Tutti gli articoli di ningishzidda

La Mucca Sacra

Per il Movimento dei diritti sui vaccini e necessario fare un Fronte Unito, un Fronte Unito in tutto il mondo. 

Di Brandon Turbeville 

Mentre Big Pharma ottiene sempre di più il controllo sui governi nazionali e l’autoritarismo diventa la normalità sull’ordine del giorno, i genitori che sono preoccupati sulla sicurezza dei vaccini, stanno guardando alla loro libertà e la capacità di proteggere i loro figli dai loro effetti nocivi.

Infatti, sembra che l’intero mondo occidentale stia lentamente a guardare la tenda di ferro che gli viene costruita intorno a loro su un numero di questioni, e i vaccini è una di queste questioni.

Sia negli Stati Uniti che all’esterno, i governi stanno sovvertendo i diritti individuali passando leggi che rendono difficile scegliere se vaccinare o non vaccinare e costantemente costringere a vaccinare i loro bambini.

In tutto il mondo occidentale, 15 paesi hanno promulgato leggi di vaccinazione obbligate e obbligatorie. Il numero è in aumento e le leggi stanno diventando più severe.

E non sono solo i governi sono coinvolti nella violazione dei diritti: le grandi corporazioni, il mondo accademico e i media hanno tutti cospirato a propagandare, mettendo in silenzio chiunque voglia mettere in discussione la mucca sacra della vaccinazione.

Per questo motivo, molti genitori e persone possono sentirsi completamente soli e preoccupati nelle loro decisioni, possono sentirsi inermi a fare qualsiasi cosa circa il crescente assalto sui diritti dei genitori e nella libertà personale. Tuttavia, ci sono un certo numero di organizzazioni che stanno cercando di combattere, ma sono generalmente piccole sia in numero che nel loro effetto limitato, in particolare, quando si affrontano i soldi che dispone Big Pharma e gli sforzi pressanti del governo.

Questo è al centro del problema.

Le organizzazioni per i vaccini in Oregon e Florida combattono le leggi che obbligano i vaccini rispettivamente in Oregon e in Florida, ma non dialogano tra loro. Non uniscono le forze, non sviluppando risorse.

Allo stesso modo, per i diritti dei vaccini per ogni altro Stato dell’Unione. Anche gli stati vicini agiscono come se fossero mondi lontani l’uno dall’altro e quasi non si impegnassero in alcuna azione coordinata.

E se diversi gruppi all’interno degli Stati Uniti hanno difficoltà a comunicare, è ancora peggio per i gruppi in paesi stranieri.

Questo sfortunato errore strategico deve ora smettere.

Quello che il movimento dei diritti dei vaccini ha bisogno è una maggiore cooperazione tra gruppi all’interno degli Stati Uniti e al di fuori di esso per massimizzare il loro effetto.

Abbiamo superato il punto in cui si consente di dividere e impedire alle organizzazioni di lavorare con l’un l’altro sulle differenze di opinione, personalità e strategia.

Un insieme di principi guida e di richieste come un’opposizione a tutte le leggi che includono i vaccini possono e dovrebbero servire come faro e fare un fronte unito di tutti questi gruppi sparsi in giro unendosi con Francia, Italia, Australia, Slovenia, Belgio, Germania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Lettonia, Malta, Polonia, Romania e Slovacchia che hanno approvato leggi in una forma o in un’altra sulle vaccinazioni.

Non è possibile gestire la verità sui vaccini (annuncio) 

Il movimento dei diritti dei vaccini ha immediatamente bisogno di una dimensione internazionale. Le dichiarazioni devono cambiare da quelle di paura e di panico a ciò che sta succedendo nell’oceano dell’informazione, cercando di trovare una solidarietà e una cooperazione internazionale.

Il programma di vaccinazione obbligatorio non è limitato alle frontiere nazionali, né la resistenza dovrebbe essere limitata alle singole nazioni.

Se gli attivisti e le organizzazioni dei diritti dei vaccini non riescono a trovare un modo per lavorare insieme con i confini stranieri e domestici, allora, senza dubbio, potremmo anche soccombere al totalitarismo medico.

Se tuttavia i movimenti sparsi nel mondo occidentale riescono nel loro intento, non solo sarà possibile, ma è probabile che potremmo riavvicinare e contrastare la marea in crescita del totalitarismo medico nel mondo occidentale.

http://www.naturalblaze.com/

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

Ultimi e primi uomini

Francis Crick – Il segreto della vita e una civiltà straniera creatrice 

Francis Harry Compton Crick, uno dei più famosi biologi molecolari britannici, biofisico e neuroscienziato, noto per essere il Co-scopritore nel 1953 della struttura della molecola del DNA con James Watson aveva alcune affascinanti opinioni su come la vita ‘è sorta’ sulla Terra.

La vita sulla Terra – una civiltà creatrice aliena e diretta Panspermia

La panspermia diretta può essere interpretata come il trasporto deliberato di microrganismi nello spazio da utilizzare come specie introdotte su pianeti senza vita.

È interessante notare che nel 1966, Sclovskii, Sagan, Crick e Orgel prima di loro nel 1973, hanno teorizzato come la vita sulla Terra possa essere seminata deliberatamente da civiltà aliene, da altrove nell’universo.

L’idea della diretta Panspermia può essere ricondotta al lavoro di fantascienza chiamato – Ultimi e primi uominiLast and First Men di Olaf Stapledon, pubblicato nel 1930.

