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Animali Umani – Umani Animali

Questi elefanti hanno appena salvato il loro piccolo elefantino dall’annegamento, dimostrando la pianificazione, l’intelligenza e la compassione 

(Natural News 

La natura è piena di meraviglie, dalla spettacolare esposizione delle luci del nord al potere del sole per aiutare i nostri corpi a produrre la miracolosa vitamina D. Ecco perché è un tale oltraggio quando la gente distrugge ciò che la natura ci ha dato. Questo quando si tratta di distruggere monitorare, inquinare o spruzzare agenti tossici sulle coltivazioni vegetali. Ancora peggio, alcuni esseri umani hanno un brutto atteggiamento, quello di ignorare altre forme di vita, credendo che animali come leoni e elefanti esistano solo per il loro piacere di caccia. A volte, il mondo potrebbe usare come esempio queste creature maestose che sono molto più simili a noi di quello che le persone possono rendersi conto.

Questo video sotto è stato recentemente girato, nel mentre un paio di elefanti si sono prodigati nel salvare un piccolo elefantino dall’annegamento in uno zoo della Corea del Sud. Il filmato del toccante soccorso dell’incidente è stato visto da più di mezzo milione di persone.

Quando il piccolo elefante si è imbattuto nella piscina del Grande Parco Zoo della fauna selvatica di Seoul, ha lottato per mantenere la testa e la bocca (proboscide) sopra la superficie, l’elefante adulto in piedi accanto ad esso immediatamente si è scatenato in una azione e ha cercato di sorreggerlo con la sua proboscide. Un altro elefante vicino si precipitò per aiutare.

Il duo si accorse rapidamente che non avrebbero potuto tirare in salvo il piccolo elefantino con le loro proboscidi, e in una mossa incredibilmente intelligente e ben organizzata, entrambi si affrettavano rapidamente verso l’estremità bassa della piscina e entrarono insieme nell’acqua, dove Essi erano in grado di salvare il piccolo elefantino travagliato, dove in piedi uno affianco all’altro sono riusciti a portare la testa del piccolo elefante in su sopra la superficie guidando l’animale agitato fuori dalla piscina.

La situazione illustra perfettamente quanto siano intelligenti questi bei pachidermi e dimostrando anche la loro compassione. In questa vicenda c’è un altro ulteriore fatto, un terzo elefante che appare nel video dietro una recinzione, inizia a camminare nervosamente avanti e indietro e chiaramente sembra essere afflitto dalla situazione pericolosa accaduta al piccolo elefantino.

Gli elefanti piangono lacrime di gioia, piangono la perdita dei loro cari

L’anno scorso, un film affascinante, ha mostrato che questi giganti gentili potrebbero anche essere più compassionevoli e amorevoli delle persone. L’anima dell’Elefante, ha illustrato come questi giganti gentili si riuniscono per ammirare i loro piccoli neonati elefanti, facendo intervenire la parentela per aiutare le madri a disperdere le traccie dei loro piccoli. Ancora più incredibilmente, gli elefanti sono stati visti piangere per il lutto della perdita dei loro cari. Un altro elefante pianse lacrime di gioia e di sollievo dopo essere stato salvato dalla prigionia come propaggine per un mendicante, persino i più scientifici veterinari sono rimasti basiti, lasciandoli per tale testimonianza senza parole.

Gli elefanti sono anche una delle sole quattro specie animali che possono riconoscersi in uno specchio, sono in grado di auto consapevolezza legato alla complessità sociale e altre abilità di pensiero ad alto livello. Essi hanno anche la capacità di vedere i propri corpi come ostacoli nel compimento delle loro mansioni.

Nonostante la loro incredibile complessità e la natura profondamente empatica, la gente continua a cacciarli per sport, li spinge a vendere le loro zanne nel commercio illegale d’avorio, metterli a lavorare, fargli eseguire in circhi e, in caso di riluttanza ad essere ammaestrati, vengono maltrattati. Gli elefanti sono anche di fronte ad una estesa perdita di habitat a causa dell’espansione degli insediamenti umani e della costruzione di infrastrutture come le strade e le condutture. Gli elefanti necessitano di ampie quantità di spazio, acqua e cibo per sopravvivere e talvolta entrano in conflitto con gli esseri umani mentre competono per le risorse.

Dopo aver visto il video, è difficile negare che questi esseri magnifici abbiano una simile preoccupazione e compassione per i loro giovani piccoli e per gli altri del gruppo. Quello che gli esseri umani fanno è scoraggiante, non mostrando lo stesso rispetto della vita, come questi animali mostrano. 

Le fonti includono:  

TheSun.co.uk  

NaturalNews.com  

NaturalNews.com  

WorldWildlife.org 

http://www.naturalnews.com/

Traduzione e adattamento: Nin.Gish.Zid.Da 

Trascendenza o Atrofizzazione della Mente Umana?

 

Psicologia della razza umana

Il Filmato sotto esposto (qui trascritto nda) spiega come funziona la mente Umana e come è possibile Manipolarla per raggiungere un determinato obbiettivo, influenzando le masse o per meglio dire il Gregge Umano di questo Pianeta!

Forse è per questo motivo che la serie Visitors è stata interrotta…era troppo evidente che metteva alla luce ciò che opera nell’ombra e quindi potenzialmente poteva risvegliare le Coscienze pronte ad essere svegliate e quindi liberate dalla Manipolazione Mondiale che stanno applicando!In un momento di profonda crisi, chi vorrebbe un Salvatore? 

