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in un mondo di servi volontari

LA “TERRA DI NESSUNO” CULTURALE 

Cultura del Caos e Vangelo secondo me: i distruttori della nostra civiltà stanno sfruttando un salto generazionale c’è una generazione che manca all’appello della storia che non hanno fatto in tempo a conoscere il mondo di ieri

I distruttori della nostra civiltà stanno sfruttando un salto generazionale. di Francesco Lamendola 

ALL’AMICO ANDREA.

C’è una generazione che manca all’appello della storia, o forse due: quelle dei nati fra il 1970 e oggi; quelle degli uomini e delle donne, dei ragazzi e dei bambini, che non hanno fatto in tempo a conoscere il mondo di ieri, cioè prima dell’avvento della globalizzazione, né a ricevere delle solide basi educative dai loro genitori, dai loro insegnanti, dai loro sacerdoti, perché ormai molti genitori, molti insegnanti e molti sacerdoti erano già stati infettati dal virus del modernismo, avevano già abdicato al loro personale senso critico e si erano intruppati volonterosamente nel gregge dei pecoroni, dove la massa fa la giustizia, e il numero crea il diritto; dove quello che conta è seguire la corrente, e inseguire i folli miti del consumismo; e dove non si amano più le persone, ma le cose, i telefonini, i computer, le automobili, i vestiti firmati, gli orologi di marca; dove conta l’apparire e non l’essere, l’abbronzatura e non la bellezza interiore, i soldi e non l’onestà.

Le persone nate fin verso gli anni Sessanta del secolo scorso, bene o male, in maggioranza hanno ricevuto quella educazione: hanno visto i loro genitori lavorare duramente e non fare mai debiti, non vivere mai al di sopra delle loro possibilità, condurre una vita sobria, coltivare il lavoro, l’amicizia, la fedeltà alla parola data; hanno visto i loro maestri e professori insegnare con passione, con competenza, con il senso di una vera e propria missione da compiere, per mezzo della cultura, dei valori etici, dell’esperienza da trasmettere ai giovani; e hanno visto i loro sacerdoti calarsi con fervore nel sacramento dell’Ordine, insegnare il Vangelo con le parole e con l’esempio, prendere con serietà le cose di Dio, vivere la fede con generosità ed entusiasmo, ma anche con timore e tremore, come si addice a chi si confronta con l’abisso insondabile dell’Assoluto. Non sempre, beninteso, gli adulti erano all’altezza di quei valori e di quei modelli; però, onestamente parlando, lo erano più spesso di quel che non si pensi.
Facevano del loro meglio, quasi sempre; e quasi sempre almeno alcuni di loro riuscivano a trasmettere ai bambini e ai ragazzi qualcosa della loro serietà, della loro vocazione, del loro sentimento maturo e responsabile della vita, che non era, per essi, una scampagnata in cerca di divertimenti, ma una pagina bianca sulla quale si scriveva una riga, ogni giorno, con l’aiuto di Dio e con il conforto dell’esempio ricevuto dalle generazioni precedenti.
Ora questo legame generazionale si è interrotto; c’è stato un salto, un vuoto, una frattura, si è creata una terra di nessuno, sulla quale son piombati, come falchi, come avvoltoi, come sciacalli, i signori della distruzione: gl’intellettuali nichilisti, gli amministratori raccomandati, i politici cinici e disonesti, gl’imprenditori fasulli e senza scrupoli, i finanzieri d’assalto, uno stuolo d’insegnanti senza solide basi culturali e senza il senso della loro missione, un esercito di preti e vescovi senza vocazione’, ma, in compenso, resi sempre più audaci, sempre più presuntuosi, sempre più arroganti da un altro esercito di cattivi teologi, nel gridare dai tetti il loro nuovo vangelo: il vangelo secondo me, e non più il Vangelo secondo Gesù Cristo. E i signori della distruzione, in questo vuoto, hanno messo i contenuti che hanno voluto, senza timore di smentita o di contraddittorio: approfittando dell’ignoranza sempre più diffusa, della rimozione del passato, dell’azzeramento delle radici e dell’auto-disprezzo della propria civiltà, hanno raccontato ai giovani – attraverso i mass-media, la scuola, la classe politica e la stessa cultura, o sedicente tale (vi sono programmi “culturali”, alla televisione, che fanno semplicemente rabbrividire), quel che hanno voluto: riscrivendo a modo loro la storia, il passato, la tradizione, l’identità, la famiglia, la patria e la religione.
Il risultato è che moltissime persone nate dopo il 1970, anche se diplomate e laureate a pieni voti, anche se attente ai fatti culturali, anche se se si tengono costantemente informate sui problemi di attualità, non sanno proprio un bel nulla di quel che sta accadendo nel mondo, né di quel che è accaduto; credono a tutta una serie di favole preconfezionate, che tramandano alla rovescia le vicende dell’Italia, dell’Europa e del mondo, fin dall’antichità, ma soprattutto da quando è sorto il cristianesimo e si è poi stabilità la civiltà cristiana medievale, su, su, fino alle due guerre mondiali, alla guerra fredda, alle ultime tensioni internazionali fra Stati Uniti, Russia, Turchia, Iran, Cina, Unione europea.
Di ogni cosa è stata fornita la versione politicamente corretta, cioè ampiamente rivista e rimaneggiata, ad uso dei poteri forti oggi imperanti, e che già si stavano profilando all’inizio della modernità: la Massoneria, le grandi banche, una parte del giudaismo, divenuto poi sionismo, e trasformatosi, così, da potere esclusivamente finanziario, anche in potere politico-strategico, fino ad assorbire e manipolare ai suoi fini egemonici gli stessi governi degli Stati Uniti d’America, sia democratici che repubblicani: si vedano George Soros, la famiglia Rotschild, le banche Lehman Brothers e Goldman Sachs, il potentissimo Henry Kissinger.
In Italia, è stata accreditata una versione della nostra storia nazionale che serve, sostanzialmente, a giustificare i compromessi, le piroette, le furberie, e gli autentici atti di banditismo politico, che hanno contrassegnato la nascita della Repubblica e la sua evoluzione, rigorosamente democratica e antifascista, come no, e rigorosamente pluralista e buonista, pacifica e tollerante, accogliente e garantista: la Repubblica di Pulcinella, dove la legge serve a tutelare più i delinquenti che i galantuomini, più gli immigrati/invasori clandestini che i cittadini, più gli amministratori che gli amministrati, più i governanti che i governati, più i parassiti che i lavoratori, più gli evasori fiscali che quanti pagano le tasse, e più i cialtroni, i fanfaroni, i disonesti, i raccomandati, gl’incompetenti e gl’incapaci, che i meritevoli, gli onesti, i competenti, i responsabili, i laboriosi. E tutto questo per negare due evidenze che non sono ammissibili per la cultura politicamente corretta: che in Italia, nel 1943-1945, vi è stata una feroce guerra civile, prolungatasi con i massacri indiscriminati, gli assassinii, gli stupri, le torture, gli infoibamenti (il correttore automatico non riconosce quest’ultima parola, il che è rivelatore) dei mesi successivi alla fine delle ostilità, quel glorioso 25 aprile del 1945; e che l’Italia, come nazione, è uscita sconfitta, umiliata e calpestata dall’esito della Seconda guerra mondiale, e cancellata dal novero delle grandi potenze: sconfitta e umiliazione sancite dal Trattato di pace di Parigi del 1947, nel quale, per supremo oltraggio, il governo italiano s’impegnava a non perseguire i traditori che, fin dal 10 giugno 1940 (e non solo dall’8 settembre 1943, data ufficiale dell’armistizio con gli Alleati) si erano adoperati per la sconfitta della Patria e per la vittoria del nemico, pardon, dei baldi e disinteressati liberatori anglo-americani.
Anche la storia della cultura è stata manipolata, rielaborata, riscritta, secondo la versione politically correct: si è fatto credere ai giovani che la cultura è sempre e solo, per definizione, una cosa di sinistra, progressista e antifascista; che una cultura di destra non esiste, non è mai esistita e non può esistere; che Ezra Pound era un pazzo, Giovanni Gentile era un irresponsabile, Knut Hamsun era un venduto, Céline era uno squilibrato, Mircea Eliade era un bieco reazionario e Giovanni Papini, un vecchio rimbambito. Motivo: tutti costoro, e parecchi altri, che non vengono mai ricordati (anche se alcuni di loro hanno scritto opere di valore immensamente superiore a quelle dei vari Balestrini, Eco o… Dario Fo), si erano schierati dalla pare sbagliata, avevano rinnegato i sacri valori della libertà e della democrazia e avevano preso partito per i carnefici nazisti: tesi che ha, più o meno, la stessa consistenza di quella secondo cui i vari araldi della sinistra, da Sartre a Éluard, da Aragon a Neruda, da Moravia a Pasolini, altro non sono stati che i fiancheggiatori dello stalinismo e i complici morali dei crimini di quel regime. Gli esponenti dell’area culturale cattolica, poi, sono stati fatti sparire addirittura, quasi con un gioco di prestigio: e gli studenti italiani continuano a ignorare perfino i nomi di Nicola Lisi, di Bonaventura Tecchi, di Riccardo Bacchelli, di Eugenio Corti.
E quel che è accaduto per la storia, vale anche per tutti gli altri ambiti della cultura e dello studio, nonché per la musica leggera, il cinema, lo spettacolo, la televisione, lo sport, perfino la scienza e l’arte, specialmente l’architettura e l’urbanistica, ma anche la pittura e la scultura. Anche qui si sono rifatte le liste di proscrizione e quelle di approvazione, si sono distribuite le pagelle dei buoni e dei cattivi; ma quelli veramente scomodi, li si è condannati al silenzio e all’oblio, che è sempre l’arma migliore per annientare qualunque avversario, reale o potenziale. L’avversario da annientare è sempre lo stesso: colui che invita a riflettere, colui che esercita la libertà del pensiero, che non si lascia condizionare, né ricattare, intellettualmente o moralmente, o entrambe le cose; che respinge gli schemi e le pappe precotte, le minestrine riscaldate e scipite, fatte passare per capolavori dell’alta cucina, che tutti devono applaudire e complimentare.
Qualcuno penserà che stiamo esagerando; ebbene, faccia caso a quali volti sono spariti dai telegiornali e dalle tavole rotonde televisive, quali firme sono scomparse dai giornali e dalle riviste in questi ultimi anni: a meno che costui sia affetto da una forma incurabile di distrazione cronica, si renderà conto che sono scomparsi precisamente i migliori, i più liberi, quelli che pensano con la loro testa, quelli che non stanno sul libro paga dei poteri forti, quelli che hanno il coraggio di dire la verità. Son rimasti i peggiori, i più mediocri, i più vili, i più conformisti, i più servi, i più banali.
Un fenomeno molto italiano, certo; ma, purtroppo, un fenomeno anche europeo, e, ormai, mondiale. Le teste pensanti vengono ridotte al silenzio, perché nessuna voce dissonante deve turbare la pacifica ruminazione del gregge dei pecoroni. Il Pensiero Unico avanza, dilaga, s’impone ovunque, diventa legge. Chi contravviene al Pensiero Unico, rischia ormai una querela: e, sotto la minaccia, molti giornali devono tacere, molte reti televisive devono adeguarsi, molte voci potenzialmente critiche sono messe a tacere.
I nostri studenti apprendono, sui banchi di scuola, che il fascismo aveva tolto la libertà di stampa, si era impadronito dei giornali, monopolizzava i programmi radio: il che è vero. Non viene loro detto, però, che, nell’attuale regime democratico e repubblicano, avviene la stessa cosa, se non peggio, però senza che ciò sia esplicito e dichiarato: avviene de facto, semplicemente perché non si trovano più un solo giornale o rivista, una sola rete radio o televisiva, che abbiano voglia o interesse a far risuonare una voce libera; in un mondo di servi volontari, le forme della libertà sono rispettate, ma solamente quelle.
La sostanza è una dittatura; anzi, un vero e proprio totalitarismo. Gli storici discutono ancora se il fascismo fu un totalitarismo o no; il sistema politico-sociale odierno, imposto dall’alta finanza e dai poteri forti internazionali, dei quali i politici europei sono solo i valletti e i camerieri, è sicuramente un totalitarismo, perché non si limita a controllare l’informazione, ma sta lentamente modellando i modi di pensare, di sentire, di vivere, di centinaia di milioni di persone; le sta letteralmente “rifacendo” di sana pianta, come passandole attraverso un duplicatore, dal quale escono simili a prima, ma intimamente cambiate: senza ricordi del passato, senza cognizione del presente, senz’ombra di  domande sul futuro.
Già, il futuro. Come dire a 500 milioni di europei che entro poco più di una generazione saranno spariti, e che l’Europa sarà diventata un continente islamico o islamizzato? No, meglio non dirglielo; anzi, bisogna non dirglielo. Le élites globali hanno deciso che l’islamizzazione deve procedere, e così sta avvenendo. Non si parla di questo problema come del problema numero uno dell’Europa; nessuno dei partiti maggiori, né in Italia, né in Francia, Germania, eccetera, ne parla come del problema numero uno. Eppure lo è; eccome se lo è. Il tasso d’incremento demografico non è una opinione: è matematica. Non stiamo facendo delle ipotesi, non stiamo almanaccando sulle probabilità: stiamo dicendo esattamente quel che è destinato ad accadere, a meno che si corra immediatamente ai ripari.
Ma come correre ai ripari, se nessuno lancia l’allarme, anzi, se chi lo fa viene subito bollato e zittito quale xenofobo, razzista, populista ed estremista di destra? Se, davanti alla rivolta del Cara di Cona, nel veneziano, con gli operatori presi in ostaggio dai “profughi” ivoriani e nigeriani (ma in Nigeria e in Costa d’Avorio c’è la guerra?), tutto quel che il prefetto sa fare è balbettare che, poverini, si può capire che si siano agitati perché una dei loro è morta (di malattia!), anche se i cattivelli non dovrebbero poi diventar violenti. Ma come reagire, se nessuno si ricorda più del Cara di Mineo, ove due anziani coniugi furono massacrati (lei anche violentata) da un “profugo” ivoriano, nell’agosto 2015? Memoria corta, oblio, silenzio: le armi del totalitarismo democratico, globalista e progressista, al quale si è associato anche il vertice della Chiesa cattolica. Cancellata la buona teologia tomista, e sostituita dagli sproloqui della “svolta antropologica” dei Rahner e dei Kasper; silenzio sul peccato, il giudizio e l’aldilà; Gesù Cristo ridotto a un amicone, e Dio a una variante dell’intelligenza umana. Sì: qualcosa s’ è perduto, nelle ultime due generazioni…

