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Il Faraone Gigante

5.000 anni fa, un ‘gigante’ dominò l’Antico Egitto

Un antico faraone egiziano chiamato Sa-Nakht, dalla terza dinastia, era l’antico gigante dell’Egitto.

Sa-Nakht governò la civiltà del fiume Nilo circa 1.000 anni prima che Ramses II salisse al trono. Ramses, era considerato estremamente alto migliaia di anni fa, con un’altezza di circa 1,75 m, ma, era “sovrastato” dalla dimensione del faraone Sa-Nakht.

Sa-Nakht o Sanakht da anni è rimasto un enigma per gli esperti, dato che le informazioni riguardanti la sua dominazione, quando ha assunto la carica, quando è morto e su che tipo di faraone era, è rimasto ambiguo nel tempo. Quello che si sa di questo faraone è dovuto a diversi esperti che sono riusciti a raccogliere nel corso degli anni alcune reliquie che sono sopravvissute per più di 5000 anni.

Se si da un occhio ai registri dell’antico e storico egiziano Manetho (Manetone) e nella lista dei re di Torino, Sa-Nakht ha governato l’antico impero egiziano per 18 anni, ma molti archeologi sostengono che il periodo di tempo esatto rimasto sul trono rimane un mistero. La sua esistenza è attestata da frammenti di guarnizioni trovati a nella mastaba K2 a Beit Khallaf e un graffito – un marchio deliberato fatto da graffiti o incisioni su una grande superficie come un muro.

Negli ultimi anni, grazie a numerose scoperte archeologiche ad Abydos, la posizione di Sa-Nakht come fondatore dell’antica dinastia egiziana regnante d’Egitto, registrata da Manetho e dalla Roya Torino Canon, è stata seriamente minata, creando come mai prima d’ora più confusione intorno all’antico faraone egiziano.

Ok, quindi cosa sappiamo? Quello che sappiamo è che era un vero GIGANTE per il suo tempo. Si ritiene che nel 1901, nel piccolo villaggio di Beit Khallaf gli archeologi hanno scavato i resti di Sa-Nakht. I resti scheletrici appartenevano ad un uomo che si levava in piedi a 6 metri e di larghezza 1,6 pollici, quasi 2,00 metri. Questo avrebbe reso il faraone Sa-Nakht un vero gigante.

Secondo studi precedenti, l’altezza media per gli uomini intorno a questo tempo era di circa 5 metri secondo il co-autore dello studio Michael Habicht. Secondo Charles S. Myers, nel libro “Le ossa di Hen Nekht, un re egiziano della terza dinastia”, il cranio di Sa-Nakht era piuttosto grande e capiente.

Anche se la sua capienza cranica era insolitamente ampia e quasi brachicefalo, le proporzioni delle sue lunghe ossa erano regolate tropicamente come quelle di molti altri antichi egiziani in quel momento.

L’altezza di Sa-Nakht era diversa da qualsiasi cosa precedentemente vista. Infatti, era così alto che avrebbe torreggiato sopra Ramesses II, il più alto registrato antico faraone egiziano, alto circa 9 piedi (1,75 m), che governò l’antico Egitto 1000 anni dopo Sa-Nakht. Uno studio pubblicato su The Lancet: Diabetes & Endocrinology, indica come l’antico faraone egiziano possa aver sofferto di Gigantismo.

Gli esperti dell’Università di Zurigo che hanno analizzato accuratamente i resti ritengono che questo è il più antico esempio di gigantismo nella storia umana. Contrariamente alla credenza popolare, l’altezza di Sa-Nakht non gli avrebbe concesso alcun vantaggio sociale, come di fatto vengono raffigurate le statue nelle antiche dinastie dell’Egitto, sono preferite statue più piccole, dal momento che c’erano “molte piccole persone nel servizio regale”, così concludevano gli esperti dello studio.

“Le ragioni di questa inclinazione non sono sempre certe”, ha concluso il coautore dello studio Michael Habicht, un egittologo dell’Istituto di Medicina Evoluzionistica dell’Università di Zurigo.

https://www.ancient-code.com/ 

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

CURIOSITÀ

Gilgamesh – Il senso della vita

 Gilgamesh, l’antico alieno trovato sepolto in Iraq

June 26, 2017
from YouTube Website 

Molti scritti attribuirono alla leggenda quello che circonda il grande antico re di Uruk, e molte delle città della mitologia.
 

La città di Uruk è stata dichiarata famosa come la capitale dell’antico re Gilgamesh, governatore e eroe dell’omonima epopea.

Si ritiene che Uruk fosse la Erech biblica da Genesi 10:10, la seconda città fondata da Nimrod in Shinar. 
 

L’epopea di Gilgamesh – scritta da uno studioso mediorientale di 2.500 anni prima della nascita di Cristo – commemora la vita del governatore della città di Uruk, da cui l’Iraq ottiene il suo nome. 

Uruk ha attraversato diverse fasi di crescita, dall’antico periodo della sua nascita (4000-3500 a.C) fino al periodo della sua fine (3500-3100 a.C). 

Si dice che la città sia stata costituita quando due piccoli insediamenti a Ubaid si sono fusi. I complessi del tempio e i loro nuclei sono diventati il ​​Distretto di Eanna e il Distretto di Anu dedicati rispettivamente a Inanna e Anu. 
 

