava Andy Warhol.

Ecco perché goliardicamente decisi di iscrivermi a Facebook con il doppio nome di Giuseppe Winston Balena Smith, proprio come il protagonista di 1984. Da allora non l’ho più cambiato.

Il libro che avete tra le mani nasceva inconsapevolmente in quel lontano 2006 e si è sedimentato lentamente negli anni come un puzzle che si ricompone pezzo dopo pezzo. Questo volume ha l’ambizione di analizzare nel dettaglio le azioni manifeste e nascoste “grazie” alle quali si esercita il controllo sociale nei confronti di tutti noi.

L’intento è di tracciare le linee della storia del controllo e della sorveglianza sociale, ma è anche idealmente quello di offrire un indice critico degli strumenti utilizzati nell’epoca in cui viviamo.

Ci sono, poi, i soggetti che, come vedremo, secondo i contesti di riferimento possono essere anche dei calembour: controllori, controllati, controllori, controllati e ibridi.

Il contesto di riferimento, invece, può essere classificato essenzialmente in privato, pubblico o ibrido. Dalla combinazione di questi elementi derivano infinite combinazioni che si manifestano in maniera più o meno palese nel quotidiano e che saranno illustrate e analizzate nel libro. In particolare si porrà l’attenzione sulle tecniche del controllo nella vita quotidiana e come queste siano subdole, invisibili ed enormemente estese.

Il libro propone, in prima battuta, un excursus storico cercando di rintracciare il momento dell’inizio sistematico e le ragioni del controllo sui cittadini.

L’analisi, inoltre, si estenderà da un lato ai soggetti principali che effettuano il controllo e dall’altra alla tipologia dei soggetti controllati, con particolare attenzione poi ai nuovi soggetti spuri e intermedi.

Un passaggio importante e cruciale nella trattazione riguarderà la distinzione e l’applicazione nella pratica dei concetti di controllo e sorveglianza e come questi si siano progressivamente adattati in maniera straordinaria rispetto all’evoluzione storica, sociale, economica, politica e antropologica.

Un ruolo centrale è detenuto dalla tecnologia e in particolare dall’avvento e dal massiccio utilizzo del computer in ambito domestico prima, accompagnato dall’utilizzo di Internet, e dall’irruzione sulla scena dei cellulari e in particolare, poi, degli smartphone e dell’enorme carico di applicazioni che girano sugli stessi.

La rivoluzione di Internet e del Web è abbastanza recente nella storia dell’umanità, ma già forse vecchia se ne si considera l’evoluzione rapidissima.

Vediamone alcune date importanti:

1969: collegamento dei primi computer tra quattro università americane;
1971: la Rete Arpanet connette tra loro 23 computer;
1972: Ray Tomlinson propone l’utilizzo del segno @ per separare il nome utente da quello della macchina;
1980: primo “hack” della storia di Internet e sperimentazione sulla velocità di propagazione delle email;
1982: definizione del protocollo tcp/ip e del concetto di “Internet”;
1983: appaiono i primi server con i nomi per indirizzarsi ai siti;
1984: la Rete conta ormai mille computer collegati;
1985: assegnati i primi domini nazionali;
1987: a Internet sono connessi 10 mila computer. Il 23 dicembre viene registrato il dominio “cnr.it”, il primo con la denominazione geografica dell’Italia, ossia il sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche;
1989: sono connessi a Internet 100 mila computer;
1993: apparizione del primo browser pensato per il Web;
1996: sono connessi a Internet 10 milioni di computer;
2000: gli utenti di Internet sono 200 milioni in tutto il mondo;
2008: gli utenti di Internet sono circa 600 milioni in tutto il mondo;
2009: gli utenti di Internet sono circa 1 miliardo in tutto il mondo;
2011: gli utenti di Internet sono circa 2 miliardi in tutto il mondo;
2015: gli utenti di Internet sono oltre 3,3 miliardi in tutto il mondo.