L’autarchia mammona & gli dèi abusivi

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Per una teologia del castigo

Nell’Antico Testamento le sciagure sono il castigo riservato agli empi. Così i Proverbi:

Non giunge al giusto alcun malanno, gli empi invece son pieni di mali. (Pr 12,21)

O il Siracide:

Chi pecca contro il proprio creatore cade nelle mani del medico. (Sir 38,15)

Nei Vangeli, invece, Gesù si intrattiene coi lebbrosi e guarisce gli infermi. E ai suoi insegna:

O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico. (Lc, 13,4-5)

L’idea che le disgrazie scaturiscano dalla trasgressione di un codice etico è delle due la più antica, essendo anche la più primitiva. In essa agisce non tanto la volontà di dare un ordine razionale a ciò che ci appare arbitrario, ma piuttosto l’illusione teleologica e consolatoria di una giustizia intellegibile – corrispondente cioè alla norma etica del momento – che governerebbe i destini degli uomini.

Vieppiù consolatoria – e quindi appagante, e quindi responsabile del suo successo – è la sua inversa funzione giustificante: se la disgrazia colpisce i peccatori, allora io che non ne sono colpito sono un giusto. E in quanto giusto, a me non può succedere. È difficile resistervi. Se Tizio muore prematuramente ci preoccupiamo di sapere se conducesse stili di vita sbagliati. Se è vittima di un incidente ci auguriamo sia stato imprudente, non sfortunato. In quanto ai poveri, giova sempre sapere – o immaginare – che non lavorano perché assenteisti o sfaticati, che si drogano, delinquono, frequentano compagnie sbagliate, non si lasciano aiutare ecc. Che se la sono cercata.

Per quanto umana e parto dell’umana fragilità, la colpevolizzazione delle vittime è però la deriva mentale non solo più ingiustificata e ripugnante, ma anche la più pericolosa:

1 – perché nell’offrire una finta causazione alla portata di tutti ostacola la ricerca delle cause naturali e quindi l’avanzamento delle conoscenze;

2 – perché celebra nelle ingiustizie i correttivi di una società che piace credere dura ma giusta, alimenta la fede nello status quo, fa delle opposizioni e delle lotte per l’avanzamento sociale un fastidio;

3 – perché esclude la compassione: se chi subisce il male sconta i propri errori, non bisogna compiangerlo ma anzi trarne soddisfazione per la giustizia che vi si compie e la conferma della propria immunità. Non è però qui un problema di buon cuore, essendo piuttosto l’immedesimarsi nei problemi altrui un razionalissimo motore di civiltà: i sani curano gli infermi nella prospettiva di ammalarsi, i giovani aiutano i vecchi nella prospettiva di invecchiare, chi sta in alto tende la mano a chi sta in basso nella prospettiva di cadere. Il moralismo, all’inverso, ci restituisce al mondo delle bestie per altra via.

4 – perché nel giustificare il male giustifica la violenza. I genocidi, le oppressioni e le stragi in grande scala sono tutti preceduti da una demonizzazione etica delle vittime per rendere accettabile l’enormità di quei fatti. I crimini per interesse restano circoscritti all’obiettivo, quelli a cui si dà il nome di giustizia non hanno invece limiti, né remore, né decenza.

Si immaginerebbe che la modernità abbia fatto i conti con queste devianze. In fondo millenni di filosofia e secoli di scienza non hanno dato una definizione univoca di libero arbitrio, né hanno dimostrato che esista. Pare comunque unanime che se gli individui fossero liberi di scegliere, e quindi di sbagliare, e quindi di meritare un castigo, questa libertà – posto che esista – sarebbe confinata in un margine infinitamente più ristretto di quanto non ci suggerisca il senso comune.

Nel dubbio possiamo quindi salvare convenzionalmente il concetto per formulare giudizi, educare la prole, amministrare la giustizia ecc. ma dovremmo avere la decenza intellettuale di non farne una priorità causale.

Accade invece il contrario, e anzi di peggio: che oggi la trasgressione etica come causa efficiente e prevalente delle sciagure umane non sia attribuita solo agli individui – che già sarebbe aberrante – ma a intere comunità: gli italiani, i greci, gli imprenditori, i giovani. Che hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, che non pagano le tasse, che corrompono e si fanno corrompere, che accumulano debiti, che non sanno competere, che rifiutano il progresso, che chiagnono, fottono e non vogliono prendere la medicina. E ne scontano quindi il castigo.

È il principio della pena collettiva, che esce dalla porta dei diritti umani e rientra dalla finestra dei diritti economicamente sostenibili. O della Vergeltung, la rappresaglia nazista che si rivergina nel giro di pochi decenni. In questo caso però con le vittime impegnate non a denunciarne l’orrore ma a rivoltare le proprie fila per consegnare al boia i fratelli: i vecchi troppo agiati, gli impiegati troppo tutelati, i giovani troppo viziati, gli evasori, i populisti, gli xenofobi, gli avari, gli egoisti, i corrotti. Finché, parafrasando un noto paradosso, non resterà loro che consegnare sé stesse.

Purtroppo questi deliri anche lessicalmente puerili (ne abbiamo abbozzata una fenomenologia qui) non rimangono confinati nel basso ventre della superstizione e del ritardo mentale, come dovrebbero, ma permeano il discorso politico fino ai suoi vertici. Con il duplice effetto di chiudere la via a un’analisi razionale delle cause per risolvere i problemi a cui si allude (v. punto 1) e di impedirci di vedere nella disgrazia degli altri il presagio della nostra (v. punto 3). Così ad esempio i giornalisti di un noto quotidiano economico che, avendo invocato la falce dei mercati nel 2011, ne assaggiavano il filo nel 2016. Cose che capitano se quando sale l’acqua in terza classe, nel salone delle feste si brinda a tutta pagina invece di denunciare la falla.

Il moralismo è il rifugio più penoso. Perché a qualsiasi altezza della catena ragionativa offre una via di fuga per attribuire la responsabilità delle proprie decisioni e analisi fallimentari a chi le subisce. Di quella catena è l’anello maleodorante, ciò che la rende feccia, superstizione, passe-partout dialettico alla portata di ogni pecora che, per un giorno, vuole farsi leone affondando i denti nella carne dei moribondi. Fosse anche la sua.

Nell’illusione di responsabilizzare gli altri, le interpretazioni morali deresponsabilizzano chi ne fa uso esonerandolo dal capire e agire secondo ragione. Anche perché, in una retorica cristallizzata come un catechismo dove a ogni male corrisponde il suo peccato, non c’è più niente da inventare. Si consideri il capitolo dedicato alle crisi. Semplice, diretto, universale – a prova di scimmia (ポカヨケ):

Subiamo la crisi… Per colpa…
… economica … della Prima Repubblica spendacciona, degli amministratori spreconi
… finanziaria … dei banchieri avidi
… occupazionale … dei giovani comodi e accidiosi, degli apprendisti esosi, dei vecchi viziati e fannulloni
… produttiva … degli imprenditori pavidi e piagnoni
… migratoria … degli italiani razzisti
… delle finanze pubbliche … dei furbetti dello scontrino
… dei servizi pubblici … dei corrotti
… dell’Europa … dell’egoismo tedesco
… della politica … del populismo

Questa rogna prospera anche perché aggredisce gli anticorpi che la dovrebbero contenere, cioè la logica e il pensiero scientifico, quest’ultimo infiltrato e piegato non già a ricercare le cause storiche, politiche, aritmetiche dei problemi, ma a ripresentarne circolarmente gli effetti per dimostrarne la natura peccaminosa. I meridionali stanno peggio? Quindi sono peggiori. I giovani non lavorano? Quindi non ne hanno voglia. L’Italia va male? Quindi ci si comporta male. Applicazioni che non differiscono in nulla dalle più famose craniometrie apologetiche dell’arianesimo.

Chi poi non fosse d’accordo, chi proponesse di sostituire la logica e i precedenti storici alla morale delle fiabe è invece complice del declino. Giustifica i peggiori, si direbbe. Ne fa senz’altro parte anche lui.

Abbattuta così ogni barriera immunitaria, il morbo si fa onnipotente e dal discorso si insinua nell’agire, paralizzandolo. La politica smette l’ambizione di tradurre le soluzioni in regole e si dà a quella, millenaristica e grottesca, di fustigare il vizio, amministrare l’espiazione, redimere le moltitudini. Nascono partiti e correnti per promuovere l’onestà, combattere l’odio, predicare la solidarietà e l’accoglienza, sanzionare gli egoismi (al plurale). Si prefiggono, nientemeno, di cambiare la mentalità dei popoli. Sono idealisti, predicatori, pedagoghi, psicoterapeuti, maestre d’asilo – tutto fuorché servitori di una res publica che deve anzi servire le loro visioni, essere all’altezza dei sogni che li invasano.

Questa inversione – la stessa del folle che pretende di ruotare il pianeta per avvitare un bullone – certifica l’impotenza della politica, cioè la sua morte. O per meglio dire, la perverte in qualcosa che è al tempo stesso nuovo e primordiale. Ne fa una casta sacerdotale, il middle layer di una teocrazia laica i cui dèi non posseggono la sostanza della divinità ma ne usurpano gli attributi: i grandi investitori, le banche centrali, i decisori non eletti, le commissioni e i patti transnazionali, le agenzie di rating e tutti coloro che, in forza di un’indipendenza ordinamentale sciaguratamente negletta dai più, rispondono solo al proprio capriccio.

Alla politica in senso lato (e quindi anche ai mezzi di informazione) spetta il compito etimologicamente re-ligioso di mediare la volontà degli pseudo-dèi, difenderla dalla blasfemia di chi vi si oppone, imporla e predicarla ai fedeli traendone una norma etica e un corollario di dogmi, feticci e virtù cardinali: competizione, produttività, libertà dei commerci, internazionalismo, intraprendenza, digitalizzazione… Ma più ancora deve nasconderne i danni dietro la cortina teologica del castigo e riversarne la responsabilità su un popolo indegno, irriconoscente e immaturo: “… ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo” (ibid).

Un castigo giusto e meritato, si intende, sicché nessuna soglia è inaccettabile: nemmeno il sacrificio umano – salvo chiamare diversamente i suicidi e le morti premature che, in Grecia come altrove, hanno spento decine di migliaia di vite per compiacere gli autarchi di mammona: gli dèi abusivi, gli antagonisti della divinità (Lc 16,13). È fanatismo religioso, con l’aggravante di prostrare le masse a creature del fango e non del cielo, la cui forza sta tutta nella follia di chi ci crede e di chi, smarrito il giusto, lo cerca nella disgrazia degli altri.