Nel 2003, poco prima dell’invasione irachena che ha rovesciato Hussein, furono fatte sorprendenti scoperte in Iraq, culminando in una delle affermazioni più straordinarie avvenute da secoli

Una critica e stata fatta alle forze americane, e fortemente accusate di confisca, diventando poi il principale sospetto della forza trainante di una completa soppressione di queste scoperte sorprendenti all’interno del paese.

Nell’aprile del 2003, Jorg Fassbinder, del dipartimento bavarese per Monumenti Storici, a Monaco di Baviera, ha dichiarato al programma della Scienza della BBC World Service, questa citazione,

“Non voglio dire definitivamente che fosse la tomba del re Gilgamesh, ma sembra molto simile a quella descritta nell’epopea”.

Fassbinder ha detto: “abbiamo trovato appena fuori città in una zona nel mezzo dell’ex fiume Eufrate i resti di un edificio che potrebbe essere interpretato come sepoltura”.

Nel libro, Gilgamesh è descritto come stato sepolto sotto l’Eufrate, in una tomba apparentemente costruita a seguito della sua morte quando le acque dell’antico fiume si separarono.

Fassbinder ha detto che l’incredibile scoperta della città antica sotto il deserto iracheno era stata resa possibile dalla tecnologia moderna.

“La cosa più sorprendente è che abbiamo trovato strutture già descritte da Gilgamesh”, ha dichiarato Fassbinder.

“Abbiamo coperto più di 100 ettari, abbiamo trovato strutture del giardino e strutture del campo come descritto nell’epica, e abbiamo trovato case babilonesi”.

Inoltre ha detto che la scoperta più sorprendente era un sistema incredibilmente sofisticato di canali.

Era prevedibile che la storia stesse in silenzio … a causa di conflitti all’interno del paese e in gran parte si credeva che gli scavi fossero stati fermati,

Tuttavia, sembra che la scoperta del re Gilgamesh non possa essere stata fatta in forma sottaciuta, anche perché sembra che alcuni spettatori siano stati in grado di registrare l’evento.

Questo filmato è stato presumibilmente pubblicato in numerosi luoghi attraverso Internet, ed è stato in gran parte messo giù come ripresa autentica della ricerca, poco dopo questo sono stati fatti dei rapporti che affermano che le forze americane si sono trasferite e sequestrato la scoperta.

Perché le potenze che si sentono in grado di sopprimere tali scoperte, scoperte di vere e proprie tombe di personaggi lungamente pensati per essere mitici?

La tragedia di Osiride è solo un esempio di molti che sono senza dubbio ancora nascosti al pubblico. Forse alcuni indizi sono il motivo per cui la sua tomba è stata nascosta, si trovano solo nell’epica di Gilgamesh, e così le sue immense potenze possedute.

Era il 5° re di Uruk e il suo potere era così potente, molti credono che le storie che lo circondano siano solo miti, costruiti intorno alla sua forza e resistenza apparentemente superiore.

Tuttavia, seri studiosi hanno concluso che la storia di Gilgamesh non è altro che una favola a causa della sua storia stupefacente.

In The Epic il grande re viene considerato dagli dei essere troppo orgoglioso e arrogante e così decidono di darle una lezione, mandandole un uomo selvaggio, Enkidu, per umiliarlo.

Enkidu e Gilgamesh, dopo una feroce battaglia in cui nessuno è risultato vincitore, diventano amici e insieme intraprendono molte avventure.

Quando Enkidu è colpito dalla morte, Gilgamesh cade in un profondo dolore e, riconoscendo la propria mortalità per la morte del suo amico, si interroga sul senso della vita e del valore della realizzazione umana di fronte alla finale estinzione.

Togliendo e eliminando via tutta la sua vecchia vanità e l’orgoglio, Gilgamesh si mette alla ricerca per trovare il senso della vita e, infine, in un certo modo sconfiggere la morte. In tal modo, diventa il primo eroe epico della letteratura mondiale.

Il dolore di Gilgamesh e le domande che la morte del suo amico evocano risuonano in ogni essere umano che ha lottato con il senso della vita di fronte alla morte.

Anche se Gilgamesh nella storia non riesce a vincere la morte per avere l’immortalità, le sue opere vivono attraverso la parola scritta e, lo fa così.

  • È questo il filmato sotto vuoto della tomba di Gilgamesh?
  • Indipendentemente dalla sua autenticità, perché tutta questa segretezza?
  • Siamo come una specie incapace di essere presentata con cose che provano le nostre credenze fondamentali, senza esplodere nel caos?

Sembra che per ora dobbiamo ancora aspettare di scoprirle … 

Video

http://www.bibliotecapleyades.net/

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da 

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Un fortuito ritrovamento 

GILGAMESH THE KING

Ashoka – 226 a.C.

I Nove Sconosciuti di Ashoka

Kerry Sullivan ha una Laurea in Scienze e Arti e attualmente è uno scrittore indipendente che approfondisce argomenti su temi religiosi e politici della storia.

In India c’è una legenda che tutti conoscono su un’organizzazione segreta che si suppone abbia una grande quantità di conoscenze avanzate.

Si crede che fu formata più di 2000 anni fa. C’è un forte sospetto sul fatto che i Nove Sconosciuti manipolino le tendenze politiche e sociali per ottenere obiettivi personali.

Un’organizzazione così segreta, però, è una realtà o semplicemente una leggenda?

Storia dell’Origine

La società dei Nove Sconosciuti fu formata poco dopo il 226 a.C. dall’imperatoreAshoka

Nipote del leggendario imperatore Chandragupta che unificò il subcontinente indiano, Ashoka era ansioso di mantenere l’eredità di suo nonno e di mantenere l’impero.

