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Sitchin & Il soggettivo business accademico

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Zecharia Sitchin e i Caratteri Cuneiformi

Una delle accuse rivolte allo scomparso Zecharia Sitchin è stata quella che lui non era in grado di leggere e tradurre gli scritti cuneiformi dei Sumeri, Accadi, Babilonesi ed altre culture mesopotamiche antiche. Non ci sono molte persone che possono leggere il cuneiforme, e Sitchin non era un accademico studioso linguistico riconosciuto delle lingue antiche. Di conseguenza, è facile per gli studiosi a mettere in discussione la sua capacità di leggere, traslitterare e interpretare gli antichi scritti mesopotamici.

Mi sono imbattuto in questo problema di prima mano nel 2003, quando appare in un breve documentario di un progetto universitario, e a fianco di alcuni Sumerologi e astronomi britannici, ho notato che stavano discutendo del Pianeta X (1). I Sumerologi, curatori del British Museum di Londra, erano scettici sulla conoscenza di Sitchin dei cuneiformi, e della sua esperienza con le lingue antiche che hanno usato questa scrittura:

Christopher Walker (Vice Custode, della Cuneiform Collection, del British Museum) dice: “E’ fondamentalmente una interpretazione molto personale di singole immagini, e singole idee, ma egli [Sitchin] in realtà non può sedersi e lavorare con i testi anche se la gente pensa che questo sia una … bella idea, questa è solo una bella storia, che ci porta al capitolo successivo … E’ come la saga si Harry Potter”. (2)

Il Dr Irving Finkel (Assistente e Custode delle Collezioni cuneiformi del British Museum) dice: E’ molto facile usare i sumeri e la loro cultura come spiegazione per le cose, perché quasi nessuno al mondo in grado di leggere il sumero, e se si da l’impressione di poter leggere questi testi, allora si può dire tutto quello che si vuole. Io credo che questo sia un fattore importante. Il numero di persone che possono leggere la scrittura sumera in modo affidabile e corretto difficilmente potrebbero rientrare in questa stanza. Penso che, anche se togliessimo tutti i mobili dalla stanza, sarebbe moto difficile farceli stare tutti. “(2)

In questi giorni c’è una generale disillusione con gli esperti. A volte, gli esperti ottengono le informazioni in forma terribilmente distorta: Gli economisti non riescono a vedere un incidente incombente, ad esempio lo scoppio di una bolla economica; scienziati ambientalisti che scrivono libri per consolidare la loro posizione sul cambiamento climatico; i politici che fanno previsioni di morte e distruzione se una particolare decisione viene presa, solo per vedere di come si comportano i mercati. Questi sono gli esempi di taluni esperti.

Per raggiungere il tipo di credenziali autorizzate che Finkel e Walker richiedono, gli studenti di lingue antiche della Mesopotamia devono passare attraverso una serie di cerchi accademici, e quindi essere accettati nel club degli studiosi riconosciuti di scrittura cuneiforme. Come accade in democrazia, questo modo, potrebbe essere semplicemente il ‘male minore’ per fare le cose, ma significa che gli studiosi in erba devono seguire la linea del partito per essere accettati nelle sale del mondo accademico. Qui c’è un sistema di conformità del lavoro che si autoalimenta. Certo, non c’è spazio nella visione Sumerologa del mondo per gli estranei che padroneggiano in modo indipendente la sceneggiatura e le lingue, e quindi propongono che gli antichi testi sono stati erroneamente interpretati per tutto questo tempo.

Le traduzioni di Sitchin, e le sue interpretazioni, sono ferocemente contestate – al punto in cui le sono state rivolte accuse di frode. Si è spesso citato su Internet che le traduzioni di frasi e parole sumere, Sitchin le abbia deliberatamente distorte per adattarle alla sua teoria. Le traduzioni sono presentate nei suoi libri (3) a volte sono diverse dai testi autorizzati. Queste discrepanze forniscono munizioni per gli scettici e studiosi licenziando così il suo lavoro, sostenendo che egli ha deliberatamente ingannato i suoi lettori. (Questa situazione non ha aiutato a facilitare il suo testo popolare semi-romanzato ‘Il Libro Perduto di Enki’ (4)). Tali accuse sono diventate moneta comune, e anche gli scrittori come Maverick esaminando gli stessi antichi misteri spesso a distanza dal lavoro di Sitchin.

Mi sono sbagliato ad essere così sprezzante? Inoltre, sono le loro accuse di frode in realtà calunniose?

Nel 2015, la nipote di Zecharia Sitchin, Janet Sitchin, ha pubblicato un libro contenente vari articoli, lettere ed estratti del libro scritto da lui (5). Avendo preso atto che sulla copertina suo zio era “noto per la sua capacità di leggere e interpretare le tavolette d’argilla degli antichi Sumeri e accadici”, Janet Sitchin scrisse quanto segue nel suo post scriptum:

“Sitchin ha imparato a leggere i vari tipi di cuneiforme, ha studiato e imparato le antiche lingue. Erano lingue semitiche e, come tali, si sentiva che erano simili all’ebraico che era la sua lingua principale. Per lui, era importante leggere e tradurre le lingue per se stesso in modo che la sfumatura del significato non venisse persa da una traduzione scarsa o incompleta”. (5)

Quindi, secondo i membri della sua stessa famiglia, Zecharia Sitchin ha davvero letto e tradotto le lingue antiche mesopotamiche direttamente dal cuneiforme originale. È davvero così incredibile? La gente da tempo con qualsiasi risorsa impara tutti i giorni lingue diverse per poterle padroneggiare. Quindi, il problema di Sitchin, è che egli non ha imparato queste lingue antiche il modo ‘corretto’. Egli non ha scritto articoli accademici, impostando le sue idee indietro in un formato per essere rivisto ed esaminato dove i Sumerologi avrebbero potuto stabilire il suo lavoro attraverso lo standard della critica accademica. Invece, si è rivolto direttamente alle masse, senza preoccuparsi di verificare con loro se aveva ragione. Si può vedere il motivo per cui gli accademici si potrebbero sentiti un po’ seccati.

Quindi, diciamo che Sitchin, essendo un personaggio abbastanza illuminato (ha conseguito una laurea in storia economica presso l’Università di Londra, ed è stato un giornalista e redattore in Israele per molti anni prima di emigrare negli Stati Uniti) abbia appreso il cuneiforme. Certamente le sue traduzioni sono personalizzate, ma questo è quello che necessariamente lo rendono inattendibile? Dopo tutto, traducendo da qualsiasi lingua resta e rimane un business soggettivo, e in una certa misura fa affidamento su una delle visione del mondo. All’incirca lo stesso discorso può essere fatto sugli studiosi accademici, proprio perché i paradigmi che li coinvolgono possono essere profondamente radicati e conservatori. Questi esperti non possono sempre farlo bene, perché le loro sottostanti ipotesi su ciò che costituisce la verità potrebbe essere errata. La moltitudine di questo gregge può guidare queste discipline, proprio come fanno con l’economia, la politica, la scienza. E a volte, qualcuno ha il bisogno di dover mescolare un po’ le cose.

Ecco un esempio di come Sitchin ha spesso respinto interamente alcune ipotesi convenzionali per proporre una traduzione non convenzionale:

“Capita spesso di leggere, soprattutto negli scritti di Zecharia Sitchin, che gli Annunaki significa qualcosa di come ‘quelli che sono venuti dal cielo’ o qualche altra descrizione che indica come alieni o extraterrestri. Non c’è nessuna fonte da parte di studiosi su questo pianeta che sarebbe d’accordo con questa definizione. Eppure, non è un termine difficile. Io personalmente non credo che Sitchin sapesse il sumero e credo non avesse intenzione di ottenere un termine sbagliato associato a un gruppo di divinità importanti, mi chiedo cos’altro avesse avuto intenzione di sbagliare.”(6)

Di Sitchin nella prima descrizione degli Anunnaki in “Il 12° Pianeta”, P328, include quanto segue:

“Eppure, molti testi persistono in riferimento agli Anunnaki come” i cinquanta grandi principi”. Un’ortografia comune del loro nome in accadico, An-nun-na-ki, rende facilmente il significato “i cinquanta che sono arrivati dal Cielo alla Terra”. c’è forse un modo per colmare le apparenti contraddizioni?” (3)

Questa semplice citazione contiene sia la sua traduzione, e anche una variazione sulla traduzione dei ‘principi’ più ampiamente sostenuta. Sitchin, nel suo libro sta rendendo molto chiaro quello che sta deviando dalla traduzione standard. I suoi critici sostengono che egli abbia deliberatamente fuorviato le persone che non conoscono la lingua sumera. Accusandolo e attaccandolo. In realtà, Sitchin molto attentamente e apertamente ha offerto una scelta, queste sono le ragioni per cui è stato proposto qualcosa di diverso. Egli può aver sbagliato, potrebbe aver avuto ragione – ma certamente non era una frode.