Fonte diretta: http://ilpedante.org/post/per-una-teologia-del-castigo

Ps: i commenti all’interno del link sopra menzionato, sono molto interessanti.

Almanacco di settembre 2016

Carotenuto: i Maghi Neri non ci domineranno per sempre
Fa più rumore un albero che cade, lo sappiamo: l’immensa foresta cresce in silenzio. Oggi però di alberi ne cadono a migliaia, tutti i giorni. E’ un fragore spaventoso, che provoca smarrimento. Il che non è casuale: più che il legname, infatti, al taglialegna interessa proprio la paura che il crollo provoca. Guerre, disperazione, crisi economiche accuratamente progettate. Ma l’indotto globalizzato della strage quotidiana, il “core business del male”, non è nemmeno il lucro: l’obiettivo numero uno è lo scoraggiamento di massa, planetario. La resa dell’umanità. Continua QUI

Disastri e terremoti: “Bambole, non c’è una lira!” 
 
di Michele Rallo

Ci risiamo. Ancora una volta a contare i morti, e a chiederci quanti avrebbero potuto salvarsi se i fondi pubblici fossero stati spesi in modo più intelligente ed onesto. E, ancora una volta, a chiederci dove trovare i soldi per ricostruire e, soprattutto, per prevenire futuri disastri.

Certo, il Vispo Tereso ha dichiarato che “i soldi ci sono” e che i paesi distrutti saranno ricostruiti “pietra su pietra”. Ma oramai non gli crede più neanche la Fata Turchina. I soldi non ci sono, come risulta evidente dalla cifra ridicola stanziata dal governo per le prime esigenze: 50 milioni. Una miseria, se si pensa che in pochi giorni con i “2 euro solidali” si sono già raccolti 12 milioni. Continua QUI


Tentativi (disperati) di triumvirato 
 

Fonte: Sputnik

La sceneggiata di Ventotene dove, a bordo dell’unica portaerei – per segnalare l’idea della forza di cui teoricamente dispongono – Merkel, Hollande, Renzi s’incontrarono, qualche giorno fa, voleva essere, ed era, a suo modo,  simbolica. 
 
Voleva dire: eccoci qua, rappresentanti attuali dei tre principali paesi fondatori dell’Unione Europea. Rimaniamo, siamo compatti, siamo convinti, potete contare su di noi.
 
Si capisce che Ventotene era la risposta in pompa magna al Brexit. Con quali contenuti non fu chiaro, ma lo spettacolo ha le sue regole. Lo spettacolo non ha bisogno di spiegazioni, deve piacere e basta. In effetti nulla è stato deciso, né cambiato. Solo qualche correzione d’accenti. Niente mutamenti strutturali, niente modifiche istituzionali.Business as usual, con qualche tocco di romanticismo legato ai ricordi dell’Europa che fu.
 
Ma possono quei tre tenere insieme l’Europa dei 27? Il disegno iniziale era diverso. Non meno ambizioso, ma diverso. Continua QUI

I GRILLINI DEMOLISCANO L’ATTUALE INFAME GOVERNANCE. AL RESTO PENSERANNO ALTRI

 di Francesco Maria Toscano

In questi giorni tiene banco la tragicomica vicenda dei grillini romani, chiamati a recitare in pubblico una scenetta penitenziale pensata per placare le ansie crescenti che attraversano il popolo dei fedeli penta-stellati. Il più ridicolo di tutti è, come al solito, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, promessa del vivaio grillino che pretende di avviare una rivoluzione planetaria in compagnia della Trilateral Commission, del Bilderberg e di altre non meglio specificate paramassonerie pronte a battersi in favore dei più deboli e degli oppressi. 

E vissero tutti felici e contenti. Ora, quando i grillini lamentano l’accanimento della stampa dicono il vero; la stampa è il braccio armato di quei poteri finanziari ed economici- notoriamente imbevuti di una spiritualità luciferina e perversa- che sovraintendono il progressivo peggioramento delle condizioni di vita delle masse. 
 
L’informazione ha il compito di glorificare le gesta di quelli che impongono sacrifici ai deboli su mandato dei forti, di magnificare cioè l’operato di tipi alla Barroso, ex presidente della commissione europea ricompensato a fine mandato dalla Goldman Sachs con un contratto milionario. Barroso, al pari di Draghi, godeva di buona stampa. I tecnocrati europei si arricchiscono di fatto in misura direttamente proporzionale al numero di suicidi che riescono a fomentare per mezzo dell’applicazione di politiche insensate e disumane. Continua QUI

 

Italia folle: ha reso il Grillo parlante protagonista, doveva essere la voce della coscienza ed invece è diventato Pinocchio. Il caso Di Maio.

Prima di tutto una premessa, a scanso di equivoci: il M5S ha tutta la mia stima. Ritengo infatti sia un partito di persone per bene o meglio di persone che non vivono o non hanno vissuto fino a ieri di politica (andrebbe anche detto che il caso Orellana, che cambiò casacca andando nel PD, non dovrebbe essere lasciato nel dimenticatoio, …). Il motivo della stima è derivabile da quanto segue: Continua QUI

Il mistero dei Gesuiti: 
sono loro che controllano l’ordine mondiale?

Gerard Bouffard, l’ex vescovo del Guatemala, affermo’ che il Vaticano è: “Il vero controllore spirituale” degli Illuminati e del Nuovo Ordine Mondiale, mentre i Gesuiti, tramite il Papa Nero, il padre generale Peter Hans Kolvenbach, controllano effettivamente la gerarchia vaticana e la Chiesa Cattolica Romana”.

Il vescovo Bouffard, che lascio’ la Chiesa, adesso si dice un “Cristiano Rinato” che vive in Canada. L’ex vescovo lavoro’ sei anni in Vaticano, con la mansione di trasmettere la corrispondenza giornaliera riservata tra il Papa ed i dirigenti dell’Ordine dei Gesuiti. 
 
Monsignor Peter Hans Kolvenbach, il Papa Nero, controlla tutte le più importanti decisioni del Papa ed egli a sua volta controlla gli Illuminati, disse il vescovo Bouffard, nel corso di una trasmissione radiofonica di Greg Szymanski, The Investigative Journal, www.gcnlive.com dove è possibile ascoltare le registrazioni di queste dichiarazioni. Il Papa prende ordini da Kolvenbach; i Gesuiti sono tra i leader del Nuovo Ordine Mondiale e hanno il compito di infiltrarsi in altre religioni e tra i leader dei vari governi, per far nascere un unico governo mondiale ed una religione mondiale unica, basata sul Satanismo e “Lucifero”. Continua QUI

La stampa francese attacca la politica italiana
 
 
by Edoardo Capuano 

Di recente, era stato Le Figaro a lanciare l’allarme Italia per colpa dell’immigrazione africana, arrivando ad affermare che mette a rischio la sicurezza nazionale francese. Questa mattina, nuovo forte attacco sempre dalla stampa di Francia al governo italiano, adesso sul versante economico e finanziario.

Il quotidiano economico francese Les Echos – l’equivalente del Sole 24 Ore in Francia – pubblica nel giornale in edicola da poche ore, una lunga analisi in cui il suo corrispondente da Roma, Olivier Tosseri, presenta i temi della ripresa politica in Italia, prevista il 12 settembre con la riapertura del Parlamento.

“Aldilà dell’emergenza creata dal terremoto del 24 agosto scorso – scrive il giornalista francese – il premier Matteo Renzi ha ben presente quali siano le prossime scadenze: innanzitutto il referendum costituzionale, che il presidente del Consiglio italiano ha voluto personalizzare con il risultato, per il momento, di offrire un’insperata occasione alle sue disparate opposizioni per riprendere vigore e coesione nella speranza di rottamare il suo governo in carica da due anni e mezzo”. Continua QUI

Il modo per non alimentare i troll? Date a loro da mangiare fino a quando non esplodono

Avete mai sentito qualcuno sta si beffando di voi solo per divertimento? O che si comporta in maniera maleducata o scortese solo per mettere alla prova la vostra sensibilità emotivà? Questo è il comportamento classico di un troll, e mentre internet si sta espandendo, così dilagano i troll, nemici, spammer, e tutti gli altri tipi di pestilenze. Al fine di migliorare il vostro lavoro in rete, è necessario trattare con loro, e che prima o poi accadrà. Quindi, continuate a leggere la mia guida, e scoprire che cosa si potrebbe fare. Read Here
 
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la sovranità non appartiene più né ai Papi né ai popoli

LA GLOBALIZZAZIONE E’ UN DOGMA DI FEDE  

di  Francesco Maria Toscano

Per non correre il rischio di combattere a vuoto, disperdendo energie in battaglie secondarie e di contorto, è indispensabile focalizzare ripetutamente i punti di forza che tengono ancora in vita un sistema universale che legittima la sopraffazione, l’ingiustizia e lo schiavismo. Negli ultimi trent’anni una serie di grandi cambiamenti hanno rivoluzionato il modo di vivere di popoli interi, sacrificati nel nome di un totem che nessuno può mettere in discussione: la globalizzazione.

Questa specie di nuova divinità paganità, che tanto ricorda il dio-pan, viene sovente evocata per far digerire al popolino bue una serie di controriforme che svuotano i diritti rese presuntivamente ineludibili proprio dalle regole che il nuovo dio (“la globalizzazione” per l’appunto) impone.

Trattandosi di materia di fede, e lo dico senza sarcasmo alcuno, a nessuno è consentito mettere in discussione la nuova dottrina religiosa di riferimento, pena la condanna eterna degli improvvidi peccatori subito marchiati al grido di “populisti” ed “irresponsabili”.

Il mastice che tiene insieme i tanti luciferini personaggi che violentano i nostri tempi è prima di tutto spirituale. Ma di che tipo di spiritualità stiamo parlando? Ecco, questo è un aspetto decisivo che nessun onesto avversario del nazismo tecnocratico oggi dominante può ignorare.

Partiamo da una premessa: ogni regola coercitiva imposta da una autorità formalmente legittima è destinata a fallire se intimamente avvertita dalle masse come contraria all’etica e alla morale prevalente.

Dall’accettazione di un simile presupposto discende una ovvia conseguenza: chi esercita il potere temporale, se vuole mantenere pacificamente il proprio ruolo, deve necessariamente entrare in connessione d’intenti con coloro i quali interpretano il sentire più profondo del popolo che sono chiamati a guidare.

Nel 494 d.c. Papa Gelasio, nello scrivere all’imperatore Atanasio, formulava la famosa teoria “delle due spade”, secondo la quale “il mondo è regolato essenzialmente da due principi: l’autorità santa dei pontefici e l’autorità regale”.

Questo schema, genericamente conosciuto come alleanza fra “Trono e Altare”, muore con l’avvento della modernità. Oggi l’esercizio del potere politico non deve più formalmente sottostare al preventivo via libera di una autorità religiosa visibile chiamata a valutare l’eventuale conformità fra le scelte dei diversi governanti e il volere divino.

Teoricamente, molto teoricamente in verità, il potere promana adesso dal basso verso l’alto, appartenendo la sovranità al popolo che può di volta in volta trasferirla pro-tempore nelle mani di alcuni delegati scelti con metodo democratico.

E allora, se così è, perché il volere dei popoli palesatosi recentemente anche per mezzo di appositi referendum viene sovente disatteso quando non completamente dileggiato? Perché il referendum greco sull’austerità indetto da Tsipras nel 2015 è diventato carta straccia? Perché tanti personaggi pericolosi come Monti e Napolitano hanno avuto il coraggio di bacchettare pubblicamente David Cameron per aver osato indire un referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea conclusosi con la vittoria dei fautori della “brexit”?

Facciamo a capirci, se l’autorità che sovraintende l’esercizio della sovranità non appartiene più né ai Papi né ai popoli, di grazia, si può sapere a chi oggi appartiene? Provate a darvi una risposta. Io credo che perlopiù all’interno di un simile quadro sia corretto approfondire il ruolo esercitato dalla massoneria, da intendersi non quale dominio folkloristico di qualche grande vecchio incappucciato che impartisce ordini disparati nel chiuso di qualche tempio, ma quale istituzione filosofico-spirituale capace di imprimere un primato culturale e religioso (si, “religioso”) che recupera e attualizza una sapienzialità di tipo gnostico che rifiuta i dogmi e impone il culto di tutto ciò che è relativo.

Anche la Chiesa Cattolica, che pur vanta una storia millenaria edificata sull’assorbimento e sulla difesa di alcune verità di fede, si avverte oggi alla stregua di una qualsiasi organizzazione umanitaria che predica la riscoperta di alcune virtù cristallizzate più dai padri della filosofia morale che non dal Vangelo.