Nelle giuste condizioni e con un po di tempo, la gratitudine diventa Adorazione o peggio Devozione. Il nostro senso di smarrimento di fronte alle “Catastrofi”, e la smarrita capacità di comprendere il mondo ci rendono pedine manipolabili da chi usa queste tragedie come opportunità.

PROBLEMA – REAZIONE – SOLUZIONE

Ogni aiuto che riceviamo, genera due aspetti fondamentali, Devozione appunto e, l’altro aspetto è la Ricattabilità. L’opposizione rafforza la maggioranza.

La Tecnologia come nuova religione

Ma che cos’è la Tecnologia? In greco “tekhnologhia” significa: Trattato, grammatica di una lingua. Ad esempio, le Api per comunicare hanno sviluppato una tecnologia interna, capace di leggere le frequenze e le vibrazioni, senza far uso di qualche linguaggio. Ma tutte le scoperte e i mille modi “Fisici” di comunicare, dal Pc, al Cellulare, non fanno altro che atrofizzare queste nostre possibilità.

L’uomo vuole trascendere, Vuole andare sempre oltre, ed è una dote Sacra che ci ha portato lontano, ma stiamo atrofizzando l’empatia a vantaggio di una tecnologia estrema a noi e da cui siamo dipendenti.

La Dipendenza porta a due aspetti. La Dipendenza porta alla paura del distacco, e la paura porta alla manipolazione. La paura, la disperazione, l’odio, sono emozioni di bassa frequenza, le sensazioni che hanno picchi emozionali più tenui, insieme alla consapevolezza portano all’azione consapevole.

Chi conosce le nostre emozioni, è di conseguenza le nostre reazioni, può controllarci e manipolarci semplicemente toccando i nostri punti deboli, giocando con le nostre Reazioni Prevedibili, che mancano di consapevolezza.

La Paura è l’arma che tutti noi usiamo per raggiungere certi scopi (pensate all’uomo nero che viene raccontato ai bambini per non fargli fare certe cose, o all’inferno per chi va in chiesa) e sa bene come usare queste Paure per poterci Controllare.

La mente è un grande mezzo ma se non la conosciamo bene diventa una prigione, cominciamo quindi a studiare noi stessi, la nostra psicologia, rafforziamo la “VISTA” del nostro Osservatore interno, siamo prima di tutto Esseri Spirituali, non siamo macchine.

Agiamo il più possibile con Amore Incondizionato. Diamo al Cuore il timone della Mente. E manteniamo la Fede in questo principio Universale. Ma non facciamoci Illudere da Falsi Profeti, da false Correnti Spirituali che promettono la Pace e la Gioia, escludendo la Sofferenza e la fatica

NEW AGE

Questo è il tempo in cui l’Odio verrà mascherato da Amore, parlerà come un DIO sapiente e saggio, e sarà la MENTE il suo vero obiettivo. Addestriamo il Cuore, l’Empatia e la nostra FEDE nell’Universo.

Trascrizione Video a cura di Nin.Gish.Zid.Da

Seduti sul trono di Dio

VERSO UNA POST-UMANITÀ 

Andiamo verso una post-umanità che, credendosi libera, sarà schiava delle Tenebre. E’ in atto una vera e propria mutazione antropologica: il cervello e il cuore dell’uomo non funzionano più come una volta di Francesco Lamendola

Abbiamo più volte osservato come sia in atto, a causa di una serie di fattori, una vera e propria mutazione antropologica, per cui si sta creando, fra le nuove e le vecchie generazioni, un divario che è molto più grande e che è, soprattutto, qualitativamente diverso da qualunque altro possa essersi mai prodotto nelle epoche precedenti. Infatti, non solo è cambiato il modo di pensare e di sentire, ma sono cambiati i meccanismi stessi del pensare e del sentire; il cervello e il cuore dell’uomo non funzionano più come una volta: di conseguenza, qualunque tipo di comunicazione è divenuto impossibile, perché non solo il linguaggio, ma il retroterra del linguaggio – sensibilità, volontà, memoria, intelligenza, cultura – ha assunto una struttura totalmente nuova, senza più punti di contatto con quello che Stefan Zweig chiamava il mondo di ieri.

Fra non molti anni, quando gli ultimi rappresentanti dell’umanità pre-moderna saranno usciti di scena, si verificherà una situazione del tutto inedita: per la prima volta nella storia, il progresso procederà nell’ignoranza totale della tradizione, ed il nuovo verrà costruito senza più il minimo legame con il vecchio. Non ci saranno più persone in grado di leggere e capire veramente, non diciamo la Divina Commedia, ma neppure i Promessi Sposi, anzi, neppure Il cavallo rosso di Eugenio Corti, o L’Albero degli zoccoli del regista Ermanno Olmi: sarà come ripartire da zero, da una tabula rasa. Le cose del passato, anche recente, appariranno remote e incomprensibili, quanto oggi ci appaiono remote e incomprensibili le piramidi maya sprofondate nella giungla, o i templi khmer o le piramidi d’Egitto. 
 
