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Il Faraone Gigante

5.000 anni fa, un ‘gigante’ dominò l’Antico Egitto

Un antico faraone egiziano chiamato Sa-Nakht, dalla terza dinastia, era l’antico gigante dell’Egitto.

Sa-Nakht governò la civiltà del fiume Nilo circa 1.000 anni prima che Ramses II salisse al trono. Ramses, era considerato estremamente alto migliaia di anni fa, con un’altezza di circa 1,75 m, ma, era “sovrastato” dalla dimensione del faraone Sa-Nakht.

Sa-Nakht o Sanakht da anni è rimasto un enigma per gli esperti, dato che le informazioni riguardanti la sua dominazione, quando ha assunto la carica, quando è morto e su che tipo di faraone era, è rimasto ambiguo nel tempo. Quello che si sa di questo faraone è dovuto a diversi esperti che sono riusciti a raccogliere nel corso degli anni alcune reliquie che sono sopravvissute per più di 5000 anni.

Se si da un occhio ai registri dell’antico e storico egiziano Manetho (Manetone) e nella lista dei re di Torino, Sa-Nakht ha governato l’antico impero egiziano per 18 anni, ma molti archeologi sostengono che il periodo di tempo esatto rimasto sul trono rimane un mistero. La sua esistenza è attestata da frammenti di guarnizioni trovati a nella mastaba K2 a Beit Khallaf e un graffito – un marchio deliberato fatto da graffiti o incisioni su una grande superficie come un muro.

Negli ultimi anni, grazie a numerose scoperte archeologiche ad Abydos, la posizione di Sa-Nakht come fondatore dell’antica dinastia egiziana regnante d’Egitto, registrata da Manetho e dalla Roya Torino Canon, è stata seriamente minata, creando come mai prima d’ora più confusione intorno all’antico faraone egiziano.

Ok, quindi cosa sappiamo? Quello che sappiamo è che era un vero GIGANTE per il suo tempo. Si ritiene che nel 1901, nel piccolo villaggio di Beit Khallaf gli archeologi hanno scavato i resti di Sa-Nakht. I resti scheletrici appartenevano ad un uomo che si levava in piedi a 6 metri e di larghezza 1,6 pollici, quasi 2,00 metri. Questo avrebbe reso il faraone Sa-Nakht un vero gigante.

Secondo studi precedenti, l’altezza media per gli uomini intorno a questo tempo era di circa 5 metri secondo il co-autore dello studio Michael Habicht. Secondo Charles S. Myers, nel libro “Le ossa di Hen Nekht, un re egiziano della terza dinastia”, il cranio di Sa-Nakht era piuttosto grande e capiente.

Anche se la sua capienza cranica era insolitamente ampia e quasi brachicefalo, le proporzioni delle sue lunghe ossa erano regolate tropicamente come quelle di molti altri antichi egiziani in quel momento.

L’altezza di Sa-Nakht era diversa da qualsiasi cosa precedentemente vista. Infatti, era così alto che avrebbe torreggiato sopra Ramesses II, il più alto registrato antico faraone egiziano, alto circa 9 piedi (1,75 m), che governò l’antico Egitto 1000 anni dopo Sa-Nakht. Uno studio pubblicato su The Lancet: Diabetes & Endocrinology, indica come l’antico faraone egiziano possa aver sofferto di Gigantismo.

Gli esperti dell’Università di Zurigo che hanno analizzato accuratamente i resti ritengono che questo è il più antico esempio di gigantismo nella storia umana. Contrariamente alla credenza popolare, l’altezza di Sa-Nakht non gli avrebbe concesso alcun vantaggio sociale, come di fatto vengono raffigurate le statue nelle antiche dinastie dell’Egitto, sono preferite statue più piccole, dal momento che c’erano “molte piccole persone nel servizio regale”, così concludevano gli esperti dello studio.

“Le ragioni di questa inclinazione non sono sempre certe”, ha concluso il coautore dello studio Michael Habicht, un egittologo dell’Istituto di Medicina Evoluzionistica dell’Università di Zurigo.

https://www.ancient-code.com/ 

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

CURIOSITÀ

La fortezza di Sacsayhuaman (Perù)

La Ciclopica Fortezza di Sacsayhuaman

di A. Sutherland
10 Aprile 2017
da MessageToEagle Website
traduzione di NicolettaMarino
Versioneoriginale in inglese
Versionein spagnolo

Sacsayhuaman è indubbiamente una delle più impressionanti e misteriose fortezze delle Ande.

Il complesso di pietra di Sacsayhuaman è stato creato da scalpellini estremamente abili e possiamo solo chiederci chi erano veramente.

Enigma degli Antichi Scalini a rovescio a Sacsayhuaman

 

Antica tecnologia avanzata Sacsayhuaman, Perù

Abbiamo solo un vero mistero che sembra impossibile da risolvere.

Tre gigantesche pareti, 1.500 piedi di lunghezza e 54 piedi di larghezza, una volta furono erette vicino alla città di Cuzco, in Perù, ad un’altitudine sopra i 3600 metri (12.000 piedi).

Le mura circondavano un’area pavimentata che conteneva una struttura in pietra circolare che potrebbe essere un calendario solare e altre strutture sia in superficie che sotterranee.

 
Enigma degli Antichi Scalini a rovescioa Sacsayhuaman

Questo fu un luogo di culto o una fortezza? Non lo sappiamo.

E’ anche poco chiaro il periodo in cui le mura furono erette. Ufficialmente fu durante la cultura Killke (900 a 1200 a.C.) che si costruì Sacsayhuaman.

La gente occupò la regione del Sud America attorno a Cuzco in Perù, prima dell’arrivo degli Inca nel 13 secolo.

 
La Fortezza Ciclopica di Sacsayhuaman    

Ma come D. H. Childress puntualizza nel suo libro “AncientTechnology in Peru and Bolivia“,(Antica tecnologia in Perù e Bolivia)

“Sacsayhuaman potrebbe essere ancora più antica di centinaia o addirittura di migliaia di anni rispetto alla cultura Killke.

Non è razionale il perché della costruzione nell’area di Cuzco e Sacsayhuaman solo a cominciare dal 1100 a.C. quando costruzioni megalitiche sono iniziate molto tempo prima in alter aree…” 

Il complesso di pietra di Sacsayhuaman non è il solo enigma di quel posto.