Nella regione tra Calcutta e Madras, i Kalingan resistettero al dominio imperiale, scatenando una guerra totale. Le forze di Ashoka, in numero superiore, uccisero più di 1.000.000 guerrieri di Kalinga e deportarono dalla regione più di 150.000 abitanti.

Nonostante avesse vinto la guerra, Ashoka era terrorizzato dalla carneficina che una tale vittoria portava con sé.

Da allora giurò di non utilizzare più la violenza.

  Un bassorilievo dell’India che potrebbe rappresentare  Ashoka al centro. Amaravati, distretto di Guntur, India. (CC BY SA 3.0) 

L’imperatore Ashoka è più conosciuto per la sua conversione al buddismo e per i suoi sforzi per diffondere la religione pacifica in tutta l’India, la Malesi, Cylon e l’Indonesia.

I suoi sforzi contribuirono all’espansione posteriore del buddismo verso la Cina, il Nepal, il Tibet e la Mongolia. Ashoka fu in vegetariano convinto ma non obbligò nessuno a farlo. In effetti era molto tollerante con le altre religioni.

Egli proibì comunque l’uso dell’alcool.

La cosa più importante fu:

“rinunciare all’idea di cercare di integrare le persone ribelli, dichiarando che l’unica vera conquista era quella di guadagnare i cuori degli uomini attraverso l’osservanza delle leggi sul lavoro e la pietà perché la sacra Maestà desidera che tutti gli esseri vivi godano della sicurezza, della pace e della felicità e di essere liberi per vivere a loro piacimento.”

Pauwels y Bergier

L’imperatore mise molto impegno in questa missione in cui cercò di impedire ai suoi simili di mettere la propria intelligenza al servizio del male, soprattutto quello che riguardava la guerra.

Il compito di prendere, conservare e mantenere tutta la conoscenza era troppo grande perché un imperatore lo facesse da solo, e non era meno importante, rispetto ai compiti necessari a governare un impero.

Fu così che Ashoka convocò nove delle menti più brillanti dell’India di quel tempo. Per ragioni di sicurezza, l’identità di questi uomini non fu mai resa pubblica.

Tutti insieme, questi geni formarono una società segreta che fu conosciuta come i Nove Sconosciuti.

L’inviato di Ashoka dichiara la pace.Esempio dalla storia delle Nazioni di Hutchinson. (Dominio pubblico) 

L’organizzazione riunì tutte le conoscenze scientifiche possibili, da scienze naturali a psicologia, fino alla composizione della materia

Con il timore che se gli uomini ordinari avessero ricevuto la conoscenza scientifica l’avrebbero utilizzata per distruggersi, fu permesso solo ai nove uomini di studiare e sviluppare le teorie scientifiche e la tecnologia.

Per svolgere meglio questo compito di enormi proporzioni, ognuno dei nove uomini fu incaricato di tenere un libro in particolare che egli avrebbe dovuto aggiornare, rivedere e in ultima istanza perfezionare la conoscenza.

Quando uno dei nove non poteva portare a termine il suo compito – per il desiderio di ritirarssi, per la precarietà della sua salute o per morte – l’incarico passava a un nuovo eletto.

Il numero dei membri della società è stato sempre di nove

Si suppone quindi che la società dei Nove Sconosciuti ha vissuto da oltre 2000 anni.

Il Libro del 1923 

Le congetture sul contenuto di ognuno dei nove libri varia molto.

Talbot Mundy, una scrittore inglese ha pubblicato un libro dal titolo The Nine Unknown Men nel 1923 e conteneva una lista dei nove libri.

Questa lista è stata accettata da tutti.

1) Propaganda: Il primo libro riguardava le tecniche di propaganda e di guerra psicologica. “La più pericolosa di tutte le scienze è quella di manipolare l’opinione delle masse poiché permetterebbe a qualsiasi persona di governare il mondo intero”. Questo secondo Mundy.

2) Fisiologia: Il secondo libro riguarda la fisiologia e spiega come uccidere una persona solo toccandola, conosciuto come “il tocco della morte” e si può seguendo semplicemente un impulso nervoso. Si dice che l’arte marziale dello judo sia il risultato “di elementi fuoriusciti” dal secondo libro.

3) Microbiologia: Il terzo volume riguarda la microbiologia e la biotecnologia.

4) Alchimia: Il quarto libro riguarda l’alchimia e la trasmutazione dei metalli. Secondo un’altra leggenda, in periodi di grande siccità, templi religiosi e organizzazioni di aiuto ricevettero grandi quantità di oro da una “fonte segreta

5) Comunicazione: Il quinto libro riguardava uno studio di tutti i mezzi di comunicazione, terrestre ed extraterrestre. Si deduce che i nove uomini sconosciuti sapessero della presenza extraterrestre.

6) Gravità: Il sesto libro riguarda i segreti della gravità e le istruzioni reali su come utilizzare gli antichiVimanas vedici, (come Vaiminika Shastra nella tecnologia aerospaziale).

7) Cosmogonia: Il settimo libro riguarda la settima cosmogonia e le materie dell’universo.

8) Luce: L’ottavo libro riguarda la luce compresa la velocità e la forma in cui utilizzarla come un’arma.

9) Sociologia: Il nono e ultimo libro riguarda la sociologia. Comprende regole per l’evoluzione delle società e i meodi per predire la loro decadenza.

(Mundy riassunto da Ancient Explorers)

Mito o Realtà? 

Sono stati reali i Nove Uomini Sconosciuti?