Scritto da Andy Lloyd, 2 gennaio 2017

Riferimenti:

1) Andy Lloyd “Planet X e ‘Aspettando l’Apocalisse'” Novembre 2003 http://www.darkstar1.co.uk/videos.html

2) The Clockwork Team & Università di Westminster ‘Aspettando l’Apocalisse’ 2003 http://www.youtube.com/watch?v=vkeBGxlefqY

3) Zecharia Sitchin “Il Dodicesimo Pianeta” Avon 1976 e la successiva serie Terra Chronicles, dallo stesso editore così come Bear & Co.

4) Zecharia Sitchin “Il Libro Perduto di Enki” Bear & Co. 2002

5) Janet Sitchin (Ed) “Anunnaki Chronicles: Un Zecharia Sitchin Reader” Orso and Co., 2015, P350

6) Ancient Aliens Debunked ‘Anunnaki’ critico citando Michael Heiser http://ancientaliensdebunked.com/references-and-transcripts/anunnaki/

Fonte:  http://www.andylloyd.org/ 

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da 

I Libri dello scomparso Zecharia Sitchin 

La bollatura degli “studiosi”: “I MITI”

Baalbek: la prova finale

Baalbek: La prova finale di una perduta antica tecnologia

Se una antica perduta e a lungo avanzata tecnologia è esistita sulla Terra, allora le pietre megalitiche di Baalbek sono sicuramente la prova di essa. L’antico sito megalitico di Baalbek vanta pietre perfettamente ben intagliate pesanti fino a 2.000 tonnellate, allineate insieme formano uno dei più grandi misteri antichi di costruzione del pianeta. In realtà, erano forse quelle pietre super-massicce di Baalbek il risultato della loro messa in opera con “bastoni” e “pietre”, come alcuni studiosi suggeriscono? 

Il sito archeologico di Baalbek, situato nella moderna Libano è una delle più misteriose e antiche strutture mai realizzate sul pianeta Terra. Inoltre, esso contiene alcuni delle più grandi e più pesanti pietre del pianeta.

Si trova ad est del Libano, a 86 chilometri nord-est della città di Beirut, nella valle di Beqaa, vicino al confine con la Siria.

Questo affascinante sito – come molti altri in tutto il Pianeta ha sconcertato gli studiosi che non sono stati in grado di capire come e perché questo massiccio ‘santuario’ sia stato eretto.

Come una umanità primitiva migliaia di anni fa, ha trasportato, tagliato, e collocato in posizione pietre enormi, sembra difficile da credere utilizzando solo i primi strumenti del Bronzo.

Secondo gli esperti, la storia di questo antico sito può essere fatta risalire quasi 10.000 anni. Era un’antica città che ha preso il nome dal dio Ba.al. Leggende fenicie suggeriscono che Baalbek sia stato il primo iniziale avamposto in cui Ba.al è arrivato sulla Terra in tempi antichi.

Tuttavia, la verità è che nessuno può dire con certezza quanti anni abbia questo antico sito. Molti credono che Baalbek risalga a decine di migliaia di anni, forse anche circa 20.000 anni, rendendolo uno dei più antichi siti del pianeta.

È interessante notare che sia l’età del sito che la storia non sono in grado di dare una risposta causando così confusione, rimane il fatto che i megalitici blocchi di pietra presso il sito sono semplicemente da capogiro.

L’antico tempio costruito in onore di Giove si trova su una piattaforma che non dovrebbe esistere, almeno non con la tecnologia ‘primitiva‘ utilizzata dai suoi costruttori circa 9.000 – 10.000 anni fa.

In realtà, il Trilithon a Baalbek frantuma tutte le spiegazioni logiche. Esso è composto da tre blocchi super-massicci che misurano 22 metri di lunghezza e 5 metri di altezza aventi una larghezza di 3,5 metri.

La giusta domanda che ci si pone è perché sono così grandi? Bene, il peso di queste pietre massicce è compresa tra le 1000 e 2000 tonnellate.

Quindi, come possono questi antichi costruttori aver raggiunto questo obiettivo? Li hanno davvero tagliati, trasportati e riposti nella giusta posizione queste pietre dal peso di 2000 tonnellate con bastoni e pietre?

La spiegazione ufficiale che gli archeologi suggeriscono è che migliaia di uomini, con una tecnologia semplice come bastoni e pietre, hanno partecipato nella sua costruzione e al trasporto di questi enormi blocchi di pietra. Alcuni altri ricercatori suggeriscono che questo è qualcosa di matematicamente improbabile e quasi impossibile, spostare e sollevare pietre enormi con gruppi di uomini e con strumenti rudimentali. Quindi, se non possedevano la tecnologia come la nostra di oggi, come l’hanno fatto?

I tre blocchi sono posizionati su una fila di sei blocchi di granito, che misurano 10 metri di lunghezza e 4 metri di altezza, il loro peso è stimato a più di 300 tonnellate.

Sembra altamente improbabile che Baalbek sia il risultato dei metodi di costruzione antiche, tra cui bastoni, pietre e migliaia di uomini trascinavano pietre massicce intorno al luogo. Molti suggeriscono che la mancanza di riferimenti per la costruzione del sito, lo rende ancora più discutibile. Perché non ci sono informazioni che ci dicono qualcosa circa i costruttori?

Perché creare qualcosa di così tremendamente imponente senza lasciare spiegazioni? O, un punto di riferimento?

Manca un enorme anello mancante quando si cercano spiegazioni attendibili  su Baalbek.

Questo antico sito vanta pietre perfettamente intagliate pesanti fino a 2.000 tonnellate allineate insieme formano uno dei più grandi antichi misteri di costruzione del pianeta.

E se le domande che cerchiamo su questo antico sito fossero che è stato costruito da una antica civiltà che ha avuto in suo possesso una tecnologia avanzata? Una tecnologia che oggi è andata perduta? Una tecnologia che forse ha anche aiutato a creare molti altri siti megalitici in tutto il pianeta?
Ecco, forse queste sono le domande che dobbiamo porci.
 

Sotto i ghiacci dell’Antartide

Cercando gli Anunnaki:
L’Esplorazione dell’Antartico

E’ realmente possibile che nell’Antartide si nasconda sotto i suoi spessi strati di ghiaccio ‘la prova’ di antiche civiltà altamente avanzate? E’ possibile che la mappa di Piri Reis – la mappa Buache, e la mappa Orontius Finaeus siano la prova che l’Antartide sia stato scoperto prima dei tempi moderni, qualcuno è riuscito a mappare il continente prima che fosse coperto dai ghiacci? E, questo potrebbe essere il motivo per cui i nazisti erano così interessati al contenuto del continente ora ghiacciato?


L’Antartide è uno dei luoghi più misteriosi della Terra. E’ lì dove scienziati e personale militare hanno visto e testimoniato molte cose strane.

E’ un luogo avvolto nel mistero in cui sono state fatte ‘apparentemente’  scoperte straordinarie.

Dalle piramidi alla tecnologia ultraterrena, sembra che l’Antartide offra tutto questo.

Ma questo sta realmente accadendo? C’è una leggera possibilità che ci sia davvero qualcosa nascosto sotto gli spessi strati di ghiaccio in Antartide?

Avete mai pensato fosse possibile che in un lontano passato, quando l’Antartide era molto diverso da quello che è oggi – senza ghiaccio che ricopriva la sua vasta superficie e che in qualche modo la civiltà possa essersi sviluppata lì?
Le scoperte del 1900 hanno creato un dibattito in tutto il mondo circa l’Antartide e su tutto ciò che veramente si trova lì.