Nel 1953 Francis Crick disse: “… organismi sono stati veicolati deliberatamente alla terra da esseri intelligenti da un altro pianeta. Concludiamo che è possibile che la vita abbia raggiunto la terra in questo modo, ma al presente non possiamo dire nulla sulle prove scientifiche siano adeguate o no sulla probabilità …”

Inoltre, le idee di Crick sulla teoria secondo cui siamo il risultato di «un gruppo di molecole che si rompono l’una nell’altra» questo è probabile come l’assemblaggio di un jumbo jet, colpito da un uragano in un cestino.

Nel libro intitolato “Life Itself”, Francis Crick ha scritto che non esiste un modo positivo che la molecola del DNA possa con un calcio ricevuto essere arrivato sulla Terra in modo casuale ma, che deve aver avuto origine altrove. Panspermia diretta.

Crick si chiedeva come fosse possibile che la “natura” creasse contemporaneamente due elementi reciprocamente interdipendenti per dare inizio alla vita. Crick ha avuto difficoltà a capire come il materiale genetico (acidi nucleici, come il DNA o l’RNA) sia il meccanismo che le permette la sua perpetuazione (proteine ​​chiamate enzimi) si siano manifestati allo stesso tempo e spontaneamente.

Inoltre, se la sintesi dell’acido nucleico è dipendente dalle proteine e le proteine, a loro volta, contano sugli acidi nucleici, Crick e il suo collaboratore Leslie Orgel hanno affrontato un problema simile a quello dell’uovo e della gallina, chi è nato prima?

Così il duo dinamico della creazione giunse alla conclusione che la vita terrestre potrebbe / avrebbe potuto provenire in un mondo in cui esisteva una sorta di “minerale o composto” che avrebbe potuto sostituire la funzione degli enzimi da cui sarebbe stata diffusa in altri Pianeti, come il nostro, attraverso “un’attività deliberata da parte di una società extraterrestre”.

Anche se questo era lontano da un’ipotesi convenzionale, la verità è che Crick in un dato momento, ha cercato di rispondere a una domanda incisiva. Sarebbe stato molti anni dopo la scoperta della doppia elica del DNA finché non si scoprì che l’RNA può funzionare come enzima, senza bisogno di proteine, cioè la soluzione al problema che ha ispirato Crick alla teoria aliena della pan-spermica.

Gli scienziati sostengono che il DNA umano ‘è stato progettato dagli alieni’

Così, nel 1993, Crick e Orgel hanno pubblicato un nuovo articolo scientifico in cui non hanno più citato un presunto intervento extraterrestre.

Gli scienziati hanno scritto: il problema dell’uovo e della gallina “potrebbe essere risolto se, all’inizio dell’evoluzione della vita, gli acidi nucleici abbiano agito come catalizzatori”.

Sicuramente una civiltà aliena super avanzata sarebbe stata capace di qualcosa di simile, se naturalmente ci fosse un posto adeguato nel cosmo per poterlo sviluppare.

La nostra civiltà, ad esempio, è capace di seminare la vita su pianeti senza vita.

In un saggio pubblicato in Astrofisica e Space Science Claudius Gros, un fisico teorico dell’Università Johann Wolfgang Goethe, ha proposto l’idea di trapiantare la vita su altri pianeti. Riferendosi all’idea del Progetto Genesi.

L’idea è quella di inviare navi spaziali robotizzate a basso costo che contengono una spedizione piena di forme di vita microbica – batteri e eucarioti unicellulari – e indirizzarli verso gli esopianeti identificati dagli astronomi come potenzialmente abitabili.

Quindi, se possiamo farlo oggi, come facciamo a sapere se qualcuno in un lontano passato non ci abbia piantati qui sulla Terra?
Cibo per la mente?

Qualcosa di unico nella storia – noi l’utente prodotto

 

Il Duopolio Facebook e Google

dal Sito Web PijamaSurf  traduzione di Nicoletta Marino Versione originale in spagnolo

Facebook e Google si stanno trasformando nei due grandi imperi globali e di conseguenza sta distruggendo il giornalismo tradizionale in gran parte del mondo.

Il dominio di Google e Facebook continua a crescere, mentre i mezzi di comunicazione che non sono nello specifico anche società tecnologiche sono nel caos. 

Il sito Poynter riporta che questa settimana, la società Time Inc. ha annunciato che licenzierà 300 persone per cercare di essere più efficiente.

Questa settimana anche l’Huffington Post ha dichiarato che licenzierà 39 membri del suo staff, e Verizon, la società a cui appartiene questo giornale, acquisterà Yahoo. Lo stesso avviene per il popolare sito di notizie Vocativ che ha comunicato che non terrà più il suo staff editoriale, che si tratta di una decisione strategica per accentrarsi solo sulla produzione di video. 

Due settimane fa, il New York Times ha annunciato che ridurrà la sua squadra editoriale, per concentrarsi su un contenuto visivo. Si potrebbero citare altri casi, come per esempio quello del The Guardian, che negli ultimi mesi ha chiesto ai suoi utenti delle donazioni.

Il tema è inerente a come questi media vivono la pubblicità digitale. 

Facebook e Google però, che controllano in gran parte la popolarità di tutti i media digitali, dirigono il traffico e possiedono anche la maggior parte della torta pubblicitaria. 

Diversi rapporti del primo quarto dell’anno mostrano che Facebook e Google incamerano il 71% del denaro che si spende in pubblicità on-line; tutte le altre società incamerano il 29%.

Nel 2015 era solo il 64%, c’è quindi una marcata tendenza verso il duopolio. 

