Archivi tag: TTIP

Unione Europea e il controllo comprato dopo la II Guerra Mondiale

 

Washingron Minaccia – Non tollererà la Creazione degli Stati Uniti d’Europa

29 Maggio 2017
dal Sito Web ElRobotPescador
traduzione di NicolettaMarino
Versioneoriginale in spagnolo

Come abbiamo visto oggi in un articolo pubblicato su HispanTV, il possibile ambasciatore degli USA presso l’Unione Europea, Ted Malloch, ha dimostrato la ferma opposizione di Washington alla possibile creazione degli Stati Uniti d’Europa.

Il suo messaggio non può essere più significativo e chiaro…

  • In un discorso tenuto a Bruxelles, Malloch ha avvertito Francia e Germania che gli” Stati Uniti d’Europa” con un budget centralizzato, va contro gli interessi statunitensi e ha messo ben in chiaro che la Casa Bianca si difenderà ferocemente di fronte qualsiasi incremento di “protezionismo” in Europa.
  • Inoltre ha insistito sul fatto che questa iniziativa condurrà ad maggior un deterioramento dei legami con Washington di quella che definiva un’Europa divisa “dall’antiamericanismo”, e ha approfittato del momento per scatenarsi contro il resto dei paesi europei, che ha bollato come “non graditi” dopo il massiccio appoggio degli USA nella ricostruzione del continente dopo la II Guerra Mondiale.

Nota:

sia ben chiaro che quella ricostruzione aveva vari obbiettivi:

  • Primo: indebitare l’Europa e trasformarla in una colonia anglo-americana
  • Secondo: creare mercati per i suoi prodotti o affari
  • Terzo: creare paesi sudditi dell’asse angloamericano in opposizione all’Unione Sovietica 

Quindi non lo fecero per salvare i poveri bambini affamati europei, come sempre volevano venderci…

Invece Malloch ha elogiato il regno Unito che sta lasciando il blocco comunitario con il processo conosciuto come Brexit.

Ha affermato che Londra ha avuto dei legami molto forti con Washington e che starebbe in prima fila per raggiungere un accordo commerciale con gli Stati Uniti.

Poi ha sottolineato che l’Unione Europea “è fallita” e che ha dovuto abbandonare i suoi sogni d’unione, in quanto secondo lui, il blocco è sempre più ristretto o vicino al collasso.

  • “Francamente, il fallimento dell’attuale progetto d’integrazione europea, credo che stia diventando sempre più evidente.
  • E’ un qualcosa che Roosevelt o Churchill avrebbero già messo in dubbio visto che l’unione Europea è diventata, come direbbero alcuni, la più antidemocratica, piena di burocrazia e antiamericana nel modo più sfrontato.”
  • “L’idea di un governo dell’euro centralizzato a Bruxelles non favorisce in alcun modo gli USA, sia economicamente che in politica estera. Tutto ciò danneggerebbe seriamente gli Stati Uniti.”

  • E’ curioso il fatto che Malloch critica il protezionismo d’Europa mentre l’Amministrazione del presidente USA, Donald Trump, usa questo strumento sia negli aspetti sociali sia commerciali. Fonte

Il tutto in altre parole ancora più comprensibili e alla mano, il messaggio di Malloch sarebbe:

  • “cazzoni Europei, sottomettetevi all’impero americano e all’asse angloamericana? Che c…vi credevate?

Cominciate a comprendere quindi chi c’è dietro alla Brexit, alle correnti antieuropeiste e all’auge dei movimenti di ultradestra euro scettici? Ancora non lo vedete chiaramente?

Allora aprite le orecchie:

  • il signor Malloch ha avuto l’immensa amabilità di renderlo in maniera molto esplicita.

Sono gli stessi che hanno promosso l’ascesa di Donald Trump e il suo ritorno all’antico imperialismo nordamericano fascistoide di sempre.

Evidentemente, le sue critiche all’Unione Europea hanno un fondamento:

  • Si tratta di un organismo corrotto, antidemocratico, burocratizzato fino alla nausea, che reprime le libertà e i diritti nazionali e individuali ed è a pieno servizio delle élite s finanziarie globaliste.
  • Un mostro che dovrebbe essere distrutto e polverizzato o come minimo riformato fino alle radici con un castigo esemplare per tutti quei burocrati criminali che lo dirigono che dovrebbero essere cancellati dalla faccia della Terra come monito per le generazioni future di governanti.

Che nessuno creda che:

  • coloro che si oppongono a quest’Unione Europea, l’asse angloamericano e i suoi scagnozzi dell’estrema destra (che hanno sempre servito l’imperialismo degli Stati Uniti come ci ricorda l’Operazione Gladio in Europa o il PianoCondor in America), appartengono comunque alla stessa banda repressiva contro le popolazioni e le persone e vogliono solo ritornare al predominio glorioso dell’asse anglosassone.

Molti di noi sono caduti nella trappola, quando affascinati ascoltavamo con piacere e ammirazione le diatribe antieuropeiste di quel pagliaccio di Nigel Farage al Parlamento Europeo.

Eravamo d’accordo con le sue ferree critiche, però adesso si vede più chiaramente ciò che c’era realmente dietro.

E ovviamente, la Russia, per le sue motivazioni. Condivide interessi momentanei con questa gente, almeno su questo fatto concreto. Alla Russia interessa un blocco europeo debole come sempre ha interessato anche il regno Unito.

Gli Stati Uniti hanno spinto al momento dato la creazione dell’Unione Europea (vedi Origini dell’Unione Europea – Un Piano Nascosto degli USA), pensando forse che si sarebbe trasformata in una colonia controllata dagli Stati Uniti.

Nel tempo però si è trasformata in un temibile competitore commerciale con un potere proprio…e l’asse angloamericano, l’asse anglosassone derivato dall’Impero Britannico, vuole il suo potere dominante e vuole tornare a controllare il terreno che comprò dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Del resto è bene ricordare che il TTIP sembrava essere il colpo definitivo del dominio nordamericano sull’Unione Europea… però ricordatevi che prima dell’arrivo di Trump, si stavano già rompendo le negoziazioni con gli USA per le condizione di abusi che imponevano (guardate gli articoli già prodotti, non stiamo inventando nulla) per quanto adesso i propagandisti pagati vogliono far credere a tutti che sia stato Trump che non ha permesso il trattato.

Quindi, coloro che brindano allo scioglimento dell’Europa, dovrebbero sapere meglio chi in realtà stanno servendo.

Non servono la “sovranità nazionale”, e nemmeno stupidità manipolatrici come:

“servono l’asse angloamericano.”

Come abbiamo già denunciato in passato, c’è molta gente pagata per fare campagna per questi interessi e il mondo alternativo ne è un chiaro esponente.

Il mondo dei web alternativi è pieno di agenti pagati dall’asse anglo americano che si presentano come,

Come abbiamo già detto, tutte le loro azioni sproporzionate e teorie per gli ingenui (Sorchas Faales, Benjamines Fulfords e chi li copia) hanno una radice anglosassone perché è a loro che servono dando quei messaggi.

Sfortunatamente ci sono molti poco cauti, contrari alle barbarie e agli abusi dell’Unione Europea e alla globalizzazione che credono che:

  • “i nemico del mio nemico è mio amico”.

Non è, però, così:

  • sono tutti nostri nemici, i nemici delle “persone della strada”, vostri e nostri, tutti coloro che non hanno accesso ai loro club privati, alle loro riunioni segrete, alle loro tessere da Vip per incontrarsi con delle escorts, organizzare orge o realizzare pratiche molto più oscure e inimmaginabili.

E non importa che siano i burocrati criminali e corrotti dell’Unione Europea, gli psicopatici imperialisti angloamericani , santo Putin benedetto e i suoi apostoli oligarchi o il partito (presunto) comunista cinese:

  • Tutti ci disprezzano e tutti son oi nostri nemici.

Nessun capo ci salverà, e nessuna istituzione… dovremo farlo noi stessi, noi dalla bse in giù, liberi dalle ideologie che ci dividono, però identificando con chiarezza coloro che i servitori di ogni interesse personale.

Se vogliamo veramente avere un futuro, non lasciamoci ingannare ancora di più…

http://www.bibliotecapleyades.net/

Almanacco di giugno 2017

“Vaccinati a morte”

Era La Repubblica a portare avanti l’inchiesta “Vaccinati a morte”, un allarme sulle conseguenze della pratica di vaccinare tanto e con urgenza i militari.

Numerosi studi scientifici, riferiva La Repubblica, dimostravano che, arrivati a cinque vaccini somministrati nello stesso periodo, il sistema immunitario va in tilt e le difese si abbassano di oltre il 70 per cento.

Ad essersi ammalati in questo modo sarebbero stati oltre tremila i giovani sottoposti a troppe vaccinazioni in poco tempo e poi mandati in giro con le difese immunitarie menomate. “L’allarme del Cocer: ‘Troppi vaccini e protocolli inapplicati’”

La Commissione d’inchiesta del Senato aveva individuato: le vaccinazioni fatte con tempi, modalità e controlli sbagliati.

La dottoressa Ferrazin (Aifa) precisava “Vaccini equivalenti per civili e militari”

INCRMINAZIONE PER DISOBBEDIENZA – se sei militare a queste vaccinazioni non puoi opporti o rischi di essere incriminato per insubordinazione.

L’ attenzione si sposta oggi sui nostri figli e domani su tutti noi

Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale PNPV 2017-2019 

Militari: morti sospette, il medico: “La causa è nei vaccini” 

Continua QUI 

________________________________

Un uragano di fuffa

Soltanto pochi giorni fa è nominalmente iniziata la stagione degli uragani 2017 e vi abbiamo dato conto del l’outlook della NOAA orientato verso la probabilità che quella attesa possa essere una stagione piuttosto attiva, ovvero con numero di eventi superiore alla norma.

