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Ashoka – 226 a.C.

I Nove Sconosciuti di Ashoka

Kerry Sullivan ha una Laurea in Scienze e Arti e attualmente è uno scrittore indipendente che approfondisce argomenti su temi religiosi e politici della storia.

In India c’è una legenda che tutti conoscono su un’organizzazione segreta che si suppone abbia una grande quantità di conoscenze avanzate.

Si crede che fu formata più di 2000 anni fa. C’è un forte sospetto sul fatto che i Nove Sconosciuti manipolino le tendenze politiche e sociali per ottenere obiettivi personali.

Un’organizzazione così segreta, però, è una realtà o semplicemente una leggenda?

Storia dell’Origine

La società dei Nove Sconosciuti fu formata poco dopo il 226 a.C. dall’imperatoreAshoka

Nipote del leggendario imperatore Chandragupta che unificò il subcontinente indiano, Ashoka era ansioso di mantenere l’eredità di suo nonno e di mantenere l’impero.

Nella regione tra Calcutta e Madras, i Kalingan resistettero al dominio imperiale, scatenando una guerra totale. Le forze di Ashoka, in numero superiore, uccisero più di 1.000.000 guerrieri di Kalinga e deportarono dalla regione più di 150.000 abitanti.

Nonostante avesse vinto la guerra, Ashoka era terrorizzato dalla carneficina che una tale vittoria portava con sé.

Da allora giurò di non utilizzare più la violenza.

  Un bassorilievo dell’India che potrebbe rappresentare  Ashoka al centro. Amaravati, distretto di Guntur, India. (CC BY SA 3.0) 

L’imperatore Ashoka è più conosciuto per la sua conversione al buddismo e per i suoi sforzi per diffondere la religione pacifica in tutta l’India, la Malesi, Cylon e l’Indonesia.

I suoi sforzi contribuirono all’espansione posteriore del buddismo verso la Cina, il Nepal, il Tibet e la Mongolia. Ashoka fu in vegetariano convinto ma non obbligò nessuno a farlo. In effetti era molto tollerante con le altre religioni.

Egli proibì comunque l’uso dell’alcool.

La cosa più importante fu:

“rinunciare all’idea di cercare di integrare le persone ribelli, dichiarando che l’unica vera conquista era quella di guadagnare i cuori degli uomini attraverso l’osservanza delle leggi sul lavoro e la pietà perché la sacra Maestà desidera che tutti gli esseri vivi godano della sicurezza, della pace e della felicità e di essere liberi per vivere a loro piacimento.”

Pauwels y Bergier

L’imperatore mise molto impegno in questa missione in cui cercò di impedire ai suoi simili di mettere la propria intelligenza al servizio del male, soprattutto quello che riguardava la guerra.

Il compito di prendere, conservare e mantenere tutta la conoscenza era troppo grande perché un imperatore lo facesse da solo, e non era meno importante, rispetto ai compiti necessari a governare un impero.

Fu così che Ashoka convocò nove delle menti più brillanti dell’India di quel tempo. Per ragioni di sicurezza, l’identità di questi uomini non fu mai resa pubblica.

Tutti insieme, questi geni formarono una società segreta che fu conosciuta come i Nove Sconosciuti.

L’inviato di Ashoka dichiara la pace.Esempio dalla storia delle Nazioni di Hutchinson. (Dominio pubblico) 

L’organizzazione riunì tutte le conoscenze scientifiche possibili, da scienze naturali a psicologia, fino alla composizione della materia

Con il timore che se gli uomini ordinari avessero ricevuto la conoscenza scientifica l’avrebbero utilizzata per distruggersi, fu permesso solo ai nove uomini di studiare e sviluppare le teorie scientifiche e la tecnologia.

Per svolgere meglio questo compito di enormi proporzioni, ognuno dei nove uomini fu incaricato di tenere un libro in particolare che egli avrebbe dovuto aggiornare, rivedere e in ultima istanza perfezionare la conoscenza.

Quando uno dei nove non poteva portare a termine il suo compito – per il desiderio di ritirarssi, per la precarietà della sua salute o per morte – l’incarico passava a un nuovo eletto.

Il numero dei membri della società è stato sempre di nove

Si suppone quindi che la società dei Nove Sconosciuti ha vissuto da oltre 2000 anni.

Il Libro del 1923 

Le congetture sul contenuto di ognuno dei nove libri varia molto.

Talbot Mundy, una scrittore inglese ha pubblicato un libro dal titolo The Nine Unknown Men nel 1923 e conteneva una lista dei nove libri.

Questa lista è stata accettata da tutti.

1) Propaganda: Il primo libro riguardava le tecniche di propaganda e di guerra psicologica. “La più pericolosa di tutte le scienze è quella di manipolare l’opinione delle masse poiché permetterebbe a qualsiasi persona di governare il mondo intero”. Questo secondo Mundy.

2) Fisiologia: Il secondo libro riguarda la fisiologia e spiega come uccidere una persona solo toccandola, conosciuto come “il tocco della morte” e si può seguendo semplicemente un impulso nervoso. Si dice che l’arte marziale dello judo sia il risultato “di elementi fuoriusciti” dal secondo libro.

3) Microbiologia: Il terzo volume riguarda la microbiologia e la biotecnologia.

4) Alchimia: Il quarto libro riguarda l’alchimia e la trasmutazione dei metalli. Secondo un’altra leggenda, in periodi di grande siccità, templi religiosi e organizzazioni di aiuto ricevettero grandi quantità di oro da una “fonte segreta

5) Comunicazione: Il quinto libro riguardava uno studio di tutti i mezzi di comunicazione, terrestre ed extraterrestre. Si deduce che i nove uomini sconosciuti sapessero della presenza extraterrestre.

6) Gravità: Il sesto libro riguarda i segreti della gravità e le istruzioni reali su come utilizzare gli antichiVimanas vedici, (come Vaiminika Shastra nella tecnologia aerospaziale).

7) Cosmogonia: Il settimo libro riguarda la settima cosmogonia e le materie dell’universo.

8) Luce: L’ottavo libro riguarda la luce compresa la velocità e la forma in cui utilizzarla come un’arma.

9) Sociologia: Il nono e ultimo libro riguarda la sociologia. Comprende regole per l’evoluzione delle società e i meodi per predire la loro decadenza.

(Mundy riassunto da Ancient Explorers)

Mito o Realtà? 

Sono stati reali i Nove Uomini Sconosciuti?

Ashoka avrebbe potuto sicuramente chiedere a nove uomini dall’identità sconosciuta di riunire la conoscenza scientifica soprattutto per quello che riguardava la la sua applicazione alla guerra. Quello è stato un tempo molto frammentario e si sa di altri imperatori che hanno avuto l’idea di una simile iniziativa.

Quegli uomini possono aver studiato le tattiche belliche di diversi imperi ed essersi esercitati fabbricando armi, l’uso dei cavalli/elefanti e forse anche l’uso della polvere da sparo.

Un gruppo antico, però, che vive in segreto per più di 2000 anni, mentre controlla gli avvenimenti mondiali dalle selve remote dell’India senza una minima quantità di armamentari moderni, di infrastrutture o tecnologia, è difficile da credere.

Per molti, la leggenda è solo una leggenda…

Fonti 

Fonte: http://www.bibliotecapleyades.net/

Anti-Terra

 

LA MITOLOGIA MESOPOTAMICA

In un testo mesopotamico (K.3558), tradotto da Charles Virolleaud, nel quale vengono descritti i membri del gruppo mulmul, ovvero del nostro sistema solare, nell’ultima riga si legge esplicitamente:

Il numero dei suoi corpi celesti è dodici.

Dodici sono le stazione dei suoi corpi celesti.

Il totale dei mesi della Luna è dodici.

Inoltre, la riga 20 della cosiddetta tavola TE diceva: naphar 12 sheremesh ha.la sha kakkab.lu sha Sin u Shamash ina libbi ittiqu in totale 12 membri a cui appartengono il Sole e la Luna, e dove orbitano i pianeti.

Il conto è presto fatto: Sole, Luna, i nove pianeti oggi conosciuti e il Planet X. Antichi testi mesopotamici, risalenti al 2000 a.C., parlano di una cosmogonia nella quale, appunto, è chiara la presenza di un pianeta che ha le caratteristiche di quello “scoperto” dal dr. Murray, ovvero la provenienza dalla profondità dello spazio, la grandezza e, cosa più strabiliante, la traiettoria opposta a quella degli altri pianeti del nostro sistema solare, cioè retrograda.

Esiste un testo mesopotamico, l’Enuma Elish (“Quando nell’alto”), risalente al 2000 a.C., scritta in caratteri cuneiformi, composta da sette tavole, ciascuna di 115/170 righe, nella quale, in chiave di racconto, si descrive la formazione del nostro sistema solare.

Ne riassumeremo alcune parti, quelle più rilevanti per la nostra ricerca.

Enuma elish la nabu shamamu Quando nell’alto il Cielo non aveva ancora un nome Shaplitu ammatum shuma la zakrat E in basso anche il duro suolo non aveva nome Esistono all’inizio solo tre dèi (o pianeti): Apsu (uno che esiste fin dal principio), Mummu (uno che è nato) e Tiamat (vergine della vita).

Comparvero poi gli altri pianeti in successione dal rimescolamento delle acque primordiali. Abbiamo infine: Apsu (il Sole), Mummu (Mercurio), Lahamu (Venere), Tiamat (il pianeta che darà origine alla Terra), Lahmu (Marte), Kishar (Giove), Anshar (Saturno), Anu (Urano), Ea (Nettuno), Gaga (Plutone).

Il racconto prosegue poi descrivendo la turbolenza (orbite irregolari) dei pianeti e di tutta una serie di contese che portarono ad una relativa pace, interrotta dall’arrivo di Marduk, un nuovo dio, un nuovo pianeta formatosi nel Profondo.

Nella Camera dei Fati, nel luogo dei Destini, un dio fu generato, il più capace e saggio degli dèi; nel cuore del Profondo fu creato Marduk.