Un nodo cruciale che ha segnato il punto di svolta per l’esercizio del controllo, come vedremo, è stato il passaggio dal cellulare allo smartphone. Il telefono cellulare fu inventato da Martin Cooper, direttore della sezione ricerca e sviluppo della Motorola e fece la sua prima telefonata il 3 aprile 1973. Dopo dieci anni la Motorola decise di produrre un modello in versione commerciale dal costo di 4.000 dollari.

Il primo smartphone, chiamato “Simon”, fu progettato dalla ibm nel 1992 e commercializzato dalla BellSouth a partire dal 1993. Oltre alle comuni funzioni di telefono incorporava il calendario, la rubrica, l’orologio, il block notes, le funzioni email e i giochi, mentre per poter scrivere direttamente sullo schermo era disponibile un pennino. Come si può notare sia per Internet sia per la genesi storica dal cellulare allo smartphone, il tutto si è concentrato a cavallo degli anni Settanta: un’evoluzione vorticosa concentrata in circa quarant’anni di storia.

Se spostiamo poi lo sguardo al mondo dei Social Network, alcune cifre parlano da sole e sono impressionanti:

su Facebook sono attivi circa 500 mila utenti al secondo;
Facebook pubblica circa 41 mila post (messaggi di stato, condivisioni, immagini e così via) ogni secondo, mentre ogni minuto si cliccano 1,8 milioni di “mi piace” e 350 gb di dati passano per i server; ogni dieci secondi vengono caricati su YouTube più di 50 ore di video, in pratica il corrispettivo di circa 40 anni di contenuti al giorno; in un minuto vengono scambiati circa 278 mila messaggi su Twitter; su Instagram vengono postate circa 3.600 foto al secondo.

A questo scenario bisogna aggiungere che il numero dei siti continua a crescere: ne nascono, infatti, ogni minuto in media 571. Per quanto riguarda, invece, la registrazione dei domini, ogni 60 secondi ne vengono approvati in media 70. Sono, invece, circa 204 milioni le email spedite in media ogni minuto.

Ciò che a livello tecnologico oggi diamo quasi per scontato, in realtà ha una vita relativamente recente, sebbene sia stato in parte “profetizzato” da opere letterarie e film. Basti pensare, solo per citare alcuni esempi, a libri come 1984 di George Orwell e Il mondo nuovo di Aldous Huxley o alle pellicole cinematografiche come Minority Report o The Truman Show.

L’altro aspetto correlato al controllo è di natura giuridica e riguarda il deficit nell’ambito della normativa della privacy; ai proclami di tutela giuridica della privacy corrisponde, invece, un’erosione continua e impalpabile della stessa nella vita quotidiana. Da un lato, quindi, si spinge verso misure spesso eccessivamente rigide di tutela della privacy, mentre dall’altro si manifesta una costante e inesorabile strategia del controllo.

Un aspetto cruciale riguarda, quindi, il rapporto tra privacy e controllo; questi due elementi costituiscono un complicato sistema di vasi comunicanti strettamente dipendenti e non sempre o quasi mai in equilibrio.

I dati allarmanti che tracciano poi anche una direzione futura segnalano alcuni pericoli che sarà bene tenere in considerazione: spesso siamo tutti noi a fornire gli strumenti idonei per esercitare un controllo su noi stessi e in questo caso sul banco degli imputati c’è certamente la tecnologia. Pur di avere la comodità di determinati servizi che ci rendono la vita “più tecnologica” rinunciamo spontaneamente alla nostra privacy, forse senza nemmeno accorgercene, prestando il fianco alla possibilità remota o, spesso, alla certezza di essere controllati.

È in corso un avanzamento inarrestabile di questo processo. Il controllo e la sorveglianza sulla popolazione sono essenzialmente fenomeni sociali che incidono però profondamente sulla sfera personale. Si intrecciano, pertanto, una dimensione comunitaria e una individuale, influenzandosi reciprocamente. Basterebbe analizzare, per esempio, le ragioni per le quali ogni utente si iscrive a un Social Network: nella maggior parte dei casi è per spirito emulativo, ossia perché gli amici o i conoscenti l’hanno già fatto o perché se ne parla diffusamente.