I dettagli si trovano nell’insolita mappa, una linea costiera che rispecchiava il continente Antartide. Tuttavia, invece di essere coperto di ghiaccio, la mappa rappresenta l’Antartide come un continente ricoperto di vegetazione, ricca di giungle, fiumi completamente liberi dai ghiacci. La mappa è chiamata la mappa di Piri Reis.

Questa mappa significa che qualcuno in realtà ha visto il continente Antartide centinaia o forse migliaia di anni fa, quando i continenti non erano stati coperti dai ghiacci.

La mappa suggerisce che qualcuno ufficialmente abbia trovato l’Antartide circa trecento anni prima che gli esploratori ufficiali si siano imbattuti in quel continente.

Tuttavia, oltre alla mappa di Piri Reis, altre cartografie simili sono state scoperte nel corso dei secoli.

Queste mappe indicano che centinaia, forse migliaia di anni fa, una civiltà tecnologicamente avanzata potrebbe essere esistita sulla Terra.

Ma, gli studiosi del mainstream tradizionali non sono d’accordo.

Inoltre, oltre la mappa di Piri Reis, un altra cartografia controversa è stata creata da un geografo francese con il nome di Philippe Buache de la Neuville. La mappa di Bauche ha due versioni. Una delle versioni si crede rappresenti esattamente il litorale libero dai ghiacci dell’Antartide, mentre l’altro grafico non fa alcuna menzione di sorta del continente. Molti indicano che Buache non era a conoscenza dell’esistenza del continente ghiacciato e che le sue raffigurazioni erano niente di più che una ipotesi.

La mappa Orontius Finaeus è un’altra mappa che mostra l’Antartide privo di ghiacci. È interessante notare che, con il metodo di datazione del Dr. WD Urry dalla Carnegie Institution di Washington DC, gli scienziati hanno scoperto che i fiumi dell’Antartide, le fonti di raccolta delle acque e la sua dispersione, scorrevano circa 6.000 anni fa, come rappresentato sulla mappa Orontius Finaeus. 

È interessante notare che i nazisti sapevano di queste mappe e secondo il loro pensiero, l’Antartide doveva essere stato un posto molto importante. È ben noto che Hitler era fissato con l’occulto, civiltà perdute, antica tecnologia, e Atlantide.

Alla fine si convinse che l’Antartide e l’Atlantide erano la stessa cosa, e credeva che da qualche parte laggiù avrebbe trovato antichi e mistici manufatti sepolti nel ghiaccio che avrebbe potuto aiutarlo a raggiungere il suo obiettivo finale: il dominio mondiale.

Si dice che i nazisti alla fine abbiano costituito un team per indagare il continente e durante la loro spedizione esplorativa, abbiano creato un enorme grotta artificiale sul continente, abbastanza grande da nascondere veicoli e attrezzature militari usati per esplorare la terra ghiacciata.

Si dice inoltre, che i nazisti in Antartide abbiano costruito una vasta base chiamata Stazione 211.

Secondo una serie di indiscrezioni, la ‘Stazione 211’ esisteva, e se così fosse, allora deve essere stata (e forse lo è ancora dove si trova) all’interno della catena montuosa libera dai ghiacci nelle montagne Mühlig-Hofmann di Neuschwabenland, alias Terra della regina Maud.

Secondo i geologi che hanno partecipato alla spedizione tedesca, le zone dove la vegetazione era presente erano dovute a sorgenti di acqua calda o altre fonti geotermiche.

Una delle citazioni più interessanti su Neuschwabenland e l’Antartide viene dal tedesco della Marina, il Grande Ammiraglio Karl Dönitz che ha detto: “La flotta sottomarina tedesca è orgogliosa di aver costruito per il Führer in un’altra parte del mondo un Shangri-La, una terra con uninespugnabile fortezza.”

Alla fine, gli americani hanno scoperto quello che circa i nazisti hanno esplorato nell’Antartide decidendo di lanciare una missione esplorativa per conto loro.

Molte affermazioni dubbie sono state fatte su questa storia. Però. ci sono altre rivendicazioni, che sono sostenute dai fatti.

Secondo quanto riportato da scienziati americani che hanno partecipato alla missione in Antartide, durante il loro soggiorno, hanno assistito in cielo al volo di dischi volanti artigianali, e la tecnologia era tutt’altro che ordinaria.

Ma per anni, gli scienziati e i ricercatori che hanno viaggiato nei continenti di ghiaccio hanno visto cose che ricordano quello che molti chiamano Tecnologia Aliena. Un Massivo avvistamento di UFO si è verificato nel 1965, quando gli scienziati e personale militare dalla Gran Bretagna Cile e Argentina, hanno assistito (vicino all’Antartide) a numerosi UFO. Secondo i rapporti, questi UFO hanno causato problemi e malfunzionamento alle apparecchiature di navigazione e strumenti scientifici.

Ma molte altre scoperte sensazionali sono state fatte, che hanno portato a numerose spedizioni scientifiche e militari in Antartide.

Ma … cosa c’è laggiù che è così importante? C’è davvero qualcosa in Antartide che tutti vogliono trovare?

Ci sono – come alcune indicazioni suggestive suggeriscono – prove di una antica civiltà tecnologicamente avanzata sepolta sotto gli spessi strati di ghiaccio in Antartide?

Numerosi documentari sottolineano il fatto che, per decenni, se non secoli, le persone abbiano viaggiato in Antartide alla ricerca di qualcosa di prezioso.

Forse, dopo tutto, ci possono essere delle tracce di antiche civiltà tecnologicamente avanzate sepolte sotto il ghiaccio.

Queste civiltà possono essere fiorite nel continente ormai ghiacciato in un lontano passato, quando l’Antartide era coperto da una fitta vegetazione e la presenza di animali esotici.

Come sempre, affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie.

http://www.ancient-code.com/searching-anunnaki-exploring-antarctica/

Articolo correlato: L’anomalia magnetica del lago Vostok (+Video)

Indicazioni sulla base: ‘Stazione 211’ QUI

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

“Segreto delle Stelle Oscure”

 Anton PARCHI
Il segreto delle Stelle Oscure

Anton Parks, autore autodidatta di nazionalità francese, ha scritto il “Segreto delle Stelle Oscure” il primo volume di una trilogia sorprendente, perché inclassificabile: mescolando epica, saga mitologica fantascienza, un libro di eroica fantasia o “storica” nella misura in cui rivela la nostra storia più occulta e misteriosa; cosa stava accadendo sulla Terra prima della venuta dell’uomo? E, ciò che ha preceduto e causato il sorgere della civiltà umana? In realtà significa che le storie sono quasi incomprensibili e a volte contraddittorie (un dio o molti dei) nella Bibbia e altri testi, come i manoscritti della Bibbia slava o i Vangeli di Nag Hammadi del Mar Morto?

Alcuni autori come René Boulay (serpenti volanti e draghi, The Tree Book) o Zecharia Sitchin (Il 12° Pianeta, Louise Courteau Editrice) sono riusciti a decifrare alcuni degli innumerevoli testi in caratteri cuneiformi trovati tra le rovine di antiche civiltà accadiche, sumera e assira e cominciarono a impegnarsi in una grande chiave pubblica spesso increduli per comprendere e visualizzare il lontano passato: sembra chiaro che gli “dei” erano di tipo “rettile” e che in molti millenni avrebbero posto le basi per civilizzare le colonie sulla terra.

Boulay ha recensito nel suo lavoro tutti i testi, cronache storiche e “miti” che si riferiscono ai primi esseri che erano dei dragoni e che hanno portato sulla terra il fondamento della vita intelligente e la civiltà: non i tipi di dinosauri e altre entità sauropodi ricoperti di squame, ma di tipo umanoide con due gambe, due braccia e talvolta ali. Troviamo queste descrizioni nelle cronache cinesi, sumero, indiana (Mahabharata) o egiziana, ma anche su bassorilievi di civiltà del Centro e Sud America. Spesso, queste entità sono descritte come benefiche (soprattutto in Cina). Nell’antica Sumer, dove ci sono benevoli “dei” colonizzatori e considerati protettivi della razza umana come Enki o come il dittatoriale e crudele Enlil. 

