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La regalità discesa dal cielo

Il ritorno degli Anunnaki

Si crede che gli Anunnaki possano essere stati i creatori dell’essere umano. Questi possenti Dei hanno lasciato la Terra in un lontano passato, dicendo che un giorno sarebbero tornati. Curiosamente, se guardiamo in tutto il mondo alle antiche culture, la maggior parte di loro raccontano di Dei-Creatori, Dei-creatori che hanno promesso che un giorno sarebbero tornati.

Secondo alcuni ricercatori e autori di libri, gli Anunnaki sarebbero dovuti tornare sulla Terra al fine di “correggere ciò che avevano fatto male” al fine di accelerare un risveglio spirituale e l’evoluzione della coscienza umana.

Secondo una recente intervista con Stan Deyo gli Anunnaki potrebbero essere di ritorno sulla Terra, Stan ha detto che la NASA e il Pentagono ritengono che gli Annunaki torneranno con l’arrivo del pianeta Nibiru.

Ma … non è stato detto che Nibiru, gli Anunnaki e tutto quello che riguarda gli antichi astronauti sono inesistenti?

Nella mitologia sumera, gli Anunnaki erano un gruppo di dei e dee che nel bene e nel male sono venuti sulla Terra e, infine, hanno creato la razza umana.

L’esistenza dell’antica civiltà Anunnaki – Extraterrestri che sono venuti sulla Terra nel lontano passato, è stato a lungo conteso dai ricercatori, ma la loro esistenza e l’arrivo sul pianeta Terra è ben documentato in molti testi antichi da numerosi autori in tutto il mondo, ma che la storia ufficiale ha completamente ignorato.

È interessante notare, ci sono alcune culture africane le quali credono che gli esseri extraterrestri, abbiano e stiano visitando la Terra da decine di migliaia di anni, per esempio, le leggende Zulu parlano di un tempo in cui “i visitatori dalle stelle” sono venuti a scavare l’oro e altre risorse naturali. Queste miniere sono state costruite da schiavi creati dai “Esseri Supriori”.

Secondo alcune fonti e interpretazioni, questi dei venivano da Nibiru.

Gli Assiri e i Babilonesi chiamavano il pianeta X ‘Marduk’. I Sumeri hanno lasciato scritto che un anno (SAR) sul pianeta Nibiru, è l’equivalente in tempo di 3.600 anni sulla Terra.

No, dici che  Nibiru non esiste?

Beh, ci sono numerosi indicatori che suggeriscono vi sia un pianeta massiccio ai bordi più esterni del nostro sistema solare.

  • Secondo il Washington Post: “Un corpo celeste probabilmente grande come il pianeta gigante Giove è così vicino alla Terra che farebbe parte di questo sistema solare, è stato trovato nella direzione della costellazione di Orione da un orbitante satellite astronomico USA con a bordo un telescopio a infrarossi  … Gerry Neugebauer, chief scientist IRAS ha detto ‘tutto quello che posso dirvi è che non sappiamo di cosa si tratta’,”
  • R. Harrington nel 1988 ha scritto un articolo molto interessante nell’Astronomical Journal. Harrington ha menzionato che un pianeta tre o quattro volte le dimensioni della Terra esiste, la posizione è di tre o quattro volte più lontano dal Sole di Plutone. Secondo i modelli matematici che sono stati presentati, si ritiene che il Planeta X o Nibiru, abbia un’orbita di 30 gradi estremamente ellittica.
  • Nel 2008, i ricercatori giapponesi hanno annunciato che secondo i loro calcoli, ci dovrebbe essere un pianeta “sconosciuto” ad una distanza di circa 100 AU (unità astronomiche), che ha una dimensione fino a due terzi del pianeta Terra.

Molti sostengono come suggerito sopra che un pianeta come Nibiru potrebbe esistere

Secondo i testi antichi si ritiene che l’aspettativa di vita media degli Anunnaki era di 120 SARS, che è di 120 x 3.600 o 432.000 anni.

L’elenco dei re sumeri è forse uno dei più importanti testi antichi che descrive perfettamente un momento nella storia in cui letteralmente gli ‘Dei’ hanno governato la Terra da migliaia di anni. (Qui per saperne di più circa l’antica Lista dei re sumeri.)