Entrano in gioco alcune dinamiche descritte, per esempio, da Gustave Le Bon nel suo saggio Psicologia delle folle:

«Dal solo fatto di essere parte di una folla, un uomo discende da generazioni su una scala di civiltà. Individualmente, potrebbe essere un uomo civilizzato; nella folla diviene “barbaro” in preda all’istinto. […] Un individuo nella folla è un granello di sabbia fra altri granelli di sabbia, mossi dalla volontà del vento».

Le Bon fu il primo a studiare scientificamente il comportamento delle folle, cercando di identificare i caratteri peculiari e le tecniche per guidarle, suggestionarle e controllarle. Applicando un paradigma di studio scientifico derivato dall’approccio clinico, Le Bon ha utilizzato i concetti di contagio e suggestione per spiegare i meccanismi della folla che portano all’emergere dell’emotività, dell’istinto e dell’inconscio, altrimenti repressi nella sfera individuale.

Nella sua opera più famosa ha analizzato il ruolo delle masse in un’accezione negativa: la massa viene intesa come una forza di distruzione, priva di una visione d’insieme, indisciplinata e portatrice di decadenza, esaltando invece la minoranza come forza capace di creare. Nella sua visione la massa, permeata da sentimenti autoritari e d’intolleranza, crea un inconscio collettivo attraverso il quale l’individuo si sente deresponsabilizzato e privato dell’autocontrollo.

Secondo Le Bon, infatti, le folle sono influenzate da fattori che determinano le opinioni e le credenze quali fattori remoti e fattori immediati. I fattori remoti sono: la razza, le tradizioni, il tempo, le istituzioni politiche e sociali, l’istruzione e l’educazione. I fattori immediati, invece, si sovrappongono a quelli remoti e sono contingenti, ossia non stratificati nel corso del tempo e determinano, pertanto, le azioni attive delle folle nell’immediato. Tra questi ultimi, un posto importante è occupato dalle immagini, dalle parole e dalle formule.

Sono proprio questi gli elementi sui quali si fa leva per innescare i meccanismi del controllo. Se proviamo, infatti, ad analizzare le principali forme di controllo, queste si rifanno e utilizzano tali categorie.

La griglia concettuale proposta da Le Bon, dunque, può essere considerata un filtro interpretativo soprattutto della società ipertecnologica in cui stiamo vivendo.

Facebook, per esempio, utilizza proprio le parole e le immagini come elementi fondanti del suo funzionamento. Il controllo tramite le telecamere pubbliche, invece, utilizza le riprese video e quindi le immagini. Il controllo tramite la tecnologia RFID, che avremo modo di analizzare in maniera approfondita, utilizza il concetto di formula, ossia un meccanismo che regola una funzione ben precisa: se dispongo di un dispositivo di qualsiasi natura con un RFID posso pagare istantaneamente passando la mia tessera vicino all’apposito lettore, ma allo stesso tempo saranno facilmente rintracciabili le mie transazioni finanziarie.

Attualizzando il pensiero di Le Bon, dunque, la massa stratifica le proprie opinioni seguendo schemi ben precisi e collaudati che dipendono da fattori endogeni ed esogeni, alcuni standardizzati e altri modificabili.

Con gli studi di Le Bon viene attualizzato e reso moderno il rapporto delle folle con l’entità sovraordinata che dovrebbe gestirle. Una comunità ha una connotazione precisa ed è strettamente legata al concetto di nazione, ossia ha una certa identità che si coagula intorno ai concetti fondanti proprio dello Stato. La folla, invece, non è identitaria e non è facilmente governabile e identificabile dalle strutture statali che seguono invece logiche e dinamiche particolari.

Nel Novecento, in particolare, le folle si sono sostituite progressivamente alle comunità. In questo passaggio e in questa mutazione genetica della società risiede il seme del cambiamento anche delle forme di controllo esercitate dal Leviatano.