Ad oggi, ma non è affatto strano, di eventi non se ne vedono, forse anche perché, come commentava anche uno dei nostri lettori, il bacino Atlantico è in fase di raffreddamento sia a nord che a sud (fonte) e potrebbe venir meno uno degli ingredienti principali della ricetta degli uragani. Ad oggi tuttavia questo raffreddamento non riguarda quella che viene definita la Main Developement Region, ovvero l’area dove nascono più frequentemente le tempeste tropicali. Continua QUI

______________________________________

QUANDO SI DICE POPOLO BUE… 

So che arrivo in ritardo. Ma avendo seguito il panico di massa di Torino da tv estere, segnalo là che l’hanno definito “stampede”.  Nell’estremo Occidente (a noi noto come Far West) i  vaccari (cow boys) chiamano così un fenomeno da loro molto temuto: una mandria di migliaia  di capi, colta da panico insensato e improvviso, si mette tutta al galoppo all’impazzata;  un colpo di pistola, ma anche lo spezzarsi di un grosso ramo secco, l’ululato di un coyote, qualunque altro motivo possono destare l’armento, specie di notte, dormiente in piedi, al più cieco spavento; migliaia di zoccoli e  corpi pesanti quintali si danno al galoppo senza meta; impossibile fermarli e farli tornare alla ragione, dato che bovidi ed equidi, di ragione non  sono dotati; come per la mandria umana, spesso occorre un contro-terrore che gli faccia dimenticare il panico di prima – essendo di corta memoria;  cosa difficile e rischiosa,  perché anche le scariche in aria coi fidi Winchester non bastano a sovrastare il rumore, come di decine di treni, che produce la massa galoppante, muggente e fumante di vapore. Quando i vaccari ci riescono in qualche modo, poi contano i danni,    accampamenti calpestati, cani stritolati, gambe rotte,  mandriani travolti. Continua QUI

______________________________________

Che cosa sta succedendo veramente nei paesi del Golfo?

Vediamo prima la versione ufficiale dei fatti. Secondo questa versione l’Arabia Saudita, insieme all’Egitto, al Bahrein, agli Emirati Arabi e allo Yemen, hanno improvvisamente deciso di interrompere ogni relazione diplomatica con il piccolo Stato del Qatar. Frontiere chiuse, voli interni cancellati, spazio aereo negato, e al massimo due settimane di tempo per i cittadini catarioti che vivono in Arabia Saudita per rientrare casa loro. Gli emirati arabi addirittura hanno dato ai cittadini del Qatar soltanto quarantott’ore per fare le valigie ed abbandonare il paese.

Il motivo di tutto questo sarebbe, ufficialmente, il fatto che il Qatar “offre supporto a svariati gruppi terroristici come la Fratellanza Musulmana, l’ISIS e Al-Qaeda”.

Ohibò – vien da dire – stai a vedere che di colpo gli arabi si sono resi conto che il terrorismo porta instabilità nella regione, ed hanno deciso di isolare e metterlo sotto accusa il loro principale finanziatore, il Qatar appunto.

Ma le cose non sono così semplici come vorrebbero raccontarcele.

Non soltanto gli stessi sauditi, fino a ieri, sono stati anch’essi finanziatori dell’ISIS, ma andando semplicemente a scavare un po’ più a fondo scopriamo che il Qatar di recente ha detto che “Hezbollah e Hamas sono movimenti legittimi di resistenza”, e che l’Iran “non andrebbe osteggiato, perchè in fondo è una grande potenza islamica”.

Ecco quindi il vero cuore del contendere: il Qatar, nel suo classico doppio gioco che dura da decenni, da una parte ha appena stretto la mano degli altri paese sunniti (al recente meeting voluto da Donald Trump), mentre dall’altra tiene aperti i canali e la simpatia proprio con il mondo sciita che dice di voler combattere.

E ora evidentemente la nuova alleanza firmata a Riad ha deciso che il Qatar deve pagare per questo suo doppio gioco. Il fronte sunnita si compatta, e non è difficile intuire chi ci sia dietro, e chi veramente possa trarre un vantaggio duraturo da una eventuale debacle definitiva dell’Iran.

Massimo Mazzucco

https://www.luogocomune.net/LC/index.php

 ______________________________________


LE RINNOVABILI SONO ORO, SONO GOLD (man). 

(credete che i Vampiri dormano?)

Gesù, non ci vuole un’aquila a vedere se nel tuo bagno c’è un Tirannosauro, voglio dire, anche se sei una talpa lo noti, no? Le Rinnovabili, in sé essenziali, sono oggi pastura per squali 100%, e io vi avevo avvisati mesi fa. Ma qualcuno ci va mai su Bloomberg? Lo vedete che 8 su 10 appare una pubblicità pop-up dove Citi, o UBS, o Bank of America, o JP Morgan – i filantropi – si proclamano i sostenitori globali del ‘Verde’ Rinnovabile? Non puzza il Tirannosauro?

Uno dei miei aforismi che dovrebbe essere scritto sui cartelloni in autostrada è: “Ma voi credete che Dracula si faccia scappare gli angioletti dai buchi del mantello?”. Detta come va detta, (patetici grilli a parte) voi credete veramente che il mondo sia diviso fra i cattivi del petrolio e i buoni delle energie verdi? No.

Non esiste divisione da almeno 20 anni, i cattivi non hanno soluzione di continuità, e siccome loro pensano (THINK), vedono le cose quei 20 anni prima di voi ( in altri campi 100 anni prima, vero Sergey Brin-Google?) e ci si fiondano dentro. Infatti che col carbone e petrolio non potessero andare molto avanti, i Vampiri lo capirono ‘da mò’. Ed ecco il risultato: LE RINNOVABILI SONO OGGI 100% IN MANO AI PEGGIORI CEFFI BASTARDI DEL MONDO. Segue QUI

 ______________________________________

E Gentiloni in silenzio vara il Ceta, cavallo di Troia del Ttip

Vi accapigliate sul decreto-mostro della Lorenzin sui 12 vaccini? E intanto Gentiloni, in silenzio, fa approvare il Ceta, cioè il Ttip che rientra dalla finestra, senza nemmeno una conferenza stampa. Il governo ha infatti approvato il disegno di legge per la ratifica l’attuazione dell’accordo commerciale Ue-Canada. Il Ttip includeva anche gli Usa, ma si teme che il Ceta euro-canadese ne sia il semplice battistrada. Il cardine è lo stesso: gli Stati non potranno più opporsi al business con iniziative di tutela della salute e del lavoro, sotto pena di sanzioni comminate da un potente tribunale internazionale, privato, al servizio delle multinazionali. Il Ceta è stato firmato lo scorso 30 ottobre a Bruxelles e ratificato dal Parlamento Europeo a febbraio, ora toccherà al Parlamento italiano. Lo ha stabilito il Consiglio dei ministri, riunitosi il 24 maggio «in fretta e furia e senza neanche un minuto di preavviso», scrive Guido Rossi su “L’Intellettuale Dissidente”. «Non è stata convocata neanche l’ombra di una conferenza stampa». Strano, no? «Neanche il più ridicolo e scarso dei media (provare per credere? Fatevi un giro su Google) ha dato questa notizia di epocale importanza». Perché dunque è meglio «farlo passare in sordina», questo accordo potenzialmente epocale voluto dai poteri forti del pianeta? Segue QUI

CETA – Il tritacarne umano

IL CETA E’ UN FRUTTO AVVELENATO
DELLA GLOBALIZZAZIONE
di
Cinzia Palmacci

Il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement), sul cui varo è impegnato il Consiglio europeo, è l’Accordo economico e commerciale globale tra la Ue e il Canada. Obiettivo del trattato è eliminare al 99% i dazi doganali e altri ostacoli alle reciproche esportazioni e all’accesso agli appalti pubblici, aprire il mercato dei servizi, offrire agli investitori condizioni prevedibili e prevenire le copie illecite di innovazioni e prodotti tradizionali dell’Ue.

Il Ceta una volta applicato, sostiene la Commissione europea, offrirà alle imprese europee nuove e migliori opportunità commerciali in Canada e sosterrà la creazione di posti di lavoro in Europa. Questa l’ambiguità del motivo per cui il 15 febbraio il Parlamento europeo ha ratificato l’accordo di libero scambio tra Canada e UE. Dopo il voto della Commissione e del Consiglio UE che avevano già approvato il CETA, adesso è arrivato anche il via libera da parte del Parlamento Europeo.

Gli eurodeputati hanno votato in gran segreto, approvando con 408 voti in favore, 254 voti contrari e 33 astensioni. La loro decisione avrà ripercussioni serie non solo sull’ambiente ma anche sulla nostra salute. Un accordo votato in segretezza, e ciò lascia pensare. Ma perché nascondere le votazioni? Perché i rischi per la salute e i vantaggi illusori di questo trattato scellerato non sono di poco momento. Consideriamone i principali:

·Il rischio di ingresso di OGM e pesticidi attualmente vietati

·Importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita

·Equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie di Europa e Canada

·Glifosato, uno dei timori più fondati

·Nelle mani del controllore senza controllo

·Crescita economica irrisoria per l’Europa e perdita di posti di lavoro

·L’Investment Court System (ICS), il sistema di tutela degli investimenti delle multinazionali

“Questo accordo commerciale rischia di minare la democrazia e lo stato di diritto in Europa, a vantaggio di una manciata di multinazionali”, ha detto Federica Ferrario di Greenpeace Italia. Mentre Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia  dichiara “Oggi è stata scritta una pagina oscura per la democrazia in Europa, ma non tutto è compromesso.

