Archivi categoria: Ecologia & Ambiente

VELATURE – ECCOLE DI NUOVO

Dopo una giornata di cielo libero da nubi, pioggia, grandine grande come palline da golf, con temperature sotto i 15°, ecco le famose velature, al satanico “Lucifero” non sono bastati i 38/42° (di giorno e di notte senza escursione termica), ci stiamo preparando ad un nuovo forno a microonde?

Questa mattina alle ore 7:00 il cielo era completamente terso e senza una nuvola, un azzurro che ricordo solo negli anni passati della mia gioventù, inoltre la notte completamente sgombra da nuvole, “velature” e inquinamento luminoso, ho visto dopo molto tempo il firmamento pieno di stelle e la luna raggiante (non più velata) al centro di esso.

Queste sono fotografie fatte dal mio portatile questa mattina; non mi stancherò mai di fotografare lo scempio che viene perpetrato ormai da oltre 15 anni, da quando è stato firmato quel fatidico documento.

Sullo sfondo di questa fotografia sono visibili i cumulonembi naturali sotto attacco da quelle che oggi vengono definite “velature”, (velature non esistenti in natura) partorite dalla mente compiacente di chi è complice volontario/involontario della élite votata alla satanica “Geoingegneria”

______________________________________

 Il regime di Geoingegneria solare progettato 
per bloccare il tuo sole – Di Matt Landman

 “Un gruppo di scienziati del clima sta attualmente sostenendo una mossa preventiva contro i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale, anche se probabilmente non hai mai sentito molto a questo proposito. Il piano è quello di bloccare il sole, simile a quello di imitare un’eruzione vulcanica, per questo motivo è chiamato Effetto del Monte Pinatubo che verrebbe attuato con una campagna di iniezione aerosolica già in atto per velare la LUCE del SOLE.”

“Le basi ingenue di questo approccio sono TRE assimilazioni e costituiscono quanto segue:”
“1) Conosciamo tutto quello che c’è da sapere sul riscaldamento globale

2) Possiamo risolvere il problema

3) Dovremmo risolvere il problema 

Continua QUI all’interno del blog”

Nonostante tutto l’Italia è uno dei paesi più tranquilli al Mondo

 

Perché il Mediterraneo è il posto più sicuro dove vivere 

 Pubblicato da Alessio

Scrivo questo articolo per rispondere, in maniera esaustiva, a chi si chiedeva quale fosse il posto più sicuro dove vivere in caso di raffreddamento climatico e indebolimento campo magnetico (eruzioni vulcaniche terremoti). Tra chi pensa di emigrare dall’Italia, tra chi invita a trasferirsi in America Latina, (chi addirittura in Africa, che già vive di diffusi problemi socio-economici) dico che conviene molto di più rimanere in Italia, o comunque nel Mediterraneo.

 E ora vi spiego il perché.

Gli eventi climatici hanno segnato il destino di interi popoli e determinato la vivibilità dei luoghi nei quali tali eventi sono risultati maggiormente evidenti. Bisogna anzitutto tener conto che ogni grado di temperatura in meno sposta di circa 150 km verso sud la linea delle coltivazioni; di conseguenza diventerà quasi impossibile la coltivazione del frumento, della vite e del mais su buona parte d’ Europa. Germania e Francia saranno le più colpite sotto quest’aspetto, in quanto al momento risultano le maggiori produttrici di vino e cereali del Vecchio Continente (basti pensare al famoso Champagne). Entro i prossimi dieci anni Russia e Canada diventeranno importatori netti di cereali (oggi sono rispettivamente al quarto e settimo posto nel mondo per la produzione cerealicola).

Per quanto riguarda l’allevamento, le difficoltà principali deriveranno dalla mancanza di pascoli, in quanto si prospetta che la neve ed il ghiaccio ricopriranno il terreno per molti mesi l’anno; verranno a mancare anche il foraggio ed i mangimi, come conseguenza del crollo della produzione cerealicola; perciò molto bestiame perirà e nelle regioni centro-settentrionali europee l’allevamento non sarà quasi più possibile.

Poi le nazioni centro-meridionali Europee dovranno fare i conti con un netto aumento delle precipitazioni e frequenti tempeste, che porterà probabilmente i Paesi Bassi, (in quanto posizionati su aree paludose sotto il livello del mare) ad essere sommersi dall’acqua (ghiacciate ci saranno in inverno). Le calotte polari si estenderanno molto verso sud (il Mare del Nord ghiaccerà completamente in inverno) e nazioni come Canada, Alaska, Stati Uniti nord-orientali, Gran Bretagna, Scandinavia, Islanda e le zone più settentrionali della Russia non saranno quasi più abitabili a causa del freddo intenso e della presenza di neve e ghiaccio per quasi 12 mesi l’anno, che renderà impossibile sia il commercio, attività su cui si basa l’economia moderna (trasporti in tilt) che le attività agricole.