“Dopo la regalità discesa dal cielo, il regno era in Eridu. In Eridu, Alulim divenne re; regnò 28800 anni. Alaljar regnò per 36.000 anni. 2 re; hanno governato per 64800 anni.” 

Uno dei dettagli più interessanti circa la lista reale sumerica è il fatto che, la prima lista descrive otto re che governarono la Terra per un totale di 241,200 anni, dal momento che la regalità originale era ‘discesa dal cielo’ fino al momento del ‘diluvio universale’, che ha colpito la Terra, ancora una volta, dopo il Diluvio “la regalità è ridiscesa dal cielo”.

DNA: La prova degli Dei? 

Secondo ricercatori provenienti dal Kazakistan: “La nostra ipotesi è che una civiltà extraterrestre più avanzata si era impegnata nella creazione di una nuova vita e diffusa sui vari pianeti. La Terra è solo uno dei pianeti”.

I ricercatori indicano che: “Quello che vediamo nel nostro DNA è un programma composto da due versioni, un codice strutturato gigante, e un semplice codice di base.”

Il gruppo di ricercatori crede al fatto che la prima parte di codice del DNA non è stato scritto sulla Terra e secondo loro è verificabile. In secondo luogo e, soprattutto, i soli geni non sono sufficienti a spiegare il processo di evoluzione, una evoluzione/brusca … ‘gioco’ ci deve essere qualcosa di più.

Secondo Makukov: “Prima o poi”, “dobbiamo accettare il fatto che tutta la vita sulla Terra porta il codice genetico dei nostri cugini extraterrestri e che l’evoluzione non è quello che pensiamo che sia”.

Le implicazioni di queste scoperte scientifiche rafforzano rivendicazioni da parte di altri individui e osservatori che affermano di aver avuto contatti con gli alieni che sembrano come gli esseri umani. alieni simili a quelli umani avrebbero potuto fornire una parte del materiale genetico necessario per l’evoluzione umana.

Citazione di News.Discovery: Questa interpretazione li porta a una conclusione inverosimile che: il codice genetico, “sembra sia stato inventato al di fuori del sistema solare già parecchi miliardi di anni fa.” Questa affermazione sostiene l’idea della panspermia, l’ipotesi che la Terra sia stata seminata con la vita interstellare. Johnny Appleseed ha dichiarato che questo è certamente un nuovo e coraggioso approccio di conquista della galassia, uno sforzo fatto da parte di esseri superiori …

Teorie alternative?

Secondo Gregg Braden – un autore americano di letteratura New Age, che ha scritto sul fenomeno 2012 e divenne noto per la sua affermazione che la polarità magnetica della Terra era sul punto di invertirsi, affermando inoltre che, abbiamo solo 20 dei 64 codoni nel nostro DNA. Ci si deve chiedere: “Perché la fonte della creazione ha limitato le nostre capacità genetiche disattivando la maggior parte del nostro DNA?”

Una teoria è che il nostro DNA è stato limitato dagli Anunnaki per tenerci in stato di sottomissione, di controllo, e conformi con i nostri padroni Anunnaki.

Molti ritengono che gli Anunnaki siano stati coloro che ci hanno controllato per milioni di anni, e conoscono la vera genetica dell’uomo. Molti autori sostengono che gli Anunnaki potrebbero essere gli dei citati in numerose culture che hanno promesso un giorno sarebbero tornati – avendo il controllo totale su di noi dal momento che sono i creatori dell’uomo.

Simon Parkes – un ricercatore di UFO – dice che abbiamo 12 filamenti di DNA e ogni filo è legato ad una specifica razza galattica. Ipoteticamente, se saremo in grado di trovare un modo per accendere ai latenti codoni nel nostro DNA, potremmo praticamente e istantaneamente fare qualsiasi cosa, come ad esempio curando ogni persona sul pianeta, così come la guarigione del nostro pianeta.