Un altro è un’iscrizione nascosta antica di 30.000 anni trovata nel Tempio di dal Dott. Derek Cunningham, un autore e ricercatore.

Mentre studiava come l’insieme dei blocchi di pietra erano messi insieme rivelando un rimarchevole montaggio di precisione delle pietre, il ricercatore ha scoperto che gli angoli delle pietre di Sacsayhuaman rivelavano qualcosa di straordinario.

Come risultato della sua analisi, Cunningham ha presentato una teoria molto poco ortodossa: gli antichi avi svilupparono “la scrittura” almeno 30.000 anni fa in forma geometrica di testo che è basata sul movimento della luna e del sole.

Secondo il ricercatore, questa “scrittura” misteriosa e astronomica era stata ritrovata anche in luoghi preistorici in altri continenti.

http://www.bibliotecapleyades.net/

Antichi Sigilli che raccontano la storia umana

 

Il segno della storia:
Gli incredibili antichi sigilli cilindrici sumeri

Gli antichi sigilli cilindrici sumeri sono considerati senza dubbio alcuni degli oggetti più interessanti mai recuperati dall’antica Mesopotamia.

Un sigillo cilindrico è un piccolo oggetto decorato con immagini, parole, o in alcuni casi, entrambi incisi sulla sua superficie in modo intricato.I sigilli cilindrici mesopotamici sono importanti per gli studiosi dal momento che spesso raccontano la storia di una linea temporale di una specifica civiltà. Gli antichi sigilli cilindrici sumeri hanno lasciato un segno nella vera storia

Gli antichi sigilli cilindrici sumeri venivano usati facendoli roteare su di una base di argilla fresca, una tavoletta che veniva impressa dal cilindro.

Quando l’argilla si essiccava, l’immagine rimaneva impressa sulla sua superficie. Queste impronte sono state utilizzate dagli antichi Sumeri per una varietà di scopi, ivi incluse le operazioni commerciali, decorazione, e la corrispondenza. La stampa del cilindro è stata considerata come una parte estremamente importante della vita quotidiana nell’antica Mesopotamia.

Dimensione dei sigilli impressi nell’argilla fresca, (impressioni moderne/ correnti)

I sigilli cilindrici erano noti in sumero come kishib e kunukku in accadico e sono stati utilizzati da tutti, sia dai reali che dagli schiavi.

I cilindrici sigilli sono stati fatti da un ‘sealcutter’ noto come burgul in sumerico e come purkullu in lingua accadica

Le immagini lasciate dai sigilli sulla tavoletta d’argilla erano piuttosto complesse e belle.

I sigilli cilindrici sono stati utilizzati da culture del Vicino Oriente antico, tra i Sumeri, Accadi, Ittiti, e Persiani.

Secondo gli esperti, l’origine di questi intriganti oggetti sono originari del periodo tardo Neolitico, intorno al 7600-6000 a.C., nella moderna Siria. Ci sono alcuni studiosi che sostengono che i sigilli cilindrici abbiano avuto origine in Sumer, il moderno Iraq.

I sigilli cilindrici sumeri erano solitamente creati di pietre (talvolta pietre dure) di diversi tipi. Gli antichi utilizzavano l’ametista, l’ossidiana, tra gli altri elementi usati c’era anche l’ematite. Tuttavia, gli esperti hanno riscontrato che per produrre questi oggetti in tempi antichi sono stati usati altri materiali come: vetro, ceramica, oro, argento, legno, osso e avorio.

Questi sigilli cilindrici sumeri, oltre di essere considerati simboli di status e amuleti, venivano usati anche per altri usi pratici.

Sigillo cilindrico e impressione mesopotamica di argilla calcarea del culto di  Shamash, (Louvre)

Essi sono stati usati per firmare documenti scritti su tavolette d’argilla. Utilizzandolo come un timbro, veniva impresso sulla superficie di una tavoletta di argilla fresca, così facendo un individuo avrebbe potuto certificare che il documento era autentico.

Questa necessità di autenticare i documenti si è manifestata con l’aumento della burocrazia che ha avuto luogo in Mesopotamia nel IV millennio a.C., in particolare nelle regioni meridionali, dove la burocrazia era più complessa.
Nel mondo degli affari e del commercio, i sigilli cilindrici sono stati usati per memorizzare e certificare le merci evitando la manomissione o il furto. In questo modo, le impressioni fatte dai sigilli cilindrici d’argilla, che sono stati trovati, venivano usate per sigillare vasetti e lo stoccaggio, sulle porte dei magazzini nell’antica Sumer.

Il disegno dei sigilli cilindrici sumeri ha sempre suscitato grande interesse tra gli esperti, principalmente a causa degli intagli intricati che coprono soggetti molto diversi.

Come viene fatto notare dagli esperti, i motivi erano solitamente concentrati su tre motivi principali: combattimento, banchetti e temi religiosi.

Sulla loro superficie, possiamo vedere le divinità, gli esseri umani, le piante, gli animali e l’iconografia religiosa. Tra gli altri disegni che si possono osservare sui sigilli cilindrici sono motivi geometrici e iscrizioni in scrittura cuneiforme.

Come notato da Ancient.eu, ci sono due stili di sigillo cilindrico: lo stile Uruk e lo stile Nasr Jemdet che si riferiscono ai motivi utilizzati e il modo in cui i sigilli sono stati intagliati. Gli autori Megan Lewis & Marian Feldman hanno commentato su questo, scrivendo:

Lo stile dei sigilli di Uruk mostrano animali e figure rappresentate in modo eccezionalmente naturalistico, suggerendo che gli incisori tenevano a una mirata chiarezza espressiva. I motivi sono narrazioni e rituali che coinvolgono i templi, le barche e le offerte agli dei, così come le rappresentazioni del mondo naturale negli accordi gerarchici. Essi sono abilmente tagliati, dettagliati, e la loro composizione tende ad essere equilibrata ed esteticamente piacevole. I sigilli in stile Nasr Jemdet, lo stile Uruk, sono meno dettagliati di guarnizioni e si caratterizzano per l’uso pesante di frese e dischi di taglio, che rispettivamente producono segni circolari e lineari. Motivi comuni del Nasr in stile Jemdet includono le donne con le trecce coinvolte nel lavoro domestico e gli allevamenti di animali davanti a templi.

Se diamo uno sguardo alla documentazione archeologica, troveremo che gli archeologi hanno scoperto molti sigilli cilindrici e di come le tavolette d’argilla siano  state stampate.