Evidentemente, come è risultato chiaro con cose come la cosiddetta cassa di risonanza e la bolla sui filtri che abbiamo visto con le ultime elezioni negli Stati Uniti, questo squilibrio di potere è pericoloso e riguarda tutti gli strati politici e sociali.

Tutto ciò ha l’effetto di ridurre drasticamente la qualità dell’informazione che si genera sui giornali, poiché sempre più persone producono contenuti gratuiti e il contenuto virale è quello che predomina, quindi ci sono pochi incentivi per investire in contenuto di qualità. 

E’ indubbio, che questo potrà essere uno dei grandi problemi che affronteremo in futuro come società.

Quando i mezzi di comunicazione sono prima di tutto una società di tecnologia, dobbiamo essere fiduciosi nella scelta che fanno gli algoritmi e nella loro capacità di darci ciò che è rilevante. 

Fintanto che questi algoritmi sono programmati di base solo per incrementare i guadagni delle suddette compagnie, ci troviamo di fronte alla totale disumanizzazione delle notizie. 

Per tutto questo e per il fatto che i loro algoritmi sono segreti ed esistono delle scappatoie legali che consentono di non rendere conto di nulla, le accademiche Ellen P. Goodman e Julia Powles hanno definito Google e Facebook,

“gli imperi più potenti e furtivi che siano mai esistiti nella storia dell’umanità” in questo articolo del The Guardian (uno di quegli articoli che forse vedremo nei prossimi anni).

Queste professoresse universitarie fanno un’interessante analogia:

Facebook e Google non si possono definire: sono piattaforme, sono media, sono reti sociali, sono motori di ricerca, etc…

Quello che possiamo dire è che noi siamo i media, il contenuto di questi giganti e noi gli utenti, siamo anche i loro prodotti e questo è qualcosa di unico nella storia. 

http://www.bibliotecapleyades.net/

Gilgamesh – Il senso della vita

 Gilgamesh, l’antico alieno trovato sepolto in Iraq

June 26, 2017
from YouTube Website 

Molti scritti attribuirono alla leggenda quello che circonda il grande antico re di Uruk, e molte delle città della mitologia.
 

La città di Uruk è stata dichiarata famosa come la capitale dell’antico re Gilgamesh, governatore e eroe dell’omonima epopea.

Si ritiene che Uruk fosse la Erech biblica da Genesi 10:10, la seconda città fondata da Nimrod in Shinar. 
 

L’epopea di Gilgamesh – scritta da uno studioso mediorientale di 2.500 anni prima della nascita di Cristo – commemora la vita del governatore della città di Uruk, da cui l’Iraq ottiene il suo nome. 

Uruk ha attraversato diverse fasi di crescita, dall’antico periodo della sua nascita (4000-3500 a.C) fino al periodo della sua fine (3500-3100 a.C). 

Si dice che la città sia stata costituita quando due piccoli insediamenti a Ubaid si sono fusi. I complessi del tempio e i loro nuclei sono diventati il ​​Distretto di Eanna e il Distretto di Anu dedicati rispettivamente a Inanna e Anu. 
 

Nel 2003, poco prima dell’invasione irachena che ha rovesciato Hussein, furono fatte sorprendenti scoperte in Iraq, culminando in una delle affermazioni più straordinarie avvenute da secoli

Una critica e stata fatta alle forze americane, e fortemente accusate di confisca, diventando poi il principale sospetto della forza trainante di una completa soppressione di queste scoperte sorprendenti all’interno del paese.

Nell’aprile del 2003, Jorg Fassbinder, del dipartimento bavarese per Monumenti Storici, a Monaco di Baviera, ha dichiarato al programma della Scienza della BBC World Service, questa citazione,

“Non voglio dire definitivamente che fosse la tomba del re Gilgamesh, ma sembra molto simile a quella descritta nell’epopea”.

Fassbinder ha detto: “abbiamo trovato appena fuori città in una zona nel mezzo dell’ex fiume Eufrate i resti di un edificio che potrebbe essere interpretato come sepoltura”.

Nel libro, Gilgamesh è descritto come stato sepolto sotto l’Eufrate, in una tomba apparentemente costruita a seguito della sua morte quando le acque dell’antico fiume si separarono.

Fassbinder ha detto che l’incredibile scoperta della città antica sotto il deserto iracheno era stata resa possibile dalla tecnologia moderna.

“La cosa più sorprendente è che abbiamo trovato strutture già descritte da Gilgamesh”, ha dichiarato Fassbinder.

“Abbiamo coperto più di 100 ettari, abbiamo trovato strutture del giardino e strutture del campo come descritto nell’epica, e abbiamo trovato case babilonesi”.

Inoltre ha detto che la scoperta più sorprendente era un sistema incredibilmente sofisticato di canali.

Era prevedibile che la storia stesse in silenzio … a causa di conflitti all’interno del paese e in gran parte si credeva che gli scavi fossero stati fermati,

Tuttavia, sembra che la scoperta del re Gilgamesh non possa essere stata fatta in forma sottaciuta, anche perché sembra che alcuni spettatori siano stati in grado di registrare l’evento.

Questo filmato è stato presumibilmente pubblicato in numerosi luoghi attraverso Internet, ed è stato in gran parte messo giù come ripresa autentica della ricerca, poco dopo questo sono stati fatti dei rapporti che affermano che le forze americane si sono trasferite e sequestrato la scoperta.

Perché le potenze che si sentono in grado di sopprimere tali scoperte, scoperte di vere e proprie tombe di personaggi lungamente pensati per essere mitici?