L’importanza dei draghi e altri rettili si è diffuso nel Medioevo dove le storie di cavalieri combattono draghi nelle grotte (soprattutto in Inghilterra) o abitanti dei villaggi che beneficiano della generosità e la protezione di questo essere meraviglioso (sud della Francia) e sono stati considerati come storie vere.

Numerosi archeologi e specialisti dei testi sumeri sono rimasti storditi e perplessi per la consistenza della moltitudine di storie che narrano la venuta di questi dei dalle profondità del cosmo nei loro carri di fuoco per creare delle colonie sulla terra. Si sono viste metafore e parabole simboleggiare l’eterna lotta tra i costruttori e gli impulsi distruttivi dell’uomo contro la natura. Altri, come Boulay e Sitchin hanno deciso di non interpretare questi testi, ma prenderli per quello che sono: narrazioni fantastiche di eventi reali, perché incomprensibili per la mente dell’uomo di quel tempo per la potenza della tecnologia che veniva usata.

Anton Parchi continua il lavoro di Sitchin e Boulay e si spinge molto più in là. Egli porta l’esempio della parte inferiore e posteriore del cervello “rettile”, che  è ancora più ampio e più significativo, in quanto ancora oggi sono stati trovati in molti tipi animistici di gruppi etnici, in particolare in Africa (come il Mali), molte chiare allusioni della presenza di questi esseri rettiliani. Senza inoltrarsi nell’intervista dell’intero contenuto di questa trilogia, l’autore, molto vicino alle concezioni gnostiche del mondo, spiega come e perché i poteri molto gerarchici di tipo patriarcale e sistemi di credenze hanno preso le redini della civiltà. E alla fine, i conflitti mortali che abbiamo sempre conosciuto e che sembrano essere intensificati con l’avvento di un Nuovo Ordine Mondiale (introdotto dal discorso di George Bush “padre” l’11 Settembre 1991, o nei 10 anni prima dell’11 settembre) sono solo le conseguenze delle decisioni prese diversi migliaia di anni prima.

Secondo Parks, gli “dei” rettili degli antichi sumeri non sarebbero i nostri creatori come dice Sitchin, ma i nostri “ri-creatori.” Hanno fatto irruzione in qualche banca genetica della vita, trafugato e preso in ostaggio i genomi deviando così la ricerca per servire le proprie ambizioni: il potere.

Come è stato che Anton Parks è venuto a conoscenza di tali informazioni di alta qualità in modo costante? Da dove viene questa visione penetrante della lingua sumera e cronache di questa antica civiltà, emerso dal nulla, come se avesse avuto un salto tecnologico inspiegabile? Proprio questa parte della questione merita un intero libro. Anton è circospetto su questo aspetto del libro, ma è anche misterioso: a partire dall’età di 14 anni, è stato interessato da visioni di mondi, galassie, civiltà e strani esseri. Dopo aver dubitato della sua sanità mentale, si è poi chiesto se non fossero state visioni di un futuro improbabile. E’ stato solo molto più tardi, dopo aver sfogliato i primi libri sulla civiltà sumera, che Anton si è reso conto di quello che ha visto collegando il “reale” alla realtà della storia. Tutto stava prendendo forma e significato!

Incredibile? Forse. Ma per coloro che sono difronte a questo aspetto quasi profetico di iniziazione e sono indifferenti rifiutando di credere alla straordinaria avventura interiore che ha portato Anton Parchi a darci questo account denso e dettagliato, il segreto delle stelle oscure rimane un respiro sull’epica della saga deliziando gli appassionati di misteri. 

La création des Nungal

 

 

Karmaone INTERVISTA ANTON PARCHI

Karmaone: 

Zecharia Sitchin ha presentato gli “Anunnaki” come una singola razza, un gruppo monolitico di diversi clan della stessa famiglia che si opponevano gli uni agli altri, Enki si opponeva a  Enlil, ecc .. Ma quando si legge il suo libro, vediamo che la storia è molto più complessa e che queste entità sono venute sulla terra, o erano interessate ad essa, che rappresentavano diverse razze dissimili, alcune delle quali provengono anche da altre dimensioni: c’è la razza rettile generalmente rappresentata con il termine Gina’abul, tra cui la razza Sutum il Amašutum, il Kingu, la Musgir, etc.

Andando nel dettaglio di questi clan, si può brevemente spiegare le varie razze e se queste creature hanno caratteristiche fisiche diverse dalle nostre e da dove vengono. Qualè lo status degli Anunnaki? Perché le tavolette sumere menzionano specificamente queste entità e da dove viene questo nome, Annunaki.

Anton Parchi: 

Ho rispetto per Zecharia Sitchin, è un pioniere nel campo. Grazie a lui, molte persone hanno avuto familiarità con il mondo mesopotamico. Il suo spirito di deduzione e le interpretazioni hanno spesso portato a conclusioni molto interessanti. Tuttavia, come altri autori hanno collegato gli stessi all’origine di Nungal (NDR: progettisti maschi di razza rettile) Enki (Igigi in accadico)? Hanno interessato i ceppi Kingu Imdugud (Anzu) e Mušgir? Se avessero fatto un po’ di ricerca, avrebbero capito subito che si trattava di elementi separati di una stessa stirpe come gli Anunna, ma per lo più in conflitto tra loro. Altri termini come Amašutum, Mìmínu, ecc … non sembrano essere presenti negli archivi storici, però, ne ho chiaramente data la definizione nel mio libro.

 Sa’am l’incontro che ha avuto con Ušumgal

Sì, tutti questi ceppi appartenenti ai Gina’abul spesso hanno un fisico diverso. Il Mušgir (litt. “Rettile Furious”), per esempio, sono draghi alati. Si trovano anche nell’Assiro “Pazuzu”. Essi possono muoversi senza problemi dal 1ma al 3za dimensione. Gli alieni Mìmínu sono chiamati “Grigi“. Questo termine è tra i Dogon del Mali e significa “formica”. Per quanto riguarda Kingu, che in accadico viene identificato con Quingu, sono come la radice di questo nome che suggerisce lo stock reale dei Gina’abul. Decomposto in sumerico dà KIN-GU “l’Ordine della terra (o regioni).” I Kingu sono in guerra contro i creatori degli Anunna e degli Ušumgal (Litt. “Grandi draghi”, un termine poi ripreso dai Sumeri per denominare i loro dei e sovrani). I Kingu sono di 3 tipi diversi, bianco (i grandi reali), rosso (il soldato guerriero) e verde (la gente, troppo guerrigliera). Tuttavia, nelle tavolette accadiche ci sono, alcuni Quingu come complici della regina Tiamat (a), e a sua volta in guerra contro gli Anunna …

Queste sono le varie guerre che scandiscono il mondo dei Gina’abul che a vicenda si separavano da questi ceppi. Questa è la guerra che ha portato gli Anunna sulla Terra. E’ per questo motivo che questi forzati esuli saranno nominati in seguito Anunna-Ki (“Anunna sulla Terra”). La stragrande maggioranza delle tavolette sumere si riferiscono alle avventure degli Anunna sul pianeta blu. Si tratta di una sorta di estensione delle odi agli Anunna guerrieri. Queste sono le cronache più o meno dettagliate che raccontano la loro storia istituzionale e soprattutto la loro presa sulla trasformazione genetica del bestiame umano a loro piacere, perché gli Anunnaki sono piuttosto pigri! Da qui il fatto che essi sono considerati “dei” (o addirittura Dio) agli occhi dell’umanità. Ma il vero “Dio” è altrove e i suoi “emissari angelici” non sono lontani …

Chi è interessato agli “angeli” e alle alte frequenze Non deve dimenticare che l’universo, e gli opposti si uniscono sempre per creare un‘unità. In un mondo di separazione, come il nostro guidato dagli angeli è come chiudere gli occhi e credere solo alle società segrete e nel ritorno dei rettili per dare potere a questi …

Questa è solo una parte dell’intervista fatta da Karmaone, puoi leggere QUI il resto, dell‘intervista in lingua francese.

Tratto da: http://www.antonparks.com/main.php?page=girku_tome1

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

Metalli Divini

Sud Africa, trovata una metropoli di 200.000 anni realizzata dagli Anunnaki?