Attraente era la sua figura, scintillante il levarsi dei suoi occhi; maestoso era il suo passo, imponente come nei tempi antichi […] Egli era il più alto tra gli dèi, superiore in tutto […]

Superbo fra gli dèi, superava tutti per statura; le sue membra erano enormi, egli era eccezionalmente alto.

Il racconto prosegue con Marduk che entra nel sistema solare e, dopo una serie di correzioni di traiettoria a seguito del passaggio vicino agli altri corpi celesti, si dirige contro Tiamat.

Il Signore distese la sua rete per avvilupparla; il Vento del Male, che gli stava dietro, le scatenò contro.

Quando Tiamat aprì la bocca per divorarlo Egli le spinse contro il Vento del Male, in modo che non potesse più chiudere le labbra.

I feroci Venti di tempesta quindi caricarono il suo ventre; il suo corpo si gonfiò, la bocca si spalancò.

Egli scagliò una freccia che le dilaniò il ventre; penetrò nelle sue viscere e le si conficcò nel grembo.

Dopo averla così domata, egli spense il suo soffio vitale.

Dopo di ciò, Marduk prosegue la sua corsa, e la sua nuova traiettoria orbitale lo riporta a passare da Tiamat; e questa volta è lo stesso Marduk a colpirla, dividendola in due (una metà frantumata formerà la fascia degli asteroidi) mentre uno dei satelliti di Marduk si scontra con la metà separata (che diventerà la Terra) spingendola in un’orbita nuova assieme a Kingu (la Luna), già suo satellite.

Il Signore calpestò la parte posteriore di Tiamat; con la sua arma le tagliò di netto il cranio; recise i canali del suo sangue; e spinse il Vento del Nord a portare la parte ormai staccata verso luoghi che nessuno ancora conosceva.

L’altra metà di lei egli innalzò come un paravento nei cieli: schiacciatala, piegò la sua coda fino a formare la Grande Fascia, simile a un bracciale posto a guardia dei cieli.

Il testo epico afferma chiaramente che Marduk era un invasore proveniente dall’esterno del sistema solare; i Sumeri lo chiamavano Nibiru: “Il pianeta dell’attraversamento”.

I testi mesopotamici affermano che Marduk arrivava fino a regioni sconosciute dei cieli e alle profondità dell’universo. Che il dodicesimo pianeta, il pianeta degli dèi, tornasse, nella sua grandiosa orbita, nelle vicinanze della Terra, rappresentava un punto centrale delle convinzioni astronomiche e religiose del mondo antico.

Le fonti mesopotamiche parlano di un suo periodo orbitale di tremilaseicento anni. Ma le somiglianze con il nostro Planet X si spingono addirittura oltre: alcuni testi riportano descrizioni del pianeta, come venne visto dagli stessi Sumeri

Dio Nibiru:

è colui che senza fatica

continua l’attraversamento nel mezzo di Tiamat

sia Attraversamento il suo nome 

colui che occupa il mezzo

Il grande pianeta:

in apparenza, rosso scuro

il paradiso a metà divide

il suo nome è Nibiru

 L’ERUZIONE DI THERA

Nell’estate del 1628 a.C. l’isola greca di Thera esplose con la potenza di trenta bombe all’idrogeno. Il centro dell’isola scomparve e i frammenti di terreno polverizzati e vaporizzati furono proiettati in cielo per chilometri. Campi e vigneti vennero sostituiti da un cratere largo e profondo che il mare riempì rapidamente.

Le poche zone dell’isola rimaste intorno al bordo del cratere furono coperte in breve tempo dai detriti vulcanici, strati e strati di cenere incandescente. I resti dell’isola, terreni inabitabili per generazioni, forse per centinaia di anni, costituiscono oggi le cinque piccole isole greche note con il nome di Santorini, la più grande delle quali è Thera.

Anche Thera ha le sue rovine del periodo classico: templi, case, edifici pubblici ed un teatro. Ma ormai da molto tempo si sa che sotto gli strati di detriti vulcanici giacciono le prove concrete di una civiltà dimenticata. Negli anni, l’erosione ha portato alla luce tracce di mura e di vasellame, e nel secolo scorso furono scoperti i resti di tre case, una delle quali decorata da pitture.

Non molto lontano, a Creta, si trovavano le imponenti rovine di una grandissima civiltà, dedita alla navigazione e al commercio, di cui prima non si sapeva nulla. La capitale dell’isola era Cnosso, con il suo splendido palazzo: è qui che, nel 1899, Sir Arthur Evans diede inizio a una campagna di scavi. La civiltà di Creta è nota anche come civiltà minoica, dal nome di uno dei suoi re, Minosse, reso famoso dal mito greco del Minotauro.

Anche la potenza di Creta svanì, a quanto pare da un giorno all’altro. Nel giro di una decina d’anni dalla scoperta delle rovine di Creta qualcuno ipotizzò che esistesse un legame fra le due isole. Nei cinquant’anni seguenti furono proposti altri paralleli e, infine, nel 1967, uno dei teorici più entusiasti, l’archeologo greco Spyridon Marinatos, cominciò a cercare sottoterra le prove di questo parallelismo.

Il professor Marinatos condusse a Thera scavi sistematici per sette anni sino alla sua morte, avvenuta in loco nel 1974. In questi sette anni fu fatta la sensazionale scoperta di vari settori di una città vastissima e ciò chiarì due diversi aspetti. Per prima cosa, Marinatos ebbe la prova che Thera era esplosa quando la civiltà dell’Età del Bronzo era al suo apice. In secondo luogo, fu chiaro che esisteva un legame molto stretto fra gli abitanti di Thera e quelli dell’isola minoica. Forse Thera era un avamposto cretese, una colonia o un alleato molto stretto.

In questo modo, fu confermata la teoria di un’Atlantide dell’Età del Bronzo: l’esplosione di Thera causò la decadenza della Creta minoica e la sua “scomparsa”, che però avvenne, come oggi sappiamo, solo molti decenni più tardi. Campioni raccolti sul fondo marino rivelarono che i detriti derivanti dall’esplosione dell’isola erano sparsi in buona parte dell’Egeo meridionale e si calcolò che lo spessore della cenere caduta su Creta era circa di venti centimetri, abbastanza da rendere sterile il terreno. Sul fondale, fu anche trovata una certa quantità di pietra pomice e le prove di una catastrofe estesa: tre palazzi reali, quattro grandi ville di campagna e sei intere città, distrutte contemporaneamente.

Anche gli insediamenti della costa mostravano segni di gravi danni, dovuti agli effetti distruttivi del maremoto, che certamente deve essere seguito a un’eruzione di quella portata.

Le mura erano crollate verso l’esterno e vennero anche trovati i frammenti di vari effetti personali disseminati per un ampio raggio. Si narra che il boato dovuto all’eruzione del vulcano a Thera fu avvertito addirittura a 3.000 km di distanza. Che cosa accadde davvero nel XVII secolo a. C., circa 3600 anni fa, su quell’isola? Che cosa può aver causato uno dei più grandi disastri che la storia ricordi? Limitiamoci a costatare i fatti così come le fonti storiche ci narrano; vedremo più avanti come questa catastrofe possa entrare a far parte di un disegno ben più ampio che non coinvolge soltanto il nostro pianeta.

GLI EGIZI

Gli aspetti della civiltà egizia che c’interessano in questa nostra ricerca riguardo al Planet X sono essenzialmente due: i racconti mitologici che riguardano il Dio Seth e le Grandi Piramidi di Giza.

Nel primo caso siamo in possesso di testimonianze incerte riguardo ad alcuni racconti mitici che ci raccontano che il malvagio Dio Seth, assassino di Osiride (Dio della morte e della resurrezione), dopo essere stato decapitato (secondo alcune fonti si trattò di suicidio) e quindi scacciato, continuò a porre la Terra sotto una minaccia continua, ritornando periodicamente a seminare distruzione e morte. Gli Egizi, inoltre, ci descrivono Seth come un Dio dal capo rosso.

E’ curioso rilevare le analogie tra il malvagio Seth e il Nibiru/Marduk mesopotamico, e tra Osiride e Tiamat. In effetti non è molto per poter affermare che gli Egizi si riferissero ad un pianeta rosso che ritorna ad intervalli regolari in prossimità della terra, ma questo costituisce comunque uno spunto Interessante. Molto più interessanti sono le ricerche riguardo “I feroci Venti di tempesta quindi caricarono il suo ventre”.

IL SISTEMA PLANETARIO PITAGORICO

L’insegnamento pitagorico è molto interessante dal punto di vista storico-filosofico e, sebbene non manchi di elementi mitici e leggendari, può essere valido, ai fini della nostra ricerca, anche dal punto di vista astronomico. I pitagorici ponevano il numero all’origine del mondo.

Nelle loro complesse costruzioni matematiche e geometriche davano particolare importanza al numero 10, somma dei numeri in successione costruiti sul tetraedro perfetto: 1+2+3+4=10. E’ logico che, considerando il numero 10 la perfezione assoluta, lo ricercassero anche nei loro studi sui pianeti e sulle costellazioni. Eccoci arrivati al punto che ci interessa: il sistema planetario pitagorico era costituito di 10 pianeti, ovvero le Stelle fisse, i 5 pianeti del sistema solare allora conosciuti, il Sole, la Luna, la Terra e una misteriosa Anti-Terra.

Il tutto ruotava attorno ad un fuoco centrale. L’importanza di questa concezione astronomica non è soltanto il tentativo incredibilmente moderno di “smontare” la teoria geocentrica, ma anche l’introduzione di un pianeta che non è mai stato trovato neanche in seguito, l’Anti-Terra appunto, antipodale alla nostra Terra e quindi normalmente invisibile, ritenuta responsabile di eclissi ed eventi osservabili sporadicamente dal nostro pianeta.