Il tempo si è appiattito, la sua profondità è scomparsa: già oggi, per molti ragazzi, compresi molti studenti di liceo, non v’è differenza fra Risorgimento e Rinascimento (e, infatti, spesso li confondono), oppure fra Bach e Beethoven, per il semplice fatto che un evento passato da quattro o cinque secoli appare loro remoto e incomprensibile quanto lo è uno che sia trascorso da 200 o 150 anni.
“Il sentimento sarà un lusso indesiderato”
Dal punto di vista psicologico, la caratteristica saliente dell’uomo e della donna posto-moderni sarà la loro quasi completa anaffettività (o sociopatia), o, quanto meno, il radicale scollamento e l’irreparabile scissione tra la sfera dei bisogni fisiologici, sesso compreso, e quella del sentimento. Le persone capaci d’innamorarsi e di voler bene a qualcuno non ci saranno più, o, se ci saranno, saranno una razza in via di estinzione, oggetto di curiosità, se non di aperta derisione: al loro posto, verrà avanti una nuova generazione, molto pragmatica e operativa, per la quale il sentimento sarà un lusso indesiderato o una pietra d’inciampo, la quale cercherà la soddisfazione pratica dei suoi bisogni e che troverà un qualche modus vivendi con gli altri, sulla base del solo interesse. A forza di essere negletto, disprezzato e giudicato scomodo e pericoloso, il sentimento finirà per appassire e morire: le nuove generazioni non ne avranno più bisogno, e rivolgeranno ogni loro attenzione e interesse al soddisfacimento dei bisogni e alla messa a punto di una tecnologia sempre più sofisticata, capace di offrire, magari in forma virtuale, qualsiasi tipo di realtà, di esperienza, di situazione, compreso l’eventuale sfizio di provare quel che prova un innamorato, indossando un apposito kit elettronico e divertendosi un poco, come oggi fanno i bambini con un qualsiasi gioco elettronico, ad esempio “pilotando” un’automobile da corsa sul circuito d’Indianapolis.

Naturalmente, sarà una umanità priva di senso etico, perché il sentimento è un ausilio fondamentale per lo sviluppo del senso morale; la compassione, ad esempio, nasce dalla naturale simpatia verso chi soffre, così come la giustizia si accende nel cuore di chi assiste ad una ingiustizia, e vorrebbe rimediarvi. Infatti, se il sentimento si atrofizza e muore, scompare anche il giudizio di valore, che è ciò che ci fa ritenere buona una cosa, e cattiva un’altra; giusta un cosa, e un’altra sbagliata. Senza il sentimento, le cose non sono più giuste o sbagliate, buone o cattive, ma solo utili o dannose.

Ha osservato il sociologo tedesco Falko Blask nel suo saggio Q come caos (titolo originale: Ich willsprass, Munchen, Wilhelm Heyne Verlag, 1996; traduzione dal tedesco di Rita Recalcati e Franco Forte, Milano, Marco Tropea Editore, 1997, pp. 10-12):

“Conoscono la differenza fra bene e male, e se ne fregano”.

Così, uno psichiatra perplesso, mentre commenta il viaggio all’inferno di Mickey Mallory nel film carneficina di Oliver Stone “Natural Born Killers”, pronuncia il nuovo credo di un’intera generazione. Il tempo di raggiungere l’acme e la Generazione X, con la sua religione di rassegnata autocommiserazione, è rapidamente tramontata. L’ostinato rimuginare su problemi all’apparenza più essenziali delle prosaiche preoccupazioni che affliggono i tanto disprezzati conformisti ha fatto il suo tempo. La solita crisi di senso di fine secolo oggi non suscita più le tradizionali reazioni: protesta caparbia o incondizionato adeguamento. Insomma, al di là del taumaturgico ottimismo high-tech e della restaurazione neohippie, un numero sempre maggiore di giovani preferisce impegnarsi in un progetto di vita che, quanto a radicalità, supera di gran lunga i tentativi poco convinti di un0autigestione al passo con i temi della società del caos. Cavalcano il fattore Q. Q, il semidio che vive nel “Continuum”, l’universo parallelo della serie “Star Trek”, fa da padrino a questo nuovo principio di piacere: un buffone cosmico, fantasioso ed egocentrico, che rappresenta l’incarnazione ideale del mascalzone privo di scrupoli, ma equanime, al di là del bene e del male.

Negli anni Novanta non usa più tirare bilanci morali, ci si dedica piuttosto a perfezionare il piacere egocentrico dell’avventura. Passata l’era dell’edonismo, è arrivata quella dei sentimenti simulati. La lotta per la sopravvivenza ha ormai travolto ogni argine morale e infuria senza più limiti artificiosi. L’arbitrio assoluto e l’imprevedibilità sono i veri principi di vita di quest’epoca. Nella società dello spettacolo cresce una serena indifferenza verso tutte le relazioni sociali, e si affermano forze completamente nuove. Dopo la fuggevole apparizione di una riciclata “lost generation”, ora è il momento della rivolta dei sociopatici, pronti a gettarsi con assurdo ottimismo nella mischia delle relazioni interpersonali. Vivono fino in fondo il culto dell’ego con una mentalità senza scrupoli: ovvero il fattore Q. Sono scampati a tutte le regole sociali e si sono lasciati alle spalle gli ultimi residui di morale.

Nel romanzo “Blue Belle”, lo scrittore americano Andrew Vachss descrive con precisione il sociopatico: è uno che “segue solo i propri pensieri, procede per la sua strada. Avverte solo il proprio dolore. Siiii. Non è forse la via giusta per sopravvivere in questo letamaio? Aspetta il tuo momento, abbassa la visiera. Non lasciare che ti leggano nel cuore”.