Uno schema, evidenziato nel libro La società postpanottica di Massimo Ragnedda, può riassumere in maniera esaustiva i punti chiave che hanno determinato i passaggi verso la situazione attuale:

Premodernità Modernità Postmodernità
Autocentrato Eterocentrato Extracentrato
Capo tribù, famiglia o signore feudale Stato nazione Multinazionali
Norme e sanzioni imposte dalla tribù Norme e sanzioni imposte dallo Stato Norme imposte dalle multinazionali e sanzionate dagli Stati
Soggettivo Oggettivo Virtuale
Personificato dal capo tribù Personificato dallo Stato Avvicinamento virtuale dello Stato al cittadino ma in mano alle multinazionali
Evidente e assoluto Evidente ma non assoluto Non evidente ma potenzialmente assoluto
Autarchico e legittimo Centrale e legittimo Decentrato e illegittimo
Tradizione (sguardo orientato al passato) Giurisprudenza (sguardo orientato al presente) Previsione (sguardo orientato al futuro)

La postmodernità è lo scenario nel quale germogliano e crescono in maniera impressionante il controllo e la sorveglianza delle persone. L’epoca verso la quale stiamo correndo in maniera folle e spesso sconsiderata è l’immediata conseguenza della modernità e della sua crisi. Questo concetto risulta centrale: la postmodernità nasce già intrinsecamente nella sua essenza come involuzione della modernità e come decadenza culturale, politica, sociale ed economica di essa.

La cornice di riferimento è la nascita di quella che Bauman ha definito come “società liquida”.

L’elemento fondamentale è l’incertezza. Questo sistema crea effetti particolari e unici: la globalizzazione, l’industria della paura, lo smantellamento delle sicurezze e una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusi. Dai rifiuti industriali si passa così ai rifiuti umani.

L’esclusione sociale elaborata da Bauman non si basa più sull’estraneità al sistema produttivo o sul non poter comprare l’essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernità. Secondo Bauman il povero, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cioè se non riesce a sentirsi accettato nel ruolo di consumatore. In tal modo, in una società che vive per il consumo, tutto si trasforma in merce, incluso l’essere umano. La società, pertanto, crea i rifiuti dai prodotti in eccesso e i rifiutati come individui di scarto per il mancato processo di omologazione.

Ecco che avanza il postmodernismo caratterizzato da un’economia estesa globalmente, invasa dalla pubblicità e della televisione che agiscono come fattori condizionanti e costellata da un enorme flusso di notizie ormai incontrollabili provenienti dal Web.

Cerchiamo di fare uno sforzo di immaginazione: in questa cornice appena descritta proviamo a dipingere un quadro di una società a metà strada tra il romanzo 1984 e la pellicola Minority Report, entrambi nella doppia versione romanzata e cinematografica.

Proviamo a immaginare una vita senza privacy, una vita trasparente dove ognuno può sapere tutto di ogni singolo individuo. Un incubo dove tutto viene tracciato e registrato da quando uno mette il piede fuori dal letto fino a quando lo rimette dentro. In mezzo un’intera giornata dove ogni azione, o quasi, lascia una traccia indelebile. Il cellulare, il navigatore satellitare, il computer, le telecamere, il bancomat: ogni singolo momento è monitorato.

Qualcuno potrebbe scandalizzarsi, gridando all’esagerazione. È curioso invece notare come ci siano alcune situazioni reali che, spesso, vanno ben oltre quelle prospettate nelle trame narrative di Orwell o Huxley.

Tutto questo non può essere vero perché in fondo la nostra vita negli ultimi quarant’anni è sicuramente migliorata: questo scenario può essere solo frutto della fantasia, non può essere la realtà.

Invece, non è così: la realtà potrebbe superare la fantasia.

FONTE https://www.macrolibrarsi.it/speciali/introduzione-il-grande-fratello-ci-guarda-libro-di-giuseppe-balena.php

Giuseppe Balena nato a Matera nel 1975. Vive e lavora a Ferrandina (MT) come giornalista, scrittore e comunicatore web. Laureato nel 2001 in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Bari. Da luglio 2015 è redattore per la rivista «Mistero» dell’omonima trasmissione televisiva di Italia Uno. Già redattore per testate giornalistiche cartacee e online.