La battaglia della società civile si sposta adesso a livello nazionale. Monitoreremo gli impatti dell’accordo, dimostrando che avevamo ragione a criticarne l’impianto, e spingeremo il Parlamento italiano a bloccare questo trattato dannoso per i nostri cittadini e lavoratori. I parlamentari europei, in particolare socialdemocratici e popolari, hanno abdicato al loro ruolo di garanti dei diritti e dell’ambiente”.

L’accordo CETA dovrà essere anche ratificato dai Parlamenti nazionali e regionali. Il trattato potrebbe applicarsi provvisoriamente dal primo giorno del mese successivo alla data cui entrambe le parti si sono reciprocamente notificate il completamento di tutte le procedure necessarie. Per i deputati tale data dovrebbe essere non prima del 1° aprile 2017. Intanto, sono in molti a pensare che il Ceta possa costituire un escamotage per superare i veti sul Ttip, l’accordo commerciale Usa-Europa tanto caldeggiato da Obama.

CETA prodotto insano della globalizzazione

Tutti i temi più importanti che riguardano la nostra vita, vengono decisi da pochi e a nostra insaputa. I governi cosiddetti democratici non si prendono la briga di chiedere il nostro parere e nemmeno di informarci. Ci mettono di fronte al fatto compiuto. Dai media la versione ufficiale è sempre tranquillizzante. Nulla di strano e tantomeno pericoloso, il CETA confermerebbe semplicemente l’abolizione delle dogane, l’accesso di imprese europee al mercato canadese con bandi e appalti in loco, e la salvaguardia della proprietà intellettuale nonché delle denominazioni di provenienza dei prodotti agricoli.

Questa la risposta ufficiale. In realtà si tratta di un’altra trappola che ha un solo scopo: mettere in atto il programma del TTIP. Se quest’ultimo, infatti, è stato soggetto a pesanti critiche e proteste in diverse nazioni che ne hanno bloccato l’entrata in vigore, invece il CETA è riuscito a sfuggire a qualsiasi controllo. Pochi ne hanno sentito parlare: sparute proteste, trattative in corso. Sarà quindi l’accettazione del CETA a farci accettare automaticamente anche il TTIP.

Il CETA è un’ulteriore arma segreta che ha il compito di preparare il terreno al TTIP. Ciò significa che le nostre leggi e regolamentazioni contro le tecnologie OGM di Monsanto, l’inquinamento dell’ambiente, la tecnica del fracking, la privatizzazione dell’acqua e delle istituzioni educative, culturali e sanitarie, l’eventuale diminuzione degli stipendi, e molte altre spiacevoli cose ancora, continuano ad essere in pericolo.

Infatti, qualora i regolamenti europei che riguardano l’ambiente, la sanità e gli ambiti sociali dovessero in qualche modo ostacolare gli affari delle grandi multinazionali, queste possono, per mezzo del CETA, citare in giudizio i governi europei tramite le loro filiali canadesi e il gioco è fatto. Il pacchetto CETA contiene anch’esso un meccanismo del tipo “Investor State Dispute Settlement” (ISDS), in base al quale un tribunale segreto internazionale può infliggere ai governi delle nazioni che non rispettino l’accordo delle punizioni draconiche in pagamenti di miliardi.

È ovvio che, alla fine, dovremo pagare noi, i contribuenti, tramite le tasse. Il sistema dell’ISDS sarà lo strumento più diabolico delle multinazionali, quello che ignora le leggi e calpesta le istituzioni delle nazioni democratiche. Di conseguenza è fuorilegge per sua natura e come tale non dovrebbe mai essere ammesso. Il che significa: se il CETA, o un altro di questi accordi segreti, dovesse entrare in vigore, le nazioni europee interessate sarebbero vittima di un colpo di Stato.

Questa non è che la punta dell’iceberg, di un vero complotto di banche e multinazionali sotto l’egida degli USA, caratterizzato da attacchi paralleli sferrati alle nazioni che vanno inquadrate nel loro piano di potere. Attacchi che si basano su: spionaggio ad alto livello con relative azioni di intercettazione; liberalizzazione e privatizzazione dell’economia; organizzazione di disordini intestini tramite i servizi segreti; destituzione di governi non amici con relativa sostituzione di governanti corrotti; interventi armati con conseguente violazione dei diritti sovrani delle nazioni interessate.

L’obiettivo è: divenire l’unica potenza incontrastata del pianeta. Il miliardario Warren Buffet diceva nel corso di un’intervista del 2006: “È in atto una guerra delle classi sociali, è vero. Ma è la mia classe, quella dei ricchi, che fa la guerra. E la stiamo vincendo noi.” L’autore Jürgen Roth scrive: “A Bruxelles non c’è soltanto l’European Round Table of Industrialists (ERT), ma anche il non meno potente Business Europe, dietro a cui si nascondono le lobbies delle associazioni dei datori di lavoro europei (…) L’ufficio si trova in una delle migliori zone della città, a Rond Point Schumann, dov’è la sede della Commissione Europea. (…) Quasi nessuno parla poi dell’ufficio dell’EFR European Financial Services Round Table. Questo è di certo il gruppo più influente di Bruxelles, soprattutto a causa del suo potere finanziario. I membri dell’EFR sono i dirigenti delle banche e delle compagnie assicurative più influenti”.

C’è altro da aggiungere per capire chi pilota veramente l’Unione Europea? E’ questa l’Europa “unita” che vogliamo? Quella che fa l’interesse delle lobbies e delle multinazionali a discapito della democrazie e delle sovranità nazionali? Di questo passo la democrazia sarà solo una delle tante cose ad essere compromessa, oltre alla nostra salute, sicurezza e benessere.

Ci conviene ancora rimanere in questo tritacarne che chiamano Unione Europea? Già, perché l’unica unione rimasta è solo quella degli interessi delle lobbies e dell’oligarchia al potere. Guardare positivamente all’elezione di Trump come ad un’inversione di marcia è giusto, ma prima prenderemo delle contromisure per salvaguardare i nostri Paesi europei, e prima potremo riappropriarci della nostra sacrosanta sovranità nazionale. Questa globalizzazione che fa solo gli interessi di pochi ha fatto il suo tempo, e l’esperimento è fallito.

di Cinzia Palmacci

Fonte: http://www.ilcorrieredelleregioni.it/

Inimica Vis – I nemici si trattano da nemici, e si combattono

110

L’IMPOSSIBILE TRINITÀ

L’impossibile trinità della globalizzazione. Democrazia sovranità e globalizzazione economica sono reciprocamente incompatibili. Lo sapevamo in molti e adesso ci arrivano con il consueto ritardo alcuni economisti di Roberto Pecchioli

0-300-angel-6

L’impossibile trinità della globalizzazione

Democrazia, sovranità e globalizzazione economica sono reciprocamente incompatibili. Lo sapevamo in molti, e da tempo. Adesso ci arrivano, con il consueto ritardo, anche alcuni economisti di primo piano. Uno di loro è il turco, ebreo sefardita con cattedra ad Harvard, Dani Rodrik.  Il professorone passa per un rivoluzionario, nel mondo accademico dell’economia e della finanza, per avere enunciato un principio, anzi un trilemma dell’impossibilità che il senso comune aveva elaborato da tempo.

Non si possono avere tutti insieme, teorizza Rodrik, tre “benefici”: l’integrazione economica globale, un sistema politico in cui il popolo conti e decida e la sovranità nazionale. Forme diverse di combinazione possono funzionare per due dei tre elementi del trilemma, ma tertium non datur. La prima reazione, dinanzi alle idee di Rodrik , è di fastidio. Come tutta la corporazione degli economisti, sta bene attento a non uscire dal filone vincente, mainstream; per lui, la globalizzazione economica è comunque un bene ed ha portato grandi vantaggi a tutto il mondo. Ci permettiamo di dissentire, in ottima e numerosa, pur se non accademicamente corretta compagnia.

Ma veniamo alla polpa, a quello che nel discorso di Dani Rodrik è invece coraggioso ed interessante. Innanzitutto, l’onesta ammissione di essersi sbagliato, caso raro tra i membri della sua professione. Come gli scienziati della natura, fisici, biologi, chimici, che nel loro campo, peraltro, conseguono risultati tangibili, gli economisti sono usi a discutere da pari a pari con Dio, anzi ad istruire il Padreterno con i loro istogrammi fallimentari , i modelli matematici  e le teorizzazioni nel chiuso di una stanza . I risultati sono sotto gli occhi di tutti, a meno di non far parte dell’1 per cento dei super ricchi e del 10 per cento dei privilegiati loro maggiordomi nei vari settori.

Rodrik, al contrario, afferma di avere sottovalutato l’Unione Europea, che, riconosce, è fallita proprio nel tentativo di combinare l’iper globalizzazione (il mercato unico continentale) con un ordinamento  democratico, dunque fondato sul potere dei popoli.  Ricade anch’egli, peraltro, nella sindrome di onnipotenza, asserendo che l’UE  intendeva creare “un demos ed un ordinamento politico”. Premesso che il demos, il popolo, non si crea, semmai lo si può distruggere, e che non esiste un popolo europeo, ma una civiltà plurale del nostro piccolo continente, l’ordinamento europoide si è dimostrato dittatoriale, nemico della volontà popolare non meno che della partecipazione. La sovranità, ce l’ha sottratta senza chiedere permesso alcuno e – motivo della sua crescente impopolarità – senza offrire in cambio né maggiore ricchezza, né, tanto meno, sicurezza. Quanto ad un progetto alto e generale per cui lavorare ed eventualmente sacrificarsi, morire per Maastricht – titolo autentico di un  libro di Enricostaisereno Letta – non è l’aspirazione di nessuno. E’, piuttosto, incubo quotidiano per milioni di persone.