La tragedia di Osiride è solo un esempio di molti che sono senza dubbio ancora nascosti al pubblico. Forse alcuni indizi sono il motivo per cui la sua tomba è stata nascosta, si trovano solo nell’epica di Gilgamesh, e così le sue immense potenze possedute.

Era il 5° re di Uruk e il suo potere era così potente, molti credono che le storie che lo circondano siano solo miti, costruiti intorno alla sua forza e resistenza apparentemente superiore.

Tuttavia, seri studiosi hanno concluso che la storia di Gilgamesh non è altro che una favola a causa della sua storia stupefacente.

In The Epic il grande re viene considerato dagli dei essere troppo orgoglioso e arrogante e così decidono di darle una lezione, mandandole un uomo selvaggio, Enkidu, per umiliarlo.

Enkidu e Gilgamesh, dopo una feroce battaglia in cui nessuno è risultato vincitore, diventano amici e insieme intraprendono molte avventure.

Quando Enkidu è colpito dalla morte, Gilgamesh cade in un profondo dolore e, riconoscendo la propria mortalità per la morte del suo amico, si interroga sul senso della vita e del valore della realizzazione umana di fronte alla finale estinzione.

Togliendo e eliminando via tutta la sua vecchia vanità e l’orgoglio, Gilgamesh si mette alla ricerca per trovare il senso della vita e, infine, in un certo modo sconfiggere la morte. In tal modo, diventa il primo eroe epico della letteratura mondiale.

Il dolore di Gilgamesh e le domande che la morte del suo amico evocano risuonano in ogni essere umano che ha lottato con il senso della vita di fronte alla morte.

Anche se Gilgamesh nella storia non riesce a vincere la morte per avere l’immortalità, le sue opere vivono attraverso la parola scritta e, lo fa così.

  • È questo il filmato sotto vuoto della tomba di Gilgamesh?
  • Indipendentemente dalla sua autenticità, perché tutta questa segretezza?
  • Siamo come una specie incapace di essere presentata con cose che provano le nostre credenze fondamentali, senza esplodere nel caos?

Sembra che per ora dobbiamo ancora aspettare di scoprirle … 

Video

http://www.bibliotecapleyades.net/

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da 

 Articoli correlati:

La prima vera Opera Letteraria della Storia 

Il mito di Gilgames 

Un fortuito ritrovamento 

GILGAMESH THE KING

Nonostante tutto l’Italia è uno dei paesi più tranquilli al Mondo

 

Perché il Mediterraneo è il posto più sicuro dove vivere 

 Pubblicato da Alessio

Scrivo questo articolo per rispondere, in maniera esaustiva, a chi si chiedeva quale fosse il posto più sicuro dove vivere in caso di raffreddamento climatico e indebolimento campo magnetico (eruzioni vulcaniche terremoti). Tra chi pensa di emigrare dall’Italia, tra chi invita a trasferirsi in America Latina, (chi addirittura in Africa, che già vive di diffusi problemi socio-economici) dico che conviene molto di più rimanere in Italia, o comunque nel Mediterraneo.

 E ora vi spiego il perché.

Gli eventi climatici hanno segnato il destino di interi popoli e determinato la vivibilità dei luoghi nei quali tali eventi sono risultati maggiormente evidenti. Bisogna anzitutto tener conto che ogni grado di temperatura in meno sposta di circa 150 km verso sud la linea delle coltivazioni; di conseguenza diventerà quasi impossibile la coltivazione del frumento, della vite e del mais su buona parte d’ Europa. Germania e Francia saranno le più colpite sotto quest’aspetto, in quanto al momento risultano le maggiori produttrici di vino e cereali del Vecchio Continente (basti pensare al famoso Champagne). Entro i prossimi dieci anni Russia e Canada diventeranno importatori netti di cereali (oggi sono rispettivamente al quarto e settimo posto nel mondo per la produzione cerealicola).

Per quanto riguarda l’allevamento, le difficoltà principali deriveranno dalla mancanza di pascoli, in quanto si prospetta che la neve ed il ghiaccio ricopriranno il terreno per molti mesi l’anno; verranno a mancare anche il foraggio ed i mangimi, come conseguenza del crollo della produzione cerealicola; perciò molto bestiame perirà e nelle regioni centro-settentrionali europee l’allevamento non sarà quasi più possibile.

Poi le nazioni centro-meridionali Europee dovranno fare i conti con un netto aumento delle precipitazioni e frequenti tempeste, che porterà probabilmente i Paesi Bassi, (in quanto posizionati su aree paludose sotto il livello del mare) ad essere sommersi dall’acqua (ghiacciate ci saranno in inverno). Le calotte polari si estenderanno molto verso sud (il Mare del Nord ghiaccerà completamente in inverno) e nazioni come Canada, Alaska, Stati Uniti nord-orientali, Gran Bretagna, Scandinavia, Islanda e le zone più settentrionali della Russia non saranno quasi più abitabili a causa del freddo intenso e della presenza di neve e ghiaccio per quasi 12 mesi l’anno, che renderà impossibile sia il commercio, attività su cui si basa l’economia moderna (trasporti in tilt) che le attività agricole.