METALLURGIA

L’uso dei metalli da parte dell’uomo è iniziato con l’oro ed è continuato con argento e rame – metalli che si trovano allo stato puro in natura. Reperti archeologici indicano che l’uso di “pietre tenere” (ossia i metalli), martellandole e dando loro forme utili, cominciò nel vicino Oriente nel IV millennio a.C.; l’uso di metalli puri si trasformò in metallurgia nel IV millennio a.C. con l’introduzione della lega di rame e stagno chiamata bronzo; i progressi tecnologici nella lavorazione dei minerali metallici introdussero l’Età del Ferro nel II millennio a.C. 

A differenza dell’archeologia, le antiche credenze in tutto il mondo, che trattano la successione delle età dei metalli (a partire dall’Età dell’Oro), assegnavano invariabilmente a queste tre ère una ben maggiore antichità.

Anche le narrazioni sumere degli Anunnaki, che descrivono il loro arrivo sulla terra alla ricerca di oro e la creazione di Bad-Tibira come centro metallurgico nell’Edin, fanno risalire questi eventi a un periodo precedente il Diluvio.

Anche nella Bibbia si trovano riferimenti all’uso del metallo prima del Diluvio: osservando ad esempio che uno dei fiumi dell’Eden scorreva da dove <<giungeva il buon oro>> e notando che Tubalkain (della stirpe esiliata di Caino) era <<il fabbro, padre di quanti lavorano l’oro, il rame e il ferro>>. (Genesi 4,22). 

Secondo le iscrizioni sulle mura del tempio a Edfu, in Egitto, il dio Horus donò ai suoi sostenitori umani armi di “ferro divino” forgiate in una fonderia che lui aveva creato in quel luogo.

Attività estrattiva delle miniere

Pur se in linea di massima viene considerata parte integrante dell’argomento metalli e metallurgia, l’estrazione mineraria svolse un ruolo importante negli affari degli Anunnaki, come è descritto chiaramente nell’Epica di Atra-Hasis e in altri testi citati da ZS.

Essendo stati costretti a lavorare nelle miniere per estrarre l’oro di cui avevano bisogno, gli Anunnaki assegnati a tale lavoro si ribellarono, l’ammutinamento sfociò nella creazione di un “Lavoratore Primitivo” – l’Homo Sapiens – affinché lavorasse al posto loro.

Oro (Gush.kin, Ku.gi).

“L’Oro Lucente estratto dalla Terra”; anche Zu.ab. “Ciò che brilla proviene dalle profondità primordiali”, da cui deriva probabilmente (H) Zahab, “oro”): minerale prezioso e lucente che si trova sia sotto forma di filoni nelle viscere della Terra, sia come pepite nei letti dei fiumi o come granelli mescolati all’acqua di mare.

E’ il metallo più malleabile e duttile conosciuto: può essere allungato, ridotto in fili sottilissimi, in lamine, in fogli, in grani o polvere (oggi persino essere ridotto ai suoi atomi). Si può fondere, colare, forgiare, martellare e si può legare ad altri metalli; non è corrosivo ed è un perfetto conduttore elettrico.

Primo metallo noto al genere umano, sin dall’inizio venne considerato proprietà degli dèi che lo usavano per comunicare con l’umanità (il bastone d’oro che Viracocha consegnò in Perù; i Cherubini d’oro sull’Arca dell’alleanza per ascoltare Yhaweh). 

Sia nel Vecchio sia nel Nuovo Mondo, le dimore divine e i Sancta Sanctorum erano interamente rivestiti del prezioso metallo a formare recinti d’oro, decorati con emblemi d’oro, oggetti rituali in oro e perfino utensili in oro.

Secondo i testi sumeri, gli Anunnaki estraevano l’oro dall’Africa sud-orientale (Arali, “luogo dei filoni lucenti”), dalle miniere dell’Ab.zu (“Profonda sorgente primordiale”). I testi attribuivano la decisione degli dèi di creare l’uomo alla necessità di avere dei lavoratori primitivi in grado di sostituire gli Anunnaki nelle miniere, dopo l’ammutinamento di questi ultimi, stufi delle condizioni proibitive in cui erano costretti a lavorare.

Quando il Diluvio distrusse tutto, emerse una nuova fonte di oro, pronta per essere raccolta: le pepite che abbondavano sul terreno esposto proprio dalle acque del Diluvio in Sud America, dando origine agli insediamenti e alle operazioni che ebbero come centro Tiahuanacu. Ciò spiega la quantità incredibilmente vasta di oro e manufatti d’oro razziata dai conquistadores spagnoli nelle terre andine del Sud America, i cui indigeni non erano assolutamente in grado di estrarre dalle miniere.

Lo Stagno (An.na):

metallo che, a differenza dell’oro, argento o rame, si trova molto raramente allo stato puro in natura. Veniva ricavato da un minerale, la cassiterite (ossido di stagno), seguendo un processo di estrazione complesso, composto da numerosi fasi: il minerale veniva combinato con il carbonio in apposite fornaci in grado di raggiungere temperature elevate; lo stagno fuso veniva raccolto e purificato attraverso un ulteriore processo di fusione.

E’ un metallo estremamente utile perché, mescolato in piccole porzioni al rame (poco più del 10%), forma una lega – il bronzo – che acquista una resistenza straordinaria. Nonostante la complessità dei processi metallurgici che hanno consentito il passaggio alla cassiterite al bronzo, a Sumer (dove lo stagno veniva chiamato An.na, “Pietra Celeste”) “L’età del Bronzo” risale al 3600 a.C., e da lì si diffuse poi lentamente, nell’arco di parecchi secoli, in tutto il Vicino Oriente.

Questa impresa dei Sumeri è ancora più importante se si considera il fatto che, mentre il rame si poteva ricavare dalle fonti del Vicino Oriente, relativamente poco distanti (Cipro, Creta), i minerali di stagno si trovavano in terre più lontane: nel subcontinente indiano e nel Lontano Oriente, nelle Isole Britanniche (Cornovaglia) o in Sud America (nei pressi del Lago Titicaca).

Nel libro Gli Dei dalle Lacrime d’Oro di ZS, viene citato un testo sumero in cui Inanna parla della presenza di stagno nel suo dominio nella Valle dell’Indo e fornisce la prova che gli Anunnaki ricavavano lo stagno a Tihuanacu in Bolivia – ancora oggi principale fonte mondiale di stagno. ZS si è chiesto persino se il nome della città derivi dalla parola accadica per stagno – Anaku – così che Ti-anaku significava letteralmente “Città dello stagno”

Ferro: Età del ferro (An.ta):

il passaggio dal bronzo al ferro, quale metallo più robusto per armi e utensili, richiedeva importanti progressi tecnologici, che andavano dall’estrazione mineraria, alla separazione delle scorie, alla raffinazione, alla fusione, alla colatura.

Prove archeologiche indicano che il cambiamento si verificò nell’antico Vicino Oriente nel 1200 a.C. circa. Prove testuali, tuttavia, suggeriscono una precoce familiarità con il ferro: leggende egizie di Horus e Seth in battaglia – molto prima dell’era faraonica – descrivono Horus che donava ai suoi seguaci umani <<armi che vennero forgiate>> (ossia fatte di ferro).

La Bibbia, nel capitolo 4 della Genesi racconta che Tubalkain, discendente di Caino, era un “fabbro, padre di quanti lavoravano il rame e il ferro”, presumibilmente già prima del Diluvio. Nel Deuteronomio, la Terra promessa è descritta – all’epoca dell’Esodo, nel XV secolo a.C. – come un <<paese dove le pietre sono ferro e dai cui monti scaverai il rame>>. 

Fonte: 

Le Cronache Terrestri Rivelate di Zecharia Sirchin 2009

p: 104-163-186-187-230

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Il Sud Africa è conosciuto come il più grande paese produttore di oro al mondo. La più grande zona di produzione d’oro del mondo è il Witwatersrand, la stessa regione dove l’antica metropoli si trova. Infatti nelle vicinanze di Johannesburg, una delle città più note del Sud Africa, è anche un luogo chiamato “Egoli”, che significa la città d’oro. (Continua QUI l’interessante articolo) 

Nin.Gish.Zid.Da 

La misteriosa Piana di Giza

Oggi, nonostante il fatto che solo pochi conoscono la vasta città sotterranea,
in passato era ben conosciuta e documentata.