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Il Grande Fratello ci Guarda
Libro di Giuseppe Balena

Introduzione

Quando nel lontano 2006 ho deciso di iscrivermi a Facebook non immaginavo che un semplice gesto avrebbe potuto cambiare e influenzare la mia vita e quella di qualche miliardo di persone nel mondo. In quel periodo avevo appena riletto il romanzo 1984 di George Orwell. Una frase di quel libro mi era rimasta conficcata nel cervello e mi aveva sconvolto:

«Fino a che non diventeranno coscienti del loro potere,
non saranno mai capaci di ribellarsi
e fino a che non si saranno liberati,
non diventeranno mai coscienti del loro potere».

Le grandi abilità linguistiche e narrative di Orwell, d’improvviso, avevano proiettato un fascio luminoso e accecante.

Quando decisi di iscrivermi a Facebook, lo feci quasi per scherzo perché in quel periodo se ne parlava tantissimo, ma l’idea di dover condividere pensieri, foto e contatti su una piattaforma mondiale mi aveva fatto riflettere: l’immagine della prima home page del Social proiettata sullo schermo del computer mi fece pensare proprio a quello del Grande Fratello che “comandava” le vite dei personaggi del romanzo.

Ci veniva offerta una grande opportunità e per giunta gratuitamente: rintracciare i nostri amici, chattare, scambiare foto e video e soprattutto divulgare i nostri pensieri in una piazza virtuale di proporzioni imprecisate; in altre parole, il mondo virtuale sulla punta del nostro mouse. Tutto completamente a disposizione… ma cosa c’era da dare in cambio?

Quando un venditore di enciclopedie ci ferma per strada non dice che vuole vendere qualcosa, saluta e mette all’avventore in mano un piccolo regalo in modo tale che si senta obbligato e quindi non possa rifiutare l’offerta che successivamente gli verrà fatta. Piccoli stratagemmi di marketing spicciolo.

Facebook ci metteva in mano uno strumento straordinario e pochi hanno pensato all’inizio cosa in realtà chiedeva in cambio. La “fregatura” non era immediata né evidente, ma c’era: si trattava di barattare la nostra privacy per l’atavica e narcisistica voglia di notorietà e di apparire. Era il sogno di poter allungare all’infinito i famosi quindici minuti di notorietà di cui parlava Andy Warhol.

Ecco perché goliardicamente decisi di iscrivermi a Facebook con il doppio nome di Giuseppe Winston Balena Smith, proprio come il protagonista di 1984. Da allora non l’ho più cambiato.

Il libro che avete tra le mani nasceva inconsapevolmente in quel lontano 2006 e si è sedimentato lentamente negli anni come un puzzle che si ricompone pezzo dopo pezzo. Questo volume ha l’ambizione di analizzare nel dettaglio le azioni manifeste e nascoste “grazie” alle quali si esercita il controllo sociale nei confronti di tutti noi.

L’intento è di tracciare le linee della storia del controllo e della sorveglianza sociale, ma è anche idealmente quello di offrire un indice critico degli strumenti utilizzati nell’epoca in cui viviamo.

Ci sono, poi, i soggetti che, come vedremo, secondo i contesti di riferimento possono essere anche dei calembour: controllori, controllati, controllori, controllati e ibridi.

Il contesto di riferimento, invece, può essere classificato essenzialmente in privato, pubblico o ibrido. Dalla combinazione di questi elementi derivano infinite combinazioni che si manifestano in maniera più o meno palese nel quotidiano e che saranno illustrate e analizzate nel libro. In particolare si porrà l’attenzione sulle tecniche del controllo nella vita quotidiana e come queste siano subdole, invisibili ed enormemente estese.

Il libro propone, in prima battuta, un excursus storico cercando di rintracciare il momento dell’inizio sistematico e le ragioni del controllo sui cittadini.

L’analisi, inoltre, si estenderà da un lato ai soggetti principali che effettuano il controllo e dall’altra alla tipologia dei soggetti controllati, con particolare attenzione poi ai nuovi soggetti spuri e intermedi.

Un passaggio importante e cruciale nella trattazione riguarderà la distinzione e l’applicazione nella pratica dei concetti di controllo e sorveglianza e come questi si siano progressivamente adattati in maniera straordinaria rispetto all’evoluzione storica, sociale, economica, politica e antropologica.

Un ruolo centrale è detenuto dalla tecnologia e in particolare dall’avvento e dal massiccio utilizzo del computer in ambito domestico prima, accompagnato dall’utilizzo di Internet, e dall’irruzione sulla scena dei cellulari e in particolare, poi, degli smartphone e dell’enorme carico di applicazioni che girano sugli stessi.

La rivoluzione di Internet e del Web è abbastanza recente nella storia dell’umanità, ma già forse vecchia se ne si considera l’evoluzione rapidissima.

Vediamone alcune date importanti:

1969: collegamento dei primi computer tra quattro università americane;
1971: la Rete Arpanet connette tra loro 23 computer;
1972: Ray Tomlinson propone l’utilizzo del segno @ per separare il nome utente da quello della macchina;
1980: primo “hack” della storia di Internet e sperimentazione sulla velocità di propagazione delle email;
1982: definizione del protocollo tcp/ip e del concetto di “Internet”;
1983: appaiono i primi server con i nomi per indirizzarsi ai siti;
1984: la Rete conta ormai mille computer collegati;
1985: assegnati i primi domini nazionali;
1987: a Internet sono connessi 10 mila computer. Il 23 dicembre viene registrato il dominio “cnr.it”, il primo con la denominazione geografica dell’Italia, ossia il sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche;
1989: sono connessi a Internet 100 mila computer;
1993: apparizione del primo browser pensato per il Web;
1996: sono connessi a Internet 10 milioni di computer;
2000: gli utenti di Internet sono 200 milioni in tutto il mondo;
2008: gli utenti di Internet sono circa 600 milioni in tutto il mondo;
2009: gli utenti di Internet sono circa 1 miliardo in tutto il mondo;
2011: gli utenti di Internet sono circa 2 miliardi in tutto il mondo;
2015: gli utenti di Internet sono oltre 3,3 miliardi in tutto il mondo.

Un nodo cruciale che ha segnato il punto di svolta per l’esercizio del controllo, come vedremo, è stato il passaggio dal cellulare allo smartphone. Il telefono cellulare fu inventato da Martin Cooper, direttore della sezione ricerca e sviluppo della Motorola e fece la sua prima telefonata il 3 aprile 1973. Dopo dieci anni la Motorola decise di produrre un modello in versione commerciale dal costo di 4.000 dollari.

Il primo smartphone, chiamato “Simon”, fu progettato dalla ibm nel 1992 e commercializzato dalla BellSouth a partire dal 1993. Oltre alle comuni funzioni di telefono incorporava il calendario, la rubrica, l’orologio, il block notes, le funzioni email e i giochi, mentre per poter scrivere direttamente sullo schermo era disponibile un pennino. Come si può notare sia per Internet sia per la genesi storica dal cellulare allo smartphone, il tutto si è concentrato a cavallo degli anni Settanta: un’evoluzione vorticosa concentrata in circa quarant’anni di storia.

Se spostiamo poi lo sguardo al mondo dei Social Network, alcune cifre parlano da sole e sono impressionanti:

su Facebook sono attivi circa 500 mila utenti al secondo;
Facebook pubblica circa 41 mila post (messaggi di stato, condivisioni, immagini e così via) ogni secondo, mentre ogni minuto si cliccano 1,8 milioni di “mi piace” e 350 gb di dati passano per i server; ogni dieci secondi vengono caricati su YouTube più di 50 ore di video, in pratica il corrispettivo di circa 40 anni di contenuti al giorno; in un minuto vengono scambiati circa 278 mila messaggi su Twitter; su Instagram vengono postate circa 3.600 foto al secondo.

A questo scenario bisogna aggiungere che il numero dei siti continua a crescere: ne nascono, infatti, ogni minuto in media 571. Per quanto riguarda, invece, la registrazione dei domini, ogni 60 secondi ne vengono approvati in media 70. Sono, invece, circa 204 milioni le email spedite in media ogni minuto.

Ciò che a livello tecnologico oggi diamo quasi per scontato, in realtà ha una vita relativamente recente, sebbene sia stato in parte “profetizzato” da opere letterarie e film. Basti pensare, solo per citare alcuni esempi, a libri come 1984 di George Orwell e Il mondo nuovo di Aldous Huxley o alle pellicole cinematografiche come Minority Report o The Truman Show.

L’altro aspetto correlato al controllo è di natura giuridica e riguarda il deficit nell’ambito della normativa della privacy; ai proclami di tutela giuridica della privacy corrisponde, invece, un’erosione continua e impalpabile della stessa nella vita quotidiana. Da un lato, quindi, si spinge verso misure spesso eccessivamente rigide di tutela della privacy, mentre dall’altro si manifesta una costante e inesorabile strategia del controllo.

Un aspetto cruciale riguarda, quindi, il rapporto tra privacy e controllo; questi due elementi costituiscono un complicato sistema di vasi comunicanti strettamente dipendenti e non sempre o quasi mai in equilibrio.

I dati allarmanti che tracciano poi anche una direzione futura segnalano alcuni pericoli che sarà bene tenere in considerazione: spesso siamo tutti noi a fornire gli strumenti idonei per esercitare un controllo su noi stessi e in questo caso sul banco degli imputati c’è certamente la tecnologia. Pur di avere la comodità di determinati servizi che ci rendono la vita “più tecnologica” rinunciamo spontaneamente alla nostra privacy, forse senza nemmeno accorgercene, prestando il fianco alla possibilità remota o, spesso, alla certezza di essere controllati.

È in corso un avanzamento inarrestabile di questo processo. Il controllo e la sorveglianza sulla popolazione sono essenzialmente fenomeni sociali che incidono però profondamente sulla sfera personale. Si intrecciano, pertanto, una dimensione comunitaria e una individuale, influenzandosi reciprocamente. Basterebbe analizzare, per esempio, le ragioni per le quali ogni utente si iscrive a un Social Network: nella maggior parte dei casi è per spirito emulativo, ossia perché gli amici o i conoscenti l’hanno già fatto o perché se ne parla diffusamente.