Ma dietro una interessata facciata fatta di ipocrita tolleranza e rispetto per le convinzioni altrui, il pensiero massonico che gestisce e indirizza sul piano spirituale (specie attraverso il ferreo controllo di mezzi di informazione fintamente plurali) il radicamento della globalizzazione sul piano materiale è in realtà radicalmente totalitario.

Una élite si auto-assegna nell’ombra il diritto di indicare al gregge cosa è giusto, cosa è democratico e cosa è bello; e fin quando il popolino accetta e fa sue le priorità cucinate riservatamente dagli occulti “sacerdoti neri” il problema non si pone e la democrazia, ammantata di libertà di pensiero e di espressione, cammina felice.

Quando però il sentire delle masse, nonostante la propaganda incessante, non è più funzionale alla realizzazione dei disegni pianificati dai padroni del vapore, lo stesso volere democratico, poco prima osannato, diventa improvvisamente prassi esecrabile e trionfo della demagogia.

Scacciare tutte le divinità dal cielo serve inoltre a permettere l’adorazione e il contestuale culto del denaro, unico dio sempre presente in terra. Ma questo è un altro aspetto che merita apposito approfondimento.

Fonte: IL MORALISTA

La poesis è pericolosa

Sesso e potere, la virilità di Cristo. E il Natale ha 5000 anni

Di Salvatori se ne contano tanti: e sono tutto maschi e virili, come Cristo. E’ la tesi “blasfema” di un eminente intellettuale come Francesco Saba Sardi, scomparso nel 2012, autore di decine di libri tra cui “Il Natale ha 5000 anni”, messo all’indice dal Vaticano. 

Chi è, dunque, e come “nasce” un dio? Perché la Chiesa nega la sessualità del messia? In un’intervista a Sonia Fossi per la rivista “Hera”, Saba Sardi spiega la sua visione della religione intesa solo come sistema di potere sui popoli. Triestino, spregiatore dei dogmi, Saba Sardi ha tradotto in sei lingue alcuni tra i più grandi scrittori dell’800 e del ‘900, pubblicando oltre 40 libri su temi che spaziano dalla narrativa alla saggistica, dalla poesia ai viaggi. E’ considerato una delle menti più prestigiose del XX secolo, riconosciuto dal Quirinale tra le maggiori autorità intellettuali italiane. 

“Il Natale ha 5000 anni” racconta la vicenda della nascita e della diffusione del Natale cristiano, illuminando le radici della religiosità in un momento storico di nascente integralismo. Con l’avvento del neolitico, 12.000 anni fa, la nostra civiltà diventa stanziale grazie alla scoperta dell’agricoltura. Per gestire la terra e il lavoro nasce la guerra. E per motivare la guerra viene “inventata” la religione.

Nasce così l’attuale sistema di potere, che in un suo saggio del 2004 Saba Sardi chiama “dominio”. Temi anticipati da “Il Natale ha 5000 anni”, volume popolato di vicende e personaggi che, prendendoci per mano, ci fanno percorrere il

cammino dell’uomo: «Dodicimila anni fa l’umanità dell’Eurasia ha inventato le divinità», riassume Sonia Fossi nell’intervista ripresa dal blog di Gianfranco Carpeoro. Ma è nella crisi generale di 5000 anni fa che Francesco Saba Sardi individua «il sorgere della necessità di speranza che porta l’uomo a desiderare la comparsa del Salvatore, del redentore capace di ricondurci alla fratellanza dei primordi». E così, «la speranza nei Figli del Cielo apparsi in maniera straordinaria, uscendo da grotte, rocce o nascendo da madri vergini, si diffonde per millenni lungo tutti i territori eurasiatici». Sicché, il Cristianesimo «è solo uno dei Natali dei Figli del Cielo». Ma chi è questa volta il Figlio del Cielo? Sempre lo stesso di 5000 anni fa? E cosa rappresenta per noi oggi la religione, la fede, la credenza in entità sovrumane?

“Il Natale ha 5000” anni viene pubblicato per la prima volta nel 1958 per essere poi ritirato dalle librerie. La pubblicazione del 2007 dell’editore Bevivino è in realtà la seconda edizione, precisa Sonia Fossi. Cosa accadde nel 1958? «Nel ’58 il mio libro fu accolto molto bene dal pubblico e molto male dalla “Civiltà Cattolica”». La rivista dei gesuiti, allora diretta da padre Enrico Rosa, «dedicò un intero numero, ben 25 pagine, alla confutazione della tesi esposta nel mio libro, confutazione a cura di padre Rosa». Che cosa ha fatto e cosa può ancora fare paura del suo libro? «Varie cose. Ad esempio, ha fatto paura il fatto che io affermassi che il Cristianesimo è un mitema: ma il mito non è bugia». Il mito è un’affermazione che sorge spontaneamente, spiega Saba Sardi. «Il Natale è un mito che sorge nell’impero eurasiatico quando nell’età neolitica l’umanità passa dal nomadismo alla stanzialità. La società stanziale inventò l’agricoltura, l’allevamento di bestiame, il maschilismo e il potere. La necessità di una società organizzata richiese l’istituzione di una gerarchia che veniva ordinata soprattutto dal cielo con l’idea della divinità».

Su quali elementi – domanda la giornalista – basò la sua confutazione padre Rosa? «La mia tesi è inconfutabile», risponde lo studioso. «Padre Rosa basò la sua confutazione sul fatto che Gesù è una realtà storica e non una figura mitica. 

Ma anche se Gesù fosse una realtà storica questo non avrebbe nessuna importanza, perché fu Paolo di Tarso il fondatore del Cristianesimo e non Cristo». Il Cristianesimo nasce e si diffonde seguendo vari rami, varie tesi come ad esempio la gnostica, per poi arrivare alle edizioni Paoline, e gli scritti di Paolo di Tarso diventano la base su cui si fonda il cattolicesimo per come noi oggi lo conosciamo. 

Come interpretare questo percorso? «E’ chiaro che quando è giunto il momento di scegliere tra i vari rami del Cristianesimo si è pensato di scegliere il Dio monoteista che più conveniva a chi in quel momento gestiva il potere, in questo caso l’imperatore Costantino. Insomma, Paolo di Tarso è stato un autore che ha trovato nell’imperatore Costantino un formidabile editore». 

Quindi l’imperatore Costantino potendo scegliere tra diversi autori decide di editare Paolo di Tarso? «Sì, e da quel momento il Cristianesimo sostituisce la Trinità Capitolina formata da Giove, Marte ed Ercole. Bisogna sottolineare il fatto che le figure e le qualità degli Dei Capitolini non soddisfacevano più gli intellettuali romani dell’epoca. Costantino unificò l’impero donando al popolo romano un Figlio del Cielo, monoteista e nato da un Dio sensibile e più raffinato degli Dei a cui i romani erano abituati fino ad allora».

La narrazione cristica ha però avuto un’immensa fortuna: perché? «La grande forza del Cristo, così come per tutti gli Apparsi, per tutti i Figli del Cielo, consiste soprattutto nell’essere maschio», spiega Saba Sardi. «La gerarchia è maschile. Il potere maschile, il Tyrannos (in lingua turca e in latino: il pene duro), il Tiranno». Attenzione: «Nessun potere può affermarsi se non è incarnato; così, il potere si materializza in una parte del corpo». Al che, «sesso e potere diventano tutt’uno». Si badi: «Non c’è mai stata un’Apparsa. Mai una donna venuta a rivelare il Nuovo Mondo, a promettere l’Età dell’Oro». Da quando sono stati inventati gli Dei, le Dee, le Ninfe, le Valchirie – aggiunge Saba Sardi – sono sempre «al servizio del Signore degli Dei, il Grande Maschio». Il potere è maschio in una civiltà dominata dai maschi, osserva Sonia Fossi. Ma se l’umanità avesse camminato sulla scia dell’energia femminile, questo avrebbe fatto differenza nella nostra evoluzione? «Moltissima differenza. Il potere non è donna. La donna è madre. Nella nebulosità dei nostri ricordi ancestrali si è persa l’idea delle Dee che si auto-generavano senza il ricorso dell’inseminazione maschile come la Madre Terra, metafora del suolo che risorge continuamente da se stesso. Nell’età neolitica la donna venne “domesticata”, ridotta alla condizione di inferiorità e sudditanza». 

«Il Neolitico è stata una tragedia per l’umanità», insiste Saba Sardi. «L’invenzione della stanzialità, nel tempo ha cambiato tutto: il modo di mangiare, la concezione dello spazio. Abbiamo cessato di divertirci. Andare a caccia è divertente, il selvaggio si diverte. 

Zappare non è divertente come non è divertente fare l’impiegato. Abbiamo cessato di divertirci e abbiamo inventato la guerra. La parola ha cessato di essere spontanea: non è la parola che inventa il mondo, ma sono gli oggetti che iniziano a imporre le parole». Il suo libro percorre la storia dei Figli del Cielo, dei mitema. Quali elementi uniscono queste figure al Cristo? «Come abbiamo già detto la maschilità», risponde l’autore. 

«Il fatto che devono affrontare dei pericoli: ad esempio, il Dio egizio Amon Ra – il Sole – deve affrontare il pericolo della notte, come il Cristo deve affrontare il buio, il Diavolo. Il fatto è che sono Apparsi, il Natale è Apparso. Non è sempre necessaria una madre vergine, ma una nascita straordinaria: Mitra nasce da una roccia. Poi, l’Apparso trionfa nell’aldiquà o nell’aldilà; quello che conta è il trionfo attuale o futuro, dopo aver “rinominato” il mondo non più con la parola spontanea, ma come conseguenza dell’essersi impadronito del mondo». In altre parole, attraverso l’evocazione della divinità, «il potere consiste nel darci il pensiero, che è parola».

Tutti i profeti raccontano del ritorno dell’Età dell’Oro, scrive la Fossi, anche se ognuno chiama questo tempo che ci attende con le proprie parole: cosa rappresenta questa visione? «Nostalgia e speranza», dice Saba Sardi. «Speranza che ritorni il tempo felice. Il tempo in cui non si consumava la propria vita lavorando, perché cacciare o raccogliere delle radici nei boschi non è un lavoro». Ed ecco il nostro tempo: «La civiltà per come l’abbiamo costruita ora è un disastro. Abbiamo distrutto la natura, abbiamo ucciso noi stessi». Tornare indietro? «E come? Tornando alla caccia? E’ più probabile che ci penserà la Terra stessa a ripulire l’uomo. L’Apocalisse è la fine del mondo per ricominciare. L’Età dell’Oro è apocalittica. Ci sarà un’epoca di felicità futura perché la nostalgia e la speranza sono tutt’uno. Tutti gli Apparsi, tutti i Figli del Cielo parlano di questo momento, tutti». 

Quindi, figure simili a Cristo esistono almeno da 5000 anni. «Nel Neolitico avviene la rivoluzione razionale, la ratio: il cognito prende il posto del mitema e sostituisce la poesis, l’invenzione, la poesia che è immediatezza e spontaneità, è ciò che sopravvive ancora nei bambini». Quindi le informazioni le abbiamo, ma a causa della nostra razionalità non riusciamo ad utilizzarle? «No, non riusciamo. Tutte le informazioni da cui siamo invasi nella nostra società sono composte da due parti: la prima è costituita da dogmi. Dogma è la fede e l’affermazione fideistica non ha nulla a che fare con la razionalità. 

La seconda parte dell’informazione è composta dalla giustificazione, la riprova. Il Vaticano, ad esempio, informa utilizzando la razionalità dell’informazione religiosa». Ratzinger ha detto di continuo che il Cristianesimo è razionale. «I preti non fanno altro che dare dimostrazione di Dio e delle sue manifestazioni hanno bisogno della riprova». Mentre la scienza «parte da ipotesi che debbono essere provate», la religione «al posto delle ipotesi mette delle certezze aprioristiche», cioè «dogmi che non possono essere smentiti perché smentire i dogmi significa essere degli eretici».

La storia dell’uomo è comunque piena di eretici, di uomini che hanno tentato con tutte le loro forze di smentire questi dogmi. Gente come Giordano Bruno, disposta a pagare con la vita. Oggi, domanda Sonia Fossi, un Giordano Bruno che tipo di opposizione incontrerebbe? «Incontrerebbe un padre Rosa che gli darebbe pubblicamente del bugiardo», risponde Saba Sardi. Ma la Chiesa «è in contraddizione con se stessa: ad esempio, dichiara Cristo una realtà storica, quindi non nega l’incarnazione, ma dell’incarnazione nega la sessualità». 