Non è che le cose andranno meglio nelle regioni tropicali. Già adesso si assiste ad un notevole affievolimento degli alisei; nel caso il raffreddamento diverrà molto intenso, potrebbero arrivare addirittura ad invertirsi. Ciò determinerà monsoni ed uragani intermittenti durante tutto l’anno in alcune aree, con il rischio che finiscano letteralmente sott’acqua… Altre zone invece, sperimenteranno siccità estreme e clima molto caldo, che oltre a condizionare duramente la produzione agricola, provocheranno estesi e distruttivi incendi nelle foreste tropicali. Un esempio eloquente fu il Nino del ’98; alcune zone dell’Africa finirono sott’acqua, altre invece sperimentarono una tremenda siccità, con l’assenza della stagione delle piogge per quasi due anni (fino agli esordi del 2000), scatenando inoltre invasioni di cavallette.

In assenza d’acqua, migliaia di capi di bestiame andarono persi. La Cina, al momento la nazione più potente al mondo (lasciate perdere la propaganda filo-americana dei mass-media che fa credere gli States ancora la più forte nazione al mondo) dovrà comunque vedersela con frequenti e distruttivi tifoni sulle coste centro-meridionali (tra l’altro già da tempo a rischio sommersione), incessanti bufere di neve nelle zone settentrionali e distruttivi terremoti nelle zone interne e centro- meridionali (ad esempio il Sichuan).

A chi poi volesse andare in America Latina, non so se gli convenga essere chiuso tra piogge torrenziali, incendi, siccità estreme, eruzioni vulcaniche e terremoti frequenti. Senza contare che Cile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile meridionale sperimenteranno un clima sempre più freddo in modo simile all’Europa.

Effetti sugli ecosistemi acquatici

Nel caso si arrestasse la Corrente del Golfo, gli ecosistemi acquatici soffriranno moltissimo:

  • in primo luogo, i mari intorno ai tropici si surriscalderanno, provocando un aumento delle piante infestanti e quindi una diminuzione di ossigeno, scatenando intensi fenomeni di eutrofizzazione delle acque; secondo molti pesci ed organismi (in primis i coralli) più sensibili all’aumento di temperatura periranno.
  • in secondo luogo, bisogna tener conto che la circolazione termoalina è indispensabile per la ridistribuzione delle sostanze nutritive presenti negli oceani; senza di essa, soprattutto i mari settentrionali e più vicini ai poli mancheranno di un apporto nutritivo essenziale. Di conseguenza gli organismi acquatici deficiteranno di cibo ed andranno incontro a morte certa.
  • in terzo luogo, anche il raffreddamento di fiumi e laghi porterà ad un collasso dei rispettivi ecosistemi acquatici. Accadranno cose simili all’ondata di freddo che ha colpito alcuni stati del Sud America nel 2010;

6 agosto 2010: il Sud America è colpito da un’ondata fredda eccezionale. Milioni di pesci abituati a nuotare a circa 20°C muoiono congelati. Analoga fine per rettili, uccelli, tartarughe. Come conseguenza le acque sono diventate imbevibili e il governo ha chiuso la pesca per l’intero anno.

Si rischia, dunque, un disastro di enormi proporzioni. Basti pensare che la maggior parte della popolazione mondiale vive sulle coste ed il mare rappresenta la prima risorsa economica ed alimentare.

Il mediterraneo, in quanto mare chiuso, non risente delle alterazioni della circolazione oceanica, e seppur vedrà una diminuzione della pescosità a causa del clima molto più freddo, rimarrà comunque utilizzabile per la pesca.

Effetti sulle risorse energetiche (gas e petrolio)

Il raffreddamento comporterà un enorme incremento nel consumo dei combustibili fossili. Queste risorse cominceranno a scarseggiare. Ma c’è di più: molti impianti petroliferi marittimi e giacimenti di gas naturale, a seguito dell’avanzata dei ghiacci potrebbero diventare inutilizzabili, soprattutto nel caso siano posizionati in mare; l’area più a rischio in questo senso è il mare del Nord. Infatti, con più di 450 piattaforme petrolifere, il Mare del Nord, fino al Mar di Barents, è la più importante regione del mondo per la perforazione offshore.

La sezione britannica del Mare del Nord è quella che possiede più piattaforme, seguita in ordine da quella norvegese, olandese e danese. Il più grande campo di gas naturale nel Mare del Nord, “Troll”, si trova sotto la giurisdizione norvegese ed olandese ad una profondità di 345 metri. Una piattaforma gigante è stata necessaria per accedervi. La sezione tedesca possiede solo due piattaforme petrolifere (la più grande delle due è il Mittelplate).

Come vediamo gran parte delle risorse europee si trovano in questo mare, spingendosi fin verso il mare di Barents, oltre il circolo polare artico. L’inutilizzabilità di queste risorse porterà nazioni come Gran Bretagna, Norvegia, Paesi Bassi e Danimarca, ad un vero e proprio collasso, in quanto devono la loro ricchezza nazionale essenzialmente allo sfruttamento di queste risorse; nonché per il fatto che non avranno più a disposizione il gas neanche per scaldarsi, non avendo allacciamenti col gas russo. Anche i giacimenti canadesi e quelli in Alaska potrebbero diventare difficilmente utilizzabili e difficile il trasporto delle materie prime; in particolare il giacimento di Prudhoe Bay in Alaska è uno dei più importanti al mondo ed è la principale fonte di energia fossile statunitense e gioca un ruolo di primo piano nell’economia del paese.