Creare un popolo, poi, non è davvero cosa per economisti, specialisti di quella scienza triste, come la chiamò Thomas Carlyle, cui è arduo attribuire lo statuto stesso di scienza, a meno di non prendere per oro colato l’ipotesi di Popper – un liberale a ventiquattro carati – sul criterio di falsificabilità. La sincera ammissione di uno del gruppo- Rodrik è un cattedratico di quelli che contano-  sul fatto che volessero/vogliano creare un popolo europeo e sottometterlo ad un unico ordinamento è di quelle che pesano, ma dimostra anche l’indifferenza, se non l’ostilità manifesta di questi signori a due punti del trilemma. Non hanno alcuna simpatia per la democrazia, intesa come partecipazione del popolo al proprio destino ( Moeller Van den Bruck) né tanto meno per la sovranità dei popoli e delle nazioni.

Diciamola tutta: odiano i popoli e lavorano per abolirli, ecco perché il trilemma è in realtà un semplice dilemma: o globalizzazione, o sovranità, qualunque sia l’ordinamento politico concreto con cui ogni popolo esercita il proprio diritto su se stesso. Del resto, agli economisti, e soprattutto ai loro mandanti e padroni, un elemento costitutivo della sovranità giuridica proprio non va giù, ed è il territorio. Abbattono le frontiere, con l’aiuto determinante della tecnica e della tecnologia informatica, non possono che lavorare per fiaccare i popoli e l’istintivo desiderio di ciascuno di comandare nella propria casa e godere dei frutti del lavoro svolto.

Nella costruzione teorica di Rodrik si ravvisa un’autocritica che non va oltre un tremulo riformismo. Come una volta la Chiesa faceva due passi avanti ed uno indietro, per prudenza e per assorbire le spinte e controspinte del tempo, il professore di Harvard e Princeton rimprovera alla globalizzazione non di esistere o di fare il male che fa, ma di essere semplicemente troppo veloce.  Anche per lui gli Stati nazione sono un problema, forse devono scomparire, ma con calma, senza fretta, sciogliersi lentamente in una sorta di non meglio definito federalismo globale. Essi infatti, insiste, generano rischio sovrano, ed il malfunzionamento del sistema finanziario globale è legato proprio ai “costi di transazione”, così li definisce, indotti dai diversi ordinamenti e dalla fastidiosa sovranità pretesa da nazioni, governi e popolazioni. Insomma, una critica onesta e sicuramente animata da buone intenzioni, ma profondamente interna al sistema.

Tocca accontentarsi, però, se il quotidiano di Confindustria e Bibbia liberista dello Stivale, Il Sole-24 Ore, ha attaccato i libri di Rodrik, in particolare La globalizzazione intelligente, chiedendosi con il sarcasmo e la superiorità insolente di chi tutto sa e conosce gli arcana imperii, se la ricetta da lui prescritta dopo la diagnosi del trilemma sia il semplice ritorno agli Stati nazionali. Rodrik, invero, si limita a constatare che sussiste il diritto per gli Stati di proteggere i loro sistemi sociali ( noi aggiungiamo anche tutti gli altri fattori  della comunità nazionale) , ma tanto basta ai più allineati – embedded, incorporati, integrati, è il termine inglese inventato per definirli – per scandalizzarsi ed affidare una piccata replica ad una gentile economista ultraliberista come Rosa Maria Lastra. L’illustre cattedratica è docente a Londra, associata al comitato scientifico della London School of Economics (wow !), consulente del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e della Federal Reserve americana.  Insomma, una il cui curriculum vitae fa scorrere brividi di terrore lungo la schiena.

Questo è il virgolettato attribuito alla nuova lady di ferro del liberismo duro e puro: “La dicotomia tra mercati internazionali e leggi nazionali può essere meglio affrontata proprio attraverso l’internazionalizzazione delle regole e delle istituzioni che governano i mercati mondiali. La risposta è quella di più leggi internazionali e meno nazionali. Il Fondo Monetario Internazionale, istituzione al centro del sistema monetario e finanziario internazionale (e che paga assai profumatamente la dolce signora, N.d R.) è nella migliore posizione per diventare uno sceriffo globale della stabilità”.

Sceriffo globale della stabilità, dice proprio così, e dobbiamo ringraziare la studiosa – Lastra è un cognome che evoca il cimitero – per la sincerità. Si scrive globalizzazione, si legge Nuovo Ordine Mondiale, governo mondiale, più Trattati Transatlantici (TTIP), più delocalizzazioni produttive, meno diritti sociali, una lastra di marmo cala sui popoli e sulle persone che vivono e vestono panni. Altro che democrazia o trilemmi impossibili.

Invero, già negli anni Sessanta del Novecento, due economisti che lavoravano separatamente, Robert Mundell e Marcus Fleming, elaborarono un primo trilemma, chiamato trinità impossibile o trio inconciliabile, rispetto alla possibilità della costruzione di un sistema finanziario “stabile”, magica parola che sembra possedere effetti erotici se a pronunciarla sono economisti o finanzieri embedded.  I due dimostrarono che, dati tre obiettivi, un tasso fisso di cambio, l’indipendenza nazionale in materia monetaria e la mobilità dei capitali, un’autonoma  economia  aperta  non può conseguire che due soli traguardi, rinunciando al terzo.  Vivevamo, all’epoca, nel pieno del sistema di cambi (semi) fissi di Bretton Woods, vigeva il gold standard, ovvero la teorica convertibilità in oro del dollaro dominante, e le banche centrali di molti Stati tra cui il nostro erano ancora controllate dal potere pubblico.  I padroni globali, quelli che perseguono con tenacia il governo mondiale, hanno fatto tesoro della lezione dei due studiosi di mezzo secolo fa.

Il sistema è ora completamente saltato, la politica monetaria è saldamente e per legge in mano ai banchieri privati, quella economica è di pertinenza dei mercati dominati da poche decine di grandi attori globali e   fondi giganteschi come Vanguard, Black Rock, il fondo sovrano del Qatar. Le leggi degli Stati valgono pochissimo e vengono continuamente bypassate dal sistema finanziario degli investimenti, che, dicono, vota tutti i giorni. Il grande padrone, il leviatano universale è il falso principio del debito “sovrano” degli Stati. Ecco che cosa è rimasto di sovrano, a tutti noi, il debito !

Karl Polanyi, nel fondamentale trattato La Grande Trasformazione, scrisse in piena Seconda Guerra Mondiale, era il 1944, che nessun sistema poteva reggersi sull’idea esclusiva di un mercato autoregolato. La prima globalizzazione, quella degli anni successivi al primo conflitto, la guerra civile europea che innescò il secolo americano, aveva stravolto in profondità le vite di milioni di persone, e la ricchezza enorme creata per pochi scatenò drammi terribili, degrado umano, miseria diffusa, fine della coesione sociale. Per la prima volta nella storia, il mercato era diventato il fondamento dei rapporti economico sociali. Esito, la moltiplicazione di quella società degli abissi, l’universo di dannati che all’inizio del Novecento indagò personalmente uno scrittore come Jack London, anticipando le ricerche sul campo che fecero poi la fortuna dei fondatori di una nuova scienza, l’antropologia culturale.

Lo sbocco finale fu una guerra tremenda, la seconda, le cui ferite ed i cui esiti ancora gravano sulle spalle di miliardi di esseri umani.   Durante il primo conflitto mondiale, Georges Clémenceau, primo ministro francese, pronunciò una celebre frase, diventata aforisma: La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla ai militari.  Aveva ragione, ma al termine di quella che Benedetto XV chiamò nel 1917 (l’ anno di Caporetto) inutile strage, fu tra i protagonisti di quel folle trattato di Versailles che,  umiliando la Germania, gettò la basi per il secondo, successivo conflitto.

La vita dei popoli, delle nazioni e degli Stati, nondimeno, è bene troppo prezioso per consentire che sia in mano a soggetti fittizi come i mercati, dietro i quali non si nasconde neanche più la peggiore genìa dell’umanità: i banchieri e gli usurai globali, quelli che promuovono guerre, alimentano conflitti, diffondono odio e povertà per i loro fini, che sono ormai chiari e riguardano il dominio globale sulle nostre vite e sul creato.

Ringraziamo Rodrik e i sempre meno rari uomini del sistema che mettono in guardia dalle degenerazioni della globalizzazione economica e finanziaria, c’è bisogno anche di loro, ma non sussiste alcun trilemma. Con la globalizzazione, crolla qualunque forma di democrazia, diretta, rappresentativa, partecipativa, nazionale, popolare e qualunque altro aggettivo possiamo inventare, e muore ogni sovranità dei popoli, delle nazioni e degli Stati. La posta in gioco è quella. O a favore, o contro la globalizzazione. A parte il gatto di Schroedinger, vivo e morto nello stesso momento, non vi è una terza possibilità tra la vita e la morte.

I popoli hanno riflessi di vita. Non possiamo affidare noi stessi, vita e natura, al tornaconto di una oligarchia profondamente antiumana, l’“inimica vis”, una forza brutale e nemica, come scrisse della massoneria Papa Leone XIII già nel 1892, l’anno dopo la Rerum Novarum, la grande enciclica che definì la dottrina sociale cattolica. I nemici si trattano da nemici, e si combattono.