Infatti, “Il Natale ha 5000 anni” mostra le immagini di antichi dipinti in cui la sessualità di Cristo non viene negata, ma mostrata. Quei dipinti «sono esistiti fino al Concilio di Trento», poi sono stati occultati. «Il Concilio di Trento è da considerarsi lantirinascimento», sostiene lo studioso. La copertina del libro sotto accusa, ad esempio, mostra la “Sacra Famiglia” di Hans Baldung Grien, datata 1511. «L’immagine che ha suscitato, a più riprese, scandalo, mostra il Bambino Gesù sottoposto a manipolazioni genitali. A toccarlo è la nonna, sant’Anna, mentre il bambino tende una mano al mento della madre, Maria, e l’altra scopre l’orecchio dal quale è entrato il Verbo». 

Da cattolici e protestanti «si è cercato in vari modi di spiegare, o meglio esorcizzare, l’atto erroneamente considerato un gesto di libertà senza precedenti nell’arte cristiana, ma le erezioni di Gesù sono illustrate da una folla di dipinti rinascimentali», afferma Saba Sardi. 

«In più di un dipinto l’erezione è talmente palese da aver indotto più volte i censori a mascherarla con pennellate o drappeggi, quando non si è arrivati a distruggere i dipinti “incriminati”». Eppure, aggiunge lo studioso, «la virilità di Gesù è una componente fondamentalissima nella concezione cristiana». Sicché, «negare questa evidenza, negare la sessualità del Cristo, equivale a negare l’Ensarcosi, l’incarnazione del Figlio del Cielo, e dunque a negare il dogma stesso del Dio-uomo; questo equivale dunque a pronunciare una bestemmia».  

Visto che l’esistenza stessa di questi dipinti testimonia il fatto che la Chiesa non ha da sempre negato la sessualità di Cristo – ragiona Sonia Fossi – come siamo arrivati alla negazione? Nel Cristianesimo, Saba Sardi distingue tre fasi: nella prima, la fase Agostiniana, «Dio è Padre, severo e unilaterale: concede la grazia ai suoi figli ma chi non è nelle sue grazie va all’inferno». La seconda è la fase del Rinascimento: «In questa fase Dio Padre viene sostituito dal figlio, che ha ha doti di spontaneità e umanità, ed è davvero di carne e sangue». Poi arriva il Concilio di Trento, che apre la terza fase del Cristianesimo, in cui si torna alla figura del Padre severo e indiscutibile. 

«Naturalmente un residuo del Dio che si incarna nel Figlio, della fase rinascimentale, ha continuato a sopravvivere resistendo fino a Giovanni XXIII, ma adesso si sta tornando a Pio IX, al Sillabo. Perché la concezione dell’uomo che può e deve scegliere è impossibile da conciliare per la Chiesa, quindi si torna al Sillabo: così si pensa, così si parla, così si scrive». La poesis è pericolosa, conclude Saba Sardi: «Il poeta è pericoloso perché non rispetta i dettami del potere, quindi, tutti devono essere ridotti al comune denominatore: il Sillabo e i suoi derivati. I giornali sono il Sillabo, la produttività è il Sillabo. Il poeta è la negazione del Sillabo».

“Guerra in Cielo” dei teocratici

Dio sei forse tu un demonio?

Richard Smoley ha oltre 35 anni di esperienza nello studio e la pratica della spiritualità esoterica. Egli è l’autore del cristianesimo interiore: Una guida alla tradizione esoterica; Il gioco dei dadi Shiva: Come la coscienza viene creata dall’universo; Consapevole Amore: Prospettive del cristianesimo mistico; Il Nostradamus essenziale; La fede Proibita: La storia segreta dello gnosticismo; e la saggezza nascosta: A Guida alle tradizioni occidentali (con Jay Kinney). Smoley è anche un ex redattore dello ‘Gnosticismo: A Journal of Inner Traditions occidentale. Attualmente è direttore della missione: ufficiale della Società Teosofica in America e Quest Books.

La frase qui sotto esposta virgolettata è una delle linee più conosciute e rassicuranti nella Scrittura:

“Il Signore è il mio pastore”.

Ma quando si pensa a questo proposito, la metafora è molto inquietante.

E’ vero che un pastore si prende cura delle sue pecore. Ma le tosa e poi le uccide per mangiarsele. Il Dio che adoriamo agisce pienamente nei nostri interessi che abbiamo a cuore, o siamo solo una specie di bestiame usato per i propri suoi scopi?

Alcune voci sono state volte e non pronunciate certamente circa l’esistenza degli dei, ma alla sua benevolenza. Gli antichi gnostici, hanno detto che il vero dio di questo mondo è stato il Demiurgo, un essere di secondo ordine che si era confuso con il vero Dio.

Il maestro spirituale GI Gurdjieff ha citato una parabola su un pastore pigro che stanco delle sue pecore, così le ha ipnotizzate in modo a farle credere che erano uomini o leoni. Poi hanno smesso di correre, andando incontro alla tosatura e poi uccise come egli voleva. (Anche in questo caso troviamo un pastore, questa volta più esplicitamente malevolo.)

Gurdjieff non dice chi è il pastore.

Il suo punto principale è che l’uomo nel suo stato di sogno e veglia, è in balia di forze che non possono avere a cuore i loro interessi – forze che estraggono energia da esso, a prescindere dai loro desideri.

Questa parabola è il primo periodo dell’insegnamento di Gurdjieff; nel suo ultimo periodo, sintetizzato nella sua opera magna Beelzebub ‘s Tales dedicato al suo piccolo nipote (I racconti di Belzebù a suo nipote), ritrae l’universo in un modo più vantaggioso.

Ma ci sono molti altri che hanno messo in dubbio le motivazioni delle potenze spirituali che controllano le nostre vite.

Uno dei più strani è in un libro intitolato guerra in cielo di Kyle Griffith.

In origine è stato presentato nel 1988. Non è mai stato pubblicato in un senso convenzionale; La prima volta che l’ho letto anni fa, era quando ricoprivo la carica di direttore della rivista esoterica Gnosi, in ufficio, c’era una copia rilegata da anelli.

Comparativamente poco si sa su Griffith.

Dalle mie fonti, concludo che nel 1980 ha vissuto nella baia di San Francisco, quando ha scritto il suo libro. Egli è stato descritto in un’intervista in internet, e non vi è mai stato un gruppo di discussione dedicato alle sue idee.

Da un certo punto di vista, guerra in cielo può sembrare folle; da un altro punto di vista, è ritenuto molto suggestivo. L’ho letto tre volte nel corso degli anni. Anche se io non sono disposto a prendere in considerazione le sue dichiarazioni al valore nominale, l’incontro rimane comunque sconvolgente e inquietante.

La visione di Griffith deriva dalla sua comunicazione presumibilmente telepatica con alcuni spiriti che dicono di essere associati con il Collegio invisibile.

Questo era il nome di una cerchia inglese del XVII secolo, che è stata dedicata all’esoterismo, la filosofia e la disciplina emergente della scienza; di solito è visto come il precursore della Royal Society.

A differenza della mentalità dei signori della scienza britannici, la visione del Collegio Invisibile di Griffith è spiriti disincarnati sostengono di aver ispirato i Rosacroce e i movimenti massonici dell’epoca moderna; più di recente, erano dietro gli Afro-American Civil Rights Movement e la rivoluzione psichedelica della stessa epoca.

Tutti questi movimenti sono stati progettati con uno scopo in mente:

Rompere il controllo dei teocratici.
I teocrati nella cosmologia della guerra in cielo, sono entità astrali, sono parassiti che divorano le anime di persone morte recentemente.Il corso normale della evoluzione dell’anima comporta reincarnazioni ripetute sulla terra. Ma queste incarnazioni, come sappiamo, possono essere a volte estremamente sgradevoli. I teocrati hanno evitato questa scelta sgradevole mantenendo un’esistenza semi-permanente sul piano astrale, alimentata dalle anime di cui si nutrono.

La loro strategia è semplice.


Quando un’anima ingenua muore, salutano la sua anima sull’altro lato porgendole l’illusorio benvenuto, con immagini popolate da figure religiose o di famiglia e persone care. Quando l’anima viene deviata nella sua trappola, viene divorata.
Per rendere questa visione ancora più inquietante, Griffith (o le loro guide dell’invisibile College) sostengono che la quasi totalità di ciò che noi pensiamo sia la religione che altro non è che uno stratagemma teocratico.

Le tappe di questo sviluppo religioso, come appare nella guerra in cielo, richiedono un certo esame. La prima fase era essenzialmente sciamanica. Questa è una forma grezza e primitiva della religione – cioè, dal punto di vista dei teocratici, certamente non nostra.

Ci viene detto che lo sciamanesimo, incoraggia lo sviluppo psichico individuale, e come tale è un valore limitato per i predatori teocratici che beneficiano molto di più dalla trance collettiva che produce il culto religioso convenzionale.

Come un risultato, i teocrati dovevano perfezionare e aggiornare i propri metodi di controllo mentale.

La seconda fase della religione era un vicolo cieco. Egli sta coinvolgendo su larga – scala i sacrifici umani. E la storia dimostra che le civiltà che hanno avuto queste pratiche presto hanno avuto a una brutta fine.

L’antica Cartagine, grande rivale di Roma per il dominio del Mediterraneo, è stato un esempio.

Quando i romani sconfissero Cartagine, radendo al suolo la città e seminato il terreno con il sale. Il sale è tradizionalmente una sostanza utilizzata per la purificazione, e alcuni hanno detto che i romani hanno fatto questo per cancellare la terra da tutti i sacrifici umani che sono avvenuti lì in quel luogo.

La civiltà azteca, che per molti versi era superiore alla sua contemporanea civiltà europea, questo è stato un altro esempio: nonostante la sua forza, la sua civiltà è stata distrutta da poche centinaia di spagnoli avventurieri a cavallo.
“La terza fase della religione Teocratica,” Griffith scrive, “prevede la macellazione di massa degli animali. Anche se si preferiscono le anime umane, gli spiriti teocratici possono nutrirsi delle anime astrali degli animali inferiori ma solo in una certa misura.” Se questo fosse vero, avrebbe dato una strana luce, ma, rivelatrice su quello che caratterizza l’articolo di accompagnamento, come le religioni dell’Era dell’Ariete.

Erano così ossessionati con il sacrificio di animali – che poi si è rivelata essere un’attività piuttosto inutile – solo perché i teocratici lo volevano.


“Tuttavia”, ha aggiunto Griffith, “i tessuti astrali delle anime degli animali non sono molto compatibili con le anime astrali dei teocratici, quindi non sono una buona fonte di cibo.”
Per risolvere questo problema, i teocratici hanno inventato la religione, il quarto stadio – che è la maggior parte delle religioni del mondo di oggi. ed ecco allora il controllo mentale:

“I teocratici usano il controllo mentale religioso per attirare le anime e metterle deliberatamente sotto il controllo Teocratico dopo la morte, facendole pensare che stanno andando verso ‘la felicità eterna in cielo’ o ‘l’unione con il Divino’.”
Queste religioni sono essenzialmente quelle dell’articolo di accompagnamento che ho chiamato l’Era dei Pesci. 


Su questo punto di vista, gli dei ai quali la gente crede e ama – siano essi chiamati Cristo o Allah o Krishna – non sono altro che i parassiti sul piano astrale sono tenuti alimentati dalle anime degli innocenti da parte di chi li ha predati.
Originariamente Buddha era diverso:


ha sperimentato un risveglio vero e proprio e, pertanto, ha mostrato poco rispetto per gli dei tradizionali vedici della loro cultura.
Ma, più tardi, i suoi seguaci, hanno distorto il suo insegnamento in una religione basata sulla fede in Buddha, così in forma subordinata sono diventati teocratici.O,   per il modo in cui:


“I teocrati vogliono che i credenti si sentano in colpa ogni volta che sentono il desiderio sessuale o godere di qualsiasi” piacere della carne. “Il senso di colpa li porta letteralmente ad essere dipendenti e ad assistere alle funzioni religiose sottoponendosi al controllo della mente religiosa”.

Oltre a questo, ci sono stati pochissimi ritratti più inquietanti della storia religiosa dell’umanità.

Per alleviare questa grave situazione per gli esseri sfortunati della razza umana, due secoli fa, certe anime avanzate da altri pianeti sono venuti nell’atmosfera astrale della terra.

Essi, insieme ad alcune illuminate anime umane, sono riuscite ad evitare i teocratici, che costituiscono l’invisibile College.