La Russia verrebbe colpita meno, in quanto i russi sono maggiormente abituati a sfruttare le risorse in condizioni di gelo estremo. Inoltre la Russia è il paese con più navi rompighiaccio a propulsione nucleare e il governo, al contrario che in Europa, gode del pieno appoggio della popolazione. 

Rischi da vulcani

I vulcani (ed i terremoti) sono concentrati in alcune aree della Terra: catena andina, in Sud America, risalendo per il Messico e poi in Nord America con le Montagne Rocciose.

Poi spicca il Giappone (praticamente una nazione vulcano), il Sud-Est Asiatico (patria dei famosi Tambora, Krakatoa e Toba) e gli arcipelaghi del Pacifico (tra cui la Nuova Zelanda). Senza contare poi il rischio di maremoti. Le aree con meno vulcani e a minor rischio terremoti sono l’Africa e l’Europa (eccezion fatta per l’Islanda e lo Ionio).

Conclusioni

Voglio infine sottolineare che l’Italia è uno dei paesi più tranquilli al Mondo, nonostante ci siano comunque seri problemi di criminalità e corruzione. Basti vedere le zone delle Favelas, la situazione tremenda di Caracas; avvicinandosi, le periferie di Londra in mano alle gang giovanili ed una media di 60 accoltellati l’anno. Gran Bretagna che vive seri problemi di alcolismo, violenza sulle donne (come altri paesi del Nord Europa) e consumo di droghe, le Banlieu francesi, il ghetto islamico di Bruxelles, che è terra di nessuno.

Tra l’altro i recenti attentati in Europa mostrano un sistema governativo fragile ed una condizione delle periferie delle grandi città ormai ingestibile; la Svezia ad esempio sta pensando di reintrodurre la leva obbligatoria per cercare di tamponare la criminalità ed il degrado diffuso. Anche in Germania, in molte periferie, la situazione sta sfuggendo di mano; addirittura la Merkel ha sollecitato l’ordine dei giornalisti a non pubblicare notizie riguardo episodi di violenze e criminalità, in preoccupante crescita negli ultimi anni. Le frequenti situazioni di instabilità politica e terrorismo in Africa, le Farc in Sud-America. In Italia dicono che c’è la Mafia, ma perché dalle altre parti non c’è?

La Jacuza in Giappone, la mafia russa, quella americana, le guerre tra Narcos in Centro e Sud-America, soprattutto Messico. Ad esempio, la tanto criticata Italia, rientra in una fascia medio-bassa nel consumo di droga al mondo e non rientra affatto tra i primi 10 paesi consumatori al Mondo. In Italia la percentuale di persone che posseggono un’arma da fuoco è tra le più basse al Mondo. Poi vabbè, quello che succede negli Stati Uniti, che in media una volta a settimana, c’è uno che spara all’impazzata e fa una strage, è tutto un dire.

Non a caso è un paese tra i principali consumatori di droga, alcool e psicofarmaci (in Italia il consumo di alcolici è tra i più bassi al Mondo).

Quello che voglio dire è, in una situazione di caos generalizzato, dove c’è maggior probabilità di salvarsi?

Non credo sicuramente in Stati dove già a cose normali ci sono problemi di ordine e sicurezza, pensate in caso di sconvolgimenti geo-climatici.

Roma, ad esempio, non avrà mai un clima più freddo di quello attuale di Varsavia, neanche in caso di vera glaciazione. Se si interviene in tempo ed in maniera adeguata, si sopravvive anche in caso di glaciazione. In altri stati non servirà a niente prepararsi convenientemente, verranno a mancare le condizioni minime di abitabilità.

https://www.attivitasolare.com/

La Vacca da Latte

Il fallimento dell’acqua privatizzata: la strana emergenza idrica di Roma

posted by Ulrich Anders

Strane coincidenze in questi giorni. Il governatore PD del Lazio Zingaretti parla di crisi idrica e a stretto giro di posta da un lato Acea ventila ipotesi di razionamento con sospensione di ben 8 ore della fornitura di acqua potabile a 1,5 milioni di romani, dall’altro qualche giornalistucolo prezzolato e blog dipendente (dipendente da chi li finanzia) lancia l’attacco alla “fallimentare” gestione pubblica dell’acqua. Si invoca il privato puntando il dito sulle “dispersioni idriche” responsabili della penuria. Non riportiamo le citazioni dei giornalistucoli solo per non fare pubblicità gratuita a questi squallidi personaggetti del sottobosco dell’informazione italiana al soldo dei potentati.

Noi di SE siamo soliti informarci prima di parlare. Le nostre conclusioni sono che non c’è nessuna emergenza idrica a Roma (il famoso lago di Bracciano fornisce solo l’8% della fornitura idrica romana con un prelievo equivalente a 1 mm al giorno), ma soprattutto che l’acqua di Roma è tutto fuorché a gestione pubblica. Questo è il punto chiave della vicenda.