Non è che le cose andranno meglio nelle regioni tropicali. Già adesso si assiste ad un notevole affievolimento degli alisei; nel caso il raffreddamento diverrà molto intenso, potrebbero arrivare addirittura ad invertirsi. Ciò determinerà monsoni ed uragani intermittenti durante tutto l’anno in alcune aree, con il rischio che finiscano letteralmente sott’acqua… Altre zone invece, sperimenteranno siccità estreme e clima molto caldo, che oltre a condizionare duramente la produzione agricola, provocheranno estesi e distruttivi incendi nelle foreste tropicali. Un esempio eloquente fu il Nino del ’98; alcune zone dell’Africa finirono sott’acqua, altre invece sperimentarono una tremenda siccità, con l’assenza della stagione delle piogge per quasi due anni (fino agli esordi del 2000), scatenando inoltre invasioni di cavallette.

In assenza d’acqua, migliaia di capi di bestiame andarono persi. La Cina, al momento la nazione più potente al mondo (lasciate perdere la propaganda filo-americana dei mass-media che fa credere gli States ancora la più forte nazione al mondo) dovrà comunque vedersela con frequenti e distruttivi tifoni sulle coste centro-meridionali (tra l’altro già da tempo a rischio sommersione), incessanti bufere di neve nelle zone settentrionali e distruttivi terremoti nelle zone interne e centro- meridionali (ad esempio il Sichuan).

A chi poi volesse andare in America Latina, non so se gli convenga essere chiuso tra piogge torrenziali, incendi, siccità estreme, eruzioni vulcaniche e terremoti frequenti. Senza contare che Cile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile meridionale sperimenteranno un clima sempre più freddo in modo simile all’Europa.

Effetti sugli ecosistemi acquatici

Nel caso si arrestasse la Corrente del Golfo, gli ecosistemi acquatici soffriranno moltissimo:

  • in primo luogo, i mari intorno ai tropici si surriscalderanno, provocando un aumento delle piante infestanti e quindi una diminuzione di ossigeno, scatenando intensi fenomeni di eutrofizzazione delle acque; secondo molti pesci ed organismi (in primis i coralli) più sensibili all’aumento di temperatura periranno.
  • in secondo luogo, bisogna tener conto che la circolazione termoalina è indispensabile per la ridistribuzione delle sostanze nutritive presenti negli oceani; senza di essa, soprattutto i mari settentrionali e più vicini ai poli mancheranno di un apporto nutritivo essenziale. Di conseguenza gli organismi acquatici deficiteranno di cibo ed andranno incontro a morte certa.
  • in terzo luogo, anche il raffreddamento di fiumi e laghi porterà ad un collasso dei rispettivi ecosistemi acquatici. Accadranno cose simili all’ondata di freddo che ha colpito alcuni stati del Sud America nel 2010;

6 agosto 2010: il Sud America è colpito da un’ondata fredda eccezionale. Milioni di pesci abituati a nuotare a circa 20°C muoiono congelati. Analoga fine per rettili, uccelli, tartarughe. Come conseguenza le acque sono diventate imbevibili e il governo ha chiuso la pesca per l’intero anno.

Si rischia, dunque, un disastro di enormi proporzioni. Basti pensare che la maggior parte della popolazione mondiale vive sulle coste ed il mare rappresenta la prima risorsa economica ed alimentare.

Il mediterraneo, in quanto mare chiuso, non risente delle alterazioni della circolazione oceanica, e seppur vedrà una diminuzione della pescosità a causa del clima molto più freddo, rimarrà comunque utilizzabile per la pesca.

Effetti sulle risorse energetiche (gas e petrolio)

Il raffreddamento comporterà un enorme incremento nel consumo dei combustibili fossili. Queste risorse cominceranno a scarseggiare. Ma c’è di più: molti impianti petroliferi marittimi e giacimenti di gas naturale, a seguito dell’avanzata dei ghiacci potrebbero diventare inutilizzabili, soprattutto nel caso siano posizionati in mare; l’area più a rischio in questo senso è il mare del Nord. Infatti, con più di 450 piattaforme petrolifere, il Mare del Nord, fino al Mar di Barents, è la più importante regione del mondo per la perforazione offshore.

La sezione britannica del Mare del Nord è quella che possiede più piattaforme, seguita in ordine da quella norvegese, olandese e danese. Il più grande campo di gas naturale nel Mare del Nord, “Troll”, si trova sotto la giurisdizione norvegese ed olandese ad una profondità di 345 metri. Una piattaforma gigante è stata necessaria per accedervi. La sezione tedesca possiede solo due piattaforme petrolifere (la più grande delle due è il Mittelplate).

Come vediamo gran parte delle risorse europee si trovano in questo mare, spingendosi fin verso il mare di Barents, oltre il circolo polare artico. L’inutilizzabilità di queste risorse porterà nazioni come Gran Bretagna, Norvegia, Paesi Bassi e Danimarca, ad un vero e proprio collasso, in quanto devono la loro ricchezza nazionale essenzialmente allo sfruttamento di queste risorse; nonché per il fatto che non avranno più a disposizione il gas neanche per scaldarsi, non avendo allacciamenti col gas russo. Anche i giacimenti canadesi e quelli in Alaska potrebbero diventare difficilmente utilizzabili e difficile il trasporto delle materie prime; in particolare il giacimento di Prudhoe Bay in Alaska è uno dei più importanti al mondo ed è la principale fonte di energia fossile statunitense e gioca un ruolo di primo piano nell’economia del paese.

La Russia verrebbe colpita meno, in quanto i russi sono maggiormente abituati a sfruttare le risorse in condizioni di gelo estremo. Inoltre la Russia è il paese con più navi rompighiaccio a propulsione nucleare e il governo, al contrario che in Europa, gode del pieno appoggio della popolazione. 

Rischi da vulcani

I vulcani (ed i terremoti) sono concentrati in alcune aree della Terra: catena andina, in Sud America, risalendo per il Messico e poi in Nord America con le Montagne Rocciose.