Del resto, l’impossibile trinità della globalizzazione è così evidentemente contro tutti e contro ciascuno che il vero sbigottimento è dover gridare nel deserto, o quasi, per avvertire del pericolo. Ma questo è il tempo previsto da Gilbert Keith Chesterton in cui fuochi devono essere attizzati per dimostrare che due e due fanno quattro, e spade devono essere sguainate per dimostrare che l’erba è verde in estate.

di Roberto Pecchioli

Fonte diretta: http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10410:limpossibile-trinita&catid=40:economia&Itemid=57

Per la Germania il TTIP è definitivamente “fallito”. Sarà vero?

IL CIUCHINO DI TROJA

La Germania: il TTIp è morto.
Cremaschi: merito del Brexit

La notizia è volata anche sui media mainstream, telegiornali compresi: dopo Donald Trump, anche il numero due del governo tedesco, Sigmar Gabriel, leader dell’Spd che sorregge la super-coalizione (larghe intese) guidata da Angela Merkel, “boccia” senza appello il famigerato Ttip, cioè il Trattato Transatlantico sul commercio Usa-Ue sviluppato in anni di trattative segrete, condotte a porte chiuse dai responsabili delle principali 1500 lobby statunitensi ed europee, dietro il paravento della Casa Bianca e della Commissione Europea. 

Trattato che, come trapelato, avrebbe messo fine alle storiche garanzie europee sulla salute, la qualità dell’agricoltura, la sicurezza del cibo e le tutele sul lavoro, autorizzando le multinazionali a “piegare” al loro volere – con pensanti sanzioni – qualsiasi governo si opponesse al loro business. Sarebbe stata la fine dello Stato di diritto, sotto molti aspetti. Ma ora l’incubo sembra dissolversi: «Il governo tedesco dichiara morto il Ttip, grazie alla Brexit», scrive Giorgio Cremaschi, ricordando tra l’altro che il governo Renzi «era il più servile verso il terribile trattato», da approvare a scatola chiusa. Motivo in più per «votare No alla sua controriforma costituzionale».

Il vicepremier della Germania Gabriel, socialdemocratico, ha dichiarato che il Ttip non si farà più, scaricando le responsabilità del fallimento del trattato sulle eccessive pretese degli Stati Uniti, per le loro multinazionali, scrive Cremaschi sulla sua pagina Facebook. «La verità è che dopo la Brexit i negoziati per il Ttip non sono neppure cominciati. Doveva esserci una sessione decisiva proprio alla fine di giugno e il nostro ministro Calenda si era sperticato sulla necessità di giungere ad un accordo. Il governo Renzi si era mostrato il più servile, il più colonizzato d’Europa». Francia e Germania invece «avevano già frenato sull’intesa». Ma il precedente accordo tra Canada e Ue, con molti dei contenuti del Ttip, «spingeva comunque verso il disastro». Poi, «per fortuna il popolo britannico ha votato No alla Ue ed è saltato tutto: grazie alla Brexit si sono fermati, a dimostrazione che il voto britannico è stato un grande segnale positivo per la libertà e i diritti dei popoli».

Certo non è finita, ammette Cremaschi. Ma «il liberismo sfrenato del Ttip era troppo favorevole agli interessi delle multinazionali Usa: per questo quelle tedesche e francesi alla fine hanno festeggiato il suo fallimento». Ma questo, aggiunge l’ex leader sindacale Fiom, non vuol dire che «le aggressioni al lavoro, allo stato sociale e all’ambiente in Europa finiranno». I poteri economici e finanziari della Ue (e i loro politici di complemento) «continueranno a fare danni finché i popoli europei non li fermeranno». Intanto, però – grazie alla Brexit – «una catastrofe è stata evitata», sintetizza Cremaschi. «Ora dobbiamo evitarne un’altra: la distruzione della nostra Costituzione». Il fronte del Sì al referendum «è fatto dalle stesse forze e interessi che erano favorevoli al Ttip e che avevano demonizzato la Brexit». Sconfiggerli «sarà un passo avanti per l’Italia e l’Europa», visto che «i No dei popoli fanno bene alla democrazia».

http://www.libreidee.org/2016/08/la-germania-il-ttip-e-morto-cremaschi-merito-del-brexit/

******
 

Il trattato CETA applicato provvisoriamente a tempo indeterminato. L’UE beffa parlamenti e cittadini

E’ il contestatissimo gemello del TTIP. Per l’entrata in vigore serve il sì del Parlamento Europeo e di tutti i parlamenti nazionali e regionali, ma Bruxelles seppellisce la democrazia senza compilare il certificato di morte.

Il contestatissimo trattato di libero scambio CETA fra UE e Canada – il gemello minore del TTIP – troverà presto attuazione provvisoria a tempo indeterminato (cioè anche in perpetuo) per dribblare l’indispensabile approvazione da parte dei parlamenti nazionali e del Parlamento Europeo: questo, almeno, è il piano della Commissione Europea rivelato dalla testata giornalistica Politico. Si creerà così un precedente per l’applicazione dell’indigeribile TTIP e soprattutto (come nel caso del referendum olandese sui rapporti fra UE ed Ucraina) l’Unione Europea renderà completamente ininfluente la volontà espressa dai cittadini o dai loro rappresentanti. Ovvero, seppellire la democrazia senza compilare il certificato di morte.

Come il TTIP, il CETA antepone i profitti ai cittadini e all’ambiente, apre alla privatizzazione dei servizi pubblici, permette alle grandi società di far causa ai Governi in caso di leggi contrarie ai loro interessi.

Le trattative per il CETA sono state condotte dalla Commissione Europea. Per l’entrata in vigore è richiesta l’approvazione del Consiglio UE (formato dai ministri degli Stati membri), del Parlamento Europeo e di tutti i 38 parlamenti nazionali e regionali dell’UE, poiché durante il summit UE del luglio scorso i capi di stato e di governo hanno riconosciuto che il CETA è un trattato commerciale “misto”, ovvero tocca anche materie di competenza degli Stati membri e non solo dell’UE. La Commissione Europea avrebbe preferito definire il CETA come un trattato di esclusiva competenza UE: in questo caso l’approvazione dei parlamenti nazionali e regionali non sarebbe stata necessaria.

Per la cronaca, il ministro italiano Calenda si è adoperato per evitare che il CETA debba ricevere l’approvazione dei parlamenti nazionali e regionali. Sembra che Bruxelles abbia trovato il modo di accontentarlo.

Per applicare provvisoriamente il CETA a tempo indeterminato basterà il sì da parte della maggioranza qualificata del Consiglio UE, che potrebbe arrivare già in ottobre. In base ad un documento interno UE di cui Politico ha diffuso il leak, l’unico ostacolo è ora stabilire se escludere dall’applicazione provvisoria del CETA alcune parti del trattato, e quali: vari Stati vorrebbero lasciare da parte il capitolo relativo agli investimenti, che come il TTIP contiene il sistema ICS: si tratta della clausola ISDS (la possibilità di far causa ai Governi in caso di leggi che danneggiano i profitti) con ritocchi esclusivamente cosmetici. In base a questo stesso leak, soltanto la Germania desidera che il Parlamento Europeo approvi il CETA prima dell’applicazione provvisoria.

In Italia nessuno sta parlando di tutto questo. In Germania, dove si susseguono iniziative e dimostrazioni contro il CETA, 100.000 cittadini hanno firmato un ricorso con lo scopo di far dichiarare incostituzionale il trattato.

 ******
Tre Motivi Per Dire NO al CETA 
(Il TTIP Uscito dalla Porta Rientra dalla Finestra) 
È di questi giorni la notizia che il governo tedesco considera “fallito” il TTIP. Ma prima di esultare bisogna fare estrema attenzione: quello che è uscito dalla porta può sempre rientrare dalla finestra, le forze che lo hanno voluto sono sempre vive e operanti. Questo post di Nick Dearden spiega perché dobbiamo temere il CETA, l’accordo tra Canada e UE, tanto quanto il fallito TTIP, e perché il secondo può di fatto rientrare in scena tramite il primo.

di Nick Dearden, 15 agosto 2016La scorsa settimana ero con gli attivisti di tutto il mondo che sono venuti in Canada per il World Social Forum. Un tema cruciale di discussione riguardava gli accordi di libero commercio in stile “TTIP” e come possiamo fare a fermarli. Per noi in Europa il più importante al momento è il CETA – l’accordo commerciale tra Canada e UE (formalmente il Comprehensive Economic & Trade Agreement), che potrebbe diventare legge già all’inizio del prossimo anno, a meno che non riusciamo a fermarlo.I nostri alleati in Europa e in Canada ci hanno fornito delle motivazioni forti per essere più attivi contro il CETA.

1. Il CETA è sostanzialmente il TTIP che, uscito dalla porta, rientra dalla finestra

Molte aziende USA oggi operano in Canada perché le due economie sono fortemente integrate a seguito della ratifica di un altro grande accordo commerciale stretto 20 anni fa, il NAFTA. L’infame sistema di un tribunale sovranazionale, che permette che aziende estere facciano causa ai governi su più o meno qualsiasi cosa non gradiscano, è incluso nel CETA tanto quanto nel TTIP. Nel CETA c’è una versione in parte riformata, ma non abbastanza riformata da impedire le cose che non accettiamo, ad esempio il fatto che le aziende possano fare causa ai paesi che fanno leggi sulla protezione ambientale, che introducono regolamentazioni sulla protezione sociale, ecc.