Ashoka avrebbe potuto sicuramente chiedere a nove uomini dall’identità sconosciuta di riunire la conoscenza scientifica soprattutto per quello che riguardava la la sua applicazione alla guerra. Quello è stato un tempo molto frammentario e si sa di altri imperatori che hanno avuto l’idea di una simile iniziativa.

Quegli uomini possono aver studiato le tattiche belliche di diversi imperi ed essersi esercitati fabbricando armi, l’uso dei cavalli/elefanti e forse anche l’uso della polvere da sparo.

Un gruppo antico, però, che vive in segreto per più di 2000 anni, mentre controlla gli avvenimenti mondiali dalle selve remote dell’India senza una minima quantità di armamentari moderni, di infrastrutture o tecnologia, è difficile da credere.

Per molti, la leggenda è solo una leggenda…

Fonti 

Fonte: http://www.bibliotecapleyades.net/

Levitazione

L’inspiegabile Le antiche civiltà “levitano” i massi per costruire monumenti massicci?

È sbagliato pensare che grandi civiltà antiche come gli antichi Egiziani, Olmechi, Pre-Inca e Inca abbiano decifrato i segreti della “levitazione” e di altre tecnologie che sono state etichettate dalla società odierna come impossibili e mitologiche? E se lo fossero, è possibile che abbiano usato queste “tecnologie dimenticate” per erigere alcune delle più incredibili costruzioni antiche sul nostro pianeta?

L’idea che antiche civiltà in tutto il mondo abbiano potuto trasportare blocchi supermassivi di pietre ha colto per anni gli interessi degli autori, dei ricercatori, degli ingegneri e del grande pubblico.

E’ possibile che antiche culture che hanno abitato la Terra migliaia di anni fa avessero la capacità di spostare blocchi di pietra che pesano 50, 70 o 100 tonnellate?

Inoltre, come sono stati in grado di posizionare queste enormi pietre con estrema precisione facendole aderire con massi più grandi?

Oggi, quando gli ingegneri vogliono trasportare blocchi supermassivi di pietra, hanno bisogno di super macchine. Per noi spostare un masso da 50 tonnellate utilizziamo una serie di strumenti diversi. Tra le altre cose, oggi vengono utilizzate delle gru, prese idrauliche, travi e travi in ​​acciaio quando i costruttori devono spostare i massi pesanti.

Così, la domanda è: come fecero gli antichi popoli presenti sulla Terra migliaia di anni fa a costruire siti come Puma Punku, Ollantaytambo, Baalbek, Teotihuacan e le Piramidi di Giza?

Se diamo un’occhiata a Baalbek in Libano, troveremo il tempio di Giove che contiene TRE delle pietre più alte del mondo. Uno solo di questi massi strepitosi pesa 1.000 tonnellate. Come gli hanno spostati?

Va bene, diciamo che in qualche modo sono riusciti a farlo, ma se andiamo in Bolivia troveremo la stessa cosa più e più volte. Puma Punku contiene alcuni dei blocchi più grandi mai tagliati pesanti 100 tonnellate che si crede siano stati realizzati oltre 2000 anni fa.

Ma Baalbek e Puma Punku non sono gli unici siti della Terra che hanno pietre massicce. Se andiamo in Africa, noteremo che l’altopiano di Giza è qualcosa da missione impossibile. La Grande Piramide di Giza è costituita da uno spettacolare 2,3milioni di blocchi. Quello che è ancora più sorprendente è che il peso della piramide è stimato a 5.955.000 tonnellate. Moltiplicato per 10 ^ 8 fornisce una stima ragionevole della massa terrestre. Alcune delle più grandi pietre di granito si trovano nella camera del Re e pesano tra 25 e 80 tonnellate ciascuna. Questi massicci blocchi di pietra sono stati trasportati da Aswan, a oltre 800 chilometri di distanza.

Questi blocchi di pietra hanno sconcertato esperti, autori e il pubblico per decenni. È possibile che i nostri antichi antenati conoscessero i segreti della levitazione? Una tecnologia che da allora è stata persa nel tempo e nello spazio?  O era tutto fatto con una gigantesca forza lavoro?

È forse sbagliato pensare che grandi civiltà antiche come gli antichi Egiziani, Olmechi, Pre-Inca e Inca abbiano decifrato i segreti della “levitazione” e di altre tecnologie che sono state etichettate dalla società odierna come impossibili e mitologiche?

E se fosse vero? E’ possibile che abbiano usato queste “tecnologie dimenticate” per erigere alcune delle più incredibili costruzioni antiche sul nostro pianeta?

E se non fosse una tecnologia perduta o se NON trovarono i segreti della “levitazione” in che modo avrebbero potuto e creare sulla terra dei monumenti supermassivi?

Il segreto può risiedere nell’acustica

La domanda ovvia è … Come è possibile che una cultura vecchia di 10.000 anni potesse spostare pietre pesanti più di 50 tonnellate?

Curiosamente, tutti i siti antichi che sono caratterizzati da pietre MASSIVE hanno una cosa in comune: ci sono storie, leggende che dicono che queste sono state costruite dagli Dei.

Quindi, pensandoci … gli Dei arrivarono letteralmente sulla Terra per spostare pietre MASSIVE? O qui c’è qualcosa di più riguardo alla storia?

Ci sono diversi antichi miti che parlano di pietre massicce che si muovono in posizione orizzontale con l’aiuto del suono. La potenza del suono ha contribuito a far levitare i blocchi di pietre mettendoli in posizione.