Acea, l’ex ente comunale romano che gestiva elettricità, acqua potabile e trattamento scarichi fu infatti trasformata in S.p.A. nel 1998 e messa sul mercato da Rutelli per far cassa. Acea s.p.a. oggi è una multiutility quotata in borsa dal 1999, e pur avendo un azionista pubblico di maggioranza viene gestita come tutte le S.p.A., con profitti e distribuzione di dividendi. Se fosse una società pubblica senza fine di lucro non ci sarebbero dividendi, tanto meno a soci privati.

Dal bilancio consolidato 2016 di ACEA si rileva che il settore idrico ha ricavi di 720 milioni e margine lordo MOL (EBITDA) di ben 355 milioni (49,3%). Circa 264 milioni sono andati in investimenti e 91 in dividendi ai soci. Il settore acqua in particolare è estremamente redditizio per gli azionisti, che oltre al Comune includono Suez (23%) e Caltagirone (5%).

I profitti totali del settore idrico sono il 12,6% del fatturato, valore che la maggior parte delle società si sogna. Ricavi e MOL del settore idrico vengono però per la maggior parte (rispettivamente 550 milioni e 312 milioni) da Acea Ato 2, la divisione di Acea che gestisce anche il servizio idrico del Comune di Roma con concessione trentennale. Il margine lordo di Acea Ato 2 è circa del 57%!!! Il margine del settore idrico vale il 45% del margine totale del gruppo ACEA, ma con un fatturato pari al 25% del totale. Redditività altissima.

La multiutility Acea dà infatti grassi dividendi a tutti i soci, 138 milioni nel 2017, incluso il Comune di Roma (70 milioni), Suez (32 milioni) e Caltagirone (7 milioni).

Analizzando i bilanci degli ultimi 5 anni si conferma che Acea Ato 2 (Roma e dintorni) è la gallina dalle uova d’oro di Acea. In 5 anni l’acqua dei romani ha fornito ben 309 milioni di “proventi da partecipazioni” al gruppo:

Dunque in 5 anni Acea, ovvero i suoi soci, ha sottratto ai romani e convertito in dividendi ben 309 milioni di euro che avrebbero potuti essere impiegati in investimenti per manutenzione della rete, miglioramento della qualità o riduzione delle tariffe?

Uno sguardo ora alle dispersioni idriche: secondo ISTAT queste fanno scomparire a Roma il 44,1% dell’acqua immessa in rete. La manutenzione della rete è in fortissimo arretrato, considerando ad esempio che a Milano queste sono solo il 12%.

Cosa deduce il cittadino medio dai dati qui sopra?

  1. Il permanere di abnormi dispersioni idriche è il risultato di investimenti insufficienti nella manutenzione dei 3.700 km di rete di Acea Ato 2. In generale gli investimenti italiani nella rete idrica sono un terzo della media europea (Federutility)
  2. Se Acea fosse una società pubblica senza fini di lucro tutti i profitti verrebbero reinvestiti nella manutenzione della rete, anziché distribuiti ai soci come dividendi
  3. Il livello elevatissimo dei margini della gestione idrica, nonostante tariffe ancora molto basse, suggerisce che si può agire sugli investimenti e ridurre le dispersioni anche senza aumenti tariffari
  4. Forte infine è il dubbio di essere di fronte alla strategia descritta da Noam Chomsky:

“Questa è la strategia standard per privatizzare: togli i fondi, ti assicuri che le cose non funzionino, la gente si arrabbia e tu consegni al capitale privato”

A nostro parere quello che serve veramente per migliorare il servizio di distribuzione dell’acqua non è “più privato” come predicano i servitori degli interessi finanziari, ma al contrario una totale e definitiva uscita dalla logica privatistica. I cittadini devono pagare un servizio e contribuire alla manutenzione della rete, non distribuire profitti a Comune e soci privati. A maggior ragione per i monopoli naturali (reti autostradali, idriche, elettriche) con i suoi milioni di Captive Users, utenti che non hanno altra scelta. Società Autostrade docet.

Invocare il privato come soluzione a presunte inefficienze del settore pubblico è solo l’ennesimo tentativo di ceti imprenditoriali parassitari di appropriarsi di beni comuni, costruiti dai nostri padri per i loro figli e oggi usati come vacca da latte per multinazionali o ricconi nostrani.

https://scenarieconomici.it/

Geostorm, trailer ma non troppo

POSSEDERE IL CLIMA E DISTRUGGERE IL MONDO – IL FILM GEOSTORM

La Warner Bros. ha diffuso online il secondo trailer ufficiale di ‘Geostorm’. Uscirà il 1 novembre nei cinema italiani il thriller apocalittico che segna il debutto alla regia di Dean Devlin, scrittore e produttore di Independence Day.

Geostorm fa parte di una lunga tradizione di disaster movie americani. Lo schema è frequentemente questo: il clima impazzisce, le città vengono distrutte, qualche eroe corre contro il tempo per salvare il pianeta.

Milioni di persone potranno ‘godersi’ i brividi delle scene catastrofiche in cui si divulga ad una massa di spettatori il (per loro) nuovo concetto del possesso e controllo delle forze della natura (meteo-clima), trasformato in arma e minaccia globale.

Curiosità: alcune scene ambientate alla NASA, sono state realmente girate presso il NASA Facility di New Orleans. Quindi la NASA è favorevole alla diffusione di questo film.