Ci sono numerosi sigilli cilindrici nei musei di tutto il mondo.
Il Museo di Baghdad, per esempio, ha una collezione di 7.000 sigilli cilindrici, sebbene la maggior parte di loro siano stati saccheggiati quando nel 2003 Baghdad cadde nelle mani delle truppe statunitensi .

Questi pezzi archeologici di valore non sono ancora stati recuperati.

Riferimento:

Traduzione e adattamento: Nin.Gish.Zid.Da 

I misteriosi Figli delle Stelle

E se poi, un bel giorno, scopri che non era vero niente?

Perché l’oro è così importante? L’oro, non il ferro, l’argento, altri metalli. Forse perché si suppone che l’oro, incorruttibile, possa isolare al 100% da radiazioni pericolose, provenienti da tecnologie avanzate? Lo affermano i controversi studiosi della cosiddetta paleo-astronautica, che si interrogano sul singolare interesse manifestato, per l’oro, da tutti gli “dèi” dell’antichità, chiamati Viracochas sulle Ande nel regno Inca, Túatha Dé Dànann in Irlanda, Elohim in Palestina, Annunaki in Mesopotamia, Theòi in Grecia, mentre Vimana è il nome che in India designa le antiche, ipotetiche astronavi dei Veda. E ancora: i semi-dei “venuti dal cielo” prendono il nome di Kachinas in Arizona, Muxul nello Yucatan presso i Maya, Dogu in Giappone, Wakinyan in Nord America presso i Lakota Sioux, Nommo in Mali presso i Dogo

Una cosa è sicura: a un certo punto, nella storia, l’oro viene improvvisamente apprezzato e ricercato, estratto, lavorato, tesaurizzato, utilizzato come valore di scambio. Tutti quegli esseri appassionati all’oro, spesso chiamati Figli delle Stelle perché comparsi a bordo di formidabili mezzi volanti, raffigurati in sculture e altorilievi ancora oggi visibili in diverse parti del mondo, instaurarono dominazioni di tipo coloniale, imponendo sempre – alle popolazioni assoggettate – lo stesso “sacrificio” quotidiano: bruciare, per loro, il grasso (inizialmente dei neonati primogeniti, poi solo di agnelli) presente in prossimità di certi organi, fegato e reni. Grasso che, una volta bruciato, produce un fumo inebriante e “calmante”, come spiegano nella Bibbia i sudditi di Jahwè, uno degli Elohim dell’area palestinese, divenuto celebre attraverso il drammatico racconto biblico.

Jahwè (o anche Jeohwà o Jihwì, a seconda delle vocalizzazioni convenzionali introdotte solo nel medioevo dai biblisti ebrei della scuola masoretica) era il dispotico, temutissimo padrone della famiglia di Giacobbe-Israele, poi successivamente trasformato, dalla teologia, in “Dio unico”. Nell’antica Roma, quello stesso grasso era chiamato “omentum”. Stesse disposizioni: era la parte “sacra”, cioè riservata esclusivamente agli “dèi”, perché fosse bruciata (“sacrificata”) solo per loro, pena la morte dei trasgressori. Quel particolare grasso che sovrasta gli organi interni non è come l’adipe, provvisorio e accumulato con l’alimentazione, ma è un grasso stratificato fin dall’infanzia, addirittura dalla nascita. Se bruciato, confermano i chimici, produce un fumo che sprigiona molecole pressoché identiche a quelle delle endorfine, fortemente psicotrope, il cui odore ricorda il profumo appetitoso che si libera dal barbecue durante una grigliata.

L’astronauta italiana Samantha Cristoforetti, di ritorno dallo spazio, ha dichiarato che, lassù, aleggia un odore di carne bruciata. Gli scienziati spiegano che quell’odore si diffonde, anche in un’astronave, man mano che si prolunga la missione, perché le condizioni ambientali all’interno del veicolo spaziale accelerano la morte di milioni di cellule epiteliali – morte che, appunto, produce quell’odore. Di recente, poi, ricercatori hanno scoperto che il vino rosso contiene una sostanza particolarissima, il resveratrolo, protegge le ossa da svariate complicazioni, inclusa la “friabilità” che colpisce lo scheletro negli astronauti esposti a lunghi soggiorni orbitali. La Bibbia racconta che Jahwè beveva vino spesso e volentieri (fece impiantare una vigna a Noè, subito dopo lo sbarco dall’Arca), mentre i testi sumero-accadici riferiscono che gli Annunaki gradivano molto la birra. Elohim, Dogu e tutti gli altri: Figli delle Stelle, scorrazzanti a bordo dei Vimana? “Vimàn” era il nome di una compagnia aerea del Bangladesh, ricorda Mauro Biglino.

“In India voliamo da tremila anni”, era uno slogan pubblicitario dell’Air India. El-Al è invece il nome della celebre compagnia israeliana.Se la tradizione rabbinica racchiusa nel Talmud ammette con assoluta tranquillità la presenza della manipolazione genetica nella Genesi – basta vedere come vennero al mondo Adamo ed Eva, disse il professor Egael Safran, rabbino e docente universitario di etica medica in Israele, all’epoca della clonazione della pecora Dolly – è davvero impossibile trascurare gli studi più recenti dei genetisti, che mettono in crisi l’evoluzionismo darwiniano: è come se fosse intervenuto qualcosa a “correggere” l’evoluzione, accelerandola – non solo per il Sapiens, ma anche per la pecora e la mucca, la patata, il grano. Cioè gli animali e i vegetali che popolavano il Gan Eden di cui parla la Bibbia, da cui i primi ibridi – Adamo ed Eva, appunto – furono allontanati preventivamente, prima cioè che potessero approfondire “le pratiche dell’albero della vita”, acquisendo cioè le medesime conoscenze e l’estrema longevità, dunque il medesimo potere, dei loro presunti “creatori”, gli Elohim, veri specialisti in genetica sperimentale, a quanto sembra. Emerge un’altra verità, dunque, sui cosiddetti “testi sacri”, da cui discende un impianto di pensiero – e di potere – almeno bimillenario.