Le leggende di Stonehenge parlano di levitazione e di come le massicce pietre utilizzate nella sua costruzione siano state trasportate da grandi distanze con l’aiuto della levitazione.

Curiosamente, si dice che nelle antiche leggende boliviane, ci raccontano di simili fatti come quello che sta dietro la costruzione di Puma Punku.

Ancora più interessante è il fatto che, secondo lo storico Erodoto Greco, gli Egiziani avrebbero preso conoscenza dagli “Dei” su come posizionare massicci calcarei di pietra, per costruire la grande piramide di Giza.

È tutto legato al suono?

Come può aiutare il suono a spostare oggetti? Questa è fantascienza, giusto? Non proprio. Mentre la tecnologia si muove in avanti così fanno i limiti di ciò che è possibile e non.

Un fascio di traino acustico mono-direzionale è già stato inventato e può ELEVARE e TIRARE un oggetto utilizzando solo le onde sonore da una direzione.

Ecco il video:

https://www.ancient-code.com/

Traduzione e adattamento: http://ningishzidda.altervista.org/  

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MEROVINGI

 Relievo in bronzo satinato Del 1867 di Emmanuel Frémiet  Con la figura di un Merovec vittorioso.  (CC by SA 3.0) 

La Leggenda del Quintauro La Mostruosa Creatura che diede Origine alla Stirpe dei merovingi.

di Carly Silver  31 Gennaio 2017  dal Sitio Web Ancient-Origins Versione in inglese traduzione di Nicoletta Marino Versione originale in inglese  Versione in spagnolo

Avete sentito parlare, è probabile, del Minotauro (metà uomo, metà toro), Probablemente haya oído hablar del Minotauro (mitad hombre, mitad toro), ma del Quinotauro?  

Nella storia antica dei Franchi si parla di un “mostro di Nettuno” che assomiglierebbe ad una creatura chiamata Quinotauro. 

Questo misterioso mito appare solo in un testo; narra la leggenda che il Quinotauro avrebbe generato una stirpe di re i cui discendenti ancora ai giorni nostri sono vivi ed appaiono anche in romanzi come II Codice da Vinci. 

Merovec, il fondatore della dinastia merovingia 

Questo mito narra la storia dei franchi, una tribù germanica i cui discendenti emigrarono in regioni che oggi corrispondono alla Francia, alla Germania e al Belgio e regnarono in questi territori.

Nella storia sui Franchi, il chierico Fredegario attribuisce la fondazione della sua dinastia regnante, i Merovingi, a un uomo di nome Merovec.  

Gregorio de Tours ci fornisce la prima fonte in cui si menziona Merovec.

Questo cronista non ci descrive Merovec come il discendente di una stirpe di mostri ma come un uomo mortale che fondò una nuova dinastia reale.

 Merovec, mitico fondatore della dinastia merovingia (Public Domain)

 Discendente di Clodione?

Gregorio de Tours dilaga sulle gesta dei discendenti di Merovec, anche su suo figlio Childerico, invece di parlare dei loro illustri avi.

Merovec avrebbe potuto essere imparentato con un precedente re dal nome Clodione, ma questo non trova conferme.

Casa significa tutto questo? Forse Merovec non era di stirpe nobile, ma un uomo che era salito in alto con le su forze: comunque sembra che i discendenti di Merovec furono storicamente più importanti dei suoi avi.

Altre fonti, come l’opera anonima Liber Historiae Francorum (“Il Libro della Storia dei Franchi”), identifica in maniera esplicita Merovec come parente di Clodione.

Il già menzionato Fredegario persegue però un linea diversa, affermando che la sposa di Clodione diede alla luce Merovec, ma che il padre non era il marito.

Secondo il cronista, quello che accadde fu che la madre di Merovec andò a nuotare in mare e lì fu posseduta da un mostro misterioso,

“creatura di Nettuno che assomigliava a un Quinotauro.”

Quindi Merove è figlio di un re mortale o di una creatura mitica?

 

Un quinotauro, specie di mostro marino, possiede la sposa del re Clodione, che rimane incinta del futuro re Merovec. Illustrazione di Andrea Farronato (Public Domain)

Chi era il Quinotauro?  

A parte la similitudine etimologica con la parola “Minotauro”, altro mostro famoso, Fredegario è l’unico che fa riferimento al Quinotauro, quindi non abbiamo mezzi reali di paragone.

Alcuni studiosi affermano che “Quinotauro” è solo una trascrizione sbagliata di “Minotauro”. 

I tori non sono animali abituali nei miti franco germanici, quindi tutto suggerirebbe che questa creatura è di ispirazione greco latina. 

Infatti, anche in questa epoca esisteva una lunga tradizione quando c’era da considerare i Franchi eredi del Mediterraneo classico (e quindi eredi legittimi dei Romani). 

Dopo la guerra di Tria, i Troiani e i loro alleati sarebbero fuggiti, secondo la leggenda, e arrivarono fino alle rive del Reno, dove i loro discendenti sarebbero divenuti i Franchi. 

La parola quinotauro potrebbe essere solo Una trasposizione errata di minotauro (nell’immagine) (Public Domain)

Perché Fredegario scrisse che Merovec era figlio di una creatura marina mitologica?

Forse Fredegario voleva elevare Merovec alla casta degli eroi.
 
Era caratteristica di molti eroi mitologici la discendenza semi mitica; pensiamo per esempio al re greco Teseo di Atene che affermava che sia il dio del mare Poseidone che il re mortale Egeo erano suoi genitori.
 