Poi spicca il Giappone (praticamente una nazione vulcano), il Sud-Est Asiatico (patria dei famosi Tambora, Krakatoa e Toba) e gli arcipelaghi del Pacifico (tra cui la Nuova Zelanda). Senza contare poi il rischio di maremoti. Le aree con meno vulcani e a minor rischio terremoti sono l’Africa e l’Europa (eccezion fatta per l’Islanda e lo Ionio).

Conclusioni

Voglio infine sottolineare che l’Italia è uno dei paesi più tranquilli al Mondo, nonostante ci siano comunque seri problemi di criminalità e corruzione. Basti vedere le zone delle Favelas, la situazione tremenda di Caracas; avvicinandosi, le periferie di Londra in mano alle gang giovanili ed una media di 60 accoltellati l’anno. Gran Bretagna che vive seri problemi di alcolismo, violenza sulle donne (come altri paesi del Nord Europa) e consumo di droghe, le Banlieu francesi, il ghetto islamico di Bruxelles, che è terra di nessuno.

Tra l’altro i recenti attentati in Europa mostrano un sistema governativo fragile ed una condizione delle periferie delle grandi città ormai ingestibile; la Svezia ad esempio sta pensando di reintrodurre la leva obbligatoria per cercare di tamponare la criminalità ed il degrado diffuso. Anche in Germania, in molte periferie, la situazione sta sfuggendo di mano; addirittura la Merkel ha sollecitato l’ordine dei giornalisti a non pubblicare notizie riguardo episodi di violenze e criminalità, in preoccupante crescita negli ultimi anni. Le frequenti situazioni di instabilità politica e terrorismo in Africa, le Farc in Sud-America. In Italia dicono che c’è la Mafia, ma perché dalle altre parti non c’è?

La Jacuza in Giappone, la mafia russa, quella americana, le guerre tra Narcos in Centro e Sud-America, soprattutto Messico. Ad esempio, la tanto criticata Italia, rientra in una fascia medio-bassa nel consumo di droga al mondo e non rientra affatto tra i primi 10 paesi consumatori al Mondo. In Italia la percentuale di persone che posseggono un’arma da fuoco è tra le più basse al Mondo. Poi vabbè, quello che succede negli Stati Uniti, che in media una volta a settimana, c’è uno che spara all’impazzata e fa una strage, è tutto un dire.

Non a caso è un paese tra i principali consumatori di droga, alcool e psicofarmaci (in Italia il consumo di alcolici è tra i più bassi al Mondo).

Quello che voglio dire è, in una situazione di caos generalizzato, dove c’è maggior probabilità di salvarsi?

Non credo sicuramente in Stati dove già a cose normali ci sono problemi di ordine e sicurezza, pensate in caso di sconvolgimenti geo-climatici.

Roma, ad esempio, non avrà mai un clima più freddo di quello attuale di Varsavia, neanche in caso di vera glaciazione. Se si interviene in tempo ed in maniera adeguata, si sopravvive anche in caso di glaciazione. In altri stati non servirà a niente prepararsi convenientemente, verranno a mancare le condizioni minime di abitabilità.

https://www.attivitasolare.com/

L’impegno verde degli unicorni di Wall Street

 Chi comanda davvero? 

By Massimo Lupicino

Sostiene il Mainstream che il mondo va in malora perché gli inquinatori e gli sfasciamondo, forti della loro potenza economica, continuano ad inquinare impunemente. Pur di rovinare il Pianeta con sadico accanimento, i rovinamondo manipolano l’informazione e corrompono le menti dei più deboli, sostenuti dal gotha della finanza, molto vicino agli interessi delle mega-corporations petrolifere, energetiche, chimiche e industriali in generale. Del resto, parliamo di società la cui capitalizzazione in borsa permette di fare attività di lobby come nessun’altra società. Chi si oppone alle mega-corporations in questione, invece, è privo di sostegno e di mezzi economici, e non ha voce in capitolo, schiacciato com’è dal potere economico dei cattivi.

Ma è davvero così?

In Fig.1 possiamo vedere quali sono le società più capitalizzate al mondo, ovvero le più “ricche”, per farla semplice. La classifica è riferita a intervalli temporali di 5 anni e mostra una evoluzione di cui il Mainstream non ama parlare. 

Fig.1. I magnifici 5

 Si scopre, per esempio, che tra il 2001 e il 2011 le società petrolifere erano molto ben rappresentate, con Exxon, Total, Shell e PetroChina. Troviamo anche General Electrics, gigante americano molto legato all’industria dell’energia, della tecnologia e dei servizi. E poi le banche, immancabili, con Citigroup e la China Investment Bank. Nel 2011, però, irrompe Apple che si piazza direttamente al secondo posto della speciale classifica.

I giganti high-tech in questione, non casualmente, sono rappresentati in verde in Fig. 1: sono proprio loro, infatti, a sostenere la narrativa della nuova economia sostenibile salvamondo, a bassa emissione di CO2. Viene da pensare a come si sosterrebbero, i giganti in questione, se qualcun altro non producesse energia elettrica a basso costo per consentire un accesso globale ai loro prodotti, ma questa ovviamente è un’altra storia.

Quel che è certo, è che nel 2016 lo scenario è completamente cambiato. Nessuna società petrolifera, banca, gruppo industriale, grande distribuzione. Solo tecnologici ai primi 5 posti, nell’ordine: Apple, Alphabet (Google), Microsoft, Amazon e Facebook. Definirlo un ribaltone è dire poco. I cosiddetti FANG (Facebook-Amazon-Netflix-Google), del resto, sono stati protagonisti indiscussi della bolla azionaria degli ultimi anni, in cui hanno clamorosamente sovraperformato l’indice di riferimento, l’S&P500 (Fig.2).