Non stupisce, quindi, il grande successo dei bestseller di Biglino, pubblicati anche da Mondadori, né l’entusiasmo delle centinaia di persone che affollano le sue frequentissime conferenze. Di Biglino si può apprezzare innanzitutto la correttezza, nella sua impostazione preliminare: non metto in discussione l’esistenza di Dio, ripete, perché non ho le certezze degli atei; mi limito a dimostrare che quella della Bibbia non è una divinità ma solo un Elohim, di cui la stessa Bibbia nomina almeno una decina di “colleghi”, di equivalente status, senza peraltro mai spiegare il significato della parola Elohim, che nessuno al mondo conosce. Inoltre, nella Bibbia non sono presenti, mai, i concetti-chiave del monoteismo: creazione, eternità, immortalità, divinità. Il verbo tradotto con “creare” è Baraa, che significa dividere, separare (i cieli dalle acque, le acque dalle terre – Genesi). E della parola Olàm, ancora e sempre tradotta con “eternità”, e che in realtà significa “tempo molto lungo”, i dizionari raccomandano: non tradurla mai con il termine “eternità”.

Un anno fa, lo scorso 6 marzo, Biglino è stato protagonista, a Milano, di un importante confronto con eminenti teologi: un importante sacerdote e docente di teologia dell’università cattolica, un arcivescovo ortodosso, il rabbino capo della comunità ebraica di Torino e un insigne biblista, pastore valdese, co-autore di alcuni tra i più importanti dizionari di ebraico e aramaico antico. Nessuno ha messo in discussione le sue tesi. Tutti, al contrario, hanno ammesso che la Bibbia è stata ampiamente travisata. Ma lì si fermano: non denunciano, cioè, il fatto che venga ancora oggi regolarmente travisata. Dice Biglino: nel 95% dei casi, chi professa e propaga le grandi religioni monoteiste che si pretendono originate da quel libro (e quindi: Papi, vescovi, parroci, catechisti, pastori) non conosce neppure la lingua in cui quel libro è stato scritto. Pretende di “far dire” a quelle pagine determinate verità, per di più “sacre”, ma non conosce – alla lettera – il testo, nella lingua originaria.

Senza contare, poi, che la Bibbia resta una raccolta (non uniforme) di testi di epoche diverse, tutti senza fonte: non è possibile risalire con certezza neppure a un autore; nessuno dei testi biblici ha una chiara paternità – tantomeno i libri più famosi e celebrati, come quello attribuito al profeta Isaia. Anche per questo, mezzo secolo fa, i biblisti ebraici hanno varato il “Bible Project” con il compito, entro 200 anni, di ricostruire una Bibbia più attendibile. L’unica certezza, dicono, è che la Bibbia di oggi – riveduta e corretta per l’ultima volta dai masoreti all’epoca di Carlomagno – non è l’originale. Inoltre mancano una decina di libri, pure citati qua e là: quei libri sono scomparsi. E le incongruenze sintattiche presenti nella versione masoretica dimostrano il grado di manipolazione a cui quei testi sono stati sottoposti, nel corso dei secoli. Biglino dice: mi si rimprovera di offrire una lettura letterale del testo, anziché allegorica, simbologica, esoterica, teologica.

Va bene, teniamo pure conto di tutte le interpretazioni possibili. Ma aggiunge: perché privarci della versione letterale, sia pure di un testo che sappiamo essere così pesantemente rimaneggiato? Non si sa neppure in che lingua fosse scritto, l’originale: all’epoca della prima stesura della Genesi, per esempio, la lingua ebraica non esisteva ancora. Dunque non sappiamo come fossero scritte, né tantomeno pronunciate, le parole in esso contenute. Poi intervenne la traduzione in ebraico, ma con le sole consonanti; le vocali furono introdotte solo fra il VI e l’XVIII secolo dopo Cristo, quando appunto “Yhwh” divenne finalmente “Jahwè” (ma anche “Jihwì” e “Jeohwah”).

Nonostante tutto ciò, insiste Biglino, perché non provare a leggere il testo così com’è, dando per buona – per un attimo – l’idea che racconti fatti realmente accaduti? Si scoprirebbe, conclude, che la storia narrata – vera o falsa che sia – non è priva di coerenza. Ed è, tra l’altro, la fotocopia perfetta di molti altri libri antichi preesistenti, “sacri” e non, come la trilogia fondativa di un popolo geograficamente contiguo a quello ebraico, i sumero-babilonesi. Quei testi mesopotamici sono l’Atrahasis, l’Enuma Elish e l’Epopea di Gilgamesh. Raccontano tutti la stessa storia: e cioè l’arrivo (da cielo?) di individui potentissimi ma non onnipotenti, molto longevi ma non immortali, in possesso esclusivo di tecnologie fantascientifiche, decisi a colonizzare territori imponendo la loro legge (i comandamenti di Jahwè non sono 10, ma oltre 600) e stabilendo alleanze con singole tribù, in lotta perenne tra loro per la spartizione di piccoli territori. Il patto: voi lavorate per me (mi servite, mi nutrite, mi bruciate quel famoso grasso e mi obbedite in tutto) e io vi aiuto a conquistare “terre promesse”. Se disobbedite, vi stermino. Jahwè, è scritto nella Bibbia, arrivò a uccidere in massa 24.000 sudditi disobbedienti.

Quello che Biglino contesta è che, nonostante le evidenze e le conferme provenienti dagli ambiti di studio più disparati (dall’esegesi ebraica all’autorevole École Biblique dei domenicani di Gerusalemme) le traduzioni erronee continuino a essere presenti nelle Bibbie attualmente stampate. In sintesi, il primo “problema” è proprio Dio. Nella Bibbia, semplicemente, non c’è, dice Biglino. C’è Jahwè, che però è sempre in compagnia dei “colleghi” Milkòm, Kamòsh, e tanti altri. Viene tradotto con “Altissimo” il nome Eliòn, che invece è un individuo «chiaramente indicato come il capo degli Elohim: è scritto nel testo biblico che ne presiede un’assemblea, nientemeno». E addirittura è tradotto coi termini “eterno” e “onnipotente” il nome El Shaddai, letteralmente invece “signore della steppa”, cioè l’Elohim nel quale si imbatté Abramo. Allo stesso modo, altri termini vengono sempre tradotti in modo consapevolmente inappropriato e fuorviante: Kavod, per esempio. Il contesto biblico lo presenta come un’arma da guerra, un oggetto volante e pericoloso, dotato di armamenti micidiali. Viene tradotto: “gloria”. Così, il “Kavod di Jahwè” diventa la “gloria di Dio”.