C’è un’incredibile città “perduta” sotto le Piramidi di Giza

C’è un’incredibile città “perduta sotterranea che si trova sotto le piramidi di Giza, e nonostante il fatto che solo oggi pochi conoscono, è stata estremamente ben documentata in passato.

La misteriosa Piana di Giza è ancora più sbalorditiva quando ci si rende conto che l’antica città di Memphis (l’odierna Giza) è piena di passaggi sotterranei, colonne, con un sistema di caverne e camere, dove si trova tra le loro mura manufatti storici di immenso valore datati migliaia di anni fa migliaia. Tuttavia, le autorità egiziane non sono disposte a rivelare al grande pubblico ciò che si trova al di sotto della piana di Giza, come molte altre scoperte fatte nel corso degli anni in Egitto.

C’è una storia del tutto perduta e ignorata dagli studiosi tradizionali quando si tratta di civiltà dell’antico Egitto e le enigmatiche Piramidi, che a detta di molti precede la civiltà egizia stessa. Per comprendere la misura (parziale) di quello che ci hanno insegnato a scuola della storia sul nostro pianeta, dobbiamo capire che innumerevoli scoperte sono state completamente ignorate dagli studiosi tradizionali.

Una di queste scoperte ha avuto luogo in Egitto, dove un imponente sistema di tunnel sotterranei con camere e sale è stato scoperto sotto la superficie della Piramide. Una vera storia di quello che è accaduto sotto la sabbia migliaia di anni fa, non è presente negli insegnamenti tradizionali del nostro passato sulla civiltà e, la riflessione sulle innumerevoli scoperte effettuate negli ultimi decenni indicano chiaramente che la storia così come la conosciamo è solo parziale.

Al fine di comprendere l’enigmatica ‘città’ sotterranea situata sotto la Piana di Giza, ci si avventura fuori dal distretto dell’Oasi del Fayum, che si trova a poche miglia al di fuori di Memphis. È degno di nota ricordare che in passato, il Lago Moeris delimitava l’Oasi del Fayum e proprio sulle sue sponde si trova l’enigmatico labirinto descritto da Erodoto come “una meraviglia senza fine.”

Si dice che il misterioso ‘labirinto’ di dimensioni impressionanti, conteneva fino a 1500 camere e una pari quantità di camere sotterranee che al filosofo greco non è stato consentito di ispezionare. Secondo i custodi del Labirinto, “i passaggi erano sconcertanti e intricati”, creati al fine di mantenere sicuri nei numerosi sotterranei gli innumerevoli testi antichi e pergamene.

In realtà, questo antico complesso, ha impressionato Erodoto in modo tale che si sentiva in dovere di parlare della misteriosa struttura:

“Ho visto dodici palazzi regolarmente disposti, che comunicavano gli uni con gli altri, intervallati da terrazze e disposti intorno dodici padiglioni. E’ difficile credere che sono opera dell’uomo, le pareti sono ricoperte da figure scolpite, e ogni costruzione è squisitamente costruita di marmo bianco e circondato da un colonnato. Presso l’angolo dove finisce il labirinto, c’è una piramide, duecentoquaranta piedi di altezza, con grandi figure scolpite di animali su di essa e un passaggio sotterraneo che l’attraversa. Mi è stato detto che è molto credibile che passaggi sotterranei siano collegati a questa piramide con le piramidi di Memphis.

In realtà, l’antica Memphis (Giza) ha un sistema sotterraneo gigantesco che si combina con una serie di intricati passaggi artificiali, fiumi sotterranei e gallerie. Mentre questi sono stati descritti migliaia di anni fa, le cavità sotterranee gigantesche sono state mappate nel 1978 con il georadar grazie ad esplorazioni guidati dal Dr. Jim Hurtak, che si dice essere entrato in enormi camere che sono più grandi delle più grandi e moderne cattedrali erette dall’uomo.

Tuttavia, in aggiunta a quanto sopra, ha parlato anche delle giganti metropoli sotterranee collocate al margine di Giza, datate almeno 15.000 anni.

È interessante notare, ci sono numerosi autori antichi che hanno sostenuto la documentazione di Erodoto ‘di passaggi sotterranei che collegano le principali piramidi. E’ importante ricordare che Giamblico, noto anche come Giamblico Chalcidensis, o Giamblico di Apamea, un filosofo neoplatonico siriano che ha registrato informazioni su di un ingresso attraverso il corpo della Sfinge che conduce all’interno della Grande Piramide di Giza:

Oggi, questo ingresso ostruito da sabbie e detriti ma, può ancora essere rintracciato tra le zampe anteriori del colosso accovacciato. In precedenza era chiuso da un cancello di bronzo la cui segreta serratura poteva essere aperta solo dai Magi. L’ingresso è stato sorvegliato e tenuto nascosto al pubblico, e una sorta di timore religioso ha mantenuto la sua inviolabilità, meglio di quello che avrebbe fatto una protezione armata. Nel ventre della Sfinge sono state scavate delle gallerie che conducono alla parte sotterranea della Grande Piramide.

Queste gallerie attraversano abilmente tutto il percorso fino alla Piramide che, se ci si avventura sempre più in questa rete di gallerie senza una guida, inevitabilmente ci si ritrova al punto di partenza.

Antica Sala Egiziana delle annotazioni degli antichi codici

Crantore (300 a.C.), ha affermato che in Egitto una serie di pilastri sotterranei contengono una documentazione preistorica scritta sulla pietra, Crantore ha sostenuto con grande fermezza gli scritti di Erodoto.

Tuttavia, ancor più, interessante è il fatto che scritti su antichi sigilli cilindrici sumeri sono la documentazione degli Anunnaki dove la loro dimora segreta è stata descritta come: 

“Un luogo sotterraneo … dove si entra in un tunnel, il suo ingresso è nascosto dalla sabbia e da quello che chiamano Huwana … che ha denti come quelli di un drago, il suo volto, quello di un leone”. Questi estremamente antichi testi, frammentati in diversi pezzi, registrano, inoltre, che “gli [Huwana] non sono in grado di andare avanti, n’è indietro”, ma possono essere attaccati da dietro, così facendo, “la dimora segreta degli Anunnaki” poteva essere violata. (Fonte

Sorprendentemente gli antichi testi sumerici hanno relativamente fornito una buona descrizione sulla testa di leone della Sfinge di Giza, un monumento che precede sicuramente le civiltà dell’Antico Egitto ed è stata edificata per proteggere le Piramidi e le innumerevoli camere e gallerie situate sotto Giza. 

Tuttavia, troviamo molte e vaste più prove sulle camere sotterranee negli scritti di Plinio nello storico primo secolo romano, dove ha documentato che sotto la potente Sfinge si trova una “tomba di un principe di nome Harmakhis che contiene un grande tesoro Sorprendentemente Nascosto. “La Grande Sfinge una volta era chiamata “la Grande Sfinge Harmakhis che ha fatto la guardia fin dai tempi dei seguaci di Horus”. 

Un’ulteriore prova a sostegno dell’esistenza delle volte sotterranee è documentata dallo storico romano del IV secolo Ammiano Marcellino che ha documentato l’esistenza di passaggi che portano all’interno della Grande Piramide di Giza: 

“Le iscrizioni che gli antichi asserivano sono state incise sulle pareti di alcune gallerie sotterranee e passaggi, sono stati costruiti in profondità nell’interno e al buio per preservare la saggezza antica dal Diluvio.” 

Altre prove si trovano in un manoscritto documentato dallo scrittore arabo Altelemsani e conservata al British Museum. Altelemsani ha documentato l’esistenza di una vasta camera sotterranea quadrata situata sotto terra, tra la Grande Piramide e il fiume Nilo. Altelemsani ha scritto che c’era qualcosa di enorme che bloccava l’ingresso dal fiume Nilo. 

Altelemsani ha scritto: 

“… Nei giorni di Ahmed Ben Touloun, una squadra è entrata nella Grande Piramide attraverso il tunnel e ha trovato in un lato della camera un calice, un bicchiere di rara fattura e consistenza. Mentre stavano per uscire, hanno perso un componente della squadra, sono ritornati indietro a cercarlo, in quel mentre, il disperso è andato incontro alla squadra e ridendo disse: “Non cercatemi e non seguitemi”, e poi si precipitò all’interno della piramide. I suoi amici hanno percepito che era incantato, qualcosa lo aveva stravolto. 