Foto di presentazione di YURISHWEDOFF

Fonte diretta: http://www.ancient-code.com/   

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

Articolo correlato:  L’origine divina della tegalità

La “Fine dei Giorni”

IL PASSATO E’ IL NOSTRO FUTURO
(seconda parte)

Di interesse specifico in merito al problema della Fine dei Giorni e del ritorno è l’affermazione attribuita allo stesso Mosè, e rivolta a Dio: << Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato>> (Salmo 90,04). Questa affermazione ha dato origine all’ipotesi (che nacque subito dopo la distruzione del tempio a opera dei Romani) che si trattava di un modo per immaginare l’elusiva Fine dei Giorni messianica: se la Creazione, “l’Inizio”, stando alla Genesi impegnò Dio per sei giorni e un giorno divino dura mille anni, il risultato sono 6000 anni dall’Inizio alla Fine. La Fine di Giorni, perciò, è stata collocata nell’Anno Mundi 6.000.

Applicato al calendario di Nippur che iniziava nel 3760 a.C., significa che la Fine dei Giorni (6000 – 3760 = 2240) ci sarà nel 2240 d.C. Questa terza data per la Fine di Giorni può essere confortante o, al contrario, deludere, dipende dalle aspettative. La bellezza di questo calcolo è che è in perfetta armonia con il sistema sessagesimale sumero. Potrebbe anche dimostrarsi corretto in futuro, ma non credo: di nuovo ci troviamo di fronte a un calcolo lineare – mentre l’unità di tempo utilizzata per le profezie è ciclica.

Se nessuna delle date “moderne” funziona, allora dobbiamo riprendere in esame le vecchie “formule” – fare ciò che è stato detto in Isaia: <<guardare i segni a ritroso>>. Abbiamo allora due scelte cicliche: il Tempo Divino, il periodo orbitale di Nibiru, e il Tempo Celeste, la precessione zodiacale. Quale dei due?

Che gli Anunnaki vennero e se ne andarono durante una “finestra” allorché Nibiru arrivò al perigeo (il punto più vicino al sole e quindi anche più vicino alla terra e alla Luna) è talmente ovvio che alcuni dei lettori dei libri di ZS sottraevano semplicemente 3600 da 4000 (data approssimativa dell’ultima visita di Anu sulla terra), il che dava come risultato il 400 a.C.; oppure sottraevano il 3600 dal 3760 (quando ebbe inizio il calendario di Nippur) – come fecero i Maccabei – ottenendo il 160 a.C.

In realtà, come sa ora il lettore (dalle cronache scritte dei libri di ZS), Nibiru arrivò ben prima, nel 560 a.C., circa. Se consideriamo questa “digressione” bisogna tenere in mente che il SAR perfetto (3600) è sempre stato un periodo orbitale matematico, perché le orbite celesti – di pianeti, comete, asteroidi – divergono da un’orbita all’altra a causa dell’attrazione gravitazionale che esercitano i pianeti accanto ai quali passano.

Se prendiamo come esempio la ben nota cometa di Halley, il suo periodo orbitale di 75 anni in realtà fluttua tra i 74 e i 76 anni; quando è comparsa nel 1986, erano trascorsi 76 anni dal suo ultimo passaggio. Se riportiamo lo scarto della cometa di Halley ai 3600 anni di Nibiru, avremo una variante di circa 50 anni. E abbiamo un’altra ragione per chiederci perché mai Nibiru abbia avuto uno scarto così consistente dal SAR previsto: il Diluvio del 10900 a.C. circa.

Nei 120 SAR prima del Diluvio Nibiru orbitò senza causare questa catastrofe. Poi accade qualcosa di anomalo che portò Nibiru più vicino alla terra, il che, unito slittamento della calotta di ghiaccio che copriva l’Antartide, causò di fatto il Diluvio. In cosa consisteva quella anomalia? La risposta può trovarsi nei recessi del nostro Sistema Solare, laddove orbitano Urano e Nettuno – pianeti le cui numerose lune includono alcune che, inspiegabilmente, orbitano in direzione opposta (“retrograda”) – esattamente come Nibiru.