Quando appare, il Kavod solleva un gran vento, il Ruach – che viene tradotto “spirito”. Sotto il Kavod sono fissati 4 Cherubini. Mezzi meccanici volanti, secondo i rabbini: robot, monoposto. Per l’esegesi teologica cristiana, invece, i Cherubini sono “angeli”, così come gli altri “angeli”, incorporei e alati, che la Bibbia invece chiama Malachìm, presentandoli come individui in carne e ossa, di cui gli umani hanno paura – sono soldati, ufficiali degli Elohim, portaordini pericolosi e molesti, inquietanti. Si racconta di un angelo che apparve alla vista di Gedeone, «volando con leggerezza», per poi «scomparire», mentre nell’originale, in ebraico, il testo dice semplicemente che «il Malach» si fece vedere dal testimone, e poi «se ne andò camminando». Pura invenzione, il volo, così come l’attraversamento miracoloso del Mar Rosso: «Nel testo c’è scritto che Mosè e i suoi attraversarono solo uno Yam Suf, un canneto.

Nessun mare, tanto meno Rosso». Quanto agli “angeli”, più tardi, il fondatore del cristianesimo, Paolo di Tarso, raccomanda alle giovani donne di coprirsi il capo con il velo, se partecipano ad assemblee, e di farlo «a motivo degli angeli», poiché  – come si spiega in altri passi – sono sessualmente eccitabili e poco raccomandabili, violenti. Biglino “corregge” anche l’interpretazione della comparsa dell’Arcangelo Gabriele, quello dell’Annunciazione evangelica: «Gabriele non è un nome proprio ma solo un termine comune, funzionale: deriva da Ghevèr-El, e essere “il Ghevèr di un El”, per di più “arcangelo”, significa essere un potente ufficiale di alto grado».

Dallo studio condotto da Biglino appare evidente la fabbricazione artificiale di un culto, la cui radice viene attribuita a un libro debitamente leggendario, in quanto antico, scritto in una lingua sconosciuta ai più. Lo studioso contesta chi ritiene obbligatoria una  lettura necessariamente cifrata: «Quando furono scritti, i testi biblici, a saper leggere e scrivere erano in pochissimi: perché mai avrebbero dovuto nascondere il loro racconto sotto il velo simbolico-allegorico?».

La prima versione della Bibbia divulgata nel Mediterraneo oltre la Palestina, detta “Bibbia dei Settanta”, fu tradotta in greco ad Alessandria d’Egitto, secondo Biglino ricorrendo a una massiccia interpolazione interpretativa ispirata dal pensiero platonico, che – a differenza della Bibbia – contempla le nozioni filosofiche di trascendenza, divinità, creazione, eternità. Gli ebrei considerano la “Bibbia dei Settanta”, letteralmente, «una tragedia per l’umanità». Eppure, sottolinea lo stesso Biglino, è proprio quella Bibbia in greco ad aver poi originato quella in latino, che è alla base della teologia cattolica e quindi delle Bibbie in italiano per le famiglie. Il lavoro del ricercatore torinese non mette in crisi solo la teologia ufficiale su cui si basano le istituzioni religiose, ma anche l’esegesi alternativa fornita dall’esoterismo, acutamente suggestiva, fondata sulla lettura allegorica e simbolica del testo – lettura che, come quella cattolica, non mette mai in discussione la presenza della divinità nell’Antico Testamento.

Certo è singolare la diffusione, negli ultimi anni, di una tale quantità di informazioni, ormai di pubblico dominio, che riguardano in particolare l’interpretazione della storia antica, sacra e non, ma anche una radicale rilettura dell’approccio scientifico alla conoscenza, rivalutando sia i testi sacri, fondativi delle grandi religioni, sia l’opera di esoteristi particolarmente illuminanti – filosofi, medici, artisti, alchimisti, proto-scienziati – che tendono a fornire chiavi di interpretazione delle “leggi universali”, cioè le “leggi di natura” di cui, ogni tanto, affiorano nuove tracce anche in ambito scientifico, da indagini sull’energia e sulla reale consistenza della materia.  Da qui le più recenti riflessioni sulla percezione del tempo e della vita stessa, sulla cosiddetta Energia Oscura, sulla Materia Bianca cerebrale di cui i neurologi ammettono di essere a corto di informazioni.

Fisici come Vittorio Marchi e Giuliana Conforto sostengono che la realtà sensibile non sia altro che rappresentazione, e che il nostro cervello non percepisca che il 2% di quanto ci circonda, sulla Terra – per non parlare dell’universo, di cui non sappiamo molto, al di là del nostro piccolo sistema solare. Un numero sempre maggiore di storici e antropologi sospetta che la storia sia interamente da riscrivere: a quanto pare non furono gli egizi a erigere le piramidi; quelle scoperte in Bosnia sono più antiche e più grandi di quelle dell’Egitto. Né tanto meno conosciamo la storia misteriosa dei Sumeri, che sorsero all’improvviso come civiltà già formata, in possesso di conoscenze evolute (architettura, agricoltura, scrittura). Forse, ipotizza Biglino sempre prendendo la Bibbia alla lettera, i Sumeri erano la discendenza di Caino, che – essendo cresciuto nel Gan Eden – era stato formato e istruito dagli Elohim.

L’esegesi ebraica ormai sospetta che Abramo, storicamente, non sia mai esistito. Quantomeno, ipotizza Biglino, il personaggio biblico rispondente a quel nome era evidentemente un sumero, spinto dagli Elohim a vagare “lungi dalla casa di padre mio”, viaggiando fino in Palestina. Poi, i Sumeri scomparvero di colpo, in coincidenza con la distruzione delle città ribelli di Sodoma e Gomorra, operata dagli Elohim che impiegarono “l’arma dei terrore”, che sprigionò nell’atmosfera una nube letale – i venti dovettero sospingerla fino alla regione di Babilonia, dove è documentata la strage della popolazione (con sintomi da contaminazione nucleare) e la fuga precipitosa degli “dèi” locali, gli Annunaki, che presero il largo a bordo dei loro “carri celesti”, in tutto simili al Kavod di Jahwè. A morire, sul posto, restarono gli umani – o meglio gli Adàm, per dirla con Biglino: creazioni di laboratorio, “fabbricate” non si sa dove e poi “poste in Gan Eden”; riprodotte in serie per lavorare, come docili schiavi, per conto dei misteriosi Figli delle Stelle.