Mentre i teocrati hanno inviato suggerimenti da parte dei loro seguaci connessi su questo piano, dicendo che tutto quello che dovevano fare era quello di credere negli dei fidandosi di quello che i teocrati dicevano loro, invece, il Collegio Invisibile ha inviato il messaggio opposto:


Evitare il culto e, soprattutto, pensare per se stessi.
Hanno ispirato i Rosacroce e i movimenti dei Massoni dei secoli XVII-XVIII e gli impulsi che hanno accompagnato verso la democrazia, la libertà di pensiero, e anche l’ateismo.Dopo tutto, è meglio non credere in un Dio, che aprirsi fino al punto di una divinità astrale parassitaria.

Secondo Griffith, gran parte della controcultura degli anni 1960 è stata stimolata dal Collegio Invisibile. LSD, concerti rock, e simili incontri sono progettati per creare un diverso tipo di trance – quella che la gente telepaticamente ha aperto all’idea che dovrebbe pensare per se stessa,

Ma la storia non si ferma qui.

Questo sforzo ha portato ad una reazione dall’avversario – “quinta tappa della teocrazia”, che:


“Impiega il controllo elettronico mentale invece del controllo della mente religiosa, e … può ridurre in schiavitù le persone che si iscrivono ai sistemi di credenze diverse da quelle della religione organizzata.”

Alcuni gruppi originariamente ispirati dal Collegio Invisibile sono co – optati dall’avversario.

Griffith scrive:
“Ogni nuovo gruppo rock inizia con un paio di canzoni di protesta o di normale amore. Poi viene sommerso da una società controllata dai teocratici della quinta mente in fasi a gironi, e da quel momento in poi tutte le loro canzoni il suono è come se fossero state scritte dalla stessa persona.”

Non è possibile qui andare oltre nella strana ma affascinante
intuizione di Griffith.

Ma ci sono alcune cose a cui tengo che mi portano ad eliminarla completamente. Il primo è la follia collettiva della razza umana – il suo desiderio rabbioso e patologico di distruggere, il suo odio per i suoi benefattori e il folle culto dei suoi autori più feroci.

Vi è un punto oltre al quale non si può spiegare questo con una semplice aggressione ai mammiferi – è un dato di fatto che gli altri mammiferi non hanno tali proprietà distruttive. La psicologia e la sociologia non hanno alcuna spiegazione per questa follia di massa mostrando poco interesse nel cercare  di trovare una soluzione.

Se ci fossero tali entità sul piano astrale che stanno cercando di controllare e manipolare noi, come dice Griffith, questo comportamento sarebbe almeno comprensibile.

Un altro è la potente spinta collettiva verso ciò che Gurdjieff chiama il “risveglio dell’uomo dal sonno”.

E’ vero che nel l’Occidente, in ogni caso, l’ipnosi di massa a basso – grado di religione sta perdendo il controllo. Ma nonostante questa perdita di spiritualità, vediamo sorgere una nuova serie di meccanismi per rimettere le persone a dormire – il “controllo mentale elettronico” di cui parla Griffith.

E’ molto difficile non fare caso entrando in un luogo pubblico e vedere la gente affascinata dai loro computer portatili e smartphone senza chiedersi se qualcosa di simile stia accadendo.

Non penso che la guerra in cielo offra una spiegazione completa della condizione umana, ma ho il sospetto che abbia un fondo di verità. Sembra ci siano forze invisibili che, per ragioni che sono difficili da determinare, beneficiano della scia sul trance collettivo dell’umanità.

Griffith ha concluso i suoi lavori con una visione quasi-apocalittica della Fine dei Tempi. La Fine dei Tempi è abbastanza vicina, come viene interpretato dal cristianesimo con la quale ho problemi che si tratti solo del valore nominale.

E anche se ho il sospetto che ci siano entità spirituali di basso grado che ricordano da vicino i teocrati qui descritti, io non sono così convinto che possano spiegare tutto ciò che riguarda l’aspirazione religiosa umana.

In ogni caso, Griffith e i suoi mentori invisibili hanno dei consigli da darci nel rimanere fuori dal controllo teocratico.

In primo luogo, fare uno sforzo cosciente per sviluppare i propri poteri psichici in questa vita.

In secondo luogo,


“Leggere storie di esperienze prese a persone sul punto-di-morte (ECM) e imparare a riconoscere i trucchi più comuni che i teocratici utilizzano per asservire gli incauti dopo la morte.”
In altre parole, queste storie di esperienze pre-morte sono vere – ma non sono da prendere come valore assoluto.Sono probabilmente una “preziosa regola empirica” per tutte le esperienze spirituali – non importa quanto bene o male possano sembrare o apparire.

 
Traduzione adattamento Nin.Gish.Zid.Da 

Il declino di una civiltà

Il Declino di un Impero (prima parte

Come alcuni di voi sanno, io sono un appassionato di storia antica. (non solo l’autore di questo articolo è un “appassionato di storia antica, ma anch’io lo sono – corsivo mio)

Ho pensato che potrebbe essere utile per discutere di ciò che è accaduto a Roma e sulla base di questo, ciò che è probabile accada agli Stati Uniti

Va detto che:

Ci sono alcune somiglianze tra gli Stati Uniti e Roma.

Ma prima di continuare a leggere, vi preghiamo di stare seduti comodamente.

In questo articolo vengono necessariamente esplicitate quelle cose nascoste che non si è mai supposto di parlarne prima d’ora come – religione e politica – e cose che non si avrebbero dovuto mai fare, cioè, il male fatto dai militari.

Ci sono buone ragioni per guardare a Roma piuttosto che a qualsiasi altra civiltà quando si cerca di vedere dove sono diretti negli Stati Uniti.

Tutti sanno e hanno conosciuto il declino della Roma Imperiale, ma poche persone ne conoscono le cause. E, credo, ancora meno si rendono conto che gli Stati Uniti sono ormai sullo stesso percorso per più o meno delle stesse ragioni, che a breve io e voi esploreremo insieme.

Roma ha raggiunto il suo picco di potenza militare intorno all’anno 107, quando Traiano ha completato la conquista della Dacia (territorio dell’attuale Romania moderna).

Con la conquista della Dacia, l’Impero Romano ha raggiunto il massimo del suo picco in termini di dimensioni, ma direi che il suo picco maggiore era già passato oltre misura.

Per certi versi, gli Stati Uniti hanno raggiunto il massimo assoluto del suo picco rispetto al mondo, già nel 1950. Nel 1950 questo paese ha prodotto il 50% del PIL mondiale e l’80% dei suoi veicoli. Ora si tratta di circa il 21% del PIL mondiale e il 5% dei suoi veicoli.

Era proprietario dei due terzi delle riserve auree del mondo; ora ne detiene un quarto.

E’ stato, con un enorme margine, il più grande creditore del mondo, mentre ora è il più grande debitore con un margine enorme.

Il reddito di un americano medio era di gran lunga il più alto del mondo; oggi si colloca sull’ottavo, e sta scivolando sempre più verso il basso.

Ma non sono solo gli Stati Uniti – è la stessa civiltà occidentale che è in declino.

Nel 1910 l’Europa controllava quasi tutto il mondo – politicamente, economicamente e militarmente. Ora sta diventando una Disneyland con edifici reali e uno zoo per i cinesi. E’ ancora più in declino e sta scivolando giù per un pendio rispetto agli Stati Uniti

Come l’America, Roma fu fondata dai profughi – da Troia, almeno come è raccontata nel mito.

Roma, come l’America, è stata governata nella sua storia remota da re. Più tardi, i romani si sono dati un auto-governo, con diverse assemblee e un Senato. Più tardi ancora, il potere è stato devoluto all’esecutivo, che probabilmente senza dubbio non è stato un incidente.

I Fondatori degli Stati Uniti hanno modellato il paese sui fondamenti dell’antica Roma, dalle strade fino all’architettura degli edifici governativi, hanno adottato l’uso dell’aquila, come l’uccello nazionale, l’uso di motti latini, e lo sfortunato uso di fasci – la scure circondata da fascine di legna – come il simbolo del potere statale.

Publio, lo pseudonimo dell’autore di The Federalist Papers, ha preso il suo nome da uno dei primi consoli di Roma. Come è stato per Roma, il valore militare è al centro dell’identità nazionale degli Stati Uniti

Quando si adotta seriamente un modello, si cresce fino ad assomigliargli.

Un notevole e capillare lavoro si è sviluppato confrontando tempi antichi e tempi moderni da parte di Edward Gibbon nella pubblicazione del il declino e la caduta dell’Impero Romano nel 1776 – nello stesso anno sono stati scritti da s ‘Adam Smith, La ricchezza delle nazioni e la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati.

Io sono un grande fan di tutti e tre, ma D & F non è solo una grande storia, è una letteratura molto elegante e leggibile. In realtà fa sorridere; comunque Gibbon aveva una sottile ingegno.

Ci sono stati enormi progressi nella nostra comprensione di Roma dal tempo di Gibbon, guidati da scoperte archeologiche. C’erano molte cose che non sapeva, perché era molto più filologo che come storico, e ha basato la sua scrittura su quello che dicevano gli antichi su se stessi.

Non c’era vera scienza dell’archeologia quando Gibbon ha scritto; poco era stato fatto anche per correlare i testi antichi sopravvissuti con quello che era sui monumenti superstiti – anche i monumenti noti – e sulle monete. Per non parlare di scienziati che scavano intorno nelle province di ciò che era rimasto di ville romane, luoghi di battaglia, e questo genere di cose.

Così Gibbon, come la maggior parte degli storici, si possono paragonare a collezionisti del sentito dire.

E come poteva sapere a chi credere tra le antiche fonti?

È come se William F. Buckley, Gore Vidal, HL Mencken, Norman Mailer, e George Carlin abbiano scritto la stessa cosa sullo stesso evento, facendovi intendere che la storia fosse vera.

Oggi è quasi difficile e impossibile dire cosa è realmente accaduto a pochi anni fa … quando in realtà è stata dimentica la storia antica. Ecco perché lo studio della storia è così tendenziosa; così come lo è gran parte di essa, del tipo, “hanno detto/è stato detto.”

In ogni caso, non vogliamo qui fare una lezione sulla storia antica. Ci vogliamo intrattenere un po’ su ipotesi interessanti su ciò che è probabile che accada negli Stati Uniti.

Vorrei iniziare dicendo che io non sono sicuro che il crollo dell’Impero Romano non sia stata una buona cosa.

Ci sono stati molti aspetti positivi a Roma – come ci sono per la maggior parte delle civiltà. Ma a Roma non c’era molto altro, ad esempio io disapprovo, il suo anti-mercantilismo, il suo militarismo e, dopo Cesare, il suo governo centralizzato e sempre più totalitario.

In questa luce, vale la pena considerare se il crollo degli Stati Uniti potrebbe non essere una buona cosa.

Allora perché Roma è caduta?

Nel 1985, un tedesco di nome Demandt ha assemblato 210 motivi. Trovo stupidi alcuni di loro – come la degenerazione razziale, l’omosessualità, e la libertà eccessiva. La maggior parte sono ridondanti. Alcuni di questi motivi sono solo di buon senso – come il fallimento della perdita di fibra morale, e la corruzione.

La Lista di Gibbon è molto più breve. Anche se è piuttosto difficile riassumere i suoi sei grossi volumi in una sola frase, Gibbon, ha attribuito la caduta di Roma a sole due cause, una interna e una esterna:

Rispettivamente, Cristianesimo e invasioni barbariche.

Credo che Gibbon avesse essenzialmente ragione su entrambi.

Tuttavia, a causa della sensibilità della sua epoca, ha sondato il cristianesimo primitivo (cioè, dalla sua fondazione a metà del 4° secolo) molto delicatamente; Ho deciso di farlo meno delicatamente.

Spero che né la mia analisi della religione, né quella delle invasioni barbariche (allora come oggi) disturberà troppo molti lettori.

In ogni caso, pur accettando le idee di base del Gibbon sui cristiani e i barbari, ho deciso ulteriormente di abbattere le ragioni del declino di Roma, in 10 categorie:

  • politico
  • legale
  • sociale
  • demografico
  • ecologico
  • militare
  • psicologico
  • intellettuale
  • religioso
  • economico,

… Ognuno dei quali mi ha toccato.

E, come bonus, verso la fine di questo articolo, vi darò un altro motivo, completamente indipendente, ed estremamente importante per il crollo di Roma e il crollo degli Stati Uniti

Non è necessario essere d’accordo con la mia interpretazione, ma vediamo quali lezioni ci vengono offerte dalla storia di Roma, dalla sua fondazione semi-mitica da Romolo e Remo nel 753 a.C. (una storia che è in conflitto con il racconto di Virgilio di Enea e dei rifugiati troiani) a ciò che è convenzionalmente indicato come la fine dell’impero occidentale nel 476 d.C., quando il bambino-imperatore Romolo Augustolo fu deposto da Odoacre (un generale germanico che era responsabile di quello che passava per l’esercito romano – che per quel tempo era in carenza di personale militare quasi interamente formato da mercenari germanici che non avevano la fedeltà all’idea di Roma).