Entrano in gioco alcune dinamiche descritte, per esempio, da Gustave Le Bon nel suo saggio Psicologia delle folle:

«Dal solo fatto di essere parte di una folla, un uomo discende da generazioni su una scala di civiltà. Individualmente, potrebbe essere un uomo civilizzato; nella folla diviene “barbaro” in preda all’istinto. […] Un individuo nella folla è un granello di sabbia fra altri granelli di sabbia, mossi dalla volontà del vento».

Le Bon fu il primo a studiare scientificamente il comportamento delle folle, cercando di identificare i caratteri peculiari e le tecniche per guidarle, suggestionarle e controllarle. Applicando un paradigma di studio scientifico derivato dall’approccio clinico, Le Bon ha utilizzato i concetti di contagio e suggestione per spiegare i meccanismi della folla che portano all’emergere dell’emotività, dell’istinto e dell’inconscio, altrimenti repressi nella sfera individuale.

Nella sua opera più famosa ha analizzato il ruolo delle masse in un’accezione negativa: la massa viene intesa come una forza di distruzione, priva di una visione d’insieme, indisciplinata e portatrice di decadenza, esaltando invece la minoranza come forza capace di creare. Nella sua visione la massa, permeata da sentimenti autoritari e d’intolleranza, crea un inconscio collettivo attraverso il quale l’individuo si sente deresponsabilizzato e privato dell’autocontrollo.

Secondo Le Bon, infatti, le folle sono influenzate da fattori che determinano le opinioni e le credenze quali fattori remoti e fattori immediati. I fattori remoti sono: la razza, le tradizioni, il tempo, le istituzioni politiche e sociali, l’istruzione e l’educazione. I fattori immediati, invece, si sovrappongono a quelli remoti e sono contingenti, ossia non stratificati nel corso del tempo e determinano, pertanto, le azioni attive delle folle nell’immediato. Tra questi ultimi, un posto importante è occupato dalle immagini, dalle parole e dalle formule.

Sono proprio questi gli elementi sui quali si fa leva per innescare i meccanismi del controllo. Se proviamo, infatti, ad analizzare le principali forme di controllo, queste si rifanno e utilizzano tali categorie.

La griglia concettuale proposta da Le Bon, dunque, può essere considerata un filtro interpretativo soprattutto della società ipertecnologica in cui stiamo vivendo.

Facebook, per esempio, utilizza proprio le parole e le immagini come elementi fondanti del suo funzionamento. Il controllo tramite le telecamere pubbliche, invece, utilizza le riprese video e quindi le immagini. Il controllo tramite la tecnologia RFID, che avremo modo di analizzare in maniera approfondita, utilizza il concetto di formula, ossia un meccanismo che regola una funzione ben precisa: se dispongo di un dispositivo di qualsiasi natura con un RFID posso pagare istantaneamente passando la mia tessera vicino all’apposito lettore, ma allo stesso tempo saranno facilmente rintracciabili le mie transazioni finanziarie.

Attualizzando il pensiero di Le Bon, dunque, la massa stratifica le proprie opinioni seguendo schemi ben precisi e collaudati che dipendono da fattori endogeni ed esogeni, alcuni standardizzati e altri modificabili.

Con gli studi di Le Bon viene attualizzato e reso moderno il rapporto delle folle con l’entità sovraordinata che dovrebbe gestirle. Una comunità ha una connotazione precisa ed è strettamente legata al concetto di nazione, ossia ha una certa identità che si coagula intorno ai concetti fondanti proprio dello Stato. La folla, invece, non è identitaria e non è facilmente governabile e identificabile dalle strutture statali che seguono invece logiche e dinamiche particolari.

Nel Novecento, in particolare, le folle si sono sostituite progressivamente alle comunità. In questo passaggio e in questa mutazione genetica della società risiede il seme del cambiamento anche delle forme di controllo esercitate dal Leviatano.

Uno schema, evidenziato nel libro La società postpanottica di Massimo Ragnedda, può riassumere in maniera esaustiva i punti chiave che hanno determinato i passaggi verso la situazione attuale:

Premodernità Modernità Postmodernità
Autocentrato Eterocentrato Extracentrato
Capo tribù, famiglia o signore feudale Stato nazione Multinazionali
Norme e sanzioni imposte dalla tribù Norme e sanzioni imposte dallo Stato Norme imposte dalle multinazionali e sanzionate dagli Stati
Soggettivo Oggettivo Virtuale
Personificato dal capo tribù Personificato dallo Stato Avvicinamento virtuale dello Stato al cittadino ma in mano alle multinazionali
Evidente e assoluto Evidente ma non assoluto Non evidente ma potenzialmente assoluto
Autarchico e legittimo Centrale e legittimo Decentrato e illegittimo
Tradizione (sguardo orientato al passato) Giurisprudenza (sguardo orientato al presente) Previsione (sguardo orientato al futuro)

La postmodernità è lo scenario nel quale germogliano e crescono in maniera impressionante il controllo e la sorveglianza delle persone. L’epoca verso la quale stiamo correndo in maniera folle e spesso sconsiderata è l’immediata conseguenza della modernità e della sua crisi. Questo concetto risulta centrale: la postmodernità nasce già intrinsecamente nella sua essenza come involuzione della modernità e come decadenza culturale, politica, sociale ed economica di essa.

La cornice di riferimento è la nascita di quella che Bauman ha definito come “società liquida”.

L’elemento fondamentale è l’incertezza. Questo sistema crea effetti particolari e unici: la globalizzazione, l’industria della paura, lo smantellamento delle sicurezze e una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusi. Dai rifiuti industriali si passa così ai rifiuti umani.

L’esclusione sociale elaborata da Bauman non si basa più sull’estraneità al sistema produttivo o sul non poter comprare l’essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernità. Secondo Bauman il povero, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cioè se non riesce a sentirsi accettato nel ruolo di consumatore. In tal modo, in una società che vive per il consumo, tutto si trasforma in merce, incluso l’essere umano. La società, pertanto, crea i rifiuti dai prodotti in eccesso e i rifiutati come individui di scarto per il mancato processo di omologazione.

Ecco che avanza il postmodernismo caratterizzato da un’economia estesa globalmente, invasa dalla pubblicità e della televisione che agiscono come fattori condizionanti e costellata da un enorme flusso di notizie ormai incontrollabili provenienti dal Web.

Cerchiamo di fare uno sforzo di immaginazione: in questa cornice appena descritta proviamo a dipingere un quadro di una società a metà strada tra il romanzo 1984 e la pellicola Minority Report, entrambi nella doppia versione romanzata e cinematografica.

Proviamo a immaginare una vita senza privacy, una vita trasparente dove ognuno può sapere tutto di ogni singolo individuo. Un incubo dove tutto viene tracciato e registrato da quando uno mette il piede fuori dal letto fino a quando lo rimette dentro. In mezzo un’intera giornata dove ogni azione, o quasi, lascia una traccia indelebile. Il cellulare, il navigatore satellitare, il computer, le telecamere, il bancomat: ogni singolo momento è monitorato.

Qualcuno potrebbe scandalizzarsi, gridando all’esagerazione. È curioso invece notare come ci siano alcune situazioni reali che, spesso, vanno ben oltre quelle prospettate nelle trame narrative di Orwell o Huxley.

Tutto questo non può essere vero perché in fondo la nostra vita negli ultimi quarant’anni è sicuramente migliorata: questo scenario può essere solo frutto della fantasia, non può essere la realtà.

Invece, non è così: la realtà potrebbe superare la fantasia.

FONTE https://www.macrolibrarsi.it/speciali/introduzione-il-grande-fratello-ci-guarda-libro-di-giuseppe-balena.php

Giuseppe Balena nato a Matera nel 1975. Vive e lavora a Ferrandina (MT) come giornalista, scrittore e comunicatore web. Laureato nel 2001 in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Bari. Da luglio 2015 è redattore per la rivista «Mistero» dell’omonima trasmissione televisiva di Italia Uno. Già redattore per testate giornalistiche cartacee e online.

Fonte attiva diretta: http://www.nogeoingegneria.com/

il crollo indecoroso delle idee

FAHRENHEIT 2017

Librerie d’oggi: tempio “vuoto” di letture bovine e luogo di ritrovo per intellettuali politically correct che nonostante il crollo indecoroso delle idee nelle quali avevano creduto si atteggiano a persone colte e intelligenti.

di Francesco Lamendola

È una grossa libreria, la più grossa della provincia; grossa e ultramoderna. Non sorge in un quartiere cittadino, ma in mezzo alla campagna industrializzata, a lato di una strada statale. Ci si va con l’automobile, oppure non ci si va: esattamente come in uno dei tanti centri commerciali che sono sorti come funghi dopo la pioggia, in questi ultimi anni, da quando gli investitori finanziari si son trovati a “dover” impiegare in qualche modo i loro capitali, e hanno dato il colpo di grazia a quel che restava del piccolo commercio locale. Solo che lei esisteva qui già da molti anni, da prima della globalizzazione, a suo modo una pianta pioniera nell’isola vulcanica della post-modernità, emersa decenni prima della Grande recessione del 2007.

Anch’essa, naturalmente, si è modernizzata. Per molto tempo è stata una via di mezzo fra un magazzino-deposito e una moderna libreria fornitissima, che praticava lo sconto del 15% su tutti i libri. A suo modo, un ambiente affascinante, dove ci si poteva imbattere, accanto all’ultima novità editoriale, in un libro “dimenticato” da due o tre decenni e divenuto ormai introvabile, con il prezzo rimasto inalterato nel corso del tempo. Poi vi fu una ristrutturazione radicale, un trasferimento sull’altro lato della strada, in un edificio nuovo di zecca: un parallelepipedo di vetro e cemento, orientato in modo da attirare l’attenzione dell’automobilista più distratto, con il nome stampato a caratteri cubitali proprio sullo spigolo.

