Anteprima – Almanacco di settembre 2017

Soros, il problema indicibile

 di Enzo Pennetta – 01/09/2017 

Fonte: Enzo Pennetta
La nazione è sottoposta all’ingerenza di un singolo personaggio che esercita un potere illecito e che, secondo le moderne definizioni, è in guerra contro l’Italia.

La presa esercitata da George Soros sull’Italia è andata chiarendosi negli ultimi tempi, un contributo rilevante è stato fornito da Daniel Wedi Korbaria, un eritreo che vive a Roma dal 1995, sulle colonne del sito Media Comunità Eritrea. Nell’articolo si rimanda ad un episodio avvenuto nel 2010 e precisamente all’offerta fatta a George Soros dall’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, di ospitare nello storico edificio delle Murate un centro di rifugio per ‘blogger perseguitati’. In pratica il futuro Premier italiano ha cercato Soros per offrirgli un “regalo”, ma vediamo cosa diceva il Corriere di Firenze in quell’occasione:

La fondazione Soros ha accettato di aderire al gruppo di lavoro per creare «case rifugio» per i blogger dissidenti. Ventiquattro attivisti, giornalisti del web, che non possono più vivere nei paesi di provenienza perché perseguitati, abiteranno alle Murate, dal 2011. L’Open society institute & Soros Foundation, «braccio armato» (virgolettato nell’originale ndr) del discusso finanziere Soros, negli anni ha finanziato molte associazioni e gruppi indipendenti che lottavano contro i regimi: tra i primi, Solidarnosc in Polonia e il movimento che ha portato alla «rivoluzione delle rose» in Georgia. E ora la fondazione, per bocca del presidente Aryeh Neier, ha accettato di partecipare alla creazione di questo centro.

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Wikileaks: Clinton, Obama e Soros hanno rovesciano Papa Benedetto XVI

Un gruppo di leader laici cattolici hanno chiesto al presidente Trump di indagare le loro richieste su Soros, Obama e Clinton che hanno organizzato un colpo di stato in Vaticano con l’installazione del radicale di sinistra Papa Francesco

 
Papa Benedetto XVI ha regnato come primo vescovo della Chiesa cattolica tra il 2005-2013 prima che inaspettatamente desse le dimissioni in circostanze insolite diventando il primo Papa a dimettersi dai tempi di Papa Gregorio XII nel 1415, Benedetto è ampiamente considerato il primo a farlo di propria iniziativa dopo Papa Celestino V nel 1294. Nulla di sconvolgente… 
 
Tuttavia un gruppo di leader cattolici che si chiama “Catholic Spring” cita nuove prove rinvenute nelle e-mail diffuse da WikiLeaks per rivendicare che Papa Benedetto XVI non ha in realtà dato le dimissioni di propria iniziativa, ma è stato spinto fuori Vaticano da un vero e proprio colpo di stato. 
 
Muscoli politici e potere finanziario, queste le “macchine” usate dalla diplomazia statunitense: George Soros, Barack Obama e Hillary Clinton per costringere con tangenti e ricatti il “cambio di regime” nella Chiesa cattolica romana al fine di sostituire il “conservatore” Benedetto XVI con l’attuale “radicale di sinistra” Papa Francesco. Continua QUI

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VOTARE E’ PERFETTAMENTE INUTILE. CHIUNQUE VINCA DOVRÀ LIMITARSI AD APPROVARE L’AGENDA IMPOSTA DALLA MASSONERIA MONDIALISTA

 di Francesco Maria Toscano

In quella che i servi del regime chiamano pomposamente “democrazia”, il cittadino conta solo una volta ogni cinque anni, nell’atto cioè di inserire una scheda nell’urna per indicare il partito da sostenere. Punto. Finite le elezioni il cittadino ritorna a non contare nulla, mentre i “suoi rappresentanti” in Parlamento possono tranquillamente fare l’esatto contrario di quanto promesso in campagna elettorale, cambiare casacca, schieramento e vendersi brillantemente al maggiore offerente.

Prendete il caso Alfano. Eletto con Berlusconi nel 2013, il prode ministro degli esteri si è poi calato nel ruolo di stampella del Pd per cinque lunghi anni, fregandosene altamente dei desideri dell’elettorato. Le elezioni sono solo una grande presa in giro, perché l’oligarchia decide le riforme da approvare o da bocciare sulla testa di politicanti corrotti ed eterodiretti da poteri massonici e finanziari. 