Fonte attiva: http://www.libreidee.org/ 

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Zecharia Sitchin e i Caratteri Cuneiformi

Una delle accuse rivolte allo scomparso Zecharia Sitchin è stata quella che lui non era in grado di leggere e tradurre gli scritti cuneiformi dei Sumeri, Accadi, Babilonesi ed altre culture mesopotamiche antiche. Non ci sono molte persone che possono leggere il cuneiforme, e Sitchin non era un accademico studioso linguistico riconosciuto delle lingue antiche. Di conseguenza, è facile per gli studiosi a mettere in discussione la sua capacità di leggere, traslitterare e interpretare gli antichi scritti mesopotamici.

Mi sono imbattuto in questo problema di prima mano nel 2003, quando appare in un breve documentario di un progetto universitario, e a fianco di alcuni Sumerologi e astronomi britannici, ho notato che stavano discutendo del Pianeta X (1). I Sumerologi, curatori del British Museum di Londra, erano scettici sulla conoscenza di Sitchin dei cuneiformi, e della sua esperienza con le lingue antiche che hanno usato questa scrittura:

Christopher Walker (Vice Custode, della Cuneiform Collection, del British Museum) dice: “E’ fondamentalmente una interpretazione molto personale di singole immagini, e singole idee, ma egli [Sitchin] in realtà non può sedersi e lavorare con i testi anche se la gente pensa che questo sia una … bella idea, questa è solo una bella storia, che ci porta al capitolo successivo … E’ come la saga si Harry Potter”. (2)

Il Dr Irving Finkel (Assistente e Custode delle Collezioni cuneiformi del British Museum) dice: E’ molto facile usare i sumeri e la loro cultura come spiegazione per le cose, perché quasi nessuno al mondo in grado di leggere il sumero, e se si da l’impressione di poter leggere questi testi, allora si può dire tutto quello che si vuole. Io credo che questo sia un fattore importante. Il numero di persone che possono leggere la scrittura sumera in modo affidabile e corretto difficilmente potrebbero rientrare in questa stanza. Penso che, anche se togliessimo tutti i mobili dalla stanza, sarebbe moto difficile farceli stare tutti. “(2)

In questi giorni c’è una generale disillusione con gli esperti. A volte, gli esperti ottengono le informazioni in forma terribilmente distorta: Gli economisti non riescono a vedere un incidente incombente, ad esempio lo scoppio di una bolla economica; scienziati ambientalisti che scrivono libri per consolidare la loro posizione sul cambiamento climatico; i politici che fanno previsioni di morte e distruzione se una particolare decisione viene presa, solo per vedere di come si comportano i mercati. Questi sono gli esempi di taluni esperti.

Per raggiungere il tipo di credenziali autorizzate che Finkel e Walker richiedono, gli studenti di lingue antiche della Mesopotamia devono passare attraverso una serie di cerchi accademici, e quindi essere accettati nel club degli studiosi riconosciuti di scrittura cuneiforme. Come accade in democrazia, questo modo, potrebbe essere semplicemente il ‘male minore’ per fare le cose, ma significa che gli studiosi in erba devono seguire la linea del partito per essere accettati nelle sale del mondo accademico. Qui c’è un sistema di conformità del lavoro che si autoalimenta. Certo, non c’è spazio nella visione Sumerologa del mondo per gli estranei che padroneggiano in modo indipendente la sceneggiatura e le lingue, e quindi propongono che gli antichi testi sono stati erroneamente interpretati per tutto questo tempo.

Le traduzioni di Sitchin, e le sue interpretazioni, sono ferocemente contestate – al punto in cui le sono state rivolte accuse di frode. Si è spesso citato su Internet che le traduzioni di frasi e parole sumere, Sitchin le abbia deliberatamente distorte per adattarle alla sua teoria. Le traduzioni sono presentate nei suoi libri (3) a volte sono diverse dai testi autorizzati. Queste discrepanze forniscono munizioni per gli scettici e studiosi licenziando così il suo lavoro, sostenendo che egli ha deliberatamente ingannato i suoi lettori. (Questa situazione non ha aiutato a facilitare il suo testo popolare semi-romanzato ‘Il Libro Perduto di Enki’ (4)). Tali accuse sono diventate moneta comune, e anche gli scrittori come Maverick esaminando gli stessi antichi misteri spesso a distanza dal lavoro di Sitchin.

Mi sono sbagliato ad essere così sprezzante? Inoltre, sono le loro accuse di frode in realtà calunniose?

Nel 2015, la nipote di Zecharia Sitchin, Janet Sitchin, ha pubblicato un libro contenente vari articoli, lettere ed estratti del libro scritto da lui (5). Avendo preso atto che sulla copertina suo zio era “noto per la sua capacità di leggere e interpretare le tavolette d’argilla degli antichi Sumeri e accadici”, Janet Sitchin scrisse quanto segue nel suo post scriptum:

“Sitchin ha imparato a leggere i vari tipi di cuneiforme, ha studiato e imparato le antiche lingue. Erano lingue semitiche e, come tali, si sentiva che erano simili all’ebraico che era la sua lingua principale. Per lui, era importante leggere e tradurre le lingue per se stesso in modo che la sfumatura del significato non venisse persa da una traduzione scarsa o incompleta”. (5)

Quindi, secondo i membri della sua stessa famiglia, Zecharia Sitchin ha davvero letto e tradotto le lingue antiche mesopotamiche direttamente dal cuneiforme originale. È davvero così incredibile? La gente da tempo con qualsiasi risorsa impara tutti i giorni lingue diverse per poterle padroneggiare. Quindi, il problema di Sitchin, è che egli non ha imparato queste lingue antiche il modo ‘corretto’. Egli non ha scritto articoli accademici, impostando le sue idee indietro in un formato per essere rivisto ed esaminato dove i Sumerologi avrebbero potuto stabilire il suo lavoro attraverso lo standard della critica accademica. Invece, si è rivolto direttamente alle masse, senza preoccuparsi di verificare con loro se aveva ragione. Si può vedere il motivo per cui gli accademici si potrebbero sentiti un po’ seccati.