Dopo aver appreso di strani avvenimenti sotto la Piramide, Ahmed Ben Touloun espresse il desiderio di vedere il calice di vetro. Durante l’esame, è stato riempito con acqua e pesato, poi svuotato e ri-pesato. Lo storico ha scritto che era “risultato essere dello stesso peso, sia vuoto come quando era pieno d’acqua.” (Fonte

È interessante notare che nel corso del 10° secolo, uno scrittore di nome Masoudi ha affermato che le avanzate statue meccaniche erano a guardia delle gallerie sotterranee situate sotto la Grande Piramide di Giza. La sua descrizione, di mille anni fa, può essere paragonata oggi a un robot computerizzato. Secondo Masoudi, questi robot sono stati programmati per distruggere tutti gli intrusi “ad eccezione di quelli che con il loro comportamento erano degni di essere ammessi”.

Egli scrisse: “… resoconti scritti di saggezza e acquisizioni nelle diverse arti e le scienze erano nascosti in profondità, per rimanere a testimonianza e beneficio di coloro che potrebbero in seguito capire …”.

Masoudi ha asserito: “… ho visto cose che non posso descrivere per la paura di persone che possano mettere in dubbio la veridicità e la mia intelligenza … ma, quelle cose io le ho viste …”.

Secondo Erodoto, gli antichi sacerdoti egizi parlavano di un un lungo tempo passato e della creazione di camere sotterranee create dai costruttori originali dell’antica Memphis. È interessante notare che queste storie sono state confermate quando le grandi cavità sono state scoperte nel corso di un sondaggio condotto di Giza nel 1993.

I rapporti che sostengono l’esistenza di vaste camere è stato documentato da un articolo di giornale chiamato “Mistero in galleria in Sphinx”:

“I restauratori che con difficoltà hanno riparato la Sfinge hanno scoperto un antico passaggio che conduce nelle profondità nel corpo del misterioso monumento. Il direttore e archeologo degli antichi scavi di Giza, il signor Zahi Hawass, ha detto che non vi era alcuna controversia, limitandosi a dire che il tunnel era molto vecchio. Tuttavia, ciò che è sconcertante è: chi ha costruito il passaggio e Perché? Inoltre, dove porta …? Il signor Hawass ha detto che aveva intenzione di rimuovere le pietre che bloccano l’ingresso. I cunicoli segreti del tunnel nel lato nord della Sfinge, circa a metà strada tra le zampe tese della Sfinge e la coda.” (Fonte)

Nel 1935, storie incredibili sono emerse dopo che ha avuto luogo un progetto di compensazione durato un decennio. Un articolo pubblicato lo stesso anno da Hamilton M. Wright ha descritto l’esistenza delle aree sotto Giza. Queste informazioni, come molte altre scoperte, vengono ancora negate dalle autorità egiziane, nonostante numerose evidenze dimostrano la loro esistenza.

L’articolo diceva:  

“… Abbiamo scoperto un sottopassaggio utilizzato dagli antichi Egizi di 5000 anni fa. Si passa sotto la strada rialzata che porta tra la seconda Piramide e la Sfinge. Essa fornisce un mezzo per passare sotto la strada rialzata dalla Piramide di Cheope alla Piramide di Chefren. Da questa strada sotterranea, abbiamo portato alla luce una serie di colonne che scendono più di 125 piedi, con ampi spazi e camere laterali … “. ( Fonte )

L’esistenza sotterranea di ampie camere a Giza è estremamente ben documentata, anche se solo un paio di persone in tutto il mondo sanno della sua esistenza. I rapporti dei media nel 1930 hanno descritto le camere sotterranee e i passaggi situati tra il tempio del “Sole” situato sull’altopiano e il tempio della Sfinge nella valle di Giza.

Situato a metà strada tra la Grande Sfinge e la grande piramide, sono state scoperte quattro enormi colonne verticali, ciascuna circa di otto piedi quadrati, che conducono in camere interne attraverso un solido calcare.

“… Si chiama” Campbell Tomb “in massoneria e nel gergo rosacrociano, e” quel complesso colonnato “, ha detto il dottor Selim Hassan,” termina in una camera spaziosa, al centro della quale c’è un altra colonna che scendeva in una costruzione capiente fiancheggiata da sette camere laterali … “.

Secondo i rapporti, all’interno delle segrete stanze c’erano enormi sarcofagi sigillati in basalto e granito, alti 18 piedi.

Nel 1935, quando il dottor Selim Hassan stava esplorando la zona che ha scritto:

“… Speriamo di trovare alcuni monumenti importanti dopo l’eliminazione di questa acqua. La profondità totale di queste serie di colonne è più di 40 metri o più di 125 piedi … Nel corso dei lavori, aprendo la parte meridionale della strada sotterranea, è stata trovata un bellissimo testa di una statua molto espressiva in ogni dettaglio della faccia…”. (Fonte)

La Cappella delle offerte, Enoch, e i conti preistorici

In aggiunta a quanto sopra, il dottor Selim Hassan ha anche riferito la scoperta di tre corti interne ed esterne e una camera che ha chiamato la ‘Cappella delle offerte,’ tagliata in uno sperone di roccia massiccia trovato tra la tomba di Campbell e la Grande Piramide. Rapporti indicano che al centro della cappella ci sono tre montanti verticali decorati posizionati in una disposizione a forma triangolare. I pilastri sono punti estremamente importanti nel rapporto in quanto la loro esistenza si crede sia stata registrata nella Bibbia.

Si ritiene che Ezra, lo scrittore della Torah,
ha avuto conoscenza dell’esistenza dei passaggi e delle grandi camere sotto Giza ancor prima di scrivere la Torah.

È interessante notare che i rapporti delle ‘sofisticate macchine meccaniche’ scoperte a Giza, insieme ad una città sotterranea precedentemente sconosciuta, si trovano scritte in un articolo dell’Espresso della Domenica del 7 Luglio 1935.

Tuttavia, nonostante ampi testi antichi che documentano l’esistenza di vaste gallerie, camere e passaggi sotto Giza, le autorità egiziane hanno a lungo negato l’esistenza di questi, insieme ad una serie di altre scoperte incredibili fatte in Egitto.

Secondo i rapporti, ‘l’inaccessibile’ città sotterranea è possibile accedervi dall’interno della Sfinge (ma pure da altre parti), da scale scavate nella roccia, che conducono al sistema di caverne sotto il letto del fiume Nilo. L’enorme, complesso, di sistema sotterraneo sotto la Piana di Giza si estende ad est, e porta verso Il Cairo.

In un articolo scritto nel 1972 è stata fatta la seguente dichiarazione: 

“Nessuno dovrebbe prestare attenzione alle pretese assurde per quanto riguarda gli interni della Grande Piramide o i presunti passaggi e templi scavati sotto la sabbia, la zona delle Piramidi è stata fatta da coloro che sono in connessione con i cosiddetti segreti dei culti misterici o da società Egiziane e Orientali.

Queste cose esistono solo nella mente di coloro che cercano di attirare le persone in cerca di mistero, e più si negano l’esistenza di queste cose, tanto più il pubblico è portato a sospettare che stiamo deliberatamente cercando di nascondere ciò che costituisce uno dei grandi segreti d’Egitto. E’ meglio per noi ignorare tutte queste affermazioni che semplicemente vengono negate. Tutti i nostri scavi nel territorio della Piramide non sono riusciti a rivelare eventuali passaggi sotterranei o sale, templi, grotte, o qualcosa del genere ad eccezione di quello del tempio adiacente alla Sfinge. “(Fonte)

Testi storici documentano la vasta quantità di scavi effettuati nel corso del 20° secolo e delle incredibili scoperte sconvolgenti che sono state tenute lontane dalla società. Come abbiamo accennato in articoli precedenti, vi è un modello specifico e rigoroso implementato nella società di oggi, dove solo alcune informazioni vengono rilasciate al mondo, mentre la maggior parte sono tenute bloccate lontano da occhi indiscreti, quasi come se ci fosse in funzione un livello nascosto di censura, specificamente progettate per proteggere le parti della storia che appartiene al genere umano, una specie con una grande amnesia.

Riferimenti:

http://www.bibliotecapleyades.net/

http://www.burlingtonnews.net/tunnels.html

http://www.sacred-texts.com/earth/osgp/osgp10.htm

Gaston Maspero, dagli albori della civiltà, 1901.