Si è fatta un nome, non solo perché vi si trova, o vi si può ordinare e ricevere in pochi giorni, qualsiasi pubblicazione, italiana o straniera, ma anche, e forse soprattutto, per la frequenza degli incontri con scrittori di ogni genere, romanzieri e biografi, economisti e storici, poeti e perfino il militare in mephisto, che parla tutto il tempo col passamontagna ben calato sulla testa e che mostra al pubblico solamente gli occhi. Ed è molto amata da tutte le persone, e sono molte, che si sentono un po’ intellettuali pure loro, naturalmente progressiste e politically correct; quelle che, negli anni ’70 del secolo scorso (incredibile, ma sono proprio le stesse; più raramente sono i loro degni eredi) ostentavano La Repubblica quando, studenti universitari più o meno fuori corso – tanto, il treno della storia non lo perdono mai, i progressisti: basta sedersi e aspettare quel che succederà -, tiravano fuori il giornale formato tabloid, che fa tanto lettore impegnato e moderno, sul treno o sull’autobus, mentre il lettore meno politicamente corretto si arrabattava con chilometri quadrati di carta per sfogliare difficoltosamente gli altri giornali, goffi ed enormi al confronto, per non parlare delle giornate di vento, quando l’impresa diventava pressoché impossibile, e si tingeva di sfumature tragicomiche.

Ora sono quasi tutti professori in pensione, alcuni baby-pensionati, cioè felicemente in pensione dal fiore degli anni, e, dall’alto della loro saggezza e del loro dolce far niente, nonostante il crollo indecoroso delle idee nelle quali avevano tanto creduto, insistono ad atteggiarsi a persone colte e intelligenti, che sanno tutto e hanno capito tutto, e che leggono solamente, oggi come allora, libri molto politically correct. Leggono Saviano e Gad Lerner, per intenderci, oppure Erri De Luca o, magari, le memorie di Walter Veltroni. Se amano la storia, vanno pazzi per Ernesto Che Guevara, hanno letto tutte le sue biografie e continuano a sognare la revolución, hasta la victoria, siempre; naturalmente, in nessuna di queste biografie hanno appreso, o hanno voluto capire, che il “Che” è stato l’inventore dei campi di concentramento nell’isola di Cuba, oltre che un ministro dell’industria totalmente fallimentare; e che solo la sua “bella” morte (si fa per dire) sulle montagne boliviane, mentre era ancora giovane e pieno di fascino, col suo sigaro in bocca e il sorriso sprezzante, lo ha consegnato al futuro sotto forma di santo patrono di tutte le guerriglie e le rivoluzioni. Se invece amano la filosofia, i nostri bravi intellettuali politicamente corretti leggono Cacciari e Galimberti, e, quando ricevono l’insperata grazia di vederseli davanti in carne ed ossa, si pigiano e si accalcano, sudati e felici, in un delizioso afrore di ascelle sudate, alzandosi sulle punte dei piedi per imprimersi nello sguardo almeno un debole riflesso di tanto splendore; e poi, all’uscire dalla conferenza, in verità un lancio pubblicitario del loro ultimo libro, neanche tanto mascherato, si attardano a discutere lungamente l’incredibile e immeritato evento che ha riscaldato un poco i loro cuori con la fiamma del Sapere e del Pensare.

Attenzione, non bisogna lasciare orfani della Cultura i compagni di strada più preziosi, il fiore all’occhiello del politicamente corretto: i cattolici progressisti e modernisti, vaticansecondisti e bergogliani, kasperiani e galantiniani; no di certo. E allora ecco qui per loro i libri di Enzo Bianchi, per la teologia politically correct, e quelli di Alberto Melloni, per la storia della Chiesa: saranno loro le nostre guide, le nostre Sibille cumane nel labirinto del cattolicesimo evoluto, maturo e, ben s’intende, solidale e misericordioso. Affidandosi alla loro guida sicura, il lettore bene intenzionato potrà evitare gli scogli pericolosissimi nella sua navigazione culturale, potrà riconoscere e sbugiardare i teologi conservatori, come Antonio Livi, e i cattolici retrogradi, come Roberto de Mattei. Meno male che ci sono loro! Già ci confortano e ci ammaestrano, i Bianchi ed i Melloni, e molti altri della stessa scuola, attraverso la radio e la televisione, con interviste volanti e con rubriche fisse o semi-fisse; tuttavia, per nostra maggior sicurezza ed edificazione, possiamo anche acquistare le loro opere e porle sul comodino, alla sera, per poi addormentarci con un delizioso senso di protezione, quale non si prova neppure recitando un Rosario intero.

Forse, però, amano sia la narrativa che la filosofia; in tal caso, che c’è di meglio, per loro, che uno degli innumerevoli romanzi di Umberto Eco? Invece, se sono affascinati dal teatro, Dario Fo è senza dubbio il loro nume protettore: sono pronti a giurare sui suoi lazzi e sui suoi frizzi, sentendosi tanto più intelligenti e spiritosi quanto più s’immedesimano nella derisione sapida e spietata di quegli “altri”, i filistei, i borghesi, i credenti, i “fascisti”, i reazionari, che il grande Premio Nobel riserva a tutta quell’immonda plebaglia destrorsa e sanfedista. Se poi i nostri bravi lettori amano la scienza, cosa di meglio che un saggio di Piero o Alberto Angelo, o magari del padre e del figlio insieme (con la lettera minuscola, per ora; in futuro, chissà…), o della defunta Margherita Hack, o dell’impareggiabile Genio, il matematico Piergiorgio Odifreddi, che si crede impertinente solo perché spara ad alzo zero là dove sa di poterlo fare, ma si guarda bene dal tirare anche solo con la cerbottana là dove non si può. Infine – bisogna pur essere pluralisti e tolleranti – potrebbe darsi che il nostro lettore intellettuale sia in qualche modo affascinato dal mistero, e allora niente di meglio che i saggi di Massimo Polidoro per smontare, a colpi di C.I.C.A.P., qualunque bizzarria sul soprannaturale, per ridicolizzare fin l’ultima leggenda metropolitana, per demolire e spargere il sale sopra il concetto di “miracolo”, di “guarigione straordinaria”; e, già che ci siamo, per fare un bel minestrone con i cerchi nel grano, con gli atterraggi dei dischi volanti, con i tavolini parlanti, le sedute spiritiche, gli esorcismi, la telepatia e la chiaroveggenza, ovviamente gettando tutto nel cestino della carta straccia, in nome dei meravigliosi lumi della Dea Ragione. La quale, dai tempi di D’Holbach e La Mettrie, ne ha fatta di strada, e ha perso anche un po’ del suo smalto iniziale, eppure loro, i nostri anici, non se ne sono per nulla accorti, vanno avanti sicuri e tranquilli verso le magnifiche sorti e progressive della razionalità, brandendo il vangelo di Bertrand Russell, certi e convinti che la storia finirà per premiare la loro fede, per dar loro ragion. Anche se, in tutto il resto, non si può proprio dire che lo abbia fatto – ma questo è il segreto di Pulcinella, lo sanno tutti ma non bisogna dirlo, zitti, per carità, facciamo finta di niente, ci resterebbero troppo male.

Ecco: un amico ci trascina nel parallelepipedo di vetro e di cemento, e la prima sorpresa è un bellissimo bar al piano terra, un bar coi fiocchi, da non invidiar nessuno, con un barman in grande uniforme che incute quasi soggezione per l’evidente professionalità che sprizza da tutti i pori; peccato solo che non ci sia neppure l’ombra di un avventore. Eh, ma cosa c’è di strano? In questo tempio della Lettura, la gente viene per cercare libri, non per tracannare vino o azzannar panini. E allora, su, su, verso i piani alti,  verso il cuore del gioiello architettonico, per la delizia degli occhi, anche se non dell’olfatto: poiché i libri sono tutti rigorosamente cellofanati, inodori, insapori e sterilizzati, senza l’ombra di un virus o di un batterio, senza neppure un granellino di polvere. Ed ecco l’immensa sala, il sancta sanctorum del Lettore Politicamente Corretto: chilometri di scaffali dietro scaffali, tutti stracolmi di libri, tutti in bella mostra, una pila sopra l’altra, in religiosa offerta per il loro fervente adoratore. La cosa decisamente incoraggiante sono le fascette che li avvolgono: vi si possono leggere slogan come questi: Il più venduto negli Stati Uniti; oppure:Due milioni di copie vendute; oppure, ancora: Una scrittrice da 500.000 copie. Si va a peso, si va a quantità: tante vendite, tanto merito. Rassicurati, perciò, lettore dubbioso e di poca fede: se compri questa merce, non potrai sbagliare: sarai il due milionesimo e uno stronzo che avrà dedicato il proprio tempo a riempirsi il cervello di codesta immondizia.

Stiamo parlando, naturalmente, di romanzi. Già dai loro titoli brilla, in tutto il suo fulgore, la loro perfetta, furbesca, perfino scanzonata idiozia: sono talmente idioti che ci si vergogna anche solo a pronunciarli a voce alta, non si sa come faccia un cliente a domandare alla commessa: Scusi, avete il romanzo tal dei tali?, senza avvampare e morire sull’istante di vergogna. A chi possieda anche solo un briciolo di pudore e di rispetto di sé, buttar fuori quel nome dalla bocca costerebbe atroci sofferenze; tuttavia, è noto, cosa non si farebbe per amore della Cultura e del Sapere? Ecco, senza dubbio qualcuno, a questo punto, dirà: la solita ipercritica esagerata, preconcetta. Al contrario: ci sembra di esser stati molto al di sotto di una vera critica. Dell’immondizia non si fa la critica: si girano i tacchi e si portano lontani gli occhi e il naso. Quel che colpisce, semmai, è la poca distanza che separa la letteratura “alta”, o considerata tale, quella di Eco e Fo, tanto per capirci, da quella apertamente commerciale, e che  non nega di esserlo: quella di Moccia o di Volo. Ammesso che una distanza ci sia. Il vecchio problema della cultura italiana, la distanza siderale, anacronistica, fra cultura alta e bassa, è stato risolto una volta per tutte alla radice, democraticamente, quasi d’imperio: è diventata tutta bassa; ma talmente bassa, che più bassa non si può.

