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Paolo Barnard: solo per stranieri

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MIO ULTIMO AVVERTIMENTO. POI ARRANGIATEVI.

All’uomo qui sopra arrivo in un momento. Prima il mio ultimo avvertimento a voi.

Quasi 20 anni fa denunciai il fenomeno della “Industria della Denuncia e dell’Indignazione”.

Cioè, l’avvento dell’iperinformazione, dei Supereroi dell’info osannati da masse di ‘belle anime’ che poi s’indignano e tempestano i Social, ma tutti a casa col culo a fare click sui pc, qualche scarna manifestazione, e poi di nuovo ‘like’, click, indignazione, denuncia del Divo giornalista, e altra indignazione, denuncia, e ind… un ciclo eterno e demenziale. In strada a lottare eravamo sempre il solito 0,1%.

Nel frattempo altri popoli hanno cambiato il mondo, altro che “Industria della Denuncia e dell’Indignazione”, Travaglio e Grillo non esistono in nessuna società del mondo, solo da noi. Inutile che citi gli esempi.

Nel frattempo voi italiani non state capendo che siete un popolo impantanato nel ‘pollitalico pollaio’ MENTRE IL MONDO OGGI STA LETTERALMENTE CAMBIANDO LA CIVILTA’ UMANA ALLA VELOCITA’ DELLA LUCE. Accadono cose indicibili, ma qui non arriva nulla, né i polli qui alzano il becco per capire nulla.

Casaleggio vide lungo: voleva creare la Società Civile del click da casa, tutto si fa in casa sul divano, in rete, tutto, dai disegni di legge alla cultura al Parlamento alla lotta civica alla difesa di un ammalato o delle stuprate all’invasione dei disperati, tutto. Casaleggio ha scodellato all’Italia la “POLITICA DEL FATE TUTTO NON FACENDO UN CAZZO”. Capito perché una manica di ragazzetti di 30 anni hanno avuto il 25%?

Ma oggi Zuckerberg e Oculus con la VR e i Rift Headset ci hanno visto ancora più lungo, vedrete cosa vi arriva addosso, Casaleggio era un principiante. Facebook-VR SARA’ LA PIU’ DEVASTANTE PARALISI CIVICA DELLA STORIA, un fenomeno che non sfiorò neppure i sogni del Padre della paralisi civica programmata, Edward Bernays.

Il mondo si sta letteralmente trasformando in un altro pianeta. Qui in Italia le news sono Grillo e i peti della sua banda di scemi, Formigoni, o Mediaset-Vivendi, Gentiloni e Poletti. Mentre nel mondo…

Il Capo di Stato Maggiore dell’esercito britannico e il suo futuro omologo americano stanno preparando gli eserciti alla guerra futura, che sarà Cyber. Alla BBC il Generale Richard Barrons, Commander UK Joint Forces Command, ha detto: “Non ci saranno più bombardieri, e soldati, ma Cyber fighters. La Russia di Putin ha fatto il primo passo in questo ed è avanti: hanno 1.000.000 di programmatori già affiliati a 40 reti illegali. Silicon Valley-Google-NSA stanno arrancando dietro a Mosca”. E ha aggiunto:

Le guerre saranno combattute infiltrando le infrastrutture vitali di un Paese avversario. Esempio: una notte le luci di tutta la Francia salteranno, e nel panico i francesi scopriranno che sono saltati anche i back-up, i server saranno tutti muti. Una potenza NATO messa in ginocchio in meno di un secondo, senza bombe”. Da noi chi ne parla? Da noi Raggi, Formigoni, i 104 indagati del PD, Equitalia…

Le Rinnovabili uccideranno gli idrocarburi. Questo lo si è capito ai massimi livelli in USA, Cina, Arabia Saudita ma soprattutto fra i colossi d’investimento. Chi segue Carbon Tracker si fa un’idea della furiosa corsa dei Poteri mondiali per l’energia di domani, ma soprattutto del potenziale di conflitti mostruosi per la spartizione della torta. Tutti i paradigmi politici legati all’energia sono saltati, e l’energia è TUTTO. Miliardi di poveri del mondo rischiano di finire nelle mani degli investitori per accendere una lampadina, mille volte più di quanto non lo siano già oggi. Da noi chi ne parla? Da noi Raggi, Formigoni, i 104 indagati del PD, Equitalia…

Oltre ai conflitti Cyber, rimane l’atomica. Se ci sarà conflitto nucleare sarà in due luoghi: il mar del Sud della Cina, dove gli USA stanno tentando di tagliare le comunicazioni mercantili ed energetiche di Pechino; oppure nel Jammu-Kashmir, dove fra India e Pakistan la miccia atomica è letteralmente tutti i giorni a un cm dal fuoco. Sto parlando di guerra nucleare, rendo l’idea? Da noi chi ne parla? Da noi Raggi, Formigoni, i 104 indagati del PD, Equitalia…