Quindi se il CETA entra in vigore, centinaia di aziende con sede negli Stati Uniti potranno comunque fare causa ai paesi europei tramite il Canada, con o senza il TTIP. E non facciamo finta che le stesse multinazionali canadesi non abbiano già fatto aggressivamente ricorso a questo sistema!

2. La legge canadese può minacciare i nostri sistemi di protezione

Il CETA ha meno risonanza pubblica del TTIP, forse perché il Canada non sembra così “grosso e cattivo” come l’economia USA. Ma il Canada ha certe regolamentazioni spaventose, che rappresentano una vera minaccia per le nostre leggi. Per esempio, il Canada è il terzo più grande produttore di organismi geneticamente modificati al mondo. Si sono appena inventati il salmone OGM a quanto ci dicono, che non richiederebbe alcuna specifica etichetta. Hanno anche condizioni terribili sulla tutela del benessere degli animali.

Se i produttori britannici dovessero competere con questi colossi dell’agrobusiness usando le loro tecniche andrebbero subito in rovina o dovremmo sopportare a una corsa al ribasso sugli standard di qualità.3. I nostri negoziatori hanno detto “sì” al petrolio da sabbie bituminose per avere accesso al mercato degli appalti locali canadesi

Sembra ora abbastanza chiaro che l’accordo sul CETA è stato fatto più o meno così: in primo luogo l’Europa ha messo da parte le proprie obiezioni sui combustibili fossili più inquinanti del pianeta, le sabbie bituminose, che stanno trasformando ampie zone del Canada in devastati paesaggi lunari. Questo passaggio è già avvenuto. In cambio, le grandi imprese europee potranno avere accesso al grande mercato degli appalti locali in Canada. Il Canada ha ancora forti servizi e protezioni pubbliche che permettono alle autorità locali di usare il proprio potere d’acquisto per sostenere, ad esempio, agricoltori locali o aziende locali che forniscono prodotti a scuole e ospedali. Ma tutto questo potrebbe finire con il CETA. Non è una sorpresa che decine di enti governativi locali hanno chiesto al governo canadese di essere esclusi dal trattato.

Questo si lega a un altro motivo di preoccupazione per i canadesi, che potrebbe colpire i loro piccoli agricoltori. Il Canada usa acquisti pubblici di prodotti agricoli per garantire agli agricoltori una stabilità dei prezzi. I canadesi temono che questo sistema sia messo in pericolo dal CETA, sotto il quale esso potrebbe essere considerato come una forma di protezione sleale; gli agricoltori potrebbero così finire ancora di più in balia del “libero” mercato.

Quello che vediamo nel CETA, a quanto pare, è che i governi europei e il governo canadese stanno mettendo a rischio le proprie protezioni ambientali e sociali per favorire gli interessi delle grandi imprese di entrambi i lati dell’Atlantico. È quello che abbiamo sempre pensato.

Se i nostri governi vogliono proteggere gli interessi delle loro aziende, i popoli di Europa e Canada devono sollevarsi e affermare il proprio interesse – e fare in modo che questo mostruoso trattato non diventi mai legge.

^_^ “le buone notizie” ^_*

Se non siete riusciti a presenziare alla manifestazione di Roma sul TTIP, poco importa, tanto hanno deciso LORO per tutti noi. Rilassatevi per il fine settimana con queste “buone notizie”:

Vi piacerà la Dittatura degli Incorrotti

Il complotto per assassinare Donald Trump

11 Settembre: l’uomo che condannò Moro accusa Israele  

Negli Usa i ripetitori cellulari alterano le menti umane

Il governo David Cameron finanzia la propaganda dell’ “opposizione siriana”

La verità storica e quella giudiziaria non sempre coincidono

Kerry minaccia di distruggere la Siria e ridurla a pezzi per Israele Article in English

Colpo di Stato fuori dagli USA: l’esercito ha Rovesciato Obama! – Attivata segretamente la doppia legge marziale (Josh Tolley Show) Article in English 

FERMIAMO I SACERDOTI DELL’EURO: MINISTRO GIANNINI “VI PRECARIZZEREMO LAVORO E VITA” 

Il diagramma di Gantt per tuffarsi negli “anni interessanti”, 2008-2016

“Viviamo in anni interessanti, scopri quanto interessanti con l’Economist” recita la campagna pubblicitaria del settimanale britannico, megafono delle oligarchie finanziarie della City: non è necessario abbonarsi alla rivista per capire che il Nuovo Ordine Mondiale, inaugurato all’indomani dell’implosione dell’URSS, sta rovinando al suolo, un pezzo dopo l’altro…” Segue QUI 

Almanacco di maggio 2016

Per fermare il TTIP

Per tutelare i diritti e i beni comuni
Per costruire un altro modello sociale ed economico
per difendere la democrazia.
Tutte e tutti insieme è possibile

Chiediamo a tutte le donne e gli uomini da sempre attivi in difesa dei diritti e dei beni comuniai sindaciai comitatialle reti di movimentoalle organizzazioni sindacalialle associazioni contadine e consumeristicheagli ambientalisti e al mondo degli agricoltori e delle piccole imprese e a tutti quanti hanno a cuore la democrazia, di costruire assieme a noi una grande manifestazione nazionale a Roma il 7 maggio 2016.

Roma sabato 7 maggio 2016 – ore 14
ritrovo in Piazza della Repubblica L’APPELLO:

Stop TTIP Italia:
diritti come merce di scambio: dobbiamo fermarli e subito,
sabato 7 maggio a Roma dobbiamo essere tanti e uniti

Oltre i due terzi del testo negoziale del TTIP, ben 248 pagine, sono state desecretate e rese pubbliche da Greenpeace. Sono la sostanza della trattativa tra Stati Uniti e Unione Europea al punto in cui si è arrivati durante l’ultimo round negoziale, svoltosi a New York a fine aprile.

Il tutto a pochi giorni dalla grande manifestazione organizzata dalla Campagna Stop TTIP Italia per il prossimo 7 maggio a Roma, e a poche settimane dal prossimo Consiglio Europeo del 13 maggio che tratterà del TTIP e anche del CETA, l’accordo di liberalizzazione con il Canada in via di ratifica al Parlamento europeo.

“L’Unione Europea ha detto di avere ottenuto protezioni per settori sensibili della nostra vita quotidiana” dichiara Monica Di Sisto, tra i portavoce della Campagna Stop TTIP Italia, “come l’agricoltura, il cibo, i prodotti di qualità, ma sono ancora tutti aperti e in molti casi è evidente che li sta solo usando come merce di scambio per quello che vuole davvero: appalti, lavoro senza garanzie e a basso costo, finanza e privatizzazioni senza controllo sulle due sponde dell’Atlantico. Dobbiamo fermarli e subito, il 7 maggio dobbiamo essere tanti e uniti per ottenerlo”.

Nel capitolo sulle misure sanitarie e fitosanitarie, che dovrebbe stabilire gli standard di riferimento per la qualità e la salubrità dei cibi, non c’è alcun riferimento a quel Principio di precauzione che l’Unione Europea dice di voler salvaguardare, ma vengono ben specificati quegli organismi che promuovono gli standard a livello internazionale, come il Codex Alimentarius, che hanno criteri meno rigidi dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare.

“Nella Cooperazione regolatoria” dichiara Elena Mazzoni, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP Italia “emerge come la cosiddetta armonizzazione degli standard e delle normative venga fatta al di fuori degli occhi indiscreti degli organismi democraticamente eletti. A dirigere i giochi la Commissione Europea e le Agenzie federali statunitensi. E senza il minimo accenno, peraltro, al Principio di Precauzione”.

“La documentazione resa pubblica oggi” sottolinea Marco Bersani, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP Italia, “dimostra quello che da tempo la campagna Stop TTIP denuncia: il TTIP è un attacco generalizzato ai diritti e alla democrazia. Se ad oggi era la democrazia a definire i limiti del mercato, con il TTIP sarà il mercato a definire i limiti della democrazia. Per opporsi a tutto questo, tutte e tutti in piazza a Roma il prossimo 7 maggio”.

Per questo, per fermare il TTIP, tutelare i diritti e i beni comuni e costruire un altro modello sociale ed economico, equo e democratico la campagna Stop TTIP Italia, sostenuta da oltre 300 organizzazioni e sindacati e da oltre 50 comitati locali che lottano contro la segretezza e la portata del TTIP,  invita tutti a un grande appuntamento nazionale: sabato 7 maggio 2016 a Roma. Segue QUI  ___________________________________

Ttip, la «Nato economica»

Cittadini, enti locali, parlamenti, governi, interi Stati esautorati dalle scelte economiche, messe nelle mani di organismi controllati da multinazionali e gruppi finanziari, violando i diritti dei lavoratori, la tutela dell’ambiente e la sicurezza alimentare, demolendo servizi pubblici e beni comuni: per tali ragioni, espresse dalla Campagna Stop Ttip promotrice della manifestazione del 7 maggio a Roma, va respinto il «Partenariato transatlantico su commercio e investimenti» (Ttip), negoziato segretamente tra Usa e Ue. Segue QUI

________________________________

TTIP, Chevron ha fatto pressioni sull’UE per le clausole ISDS. 

Le rivelazioni del Guardian:

Il Guardian riporta documenti che dimostrano come la multinazionale Chevron abbia fatto pressioni all’UE per garantire agli investitori stranieri “il diritto legale di impugnare” le decisioni dei governi nell’accordo commerciale USA-UE (TTIP) in quanto “deterrente” contro le leggi ambientali.

Attivisti, ambientalisti e sempre più esponenti politici da tempo si sono schierati contro il famigerato meccanismo di risoluzione delle controversie tra investitori e stato, la clausola Transatlantic Trade and Investment Partnership (ISDS) presente nel TTIP, perché darebbe alle multinazionali un potere enorme.