Uno dei grandi misteri del nostro Sistema Solare è il fatto che il pianeta Urano è letteralmente coricato sul fianco: il suo asse nord-sud si trova in posizione orizzontale difronte al Sole (anziché in posizione verticale). Gli scienziati della NASA sostengono che”qualcosa”, molto tempo fa, ha dato uno “spintone” a Urano, ma non provano nemmeno a ipotizzare cosa fu quel “qualcosa”.

Potrebbe essere quel “qualcosa” la misteriosa cicatrice “semi-rettangolare” di una delle Lune di Saturno? Questo solco inspiegabile si trova su Miranda (una delle lune di Saturno), quando nel 1986 il Voyager 2 la scoprì (vedi immagine a lato) – una luna che, sotto molti punti di vista, è diversa dalle altre lune di Urano. Una collisione celeste con Nibiru e con le sue lune avrebbe potuto causare queste anomalie?

Negli ultimi anni gli astronomi hanno appurato che i pianeti esterni più grandi non sono rimasti nella posizione in cui si erano formati, ma si sono spostati verso il margine esterno del Sistema Solare, allontanandosi dal Sole stesso. 

Gli studi sono giunti alla conclusione che questo allontanamento è stato più pronunciato nel caso di Urano e Nettuno (vedi figura a lato) e ciò può spiegare perché lì nulla è accaduto per molte orbite di Nibiru. Si può ipotizzare con una certa ragionevolezza che, durante l’orbita “del Diluvio”, Nibiru incontrò urano che si stava allontanando e che, una delle lune colpì Urano, facendolo coricare; potrebbe anche darsi che “l’arma” sia stata l’enigmatica luna Miranda – una luna di Nibiru – che dopo aver colpito Urano, è stata catturata dalla sua orbita. 

Questo evento avrebbe avuto delle conseguenze sull’orbita di Nibiru, rallentandola a circa 3450 anni terrestri, anziché i normali 3600 anni, causando, quindi, una ricomparsa postdiluviana con schema 7450, 4000 e 550 a.C.

Se ciò è quanto accadde realmente, spiegherebbe il “precoce” arrivo di Nibiru nel 556 a.C. e ci fa pensare che il suo prossimo arrivo sarà nel 2900 d.C. Manca ancora tempo, dunque, per coloro che associano gli eventi cataclismi-ci profetizzati al ritorno di Nibiru (per alcuni si tratta del “Pianeta X“).

Ma è comunque errata l’ipotesi che gli Anunnaki limitarono il proprio andirivieni a una singola breve “finestra” al perigeo del pianeta. Infatti hanno continuato a viaggiare anche in altri periodi. I testi antichi riportano numerosi viaggi degli dèi, senza alcuna indicazione relativa alla prossimità del pianeta.

Esiste anche una serie di storie di viaggi tra la Terra e Nibiru, compiuti da terrestri che omettono qualsiasi relazione relativa alla presenza di Nibiru nei cieli ( se ne parla, invece, quando Anu visitò la Terra nel 4000 a.C. circa). In un caso Adapa, figlio di Enki e di una donna Terrestre, al quale venne data la Sapienza, ma non l’immortalità, compì una breve visita su Nibiru, accompagnato dagli dèi Damuzi e Ningishzidda. Anche Enoch, emulando l’Enmeduranki sumero, compì due viaggi mentre era ancora sulla Terra.

Questo era possibile in almeno due modi, (come da figura sopra), uno per mezzo di una navicella spaziale che accelerava  nella fase di arrivo di Nibiru (dal punto A), che arrivava ben prima del perigeo; l’altro per mezzo di una navicella spaziale che decelera (al punto B) durante la fase di allontanamento di Nibiru, tornando verso il Sole (e, quindi verso la terra e Marte).

Una breve visita sulla Terra, come quella di Anu, poteva verificarsi, combinando “A” per l’arrivo e “B” per la partenza; una breve visita su Nibiru (come quella di Adapa) si poteva verificare usando la procedura inversa – lasciando la terra per intercettare Nibiru nel punto “A” e partendo da Nibiru nel punto “B” per il ritorno sulla Terra, e così via. Quindi il ritorno degli Anunnaki è possibile anche in un periodo diverso da quello del ritorno del pianeta e, in questo caso, abbiamo bisogno dell’altro tempo ciclico: quello zodiacale.