Fonte attiva diretta: http://www.nogeoingegneria.com/

“I dittatori del club”

L’ONU Sul terreno di Guerra:
Stop alla libertà di parola e “all’estremismo” Online

Questo articolo è stato scritto da Alex Newman e originariamente pubblicato su The New American 

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vuole un “quadro” globale per censurare Internet, così come per l’utilizzo della propaganda di governo e “misurare” ciò che i suoi burocrati chiamano la “propaganda on-line”, “ideologie di odio” e “terrorismo digitale.” A tal fine, questa settimana, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha ordinato al “Comitato contro il terrorismo” delle Nazioni Unite – sì, è una vera e propria burocrazia – a elaborare un piano per il prossimo anno, tutti d’accordo sia da parte dell’amministrazione Obama al brutale regime comunista cinese, sul fatto che era tempo di dare un giro di vite e mettere in linea le Nazioni Unite sulla libertà di parola e di pensiero – il tutto con il pretesto di combattere la fasulla guerra terroristica in modo trasparente.

L’ONU, deriso dai critici americani come i “dittatori del club”, ha riferito di collaborare con alcune delle più grandi società di Internet e della tecnologia a livello mondiale. Tra le aziende coinvolte nello schema c’è Microsoft, che, in un discorso davanti al Consiglio di Sicurezza in data 11 maggio, ha chiesto “partenariati pubblici-privati” tra le grandi imprese e il governo per combattere la propaganda on-line. Poiché su questa iniziativa si sono espressi, Google, Microsoft, Yahoo e altri giganti al Top della Tecnologia, tutti hanno pubblicamente abbracciato l’iniziativa delle Nazioni Unite e il suo ordine del giorno per l’umanità. Molti degli oltre 70 relatori, con l’aiuto del “settore privato”, hanno anche detto che era passato il tempo di censurare Internet.

Nel corso della riunione delle Nazioni Unite di questa settimana, i 15 membri del Consiglio di Sicurezza, tra cui alcune delle dittature più estreme e violente del pianeta, hanno affermato che volevano fermare l’estremismo e la violenza sulla diffusione che avviene in Internet. In particolare, la pretesa dei governi che volevano far trasparire come loro sforzo era rivolto a gruppi terroristici islamici come l’ISIS e al-Qaeda, entrambi i quali hanno ricevuto il sostegno cruciale dai principali membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per sé. Il terrorismo non è stato definito. Però, tutti d’accordo, che il terrore non deve essere associato ad una particolare religione, nazionalità, etnia, e così via, anche se almeno una delegazione ha additato il governo israeliano.

Nella sua “dichiarazione presidenziale” dopo la seduta, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha affermato che “il terrorismo” potrebbe essere sconfitto solo con il “diritto internazionale” e attraverso la collaborazione tra le Nazioni Unite e governi regionali emergenti come le varie “unioni” ed essere imposto all’Europa, Africa, Eurasia, America del Sud, e non solo. “Il Consiglio di Sicurezza sottolinea che il terrorismo può essere sconfitto solo da un approccio sostenibile e globale che coinvolga la partecipazione attiva e la collaborazione di tutti gli Stati, le organizzazioni internazionali e regionali, … coerenti con la strategia antiterrorismo globale delle Nazioni Unite”, questo è quello che è stato detto: Naturalmente, le Nazioni Unite attualmente non hanno ancora una definizione del terrorismo, ma è in fase di ricoprire ampi e nuovi poteri con il pretesto di combattere questa nemesi indefinita.

Tuttavia, le Nazioni Unite, nella sua guerra in corso contro la libertà di parola e dei diritti umani reali di tutto il mondo, ha offerto alcuni suggerimenti nella sua forte agenda. Secondo i funzionari delle Nazioni Unite, il piano per regolare la parola in Internet andrà ad integrarne un’altra, la relativa trama delle Nazioni Unite nota formalmente come il “Piano di azione per prevenire l’estremismo violento.” Come il New American ha segnalato l’anno scorso, il piano prevede una guerra globale contro le “ideologie”. In quella crociata includeranno, tra gli altri componenti, gli sforzi planetari a debellare tutti i “bigottismi gli antimusulmani,” sentimenti anti-immigrati, e molto altro ancora, questo è quanto Obama ha spiegato all’Onu. Nel mirino ci sono anche i cosiddetti “estremismi non violenti”, non solo, ma nel nel mirino delle Nazioni Unite, c’è anche in generale la libertà di parola.