L’atteggiamento di Chevron a Bruxelles conferma tutte queste ipotesi.

Nella settimana in cui i negoziati per il TTIP hanno visto una nuova fase ad Hannover, il quotidiano inglese pubblica un verbale dell’aprile 2014 di una riunione tra anonimi dirigenti Chevron e funzionari della Commissione europea. «L’ISDS è stato utilizzato solo una volta da Chevron, nel suo contenzioso contro l’Ecuador – dicono le carte – Eppure, Chevron sostiene che la mera esistenza di un meccanismo ISDS sia importante, in quanto agisce come deterrente»

Chevron grazie alla famigerata clausola ISDS ha potuto portare il governo di Quito davanti un arbitrato dell’Aia chiedendo 9,5 miliardi di dollari di compensazione. Le popolazioni indigene hanno poi portato la multinazionale di fronte al tribunale chiedendo la stessa cifra per i disastri ambientali che ha causato nel paese. “Il caso di Chevron è spesso usato come un esempio per non fare l’ISDS”, riportano ancora i verbali con un commento dei funzionari dell’UE. “Questa è una percezione sbagliata in quanto il caso dimostra chiaramente l’esatto contrario. L’azienda a Bruxelles ha consegnato un’analisi dettagliata del caso”.

Una delle compagnie petrolifere responsabili dei maggiori disastri ambientali ha fatto pressioni sull’Unione europea per impedire che i governi possano in futuro minacciare i suoi profitti a protezione dell’ambiente. Con il meccanismo ISDS, 47 mila aziende Usa potranno sfidare la legislazione europea in tribunali fatti da arbitri per i loro profitti, come sottolinea un accurato dossier della campagna Stop TTIP Italia. L’Ecuador seppe reagire contro la Chevron riacquistando la sua sovranità con il presidente Correa e da colonia divenne stato. I paesi europei sono destinati a fare il percorso contrario?

 _________________________________

Abolizione del Contante (come previsto)

Draghi preme per abolire la banconota da 500€

La Banca Centrale Europea dovrebbe decidere oggi di abolire la banconota da 500 euro, ritenuta troppo utile a criminalità e organizzazioni che finanziano il terrorismo, oltre che essere molto apprezzata in chi deve far circolare denaro sporco o pagare tangenti. Nelle prossime 24 ore dovrebbero conoscersi le modalità con cui l’abolizione verrà messa a punto. Mario Draghi dovrà però vedersela ancora una volta con i tedeschi della Bundesbank, apertamente scettici su tale ipotesi. (www.teleromagna24.it)

La presunta diatriba tra tedeschi e Draghi è una messinscena. Il piano dei ben noti mondialisti assassini procede senza tregua. L’abolizione del denaro contante, già realtà in molti paesi del nord Europa, è da anni uno dei loro obiettivi primari, propinato oggi con la sempre valida scusa della ‘sicurezza‘. La smaterializzazione finale (dopo l’astuta abolizione del controvalore in oro) della forma di pagamento consentirà loro di gestire ancora meglio l’economia in modo occulto e privatistico, permettendogli di imporre un controllo capillare ed esaustivo di tutte le transazioni finanziarie. Il passo successivo consisterà nell’obbligatorietà dell’uso del bancomat wireless oppure del microchip sottopelle. Gli oscuri maneggioni avranno così la possibilità di escludere dalla vita civile chi vorranno (disattivando il chip) impedendogli di muoversi, mangiare, bere.

Ci saranno solo una maggioranza di connessi conformati ed una esigua minoranza in estinzione di disconnessi ribelli, come nei peggiori film di fantascienza. Ovviamente la malavita organizzata non ne verrà per nulla inficiata e potrà continuare a fare affari più e meglio di prima, con il beneplacito delle istituzioni. (http://offskies.blogspot.it/)

Tutte cose che avevo predetto oltre 10 ani fa, la cui filosofia ho sintetizzato nell’articolo su NEXUS 120. Facile spiegare anche perché tutti i movimenti “equo-solidali”, “antipolitici” e “progressisti” invochino il wi-fi libero. E la “lotta al terrorismo globale”, “combattere l’evasione fiscale”. È tutto in mano a banchieri e petrolieri.

Ci possiamo fare ben poco ma il poco è questo: LA PENNA PIÙ VELOCE DEL WESTINIZIARE LO SCOLLOCAMENTO.

https://pianetax.wordpress.com/2016/05/05/abolizione-del-contante-come-previsto/

________________________________

CI PAGHERANNO TUTTI IN BIT. CI PIACCIA O NO.

Un lunedì dello scorso aprile un centinaio di altissimi capi di banche d’affari e “delle più grandi istituzioni finanziarie del mondo” si sono riuniti in un ufficio del Nasdaq a Times Square. In gran segreto. Lo scopo: una esercitazione, una simulazione riguardante trasferimenti finanziari con un nuovo metodo. Che ha avuto successo. Come ha notificato giuliva Bloomberg:

“Alla fine della giornata, tutti loro avevano visto qualcosa di straordinario: dollari americani trasformati in veri attivi digitali, utilizzabili istantaneamente fin dall’apertura di una transazione commerciale. Il sistema attuale (di trasferimenti e bonifici, ndr.) complesso, pesante, soggetto ad errori, ci mette dei giorni per trasferire denaro nella città o nel mondo, è sostituito istantaneamente da un nuovo sistema quasi sicuro e che risponde in tempo reale”. Un software “che trasformerà la finanza”, era quello che i massimi capintesta del totalitarismo finanziario. http://www.bloomberg.com/news/articles/2016-05-02/inside-the-secret-meeting-where-wall-street-tested-digital-cash

E’ un incontro che ricorda molto da vicino quello di Jekyll Island, in cui nel 1910 i banchieri d’affari cospirarono per creare la Federal Reserve come loro banca privata di emissione (1).

Il sistema è fondato “sulla tecnologia blockhain”: la stessa su cui si fonda il bitcoin, la cosiddetta criptovaluta digitale, che ci è stata gabellata come la “moneta libertaria” e anarchica, perché esistente “sulla Rete” (cosa di più democratico? Chiedete ai 5 Stelle) sottratta alla dittatura delle banche centrali, le quali non posson svalutarla, eccetera.

Il punto è che il sistema è piaciuto ai signori riuniti a Times Square. I quali dice Bloomberg, “non erano lì solo per parlare della tecnologia”, ma di adottarla e di applicarla nel proprio interesse. Fra di loro c’erano i massimi responsabili di “Nasdaq, Citigroup, Visa, Fidelity, Fiserv e Pfizer”. E’ un’accelerazione decisiva verso l’abolizione completa del contante fisico e la materializzazione del denaro, come denuncia l’economista Michael Snyder (direttore di The Economic Collapse). Continua a leggere QUI

______________________________

Unione EuropeaDemocratizzare l’Ue?
Idea morta col tradimento di Tsipras

In Austria il “Partito della libertà” (Fpo) ha ottenuto uno strepitoso risultato elettorale. Il suo candidato per la carica di Presidente Norbert Hofer  ha raccolto il 35,1% dei suffragi, staccando di gran lunga gli sciapi candidati proposti dai partiti etero-diretti dal politburo di Bruxelles, popolari e socialisti in testa. Al ballottaggio il candidato del partito che fu di Jorg Haider dovrà vedersela con il verde Alexander Van der Bellen, fermo al 21,3% dei consensi. E’ molto probabile che il prossimo presidente austriaco sia quindi un acceso nemico dei nazisti tecnocratici che ora devastano il Vecchio Continente secondo le linee dettate dal duo Obama-Merkel. L’Austria è l’ennesima nazione nella quale i cittadini esprimono democraticamente e nelle urne sdegno e indignazione per le pietose condizioni nelle quali versa l’Europa, tenuta in ostaggio da una masnada di impuniti e terrificanti personaggi sprovvisti di qualsivoglia legittimazione dal basso. Ogni volta i pifferai al servizio del sistema ricorrono alle stesse logore immagini per demonizzare l’avanzata dei partiti non funzionali al rafforzamento della dittatura in atto, sempre diffamati e attaccati in automatico poiché presuntivamente “xenofobi e populisti”.

Da Farage in Inghilterra a Marine Le Pen in Francia, da Iglesias in Spagna a Kaczinski in Polonia, da Tsipras in Grecia alla coppia Salvini/Grillo in Italia, dovunque si voti la musica non cambia: o vincono i servi di Mario Draghi (orwellianamente “moderati” e “responsabili”), o i giornali di regime cominciano a lanciare in tutte le lingue del mondo strali contro “l’avanzare del populismo”. Si tratta di un disco che, oggettivamente, ha stancato alquanto. Come avevamo previsto con un certo anticipo, la piroetta con la quale Tsipras si è infine piegato agli ordini piovuti dall’alto ha ucciso nella culla la possibilità di salvare l’Europa “da sinistra”. Alla prova dei fatti le “sinistre alternative”, incapaci di mettere in discussione la moneta unica, finiscono con il legittimare la prosecuzione della status quo. Cosa è cambiato con “Syriza” al potere? Nulla. Rigore, austerità e privatizzazioni continuano a farla da padroni, mentre le condizioni di vita della povera gente diventano di giorno in giorno più drammatiche.