Fonte Link e immagini: http://www.ancient-code.com/there-is-an-incredible-lost-underground-city-beneath-the-pyramids-of-giza/ 

Traduzione e adattamento: https://ningizhzidda.blogspot.com/

 

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“Zep Tepi”   

La ricerca dell’immortalità di Alessandro il Macedone

INCONTRI NEL GIGUNU

Più di 2.500 anni dopo che Gilgamesh andò alla ricerca dell’immortalità, un altro re leggendario, Alessandro il Macedone, emulò il re sumero e i faraoni egizi. Anche lui sosteneva di essere, almeno in parte, divino. E’ probabile che Aristotele raccontasse al proprio discepolo delle precedenti ricerche; ma ciò che Alessandro probabilmente ignorava, era che la radice di questa sua pretesa si trovava nel GIPAR di Uruk (“Casa della Notte”) e nel suo santuario interno, il GIGUNU.

Dopo l’assassinio di Filippo II, Alessandro fu incoronato re di Macedonia e si recò a Delfi, in Grecia, per consultare il famigerato oracolo. A quell’epoca, Alessandro aveva solo 20 anni e fu sconvolto nel sentire la prima di diverse profezie che gli annunciavano, sì, grandi successi, ma vita breve.

Le profezie servirono solo a fomentare la credenza nelle voci che circolavano all’interno della corte macedone, secondo il quale Filippo II non era realmente suo padre e che lui era figlio di un faraone egizio di nome Nectnanebus che, giunto in visita alla corte macedone, aveva sedotto in segreto sua madre, Olimpia.

E Nectnanebus – maestro di magia e divinatore – pare che fosse, in realtà niente meno che il dio egizio Ammone, travestitosi da essere umano per dare i natali al futuro conquistatore del mondo. Non appena Alessandro raggiunse l’Egitto (nel 332 a.C.), dopo aver reso omaggio agli dèi egizi e ai loro sacerdoti, si mise in viaggio verso l’oasi di Siwah nel deserto occidentale, , dove si trovava un famoso oracolo di Ammone. Lì (così raccontano gli storici che lo accompagnarono) il grande dio in persona gli confermò le origini divine.

A questo punto i sacerdoti egizi lo proclamarono faraone divino. Ma, anziché attendere la morte e ricevere l’immortalità nell’aldilà, Alessandro si mise alla ricerca delle famose Acque della Vita. Le sue ricerche lo portarono nella penisola del Sinai, in luoghi sotterranei, ricchi di magia e abitati da angeli, e, infine (su ordine di un uomo-alato) fino a Babilonia. Alla fine come aveva profetizzato l’oracolo di Delfi, morì famoso, ma ancora nel fiore degli anni.

Andando alla ricerca dell’immortalità, Alessandro lasciò le sue truppe ad aspettarlo e si avventurò verso la Terra dell’Oscurità, alla ricerca di una montagna chiamata Mushas. Al limitar del deserto lasciò i suoi pochi, fidati compagni e proseguì da solo.

Vide e seguì <<una strada diritta che non aveva mura e che non aveva né salite, né discese>>. La percorse per dodici giorni e dodici notti, quando poi <<avvertì la radianza di un angelo>>. Man mano che si avvicinava, la radianza divenne un <<fuoco fiammeggiante>> e Alessandro si rese conto di essere arrivato alla <<montagna che circonda il mondo>>.

Parlando ad Alessandro dall’interno del fuoco fiammeggiante, l’angelo gli pose delle domande: <<Chi sei, e per quale ragione sei qui, o mortale?>>. Gli chiese inoltre come aveva fatto a <<penetrare in questa oscurità, che nessun altro mortale è mai riuscito a superare>>. Alessandro spiegò che era stato il dio in persona a guidarlo e a dargli la forza necessaria per giungere in quel posto <<che è il Paradiso>>. Ma l’angelo gli disse che l’Acqua della Vita si trovava in un altro luogo, e che <<chiunque la beva, sia pure una sola goccia non morirà mai>>

Per trovare il pozzo dell’Acqua della Vita Alessandro aveva bisogno di un saggio che conoscesse tali segreti, e dopo molto cercare, infine lo trovò. Lungo la strada visse avventure magiche e miracolose. Per essere certi che il pozzo fosse davvero quello giusto, i due dovevano portare con sé un pesce essiccato.

Una notte raggiunsero una fontana sotterranea e, mentre Alessandro stava ancora riposando, la sua guida testò l’acqua e il pesce tornò in vita. Poi egli stesso si immerse in quelle acque, diventando così El Khidr “il sempreverde” – Colui che è per sempre giovane – delle leggende arabe.

Al mattino Alessandro si recò al luogo indicato <<Era intarsiato di zaffiri, smeraldi e zirconi rossi.>> Ma lì due uccelli con tratti umani gli sbarrarono il cammino. <<La terra sulla quale ti trovi appartiene a Dio e a Dio solo>> dissero. Comprendendo di non cambiare il proprio fato, Alessandro rinunciò alla ricerca e iniziò a erigere città che portavano il suo nome, così che restassero a sua imperitura memoria.

I numerosi particolari della ricerca di Alessandro, virtualmente identici a quelli di Gilgamesh – l’ubicazione, il nome della montagna, i dodici periodi del viaggio sotterraneo, gli uomini uccello alati, le domande delle guardie, l’immersione nel pozzo delle Acque della Vita – indicano una certa famigliarità con l’Epica di Gilgamesh; una famigliarità che non riguardava solo l’opera letteraria (che continua a sopravvivere ancora oggi), ma anche il motivo di fondo della ricerca: la discendenza semi-divina.

A dire il vero anche le affermazioni dei faraoni egizi di essere figli di divinità o, in mancanza d’altro, di essere stati allattati da una dea, si si possono far risalire all’epoca di Gilgamesh. Infatti fu a Uruk che ebbe inizio questa tradizione proprio con la dinastia dello stesso Gilgamesh.

Uruk

Il potere sovrano nacque a Uruk, la città era circondata esclusivamente solo da un recinto sacro. Lì secondo la Lista dei Re sumera, <<Meskiaggasher, il figlio del dio Utu divenne sommo sacerdote e poi re>>. Poi, dopo i regni di Enmerkar e di Lugalbanda e un regno intermedio del divino Damuzi, ascese al trono Gilgamesh. E di lui si dice fosse il figlio della dea Ninsun.

Queste sono affermazioni sorprendenti, in particolare alla luce dell’episodio nel quale si narra che i Nefilim avevano preso in moglie le figlie degli uomini, suscitando le ire di Enlil, che era giunto a desiderare di sterminare il genere umano.

All’umanità, agli Anunnaki e alla stessa terra ci vollero anni per riprendersi dalle devastazioni del Diluvio. Ci vollero millenni perché gli Anunnaki, passo dopo passo, gradatamente, con cautela, trasferissero al genere umano la conoscenza, la tecnologia, la domesticazione e, infine, la civiltà. Ci volle quasi un millennio per creare a Kish il potere sovrano. E poi inaspettatamente, questo potere venne trasferito a Uruk, dove ebbe inizio la prima dinastia con il figlio di un dio (Utu/Shamash) e una donna.

Mentre gli intrallazzi sessuali delle altre divinità (alcune già menzionate all’interno del blog e altre che citerò in altri post) sono stati riportati nei testi antichi, Utu/Shamash non sembra essere uno di questi libertini. La sposa ufficiale, nonché consorte era la dea Aia (vedi figura sopra) e i testi non gli attribuiscono alcuna infedeltà. 

Tuttavia qui incontriamo il figlio il cui nome, le cui funzioni e i luoghi che visita sono inequivocabili. Cosa significava allora? I tabù erano forse stati rimossi o solo ignorati dalla nuova generazione? E’ ancora più peculiare il caso di Ninsun, madre di Gilgamesh (vedi figura sopra). La sua genealogia e i documenti relativi ai suoi figli sono esemplari della promiscuità che si stava diffondendo fra gli Anunnaki. 

Capitolo ottavo “La Bibbia degli Dei” Titolo originale Divine Encounters 1995-2002 by Zecharia Sitchin p: 181-182-183-184-185

http://ningizhzidda.blogspot.it/