Non è stato chiarificato di come una guerra guidata delle Nazioni Unite sul “bigottismo e antimusulmano” si sia fermata al’ISIS. Il selvaggio gruppo terroristico, che secondo i più alti funzionari degli Stati Uniti è stato creato e finanziato dagli anti-ISIS in coalizione con Obama, è servito come la giustificazione fondamentale per il piano delle Nazioni Unite. Tuttavia, sulla base delle linee rilasciate finora sul sistema delle Nazioni Unite riguardo all’estremismo, è chiaro che da parte delle Nazioni Unite non ci saranno seri sforzi per affrontare e limitare il crescente estremismo o l’estremismo violento da parte dei suoi molti membri i regimi, in gran parte autocratici. Al contrario, il piano “dell’estremismo” servirà come pretesto per imporre una vasta gamma di politiche realmente estremiste a livello nazionale, regionale e internazionale.

Apparentemente l’assurdità totalitaria dei commenti è ignara, alti funzionari delle Nazioni Unite hanno chiesto garanzie contro le “punizioni eccessive” brandite contro chi esprime le proprie opinioni su Internet. “La protezione dei media liberi può essere una difesa contro le narrazioni terroristiche,” UN segretario generale Jan Eliasson al Consiglio di Sicurezza durante l’incontro di questa settimana in un meraviglioso esempio di doppio linguaggio ha detto: “Non ci deve essere alcuna punizione arbitraria o eccessiva nei confronti delle persone che semplicemente esprimono le loro opinioni.” Non erano molto chiare le specifiche sulle pene riguardanti la libertà di parola, che potrebbero essere considerate non eccessive. Ma negli Stati Uniti, nonostante le Nazioni Unite sostengano i pseudo “diritti umani”, richiede la censura, così ogni e qualsiasi “punizione” per aver espresso le proprie opinioni che sono severamente vietate.

Separatamente, la dittatura comunista cinese, che ora domina varie burocrazie delle Nazioni Unite, con entusiasmo abbraccia gli sforzi delle Nazioni Unite. Parlando a nome del brutale regime, Liu Jieyi, rappresentante permanente di Pechino alle Nazioni Unite, ha detto che le istituzioni che promuovono “ideologie estremiste” necessariamente dovranno essere “chiuse”. A quanto pare non si riferiva alla “ideologia estremista” del Partito comunista cinese o al suo brutale regime, che ha ucciso più esseri umani innocenti di ogni altro nella storia. solo Pechino ha ucciso più di 60 milioni di persone, senza comprendere quelli macellati in aborti forzati. Altri governi comunisti alleati con Pechino ne hanno ucciso decine di milioni in più, solo nel secolo scorso.

Mentre le Nazioni Unite hanno un ruolo importante da svolgere, anche i governi hanno bisogno di dare una mano a censurare Internet e abolire la libertà di parola, il regime comunista ha detto: “Gli Stati devono chiudere alcune reti di social e media”, Liu ha proseguito, chiedendo alle Nazioni Unite e ai suoi membri di “tagliare i canali per la diffusione delle ideologie terroristiche.” Ha anche sollecitato decreti terroristici adottati di recente da Pechino per colpire Internet  pretendendo l’autorizzazione e il dispiegamento di esecutori armati della dittatura comunista in tutto il mondo. Come in precedenza il The New American ha documentato nel discorso delle Nazioni Unite, la dittatura cinese avrà un ruolo importante nella crociata dell’anti-libertà. In realtà, attualmente il regime ha i suoi agenti incorporati all’interno dell’Onu, e anche nella parte superiore dell’agenzia delle Nazioni Unite dove i globalisti stanno lavorando per potenziare e come regolare la rete globale di Internet. I globalisti sostengono la censura e tutto quello che può essere letto, ascoltato e visto con gli occhi.