Questa indifferenza egocentrica, abbinata alla rinascita del concetto di “destino”, dà luogo al più potente esplosivo sociale del nostro tempo. Anche sul destino il predicatore Stone ci fa da maestro: con quest’alibi fatalistico toglie a Mickey, il “Natural Born Killer”, ogni responsabilità per i massacri commessi, restituendolo all’innocenza.

Di fronte alla TV, il fattore Q ci inorridisce con un mix di fascino e disgusto: serial killer diventano star dei media, pazzi sanguinari dal grilletto facile ed evasi imprendibili sono gli eroi delle nostre serate televisive, stupratori di bambini sono i protagonisti delle conversazioni quotidiane nelle redazioni e a tavola. Nella lotta con il vicinato, che a volte si trasforma in una guerra sanguinosa, persino il ligio cittadino tedesco, tutto “law and order”, può sfogare nel privato le sue pulsioni sociopatiche. Ma hooligan, eviratrici, e pazzi che aprono il fuoco alla cieca nei ristoranti non sono altro che dei poveri dilettanti. Il loro divertimento si conclude inevitabilmente con la cella d’isolamento o con la camicia di forza. Sono le vittime del desiderio irrefrenabile di essere “Hero just for one day”. I veri sociopatici, invece, mettono in scena azioni meno spettacolari. Vanno su di giri al semplice ed esaltante pensiero che ciascuno, nella propria vita, va in diretta ventiquattr’ore su ventiquattro.

I sociopatici portano alle estreme conseguenze il principio di non dover mai chiedere il permesso a nessuno. Non chiedono più nulla nemmeno a se stessi, e si dedicano totalmente al compito d’inventare nuove regole del gioco là dove grava la routine, si concentrano sulla possibilità di escogitare qualche sorpresa dove domina l’angoscia dell’eterna ripetizione; in questo modo inscenano tutta la loro vita come un esperimento sociale dall’esito incerto.

Questa nuova versione della “rinascita del male” non prevede il ricorso alla violenza insensata. I suoi eroi utilizzano una forma più vitale di assurdo. Il fattore Q innesca l’avventura quotidiana partendo da un misto d’indifferenza, arbitrio, e dalla fede giocosa ed egocentrica nella profezia di “Highlander”: “Ne resterà soltanto uno”.

“Una umanità post-umana, priva di alcun legame col passato”

Quel che descrive Falko Blask è un fenomeno sociologico; quel che noi stiamo cercando di dire, invece, è che, in una società ove i sociopatici diventassero la regola, nessuno farebbe più una analisi di tipo psicopatologico, a nessuno verrebbe in mente di lanciare un grido d’allarme, o di chiedersi perché le cose fossero giunte a quel punto, per il semplice fatto che nessuno coglierebbe più il lato oscuro e malato del carattere. I vecchi libri – e non solo i romanzi, come Il rosso e il nero o Delitto e castigo, ma anche i manuali di psicologia e psichiatria – verrebbero messi da parte, con un’alzata di spalle, quali testimonianze di una umanità ancora avviluppata nei lacci di un pensiero “magico” e di una scienza non ancora emancipata da cose superate, come il senso di colpa e, più in generale, la morale “eterodiretta”. Si tratterebbe di una umanità post-umana, priva di alcun legame col passato, e quindi, in ultima analisi, di una nuova specie umana, la cui caratteristica saliente sarebbe lo spiccato sviluppo della razionalità, ma a totale detrimento dell’affettività e della morale.

Una simile “umanità” (le virgolette, a questo punto, sono d’obbligo) sarebbe capace di qualsiasi cosa, compresa la soppressione dei disabili o degli anziani, e praticherebbe la manipolazione genetica nelle forme più estreme, fino alla creazione di specie ibride semi-umane e semi-animali, dal momento che non conoscerebbe né la pietà, né l’ amicizia, né alcun senso del limite; ma possiederebbe, in compenso, una attitudine imperiosa ad imboccare la strada più conveniente, a scegliere il sentiero più comodo e facile, per risparmiarsi qualunque genere di problema, di fastidio o, semplicemente, di limitazione. Inoltre, la mancanza totale di scrupoli e il venir meno del timor di Dio, non essendoci più alcun Dio da temere, le suggerirebbe una astuzia infernale per motivare e giustificare le procedure più inumane e aberranti, più ripugnanti e crudeli; e c’è da credere che sia la giurisprudenza, sia il soggetto della legge, ossia lo Stato, adotterebbero una simile filosofia, depenalizzando una serie di pratiche omicide o manipolatorie e lasciando al singolo individuo la libertà più completa di gestire la propria vita, anche calpestando quella degli altri. Sarebbe una situazione da incubo, quale nessuno scrittore del genere horror ha mai rappresentato in tutta la sua crudezza e la sua assoluta, irredimibile desolazione morale.