Un giornalista di ‘Motherboard’ ha contattato e intervistato alcuni esperti di geoingegneria, una tecno-scienza dichiarata in fase embrionale. Nell’articolo che segue possiamo leggere le loro risposte.

Quanto preoccupati si deve essere nella vita reale di ‘Geostorm?’

 di Carl Franzen 

Cosa sarebbe se ci fosse un network di satelliti a poter controllare il tempo intorno al globo? Cosa sarebbe se qualcuno (o qualcosa) potesse prendere il controllo di quei satelliti (o qualcosa del genere?) ed inizia ad utilizzarli per devastare, creando tornado giganti e congelando aerei in volo? Questa è la premessa emozionante di Geostorm , un nuovo thriller catastrofico di Hollywood del ragazzo che ha prodotto Independence Day, che vede protagonista Gerard Butler ed esce negli Stati Uniti il 20 ottobre, secondo il nuovo trailer. E si legge nelle descrizione del trailer: “I leader di tutto il mondo si sono riuniti per creare una fitta rete di satelliti per controllare il clima globale e mettere tutti al sicuro“.

Mettendo da parte la confusione tra meteo e clima (due cose correlate ma diverse), l’idea dell’uomo di alterare deliberatamente il clima per creare condizioni più favorevoli ha un suo fondamento nella realtà di una scienza fiorente, chiamata geoingegneria.

Gli scienziati hanno proposto una serie di schemi per rallentare il riscaldamento della Terra, tra cui spruzzare particelle riflettenti nell’atmosfera, illuminando nuvole con acqua salata, e concimando il plancton che consuma l’anidride carbonica

Ci sono alcune preoccupazioni su queste idee, che potrebbero ritorcersi contro in modo terribile. Ma se la geoingegneria procedesse nella vita reale (ndr: lo sta facendo) potrebbe avverarsi una cosa del genere come un ‘Geostorm’?

“La relazione di Geostorm con scienza e politica della geoingegneria sembra realistico quanto lo era ‘The day after tomorrow’ con scienza e politica del cambiamento climatico globale”, risponde in una e-mail David Keith, professore con doppi mandati accademici, in fisica applicata e politica pubblica presso la Harvard University. “Cioè, non v’è quasi alcuna relazione”.

Keith dovrebbe saperlo essendo lui stesso parte di un gruppo che sperimenta la geoingegneria lanciando aerosol riflettenti entro la fine dell’anno, aggiungendo che si tratta di un processo “che si muove intrinsecamente lento”. “Nulla cambia prima di un anno e poco cambia in 10 anni”, ha spiegato Keith. “Non c’è proprio nessuna manopola magica per regolare e poter far apparire improvvisamente un temporale (o non far apparire) in un luogo specifico.” (ndr che il luminare legga qui: aerosol tempeste

“I tornado multipli  e un enorme muro di acqua dal mare sono impossibili, data la mia comprensione della fisica del clima.”  (ndr invece sono stati avvistati)

Alan Robock, professore di scienze ambientali presso la Rutgers è d’accordo che non dobbiamo preoccuparci troppo di un reale Geostorm. La tecnologia ritratta nel film, per quanto posso vedere dal trailer, non esiste, e non conosco nessun modo attuale di controllare il tempo nella maniera indicata.“ dice Robock in una e-mail.

“E’ pura fantascienza. Tornado multipli e un enorme muro di acqua dal mare sono impossibili, data la mia comprensione della fisica del clima, e chiaramente sono stati inventati per rendere il film eccitante”.

Tuttavia, Robock, che di recente ha contribuito a creare simulazioni di geoingegneria al computer rendendo l’oceano più riflessivo spruzzandoci dentro schiuma, ha avvisato che la geoingegneria reale potrebbe essere utilizzata per il male. (link CIA-Robock)

“Se la tecnologia sarà mai sviluppata, potrebbe essere usata per scopi malvagi, e c’è una lunga storia di tentativi di controllare il tempo e il clima per scopi militari”, ha scritto Robock. “Se questo film su questo argomento dovesse spaventare la gente, non credo che sarebbe una brutta cosa”.

David Grinspoon, scienziato senior presso il Planetary Science Institute, un gruppo noprofit dedicato a promuovere l’esplorazione del sistema solare, condivide questa preoccupazione. Ma lui dice che non sarebbe andato fatto vedere nel trailer Geostorm. “Sarebbe difficile da usare come arma perché non sarebbe in grado di limitare gli effetti su una posizione molto specifica” ha detto Grinspoon in una e-mail (ndr: mi pare che queste preoccupazioni siano poco nella logica di certi poteri).

“Se un pazzo volesse prenderne il controllo e armeggiare per distruggere il mondo intero, sì questa è una preoccupazione realistica”.

Tutti gli esperti contattati da Motherboard hanno sostenuto che l’umanità deve esercitare cautela se si persegue un qualsiasi schema di geoingegneria.