 
Fig.2. Performance in borsa dei FANG vs. S&P 500 (fonte)
Particolare non di poco conto, esiste una correlazione strettissima (Fig.3) tra l’incremento di capitalizzazione dei FANG e il Balance Sheet delle 3 più grandi banche centrali al mondo (FED, Bank of Japan, BCE). Cosa vuol dire in parole semplici? Che c’è una probabilità molto alta che i trilioni riversati dalle banche centrali di mezzo mondo sui mercati negli ultimi anni siano finiti per gonfiare, direttamente o meno, proprio le quotazioni delle mega-corporations tecnologiche in questione.
 
Fig.3. Dove finiscono i soldi dei Quantitative Easing? Fonte: zerohedge
Di certo il peso economico dei salvamondo high-tech si fa sentire, anche nella disputa tra produzione di energia fossile e rinnovabile. Solo a titolo di esempio, vale la pena citare la Breakthrough Energy Coalition (BEC), fondata in piena COP21 con l’intento di finanziare progetti per la produzione di energia a zero emissione di CO2. Indovinate un po’ chi fa la parte del leone tra i finanziatori di questa indispensabile iniziativa? Ben tre dei cinque “unicorni” di Wall Street (li chiamano così) in testa alla classifica delle società più ricche nel 2016; nello specifico: Facebook, Amazon e Microsoft.
 
L’impegno verde degli unicorni non ha tanto valore commerciale quanto, piuttosto, di immagine. Gli investimenti nel solare, del resto, hanno prodotto risultati catastrofici negli ultimi anni (SunEdison, First Solar, SolarCity-Tesla solo per fare qualche nome tra i caduti più celebri). Se quindi da una parte la fanfara del catastrofismo climatico puo’ dare una mano a prolungare gli incentivi che hanno tenuto in piedi la baracca fino ad oggi, dall’altra parte mostrarsi verdi, salvamondo ed eco-compatibili ha un valore enorme dal punto di vista del marketing.
 
Sono soldi ben spesi, quindi, quelli del Breakthrough Energy Coalition e delle altre millemila iniziative volte a riversare miliardi o trilioni di dollari in investimenti che in una pura ottica di business sono nella gran parte dei casi catastrofici. Soldi ben spesi solo per i FANG & Friends, naturalmente, perché a fronte di investimenti a loro carico relativamente limitati (il BEC comporta un impegno per “solo” un miliardo di dollari in 20 anni), la parte del leone la fanno i finanziamenti pubblici dei governi ovvero, in ultima analisi, i soldi dei contribuenti, gettati letteralmente nel camino per finanziare progetti energetici senza alcun senso da un punto di vista economico.
 
Ma quel che è ancora più importante, la demonizzazione dei giganti decaduti dell’energia e dell’industria, e la concomitante esaltazione dell’high-tech in ottica salvamondo, hanno un risvolto ancora più pratico. Basti pensare ai tanti gruppi di pressione, lobby ambientaliste in testa, che a gran voce chiedono agli investitori più ricchi e potenti di distogliere i loro investimenti dalle società rovinamondo. L’effetto del tam-tam ambientalista e salvamondista, in ultima analisi, è proprio quello di gonfiare ulteriormente le capitalizzazioni degli unicorni a tutto danno delle altre società quotate in borsa.
 
Proviamo quindi a riassumere.
  • Nonostante la narrativa del mainstream, le società più ricche del mondo oggi sono quelle high-tech, mentre quelle legate all’energia, alle risorse minerarie e all’industria arrancano. 
  • Le stesse società high-tech attraggono la grandissima parte della carta cartamoneta che viene stampata dalle banche centrali nel disperato tentativo di far ripartire l’economia e salvare il debito dei paesi scassati. In altre parole, si stanno ingrassando impunemente grazie a soldi che avrebbero potuto sostenere una ripresa economica vera, piuttosto che l’ennesima gigantesca bolla finanziaria.
  • La narrativa catastrofista e salvamondista è utilizzata dalle stesse società per mere questioni di marketing, per apparire più etiche, belle e oneste rispetto ai rivali tradizionali: brutti, sporchi e rovinamondo per definizione.
  • La demonizzazione degli avversari in ottica salvamondista si associa all’azione di lobby ambientaliste che pretendono il ritiro degli investimenti nelle società energetiche per motivi “etici” con la conseguenza di gonfiare ulteriormente la bolla del tecnologico.
Dulcis in fundo. Forse a qualcuno interessa sapere che il boss di Amazon è casualmente anche il proprietario del Washington Post, quotidiano da cui i giornali mainstream di mezzo mondo scopiazzano, traducono e incollano impunemente una parte significativa dei “loro” articoli. Inutile dire quali siano le posizioni del Washington Post in fatto di Climate Change, vero?
 
Direi che il cerchio si chiude abbastanza bene così.
 
Colgo l’occasione per anticiparvi che del rapporto tra la stampa mainstream e il climatismo catastrofista parleremo molto presto, in un articolo in uscita all’inizio della prossima settimana. Ché saranno pure giorni di vacanza, ma Climatemonitor non va in ferie, neppure quest’anno. Così ci potete leggere anche sotto l’ombrellone.
 