C’è una cosa, infatti, che i signori progressisti, fautori del progresso sempre e comunque – ossia a qualunque prezzo e senza badare al vero progresso, che è sempre e solo quello spirituale e individuale, da essi del tutto ignorato – non tengono presente, allorché magnificano sino alle stelle le meraviglie del futuro, quando il progresso, appunto, ci avrà emancipati da tutta una serie di “schiavitù” e ci avrà gioiosamente proiettati verso le magnifiche sorti e progressive: che, per quanto una società possa apparire “nuova” e una umanità possa ripartire daccapo, esiste un avversario, il Diavolo, che non è mai nuovo, ma è sempre lo stesso, e sempre attento a spiare il momento in cui gli uomini, pazzi di superbia e d’orgoglio, si accingono a ribellarsi alle leggi divine e a glorificare se stessi, sedendosi sul trono di Dio e rivendicando per se stessi gli onori a Lui solo dovuti; un antico avversario che agisce con l’astuzia di sempre, servendosi della loro apparente astuzia, che è, invece, il cavallo di Troia del quale egli si serve per trasformarli in miseri burattini della sua battaglia contro Dio e conto l’uomo. Un uomo post-umano, come quello che abbiamo cercato di descrivere, e il cui avvento non è questione di fantascienza, ma è una realtà ormai imminente, e, per così dire, dietro l’angolo, sarà, infatti, il migliore (o peggiore) nemico di se stesso. Credendosi del tutto libero, sarà del tutto schiavo del Nemico che, con pazienza, da sempre insidia la creazione, mirando a sovvertire l’opera del Creatore; e, quel che è peggio, non si renderà conto della sua abiezione, né della sua schiavitù, ma esulterà di superbia ad ogni nuova tappa del suo cammino verso l’autodistruzione, ad ogni ulteriore discesa sulla scala dell’auto-degradazione. E non è questo lo scopo ultimo del Diavolo: contraffare l’opera di Dio e mutare l’uomo nella scimmia di se stesso?

Francesco Lamendola è nato a Udine nel 1956. Laureato in Materie Letterarie e in Filosofia, è abilitato in Lettere, in Filosofia e Storia, Filosofia e Pedagogia, Storia dell’Arte, Psicologia Sociale. Insegna nell’Istituto Superiore “Marco Casagrande” di Pieve di Soligo e ha pubblicato una decina di volumi tra saggi storici, musicali, filosofici, di poesia e di narrativa, di cui ricordiamo “Galba, Otone, Vitellio. La crisi romana del 68-69 d.C.”, “Il genocidio dimenticato. La soluzione finale del problema herero nel sud-ovest africano”, “Metafisica del Terzo Mondo”, “L’unità dell’Essere”, “La bambina dei sogni e altri racconti”, “Voci di libertà dei popoli oppressi.” Fogli Sparsi (E-Book). Collabora con numerose riviste scientifiche (tra cui “Il Polo” dell’Istituto Geografico Polare e “L’Universo” dell’Ist. Geogr. Militare) e letterarie, su cui ha pubblicato diverse centinaia di articoli e a siti internet “Arianna Editrice”, “Edicola Web” ,”Libera Opinione” e “il Corriere delle Regioni” Quaderni culturali: Giornale Web animato aggiornato sui suoi ultimi scritti. Tiene conferenze per la Società “Dante Alighieri” di Treviso, per l’”Alliance Française”, per l’Associazione Italiana di Cultura Classica, per l’Associazione Eco-Filosofica, per l’Istituto per la Storia del Risorgimento, “Alfa e Omega”, “Il pensiero mazziniano” e per varie Amministrazioni Comunali, oltre alla presentazione di mostre di pittura e scultura.

 Link Diretto alla fonte:  http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9874:andiamo-verso-una-post-umanita-che-credendosi-libera-sara-schiava-delle-tenebre&catid=131:mistero-a-trascendenza&Itemid=162

Potere e psicopatia & Intelligenza Emotiva

Perché ci sono tanti psicopatici nelle posizioni di potere?

Anna è proprietaria e editrice dei siti web Learning-mind.com e Lifeadvancer.com, scrittrice del ‘The Mind Unleashed’. Si appassiona nel comprendere cose nuove e riflette sulle  idee che fanno pensare. Scrive di tecnologia, scienza,  psicologia e altri temi correlati.  E’ interessata in particolar modo all’introversione, alla mcoscienza e al subconscio, alla percezione, al potenziale della mente umana, alla natura della  realtà e dell’universo.

Un studio del 2010 (Corporate Psychopathy – Talking the Walk) che ha preso in esame un campione di 203 individui da differenti programmi di guida allo sviluppo di diverse imprese, ha dato risultati interessanti.

E’ stato evidenziato che un 3% approssimativamente dei dirigenti di imprese erano finiti nel rango degli psicopatici, mentre l’incidenza della psicopatia sulla popolazione i n generale era approssimativamente dell’1%.

Allora perché ci sono tanti psicopatici che ricoprono posizioni di alto livello?

Lo studio

Uno studio più recente (Psychopathy, Intelligence and Emotional Responding in a Non-Forensic Sample), pubblicato nel 2014 sul Giornale di Psichiatria e Psicologia Forense, getta una nuova luce sul comportamento degli psicopatici che porterebbe a spiegare questo fenomeno.

Durante un esperimento, un gruppo di persone ha sostenuto una prova standard di psicopatia. Allo stesso tempo ai partecipanti sono stati mostrati una serie di quadri che avevano come obiettivo di dimostrare il loro livello di empatia.

I ricercatori misurarono la risposta reattiva della pelle per esaminare la loro reazione emotiva rispetto alle immagini mostrate loro.

La ricerca ha dimostrato che gli psicopatici con livello medio o alto di intelligenza furono in grado di controllare la risposta reattiva. Il risultato fu che le loro risposte sembravano normali.

Gli psicopatici con un livello basso di coefficiente intellettuale diedero risultati anormali alle prove cui erano stati sottoposti, risultati tipici delle persone che hanno tendenza a essere psicopatici.

Significato dei risultati

Gli psicopatici sono dei grandi manipolatori, e questa ricerca fornisce nuove prove.

I risultati dello studio mostrano che gli psicopatici con un elevato coefficiente intellettuale sono capaci di occultare la loro vera identità falsando le loro risposte emotive e probabilmente anche tratti della personalità.