FONTE https://motherboard.vice.com/en_us/article/9kw3we/geostorm-irl (Traduzione NoGeoingegneria)

VEDI ANCHE

Progetto Stormfury

Nubi inseminate, piogge pilotate e invasi straripanti: disastri ambientali e molte domande

Arming the nature – La natura come arma

IL CONTROLLO DEL CLIMA

WEATHER WARFARE ORDIGNI METEOROLOGICI

GLI AEROSOL RAFFORZANO LE NUBI TEMPORALESCHE, FAVORENDO CONDIZIONI METEO ESTREME

Fonte attiva:  http://www.nogeoingegneria.com/ 

Terribili avvertimenti sul futuro del nostro pianeta

La sesta estinzione di massa è in atto: gli esseri umani provocano ‘l’annichilamento biologico’ della fauna selvatica 

By Ivan

Gli scienziati ci hanno dato dei terribili avvertimenti sul futuro del nostro pianeta dicendo che la sesta estinzione di massa della Terra è già in corso e che gli esseri umani stanno causando un “annichilamento biologico” della fauna selvatica.

Sembra che le cose non siano brillanti per il futuro del nostro pianeta. Gli scienziati affermano che gli esseri umani hanno avviato la sesta estinzione di massa sulla Terra e che la fauna selvatica dovrà affrontare un’ulteriore iniziazione – il che significa che migliaia di specie sono a rischio di scomparire per sempre – se non cambieremo nei prossimi vent’anni, per contrastare i potenti assalti fatti sulla biodiversità”.

I ricercatori dicono che i fattori più noti di questo evento apocalittico sono l’avidità umana e la sovrappopolazione che hanno portato alla distruzione del nostro pianeta, poiché gli esseri umani non sono riusciti a proteggerlo, con conseguente d’impatto negativo quasi irreversibile sugli ecosistemi di tutto il pianeta terracqueo.

L’avvertimento è stato presentato nel diario dell’Accademia Nazionale delle Scienze Nazionali e il suo avvertimento dovrebbe essere preso in considerazione più che mai.

“Negli ultimi decenni, la perdita di habitat, lo sfruttamento eccessivo, gli organismi invasivi, l’inquinamento, la tossicodipendenza e, più tardi, la perturbazione del clima, nonché le interazioni tra questi fattori hanno portato alla catastrofica diminuzione dei numeri e delle dimensioni delle popolazioni di entrambe le Specie vertebrate comune e rare”, questo è quanto è stato scritto dagli scienziati nella relazione.

Il rapporto indica che il tasso nascosto della popolazione delle specie diminuisce significativamente “il sesto episodio di estinzione di massa si è protratto oltre rispetto a quello che si è verificato nei millenni passati”.

Come ha fatto notare la CBC News, i leoni hanno occupato storicamente circa 2.000 spazi aperti di 10.000 chilometri quadrati in diversi continenti, ma ora occupano poco più di 600 spazi aperti nell’Africa subsahariana e in India. Nel sud e sud-est asiatico, tutti i mammiferi corpulenti di grandi dimensioni hanno perso più dell’80% del loro territorio geografico.

La relazione è stata presentata da esperti delle università di Stanford e Mexico City che hanno scoperto che l’attuale tasso di estinzione dei vertebrati è pari a due specie all’anno.

Inoltre, gli scienziati affermano che le stime – che sono al di là delle preoccupazioni – sono molto probabilmente conservative poiché esistono diverse specie di mammiferi in pericolo anche se erano a livelli relativamente sicuri alla fine del millennio.

I rapporti Atlantici suggeriscono che dagli anni ’80 la popolazione delle giraffe è scesa fino al 40% da almeno 152.000 animali a soli 98.000 nel 2015. Nell’ultimo decennio, i numeri di elefanti della savana sono diminuiti del 30% e l’80% degli elefanti della foresta furono macellati in un parco nazionale che era una delle loro ultime fortificazioni. Gli ultimo ghepardi sono ridotti a 7.000 individui, e gli ultimi orangutan sono solo 5.000.

Il rapporto indica che “il 50% del numero di individui animali che hanno condiviso la Terra con noi sono già estinti, come lo sono altri miliardi di popolazioni”,così scrivono Ceballos ei suoi colleghi.

“Mentre la biosfera sta attraversando in massa l’estinzione delle specie, è anche devastata da un’ondata molto più seria e rapida di declini e di estinzioni della popolazione. I ricercatori, ci dicono che stiamo sostanzialmente uccidendo la fauna selvatica perché stiamo distruggendo il loro habitat, inquinando e cambiando il clima. Tuttavia, ciò che forse è il fattore più importante secondo i ricercatori è la “sovrappopolazione umana e la loro crescita continua”.

Inoltre aggiungono nella relazione, che si basava su un’analisi di circa 28.000 mammiferi, rettili e anfibi, “L’annientamento biologico risultante ovviamente avrà anche gravi conseguenze ecologiche, economiche e sociali” e che “l’umanità pagherà infine un prezzo molto elevato Per la decimazione dell’unico insieme di vita che conosciamo nell’universo”.

E ancora, tuttavia, “Il forte focus tra gli scienziati sulle estinzioni delle specie, trasmette un’impressione comune che il biota della Terra non sia drammaticamente minacciato o sta appena entrando lentamente in un episodio di perdita di biodiversità che non deve generare preoccupazione profonda”.