Chiunque vinca le ricette saranno sempre le stesse: “riforme strutturali”, “privatizzazioni”, “smantellamento di welfare e pensioni” e “distruzione del diritto del lavoro”. Il Pd insieme a Forza Italia e ai centristi ha già dato prova sotto il governo Monti di volere assecondare e sostenere le mire sterminatrici dei massoni mondialisti che hanno apparecchiato questo nuovo e ingegnoso Olocausto in salsa tecnocratica, mentre i partiti “antagonisti”- Lega e Movimento 5 Stelle- possono ancora sventolare una presunta patente di verginità. Continua QUI

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 Immigrazione e banlieue come armi di destabilizzazione

 

Con sempre maggiore frequenza appaiono notizie di attacchi a centri d’accoglienza, di crescente disagio sociale nelle periferie delle città, di un’insofferenza montante verso l’ondata migratoria che sta investendo il Paese. Le forze dell’ordine, sempre più spesso, sono chiamate a soffocare le proteste contro l’insediamento di nuovi immigrati nei centri urbani. Un effetto collaterale dell’esodo africano incentivato dalla UE/NATO, dalla Chiesa di Jorge Mario Bergoglio, e dal compiacente governo italiano? No, è ormai evidente che uno dei principali obbiettivi dell’ondata migratoria sia proprio quello di destabilizzare la società dei Paesi europei, Germania ed Italia in testa. Man mano che l’impero angloamericano collassa, cresce il bisogno di esportare caos all’estero. Continua QUI

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Sono pazzi, dicono ancora che l’Ue si possa democratizzare
 

Mettetevelo in testa: l’Unione Europea è finita, non è riformabile. E’ la sintesi che fornisce Carlo Formenti su “Micromega”, commentando il numero di maggio-giugno della rivista “Il Ponte”, intitolato “Un’altra Europa”, con 10 mini-saggi firmati da autori come Ernesto Screpanti, Luciano Vasapollo, Giorgio Cremaschi nonché Marco Baldassari, Diego Melegari e Stefano Zai. 

Fine dell’illusione riformista, nessuna possibile «evoluzione democratica delle istituzioni comunitarie». Tesi scolpite nel marmo: la natura dell’Ue è «costitutivamente oligarchica».
 
Peggio: «Principi e valori dell’ordoliberalismo tedesco ne ispirano il progetto». C’è ormai una «presa d’atto della natura neocoloniale della relazione fra Germania e paesi dell’area mediterranea e dell’Est europeo».
 
Tutti concordi sulla «necessità di rompere con la Ue e di dare avvio a processi alternativi di aggregazione fra paesi periferici». Sbagliato, scrive Formenti, considerare “un errore” la politica economica europea «nel ritorno al dogma dello Stato minimo, tipico del liberismo classico». Sbagliato pensare «che tale errore sia correggibile attraverso il ritorno a politiche neokeynesiane». Con Bruxelles la partita è persa, resta solo la fuga. Continua QUI

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L’origine delle ONG
 
 

Il libro di Engdahl, di cui traduciamo di seguito il primo capitolo, (Geheimakte NGOs, Kopp Verlag, Rottenburg, giugno 2017) documenta come le principali ONG siano strumenti forgiati dalle oligarchie politiche ed economiche statunitensi, uno dei mezzi che esse, sulla base di un esasperato nazionalismo, si sentono in dovere di usare per condizionare e rovesciare i governi che ritengono non abbastanza allineati ai loro piani.

Dopo che la sequenza di destabilizzazioni, di colpi di Stato, di assassinii politici, di abusi nei confronti di cittadini stranieri e americani sollevò nell’America degli anni ’70 forti polemiche che minacciavano di impacciare i liberi movimenti dei servizi segreti, nel 1983, durante la presidenza Reagan, il direttore della CIA, Casey, uscì dall’angolo con un colpo di genio: affidare le destabilizzazioni e i cambiamenti di regime non più a manovre coperte dietro le quinte, indifferenti se non ostili alla volontà dei popoli, dunque in contrasto con l’ideologia democratica professata dagli Stati Uniti, ma ad organizzazioni ufficialmente indipendenti dal governo che le aveva create e le finanziava in segreto, le quali in nome dei diritti umani, della democrazia e della lotta alla corruzione, creassero nei paesi da colpire avanguardie in grado di mobilitare la piazza contro i governi. La destabilizzazione e il cambiamento dei regimi assunsero così l’aspetto di un generoso movimento dal basso. Continua QUI

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Klintsevich: Mosca risponderà all’introduzione del controllo biometrico da parte di Kiev