Tutta Europa, e tutta la vita economica di ogni vivente oggi in UE, è appesa al filo del Tapering della BCE di Draghi. Il Tapering è il momento certo e già annunciato nel quale la BCE finirà di tenere viva l’Europa comprandogli trilioni di euro di assets (Statali e privati) che altrimenti nessuno vorrebbe o che altrimenti avrebbero prezzi stracciati e tassi alle stelle. Il Tapering di Draghi è oggi l’oggetto di discussione frenetica di tutti gli AD di ogni singolo istituto finanziario del Pianeta. C’è il totale panico ed è panico vero. Da noi chi ne parla? Da noi Raggi, Formigoni, i 104 indagati del PD, Equitalia…

Poche settimane fa il più grande gruppo assicurativo del mondo, ING, ha convocato un seminario con oltre 600 esperti mondiali sulla Glocalization. E’ il fenomeno inverso della vecchia Globalizzazione e dell’Outsourcing dei posti di lavoro verso Paesi a manodopera per pochi centesimi (Cina, Tailandia, Messico, Bangladesh…). Perché la Glocalization sta diventando un altro tema di fibrillazione dei colossi e delle Think Tank del mondo occidentale? Perché anche qui tutti i paradigmi della produzione industriale sono saltati. Siamo in un incubo d’incognite su cosa accadrà nel processo di Glocalization ai nostri impieghi, alle nostre economie. Un intero mondo è di nuovo saltato in frantumi nel cosmo. Da noi chi ne parla? Da noi Raggi, Formigoni, i 104 indagati del PD, Equitalia…

Oggi le parole di filosofia politica e morale più impressionanti escono dalla bocca di uomini come Ray Dalio, CEO del Hedge ‘Monster’ Fund Bridgewater. O da Bill Gross, l’ex Re Mida di PIMCO, il più grande gestore di Fixed Income del mondo. Parlano di informazione, di moralità nell’economia, delle strutture sociali, del senso della morte persino, ma lo fanno però con la conoscenza degli strumenti dei padroni del mondo, cioè con la conoscenza del motore che fa vivere o morire 7 miliardi di umani. Questo fa una differenza incredibile. Buttate i libri di scienze politiche e filosofia…. Non sono, questi, gli sproloqui di filosofi o intellettuali contemporanei che non sanno nulla del motore che fa vivere o morire 7 miliardi di umani e si parlano addosso, oppure “si atteggiano” come mi ha scritto Noam Chomsky in privato. Ray Dalio, Bill Gross… Da noi Raggi, Formigoni, Cacciari, Fo o Eco…

Nulla cambia in Italia, qui trionfa il pollitalico pollaio, qui è IMPOSSIBILE far alzare il becco degli intellettuali, analisti, politici e cittadini sopra al battibecco della pollitalica provincia.

Non ha più nessun senso continuare a informare qui. Io mi fermo. Paolo Barnard ha già dato troppo a sto Paese, ha parlato troppo ai polli irrimediabili. Basta.

Ho aperto una pagina Facebook solo per stranieri, e sul tizio piegato in due nella foto qui sopra ho scritto Tag: Renzinomics, Italy, Eurodisaster, SMEs decomposing, credit crunch still full steam. Know him personally, was hairdresser, banks strangled him while borrowing from ECB at lowest rates ever. Here’s how he lives now with severe hip arthritis, no help. Real life economics”.

Traduzione virgolettata: nota mia

“Etichetta: Renzinomics, Italia, Eurodisastro, le PMI in decomposizione, crisi del credito ancora a tutto vapore. Lo conoscevo personalmente, era parrucchiere, le banche lo hanno strangolato mentre la BCE ha i tassi più bassi di sempre. Ecco come vive ora con una grave artrosi dell’anca, nessun aiuto. L’economia della vita reale.”

Una pagina solo per stranieri dove ci metto i miei Tags in inglese sulle news che in pochi mesi veramente stanno esplodendo il Pianeta come mai in 2.000 anni.

Nessuno straniero conosce la mia pagina in inglese, probabilmente nessuno dall’estero mi seguirà. Ricomincio come un signor nessuno.

Meglio, molto meglio, che essere Paolo Barnard l’opinionista “intrattabile”, il personaggio, in un Paese condannato all’eternità della pollitalica provincia.

Mio ultimo avvertimento. Poi arrangiatevi.

Fonte diretta:

http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1617

La tentazione

La tentazione dei liberali è togliere il voto alla gente

di Luciano Canfora – 04/07/2016
Fonte: Linkiesta

Intervista a cura di Dario Ronzoni
Pochi argomenti, nella storia, sono stati trattati così tanto da aver raggiunto la consumazione. Uno di questi è, senza dubbio, il diritto di voto. A chi spetta? Chi può votare? È giusto che lo facciano tutti? Le sensibilità, nel corso degli anni, sono cambiate. E così le posizioni in merito. Ma capita – ed è successo con il voto della Brexit – che certe idee (che si credevano archiviate) riaffiorassero, quasi dalla notte dei tempi, per ritornare nel discorso pubblico. È il caso del “voto agli ignoranti”: è giusto che anche chi non capisce voti? Tutti i voti valgono allo stesso modo? Secondo il professor Luciano Canfora, filologo classico e storico, docente di Filologia greca e latina all’Università di Bari, sono tutte asserzioni «insostenibili». Vecchie tentazioni che, nonostante siano nella bocca di persone molto conosciute, non meritano di essere considerate.