Sembra un po’ come l’esperienza americana nel corso degli ultimi due secoli:

prima conquista ed espansione

poi dominanza globale

poi slittamento e declino

Politico

Però, è un po’ fuorviante, parlare di una semplice caduta di Roma, e molto più esplicito parlare di una sua graduale trasformazione, con episodi come quelli che i paleontologi descrivono “squilibri punteggiati.”

Ci sono state molte cadute.

Roma repubblicana è caduto nel 31 a.C. con l’adesione di Augusto e l’inizio di quello che è stato chiamato il Principato. Si è quasi disintegrato nei 50 anni della metà del 3° secolo, un periodo di guerra civile costante, l’inizio di gravi incursioni barbariche, e la distruzione della moneta d’argento di Roma, il denaro.

Roma come qualcosa di simile ad una società libera è caduta nel 290 e poi è cambiata di nuovo radicalmente, con Diocleziano e il periodo Dominate (a breve  sarò più preciso su questo). Forse la fine è venuta nel 378, quando i Goti hanno distrutto l’esercito romano ad Adrianopoli e le grosse invasioni sono  iniziate. Forse dovremmo parlare della fine del 410, quando Alarico – un gotico che in realtà era un generale romano – ha condotto il primo sacco di Roma.

Si potrebbe dire che la civiltà non sia davvero crollata fino alla fine degli anni 600, quando l’Islam ha conquistato il Medio Oriente e il Nord Africa tagliando il commercio mediterraneo.

Meglio ancora, è più opportuno parlare del 1453, quando Costantinopoli e l’Impero d’Oriente è caduto.

Forse l’Impero è ancora vivo oggi, sotto forma di Chiesa cattolica – il Papa è il Pontifex Maximus che indossa pantofole rosse, così come quando Giulio Cesare ha ricoperto quella posizione.

Possiamo vedere un lontano riflesso nello specchio a partire nel periodo del Principato, Roma ha subito un trend di accelerazione verso:

assolutismo

centralizzazione

totalitarismo

burocrazia

Credo che si possa discutere che l’America sia entrato nel suo Principato con l’elezione di Roosevelt nel 1933; Da allora, il presidente ha regnato sovrano sul Congresso, come Augusto fece nel Senato Romano.

Nel corso del tempo Roma è caduta sempre più in basso, proprio come hanno fatto gli Stati Uniti

Dopo il terzo secolo, con la costante guerra civile e la distruzione della moneta, il Principato (quando l’imperatore, almeno in teoria, era solo il primo tra gli uguali) ha dato modo al periodo di Dominazione (dalla parola “dominus”, o Signore, riferendosi a un padrone di schiavi), quando l’imperatore divenne un monarca assoluto.

Questo è accaduto con l’ascensione di Diocleziano nel 284 e poi, dopo un’altra guerra civile, Costantino nel 306. Da quel punto in avanti, l’imperatore non ha fatto nemmeno più finta di essere il primo tra uguali ed è stato trattato come un sovrano orientale.

La stessa tendenza è ora in atto negli Stati Uniti, ma siamo ancora lontani dal raggiungimento del suo obiettivo – anche se va notato che il presidente è ora protetto da centinaia e/o addirittura migliaia di guardie del corpo.

Harry Truman fu l’ultimo presidente che in realtà ha avuto il coraggio di uscire dall’ufficio in forma informale a passeggiare per W-DC, come un comune cittadino.

In ogni caso, proprio come il Senato, i consoli, i tribuni e con i loro veti sono diventati anacronismi impotenti, così come lo sono le istituzioni degli Stati Uniti. Nella fase iniziale, a partire dal quarto imperatore, Claudio, nel 41 d.C., i pretoriani (che sono stati istituiti da Augusto) hanno avuto la possibilità di indicare e nominare l’imperatore.

Così probabilmente è vero che oggi gli Stati Uniti, ha i suoi pretoriani:

la NSA, CIA, FBI e, tra gli altri – naturalmente, i militari.

Vedremo in seguito come la controversia elezione presidenziale verrà risolta.

La mia ipotesi è che la massa delle genti (i romani la chiamavano censi capite, o il conteggio delle teste) richiederà un leader forte che possa risolvere la Grande Depressione, la distruzione del dollaro, e la seria guerra in corso.

Bisogna ricordare che la guerra è sempre stata la salute dello stato. Così come sono sempre stati in guerra gli imperatori romani, non da ultimi i loro soldati, da sempre impegnati in guerra. E non è un caso che i cosiddetti grandi presidenti degli Stati Uniti sono stati presidenti di guerra – Lincoln, Wilson e Roosevelt.

Umoristicamente Possiamo aggiungere il presidente di guerra autoproclamato il bambino Bush.

Eroi militari – come Washington, Andrew Jackson, Ulysses Grant, Teddy Roosevelt e Eisenhower – sono sempre facili da eleggere.

La mia ipotesi è che un generale verrà assegnato per l’ufficio alle prossime elezioni, quando saremo in una vera e propria crisi. Il pubblico vuole un generale, in parte perché i militari sono oggi di gran lunga l’istituzione più rinomata della società statunitense.

La sua probabile elezione sarà un errore per diversi motivi, non ultimo che i militari in realtà sono solo una pesante variante armata del servizio postale.

E’ saggio tenere a mente le parole di Gibbon circa i militari:

“Ogni ordine di uomini abituati alla violenza e alla schiavitù saranno dei custodi deboli della costituzione civile.”

Un parallelo politico supplementare con gli Stati Uniti:

fino a Traiano nel 100 d.C., tutti gli imperatori erano culturalmente romani provenienti da vecchie famiglie nobili. Dopo di loro, pochi lo erano.

Gli Stati Uniti ora hanno il suo primo presidente del Kenya – stiamo solo scherzando, naturalmente …

Seconda Parte

Come i romani, siano stati presumibilmente governati da leggi, non dagli uomini.

A Roma, la legge è iniziata con le 12 tavole incise nel 451 a.C., con pochi dettami e abbastanza semplici da essere inscritte sul bronzo dove tutti potevano vederle. Un corpo separato di diritto comune sviluppato da prove, che si teneva a volte al Forum, a volte in Senato.

Quando la legge è stata breve e semplice, il detto “ignorantia legis non excusat” (l’ignoranza della legge non è una scusa) aveva un senso.

Ma, quando il governo e la sua legislazione è diventata più pesante, il detto è diventato sempre più ridicolo. Alla fine, sotto Diocleziano, il diritto è diventato del tutto arbitrario, fatto tutto da decreti dell’imperatore – oggi noi li chiamiamo ordini esecutivi.

Ho citato Diocleziano già più volte. E’ vero che le sue misure draconiane hanno tenuto insieme l’Impero, ma era una questione distruggere Roma per salvarla.

Come negli Stati Uniti, a Roma lo statuto e il diritto comune a poco a poco si trasformò in un labirinto di regole burocratiche.

La tendenza ha avuto una accelerazione sotto Costantino, il primo imperatore cristiano, perché il cristianesimo è una religione trasmessa dall’alto verso il basso, che riflette una gerarchia in cui i governanti sono stati visti come concessioni date loro da Dio.

La vecchia religione romana non ha mai cercato di catturare la mente degli uomini in questo modo. Prima del cristianesimo, chi violava le leggi dell’imperatore non veniva visto come una persona che violava anche le leggi di Dio.

La devolution è simile negli Stati Uniti Vi ricorderete che solo tre delitti sono menzionati nella Costituzione degli Stati Uniti – il tradimento, la contraffazione, e la pirateria.

Ora è possibile leggere nel libro di Harvey Silverglate s ‘, I Tre Crimini del giorno, in cui si sostiene che nella media dei tempi moderni americani, per lo più inconsapevolmente, è in funzione una propria ondata di criminalità personale – perché la legge federale ha criminalizzato oltre 5.000 atti diversi.

Roma divenne sempre più corrotta col passare del tempo, così come gli Stati Uniti

Tacito (56-117 d.C.) ecco cosa dice:

“Più numerose sono le leggi, più corrotta è la nazione”.

Sociale

Insieme ai problemi politici e legali ci sono i problemi sociali.

Il governo romano ha iniziato ad offrire a bocche inutili pane gratuito e più tardi i circhi, verso la fine del Repubblica, dopo le tre guerre puniche (264-146 a.C.). Panem et circenses erano per lo più limitate alla capitale stessa.

Naturalmente erano estremamente distruttive, ma sono state fornite esclusivamente per una ragione pratica: per mantenere la folla sotto controllo.

Roma al suo massimo apice contava di una grande folla di gente intorno ad un milione di abitanti, e almeno il 30% viveva con il sussidio di disoccupazione. Vale la pena notare che il sussidio di disoccupazione è durato più di 500 anni ed è diventato parte del tessuto della vita romana – termina solo quando le spedizioni di grano provenienti dall’Egitto e dal Nord Africa sono state tagliate fuori dai Vandali all’inizio del 5° secolo.

Negli Stati Uniti, ci sono ora più destinatari di benefici statali che di quelli che lavorano.

Programmi come:

Sicurezza sociale

Medicine

aiuto medico

buoni pasto,

… e numerosi altri programmi di welfare assorbono oltre il 50% del bilancio degli Stati Uniti, e che a lungo termine cresceranno rapidamente ancora di più, anche se prevedo che arriveranno al termine o di essere riformati radicalmente entro i prossimi 20 anni.

Riconosco che è una previsione audace, data la longevità del sussidio di Roma.

demografia

L’Impero sembra aver subito un crollo demografico in ritardo nel 2° secolo, durante il regno di Marco Aurelio, almeno in parte, a causa di una piaga che ha ucciso nell’ordine il 10% della popolazione.

Le piaghe antiche sono poco documentate, forse perché erano viste come eventi normali. Ma ci possono essere altre ragioni, più sottili per il calo della popolazione.

Forse la gente non stava solo morendo, inoltre non si stavano riproducendo, che è molto più grave.

La religione cristiana nascente era puritana e ha incoraggiato il celibato. Soprattutto tra i ceppi gnostici del primo cristianesimo, il celibato era parte della formula per la perfezione e la conoscenza di Dio.

Ma, naturalmente, se il cristianesimo fosse stato efficace nel favorire il celibato, ci sarebbero stati più morti. La stessa cosa sta accadendo ora in tutto il mondo sviluppato – in particolare in Europa e in Giappone, ma anche negli Stati Uniti e in Cina.

Dopo la seconda guerra mondiale, le donne americane avevano in media 3,7 figli. Ora è l’1,8; in alcune parti d’Europa, è l’1.3. Parte di questo è dovuto alla urbanizzazione e partecipare ad una comprensione del controllo delle nascite, ma la verità è che una parte crescente semplicemente non può permetterselo; Oggi, è molto costoso avere un bambino.

Credo che un altro elemento importante sia un nuovo movimento religioso, il Greenism, che per molti modi è analogo al primo cristianesimo. E’ ormai considerata antisociale la riproduzione, dal momento che avere figli aumenta le emissioni di anidride carbonica.

Intellettualità

L’essenzialità anti-razionalista del primitivo e avvelenato cristianesimo l’atmosfera intellettuale del mondo classico.

Questo è vero non solo per le religioni in generale, ma per le religioni desertiche del giudaismo, il cristianesimo e l’Islam in particolare – ogni religione è più estrema rispetto al suo predecessore. In tarda antichità, ci fu una battaglia tra la fede dei Padri della Chiesa e la ragione dei filosofi.

Il cristianesimo ha fermato il progresso della ragione, che è cresciuto nel mondo greco-romano fin dai tempi dei razionalisti Ionici,

Anassimandro

Pitagora

Eraclito,

… e altri, fino a:

Aristotele

Archimede

Plinio

La conoscenza di come funzionava il mondo è stata conciliata, anche se lentamente – poi si fermò con il trionfo della superstizione nel 4° secolo. E andò in retromarcia durante tutto il Medioevo, a partire dal 6° secolo.

Si ritiene che il Cristianesimo sia stato utilizzato su tutto ciò che sembra in contrasto con la verità rivelata o anche con le estrapolazioni della verità rivelata, un anatema è il modo di quello che oggi fa molto l’Islam.