Quindi, diciamo che Sitchin, essendo un personaggio abbastanza illuminato (ha conseguito una laurea in storia economica presso l’Università di Londra, ed è stato un giornalista e redattore in Israele per molti anni prima di emigrare negli Stati Uniti) abbia appreso il cuneiforme. Certamente le sue traduzioni sono personalizzate, ma questo è quello che necessariamente lo rendono inattendibile? Dopo tutto, traducendo da qualsiasi lingua resta e rimane un business soggettivo, e in una certa misura fa affidamento su una delle visione del mondo. All’incirca lo stesso discorso può essere fatto sugli studiosi accademici, proprio perché i paradigmi che li coinvolgono possono essere profondamente radicati e conservatori. Questi esperti non possono sempre farlo bene, perché le loro sottostanti ipotesi su ciò che costituisce la verità potrebbe essere errata. La moltitudine di questo gregge può guidare queste discipline, proprio come fanno con l’economia, la politica, la scienza. E a volte, qualcuno ha il bisogno di dover mescolare un po’ le cose.

Ecco un esempio di come Sitchin ha spesso respinto interamente alcune ipotesi convenzionali per proporre una traduzione non convenzionale:

“Capita spesso di leggere, soprattutto negli scritti di Zecharia Sitchin, che gli Annunaki significa qualcosa di come ‘quelli che sono venuti dal cielo’ o qualche altra descrizione che indica come alieni o extraterrestri. Non c’è nessuna fonte da parte di studiosi su questo pianeta che sarebbe d’accordo con questa definizione. Eppure, non è un termine difficile. Io personalmente non credo che Sitchin sapesse il sumero e credo non avesse intenzione di ottenere un termine sbagliato associato a un gruppo di divinità importanti, mi chiedo cos’altro avesse avuto intenzione di sbagliare.”(6)

Di Sitchin nella prima descrizione degli Anunnaki in “Il 12° Pianeta”, P328, include quanto segue:

“Eppure, molti testi persistono in riferimento agli Anunnaki come” i cinquanta grandi principi”. Un’ortografia comune del loro nome in accadico, An-nun-na-ki, rende facilmente il significato “i cinquanta che sono arrivati dal Cielo alla Terra”. c’è forse un modo per colmare le apparenti contraddizioni?” (3)

Questa semplice citazione contiene sia la sua traduzione, e anche una variazione sulla traduzione dei ‘principi’ più ampiamente sostenuta. Sitchin, nel suo libro sta rendendo molto chiaro quello che sta deviando dalla traduzione standard. I suoi critici sostengono che egli abbia deliberatamente fuorviato le persone che non conoscono la lingua sumera. Accusandolo e attaccandolo. In realtà, Sitchin molto attentamente e apertamente ha offerto una scelta, queste sono le ragioni per cui è stato proposto qualcosa di diverso. Egli può aver sbagliato, potrebbe aver avuto ragione – ma certamente non era una frode.

Scritto da Andy Lloyd, 2 gennaio 2017

Riferimenti:

1) Andy Lloyd “Planet X e ‘Aspettando l’Apocalisse'” Novembre 2003 http://www.darkstar1.co.uk/videos.html

2) The Clockwork Team & Università di Westminster ‘Aspettando l’Apocalisse’ 2003 http://www.youtube.com/watch?v=vkeBGxlefqY

3) Zecharia Sitchin “Il Dodicesimo Pianeta” Avon 1976 e la successiva serie Terra Chronicles, dallo stesso editore così come Bear & Co.

4) Zecharia Sitchin “Il Libro Perduto di Enki” Bear & Co. 2002

5) Janet Sitchin (Ed) “Anunnaki Chronicles: Un Zecharia Sitchin Reader” Orso and Co., 2015, P350

6) Ancient Aliens Debunked ‘Anunnaki’ critico citando Michael Heiser http://ancientaliensdebunked.com/references-and-transcripts/anunnaki/

Fonte:  http://www.andylloyd.org/ 

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da 

I Libri dello scomparso Zecharia Sitchin 

La bollatura degli “studiosi”: “I MITI”

Bibbia Kolbrin-Il Libro di Enoch-Il Libro dei Giganti

3 testi antichi che mandano completamente in frantumi
la storia così come la conosciamo  

Ci sono numerosi e ‘controversi’ testi antichi che sono stati trovati in tutto il mondo nel corso degli anni. La maggior parte di loro sono fermamente respinti dai tradizionali studiosi in quanto si oppongono a quasi tutto stabilito dagli storici tradizionali. 

Si dice che alcuni di questi testi antichi frantumino le credenze tradizionali e i dogmi i quali sono stati considerati solidi fondamenti della società moderna.

In questo articolo, diamo uno sguardo a tre antichi manoscritti / testi che sono straordinari in ogni aspetto e in grado di frantumare la storia tradizionale come lo conosciamo. 

 I 3.600-anni-della Bibbia Kolbrin 

E’ considerata da molti come il primo documento giudaico / cristiano che enuncia la comprensione dell’evoluzione umana, il creazionismo del disegno intelligente. I principi matematici della Kolbrin riflette l’interesse degli antichi Druidi in astronomia e matematica e parlano di cataclismi globali del passato.

Si tratta di un antico testo che secondo molti studiosi, risale agli ultimi 3.600 anni, ma potrebbe essere molto più antico. Gli studiosi ritengono che questo antico manoscritto sia stato scritto nello stesso periodo che è stato scritto e composto l’Antico Testamento.

La Bibbia Kolbrin è stata scritta da diversi autori. Questo antico testo è costituito da due parti che compongono un totale di 11 antichi libri.

Curiosamente, questi antichi testi è creduto per aver descritto la storia della citata creazione umana. È importante sottolineare che esistevano diverse antiche civiltà sulla Terra prima della creazione di Adamo ed Eva.

Alcuni hanno anche classificato la Bibbia Kolbrin  come la prima antidiluviana ‘Bibbia’. L’antico testo descrive – tra le altre cose – gli Angeli Caduti.

Il Libro di Enoch

Da quando si è scoperto il Libro di Enoch, è stato considerato uno dei più controversi antichi testi scoperti sul pianeta. Il Libro di Enoch è un antico manoscritto ebraico-religioso che viene fatto risalire a Enoc, il bisnonno di Noè. Il libro di Enoch è considerato da molti studiosi uno degli scritti apocrifi non canonici più influenti. Si è creduto che abbiano fortemente influenzato le credenze cristiane. 