In parole povere, il fatto di avere come padre un mostro marino rendeva Merovec – e i suoi discendenti di carne ed ossa che vissero e regnarono ai tempi di Gregorio de Tours e di Fredegario – personaggi di un piano diverso da quello dei loro sudditi, forse li rendevano dei semidei o almeno con diritto ‘divino’ al trono.
 
Alcuni storici hanno affermato che i Merovingi erano di fatto considerati “re sacri” in un certo modo più che mortali – uomini sacri.
 
Dei re senza dubbio speciali forse invincibili anche sul campo di battaglia.
 
Gli autori di “Holy Blood, Holy Grail” insistono sulla possibilità che i Merovingi fossero discendenti di Gesù – e la di lui discendenza segreta sarebbe emigrata da Israele in Francia grazie a Maria Maddalena – e hanno difeso strenuamente questa teoria.
 
Altri esperti hanno detto la leggenda costituiva l’intento di analizzare etimologicamente il nome “Merovec” attribuendogli il significato di “toro marino” o qualcosa di simile.
 
Più che intendere il Quinotauro come una giustificazione mitologica di carattere sacro dei monarchi merovingi, c’è chi pensa che la questione è molto più semplice.
 
Se Merovec era figlio di Clodione e di sua moglie, allora era un normale mortale, per niente speciale. E se la regina, sposa di Clodione, avesse avuto un figlio con un uomo che non fosse stato suo marito e nemmeno una creatura mitologica, allora Merovec sarebbe un figlio illegittimo.
 
Invece di specificare che una creatura mitica diede i natali a Merovec, forse il cronista fu deliberatamente ambiguo per quanto riguarda il lignaggio del re – e pertanto anche di suo figlio Childerico – perché come ha scritto al riguardo il ricercatore britannico Ian Wood in un articolo su questo tema:
“nella nascita di Childerico non c’è stato niente di speciale”.
Bibliografia
  • Baigen, Michael, Richard Leigh, y Henry Lincoln – Holy Blood, Holy Grail: The Secret History of Christ & The Shocking Legacy of the Grail – New York: Delta, 1983.
  • Bitel, Lisa M. – Women in Early Medieval Europe, 400-1100 – New York: Cambridge University Press, 2002.
  • Collins, Roger – “Fredegar.” Authors of the Middle Ages. Ed. Patrick J. Geary. Volume IV, Nos. 12–13. Brookfield, VT: Ashgate, 1996.
  • Halsall, Guy – Cemeteries in Society in Merovingian Gaul: Selected Studies in History and Archaeology, 1992–2009 – Boston, MA: Brill, 2010.
  • Jones, Allen E. – Social Mobility in Late Antique Gaul: Strategies and Opportunities for the Non-Elite – New York: Cambridge University Press, 2009.
  • Murray, Alexander Callander. “Post vocantur Merohingii: Fredegar, Merovech, and ‘sacral kingship.'” After Rome’s Fall: Narrators and Sources of Early Medieval History. Ed. Alexander Callander Murray. Buffalo, New York: University of Toronto Press, 1998. 121-152.
  • Nelson, Janet L. – Frankish World, 750-900 – Rio Grande, OH: The Hambledon Press, 1996.
  • Reimitz, Helmut – History, Frankish Identity and the Framing of Western Ethnicity, 550–850 – New York: Cambridge University Press, 2015.
  • Wood, Ian N. – “Deconstructing the Merovingian Family.” The Construction of Communities in the Early Middle Ages. Texts, Resources and Artefacts. Ed. Richard Corradini, Maximilian Diesenberger, y Helmut Reimitz. Boston, MA: Brill, 2003. 149-172.
  • “Fredegar’s Fables.” Historiographie im frühen Mittelalter, Anton Scharer y Georg Scheibelreiter, Viena: Oldenbourg, 1994. 359-366.
  • The Merovingian Kingdoms: 450-751 – New York: Routledge, 2014.

http://www.bibliotecapleyades.net/

Il Grande Dio Sumero Enki

 Il Grande Dio Sumero Enki
Creatore, Protettore dell’Umanità,
Brillante Scienziato e Patrono degli Artisti ed Artigiani 

di di A. Sutherland
09 Maggio 2017
dal Sito Web AncientPages
traduzione di Nicoletta Marino
Versione originale in inglese
Versione in spagnolo

 (“Signore della Terra”), era il dio sumero dell’acqua di Eridu che si trova nelle zone umide del sud che oggi è Irak.

Era anche il dio della saggezza, creatore, protettore dell’umanità e il patrono degli artisti e degli artigiani.

Enki era conosciuto con altri nomi, come quello accadico babilonese Ea (“la cui Casa è l’acqua”) o NU.DIM.MUD (Nudimmud), “Colui che modella le cose”.

 Era saggio e abile in tutti i lavori, era un brillante scienziato, genetico e ingegnere.

Enki con due corsi d’acqua
Che escono dalle sue spalle, da un sigillo cilindrico.
Emergendo dalle profondità della montagna
Ecco il dio del Sole sumero Utu (Shamash accadico)
sosteniendo su sierra-espada.
Più in alto nell’aria fluttua Inanna (Ishtar accadica), la signora del cielo
(P. 19. John Gray. Mitologia del Vicino oriente Londra,
Hamlyn House Ltd. 1969).
Sigillo Adda (c. 2300 aC)
Immagine dal British Museum

Insieme a Anu, il dio del cielo, suo fratello Enlil, il dio dell’aria e Ninhursag, la madre terra, Enki era uno degli dei più potenti del panteon sumero.