Il risultato mostra un’immagine diversa di loro stessi e ingannano gli altri facendo credere loro che quello è il loro vero io.

Carolyn Bate, la prima autrice dello studio, disse:

“Coloro che si trovano nella cuspide delle società sono spesso persone piacevoli e intelligenti ma con deficit emotivi a differenza degli psicopatici che sono abbastanza imprevedibili e hanno la tendenza a commettere crimini spaventosi e spesso sono catturati e messi in prigione.”
Crede anche che gli psicopatici che occupano posizioni di potere potrebbero essere molto più di un 3%,
“Perché se le persone sono coscienti di essere psicopatiche possono anche mentire – sono abbastanza manipolatrici e mancano di empatia.”

Questi risultati sono abbastanza interessanti da considerare e si potrebbero applicare in altri ambiti, con l’eccezione del mondo degli affari.

Sono sicura che se gli psicologi avessero l’opportunità di studiare coloro che occupano posizioni di rilievo nell’ambito politico, la cifra andrebbe sopra il 3%. Essere capaci di manipolare e falsare le emozioni è una qualità che indubbiamente aiuta a diventare un politico di successo.

E non aggiungiamo nemmeno il fatto che, avendo come fine il raggiungimento dei più alti livelli politici, non avere una certa empatia e coscienza, è una necessità.

Il Dr. Paul Babiak scrisse nel suo libro Snakes in Suits – When Psychopaths Go to Work:

“Sono maestri nel manipolare le impressioni. La visione della psiche di altri combinata con una superficiale ma convincente fluidità verbale, permette loro di ribaltare la situazione con abilità poiché si adattano alla situazione e al piano di gioco.”

Non vi sembra che si adatti alla maggior parte dei nostri politici?

Loro stanno facendo il loro gioco, ingannando le persone facendo vedere che credono sinceramente alle preoccupazioni del mondo e della società. Fingono di essere interessati mentre in realtà quello che vogliono è più denaro e più potere.

E non è nemmeno necessario uno studio per sapere tutto questo.

http://www.bibliotecapleyades.net/sociopolitica/sociopol_ponerologypsycho16.htm

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I 10 modi con cui i Manipolatori  Usano l’Intelligenza Emotiva per approfittare di noi

Lo sapevate che i manipolatori spesso usano l’intelligenza emotiva per approfittare di altre persone? Ecco come.

La maggior parte delle persone sono consapevoli del termine intelligenza emotiva (EQ o EI). Il termine è stato creato nel 1960 dai ricercatori Peter Salavoy e John Mayer, e portato all’attenzione del pubblico in un libro popolare omonimo di Dan Goleman nel 1996.

Qual è Intelligenza Emotiva?

EI è stata riconosciuta come la capacità di:

  • Identificare, capire e gestire le nostre emozioni
  • Identificare, capire e influenzare le emozioni degli altri

Questo significa che le nostre emozioni possono non solo guidare il nostro comportamento, ma può anche avere un impatto sugli altri e intorno a noi, in un certo senso sia positivo che negativo. Se EI ha la capacità di concentrarsi sulle nostre emozioni e quelle degli altri, così, ogni capacità può essere lavorata, imbrigliata, affilata, e in ultima analisi utilizzata.
 

Anita Roddick fondatrice del Body Shop ha usato le emozioni di un suo dipendente ispirandolo a raccogliere fondi per beneficenza. Roddick ha spiegato: “Ogni volta che abbiamo voluto convincere il nostro personale per sostenere un progetto particolare abbiamo sempre cercato di far leva sui loro cuori.” 
 
Il lato oscuro d’Intelligenza Emotiva Anita, psicologa e autrice del best seller Adam, ha discusso e concesso un’intervista del suo saggio in The Atlantic, dicendo che l’EI può avere un lato oscuro, ‘Il lato oscuro della intelligenza emotiva’.

Lo storico Roger Moorhouse dice che ha trascorso anni a guardare uno dei più potenti manipolatori del 20° secolo, Adolf Hitler,  e di come il linguaggio del suo corpo abbia emotivamente colpito coloro che lo circondavano. Ha perfezionato ogni gesto della mano, ogni presa di posizione per diventare ‘un altoparlante pubblico assolutamente affascinante’.

I dieci modi della manipolazione emotiva:
 

1. Usano la paura per manipolarci.
Al fine di controllarci e manipolarci, spesso utilizzano le nostre paure, addirittura esagerando al punto di dire bugie oltraggiose per cercare di spaventarci. Che cosa si dovrebbe fare:

Se qualcosa di falso ci colpisce, bisogna guardare un quadro più grande o parlare con amici fidati al fine di ottenere la verità dei fatti.

 
2. Essi, i manipolatori, mirano a trarre in inganno
Tutti i manipolatori cercheranno di ingannare mettendoci in condizioni di svantaggio. In genere si otterrà solo la loro versione della storia, che sarà sempre sbilanciata in loro favore. Che cosa si dovrebbe fare:

Non abbiate paura di fare domande se non siete sicuri di ottenere il quadro completo ricorrere a una persona più affidabile per scoprire la verità della cose. 

 
3. A loro piace quando siamo felici.
Se siamo di buon umore, ci sono più probabilità di accordarci con qualcuno essendo disponibili a fare dei favori. Questo è il motivo per cui i manipolatori piace tanto quando siamo felici. Per loro si tratta di un primo approccio per avvantaggiarsene. Che cosa si dovrebbe fare:

Siamo consapevoli del nostro buon umore ma no facciamoci manipolare solo perché siamo felici in quel momento. Cerchiamo di essere più equilibrati nel nostro pensiero.