La Vacca da Latte

Il fallimento dell’acqua privatizzata: la strana emergenza idrica di Roma

posted by Ulrich Anders

Strane coincidenze in questi giorni. Il governatore PD del Lazio Zingaretti parla di crisi idrica e a stretto giro di posta da un lato Acea ventila ipotesi di razionamento con sospensione di ben 8 ore della fornitura di acqua potabile a 1,5 milioni di romani, dall’altro qualche giornalistucolo prezzolato e blog dipendente (dipendente da chi li finanzia) lancia l’attacco alla “fallimentare” gestione pubblica dell’acqua. Si invoca il privato puntando il dito sulle “dispersioni idriche” responsabili della penuria. Non riportiamo le citazioni dei giornalistucoli solo per non fare pubblicità gratuita a questi squallidi personaggetti del sottobosco dell’informazione italiana al soldo dei potentati.

Noi di SE siamo soliti informarci prima di parlare. Le nostre conclusioni sono che non c’è nessuna emergenza idrica a Roma (il famoso lago di Bracciano fornisce solo l’8% della fornitura idrica romana con un prelievo equivalente a 1 mm al giorno), ma soprattutto che l’acqua di Roma è tutto fuorché a gestione pubblica. Questo è il punto chiave della vicenda.

Acea, l’ex ente comunale romano che gestiva elettricità, acqua potabile e trattamento scarichi fu infatti trasformata in S.p.A. nel 1998 e messa sul mercato da Rutelli per far cassa. Acea s.p.a. oggi è una multiutility quotata in borsa dal 1999, e pur avendo un azionista pubblico di maggioranza viene gestita come tutte le S.p.A., con profitti e distribuzione di dividendi. Se fosse una società pubblica senza fine di lucro non ci sarebbero dividendi, tanto meno a soci privati.

Dal bilancio consolidato 2016 di ACEA si rileva che il settore idrico ha ricavi di 720 milioni e margine lordo MOL (EBITDA) di ben 355 milioni (49,3%). Circa 264 milioni sono andati in investimenti e 91 in dividendi ai soci. Il settore acqua in particolare è estremamente redditizio per gli azionisti, che oltre al Comune includono Suez (23%) e Caltagirone (5%).

I profitti totali del settore idrico sono il 12,6% del fatturato, valore che la maggior parte delle società si sogna. Ricavi e MOL del settore idrico vengono però per la maggior parte (rispettivamente 550 milioni e 312 milioni) da Acea Ato 2, la divisione di Acea che gestisce anche il servizio idrico del Comune di Roma con concessione trentennale. Il margine lordo di Acea Ato 2 è circa del 57%!!! Il margine del settore idrico vale il 45% del margine totale del gruppo ACEA, ma con un fatturato pari al 25% del totale. Redditività altissima.

La multiutility Acea dà infatti grassi dividendi a tutti i soci, 138 milioni nel 2017, incluso il Comune di Roma (70 milioni), Suez (32 milioni) e Caltagirone (7 milioni).

Analizzando i bilanci degli ultimi 5 anni si conferma che Acea Ato 2 (Roma e dintorni) è la gallina dalle uova d’oro di Acea. In 5 anni l’acqua dei romani ha fornito ben 309 milioni di “proventi da partecipazioni” al gruppo:

Dunque in 5 anni Acea, ovvero i suoi soci, ha sottratto ai romani e convertito in dividendi ben 309 milioni di euro che avrebbero potuti essere impiegati in investimenti per manutenzione della rete, miglioramento della qualità o riduzione delle tariffe?

Uno sguardo ora alle dispersioni idriche: secondo ISTAT queste fanno scomparire a Roma il 44,1% dell’acqua immessa in rete. La manutenzione della rete è in fortissimo arretrato, considerando ad esempio che a Milano queste sono solo il 12%.

Cosa deduce il cittadino medio dai dati qui sopra?

  1. Il permanere di abnormi dispersioni idriche è il risultato di investimenti insufficienti nella manutenzione dei 3.700 km di rete di Acea Ato 2. In generale gli investimenti italiani nella rete idrica sono un terzo della media europea (Federutility)
  2. Se Acea fosse una società pubblica senza fini di lucro tutti i profitti verrebbero reinvestiti nella manutenzione della rete, anziché distribuiti ai soci come dividendi
  3. Il livello elevatissimo dei margini della gestione idrica, nonostante tariffe ancora molto basse, suggerisce che si può agire sugli investimenti e ridurre le dispersioni anche senza aumenti tariffari
  4. Forte infine è il dubbio di essere di fronte alla strategia descritta da Noam Chomsky:

“Questa è la strategia standard per privatizzare: togli i fondi, ti assicuri che le cose non funzionino, la gente si arrabbia e tu consegni al capitale privato”

A nostro parere quello che serve veramente per migliorare il servizio di distribuzione dell’acqua non è “più privato” come predicano i servitori degli interessi finanziari, ma al contrario una totale e definitiva uscita dalla logica privatistica. I cittadini devono pagare un servizio e contribuire alla manutenzione della rete, non distribuire profitti a Comune e soci privati. A maggior ragione per i monopoli naturali (reti autostradali, idriche, elettriche) con i suoi milioni di Captive Users, utenti che non hanno altra scelta. Società Autostrade docet.

Invocare il privato come soluzione a presunte inefficienze del settore pubblico è solo l’ennesimo tentativo di ceti imprenditoriali parassitari di appropriarsi di beni comuni, costruiti dai nostri padri per i loro figli e oggi usati come vacca da latte per multinazionali o ricconi nostrani.

https://scenarieconomici.it/