Dunque, abbiamo mestamente bighellonato fra gli scaffali ripieni di mercanzia libraria, scorrendo nel sole che abbaglia,  con triste meraviglia, da un titolo all’altro, da una fascetta all’altra. Infine, sconsolati, ci siamo spinti nel reparto saggistica: e anche lì, con infallibile precisione, ci siamo imbattuti nei soliti nomi, nei soliti volti, nei soliti titoli: tutto l’establishment del politicamente corretto, del progressismo in formato terzo millennio; tutti i cascami del femminismo, del liberismo, dell’edonismo, dell’immigrazionismo, del buonismo, del multiculturalismo, dell’omosessualismo, e anche qualcuno di nuovo conio, ma sempre con il copyright del Nuovo Ordine Mondiale. Ancora Cacciari, ancora Galimberti; ancora Del Boca per sapere tutto sull’Africa coloniale, ancora Paolo Crepet per i problemi dell’adolescenza. E poi, ci son sempre i vecchi guru che aleggiano, ispirano e benedicono, standosene affabilmente dietro i nuovi: Marx, Freud (padre e figlia), Reich, Marcuse; e, per i cattoprogressisti, don Milani e don Ciotti, padre Turoldo e i comboniani di Nigrizia. E avanti di questo passo, con tetra uniformità, con implacabile ripetizione, con inesorabile fatalità, come nella hegeliana marcia dello Spirito della Storia. Uno scaffale dopo l’altro, una pila dopo l’altra, tutti belli e cellofanati, tutti schierati a battaglia come soldati di un esercito impeccabile, di un’armata irresistibile, pronti per essere consumati, pardon, acquistati, dall’onnivoro e diligente lettore politicamente corretto. Antirazzista, antifascista, antimaschilista, antiomofobo, anti… non importa cosa, importa che sia sempre, rigorosamente antiqualche cosa: perché se non c’è un orrendo Nemico da combattere e da abbattere, che razza di vita sarebbe?

C’è solo un piccolo particolare da aggiungere… che la libreria, la grande, maestosa libreria, il Tempio del Sapere politically correct, nonostante le ferie natalizie, nonostante le strenne ed i regali, nonostante la bella giornate di sole, senza nubi (un po’ freddina, questo è vero, ma comunque limpida e invitante), era praticamente deserta. Clienti, zero o quasi. Lettori, zero o quasi. Una desolazione, una tristezza, un autentico gelo nel cuore. Vuoi vedere che perfino il pubblico di bocca buona del terzo millennio, a forza di vedersi proporre sempre e solo la solita immondizia, ha deciso di far lo sciopero della fame? Vuoi vedere che i Signori del Politicamente Corretto, a cominciare dai proprietari e dai direttori delle case editrici, hanno tirato la corda un tantino troppo, finché l’hanno spezzata? Vuoi vedere che perfino gli schiavi più docili si sono stancati di essere trattati con così palese disprezzo, con così sfacciata cialtroneria, con una boria così insopportabile, che preferiscono fare qualcos’altro – una partita al bar con gli amici, o una pizza con la moglie e i figli – piuttosto di sottoporsi al noiosissimo, frustrante supplizio di tutte queste letture bovine, ma politically correct?

Fonte:  http://www.ilcorrieredelleregioni.it/

Sitchin & Il soggettivo business accademico

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Zecharia Sitchin e i Caratteri Cuneiformi

Una delle accuse rivolte allo scomparso Zecharia Sitchin è stata quella che lui non era in grado di leggere e tradurre gli scritti cuneiformi dei Sumeri, Accadi, Babilonesi ed altre culture mesopotamiche antiche. Non ci sono molte persone che possono leggere il cuneiforme, e Sitchin non era un accademico studioso linguistico riconosciuto delle lingue antiche. Di conseguenza, è facile per gli studiosi a mettere in discussione la sua capacità di leggere, traslitterare e interpretare gli antichi scritti mesopotamici.

Mi sono imbattuto in questo problema di prima mano nel 2003, quando appare in un breve documentario di un progetto universitario, e a fianco di alcuni Sumerologi e astronomi britannici, ho notato che stavano discutendo del Pianeta X (1). I Sumerologi, curatori del British Museum di Londra, erano scettici sulla conoscenza di Sitchin dei cuneiformi, e della sua esperienza con le lingue antiche che hanno usato questa scrittura:

Christopher Walker (Vice Custode, della Cuneiform Collection, del British Museum) dice: “E’ fondamentalmente una interpretazione molto personale di singole immagini, e singole idee, ma egli [Sitchin] in realtà non può sedersi e lavorare con i testi anche se la gente pensa che questo sia una … bella idea, questa è solo una bella storia, che ci porta al capitolo successivo … E’ come la saga si Harry Potter”. (2)

Il Dr Irving Finkel (Assistente e Custode delle Collezioni cuneiformi del British Museum) dice: E’ molto facile usare i sumeri e la loro cultura come spiegazione per le cose, perché quasi nessuno al mondo in grado di leggere il sumero, e se si da l’impressione di poter leggere questi testi, allora si può dire tutto quello che si vuole. Io credo che questo sia un fattore importante. Il numero di persone che possono leggere la scrittura sumera in modo affidabile e corretto difficilmente potrebbero rientrare in questa stanza. Penso che, anche se togliessimo tutti i mobili dalla stanza, sarebbe moto difficile farceli stare tutti. “(2)

In questi giorni c’è una generale disillusione con gli esperti. A volte, gli esperti ottengono le informazioni in forma terribilmente distorta: Gli economisti non riescono a vedere un incidente incombente, ad esempio lo scoppio di una bolla economica; scienziati ambientalisti che scrivono libri per consolidare la loro posizione sul cambiamento climatico; i politici che fanno previsioni di morte e distruzione se una particolare decisione viene presa, solo per vedere di come si comportano i mercati. Questi sono gli esempi di taluni esperti.

Per raggiungere il tipo di credenziali autorizzate che Finkel e Walker richiedono, gli studenti di lingue antiche della Mesopotamia devono passare attraverso una serie di cerchi accademici, e quindi essere accettati nel club degli studiosi riconosciuti di scrittura cuneiforme. Come accade in democrazia, questo modo, potrebbe essere semplicemente il ‘male minore’ per fare le cose, ma significa che gli studiosi in erba devono seguire la linea del partito per essere accettati nelle sale del mondo accademico. Qui c’è un sistema di conformità del lavoro che si autoalimenta. Certo, non c’è spazio nella visione Sumerologa del mondo per gli estranei che padroneggiano in modo indipendente la sceneggiatura e le lingue, e quindi propongono che gli antichi testi sono stati erroneamente interpretati per tutto questo tempo.

Le traduzioni di Sitchin, e le sue interpretazioni, sono ferocemente contestate – al punto in cui le sono state rivolte accuse di frode. Si è spesso citato su Internet che le traduzioni di frasi e parole sumere, Sitchin le abbia deliberatamente distorte per adattarle alla sua teoria. Le traduzioni sono presentate nei suoi libri (3) a volte sono diverse dai testi autorizzati. Queste discrepanze forniscono munizioni per gli scettici e studiosi licenziando così il suo lavoro, sostenendo che egli ha deliberatamente ingannato i suoi lettori. (Questa situazione non ha aiutato a facilitare il suo testo popolare semi-romanzato ‘Il Libro Perduto di Enki’ (4)). Tali accuse sono diventate moneta comune, e anche gli scrittori come Maverick esaminando gli stessi antichi misteri spesso a distanza dal lavoro di Sitchin.

Mi sono sbagliato ad essere così sprezzante? Inoltre, sono le loro accuse di frode in realtà calunniose?

Nel 2015, la nipote di Zecharia Sitchin, Janet Sitchin, ha pubblicato un libro contenente vari articoli, lettere ed estratti del libro scritto da lui (5). Avendo preso atto che sulla copertina suo zio era “noto per la sua capacità di leggere e interpretare le tavolette d’argilla degli antichi Sumeri e accadici”, Janet Sitchin scrisse quanto segue nel suo post scriptum:

“Sitchin ha imparato a leggere i vari tipi di cuneiforme, ha studiato e imparato le antiche lingue. Erano lingue semitiche e, come tali, si sentiva che erano simili all’ebraico che era la sua lingua principale. Per lui, era importante leggere e tradurre le lingue per se stesso in modo che la sfumatura del significato non venisse persa da una traduzione scarsa o incompleta”. (5)

Quindi, secondo i membri della sua stessa famiglia, Zecharia Sitchin ha davvero letto e tradotto le lingue antiche mesopotamiche direttamente dal cuneiforme originale. È davvero così incredibile? La gente da tempo con qualsiasi risorsa impara tutti i giorni lingue diverse per poterle padroneggiare. Quindi, il problema di Sitchin, è che egli non ha imparato queste lingue antiche il modo ‘corretto’. Egli non ha scritto articoli accademici, impostando le sue idee indietro in un formato per essere rivisto ed esaminato dove i Sumerologi avrebbero potuto stabilire il suo lavoro attraverso lo standard della critica accademica. Invece, si è rivolto direttamente alle masse, senza preoccuparsi di verificare con loro se aveva ragione. Si può vedere il motivo per cui gli accademici si potrebbero sentiti un po’ seccati.

Quindi, diciamo che Sitchin, essendo un personaggio abbastanza illuminato (ha conseguito una laurea in storia economica presso l’Università di Londra, ed è stato un giornalista e redattore in Israele per molti anni prima di emigrare negli Stati Uniti) abbia appreso il cuneiforme. Certamente le sue traduzioni sono personalizzate, ma questo è quello che necessariamente lo rendono inattendibile? Dopo tutto, traducendo da qualsiasi lingua resta e rimane un business soggettivo, e in una certa misura fa affidamento su una delle visione del mondo. All’incirca lo stesso discorso può essere fatto sugli studiosi accademici, proprio perché i paradigmi che li coinvolgono possono essere profondamente radicati e conservatori. Questi esperti non possono sempre farlo bene, perché le loro sottostanti ipotesi su ciò che costituisce la verità potrebbe essere errata. La moltitudine di questo gregge può guidare queste discipline, proprio come fanno con l’economia, la politica, la scienza. E a volte, qualcuno ha il bisogno di dover mescolare un po’ le cose.