“Quindi, ci potrebbe essere tempo sufficiente per affrontare il decadimento della biodiversità in seguito, o sviluppare tecnologie per la “de extinction” – la possibilità che quest’ultima sia una mini interpretazione è particolarmente pericolosa”.

Gli esperti hanno concluso che oggi “le estinzioni della popolazione sono nell’ordine di grandezza più frequenti che delle estinzioni delle altre specie. L’estinzione delle popolazioni, tuttavia, è un preludio alle estinzioni delle specie, per cui il sesto episodio di estinzione di massa è andato più avanti rispetto al passato. La perdita massiccia delle popolazioni sta già danneggiando gli ecosistemi dei servizi forniti alla civiltà. Considerando questo aggressivo attacco alle fondamenta della civiltà umana, non bisogna mai dimenticare che la capacità della Terra di sostenere la vita, compresa la vita umana, è stata modellata dalla vita stessa”.

Fonte: PNAS

https://www.ancient-code.com/

Traduzione e adattamento: NinGish.Zid.Da

Animali Umani – Umani Animali

Questi elefanti hanno appena salvato il loro piccolo elefantino dall’annegamento, dimostrando la pianificazione, l’intelligenza e la compassione 

(Natural News 

La natura è piena di meraviglie, dalla spettacolare esposizione delle luci del nord al potere del sole per aiutare i nostri corpi a produrre la miracolosa vitamina D. Ecco perché è un tale oltraggio quando la gente distrugge ciò che la natura ci ha dato. Questo quando si tratta di distruggere monitorare, inquinare o spruzzare agenti tossici sulle coltivazioni vegetali. Ancora peggio, alcuni esseri umani hanno un brutto atteggiamento, quello di ignorare altre forme di vita, credendo che animali come leoni e elefanti esistano solo per il loro piacere di caccia. A volte, il mondo potrebbe usare come esempio queste creature maestose che sono molto più simili a noi di quello che le persone possono rendersi conto.

Questo video sotto è stato recentemente girato, nel mentre un paio di elefanti si sono prodigati nel salvare un piccolo elefantino dall’annegamento in uno zoo della Corea del Sud. Il filmato del toccante soccorso dell’incidente è stato visto da più di mezzo milione di persone.

Quando il piccolo elefante si è imbattuto nella piscina del Grande Parco Zoo della fauna selvatica di Seoul, ha lottato per mantenere la testa e la bocca (proboscide) sopra la superficie, l’elefante adulto in piedi accanto ad esso immediatamente si è scatenato in una azione e ha cercato di sorreggerlo con la sua proboscide. Un altro elefante vicino si precipitò per aiutare.

Il duo si accorse rapidamente che non avrebbero potuto tirare in salvo il piccolo elefantino con le loro proboscidi, e in una mossa incredibilmente intelligente e ben organizzata, entrambi si affrettavano rapidamente verso l’estremità bassa della piscina e entrarono insieme nell’acqua, dove Essi erano in grado di salvare il piccolo elefantino travagliato, dove in piedi uno affianco all’altro sono riusciti a portare la testa del piccolo elefante in su sopra la superficie guidando l’animale agitato fuori dalla piscina.

La situazione illustra perfettamente quanto siano intelligenti questi bei pachidermi e dimostrando anche la loro compassione. In questa vicenda c’è un altro ulteriore fatto, un terzo elefante che appare nel video dietro una recinzione, inizia a camminare nervosamente avanti e indietro e chiaramente sembra essere afflitto dalla situazione pericolosa accaduta al piccolo elefantino.

Gli elefanti piangono lacrime di gioia, piangono la perdita dei loro cari

L’anno scorso, un film affascinante, ha mostrato che questi giganti gentili potrebbero anche essere più compassionevoli e amorevoli delle persone. L’anima dell’Elefante, ha illustrato come questi giganti gentili si riuniscono per ammirare i loro piccoli neonati elefanti, facendo intervenire la parentela per aiutare le madri a disperdere le traccie dei loro piccoli. Ancora più incredibilmente, gli elefanti sono stati visti piangere per il lutto della perdita dei loro cari. Un altro elefante pianse lacrime di gioia e di sollievo dopo essere stato salvato dalla prigionia come propaggine per un mendicante, persino i più scientifici veterinari sono rimasti basiti, lasciandoli per tale testimonianza senza parole.

Gli elefanti sono anche una delle sole quattro specie animali che possono riconoscersi in uno specchio, sono in grado di auto consapevolezza legato alla complessità sociale e altre abilità di pensiero ad alto livello. Essi hanno anche la capacità di vedere i propri corpi come ostacoli nel compimento delle loro mansioni.

Nonostante la loro incredibile complessità e la natura profondamente empatica, la gente continua a cacciarli per sport, li spinge a vendere le loro zanne nel commercio illegale d’avorio, metterli a lavorare, fargli eseguire in circhi e, in caso di riluttanza ad essere ammaestrati, vengono maltrattati. Gli elefanti sono anche di fronte ad una estesa perdita di habitat a causa dell’espansione degli insediamenti umani e della costruzione di infrastrutture come le strade e le condutture. Gli elefanti necessitano di ampie quantità di spazio, acqua e cibo per sopravvivere e talvolta entrano in conflitto con gli esseri umani mentre competono per le risorse.