 
4. Ci faranno dei favori rendendoci debitori nei loro confronti
Molto spesso i Manipolatori ci fanno un piccolo favore mettendoci in condizione di sentirci debitori nei loro confronti, richiedendoci in cambio qualcosa di più grande. Essi sanno che una volta che hanno fatto qualcosa per noi, è molto più difficile dire di no. Che cosa si dovrebbe fare:

Diffidare quando questi favori vengono elargiti, senza aver paura di rifiutarli, dire sempre di no, se davvero non si vuole essere vincolati.

5. I manipolatori si sentono a loro agio quando sono nelle loro residenze
Un manipolatore sa di essere più forte quando sono nella loro casa e/o residenza. Questo potrebbe essere un club che possiedono, la loro palestra, casa, ufficio o dovunque che diversamente potrebbero sentirsi a disagio.

Che cosa si dovrebbe fare:

Eventuali incontri dovrebbero essere disposti in uno spazio neutro, come ad esempio un posto che nessuno dei due è stato prima. Se questo non avviene, si ha tutto il tempo per poterlo organizzare prima di incontrarsi. 

 
6. Fare domande per raccogliere informazioni
Le persone amano parlare di se stesse, è un dato di fatto. I manipolatori cercano in questo modo di scoprire le nostre debolezze, i nostri punti deboli, o per raccogliere informazioni che potrebbero aiutarli a utilizzarle a loro vantaggio. Che cosa si dovrebbe fare:

Se si sospetta che qualcuno stia cercando di ottenere informazioni da noi, allora bisogna solo diffidare evitando di rivelare troppo. Soprattutto se la persona che chiede è abbastanza reticente su se stessa.

 
7. Parlano rapidamente apposta
I maestri manipolatori parlano ad un veloce ritmo per cercare di sganciarsi da argomenti scomodi. Essi potranno anche utilizzare un vasto vocabolario al fine di sbilanciarci facendoci sentire meno sicuri di noi stessi. Che cosa si dovrebbe fare:

Non c’è cosa peggiore di una domanda stupida, quindi, se non si capisce un punto dell’argomento, chiedere loro di ripeterlo, o meglio ancora, chiederne un esempio. E’ altamente probabile che non saranno in grado di averne uno se non hanno riacquistato il vantaggio.

 
8. Non hanno paura di mostrare le loro emozioni negative
Per i manipolatori è facile dopo un avvenuto dramma fare leva psicologica su persone impressionabili, così la gente intorno a loro si sentirà a disagio dandogli un vantaggio facile e veloce.

Che cosa si dovrebbe fare: Non bisogna reagire subito. Dare alla persona qualche secondo per calmarsi e poi parlare lentamente e ragionevolmente al fine di dare la possibilità di spiegare la situazione. 

 
9. Vogliono agire rapidamente
Se qualcuno vuole che tu prenda una decisione in un breve lasso di tempo dovrebbe suonarti un campanello d’allarme. Questo perché non vogliono dare abbastanza tempo per poter pensare correttamente su ciò che si sta per fare. Che cosa si dovrebbe fare:

Mai cedere alle richieste irragionevoli. Chiedere più tempo e mettere in discussione il perché la decisione deve essere presa così in fretta.

 
10. La riduzione al silenzio.
Un’altra tattica di controllo al fine di ottenere il sopravvento è quella di evitare in qualsiasi modo di conversare con noi, il manipolatore dice di avere il potere di parlare e di non essere interrotto e noi di ascoltarlo. Che cosa si dovrebbe fare:

Dare alla persona un tempo abbastanza ragionevole per poter noi successivamente controbattere alla scadenza del tempo concesso. Se questo tempo concesso non dovesse avvenire e funzionare, ce ne possiamo andare senza ripensamenti.

Riferimenti:

 
 
Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

“a pochi secondi prima della mezzanotte”

Alla base dei veri sentimenti ci dovrebbe essere l’obiettivo di cercare il dialogo in tutti i rapporti possibili. Almeno questo non ci porterebbe alla guerra, quella guerra che ormai imperversa in ognuno di noi. La nostra guerra diventa inevitabile finché rimaniamo divisi con gli altri ma, sopratutto con noi stessi.

Il nostro modo di interagire con gli altri è offuscato da preoccupazioni meramente egoistiche, piuttosto che da risposte motivate e considerate. Una risposta motivata richiede comunque una pausa. Riflettere su cosa sta veramente succedendo e in quella pausa, riflettere e riordinare il nostro sé emozionale. Cogliere l’attimo e rallentare le cose che stanno accadendo. Guardarsi allo specchio è doveroso, mettersi nei panni dell’altra parte, parte che non è altro che noi riflessa.

Il novanta per cento delle volte, né l’accusatore né l’accusato, ha riflettuto nemmeno un momento su quello che è il suo stato emotivo. Sulla base di questi elementi i partecipanti (idealmente entrambi), non faranno mai un passo indietro per accedere a questo spazio riflessivo – questo territorio non partigiano – portandoli troppo spesso fuori controllo nell’eseguire le cose.

Una corsa sanguinosa che porta Tizio ad essere irrazionale verso Caio, portandolo a sua volta una disarmonia con un forte senso di sospetto. Questo sospetto, a sua volta, diventa terreno fecondo e fertile per le differenze apparentemente inconciliabili. Le differenze inconciliabili portano di fatto ad una guerra, “a pochi secondi prima della mezzanotte”.