Ecco un esempio di come Sitchin ha spesso respinto interamente alcune ipotesi convenzionali per proporre una traduzione non convenzionale:

“Capita spesso di leggere, soprattutto negli scritti di Zecharia Sitchin, che gli Annunaki significa qualcosa di come ‘quelli che sono venuti dal cielo’ o qualche altra descrizione che indica come alieni o extraterrestri. Non c’è nessuna fonte da parte di studiosi su questo pianeta che sarebbe d’accordo con questa definizione. Eppure, non è un termine difficile. Io personalmente non credo che Sitchin sapesse il sumero e credo non avesse intenzione di ottenere un termine sbagliato associato a un gruppo di divinità importanti, mi chiedo cos’altro avesse avuto intenzione di sbagliare.”(6)

Di Sitchin nella prima descrizione degli Anunnaki in “Il 12° Pianeta”, P328, include quanto segue:

“Eppure, molti testi persistono in riferimento agli Anunnaki come” i cinquanta grandi principi”. Un’ortografia comune del loro nome in accadico, An-nun-na-ki, rende facilmente il significato “i cinquanta che sono arrivati dal Cielo alla Terra”. c’è forse un modo per colmare le apparenti contraddizioni?” (3)

Questa semplice citazione contiene sia la sua traduzione, e anche una variazione sulla traduzione dei ‘principi’ più ampiamente sostenuta. Sitchin, nel suo libro sta rendendo molto chiaro quello che sta deviando dalla traduzione standard. I suoi critici sostengono che egli abbia deliberatamente fuorviato le persone che non conoscono la lingua sumera. Accusandolo e attaccandolo. In realtà, Sitchin molto attentamente e apertamente ha offerto una scelta, queste sono le ragioni per cui è stato proposto qualcosa di diverso. Egli può aver sbagliato, potrebbe aver avuto ragione – ma certamente non era una frode.

Scritto da Andy Lloyd, 2 gennaio 2017

Riferimenti:

1) Andy Lloyd “Planet X e ‘Aspettando l’Apocalisse'” Novembre 2003 http://www.darkstar1.co.uk/videos.html

2) The Clockwork Team & Università di Westminster ‘Aspettando l’Apocalisse’ 2003 http://www.youtube.com/watch?v=vkeBGxlefqY

3) Zecharia Sitchin “Il Dodicesimo Pianeta” Avon 1976 e la successiva serie Terra Chronicles, dallo stesso editore così come Bear & Co.

4) Zecharia Sitchin “Il Libro Perduto di Enki” Bear & Co. 2002

5) Janet Sitchin (Ed) “Anunnaki Chronicles: Un Zecharia Sitchin Reader” Orso and Co., 2015, P350

6) Ancient Aliens Debunked ‘Anunnaki’ critico citando Michael Heiser http://ancientaliensdebunked.com/references-and-transcripts/anunnaki/

Fonte:  http://www.andylloyd.org/ 

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da 

I Libri dello scomparso Zecharia Sitchin 

La bollatura degli “studiosi”: “I MITI”

The Olympians – Gli dei dell’Olimpo

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COMPLOTTO: DISTRUGGERE L’ITALIA

Rivelazioni di un complotto per distruggere l’Italia. I grandi poteri finanziari mondiali hanno deciso di ridurci drasticamente il comparto industriale e trasformarci in un Paese arretrato di tipo feudale. The Committee of 300 di Cinzia Palmacci

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RIVELAZIONI DI UN COMPLOTTO PER DISTRUGGERE L’ITALIA

di Cinzia Palmacci

Forse non tutti sanno che l’Italia è da tempo nel mirino di un grande complotto internazionale per varie ragioni strategiche. L’Italia è sotto il tiro di grandi poteri finanziari mondiali, che hanno deciso di ridurne drasticamente il comparto industriale per trasformarla in un Paese arretrato di tipo feudale. A rivelare questa congiura, che casualmente coincide con l’attuale recessione e crisi politica, è il libro “The Conspirator’s Hierarchy: The Committee of 300” del dottor John Coleman (“La gerarchia del cospiratore: Il Comitato dei 300”), pubblicato in inglese dalla World Int. Review di Las Vegas, negli Stati Uniti. Questo libro, giunto ormai alla quarta edizione mondiale, non è mai stato tradotto in italiano.

E, se lo si legge, se ne capisce anche il perché. Infatti, in questo volume di 465 pagine viene spiegata la strategia che sarebbe stata adottata dal club dei potenti più forte al mondo, appunto il Comitato dei 300 fondato dall’aristocrazia inglese nel 1727, per ridurre drasticamente il numero di quelli che vengono definiti “useless eaters” (letteralmente “mangiatori inutili”), riportando le economie nazionali a un livello pre-industriale.

In altre parole, secondo loro, sarebbe necessario riportare la popolazione mondiale a livelli precedenti il Novecento. Il potere, sempre secondo questi signori, deve essere concentrato nelle mani di pochi, ricchissimi e potentissimi finanzieri (si fanno chiamare The Olympians, considerandosi simili ai mitici dei greci dell’Olimpo), i quali decideranno che cosa sia meglio per tutti, Paese per Paese. I primi tre a essere presi di mira, cioè quelli dove dovrebbe essere adottata questa strategia di impoverimento della popolazione, sarebbero Italia, Argentina e Pakistan.

Ma prima di entrare nel merito della questione, vediamo di conoscere un po’ meglio l’autore. John Coleman, Ph.D. (cioè titolare di quello che in Italia chiamiamo un dottorato di ricerca), classe 1935, è un ex agente del servizio di spionaggio britannico M16, successivamente trasferitosi negli Stati Uniti. Qui, dopo aver acquisito la residenza, ha scelto di diventare cittadino americano. Studioso di fama mondiale, considerato uno scienziato della politica ed un economista, autore di decine di libri pubblicati in otto diverse lingue, Coleman è arrivato alla conclusione che la finanza e la politica dell’intero globo siano realmente nelle mani di un Comitato di 300 notabili che decidono le sorti del pianeta.

Non si tratta di una scoperta del tutto nuova. Già nel 1909 era uscito un articolo in tedesco (“Geschàftlicher Nachwucs” di Walter Rathenau), nel quale veniva spiegato per la prima volta che ciò che accadeva nel mondo era opera di un gruppo ristretto di individui che agiva secondo una precisa e meditata strategia.

La Rivoluzione Russa, la Prima Guerra Mondiale, l’ascesa di Hitler e la Seconda Guerra Mondiale, non sarebbero affatto casuali. Tutto sarebbe stato ordito e organizzato da potenti finanzieri che agivano secondo uno schema preordinato. Coleman ci avrebbe messo 35 anni per verificare questo assunto. E dopo una miriade di interviste ad ammiragli, capi dei Servizi Segreti, ufficiali di alto rango, politici, banchieri ed economisti, è giunto alla conclusione che quel Comitato dei 300 esiste davvero. E in fondo al suo libro riporta i nomi dei passati e dei presenti membri di quel sodalizio.

Compresi quelli degli italiani che ne facevano, e ne fanno, parte. E’ curioso notare che tra gli antichi fondatori del Comitato dei 300, ispirato alla The East India Company britannica, si trovassero diversi rappresentanti della nobiltà nera veneziana e genovese. Aristocratici, questi ultimi, che avrebbero ancora oggi “scranni” tra le fila dei 300. Dalle rivelazioni di Coleman,  l’attuale Comitato dei 300 sarebbe presieduto da Etienne Davignon, diplomatico, politico e dirigente d’azienda belga, più volte Commissario europeo, proveniente da una delle più blasonate famiglie dell’aristocrazia del vecchio mondo.

Davignon, infatti, è anche visconte, nonché presidente del Gruppo Bilderberg, l’altro sodalizio esclusivo degli industriali e dei magnati della finanza internazionale. Il Bilderberg sarebbe una delle organizzazioni controllate direttamente dal Comitato dei 300. Per la cronaca, ne fa parte anche l’attuale Presidente del Consiglio, professor Mario Monti (“Il Club Bilderberg” di Daniel Estulin, Arianna Editrice, pag. 273).

Secondo Coleman, Davignon sarebbe uno strenuo difensore della teoria della deindustrializzazione, con crescita zero. Una prova sarebbe il Piano Davignon del 1981 che promosse la riduzione della produzione siderurgica, la fine dei sussidi pubblici al settore e un drastico ridimensionamento del numero degli addetti. Una strategia, questa, che venne poi sposata anche dal presidente Reagan, con disastrose conseguenze per l’industria americana, a tutti i livelli e fino ai giorni nostri. Ebbene, ad un certo punto il Comitato dei 300 avrebbe deciso di mettere in pratica la propria politica di contenimento industriale per ridurre la “surplus population” (cioè la “popolazione in eccesso”) in Italia, Argentina e Pakistan.  

“Attualmente l’Italia è di fatto sotto il controllo di segreti governanti designati dalla loggia P2 della Massoneria, scrive Coleman. Le corporazioni dirigono l’Italia. I partiti dell’opposizione italiana definiscono lo status quo corporativismo fascista”.

La cosa più singolare riguarda il metodo adottato dai 300. Coleman sostiene che la loro politica sia quella di sostenere in tutto il globo una diffusione della sinistra politica, sull’esempio dei Socialisti Fabiani. Una volta imposto il modello socialista, i 300 lo controllerebbero dall’alto, impedendo che vi siano contestazioni o rivolte. Dunque, una sinistra che verrebbe controllata da una dittatura occulta e potentissima a livello planetario. Ovviamente, nessuno dei sudditi dei regimi socialisti potrebbe mai immaginare che quei governi siano stati voluti da una ristrettissima cerchia di super miliardari che, di fatto, avrebbero costituito un Nuovo Ordine Mondiale. 