Zecharia Sitchin, nel suo libro “Gli Architetti del Tempo” lo ha chiamato tempo Celeste, che non avanza nella stessa direzione del Tempo Terrestre (il ciclo orbitale del nostro pianeta) e del Tempo Divino (l’orologio del Pianeta degli Anunnaki), al contrario, avanza in direzione opposta, in senso orario. Se l’atteso Ritorno sarà degli Anunnaki e non del loro pianeta, allora dobbiamo cercare la soluzione agli enigmi di uomini e dèi attraverso l’orologio che li ha uniti – lo zodiaco ciclico del Tempo Celeste.

Gli Anunnaki lo inventarono proprio per riconciliare i due cicli; la loro proporzione – 3600 per Nibiru, 2160 per un’era zodiacale – corrispondeva alla proporzione aurea  di 10 : 6. Come ipotizzava l’autore, risultava nel sistema sessagesimale sul quale si fondano astronomia e matematica dei Sumeri (6 x 10 x 6 x 10 ecc.)

Beroso riteneva  che le ere zodiacali fossero punti di svolta negli affari di uomini e dèi sostenendo che il mondo va periodicamente soggetto a catastrofi apocalittiche causate da acqua e da fuoco, la cui comparsa è determinata da fenomeni celesti. Come Manetone, suo omologo in Egitto, anche Beroso divideva storia e preistoria in fasi divine, semidivine e post-divine con un totale di 2.160.000 anni della “durata di questo mondo”. Questo – nemmeno a dirlo – è esattamente mille ere zodiacali: un millennio.

Gli studiosi che esaminano le antiche tavolette di argilla che trattano di matematica e astronomia restano sorpresi nello scoprire che le tavolette partivano dal numero 1296000 – sì, proprio 12.960.000. Sono giunti alla conclusione che questo numero si poteva collegare solo alle ere zodiacali di 2.160, i cui multipli danno 12.960 (se 2.160 x 6) o 129.600 (se 2.160 x60) o 1.296.000 (se moltiplicato per 600); e – meraviglia delle meraviglie – il numero con cui iniziano queste liste antiche, il 12.960.000, è un multiplo di 2.160, cioè 2.160 moltiplicato per 6.000-come i sei giorni divini della creazione.

All’inizio di ogni nuova era si verificava un evento di grande portata; l’Era del Toro segnalò il dono della civiltà al genere umano. L’Era dell’Ariete venne introdotta dall’olocausto nucleare e terminò con la partenza degli dèi. L’Era dei Pesci arrivò la distruzione del Tempio e con l’avvento della cristianità.

Non dovremo forse chiederci se la Fine dei Giorni delle profezie non sia in realtà la fine dell’era zodiacale?

L’espressione usta da Daniele <<tempo, tempi e la metà di un tempo>> era forse una terminologia che faceva riferimento alle ere zodiacali? La possibilità è stata vagliata da Sir Isaac Newron. Meglio noto per la sua formulazione delle leggi naturali che regolano i moti celesti, l’eminente studioso si interessava anche di religione, e scrisse trattati approfonditi sulla Bibbia e sulle profezie bibliche. Lui considerava i moti celesti come “la meccanica di Dio” e credeva fermamente che le scoperte scientifiche, iniziate con Galileo e Copernico e che lui portò avanti, erano destinate a essere fatte esattamente nel momento in cui ciò accadeva: non prima e non dopo. Questa convinzione gli fece prestare particolare attenzione alla “matematica di Daniele” – La Fine dei Giorni. 

Tratto dal Libro “Il Giorno degli Dei” p.305-306-307-308-309310-311

Leggi QUI la Prima parte

‘mezzo milione di anni fa’

Disco alato

Un solo codice genetico per tutte le forme di vita terrestri Il ruolo chiave del ‘molibdeno’

I Nefilim sulla Terra, potevano essersi evoluti su un altro pianeta, esseri che, verosimilmente, non dovevano essere molto diversi da noi?