La Russia risponderà all’introduzione del controllo biometrico per gli stranieri in ingresso in Ucraina; la risposta sarà indirizzata a Kiev e non ai cittadini ucraini. Lo ha dichiarato il primo vicepresidente della commissione federale per la difesa Franz Klintsevich.
Il presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko venerdì ha firmato un decreto per l’introduzione, a partire dal 2018, del controllo biometrico per gli stranieri alla frontiera. Sarà inoltre migliorata la legislazione in materia di registrazione degli stranieri, per sviluppare un meccanismo di informazione preventiva sugli stranieri che entrano Ucraina e sarà aggiornato l’elenco degli stati a rischio migrazione, includendo la Russia.
“Non dobbiamo aver fretta a reagire… abbiamo il tempo per pensarci e prendere una decisione con calma. Ma una risposta, ovviamente, ci sarà e dovrà colpire le autorità di Kiev e non i cittadini ucraini”, ha detto Klintsevich.
Secondo il senatore, la decisione di Kiev provocherà una risposta speculare da parte di Mosca.

“A Poroshenko e compagnia non importa che per molte famiglie ucraine ciò significherebbe una tragedia, la perdita tutti i mezzi di sussistenza. Per rompere i rapporti tra i nostri paesi, buttare benzina sul fuoco dell’odio per la Russia, che divampa in Ucraina: solo a questo serve questo decreto”, ha aggiunto il senatore. https://it.sputniknews.com/

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DALLA UE AL QUARTO REICH? 
UN PUTSCH SILENZIOSO E’ IN CORSO. 

di Maurizio Blondet 

 
Un putsch silenzioso è in corso nelle istituzioni europee, con la brutale velocità di un blitzkrieg, per mutare la UE in Quarto Reich. Così sussurrano le voci ben informate del deep superstate a Bruxelles, raccolte dal sito belga Dedefensa, che ha nell’ambiente buone entrature.

“Con il Brexit, i funzionari britannici stanno lasciando posti strategici nel labirinto istituzionale e burocratico che hanno occupato, da abili tattici, da una trentina d’anni. Invece di aprire una procedura trasparente di ripartizione fra i funzionari degli stati membri, i tedeschi li occupano praticamente tutti loro, approfondendo il loro potere su queste retrovie strategiche decisive e dando la loro impronta alla UE.

“il punto è che i britannici, fautori accaniti della sovranità nazionale, in quei posti chiave erano riusciti a bloccare i più ambiziosi progetti sovrannazionali ed oligarchici delle tecno-eurocrazie.

 
Va riconosciuto che hanno proseguito in questo l’opera che condusse contro i progetti delle tecnocrazie “apatridi” il generale De Gaulle nel primo decennio della Comunità. Partiti loro, e data l’incredibile stato di deliquescenza della Francia ormai subalterna a Berlino, la via è aperta alla chiusura in gabbia degli europei in un sistema che corrisponde all’ideologia e agli istinti profondi dello Stato più grosso e pesante economicamente, che impoliticamente ha sempre avuto della nazione un concetto volkisch, naturalistico e non politico; la volontà benintenzionata di abolire i conflitti invece di riconoscerli in istituzioni appropriate, ossia politicamente pluraliste.
 
Ricordiamo che la Prussia non unificò la Germania proponendo gli altri staterelli germanofoni un esplicito progetto politico, bensì una pacifistica Unione Doganale (Zollwerein) ; che il concetto di Stato non è affatto compreso in quello di Reich, parola che mal si traduce come Impero, perché ogni impero è multinazionale, mentre il Reich del Kaiser puntò alla omogeneità del Volk e della Kultur. Di fatto, divenne una struttura di comando e obbedienza, ossia l’estensione del prussianesimo dalla Baviera ad Hannover.
 
Su questa pericolosa forma che l’Unione Europea tende a prendere di per sé sotto il dominio delle tecnoburocrazie a-politiche e sovrannazionali, John Laughland ha scritto un saggio la cui lettura andrebbe resa obbligatoria ai politici, The Tainted Source (La fonte inquinata).

I politici d’oggi non avendo la levatura di un Andreotti ( “amo tanto la Germania che ne preferisco due”) non sono capaci di capire il rischio, a cui daranno la loro adesione nel nome – ovvio – del “ci vuole più Europa”, a cui il Quarto Reich somiglia. I servi mediatici ci parleranno di una Merkel che “avanza verso il federalismo europeo”…

Intanto i tedeschi annetteranno alla loro già smodata potenza economica e finanziaria che governano coi diktat nel più brutale disprezzo delle regole che loro stessi impongono (vedasi il loro demenziale surplus) anche la politica estera comune e a difesa “europea”. Allora sarà davvero il Quarto Reich. Continua QUI

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