Non a caso, in Italia, i leaders non eletti dal popolo come Monti fino a Gentiloni sono tutti appartenenti o al Bilderberg o alla sinistra italiana o a entrambi, passando per varie affiliazioni massoniche. Come anche i presidenti della Repubblica, vedi i più recenti quali Mattarella e Napolitano. L’aspetto più inquietante di questo interesse della finanza mondiale verso l’Italia, resta quello della copertura che sarebbe stata esercitata da non meglio precisati ricchi italiani, nei confronti dei brigatisti e della Massoneria deviata.

“Sin dal 1968, quando venne istituito il Club di Roma, scrive Coleman,numerosi gruppi si sono associati sotto l’ombrello del Socialismo allo scopo di far cadere diversi governi italiani, per destabilizzare il Paese. Tra questi, la nobiltà nera di Venezia e Genova, la Loggia P2 e le Brigate Rosse, tutti quanti operavano con lo stesso obiettivo”.

Investigatori della polizia che lavoravano al caso Brigate Rosse-Moro, sono venuti a conoscenza dei nomi di diverse importanti famiglie italiane che controllavano da vicino i leader di questi gruppi terroristici. La polizia scoprì inoltre le prove che, in almeno una dozzina di casi, queste potenti e importanti famiglie avevano messo a disposizione le loro case e proprietà per essere utilizzate come basi sicure per le cellule delle Brigate Rosse.

Ecco come l’analista John Coleman ha ricostruito e documentato l’eliminazione di Moro ed il coinvolgimento di Henry Kissinger, nel libro, mai tradotto in Italia per ovvi motivi, THE STORY OF THE COMMITTEE OF 300:

“Aldo Moro fu un leader che si oppose alla “crescita zero” e alla riduzione della popolazione pianificata dal NWO per l’Italia, per questo incorrendo nelle ire del Club di Roma, un’entità creata dagli Olympians della Commissione dei 300 per portare a compimento le sue politiche. In un tribunale di Roma, un amico intimo di Aldo Moro, il 10 di Novembre del 1982, testimoniò che l’ex Presidente del Consiglio fu minacciato da un agente della RIIA (Istituto Reale per gli Affari Internazionali), che era anche membro della Commissione dei 300, mentre era il Segretario di Stato USA in carica. Quest’uomo era Henry Kissinger.

Moro fu rapito dalle Brigate Rosse nel 1978 ed in seguito assassinato brutalmente. Fu al processo alle Brigate Rosse che diversi di loro testimoniarono che erano a conoscenza di un coinvolgimento degli USA ai massimi livelli nel complotto per uccidere Aldo Moro. Mentre minacciava Moro, Kissinger stava agendo non in qualità di rappresentante della politica estera degli Stati Uniti, ma piuttosto secondo le istruzioni ricevute dal Club di Roma, il braccio che si occupava della politica estera della Commissione dei 300″.

La morte di Moro, si legge nel libro, rimosse i posti di blocco al progetto di destabilizzare l’Italia, e, sulla base di quanto sappiamo adesso, ha permesso i piani della cospirazione per il Medio Oriente, portati a termine nella Guerra del Golfo, 14 anni più tardi.

L’Italia venne scelta come bersaglio tipo dal Comitato dei 300 a causa della sua importanza per i cospiratori. Un’importanza dovuta al fatto che fosse il Paese europeo più vicino al Medio Oriente e con più stretti rapporti alla politica e all’economia del Medio Oriente. Inoltre è anche sede della Chiesa cattolica, che Rothschilds aveva ordinato a Weishaupt di distruggere. Il riferimento sarebbe ad un antico progetto dei banchieri Rothschilds, potenti membri del Comitato, di affidare ad un loro addetto, Adam Weishaupt, il piano per distruggere la cristianità.

“La “nobiltà” americana (di cui Kissinger era membro), continua Coleman, ha fatto la sua parte per distruggere la Repubblica Italiana. Un notevole contributo in questo senso è venuto da Richard Gardner, allora Ambasciatore a Roma per conto del presidente Carter. A quel tempo, Gardner operava sotto il diretto controllo di Bettino Craxi, un membro importante del Club di Roma e uomo chiave della NATO”. 

Secondo Coleman, Craxi sarebbe stato il primo referente dei cospiratori per distruggere la Repubblica Italiana. E, a supporto di questa dichiarazione, gli addebita anche la responsabilità di aver introdotto nella legislazione italiana divorzio e aborto, creando una ferita non rimarginabile nella società italiana.

Alcuni nomi illustri tra i 300

La lista dei nomi appartenenti a questo sedicente comitato è lunga, e nel libro di Coleman parte da pag. 417. Ne cito alcuni, solo per ricordare i più noti, tra i quali alcuni non piu’ in vita, specificando però che Coleman non sempre spiega quali siano state le sue fonti. Si parte dal già nominato Giovanni Agnelli, di cui si conosceva da sempre anche l’appartenenza al Bildelberg Group (lasciata in eredità ai successori), per proseguire con Beatrice di Savoia, l’ex presidente USA George W. Bush, il conte Vittorio Cini, l’industriale-editore Carlo De Benedetti (il nome viene riportato come Carlo De Benneditti), la regina Elisabetta II, la regina Giuliana d’Olanda, la regina Sofia di Spagna, la regina Margrete di Danimarca, l’economista John Maynard Keynes, l’onnipresente Henry Kissinger, l’ex presidente francese Francois Mitterand, il faccendiere Umberto Ortolani (P2), l’ex leader svedese assassinato Olaf Palme, Aurelio Peccei, il cardinale Michele Pellegrino, il Principe Filippo di Edimburgo, il banchiere David Rockefeller, Sir Bertrand Russel, il diplomatico ed ex Segretario di Stato Cyrus Vance.

A buon diritto, dopo aver scritto e pubblicato questo libro (l’ultima ristampa risale al 2010), il dottor Coleman ha preso alcune precauzioni per la sicurezza della sua persona.

di Cinzia Palmacci http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10408:complotto-per-distruggere-litalia&catid=131:mistero-a-trascendenza&Itemid=162 

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3 testi antichi che mandano completamente in frantumi
la storia così come la conosciamo  

Ci sono numerosi e ‘controversi’ testi antichi che sono stati trovati in tutto il mondo nel corso degli anni. La maggior parte di loro sono fermamente respinti dai tradizionali studiosi in quanto si oppongono a quasi tutto stabilito dagli storici tradizionali. 

Si dice che alcuni di questi testi antichi frantumino le credenze tradizionali e i dogmi i quali sono stati considerati solidi fondamenti della società moderna.

In questo articolo, diamo uno sguardo a tre antichi manoscritti / testi che sono straordinari in ogni aspetto e in grado di frantumare la storia tradizionale come lo conosciamo. 

 I 3.600-anni-della Bibbia Kolbrin 

E’ considerata da molti come il primo documento giudaico / cristiano che enuncia la comprensione dell’evoluzione umana, il creazionismo del disegno intelligente. I principi matematici della Kolbrin riflette l’interesse degli antichi Druidi in astronomia e matematica e parlano di cataclismi globali del passato.

Si tratta di un antico testo che secondo molti studiosi, risale agli ultimi 3.600 anni, ma potrebbe essere molto più antico. Gli studiosi ritengono che questo antico manoscritto sia stato scritto nello stesso periodo che è stato scritto e composto l’Antico Testamento.

La Bibbia Kolbrin è stata scritta da diversi autori. Questo antico testo è costituito da due parti che compongono un totale di 11 antichi libri.

Curiosamente, questi antichi testi è creduto per aver descritto la storia della citata creazione umana. È importante sottolineare che esistevano diverse antiche civiltà sulla Terra prima della creazione di Adamo ed Eva.

Alcuni hanno anche classificato la Bibbia Kolbrin  come la prima antidiluviana ‘Bibbia’. L’antico testo descrive – tra le altre cose – gli Angeli Caduti.

Il Libro di Enoch

Da quando si è scoperto il Libro di Enoch, è stato considerato uno dei più controversi antichi testi scoperti sul pianeta. Il Libro di Enoch è un antico manoscritto ebraico-religioso che viene fatto risalire a Enoc, il bisnonno di Noè. Il libro di Enoch è considerato da molti studiosi uno degli scritti apocrifi non canonici più influenti. Si è creduto che abbiano fortemente influenzato le credenze cristiane. 

  • Questo antico testo descrive (nella prima parte) la scomparsa dei Guardiani e, gli angeli che generarono i Nephilim.
  • Il libro si compone di cinque sezioni principali ben distinte (vedi ogni sezione per i dettagli):
  • Il Libro degli osservatori (1 Enoch 1-36)
  • Il Libro delle Parabole di Enoch (1 Enoch 37-71) (chiamato anche le similitudini di Enoch)
  • Il libro astronomico (1 Enoch 72-82) (chiamato anche il Libro dei Luminari celesti o Libro delle illuminazioni)
  • Il libro della Visione dei Sogni (1 Enoch 83-90) (anche chiamato il Libro dei Sogni)
  • La lettera di Enoch (1 Enoch 91-108)

Il Libro dei Giganti 

Questo antico testo sembra risalire a oltre 2000 anni e dimostra – Secondo molti autori – che gli antichi Nephilim erano esseri reali e viene descritto di come sono stati distrutti.

Nelle grotte di Qumran, nei pressi del Mar Morto, alcuni decenni fa, dei ricercatori si sono imbattuti nella scoperta di Rotoli molto antichi. In particolare, il Libro dei Giganti che parla di creature che hanno abitato il nostro pianeta in un lontano passato e di come sono stati distrutti. 

Il Libro dei Giganti – che tra l’altro è incompleto, offre una prospettiva diversa sui Nephilim.

Secondo il testo antico, dei giganti – I Nephilim – divennero consapevoli del fatto che a causa dei loro modi violenti, si trovarono ad affrontare una imminente distruzione. Hanno chiesto ad Enoch di parlare per loro conto a Dio.

Il dettaglio narrato negli antichi testi, è di come i Nephilim – che vissero sulla Terra – abbiano creato il caos e la distruzione.

http://www.ancient-code.com/3-ancient-texts-that-completely-shatter-history-as-we-know-it/

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Sa 

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