La chiesa ha attirato generazioni di uomini da attività intellettuali e scientifiche e verso occupazioni ultraterrene – che non ha aiutato la causa romana. Si può sostenere che, se non fosse per il cristianesimo, il mondo antico avrebbe potuto fare un salto di una rivoluzione industriale (io dico un salto planetario, corsivo mio).

E’ impossibile fare progressi scientifici se il meme in carica sostiene che se non è la parola di un dio, non vale la pena conoscere.

Per quasi 1000 anni, ha sfollato e rivelato credenze, scienze della ragione. Questo ha iniziato a cambiare solo nel 13° secolo con Tommaso d’Aquino, un’anomalia in quanto egli ha abilmente integrato il pensiero razionale degli antichi filosofi – Aristotele in particolare – nel cattolicesimo.

Aquino è stato fortunato che non fu condannato come eretico, invece di essere trasformato in un santo.

Però, il suo pensiero ha avuto alcune conseguenze non volute, che ha portato al Rinascimento, la rivoluzione industriale, e al mondo d’oggi. Almeno fino ad Aquino, da secoli il cristianesimo ha rallentato l’ascesa dell’uomo e all’aumento del razionalismo e la scienza, in aggiunta alla sua complicità nella caduta di Roma.

Tuttavia l’importanza della scienza è cresciuta, la religione – o la superstizione, come descritta da Gibbon – è passata in secondo ordine.

Nel corso degli ultimi 100, anche gli ultimi 50 anni, il cristianesimo è sceso al rango di una storia caratteristica posteriore di Babbo Natale e, sia pure poetica, racconti di saggezza popolare …

Terza Parte Le guerre fatte da Roma.

Le guerre hanno ampliato i confini del paese portandolo alla ricchezza, ma ha anche seminato i semi della sua distruzione, soprattutto le tre grandi guerre contro Cartagine, 264-146 a.C.

Roma iniziò come una repubblica di agricoltori piccoli terrieri, ciascuno con il proprio appezzamento di terreno.

Si doveva essere un proprietario terriero per aderire l’esercito romano; questo era considerato un grande onore, e il non appartenere alla marmaglia. Quando la Repubblica veniva minacciata – e le guerre fin dall’inizio sono diventate una costante ininterrotta – un legionario avrebbe potuto essere impegnato per cinque, dieci o più anni.

La moglie e i successivi figli impegnati nell’azienda avrebbero potuto aver bisogno di denaro preso in prestito per mantenere le cose in corso per non andare in default, quindi, i soldati facendo ritorno a casa alle loro aziende agricole avrebbero dovuto rifondere i creditori, diversamente le aziende sarebbero diventate dei cespugli incolti. Quelli che sono sopravvissuti alle guerre, per un ex legionario potrebbe essere stato difficile ritornare alla vita della fattoria dopo anni anni di saccheggio, saccheggiare e schiavizzare il nemico.

In cima a tutto questo, ci sono state maree di schiavi che si sono resi disponibili a lavorare le proprietà appena confiscate. Così, come l’America, Roma divenne più urbana e meno agraria. Come in America, ci sono stati un numero inferiore di famiglie di agricoltori ma più latifondisti su scala industriale.

La Guerra combattuta  nel lago Mediterraneo romano.

Con le guerre puniche, la Spagna e il Nord Africa divennero province

Pompeo Magno (106-48 a.C.) ha conquistato il Vicino Oriente

Giulio Cesare (100-44 a.C.) conquistò la Gallia, 20 anni dopo

Augusto ha preso l’Egitto

La cosa interessante è che nei primi giorni, la guerra era in realtà molto redditizia.

Si conquistava un posto e si rubava tutto l’oro, bestiame e altri beni mobili e schiavizzando la gente. C’era molta ricchezza che si poteva portare a casa – e poi si poteva mungere la zona per molti anni con le tasse.

Ma le guerre hanno anche contribuito a distruggere il tessuto sociale di Roma con l’annientamento degli agrari, le radici repubblicane del paese hanno corrotto tutto con il costante afflusso del lavoro degli schiavi a basso costo e prodotti alimentari importati gratuitamente.

Le guerre hanno creato ancora più confini lontani, che poi dovevano essere difesi. E alla fine, il contatto ostile con i “barbari” effettivamente liquidati e disegnati come invasori.

Le guerre di Roma hanno cambiato radicalmente la società, proprio come sta facendo l’America. Si stima che a volte l’80-90% della popolazione della città di Roma era nata all’estero. Questo ha una similitudine in molte città degli Stati Uniti.

Però, ho sempre cercato di guardare il lato positivo: dopo ogni disavventura straniera, gli Stati Uniti hanno ottenuto un afflusso di nuove culture esotiche.

Il flusso delle ruberie delle ricchezze da parte di Roma si è conclusa con la conquista della Dacia nel 107. Anticipatamente sono stati fermati i Persiani, una potenza militare comparabile a quella di Roma. Dall’altra parte del Reno e del Danubio, i tedeschi – che vivevano nelle paludi e nelle foreste, formati da piccoli villaggi – i quali non erano degni di essere conquistati. A sud c’era solo il Sahara.

A questo punto, non c’era niente di nuovo da rubare, ma c’erano i costi continui di amministrazione e di difesa delle frontiere.

Era scomodo – e forse non solo una coincidenza – che i barbari cominciarono a diventare davvero problematici di cui solo il cristianesimo lo era iniziando a diventare sempre più popolare, nel 3° secolo.

Il Cristianesimo, nei suoi primi giorni, a differenza di oggi, ha incoraggiato il pacifismo … questa non era la cosa migliore quando si è di fronte a invasioni barbariche.

Ricordate, l’esercito ha iniziato come una milizia di cittadini soldati che hanno fornito le proprie braccia. E alla fine ha accettato di trasformarsi e diventare una forza mercenaria completamente organica e guidata in gran parte da stranieri.

Questo è più o meno come le forze armate degli Stati Uniti si sono evolute.

Ininterrottamente la propaganda ha “Sostenuto le nostre truppe”, le forze armate americane sono ora più rappresentative delle stesse Barrios, ghetti, e roulotte del paese nel suo complesso. E sono isolate da esse, una classe a se stante, come l’esercito tardo-romano.

Anche se l’esercito romano era di grandi dimensioni e avevano un enorme costo, nel periodo della Dominazione, rimane il fatto che era pur sempre una tigre di carta.

Dopo la sua sconfitta nella battaglia di Adrianopoli nel 378, l’impero occidentale si è involuto in una spirale di morte. Le forze armate degli Stati Uniti possono ora essere in una postura analoga, paragonabile alle forze sovietiche del 1980.

Anche se gli Stati Uniti hanno vinto molti impegni e alcune guerre non impegnative, non ha mai vinto una vera e propria guerra dal 1945. Il costo delle sue guerre, tuttavia, è aumentato enormemente. La mia ipotesi è che se si arriva in un’altra grande guerra, non vincerà, anche se nel suo conto sconfiggesse enormi quantità di nemici.

Ricordiamo il piano astuto di Osama Bin Laden, vincere mandando in rovina gli Stati Uniti.

La maggior parte delle attrezzature degli Stati Uniti è solo un bene per combattere un replay della seconda guerra mondiale – mezzi come i $ 2 miliardi spesi per i bombardieri B-2, i $ 350 milioni per gli F-22, e 110 milioni di $ spesi per i V-22 Osprey sono dinosauri ad alto prezzo.

L’esercito ha perso 5.000 elicotteri in Vietnam. Quanti Blackhawks si possono permettere di perdere gli Stati Uniti nella prossima guerra a $ 25 milioni ciascuno?

La seconda guerra mondiale è costato agli US nel 1940 $ 288.000.000.000, in dollari. Le avventure inutili in Iraq e in Afghanistan sono una stima approssimativa pari a $ 4 miliardi di dollari, un importo approssimativamente paragonabile in termini reali.

In futuro – a meno che non cambia completamente la sua politica estera e militare – gli Stati Uniti dovranno probabilmente affrontare decine di attori indipendenti non statali, piuttosto che altri stati-nazione.

Noi non conosciamo veramente chi sono, ma saranno molto efficaci nell’attaccare infrastrutture estremamente costose con  l’hacking computer a quasi costo zero. Essi non avranno bisogno di un B-2 quando una bomba nucleare pakistana rubata può essere caricata su di un cargo. Essi possono prendere con $ 5 milioni un serbatoio di M-1 ordigno incendiario essenzialmente improvvisato a costo zero.

Mentre gli Stati Uniti si avvalgono di bancarottieri come appaltatori della difesa le cui armi hanno un tempo di sviluppo di circa 20 anni, i nemici useranno la guerra open-source, una imprenditoria di sviluppo a basso costo, con armi non convenzionali componenti off-the-shelf.

Questo è in realtà analogo a quello che è successo a Roma di fronte all’invasione dei nomadi.

Nel 450 d.C., un aneddoto riferito da Prisco, ambasciatore Romano alla corte di Attila, dopo aver incontrato un greco che si era unito ai barbari vi darà un sapore della storia che racconta Prisco.

Dopo la guerra gli Sciti sono tornati a vivere rimanendo completamente inattivi, godendo di ciò che hanno guadagnato, molestato, depredato, anche quelli che ne hanno tratto un esiguo profitto o per niente.

I romani, d’altra parte, sono molto suscettibili sulle perdite avute in guerra, perché devono riporre le loro speranze di sicurezza sugli altri, e non sono ammessi, all’utilizzo della braccia a causa dei loro tiranni. E coloro che vengono usati sono provati dalla viltà vissuta con i loro generali, che non possono sostenere la condotta della guerra.

Ma la condizione di questi soggetti in tempo di pace è molto più grave di quanto lo siano i mali della guerra, soggetti alle cospicue  e gravose esazione delle tasse, così uomini senza scrupolo infliggono lesioni ai poveri malcapitati, perché le leggi non sono praticamente valide contro tutte le classi.

Le guerre hanno distrutto Roma, proprio come distruggeranno gli Stati Uniti ..

Ma per quanto riguarda le invasioni barbariche che Gibbon indicava correttamente è forse la causa diretta della caduta di Roma? Abbiamo oggi una analoga situazione? La risposta è un qualificato “sì.”

E’ anche vero che gli stessi Stati Uniti andranno in bancarotta combattendo la “ridicola e chimerica guerra al terrore“, per via del mantenimento di centinaia di basi militari e operazioni in tutto il mondo, sperando forse di entrare in una grande guerra. Ma da un punto di vista culturale, è possibile che il confine meridionale presenterà un problema altrettanto grave.

Il confine USA-Messico è un classico, riguardo al confine, non più stabile e altrettanto permeabile come la linea che divideva il Reno-Danubio, era per i romani.

Il problema ora è che non stanno invadendo delle orde barbariche, ma una popolazione che non ha la fedeltà culturale all’idea di America.

Un sorprendente numero di messicani che attraversano il confine degli Stati Uniti parlano seriamente di una Riconquista, in riferimento al fatto che gli americani hanno rubato il terreno in questione a persone che presumono siano i loro antenati.

In molte parti del sud-ovest, i messicani costituiscono la maggioranza decidendo di non imparare l’inglese – loro non ne hanno bisogno, questa è una cosa nuova per l’immigrazione negli Stati Uniti

La maggior parte sono “illegali”, come si potrebbe dire dei Goti, i Vandali e gli Unni negli ultimi giorni di Roma.

La mia ipotesi è che nel prossimo futuro, ci saranno un sacco di giovani maschi ispanici che riterranno attivamente di non pagare la metà di quello che è il loro reddito per la sicurezza sociale, e le tasse di Obamacare al fine di sovvenzionare vecchie donne bianche nel Nord-Est.

Non sarei sorpreso di vedere parti del sud-ovest in zone “no go” per molte agenzie governative nel corso dei prossimi decenni.

Potranno gli Stati Uniti rimediare e rompere lo schema fatto in passato dall’Impero Romano? Assolutamente; i colori sulla mappa sopra non fanno parte del firmamento cosmico. E non deve avere nulla a che fare con la conquista militare.

Nonostante la presenza di Walmarts, McDonald, e concessionarie Chevrolet in un paese le cui strade sono così impressionanti come i quasi 50.000 miglia di autostrada, così come hanno fatto i romani nel passato, ci sono prove che il paese si stia disintegrando culturalmente.

Anche se ciò che sta accadendo nella zona di confine messicano è la cosa più importante, ci sono crescenti differenze culturali e politiche tra gli stati “blu” e gli stati cosiddetti “rossi”.

Semi-gravi movimenti secessionisti sono al lavoro nel nord del Colorado, Maryland occidentale e Kansas occidentale.

Si tratta di un fenomeno nuovo, almeno da quando è stata combattuta la guerra tra gli Stati del 1861-1865 …

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da