Anche se la Cina comunista e gli altri membri sono apertamente dittatoriali all’interno delle Nazioni Unite, nonostante abbiano avallato la censura e la regolamentazione per fermare le ideologie e la “propaganda”, a loro non piace: l’amministrazione Obama, l’Unione Europea, e alcuni dei suoi ex sovrani degli Stati membri, invece di propagandare l’agenda governativa per contrastare la propaganda estremista. Tuttavia, parlando per l’Unione europea, Alain Le Roy ha implementato e anche celebrato i propri sforzi per un inspiegabile super-Stato per censurare Internet, come qualcosa da emulare. L’anno scorso, questa rivista ha segnalato la sedicente forza di polizia della UE, Europol, che si è anche lanciata in un unitario totalitarismo volto a censurare i contenuti “estremisti” su Internet. Il portavoce UE ha sottolineato, tra gli altri schemi in corso, gli sforzi della UE per rimuovere da Internet il “materiale di propaganda”, così come la rimozione di altri sforzi propagandistici dell’Unione europea chediffondono messaggi alternativi.”

Il rappresentante della brutale dittatura della Siria, Bashar Hafiz al-Asad, (…) ha tenuto duro fino a rovinare la festa. Egli ha sottolineato che più membri delle Nazioni Unite avevano usato combattenti terroristi e mercenari nel loro intento di distruggere la Siria. E ha ragione. Infatti, fin dal 2012, documenti dell’Agenzia US Defense Intelligence mostrano che l’amministrazione Obama sapeva che i “ribelli siriani moderati” che sosteneva erano guidati da al-Qaeda e la Fratellanza Musulmana. L’amministrazione e i suoi alleati stavano anche lavorando per creare quello che hanno descritto come un “principato salafita in Siria orientale” – oggi il principato è conosciuto come lo Stato Islamico, o ISIS – al fine di destabilizzare il regime di Asad. Anche alti funzionari degli Stati Uniti hanno apertamente ammesso che la coalizione “anti-ISIS” di Obama è stata responsabile della creazione, inserimento, e il finanziamento dell’ISIS. Che ruolo di “propaganda” potrebbe aver giocato Internet e in che, sul caso, questo non è stato chiarito nel corso della riunione delle Nazioni Unite.

In Libia, si è verificata una situazione simile. L’amministrazione Obama, con il pretesto illegittimo di far rispettare una risoluzione delle Nazioni Unite, ha apertamente collaborato con i leader auto-dichiarati di al-Qaeda per rovesciare l’ex alleato degli Stati Uniti del terrore della guerra e brutale dittatore Muammar Gheddafi. Il Congresso non è mai stato consultato, la guerra che ha fatto Obama è illegale e incostituzionale, oltre al grave reato di fornire aiuto alle organizzazioni terroristiche designate. Oggi, grazie anche all’estremismo, la Libia è uno Stato fallito inondato di pesanti armamenti militari e formazione di campi del terrore. Gran parte degli aiuti forniti dall’amministrazione Obama sono finiti in mano a gruppi terroristici in Libia e successivamente trasferiti a sostenere gruppi terroristici in Siria dopo la caduta del regime di Gheddafi.

A parte i governi di dittatori e burocrati internazionali, la Big Technology è stata anche rappresentata alla riunione delle Nazioni Unite. Il vicepresidente di Microsoft e Deputy General Counsel Steve Corona, ha detto che per i rappresentanti dei governi tiranni che non c’è “proiettile d’argento” che impedisca ai terroristi ed estremisti di utilizzare Internet. “Se ci fosse una soluzione fattibile, l’industria l’avrebbe adottata”, aggiungendo e affermando,  che Google, Facebook, Twitter collaborano insieme per evitare gli abusi di Internet. Facebook si è pronunciato esponendosi proprio questa settimana per censurare i media conservatori nella sezione notizie “trend”. E, all’inizio di quest’anno, Google ha fatto altrettanto per aiutare il governo degli Stati Uniti a guidare e fomentare la rivoluzione jihadista in Siria.