Nei miti descritti nei testi sumeri, il Signore Enki è descritto come:

“colui che ha la conoscenza eccezionale, che conosce i poteri divini del cielo e della terra, che dalla sua dimora già conosce le intenzioni degli dei…”

Enki è associato alla città di Eridu nel sud della Mesopotamia.

Nella mitologia sumera, Eridu (E.RI.DU – ‘Posto costruito in luogo remoto’) era una delle città più antiche e più sacre dei Sumeri. Enki fu adorato a Eridu e lì aveva il suo tempio, E-Abzu (‘casa del Abzu’), che era anche conosciuta come E-engur-ra (‘casa dell’acqua sotterranea’).

Nell’arte mesopotamica, Enki è rappresentato come un dio seduto con una lunga barba che porta un copricapo ornato di corna e una lunga tunica.

Flussi di acqua escono dalle braccia e vanno verso il suolo, a volte con dei pesci che nuotano dentro il flusso d’acqua, queste sono il simbolo delle acque sotterranee del Abzu.

Ea (seduto) e le divinità che lo accompagnano.
Sigillo cilindrico sumero, aprox. 2300 a.C.
Immagine dalla Biblioteca Pierpont Morgan, Nueva York

Secondo l’epopea babilonese della creazione, ‘Enûma Elish‘, preso dalla biblioteca di Asurbanipal (aprox. 630 a.C.), Enki visse nel Abzu (Apsû en accadico) con creature mitiche, come i sette meditatori che furono creati per insegnare all’umanità e Isimud (Ismus), un dio messaggero con due volti che guardano in direzioni opposte, che era il servitore di Enki.

El Abzu, che era un luogo magico pieno di poteri divini, era visitato di frequente dagli dei che volevano rubare alcuni dei poteri di Enki.

Il grande dio Enki non era un governante, ma dava ai governanti ciò di cui avevano più bisogno – conoscenza e intelligenza – ed egli diede la parola agli esseri umani.

E gli antichi testi sumeri recitano così:

Enki creò le terre fertili e le città della Mesopotamia.

Egli creò i pesci nei fiumi, e gli animali selvaggi nelle steppe. Egli diede i semi di grano, di fagioli e di orzo e coltivò il mais nei campi. 

 “Enki, il Signore dell’abbondanza, degli incarichi di fiducia,
Il Signore della saggezza, che ascolta la terra,
il capo degli dei,
dotato di saggezza,
il Signore di Eridu
cambiò il parlare delle loro bocche
[Incorporò] la discussione,
nella lingua degli uomini
Che era stato innanzi tempo una…” 

Creò gli ovini e le stalle, portò la civiltà all’umanità e insegnò come costruire canali e templi

‘mettendo i palette delle fondamenta nei posti giusti.’

Enki seduto nel Abzu. 

Enki è menzionato in un gran numero di antichi miti originari del sud dell’Irak fino alle coste levantine. Ne riportiamo solo alcuni di loro.

Nel mito “Adapa e il Vento del Sud” (o ‘Adapa e il vento del sud – Il linguaggio ha il potere di vita e di morte’ – Adapa and the South Wind – Language Has the Power of Life and Death), Enki (Ea) aiuta l’umanità a mantenere il dono della magia e degli incantesimi e secondo l’epopea sumera intitolata “Inanna e Enki“, fu colui che donò l’arte della scrittura alla gente della terra ed era il guardiano dei poteri divini chiamato “Me”, i doni della civiltà che lui controllava.

Nel mito sumero “Enki e l’ordine mondiale“, si narra che Enki fissò le frontiere nazionali e assegnò a ognuno degli dei la propria funzione.

E’ menzionato anche varie volte il fatto che gli Anunnaki,

‘rendevano omaggio’ al dio Enki e cantavano le sue lodi, vivevano in mezzo alla gente dei Sumeri, nelle città e in campagna e si dice che due volte decretarono il destino dell’umanità…’

http://www.bibliotecapleyades.net/

La divinità etrusca Vatika.

Città del Vaticano Image credit: History Cooperative

La Dea Etrusca “Vatika dell’Oltretomba”
– Qual’è il collegamento? –

di Ellen Lloyd
25 Aprile 2017
dal Sito Web AncientPages
traduzione di Nicoletta Marino
Versione originale in inglese
Versione in spagnolo

Ellen Lloyd – è la proprietaria di AncientPages.com e l’autore che ha speso decadi per la ricerca sugli antichi misteri, miti, leggende e testi sacri, ma è anche molto interessata all’astronomia, astrobiologia e scienza in genere.

Il Vaticano è il simbolo della Cristianità.

Oggi siamo così abituati al nome che è arduo pensare come ha preso il nome di Vaticano. La verità è che il nome non è né latino né greco e non esiste traccia nemmeno nella Bibbia.

Il nome che associamo alla Chiesa è intimamente legato alla divinità etrusca Vatika.

Come Andiamo a scoprire, il nome “Vaticano” è antecedente alla Cristianità ed è avvolto dal mistero.

Mappa di Città del Vaticano In evidenza importanti edifici e i Giardini vaticani. Immagine: Wikipedia

Dentro lo Stato della Città del Vaticano

Lo Stato della Città del Vaticano fu fondato l’11 febbraio 1929.

Situato in Roma, Italia, è il più piccolo paese indipendente del mondo per popolazione e per area. La città ha una popolazione di circa 840 persone e si trova in un’area di circa 108 acri (44 ettari).