Dopo aver visto il video, è difficile negare che questi esseri magnifici abbiano una simile preoccupazione e compassione per i loro giovani piccoli e per gli altri del gruppo. Quello che gli esseri umani fanno è scoraggiante, non mostrando lo stesso rispetto della vita, come questi animali mostrano. 

Le fonti includono:  

TheSun.co.uk  

NaturalNews.com  

NaturalNews.com  

WorldWildlife.org 

http://www.naturalnews.com/

Traduzione e adattamento: Nin.Gish.Zid.Da 

Tra Clima e Meteorologia

L’importante è che crediate che tutto quel che avviene, avviene a caso.

Non farti trovare impreparato, la siccità che investe ormai da mesi il territorio Italiano e che ha fatto dichiarare già ad alcune regioni lo “stato di calamità” è stato programmato e lo puoi da te visionare su una cartina datata 17 giugno 2012, ovvero 5 anni fa. Segui l’articolo QUI

L’ondata di caldo del Giugno 2017 

Livello di anomalia relativo al periodo 1951-2017 per la zona rurale prossima a Milano

Ieri l’altro, giovedì 22 giugno, molti notiziari radiofonici e televisivi mettevano il caldo e la siccità come prima notizia, complice anche lo stato di emergenza per siccità dichiarato nelle provincie di Piacenza e Parma. Non è mia intenzione commentare lo stile adottato dai media o il fatto che nessuno sappia più distinguere fra meteorologia e clima o ancora il significato politico dato all’ondata di caldo, che secondo alcuni commentatori (oggi ho sentito il dottor Mentana sul TG di La sette) sarebbe nientemeno che da ricollegare al voltafaccia americano rispetto agli accordi di Parigi.

Premetto che l’anomalia termica positiva è frutto di un promontorio anticiclonico subtropicale di blocco da sudovest che influenza in modo più diretto il centro-nord e la Sardegna. Il meridione peninsulare e la Sicilia invece sono stati invece fin qui esposti a un regime di correnti più fresche da nordest che scorrono sul fianco orientale del promontorio in questione, per cui le temperature di giugno sono state fin qui pienamente nella norma. Segui l’articolo QUI

Cosa accade se le emissioni antropiche non sono tutte influenti? 

Studi scientifici indicano che i processi naturali sono dominanti sui cambiamenti del buco dell’ozono, del metano e sulle emissioni di CO2

Pubblicato da Enzo Ragusa 

Siamo stati portati a credere che possiamo controllare le dimensioni del buco dell’ozono, del metano e la concentrazione di CO2 con le nostre emissioni. 

Siamo anche stati portati a credere che controlliamo i modelli atmosferici (tempeste, siccità, inondazioni, uragani, tornado); Controlliamo le temperature troposferiche, atmosferiche, superficiali e profonde dell’oceano; Controlliamo il ritiro e l’avanzamento dei ghiacciai; Controlliamo il livello dei mari; Controlliamo se oltre un milione di specie saranno estinte entro il 2050. . . il tutto emettendo sostanze più o meno gassose nel nostro perseguimento di energia e comfort. 

Ma cosa accade se oltrepassiamo il nostro impatto sul pianeta? Cosa accade se le nostre emissioni gassose non agiscono in nessun modo sull’impatto che pensiamo di apportare? Cosa accade se siamo troppo arroganti per considerare la possibilità che la Terra non possa essere “salvata” costruendo più turbine e pannelli solari e riciclando più plastica? 

“Siamo così importanti. Ognuno ha intenzione di salvare qualcosa adesso. «Salviamo gli alberi, salviamo le api, salviamo le balene, salviamo le lumache». E la più grande arroganza di tutte: salvare il pianeta. 

Salvare il pianeta – ma non sappiamo neppure come prenderci cura di noi stessi.” 

“Il pianeta ha attraversato periodi anche peggiori di quello che pensiamo noi. Ci sono stati terremoti, le eruzioni vulcaniche, la tettonica a placche, la deriva continentale, i brillamenti solari, le macchie del sole, le tempeste magnetiche, l’inversione magnetica dei poli … centinaia di migliaia di anni di bombardamento da parte di comete, asteroidi e meteore, alluvioni in tutto il mondo, onde di maree, l’erosione, i raggi cosmici, l’epoca ricorrente dei ghiacci … E pensiamo che alcune borse di plastica e alcuni contenitori in alluminio farebbero la differenza? Il pianeta non va da nessuna parte. 

Noi siamo!” – George Carlin – Segui l’intero articolo QUI 

1976 LA FORMA DI GUERRA’ CHE VERRÀ?

Articolo NoGeoingegneria 

Questo articolo intitolato ‘La Guerra che verrà?’ era pubblicato su New Scientist (Australia) del 1976, evidenziando un’ altra volta la lunga storia della modificazione meteorologica e climatica per scopi bellici. Riprendiamo alcuni passaggi (tradotti da noi) : 

Modificazione meteorologica-climatica e guerra geofisica 

Manomissione del clima 

La modificazione del clima potrebbe essere raggiunto attraverso il cambiamento del bilancio radioattivo e termico dell’atmosfera – per esempio con la introduzione di aerosol.

Il corposo articolo continua QUI