Riprendendo la retorica delle Nazioni Unite, Corona ha sostenuto “il diritto internazionale” e in stile fascista il “partenariato pubblico-privato”, in cui i governi e le grandi imprese uniscono le forze, sostenendo che il diritto internazionale è la risposta appropriata. Egli ha anche detto che la “comunità internazionale”, (un termine ingannevole generalmente usato per riferirsi alle Nazioni Unite e dei suoi membri di governi), è necessario per “lavorare insieme in modo coordinato e trasparente.” Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nella sua dichiarazione finale ha convenuto dicendo che ci dovrebbero essere “modi più efficaci per i governi a collaborare con … partner privati del settore.” Questa, non si può dire che sia una nuova agenda.

Come in precedenza, il The New American ha riportato i giganti della tecnologia – che sono tutti rappresentati regolarmente ai vertici dei globalisti Bilderberg – sono anche emersi entusiasti sostenitori della radicale “Agenda 2030” delle Nazioni Unite. Secondo l’accordo, l’obiettivo è “trasformare il nostro mondo, nella “ridistribuzione della ricchezza a livello internazionale, abilitando le istituzioni della globale governance, e altro ancora. Tra le orgogliose mega-società che appoggiano il regime dei tre principali motori di ricerca di tutto il mondo ci sono: Google, Bing di Microsoft, e Yahoo. Non è stato immediatamente chiaro se il supporto profondamente controverso per l’agenda di queste società delle Nazioni Unite potrebbero influenzare la presunta imparzialità dei loro risultati di ricerca. Ma i critici del piano delle Nazioni Unite hanno comunque espresso allarme.

Naturalmente, una manciata non di più di 70 persone che hanno parlato al Confab Consiglio di Sicurezza si sono espressi a parole sulla libertà di parola” e la “libertà di pensiero”. La delegazione del governo iracheno, per esempio, ha sottolineato la differenziazione tra “libertà di pensiero e quella sull’estremismo ideologico”. Altri hanno detto che la guerra all’estremismo non poteva essere utilizzata per giustificare, perseguitare e criticare i governi. Alcuni dei presenti che hanno parlato, senza dubbio, avevano anche buone intenzioni

Tuttavia, incaricare l’ONU a combattere l’estremismo e le pericolose ideologie, sarebbe come mettere un boss mafioso a capo della lotta alla criminalità – è palesemente assurdo, se non anche grottesco. La maggior parte dei regimi, sono membri delle Nazioni Unite, sono antidemocratici, questo per essere generosi, e molti di loro sono guidati da psicopatici genocidi che uccidono impunemente. Tra gli altri paesi membri dell’ONU, ci sono quelli schiavizzano come la Corea del Nord, Zimbabwe, Cuba, il Sudan, la Cina, e molti altri che sono gestiti da criminali e assassini di massa che incarnano il terrorismo e l’estremismo violento. Inoltre, praticamente oggi, tutti i gruppi del terrore sulla terra hanno le loro radici dentro lo stesso stato che li sponsorizza, tra cui ISIS e al-Qaeda.

La vera soluzione al terrore, poi, non è né una ONU più forte, né una guerra globale alle ideologie estremiste o altre soluzioni analoghe. Responsabilizzare le Nazioni Unite per condurre una guerra globale sulle idee, le ideologie, la propaganda, e lo stesso discorso, è essa stessa una proposta estremista crivellata di estremi pericoli. Di fondo, una risposta molto più semplice per il flagello del terrorismo sarebbe quello che l’ONU, arrestasse i gruppi terroristici che vengono supportati, smettendo di supportare i dittatori e terroristi con i soldi dei contribuenti. Tutto il resto è una frode pericolosa.

http://www.thenewamerican.com/world-news/asia/item/23185-un-plots-war-on-free-speech-to-stop-extremism-online

http://www.alt-market.com/articles/2895-un-plots-war-on-free-speech-to-stop-extremism-online

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da