Il Vaticano è un simbolo della fede romana cattolica e il suo potere e la sua influenza sul popolo religioso è innegabile e l’autorità della Santa Sede si estende ai Cattolici in tutto il mondo.

Il Palazzo del Vaticano, a nord della Basilica di San Pietro è la residenza del Papa all’interno delle mura della città.

Il Vaticano è famoso per i suoi bei palazzi come la Cappella Sistina, la Piazza di San Pietro e la Basilica di San Pietro. I Musei Vaticani sono pieni di capolavori di pittura, scultura e altri pezzi d’arte raccolti dai Papi nei secoli.

La Libreria Vaticana si trova nel Palazzo del Vaticano

Cappella Sistina. da Wikimedia Commons

La Libreria Vaticana fu fondata nel 1451 d.C. e contiene più di 80.000 manoscritti, stampe, lamine e incunaboli (libri stampati prima del 1500 d.C.) scritti nel tempo da persone di diverse fedi di tutto il mondo.

Per rendere agibile al pubblico l’antico materiale, alcuni anni fa, la Libreria Apostolica Vaticana a iniziato a digitalizzare i suoi preziosi antichi manoscritti religiosi e li ha messi online nel suo sito web.

Nel 2014, la Libreria Vaticana aveva on line 4.000 antichi manoscritti

Libreria vaticana
Immagine di Fabio Frustaci/Eidon/Zuma

Gli archivi segreti del Vaticano non sono così segreti come molti pensano.

Nel 1881, Papa Leone XIII premise agli studenti di visitare gli archivi privati per la prima volta e oggi è possibile chiedere l’accesso ai documenti, ma gli esterni devono sapere cosa vogliono consultare perché con 52.000 scaffali di archivio, i bibliotecari vietano la libera navigazione.

L’etrusca Dea Vatika del Mondo Sotterraneo

Il nome Vaticano è un vero mistero.

Non ha niente a che vedere con la Bibbia, la lingua greca o latina. Come molte altre tradizioni e usi cristiani, il nome che noi associamo alla Chiesa, ha origini pagane.

Più di 28 secoli fa, e prima della leggendaria Fondazione di Roma di Romolo e Remo, esisteva un popolo chiamato gli Etruschi.

Circa 3000 anni fa, i misteriosi Etruschi si stabilirono in una regione dell’Italia centrale conosciuta come Etruria, governarono la regione del Mediterraneo prima del sorgere di Roma.

Nel mondo etrusco, Le donne come i loro contemporanei della civiltà greca, godevano di molta libertà.

Stiamo ancora cercando di decifrare la difficile lingua degli Etruschi, negli anni però abbiamo imparato molto delle loro credenze e della vita quotidiana.

Infatti, molte delle conoscenze che possediamo sulla civiltà romana provengono dagli Etruschi.

Gli Etruschi non seppellivano i morti entro le mura delle loro città. Invece costruivano un grande cimitero su un pendio collinare fuori della loro antica città nell’area che poi divenne la città di Roma.

Purtroppo la maggior parte della letteratura e mitologia etrusca è andata persa, ma sappiamo che la guardiana di quella necropoli era l’etrusca dea Vatika (a volte pronunciata come Vatica).

Era la dea dell’Oltretomba ed era suo dovere sorvegliare su coloro che erano passati a miglior vita.Gli Etruschi credevano nella vita oltre la vita, ma quello che noi sappiamo sull’argomento deriva solo da delle immagini e dai manufatti scoperti nelle loro tombe. Sembra che le credenze degli Etruschi sulla vita oltre la vita siano molto simili a quelle degli antichi Egizi.

Trattare i resti del defunto per la sopravvivenza e il loro futuro viaggio nella nuova vita era molto importante.

Statuetta di bronzo del demone Vanth. Etruschi, 425-400 a.C. Trovata vicino al monte Vesuvio, Campania, Italia Immagine dalla Collezione Hamiton.

Vanth, un demone degli inferi etrusco e servo di Caronte (in greco Cheiron), signore dell’Oltretomba era spesso ritratto sulle urne che contenevano le ceneri dei corpi cremati.

Vanth era di solito ritratta con ali e aveva dei serpenti Pelosi attorcigliati attorno alle braccia.

Secondo la mitologia etrusca, Vanth accompagnava dal momento della morte fino all’entrata nell’Oltretomba.

Da dove proviene il nome Vaticano?

Vatika ha molti altri significati nell’antico etrusco

Il nome non era solo associato alla dea dell’Oltretomba. Vatika era anche un’uva dal sapore quasi amaro usata dal contadino per produrre vino di bassa qualità.

L’uva, come un’erba dallo stesso nome, cresceva sulle colline. Quando le persone la mangiavano, aveva esperienze allucinogene e la parola passò alla lingua latina come un sinonimo di “visione profetica”

La parola latina vaticinator significa “predizione, profezia” da vatis “poeta, insegnante, oracolo”

Fonti bibliche danno svariate spiegazioni sull’origine del nome Vaticano. Secondo l’Enciclopedia Cattolica, l’origine del nome Vaticanus non è certa, alcuni sostengono che derive da una città etrusca scomparsa che si chiamava Vaticum.

Comunque, secondo in curatore vaticano, la Collina Vaticana prende il nome dalla parola latina Vaticanus, un vaticiniis ferendis, riferendosi agli oracoli; oppure da Vaticinia, che anticamente erano stati emessi in quel luogo.

Possiamo così concludere dicendo che l’origine del nome Vaticano non è Chiara, ma molti ricercatori pensano che il nome derivasse dalla lingua etrusca

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