Quindi è giusto che il voto delle persone incolte valga come quello delle persone istruite?
È una tematica già trattata in ampiezza e profondità. Le risponderò così: l’altra sera ero a Taranto, in occasione di un incontro per il comitato per il No al referendum, quando dal pubblico mi è stata fatta proprio questa domanda. Sembra che, in riferimento al risultato del voto sulla Brexit un uomo di solito molto compassato come Mario Monti abbia affermato che sia ora “di smettere di chiedere al popolo di votare”. O qualcosa di simile.

Ha parlato di un “abuso di democrazia” da parte di Cameron.
Ecco. E anche un filosofo come Umberto Galimberti avrebbe sostenuto in un’occasione pubblica che il voto intorno a questioni importanti non dovrebbe essere esteso a tutti. Direi che si tratta di un argomento apparentemente razionale. Ma in ultima analisi insostenibile.

Perché?
Perché qualunque votazione che abbia in oggetto la cosa pubblica possiede tali implicazioni da richiedere sempre, e in ogni caso, un ragionamento simile. Non vale e non può valere solo per il referendum sull’uscita dall’Unione Europea. Se il criterio è la competenza dell’elettore, allora per ogni votazione, anche per le elezioni politiche, europee, cittadine, ci vorrebbero mesi di studio sui programmi dei candidati e seminari interi per comprendere le tematiche che affrontano, che sono sempre complesse e non alla portata di tutti. Per cui l’argomentazione della preparazione è debole. Rivela, piuttosto, un’altra cosa.

Cioè?
Che è un ragionamento che conduce al voto ristretto, un antico sogno dei regimi liberali – quando il grande proprietario terriero aveva un voto che valeva cinque, mentre il piccolo contadino valeva uno. La spiegazione era che, avendo il grande proprietario terriero una proprietà più ampia, era più esposto ai rischi e perciò vantava un diritto maggiore per dare una direzione alle decisioni. Ma sono visioni passate, archiviate, già consumate. Appartengono all’antichità.

A proposito di antichità, se si parla di democrazia non si può evitare di pensare all’antica Grecia.
Ecco, io vorrei sottrarmi a questo tipo di confronto. Se si prende il caso di Atene, siamo in un contesto in cui il voto era già ristretto. Qui potevano votare, al massimo, 20mila cittadini. Era un diritto non riconosciuto agli schiavi, che erano moltissimi, e alle donne, il cui solo dovere era di stare zitte.

Però il dibattito – questo dibattito – esisteva comunque.
Diciamo che, anche in un contesto del genere, nondimeno, il ceto dei cittadini pleno iure era diviso tra ricchi e poveri (anche se non poverissimi: uno schiavo se lo potevano sempre permettere). Anche allora alcuni filosofi aristocratici sollevavano il problema della competenza.

Lo stesso di oggi.
Oggi il nostro problema riguarda la complessità della materia. Ma come si stabilisce chi sia in grado di votare? Io stesso, per esempio, sull’economia politica non sono un esperto. Leggo e mi documento, certo. Ma tra me e Draghi, per fare un esempio, l’unico che avrebbe diritto di voto sarebbe lui.

Funzionano, a suo avviso, i casi di democrazia diretta? Un esempio è la Svizzera.
No, non sono un caso attendibile. È vero, come si dice, che in Svizzera si vota per qualsiasi cosa. Ma sono tutte votazioni senza quorum e nella maggior parte dei casi vota solo il 10%. Prevale il non-voto, l’assenteismo. Proprio quel fenomeno che, con un’espressione stupida, si attribuisce “alle grandi democrazie”. E i pennivendoli lo interpretano come un segno di maturità. Democratica.

Ma allora dove si può trovare una democrazia vera?
La democrazia non indica un ordinamento costituzionale, come è ovvio. Ma la situazione dei rapporti di forza delle classi di una società. L’autunno caldo è un segno di democrazia, per capirsi. È un contesto in cui l’ordinamento resta il medesimo, come è in Italia dal dopoguerra, ma i rapporti di forza tra le classi sociali cambiano. Negli anni ’60 le classi più ricche hanno arretrato e fatto diverse concessioni alle classi subalterne, che si sono tradotte in norme di legge, come ad esempio l’articolo 18. Adesso Matteo Renzi lo ha cancellato. Ha cancellato anche la concertazione – che era stata introdotta da Giolitti. Sono tracce formali di una diminuzione di democrazia? Di sicuro l’unico strumento formalizzato per ridurre la volontà popolare e calpestarla è la legge elettorale.

In che senso?
Il maggioritario, ad esempio. Serve a consentire a una minoranza di prendere il potere, con la scusa della governabilità. Un modo tranquillo per infischiarsene della volontà popolare. Ci sono forme più dolci e rispettose e forme più dure, come il doppio turno alla francese, o come il Porcellum e l’Italicum. Sono importanti perché orientano gli equilibri di potere. Sono decisive per questo. Perché, come disse Raniero La Valle, l’unica vera riforma costituzionale è la legge elettorale.

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=54652