E potevano avere, mezzo milione di anni fa, le capacità per compiere viaggi interplanetari? La prima domanda ne implica un’altra, più generale: c’è vita, come noi la conosciamo, da qualche parte nell’universo, al di fuori del pianeta Terra? Gli scienziati oggi sanno che esistono innumerevoli galassie come la nostra, che contengono innumerevoli stelle come il nostro Sole e una serie infinita di pianeti con milioni di possibili combinazioni di temperatura, atmosfera ed elementi chimici: esistono quindi innumerevoli possibilità di vita nell’universo.

Si è scoperto, inoltre, che lo spazio interplanetario non è vuoto. Esso contiene, per esempio, molecole d’acqua, retaggio di quelle che si presume siano state nuvole di cristalli di ghiaccio che dovevano avvolgere le stelle nei primi stadi del loro sviluppo. Tale scoperta sembra confermare i riferimenti dei testi mesopotamici alle acque del Sole che si mescolavano con le acque di Tiamat.

Sono state anche trovate molecole di base della materia vivente “fluttuanti” nello spazio interplanetario ed è stata sfatata la convinzione che possa esservi vita solo a certe particolari condizioni di temperatura e atmosfera. Si credeva, inoltre, che l’unica fonte di energia e di calore disponibile per gli organismi viventi fosse il Sole, ma anche questa teoria cadde quando la navetta spaziale Pioneer 10 scoprì che Giove, molto più lontano dal Sole rispetto alla Terra, era un pianeta talmente caldo che doveva per forza avere delle fonti proprie di energia e di calore.

Un pianeta che contiene molti elementi radioattivi non soltanto genera da sé il proprio calore, ma manifesta anche un’intensa attività vulcanica; e questa attività vulcanica produce un’atmosfera. Se il pianeta è grande abbastanza da esercitare una forte attrazione gravitazionale, conserverà la sua atmosfera praticamente per sempre.

A sua volta, l’atmosfera crea una sorta di “effetto serra”: protegge il pianeta dal freddo dello spazio esterno e impedisce la dispersione del calore interno al pianeta; si tratta di un effetto simile a quello dei vestiti che indossiamo, che ci riparano dal freddo perché non lasciano disperdere il calore del corpo. Era proprio questo che avevano in mente gli antichi autori dei testi che descrivevano il Dodicesimo Pianeta come «avvolto da un alone», un’espressione che dunque non ha più soltanto un valore puramente poetico.

Il Dodicesimo Pianeta era sempre definito un pianeta “radiante”, “il più luminoso degli dèi”, e nelle raffigurazioni appariva appunto come un corpo che emanava raggi. Esso era dunque in grado di produrre da sé il proprio calore e lo tratteneva grazie al suo mantello atmosferico. Gli scienziati sono giunti all’inaspettata conclusione che non solo è possibile che la vita si sia evoluta sui pianeti più esterni (Giove, Saturno, Urano, Nettuno), ma che anzi è più che probabile che sia cominciata proprio là. Quei pianeti, infatti, sono formati dagli elementi più leggeri del sistema solare, hanno una composizione più simile a quella dell’universo in generale e contengono nella loro atmosfera grandi quantità di idrogeno, elio, metano, ammoniaca, e probabilmente neon e vapore acqueo – tutti elementi necessari per la produzione di molecole organiche.

Per la vita, quale noi la conosciamo, l’acqua è essenziale. I testi mesopotamici non lasciano dubbi sul fatto che il Dodicesimo Pianeta fosse un pianeta ricco d’acqua. Nell’Epica della Creazione l’elenco dei 50 nomi del pianeta ne comprendeva un buon gruppo che esaltava proprio il suo carattere “acquatico”. Sulla base dell’epiteto A.SAR (“re d’acqua”), “che stabilì livelli d’acqua”, il pianeta era chiamato A.SAR.u (“maestoso, luminoso re d’acqua”), A.SAR. U.LU.DU (“maestoso, luminoso re d’acqua la cui profondità è abbondante”), ecc.

I Sumeri erano certi che il Dodicesimo Pianeta fosse un pianeta lussureggiante di vita, tanto che uno dei suoi epiteti era NAM.TIL.LA.KU, “il dio che mantiene la vita”. Era anche il “dispensatore di vegetazione”, «creatore di cereali ed erbe che fa germogliare la vegetazione … che aprì i pozzi, distribuendo le acque dell’abbondanza», l'”irrigatore di Cielo e Terra”.