Non bisogna andare molto lontano per cercare conferme che siamo sull’orlo di un grande conflitto mondiale. C’è una vastità di divisioni ingegnerizzate che si celano dietro questo stato di cose terribili. Nessuno di noi può facilmente affrontare questa situazione. Nonostante è visibile la follia che tutti i giorni si manifesta sulla scena mondiale, irritazione e nervosismo sono alla base di queste irragionevolmente provocate manifestazioni facendoci sentire in trappola.

Alla fine, tutti noi, inconsapevolmente/irragionevolmente, ci stiamo avviando verso la follia della guerra, se non saremo in grado di sciogliere quelle linee tossiche di divisione che ci separano profondamente, mettendo uomo contro uomo, paese contro paese, fede contro fede. L’empatia a cui ormai siamo devoti, ci ha messo davanti una realtà completamente illusoria, illusione che ci fa percepire una reale paura, non essendo altro che una falsità che si accumula come il grasso nelle pareti di una arteria, invece di dissolversi.

La divisione e il conflitto, è benzina che alimenta i falsi demoni predatori che usano lo spauracchio della guerra, paura che viene esercitata sui comuni mortali. Questi demoni, morirebbero di fame se togliessimo loro ciò che li alimenta, sarebbero definitivamente sconfitti e consegnati agli annali della storia.

In questo delicato momento di bellicismo assoluto fatto di provocazioni, dovremmo raddoppiare i nostri sforzi, tutti insieme, esternamente e interiormente per debellare definitivamente quello che sta nutrendo questo cancro del ‘dividi e impera’, non c’è un noi e un loro, ci siamo solo noi esseri umani. Ci sono delle forze immonde che sono disposte a terminare la vita sulla Terra, solo per il gusto del loro insaziabile ego.

La nostra realtà emotiva, non è estranea ed ermeticamente sigillata in una camera; alla fine, non ci sarà un noi e un loro, ci siamo solo noi.

Questo breve excursus è l’introduzione a due articoli molto significativi di quello che può essere la manipolazione della nostra emotività sui fatti mondiali del passato e su quelli che si stanno delineando all’orizzonte.

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Libia primo atto:

Libia: dieci cose su Gheddafi che non vogliono farti sapere

Siovhan Cleo Crombie per urbantimes

libia-rolando-segura-Che cosa pensi quando senti il nome del Colonnello Gheddafi? Un tiranno? Un dittatore? Un terrorista? Beh, un cittadino della Libia potrebbe anche non essere d’accordo, ma vogliamo che sia tu a decidere.

Per 41 anni, fino alla sua morte, nell’Ottobre del 2011, Muammar Gheddafi ha fatto delle cose davvero sorprendenti per il suo Paese e ha cercato ripetutamente di unire e rendere più forte il continente africano.

Così, nonostante ciò che puoi aver sentito per radio o visto attraverso i media o la televisione, Gheddafi ha fatto cose rilevanti, che poco si addicono all’immagine di quel “feroce dittatore” dipinto dai media occidentali.

Ecco dieci cose che Gheddafi ha fatto per la Libia che probabilmente non conosci…Continua a leggere QUI

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 Libia Secondo atto:

“L’IS è in Libia, minaccia l’Italia”. Tutto vero, lo dice l’US.

Di Maurizio Blondet

isis-ital-3La notizia-bomba l’ha data il Wal Street Journal (di Rupert Murdoch), quindi c’è da preoccuparsi davvero: “Lo Stato Islamico ha rafforzato la sua presa nella sua roccaforte di Sirte in Libia”. I guerriglieri del Califfo sono cresciuti “da 200 a circa 5 mila”, sono “volonterosi combattenti”, e lo hanno assicurato al giornale (di Murdoch) persone “dell’intelligence libica”. Anzi, il “capo dell’intelligence militare per la regione che include la Sirte. Il quale risponde al nome di Ismail Shoukry, e dichiara: “Loro hanno esplicitato le loro intenzioni. Vogliono portare la loro lotta a Roma”.


Ecco, ci siamo: l’ISIS minaccia direttamente Roma. Vedete com’è difficile la “lotta al terrorismo globale” o  “lotta globale al terrorismo” annunciata ed iniziata nel 2001 da Bush jr.: appena l’ISIS viene schiacciato in Siria, ecco che riappare in Libia. Con la nuova filiale, ampliata e rinnovata. Un miracolo. E’ come un fungo, l’ISIS. Sempre più vicino all’Italia. Anzi, di più, dice il giornale di Murdoch: l’ISIS in Libia “ha cercato reclute che abbiano le conoscenze tecniche per far funzionare i vicini impianti estrattivi petroliferi”.

Quindi succhiano il petrolio anche da lì, e lo vendono (a chi? Le navi di Bilal Erdogan arriveranno?); diventano autosufficienti finanziariamente, e possono procurarsi armi (americane) e addestratori (Cia) per attaccare l’Italia. Essi infatti vogliono conquistare l’Italia, centro della cristianità.

Non è che scherziamo sopra questa minaccia. No, è da prendere sul serio. Soprattutto perché lo Stato Islamico ha postato questo tipo di mappe sui suoi siti. (vedi mappa sopra). Continua a leggere QUI

http://ningizhzidda.blogspot.it/

Articolo correlato: Io Non Ci Credo