Di fronte ad una evidenza tanto tragica, tutti quelli che non intendono rassegnarsi a vivere per sempre sotto il tallone di un manipolo di burocrati autoreferenziali al servizio del binomio Alta Loggia/Alta Finanza, non possono far altro che guardare a quelle forze che offrono il grimaldello della “difesa dell’identità” per smontare il mostro luciferino e mondialista ora dominante. L’avanzare di partiti di “estrema destra”, così bollati da un mainstream servile e senza fantasia, sono diretta conseguenza di due certezze oramai metabolizzate da una fetta rilevante di opinione pubblica continentale: 1) la Ue attuale è una dittatura feroce di stampo tecnonazista; 2) le forze di sinistra “alternativa” non sono in grado di liberare i popoli dalla schiavitù dell’euro. Cosa faranno “gli occulti manovratori” per contenere questa nuova marea montante? Proveranno a metterci il cappello sopra. Fino a quando sarà possibile gestire i diversi parlamenti nazionali architettando da nord a sud governi di “grande coalizione”, le forze cosiddette “antisistema” continueranno ad essere mediaticamente demonizzate e bastonate; quando i “padroni del vapore” si accorgeranno però di avere finito le cartucce di carta, ovvero quando capiranno che la propaganda, per quanto incessante, produce infine risultati perfino controproducenti, avrà allora inizio il piano B.

E cosa prevede il piano B? Prevede la “normalizzazione” di quelle stesse realtà prima violentemente colpite, da dipingere ora come “finalmente incanalate sulla via della maturità politica e della responsabilità, qualità indispensabili per aspirare al governo del Paese”. Che tradotto significa: obbedite pure voi come obbedivano i burattini di prima, divenuti inservibili e perciò scaricati, e così vedrete che tutti ne trarremo gli opportuni vantaggi. Questo tipo di tattica, in Italia, è già partita. Avete notato come i media controllati dai “soliti noti” comincino a veicolare una immagine rassicurante di Luigi Di Maio, già incoronato a reti unificate come sicuro candidato premier del Movimento 5 Stelle? E avete notato come il “Corriere della Sera” di oggi, a pagina 4, definisca “pacato” Norbert Hofer, probabile presidente dell’Austria che verrà? “Pacato” somiglia molto a “moderato”, termiche che nella neolingua usata dai “maghi neri” nascosti nella cabina di comando rappresenta il non plus ultra dell’affidabilità. “Se non puoi batterli, fatteli amici”, recita un vecchio adagio. Questo schema, se applicato con successo, contempla un solo sconfitto: il popolo, da ingannare sempre e comunque senza soluzione di continuità.

Se la memoria avesse un valore, i nuovi politici rampanti scanserebbero come veleno le lusinghe di quelli che prima li calunniavano; così come gli stagionati politicanti, mollati poi come vecchie calzette per fare spazio a più verdi maggiordomi, coltiverebbero un sano senso di rivalsa da indirizzare contro gli inamovibili burattinai anziché puntare il dito nei confronti dei nuovi burattini. Semmai dovesse accadere una cosa del genere – semmai cioè si saldassero le ragioni di vecchie e nuove classi dirigenti allo scopo di respingere gli assalti dei soliti perfidi manipolatori – la politica tornerebbe ad esercitare quel primato che le spetta, lasciando per una volta con le pive nel sacco i plutocrati che, gestendo “gli opposti” con metodo e costanza, restano sempre a galla.

(Francesco Maria Toscano, “L’idea di democratizzare l’Europa è morta con il tradimento di Tsipras, passa per la riscoperta delle singole identità nazionali la sconfitta dei tecno-nazisti di Bruxelles?”, dal blog “Il Moralista” del 26 aprile 2016).In Austria il “Partito della libertà” (Fpo) ha ottenuto uno strepitoso risultato elettorale. Il suo candidato per la carica di presidente Norbert Hofer  ha raccolto il 35,1% dei suffragi, staccando di gran lunga gli sciapi candidati proposti dai partiti etero-diretti dal politburo di Bruxelles, popolari e socialisti in testa. Al ballottaggio il candidato del partito che fu di Jorg Haider dovrà vedersela con il verde Alexander Van der Bellen, fermo al 21,3% dei consensi. E’ molto probabile che il prossimo presidente austriaco sia quindi un acceso nemico dei nazisti tecnocratici che ora devastano il Vecchio Continente secondo le linee dettate dal duo Obama-Merkel. L’Austria è l’ennesima nazione nella quale i cittadini esprimono democraticamente e nelle urne sdegno e indignazione per le pietose condizioni nelle quali versa l’Europa, tenuta in ostaggio da una masnada di impuniti e terrificanti personaggi sprovvisti di qualsivoglia legittimazione dal basso. Ogni volta i pifferai al servizio del sistema ricorrono alle stesse logore immagini per demonizzare l’avanzata dei partiti non funzionali al rafforzamento della dittatura in atto, sempre diffamati e attaccati in automatico poiché presuntivamente “xenofobi e populisti”.

Da Farage in Inghilterra a Marine Le Pen in Francia, da Iglesias in Spagna a 

Norbert HoferKaczinski in Polonia, da Tsipras in Grecia alla coppia Salvini/Grillo in Italia, dovunque si voti la musica non cambia: o vincono i servi di Mario Draghi (orwellianamente “moderati” e “responsabili”), o i giornali di regime cominciano a lanciare in tutte le lingue del mondo strali contro “l’avanzare del populismo”. Si tratta di un disco che, oggettivamente, ha stancato alquanto. Come avevamo previsto con un certo anticipo, la piroetta con la quale Tsipras si è infine piegato agli ordini piovuti dall’alto ha ucciso nella culla la possibilità di salvare l’Europa “da sinistra”. 

Alla prova dei fatti le “sinistre alternative”, incapaci di mettere in discussione la moneta unica, finiscono con il legittimare la prosecuzione della status quo. Cosa è cambiato con “Syriza” al potere? Nulla. Rigore, austerità e privatizzazioni continuano a farla da padroni, mentre le condizioni di vita della povera gente diventano di giorno in giorno più drammatiche.

Di fronte ad una evidenza tanto tragica, tutti quelli che non intendono rassegnarsi a vivere per sempre sotto il tallone di un manipolo di burocrati autoreferenziali al servizio del binomio Alta Loggia/Alta Finanza, non possono far altro che guardare a quelle forze che offrono il grimaldello della “difesa dell’identità” per smontare il mostro luciferino e mondialista ora dominante.

L’avanzare di partiti di “estrema destra”, così bollati da un mainstream servile e senza fantasia, sono diretta conseguenza di due certezze oramai metabolizzate da una fetta rilevante di opinione pubblica continentale: 1) la Ue attuale è una dittatura feroce di stampo tecnonazista; 2) le forze di sinistra “alternativa” non sono in grado di liberare i popoli dalla schiavitù dell’euro. Cosa faranno “gli occulti manovratori” per contenere questa nuova marea montante? Proveranno a metterci il cappello sopra. 

Fino a quando sarà possibile gestire i diversi parlamenti nazionali architettando da nord a sud governi di “grande coalizione”, le forze cosiddette “antisistema” continueranno ad essere mediaticamente demonizzate e bastonate; quando i “padroni del vapore” si accorgeranno però di avere finito le cartucce di carta, ovvero quando capiranno che la propaganda, per quanto incessante, produce infine risultati perfino controproducenti, avrà allora inizio il piano B.

E cosa prevede il piano B? Prevede la “normalizzazione” di quelle stesse realtà prima violentemente colpite, da dipingere ora come “finalmente incanalate sulla via della maturità politica e della responsabilità, qualità indispensabili per aspirare al governo del Paese”. Che tradotto significa: obbedite pure voi come obbedivano i burattini di prima, divenuti inservibili e perciò scaricati, e così vedrete che tutti ne trarremo gli opportuni vantaggi. Questo tipo di tattica, in Italia, è già partita. Avete notato come i media controllati dai “soliti noti” comincino a veicolare una immagine rassicurante di Luigi Di Maio, già incoronato a reti unificate come sicuro candidato premier del Movimento 5 Stelle? E avete notato come il “Corriere della Sera” di oggi, a pagina 4, definisca “pacato” Norbert Hofer, probabile presidente dell’Austria che verrà? “Pacato” somiglia molto a “moderato”, termiche che nella neolingua usata dai “maghi neri” nascosti nella cabina di comando rappresenta il non plus ultra dell’affidabilità. “Se non puoi batterli, fatteli amici”, recita un vecchio adagio. Questo schema, se applicato con successo, contempla un solo sconfitto: il popolo, da ingannare sempre e comunque senza soluzione di continuità.

Di MaioSe la memoria avesse un valore, i nuovi politici rampanti scanserebbero come veleno le lusinghe di quelli che prima li calunniavano; così come gli stagionati politicanti, mollati poi come vecchie calzette per fare spazio a più verdi maggiordomi, coltiverebbero un sano senso di rivalsa da indirizzare contro gli inamovibili burattinai anziché puntare il dito nei confronti dei nuovi burattini. Semmai dovesse accadere una cosa del genere – semmai cioè si saldassero le ragioni di vecchie e nuove classi dirigenti allo scopo di respingere gli assalti dei soliti perfidi manipolatori – la politica tornerebbe ad esercitare quel primato che le spetta, lasciando per una volta con le pive nel sacco i plutocrati che, gestendo “gli opposti” con metodo e costanza, restano sempre a galla.

(Francesco Maria Toscano, “L’idea di democratizzare l’Europa è morta con il tradimento di Tsipras, passa per la riscoperta delle singole identità nazionali la sconfitta dei tecno-nazisti di Bruxelles?”, dal blog “Il Moralista” del 26 aprile 2016).

http://www.libreidee.org/2016/05/democratizzare-lue-idea-morta-col-tradimento-di-tsipras/