La vita, dunque, sostengono gli scienziati, non si formò sui pianeti terrestri, con i loro pesanti componenti chimici, ma nelle regioni più esterne del sistema solare. Da qui il Dodicesimo Pianeta venne poi in mezzo a noi, presentandosi come un pianeta rossastro, luminoso, che generava e irradiava calore proprio, che traeva dalla sua stessa atmosfera gli ingredienti necessari per la chimica della vita.

Se un problema esiste, è quello della comparsa della vita sulla Terra. Il nostro pianeta si è formato circa 4 miliardi e mezzo di anni fa e secondo gli scienziati le prime, più semplici forme di vita si trovavano già sulla Terra dopo poche centinaia di milioni di anni dalla sua formazione. Sembra davvero troppo poco. Parecchi elementi indicano anche che le più antiche e semplici forme di vita, risalenti a più di 3 miliardi di anni fa, contenevano già molecole di origine biologica, invece che non-biologica. In altre parole ciò significa che la vita presente sulla Terra così poco tempo dopo la sua formazione discendeva da altre forme di vita precedenti e non dalla combinazione di gas e sostanze chimiche inerti.

Non resta, quindi, che prendere atto del fatto che la vita, che non poteva evolversi facilmente sulla Terra, in effetti non è qui che ebbe origine. In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica «Icarus» (settembre 1973) il Premio Nobel Francis Crick e il dr. Leslie Orgel avanzarono l’ipotesi che «la vita sulla Terra possa essere nata da minuscoli organismi provenienti da un pianeta lontano».

I due scienziati cominciarono i loro studi mossi dal comune senso di disagio nei confronti delle teorie correnti circa l’origine della vita sulla Terra. Come mai esiste un solo codice genetico per tutte le forme di vita terrestri? Se la vita ebbe inizio dal cosiddetto “brodo” primordiale, come ritengono quasi tutti i biologi, allora avrebbero dovuto svilupparsi organismi con codici genetici diversi. Inoltre, come mai l’elemento molibdeno svolge un ruolo chiave nelle reazioni enzimatiche necessarie per la vita, quando il molibdeno è in realtà un elemento molto raro? E perché elementi che sono più abbondanti sulla Terra, come il cromo e il nichel, hanno invece scarsa rilevanza nelle reazioni biochimiche?

La strana teoria proposta da Crick e Orgel non affermava solo che la vita sulla Terra poteva essersi originata da un organismo proveniente da un altro pianeta, ma anche che si sarebbe trattato di un’operazione volontaria – che, cioè, esseri intelligenti di un altro pianeta avrebbero volutamente gettato il “seme della vita” dal loro pianeta verso la Terra con una nave spaziale, con il preciso scopo di avviare la catena vitale sulla Terra.

Senza conoscere i dati forniti dal presente libro, dunque, questi due eminenti scienziati sono arrivati molto vicino alla verità. Non si trattò, tuttavia, di una premeditata opera di “inseminazione”, bensì del prodotto di una collisione celeste. Un pianeta vitale, il Dodicesimo Pianeta con i suoi satelliti, entrò in collisione con Tiamat e la divise in due, “creando” la Terra con una delle due metà.

Durante tale collisione il suolo e l’aria del Dodicesimo Pianeta, che contenevano in sé i semi della vita, “fecondarono”, per così dire, la Terra e le fornirono le prime forme di vita biologicamente complesse la cui presenza non può essere altrimenti spiegata. Ma quando cominciò la vita sul Dodicesimo Pianeta? Anche se la sua origine fosse anteriore a quella della Terra solo dell’1 %, risalirebbe comunque a 45 milioni di anni prima. Persino con un margine così modesto, esseri evoluti quanto l’uomo potevano già vivere sul Dodicesimo Pianeta quando sulla Terra cominciavano appena ad apparire i primi piccoli mammiferi.

Fatte le debite proporzioni, dunque, era certamente possibile che gli abitanti del Dodicesimo Pianeta fossero in grado di viaggiare per lo spazio mezzo milione di anni fa.

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