  • Questo antico testo descrive (nella prima parte) la scomparsa dei Guardiani e, gli angeli che generarono i Nephilim.
  • Il libro si compone di cinque sezioni principali ben distinte (vedi ogni sezione per i dettagli):
  • Il Libro degli osservatori (1 Enoch 1-36)
  • Il Libro delle Parabole di Enoch (1 Enoch 37-71) (chiamato anche le similitudini di Enoch)
  • Il libro astronomico (1 Enoch 72-82) (chiamato anche il Libro dei Luminari celesti o Libro delle illuminazioni)
  • Il libro della Visione dei Sogni (1 Enoch 83-90) (anche chiamato il Libro dei Sogni)
  • La lettera di Enoch (1 Enoch 91-108)

Il Libro dei Giganti 

Questo antico testo sembra risalire a oltre 2000 anni e dimostra – Secondo molti autori – che gli antichi Nephilim erano esseri reali e viene descritto di come sono stati distrutti.

Nelle grotte di Qumran, nei pressi del Mar Morto, alcuni decenni fa, dei ricercatori si sono imbattuti nella scoperta di Rotoli molto antichi. In particolare, il Libro dei Giganti che parla di creature che hanno abitato il nostro pianeta in un lontano passato e di come sono stati distrutti. 

Il Libro dei Giganti – che tra l’altro è incompleto, offre una prospettiva diversa sui Nephilim.

Secondo il testo antico, dei giganti – I Nephilim – divennero consapevoli del fatto che a causa dei loro modi violenti, si trovarono ad affrontare una imminente distruzione. Hanno chiesto ad Enoch di parlare per loro conto a Dio.

Il dettaglio narrato negli antichi testi, è di come i Nephilim – che vissero sulla Terra – abbiano creato il caos e la distruzione.

http://www.ancient-code.com/3-ancient-texts-that-completely-shatter-history-as-we-know-it/

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Sa 

Articolo correlato: Il libro di bronzo – Colebrook

Baalbek: la prova finale

Baalbek: La prova finale di una perduta antica tecnologia

Se una antica perduta e a lungo avanzata tecnologia è esistita sulla Terra, allora le pietre megalitiche di Baalbek sono sicuramente la prova di essa. L’antico sito megalitico di Baalbek vanta pietre perfettamente ben intagliate pesanti fino a 2.000 tonnellate, allineate insieme formano uno dei più grandi misteri antichi di costruzione del pianeta. In realtà, erano forse quelle pietre super-massicce di Baalbek il risultato della loro messa in opera con “bastoni” e “pietre”, come alcuni studiosi suggeriscono? 

Il sito archeologico di Baalbek, situato nella moderna Libano è una delle più misteriose e antiche strutture mai realizzate sul pianeta Terra. Inoltre, esso contiene alcuni delle più grandi e più pesanti pietre del pianeta.

Si trova ad est del Libano, a 86 chilometri nord-est della città di Beirut, nella valle di Beqaa, vicino al confine con la Siria.

Questo affascinante sito – come molti altri in tutto il Pianeta ha sconcertato gli studiosi che non sono stati in grado di capire come e perché questo massiccio ‘santuario’ sia stato eretto.

Come una umanità primitiva migliaia di anni fa, ha trasportato, tagliato, e collocato in posizione pietre enormi, sembra difficile da credere utilizzando solo i primi strumenti del Bronzo.

Secondo gli esperti, la storia di questo antico sito può essere fatta risalire quasi 10.000 anni. Era un’antica città che ha preso il nome dal dio Ba.al. Leggende fenicie suggeriscono che Baalbek sia stato il primo iniziale avamposto in cui Ba.al è arrivato sulla Terra in tempi antichi.

Tuttavia, la verità è che nessuno può dire con certezza quanti anni abbia questo antico sito. Molti credono che Baalbek risalga a decine di migliaia di anni, forse anche circa 20.000 anni, rendendolo uno dei più antichi siti del pianeta.

È interessante notare che sia l’età del sito che la storia non sono in grado di dare una risposta causando così confusione, rimane il fatto che i megalitici blocchi di pietra presso il sito sono semplicemente da capogiro.

L’antico tempio costruito in onore di Giove si trova su una piattaforma che non dovrebbe esistere, almeno non con la tecnologia ‘primitiva‘ utilizzata dai suoi costruttori circa 9.000 – 10.000 anni fa.

In realtà, il Trilithon a Baalbek frantuma tutte le spiegazioni logiche. Esso è composto da tre blocchi super-massicci che misurano 22 metri di lunghezza e 5 metri di altezza aventi una larghezza di 3,5 metri.

La giusta domanda che ci si pone è perché sono così grandi? Bene, il peso di queste pietre massicce è compresa tra le 1000 e 2000 tonnellate.

Quindi, come possono questi antichi costruttori aver raggiunto questo obiettivo? Li hanno davvero tagliati, trasportati e riposti nella giusta posizione queste pietre dal peso di 2000 tonnellate con bastoni e pietre?

La spiegazione ufficiale che gli archeologi suggeriscono è che migliaia di uomini, con una tecnologia semplice come bastoni e pietre, hanno partecipato nella sua costruzione e al trasporto di questi enormi blocchi di pietra. Alcuni altri ricercatori suggeriscono che questo è qualcosa di matematicamente improbabile e quasi impossibile, spostare e sollevare pietre enormi con gruppi di uomini e con strumenti rudimentali. Quindi, se non possedevano la tecnologia come la nostra di oggi, come l’hanno fatto?

I tre blocchi sono posizionati su una fila di sei blocchi di granito, che misurano 10 metri di lunghezza e 4 metri di altezza, il loro peso è stimato a più di 300 tonnellate.

Sembra altamente improbabile che Baalbek sia il risultato dei metodi di costruzione antiche, tra cui bastoni, pietre e migliaia di uomini trascinavano pietre massicce intorno al luogo. Molti suggeriscono che la mancanza di riferimenti per la costruzione del sito, lo rende ancora più discutibile. Perché non ci sono informazioni che ci dicono qualcosa circa i costruttori?

Perché creare qualcosa di così tremendamente imponente senza lasciare spiegazioni? O, un punto di riferimento?

Manca un enorme anello mancante quando si cercano spiegazioni attendibili  su Baalbek.

Questo antico sito vanta pietre perfettamente intagliate pesanti fino a 2.000 tonnellate allineate insieme formano uno dei più grandi antichi misteri di costruzione del pianeta.

E se le domande che cerchiamo su questo antico sito fossero che è stato costruito da una antica civiltà che ha avuto in suo possesso una tecnologia avanzata? Una tecnologia che oggi è andata perduta? Una tecnologia che forse ha anche aiutato a creare molti altri siti megalitici in tutto il pianeta?
Ecco, forse queste sono le domande che dobbiamo porci.